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numero due, febbraio ‘11

Yorick dunque, di

per sè, non ha mai

avuto voce; egli


parla nelle voci

altrui, quasi come


una risonanza
interna ed invisibile. Non è forse il momento che anche in noi, come in Amleto, la sua voce inizi a par-

lare? è per provare ad articolare in parole e pensieri un’altra idea di presente, per dire ciò che

forse non si dovrebbe dire (ciò che è scomodo dire?), per fare proposte “inattuali” nel sen-
so di Ni- etzsche, proposte fuori tempo... utopiche, che qui si tenta di risvegli- are la sua

voce. per- chè dovremo rimanere confinati in ciò che è e non provare ad inventare ciò che an-

cora non è? ma per fare ciò, ci vuole un po’ di follia; anzi, c’è bisogno del ris- veglio di
yorickthefool@gmail.com

una molt- itudine di folli. la follia è definita solo dalla prospettiva di ciò che detta le regole,
di ciò che “domina”. Musil lo chiama “il senso della realtà”, e già quasi un secolo fa si chiede-

va perchè mai “si dovrebbe dare più importanza a ciò che è, che a ciò che non è”. per lui, dare più
il foglio di yorick

importanza a ciò che non è o non è ancora è vivere secondo il “senso della possibilità”, più che sec-

ondo quello della “realtà”.


http://www.yorickthefool.blogspot.com
idee da leggere inoltrare stampare
Che cos’è “il foglio di yorick”, questa cosa che avete appena “aperto” (già, ma senza sfogliarlo!) e che, forse, vi ap-
il progetto_tre esperimenti prestate a leggere? Si potrebbe cominciare dicendo che non è una “cosa” ben definita. È piuttosto “più cose” alla ricerca
di una sintesi, di una forma nuova. Dunque è anche un tentativo, una prova: appunto, un esperimento. Proviamo a mettere un
po’ d’ordine.

Cosa ci troveremo dentro.Primo esperimento.


Aprire uno spazio critico. “il foglio di yorick” vorrebbe essere un luogo per molte voci, luogo del pluralismo dello
sguardo sul nostro tempo. Ma vorrebbe anche andare oltre la presentazione delle molte voci: non vorrebbe arrestarsi ad una
generica condanna del nostro presente, alla denuncia e all’informazione; vorrebbe anche essere uno spazio in cui lo sguar-
do e la critica del presente assumono una prospettiva progettuale, sforzandosi di tracciare i contorni di un futuro pos-
sibile. Uno spazio di critica e di proposta, quindi; un foglio a partire dal quale parlare, discutere. Perché la critica
mutila se stessa se non diviene (pro)positiva e non favorisce l’incontro.

Forme intermedie. Secondo esperimento.


Carta o schermo. Libro o e-book. Lo scenario del presente è un’intersezione di modi e supporti comunicativi, nessuno dei
quali è ancora risultato vincente. Lanciare una sfida. Far interagire questi modi antagonisti in maniera virtuosa, compli-
ce. Il sottotitolo dice: idee da leggere inoltrare stampare.
Leggere: il formato A4 orizzontale rende agevole la lettura a schermo intero (ctrl+L), rimanendo funzionale anche alla
stampa su carta nel formato più tradizionale. I links attivi, colorati, permettono inoltre di usare “il foglio di yorick”
come un ipertesto, collegandolo alla rete e aprendolo oltre i suoi stessi confini.
Inoltrare: la diffusione de “il foglio di yorick” sarà gratuita e a portata di mouse, facile per tutti i suoi lettori.
Stampare: forse la scommessa maggiore. Ogni articolo sarà un piccolo “foglio” autonomo, con tutti i riferimenti e le indi-
cazioni presenti sul giornale. L’idea è quella dello “stampa e diffondi”: ogni lettore potrà stampare l’articolo che più
gli è piaciuto o che ritiene più importante, lasciandolo poi nei luoghi dove potrà essere letto da altre persone che en-
treranno così in contatto con il mondo di yorick. Autobus, uffici, aule studio, piazze…. Ovunque. Stampare, insomma, per
seminare le idee su terreni che forse sono fertili ma che non conosciamo nemmeno. E qui arriviamo ad una ulteriore scom-
messa.

Un nuovo lettore. Terzo esperimento.


Creare partecipazione, condivisione, allargare la cerchia del dibattito. Un nuovo lettore, che non si limiti a rilanciare
con un clic di mouse. “stampa e diffondi” vuol dire anche scegliere luoghi da colonizzare, territori incerti verso i qua-
li aprirsi, territori intorpiditi da scuotere. Un modo, anche, per uscire dalla virtualità telematica, per ricreare una
agorà fatta di voci, di sguardi, di toni, di sostanza. Passare nelle mani di una persona un’idea per il nostro presente è
occasione di parole, di conoscenza, di scambio che non sempre un “inoltra” garantisce. Un lettore che partecipi, dunque,
all’opera di informazione e di proposta. Un lettore che diventi anche autore, rispondendo agli articoli e inviandone di
propri.

Tutto questo è in movimento, si nutre di idee scambiate tra amici a volte migliaia di km lontani. Assomiglia molto ad una
avventura, e come ogni avventura non sa dove andrà a finire e chi incontrerà, né che mezzi adopererà. L’unica cosa di cui
noi siamo convinti è che abbiamo bisogno di nuove forme per poter continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto: pen-
sare.
scelto dalla redazione

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Il Velo svelato
Velo sì, velo no? La questione ha acceso il dibattito in Europa, perché il tema del
velo ruota attorno alla libertà della donna e della persona. La Francia è il primo pa-
ese europeo, e per ora l’unico, ad aver vietato il velo integrale (burqa) nei luoghi
pubblici per garantire la laicità, la massima neutralità e l’uguaglianza nelle scuole;
ma cosa vuol dire essere francesi per chi ha la doppia cittadinanza? La Turchia, ter-
ra di confine tra Est e Ovest, si schiera ugualmente, vietando il velo nelle univer-
sità pubbliche perché “lo stato viene prima della religione”. In Italia il dibattito
è iniziato nel 2004, ma ad oggi non esiste una legge né che vieti esplicitamente il
burqa, né tantomeno che lo consenta. La questione che contrappone difensori e opposi-
tori chiama in causa il dovere religioso, il problema della dissimulazione del volto
e della marcatura dell’identità in terra straniera, ma pone soprattutto la questione
della libertà di scelta: in molti ritengono che in un paese democratico debba essere
garantita la libertà di indossarlo, ma che sia tuttavia fondamentale essere sicuri che
questa sia una libera scelta della donna e non un’imposizione. L’animato confronto è
appena iniziato.

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indice ... editoriale

Precari e luoghi della precarietà p. 5


I giovani che oggi si avvicinano per la prima volta al mondo del lavoro sono nati grosso modo in un periodo che rischia
di essere ricordato dai libri di storia come quello in cui, almeno per Europei, Nord Americani e Giapponesi, si è in-
franto il sogno di un miglioramento della qualità della vita generazione dopo generazione.

di Alberto Stanghellini

Diario di un’assistente sociale p. 8


Oggi sono stata a trovare Bianca, 75 anni, seguita dai servizi sociali da quando ne aveva 5 (“han fatto un bel lavoro”,
direte voi!). È dolcissima, nonostante quella voce che gracida cantilenante, tipica di quando si beve un bicchiere di
troppo, ormai cronica per lei, che di bicchieri di troppo ne beve da 60 anni.

di Giulia Sabaini

Rom e Islam: due questioni europee per la sinistra europea p. 11


In un campo nomadi romano quattro bambini rom sono morti mentre dormivano, avvolti e soffocati dalle fiamme. La loro
morte ci ricorda che l’inconscio politico dell’Occidente è popolato di ciò che la patina dello stile di vita europeo
non vuole vedere, o non può tollerare.

di Stefano Pippa

In ginocchio davanti alla natura p. 14


Abito a Soave (VR).
6.929 persone, 2.768 famiglie, secondo i dati del 2009 di Istat.
Un paesello circondato dal colore e dai profumi dei vigneti e protetto da una cinta muraria scaligera: vino e storia i
suoi assi nella manica. Il castello scaligero, arroccato su un colle, affascina visitatori di ogni dove, da sempre.

di Laura Battistella

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il foglio di yorick precari e luoghi della precarietà
alberto stanghellini

http://www.yorickthefool.blogspot.com/
parte di chi entra nel mondo del lavoro Bisogna davvero dire loro che questo NON
di una posizione stabile nella società. è il miglior mondo (del lavoro) possibi-
È questa una possibile definizione fun- le e che quando sono nati, cioè un breve
zionale di ciò che nel linguaggio comune tempo storico fa, si è consumata una di-
ormai tutti intendiamo come precarietà. scussione sul lavoro che, molto sempli-
Senza addentrarci nelle molte implica- cemente, ha tenuto conto solo del futuro
zioni ed approfondimenti che le diver- di chi c’era già e non di chi sarebbe
se possibili focalizzazioni del termine arrivato.
potrebbero stimolare (precarietà/lavoro; Inutile forse rivangare la questione
precarietà/non lavoro; precarietà/pro- della fine del modello fordista, della
duttività; precarietà/relazioni sociali; produzione snella e del just in time;
precarietà/opportunità, soffermandosi ma necessario invece ricordare, e ripe-
solo sulla cosiddetta sfera individuale) tere a fine didattico, che di fronte ad
vorrei, indotto dalla lettura del preci- un modello produttivo che stava cercan-
so intervento di Stefano Panozzo su ti- do di espandere i mercati tanto in sen-
rocini e precariato nel numero preceden- so geografico quanto in senso sociale
I giovani che oggi si avvicinano per la te de Il Foglio di Yorick suggerire una (trasformando in merce ogni cosa: servi-
prima volta al mondo del lavoro sono chiave di lettura diacronica di quanto zi, relazioni, aspirazioni ed ora anche
nati grosso modo in un periodo che ri- oggi sta accadendo. diritti inalienabili) ci fu chi parlò di
schia di essere ricordato dai libri di Ritengo davvero poco apprezzabile che “fine del lavoro” mentre la delocalizza-
storia come quello in cui, almeno per le analisi ed i commenti attorno alle zione era già sotto gli occhi di tutti.
Europei, Nord Americani e Giapponesi, si contestazioni studentesche del dicembre Dalla fine del lavoro al “mondo delle
è infranto il sogno di un miglioramen- 2010 si limitino nella maggior parte dei opportunità” come evoluzione qualitati-
to della qualità della vita generazione casi alla condanna della violenza ed a va dei “diritti” (visti come uno stadio
dopo generazione. È ormai argomento co- qualche manifestazione di solidarietà involuto della società) il passo sembrò
mune quello secondo il quale i “giovani (mi riferisco ovviamente al versante di breve ma, al contrario, mentre si parla-
d’oggi” (ma se ne parla da almeno dieci chi non approva la de-forma Gelmini) nei va di flessibilità si produceva preca-
anni!) non possono aspirare a migliora- confronti degli studenti tenaci e non- rietà.
re la loro situazione di vita rispetto violenti; seguono normalmente consigli In questa ottica va letta una Legge Treu
a quella dei loro genitori. Tale affer- ed esortazioni a non mollare… (L.196/97) che, con il plausibile inten-
mazione, talmente veritiera da essere Credo al contrario che di consigli quei to di mettere un po’ di ordine a ciò che
ormai sotto gli occhi di tutti, ha una giovani, e con essi tutti coloro che stava avvenendo in termini di nuovi rap-
gravissima dimensione futura (pensione si trovano a scrutare verso il proprio porti di lavoro (1), ha di fatto garan-
insufficiente o inesistente) ma ha anche futuro con preoccupazione, non abbiano tito l’impulso necessario al definitivo
già una sua dimensione presente nel- bisogno; ciò che ritengo sia loro dovuto sviluppo di un Mercato del Lavoro moder-
la sempre più ritardata acquisizione da è un po’ più di sincerità. no (!) pur sempre con almeno un decennio

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il foglio di yorick

sociali passando per la calmierazione dei tempi e dei metodi del comune senti-
dell’interinato e dei tirocini e fino re tra lavoratori: ciò che, pur tra le
al controllo dell’esito dei contratti difficoltà di una ridefinizione, conti-
di avvio) senza dover oggi rammaricar- nuerei a chiamare coscienza di classe.
si del fatto che le magnifiche sorti et Organizzare i Precari, siano essi ti-
progressive del mercato che in quegli rocinanti, somministrati, progettisti
anni più di qualcuno vaticinava non solo o quant’altro, è molto difficile (non
non hanno portato alla fine del lavoro, impossibile) se si utilizzano le stori-
ma al contrario hanno portato alla com- che categorie sindacali della rivendi-
petizione globale sulla produttività a cazione collettiva sul luogo di lavoro,
prescindere dai Diritti (caso FIAT) ed come pure quelle legate alla organizza-
alla sostanziale cancellazione di ogni zione del lavoro: come il lavoro, anche
aspirazione umana alla liberazione dal il luogo e le condizioni del lavoro non
lavoro attraverso il lavoro. sono fisse, sono variabili, precarie ap-
di ritardo rispetto a diversi altri Paesi Di fronte a questo perde ogni senso qua- punto. Il luogo della precarietà, per-
europei. lunque valutazione etica o morale rivol- tanto ed almeno nella situazione attua-
A tredici anni di distanza, pertanto, si ta alle imprese che utilizzano in manie- le, è stato progressivamente spinto al
può dire con una buona dose di convin- ra strumentale (cioè esattamente opposta di fuori del sito lavorativo.
zione che la svolta al sistema l’abbia all’intento dichiarato nella L.196/97) In una condizione di contrattazione
impressa quella Legge la quale, si badi i tirocinanti o attingono a piene mani individuale, di sfruttamento indivi-
bene, ha anche almeno un’altra fondamen- al supermercato dei lavoratori tenuto duale, di disagio individuale rispetto
tale caratteristica: è la prima legge di sempre colmo grazie ai due decreti sopra al proprio, individuale, futuro, vanno
sistema sul lavoro in Italia promulgata citati ed ora rimpinguato dagli effetti riconquistati i luoghi collettivi della
senza una previa conclusione del confron- di un millantato flagello divino chiama- discussione, della trattativa, del con-
to tra le Parti Sociali. to crisi economica globale. flitto e della lotta se necessari.
Ho parlato di doverosa sincerità nei con- Semplicemente: in Italia la stretta Il sindacato, in questa situazione, è di
fronti dei giovani: certamente nessuno (neo)liberista seguita a Rambouillet(4) fronte a scelte fondamentali. In Cgil la
oggi può dire cosa sarebbe accaduto senza ha facilmente imposto i suoi dettami nascita di Nidil-Cgil nel 1998 sembra
la Legge Treu (difficile pensare che non grazie all’accettazione politica della voler significare l’adattamento dell’or-
sarebbe cambiato nulla!), né tantomeno teoria che avrebbe potuto essere solo ganizzazione ad un presunto mondo di
cosa sarebbe accaduto senza i ben più fa- una parte sociale a pagare i sacrifici opportunità che il rinnovato mercato del
migerati D.Lgs 368/01(2) e 276/03(3); ma ed il prezzo di un investimento che oggi lavoro pareva offrire (da qui l’acro-
sappiamo e dobbiamo dire che una tratta- si è comunque rivelato fallimentare. nimo: Nuove Identità DI Lavoro); ma il
zione meno frettolosa del tema del futuro Un effetto collaterale, tra gli altri, ripensamento avviene ben presto: già nel
del lavoro avrebbe quanto meno indotto per anni troppo poco considerato ma in successivo Congresso Nidil diviene una
a valutare meglio il ruolo di regolamen- realtà basilare nell’intera storia del Categoria co-partecipata, ovvero con una
tazione delle Istituzioni pubbliche (dal lavoro contemporaneo è quello legato presenza negli organi direttivi delle
sostegno al reddito agli ammortizzatori alla costruzione/distruzione dei luoghi, altre Categorie a testimoniare la neces-

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sità di riavvicinare quel nuovo mondo al ne dei lavoratori;
vecchio mondo del lavoro. Unificare vuol dire ancora prima pra-
Oggi Nidil, come la Cgil e come l’intero ticare la contrattazione di sito e di
movimento sindacale italiano, è ogget- filiera, scegliere come la CGIL e le sue
to di un forte attacco da parte di chi Categorie si reinsediano nei luoghi dove
pensa che il sistema di rappresentanza ci sono 5-6-7 contratti (…);
collettiva cresciuto in oltre un seco- Unificare vuol dire agire perché non si
lo nel nostro Paese possa essere sosti- determinino nuove disuguaglianze tra na-
tuito da un non ben definito complesso tivi ed immigrati”.(5)
di leggi a garanzia del lavoro (quello È evidente in queste parole l’esorta-
statuto dei lavori che il ministro Sac- zione a cercare, plasmare, inventare se
coni agita come un bastone davanti alla necessario, nuovi luoghi della contrat- dil Cgil Verona, mi sento di rivolgere
Cgil e scuote come un’appetitosa ca- tazione al fine di ricomporre sotto la al lettore: non c’è pericolo, in Cgil,
rota davanti agli imprenditori) e nel bandiera dei Diritti quel lavoro oggi di sottorappresentanza dei problemi del
rispetto dell’equità dei diritti (idea frantumato. precariato; c’è, al contrario bisogno di
che funzionerebbe in un mondo in cui gli Nidil Cgil può essere utile strumento costruire l’autorappresentanza di ogni
interessi non fossero contrastanti ed i per questo fondamentale impegno; esso è, frangia di precariato nei luoghi dispa-
rapporti di forza tra impresa e singolo usando una metafora un po’ ardita, un rati che testimoniano la diaspora dei
lavoratore fossero paritari). contenitore dotato di apparecchiature diritti dei lavoratori.
Cgil sta dicendo: NO. Così Guglielmo anche sofisticate per il trattamento del …e quella L finale di NidiL potrà così
Epifani poco prima di terminare il suo contenuto. Nidil può essere in grado di divenire mutante all’occasione: da Nuove
mandato di Segretario Generale dell’or- accogliere, individuare, intercettare, Identità di Lavoro a Nuove Identità di
ganizzazione: istanze anche molto diverse provenienti Lotta.
“Unificare oggi vuol dire ricomporre: dal mondo del lavoro ed indirizzarle, (1)Ci si riferisce in particolare all’accentuata ed incontrollata
diffusione delle Collaborazioni Coordinate e Continuative (Co.
non solo ridurre il numero dei contratti polarizzandole, ad un obiettivo defi- Co.Co) non legata ad alcuna Legge ma all’art. 409 n.3 del Codice
di Procedura Civile “…rapporti di collaborazione che si concretino
ma anche ridurre le frantumazioni inter- nito. Può essere, in altre parole, un in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalente-
ne ai settori, le stesse che determinano primo luogo di ricostruzione della con- mente personale, anche se non a carattere subordinato…”
(2)Si tratta della norma sul Tempo Determinato che inserisce
precarietà derivanti da condizioni mate- trattazione perduta; il luogo in cui le il cosiddetto “causalone” tra le possibili motivazioni per cui
un’azienda può ricorrere a questa forma precaria di contratto: “E’
riali (dumping tra imprese); esperienze si sommano, si confrontano consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto
Unificare vuol dire praticare la clauso- e, percorrendo tanto le strade esterne di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico,
produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla
la sociale in tutti i settori (non solo (dalle manifestazioni di piazza ai so- ordinaria attività del datore di lavoro”.
(3)Si tratta del primo testo applicativo della Legge 30/03 (inopi-
quelli soggetti a privatizzazione) come cial network) quanto quelle interne al natamente promossa come “Legge Biagi”) in cui il mondo del lavoro
obiettivo e pratica comune; Sindacato stesso (la capacità di tutti è, praticamente in tutti i suoi aspetti, riconsiderato sotto una
luce (neo)liberista.
Unificare per riguadagnare capacità di i settori di riconoscere e affrontare i (4)Ci si riferisce all’incontro dei “G6” (USA, GB, Germania Ovest,
Francia, Giappone, Italia) tenutosi in un castello presso Parigi
controllo ed informazione preventiva problemi dei lavoratori precari), indi- il 15 novembre 1975 al quale si fa risalire la decisione di elim-
sugli appalti, cessioni di ramo d’azien- viduano percorsi concreti di rivendica- inare la parità fissa tra le monete e quindi di togliere le bar-
riere alla competizione globale tra economie.
da, terziarizzazioni, per determinare in zione e conflitto. (5)G. Epifani – Relazione Introduttiva al XVI Congresso Nazionale
CGIL. Rimini, 5 maggio 2010.
quella sede le condizioni di unificazio- È un invito che, come segretario di Ni-

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il foglio di yorick diario di un’assistente sociale
giulia sabaini

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<<Un assistente sociale è un operatore da 60 anni. Anche oggi è stata al mer- vicino di casa si è accorto che non ci
sociale che, agendo secondo i princi- cato della Montagnola, a comprare, per sei più, se non sei conosciuto, nemmeno
pi, le conoscenze ed i metodi specifi- 2-3 euro dice, gli ennesimi vestiti, di dal servizio sociale del tuo quartiere,
ci della professione, svolge la propria tutti gli stili e misure, che non met- significa che eri davvero invisibile.
attività nell’ambito del sistema orga- terà mai, ma con i quali riempie la sua Per tutti.
nizzato delle risorse sociali. Queste casa cercando di ammazzare la solitudine Anche Ada mi ha chiamata oggi, 4 volte.
ultime sono messe a disposizione della di una vita. Ha 5 amiche che ogni mese È in ansia perché la sua psichiatra del
comunità, a favore di individui, grup- si dividono il suo affitto assicurando- Centro di Salute Mentale ha cominciato a
pi e famiglie, per prevenire e risol- le un tetto sulla testa nel pieno centro parlarle di casa di riposo. Per lei, 78
vere situazioni di bisogno, aiutandole storico bolognese, da dove lei non si anni, completamente sola e con diversi
sia nell’uso personale e sociale di tali vuole spostare, perché la sua via è la acciacchi, sarebbe sicuramente tutelan-
risorse, sia organizzando e promuovendo cosa più familiare che ha. La situazione te. Mi chiede: “Farà un atto di forza?”.
prestazioni e servizi per la risoluzione di Bianca non è invidiabile, anzi; ve- La tranquillizzo. Ma lei sa bene cosa
del bisogno. (Wikipedia)>> nendo via dalla sua casa mi si stringe significhi. Nella sua vita ha già avu-
Oggi sono stata a trovare Bianca, 75 il cuore. Ma Bianca vive i suoi ultimi to a che fare con un prepensionamento
anni, seguita dai servizi sociali da anni in una solitudine meno totale, meno forzato, un’interdizione, innumerevo-
quando ne aveva 5 (“han fatto un bel assoluta di quella di Augusto, 85 anni, li avvocati con i quali ha speso tutti
lavoro”, direte voi!). È dolcissima, morto all’ospedale da 10 giorni. Oggi ci i suoi risparmi, ricoveri coatti … Ha
nonostante quella voce che gracida can- ha chiamato la camera mortuaria per dir- scritto al Presidente della Repubblica,
tilenante, tipica di quando si beve un ci che nessuno si è fatto vivo per lui, ai diversi ministri della giustizia che
bicchiere di troppo, ormai cronica per nessuno ne ha denunciata la mancanza. E si sono alternati negli anni; ha spe-
lei, che di bicchieri di troppo ne beve nemmeno noi lo conosciamo. Se nemmeno un so migliaia di euro in telefonate alle

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il foglio di yorick

scelta di trasferimento! ri, ma a un prezzo minore”. Gli stessi


Sono quindi una donna giovane, con un compiti, ci rendiamo conto?), o dove il
contratto a tempo indeterminato per un nome della via assegnata ai senza fissa
ente pubblico, situazione rara e privi- dimora, è stato cambiato da “Via dell’O-
legiata. spitalità” a “Via Senza Indirizzo”,
Il principale problema di questo tipo anche a Bologna dobbiamo fronteggiare
di lavoro, che ogni giorno mi porta ad quotidianamente i tagli drastici ai ser-
immergermi nelle storie di vita più vizi pubblici.
strane, per lo più invisibili, rimosse Con la consapevolezza della situazione
cancellerie dei tribunali. Non le è mai (inconsciamente?) dallo spazio sociale, di reale crisi economica in cui ci tro-
stato dato ascolto. Era interdetta, dopo è quando le risorse sociali di cui si viamo oggi, non possiamo però permettere
tutto, e quindi senza capacità di agire. parla nella definizione della professio- che i servizi pubblici per le persone
Le sue azioni erano invisibili, ma nono- ne scarseggiano drammaticamente. A volte invisibili diventino il “tesoretto” cui
stante questo non ha mai perso la voglia ci si sente come dei muratori che devono attingere quando servono risorse altro-
di parlare, di chiedere, di farsi sentire costruire una casa senza mattoni e senza ve.
e di far sentire i propri diritti. All’i- malta. Impotenti. La frustrazione ten- Anche a livello strettamente professio-
nizio non mi voleva guardare nemmeno in de a diventare enorme, perché di fronte nale, il ritrovarsi a poter dare poco
faccia, perché rappresentavo le istitu- a noi non ci sono carte o macchine, ci più di una “pacca sulla spalla” o di
zioni contro le quali ha tanto lottato. sono persone, persone che hanno bisogno ottime valutazioni sociali delle situa-
Ora mi chiama tutti i giorni, e dice che di aiuto e sanno di essere degli “invi- zioni, ma poco di concreto, fa provare
anche se sembro una “cinna”, parlo “sa- sibili sociali”. Ma che non possono e un sentimento di sconfitta. Una sconfit-
pientemente”. non devono essere invisibili per i ser- ta che più che personale, è però dello
Da due anni lavoro come assistente so- vizi sociali, quantomeno per i servizi stato. Uno stato che trascura chi ha più
ciale per il Comune di Bologna, e nello sociali pubblici. bisogno è davvero ancora uno stato demo-
specifico, per il servizio sociale an- E se grazie al cielo, Bologna non ha cratico?
ziani. Da Verona mi sono trasferita in (ancora?) un sindaco leghista come Ve- A fronte di una domanda di servizi sem-
Emilia Romagna, regione che storicamente rona, città dove nei dormitori pubblici pre più crescente e di sempre nuove po-
vanta un ottimo sistema di stato sociale gli educatori sono stati sostituiti con vertà, la risposta dello stato sociale,
e assistenziale. le guardie giurate (affermando, lo stes- gestita, spesso malamente, dalle ammi-
Naturalmente il fatto di aver vinto un so Tosi, che “le guardie giurate svolge- nistrazioni locali, semplicemente non è
concorso ha aiutato decisamente nella ranno gli stessi compiti degli educato- all’altezza. In una società dove conta

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il prodotto, anzi, dove forse conta di nuove solitudini spesso completamente
più la capacità di venderlo, al di là inaspettate, dobbiamo porre mano all’im-
del valore del prodotto in sé, come può maginazione.
in effetti aver voce chi non produce, Pensando al centro storico bolognese, è
non consuma, e anzi, ci chiede addirit- esemplare la presenza di interi condo-
tura assistenza? mini abitati esclusivamente da anziani
Mi chiedo spesso, TRA UNA VISITA E L’AL- bolognesi, per lo più soli, e giovani
TRA, che cosa sia possibile fare di studenti fuori sede. Perché non pensare
fronte a questa tendenza di smantella- a progetti di “mutuo aiuto” tra questi
mento progressivo dello stato sociale. due attori, percepiti dal resto della
Da un lato credo che gli operatori dei cittadinanza quasi esclusivamente come
servizi e la cittadinanza tutta non pos- problematici? Siamo certi che non abbia- Un giorno sì e uno no mi chiedo come mai
sano smettere di lottare per aver il di- no delle risorse da spendere vicendevol- ho scelto questo lavoro. E ogni giorno
ritto ad uno stato sociale pubblico che, mente? mi dico che, fino a quando mi succede
assieme a sanità e sistema educativo, a Se si lasciasse spazio alla fantasia, io “solo” un giorno ogni due, va bene così.
mio avviso non dovrà mai essere priva- credo che le idee e le proposte sarebbe- E non posso fare a meno di pensare alla
tizzato, né mai potrà essere sostituito ro molte. Voglio sperare che, a fronte frase che lo zio Ben dice al nipote
dal volontariato, come alcuni politici della drasticità dei tagli delle risor- Peter Parker, futuro Spiderman: “Da un
vogliono farci credere. se, agli operatori sociali venga lascia- grande potere derivano grandi responsa-
Dall’altro lato, concordo che il compito ta la passione per il lavoro che hanno bilità”.
degli operatori dei servizi non può più scelto e che hanno l’onore di ricoprire, Nel mio piccolo, penso sia doveroso
essere solo quello di muoversi nel si- in modo da tentare di far fiorire dal assumermi tutte le responsabilità che
stema organizzato delle risorse sociali, basso qualcosa che possa contribuire a derivano dal ruolo istituzionale che ho
ma deve essere fautore di nuove forme di colmare quella “mancanza” proveniente avuto la fortuna di ricoprire; e non un
intervento. Di fronte a nuove povertà, dall’alto. giorno sì e uno no, ma tutti i giorni.

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il foglio di yorick rom e islam: due questioni europee
stefano pippa
per la sinistra europea

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sconi. La verità è che il “problema rom”


non interessa a nessuno, e non è mai
interessato a nessuno. Eppure su questa
questione, mi pare, si gioca una par-
tita importante, tanto più importante
in quanto priva di una posta materiale.
Sui rom non si gioca l’economia – non si
In un campo nomadi romano quattro bam- no, sebbene il vizio populistico da noi gioca niente. Solo il diritto allo stato
bini rom sono morti mentre dormivano, lo renda particolarmente appetitoso per puro, spogliato di qualsiasi altra ete-
avvolti e soffocati dalle fiamme. La chi sia costantemente in cerca di og- ronomia, eterodirezione, contaminazione.
loro morte ci ricorda che l’inconscio getti libidinali su cui far scaricare Ma allora è tanto più preoccupante che,
politico dell’Occidente è popolato di gli istinti repressi di una società di come ha osservato il filosofo francese
ciò che la patina dello stile di vita polizia. Che non sia un problema “pro- Balibar, i rom stiano sempre più diven-
europeo non vuole vedere, o non può tol- vinciale” è testimoniato dall’iniziativa tando il perno pericoloso su cui si sta
lerare. La coscienza italiana, si sa, del presidente Sarkozy, che nell’agosto costruendo, colpevolmente inosservato,
può tollerarlo ancora meno. Lo dimostra- scorso ha preso la decisione di revocare il “nuovo apartheid”, il “lato oscuro
no campagne mediatiche contro il “peri- ad alcuni rom, cittadini comunitari, i dell’emergere della nuova cittadinan-
colo rom”, le condizioni dei loro campi diritti previsti dal trattato di Schen- za europea”[1]. Là dove il diritto po-
nomadi e gli ostacoli sociali alla loro gen, e di procedere al loro rimpatrio trebbe/dovrebbe librarsi alto e privo
integrazione; la difficoltà di quest’ul- forzato. Perché? Con quale diritto? La di compromessi, in realtà esso manca la
tima, poi, viene in genere fatta pas- patria del cosmopolitismo illuminista presa sulla realtà. Perché? Giocare “il
sare per condizione volontaria: i rom è scivolata sulla buccia di banana del diritto allo stato puro” non è giocare
non si vogliono integrare. Ecco un pun- paria europeo, il rom, il senza patria? “niente”. Al contrario.
to importante, anzi: ecco il punto im- Ma naturalmente chi si poteva opporre? L’Europa gioca nel frattempo una partita
portante. Che cosa vuol dire integrare? Qualche richiamo formale (UE), nessu- anche su un altro fronte, e questa vol-
Ci ritorneremo tra poco. Quello dei rom na reazione sostanziale (sempre UE); il ta la linea di separazione corre sul suo
non è comunque un problema solo italia- plauso di Maroni, il sorriso di Berlu- lato esterno. Si tratta della partita

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il foglio di yorick

breve giro prima dalla cancelliera tede- faccende affaccendata). Ma la morte del
sca Angela Merkel (per approfondimenti “multikulti” in realtà è diretto contro
si veda qui un precedente post di questo i turchi lavoratori di Germania, come la
blog) e, pochi giorni fa, dal premier Merkel ha esplicitamente ammesso, se-
conservatore britannico Cameron, durante guendo vergognosamente le teorie di Thi-
una sua visita (guarda caso) a Monaco. lo Sarrazin (dopo averle ufficialmente
Cameron ha affermato, praticamente ci- smentite: cfr qui); ed è diretto con-
con l’Islam, iniziata ufficialmente nel tando la Merkel, che “il multicultura- tro l’Islam fondamentalista nel caso di
2001 e con le “crociate” (termine usato lismo ha fallito”, e ciò proprio mentre Cameron. Rimane un altro caso, che non
da Bush jr, prima della prudente retrac- per le strade dell’Inghilterra un corteo è ancora stato citato: il divieto della
tatio formale) che ne sono seguite; una di estrema destra sfilava per protesta- Svizzera, sanzionato mediante referen-
partita che si gioca da ben prima, seb- re contro l’Islam scandendo lo slogan dum nel 2009, a costruire nel territorio
bene dietro le quinte. Il dibattito sul- “Allah, Allah, who’s the fuck is Allah” della Confederazione Elvetica altri mi-
le radici cristiane dell’Europa sembra (“Allah, Allah, chi cazzo è Allah”). Con nareti, cioè campanili da cui effettua-
ormai aver trovato una tacita, implici- ciò, Cameron ha dato un colpo di spugna le il richiamo dei fedeli. In Europa ci
ta e condivisa risposta con la finzione, alla precedente politica labour, impo- sono centinaia di migliaia di campanili.
storicamente aberrante, di una identità stata nell’epoca Blair sull’idea della Dalle colline della mia città con un’oc-
europea presuntivamente giudeo-cristiana. convivenza multiculturale all’interno chiata se ne possono contare almeno una
Questa identità, come ha rimarcato Tariq dello spazio pubblico del Regno Unito. trentina; ma minareti la pluralissima
Ramadan e come ha ricordato più di recen- La nuova crescita delle destre euro- Svizzera non ne vuole.
te Jurgen Habermas, è un falso storico, pee, moderate o estreme, si gioca dunque Queste due questioni distribuiscono la
una costruzione che fino al 1945 sareb- sulla dichiarazione di morte del pro- problematica dell’alterità su due fron-
be stata non solo impensabile, ma anche getto multiculturale (in Italia nessuno ti, uno interno e l’altro esterno. Seb-
ridicolizzata in gran parte dell’Europa ha dichiarato che il multiculturalismo bene giocate in maniera evidentemente
che si considerava civile. La “questio- è morto semplicemente perché la classe diversa nello spazio pubblico e mediati-
ne islamica” è il vero nome dei recenti dirigente non sa che cosa sia il multi- co, sono entrambe, credo, assolutamente
attacchi al multiculturalismo, sferrati a culturalismo, dal momento che è in altre importanti. Sarebbe forse possibile az-

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torna all’indice
zardare che ciò che si sta facendo con i si, ma è altrettanto evidente che non
rom rappresenta ciò che si vorrebbe fare si può lasciare la mano alle destre, che
con i musulmani? È forse un’idea ardita, sempre più sono disposte a concessioni
sociologicamente non sostenibile; tut- alle forze ultraconservatrici (Olanda
tavia, ciò che è attivo con i rom, cioè in particolare, ma anche Francia). Ciò
l’ingiunzione “o ti integri, o non ti di cui c’è bisogno è un’idea di Europa
voglio”, è la stessa ingiunzione conte- e di convivenza che non lasci le spalle
nuta nella dichiarazione di morte del scoperte alla tolleranza e alla democra-
multiculturalismo. Nessuna differenza zia sostanziale. Perché non riproporre,
reale è tollerata. ad esempio, il problema delle condizioni
Il ripiegamento sulla tradizione, e il economiche, il tema del welfare, il tema
conseguente appello alla “conservazio- della redistribuzione? Perché non conce-
ne”, è tipico, come si sa, dei momen- pire una sinistra che coniughi il tema
ti di crisi. Ha fatto benissimo Jur- del riconoscimento con quello dell’e- bisogno di ripartire, di riprogettarsi,
gen Habermas a ricordare, sebbene con quità? Perché non coinvolgere le comu- e di ritrovare anche un soggetto sociale
grandissima arte, che cosa è successo nità presenti all’interno degli stati in grado di agire il cambiamento. Per-
in Europa (e in Germania, naturalmen- europei in progetti realmente emancipa- ché non ripartire da ciò che non è stato
te) quando alcune tesi sono state prima tori, perché non farli sentire, al pari ancora teorizzato, per esplorare strade
sostenute da (sedicenti) intellettuali e nostro, attori attivi nella costruzione nuove per la costruzione di una nuova
poi adottate dai governi. E che un te- di un percorso di convivenza che uni- convivenza e di una nuova Europa?
desco, rivolgendosi a tedeschi, chiami sca le problematiche economico-sociali
[1] Cfr. E. Balibar, Rom, questione comune, rielaborazione
in causa la barbarie nazista (anche solo a quelle identitario-religiose? Tutto dell’introduzione Sigona N. e Trehan N., Romani Politics iN Con-
per dire poi che il riferimento davve- questo richiederebbe, è logico, una for- temporary Europe, Palgrave 2009: “La costruzione dell’Ue ha
avuto degli effetti estremamente contraddittori. Ha prodotto una
ro appropriato è un altro), è un se- za che sembra mancare alla sinistra non categorizzazione dei rom a livello europeo, dal momento che per la
Ue sono stati considerati un “problema” nel loro stesso diritto a
gno della gravità della situazione; una solo italiana, ma anche europea. Tutta- farne parte. Questo è uno scalino preliminare nella nuova razzial-
gravità che assume dimensioni ancor più via penso che la “questione rom” e la izzazione dei rom. Li mette nella stessa categoria dei “migranti”
di origine extracomunitaria, in un quadro generale che ho definito
allarmanti, perché in questo momento le “questione islamica” possano essere due come l’emergente apartheid europeo, il lato oscuro dell’emergenza
di una «cittadinanza europea». La differenza proviene dal fatto
sinistre in Europa non stanno proponendo punti fondamentali nell’agenda politi- che i “migranti” (e i discendenti di migranti) sono visti come
un modello alternativo a quello proposto ca della sinistra, due punti forse an- un altro esterno, mentre gli tzigani come un altro interno. Ciò
d’altronde rafforza il vecchio stereotipo del nemico interno, che
dagli alfieri della reazione. È chiaro che impopolari ma dai quali muovere per ha effetti sanguinosi”. (http://incidenze.blogspot.com/2010/09/
etienne-balibar-rom-questione-comune.html)
che non è un problema facile a risolver- ritrovare una direzione. La sinistra ha

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il foglio di yorick in ginocchio davanti alla natura
laura battistella giorni di paura e coraggio nel nord-est veronese

http://www.yorickthefool.blogspot.com/
al 2010 la popolazione del mio paese non Sì, un torrente, il Tramigna: un river-
è cambiata in modo sostanziale, il pae- bero d’acqua che sorge sulle colline a
saggio sì. Nel 1911 Soave contava 6.084 nord di Soave, precisamente a Cazzano di
abitanti, nel 2010 circa 6.929. All’ini- Tramigna, a circa 8 km dal mio bel pae-
zio del secolo però si potevano conta- sello medievale.
re almeno 5 quartieri in meno, compreso Un torrente che d’estate sembra quasi
quello in cui abito io... insomma, vo- svanire nell’afa e che, quando ero pic-
glio dire che per farci stare circa 900 cola, ospitava addirittura dei cigni ed
persone in più, abbiamo scalzato via un un sacco di pesci e che, oggi, è in-
bel po’ di verde al di là delle mura ghiottito da alghe e un certo numero di
scaligere e giù fino alla strada regio- roditori.
nale 11, per arrivare a far confinare Un torrente che confluisce in un fiume,
Abito a Soave (VR). l’ultima casa di Soave con la prima casa chiamato Alpone, il fiume del paese che
6.929 persone, 2.768 famiglie, secondo i di un altro comune, importante in questo tocchiamo con un dito. L’Alpone, nel pa-
dati del 2009 di Istat. articolo, chiamato Monteforte d’Alpone ese di Monteforte confluisce a sua vol-
Un paesello circondato dal colore e dai (VR), che conta circa 8.400 abitanti. ta nel fiume Chiampo, il quale nasce a
profumi dei vigneti e protetto da una Soave si estende su una superficie di Crespadoro, nel vicentino.
cinta muraria scaligera: vino e storia i circa 22 kmq, in ogni kmq abitano cir- C’è una storia nella storia, che rende
suoi assi nella manica. Il castello sca- ca 300 persone; Monteforte d’Alpone si protagonisti il Tramigna, l’Alpone e il
ligero, arroccato su un colle, affascina estende su circa 20 kmq e in ogni kmq Chiampo e che qui è il caso di citare,
visitatori di ogni dove, da sempre. E, abitano circa 410 persone. A Roma su per rendere un quadro chiaro a te let-
da lassù, si può rimirare un paesaggio ogni kmq di superficie della città ri- tore, che forse non hai ancora compreso
mozzafiato, soprattutto in primavera siedono circa 1200 persone. dove io voglia arrivare. Hai mai senti-
quando i colori dei vigneti si mescola- Vi tornano i conti? to parlare di dissesto idrogeologico? In
no a quelli dei ciliegi. Da lassù, ogni La sostanza è che c’è un sacco di cemen- questi mesi hai sentito parlare di allu-
volta che ci vado, mi piace individuare to assai costoso, per un numero esiguo vione in Veneto?
casa mia e le case dei miei amici, i po- di persone. E ci sono meno alberi, fos- La storia nella storia è la causa della
sti che amo e le gran ville dei signori sati e natura di quanti la Terra ce ne storia che qui avrai modo di conoscere,
di paese. Mi piace scoprirne i cambia- abbia offerti fin da tempi ormai remoti. la causa di lacrime e di un’alba livida
menti, perché dall’alto la prospetti- In tutto questo mio discorso, manca un che ha messo in ginocchio gli abitanti
va cambia. E dall’alto Soave sembra un protagonista fondamentale della storia di Soave e Monteforte d’Alpone la notte
paese immerso nel verde, ma all’orizzon- che voglio raccontare: il torrente che del 1° novembre e per tutto il 2 novem-
te si notano sempre più cantieri edili separa le mura scaligere del mio paese bre 2010.
aperti. da quei 5 quartieri costruiti dall’ini- La storia di quei due giorni è stret-
Abito a Soave e ho scoperto che dal 1911 zio del boom economico degli anni ‘60. tamente legata alla storia di uno svi-

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vissuto con me quei giorni di alluvione Valentina, Vittorino, Evelina, Beatri-
per chiarirmi le idee. In questi mesi ce, Vittorio, Andrea, Anna, Francesco,
spesso mi sono chiesta che cosa fos- Marisa, Antonio, Davide, Ugo, Marco,
se più produttivo scrivere: un j’accuse Stefano, Matteo, Alberto, Paolo, Mattia,
contro chi non ha fatto? Una cronaca di Bogdan, Fabio, Laura, Michela, Graziana,
quei momenti? Una riflessione più ampia Maddalena, Giacomo, Andrea, Francesca,
che ci chiama tutti ad essere protagoni- Marco e di tutti gli amici e compaesani
luppo urbanistico ed abitativo che, nel sti della nostra vita e responsabili di che, in quei giorni, ho incontrato o di
mio ricco Nordest, ha seguito un modello scelte nuove? cui ho ascoltato una personale testimo-
disordinato e preciso al tempo stesso, Nella mia mente quei giorni si tingono nianza.
un modello che ha sacrificato gli spazi di colori cupi e sporchi, sono giorni Ogni storia, la sua verità. Ogni storia,
pubblici a vantaggio dell’abitare privato marroni e grigi; giorni senza ore e mi- una vita. Ogni storia, la possibilità di
e che ha preferito la cementificazione di nuti, ma scanditi da centimetri di ac- un cambiamento.
larghi settori della pianura, in nome dei qua e fango; giorni di silenzio e urla; Alcuni dati di cronaca.
capannoni del progresso economico e del- giorni di solitudine e comunità, giorni 31/10/2010: è piovuto durante il gior-
le villette dove si pensa di riprodurre interdetti. no; vento di scirocco e un caldo inusua-
la famiglia del Mulino Bianco. Una storia Indimenticabile l’odore di fango, inten- le per il mese di novembre alle porte.
strettamente legata alla distruzione dei so e penetrante, il rumore dell’acqua L’Alpone e il Tramigna si erano alzati
canali di scolo e alla corsa all’assedio che sale, che scivola lungo le strade a durante le ore pomeridiane e serali, ma
cementizio agli spazi golenali, all’im- 40km/h e scroscia come una cascata, che niente di già visto. Alle ore 16:44 ai
permeabilizzazione di superfici con l’a- evade gli argini e li distrugge, che si volontari della Protezione Civile delle
sfalto, all’erosione dei suoli fertili, infiltra nell’anima come un ospite sco- zone viene inviato un sms di preallarme
all’indifferenza verso le nostre risorse modo. Indimenticabile la fitta al cuo- sulla situazione di aumento del volume
idriche in nome del progresso e del dena- re e la volontà di fare e fare e fare e dell’acqua nel fiume Chiampo e Alpone.
ro. E questi aspetti della storia li ab- fare, per pulire, consolare, abbraccia- Ore 22:30 del 31/10/2010: il Sindaco di
biamo generati noi, popolo del Nord Est. re, rassicurare, sorridere. Soave, Lino Gambaretto, dichiara di aver
E ora... la storia di quei due giorni ma- Soave oggi non è più soltanto un ridente ricevuto una chiamata di allarme da par-
ledetti di novembre. paese medievale, ma simbolo della ne- te del Responsabile della Protezione Ci-
E’ giusto testimoniare, per segnare un cessità di cambiare il nostro rapporto vile della Valdalpone. Dichiara in sede
punto di svolta. con l’ambiente che ci circonda e di cui di assemblea pubblica: “Abbiamo inizia-
Per interrogarsi nel profondo e chieder- facciamo parte in maniera indissolubi- to a preparare i sacchi di sabbia [...]
si: io in che mondo voglio vivere da qui le. Ambiente di cui siamo un essere fra L’acqua del Tramigna saliva in lassi di
in avanti? Io che cosa posso fare af- tanti, non la materia portante. tempo molto brevi”.
finché si cambi rotta e non ci siano più Questa ora è la storia di Chiara, Ile- Ore 1:45 circa dell’1/11/2010: l’acqua
storie di tal genere da raccontare? Io da ana, Matteo, Tiziana, Gianni, Giulia, del Tramigna è iniziata a fuoriuscire da
che parte sto? Marco, Giada, Alda, Mattia, Michael, un punto molto vicino al centro storico
Per scrivere questo articolo ci ho mes- Loris, Rossella, Paolo, Elisa, Marco, di Soave - via Mere. La decisione del
so molto tempo, ho cambiato spesso idea Tiziano, Lella, Patrizia, Roberto, Lin- Sindaco e dei suoi collaboratori è quel-
sul suo contenuto, non sapevo se ero più da, Fiorenzo, Donatella, Elena, Fran- la di avvertire i cittadini del perico-
arrabbiata o desiderosa di lanciare un cesca, Carlo, Irene, Anna, Vincenzo, lo di esondazione del torrente. Stavamo
messaggio positivo. Ho cercato di racco- Annita, Francesco, Marta, Claudio, Mar- dormendo. Molti di noi non hanno senti-
gliere delle storie, di amici, di chi ha tina, Gabriele, Sara, Susanna, Cristina, to gli altoparlanti, alcuni sostengono

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che nelle loro vie nessuno sia passato Alle ore 9:00 del mattino con mio pa-
ad avvertire, altri ancora sono invece dre ho cercato di arrivare al punto di
riusciti a salvare le proprie auto e i rottura del muretto di protezione, per
propri averi e ad avvisare i propri vi- renderci conto di quale scenario si fos-
cini di casa di quanto stava per succe- se impossessato del nostro paese. Acqua
dere. Ma nessuno sospettava minimamente putrida ovunque. Eravamo isolati: i ri-
la portata del futuro imminente che ci petitori dei cellulari sommersi. La cor-
aspettava. rente elettrica andata. Pioggia. Fango.
Ore 2:00 circa dell’1/11/2010: il Trami- E tanta gente per strada, incredula.
gna è in piena. In quel momento la Pro- Nel pomeriggio il paese si è trasformato
tezione Civile stava controllando il co- in una grande impresa di pulizie; almeno
siddetto “punto sensibile” dell’Alpone: dove l’acqua era scesa. Sì perché l’ac-
lungo il ponte della regionale 11, in qua ha toccato diversi livelli: 20 cm,
cui il Tramigna confluisce nell’Alpone. 50 cm, 70 cm... fino a 1,70m.
Ore 3:00 dell’1/11/2010: il livello 2/11/2010 dalle ore 10:00: l’acqua ha
dell’acqua del Tramigna, tra via Mere e iniziato a fuoriuscire nuovamente. E’
il ponte tra piazza Castagnedi e Porta iniziata la sua corsa lungo la campa-
Verona (pieno centro del paese), rag- gna e le strade che separano Montefor-
giunge il limite dei muretti di pro- te d’Alpone da Soave, facendo crollare rietà da parte di amici e sconosciuti;
tezione. L’acqua inizia a fuoriuscire anche il lato est del muretto di prote- una grande prova di senso civico. In una
dalle fessure dei muretti e dal manto zione del torrente Tramigna antistante settimana siamo riusciti a liberare il
stradale. L’acqua preme forte, fortis- le mura del centro storico. Per tutto nostro paese dal fango e dall’acqua.
simo sul ponte: bum. Il muretto, dopo il pomeriggio l’acqua è salita, di nuovo Ma non è sufficiente ripulire un paese
la curva di via Mere, sul lato sud del sconvolgendo animi già stanchi e pro- per far sparire la paura e l’incertezza.
ponte (p.zza Castagnedi) non regge alla vati. Sono arrivate ordinanze di eva- Non è sufficiente ricevere parte del ri-
pressione dell’acqua: è l’inizio dell’e- cuazione per la popolazione che risiede sarcimento danni dopo un mese e mezzo da
sondazione. nella zona est del paese, confinante con quest’evento “epocale”, come l’ha defi-
Ore 8:30 dell’1/11/2010: in un quarto Monteforte d’Alpone, ma in pochi han- nito qualche anziano del paese per sen-
d’ora rompe anche l’argine dell’Alpone no scelto di lasciare le proprie case, tire che è tutto finito e che il finale
a Monteforte d’Alpone fino all’altez- in parte per orgoglio, in parte per una è positivo.
za delle scuole elementari del paese; percezione di abbandono da parte del- Non sono sufficienti le promesse politi-
l’esondazione interessa due quartieri a le autorità competenti (Amministrazione che.
sud del paese. Nel frattempo, per 5 ore, Comunale e Protezione Civile). Non possiamo accontentarci di tutto que-
l’acqua a Soave ha travolto la maggior Dal primo pomeriggio del 2/11/2010 è sto. Possiamo fare di meglio: renderci
parte dei quartieri: il centro storico, iniziata una vera e propria corsa alla testimoni per un cambiamento. E raccon-
tutto il lato est del paese (via Trami- solidarietà fra compaesani, soprattutto tare, raccontare, raccontare. E sceglie-
gna e via S. Lorenzo), il lato sud-ovest da parte di chi aveva dei mezzi utili a re di assumerci la responsabilità di uno
(via S. Matteo, quartiere S. Marco, liberare dall’acqua le case e le stra- stile di vita più sostenibile per l’am-
Poeti e Musicisti), il lato sud (viale de: gli agricoltori fra tutti. Senso biente intorno a noi: uno stile di vita
della Vittoria), il lato ovest del paese di abbandono da parte di chi governa e che passa anche dal paesaggio che vo-
(zona delle poste, via Mere, parte del gestisce le situazioni d’emergenza e, gliamo rimirare dall’alto di un castello
quartiere Scaligero). al tempo stesso, una passionale solida- medievale.

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stefano pippa
coordinatore

marta sartori

simone valerio
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alberto stanghellini

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