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GIANDOMENICO R.

OMAGNOSI
e la Guardia nClzionale di Trento*)

LUIGI ONESTINGHEL

È noto come, al ritirarsi delle truppe francesi dal Principato


in seguito alla pace di Luneville, sorgesse a Trento, nell'aprile
1801, col consenso for-
zato della reggenza capi-
tolare, col favore invece,
anzi per opera del magi-
strato consolare, quella
guardia nazionale o cf-
viea o urbana, come
venne chiamata, che durò
fino al novembre 1802
e la cui organizzazione
servì di norma quando si
istituirono le posteriori
milizie urbane del 1806-
1809, 1814-1815 e 1848.
Prof. LUIGI ONESTINGHEL
Tutti i cronisti 1) contem-
poranei dedicarono a
q'uell' avvenimento , prodigioso " lunghe pagine, p1ù tardi ne
parlarono il Bernardelli, il Perini, l' Ambrosi e recentemente, in
una pubblicazione apposita, Ernesto Lorenzi 2). Ma la fonte mi-
gliore per seguire, nei più minuti particolari, le vicende della
guardia nazionale del 1801-02 sono certo i verbali, che gli ufficiali
e commissari della stessa tennero diligentemente giorno per
giorno per ben 18 mesi. Essi, allo sciogliersi ·del battaglione,
*) Questo studio, se non fosse sopravvenuta la guerra a troncare la pup-
blicazione dèlla rivista, avrebbe dovuto essere stampato già nel 2 1915 nella , Pro
Cultura " (a. Vf, vol. I, fase. I). - N. d. R.
3t =
persuasi che le loro , belle eroiche azion( an1mirate non solo
dalla Nazione Trentina, ina ben anche da molti forestieri " do-
vessero , far epoca nella patria storia " provvidero che , gli atti
pubblici conservasserq, e la Posterità potesse rileggere con te-
nerezza ed ammirazione, i Nomi di chi diresse in sì difficili
circostanze, e · cost~ntemente condusse sulla via dell'onore i Volon-
tari armati per puro zelo della pubblica e privata tranquillità";
ordinarono, cioè, tutti i verbali, li fecero rilegare, i.n parte anche
ricop1are in codici di lusso. Questa raccolta di carte, passata poi
forse in proprietà di uno dei capitani della milizia, il conte Be-
nedetto Giovanelli, si trova ora nella ricca collezione di mano-
scritti della Biblioteca civica di Trento 3). Mosso dalla curiosità
di conoscere il codice militare della guardia, che si diceva opera
del Romagnosi, esaminai ·in ore bruciate tutti quei protocolli e
vi trovai alcune scritture del Piacentino sfuggite alla diligenza
del Prof. Francesco Menestrina quando atte~deva alla sua erudita
monografia sulla dimora di Lui quassù 4). 1\1-i si vorrà perdonare
se le rendo di pubblica ragione, comecchè punto rilevanti, con-
siderando ch'esse sono una nuova prova della viva, amorosa
parte che il Romagnosi prese alla vita di . Trento e della stima
e dell'affetto che allora lo circondarono e resero poi a lungo e
sempre vènerato il suo nome fra noi.

***
Com'era naturale in una milizia volontaria, l'ordine e la
disciplina erano alquanto reìativi nella Guardia urbana di Trento.
Insorgevano abbastanza frequentemente puntigli e dispute. tra i
capitani, non gravi in.subordinazioni dei militi e più spesso tra-
sgressioni agli ordini della reggenza capitolare o meglio a quelli
del decano Manci, che moveva guerra spietata ai pennacchi,
alle bande., tracolle, granate, lamine metallic-he, code di volpe sugli
elmi, ai cqllari alla cisalpina di cui ufficiali e· soldati s'andavano
pertinacemente a gara adornando. Ma l' 8 giugno la compagnia
del capitano Foresti si era resa colpevole di un fatto più grave
favorendo in odio ai . birri, coi quali i volontari non se la inten- -
devano, la fuga e il ritorno _al suo àsilo ai Cappuccini di certo
Pell~grini, colpìtò ·di mandato di cattura per furto. Il decano
credette allora di trovare un freno a tutti quei disordini in un
regolam:ento che fissasse , tutte le funzioni ed incombenze della
milizia urbana e stabilìsce la· disCiplina e dipendenza" tene-ndo-
= - 32

conto dello -statuto civico e · delle famose , compattate " coi


coriti :~i'- tnn~b~uck;"" e ço~ décreto dei . 21 . giugno ne commise
la . comp"iÌazÙù1e'' ad una çfepu'tazione : com.posta :dei ' c"ommis~ari,
dei maggi9re e -dei . ca,pitani e di d~e dèputati "eletti da . ogni
si~gola compagnia. Il piano . di ·r_eg.olament6 ·goveva poi essere
presentato da11a ·deputazione al magistrato cons-olare per il debito
esame· e dal magistrato alla _reggenza ·pér la sa~zione·. Tale··_ fu
l'origine del così detto codice militttre, che fu veramente per la
maggior parte, e nella sua redazione finale interamente, opera
del Romagnosi.
·Raccoltasi di fatto la deputazione ·per la prima volta il -· 24
giugno, l; ex~podestà venne incaricato di approntare assieme al
conte Pietro Cons"olati un abbozzo di statuto sul quale si potes-
se"ro svolgére _le discussioni; si diede anzi -loro la seguente pre;-
cisa ·istruzione: _,Sono da pregarsi li S. Romagnosi e Consolati
, che prima di tutto estendessero un'idea d'un Consigllo stabi ~
,, lito ·per far mantenere li capitoli, allorchè saranno sanzionati;
, in 2° di sta bili re il dovere del capitano, degli uffiziali, dell' uf-
, fizial di guardia, sargente e caporali, giacchè sino al presente
, nulla su di ciò hassi di preciso; terzo il diritto de' ;medesimi
, e quarto il dovere de' volontari corrispondente a quello ". E
il Piacentino si mise tosto all'opera col solito fervore mirando
a codificare le consuetudini di servizio formatesi nel corso dei
quattro mesi d'esistenza della . milizia e ad accordarle cogli ordini
pervenuti dalla reggenza e dal magistrato e coi desideri dei com-
mi$sari e della ufficialità. In due sedute, tenute il 9 e 21 luglio,
la Deputazione potè così discutere ed approvare buona parte
dei capitoli. Ma poi i layori si arenarono. Sembra che il com-
missario Giuseppe de ·Mersi ed altri del magistrato conso~are
non trovassero di loro gradimento il progettato piano e che
frapp-onessero incagli. Il cod. 2120 contiene una lettera del Ro-
magnosi in data dei 30 luglio in cui si lagna di non aver an-
cora ricevuto il , protocollo tante volte ricercato degli ordini
della Superiorità ". Dal 21 luglio al settembre i ·commissari, cui
, toccava tale incombenza, non convocarono neppur più la depu~
tazione fin che questa, raccoltasi di motu proprio il 21 ' di que-:
st;ultimo-mese, elevava protesta . contro l'ufficio commissari2le per
il suo tergiversar~ e ìn.viava le sue l_agnanze _-a lla · reggenz(l. Ri-
batteva il Me.rsi addossando la colpa d'ogni. ritardo al Ro~a­
gnosi, _.ma tradendo in pari tempo la · sqa poca simpatia. per: lo _
33

statuto da lui redatto: , I tito lati signori alla sessione non hanno
, ragione di risentirsi coi Commissari, ma bensì con loro stessi
, per aver eglino scelto- un legislatore pigro alla formazione di
, un codice superfluamente voluminoso, e che dalle autorità su-
, , periori non si leverà, che la q!Jintessenza " 5) . Era il preannunzio
della sorte che sarebbe toccata al progetto. Ma- la -burrasca sembrò
acquetarsi subito. 11 19 settembre il , legislatore " poteva ·presen-
tare il suo- codice alla Deputazione, il 22 questa lo discuteva
per l'ultima volta e lo passava al magistrato consolare, perchè
impetrasse -dalla reggenza capitola~e la sanzione ~ovrana.

***
Giandome~ico Romagn_osi, . nel rimettere alla Deputazione
il suo progetto di regolamento, lo aveva: , accom_p~gnato con la
lettera 6) seguente:
Illustrissima Deputazione Militare Civica.
In esecuzione dei ,Comandi abassatimi, ho l'onore di presentare alle Si-
gnorie Vostre Illustrissime tutto il rimanente del Piano di Regolamento per questa
Truppa civica.
Il resto della Legge, dovendo essere puramente dispositivo, esclude neces-
sariamente tutte le viste complesse ed i motivi paragonati che indussero il
Legislatore a divisarle.
Il porre in iscritto tutte queste viste avrebbe richiesto un'opera lunga e
d'altronde superflua, mentre il frutto della Legge ripeterlo si deve dalla bontà
stessa della provvidenza.
- Quando dunque alle Signorie Vostre Illustrissime piacesse di èssere infor-
mate dei motivi che possano avere dettata qualche disposizione, io mi offro di
addurli dn Sessione ad ogni loro cenno.
Ho l'onore intanto di dich~ararmi colla maggior stima, e rispetto
Dell' Illustris ima Deputazione Militare Civica
Trento, li 19 Settembre 1801.
Dev.mo ed obbi.mo Servitore
RoMAGNOSI

Vano quindi sarebbe cercare nel codice alcunchè che non


sia pura- norma di servizio. Ragionamenti d' indole gene~ale, teo-
riche politiche coÙegantisr con le idee diffusesi col filosofismo
degli- illuministi e con le armi francesi, richiami -ai fini delle
Guardie nazionali di Francia e d' I1alia, a cui -il Ma nci _pensava
con tanto raccapriccio, tnancano ·affatto. Il Romagnosi ?i tenne
strettamente all'istruzione avuta e · se, come ·vedremo, egli pen-
sava che la milizia civica potesse esser.e talvolta un mezzo per
opporsi a certi abusi~ di questa sua mente non troviamo alcun ·
===== 34

cenno nel testo della legge. L'indice del , Piano di regç>Jamento"


diviso in otto titoli e ben 186 paragrafi, basterà a dare una suf-
fi~iente idea di esso e . della minuziosità delle sue disposizioni,
sempre però chiare e semplici.
INDICE DEL PIANO DI REGOLAMENTO
DELLA TRUPPA CIVICA DELLA CITTÀ DI TRENTO
TITOLO I: Organizzazione della Guardia civica dei Volontari di
Trento. - (§§ ·9). ___
TITOLO II: Attribuzioni generali e doveri. - (§§ 14).
TITOLO III: Della formazione e conservazione delle compagnie
dei volontari. - (§§ 11 ).
TITOLO IV: Del consiglio di deputazione. - (§§ 2·4).
TITOLO v: pelle competenze particolari.
·ARTiCOLO I: Dei Comtnissari. - (§§ 2).
ARTICOLO II: Del Maggiore. - (§§ 16). ,.,
ARTICOLO III: Dei Capitani. - (§§ 16).
ARTICOLO IV: Dei Tenenti, Sottotenenti ed Alfieri. - (§§ 13) .
ARTICOLO V: Dei Sargenti. - (§ 9).
ARTICOLO VI: Dei CaporalL - (§§ 16).
ARTICOLO VII: Dei Tamburini. - (§§ 11).
TITOLO VI: Del servj?io al Corpo di Guardia. - (§§ 22).
TITOLO VII: Del servizio delle porte della città. - (§§ 22).
TITOLO VIII: Degli onori militari. - (§ l).
Gioverà ricordare di tutto quell' ammasso di paragrafi, il
paragrafo 7 del titolo II, che tratta dei privilegi desiderati dai
militi urbani , in corrispondenza d'un ~ervizio volontario ". La
, , E!ccelsa Superiorità " _avrebbe dovuto cioè concedere : ·1) che .
. fosse ingiunto a tutti, a scanso. di punizione, di mostrare rispetto
alla milizia; 2) ·che i volontari potessero portare, anche , fuori di
servizio, le armi non proditorie concesse dallo statuto civico; 3)
che non si potesse intimar loro alcun atto giudiziale o altro atto
pubblico _se non col mezzo , del nÙnzio dei Nobili detto voi- ·
garJllente Suzzio 7); 4) che o ve fosse necessario procedere al-
l' arresto di un volontario per qualche delitto, il pretore dovesse
passar prima d'intesa col rispettivo capitano; 5) che rtessun vo-
lontario potesse esser arrest~to per debiti civili ma solo , escusso
con le vie ordinarie reali e nulla più ". I due primi privilegi
furono realmente accordati, degli altri troviamo traècia che la
35 =

milizia tentò di arrogarseli di fatto se non di diritto. Il conflitto


coll'autorità consolare che condusse all'abbandono del codice
sembra esser stato determinato in particolar modo · da questo
paragrafo.
*
**
Tre mesi era costata la compflazione del codice da cui tutti
si ripromettevano gran c'he; altri quattro passarono prima che si
compisse la tragicomica sua sepoltura. Veramente una storiella
del buon tempo antico !
Il 22 settembre dunque la Deputazione aveva deçiso di
presentare il piano , al Magistrato. Ma ecco già il giorno dopo
i volontari in agitazione ed ecco il Romagnosi rivolgere ad essa
questa vibrata e dignitosa rimostranza 8):
Illustrissima Deputazione Militare Civica.

Dat Dispaccio dell' Èccelsa Regenza del 12 Giugno del corrente anno le
Signorie Vostre, e non altri vennero incariCate a formare un Regolamento atto
a stabilire e a mantenere il buon ordine nella Truppa civica. Questo piano poi,
e non altro, dall'Ill.mo Magistrato deve essere presentato all'Eccelsa R.egenza.
Eppure da lettera testè ricevuta da persona rispettabile mi viene notificato esistere
un altro piano diverso da quello che alle Signorie Vostre è piaciuto di approvare,
sul quale si vuole fare stato per la presentazione ed esecuzione.
Io non posso darmi a credere che il piano da voi approvato possa venire
scambiato, se contiene le condizioni prescritte cioè di non violare le Patrie Leggi,
che fissi tutte le competenze, -e che stabilisca l' ordine della disciplina. Ora voi
stessi si~te giudici se if! pieno, il piano; che -~ebbo dir vostro, soddisfa siffatte
condizioni. . '
Ma dato anche che racchiudesse qualche difetto, non appartiene ad auto-
rità intermedie lÒ scambiarlo, ma solamente di fare a voi rimarcare dove egli sia
difettoso, incaricandovi in .caso a supplire ed a correggere ; altrimenti avesse
luogo questo scambio, non si verificherebbe più che a voi sia stato coni.partito
il Diritto di formarlo . Ma all'opposto facendovi tenere una sessione da scena per
guidarvi ad uno scioglimento da cui risulterebbe che foste ben semplici sotto lo
scudo degli ordini superiori a darvi la pena di pensare ad un regolamento che
non doveva nemen essere proposto ne mai eseguito, sareste stati presi a gioco
e nulla più.
Mi si parla d'un piano ridotto, locchè significa propriamente cambiato. Se
mi si parlasse di articoli che si creqe di non poter presentare per essere con-
trari alle Leggi patrie, ed al ' buon ordine, io intenderei la competenza di una
tale eccezione. Ma quando si parla di un piano ridotto senza vostra partecipa-
zione, egli è questo per . me un enigma inesplicabile. La riduzione . suppone il
vizio di superflÙità. Fingiamo per un momento questo vizio. Ma io rispondo :
o ·che questi articoli superflui sono nocivi o sono innocenti. Se sono nocivi non
sono suscettibili di ' riduzione, e conviene .rigettarli ; e però . ripugna ~na riduzione.
= = 36 .
Ma, se , sono innocenti; c<;>n q4al diritto tqglierli,. ~ rigettarli. senza . parteciparfi a
voi? Anzi perchè non incaricar:.e voi st~ssi . ad eseguire una tal opera? Quando-
ad altri, io lo ripeto, · diasl i~c~ltà di .sconvolgere tutto il iavoro, si toglie a voi
il diritto compartlto~i d'essere voi gli autori . di quel piano di convenzione che
volontariamen te vi assumete di osservare. -
Siami ancor concessa un'osservazion e su di questa abbiezione di volumi- '
noso e di superfluo, sotto il veJo d ·ta quale per altro ognuno agevolmente
ravvisa il segreto motivo che . la . fec ripetere fino alla nausea. È vero o no·
cl;Ie il. Regolamento dev~ fissare tutte 1 competenze, e stabilire la disciplina?
Possiamo noi dirrienticare le c~ntroversi nate per mancanza di regolamento su
gli articoli di un fiore, d'una incornpetente chiamata, di una forma di cocarda,
e per altre tali piccole cose? 9 ) Era dunque d uopo per prevenire le occasioni di
gravi discordie, le quali a. guisa . d'incendio nascono sempr~ da queste piccole
sci~til)e, . di _provvedere con disposizioni · dettagliate, e con istruzioni precise sul
modo di condursi. Colorq che, parlano di volumi, di superfluità, _di riduzioni, e
di riforme hanno eglino prestato in pratica il servizio militare? Hanno eglino·
veduto giornalmente gl'inconvenien ti che nascono nel servizio per mancanza
di ordini precisi, addattati a tutti gl'incidenti delle funzioni militari? Hanno eglino
veduto mai ora una sentinella abbandonata a sè sola per sette ore continue?·
talora l'impotenza di frenar un disordine per mancanza di soccorso? qua una
licenza in . un arresto, là una renitenza ed una insubordinazio ne, ·e dappertutto·
arbitri, negligenze, e falli or per un motivo, ed or per uq altro? Ma se l' espe-
rienza non li ha instruiti di tutto questo, se non sanno che appunto da queste
occasioni deriva il raffreddamento , la stanchezza, la licénza, invano potranno·
eglino' giudicare se molteplici prov~edimenti siano superflui. Niuno meglio delle
Signorie Vostre può giudicare della necessità, o dell'inutilità di un provvedi-
mento di discipHna militare; ed anzi voi soli siete in grado di farlo. Il lasciare
ad altri l'arbitrio in questo punto, egli è un privarsi d'una moltitudine di prov-
videnze che la esperienza suggerì come necessari è, un perpetuare il disordine,
oltre a quello di assoggettarvi a delle conseguenze che non possono in seguito·
piacere a nessun militare.
Niuno può proibirvi di difendere la pretesa ridondanza del vostro Regola-
mento. Quando il rispetto delle Leggi, e dei superiori vien mantenuto, deve 'es-
s~re ~osa indifferente alle autorità çostituite che il corpo dei volontari' voglia
servir la Patria piuttosto COt:J. ventisette articoli che con otto titoli; deve essere
indiferente che il C-aporale . si promova in quel modo, si elegga il Tamburino in
quel modo, si elegga un sargente in quel tal altro ecc. Ma non è indifferente a
chi serve di essere per ignora,nza delle rispettive e minute incombenze soprag-
gravato con danno della propria. salute e dei propri interessi.
Dato dunque che esistesse una ridondanza di Leggi niuno può ragione-
volmente vietare alla Truppa di regolarsi con quelle che sono per se lecite ed
i n~ocenti, e tendono a stabilire i detagli . della disciplina.
Dopo tutto questo voi . siete abbastanza avveduti ·per comprendere quello
che far conyiene sul . proposito del Piano che trasmetterete. per essere presentato
all'Eccelsa R~gel).z,(!. Io ecc_ed.e~ei ogni . mia competenza se 9-vessi l'ardire di
.s uggedrvi di accompagnare _il vostro Piano,. con un adr!zzo all'Ill.mo Magistrato ,.
dichiarando, che qualora trovass.e . qualche articolo' che credesse. offensivo alle
Leggi patrie, si compia.ccia di. dichiararlo a voi, allegandone la ragione per rifor-
'37 =

mario; ma . quando ~ ciò no.n· -si yerifiçhi di supplicatlo a presentar lo tale .. e quale
st«, implor-andone dall'Eccelsa Regenza · la conferma. A me non appartenendo di
entrare nelle vostre deliberazioni prego le ·Signori e · Vostre la libertà di presen-
iarvi qùèsto scritto. · ·
Ho l'onore di · dichiararmi colla maggior stima e · rispetto
Dell'Illustrissima 1Deputazione Militare CiviCa
Trento, li 23 settembre 1801.
Dev:mo ed obbl.nio servitore
GIANDOMENICo RoMAONOSI

La protesta sortisse realmente un ·qualche effetto o .gli · op-


positori ,credess'ero -esser meglio -guadagnar tempo, fatto. sta che
ancora il 26 il Magistrato consolare· dava incarico al capòcon-
sole -barone Sigismondo Trentini ·di ·esaminare il testo presen-
tato. Però a , Adelante, Pedro, con j uicio! ". ·Il baro n Trentini vi
impiegava quasi un mese intero per finire ·c-61 comunicare al
Romagnosi, deputatogli allo scopo, un piccolo manipolo di modifi-
-cazioni quasi insignificanti che il Consiglio militare s'affrettava su
proposta stessa di quest'ultimo ad approvare (26 ottobre) votando
-contemporaneamente un memoriale ~Ila reggenza capitolare per-
chè sollecitasse la conclusione minacciando ':altrimenti perfino di
sciogliersi. Ma allora l'opposizione si f~ce· aperta. Gli Atti civici
accolgono, si sa, solo le deci<;ioni del -corpo consolare, raramente
danno conto delle discussioni. E così anche per ·il fatto in que-
. stio ne veniamo solamente ·a sa o ere che nella .seduta dei 9 otto-
bre 10) a cui per l' occas'i-one erano s-tati invitati ed ·intervennero
in numero l
di dieci anche i , signori del Nobil corpo d'aggionta ",
non tenendo più conto dei passi fatti dal capoconsole .presso
la deputazione della milizia, si affidò al conte Simone Consolati
ed al D.r Giuseppe· Tosetti ·di , concordare colla deputazione
consolare le correzioni, a-ggiunte e riserve da farsi ~a detto Piano
prima di presenta rio -all'eccel-sa Superiorità ,per la .conferma ".
Avviene pertanto quello che il Mersi aveva preannunciato e ·che
al Romagnosi era st-ato fatto capire in settembre. I capitoli da

sostituirsi al_ piano ·dovevan esser ·già bello ·e che concordati
perchè appena due giorni ·dopo (11 ·novem·bre) i com·m,issari li
possono già preleggere alla deputazione militare convocata,
presentandoli per incarico del magistrato con un preambolo
d'intonazione inusitata verso l-a milizia, ,Jino · allora 'fraHata con
molta deferenza da He autorità ,Cittadine: , ... l'·+nHefo Conpo '<iivico
, :sarebbe ·autorizzato di :presentare ·il -èletto piah'0 all' 'Ecéèlsa
= 38

, Reggenza senza manifestar Loro le aggiunte, ed i cambiamenti


, fatti, ma pure per dimos"trare la stima che ha dell' intiera de-
, putazione e per · compassare il tutto di comune cot:tsenso, ed
, aggradimento incaricò i Tit. Sigg. Commissarj a far Loro la
, prelezione ... ". Il senso era abbastanza chiaro: così vogliamo! ·
Ma la deputazione si rifiuta di prender lì per lì una decisione,
chiede tempo; i deputati parlano dei nuovi capitoli alle compa-
gnie ; queste esigono di vederli minacciando in caso contrario
di non riconoscer li ; sono accontentate:. i volontari trovano che
certi articoli da loro desiderati sono stati ammessi, inseriti altri .
che appaiono gravosi ed odiosi. Nel corso di dicembre e gen-
naio· ha luogo la votazione nelle compagnie e finalmente il
primo febbraio 1802 assistiamo al razzo .finale: , Quest'Eccelsa
Reggenza ", dice il · verbale della sedu~a della Deputazione, il
quale nella sua forma impacciata deve essere il risultato di una
transazione tra il· Mersi e la Milizia , con Suo Dispaccio dei · 12
, giugno 1801 ordinò a quest' Uffizio commissariale, che venis-
, sero sci~lti da ogni Compagnia due Individui, acciò questi
, nitamente ai Tit. Sigg. Commissari, Maggiore e Capitani for-
, massero de' Capitoli per questa Milizia di Guardia Urbana
, non collusivi colla costituzione patria. Vennero diffatto me-
, diante Deputazione formati questi Capitoli, e presentati alle ·
, Superiorità, siccome però si vide, che la quantità delle Leggi
, accresce in misura di queste le trasgressioni, così le Campa-
, gnie diedero il Loro parere, che sarà meglio abbandonare qua-
, lunque codice, e dirigersi secondo i doveri dell'uomo e
, or d .. . . , ."'. .
tnt de ' ·. supenon l

Mentre così si seppelli_va il suo piano, Romagnosi non era


a Trento: dalla prima metà del gennaio . 1802 si trovava a Ro-
vereto occupato nello studio di una causa intentata dalla famiglia
Cobelli contrd il capitano circolare baron Pizzini 11). Non ebbe '
modo quindi di .influire sulle ultit:ne vicende. Ma ciò non astante
la Milizia urbana s·e non potè far approvare il codice dR lui
compilato, gli ·diede però una prova di solidarietà respingendo
recisainente quello da altra parte -avvanzato.

* **
Con la risoluzione presa nella seduta del . primo febbraio
terminava la ragione di esistenza della Deputazione, che in realtà
anche si sciolse. Ma siccome un consiglio · p·er provvedere alla
disciplina e ad altre occorrenze era necessario, si indissero nuove
39 =====
elezioni nelle compagnie. La quinta, comandata dal con~e Nicola
Donati, scelse a suoi deputati Gaetano Gerloni, cpncellier~ civico
ed il sottotenente G. B. Sardagna. Essi rimasero in carica fino
al principio di luglio quando ebbero luogo nuove elezioni, che
su 83 votanti riconfermarono il Gerloni che ebbe 76 voti e
sostituirono al Sardagna con 50 voti G. D. Romagnosi. Nel
luglio e nell'agosto troviamo così il Nostro assistere diligente-
mente alle varie sessioni 12) e portare il suo prezioso contributo
alla conservazione e al dècoro della milizia urbana. Anzi ancora
nella prima riunione del nuovo consiglio (14 giugno 1802) egli
presentava due notevoli memoriali uno ap_punto per provvedere
all'esistenza del battaglione, l'altro per far intervenire la guardia
urbana contro un tratto arbitrario delle autorità ecclesiastiche,
Quindici mesi di servizio avevan fatto sbollire l'entusiasmo
dei volontari tenuto desto a volta a volta colle produzioni della
banda musicale, con la concessione di un solenne tiro a segno,
con scampagnate a spese dei · capitani, con la introduzione di
qualche nuovo vistoso distintivo ed altri simili 1nezzi atti ad
, elettrizzare " per usare la frase preferit-a del commissario Mersi.
Ma ora la stanchezza era grande, _le domande d'esenzione dal
servizio alle porte e di pattuglia fioccavano, ed era a temersil lo
squagliamento della guardia urbana. Le ·compagnie stesse erano
state chiamate ad esporre quali espedienti ritenessero adatti a.
·scongiurare una fine sì ingloriosa e chi aveva proposto la co-
scrizion-e generale di tutti i cittadini perchè il- peso del servizio
non gravasse più su pochi; chi la fornitura a prezzo di ·favore·
di carni e farine ·ai volontari, a titolo di compenso; chi . di sti-
pendiare venti bisognosi per la guardia alle porte e chi per fino
la promessa da parte del Magistrato consolare di erigere in
luogo pubblico, a servizio finito, un monumento sul quale inci-
dere a perenne me·moria, in alto, a loro gtoria, i nomi dei cit-
tadini che avevan regolarmente militato fino allo sciogli mento
del battaglione, in basso, ·a loro vergogna, i nomi di chi si fosse
prima ritirato~ Più ragionate e pratiche furono le proposte pre-
sentate dal neo eletto deputato della quinta compagnia:
Progetto ragionato per la sussistenza della guardia civica di Trento. 13)

Affine di prevenire la dissoluzion e che si teme prossim a della guardia


civica di Trento è necessario un Piano il quale evitando tutte le collisioni ed
i ritardi possa efficacemente provvedere alla continuazion e e sussistenza della
Milizia dei ~olontari, dalla quale fino a qui si riportò cotanto onore e vantaggio.
lì progetto d'una generale. coscrizion e e di un rotolo sia assoluto o sia
= = 40
sussidiario porterebbe una sovversione e dei contrasti _çui non sarebbe facile in
breve di superare. Si vuole egli che l'attuale guardia sussista?
·Ogni rotolo anche sussidiario ne tramuterebbe implicitamente, e indiretta-
mente r indole di volontaria. Perchè diffatti obbligare !a parte dei cittadini, ed
abitanti che non servono, se non per un diritto generale che tutti prestino
servigio?
E perciò stesso che si fa uso di questo principio i volontari stessi che
servono sono sottomessi all'alternativa o di servire o di pagare. Ecco dunque
una tramutazione del carattere di volontari in - carattere pi obbligati. Ecco una
posizione in cui ogni preferenza ed ogni riguardo verso di taluni diviene odiosa,
e cagione di discordie: in cui le gare e il litigio si sviluppan per formare in
ul~ mo una truppa di mercenari inabile a soddisfare al nobile ed importante scopo
ottenuto fino a qui. . ·
In questo stato di cose ogni partito di mezzo· sarebbe un male più grande
di quello che si volesse evitare, e però non v'è altro partito che l'uno de' due
estremi, vale a dire o che la guardia civica sussista come ora si troval o che
venga intieramente abolita per sostituire il rotolo statutario.
Ma si dirà come si possa fare che sussista senza d'un qualche nuovo
aiuto? Ecco la risposta. Si aumenti il numero delle compagnie fino ad otto di
60 uomini ·p er ognuna affine di rendere meno gravoso e dannoso il servigio, ma
senza indugio e nello stesso tempo si assicuri ogni giorno il servigio giornaliero
di quattro uomini per porta della città, presi dal corpo di ogni compagnia che
monta la guardia, mercè una secreta corrispondenza di troni tre per ogni uno,
lacchè porta troni 48. Il salario non sia fisso nè al dato uomo, nè per un dato
tempo, ma solamente per quella tale volta che si monta ·la guardia, per potere
così rendere più generale la beneficenza ai bisognosi, e tener un freno di l

diligenza. .
Mi si chiederà da chi si debba _esigere il denaro per fare questa spesa?
Io rispondo che se la può con isperanza di successo ricavare parte da contri -
buzioni volontarie di chi non serve, _non eccettuando la R.ma Mensa, i conventi
e le corporazioni ecclesiastiche, e parte mercè uno scomparto sotto titolo _di spese
nate per la guardia civica da regolarsi secondo quello che si con-chiuderà fra
l'Eccelsa Regenza e l'Ill.mo Magistrato.
La spesa non giunge ai fiorini dieci al -giorno. · E perÒ si può supplire
senza incomodo.
Non si addotta questo Piano? Si sostituisca il rotolo statutario, e venga
annichilata la attuale guardia civica di volontari.
Ecco il progetto. Non si deve però dimenticare una: circostanza la quaìe
assaissimo può influire a dare o a togliere un stimolo ai servigi di questa Mi-
lizia. Sopra si è fatto parola delle spese nate. Ora questo è un oggetto d'una
grandissima influenza nell'oggetto presente. Queste ·spese .furono fino a qui sup-
plite dall'Ill.mo Magistrato civico di Trento. Ognuno deve prevedere che atteso
I' enorme cumulo di sp~se nate per la passata guerra, la cassa civica non può
con avanzi, che non esistono, supplire alle spese della guardia attuale. Pare
adunque che l'III. mo Magistrato sarà obbligato a pensare· al rimborso. Ma se si
ricorresse al solito m,etodo delle collette, dei taglion~, o a qualsiasi altro gener~
d'imposizioni · generali, in tale caso tutti , quelli che compongono la guardia civica
dovrebbero subire il doppio aggravio dell'onere personale del servizio, e dél
41 ==
reale della spesa senza calcolare una terza rubrica forse anc~r più gravosa,
qual '.è quella delle spe~e che si fecero -e si fanno tutto dì da molti volontari per
mantenere l'unione e il lustro- della milizia.
Egli è dunque importantissimo che l-a deputazione sappia prima di tutto
da chi si debbono sanare le spese nate e quelle che possono nascere per i bi-
sogni necessari della MiliziçL E però io -son d' avviso che convenga alla deputa-
zione di rassegnare all'Ill.mo Magistrato una rispettosa memoria colla quale venga
richiesto:· a dichiarare da chi si debbano sanare le mentovate spese. Dalla risposta ·
' che se ne otterrà, la Deputazione potrà .prendere norma di. un eccitamento o di
uno scoraggiamento ulteriore. Se la risposta è favorevofe per i volontari avremo
uri dato di piu per lusingarci di far concorrere altre persone al servigio della
Patria. Io supplico la Deputazione d.ella sua dichiarazione su gli esposti oggetti
e dimetto la mia memoria a Protocollo.
RoMAGNOSI condeputato della
quinta Compagnia della
Milizia civica di Trento.

E il Magistrato consolare che non voleva introdurre la


leva generale o , statutario ruotolo " perchè , conoscendo l'in-_/~
dole de' suoi nemici, che bramano lo_ scioglimento della Milizia,
ne teme con fondamento, ch'eglino appellerebb~ro ai Tribunali
Superiori piuttosto ch'essere costretti a divenir , ruotolanti ",
adottò parzialmente le vedute del Romagnosi: diede coll'assenso
di tutte le compagnie, meno la seconda che rifiutò ogni com-
penso, otto fiorini al giorno per i sedici uomini che facevan la
guardia alle porte.
***
L'altro atto presentato dal Romagnosi nella seduta dei 14
giugno 1802 ci fa conoscerè una circostanza curios<;I, che cioè
l'autorità ecclesiastica si credeva in diritto in casi speciali d,. in-
timare _il bando da~ P~incipato senza menomamente ricorrere al-
le autorità secolari. Eni certò un abuso, n9n so quanto esteso,
di cui allora era vittima certo Corbella, carrozziere di professione
e milite della Sa cornpagnia, colpevole, a quanto si può conget-
turare, di aver rapporti con una vedova, sua padrona di casa.
Ilt.ma Deputazione.
Un uomo onesto, un artigiano ·utile al Paese per essere unico nel suo \
gen ere: un individuo quieto, moderato ed assiduo della milizia civica, che con
grave suo danno, e con istrapazzo del suo individuo prestò, e presta un fedele
servigio merita l'affezione e l'assistenza dei suoi colleghi. Essi dunque spiegar
la debbono in di lui favore; tanto più che seco lui viene ,. . . usato un tratto asso-
lutame nte irregolare ed arbitrario, cui sarebbe pernicioso alle Compagnie che
passasse in Esempio.
.= 42

Quando gl'Individui della milizia ctvtca si assunsero il nobile incarico


di difendere e proteggere volontari<~:mente l'ordine e la tranquillità; quando.
con grave sacrificio della loro salute, e delle loro finanze ·ne sostennero le fati-
cose e spesse funzioni, essi per precipua ed inseparabile condizione intesero che
la Patria Costituzione fosse salva, che le leggi della umanità e della ragione non
fossero violate, che la loro personale sicurezza, e tranquillità non venissè turbata
se non allorqua~do se ne rendessero indegni, e soprattutto si usassero quelle
forme di procedere che escludono la calunnia, ed un cieco arbitrio. Mai diffatti
la Truppa civica si mescolò negli ogg~tti ·interni del governo, e prestò sempre
ubbidienza · ·
Ma quando vede evidentemente violare una legge di ragione e dì uma-
nità in taluno dei Suoi Individui, quando vede vulneratsi la costituzione, e quel-
l' ordine stesso che per fino negli Stati i più assoluti si vede rispettato; che lo
vede violato in uno dei suoi benemeriti Individui, non avrà almeno diritto di
reclamare protezione? Qui non si chiede un /giudizio Militare. L'oggetto di questa
mémoria non è affare di disciplina militare; ma che per ciò? Si dovrà dunque
lasciare con una fredda indifferenza, che ogni benemerito volontario nell'atto che
soffre tutto per servire alla pubblica tranquillità, possa essere svelto dal seno
di una compagnia a cui è utile e caro, cacciato arbitraria::nente come infame dal
Paese, da un Tribunale incompetente, senza processo, senza -reato, senza difese,
senza niuna legge che autorizzi a questo passo; anzi con una enorme ed abu-
siva infrazione delle Leggi Comuni e Statutarie? Si finga questo caso. Io cerco
se almeno il volontario meriti di essere raccomandato, e protetto per titolo puro
di colleganza, e di umanità?
Ora tale è precisamente il caso reale. Andrea Corbella volontario della
quinta Compagnia e fabbricatore di Carrozze abita ·nel Borgo di 'S. Martino in
una Casa d'una Vedova che n'è proprietaria.
Ne1Io scorso gennaio giunge improvvisamente un Precetto dell ' Ufficio
Ecclesiastico all'Inquilino Corbella di dover per ignote cause sloggiare da detta
casa. Era impossibile al Corbella il ritrovare altrove alloggio; e q' altronde il
Precetto nullo incompetente, e senza allegar cause non poteva aver effetto ope-
ràtivo. Sotto il giorno dieci corrente gli viene intimato l'al_tro Ordine del seguente
Tenore: 14 )
Mandato Ill.mi, et R.mi D.ni . Simonis Albani Zambaiti de Vessenburg
hujus· Ecclesiae CathedraÌis, Can.ci, et in Spiritualibus Vie. G.lis _Cap.lis Tridenti.
In vigor di proprio Off.io procedendo, e per giuste cause così moventi
l'animo Suo si commette, e seriamente si comanda al fabbricatore di carrozze
Corbella, abitante in questo Borgo di Sant Martino, per non aver prestata la
dovuta obbedienia al precetto intimatogli sotto i 18 gennaio dell'anno corrente
per ordine di quest' offio·, qualmente nel termine di. quindeci giorni partir debba
da questa: città, e da tutto il Principato sotto pena della Prigionia, e di altre
arbitrarie. In quorum ecc.
Datum Tridenti die 19 Iunj ~802.
L. A. de Menghin Provic. Qnlis Cap.lis
Petrus Ios. Clock Cancell.
Prima di tutto io osservo che l'ufficio spirituale è giudice incompetente
. per questi oggetti, e soprattutto per passare ad una pena tanto strepitosa, cui
43
l

. l'autorità pretoria non osa d'infliggere, se non dopo lunghi ed accurati Processi,
e coll' autorità della legge. So che sopra di una Corruttela, ed un abuso in valso
per la dappocaggine di alcuni Prétori, fonda I' ufficio Ecclesiastico un preteso
diritto di prevenzione, e caratteriz~a queste materie come di misto foro. Ma
g iusta gli editti i più chiari sappiamo del pari l'assioma che , male adiventa
malasque consuetudines neque ex longa tempore, neque ex longa usu confir-
mari ". Sappiamo che in materia di competenza di pubblica autorità non :si da
n_e possesso ne prescrizione veruna che autorizzi I' usurpazione, e l'illegittimità,
sappiamo che se la dabbenaggine di alcuni, che volontariamente si sottomettono
può nuocere ad essi, non può mai però aver forza contro di altri che intendono
di sostenere il loro diritto. In breve questo preteso diritto di prevenzione dell'Uf-
fi cio spirituale contrario alla patria Costituzione, è assolutamente nullo abusivo
ed. una ' pura corruttela, e nulla più.
In secondo luogo dato anche per falsa ipotesi e non concesso ch_e avesse
un tal diritto di prevenzione, è però certo, ed evidente che il di lui metodo non
potrebbe essere diverso da quello che usar si dovrebbe nell'altro Foro prevenuto,
vale a dire un Processo regolare, ed una pena dettata dalla Legge a cui perciò
stesso che si tratta di materia mista si dovrebbe confermare. Ciò posto con qual
dirittç>, e con qual ragione vorrà sopprimere -ogni regola, ed ogni legge, e con
un tratto di penna infamare, e troncare dal seno della Società un povero on·e-
st' uorr.o a fronte d'una publica parzialità verso gli opulenti? Dove trova l'ufficio
Ecclesiastico in natura ed in Legge che si debba negare il più sacro dei diritti,
quello cioè della difesa, che si possa violare a capriccio la · privata ed individuale
sicurezza e privare a talento un Corpo pubblico d'un di lui utile Individuo? Se
lo Statuto patrio dovrebbe essere la norma del poter .civile cui pretende di eser-
citare nel far le veci del Pretore, con qual diritto lan'Cia Ordini di questa natura?
Dobbiamo noi dunque riconoscere in Trento un Poter più grande di quello
del Principe stesso, anzi di qualunque· Monarca legittimo della Terra ?
Io non cerco se la condotta del nostro volontario su di quest'articolo sia
plausibile o no. Si brama solamente ch'egli sia giudicato regolarmente, e secondo
le leggi Patrie, e frattanto che non venga molestato. Io non eccito la Deputa-
zione nè ad arrogarsi niun giudicio, nè a mescolar~i in niun affare di governo,
ma solamente (a sca~o di contrasti che qtiesto affare potrebbé eccitare) in vi-
gore del mio Ufficio! e come organo della volontà altrui, io prego la deputazione
per questo caso e per altri simili, con cui vede minacciata l'integrità del Corpo
della milizia! a voler supplicare · per titolo di colleganz , e d! pura umanità
I' Ill.mo Magistrato qual tutor delle leggi patrie a degnarsi d'interporre i Suoi
rispettabili ufficj, affinchè in questo caso e per sempre, in questa materia vengà
proceduto regolarmente imparzialmente ed a tenore delle patrie Leggi, e a pren-
dere quello spediente che giudicherà il migliore. Io non ricuso poi che questa
memoria. sia trasmessa in Copia a chi si crede meglio facendo presente che per
un tratto di sana politica interessa che la deputazione raccomandi, come potrebbe
fare qualu~que privato, un membro d élla . milizia affinchè vengagli amministrata
la pura giustizia.

R o M AGNOSI D eputato
dell a 5ta compagnla.
= :44

La Deputazione accoglieva interamente gli eccitamenti del


Piacentino, anzi ·incaricava lui ed il suo collega di fare i passi'
necessari per proteggere il ·Corbella, co·sa che giova rilevare
perchè ci mostra come la iniìizia urbana, in mano di uomini
come il Nostro e se il Principato fosse stato in condizioni rneno
precarie, sarebbe divenuta elemento attivo ed importante di ri-
fo_rm~. Di questo affare del Corbella non ho potuto avere alcuna
notizia. Solo tra le , prodotte " del protocollo della Deputazione
ho trovato quest'altro biglietto del R.omagnosi, del quale _è sigrii- -
ficativa la frase finale.

Ili.ma Deputazione.
Lo scioglimento del noto affare del volontario Corbella può essere facil-
mente protratto oltre il termine stabilito al medesimo da quest'Ufficio spirihì'1le
nel Precetto già notificato. Tale precetto intimato il di 1.0 prefiggendo lo spazio
di giorni 15 va a scadere preeisarriente al 26 del corrente.
Affine di prevenire ogni sconcerto io ·credo necessario di avvertire urba-
namente con lettera di ufficio la curia ecclesiastica, qualmente pende il gravame
. avanti le autorità costituite contro di detto Precetto, e contro siffatte procedure
in generale, manifestando nel . tempo stesso che la Milizia civica si trova in
dovere di non permettere intanto alcuna innovazione.
Trento, li 23 giugno 1802,
RoMAGNOSI deputato
della quinta compagnia.
~:

**
Gian Domenico Romagnosi si era iscritto nella G_uardia
nazionale di Trento alla fipe di aprile quando - per ultima -
si formò la compagnia del capitano Nicola Donati, quasi tutta
composta de' più vecchi ed assennati cittadini. Prestò regolare
servizio, nè il suo nome con1pare tra quelli che domandarono ~i
essere esentati, anzi quando il picchetto a . cui apparteneva si . ri-
bellò e si rifiutò di montar la guardia finchè non venisse revo-
cat~ la punizione inflitta ad uno' dei suoi membri~ fu uno dei
due unici che dichiararono di non voler seguire i compagni
nell' insubordinazione. Eletto deputat<;> della sua compagnia,
frequentò diligentemente nel giugno e nel luglio le sessioni del
Consiglio di disciplina, vi presentò i due notevoli memoriali di
cui sopra, fu adoperato in missioni al Magistrato ed alla Reg-
genza perchè provvedessero all'ulteriore sussistenza della milizia,
ed ai suoi buoni uffici si ricorse per appianare uno dei soliti
incidenti sollevati dal conte Giovanelli. Non apparisce più invece
45 =

in nessuno dei verbali delle l O ulteriori sedute che si tennero


prima dello scioglimento della Guardia · urbana. In novembre,
quando ~iò avvenne.. egli era a Piacenza.
Asserisce il Prof. fr. Menestrina che dopo il processo del
1799-1800 per alto tradimento, it' Romagnosi tenne .un riservato
contegno che solo gli rese , ancora possibile l'esistenza fra noi
in un ambiente tanto delicato e con una polizia continuamente
so~pettosa" 15). E quale illustrazione e prova di questo , riservato
contçgno" adduce un rapporto d~l capitano circolare di Rovereto
baron Pizzini, dove si dice che, il Romagnosi quando fu a Rov~­
reto nel gennaio e parte del febbraio 1802 quale consulente
legale dei Cobelli, rimase sempre nella sua stanza senza mai
farsi vedere nè al caffè nè in altri luoghi pubblici nè praticnre
con persona tanto che non si sapeva neppure della sua presenza
in città. Ma giacchè tale contegno, a .quel .modo spiegato, sarebbe
ben qualche cosa di diverso di prudenza o riservatezza, permetta
l'egregio amico che noi lo interpretiamo più semplicemente e in
pari tempo più . convenientemente alla dignità del Piacentino
coll'ammettere in lui la solita éoscienziosità di professionista
anche nello studio della non facile causa. E del resto la viva
partecipazione del Romagnosi alla Guardia nazionale di Trento,
istituzione riguardata come giacobina e fuori e dentro Trento
- stessa, testimonia irrefutabilmente che i quindici !llesi di carcere
passati ad Innsbruck punto avevan , influito a fargli mutar · modo ·
di vivere e che egli era rimasto, come fu prima e poi, persona
che liberamente agiva e parlava come il cuore dettava dentro e
la mente fervida ma equilibrata gli indicava.

N O TE
) SIGJSMONDO ANTONIO MANCI, deçano e capo del governo capitolare
1

che aveva assunto dai Francesi il Princjpato, è avverso alla Guardia nazionale,
alla ·cui istituzione ha dovuto accons·entire forzatamente. Gli è poco accetta per
.ra sua origine, gli puzza di giacobinismo; lo molesta insistentemente il · pensiero
che i , bizzari e snelli giovani" quali erano i capitani della milizia e il com- ·
missario Me~si non trascorran. tant'oltre nel loro entusiasmo ·da suscitargli contro
le doglianze della reggenza d' Innsbruck per violazione delle , compattate ". E
poi quel corpo armato permanente di 300 uomini da prima (2 commissari, 31
ufficiali, 23 caporali, 242 militi) ma che andò sempre piu aumentando (allo scio-
.gliersi nel novembre . 1802 contava anc-ora 27 ufficiali; 34 caporali, 4 tamburini,
520 gregari) ·e ch.e era alle dipendenze del Magistrato consolare, non portava
esso uno squilibrio alla costituzione del Principato, che racimolando i suzzi; i
46

birri di tutte le vallate, i soldati di Trento e di Riva non avrebbe m esso assieme
n eppur la metà di tanta forza? Più vive che mai erano state negli ultimi tempi
le- contese tra ves.covo e magistrato ed ora il Manci, che reggeva per il vescovo,
paventava le conseguenze che da tali condizioni anormali sarebbero potute nascere a
danno del governo , ormai reso lo stato più debile delli tre stati che dominan
Trento ": E in tanta maggior 'apprensione viveva, perchè i suoi due colleghi di
governo, i canonici Taxis . e Spaur, in modo speciale quest'ultimo più aperto alle
novità, non lo assecondavano anzi lo contPlriavano o gli lasciayano intera l'odio- ·
sità di certi provvedimenti: , l'invidia li stuccicava ad agire disperatamente
contro il decano". Nel settembre 1801 il Manci decise di farla finita e scrisse
una lettera al Magistrato, perchè licenziasse la milizia o mettesse quella sua
proposta e protesta agli atti. Il Magistrato, lo dice il Manci stesso, non gli diede
neppur ·risposta, anzi ai deputati della guardia che chiedevan di vedere le accuse
che la voce pubblica affermava contenesse la lettera, assicurò di non aver rice-
vuto nessun atto ufficiale! Irritato per la sua impotenza, pieno di ansie e di
apprensioni il vecchio decano prende una volta l'eroica risoluzione di ritirarsi i~
campagna , aborrendo tante irregolarità! " e sfoga la sua rabbiuzza negli Annali
il cui brano riguardante (a guardia nazionale è _stato pubblicato da E. LoRENZr.
- Il conte GIROLAMO Gt~AZIADEf era capoconsole quando la guardia fu istituita
dal magistrato civico, n'è quindi uno dei fondatori e di conseguenza e necessità
nella sua narrazione, parziale. (Ms. 73: Cronaca della città e del ver'scovado di
Trento 1776-1824, c. 151-167 ). Se però non dice alcun m'ile della milizia, non
sembra aver condiviso soverchiamente l'entusiasmo che per essa era negli am-
bienti e nelle famiglie consolari, anzi secondo il Manci avrebbe fatto insistenza
presso di lui perchè sciogliesse la guardia a .S. Pietro del 1801. Di questa non
racconta che fino al giugno quando depose il consolato. Più tardi parlando della
milizia civica del 1815 la loda per non aver dato luogo alle gare di quella del
1801-02. - Sobrio, ben informato e scevro da pettegolezzi e pregiudizi è al
iìolito ANGELO DucA TI che fu caporale nella compagnia Bortolazzi e che com-
pare anzi sotto il numero 43 nel noto gran quadro di quella; conservato nel
Municipio di Trento. Egli dà questo giudizio sulla milizia alla quale son dedi-
cati i capitoli 33-35 . della sua Cronaca del Trentina degli anni 1796-1812 (.IYls.
2648): , Se l'istituzione di questa guardia fu di somma utilità per la pubblica
quiete e sicurezza, vi scapitò tuttavia il buon costume". - BERNARDINO GIRARDI
DI PJETRAPIAN A, che fu vice pretore ed ebbe due parenti nella milizia, vi serba
l'eco più fedele dell'impressione destata in Trento dall'avvenimento ·insolito, di
cui noi possiamo be~ sorridere quando leggiamo le iperboliche esaltazioni dei
fautori e le detrazioni del Manci,. ma nel quale dobbiamo riconoscere una prova
del grande affetto e del vivo civismo che avevan i nostri bisnonni alle istituzioni
patrie. Ha parole di sincera ed ingenua ammirazione e lode per i fasti d~lla
guardia, ma con dispiacere ne nota anche . gli eccessi. Il brano relativo della
sua Cronaca de' jattt accaduti in Trento in occasione della guerra tra la
imperia! casa d'Austria e l.a Francia fu pubblicato ridotto e modificato anche
nella forma per nozze (,La Guardia Nazionale Urbana di Trento", Trento,
Zippel, 1895) e integralmente da E. LORENZI. - finalmente nel suo Diario
trentina scolaresca e m_onastico (Ms. 183 della Biblioteca civica di Trento, p.
1056 e segg.) anche il buon P. d. TOVAZZI ha registrato le notizie della Milizia
urbana, che pervenivano fino a S. Bernardino e le impressioni che ne ebbe


47 =

quando la vide in occasione di festività religiose, ed egualmente qualche cenno


(dal 16 aprile al 16 luglio 1801) si trova nel Giornale dell'anno del Signore
1801, in c_ui contengonsi le mutazioni de ' tempi, novità, ed altre cose avve-
nute, da me descritte ANTO NIO M A Z~ETTI Tridentino, S. E. A. e cultore della
Poesia (Ms. 1493 della Bibl. civ. di Trento). -
· Con tanti poeti che c'erano allora a Trénto e coll'inveterato costume delle
pasquinate non è da meravigliarsi che anche le muse si siano scomodate per la
Guardia urbana. L' abate BARTOJ.AMEO- GERLONI (1759- 1839), conservatore e
quindi contrario · alla milizia come ad ogni novità di sa por giacobino, scrisse In
cantores militiae urbanae, in cui difesa rispose e salacemente quella lingua
tagliente che fu l'abate SIMONE Pou (1724 -1807 J con una invettiva In militiae
urbanae irrisorem (v. - FR. MENESTRINA, , Satire trentine di molt'anni fa", in
, Tridentum ", VII (1904), p. 375. Un inno alla guardia in occasion~ del suo
anniversario elevò un altro abate GIUSEPPE MoscA (1766 ~ 1851 ) : Tridentinis
civibus constituti Praesidii diem anniversariam celebrantibus loseph Mosca
(Tridenti, 1802, Typis l. B. Monauni, Typographi capitularis; foglietto volante nel
Ms. 2117); e un quarto abate GIANVIGILIO DE' CARLI (n. 17 40l, che in cerca di
appoggi dedicò sonetti più o meno bislacchi a mez-za città, ne ha due in argo-
mento intitolati l'uno L 'istanza al sig. conte Girolamo de Malfatti già capitano
della Guardia civica e benemerito della Patria l'anno 1801 allorché per co-
mune voto riprese il comando della piazza, l'altro La Guardia 'nazionale del
fu signor Antonio d'Anfani di anni 95 (, Sonetti dell'abate Gianvigilio De'
Carli già publ. professor di gramatica nel · Reg. Ginnasio di Trento ossequiati
senza più al merito sopraggrande di chi vorrà leggere. Si aggiungono infine due
lettere in versi Martelliani ed altre picciole composizioni ", Trento, G. B. Mo-
nauni, 1810; pag. 157-158). - Il Ms. 225 al f. 13 contiene altresì un Urbanae
militiae cantoris responsum in satyram 2.am superbi, ac pertinacis Aristarchi
titulo post facta resurgo e un sonetto Ai soldati della Guardia Urbana e
contro gli sprezzatori della medesima firmato coÌle ini.~iali Z. A. S. S. F. T.
è nel Ms. 1493; è presso di me una ode in ventisette strofe Lode diretta alla
non mai abbastanza esaltata ùrbana milizia di Trento 1801, satira bona-
ria, che sembra una parodia di qualcuno dei verbali laudativi ufficiali della
milizia.
Aggiungiamo che anche i numeri 15 e 26 maggio, 21 e 31 luglio 1801
del periodico cittadino dell'epoca Ristretto de' foglietti universali contepgono
qualche notizia sulla Guardia civica di mano, se possiamo credere al decano
Manci, del capoconsole successo al Graziadei, il baron SrGISMONDO TRENTIN!. Il
qual decano preso dalla sua solita tremarella, che non si compromettesse il
Principato, fece proibire allo stampatore Monauni di accoglier altri articoli sulla
guardia, sicchè in tutta l'annata 1802 non troviamo p9i che l'avviso del solenne
tiro a segno concesso a quest'ultima dal capitolo (n. 11 maggio) .

) P. BERNARDELLI, De' governi del Trentina dal 1796 in poi, Trento,


2

1869, p. 8. - A. PERINI, Statistica del Trentina, Trento, 1852, v. I, pag. 122-124.


- FR. AMBR:OSI, Commentari di storia Trentina,, · Rovereto, 1887. II, p.
- ERNESTO LORENZI, La g uardia nazionale a · Trento durante l'interregno del
1801-1802, in , Tridentum ", VIII (1905), pç1g. 52-115, 243-265, 397-406 e IX
(1906), pag. 39-42. Quello del Lorenzi non è veramente uno studio. A una
48
breve pref21zione, che dovrebbe orientare sui tempi, segue la pubblicazione dei
brani relativi alia milizia degli Annali del · Manci e della cronaca del Pietra piana
e oi, a · guisa di ' note, documenti estratti dagli Atti consolari del 1801-02, tra··
quali lo stato delle varie cempagnie all'a . prima rivisJa passata nell'aprile 180 l.
· i riproduce inoltre 11 noto quadro della seconda compagnia (Bortolazzi ,
esistente in Municipio e rìcorda la bandiera del battaglione dei 'volontari conser--
vata al Museo civico. Accenniamo qui che H Museo diocesano d'arte sacra
ha fatto acquisto . ultimamente di una divisa della milizia urbana.

3
) La guardia urbana era retta per gli affari , politici", c6me si trova

affermato, da un ufficio commissariale' composto del conte Girolamo Salvetti


, di S. Lazzaro, console fino al giugno 1801 e di Giuseppe de Mersi, console nel
1801 e nel 1802, cqmmissari nominati dal Magistrato e muniti di · patente dalla .
Reggenza capitolare. Essi eran-o i fiduciari di quelle due , superiorità" presso .
la milizia, - a1la quaJe comunicavano gli ordini ricevuti e dei desideri della quale
si rendevano mediatori. · - Prima per compilare un codke militare, poi come
consiglio di disciplina e, diremo, quale stato \ maggiore fu istituita inoltre una
Deputazione militare civir;a, composta del maggiore conte Girolamo Guarienti,
console dal giugno 1801, dei capitani e di- due deputati per compagnia. - Ogni
compagnia· poi distaccava, nel giorno ch'era di servizio, dei drappelli di volon-
tari ·p er la custodia ·:delle quattro porte, mandava la notte in giro -' una pattuglia
é montava la gran guardia in Piazza del Duomo nella p art e del Palazzo P re-
torio che è presso · la torre; qui vi si raccoglievano ogni giorno i rapporti dei
caporali alle porte e dell'ufficiale di ronda. Così 'risultarono tre diver.si protocolli :
. Il Protocollo commissariale della Milizia urbana tjai 15 aprile 1801 fino
li 6 dicembre 1802 (Ms. 2119) con le rispettive , prodotte", tenuto dal commis-
sario Giuseppe de Mersi. Una copia di esso, fatta · con gran cura e rilegat<i irt
una forte custodia di pelle, si trova sotto il numero Ms. 2121.
Il Protocollo della Deputazione militare civica della Milizia di Trento~
1801 (Ms. 2117), tenuto dal tenente-segretario. Gasparo conte Crivelli, che con-
tiene i verbati delle s.e dute dal ·14 giugno 1801 al 2 settembre 1802 ed è il. più
importante per la storia del nostro argomento. Unà bella copia di esso, della
·stessa mano del Ms. 2121, con egual forte legatura in pelle si conserva nell' ar-
chivio della canonica di S. Pietro. Tra le , prodotte« è una copia del Piano dt
regolamento ·della Truppa ·Civica della città di Tre~to, di cui altra · copia è nel
Ms. 2115. - È unito al' protocollo un libretto (14 X 10 cm.), che ci elenca lo
stato della quarta compagnia, sull' ultima carta del quale ___: con sotto la dicitura
, il capita~o della 4a compagnia " - è raffigurato Benedetto Giovanelli in gran
tenuta con la mano destra sull'elsa della spada e con la ·sinistra sollevata in
alto e sostenente un filo a piombo; disegrio allusivo senza dubbio . al carattère
puntiglioso del Giovanelli,· che suscitò nella piccola armata incidente sopra
incidente. ·
Il Protocollo della Gran Guardia della Milizia del' Trentina MDCCCI
' (Ms. 2116), che· consta dei rapporti consegnati àlla Gran Guardia e ricopiati con
ogni diligenza dal ·, protocoHis~a generale" nominato nella persona di G . B.
Mersi. Per dar un'idea ·del_la scrupolosità ·di costui gioverà riportare una sua
osservazione ad un decreto della Reggenza in cuC si lodava , lo zelo ed entu-
siasmo di tutti gl' individ]li... ". In- margine egli annotava : " Per non offendere·
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la dovuta fedeltà il registratore trascrive il "termine notato d'entusiasmo, termine


per altro allo zelo ragionevole, e religioso della MiÙzia urbana inco~veniente, ed
inconsideratament e o scrittb, o dettato!! " Le , Prodotte del protocollo della Gran
Guardia della Milizia del ·Trentino 1801-1802 " formano il Ms. 2118, ·n quale in
fine contiene altune carte da cui si capisce che gli ufficiali, sciolto il battaglione/
ebbero l'intenzione di !asciarne ai posteri· la più ampia memoria premettendo e
aggiungendo alcune notizie ai protocolli riordinati; e precisamente: · una breve
storia ufficiale della milizia urbana (in due copie, una, con annotazioni ' notevoli
di B. Giovanelli) di mano del conte Gasparo Crivelli; altro breve cenno storico
della seconda compagnia tBortolazziJ che fu di servizio quando la Guardia Urbana
cedette la piazza agli Austriaci, con allegato lo stato della compagnia nell'ottobre
1801; la lettera, con la quale il decano Manci chiese lo scioglimento del corpo
de' volontari, postillata dagli ufficiali offesi; estratti dagli " Atti civici " ; lo stato
delle compagnie nel novembre 1802.
Tanto il Ms. 2116 quanto il Ms. 2117 portano in fine, quale garanzia
della autenticità degli atti, oltre le firme e i sigilli dei rispettivi protocollisti, ]e
firme ed i sigilli del maggiore, déll' aiutahte g'enerale e dei capitani delle
cinque compagnie, attestati originai! del notaio Giuseppe Francesco di Castelter-
lago. Vi è apposto inoltre il sigillo della milizia raffigurante l' aquiia di Trento
sopra un trofeo di cannoni, trombe, tamburi, bandiere, fucili e palle con attorno
la scritta , La milizia civica di Trento. Li 16 aprile 1801 ".
Aggiungiamo che alcuni atti contenuti nel Ms. 2117 ed altri di cui evi-
dentemente si decis·e la soppressione, si trovano pure nel Ms. 2120, che fa l' im-
pressione di essere ]a raccolta delle prime minute di verbale di G. Crivelli. -
Il Ms. 224. poi, al foglio 14 porta la nota dei Dejonti della Guardia Nazionale
dopo 16 Aprile 1801 (10 in 18 mesi e 20 giorni di servizio) e 11 Ms. 225 ) fol.
45) tra le · , Rationes a praebistero Simone Beitinalli direçtore camerali redditae
·pro annis 1795-1801 " la spesa, sostenuta per la· Milizia urbana nel 1801 dalla
Reggenza, in fiorini 2512 · e carantani 50.
4
) Giandomenico Romagnosi a 7rento (1791-1802), Trento, 1909
5
) Ms. 2120, v. 133.
6
) Ms. 2117, tra le , prodotte" ordinate cronologica111ente; autografo.
7) Sui suzzi o nunzi ' dei nobili vedi E. LORENZI, op. cit., VIII, p. 71 . .

Erano alle dipendenze del residente tirolese a Trento, il cosidetto capitano della
città, ma dal 1796 essendosi costui allontanato senza far più ritorno, eran diven-
tati guardie vescovili.
8) Ms. 2117, tra le prodotte ; autografo.

) Eran piccoli incidenti che nascevan giornalmente. Il fiore era stata la


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compagnia Donati, a cui apparteneva il Romagnosi, che se l'era messo sul cap-
pello per distinguersi dalle altre; all'incompetente chiamata · alle armi si riferisce
lltl.a testimonianza autografa del R. controfirmata dali' amico suo Francesco Felice,
Ravelli (Ms . .2117, prodotte dell'aprile 1802).

H>) BIBLIOTECA CIVIC A DI TRENTO: Archivio consolare, Atti civici l 5 giugno


1801 -15 luglio 1802.
=50
11
F. MENESTR!NA, op. cit., pag. 89.
)
12
Dai 14 giugno ai 20 luglio il Romagnosi compare a undici delle dodici
)

sedute ch'ebbero luogo. ·


13
) Ms. 2117, tra le prodotte del giugno 1802; non autografo ma con cor-

rezioni di pugno del Romagnosi. - Per la. proposta non nuova da parte dell'ex-
pode~tà, di mettere a contribuzione le congregazioni ecclesiastiche vedi f. ME-
NESTRINA, op, cit., p. 63.
14
) II precetto è, negli atti, !?esso in calce al memoriale.
15
) F. MENESTRINA, op. cit. pag. 89.

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