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1.1 INTRODUZIONE 
 
Produzioni vegetali  
Le  produzioni  vegetali,  direttamente  o  indirettamente,  forniscono  tutto 
il  cibo  all’umanità  e,  da  sole,  rappresentano  il  70%  dell’alimentazione 
umana.  
Gli alimenti vegetali si possono suddividere in 3 gruppi:  
1. Cereali da granella → grano, riso, mais, orzo, ecc. 
2. Radici e tuberi amilacei → patate, cassava, ecc. 
3. Leguminose  da  granella  →  soia,  fava, pisello, ecc. Affianco ad una 
componente glucidica troviamo anche una componente proteica.  
Le  specie  coltivate  nel  mondo  sono  circa  300,  di  queste,  24  sono  le  più 
importanti.  Di  queste  24  ce  ne  sono  8  che  da  sole  rappresentano  l’85% 
del  fabbisogno  nutritivo  mondiale  e  sono:  grano,  riso,  mais,  orzo, 
patata,  patata  dolce,  cassava,  soia.  Di  queste  8,  ce  ne  sono  3  che  da 
sole  rappresentano  il  50%  del  fabbisogno  nutritivo  mondiale  e  sono: 
grano, riso e mais.  
 
Popolazione e carrying capacity  
Negli  ultimi  decenni  abbiamo  assistito  ad  un  incremento  esponenziale 
della  popolazione.  Dal  punto di vista alimentare questo rappresenta un 
problema  in  quanto  è  necessario  che  cresca  anche  la  produzione  di 
alimenti. Per far fronte, quindi, a questo problema, si deve puntare a:  
1. Aumento  della  superficie  coltivabile  →  aumento  dei  campi 
coltivabili, fortemente legato al disboscamento.  
2. Aumento  della  resa  →  aumento della quantità di alimenti prodotti 
nello stesso terreno agricolo.  
3. Diminuire  gli  sprechi  e  le  cattive  abitudini  alimentari  (sovrappeso 
e obesità).  
4. Mantenimento della produttività del suolo → fertilità.  
 
A  questo  proposito  si  introduce  il  concetto  di  ​carrying  capacity 
(capacità  di  carico)  che  corrisponde  alla  capacità  di  un  ambiente  e 
delle  sue  risorse  di  produrre  alimenti  per  un  determinato  numero  di 
persone.  La  carrying  capacity  è  strettamente  correlata  al  tipo  di 

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alimentazione  di  ogni  individuo.  Ad esempio, un individuo che segue un 
regime  alimentare  vegetariano  avrà  bisogno  di circa ⅓ della quantità di 
granella  e  di  m2 di terreni che sono invece necessari a un individuo che 
segue una dieta ricca di carne.  
 
Agricoltura  
L’agricoltura  si  identifica  come  l’attività  umana  destinata  alla 
produzione  di  prodotti  essenziali  per  l’alimentazione  e  materie  prime 
per l’industria.  
Con  il  tempo  l’agricoltura  è  cambiata  molto,  si  pensi  che  nel  1850  ogni 
addetto  agricolo  produceva  alimenti  per altre 4 persone, questa veniva 
definita  agricoltura  di  sussistenza  in  quanto  si  può  dire  che  ogni 
persona  produceva  alimenti  per  il  suo  nucleo  familiare.  Con  gli  anni 
questo  numero  è  fortemente  aumentato:  ogni  addetto  agricolo 
produceva  nel  1900  alimenti  per  altre  7  persone,  nel  1950  per  altre  15  e 
nel 1970 per altre 47.  
Questo  è  stato  possibile  grazie  a  numerosi  miglioramenti 
nell’agricoltura tra cui:  
1. Introduzione di macchine agricole. 
2. Utilizzo di erbicidi, fertilizzanti e fitofarmaci. 
3. Varietà nuove e migliorate. 
4. Nuove tecnologie di irrigazione.  
5. Nuove  tecnologie  informatiche  →  utilizzo  di  droni  e  GPS  per 
monitorare le coltivazioni.  
Questi  miglioramenti  hanno  però  portato  con  sé  anche  dei 
peggioramenti tra cui:  
1. Degradazione del terreno. 
2. Cambiamenti fisici, chimici e climatici.  
3. Erbicidi e fitofarmaci.  
4. Perdita  della  biodiversità  naturale  →  dovuta  ad  una 
omogenizzazione genetica delle coltivazione.  
5. Sostenibilità ambientale.  
 
 
 

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Agronomia 
L’agronomia  (etimologicamente:  legge  dei  campi),  è  una  scienza  che 
applica  principi  scientifici  alla  coltivazione  delle  piante  affinché  si 
possa ottenere la massima resa con il minor impatto ambientale. Studia 
quindi il rapporto tra ambiente e produzione agricola.  
 
 
1.2 AGROECOSISTEMA 
 
Habitat 
La  pianta  coltivata  è  fortemente  influenzata  dall’habitat  in  cui  si  trova. 
L’habitat comprende:  
1. Suolo  →  luogo  in  cui  si  sviluppano  le  radici  che  hanno  due 
principali  funzioni:  fornire  sostegno  e  supporto  alla  pianta,  e 
provvedere  al  suo  nutrimento  tramite  l’assorbimento  dell’acqua, 
di sostanze nutritive e microrganismi utili alla sua crescita.  
2. Atmosfera  →  luogo  in  cui  si  sviluppano  gli  organi  aerei  della 
pianta  che  hanno  il  compito  di  provvedere  agli  scambi  gassosi  e 
alla  fotosintesi  clorofilliana.  La fotosintesi è il processo attraverso 
il  quale  le  foglie  assorbono  la  radiazione  luminosa  proveniente 
dal  sole,  riducono  la  CO2  e  la  trasformano  in  O2  e  altri  composti 
organici.  
3. Ecosistema  →  interazione  della  pianta  con  la  flora  e  la  fauna che 
la  circonda.  Questa  può  essere  positiva  e  quindi  entrare  in 
simbiosi  con  la  pianta  e  fornirle  sostanze  nutritive  necessarie  o 
aumentarne  la  resistenza  contro  microrganismi  nemici.  Oppure 
può  essere  una  flora  o  fauna  parassitaria.  Questa  può  essere 
combattuta  attraverso  mezzi  chimici  ma  solitamente  si  tende  ad 
attuare  misure  preventive  affinché  la  pianta  sviluppi  capacità  di 
resistenza contro i parassiti.  
4. Habitat  economico  →  disponibilità  di  manodopera,  macchine  e 
mercato  influenzano  la  scelta  della  coltura  e  le  tecniche  di 
coltivazione.  
 
 

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Harvest Index 
L’Harvest  Index  (HI,  indice  di  resa)  corrisponde  al  rapporto  tra  la 
biomassa  utilizzata  e  la  biomassa  totale  della  pianta,  quindi  alla 
percentuale di prodotto che noi utilizziamo.  
Ad esempio, se noi coltiviamo il mais per la sua granella, avrò un HI = 0,5 
questo  perché  utilizzerò  solo  il  50%  del  totale  della  pianta.  Se  invece 
coltiviamo  il  mais  per  produrre  mangime  o  foraggio,  potrò  utilizzare  la 
totalità della pianta, il 100%, avrò quindi un HI = 1.  
 
Fattori che influenzano la produttività 
La  crescita  di  una  pianta  e  la  sua  produttività  sono  influenzati  da 
diversi fattori che possono essere:  
1. Pienamente  governabili  →  scelta  della  pianta  e  tecnica  colturale 
adottata. 
2. Parzialmente governabili → terreno e irrigazione  
3. Non governabili → clima.  
 
 
1.3 CLIMA: LUCE E TEMPERATURA 
 
Fattori che influenzano la produttività 
I  fattori  che condizionano lo sviluppo delle produzioni vegetali possono 
essere naturali o artificiali.  
Fattori naturali: 
1. Clima → temperatura, vento, precipitazioni, ecc.  
2. Condizioni  topografiche  → inclinazione del suolo, esposizione alla 
luce solare, altitudine.  
3. Terreno  →  composizione,  fertilità,  contenuto  d’acqua,  contenuto 
di microrganismi.  
Fattori artificiali:  
1. Concimazioni  
2. Lavorazioni  
3. Gestione  dell’acqua  →  sia  nel  caso  in  cui  sia  carente  (irrigazione) 
sia quando è in eccesso (drenaggio). 

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4. Difesa  dalle  avversità  →  presenza  di  malerbe  che  vanno  in 
competizione  con le piante che vengono coltivate, infestazione da 
parte di microrganismi.  
5. Conservazione  e  condizionamento  in  azienda  del  prodotto 
raccolto. 
 
Le  tecniche  agronomiche  hanno  lo  scopo  di  ottimizzare  tutti  questi 
fattori  artificiali  e  di  gestire,  per  quanto  possibile  quelli  di  origine 
naturale.  
 
Clima  
Insieme  di  tutti  i  fenomeni  meteorici  che  caratterizzano  l’atmosfera  di 
una determinata zona.  
1. Macroclima  →  se  prendiamo  in  considerazione  un’area  molto 
vasta.  
2. Clima locale → se prendiamo in considerazione una località.  
3. Microclima  →  se  prendiamo  in  considerazione  un  ambiente 
delimitato (es. appezzamento di terra o serra).  
 
Differenza tra climatologia e meteorologia:  
1. Climatologia  →  studia  il  passato  che  ha  caratterizzato  il  clima  in 
una  determinata  zona  e  si  riferisce  quindi  ad  archi  temporali 
molto  lunghi.  Ci  permette  di  stabilire  quali sono le coltivazioni più 
adatte  in  un  determinato  luogo  a  seconda  delle  statistiche  di 
temperatura, precipitazioni ecc.  
2. Meteorologia → fa delle previsioni sul meteo futuro. Ci permette di 
stabilire  quando  attuare  determinati  interventi  agronomici  come 
l’irrigazione, la semina, il trattamento antiparassitario.  
 
La conoscenza del clima è quindi importante per:  
1. Individuare le specie più adatte all’ambiente in esame.  
2. Stabilire il periodo più adatto alla semina.  
3. Capire quando è necessario effettuare l’irrigazione.  
4. Prevedere  attacchi  parassitari  e  quindi  stabilire  il  momento in cui 
è opportuno attuare una difesa fitosanitaria.   

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I  parametri  da  prendere  in  considerazione  per  scegliere  la  giusta 
pianta da coltivare in un determinato luogo sono:  
1. Luce  →  per  quanto  tempo  la  pianta  sarebbe  esposta alla luce. La 
luce è fondamentale perché permette la fotosintesi clorofilliana. 
2. Temperatura  →  ci  permette  di  stabilire  il  momento  ottimale  in  cui 
la pianta riuscirà a svilupparsi.  
3. Aria, vento, pressione atmosferica. 
4. Idrometeore → precipitazioni (pioggia, grandine, brina ecc).  
Il  clima  oltre  ad  agire  sulla  pianta  in  maniera  diretta,  agisce  anche 
indirettamente  in  quanto  va  a  influenzare  la  pedogenesi,  la  nascita del 
terreno utile allo sviluppo della pianta stessa.  
 
Radiazione solare  
Lunghezze  d’onda  tra  i  400  e  i  700  nm  appartengono  alla  radiazione 
visibile che viene intercettata dalle piante per fare la fotosintesi.  
Al  di  sopra  dei  700  nm  la  radiazione  è  invisibile  e  influisce  la 
temperatura.  
La  radiazione  solare  influenza  la  vita  della  pianta  perché  è 
responsabile di: 
1. Fotosintesi → CO2 + H2O + luce = composti organici + O2. 
2. Evapotraspirazione  →  fa  riferimento  a  due  fenomeni:  la 
traspirazione  (piante  assorbono  l’acqua  dal  terreno  attraverso  le 
radici,  questo  permette  anche  lo  scambio  di  sostanze  nutritive)  e 
l’evaporazione (l’acqua evapora a causa del riscaldamento).  
3. Riscaldamento → temperatura.  
 
Radiazione fotosinteticamente attiva (PAR​)  
La  PAR  è  la  radiazione  necessaria  per  la  fotosintesi  ma  ha  anche  altre 
importanti funzioni:  
1. Induce la fioritura 
2. Sintetizza pigmenti colorati 
3. Allunga  gli  steli  (in  quanto  le  piante  tendono  a  cercare  la  luce. 
quindi allungarsi verso esso). 
4. Induce  l’espansione  fogliare  (e  quindi  la  capacità  della  foglia  di 
intercettare la luce). 

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La carenza di PAR causa:  
1. Sbiancamento delle parti verdi della pianta 
2. Allungamento  eccessivo  di  steli,  in  quanto  sono  alla  ricerca  di 
luce,  questo  provoca  un  loro  indebolimento.  La  pianta  può 
“cadere”  e  quindi  sarà  ancora  più  difficile  intercettare  la  luce  e 
inoltre ha maggiori possibilità di subire un attacco parassitario 
3. Invecchiamento  precoce  delle  foglie  soprattutto  quelle  più  vicine 
al  terreno  perché,  per  loro  natura,  intercettano  meno  radiazione 
luminosa 
4. Scarsa fertilità del fiore e perdita di sapidità dei frutti.  
 
L’eccesso  di  PAR  (quando  la  pianta  assorbe  più  radiazione  luminosa  di 
quella che riesce effettivamente a trasformare) causa: 
1. Fotorespirazione  →  consumo  dei  fotosintetati  che  erano  stati 
prodotti,  pericolo  a  cui  incorrono  in  modo  particolare  le  piante 
C3  ovvero  quelle  piante  che  generano  come  primo  fotosintetato 
una molecola a 3 atomi di carbonio.  
 
Come  migliorare/aumentare  l’utilizzo  della  radiazione  da  parte  delle 
piante:  
1. Portamento delle foglie eretto.  
2. Sensibilità alla lunghezza del giorno e della notte.  
3. Stay  green  →  prolungamento  della  vita  verde  della  pianta. 
Siccome  ogni  parte  verde  della  pianta  è  in  grado  di 
fotosintetizzare,  prolungando  la  vita  della  parte  verde  della 
pianta,  prolungherò  anche  la  capacità  di  fotosintetizzare  di 
quest’ultima.  
4. Maggior  quantità  di  clorofilla  in  un’unità  di  area  fogliare  →  più 
clorofilla corrisponde a più fotosintesi.  
5. Aumento dell’intensità di assimilazione di CO2.  
6. Scelta  della  specie  →  C3  o  C4,  queste  ultime  hanno  ottimizzato  il 
loro  sistema  di  intercettazione  di  CO2  e  quindi  radiazione 
luminosa per la produzione di fotosintetati.  
 
 

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Indice di area fogliare (LAI)  
Rapporto  tra  la  superficie delle foglie e la superficie del terreno su cui è 
posizionata la pianta.  
Alla semina (non ci sono foglie), il LAI è pari a 0.  
Con l’apparizione delle prime foglie il LAI è pari a 0,1.  
Quando  la  pianta  è  cresciuta  avremo  un  LAI  pari  a  1,  dove  i  m2  di 
terreno equivarranno i m2 di area fogliare.  
In  fase  di  pieno  sviluppo  il  LAI è pari a 5 questo significa che ogni m2 di 
terreno ve ne sono 5 di area fogliare.  
Dobbiamo  garantire  la  massima  area  fogliare  affinché  la  pianta  possa 
avere la massima capacità di intercettare le radiazioni luminose.  
Oltre  ai  m2  di  area  fogliare  è  importante  anche  la  disposizione  di 
quest’area.  Le  foglie  nella  parte  apicale  se  tendono  a  ripiegarsi 
all’infuori  vanno  ad  ombreggiare  quelle  posizionate  più  in  basso  che 
quindi  non  potranno  più  attuare  la  fotosintesi.  Sono  state  sviluppate 
variabili  genetiche  le  cui  foglie  apicali  sono  in  grado  di  assumere  un 
portamento fogliare più eretto.  
 
Fotoperiodismo  
Sensibilità  della  pianta  alla  diversa  durata  del  giorno  (diverse  ore  di 
illuminazione).  Le  piante  inducono  i  fiori  in  base  alla  lunghezza  delle 
ore  giornaliere  rispetto  a  quelle  notturne.  La  pianta  riesce  a 
riconoscere  l’andamento  stagionale  e  capire  se  sta  andando  incontro 
ad  una  stagione  che  favorirà  l’induzione  del  frutto  oppure  no.  In 
relazione a questa sensibilità le piante si distinguono in:  
1. Brevidiurne  →  piante  che  richiedono  un  periodo  di  oscurità 
maggiore  di  12  ore.  Piante  di  origine  tropicale  o  subtropicale 
come: soia, tabacco, cotone, ananas, peperone, canapa, mais, ecc.  
2. Longidiurne → piante che richiedono un periodo di luce superiore 
alle  14  ore.  Queste specie possono fiorire anche con illuminazione 
continua.  Piante  originarie  delle  altitudini  medie  come:  frumento, 
barbabietola, spinacio, pomodoro, cipolla, carota, patata.  
3. Neutrodiurne  o  fotoindifferenti  →  Hanno  perso  la  sensibilità  alla 
durata  del  giorno  e  della notte come il girasole e la zucca. La loro 

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induzione  a  fiore  avviene  quindi  a  qualsiasi  durata  di  giorno  e 
notte.  
 
Temperatura - Radiazione infrarossa 
Regola  la  velocità  e  l’efficacia  dei  processi  di  sviluppo  e  riproduzione 
della  pianta.  È  importante  conoscere  sia  la  temperatura  media  annua 
che  la  temperatura  minima  termica  invernale  in  modo  da  sapere  che 
tipo di coltivazione coltivare in un determinato luogo.  
 
Ogni pianta ha una sua caratteristica:  
1. Temperatura  ottimale  →  temperatura  alla  quale  la  pianta  svolge 
le sue funzioni alla maggior velocità possibile.  
2. Temperatura  minima  e  massima  cardinale  →  temperatura  al  di 
sotto/sopra della quale si arresta la funzione.  
3. Temperatura  minima  e  massima  critica  →  temperatura  al  di 
sotto/sopra della quale si verificano danni irreparabili.  
 
Le  temperature  ottimali,  cardinali e critiche non sono valori assoluti ma 
dipendono da:  
1. La specie della pianta. 
2. La varietà di quella specie.  
3. Le  funzioni  vitali  (respirazione,  fotosintesi,  traslocazione  dei 
fotosintetati  da  una  parte  all’altra  della  pianta)  →  la  temperatura 
ottimale  per  la  respirazione  non  avrà  lo  stesso  valore  della 
temperatura ottimale per la fotosintesi. 
4. L’organo  considerato  →  se  ho  come  prodotto  finale  da asportare 
il  seme  dovrò  prendere  in  considerazione  le  sue  temperature 
ottimali,  cardinali  e  critiche;  se  invece  l’organo  di  interesse  per  la 
mia  produzione  sono  le  radici,  dovrò  tenere  in  considerazione  le 
loro temperature ottimali, cardinali e critiche.  
5. L’età  della  pianta  →  la  pianta  appena  germinata  ha  determinate 
temperature  ottimali,  cardinali  e  critiche,  mentre  la  pianta 
prossima  alla  maturazione  avrà  altre  temperature  ottimali, 
cardinali  e  critiche.  Es:  frumento:  ha  una  temperatura  minima  di 
germinazione di 6°C, di fioritura di 16°C e di maturazione di 20°C.  

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Termoperiodismo 
Le  piante  scandiscono  la  loro  vita  fisiologica  in  funzione 
dell’andamento delle temperature.  
Microterme  →  necessitano  di  basse  temperature  prima  di  proseguire 
con  il  loro  ciclo  vitale  perché  l’induzione  a  fiore  avviene  in  seguito  al 
superamento  di  un  periodo  a  basse  temperature.  Solitamente  sono 
longidiurne.  
 
Come condizionare il clima 
Accorgimenti che ci permettono di condizionare in parte il microclima:  
1. Pacciamatura  →  copertura  del  terreno  con  paglia  o  teli  plastici 
che trattengono il calore. La copertura con teli plastici va anche a 
influenzare  la  radiazione  luminosa  in  quanto  essa  non  può 
penetrare attraverso i teli. 
2. Tunnel  e  serre  →  copertura  che  lascia  passare  la  radiazione 
luminosa che viene poi trattenuta. 
 
 
1.4 CLIMA: ACQUA E VENTO  
 
Acqua  
Presente  sia  a  contatto  con  la  parte  aerea  (vapore  acqueo)  sia  nel 
terreno  dove  sono  disciolti  anche  i  sali  minerali  che  la  pianta utilizzerà 
per nutrirsi.  
L’acqua è importante per la pianta perché: 
1. È un reagente della fotosintesi. 
2. Mezzo  con  cui  la  pianta  riesce  ad  assimilare  i  nutrienti  e  le  altre 
sostanze presenti nel terreno. 
3. Attraverso  la  traspirazione  (perdita  di  acqua)  la  pianta  riesce  a 
svolgere  la  sua  azione  termoregolatrice,  e  permette  gli  scambi 
gassosi tra pianta e atmosfera. 
4. Funzione  meccanica  →  l'acqua nelle piante dà turgidità alle foglie 
e  al  fusto  e  permette  l'accrescimento  veloce  del  frutto,  dovuto 
all’accumulo  di  acqua  all’interno  delle  cellule  che  estendendosi 
permettono questo fenomeno.  

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Come  appena  detto,  l'acqua  assimilata  viene  persa  attraverso  la 
traspirazione,  e  il  consumo  idrico  di  ogni  pianta  è  caratteristico  per 
ogni  specie.  È  quindi  importante  conoscerlo  per  sapere  la  quantità  di 
acqua  necessaria  per  produrre  un  kg  di  sostanza  secca  es  mais 
250L/kg ss, erba medica 700 L/kg ss. 
 
Umidità e idrometeore  
L’umidità è l’acqua presente in atmosfera. Distinguiamo:  
1. Umidità assoluta → acqua dispera nell’unità di volume dell’aria.  
2. Umidità  relativa  →  percentuale  di  acqua  presente  nell’aria 
rispetto  alla  quantità  di  acqua  che  ci  sarebbe  a  saturazione  a 
determinate  condizioni.  Il  grado  di  saturazione  dipende  da 
temperatura  e  pressione.  L'umidità  relativa,  insime  al  vento, 
esercita  una  grande  influenza  sulla  traspirazione  e  un  suo 
eccesso facilita gli attacchi fungini alla piante.  
 
Temperatura  e  pressione  bassa  fanno  si  che  l’umidità  vada  in 
sovrasaturazione e quindi si formano le idrometeore.  
1. Pioggia  →  unione  di  piccolissime  gocce  di  vapore  acqueo 
condensato.  Si  può  calcolare:  la  quantità  totale  annua  o 
stagionale,  la  frequenza  e  la  distribuzione,  e  l’intensità  (ovvero  i 
mm  ogni  h).  Tanta  acqua  molto  condensata  non  permette  al 
terreno  di  percepirla,  avviene  quindi  uno  scorrimento  che  è 
sfavorevole alla pianta stessa.  
2. Galaverna  →  umidità  a  contatto  con  un  abbassamento  di 
temperatura  forte  (inferiore  allo  0)  provoca  lo  sviluppo  sulle 
piante  di  aghi  di  ghiaccio  che  vanno  ad  avvolgere  le  superficie 
vegetali.  Può essere un fenomeno positivo perché questo ghiaccio 
protegge  la  pianta da un ulteriore abbassamento di temperatura. 
La pianta può resistere però, per un tempo non troppo lungo.  
3. Grandine  →  tipica  delle  stagioni  intermedie  (non  invernali).  pezzi 
di  ghiaccio  che  si  formano  in  alta  quota.  Rischi  perché  puo  avere 
ingenti dimensioni e quindi potrebbe rovinare la pianta.  

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4. Neve  →  passaggio  diretto  tra  vapore  acqueo  e  ghiaccio 
(sublimazione)  a  temperature  prossime  allo  0.  Porta  umidità  al 
terreno.  
 
Rugiada  →  vapore  acqua  che  va  a  contatto  con  una  superficie  fredda 
superiore allo 0.  
Brina  →  vapore  acqua  che  va  a  contatto  con  una  superficie  fredda 
inferiore allo 0.  
 
Irrigazione 
Diversa nomenclatura a seconda del tipo di irrigazione:  
1. Climatizzante  →  funzione  di  mantenere  costante  determinate 
condizioni  favorevoli  viene  utilizzata  in  tutto  l’anno  in  ambiente 
protetto es serre. 
2. Totalitaria  →  avviene  anch’essa  tutto  l’anno  ma  non  in  ambiente 
controllato.  
3. Umettante  →  può  essere:  a)  ausiliare,  utilizzata  in  determinati 
momenti  della  coltura  es.  al  trapianto  o  dopo  la  semina  per 
favorire  la  ripresa  o  la germinazione delle nuove piantine, oppure 
b)  di  soccorso,  dove  in  mancanza  di  precipitazioni spontanee vi è 
la necessità di acqua 
 
Diverse funzioni:  
1. Fertilizzante  →  all'acqua  vengono  addizionati  fertilizzanti  chimici 
che hanno lo scopo di fornire nutrienti.  
2. Dilavante  →  se  il  terreno  è  ricco  di  sali  la  coltura  può  essere 
danneggiata,  per  cui  viene  addizionata  acqua  in modo che il sale 
in  eccesso  venga  asportato  e  si  riequilibrano  così  le  soluzioni 
saline del terreno.  
3. Termica  →  scopo  di  controllare  la  temperatura  in  cui  avviene  la 
coltivazione.  a)  Nella  risicoltura,  il  riso  viene  sommerso  d’acqua 
con  lo  scopo  di  mantenere una temperatura equilibrata e non far 
gelare  il  terreno  quando  le  temperature  sono  sotto  lo  zero.  b) 
Antibrina,  viene  addizionata  acqua  in  corrispondenza  delle  parti 
aeree  delle  piante  quando la temperatura è bassa e si rischia che 

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si  formi  la  brina.  c)  Prato  marcitoio,  prato  che  veniva  coltivato  in 
Lombardia  ma  che  è  ora  in  disuso,  prevedeva  uno  scorrimento 
continuo  di  acqua  sul  terreno  in  inverno  e  garantiva  un  certo 
equilibrio  termico  con  lo  scopo di permettere la crescita continua 
di erba. 
4. Antiparassitaria  →  irrigazione  con  o  senza  sostanze disciolte può 
combattere attacchi parassitari. 
5. Sussidiaria  →  di  aiuto ad alcune lavorazioni o trattamenti erbicidi 
che  necessitano  di una certa umidità per penetrare nella pianta e 
svolgere la loro funzione diserbante.  
 
Sistemi irrigui:  
1. Sommersione  →  utilizzato  ad  esempio  nelle  risaie.  Prevede  la 
formazione  di  camere  attraverso  l’innalzamento  della  superficie 
periferica che delimita una zona che verrà poi sommersa d’acqua. 
L'acqua arriva attraverso canalizzazione/tubature. 
2. Scorrimento  →  l’acqua  viene  lasciata  libera  di  scorrere  su  una 
superficie  agricola  con  leggera  pendenza  che  permette  appunto 
lo  scorrimento  dell’acqua.  Man  mano  che  l’acqua  scorre  si 
impregna nel terreno e pian piano cade e scende verso la falda.  
3. Subirrigazione  →  prevede  delle  tubature  sotto  il  suolo  dalle  quali 
si  diramano  tubature  secondarie  che  presentano  dei  fori  dai 
quali  l’acqua  fuoriesce  all’altezza  delle  radici.  Viene 
somministrata  la  giusta  quantità  d’acqua  che  il  terreno  può 
assorbire limitando così gli sprechi.  
4. Per  aspersione  (pioggia)  →  ali  piovane  che  disperdono  l’acqua 
sulla  superficie  del  terreno.  È  uno  dei  sistemi più utilizzati, ma ha 
dei  difetti:  ad  alte  temperatura  si  ha  una  perdita  di  acqua  in 
quanto  parte  di  essa  si  disperde  sotto  forma  di  vapore acqueo e, 
in  più,  innalza  anche  l’umidità  relativa che in alcuni periodi di vita 
della  pianta  può  avere  un  effetto  negativo  perché  favorisce  lo 
sviluppo di malattie.  
5. Infiltrazione  laterale  →  una  volta  veniva  utilizzata  molto,  adesso 
viene  usata  principalmente  in  orti  urbani.  Costituita  da  canali nei 
quali  scorre  l’acqua  che  separano  le  file  di  colture.  La  pianta  è 

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leggermente  sopraelevata  rispetto  ai  canali  in  questo  modo 
l’acqua  si  infiltra  direttamente  in  corrispondenza  delle  radici. 
Necessita di grandi quantità d’acqua. 
6. A  microportata  (goccia)  →  prevede  delle tubature che presentano 
dei  fori  che  permettono  la  fuoriuscita  di  acqua  in  piccole 
quantità.  Queste  quantità  possono  anche  essere dosate secondo 
necessità.  Questo  metodo  permette  un  limitato  spreco  d’acqua  e 
un’alta  efficacia,  ma  allo  stesso  tempo  ha  un  elevato  costo 
economico.  Inoltre,  non  è  adatto  per  quelle  coltivazioni  che 
richiedono  l’utilizzo  di  macchinari  perché  le  tubature andrebbero 
distrutte.  
 
Ristagno idrico  
Quando  l’acqua  è  in  eccesso  nel  terreno  è  visibile  attraverso 
l'affioramento  della  stessa  in  superficie  questo  significa che il terreno è 
saturo  d’acqua.  Questo  provoca  una  carenza  di  aria  e  ossigeno  nel 
terreno  che  non  permette  alle  radici  di  respirare.  Inoltre,  limita  i 
processi  di  degradazione  di  materiale  organico  con  conseguente 
perdita  di  valori  nutritivi  per  la  pianta  e  per  il  terreno  (risaie:  casi 
eccezionali  in  cui  il  ristagno  è  provocato  spontaneamente).  In  collina  è 
importante  che  avvenga  questa  eliminazione  d’acqua  perché  se  il 
terreno è argilloso o franoso si possono verificare delle frane. 
 
Per evitare il ristagno idrico:  
1. Sistemare  il  terreno  affinché  attraverso  canalizzazione  con 
pendenza  ci  sia  un  prelievo  di  acqua  dal  terreno  che  viene  poi 
asportata.  
2. Sistemi  di  drenaggio  attraverso  tubi  interrati  che  attraggono 
l’acqua e lo asportano, processo più costosa della canalizzazione. 
 
Aria 
Atmosfera: umidità, N (78%), O (20%), CO2 (0,03%).  
Nell’atmosfera  sono  presenti anche inquinanti atmosferici che derivano 
appunto  dall’inquinamento  come:  fumi,  ceneri,  anidride  solforosa, 
idrogeno solforato e acido floridrico.  

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CO2 in atmosfera = 300/350 ppm (quantitativi limitati)  
La pianta utilizza co2 per fare biomassa attraverso la fotosintesi  
Concimazione  carbonica  in  serra  →  somministrazione  di  CO2  in 
ambiente  chiuso,  fino  a  1500  ppm.  Le  piante  sono  in  grado  di 
metabolizzare  l’anidride  carbonica  in  fotosintetati  nonostante  le 
quantità  di  CO2  siano  nettamente  superiori  a  quelle  che  ci  sarebbero 
in condizioni “normali”.  
 
Vento  
Un  vento  leggero  può  avere  un  effetto  positivo  come  ad  esempio  un 
alleggerimento  dell'umidità.  Inoltre,  aiuta  l’impollinazione  delle  piante 
anemofile  ovvero  delle  piante  che  necessitano  proprio  del  vento  per 
trasportare il polline.  
Nella  maggior  parte  dei  casi,  però,  il  vento  è  dannoso  per  la  pianta 
perché:  
1. Provoca  allettamento  →  la  pianta  si  poggia  orizzontalmente  sul 
terreno:  non  favorisce  la  fotosintesi,  favorisce  l’attacco 
parassitario e rende difficile la raccolta.  
2. Rappresenta  un  ostacolo  per  i  vari  trattamenti  da  attuare  alla 
pianta  →  se  c’è  vento  il  prodotto  che  deve  essere  applicato  si 
sposta e non va dove previsto.  
3. Incrementa il processo di evapotraspirazione.  
4. Accelera  fenomeni  di  maturazione  →  non  positivo  perché 
l'accumulo  di  sostanze  nutritive  nella  pianta  può  non  essere 
terminato, quindi la resa in peso è inferiore.  
5. Trasporta  i  semi  di  malerbe  che,  in  questo  modo,  si  diffondono 
più facilmente sulla coltura.  
Esistono  sistemi  di  riparazioni  delle  colture  dal  vento:  utilizzo  di 
barriere  che  possono  essere  artificiali  oppure  costituite  da  piante  ad 
alto fusto.  
 
 
 
 
 

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1.5 TERRENO 
 
La  pianta  nel terreno trova sostegno meccanico e nutrimento che viene 
poi traslocato in tutta la pianta. 
1. Terreno  naturale  →  frutto  di  fenomeni  naturali  e  climatici  che  ne 
hanno  influenzato  la struttura, luogo in cui flora e fauna vivono in 
equilibrio.  
2. Terreno  agrario  →  modificato  dall’uomo  con  tecniche 
agronomiche con il fine di ottimizzarne la produttività. 
 
Stratificazione di un terreno agricolo 
I  primi  due  strati  (orizzonte  eluviale  e  orizzonte  illuviale)  sono  gli  strati 
che  interessano  le  coltivazioni  e  le  lavorazioni.  Le  lavorazioni  si 
fermano  allo  strato  attivo  di  circa  30/40  cm.  Possono  andare  al 
massimo  fino allo strato successivo, lo strato subattivo che arriva fino a 
60/70  cm  dove  vengono  fatte  le  lavorazioni  più  profonde.  Al  di  sotto  il 
terreno  è  costituito  dallo  strato  inerte.  Alcune  radici  terminano  in 
questa  zona  che  però  non  è  sottoposta  alla  lavorazione  e  quindi 
all’influenza dell’uomo. 
Il terreno è un sistema polifasico costituito da 3 parti: 
1. Parte  solida  →  qui  troviamo  sia  una  porzione  inorganica, 
rappresentata  dalle  rocce,  sia  una  parte  organica  costituita  da 
residui  colturali,  flora,  fauna,  radici  e  hummus  (strato  superficiale 
ricco  di  sostanza  organica  che  normalmente  copre  il  terreno 
agrario). 
2. Parte  liquida  →  costituita  dalla  soluzione  circolante,  acqua  che 
deriva  dalle  precipitazioni,  dal  vapore  acqueo  dall’atmosfera, 
dall’acqua capillare che sale dal basso.  
3. Parte  gassosa  →  costituita  dall’aria  e  comprende  l’azoto, 
l’ossigeno e l’anidride carbonica. 
 
Particelle che compongono un terreno  
Una  delle  caratteristiche  principali  del  suolo  è  data  dalla  sua 
granulometria o tessitura ovvero dalla sua composizione in particelle.  

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Le  particelle  di  origine  rocciosa  possono essere di diverse dimensioni e 
a  seconda  di  queste  il  terreno  avrà  un'interazione  diversa  con  l’acqua, 
ma non solo.  
In  base  alla  grandezza  di  queste  particelle  il  terreno  viene  classificato 
in: 
1. Terreni  scheletrici/ghiaiosi  →  ricchi  di  scheletro.  Lo  scheletro  è 
costituito  da  parti  grossolane  ovvero:  pietre  (particelle  con 
diametro  superiore  ai  20  mm) e ghiaia (particelle con diametro tra 
i  2  e  i  20  mm).  Questo  tipo  di  terreno  non  ha  una  struttura  molto 
solida  per  cui  è  carente  in  interazioni  con  la  pianta  e  l’acqua  e 
quindi  anche  con  le  sostanze  nutritive.  Presenta  grossi  spazi  tra 
una  parte  solida  e  l’altra  e  quindi  non  sono  particolarmente 
adatti per l’agricoltura.  
2. Terreni  fini  →  particelle  con  diametro  inferiore  ai 2 mm. Costituita 
da  diversi  tipi  di  particelle:  sabbia  fine  (particelle  più  grandi, 
incapaci  di  trattenere  l’acqua),  limo  e  argilla  (particelle  più 
piccole, in grado di trattenere l’acqua).  
 
Struttura di un terreno 
Modo  in  cui  le  particelle  (ghiaia,  sabbia,  limo,  argilla)  sono  tenute 
insieme.  Anche  questo  incide  sulla loro capacità idrica e di scambio del 
terreno stesso.  
Ciò  che  tiene  unite queste particelle in granuli più grossi sono sostanze 
organiche  (come  l’humus),  ossidi  di  ferro  e  alluminio,  alluminio-silicati  e 
ioni  carichi  elettricamente  come  ad  esempio:  ferro,  calcio,  alluminio, 
magnesio, potassio, ammonio, sodio. 
Questa  unione  può  dare  origine  ad  una  diversa  distribuzione 
percentuale  della  materia  del  terreno.  La  struttura  ideale  è  fatta  per  il 
50%  da  materia solida e per il 50% da aria e acqua (25% e 25%). La parte 
solida  forma  degli  aggregati  tra  i  quali  si  inserisce  la  parte  liquida  e 
aerea.  In questo modo vi è un equilibrio perfetto tra parte di sostegno e 
parte liquida/aerea.  
Queste  strutture  però  possono  non  essere  stabili  nel  tempo,  forti 
precipitazioni  oppure  un  continuo  passaggio  di macchine agricole può 

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degradare  la  struttura  del  terreno  che  di  conseguenza  perde  la  sua 
porosità e non sarà più adatto per la coltivazione.  
 
Fattori che influenzano la stabilità della struttura del terreno:  
Positivi: 
1. Letame  →  (mescolanza  delle  deiezioni  degli  animali  con  paglia 
portata  a  maturazione),  sono  utili  per  mantenere  porosità  del 
terreno (oltre a fertilizzarlo). 
2. Residui colturali del terreno → es. radici.  
3. Variazioni  del  contenuto  d’acqua  →  questo  fa  sì  che  il  terreno  si 
compatti  e  si  allunghi  di  volta  in  volta  formando  e  disgregando 
continuamente glomeruli. 
4. Gelo  e  disgelo  →  (stesso  principio  delle  variazioni  dell’acqua) 
fanno  rispettivamente  aumentare  e  diminuire  il  volume  del 
terreno  questo  movimento  fa  sì  che  si  mantengano  e  si  formino 
glomeruli.  
5. Flora  e  fauna  →  tendono  a  disgregare  il  terreno  e  la  materia 
organica  favorendo  così  il  mantenimento  della  parte  colloidale  e 
quindi dei glomeruli.  
6. Ammendanti artificiali.  
Negativi: 
1. Concentrazione  salina  →  tende  a  eliminare  le  cariche  e  quindi 
non permettere al terreno di rimanere unito.  
2. Passaggio  delle  macchine  →  portano  allo  schiacciamento  del 
terreno.  
3. Pioggia battente → funzione meccanica pesante. 
4. Gelo  →  soprattutto  sui  terreni  già  saturi  di  acqua  provoca  un 
compattamento del terreno rendendolo solido e duro. 
Variabili:  
1. Concimazioni  azotate  →  in  funzione  della  loro  natura  possono 
essere positive oppure negative. 
2. Lavorazioni  →  il  rivoltamento  del  terreno  è  di  per  sé  positivo,  ma 
l’utilizzo  di  macchinari  agricoli  è  negativo  perché  porta  a 
schiacciamento del terreno stesso.  
 

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Caratteristiche biologiche del terreno 
1. Umificazione → trasformazione di sostanza organica in humus. 
2. Mineralizzazione  →  trasformazione  della  sostanza  organica  che 
ritorna allo stato minerale che viene poi assorbito dalle piante. 
3. Ammonizzazione  →  la  disgregazione  di  sostanze  di  origine 
proteica  danno  origine  a  sali  d'ammonio  che  possono  essere 
assorbiti dalla pianta.  
4. Nitrificazione → formazione di nitrati. 
5. Denitrificazione → formazione di nitriti (non utili alla pianta). 
6. Fissazione  dell’azoto  atmosferico  →  N2  in  forma  molecolare  viene 
trasformato  in  altre  molecole  azotate  assimilabili  dalla  pianta. 
Questo  processo  avviene  ad  opera  di  microrganismi  presenti  nel 
terreno.  
 
Caratteristiche fisiche del terreno 
1. Tessitura 
2. Struttura 
3. Microporosità  →  utile  per  la  risalita  capillare  di  acqua; 
Macroporosità → fa penetrare l’acqua. 
4. Se  il  terreno  è  troppo  compatto  risulta  troppo  tenace  per  la 
lavorazione,  se  al  contrario  è  ricco  di  acqua  risulta  essere  molto 
adesivo,  aderisce  agli  organi  di  lavorazione del terreno stesso. La 
plasticità  è  la  condizione  ottimale  (terreno  né  troppo  tenace  né 
troppo adesivo).  
5. Il  contenuto  d’acqua  del  terreno  determina  il  suo  potenziale 
idrico  ovvero  la  capacità  del  terreno  di  trattenere  i  vari  tipi  di 
acqua (capillare, matricale, gravitazionale, osmotica). 
 
Caratteristiche chimiche del terreno 
1. Soluzione circolante  
2. Potere assorbente  
3. Ph  →  acidità  data  dalla  soluzione  circolante  influenzata  dal 
potere  assorbente  perché  più  acqua  viene  trattenuta  più  il 
comportamento  della  solubilità  delle  varie  sostanza  si  differenzia 
e a sua volta influenza il pH. 

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1.6 AGROTECNICA E FERTILIZZAZIONE 
 
Lavorazioni del terreno 
Distinguiamo diversi tipi di lavorazioni:  
1. Lavorazione  straordinaria  →  quando,  per  la  prima  volta,  si  passa 
da un terreno incolto ad un terreno che verrà coltivato.  
Esempi:  disboscamento,  decespugliamento,  spietramento, 
bonifica, scasso ammendamento, sistemazione ecc.  
2. Lavorazione  ordinaria  periodica  →  lavori  che  si  ripetono con una 
certa periodicità (alcuni anni) e che servono a rinnovare la fertilità 
del terreno o a rimescolarlo.  
Esempi: rinnovo, maggese. 
3. Lavorazione  ordinaria  annua  →  lavori  che  seguono  il  ciclo  della 
pianta: 
a) Lavori  preparatori  →  vangatura,  aratura,  zappatura, 
erpicatura, estirpatura, rullatura.  
b) Lavori  di  semina  →  spargimento  del  seme,  copertura  del 
seme.  
c) Lavori  colturali  o  consecutivi  →  erpicatura,  sarchiatura, 
rincalzatura, ecc. 
d) Lavori di raccolta → mietitura, falciatura, vendemmia, ecc.  
 
Aratura  
Lavoro ordinario annuale. 
Si  taglia  la  superficie  del  terreno  con  uno  strumento  che  rovescia  la 
zolla  in  modo  da  portare  in  superficie  la  parte  di  terreno  che 
resterebbe  in  profondità.  L’obiettivo  è  quello  di  ripristinare  la  struttura 
del  terreno e di portare in superficie residui colturali e malerbe in modo 
che alla luce del sole vengano ossidati e demoliti.  
 
Pre semina o pre trapianto 
In  pre  semina  vengono  effettuate  lavorazioni  con  strumenti  discissori 
che  vanno  a  definire  la  grandezza  della  zolle.  Si  possono  utilizzare 
diversi strumenti:  

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1. Erpici a maglia → in grado di rompere le zolle più grandi. 
2. Estirpatore → in grado di rompere le zolle più grandi. 
3. Frese  →  dischi  rotanti  che  riescono  a  tagliare  la  superficie  del 
terreno  e a frantumare le zolle. La differenza con i primi due è che 
le  frese  tagliano  solamente  il  terreno  e  non  portano  in  superficie 
parti  profonde.  Per  questo  le  frese  non  sono  consigliate  in  un 
terreno con malerbe perché si aumenterebbe la contaminazione.  
 
Pacciamatura con film plastici 
Si  copre  il  terreno  con  film  plastici  in  modo  da  formare  un  microclima 
caldo.  Il  trapianto  avviene  bucando  il  film  plastico  in  modo  che  le 
piantine  sporgano  fuori.  In  questo  modo  si  tengono  sotto  controllo  le 
malerbe  che  rimangono  sotto  il  film  plastico  e  non  avendo  a 
disposizione luce solare non riescono a svilupparsi. Ha anche l’obiettivo 
di trattenere l’acqua che in questo modo non riesce ad evaporare. 
Nella  coltura  di  fragole  la  pacciamatura  ha  anche  lo  scopo  di  far 
sviluppare  la  pianta  all’esterno  del  film  plastico  in  modo  che  i  frutti 
fuoriusciti,  non  poggiano  sul  terreno,  in  questo  modo  il  frutto  non  si 
sporca e non può essere attaccato dagli insetti presenti nel terreno. 
Altri  tipi  di  pacciamatura  (non  con  film  plastico)  sono:  pacciamatura  in 
paglia,  pacciamatura  in  corteccia  (giardini,  aiuole,  piante  in  vaso), 
pacciamatura  con  tessuto  non  tessuto,  pacciamatura  con  colture  di 
copertura  (es:  frutteti,  vigneti,  protegge  la  coltura  da  piogge  battenti  e 
limita l'esposizione alla luce solare).  
 
Semina  
La  semina  è  preceduta  dalla  rullatura,  processo  che  prevede  il 
passaggio  sul  terreno  con  dei  rulli  pesanti  che  ne  compattano  la 
superficie.  Ha  lo  scopo  di  rendere  omogenea  la  superficie  in  modo che 
la  deposizione  del  seme  sia  ordinata  e  regolare.  La  rullatura  può 
avvenire  anche  post  semina  con  lo  scopo  di  far  aderire  meglio  il  seme 
al terreno.  
 
 
 

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Lavori consecutivi  
1. Sarchiatrice  →  macchina  che  passa  nell’interfila  (tra  una piantina 
e  l’altra)  per  estirpare  le  malerbe  e  rilavorare  superficialmente  il 
terreno.  
2. Rincalzatrice  →  macchina  che  passa  nell’interfila  ripristinando  lo 
strato  di  terreno  più  vicino  alla  pianta  con  lo  scopo  di  ricoprire il 
collo della pianta e ristabilire la sua struttura. 
 
Concimazione  
Dopo  la  raccolta  di  una  coltivazione,  per  poterne  attuare  un’altra  è 
necessario  che  il  terreno  ripristini  i  nutrienti  che  sono  stati  persi  in 
quanto  assorbiti dalla coltivazione precedente. Questo avviene in parte 
con i residui rimasti nel terreno e in parte con la concimazione.  
Fertilizzazione  →  sostanza  chimica  aggiunta  al  terreno  per  ripristinare 
le caratteristiche nutrizionali (fertilità).  
Concimazione  →  sostanza  atta  a  migliorare  la  funzione  di  nutrizione, 
quindi  agisce  sul  mantenimento  della  fertilità  nel  tempo  (esiste 
concimazione chimica).  
 
Nutrimento delle piante 
I nutrienti di cui necessita la pianta sono:  
1. Acqua e CO2 → per crescere e fotosintetizzare. 
2. Macroelementi  →  (7)  azoto,  potassio  e  fosforo  (principali),  calcio, 
magnesio, zolfo e ferro. 
3. Microelementi  →  (5)  boro,  manganese,  rame,  zinco  e  molibdeno. 
Presenti  in  piccole  quantità rispetto ai macroelementi. Non hanno 
funzione  strutturale  ma  catalizzano  gran  parte  dei  processi 
metabolici della pianta.  
 
Azoto  
Rappresenta  l’1-3%  della  sostanza  secca  della  pianta.  La  quantità  varia 
in  base  alla  pianta.  Più  è  giovane  più  c'è  azoto.  La  maggior parte dell’N 
è  sottoforma  di  proteine  e  enzimi  (proteine  rappresentano  15-18%  della 
pianta),  il  restante  si  trova  nella  clorofilla,  negli  acidi  nucleici,  negli 
alcaloidi  e  nei  glucosidi.  La  presenza  di  N  stimola  l’accrescimento  e  la 

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quantità  di  clorofilla,  infatti  piante  ricche  in  N  sono  anche  molto  verdi. 
La  pianta  non  può  assorbire  N  sottoforma  di  N  molecolare  ma  lo 
assorbe  sottoforma  di  NO3-  (ione  nitrato)  e  NH4+  (ione  ammonio).  Il 
terreno  non  ha  sempre  sufficienti  quantità  di  N  perché  è  soggetto  a 
dilavamento  (N  è  solubile  e  quindi  può  andare  verso  le  falde), 
volatilizzazione  (N  è  una  molecola  volatile),  denitrificazione  (viene 
trasformato in N atomico non assorbibile dalla pianta) e combustione.  
Presenza eccessiva dell’N provoca:  
1. Rallentamento  nello  sviluppo  →  tende  a sviluppare le parti verdi e 
quindi non si irrobustisce.  
2. Minor resistenza alle malattie e alle avversità.  
3. Incremento dei consumi di acqua.  
4. Incremento  di  nitrati  nelle  foglie  che  fa  perdere  valore  nutritivo 
alla pianta.  
Come apportare N alla pianta:  
1. Piogge spontanee  
2. Azotofissazione  non  simbiotica  →  da  parte  di  batteri 
naturalmente  presenti  nel  terreno  che  riescono  a  trasformare  l’N 
molecolare in N assimilabile dalle piante. 
3. Azotofissazione  simbiotica  →  ad  opera  di  rizobi  o  leguminose  a 
livello delle radici. 
4. Concimazione  azotata→  può  essere  organica  o  minerale.  Quella 
minerale  avviene  attraverso  fertilizzanti  azotati  che  si  dividono in 
due  gruppi:  fertilizzanti  ammoniacali  (urea,  calciocianamide, 
solfato  ammonico,  ammoniaca  anidra,  nitrato  ammonico)  e 
fertilizzanti  nitrici  (nitrato  di  calcio,  nitrato  di sodio). La differenza 
è  che  i  secondi  sono  di  utilizzo  immediato  mentre  i  primi 
richiedono del tempo.  
 
Fosforo  
Nelle  piante,  il  fosforo  conferisce  robustezza  alla  struttura  della pianta 
e  gioca  un  ruolo  importante  durante  la  fioritura,  la  fruttificazione,  la 
maturazione  e  la  resistenza  alle  malattie.  Lo  possiamo  trovare  nelle 
molecole  come  ATP  e ADP, nei fosfolipidi, nelle membrane cellulari, negli 
acidi  nucleici  e  nell’acido  fosfoglicerico  (importante  nella  sintesi 

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clorofilliana).  Alcuni  fertilizzanti  fosfatici  sono:  perfosfato  minerale, 
perfosfato doppio, perfosfato triplo, scorie thomas. 
Nel terreno: 
1. Il  fosforo  è  presente  sottoforma  di  acido  fosforico  ed è proprio in 
questa forma che viene assorbito dalle piante.   
2. Nei  residui  colturali  non  è  presente  fosforo pertanto è necessario 
ripristinarlo attraverso la concimazione. 
3. Il  fosfato  si  lega  anche  a  sostanze  organiche  che  difficilmente 
riescono a spostarsi (difficile mobilità).  
4. Vi  è  una  difficoltà  mondiale  legata  all'approvvigionamento  di 
fosforo  in  quanto  è  una  sostanza  che  sta  diventando  sempre  più 
rara.  I  terreni  italiani  sono  ricchi  di  questa  sostanza  quindi  per 
ora questo non rappresenta un problema.  
5. Spesso  il  fosforo  precipita  e  viene  retrogradato  diventando 
indisponibile.  
 
Potassio  
Si esprime come K2O (ossido di potassio).  
Nel  terreno  è  legato  alla  sostanza  organica,  è  poco  mobile  e  poco 
solubile. 
Nelle piante: 
1. Presente intorno all’1% (sostanza più presente dopo l’N).  
2. Non è presente in composizione con altre molecole. 
3. Ha  diverse  funzioni:  permette  gli  scambi  di  sostanze,  migliora  la 
qualità  dei  fiori,  dei  semi  e  dei  frutti,  conferisce  una  migliore 
resistenza alle malattie e all’allettamento.  
In  caso  di  carenza  i  sintomi  sono:  essicamento  dei  germogli  e  dei 
margini fogliari e ridotta maturazione dei frutti.  
Alcuni  fertilizzanti  potassici  sono:  cloruro  potassico,  solfato  potassico, 
salino potassico.  
 
Fertilizzanti composti N-P-K  
Normalmente  i  fertilizzanti  utilizzati  comprendono  tutti  e  tre  i 
macroelementi  (N-P-K)  in  rapporti  diversi  a  seconda  delle  necessità. 
Questi  possono  essere  in  polvere,  in  granuli  o  liquidi.  I  primi  due, 

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possono  essere  somministrati  attraverso  uno  spandiconcime 
centrifugo  oppure  direttamente  sul  filare  durante  la  semina.  I 
fertilizzanti  liquidi,  invece,  hanno  un  effetto  immediato  e  vengono  dati 
attraverso concimazione fogliare.  
 
Concimazione organica  
Microelementi  
1. Boro  →  non  ha  una  funzione  strutturale  ma  regola  l’attività  di 
enzimi  coinvolti  nella  fioritura,  nella  fruttificazione  e  nella 
moltiplicazione  cellulare.  La  carenza  si manifesta con pH anomali 
e  con  poca  sostanza  organica.  Alcune  piante  sono  più  sensibili 
alla  carenza  (piante  da  frutto,  barbabietola  da  zucchero,  cicoria, 
tabacco, orzo, vite) altre invece riescono a resistere meglio.  
2. Calcio  (macroelemento  secondario)  →  difficilmente  si  va  in 
carenza.  Il  calcio  è  importante per la sua capacità di mantenere il 
pH  vicino  alla  neutralità.  Il  pH  è  importante  in  quanto  gioca  un 
ruolo  importante  negli  equilibri  salini  nel  terreno.  Si  può  avere 
casi  di  carenza  di  calcio  (dilavamento  del  calcio)  con  con 
conseguente  abbassamento  del  pH,  quando  vi  sono  forti 
precipitazioni. L’eccesso di calcio, invece, porta la pianta ad avere 
difficoltà ad assorbire gli altri elementi come K, P, Mg e Fe. 
3. Rame  →  importante  per  l’attivazione  di  alcuni  enzimi  e  per  lo 
svolgimento  di  reazioni  ossidoriduttive.  Vi  è  una  carenza  di  Cu 
quando  il  terreno  è  ricco  di  Ca  o  P,  perché  questi  elementi 
rendono  difficile  l’assorbimento  del  Cu  da  parte  della  pianta.  Tra 
le  piante  più  sensibili  alla  carenza  di  Cu  ci  sono  i  cereali 
autunno-vernini  e  la  barbabietola  da  zucchero,  questo 
provocherà  una  diminuzione  di  quantità  della  cariosside  (della 
resa).  
 
PH del terreno  
Il  pH  influenza  la  capacità  del  terreno  di  rilasciare  o  trattenere 
determinate  sostanze  e  il  livello  di  saturazione  della  sostanza  stessa. 
Quando  una  sostanza  va  in  sovrasaturazione  precipita  e  si  trasforma 
in un composto non più assimilabile dalla pianta.  

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Gran  parte  delle  piante  favoriscono  un  pH  neutro  (6-8).  Al  difuori  di 
questo  range  risulta  difficile  per  la  pianta  riuscire  ad  assorbire  gli 
elementi  di  cui  ha  bisogno  (anche  se  questi  sono  disponibili  nel 
terreno).  
Spesso  si devono attuare correzioni del pH. Se il terreno è troppo acido 
si utilizza calce, se è troppo alcalino si utilizza acqua + gesso. 
 
 
1.7 AVVERSITÀ E AVVICENDAMENTI  
 
Avversità del terreno e concimi organici  
Se  il  terreno  presenta  delle  avversità  viene  compromesso  lo  sviluppo 
della pianta. Alcune avversità del terreno sono:  
1. Lavorazioni  →  provocano  un  arieggiamento  del  terreno  che 
comporta  ossidazioni.  Le  lavorazioni  provocano  anche 
l'eliminazione  dell’acqua  in  eccesso  e  il  dilavamento  delle 
sostanze  nutritive  che  vengono  quindi  trasportata  negli spazi più 
profondi  del  terreno  e  quindi  meno  raggiungibili  dalla  pianta. 
Inoltre,  macchine  pesanti,  provocano  un  compattamento  del 
terreno e una perdita della sua fertilità.  
2. Avversità  biologiche  →  malattie  crittogamiche  provocate  da 
insetti,  malerbe,  muffe  vanno  a  limitare  la  produttività  della 
coltivazione. Queste devono rimanere sotto controllo.  
3. Perdita  di fertilità → provoca la perdita della struttura del terreno, 
la  mancanza  di  nutrimento  per  la  pianta  e  la  diminuzione  della 
capacità  del  terreno  di  trattenere  acqua  e  umidità.  Per 
ripristinare  la  fertilità  del  terreno  si  utilizzano  concimi  organici 
(prima  dei  concimi  chimici)  perché  oltre  ad  apportare  nutrienti  al 
terreno  favoriscono  anche  la  fertilità  nel  tempo.  Tra  i  concimi 
organici troviamo:  
a) Letame  →  deiezioni  animali  con  paglia,  portare  a 
maturazione. 
b) Liquame → deiezioni animali fresche. 
c) Pollina → deiezioni del pollame. 

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d) Cessino,  pecorino,  guano  →  derivano  tutti  da  deiezioni 
animali. 
e) Sangue secco → prodotto di scarto della macellazione. 
f) Laniccio → prodotto di scarto della lavorazione della lana. 
g) Carniccio  →  prodotto  di  scarto  della  lavorazione  della 
carne. 
h) Cuoiattoli → prodotto di scarto della lavorazione del cuoio. 
 
Patologie crittogamiche  
Lo sviluppo di patologie crittogamiche provoca diversi danni:  
1. Attacco  del  culmo  →  danneggia  la  struttura  della  pianta  e  quindi 
la  possibilità  di  raccolto.  Può  danneggiare  anche  la  capacità  di 
fotosintesi se il cumo è una parte verde.  
2. Attacco  della  radice  →  danneggia  la  capacità  di  assorbire 
nutrienti e di sviluppo.  
3. Attacco  della  parte  edibile  →  danni  commerciali  perché  viene 
attaccato in modo diretto il frutto. 
4. Attacco delle foglie → meno fotosintesi. 
Cura/prevenzione:  
1. Trattamenti anticrittogamici  
2. Scelte  colturali  →  scelgo  la  pianta  da  coltivare  in  una  zona  in  cui 
so  che  non  è  troppo  soggetta  ad  attacchi.  Scelgo  anche  il 
periodo giusto.  
 
Infestazione di insetti  
Ha  gli  stessi  danni delle malattie crittogamiche con la differenza che gli 
insetti  possono  attaccare  anche  il  prodotto  in  magazzino  con 
conseguente perdita di quantità e qualità.  
Cura:  
1. Trattamenti  insetticidi  →  procedura  che  può  avvenire 
direttamente  in  campo  oppure  nei  prodotti  in  magazzino.  Deve 
essere  fatto  in  anticipo  rispetto  al  momento  della  raccolta  per 
dar  modo  alla  pianta  di  eliminare  la  sostanza  chimica  utilizzata 
per evitare la presenza di residui sul prodotto che raccogliamo.  
2. Scelte colturali e tecniche agronomiche adeguate.  

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Infestazione di malerbe  
Le  malerbe  sono  molto  adattabili,  e  sono  in  grado  di  svilupparsi, 
diffondersi  e  riprodursi  molto  facilmente.  Si  possono  riprodurre  sia per 
via agamica che per via gamica.   
Danni:  
1. Competizione  →  tra  la  pianta  e  la  malerba  (erba  infestante). 
Quest’ultima  è  molto  simile  alla  pianta  che  coltiviamo  per  questo 
entra  in  competizione  con  essa.  Essendo  la  malerba  un’erba 
selvatica  ha  molta  resistenza  e  quindi  potrebbe  prendere  il 
sopravvento  sulla  pianta  coltivata.  Compete  sottraendo  alla 
nostra pianta nutrienti, luce, spazio e acqua. 
2. Protezione  insetti  parassiti  →  le  malerbe  sono  spesso  il  veicolo 
per insetti e malattie crittogamiche.  
Cura/prevenzione indiretta: 
1. Utilizzare  un  seme  non  infetto  che  quindi  non  contiene  sementi 
estranee che potrebbero diffondere le malerbe. 
2. Utilizzare  tecniche  di  lavorazione  in  grado  di  controllare  le 
malerbe. 
3. Pacciamatura 
Cura/prevenzione diretta:  
1. Con  mezzi  fisici  →  es.  pirodiserbo,  riscaldamento  forte degli strati 
superficiali  del  terreno  in  grado  di  eliminare  la  capacità 
germinativa  dei  semi  di  malerba,  da  attuare  prima  di  seminare  la 
nostra pianta.  
2. Con  mezzi  meccanici  →  es:  sarchiatura  e  rincalzatura  (da  attuare 
lungo  l’interfila) permettono l’eliminazione dello strato superficiale 
del  terreno  e  quindi  di  tutto  ciò  che  è  presente  nell’interfila. 
Attraverso  un  taglio  ripetuto  si sottraggono gli elementi di riserva 
della  malerba  (nutrienti  ecc)  cosicché  non  abbia  la  possibilità  di 
svilupparsi.  
3. Con mezzi chimici → es: diserbanti. 
 
 
 

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Diserbanti  
I  trattamenti  diserbanti  possono  essere  fatti  o  sul  terreno o sulle foglie. 
Su  queste  ultime  il  trattamento  ha  un’azione  locale  ma  può  anche 
traslocare su tutta la pianta.  
I diserbanti si suddividono in:  
1. Totali → danneggiano tutte le piante (non sono selettivi). 
2. Selettivi  →  danneggiano  solo  la  malerba,  non  danneggiano  la 
specie coltivata. La selettività si basa su differenze morfologiche e 
fisiologiche e differenze nella capacità di assorbimento.  
Trattamenti diserbanti possono avvenire in:  
1. Pre-semina → si possono utilizzare diserbanti totali.  
2. Pre-emergenza→  se  ci  sono  malerbe  che  emergono  prima  della 
nostra  piantina,  utilizziamo  diserbanti  che  agiscono  sulla  parte 
aerea così da non compromettere il seme della nostra pianta.  
3. Post-emergenza  →  può  essere  localizzato  (es  solo  nell’interfila) 
oppure  sottochioma.  In  questo  modo  indiriziamo  l’attività 
diserbante solo sulle piante che non ci interessano.  
 
Avvicendamenti  
Distinguiamo diverse tecniche colturali:  
1. Avvicendamento  →  successione  di  varie  colture  sullo  stesso 
terreno.  
2. Monosuccessione  →  coltivazione  della  stessa  coltura  sullo  stesso 
appezzamento nel passare degli anni.  
3. Rotazione  →  successione  colturale  che  prevede  il  ritorno  della 
stessa  coltura  sullo  stesso  appezzamento  dopo  un  certo  numero 
di anni. 
4. Coltura  intercalare  →  coltura  principale  rimane  sempre  la  stessa 
oppure  può  anche  cambiare  ma  tra  una  coltura  principale  e 
l'altra  vi  è  lo  spazio  temporale  per  coltivare  qualcosa  di  diverso. 
Es:  quando  abbiamo  colture  principali  che  hanno  un  raccolta 
precoce  e  una  semina  tardiva,  c’è  il  tempo  per  coltivare 
qualcos’altro.  
 

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L’avvicendamento  delle  colture  è  una  tecnica  sempre  più  in  disuso 
perché ha degli aspetti negativi:  
1. Necessità di un parco macchine maggiore.  
2. Necessità  di  una  continuità  produttiva  soprattutto  se  abbinata 
ad allevamenti o contratti con industria.  
3. Valore  commerciale  →  minor  quantità  di  prodotto  finito  perché  il 
terreno è diviso per più colture.  
L’avvicendamento  è  molto  adatto  alla  coltivazione  biologica  che  non 
utilizza fertilizzanti chimici.  
 
Stanchezza del terreno  
Corrisponde  a  una  perdita  di  fertilità  del  terreno  che  si  manifesta 
soprattutto  durante  la  monosuccessione.  Questo  perché  si  sviluppa 
una  maggior  sensibilità  agli  attacchi  parassitari  causata  da  un 
accumulo  di  insetti,  malerbe,  malattie  ecc.  Inoltre  vi  è  una  perdita  di 
nutrienti  in  quanto  la  coltura  coltivata  è  sempre  la  stessa  e  quindi 
necessita  sempre  degli stessi nutrienti. Per ovviare a questo problema è 
consigliato optare per l’avvicendamento. 
Colture  più  sensibili  alla  monosuccessione → bietola, carota, cavolfiore, 
pomodoro,  girasole,  insalata,  pisello,  veccia,  fagiolo,  uva,  erba  medica, 
trifogli, vigna, ecc.  
Colture  non  sensibili  alla  monosuccessione  →  graminacee  foraggere, 
mais, riso, patata, canapa, lupino, ecc.  
 
 
1.8 CICLO COLTURALE  
 
1. Scelta colturale  
2. Concimazione di fondo  
3. Preparazione del letto di semina  
4. Semina o trapianto  
5. Diserbo  
6. Concimazione in copertura  
7. Trattamenti antiparassitari  
8. Irrigazione  

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9. Raccolta  
10. Essiccazione  
11. Conservazione  
 
Scelta colturale 
La  scelta  della  coltura  in  una  determinata  zona  è  legata  a  fattori  di 
produttività  e  qualità.  Devo  valutare  i  mezzi  a  disposizione,  ad 
esempio,  se  non  ho  sistemi  di  irrigazione  dovrò  scegliere  una  coltura 
che  può  sopravvivere  solo  con  l’acqua  piovana.  Inoltre,  dovrò  tenere in 
considerazione la richiesta del mercato.  
 
Concimazione di fondo  
Può essere organica (effettuata solitamente in inverno) o minerale.  
 
Preparazione del letto di semina  
Svolta  attraverso  l’aratura  o  l'erpicatura  con  lo  scopo  di  creare  delle 
piccole  zolle.  Attraverso  l’erpice  possiamo  infatti  sminuzzare  le  zolle  e 
ottenere un terreno omogeneo e abbastanza pianeggiante. 
 
Semina e trapianto  
Semina → seme. 
Trapianto → piantina.  
Le caratteristiche che devo prendere in considerazione sono:  
1. Perfetto livellamento del terreno. 
2. Epoca  in  cui  si  procede  con  la  semina  o  il  trapianto,  in  quanto  il 
meteo influenzerà lo sviluppo della coltura.  
3. Semina  alla  giusta  profondità  per  far  si  che  il  seme  non  vada 
disperso.  
4. Mantenere  la  giusta  distanza  tra  le  file  affinché  le  piantine  non 
entrino in competizione tra loro.  
5. Quantità  di  seme  seminato,  che  sarà  proporzionato  alla  qualità 
di  semente  utilizzata:  devo  sapere  se  i  semi  che  semino 
germoglieranno  nella  loro  totalità  oppure  se  c’è  la  possibilità che 
alcuni  possano  non  svilupparsi,  in  tal  caso  dovrò  seminare  un 
maggior numero di semi. Dovrò inoltre tenere in considerazione la 

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possibilità  che  alcuni  animali/uccelli  possano  cibarsi  del  seme 
seminato, oppure di eventuali ristagni.  
 
Diserbo  
Quando  la  pianta  è  germinata  potremmo  aver  bisogno  di  trattare  con 
diserbanti  il  terreno.  Questo  processo  può  essere  fatto  attraverso 
l’utilizzo  di  diserbanti  chimici,  oppure  per  mezzo  di  processi  meccanici 
quali:  la  sarchiatura  che  permette  di  eliminare  le  piante  che  si  trovano 
nell’interfila oppure il pirodiserbo che viene utilizzata in pre-emergenza. 
 
Concimazione in copertura  
Concimazione  che  avviene  quando  le  piante  sono  già  presenti  in 
campo.  Solitamente  si  parla  di concimazione azotata perché K e P sono 
poco  mobili  e  quindi  vengono  somministrati  in  pre  semina  oppure  al 
lato  della  piantina.  L’N,  invece,  deve  essere  distribuito  più  volte  nel 
corso  della  vita  della  pianta  per  renderlo  sempre  disponibile in quanto 
grosse quantità possono essere perse per dilavamento.  
 
Trattamenti antiparassitari  
Oltre  ai  trattamenti  insetticidi,  fungicidi,  e  contro  le  muffe  (malattie 
crittogamiche)  vi  sono  anche  trattamenti  acaricidi  (contro  acari)  e 
nematocidi (contro i nematodi, vermi). 
 
Irrigazione  
Non sempre necessaria.  
 
Raccolta  
Una  volta  che  la  pianta  è  completamente  sviluppata  e ha completato il 
processo  di  traslocazione  dei  nutrienti  nei  punti  di  nostro  interesse,  si 
può procedere alla raccolta.  
La  raccolta  può  avvenire  in  diversi  modi:  può  essere  manuale,  quando 
dobbiamo  asportare  solo  i  frutti  e  non  l’intera  pianta,  oppure 
meccanica,  se  invece  dobbiamo  asportare  l’intera  pianta.  In  questo 
ultimo  caso  procederemo  con  la  mietitura.  La  mietitrice  è  una 
macchina  che  taglia  la  pianta  completamente ed è spesso abbinata ad 

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una  trebbiatrice  che  separa  le  parti  di  nostro  interesse  dalle  parti  di 
sostegno che non sono necessarie per la nostra produzione.  
 
Essiccazione  
L'essiccazione  avviene  quando  si  vuole  eliminare  l’umidità dal prodotto 
affinché si possa conservare più a lungo.  
 
Conservazione  
Può  durare  anche  parecchi  mesi e ha caratteristiche diverse a seconda 
del prodotto da conservare. 
Per  i  cereali  la  conservazione  avviene  in  cisterne  refrigerate,  questo 
diminuisce  la  possibilità  di  attacchi  parassitari  e  migliora  la 
conservazione  del  cereale  stesso.  Esistono  anche  sistemi  di 
conservazione  con  atmosfera  controllata  ovvero  in  cisterne  dove  l’aria 
viene  modificata  per  favorire  la  conservazione  del  prodotto,  ad 
esempio viene sostituito l’ossigeno con gas inerti oppure con l’azoto.  
Un  altro  esempio  di  tecnica  di conservazione è quella del silomais dove 
il  mais  viene  schiacciato  e  lasciato  fermentare  in  modo  controllato.  In 
questo  modo,  si  origina  il  silomais,  un  prodotto  molto  valido  dal  punto 
di vista nutritivo.  
 

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