Sei sulla pagina 1di 5

Stefano Benni

LA GRANDE SUSINA
Non è facile parlare di Castel di Setta, la «grande susina», la città che si avvia a togliere a
New York il primato del turismo negli anni 80. «Questo luogo non si può descrivere», ha
scritto Truman Capote, «ci si può solo perdere nel labirinto magico dei suoi odori, dei
suoni, dei dialetti, delle mucche». La fortuna di Castel di Setta inizia nel 1982, quando
un'auto di pubblicitari americani resta senza benzina in mezzo all'Autostrada del Sole,
vicino a Roncobilaccio. Spingendo la macchina a mano, essi escono e si ritrovano a
Castel di Setta. Vengono subito fortemente colpiti dalla singolarità del paese. Uno di loro,
avvicinatosi per toccare un vecchio che dormiva (l'aveva scambiato per una scultura
iperrealista) viene fortemente colpito con una bastonata e gli viene fratturato il naso. Un
mese dopo arriva nel paese il primo pullman di americani, comprendente anche cento
giornalisti. Il mito della «grande susina» esplode in due settimane. «Se a New York tutto è
vent'anni avanti, qua tutto è vent'anni indietro», scrive Russel Baker sul New York Times,
«se la grande mela è frenetica, la grande susina è pigra e dolce come una marmellata. Se
la mela è un crogiuolo di razze, nella susina tutti si chiamano Tabarroni, se la mela è
bellissima da vedere ma orrenda da viverci, la susina è orrenda da vedere ma bellissima
da viverci. Lasciamo New York agli europei e andiamo a Castel di Setta!». E cosi,
nell'ultimo anno, si sono riversati a Castel di Setta dieci milioni di americani. Qualcuno si
chiede se questo potrà modificare le tranquille abitudini della cittadina e del suo tabaccaio.
Ma è solo l'inizio: ormai non c'è pubblicità televisiva che non sia girata sullo sfondo
dell'ormai famosa piazzetta di Setta e tutto, dai deodoranti ai dolciumi, dai preservativi alle
auto, viene venduto solo se il messaggio è accompagnato dai vecchietti di Castel di Setta
con la loro «brosk dance», o dal ponte di Moltrasio, o dalle caratteristiche mucche gialle e
nere. Una famosa marca francese ha speso ottocento milioni in uno spot di dieci secondi
per ricostruire in studio uno scontro tra una mucca e una automobile. La «grande susina»
è il mistero e la regina degli anni 90. Per questo siamo lieti di essere i primi a pubblicare
una «guida ai piaceri della grande susina». Buon viaggio!

La città
Castel di Setta è divisa, proprio come New York, in cinque parti. Castel di Setta centro non
è la sola zona da vedere. Molto interessante è Lagune di Castel di Setta (Staten Island),
tutta sul fiume, con i suoi pescatori e le bellissime cave di ghiaia. Poi a est si estende la
sterminata Moltrasio di Castel di Setta (Brooklyn), tutta costruita intorno all'autostrada,
famosa per i suoi ingorghi di camion e soprattuto per il Moltrasio Bridge, grande ponte
sull'autostrada, dove la domenica si possono vedere i famosi vecchietti che guardano le
macchine passare di sotto: se ne possono contare fino a centocinquanta. Poi c'è lo
sterminato Capanni di Castel Setta (Queens) con i suoi famosi campi di susini e la casa
natale di Bernardo Butti, e per finire in aperta campagna Ronco di Castel di Setta (il Bronx)
luogo selvaggio e quanto mai pericoloso per i suoi feroci cagnoni da pagliaio e contadini
incazzosi che allontanano le macchine straniere a forconate. Ma la vera perla della
«grande susina» è Castel di Setta centro, la Manhattan d'Italia. Essa è attraversata da una
sola grande strada centrale, Avenue Butti, che si divide in Downtown Butti e Uptown Butti.
In downtown vivono gli intellettuali (il farmacista e il maestro elementare) e ci sono i locali
più esclusivi. La zona uptown è la più ricca, come si può vedere dal numero incredibile di
nanetti di gesso dei suoi giardini. Al centro di via Butti c'è il polmone verde di Castel di
Setta, il parco Butti (Central Butti Park) dove la domenica tutti si ritrovano a fare footing, a
giocare a carte, a bocce e a ruzzola, con notevoli ingorghi perché parco Butti è di soli
sessanta metri quadri.

La lingua
Non avrete problemi con i tassisti, perché non ci sono taxi. I castelsettesi parlano uno
slang molto simile a una caffettiera che bolle, o a un cane albanese. Capiscono però
benissimo l'inglese, a patto di tradurglielo. Vi diamo qua sotto un piccolo vocabolario dei
termini di prima necessità.

Diaboni a san avanzé sanza misela - Accidenti, non ho più benzina.


Scus, duvela via Butti? - Scusi, dov'è via Butti?
Satta i to pi, creten - Ce l'hai sotto i piedi, cretino.
Un cafà sanza burdigon, plis - Un caffè senza scarafaggi, prego.
Una camumella - Una camomilla.
La camumella tla vet a ciapér a l'uspidel - La camomilla la vada a chiedere a l'ospedale.
Ocio a la vaca - Attenti alla mucca.
Ocio a la buaza - Attenti alla... di mucca.
A san cse brosc can trov più al mi utel - Son così ubriaco che non trovo più il mio albergo.
E me a sono più brosc che te - E io sono più ubriaco di lei.
Bella Merighi - (saluto intraducibile che si usa a Harlem).
Vut du ov in tla faza? - Vuole che le serva il breakfast, signore?
Alfonso - Concierge.
Alfonso l'é a let - La portineria è momentaneamente chiusa.

I ristoranti
Ce ne sono due, per tutti i gusti e le qualità. Per chi ama l'alternativo c'è il «Fazzioli»
(angolo via Butti e quarantaduesimo paracarro) frequentato soprattutto da giovani e artisti.
Alle pareti, quadri del maestro Fagioli, il più grande pittore di pagliacci tristi del paese. Si
mangiano piatti molto caratteristici tra cui la «pasta e fasù» (pasta e fagioli) e il «tripas»
(tre passi), uno spezzatino con peperonata così chiamato perché chi non ha lo stomaco
forte quando si alza fa tre passi ed è già al gabinetto. Per gli snob c'è il «Cavallino»: qua
sono passati personaggi come Fausto Cigliano, Marcella Bella, il corridore Contini e il
giornalista Oliviero Beha. Spesso c'è spettacolo: il giovedì il maestro Grossi suona la
fisarmonica e il sabato l'ubriaco Vittorio spacca le sedie. Il piatto da non perdere sono le
«rane alla Marcella Bella».

Locali notturni
Il bar Coniglio, con i suoi sfolgoranti videogiochi e il suo flipper spaziale, attrae soprattutto i
giovani. Per chi ama il sexy, c'è l'albero di quercia (all'incrocio via Butti e trentaseiesimo
paracarro) da cui, nelle notti d'estate, si può vedere la tabaccaia, signora Amedea, che
dorme in sottoveste.
Per chi ama il rischio, ci sono le partite a tresette al bar degli Anziani e le gare di testate
contro le macchine, dopo la mezzanotte. C'è anche un topless bar, nel senso che è l'unico
senza topi tra i tavoli. È il «Gigi», via Butti e sesto paracarro, specialità tombolino al caffè.

Bellezze e curiosità
Da non perdere il quartiere cinese, vale a dire la casa del signor Bondioli, che è stato in
Cina con i viaggi dell'Unità e ha tutta una camera piena di souvenir.
Tra i monumenti, famoso è il monumento a Bernardo Butti, raffigurante Butti su una sedia
mentre fa i calcoli e guarda verso l'orizzonte della valle (Butti era un famoso geometra che
progettò il ponte di Moltrasio e rimase travolto dal suo primo crollo).
Il negozio «tutto per la pesca» del signor Carlo, con i suoi famosi vermi canterini e il pesce
gatto imbalsamato di nome Stalin. Nel retro del negozio d i pesca c'è la «mostra del
galleggiante» che espone i più bei galleggianti da pesca visti nella zona, tra cui uno dipinto
in rosa attribuito a Savinio.
Le gemelle Tabarroni, cartolaie, vere bellezze locali famose per sapere fare palle di
gomma americana con diametri mostruosi.
I famosi «graffiti Tabarroni», sul muro della cartoleria, vero capolavoro di «pig art»,
contenenti poesie, apprezzamenti sulle gemelle e disegni di uno scatenato realismo
anatomico.
Il cane da caccia del dottor Lolli, unico cane al mondo che cammini all'indietro perché
beve solo grappa.
La stalla Bigiaroni, a Capanne Bigiaroni (la Harlem di Castel di Setta), con i famosi gospel
di muggiti.
Il silos Magnavacca (detto l'Empire State Building d'Italia) alto sessanta metri con un
«forza Moser» dipinto a lettere rosse da due metri cadauna.
Naturalmente le susine, le famose susine che danno il soprannome a Castel di Setta. Ce
ne sono di quattro qualità: la raspona, la negrazza, la polda e la brunella. Le potete rubare
la mattina presto verso le sei. Gli americani vanno pazzi per questo sport e ne rubano fino
a tremila quintali l'anno. «A New York», dicono, «non c'è nulla di simile».

Lo sport
A Castel di Setta lo sport più popolare è il lancio del formaggio, o ruzzola. Il campione
locale, Locatelli, guadagna fino a sessanta formaggi l'anno. Ma c'è anche una squadra di
basket, i Castel di Setta Bulls. Ha partecipato al campionato regionale finendo ultima, in
quanto nessuno dei suoi giocatori supera il metro e sessanta. La squadra sta però
trattando per l'acquisto di un forte giocatore di colore, il somalo Abdul Assan, di un metro e
sessantadue, attualmente tappetaro. Gli americani vanno pazzi per questo tipo di basket a
livello del suolo.

Come ci si arriva
Da New York, tutti i giorni sei voli. Da Milano, un volo tutte le mattine. Da Monzuno, con lo
slittino.

Clima
Un freddo della madonna.

La «brosk dance»
Per finire, ecco la danza di Castel di Setta che ha invaso il mondo. La ballano i suoi vecchi
per strada, da soli o in gruppi.
Consiste in una serie di movimenti ondulatori sulle gambe, con rapide rotazioni fin quasi a
perdere l'equilibrio, a volte con cadute e capriole, indi un rapido rialzarsi, camminata a zig-
zag, tre passi a destra, tre a sinistra, ondeggiamenti della testa e del busto e incredibili
acrobazie per mantenere la posizione eretta in discesa.
Alcuni coreografi che l'hanno studiata la definiscono «una magica combinazione tra il buto,
le arti marziali e l'acrobazia pura».
I vecchietti del paese si schermiscono, dicendo che non è poi così difficile, basta bere
quattro litri di rosso e le strade sconnesse di Castel di Setta faranno il resto.
Più brutale ancora Giovanni Tabarroni, il miglior broskdancer del paese, ha spiegato a un
giornalista: «A san brisa un balarén, a san imbariegh», che suonerebbe all'incirca: non
sono un ballerino, sono ubriaco, ma è proprio della cultura popolare essere a tal punto
genuina da non avere neanche più il senso delle proprie radici, del proprio lontano e
complesso strutturarsi, del proprio farsi arte in una trasparenza senza narcisismi.

Interessi correlati