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CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELL’ ARCHITETTURA

GENERALITÀ SULLE CHIUSURE ORIZZONTALI

Classificazione e caratteristiche delle chiusure


orizzontali

Chiusure orizzontali di base


Chiusure orizzontali intermedie
Chiusure di copertura

- Solai di tipo monolitico


- Solai a nervature e solette
- Solai di tipo misto in opera
- Solai di tipo misto con travetti prefabbricati
- Solai in lastre di c. a. precompresso
- Solai a pannelli
- Solai su sostegni isolati

1 DISPENSE DEL LABORATORIO INTEGRATO DI PROGETTO E COSTRUZIONE 2 - MODULO ARCHITETTURA TECNICA


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CHIUSURE ORIZZONTALI
Generalità sulle chiusure orizzontali e chiusure orizzontali in c.a.
Le chiusure orizzontali sono elementi di fabbrica che dividono in
senso orizzontale l’edificio e possono essere:
- Piane (come nelle immagini (riportate a destra) in fase di esecuzione);
- Inclinate o a più piani inclinati come nel caso dei tetti.
Insieme agli altri elementi di fabbrica contribuiscono a racchiudere
lo spazio, garantendo condizioni climatiche e ambientali.
Le chiusure orizzontali possono essere:
- di base con la funzione di staccare ed isolare l’edificio dal terreno;
- di copertura con la funzione di isolare l’edificio dall’esterno;
- intermedie che dividono orizzontalmente lo spazio interno
dell’edificio.

Essendo diverse le loro funzioni, sono diverse le realizzazioni.


Infatti le C.O.B. devono impedire innanzi tutto che l’umidità del terre-
no risalga verso l’abitazione. Allo stesso tempo devono sostenere i
carichi permanenti e accidentali, quindi devono avere resistenza
meccanica e consentire la praticabilità.
Le C.O.I., poiché in genere non dividono ambienti con temperature dif-
ferenti, non richiedono isolamento termico, mentre devono assicurare
un buon isolamento acustico. Devono avere elevate proprietà statiche
poiché devono reggere i carichi sovrastanti.

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Circa le sollecitazioni, possiamo dire che mentre la C. O. B. è una struttura com-


pressa perché poggiata a terra e sottoposta ai carichi sovrastanti e alla reazione del
terreno, la C.O.I. è sempre una struttura inflessa in quanto è poggiata su elementi
lineari: le travi.
La C.O.C. infine deve reggere il peso proprio e i carichi accidentali, come la neve
ed il vento. Inoltre deve garantire un ottimo isolamento termico e deve consentire
un rapido smaltimento delle acque piovane.

In qualunque tipo di C. O. si possono distinguere tre parti:

1°)- la parte resistente,


2°)- il completamento all’estradosso ( per l’igiene e la praticabilità);
3°)- il completamento all’intradosso ( per l’igiene e la praticabilità).

Esiste anche una quarta parte relativa agli impianti, che può essere, rispetto alle
C. O., sia autonoma (nell’estradosso e/o nell’estradosso), che inglobata nel masset-
to.
In ogni caso le tre fasce sono progettate in modo adeguato per ospitare gli impianti:
se sono sull’estradosso possono essere inglobati, ma con protezione, in un getto su
cui poggia il pavimento, oppure se sono ispezionabili cioè non inglobati nel getto ma
lasciati liberi (come nel CIS di Cagliari, come riportato nell’immagine di cantiere
nella pagina seguente), il pavimento poggia su particolari staffe risultando così gal-
leggiante. Se infine gli impianti sono all’intradosso si possono appendere e dopo co-
prire con un controsoffitto.

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Caratteristiche generali

I requisiti delle chiusure orizzontali sono:


- Resistenza ai carichi permanenti e accidentali;
- Leggerezza, per ridurre il carico permanente e garantire econo-
mia sia nella struttura portante che nelle fondazioni;
- Elasticità contenuta entro limiti accettabili, affinché sotto
carico abbiano modeste frecce d’inflessione;
- Spessore ridotto, per utilizzare al meglio l’altezza e perciò il vo-
lume edificabile;
- Mantenimento del microclima in ogni ambiente (isolamento
termico), la traspirazione dei materiali verso l’esterno e
l’impermeabilità verso l’interno (equilibrio igrometrico);
- Isolamento acustico;
- Continuità della superficie intradossale, (come nel C.I.S.);
- Resistenza al fuoco;
- Possibilità di installare impianti;
- Economia.
In base alla posizione all’interno dell’edificio, tali requisiti vengono
assicurati con differenti modalità progettuali ed esecutive.
Analizziamo le chiusure piane, sorrette da ossature murarie o da
travi. Le loro caratteristiche sono strettamente correlate al
tipo di vincolo, alla luce del solaio, al peso che vi grava, alla
manodopera tradizionale o specializzata, etc... Sede del Cis-Cagliari, R. Piano. Particolare delle travi estradossate.

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Esempio di
COB su vespa-
io in pietrame
di varia pezza-
tura. La chiusu-
ra orizzontale
di base deve
Ogni solaio necessita almeno di due sostegni continui, di-
possedere re-
sposti su due lati opposti in modo tale da resistere alle sollecita- quisiti tali da
zioni che il solaio trasmette ad essi. assicurare
l’abitabilità e il
Meglio se la disposizione dei sostegni è a maglia chiusa,
comfort degli
senza soluzione di continuità, per poter liberamente scegliere la
ambienti inte-
disposizione degli elementi portanti – travi e travetti – per una ressati.
convenienza statica ed economica.

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Esempio di COB su vespaio Muratura Pavimento


in pietrame di varia pezza- Massetto
Chiusure orizzontali di base tura. Impermeabilizzazione
Il problema principale da risolvere è la prote- Il sistema costruttivo deve

zione dall’umidità, trasmessa dal terreno e quindi provvedere a garan- Aerazione


tire il controllo dell’umidità
il relativo comfort ambientale interno. Per impe-
risalente dal terreno, della
dire la risalita dell’umidità per capillarità, si Massetto
condensa, della temperatu-
Fondazione Vespaio
cerca di impedire le vie d’accesso all’acqua. ra superficiale.
Ad es. la bentonite è un ottimo isolante, se di- Questi requisiti sono rag-
giunti mediante la costru-
sposta tra la fondazione. ed un getto di cls.
zione di un’intercapedine
Le chiusure di base possono anche essere rea-
aerata, di un vespaio aerato
lizzate con un solaio, (come le chiusure interme- o di un massetto su mem-
die), risultando così inflesse, oppure con ve- brana impermeabile.

spaio, e quindi poggiate sul terreno. Separare la chiusura verti-


cale di un locale interrato
In quest’ultimo caso si realizza il vespaio, ossia
creando una intercapedine
uno strato di pietrame di circa 25/40 cm (in è una misura efficace tanto
funzione del terreno su cui poggia), composto da per preservare l' opera mu-
pietre con granulometria variabile con i pezzi raria dal contatto col ter-
reno e da fenomeni di con-
più grandi sul fondo e fino al ghiaietto in sommi-
densa o infiltrazioni d'
tà. Al di sopra, un massetto di calcestruzzo ar-
umidità, quanto per favorire
mato con una rete elettrosaldata, etc. l' areazione dei vespai,
Il vespaio oltre a garantire la resistenza mecca- nonche l' areazione e l' illu-

nica necessaria, impedisce anche la risalita minazione dei lo ca li


seminterrati.
dell’acqua e dell’umidità.

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L’ ultimo stra-
to del vespaio
sarà costituito
da ghiaietto
fine sino alla
quota prescrit-
ta.
Meglio usare
la bentonite
per impedire il
passaggio
dell’umidità.

Esempio di COB su vespaio areato in pietrame di varia


pezzatura.
Nel vespaio aerato il solaio insiste su uno strato di pie-
trame grezzo entro il quale è assicurata l’aerazione me-
diante canali paralleli, comunicanti con l’esterno e tra
loro, posti a interasse ≤ 1,5 m e con sezione non infe-
riore a 15 cm di base e 20 cm di altezza. Il vespaio ha
funzione drenante e portante.
Viene realizzato con pietre omogenee derivanti da roc-
ce compatte non gelive, con buona resistenza meccani-
ca, non gessose o marmose.
Per lo strato superficiale si impiegano grossi scheggioni
a contrasto, disposti con l’asse maggiore verticale; i
vuoti sono riempiti con scaglie di pietra.

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Se avessimo una struttura compatta l’acqua risalirebbe per capillarità; in questo


modo, invece, la presenza di canaletti fra una pietra e l’altra consente la ven-
tilazione e quindi l’asciugatura delle pietre, che essendo in diretto contatto col
terreno si potrebbero inumidire. Affinché avvenga la ventilazione è necessario fora-
re i muri perimetrali.
Prima di eseguire il vespaio si potrebbe spargere del diserbante nel terreno sco-
ticato (cioè privo dello strato superficiale), oppure stendere una guaina antiradi-
ce. All’estradosso del solaio, devo garantire la transitabilità, che richiede una super-
ficie perfettamente livellata e praticabile.
Occorre inoltre uno strato di materiale isolante (coibente) inserito tra il pavimento e
la parte resistente per evitare lo scambio termico con il terreno.

Esempi di COB con


intercapedine aer-
ata. Questa è ubi-
cata al di sotto del
solaio e deve
essere alta circa 60
cm ed è comuni-
cante con una in-
tercapedine pe-
rimetrale chiusa
all’esterno.

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Le murature di fon-
dazione al di sotto
I materiali isolanti spesso sono materiali soffici e, tanto più del livello stradale,
sono a cellula larga, quanto più sono isolanti. Questa loro sono interessate dal

caratteristica contrasta con la capacità resistente del pavimento f e n o m e n o


dell’umidità, sia per
che deve sostenere i carichi. Pertanto è necessario che, sopra un
pencolamento dal
buon isolante anche comprimibile, si realizzi un massetto (6-8 cm)
terreno circostante,
di cls armato con una rete elettrosaldata per ripartire i carichi. È sia per risalita capil-
buona norma realizzare il vespaio sopra il terreno di superficie lare.

scorticato affinché la quota di calpestio del piano terra sia I sistemi di protezio-
ne prevedono la rea-
rialzata rispetto a quella esterna di circa 50 cm.
lizzazione di interca-
pedini perimetrali
In alternativa al vespaio si può realizzare un solaio creando un aerate, che isolano

vuoto tra questo e il terreno: tale soluzione risulta decisamente la struttura muraria
dal contatto laterale
meno economica del vespaio.
con il terreno,

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Esempio costituito da: Pavimentazione interna in arde-


sia 20 mm, massetto di posa su pannello radiante, so-
letta in cls alleggerito 100 mm, massetto di riempimen-
to in c. a, vespaio aerato con igloo, magrone, terra.
Attenzione all’acqua piovana e all’attacco dell’ infisso!.

Il vuoto risolve anche altri problemi, come


lo smaltimento del gas radon proveniente
dal terreno, nocivo per la salute (i gas sono
capaci di “attraversare” anche il cemento
armato.
Oggi fra le varie soluzioni possibili risulta
molto vantaggioso l’uso di casseforme mo-
dulari a perdere affiancate, creando uno
spazio vuoto tra terreno e piano di calpestio.
Questi elementi prodotti industrialmente co-
Esempio di COB costituita da pavimenta- stituiscono la cassaforma per la parte resi-
zione in gres porcellanato 20 mm , mas-
stente in cls più rete elettrosaldata creando
setto in CLS 80 mm soletta in calcestruzzo
una sorta di soletta nervata, aerata, utilizza-
armato 100 mm, vespaio aerato con ele-
menti tipo cupolex 500mm, magrone 50 bile anche per il passaggio di impianti, an-
mm, magrone 6-8 cm. tiumidità e gas radon.
ATTENZIONE SOLUZIONI SBAGLIA- Questa è un’evoluzione di quel sistema sem-
TE!!!!! La quota esterna deve essere
plice e sicuro che gli antichi romani ci hanno
sempre inferiore di circa 50 cm per
impedire gli allargamenti (ANCHE NEI
tramandato (Ostia antica): intercapedine a
MANUALI TALVOLTA POSSIAMO TRO- muretti di mattoni, vecchie anfore dismesse
VARE SOLUZIONI SBAGLIATE) disposte supine o in posizione verticali.

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A sinistra: Sotto:
Esempio di cassero modulare a per- Occorre ancora ricordare che poiché il
dere in polipropilene per realizzazione piano terra va rialzato rispetto alla
di vespaio aerato. In ogni caso, sia quota del terreno circostante di circa
che si ricorra al vespaio, sia che si 50 cm è buona norma realizzare il
adotti il solaio, è sempre necessario vespaio sul terreno di superficie, pre-
creare delle piccole aperture lungo il vio scotico dello stesso. Lo sfiato di
perimetro della costruzione al fine di aereazione sollevato da terra per im-
permettere una corretta aerazione. pedire la risalita dell’acqua piovana.

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A sinistra: esempio di COB posta


in opera con vespaio aerato,
composta da:
linoleum incollato a dispersione
senza solventi di mm 5; lastre in
fibra di gesso disposte a giunti
sfalsati, di mm 25; pannello in
fibra di legno di mm 8; granula-
to livellante, coibente, a base
minerale di mm 230

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Va sottolineato che la scelta di una COB va fatta in relazione ovvia-


mente al tipo di costruzione da realizzare. In base alla necessità si
devono infatti assicurare determinate caratteristiche e trascurar-
ne altre (ad es. la COB di un capannone industriale non ha ne-
cessità di isolamento termico).
In ogni caso, sia che si ricorra al vespaio, sia che si adotti il solaio è
sempre necessario creare delle piccole aperture lungo il perimetro della
costruzione al fine di permettere una corretta aerazione.

Chiusure orizzontali intermedie: I SOLAI


I solai sono la parte resistente di una chiusura orizzontale infles-
sa (quindi comprende tutte le chiusure orizzontali intermedie,
quelle di copertura e alcune di base).
Esempio di solaio in latero - cemento. Il solaio costituisce la parte
La parte resistente deve essere di un materiale che, sottoposto ai cari- resistente di una Chiusura Orizzontale.
chi, si infletta e li trasmetta allo scheletro portante.
Il sotto impalcato (completamento all’intradosso) deve garantire con-
dizioni di igiene e di facile manutenzione; questo dipende dal fatto
che di solito la parte resistente ha una conformazione tale da non pote-
re essere lavata o spolverata, quindi necessita di una strato piano facil-
mente da pulire. All’estradosso si opera come per le chiusure oriz-
zontali di base: l’unica differenza sta nel fatto che oltre alla bar-
riera termica va inserita soprattutto una barriera acustica.

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Tutti i solai possono essere suddivisi nelle seguenti cate-


gorie

solai ad impalcato autoportante


solai ad ordito più impalcato.

Quest’ultimo, a sua volta, può essere collaborante o non col-


laborante.
I solai ad impalcato autoportante, usato per luci ridotte, so-
no formati da componenti piuttosto grandi (tavoloni di legno,
tegoloni prefabbricati, solette in c.a., ecc) che gravano
direttamente sui sostegni laterali dell’edificio: ad es. la-
stre predalles.
In caso di luci più grandi all’interno del solaio si distinguono
una componente portante principale, chiamata ordito e che
grava direttamente sui sostegni laterali (muri o travi), ed una
componente portata, che grava sull’ordito, chiamata im-
palcato. L’ordito è una trama lineare, singola o multipla, men-
tre l’impalcato fornisce la superficie del solaio.
Rendendo solidali questi due elementi,(ordito ed impal-
cato) anche l’impalcato assume caratteristiche portanti
consentendo di ottimizzare le prestazioni meccaniche del
solaio stesso.

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Solai tradizionali con ordito di acciaio e impalcato


di laterizio
La produzione industriale ha fornito materiali più resistenti
del legno, come l’acciaio; pertanto, ad esempio, al posto
dell’ ordito di legno, si adoperano elementi resistenti di fer-
ro, come gli IPE.
Nelle vecchie case talvolta si trovano le tavole direttamente
sopra questi profilati; ma il solaio era con ordito + impalca-
to non collaborante. Successivamente le tavole vengono so-
stituite da voltine di mattoni. Con questa tecnica muraria
si crea una piccola volta a botte tra i due elementi d’ordito e
ciò determina una reazione inclinata.
In altri casi sono state usate tavelle sopra e sotto. Per non
appesantire il solaio si metteva superiormente, un tavellone
ricurvo per creare un vuoto. Al di sopra si faceva il getto,
mentre sotto si intonacava, come in fig. in alto a sinistra.
L’impalcatura agisce nella direzione del piano del
foglio, mentre l’ordito nel piano perpendicolare.
Quindi sono due gli elementi resistenti separati.
Il solaio in questo caso non è collaborante.

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CHIUSURE ORIZZONTALI DI CEMENTO ARMATO


Questo tipo di solaio,
pur presentando una
Negli edifici a scheletro indipendente, i solai di c.a. col-
notevole affidabilità
laborano alla resistenza dell’edificio perché sono perfet- ed un’ efficace azione
tamente incastrati alle travi. di collegamento tra le
strutture di piedritto,
Negli edifici di muratura i solai sono incastrati ai cordoli e
presenta alcune carat-
travi, che distribuiscono uniformemente il carico sui muri e co-
teristiche negative
quali: la forte inciden-
za economica per le
casseforme ed una
ridotta coibenza.

stituiscono un ottimo collegamento delle strutture in elevazio-


ne. Ad eccezione dell’ultimo solaio di copertura, dove
manca un muro sovrastante, il cordolo può ruotare per
l’inflessione del solaio, mentre in tutti i piani intermedi i cordo-
li assicurano un vincolo di incastro imperfetto o semiincastro.

I solai in c.a. possono essere di tipo:

- monolitico; (come nel caso in figura a sinistra)


- a nervature e solette;
- del tipo misto – laterocemento.

Particolare delle armature in solaio monolitico in calcestruzzo armato.

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Il solaio in c.a. del tipo monolitico .


Può essere realizzato con un’unica soletta, come nella fi-
gura di pag. 16, o con nervature paragonabili alle travi dei
solai di legno o di ferro. I solai ad un’unica soletta piena
devono avere uno spessore minimo pari a 1/30 della lu-
ce e mai inferiore agli 8 cm.
Quelli con nervature lo spessore è di 1/25 della luce.
La sezione resistente è calcolata come una trave infles-
sa a sezione rettangolare, tenendo conto dei vincoli che la
collegano alle murature (appoggio o incastro imperfetto) o
alle travi (incastro perfetto).
Se la superficie della C. O. ha forma rettangolare, la luce
perché per gli sforzi tangenziali bastano i ferri piegati a 45°.
libera di inflessione è sempre quella del lato minore e,
Se la superficie della chiusura orizzontale è quadrata e si han-
parallelamente a questo, si dispongono le armature.
no sostegni sui quattro lati, travi o muri, la soletta si può conside-
Generalmente, salvo casi eccezionali, non si impiegano staffe
rare come una piastra vincolata ai bordi e le armature si di-
spongono nei due sensi (armature incrociate).

I solai a nervature e solette


Sono impiegati in sostituzione dei precedenti solai quando la
luce supera i sei sette metri. Generalmente le nervature han-
no sezione rettangolare e staticamente assumono la forma a T

Esempi di solai in C.A. con nervature e soletta. Occorre notare che gli spessori
esigui o gli interassi tra le nervature elevati hanno l’inconveniente della ossida-
zione delle armature a causa di copri ferri troppo ridotti.

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Esempi di solai in C.A. con nervature e soletta e controsoffitto in laterizio. Occor-


collaborando con parte della soletta.
re citare come aspetti fuori norma: (frequente) spessori esigui ed interassi tra le
Per luci notevoli il solaio con nervature e solette è preferibi- nervature elevati; inconvenienti: ossidazione delle armature per copri ferri trop-
le, perché risulta meno pesante . Ha però l’inconveniente di po ridotti, frequente, sfondellamento delle tavelline inferiori.
In un primo momento l’alleggerimento fu ottenuto sostituendo parte del calce-
presentare le nervature sporgenti all’intradosso che posso-
no essere accettate solo negli edifici industriali. Il solaio
con nervature è meno pesante di quello a spessore costante
a parità di superficie e di vincolo.
Tuttavia presenta l’inconveniente per il costo di cassefor-
me complesse e costose, oltre alla necessità di porre
nell’intradosso un controsoffitto, come in figura.
I solai del tipo misto da gettarsi in opera si ottengono
alternando travetti con file di laterizi forati di vario ti-
po e collegando il tutto superiormente con una soletta
armata detta caldana.
Rispetto ai solai monolitici hanno i seguenti vantaggi:
struzzo della zona tesa
- maggior leggerezza complessiva;
della sezione con file
- migliore coibenza termica e acustica dovuta all’aria
continue di mattoni fora-
contenuta nelle pignatte; ti e concentrando l’ ar-
economia per il minor impiego d’acciaio (per il peso matura metallica lungo

proprio inferiore) e di legname per le casseforme. nervature. Sono stati poi


introdotti, al posto dei
La resistenza è affidata ai travetti e alla soletta supe-
mattoni, blocchi forati di
riore detta caldana, che deve essere pari alla distanza laterizio, di forme diver-
dal bordo compresso all’asse neutro, e in ogni caso se. (vedi fig. C).

non inferiore a cm 4.

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I blocchi usati per i so-


lai misti da gettare in
opera sono detti
"volterrane" e sono
dotati di due sporgen-
ze laterali, nella parte
inferiore, dette
"alette", che acco-
stando i blocchi con-
sentono di realizzare
delle canalette.
Queste canalette rap-
presentano la
"cassaforma" delle ner-
vature di cls che costi-
tuiranno la parte por-
tante del solaio da rea-
lizzare. In esse, viene
disposta l' armatura di

nervature non supe-


riore a 60 cm e lo
spessore della calda-
na pari a 4 – 5 cm.

acciaio, opportunamente dimensionata e sagomata, e viene quin-


di effettuato il getto del cls. Occorre assumere un interasse tra le

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Agli effetti del calcolo si può conside-


rare collaborante con la soletta la
cartella superiore del laterizio a diret-
to contatto con essa.
Per comprendere come sia possibile in-
serire con vantaggio i forati in un solaio
monolitico ad unica soletta senza alte-
rare la capacità di resistenza, basta ri-
cordare che, considerando il solaio co-
me una trave inflessa a sezione rettan- Esempio di armature del travetto in C.A. in un solaio misto in latero—cemento. In figura al centro sezione

golare, la parte superiore è sollecitata a trasversale del travetto.

compressione e quella inferiore a tra-


zione, dove il calcestruzzo serve solo Poiché le pignatte poste nella parte inferiore non sono resistenti a compres-
per collegare i ferri. Nella parte inferio- sione, si distanziano dall’incastro di 25-30 cm, realizzando una parte piena di
re è quindi conveniente raggruppare i calcestruzzo (banchinaggio). Parte dei ferri, che nella zona mediana del travetto
ferri d’armatura ed eliminare il calce- sono posti nel lembo inferiore, in prossimità dell’incastro si rialzano a 45°, per portarli
struzzo, inerte e pesante, realizzando nella parte superiore. In questo tipo di solaio in latero-cemento gettato in opera,
un solaio a nervature e soletta, che pe- l’armatura di un travetto è generalmente costituita da un ferro retto inferiore, un
rò richiederebbe casseforme costose e ferro sagomato a 45° con le estremità rialzate agli incastri e da monconi superiori
mostrerebbe le nervature all’incastro.
all’intradosso.
In prossimità degli incastri i momenti si
invertono.

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I solai in latero cemento gettati in


opera vengono usati nei casi in cui
esiste una scarsa possibilità di movi-
mentazione dei materiali o dove non
sia possibile impiegare elementi pre-
fabbricati di dimensioni relativamen-
te grandi (cantieri di restauro). Per-
mettono la formazione di un intrados-

I blocchi di laterizio utilizzati possono Esempi di posa delle armature longitudinali nel caso di so- so di solaio uniforme, completamente
laio in latero - cemento gettato in opera con sbalzo termi- in laterizio, che offre all'intonaco un
essere ricondotti a due tipologie:
nale . supporto omogeneo, evitando le fa-
- 1°) pignatte: hanno forma all’incirca pa-
stidiose "segnature" causate del di-
rallelepipeda con modeste variazioni nel
verso comportamento di due diffe-
profilo e nel tipo di foratura.
renti materiali (il laterizio e il calce-
Il “fondello” dei travetti) mantiengono struzzo).
l’allineamento delle pignatte, la larghezza Per la preparazione dell'impalcato
costante della nervatura e l’omogeneità richiedono un supporto continuo, pia-
del materiale all’intradosso del solaio. no, costituito da un tavolato di legno
- 2°) blocchi con alette: rappresentano sorretto e irrigidito da una doppia

un perfezionamento delle pignatte prece- orditura incrociata di travicelli e travi


(sempre di legno) e puntellato da ele-
denti.
menti verticali, disposti sotto le travi,
Questi presentano inferiormente due sporgenze di dimensione pari alla metà della
a distanza m .1,0 - 1,5.
nervatura, da riempire successivamente con il calcestruzzo dopo aver predisposto i ferri
per l’armatura dei travetti.
Essi permettono di ottenere una larghezza costante delle nervature, un intradosso omo-
geneo dal punto di vista del materiale e una posa più rapida.

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CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELL’ ARCHITETTURA

Solai con travetti di laterizio prefabbricati o


semifabbricati.
Per ridurre l’onere del legname e manodopera si
usano solai misti con elementi-trave autoportanti .
Lo sforzo di trazione applicato ai ferri viene tra-
smesso al conglomerato per semplice aderenza.
La messa in tensione dell’armatura metallica
si effettua entro apposite casseforme prima
del getto del calcestruzzo. I fili vengono messi
in tensione mediante martinetti idraulici posti
a contrasto con banchi fissi di tesatura. Si get-
ta il calcestruzzo costipandolo con vibratori ad
ago ed accelerando la presa col riscaldamento
a vapore.
Dopo 24-48 ore dal getto, si tagliano i fili; lo
sforzo di trazione in essi generato si trasferi- Solai con elementi prefabbricati: con travetto in C.A. e fondello in cotto (A) , con travetto in

sce al conglomerato che resta precompresso. C.A.P. (B) e a pannelli prefabbricati (C).

Se il solaio supera i 5 m. di luce, spesso occorro-


no uno o più rompitratta al centro del solaio, non-
ché una serie di puntelli verticali .
Continua a pagina 25.

22 DISPENSE DEL LABORATORIO INTEGRATO DI PROGETTO E COSTRUZIONE 2 - MODULO ARCHITETTURA TECNICA


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Solai con travetti prefabbricati in traliccio


metallico
I travetti portanti sono delle vere e proprie
travi a traliccio tridimensionali in acciaio pre-
fabbricate. Isolai di questo tipo sono molto dif-
fusi per la loro praticità e resistenza.
Sono dei solai monolitici perché le nerva-
ture sono gettate contemporaneamente al
solaio. Ricordiamo il tipo BAUSTA.
Non meno comuni sono i solai con travetti
prefabbricati in c.a., reputati più resistenti e
Solaio misto in latero cemento tipo
sicuri rispetto ai solai con travetti creati in o- BAUSTA. Il fondello ha spessore
pere, e tra cui occorre citare il Solaio medio di 1.00 cm; la larghezza è di

“VARESE”, nonché i solai con travetti prefab- 12 cm, l' altezza totale è 4 cm.
Il traliccio metallico (elettrosaldato)
bricati in c.a. *precompresso (CELARSAP –
è composto sempre da un corrente
SCAC ), con travetto a sezione a T rovesciata superiore, due correnti inferiori ed
con anima verticale (vedi pagina seguente). una staffatura d'anima.

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Speso si ricorre a travetti in C.A.P.; questi sono travetti in calce-


struzzo in cui viene effettuata la pre-compressione tramite arma-
tura a fili aderenti pre - tesi.
Presentano una sezione a ―T‖ rovesciata con anima a coda di ron-
dine e superficie particolarmente scabra, per facilitare l’ aderenza
con il getto di completamento di cemento.
Con questi travetti si ottiene una grande economia di ac-
ciaio, fino al 75%, ed un peso proprio modesto.
Si hanno due sezioni tipiche: Sezione 9 x 12 cm per travetti con
lunghezze variabili da ml 1,2 a 7,6 e sezioni 13 x 14cm, prodotte
su richiesta.
Durante la posa in opera dei solai non è necessario il montaggio
dell’ armatura metallica per assorbire i momenti flettenti positivi,
in quanto essa viene inglobata nei travetti nella fase di produzione
in stabilimento.

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Solai a pannelli
Pannelli in latero - cemento
I pannelli sono costituiti da blocchi forati di laterizio disposti in file accostate in modo da poter gettare tra esse una o due ner-
vature di calcestruzzo armato che, con il contributo di ferri diritti, solidarizzano l’ insieme, dandogli la resistenza necessaria
per diventare portante, ed assicurarne la stabilità durante le fasi di montaggio.
A differenza dei solai con travetti, i pannelli possono essere fabbricati in modo da non richiedere sostegni provvisori durante la
messa in opera, oppure in modo che sia sufficiente un solo appoggio intermedio per solai di luce fino a 4 metri.
Occorre notare che durante la posa in opera tra due pannelli contigui è necessario prevedere la posa di un travetto.
L’accostamento di due pannelli crea una nervatura, ovvero una cassaforma, in cui si pone l' armatura e che viene poi colmato
dal getto della soletta di completamento fino al filo superiore dei pannelli.

Esistono in commercio due


tipi di pannelli larghi cm
80 e cm 120, con altezze di
cm , 12/16/20 e 24; altri tipi,
impiegati soprattutto per le
coperture dei capannoni, sono
realizzati in C.A.P. con lar-
ghezza di cm 120 e con la su-
perficie di intradosso intona-
cata in stabilimento.

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Questi tipi di solai sono co-


stituiti da travetti realizzati
in stabilimento e da lateri-
zi sagomati, i quali vengo-
no posati in fase di mon-
taggio, sostenuti dai tra-
vetti stessi. Con questo si-
stema in fase di montaggio
del solaio, è possibile sosti-
tuire tutta la casseratura
solo con una serie di ban-
chine di rinforzo.

I travetti utiliz-
zati, sono di
varia natura e
vengono scelti
in base alle
necessità di ca-
rico e alle luci
di solaio.

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Particolare di travetti rompitratta.


La soletta (con spessore minimo di 4 cm)
deve essere armata. Se si usano blocchi
collaboranti dovrà essere prevista almeno
una nervatura trasversale armata.
Questa si crea eliminando una fila trasversa-
le di blocchi, ovvero inserendo una fila di
blocchi di minore altezza. Quando si usa il
travetto a traliccio, i rompitratta vanno posti
a una distanza compresa tra 2 e 3 m.
Poiché il peso è di circa 10 kg/m,
Quando invece si usa il travetto pre-
compresso i rompitratta vanno posti a
una distanza di 3 e 4 m.

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Solai con pannelli prefabbricati in


C.A. (predalles)
Sono pannelli costituiti da lastre in c.l.s.
armato, di spessore cm 4 e di larghez-
za normalmente di 1,20 m (o il dop-
pio), gettate di solito in stabilimento
su piani metallici così da ottenere
un intradosso piano e liscio, previa ,
disposizione di un’ armatura metallica,
che resta completamente inglobata nel
getto, e di tralicci elettrosaldati parzial-
mente sporgenti dal filo superiore della
lastra, disposti nella direzione della sua
lunghezza.
Per lastre di larghezza di 1,20 m i
tralicci di solito sono tre (due agli
estremi e uno al centro).
I tralicci hanno dunque la funzione di
creare le nervature di irrigidimento del-
la lastra e di preservare la continuità cui sono collocati i tralicci metallici.
con il getto di completamento. Per assicurare i collegamenti e la resistenza trasversale la lastra viene arma-
Sulla lastra sono disposti dei blocchi di ta con una rete elettrosaldata.
alleggerimento aventi il compito di deli- Questo tipo di solaio presenta un basso peso proprio, che facilita la messa in
mitare le nervature in calcestruzzo in opera, ma, soprattutto, si presta a molti impieghi.

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Al di sopra delle lastre possono essere crea-


te delle nervature con altezza e sezioni di-
verse in relazione alle esigenze di portanza
ai carichi di esercizio.
I pannelli di tipo Predalles hanno il vantag-
gio di possedere una superficie d’ intrados-
so piana e regolare, che non richiede l’ ap-
plicazione di intonaco e che offre un livello
di finitura accettabile per gli ambienti di
servizio degli edifici residenziali (ad es. nel-
le autorimesse).
Sempre nel campo delle lastre in c.a.p. ven-
gono anche prodotte lastre larghe 1,20 m
nelle quali la funzione irrigidente è affidata
In tali lastre si pone
non a tralicci ma a nervaturine in conglome-
un’ armatura me-
rato, in numero di quattro, che formano
tallica, che resta
l’appoggio per i blocchi in laterizio che, in completamente
questo caso, sono gli stessi che vengono u- inglobata nel getto,

sati come interposti nei solai a travetti. e di tralicci elettro-


saldati parzialmen-
te sporgenti dal filo
superiore della la-
stra, disposti nella
direzione della sua
lunghezza.

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Solai in acciaio

Per gli elementi d’ordito si possono usare casseforme a perdere, di lamierino


d’acciaio, di diverse forme. Vedi figura a destra.
Si pongono elementi d’ordito tra le travi d’acciaio dello scheletro portante, si
poggia la lamiera grecata fissata con i perni,si dispone la rete elettrosaldata
e per ultimo si fa il getto di calcestruzzo.
Questo getto ingloba tutta la parte superiore dell’IPE, per l’adesione tra la
superficie dell’acciaio e quella del conglomerato.
Tale adesione è tale da resistere ad azioni di scorrimento che farebbero scor-
rere il getto rispetto all’IPE. L’ala superiore dell’IPE ed il conglomerato sono
compressi, l’ala inferiore tesa. Questo tipo di cassaforma si lascia dentro il
getto, quindi è a perdere.
Altro tipo di impalcato è quello a pinza dove la cassaforma può
essere estratta e recuperata.
La stessa cosa ora si fa anche con il solaio di legno, specialmente nel
recupero di vecchi edifici, poiché è difficile intervenire su elementi costrut-
tivi e di fabbrica. Infatti l’estradosso non può salire sopra il piano del balco-
ne, ma può rimanere al più sullo stesso piano, così anche l’intradosso è in po-
sizione obbligata per la presenza degli infissi.
Spesso le travi del solaio di legno devono essere sostituite, perché so- Particolare costruttivo di un solaio in lamiera grecata.
no marce, o perché non hanno la portanza che le norme attuali richie-
dono a riguardo dei sovraccarichi.

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Per rendere il solaio dello spessore adeguato


ai sovraccarichi oggi richiesti, da qualche an-
no si adotta il seguente brevetto: in tutti gli
elementi d’ordito s’infilano dei perni a vite,
che lasciano fuori degli spezzoni d’acciaio. So-
pra la cassaforma si esegue il getto e si ha un
solaio con sezione a T con l’ala di calcestruzzo
compresso e la nervatura di legno teso. Que-
sto consente di allargare la sezione e di sfrut-
tare tutta la caldana. Bisogna stare attenti al-
lo spessore dell’elemento d’ordito e al diame- Si assume come luce trasversale:
- entro 2.5 m e 3 m nel caso di
tro di questi ferri.
lamiere grecate senza puntelli
- entro 3 m e 5 m in caso di
Solai in lamiera grecata e cls lamiere grecate con puntelli
Assai comuni nel caso di edifici con telaio in - entro 3 e 6 m utilizzando le
predalles.
acciaio, sono i solai con la lamiera gre-
Le lamiere hanno altezza compresa
cata, collaborante o portante, con getto tra 15 e 90 mm, e larghezza varia-
di completamento strutturale in calcestruzzo. bile tra 60 cm ed 1 m circa. Lo

Nel caso dei solai in lamiera portante la man- spessore della soletta è di solito 5-
6 cm.
sione statica è deputata al solo ordito metalli-
co, per cui spesso si opta per un completa-
mento a secco interponendo tra lamiera e pa-
vimento uno strato di materiale isolante.

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Viceversa i solai in lamiera collaborante constano di una lamiera sago-


mata a freddo, connessa con dei perni alle ali superiori dei profilati, di
una armatura e di un getto integrativo.
Le lamiere grecate hanno altezze variabili tra 15 e 90 mm,; le
distanze tra gli appoggi variano da 1 a 4 m, fino a 5 m per le lamiere con
maggiore rigidità ed auto portanza mentre lo spessore della soletta si
assume pari a 5-6cm.

Particolare della posa in


Occorre notare che la lamiera ha, durante la fase di getto,
opera dei connettori:
solo una funzione di cassaforma mentre, nella fase di in-
i connettori si fissano alle
durimento del calcestruzzo, ha una funzione portante e travi di ordito. in alcuni
costituisce un’armatura longitudinale. casi possono essere posti
sull' ala superiore delle
Per evitare lo scorrimento reciproco tra la lamiera e il calce-
travi principali per irrigidire
struzzo durante la fase di presa, si prevedono particolari lavora-
il sistema presso i lembi
zioni superficiali o particolari sagome costruttive. estremi ove più intensi so-
Se non si prevede una efficace connessione meccanica tra la- no le tensioni dovute al

miera e soletta non è raro notare fenomeni di flessione indipen- taglio

dente di ciascun elemento, uno scarso attrito, estese lesioni, in


quanto la soletta in cls, non coopera a sopportare le tensioni da-
te dalla flessione. Viceversa, ricorrere ad una “costruzione com-
posta acciaio calcestruzzo”, che prevede ed esige una salda
connessione tra la soletta in calcestruzzo e la struttura metalli-
ca, consente sia un uso oculato ed efficace dei materiali, di cui
Particolare della posa in opera della lamiera
esalta le doti statiche, sia consente di aumentare la rigidezza
della struttura.

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Particolare di solaio metallico.


Occorre notare che La lamiera ha, durante la fase di getto, solo una funzione di cas-
saforma mentre, nella fase di indurimento del calcestruzzo, ha una funzione portante
e costituisce un’armatura longitudinale.

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Creando un legame tra i due materiali, lo scorrimento è assai contenuto: la soletta è gravata dalla sola compressione mentre la
trave in acciaio si trova in tensione, evitando il pericolo d’instabilità.
Peraltro tale uso efficace dei due materiali consente:
- Un risparmio importante del peso dell’ acciaio; Il confronto tra una costruzione tradizionale e la costruzione composta, mo-
stra che per un carico identico, una riduzione delle dimensioni delle travi, fino al 30% è possibile;
- Una riduzione delle frecce ( da 2 a 4 volte) e aumento della rigidezza (da 2 a 3 volte) al confronto con una soluzione acciaio-
calcestruzzo non composta.
- Un guadagno importante dell’altezza: Questa tecnica permette di ridurre l’altezza del solaio (fino al 30%
dell’altezza);
- Una diminuzione del peso strutturale e in conseguenza del volume delle fondazioni;
- Una rigidezza più elevata, data dal legame trave acciaio/solaio in calcestruzzo è omogeneo che assicura
una più elevata stabilità, pure in aree esposte al pericolo di sismi.

I solai misti in lamiera e soletta in cls pertanto consentono di creare chiusure aventi:

- Leggerezza a parità di ingombro se rapportati ai carichi che possono sostenere


- Velocità di realizzazione e maggiore efficienza
- Facilità di apportare modifiche funzionali (tagli, saldature)
Buona versatilità costruttiva e flessibilità impiantistica

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Fasi di montaggio
Le fasi operative necessarie per montare un solaio in lamiera grecata e soletta in cls prevedono che il piano di lamiere sia
connesso alle travi di sostegno con viti autofilettanti o auto maschianti, e che su questo sia poi effettuata la colata del cls.

Le lamiere devono avere superficie esente da impurità


per non compromettere la effettiva aderenza tra acciaio
e calcestruzzo. Le lamiere vanno accostate testa contro
testa.
La fase di getto va effettuata cercando di depositare il
calcestruzzo presso gli appoggi e distribuendolo in modo
graduale per evitare eccessive deformazioni nelle lamie-
re. Infine si raccomanda la posa in opera di una rete elet-
trosaldata per aumentare la resistenza del solaio.
Qualora il solaio sia chiamato a trasmettere degli sforzi
orizzontali, si potrà ricorrere a bottoni di saldatura da
realizzare sempre su tutte le onde le cui sezioni dovranno
essere determinate in funzione dei carichi da trasmette-
re.
Un ulteriore sistema di collegamento può essere realizza-
to con i pioli connettori. In generale per quanto riguarda
il montaggio si rimanda alla norma CNR 10016-85”Travi
composte di acciaio calcestruzzo. Solaio in lamiera grecata: collaborante o portante, con getto di completamento strut-

I turale in calcestruzzo. La posa in opera prevede il collegamento della lamiera alle ali
superiori dei profilati, dopo la predisposizione dell’armatura ed il getto integrativo.

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In fase di getto del calcestruzzo si consiglia l’uso di puntelli per


aumentare il numero di appoggi (in questa fase si possono ave-
re carichi concentrati che pregiudicano la stabilità della lamie-
ra).
È doveroso notare che in questa fase la lamiera costituisce la cassafor-
ma ed è soggetta al peso proprio, al peso del getto e al peso degli ope-
ratori. Quindi, dovendo assorbire tutti i carichi in fase di esercizio, si
considera solo il peso del getto maggiorato del carico dinamico dato
dagli operai. In ogni caso sono da evitare i carichi concentrati, che
possono produrre fenomeni locali di imbozzamento.
Dopo la maturazione, il calcestruzzo collabora con la lamiera
grecata.
In questa maniera la soletta si comporta come una trave composta. Si
preferisce solitamente progettare la soletta composta con lo schema
di semplice appoggio assumendo come massima sollecitazione previ-
sta quella dell’acciaio risultante dalla somma delle sollecitazioni cau-
sate dal peso proprio della soletta e dal sovraccarico di esercizio. Oc-
corre poi valutare l' effetto del taglio, per il quale si assume un valore
pari a 1/3 del valore sperimentale di rottura del solaio, ottenuto per
scorrimento reciproco tra lamiera e calcestruzzo.

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