Sei sulla pagina 1di 5

MILANO GUELFA 1302-1310

INTRODUZIONE
il libro analizza il periodo Giugno 1302- Gennaio 1311 a Milano, vengono allontanati i Visconti (Matteo e
seguaci) e dominano i popolari e la famiglia Della Torre (guelfi radicali, neri)
Questo periodo cambia la politica, prima di dominio regionale, ora di alleanze in tutta la penisola periodo
di pace
Italia tra ‘200-‘300: no quadro esauriente ma storici considerano singole città e non collegamenti tra esse
tipico di questo periodo fu l’inasprirsi delle lotte tra gruppi dirigenti urbani, spesso armate (da metà ‘200 si
erano istituzionalizzati questi gruppi e diventati guelfi e ghibellini Bortolami dice che si crea una sorta di
commonwealth in Ita che coordina le politiche cittadine in tutta la nazione)
dalla seconda metà del ‘200 nuove forma di lotta politica: esclusione di intere famiglie dalla vita cittadina,
guelfi cacciati da cancellerie imperiali e ghibellini condannati all’inferno dalla chiesa, bando politico molto
usato.
dal 1310 per circa 150 anni Ita in un beato isolamento, non toccata da sovrani stranieri. Dal 1250 invece
impero, angioini, aragonesi e francesi si erano interessati.
città italiane tra ‘2-‘300 in ita centrale regimi popolari, al nord signorili
si è superata l’idea della rigida contrapposizione popolo-signoria, che spesso perseguivano lo = obiettivo
signoria di popolo: il signore si appoggiava al popolo per governare
comunque continuavano ad esistere contrasti tra ambizioni comunali e famiglie egemoni
13-14 sec. per le città italiane: passaggio da concorrenza di poteri autonomi nelle città a un regime statale
che poteva essere oligarchia, signoria o comune di popolo
‘200: forte incremento demografico aumento domanda economicaaumento commercio (si allarga
anche la classe dirigente)
mutare status diventa pero’ ora piu’ difficile - mobilità sociale (tendenza alla chiusura delle elite
urbane) polarizzazione del mondo cittadino tra aristocrazia sempre piu’ ricca e massa della popolazione
sempre in questo periodo massiccia urbanizzazione, contadini si spostano in città per cercare fortuna
tutte le città organizzarono il flusso di grano e il calmiere dei prezzi(annona) perché anche una minima
variazione di questi poneva in situa opprimenti i piu’ poveri

CAP.1 – IL CAMBIO DI REGIME


nel 1320: cacciata dei Visconti e ritorno dei Della Torre a Milano
le forze ostili ai Visconti erano =/: Bonifacio VIII, i Della Torre, le ambizioni dei signori padani (in + divisioni
interne alla famiglia) + malcontento cittadino a causa dell’elevato costo della politica di M. Visconti + 1302
fu anno di forte carestia
nel 1282 a Milano cerca di instaurare una signoria podestarile Guglielmo di Monferrato MA nobili e
popolari reagiscono cacciandolo (guidati da Ottone Visconti). Nel 1287 viene eletto capitano del popolo
Matteo. Egli fece rinascere la credenza ambrosiana (organismo che rappresentava i popolari)
Matteo voleva creare un dominio regionale  dal 1290 conquista Novara, Vercelli, Como, il Monferrato.
Nel 1294 ottiene dall’imperatore il vicariato su Milano e la Lombardia
Per far fronte alla sua ambizione regionale dovette imporre ingenti tasse che facessero fronte alle spese
che richiedeva l’impresa malumori e proteste + Bonifacio non accettava la concessione imperiale
nel 1299 attorno a Giovanni di Monf. Si riorganizzano gli avversari dei Visconti, i quali persero tutti i territori
conquistati
Matteo attribui’ maggior potere al popolo togliendolo a altre istituzioni, rese la sua carica ereditaria 
malcontento  la città nel 1302 era fortemente avversa al governo Visconti ed era pronta ad appoggiare la
coalizione esterna dei guelfi
Bonifacio aveva un ambizioso progetto di instaurazione di vescovi e arci a lui fedeli nelle città italiane 
consolida la sua influenza nei vari governi cittadini (a MI evita l’elezione di un Visconti come arci)
Boni è alleato con Carlo d’Angio’ e Carlo Valois che nel 1301 conquista Firenze e diventa pacificatore della
Toscana (Guelfi neri, AMMETTEVANO INGERENZA PAPA NEGLI AFFARI DI FI a FI)
GUELFI BIANCHI RIFIUTANO INGERENZA DEL PAPA E APERTI ALLE FORZE POPOLARI

Nel 1302 l’esercito dei D.T. di Cremona, Piacenza, Lodi, Pavia attacca Milano
Matteo lascia Galeazzo con 2000 uomini a difesa della città e lui esce dalla città ad affrontarli
Matteo con un esercito di 15000 uomini contro quello della coalizione guelfa di ca. 20.000, ma lo scontro
non avvenne per cio’ che stava avvenendo in città
IN CITTÀ: da Monza, presa da un gurppo di =/ famiglie esiliate dai Visconti, arriva fino a MI un gruppo di
nobili e popolazione. Galeazzo (con solo 2.000 uomini rimasti) decide di fuggire e aprire le porte della città
Matteo firma un armistizio con la coalizione guelfa MA comunque NON POTÈ RIENTRARE A MI
D.T. riaccolti a MI

CAP.2 – UN NUOVO COMUNE


il consiglio maggiore del comune passo’ da 800 a 1300 membri presieduto da Bernardo Scotti. Questo
nomino’ due avvocati del comune in tutte le questioni. I due erano un aristocratico e uno popolare.
Vennero espropriate le terre viscontee e i membri (legati a Matteo) esiliati. Furono riammessi a MI tutti gli
esuli torriani che recuperarono anche terre e diritti. Tutto fu svolto nella piena legalità e rispetto della
legge. Si diede molta importanza al rispetto delle procedure.

Per quanto riguarda la magistratura podestarile viene cambiata la provenienza dei rettori, di città guelfe
alleate. Il podestà interagiva con questo consiglio. Molto utilizzato il consiglio dei sapienti ma non sappiamo
molto. Cambio’ la carica di capitano del popolo, prima figura di spicco della città e con mandati pluriennali,
ora semestrale e di un forestiero (si occupava approvvigionamento della città)

Venne messo in atto un capillare apparato fiscale per rispondere alla richiesta delle truppe mercenarie o
stipendiate nel territorio. Oltre alle tasse città e campagne fornivano uomini.
a inizio ‘300 acquisi’ grande importanza la gabella del sale, numerose notizie attestano l’esistenza di uffici o
statuti del sale e questa tassa coinvolgeva sia città che contado. In città E la tassa su vino e frumento IMPO.
È possibile che il comune in questo periodo cercasse nuove e continue entrate di denaro.

La politica annonaria prima affidata all’ufficio dei sei, nel ‘300 viene affidata all’ufficio dei grani e delle
vettovaglie. L’ufficio fin dal 1259 si occupava di far affluire in città quantità giuste di grano e di
determinarne i prezzi. Annualmente il contado consegnava una quantità di grano e legumi, immagazzinate
e poi vendute. Le collettività rurali rimanevano proprietarie del prodotto, che veniva restituito se non usato

Nel ‘300 solo una parte dei non nobili è il popolo e un’altra la plebe(una sorta di èlite del popolo).
Sicuramente membri del popolo chi aderiva alla Credenza di sant’Ambrogio. L’aristocrazia era
rappresentata dall’organizzazione dei capitani e valvassori. Altra istituzione del popolo era la società dei
mercanti. Le istituzioni erano libere e avevano politiche proprieD.T. PROTETTORI E NON DOMINATORI

CAP.3 – IL POTERE DEI DELLA TORRE 1302-1307


i D.T. erano un vero clan e  gerarchia interna: Erec, il piu’ vecchio, Guido, il piu’ ricco e Mosca. Alla morte
di Erec Guido eredito’ il titolo di capo famiglia e beni e denaro connessi. I DT coprirono =/ cariche in città
guelfe negli anni lontano da MI, mentre a MI mantennero un profilo basso, non ricoprirono incarichi
pubblici di prestigio. Si occuparono della guerra, in particolare vs visconti del 1302. Guido e Mosca si
occuparono soprattutto del contado, specie a Monza.

I DT conquistarono ruoli chiave in ambito ecclesiastico, anche perché appoggiati dal papa Bonif. Mentre il
successore Benedetto 9 era di parte bianca. Clemente 5 poco interessato ai problemi di questa regione
(FR)
A MI l’arcivescovo, Francesco da Parma, era amico dei DT, questi tentarono di ottenere amicizia anche a
Monza, ottennero vescovato di Padova e Acquileia
DT furono ottimi a tessere alleanze  scelte matrimoniali strategiche
i religiosi detenevano cariche di potere nella città, il vescovo di Padova Pagano DT porto’ il figlio di Mosca
ad ex senatore romano

I DT avevano una capacità eco rilevante. Nel testamento di Guido emerge un patrimonio fondiario
vastissimo ed anche vastissimi lasciti monetari (secondo le fonti ca. 20.000 fiorini)
i DT si occupavano anche di attività economiche nel contado ma non abbiamo registri notarili

Tra 1302-1307 nessun membro della famiglia DT occupava una carica cittadina. Il loro non impegno rende
difficile parlare di critpo-signoria, oltretutto i DT hanno sempre agito attraverso il comune, e operano nel
rispetto delle magistrature
dal 1307 cambia tutto con la morte di Mosca, Guido prende il potere come capitano di popolo inizio di
una signoria personale

CAP.4 – GUELFA E NERA: MILANO NEL QUADRO POLITICO ITA


Cambio di regime ha immediate conseguenze nelle città vicine formando un fronte guelfo esteso, MI non
aveva nessun confine minacciato
in emilia piccola situa di instabilità: lo Scotti, signore di Piacenza, si schiera contro MI e BO con i bianchi ma
fu sconfitto e cacciato. Parma e Piacenza nel 1307 erano passate al fronte ghibellino MA una spedizione
milanese permise la restaurazione del potere guelfo
instabile anche il monferrato in lotta per la successione, MI sostenne le parti alleate senza intervenire dirett

Cremona era la piu’ solida roccaforte dei Guelfi neri, determinante per MI a livello commerciale e militare
l’area di azione del nuovo governo milanese era ben delimitata da Piemonte orientale a Emilia occ.

Ruolo di MI nella ‘politica nazionale’: centri minori, come Perugia e Siena, non chiamarono mai un podestà
di origine milanese, a GE non ci fu mai solo un governo guelfo ma convivenza partiti, FI per ben 2 volte
podestà ambrosiano e Roma anche accetto’ milanesi in ruoli di governo (come Paganino senatore)

Rapporti della famiglia DT con le altre delle città egemonizzate


impo il rapporto MI-PA (con i Langosco)
Famiglie fedelissime ai DT: Terzaghi, Concorezzo, Bernareggio
molti personaggi delle grandi famiglie del contado rientrano in politica (alleanza anti viscontea con i DT)

CAP.5 – COMMERCI E MERCATI


agli inizi del ‘300 si conclusero molti grandi conflitti (con la pace di caltabelotta o tra genova e venezia) che
consentirono rifiorire del commercio
MI approfitta di questo periodo grazie a numerosi accordi sulla penisola e oltralpe (con FR, GER). Impo
l’esportazione di cavalli da guerra vs l’impero.

Con il passaggio di MI ai guelfi crebbero molto i rapp. Con FI. I mercanti fiorentini sempre piu’ presenti in
lombardia e investirono sempre +. Si arriva a costruire una colonia milanese a FI e si insediarono banchieri
toscani in Lombardia

GE: determinante per i rapporti commerciali MI-FI. Nel 1305 a MI asse diretto con GE  SI APRE UNA SERIE
DI SCAMBI E ROTTE ormai sicure. MI si inserisce abilmente nelle rotte trans-marine.

VE non accetto’ il cambio di regime e scateno’ una guerra commerciale aumentando il prezzo del sale. La
crisi comunque fu breve perché nessuna delle due poteva fare a meno dell’altra commercialmente (VE
preziosa per il sale e MI troppo ricca) la presenza ambrosiana a VE è attestata e sicuro estesa

CAP.6 – UNA BREVE ETÀ DELL’ORO NELLE CAMPAGNE


una parte impo delle ricchezze del commercio ivestita nelle campagne su strutture e tecniche di produzione
Il contado MI gia dal ‘200 subiva trasformazioni e innovazioni
nuovo modo di gestione delle terre: i monasteri affittano terre a gruppi di contadini con un contratto stabile
per coltivarle
a nord di MI si sviluppa la viticoltura e nelle prealpi lombarde l’allevamento bovino contribuisce
all’economia
MA seconda metà ‘200 GUERRE TRA PARTES, CONTINUE RAZZIE E INCURSIONI nelle campagne, le guerre
avevano provocato l’imposizione di tasse sul contado per spese comunali

La pace di MI con i DT senza confini ostili permise di investire nelle campagne. Attivismo forte nelle
campagne nella costruzione di mulini, rogge e canali. Una la roggia da Bergamo a Treviglio. I canali pero’
sottraevano le acque alle zone contadine provocando frequenti liti per il controllo delle acque.

Tra ‘2-‘300 ci fu  la rivoluzione dell’irrigazione nelle campagne e  aumenta il prezzo dei terreni. A MI il
mercato della terra era molto redditizio. Coloro che non potevano permettersi di comprare un capo irrigato
lo affittavano o prendevano in prestito. Non mancavano pero’ possedimenti molto vasti specie per
viticoltura.

Generalmente i monaci, ma anche privati, mettevano in affitto le terre secondo un contratto (triennale di
solito) che prevedeva una casa nel villaggio per chi avrebbe condotto il campo, c’era poi una somma da
pagare per il godimento del campo (in natura), il monastero si faceva carico della manutenzione
INVESTITURA AD MASSARICIUM DELLE MONACHE DI SANTA MARIA DELLA VITTORIA a due fratelli: in
questo es. tutte le novità del ‘300: policoltura (campi,viti,alberi), ampi campi, case per i conduttori e
concessione prestito iniziale.

Nel resto dell’itail crescita città corrispondeva a crisi contado mentre in Lombardia il contado crebbe spesso
promosso a stato di ‘borgo’. Parte di questi sede di mercati rurali o vere e proprie fiere. Alcune famiglie di
questi centri del contado divennero importanti da pensare di auto-governarsi ma era impo il sostegno dei
DT.
per quanto riguarda la piccola prprietà contadina questa era ancora messa in difficoltà da cittadini,
monasteri e signori del contado che volevano espandersi, in + il maltempo non aiuto’.

CAP.7 – RICCHEZZA E SINTOMI DI CRISI: SOC. MILANESE A INIZIO ‘300


In questo periodo MI è polo di grande attrazione, persone da ogni dove e gente con capitale come fiorentini
e francesi. Si parla di agiatezza anche per i ceti medi della città.

La manifattura tessile era la prima attività milanese, i panni milanesi avevano larga circolazione in tutta la
penisola. Nel primo decennio del ‘300 raggiunsero l’apice della qualità. Pannilana e fustagni erano i prodotti
piu’ famosi milanesi. La metallurgia rimaneva seconda grande attività lombarda. Nel ‘300 le botteghe sono
dettagliatamente descritte perché sempre + impo e crescono di prestigio.

Giusisperiti (esperti del diritto) testimoniano la grande mobilità sociale della città, si riunivano nel consiglio
dei sapienti e nessuna sentenza senza la loro presenza o consulto. I DT fecero ampio uso di questi
personaggi. La maggior parte erano ‘uomini nuovi’ emersi grazie a capacità e giusto partito.

Pratica molto diffusa: prestito su pegno fondiario: trasferimento di denaro da un sogg. A un altro che ne
garantisce la restituzione in beni fondiari. La disponibilità di moneta era molto variabile largo uso del
credito che si trasformava in denaro quando possibile. La moneta milanese era l’Ambrogino, d’argento.
in alcuni casi questo passaggio di debiti e crediti diventava insolvibile.

Nella società cittadina del ‘300 molti segni di debolezza. Nel 1302 venne assaltato il deposito del sale, segno
dell’esistenza del malessere in alcune fasce di popolazione milanese. Fuori dalle mura della città c’erano
persone da poterne riempire un’altra. Si parla di un 20-25% popolazione completamente povera o
nullatenente.
CAP.8 – HYBRIS: LA SECONDA SIGNORIA TORRIANA
Guido DT opera una svolta accentratrice a MI nel 1308, si erse capitano del popolo dopo la morte di Mosca
e Martino. Il 22 Settembre 1308 Milano divenne signoria di Guido DT. Il documento della formalizzazione
della signoria di Guido attribuisce la sua elezione alla credenza di sant’Ambrogio, il comune rimane in
secondo piano. A Guido fu fornita una milizia dalla credenza e 13 collaboratori con compiti amministrativi
precisi.

In un primo momento Guido cerca consenso popolare sostenendo cittadini dallo stato economico precario.
Anche gli imprenditori erano a favore di Guido che aveva una vasta rete di alleanze in Lombardia. Una volta
al potere Guido cerco’ subito di rendere ereditaria la sua carica.

Due mesi dopo l’elezione di guido muore l’arcivescovo Francesco da Parma e viene sosituito da Cassone DT
che prese parte sia alla politica cittadina che a quella pontificia.

A Parma e Piacenza in questo periodo oltre ai tradizionali fronti guelfo e ghibellino c’erano 2 fronti popolari,
di Alberto Scotti e Guido da Correggio. A Piacenza nel 1309 lo Scotti riesce a prendere il potere, nonostante
Milano cerchi di impedirlo. In questo stesso periodo in Romagna scoppia la guerra di Ferrara, dopo la morte
di Azzo Este senza eredi inizialmente la città fu ceduta a MI dal figlio illegittimo. I ferraresi pero’ insorsero e
aprirono la città alle truppe pontificie. In un primo momento ebbe la meglio Venezia ma la definitiva vittoria
fu della chiesa.

Nel 1309 Guido neutralizza il ramo di Mosca imprigionando Cassone e i fratelli. Secondo Guido i Mosca si
sarebbero avvicinati troppo a famiglie avverse (Visconti e da Correggio). Questo successe in un momento
poco favorevole per Guido perché impero con Enrico 7 e papato con Clemente 5 stavano crescendo. Enrico
sarebbe sceso a breve nella penisola e Clemente, ormai ad Avignone, cercava di riprendere influenza sulla
penisola. Il papa scomunica MI e alleate dopo l’arresto di Cassone e ordina di liberarlo.

CAP.9 – ENRICO 7 A MI: DISINCANTO E TRADIMENTO


1310: FINE DECENNIO TRANQUILLO PER ITA discesa Enrico 7 in ITA affermando che avrebbe risolto gli
scontri delle città tra guelfi e ghibellini
con Enrico tutte le città ghibelline e guelfe bianche  minaccia per MI e FI principali nere
Guido riceve i messi regi e afferma di ospitare Enrico se questo pero’ gli avesse concesso di mantenere
potere e prerogative del comune MA l’imperatore ottenne il favore di tutte le città lombarde

Nell’autunno 1310 Enrico discese in ITA da Susa e TO. Nel frattempo a MI guelfi neri e torriani discutevano
riguardo la linea da seguire con l’imperatore e prevalse quella di accoglierlo. Enrico accolse indistintamente
guelfi e ghibellini. Il borgo di Vigevano apri’ le porte all’imperatore spianandogli cosi la strada vs MI. Guido
vedendo la popolazione sottomettersi con gioia a Enrico accetto’ questa umiliazione.

A Dicembre l’imperatore si era stabilito a MI con molti aristocratici tra cui Matteo Visconti. Pochi giorni
dopo avvenne la pace tra le due famiglie. Enrico 7 venne nominato signore di MI e nel Gennaio 1311 re
d’ITA. La popolazione sperava in una restaurazione del comune dopo la signoria di Guido MA i vicari
imperiali volevano governare come sovrani senza tener conto delle istituzioni. + enormi tasse milanesi
sfiniti

Le richieste di denaro causarono proteste e tumulti  Guido tento’ un’ultima chance di riprendere la città
lo scontro si manifesto’ sfavorevole ai torriani che furono costretti alla fuga. Enrico bandi’ dalla città i DT e i
Visconti (che pero’ tornarono). Matteo Visconti si fece nominare vicario imperiale e alla morte del sovrano
si fa riconoscere il dominio su MI.