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LA FORMAZIONE DELLO STATO REGOINALE E LE ISTITUZIONI DEL CONTADO

CAP. 1 – CRISI LIBERTÀ COMUNALI E ORIGINI STATO TERRITORIALE


Dal 13 sec., periodo maturo e ultimo dell’età comunale, il comune rivela sempre di piu’ la sua incapacità a
mantenersi come protezione delle libertà  No stagione unica di eccezionale libertà

È stata ridimensionata e limitata la concezione delle libertà cittadine


L’ascesa di ceti nuovi nel duecento, in particolare ‘popolari’, borghesi, non è la prova di ascesa del popolo
(ceti popolari) ma di una nuova aristocrazia vs quella antica
Inoltre i veri protagonisti delle lotte comunali sono NON vasti gruppi sociali MA ristrette oligarchie (=no
garanzia di partecipazione popolare)
anche durante periodi piu’ democratici è costante il predominio di oligarchie
comune NON stagione eccezionale MA legata alle fasi precedenti
Nel duecento si rivela che nel comune non riesce a crearsi realmente uno stato, un ente che non si
identifica con un partito o l’altro
nei comuni medievale NON esiste collaborazione fra partiti o riconoscimento di uguali diritti anche alla
fazione avversa
il comune stesso è un partito accanto ad altri
spesso lotte armate e guerriglie tra =/ fazioni

Difficoltà comune di porsi come punto di riferimento per le forze politiche del contado, NO verso stato
territoriale esteso anche al contado (comune non elimina autonomie del contado e non impone ai suoi
signori di trasferirsi in città)

Momento successivo al comune e antitetico: PRINCIPATO


nuovo tipo di stato vs il particolarismo medievale, un signore con potere assoluto e organizzazione statale
piu’ efficiente
La signoria è un aspetto del processo che porta alla formazione degli STATI REGIONALI (intorno al ‘400)

Nell’ultima fase comunale esplosione sempre + acuta delle partes le ha fatte dilagare in partiti non solo
cittadini ma regionale
la tendenza è di costruire nuove strutture statali piu’ centralizzate per far fronte ai problemi che hanno
portato alla crisi comunale
Le grandi famiglie milanesi non è che ora perdono il loro potere MA questo gli deriva dallo stato e nello
stato si esercita
lo stato regionale, seppur propenso a concedere autonomie locali, si afferma sempre come punto di
riferimento obbligato a cui riconoscere sovranità
con questo tipo di governo si ritorna a un feudalesimo in cui i cittadini sono sudditi e non + tutti =
fra ‘300-‘400 si cristallizzano i gruppi dirigenti, non piu’ scontro di partiti che li fa variare
i governanti con sempre + potere mentre i governati con sempre – rappresentanti politici

Nelle campagne: durante l’età comunale i grandi proprietari terrieri mantenevano il controllo sul loro
contado. Questi gradualmente acquisiranno sempre + potere e assoggetteranno a loro le terre dei piccoli
proprietari. Questo perché i contadini si impoveriscono per la pressione fiscale e l’espandersi della città, i
cittadini spesso privano questi delle loro terre appropriandosene e il contado emigra quindi vs città.
 città estende dominio eco e politico sulla campagna

‘300-‘400: rifioriscono le signorie rurali e la feudalità. Il nuovo stato riconosce poteri giurisdizionali a
potentati locali o nuovi principi (una nuova nobiltà feudale separata dalle città che fonda il potere su
castelli, possessi, fedeltà dei suoi clienti, autonomia spesso militare
Tra fine medioevo e inizio età moderna si forma quella nobiltà ita che (chiusa ed ereditaria, riconosciuta e
protetta dallo stato) che monopolizzerà il potere fino all’800.

L’età comunale si è spesso vista come periodo in cui si afferma la borghesia, con l’ascesa di attività
manifatturiere e mercantili MA in realtà era ancora un’Italia prettamente agricola.

IN ETÀ COMUNALE POTERE : TRA =/ GRUPPI POLITICI, NO AUTORITÀ IN SÉ SUPERIORI, SCONTRI TRA
FAZIONI SOVRANI IN DET. TERRITORI  EMERGE LA TENDENZA A STRUTTURE STATALI PIU’ FORTI

CAP. 2. – INFEUDAZIONI E POLITICA FEUDALE NELLO STATO VISCONTEO-SFORZESCO

15 Sec.: periodo di creazione e consolidamento dello Stato milanese grazie all’uso del CONTRATTO
FEUDALE. Dalla fine del ‘300 numerose investiture fino a coprire quasi tutto il ducato.

L’autorità dei Visconti si sviluppa in una rete di giurisdizioni particolari e autonomie locali i cui rapporti col
potere centrale restano a lungo incerti, non definiti.

Questi territori autonomi potevano avere origini =/:


1- riconoscimento imperiale: imperatore riconosce diritti a un signore
2- comunale
3- vendita diretta

difficile per i Visconti affermarsi in questa realtà, per tutto il ‘200 riconoscono la situazione poi dal ‘300
cercano di far riconoscere la propria superiorità con ‘contratti di fedeltà’
alla fine del ‘300 Gian Galeazzo Visconti riceve dall’imperatore i ‘privilegi’ e quindi accanto all’investitura
imperiale compare quella ducale. Molte signorie non erano disposte a scendere a compromessi col duca
rinunciando a privilegi imperiali. Con G.G. lo stato visconteo si limita a riconoscere sotto il proprio dominio
una realtà già esistente. Filippo Maria invece sottolineerà il DOVERE per i signori di SOTTOMETTERSI
ALL’INVESTITURA DUCALE.

Con l’INVESTITURA DUCALE: concesso un feudo e la giurisdizione su esso (mero et misto imperio) in cambio
di fedeltà ai Visconti

Le opposizioni maggiori all’investitura ducale provenivano dai feudatari imperiali

Solo 2 tipi di signorie possono sottrarsi a questa investitura: le signorie viscontee e quelle ecclesiastiche (il
marchese di Soragna riesce a mantenere quella imperiale MA caso eccezionale)

I Visconti DEFINISCONO MEGLIO IL CONTRATTO FEUDALE:


Le terre devono essere DONATE, il signore ha un LIMITE DI DAZI che puo’ riscuotere nelle sue terre, e un
LIMITE GIURISDIZIONALE. Vengono inoltre riprese consuetudini feudali come il giuramento di fedeltà,
l’ereditarietà del feudo e l’obbligo di donare un tributo al duca.

Anche con questa investitura camerale il potere del duca era comunque limitato, non aveva infatti il
controllo diretto sui territori feudali e i vantaggi (fiscali) a questi connessi. I Visconti cercarono un controllo
capillare e riconoscimento della loro supremazia.

Con la Pace di Lodi del 1454 verranno riconosciuti gli Stati regionali. Da questo momento i feudatari sono
tutti dipendenti dal duca NO signorie imperiali o autonome.

CAP.3 – MERCATO: IL COMUNE DI PARMA E I MARCHESI PALLAVICINI


Parma dopo un breve periodo di autonomia seguito alla morte di G.G. Visconti torna sotto il dominio di
questi con F.M. che impone controllo accentrato della città ma lascia privilegi fiscali.

PROBLEMA PER PARMA: I MARCHESI PALLAVICINI DI PELLEGRINO che possedevano ampi diritti
giurisdizionali e fiscali su luoghi vicino al comune. Tra i territori a cui Parma era interessata spicca
MERCATO, con fiorente economia grazie appunto al suo mercato. Nel 1421 Parma grazie a F.M. ottenne la
restituzione di alcuni territori tra cui Mercato MA subito i Pallavicini rivendicano i loro diritti. 
controversia tra comune di Parma e marchesi Pallavicini.

Parma fa notare che ai marchesi mancano concessioni imperiali che legittimassero i loro diritti e in piu’ si
concentra sui confini, dimostrando che Mercato appartiene al proprio vescovato, territorio.

I Pallavicini dimostrano di aver esercitato la loro signoria su Mercato da metà ‘300 fino al 1420 e che questa
fu pacifica. Inoltre I pallavicini dimostrarono che la città di Mercato nacque solo dopo che questi
acquisissero i diritti sul luogo.

Gli abitanti della zona dichiarano di preferire la signoria dei Pallavicini in quanto il distretto fiscale e
giurisdizionale cittadino avrebbe minato la fioritura eco del luogo. Cedendo Mercato ai marchesi Parma si
privava di ingenti entrate eco e in piu’ timore che altre città imitassero Mercato e si sottraessero al dominio
comunale.

Non si sa l’esito di questa controversia dibattuta fino al 1425. Inizialmente i marchesi ricevettero il dominio
su Mercato poi lo persero a causa di uno scontro col duca. Dal 1428 (duca distrugge il castello dei marchesi)
Mercato rimane, salvo piccole interruzioni, nei domini ducali. Parma tenterà piu’ volte il recupero ma senza
successo.

CAP.4 – SIGNORIA DEGLI ANGUISSOLA SU RIVA, GRAZZANO E MONTESANTO TRA ‘300 E ‘400
Giovanni Anguissola legato ai signori di Milano da vincoli di parentela ottenne in poco tempo Rva, Grazzano
e Montesanto. Nel 1328 Lancillotto compro’ questi territori poi tramandati di padre in figlio, solo nel 1438
pero’ gli Anguissola ottengono il riconoscimento imperiale su questi territori.

Piacenza accusa gli Anguissola di: aver governato illegittimamente fino al 1438 e aver esteso illegalmente il
dominio sui territori limitrofi.
Giovanni ammette di non aver avuto il mero et isto imperio su quelle terre fino al 1438 tuttavia pur non
avendo prerogativa giurisdizionale gli abitanti prima di quell’anno si erano ‘sottomessi’ volontariamente al
loro dominio (possessio et tenuta).

I magistrati piacenti  interrogano gli abitanti che confermano la visione degli Anguissola, si erano
spontaneamente sottomessi alla signoria perché:
GLI ANGUISSOLA GARANTIVANO PROTEZIONE E DIFESA OSPITANDO NEI LORO CASTELLI IN PERIODI DI
PERICOLO + PROTEZIONE FISCALE (EXEMPTIO) I TERRITORI APPARTENENTI ALLA FAMIGLIA DEGLI
ANGUISSOLA, anche prima del 1428, ERANO ESENTI DAL PAGAMENTO DELLE TASSE PIACENTINE. (questa
prassi era abituale presso i signori locali che si espandevano a danni del comune)  numerose signorie,
come Anguissola, nascono da un patto tra famiglia potente e abitanti NON da concessioni sovrane

Gli Anguissola uscirono vincitori dalla controversia con Piacenza

CAP.5 – PARTICOLARISMO SIGNORILE E FEUDALE IN EMILIA TRA ‘400 E ‘500


Emilia tra ‘4-‘500 non appare come una regione unitaria, assenza i un grande e forte stato regionale 
spiccato particolarismo e notevole instabilità.
c’era Bologna degli Estensi poi Stato milanese fino a Parma, Firenze, Mantova lungo il Po.

Gli Estensi e i Visconti procedettero offrendo alle signorie rurali ampi pezzi di contado in cambio delle
maggiori città. Estensi e Visconti riconoscono le =/ autonomie. Feudo fu uno strumento utile per il controllo
dei territori, autogestiti ma sottomessi al ducato.

La presenza di feudatari pone ostacoli alle città, i feudatari infatti rivendicano lo stesso trattamento e
condizione amministrativa dei distretti urbani.
Molte di queste famiglie in Emilia rivendicano ampia autonomia e autogoverno da porsi come Stati signorili,
tra queste Rossi, Pallavicini e Landi.
per affermarsi come potenze queste famiglie opporranno all’investitura viscontea i propri titoli di possesso
tra cui quello imperiale o ricorrevano a contratti di aderenza (il contraente di minor forza riconosce la
superiorità dell’altro che pero’ non puo’ intervenire nel governo del piccolo dominio)

Pietro Maria Rossi fedelissimo agli Sforza per oltre 30 anni aveva ottenuto ampi privilegi MA con la morte di
Galeazzo Maria assiste a una progressiva erosione delle sue libertà.  si schiera vs Sforza e con Venezia e
alleati nella guerra per Ferrara. Guerra rossiana = guerra tra 2 concezioni di ordinamento politico,
accentratrice degli Sforza e particolaristica di Pietro M. Rossi.

1494-98 GUERRE D’ITALIA: Società emiliana vive un periodo di anarchia e instabilità, torna a raggrupparsi
attorno ai piccoli potentati locali. Prendono nuovamente piedi gli accordi tra signori con papato o impero.
Verso il 1530 la situazione si stabilizza, Modena e Reggio sono ormai sotto il dominio estense e Parma e
Piacenza sotto quello pontificio. Finisce il particolarismo signorile in Emilia.

CAP.6 – ORDINAMENTO TERRITORIALE DEL DOMINIO FIORENTINO AGLI INIZI DEL 15 SEC.
repubblica fiorentina in rapida espansione e si consolida tra fine ‘400 e ‘500
Le terre conquistate nel ‘300 erano paesi tributari di cui si eleggevano o controllavano i magistrati, quindi
mantengono autonomia e proprie istituzioni

Con G.G. Visconti cambia la situazione e inizia una vera campagna di conquista diretta e offensiva (prima
prettamente difensiva) e in poco ottiene AREZZO, PISA, LIVORNO estendendo enormemente il suo dominio.
In queste nuove zone vengono create leggi e magistrature nuove imposte dal ducato.

PISTOIA: con questo comune Firenze era fin dal 1329 abbastanza neutrale, riconoscendo ai pistoiesi
autonomia sul contado. 15 sec. le cose cambiano: con la ribellione dei cancellieri legati ai visconti, Firenze
temeva che Pistoia potesse appoggiare i filoviscontei priva il comune di tutte le libertà e autonomie
prima concesse
PISA: territorio pisano viene annesso al contado di Firenze
assume in questo periodo importanza la figura del VICARIO: magistratura temporanea con poteri polizieschi
e militari a cui si aggiungono nuovi poteri come quello giuridico  il comune toscano si trasforma in un
distretto direttamente collegato alla Repubblica

Con i villaggi del contado e i piccoli comuni Firenze è molto tollerante, questi possono crearsi statuti propri
 gli abitanti partecipano un po’ di piu’ alla vita politica del proprio villaggio
Molti comuni minori si unificheranno tra loro, altre volte diventano delle specie di
federazioni(regolamentano in maniera uniforme certe materie)
ES: FEDERAZIONE DEI COMUNI DELLA PODESTERIA DI SERRAVALLE
Queste federazioni hanno un organo di rappresentanza: ORGANO COLLEGIALE con rappresentanti dei =/
comuni. A rappresentare la lega erano i CONSIGLIERI
il contado si allontana dalle giurisdizioni comunali, atteggiamento anti comunale che si vede soprattutto
negli statuti del contado (gli abitanti del contado giudicati solo da tribunali propri, il comune non si deve
intromettere nelle vicende giuridiche del contado, le proprietà dei cittadini nel contado devono ex tassate)
nel 1403 tutti i comuni erano in tumulto le città passano al contrattacco (FI emana un decreto che
esentava i cittadini di PI dalle tasse nel contado) MA ‘l’autonomia concessa al contado da FI non è stata che
un passaggio

Contado tra VALDINEVOLE E VALDARNO: in teoria sotto Lucca MA vista la sua debolezza conto tra FI e PI.
Approfittando dello stato di ‘contesa’ gli abitanti del luogo sviluppano un atteggiamento sempre +
indipendentista. FI riusci’ ad imporsi alla fine ma con cautela e non pochi contrasti
La TOSCANA = VISCONTI, non vuole disciplinare MA ELIMINARE i particolarismi signorili