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GLI ECOSISTEMI

Uno studio sperimentale

Parte Prima
Scuole secondarie
Agenzia Provinciale per
la Protezione

Rete trentina di
educazione ambientale
AGENZIA PROVINCIALE PER LA PROTEZIONE
DELL’AMBIENTE
Direttore
Ing. Fabio Berlanda
Settore Informazione e Qualità dell’Ambiente
Dirigente
Dott. Paolo Fedel
Piazza Vittoria, 5 - 38100 Trento
Tel. 0461-497739
Fax 0461-236708
e-mail: info.qual.appa@provincia.tn.it
Sito: www.appa.provincia.tn.it

RETE TRENTINA DI EDUCAZIONE AMBIENTALE


per lo sviluppo sostenibile
e-mail: rete.appa@educazioneambientale.tn.it
Sito: www.educazioneambientale.tn.it

A cura di:
dott. Gabriele Bertacchini
“Quando un sistema complesso
viene scisso nelle sue parti
costituenti perde gran parte delle
proprie funzioni, perde, per così
dire, la vita ed allora è facile
cadere nell’errore che la vita sia
qualche cosa di separato da un
ecosistema.”
A. Farina
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Il
Per semplicità di studio, un
L’ECOSISTEMA ecosistema, può essere pensato C
Un contenitore della vita come una unità ecologica con O
confini definiti. Tali confini N
Il mezzo entro cui la vita si coincidono spesso con una C
organizza, così può essere netta discontinuità o barriera E
concepito il concetto di geografica (una sepie, una T
ecosistema. catena montuosa, l’argine di un T
Il “luogo” dove la vita prende O
forma e si relaziona.
L’ecosistema definisce le unità di
base della natura sulla superficie
E
della terra, tra loro collegate sino
C
a formare quel grande e unico O
Un laghetto è un modello ideale per
ecosistema che è il pianeta Terra. definire un ecosistema, i confini S
appaiono piuttosto netti e facili da
Le dimensioni di un ecosistema identificare, il lago appare come un
I
sono arbitrarie, definite solo dal S
sistema che desideriamo studiare. Se osserviamo una macchia di T
bosco circondata da campi o E
Un ecosistema può essere piccolo prati sarà piuttosto semplice M
ed effimero, come una pozza osservare una linea netta che A
temporanea di acqua piovana, separa le due aree.
oppure vastissimo e “stabile”, Le condizioni di quantità di
come la foresta pluviale, la taiga o luce, di vento, di umidità, sono
la tundra. infatti piuottosto differenti nel
Un ecosistema può essere bosco rispetto ai campi
circostanti.
A causa di queste variazioni,
differenti poplazioni di piante e
di animali vivono in ognuno di
questi luoghi; abbiamo quindi,
per così dire, due differenti
ecosistemi.

Curiosità
La parola “ecosistema” fu usata
Due ecosistemi confinanti, un bosco di abete per la prima volta nel 1935 dal
rosso ed un prato. Dove finisce l’uno e dove
inizia realmente l’altro? botanico Sir Arthur Tansley.
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La divisione tra un campo e un Ecosistemi particolari
C bosco può non essere così I confini, come sempre, separano
O definit a come possiamo ma allo stesso tempo uniscono, e i
N immaginare a prima vista. margini di un ecosistema sono essi
C L’aria, per esempio, si muove stessi un ecosistema particolare,
E liberamente tra una zona e dove, mescolandosi le
T l’a lt r a, così l ’a cq ua di caratteristiche dei due sistemi
T dilavamento, che può confinanti, si vengono a creare
O trasportare da un’area all’altra condizioni uniche di sopravvivenza
terra, foglie e persino organismi (si pensi alle coste rocciose).
di viventi.
Gli uccelli, possono mangiare
E Definire i confini di un ecosistema,
C nel campo durante il giorno ma
ripararsi nel bosco durante la vale la pena ripeterlo, è quindi una
O scelta legata alla nostra
S notte, e così fanno molti altri
animali. soggettività, utile ed efficace solo
I
per ragioni di studio, per meglio
S Gli ecosistemi sono quindi
T comprendere il funzionamento di
dei sistemi aperti, nel senso un sistema complesso.
E
M che scambiano energia,
“materiali” e organismi con altri I confini vengono così perlopiù
A individuati tramite sensazioni
ecosistemi.
Bisogna sforzarsi di immaginare visive, legate a delle discontinuità
come tra due ecosistemi che facilmente riconoscibili; un bosco,
stiamo studiando come distinti dopo tutto, è significativamente
avvengano miriadi di relazioni diverso da un campo coltivato.

Discontinuità visiva: boschi che lasciano spazio a campi coltivati, una facile individuazione

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Le
COMPONENTI
C
Ognuno al suo posto O
M
Un ecosistema è costituito da P
una comunità di specie O
differenti che interagiscono fra di N
loro e con l’ambiente fisico in E
cui vivono, sino a formare un All’interno di un ecosistema i produttori N
tutt’uno. sono gli attori che trasformano l’energia T
di bassa qualità che arriva dall’esterno
del sistema, in energia a più alta qualità
I
Un ecosistema può essere studiato (biomassa) utilizzabile dalle altre forme
suddvidendolo in due parti; da un viventi presenti all’interno del sistema. di
Tali energie sono alla base del
lato i componenti viventi che funzionamento di ogni ecosistema.
costituiscono la comunità biologica un
(piante, animali, funghi, batteri, trienti di cui hanno bisogno per
protisti), dall’altro i componenti sopravvivere partendo da E
non viventi che costituiscono sostanze inorganiche semplici C
l’ambiente (aria, acqua, minerali, (acqua, CO2 , nitrati) che O
trovano nel loro ambiente. S
nutirenti, luce del sole, etc.)
La maggior parte dei produttori I
necessario a sostenere la vita. S
riesce a fare questo attraverso
Gli organismi viventi degli T
la luce solare, che fornisce
ecosist emi sono di solit o E
l’energia necessaria per attuare M
classificati a seconda di come il processo della fotosintesi.
ottengono il “cibo”, ci sono così Tramite tale processo si origina
produttori e consumatori. materia organica a partire da

Curiosità
Alcuni produttori, in particolar
modo dei batteri specializzati,
non utilizzano come fonte di
energia quella solare ma il
calore generato dalla
decomposizione di elementi
radioattivi provenienti dalle
profondità della Terra e
Il sole: l’energia necessaria al
funzionamento degli ecosistemi proviene rilasciati in sorgenti di acqua
nella quasi totalità dei casi da tale fonte. bollente che sfociano nelle
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materia inorganica ed energia. Imp o rt anz a d ei
C Nella maggior parte degli decompositori
O ecosistemi terrestri i produttori I decompositori, sono secondi per
M sono costituiti dalle piante importanza solamente ai
P mentre in quelli acquatici da produttori. Senza la loro attività i
O nutrienti rimarrebbero bloccati nei
batteri e protisti, organismi
N
E del fitoplancton (termine usato composti organici degli organismi
N per indicare piccoli organismi morti e dei prodotti di rifiuto e non
T vegetali gallegianti trasportati sarebbero disponibili per le
I dalle correnti). successive generazioni di
Tutti gli altri organismi viventi
di presenti in un ecosistema sono si nutrono di altri consumatori.

un considerati consumatori, in Onnivori: mangiano sia piante


quanto si procurano le sostanze che animali (ad esempio l’uomo).
E organiche necessarie alla
sopravvivenza nutrendosi di Detritivori: vivono di detriti, delle
C parti di organismi morti, di rifiuti e
O produttori o di altri
S consumatori. scarti di organismi viventi. Tra i
I detritivori sono particolarmente
A seconda delle loro “fonti” importanti i Decompositori,
S
T alimentari, i consumatori, microrganismi quali funghi e
E possono essere raggruppati in batteri che consumano la materia
M quattro classi distinte. organica morta e completano il
Erbivori: si nutrono processo di disgregamento e di
riciclo dei materiali organici.

Ogni volta che un organismo si alimenta diventa un anello in una catena alimentare. (Cunningham)

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Tra i vari organismi di un
ecosistema si insatura così una C
fitta rete di relazioni attraverso le O
quali vengono scambiati energia, M
materiali, informazioni. P
O
Tutti gli organismi, morti o viventi,
N
sono fonti potenziali di cibo per E
altri organismi. Un bruco mangia Esempio di PIRAMIDE ECOLOGICA.
N
E’necessaria una grande quantità di
una foglia, un coniglio mangia il piante per il sostentamento di una T
bruco, un falco mangia il coniglio. piccola colonia di erbivori, per esempio i I
cani della prateria. Diverse colonie di
Quando la pianta, il bruco, il cani della prateria, a loro volta, sono
coniglio e il falco muoino, tutti, a necessarie per sfamare un solo coyote. di
loro volta, saranno consumati dai
decompositori. forma all’altra. un
La sequenza, di chi mangia o Negli ecosistemi la maggior
E
decompone in un ecosistema, parte di consumatori mangiano C
viene chiamata catena e sono mangiati da più O
alimentare. Essa esprime il organismi. Le catene alimentari S
trasferimento di energia da un così si incrociano e si formano I
organismo all’altro dell’ecosistema. delle complesse reti alimentari. S
Ad ogni trasferimento si ha una In estrema sintesi, un T
qualche perdita di energia utile. E
ecosistema, è un sistema
Tale perdita avviene perchè non M
aperto dove ad ogni ingresso di
tutto il cibo ingerito dagli energia corrisponde una
organismi è digerito e quindi crescita di biomassa che,
trasformato in energia utilizzabile. attraverso complesse catene
Gran parte dell’energia assorbita è alimentari, tende mano a mano
utilizzata nei processi vitali a degradarsi e ad uscire in
quotidiani, mentre una parte è
persa sotto forma di calore Spunti di riflessione
La Terra può sostenere più
Spunti di riflessione persone se queste si
Ambienti estremi, come l’artico, alimentano a livelli trofici
tendono ad avere cat ene inferiori, consumando, ad
alimentari più corte e reti più esempio, direttamente i cereali
semplici rispetto quelle di ambienti (risouomo) piuttosto che i
con condizioni ambientali più consumatori di cereali (cereale

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bile. Spunti di approfondimento
C Gli ecosistemi diventano In ciascun ecosistema sono
O operativi con due funzioni presenti grandi quantitativi di
M abiotiche di base, il flusso di elementi essenziali. Questi, per
P energia e i cicli dei esempio acqua, carbonio, azoto,
O zolfo, fosforo, sono costantemente
materiali.
N usati dagli organismi viventi.
E Dal sole, o da un’altra sorgente
esterna, l’energia, passando Ciascun elemento ha un proprio
N
T attraverso la comunità biotica e ciclo. Ciascun ciclo può essere
I la sua catena alimentare, esce studiato in modo seprato, senza
sotto forma di calore, materia però dimenticare come tutto sia
di organica ed organismi. Questo (elementi e composti chimci),
significa che il flusso hanno una disponibilità limitata.
un d e l l ’ e n e r g i a è Per questo motivo devono essere
unidirezionale, ovvero che utilizzati e riutilizzati senza perdite.
E una volta che è stata utilizzata,
C Negli ecosistemi ben ordinati molti
convertita cioè da una forma di questi materiali vanno avanti e
O all’altra, come nel caso della
S indietro tra la componente vivente
I produzione di biomassa a e quella non vivente, costituendo
S partire dall’energia solare, essa quelli che vengono indicati come
T non può più essere utilizzata. cicli biogeochimici (percorsi più o
E Il sole, però, continua a fornire meno ciclici dall’ambiente agli
M energia e quindi a determinare organismi e da questi di nuovo
la produzione di nuova all’ambiente).

Esempio di ciclo biogeochimico. Ciclo del Carbonio. (Cunningham)

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Le
Per saperne di più
LE COMUNITA’
Fattori limitanti tipici degli C
Ciò che vediamo ecosistemi terrestri sono la O
temperatura, la disponibilità di M
Perchè una particolare specie vive acqua, la luce e i nutrienti del P
in un determinato posto piuttosto suolo. O
che in un altro? Negli ecosistemi acuqatici i più
N
E
La vita di ciascun essere vivente è importanti fattori limitanti sono
N
condizionata da precisi fattori la temperatura, la luce solare, T
ambientali: temperatura, grado di la salinità, il contenuto di I
umidità, disponibilità di nutrienti,
luminosità, disponibilità di spazio, L’esistenza, l’abbondanza e la
di
tipologia di suolo.... distribuzione di una specie in
un ecosistema è quindi un
Per ognuno di questi fattori
ciascuna specie possiede dei limiti determinata dai livelli di uno o
entro i quali può sopravvivere, più fattori fisici o chimici che E
cadono all’interno della sua C
presenta ovvero dei limiti di
tolleranza, sorpassati i quali non fascia di tolleranza. O
Una specie può avere un ampio S
riuscirà più a essere presente.
limite di tolleranza per alcuni I
Quel fattore che fuoriesce dai S
limiti di tolleranza diviene per la fattori ed uno più ristretto per
altri. T
specie limitante, nel senso che E
Per la maggior parte delle
ne limita o ne impedisce la M
crescita anche se tutti gli altri specie è tuttavia l’interzione tra
più fattori ambientali a
fattori sono nelle condizioni
determinarne la presenza o

Per ogni fattore ambientale, una specie, possiede dei limiti al di fuori dei quali non può
sopravvivere. Dove il fattore è ottimale la specie è presente con il maggior numero di
individui. Dove il fattore fuoriesce dai limiti di tolleranza la specie non è presente. (Cunningham)

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un dato luogo. terraneo.
C Sulla base delle affinità e delle Ciascuna comunità si differenzia
O esigenze ecologiche le singole per la composizione specifica che
M specie si aggregano sino a la caratterizza, ovvero per
P costituire delle comunità, degli l’insieme di tutte le specie che la
O
insiemi di specie differenti che costituiscono e per la diversa
N
E vivono e interagiscono in una fisionomia, ovvero per l’aspetto
N determinata area. complessivo della comunità
T vegetale, quello che per primo
Per semplicità pensiamo alle
I viene di solito avvertito e
piante.
percepito.
Così come le osserviamo in
di
natura non vivono quasi mai Le comunità vegetali, così come le
un come individui isolati gli uni osserviamo, sono il risultato di un
dagli altri. Le singole specie si lento ed incessante adattamento
E mescolano, si aggregano all’ambiente, iniziato con l’origine
C secondo le proprie affinità e della vita ed in continuo divenire.
O similitudini ecologiche. Su di esse si ripercuote il peso di
S Interagiscono, costituiscono cause ecologiche attuali e
I delle compagini più o meno storiche; su di esse si ripercuote
S ricche che ricorrono al ripetersi
T di determinate condizioni
E ambientali.
M Si costituiscono così delle
comunità vegetali.
Ognuna di esse è un insieme di
piante che che crescono in un
ambiente fisico e chimico ben
preciso, i cui singoli individui si
influenzano reciprocamente,
con rapporti di competizione e
concorrenza nell’occupazione

Approfondimenti
Quante specie differenti vivono in questa
Le singole comunità vengono comunità boschiva? Al suo interno si trovano
solitamente identificate e differenti specie di alberi, di arbusti, di erbe.
studiate sulla base delle All’interno di questo bosco si possono
trovare da 40 a oltre 60 specie differenti. E’
differenti specie che le questo un esempio di comunità vegetale.

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C
DINAMISMO O
M
Tutto in divenire E
Una delle caratteristiche principali C
delle comunità e degli ecosistemi A
è il continuo cambiamento. M
Tale cambiamento è un processo B
naturale; è il risultato di una lotta I
senza tregua tra le specie con i A
diversi adattamenti per il cibo, la N
luce, lo spazio, e tutte le altre
O
risorse che permettono loro la
gli
sopravvivenza.
Gli ecosistemi cambiano con il E
cambiare delle condizioni fisico- C
chimiche, per esempio O
abbassamenti di temperatura, ma S
I
anche con il cambiare delle
S
relazioni tra organismi viventi e Esempio di successione in una zona
T
ambiente, per esempio con l’arrivo umida di acqua dolce. Da un laghetto si è
passati nel tempo ad un bosco. E
di qualche nuova specie che M
modifica le condizioni esistenti e Facciamo alcuni esempi pratici. I
permette l’arrivo e l’insediamento
Successione primaria.
di altre specie, vegetali o animali.
Delle rocce o superfici fangose
Questo processo di cambiamento si sono appena liberate in
viene chiamato col termine seguito al ritirarsi di un
successione ecologica. ghiacciaio.
Possono esistere due differenti tipi Su tali rocce non c’è nessuna
di successione, primaria, quando presenza di vita.
una comunità occupa un’area in Su tali rocce, per prime,
precedenza non occupata da faranno la loro comparsa alcune
nessun organismo vivente, specie adatte a vivere in
secondaria, quando una comunità ambienti estremi come muschi
occupa un’area che in precedenza e licheni.
era già stata occupata da Tali specie andranno a
organismi viventi. modificare l’ambiente, i loro

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C
O vita di altri organismi. Spunti di discussione
M Nuove specie riusciranno così a Nel mondo occidentale gran parte
E fare la loro comparsa in degli ecosistemi sono oggigiorno
quell’ambiente, prima erbe, controllati e vincolati direttamente
C cespugli, giovani piante, nel dall’azione dell’uomo.
A tempo alberi che potranno dare In più casi si può parlare di vera e
M vita ad una foresta. propria gestione degli ecosistemi.
B
Successione secondaria. Nel nostro territorio, ad esempio,
I
A Un uragano, un incendio, la quasi totalità delle foreste, è
N oppure l’uomo distruggono una costantemente regolata e
O maestosa foresta. amministrata dai forestali.
Da alberi imponenti si è passati
gli a un suolo ricoperto da “detriti” Le specie che non riescono a
o ceneri. sopravvivere in un’area aperta,
E Il suolo nudo sarà in primo nuda, arida, soleggiata, trovano
C tempo ricolonizzato da erbe, poi riparo e cibo quando il suolo inizia
O da cespugli. ad essere coperto da prato o
S Come in una successione boscaglia.
I Se non avverranno nuovi eppisodi
S primaria le specie vegetali
modificano progressivamente le perturbanti, dopo un 25-35 anni
T
condizioni ambientali. circa, si avrà nuovamente un
E
M L’ambiente diviene più ricco e bosco maturo simile a quello di
I complesso, più capace di partenza.
catturare e trattenere l’umidità, Nel corso di una successione si
più riparato dal vento.

Esempio possibile di successione partendo da un prato incolto.

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C
ecologica può quindi essere O
definita come una sequenza più o M
meno regolare di comunità che si E
sostituiscono l’un l’altra.
Il processo di successione richiede
C
A
la continua introduzione di nuovi
M
membri nella comunità e la B
scomparsa di specie I
precedentemente presenti. Nuove Un castagneto, esempio di comunità
A
gestita e mantenuta stabile dall’uomo.
specie si insediano quando le Da notare come manchi un reale N
condizioni diventano favorevoli, sottobosco. O
Sul finire dell’estate vengono effettuati
mentre altre muoiono o emigrano lavori di pulizia per agevolare la raccolta
quando la comunità si modifica. delle castagne. gli
Al termine di una successione, Tale comunità, viene chiamata E
primaria o secondaria, spesso si comunemente col termine di C
sviluppa una comunità in grado di climax. O
resistere a ulteriori cambiamenti, S
questo sin tanto che non arriva un Seppure un po’azzardata, si può I
nuovo eppisodio perturbante. fare un’analogia tra la S
successione in una comunità e T
Curiosità la maturazione di un E
organismo. Partendo da uno M
Alcuni paesaggi non raggiungono
stadio primitivo o giovanile e I
mai uno stadio di climax stabile
p as s and o at t ra ve rso u n
perchè sono caratterizzati e
complesso processo di sviluppo,
adattati a periodiche distruzioni. I
entrambe progrediscono sino a
pascoli, la macchia mediterranea,
raggiungere una forma matura,
per esempio, sono mantenuti da
complessa e stabile.
incendi periodici che fanno parte
della loro stessa storia. Anche lo stadio di climax non
La vegetazione, in queste deve tuttavia essere pensato
comunità, è adattata a resistere al come qualche cosa di statico.
fuoco e a germogliare
E’probabilmente più corretto
rapidamente dopo gli incendi.
dire che la velocità con cui
Molte specie necessitano degli
procede la successione in una
incendi per evitare la
comunità climax è così bassa
competizione, per indurre i semi a
che, nell’arco della vita di un
germogliare e farli aprire quando

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I
Approfondimenti
I BIOMI
G I fattori principali che determinano
R Da deserti a praterie la distribuzione dei biomi terrestri
A sono temperatura e precipitazioni.
N Se visto nel suo insieme, il La distribuzione dei biomi è anche
D pianeta terra, presenta molti influenzata dalla geomorfologia di
I luoghi, in aree geograficamente un area; le montagne, in
distanti, che condividono simili particolare, esercitano grandi
E condizioni climatiche e
C influenze sulle comunità
ambientali in genere. In tali
O luoghi si sono sviluppate
S bili, che occupano una stessa
comunità biologiche abbastanza fascia climatica, presentando
I
simili in risposta a condizioni
S perciò forme viventi simili e
T ambientali analoghe. I tipi di analoghe dinamiche ambientali.
E comunità biologiche Il fatto che presentino forme
M caratteristici di queste ampie viventi simili non significa che le
I aree geografiche sono chiamati specie saranno le medesime ma
biomi. solo che, attraverso
del l ’ i d e nt i fi c a z io n e d i q u e st e
I biomi possono essere
considerati come vastissimi e categorie, sarà possibile avere
P
I
A
N
E
T

I principali biomi del mondo associati ai diversi tipi di clima.

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I
vegetali e animali che si potranno
trovare in un luogo e di come G
queste si siano adattate al loro R
particolare ambiente. A
I biomi possono anche essere
N
D
definiti come i principali tipi di
I
ecosistemi presenti sulla terra.
Ve ne si possono distinguere di E
Una tipica immagine di deserto caldo
terrestri, d’acqua dolce, africano. Ma non tragga in inganno, i
C
marini, puramente antropici deserti possono essere anche molto O
(creati dall’uomo).
differenti da così, senza dune e palme. S
Esistono infatti deserti freddi, situati alle
alte latitudini, come in Cina, dove le dune
I
di sabbia sono piuttosto rare. S
T
I BIOMI TERRESTRI Deserti E
La maggior parte dei biomi M
Sono caratterizzati da bassi
terrestri è identificata dal tipo di I
livelli di umidità e da
vegetazione dominante (per precipitazioni poco frequenti e del
esempio prati o foreste irregolari. L e escursioni
caducifoglie). La diversità di termiche tra il giorno e la notte P
animali all’interno di ogni bioma è sono molto ampie, così come I
a sua volta influenzata sia dalla quelle tra le stagioni. A
vegetazione dominante sia dalle N
condizioni fisiche. La vegetazione è scarsa o E
addirittura nulla, oppure T
Vediamo di seguito quelli che limitata a piccoli alberi e
possono essere considerati i
A
cespugli. Le piante presenti
principali biomi terrestri esistenti. hanno adott at o apposit i
accorgimenti per conservare
Approfondimenti l’acqua (foglie trasformate in
La ricchezza di specie varia spine, radici profonde).
ampiamente tra i vari biomi della Gli animali che vi abitano non
Terra. sono molti, i più passano il
Secondo una regola generale si giorno nascosti per proteggersi
può affermare che il numero delle dalle alte temperature.
specie nei vari biomi aumenti
I deserti sono ambienti più
progressivamente dai poli verso
vulnerabili di quello che si
l’equatore, ovvero al crescere della
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I
necessitano di tempi lunghi per Curiosità
G il loro recupero a causa del In molte parti del mondo le
R lento ritmo di crescita delle loro praterie sono state create
A piante. artificialmente o mantenute
N Praterie e Savane mediante gli incendi controllati,
D tecnica utilizzata per facilitare la
I Sono caratterizzate da ricche
caccia e gli spostamenti.
comunità di piante erbacee,
E spesso di grandi dimensioni, stato di molto ridotta per
C cespugli più o meno sparsi.
O convertire il terreno ad uso
S Le piogge sono cicliche e non agricolo.
I abbondanti (la quantità varia Tundra
S tuttavia a seconda delle zone).
T Si registrano ampie escursioni E’ caratterizzata da climi molto
E termiche tra il giorno e la notte rigidi che non permettono la
M e le stagioni. crescita di alberi. La vegetazione è
I dominata da piante legnose nane,
Sono tipiche delle grandi erbe, muschi e licheni.
del pianure centrali del Nord
America (si pensi alle praterie Nella tundra si registrano inverni
P popolate dai bisonti nei film di molto freddi e gelate possibili
I indiani) delle estese steppe durante tutto l’anno.
A russe, delle praterie e savane L’acqua è abbondante, per la
N africane, delle pampas del Sud maggior parte dell’anno resta però
E America.
T bloccata nel ghiaccio o nella neve
Sul suolo americano, tuttavia, e non è disponibile per le piante.
Possono essere identificati due
differenti tipi di tundra.
Tundra artica
Tipica delle alte latitudini,
presenta uno strato profondo di
suolo, chiamato permafrost ,
perennemente congelato. Nei mesi
estivi, la parte superiore di suolo si
Savana africana. scongela. La tundra diviene allora
Da notare come la vegetazione sia ricca d’acqua e acquitrini popolati
caratterizzata da cespugli e alte erbe. Gli
alberi sono solitamente isolati. da insetti, uccelli e numerose

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I
vanno invece in letargo o migrano. - una rarefazione dell’aria di
montagna che obbliga le piante G
a speciali accorgimenti R
(pelosità, pigmentazione) per A
proteggersi dal bombardamento N
delle radiazioni ultraviolette. D
I
La tundra è in generale un
ambiente molto delicato. Le E
piante possiedono ritmi di C
accrescimento molto lenti. O
Tundra artica durante i mesi estivi. Danni procurati alla tundra sono S
Da notare come il suolo sia ricoperto da una
vegetazione di folte erbe che popolano gli
lenti da risanare. I
acquitrini. I piccoli laghi si formano in S
quanto il permafrost impedisce all’acqua Foreste di conifere T
presente in superficie di filtrare nel terreno.
Sono anche chiamate foreste E
boreali (che significa foreste M
settentrionali) o taighe (che in I
russo significa foreste
paludose).
del

Si trovano a sud della tundra P


nelle regioni settentrionali e I
sono presenti in Europa, Nord A
America, Asia. N
E
Gli inverni sono freddi, asciutti e T
Tundra artica durante i mesi invernali. bui: la luce solare è a A
Da notare come il suolo sia completamente
ricoperto da ghiaccio e neve.
disposizione per 6-8 ore al
giorno. Le estati sono brevi con
Tundra alpina
Si differenzia dalla tundra artica Per riflettere
per diversi aspetti: Attualmenete la minaccia più
- temperature estive anche molto grande per il bioma tundra è
elevate durante il giorno; rappresentata dall’estrazione di
- pendenze ripide e suoli spesso minerali, dai pozzi di petrolio e
ghiaiosi che non permettono un di gas natuarle nella zona
accumulo di acqua (la siccità può artica, dalle piste da sci e gli
essere un problema); impianti di risalita nella zona

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I
sente anche per 19 ore al Per riflettere
G giorno. Molte foreste del Nord America
R La vegetazione è caratterizzata sono state oggi abbattute. La
A da alberi con piccole foglie maggior parte delle vaste foreste
N aghiformi ricoperte da cera boreali della Finlandia e della
D Svezia sono state sostituite con
(questa protezione permette
I piantagioni di alberi della stessa
loro di sopportare l’intenso
E freddo e la siccità dell’inverno).
C Specie presenti sono il larice, Foreste di latifoglie
O l’abete, il cedro. Tra le specie di
Sono presenti su tutta la terra in
S caducifoglie si ricordano la
luoghi dove la pioggia è piuttosto
I betulla, gli aceri, i pioppi, con
abbondante (spesso ditribuita più
S muschi e licheni a formare
T o meno regolarmente per tutto
parte della copertura del
E l’anno), le estati sono lunghe, gli
terreno.
M inverni freddi ma non troppo
I I corsi d’acqua e le zone umide rigidi.
sono abbondanti, il che rende la
Caratteristica di questo ecosistema
del foresta ricca di insetti e uccelli.
sono gli alberi decidui a foglia
Queste foreste, poichè il clima larga, che sopravvivono alla
P
I freddo settentrionale fa sì che stagione invernale facendo cadere
A gli alberi crescano molto le loro foglie e andando in letargo.
N lentamente, impiegano lunghi
Specie molto comuni sono le
E periodi per riprendersi da
querce, il faggio, gli aceri, i
T frassini, l’olmo, e molte altre
ancora.
In luoghi dove il clima è caldo per
tutto l’anno le foreste a latifoglie
s o n o d o m i n at e da a l b e r i
sempreverdi che non perdono le

Per riflettere
La maggior parte delle foreste a
latifoglie che un tempo ricoprivano
Foresta di conifere. l’Europa Centrale e il Nord
In questa immagine la foresta è piuttosto
diradata. In realltà, tali foreste, possono America sono state eliminate
essere spesso molto fitte e buie. dall’uomo per scopi agricoli o
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I
Curiosità
In California, l’ambiente noto in G
Italia come macchia R
mediterranea, è chiamato A
chaparral. In esso trovano vita N
lepri, cervi, lucertole e molte D
specie di uccelli.
I

Faggeta in autunno. E
Durante l’autunno le foreste di latifoglie si Dopo il passaggio degli incendi, C
colorano di splendidi colori rossi e dorati.
nella successiva primavera, si O
Vegetazione mediterranea hanno spesso ricche e S
splendide fioriture. I
Il clima mediterraneo è S
caratterizzato da estati calde e Foreste tropicali pluviali
T
secche e da inverni miti e piovosi. Si trovano in zone in cui le E
precipitazioni sono molto M
L e specie principali sono I
rappresentati da alberi e arbusti abbondandi durante tutto l’anno
sempreverdi con foglie piccole, e le temperature elevate. Le
dure e cerose; sono questi escursioni termiche tra il giorno del
adat t ament i ne cess ari per e la notte sono minime, lo
P
resistere alle difficili condizioni stesso tra le diverse stagioni. I
estive. Sono i luoghi sulla terra in cui A
Tra le tante piante si possono vivono il maggior numero di N
citare il leccio, il mirto, il specie animali e vegetali, molte E
corbezzolo, il lent isco, il T
rosmarino, alcuni pini; tutte A
insieme danno vita a dense
macchie o boscaglie.
La vegetazione mediterranea è
diffusa in tutte le coste del
Mediterraneo (Italia, Spagna,
Portogallo, Grecia, Nord Africa,
Asia Minore), ma anche in
California, Cile, Australia, Sud
Una tipica immagine di macchia
Africa. mediterranea.
Da notare come i cespugli siano fitti e
Gli incendi naturali, da distinguere costituiscano una boscaglia a fatica
penetrabile.

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I
probabilità, ancora essere Per riflettere
G scoperte. Attualmente, in molte zone
R E’ stato stimato che quasi i due tropicali, sta avvenendo una
A terzi di tutte le specie terrestri rapida deforestazione per far
N vegetali e animali vivono nelle spazio ad allevamenti o fattorie.
D foreste tropicali, la maggior Lo stesso taglio per il commercio
I parte sono insetti. di legna tropicale rappresenta una
La vegetazione, caratterizzata costante minaccia.
E
C da spe ci e di la t ifog lie
O sempreverdi, è fit t a e
Foreste tropicali stagionali
S stratificata, con numerose
I piante rampicanti o che non In molte zone dell’India, dell’Asia
S radicano al suolo. sud orientale, dell’Australia,
T La vita si sviluppa quindi su dell’Africa occidentale, si hanno
E piani: è questo un importante regioni tropicali caratterizzate da
M adattamento per poter al due distinte stagioni, una umida e
I piovosa, una secca. In tali zone le
temperature sono sempre calde, le
del
precipitazioni non sono però
P uniformi e abbondanti durante
I tutto l’anno.
A Ne derivano foreste tropicali
N stagionali; ovvero foreste semi-
E sempreverdi o in parte
T caducifoglie che si sviluppano
verso foreste aperte e savane
erbose, punteggiate da alberi e
resistenti alla siccità.
Queste foreste, essendo facili da
eliminare con un incendio durante
la stagione secca, vengono spesso
rase al suolo per far spazio ad
Foresta pluviale. insediamenti umani.
Da notare come la vegetazione sia Anche perchè, avendo meno
stratificata, con alberi molto alti di
altezza 1, alberi meno alti di altezza 2, insetti e parassiti rispetto ad una
cespugli, erbe, piante rampicanti etc.. foresta umida, rappresentano
Il tutto crea un ambiente molto ricco per
la vita, sia vegetale che animale. luoghi di vita più salubri.
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I
I BIOMI MARINI - Gli oceani Importanza degli oceani
Ricoprono approssimativamente Gli oceani hanno un ruolo G
più del 70% della superficie importantissimo per la R
terrestre. sopravvivenza di tutta la vita A
sulla terra, sono essenziali nel N
Sono anche stati presumibilmente regolare il clima terrestre, nel D
i primi ecosistemi esistenti sul
distribuire il calore solare per
I
nostro pianeta, in quanto si ritiene
mezzo delle correnti oceaniche,
che la vita abbia avuto origine E
nel prendere parte ai processi C
proprio nell’ambiente marino. che regolano il ciclo delle O
Gli ambienti marini sono fonti di piogge. S
ferro, sabbia, ghiaia, petrolio, gas Forniscono gli habitats per circa I
naturali e molte altre risorse 250.000 specie di piante e S
essenziali. animali marini che costituiscono T
l’alimetazione base per molti E
La vita è dominata e vincolata da M
altri organismi, compreso
fattori fisici quali le onde, le I
maree, le correnti, la salinità, la Nostante le zone oceaniche
pressione, la temperatura, aperte ricoprano oltre il 90% del
l’intensità della luce. dei biomi marini, contengono
Gli animali che abitano questi solamente il 10% circa della P
I
ambienti mostrano un’incredibile vita complessiva; questo per la
A
serie di adattamenti, che vanno non grande disponibilità di luce N
dai sistemi di galleggiamento alle e nutrienti. E
enormi bocche e stomaci dei pesci T
di profondità. A
Dal punto di vista della vita, i
biomi marini, possono essere
suddivisi in due zone principali, la
zona oceanica aperta e la zona
costiera.
La zona oceanica aperta
E’divisa in tre zone verticali basate Branco di pesci in mare aperto.
Tra i tanti adattamenti che si sono
principalmente sul grado di sviluppati in chi vive in ambienti
penetrazione della luce. Gli strati acquatici, vi è la forma del corpo,
estremamente dinamica, spesso
inferiori sono più bui, freddi e affusolata, funzionale al nuoto e adatta a
vincere la resistenza fornita dall’acuqa.

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I
La zona costiera Per riflettere
G E’ caratterizzata da acque poco Le barriere coralline sono
R profonde e relativamente calde ecosistemi estremamente delicati,
A e da una buona disponibilità di si sviluppano lentamente e sono
N nutrienti. facilmente degradabili.
D Attività come la raccolta dei
I In essa possiamo individuare i
coralli, pratiche poco opportune di
seguenti ecosistemi principali:
pesca, le rendono oggi gli
E
C Le barriere coralline ecosistemi più a rischio sulla
O Si trovano generalmente negli
S oceani caldi e subtropicali Gli estuari
I caratterizzati da acqua Sono le aree costiere poste alle
S estremamente limpida. foci dei fiumi, nelle quali vi è un
T Sono formate dall’accumulo di notevole apporto di acqua dolce
E scheletri calacarei di che si mescola con quella salata
M innumerevoli piccoli animali del mare. Contengono
I chiamati coralli che vivono in generalmente molti sedimenti
colonie. trasportati a valle dai fiumi che
del formano banchi di sabbia o fango
Assieme alle foreste pluviali
che sostengono una moltitudine di
P tropicali rappresentano gli
I forme di vita.
ambienti in cui vivono il
A maggior numero di specie. Le paludi costiere
N Sono terreni posti nelle zone
E Possiedono una funzione
costiere ricoperti per tutto, o
T estremamente importante in
buona parte, dell’anno da acqua
quanto proteggono le coste
salata.
Sono aree di riproduzione per
molte specie di uccelli acquatici e
per altre forme di vita selvatica.
Svolgono un ruo l o molt o
importante in quanto filtrano e
diluiscono grandi quantità di
nutrienti e inquinanti che
andrebbero a rendere torbide e
inospitali le acque superficiali
Le barriere coralline si caratterizzano per dell’ambiente marino.
una moltitudine di colori ricchi e vivaci.

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I
dello sviluppo urbano nell’area dei Origine del laghi
litorali. Le cause che hanno portato G
all’origine delle depressioni R
entro cui si è andata ad A
accumulare l’acqua possono N
essere varie ed includono la D
glaciazione, i movimenti della
I
crosta terrestre derivanti anche
E
da terremoti, il vulcanesimo. C
O
In tali ecosistemi la vita è S
Coppia di fenicotteri rosa.
Le paludi costiere danno ospitalità a una regolata da fattori quali la I
vasta gamma di uccelli acquatici. disponibilità di ossigeno, la S
presenza di nutrienti, la T
I BIOMI D’ACQUA DOLCE trasparenza dell’acqua, la E
temperatura.... M
Includono fiumi, torrenti, stagni, I
laghi e zone umide a Nei laghi più profondi, a
concentazione salina profo ndit à di f fe re n t i, si del
relativamente bassa. registrano temperature e
Comprendono anche alcuni fiumi e condizioni fisiche differenti. Alle P
laghi sotterranei. nostre latitudini, in estate, è I
Le caratteristiche di questi presente ad esempio uno strato A
ecosistemi sono ampiamente superficiale di acqua più calda N
influenzate dai confinanti con alti livelli di ossigeno E
ecosistemi terrestri. disciolto; in profondità è invece T
presente uno strato di acqua
A
I laghi d’acqua dolce
fredda con poco ossigeno. Tra i
Sono grandi masse naturali di
acqua stagnante che si formano
quando le precipitazioni, le acque
di superficie, lo scorrimento delle
acque sotterranee, riempiono
depressioni nella superficie
terrestre.
Nei laghi trovano la vita sia
organismi vegetali quali alghe o
Una tipica immagine di laghetto alpino.
piante, sia organismi animali, quali Da notare la trasparenza dell’ acqua.

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come barriera e in cui le Perchè il ghiaccio
G condizioni cambiano galleggia?
R bruscamente. L’acqua, a differenza della
A In autunno, quando le maggior parte delle altre sostanze,
N temperature cominciano a è più densa nella forma liquida (a
D diminuire, si assiste ad un 4°C) che non in quella solida (a 0°
I massiccio rimescolamento delle C). Questo speiga perchè il
acque e alla scomparsa dello
E ghiaccio galleggia sull’acqua.
strato intermedio. In inverno si Se così non fosse i laghi e le altre
C avranno così acque più fredde
O masse d’acqua stagnante si
in superficie e più calde in
S congelerebbero dal fondo verso
profondità.
I l’alto invece che dalla superficie
S In primavera si ha un nuovo verso il basso, sospingendo i pesci
T rimescolamento che riporta le e gli altri organismi verso la
E condizioni verso quanto
M descritto per il periodo estivo.
ruscelli di montagna con acqua
I Tali rimescolamenti sono
chiara, fresca, molto ossigenata
essenziali per trasportare e
che scorre formando piccole
del mescolare i nutrienti e
cascate e rapide. In questo
l’ossigeno disciolto.
P ecosistema la comunità vegetale è
I I fiumi rappresentata da piante attaccate
A alle roc ce, i p es ci sono
Un fiume può essere duddiviso
N caratteristici di acque fredde con
nel suo percorso da monte a
E mare in tre diverse zone. A
grandi quantità di ossigeno
T disciolto, come la trota.
causa delle diverse condizioni
ambientali che si osservano in Nel tratto intermedio i ruscelli si
ciascuna di queste, è possibile uniscono per formare veri fiumi
considerarle come tre che scorrono su pendii meno ripidi
e con meno ostacoli. Le acque più
c a l d e e m e no im p e t uo s e
permettono la presenza di
un’ampia varietà di specie di pesci
con esigenze di ossigeno
leggermente inferiori a quelle del
primo ecosistema.
Nella parte terminale i fiumi
Tratto iniziale di un fiume. diventano ancora più profondi e
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I
Le condizioni di calma permettono Per riflettere
la presenza di diverse specie Sono necessari molti chilometri G
ittiche che si ritrovano quadrati di ambiente naturale R
comunemente anche in ambienti per sostenere le richieste delle A
lacustri. aree urbane. N
Alla foce, un fiume, può dividersi Quando si paragona la città a D
in molti alvei e termina un parassita degli ambienti
I
generalmente con un delta, in naturali e di quelli utilizzati
paludi costiere o con un estuario, E
dall’uomo per scopo agricolo, C
dove l’acqua del fiume si mescola bisogna sempre tenere in O
mente di come un parassita non S
I BIOMI ANTROPICI può vivere per molto tempo se I
L’uomo è diventato l’organismo uccide o danneggia in maniera S
dominate sulla Terra, grave il suo ospite. T
danneggiando e degradando più L’uomo è un ospite della Terra. E
della metà degli ecosistemi M
terrestri presenti. piano o un controllo, senza
I
Nella sua opera di modificazione considerare il sostegno alla vita, del
l’uomo ha anche creato nuovi supererà i limiti
ecosistemi. dell’infrastruttura necessaria a P
Ecosistemi urbano-industriali mantenere la sua crescita. I
L’uomo deve quindi impegnarsi A
La città, i sobborghi e le aree di in una seria progettazione N
sviluppo industriale rappresentano urbanistica, accettando E
un unico ecosistema che può l’ecologia del paesaggio. T
essere definito come parassita nei La rigenerazione urbana A
confronti dell’intera biosfera. dipende sempre di più dalla
Questo non significa sminuire riconnessione della città ai
l’importanza delle città, ma essere terreni che la sostengono.
realisti.
Una città non produce cibo, non
purifica l’aria e contribuisce poco a
purificare l’acqua in modo da
poterla riutilizzare.
Le città sono e stanno crescendo
rapidamente. Il fenomeno è
particolarmente rapido nei paesi in Un tipico esempio di ecosistema urbano.

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I
Ecosistemi agricoli Una selezione finalizzata
G Gli ecosistemi agricoli sono La gestione degli ecosistemi
R ecosistemi domestici, per molti agricoli da parte dell’uomo riduce
A aspetti intermedi fra gli fortemente la diversità per
N ecosistemi naturali, come massimizzare la produzione di
D alimenti specifici. Le piante e gli
praterie e foreste, e gli
I animali dominanti subiscono una
ecosistemi urbani, come le
città. selezione artificiale. Il controllo è
E
C esterno e finalizzato.
Sono alimentati dall’energia
O solare, come tutti gli ecosistemi
S Questo dipende dal fatto che sono
naturali, e da una certa
I necessari molti chilometri quadrati
quantità di energia proveniente
S di terreno coltivato per fornire cibo
T da altri fonti (lavoro dell’uomo,
alle migliaia di persone che vivono
E concimi, pesticidi, etc..). Questo
in un territorio urbano.
M rende gli ecosistemi agricoli
I differenti dagli ecosistemi
naturali; non sono infatti
del autosufficienti e se abbandonati
tendono a trasformarsi nel
P tempo in ecosistemi di tipo
I naturale.
A
N Sulla Terra le aree dedicate
E all’agricoltura sono di gran
T

Un vigneto, un altro esempio di ecosistema


agricolo.
Negli ecoistemi agricoli è molto importante
Un campo di grano rappresenta un utilizzare e mantenere le siepi, intercalare
ottimo esempio di ecosistema agricolo in alle coltivazioni alberi e arbusti. Questo per
cui lo spazio è interamente dedicato alla fornire riparo alle numerose specie di insetti
coltivazione di un unico prodotto. e agli altri animali.

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IL TRENTINO E gli ecosistemi
Il territorio trentino si caratterizza antropici? P
per un’ altimetria quantomai varia In Trentino l’impatto dell’uomo R
ed eterogenea. Con estrema sull’ambiente è fortunatamente I
faciltà si passa dalle quote collinari meno distruttivo che non in N
altre regioni d’Italia. Questo è
C
dei fondovalle (200-300 m.) a
I
quelle di alta montagna delle cime dovuto principalmente alla P
più elevate (oltre i 3.000 m.). particolare morfologia del A
territorio e ad una densità di L
In questo contesto i parametrici
p o p o l a z i o n e n o n I
ambientali mutano al variare delle
particolarmente elevata.
differenti altimetrie; con l’elevarsi
Gli ecosistemi puramente E
della quota il clima diviene sempre
antropici sono generalmente di C
più rigido, l’intensità del vento, la O
estensioni più limitate.
frequenza del gelo e la durata
Si rivengono principalmente nei S
dell’inevvamento aumentano di I
fondovalle, dove i pendii sono
pari passo. S
più dolci e permettono lo
Condizioni ambientali diverse, “sfruttamento” del suolo. T
come abbiamo visto, determinano
E
I nuclei abitativi di “grandi”
M
comunità ed ecosistemi differenti. dimensioni sono solamente due I
Vediamo di seguito alcuni dei (Trento e Rovereto), a questi si
principali ecosistemi naturali del affiancano una moltitudine di del
Trentino, ricordando come in molti abitati più piccoli o semplici
di essi la presenza dell’uomo è paesi. T
forte e influente. Le coltivazioni più estese sono R
Il bosco misto di latifoglie vigneti e meleti, a questi si E
N
Dai 250 sino circa gli 800 m. di T
quota, il paesaggio affianca alle senza di svariate specie I
coltivazioni tipiche della zona tratti arboree. N
di una vegetazione che ancora Tra queste risultano dominanti
ricorda gli originari lineamenti alcune querce quali la roverella,
spontanei. Le prime pendici dei prevalente nei versanti più caldi
monti sono come protette dai ed assolati, ed il cerro. Ancora,
boschi misti di latifoglie decidue; trovano spazio tra le folte
formazioni forestali piuttosto chiome dei boschi, il carpino
diffuse ed eterogenee che si nero, l’orniello, il nocciolo ed
caratterizzano per un “ricco” alcuni aceri.

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I
terizza per per essere più Un arrivo da lontano
P luminoso durante la stagione L’abete rosso, che così
R invernale e primaverile, quando abbondante riveste i monti del
I gli alberi sono spogli, e più buio Trentino, è arrivato in Italia
N durante il periodo estivo. durante l’ultimo periodo glaciale.
C L’abete rosso è infatti
Tra gli animali che lo abitano,
I caratteristico della Scandinavia ed
P moltissime specie differenti,
qualsiasi bosco offre infatti è l’albero più abbondante delle
A
L rifugio e protezione. foreste boreali.
I Solo per citarne qualcuna tra le
più appariscenti: caprioli, fatti splendide colorazioni nel
E martore, tassi, volpi, donnole, giallo e nel rosso.
C faine, allocchi, barbagianni e Tra le condizioni necessarie per la
O moltissimi altri uccelli sia diurni presenza di una faggeta va
S che notturni. ricordata la necessità di un buon
I livello di umidità, specialmente
S La faggeta
durante il periodo primaverile,
T Dagli 800 sino circa i 1.400 m.
E quando le giovani gemme si
è molto spesso presente una apprestano a germogliare.
M
compagine forestale quasi pura
I Il bosco ad abete rosso
a dominaza di faggio, albero
del maestoso ed elegante. E’anche Viene chiamato comunemente
questo un tipo di bosco che va pecceta, per via del nome
T inserito nelle foreste a latifoglie scientifico del suo albero
R decidue. Durante il periodo dominante e quasi esclusivo,
E autunnale la faggeta ci regala l’abete rosso (Picea abies).
N
T
I
N

Tratto di un bosco misto caducifloglie in


primavera, in questo caso a dominanza di
quercia (roverella). Essendo questo un Faggeta a inizio dell’autunno, i colori del
bosco piuttosto luminoso lo strato giallo e del rosso iniziano a sostituirsi al
arbustivo è molto rigoglioso e ricco. verde estivo.

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I
Tale formazione forestale si Un efficace sistema di
rinviene comunemente dagli 800 protezione P
sino i 1.800 m. circa. Per resistere al freddo e alle R
Rappresenta oggi la tipologia di intense nevicate l’abete rosso I
bosco più difusa e famosa del ha messo in atto precisi N
territorio, questo è dovuto anche adattamenti.
C
alle pratiche selvicolturali che ne I
La forma dell’albero è a cono, P
hanno diffuso l’estensione.
necessaria per far scivolare via A
La pecceta è un bosco molto buio la neve dai rami. L
durante tutto l’arco dell’anno, con Gli aghi sono robusti e ricoperti I
uno strato arbustivo ed erbaceo da una sostanza cerosa che li
quasi nullo. protegge dal freddo. E
Poche sono le altre specie arboree C
che riescono ad insediarsi. viene comunemente chiamata O
degli “arbusti contorti”. S
Da un punto di vista faunistico In tali ambienti le condizioni di I
trovano riparo numerose specie di freddo e abbondante S
animali terrestri ed uccelli. Tra le innevamento sono limitanti per T
più appariscenti si possono la crescita di specie arboree; è E
ricordare il gufo reale, la civetta, il possibilità tuttavia rinvenire M
gallo cedrone, il capriolo, la qualche pianta di larice, pino I
martora e moltissime altre. mugo, cembro o ontano verde.
del
Gli arbusti contorti Tra le principali specie vegetali
Dai 1.800 sino circa i 2.100 m. il della brughiera si possono T
bosco viene progressivamente ricordare i rododendri, il R
sostituito da una fitta formazione ginepro, l’erica e i mirtilli. E
N
arbustiva di bassa statura che, per T
i rami tortuosi delle specie più I
caratteristiche che la N

Ramo di abete rosso. Fiori di rododendro .


Da notare come gli aghi abbiano sezione In tarda primavera la brughiera ad
quasi circolare e siano inseriti a circolo arbusti contorti è colrata di un bellissimo
attorno al ramo in modo singolo. rosa dato dalla fioritura dei rododendri.

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I
Le praterie alpine Pascoli troppo sfruttati
P Dai 2.100 sino circa i 2.500 m. Se troppo sfruttati, i pascoli alpini,
R di quota, un vivace tappeto incorrono in modificazioni di quella
I erboso accompagna le rocce che è la loro comune
N che sempre più spesso composizione specifica. Nuove
C specie dalle “foglie larghe” e di un
affiorano suggestive. Nuove e
I colore “verde intenso” iniziano così
P colorate fioriture compaiono
con lo sciogliersi dell’ultima a farsi spazio; tra queste è facile
A
L neve; crochi, genziane, gigli, rinvenire l’appariscente aconito
I campanule, soldanelle, primule, napello, la luparia, il rabarbaro
anemoni, orchidee, alpino, il senecio alpino, tutte
E “margherite”, si aggiungono a amanti di terreni ricchi di sostanze
C miriadi di sfumature ed odori in nutritive e indicatrici un certo
O quello che è un preziosissimo impoverimento del pascolo.
S serbatoio di biodiversità.
I mandrie durante l’alpeggio estivo
S In apparenza del tutto similari,
od il turista in cerca di riposo.
T le praterie alpine, celano in
E verità un mondo quanto mai Oltre il limite del bosco fanno poi
M ricco ed eterogeneo; un mondo la loro comparsa numerose specie
I la cui varietà è volentieri, ma di animali adattate a vivere alle
non solo, determinata dalla alte quote ed in ambienti aperti.
del natura del substrato geologico Tra queste si possono ricordare la
che le ospita. pernice bianca, la lepre variabile,
T la marmotta, l’ermellino, il gallo
R Molto sommariamente se ne
forcello, numerose specie di
E possono distinguere di acidofile,
N su roccia madre silicea, o di
T basifile, su roccia madre
I calcarea o dolomitica. La
N diversificazione floristica che ne
segue rispetta il preciso
adattamento delle singole
specie a fattori ambientali dai Da sinistra a destra una specie di genziana,
quali non si può mai di soldanella e di primula, tutte piante molto
prescindere. abbondanti nelle praterie alpine.
Sono queste specie a fioritura precoce, non
appena la neve si scioglie e il terreno è
Tra questi fattori, l’uomo, le ha intriso di acqua i prati alpini si colorano di
spesso trasformate in pascoli splendidi colori nell’azzurro, nel viola, nel
giallo e nel bianco.

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I
Gli ambienti di roccia Sempre più in alto
Dai 2.500 sino oltre i 3.000 metri, I ghiacciai rappresentano P
il tappeto erboso è sempre più ambienti estremi che possono R
interrotto e lacerato dalle rocce, caratterizzare le sommità delle I
ridotto a piccole chiazze di verde, cime più alte. N
Sono questi ambienti che sono C
talvolta costretto a ritagliarsi un
costantemente ricoperti da neve
I
esiguo spazio tra le fessure. P
e ghiaccio durante tutti i 12
In condizioni di vita quasi estreme, A
mesi. L
può sorprendere come alcune Negli ultimi anni, causa
specie vegetali riescano ancora ad I
l’aumento della temperatura
accomodarsi, a trovare la vita. Le
media annua in atto, si sta E
più mostrano adattamenti ben
assistendo ad un progressivo C
precisi, come una forma ridotta, a ridimensionamento dei loro O
“cuscinetto”, per meglio affrontare S
limiti.
i venti di crinale e disperdere il I
In Trentino il ghiacciaio più
meno possibile l’umidità. Le foglie esteso è quello dell’Adamello; S
sono spesso “carnose”, per T
accumularvi un quantitativo E
maggiore d’acqua, le radici da delicati e sottili equilibri M
profonde, per meglio insinuarsi ecologici, può essere scoperto, I
nelle fenditure. Una famiglia molto ammirato quasi con sorpresa,
rappresentata diviene così quella del
senza per questo dimenticare il
delle Crassulaceae, con specie rispetto che merita.
appartenenti al genere Sedum ed T
R
al genere Saxifraga.
E
Il camedrio alpino, la preziosa N
stella alpina, ricordano le T
glaciazioni del quaternario; l’astro I
alpino, le numerose Androsace, N
donano dense macchie di colore
nel rosa e nel bianco.
Tra gli animali il camoscio, l’aquila
In Trentino sono molte le cime che
reale, il gipeto, rappresentano le raggiungono e superano i 2.500 m. di
specie più caratteristiche di un quota.
Sono questi ecosistemi delicati e molto
ambiente inospitale e difficile. particolari fatti di roccia e sottili equilbri:
nevi che li ricoprono per molti mesi,
Un mondo affascinante, regolato estati caratterizzate da un irraggiamento

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S
T FACCIAMO NOI UNA RICERCA DEI PRINCIPALI
U ECOSISTEMI CHE CARATTERIZZANO IL
D
I NOSTRO TERRITORIO
O
Come abbiamo potuto osservare gli ecosistemi che caratterizzano il
e territorio trentino sono vari e numerosi.
Nelle pagine precedenti è stata mostrata solo una breve selezione dei
R
I più caratteristici cercando di suddividerli sulla base delle differenti
C altimetrie.
E Ora cerchiamo noi quelli che caratterizzano il territorio in cui
R abitiamo. Non dimentichiamoci quelli acquatici!!
C
A

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A
STUDIAMO LA COMUNITA’ N
FACCIAMO UN PICCOLO RILIEVO D
I
Che cosa occorre? A
- Preferibilmente un tratto di bosco, 200 mq, se non fosse possibile M
può bastare un tratto di prato, pochi mq. O
- Dei sacchetti di plastica.
- Del nastro adesivo di carta. sul
- Una bussola.
- Un altimetro. C
A
Obiettivi M
Capire il concetto di comunità, come specie differenti dalle affinità e P
dalle esigenze ecologiche similari si aggreghino a costituire delle O
comunità.
Come in un dato ecosistema siano presenti più specie che tra loro
interagiscono.
Per cominciare
Andiamo in esterno e scegliamo un tratto di bosco che ci appaia
piuttosto omeogeneo nella struttura, bastano circa 200 mq.
PRIMO PASSO: Osserviamo quello che vediamo, scriviamo qui le
nostre impressioni visive e alcuni dati tecnici. Cosa vediamo?
DATI TECNICI:
Data:
Località:
Altitudine:
Esposizione:
Inclinazione del terreno:

STRATO ARBOREO:
Altezza:
Percentuale di ricoprimento:

STRATO ARBUSTIVO:
Altezza:
Percentuale di ricoprimento:
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A
N STRATO ERBACEO:
D Altezza:
I Percentuale di ricoprimento:
A
M
OSSERVAZIONI VARIE:
O
Tipo di suolo:
sul

C
A Presenza e altezza della lettiera:
M
P
O
Altro:

SECONDO PASSO: iniziamo a studiare la nostra comunità e a trovare


tutte le specie vegetali presenti all’interno dei nostri 200 mq. Facciamo
questa operazione per strati. Le specie che non conosciamo le
indicheremo con una lettera generica, a, b, c...le raccoglieremo, vi
attaccheremo sopra il nastro adesivo con la lettera corrispondente,
conserveremo il materiale raccolto nella busta di plastica.

STRATO ARBOREO: inseriamo le specie più alte di 2,5 metri.


1-
2-
3-
4-
5-
6-
7-

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A
8- N
D
9- I
STRATO ARBUSTIVO: inseriamo le specie alte da 60 cm. a 2,5 m. A
Mettiamo anche le specie arboree che sono ancora allo stato giovanile. M
O
1-
2-
sul

3- C
A
4- M
5- P
O
6-
7-
8-
9-
10-
11-
12-
13-
14-
15-
STRATO ERBACEO: mettiamo anche i piccoli alberelli o i piccoli arbusti
che stanno nascendo.
1-
2-
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5-
6-
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A
N 7-
D
I 8-
A 9-
M
O 10-
11-
sul
12-
C
13-
A
M 14-
P
O 15-
16-
17-
18-
19-
20-
21-
22-
23-
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32-

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A
Considerazioni N
Col nostro rilievo abbiamo potuto vedere e sperimentare come in un D
piccolo tratto di un ecosistema possano esistere molte specie vegetali I
differenti. A
Quali osservazioni possiamo fare? M
O

sul

C
A
M
P
O

Perchè tutte queste specie vivono in uno stesso ambiente?

Quali conclusioni possiamo trarre?

E se volessimo studiare gli animali che vivono in un dato


ecosistema come dovremmo fare?

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A
N Per continuare
D Possiamo continuare a fare altri rilievi con lo stesso metodo in altri
I tratti di bosco o in altri ecosistemi e fare nuove considerazioni.
A
M Oppure possiamo divertirci a riconoscere le specie che abbiamo
O raccolto sul campo a cui abbiamo attribuito solo delle lettere: con
l’aiuto di libri e dell’insegnate proviamo a dare loro il nome!!
sul
E se volessimo conservare le specie che abbiamo raccolto?
C Divertiamoci a costruire un erbario!!!
A Basta fare esiccare le piante che abbiamo raccolto. Mettiamole una a
M
una tra 2 fogli di giornale. Mettiamo ciascuna coppia di fogli di giornale
P
O tra 2 grossi libri. Dopo 2 giorni cambiamo i fogli di giornale con dei
nuovi, questo passaggio servirà per asciugare meglio le piante ed
evitare che l’umidità accumulatasi nei fogli le faccia marcire.
Dopo 15 giorni circa, attacchiamo ciascuna pianta in un foglio da
disegno con l’ausilio di alcuni spilli o pezzetti di nastro adesivo di carta.
In ogni foglio ricordiamoci di scrivere il nome della specie e dove
l’abbiamo raccolta.
Ecco qua, avremo il nostro erbario, pronto ad essere consultato ogni
volta che lo desideriamo!!!

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A
REALIZZIAMO LA NOSTRA PICCOLA N
SUCCESSIONE DINAMICA D
I
Che cosa occorre? A
- Un prato, bastano pochi mq. M
- Una zappa. O
- Otto bastoni alti poco più di un metro e della corda.
- Del nastro adesivo di carta. sul
Obiettivi C
Osservare il cambiamento degli ecosistemi nel tempo e come le A
comunità vegetali si evolvono, tutto è in continuo divenire! M
P
Per cominciare O
Andiamo in esterno e scegliamo un tratto di prato, bastano pochi mq.
Recintiamolo con i bastoni e la corda.
PRIMO PASSO: Osserviamo quello che vediamo, scriviamo qui le
nostre impressioni visive. Cosa vediamo?
Guardiamo l’altezza dell’erba, la compattezza del manto erboso.
Aggiungiamo le nostre note e impressioni.
Una cosa molto importante, mettiamo la DATA!!

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A
N SECONDO PASSO: Entriamo dentro il nostro tratto di prato. Quanti
D tipi di piante riusciamo a individuare?
I
A Scriviamo il numero:
M
O
Queste piante le conosciamo?
sul Prendiamo un esemplare di ciascuna specie e conserviamolo, ci servirà
in seguito.
C Scriviamo sotto le piante che conosciamo, le altre indichiamole con
A una lettera, a, b, c...ricordandoci di mettere sulla pianta che abbiamo
M raccolto e conservato la lettera corrispondente scritta sul nastro
P adesivo.
O
1-
2-
3-
4-
5-
6-
7-
8-
9-
10-
11-
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13-
14-
15-
16-
17-

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Rete trentina di educazione ambientale
A
18- N
D
19- I
20- A
M
21- O
22-
sul
23-
C
24-
A
25- M
P
26- O
27-
28-
29-
30-
31-

Al lavoro!
Armati di zappa togliamo tutto il manto erboso nel nostro tratto di
prato. Non dobbiamo avere paura, l’erba ricrescerà, togliamola tutta
quanta!!
Nuova osservazione
Cosa osserviamo ora? Scriviamo qui le nostre impressioni.

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A
N Monitoraggio
D Bene, quello che abbiamo fatto non è stato altro che simulare un
I evento distruttivo nella comunità, lo scopo è realizzare una piccola
A successione dinamica. Ora non ci resta che attendere e osservare i
M cambiamenti. Quali specie si insedieranno per prime? Quanto tempo
O impiegherà il nostro tratto di terra a riempirsi nuovamente di erbe?
Quanto tempo impiegherà a tornare come lo avevamo osservato?
sul Divertiamoci ad osservare di tanto in tanto i piccoli cambiamenti che
avvengono.
C Molto importante: non tocchiamo più il tratto di prato, non tagliamo
A l’erba, non calpestiamolo!!
M
P
O DOPO SEI MESI: Cosa osserviamo? Possiamo scrivere alcune nostre
impressioni.

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A
DOPO UN ANNO: N
Torniamo ad analizzare il nostro tratto di prato. Scriviamo qui le nostre D
impressioni. Quanto è alto? Quanto è compatto? Entriamo dentro e I
ristudiamo le specie. Quante ne abbiamo trovate? A
Scriviamo il numero: M
O

Quali specie abbiamo trovato? Raccogliamole e confrontiamole con sul


quelle di partenza.
C
1- A
2- M
P
3- O
4-
5-
6-
7-
8-
9-
10-
11-
12-
13-
14-
15-
16-
17-
18-
19-
20-

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Rete trentina di educazione ambientale
A
N 21-
D 22-
I
A 23-
M 24-
O
25-
sul 26-
C 27-
A
M 28-
P 29-
O
30-
31-
Quali conclusioni possiamo trarre? Cosa abbiamo imparato?

Per continuare: Se lasciamo il nostro tratto di prato intatto possiamo


tornare dopo un altro anno e continuare la nostra osservazione. In un
ecosistema, anche se piccolo come un tratto di prato, tutto è sempre

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G
GLOSSARIO L
O
S
S
Biomassa: quantità totale di esseri viventi che si trova in un A
determinato volume di acqua o di terreno. R
I
Climax: termine coniato da Frederic Clements all’inizio del secolo
scorso, rappresenta lo stadio terminale della successione ecologica,
dove un sistema tende ad avere la massima maturità, la massima
diversità strutturale e funzionale.

Decomposizione: processo di degradazione delle sostanze biologiche


in altre meno nobili.

Dilavamento: azione delle acque che scorrono sul terreno


asportando alcune componenti.

Ecosistema: l’insieme degli esseri viventi, dell’ambiente e delle


condizioni fisico-chimiche che, in uno spazio delimitato, sono
inseparabilmente legati tra loro, sviluppando interazioni reciproche.

Livello trofico: distanza di un consumatore dalla fonte primaria di


energia, generalmente l’energia solare, misurata in numero di passaggi
preda-predatore (o più generalmente consumatore-risorsa).

Periodo glaciale: intervallo di tempo della storia della terra in cui


avvenne una forte espansione dei ghiacci.

Permasfrost: suolo dei climi freddi, perennemente gelato in


profondità.

Successione ecologica: processo di evoluzione e di trasformazione


di una comunità che tende a trasformarsi in stadi progressivamente
più maturi e stabili.

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G
L Scriviamo qui altre parole che abbiamo scoperto!!!
O
S
S
A
R
I

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B
BIBLIOGRAFIA PER APPROFONDIMENTI I
B
L
AESCHIMANN, LAUBER, MOSER, THEURILLAT, 2004, Flora alpina. I
Zanichelli O
AUTORI VARI, Ambiente, risorse, sostenibilità. Piccin G
R
CUNNINGHAM, 2004, Fondamenti di ecologia. Mc Graw-Hill A
F
FARINA A., 2004, Lezioni di ecologia. Utet I
ODUM P. EUGENE, 1997, Ecologia, un ponte tra scienza e società. A
Piccin
PIGNATTI, 1982, La flora d’Italia. Edagricole
REGIONE EMILIA ROMAGNA, 1987, I boschi dell’Emilia-Romagna.
REGIONE EMILIA ROMAGNA, 2003, Biodiversità in Emilia-Romagna.
UBALDI D., 1997, Geobotanica e fitosociologia. Clueb
UBALDI D., 2003, Flora, fitocenosi e ambiente. Clueb

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S
SOMMARIO O
M
NOZIONI DI BASE
M
A
Il concetto di ecosistema Pag. 1 R
I
Le componenti di un ecosistema Pag. 3 O
Le comunità Pag. 7
Come cambiano gli ecosistemi Pag. 9

I GRANDI ECOSISTEMI DEL PIANETA TERRA: I BIOMI Pag. 12


I deserti Pag. 13
Le praterie e le savane Pag. 14
La tundra Pag. 14
Le foreste di conifere Pag. 15
Le foreste di latifoglie Pag. 16
La vegetazione mediterranea Pag. 17
Le foreste tropicali fluviali Pag. 17
Le foreste tropicali stagionali Pag. 18
La zona oceanica aperta Pag. 19
La zona costiera Pag. 20
I laghi d’acqua dolce Pag. 21
I fiumi Pag. 22
I biomi antropici Pag. 23

I PRINCIPALI ECOSISTEMI DEL TRENTINO Pag. 25


Il bosco misto di latifoglie Pag. 25
La faggeta Pag. 26
Il bosco ad abete rosso Pag. 26
Gli arbusti contorti Pag. 27
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S
O Le praterie alpine Pag. 28
M
M Gli ambienti di roccia Pag. 29
A
R PARTE SPERIMENTALE Pag. 30
I Facciamo una piccola ricerca dei principali ecosistemi che
O caratterizzano il territorrio Pag. 30
Facciamo un piccolo rilievo Pag. 31
Realizziamo una piccola successione dimamica Pag. 37

GLOSSARIO Pag. 43

BIBLIOGRAFIA Pag. 45
Stampa: Centro duplicazioni PAT

Aprile 2007
Agenzia Provinciale per
la Protezione

Rete trentina di
educazione ambientale

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