Sei sulla pagina 1di 56

Paola Rolando

FavolosaMente
Ho un pensiero
che mi frulla in testa

LIVE
Editing
Davide Bortoli
Impaginazione
A ndrea Mantica
Illustrazioni e immagine di copertina
Riccardo Beatrici
Copertina
A ndrea Mantica
Direzione artistica
Giordano Pacenza

© 2018 Edizioni Centro Studi Erickson S.p.A.


Via del Pioppeto 24
38121 TRENTO
Tel. 0461 950690
Fax 0461 950698
www.erickson.it
info@erickson.it

Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo effettuata, se non previa autorizzazione dell’Editore.

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Paola Rolando

FavolosaMente
Ho un pensiero
che mi frulla in testa

LIVE

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


LIVE
Vivi. Scrivi. Pubblica. Condividi.
La nuova linea editoriale di Erickson che dà voce alle tue esperienze

È il progetto firmato Erickson che propone libri di narrativa, testi autobiografici,


presentazioni di buone prassi, descrizioni di sperimentazioni, metodologie e stru-
menti di lavoro, dando voce ai professionisti del mondo della scuola, dell’educa-
zione e del settore socio-sanitario, ma anche a genitori, studenti, pazienti, utenti,
volontari e cittadini attivi.
Seleziona e pubblica le esperienze, le sperimentazioni e le idee che questi prota-
gonisti hanno sviluppato e realizzato in ambito educativo, didattico, psicologico
e socio-sanitario, per dare loro la possibilità di condividerle attraverso la stampa
tradizionale, l’e-book e il web.

Sul sito www.ericksonlive.it è attiva una community dove autori e lettori posso-
no incontrarsi per confrontarsi, dare e ricevere suggerimenti, scambiare le proprie
esperienze, commentare le opere, trovare approfondimenti, scaricare materiali.
Un’occasione unica per approfondire una serie di tematiche importanti per la pro-
pria crescita personale e professionale.

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Indice

L’elefantessa Vanessa 9
Il falco Osvaldo 17
L’ape Carlotta 25
L’istrice Ginetto 33
La foca Martina 41
La balena Lorena 47

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 5

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020
Ai miei figli Elisa e Federico

Le favole liberano la fantasia, insegnano ad aver fiducia


nelle parole e regalano il dono di saper ascoltare,
perché chi sa ascoltare gli altri sa ascoltare se stesso.

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 7

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020
L’elefantessa Vanessa

Vanessa era una giovane elefantessa che viveva in una


vasta savana dell’Africa.
Cos’è una savana? — vi chiederete.
La savana è una pianura grande, anzi grandissima,
piena di erba, alberi e arbusti.
E a Vanessa piaceva molto passeggiare nella savana, ma
non altrettanto le piaceva incontrare gli animali che popo-
lavano la savana. Così, ogni volta che usciva, si sforzava di
camminare piano e in silenzio, per non essere vista.
C’è da dire, però, che la sua presenza non passava
inosservata.
Certo, direte voi: era un elefante, uno degli animali
più grossi del pianeta! Impossibile non notarla!

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 9

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Proprio così.
Lei era tutta grande. Aveva un grande corpo grigio con
la pelle spessa e rugosa, delle grandi orecchie che sventola-
vano di continuo e un lungo, grande naso forte e flessibile,
che si chiamava…
Proboscide! — griderete tutti.
E sapete con la proboscide cosa era in grado di fare?
Respirare, annusare, afferrare e spostare gli oggetti.
Ma non solo. Poteva anche bere ed emettere barriti
degni di un vero elefante.
Wow, quante cose!
Dalla sua bocca, invece, sporgevano le zanne, due
enormi denti d’avorio, che misuravano circa tre metri.
E a cosa le servivano quei denti così grandi? — viene
da domandarsi.
Sicuramente a scavare il terreno per cercare cibo e
acqua, ma anche a strappare i rami e le cortecce degli alberi.
Potete, quindi, immaginare come Vanessa trascorresse
le sue giornate.
Il problema è che preferiva stare da sola, perché era
molto timida e aveva paura degli altri animali della savana.
E questi non facevano altro che prenderla in giro.
«Hai le orecchie a sventola e un naso ridicolo!» le
dicevano i leoni e le giraffe, gli ippopotami e i babbuini,
ridendo a crepapelle.
Una mattina, durante la stagione umida e calda, Va-
nessa si recò al fiume.

10 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Il vento aveva portato la pioggia, l’erba era cresciuta
altissima, gli alberi di baobab erano grossi e rigogliosi per-
ché avevano fatto scorta di acqua da consumare durante la
stagione secca e fresca e le acacie a ombrello spiccavano con
il loro tronco magro e slanciato.
Vanessa cominciò a bere ma, a un tratto, sentì uno
strano rumore alle sue spalle, un muggito.
C’erano le mucche? — vi domanderete.
No, non erano mucche. Era un ippopotamo.
«Vattene!» urlò l’ippopotamo. «Questo è il mio terri-
torio e questo è il mio fiume!».
«Ho tanta sete!» disse l’elefantessa, più impacciata che mai.
«Non m’interessa! Vattene, ho detto! Non ti voglio più
vedere da queste parti!».
Poverina! — penserete.
Già, non era facile la vita di Vanessa nella savana.
A quel punto, la triste elefantessa decise di andare via,
camminando piano, a piccoli passi, con la coda tra le zampe.
«Ce l’hanno tutti con me! Non piaccio a nessuno! È
insopportabile!».
Nascosta tra gli arbusti c’era Domitilla, una simpatica
giraffa sempre sorridente e di buon umore che riusciva a
fare amicizia con chiunque.
«Ciao, io sono Domitilla. Qual è il tuo nome?» esclamò
sbucando fuori all’improvviso.
«Vanessa» rispose l’elefantessa, facendo un grande salto
per lo spavento.

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 11

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Ho sentito l’ippopotamo che urlava contro di te!».
«L’hai sentito anche tu? Comunque, non è il solo. Tutti
mi trattano male e tutti mi prendono in giro!».
«Succede anche a me. “Hai il collo lungo”, mi dicono,
“e le macchie sulla pelle. Nasconditi ché è meglio!”».
«Oh, mi dispiace!» esclamò Vanessa.
«Ma io non li sto nemmeno a sentire» le disse Domi-
tilla. «Io sono contenta di come sono e sono orgogliosa del
mio collo. Come farei senza il mio collo lungo a raggiungere
i germogli di acacia che mi piacciono tanto? O a vedere tutto
ciò che accade nella savana?».
«Io, invece» aggiunse Vanessa, «ci resto male quando
mi prendono in giro e mi offendono e ho paura degli altri
animali. Anche di te!».
«Non mi ritengo pericolosa!» rise la giraffa. «E, co-
munque, sappi che non sei certamente l’unico animale della
savana ad avere paura di qualcuno o di qualcosa!».
«Gli altri animali non hanno le mie stesse paure» re-
plicò la giovane pachiderma.
«Le tue forse no, ma altre sì. E di fronte alle paure c’è
chi scappa!».
(«Come me!» pensò Vanessa).
«C’è chi trema, chi diventa aggressivo e chi piange.
Chissà, magari anche l’ippopotamo ha paura!».
«Impossibile!» disse l’elefantessa. «Lui è proprio quello
che mi spaventa di più ed è sempre cattivo con me. Non fa
altro che offendermi. Non sopporto più di sentirmi sempre

12 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


dire che ho delle orribili orecchie a sventola e un naso da
fare ribrezzo!».
«Forse dovresti cominciare a dubitare delle parole senza
senso» disse Domitilla. «Se adesso io ti dicessi che sei un
leone che vola, solo per questo ti crescerebbero le ali e la
criniera? O se ti dicessi che sei una mucca, cominceresti a
fare il latte? O una gallina, riempiresti la savana di uova?».
«Certo che no!» rispose Vanessa.
«È importante saper distinguere le parole vere da quelle
false, le parole buone da quelle cattive!».
«Ma a me nessuno dice mai parole buone!».
«Non ci credo» disse Domitilla. «Pensaci bene!».
«No, no! Mai!».
«Sei proprio sicura?» le chiese ancora la giraffa.
«Ugo!» esclamò Vanessa all’improvviso. «Lui mi dice
sempre che sono brava a spostare i tronchi degli alberi con
la proboscide… e anche che sono carina!» arrossì.
«Allora non è vero che tutti ti prendono in giro!» le
fece notare Domitilla.
«Già, non ci avevo mai pensato» rifletté Vanessa.
«Certo, eri troppo occupata a dar retta agli…»
… stupidi! — direte voi.
«Con le tue orecchie grandi, Vanessa, puoi far entrare
le parole belle e far uscire subito quelle brutte. Sta solo a
te decidere».
«Non ci riesco» disse l’elefantessa.
«Non è facile, ma se insisti puoi riuscirci».

14 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Ci proverò, Domitilla!».
La giraffa andò via. Vanessa sventolò le orecchie in
segno di saluto e si diresse di nuovo al fiume. Aveva tanto
caldo e tanta sete.
L’acqua era fresca e invitante.
«Ancora qui?» sentì gridare dietro di sé l’ippopotamo.
«Ti ho detto che non ti voglio più vedere nel mio territorio!».
L’elefantessa ebbe un tonfo al cuore, abbassò lo sguardo
e cominciò a tremare, ma le parole della giraffa continuavano
a frullarle in testa.
All’improvviso, le parole belle di Vanessa iniziarono a
lottare con le parole brutte:
«Sei brava a spostare i tronchi degli alberi».
«Sei orribile con quelle orecchie grandi e quel naso ridi-
colo».
«Sei carina».
«Vattene via».
Vanessa guardò in cielo e vide le parole brutte che, ar-
rabbiate e sconfitte, volavano via, lontano da lei, e andavano
a disperdersi nel nulla, mentre le parole belle prendevano
il sopravvento:
«Sei brava a spostare i tronchi degli alberi. Sei carina»
le aveva detto il suo amico Ugo.
Si girò verso l’ippopotamo, lo guardò dritto negli occhi
e gli chiese:
«Il nome ippopotamo significa “cavallo di fiume”,
vero?».

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 15

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Sì, e allora?» le rispose furibondo.
«Non ti agitare!» gli disse Vanessa. «Altrimenti cominci
a sudare e diventi tutto rosso. La mia era solo una curiosità.
Comunque, ha un bel significato, mi piacciono i cavalli».
«Vattene e non farti mai più vedere!» gridò l’ippopo-
tamo.
«No, non me ne vado. Resterò qui. Il fiume non è
solo tuo!».
«Ma chi ti credi di essere?» urlò il cavallo di fiume,
sempre più forte, tanto da richiamare l’attenzione degli altri
animali della savana.
Arrivarono i leoni e le gazzelle, le zebre e le giraffe,
compresa Domitilla.
«Sono un’elefantessa che ha molta sete. Potremmo bere
insieme, se vuoi. C’è tanta acqua».
L’ippopotamo era confuso.
In fondo, lei gli era sempre piaciuta, solo che gli faceva
paura perché era grande e grossa. Ma era simpatica.
«Hai ragione!» trovò il coraggio di dirle. «C’è tanta
acqua».
Vanessa, per la felicità, roteò la proboscide ed emise
un barrito così potente che riuscì a scuotere tutti gli alberi
di baobab della savana.

16 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Il falco Osvaldo

C’era una volta un magnifico falco pellegrino.


Qual era il suo nome? — vi domanderete.
Il suo nome era Osvaldo.
Aveva ali lunghe e appuntite, un becco robusto e molto
arcuato e il capo nero e tondo come il mondo.
Chissà che bello! — esclamerete.
Già. Era proprio un bel falco.
Apparteneva a una nobile stirpe di falchi, adorati e
temuti fin dall’antichità.
I suoi antenati si erano sempre distinti per le loro
capacità sia in volo che nella caccia e Osvaldo manteneva
alto il nome della sua famiglia perché in volo sapeva essere
agile e potente, un vero campione.

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 17

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Il giovane falchetto era nato in una piccola cavità sul fian-
co di una rupe, nel nido della sua madrina, l’aquila Esterina.
Perché mai era nato nel nido dell’aquila? — vi chie-
derete.
Perché le femmine falco, quando arriva il momento
di deporre e covare le uova, scelgono il nido di un altro uc-
cello. La mamma di Osvaldo aveva scelto quello di Esterina
perché erano amiche e sapeva bene che non ci sarebbe stato
un posto più sicuro di quello, per il suo piccolo.
Osvaldo era quindi molto affezionato alla sua madrina
e andava spesso a trovarla.
Gli piaceva volare con lei e scendere in picchiata dalla
cima delle montagne raggiungendo addirittura i trecento-
venti chilometri all’ora.
In volo, era uno degli uccelli più veloci del cielo.
Quella era la sua unica e vera passione e non passava
giorno che non volasse.
Negli ultimi tempi, però, volava sempre da solo e
non era più andato a trovare l’aquila che, detto tra di noi,
cominciava ad essere preoccupata.
Un pomeriggio, mentre Esterina era intenta a preparare
il nido per la sua prossima cova, vide il giovane falco che se
ne stava rannicchiato sullo spuntone di una roccia.
Senza pensarci troppo, la splendida aquila volò dal
suo figlioccio.
«Osvaldo, cosa ci fai qui? Sono molto arrabbiata con
te perché non ti sei più fatto vedere!».

18 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Hai ragione, madrina! Scusami, ma sono stato molto
impegnato alla scuola dei falchi, con le lezioni di attacco
in volo».
«E come va?» gli domandò Esterina.
«Non tanto bene. Io ci provo e ci riprovo, ma non
riesco a chiudere le ali per gettarmi sulla preda. Così il mio
maestro, un vecchio falco predatore, mi costringe a fare
esercizi su esercizi» rispose il giovane falco, demoralizzato.
«Mi sembra strano che un campione di volo come
te non riesca a chiudere bene le ali. Sei piuttosto bravo in
picchiata!» esclamò l’aquila.
«È la preda che… Ecco, io… È difficile da spiegare!».
«Credo di avere capito cosa ti succede» gli disse Esterina.
«Davvero?» le chiese Osvaldo, stupito.
«Sei come me. Non ti piace la caccia perché non sop-
porti di fare del male alla tua preda».
«Proprio così, madrina! Io odio la caccia!» gridò.
«Anch’io!» disse ancora l’aquila. «Rabbrividisco al solo
pensiero di dover agguantare una preda!».
«Allora solo tu mi puoi capire. Io non voglio diventare
un cacciatore, ma tutti i falchi sono cacciatori. Fa parte delle
nostre tradizioni e della nostra natura. E io, invece? Sono
così strano!».
«Non sei per niente strano» gli disse Esterina. «Non
sei il primo, né sarai l’ultimo a sfidare le tradizioni. Ci sono
aquile che non amano volare e preferirebbero essere nate
galline pur di stare sempre a terra. Ci sono rettili che non

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 19

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


vorrebbero strisciare e pesci che non vorrebbero nuotare.
Ho sentito perfino dire che ci sono gatti che si rifiutano di
miagolare!».
«Ma io mi sento in colpa! È un disonore per la mia
famiglia!» disse Osvaldo con la voce singhiozzante.
Povero falchetto! — direte tutti.
«Pensa piuttosto alle splendide acrobazie che sai fare
quando voli» riprese a parlare Esterina. «Di certo, tutti i
falchi sono bravi a cacciare ma pochi sanno volare come te.
Io sono affascinata dal tuo volo veloce come un fulmine,
elegante e sfuggente!».
«Grazie, madrina! Sei sempre così gentile con me!».
«È la verità! Piuttosto, i tuoi genitori lo sanno?».
«Non trovo il coraggio di dirglielo… Se papà lo sco-
prisse, si arrabbierebbe tanto!».
«Infatti, non deve scoprirlo. Devi essere tu a farglielo
sapere. Non vergognarti di come sei! Fai le scelte che ti fanno
stare bene! Solo questo conta davvero!».
«Ma dove trovo il coraggio di parlare con i miei geni-
tori?» le chiese il falco.
«Dentro di te! Non immagini che tesoro ci sia dentro
di te!».
Osvaldo salutò Esterina e volò via verso il costone di
una roccia dove mamma e papà amavano andare a prendere
il sole.
Era arrivato il momento di confidarsi con i suoi ge-
nitori.

20 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Dov’eri finito?» gli chiese la mamma.
«Era ora che ti facessi vedere! Ti stavamo cercando per
andare a caccia!» esclamò il papà.
«Ciao mamma, ciao papà… ecco… avrei una cosa da
dirvi!».
«Prima andiamo a caccia, poi ci dirai tutto quello che
vuoi!».
«Non voglio venire a caccia con voi» esclamò, tutto
d’un fiato, con il cuore che gli batteva forte.
«Perché? Hai già cacciato oggi?» gli domandò mamma
falco.
«No, non ho cacciato oggi e nemmeno ieri e neppure
lo farò domani!».
«Non capisco, Osvaldo» gli disse suo padre.
«Io non voglio più cacciare e non voglio più continuare
a far finta che mi piaccia solo per non darvi un dispiacere
o non farvi vergognare di me!».
«Noi non potremmo mai vergognarci di te! Siamo
orgogliosi di come sei. Avevamo capito che c’era qualcosa
che ti preoccupava, ma non avremmo mai pensato che fosse
per questo!» lo abbracciò la mamma.
«C’è stato anche un altro falco in famiglia che odiava
la caccia ed era vegetariano! Ti ricordi, cara? Come si chia-
mava?» chiese papà falco alla moglie.
«Era lo zio Gerolamo! Come fai a non ricordare il suo
nome? Era diventato un campione mondiale di acrobazie
in volo!».

22 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Sì, è vero!» esclamò papà falco. «Grande personaggio
lo zio Gerry!».
«Ma mi risulta che anche Esterina non sia proprio a
favore della caccia» disse ancora mamma falco. «E comun-
que, caro marito, sappi che sono stufa anch’io!».
«Siamo messi bene!» borbottò il capofamiglia. «E dire
che oggi avevo deciso di andare a cacciare… e invece mi
toccherà volare tutto il giorno!».
«Meglio!» esclamò la falchetta. «Così ti terrai in forma
e non diventerai un vecchio falco ciccione!».
«Ciccione a me? Vediamo chi arriva per primo sulla
vetta più alta! Non credo proprio che riuscirai a battermi,
moglie!».

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 23

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020
L’ape Carlotta

Carlotta, detta Totta, era una piccola ape laboriosa che


abitava in un grande alveare, costruito dai maschi della sua
specie, i fuchi dell’ordine degli Imenotteri.
Aveva il corpo diviso in testa, torace e addome di colore
rosso-marrone con righe nere e giallo-arancioni.
Chissà com’era carina! — direte. Sì, avete proprio
ragione. Carlotta era un’ape molto graziosa.
Aveva appena iniziato a frequentare la scuola delle api
operaie, dove avrebbe imparato a svolgere tutte le mansioni
necessarie alla salute dell’alveare, come raccogliere il nettare
e il polline, pulire le celle, nutrire le larve con il miele e la
regina con la pappa reale, ma anche difendere la comunità
dall’attacco dei predatori e dei parassiti.

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 25

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


A Carlotta piaceva andare a scuola, solo che, a volte,
tutte quelle cose nuove da imparare la spaventavano.
Però è anche vero che sognava di diventare come zia
Agata.
Chi era zia Agata? — vi domanderete.
Agata era un’ape operaia specializzata nella lavorazione
del nettare.
Lo raccoglieva, lo metteva nella borsa melaria, situata nel
suo torace, e lo succhiava per trasformarlo in dolcissimo miele.
Era davvero brava nel suo lavoro.
«Non diventerò mai come lei!» pensava Carlotta. «O
come le mie compagne di scuola. Loro sono brave, io invece
sono un vero disastro e sbaglio sempre!».
A scuola, negli ultimi giorni, si erano dedicati alla
produzione della cera, un’attività che le piaceva molto, ma
aveva così paura di sbagliare che, il più delle volte, non
consegnava neppure i lavori fatti. Quando la maestra le
chiedeva qualcosa, lei si chiudeva in un ostinato mutismo.
Un giorno, triste e mortificata, volò nel bosco. Le pia-
ceva andare a cercare i fiori migliori per succhiare il polline.
Mentre era nel bosco, passò a trovare Rocco, il suo
amico orso.
Lui era goloso del miele di zia Agata.
«Ciao Carlotta! Come sta la zia?» le chiese Rocco ap-
pena la vide.
«Bene, grazie. Ha detto che appena può ti porterà il
miele. Lo vuoi d’acacia, di castagno o di limone?».

26 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Sono tutti buoni! Ogni goccia di miele di Agata è una
prelibatezza. Quell’ape è davvero un portento!».
«Già. Non come me…» sussurrò Carlotta.
«Tutto bene a scuola?» le chiese Rocco.
«Sì, certo…» rispose Totta.
«Sei proprio sicura?» le chiese ancora l’orso.
«Sì, no, cioè… più o meno…» disse mogia la piccola
ape. «Faccio sempre un sacco di errori!».
«Non sai che è proprio dagli errori che s’impara?».
«Ma io sono un errore unico! E non valgo niente!».
«Sbagliare qualcosa non vuol dire essere tutta sbagliata
e non valere niente. Anche con i tuoi errori resti sempre la
stessa. Sei un’ape in gamba e ce la farai. Non ti preoccupare,
andrà tutto bene!».
«Ne dubito» sussurrò di nuovo Carlotta mentre vo-
lava via.
«A presto» la salutò l’orso.
«Tornerò con il miele!».
«Sarò qui, ad aspettarti!».
Il giorno dopo, Totta arrivò a scuola in ritardo.
«Buongiorno!» le sorrise la maestra, facendole l’occhio-
lino. «Sei arrivata appena in tempo. Oggi parleremo della
danza delle api!».
La danza delle api permetteva alle api operaie di comu-
nicare tra di loro e di passarsi la voce su quali fossero i posti
migliori per prelevare il polline e il nettare dai fiori o trovare
le sorgenti d’acqua. Attraverso la danza, le api descrivevano

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 27

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


un circuito a otto per indicare alle altre non solo dove fosse
il cibo, ma anche quanto fosse distante.
Al termine della giornata e della lezione, la maestra salutò:
«A domani, future api operaie! Potete andare tutte,
tranne Carlotta».
Le sue compagne indossarono lo zainetto e volarono via.
Totta cominciò ad agitarsi e si strinse forte al suo
banchetto.
La maestra la raggiunse al suo posto.
«Mi piace stare seduta nei vostri banchi, perché mi
sembra di tornare indietro nel tempo, a quando anch’io
frequentavo la scuola delle api operaie. Sai, da piccola ero
proprio come te. C’erano delle materie che mi piacevano di
più e altre che non sopportavo. Spesso avevo così paura di
sbagliare che mi isolavo da tutti e stavo in silenzio!».
«Davvero, maestra?» chiese la piccola ape.
«Davvero! Comunque, ti ho fatta fermare perché vorrei
chiederti un favore. Vorresti essere la mia aiutante in classe?».
«Io?» chiese stupita Carlotta.
«Sì, tu! Domani terrò una lezione sui sogni e le fantasie
delle giovani api. Ho notato che a te piace molto sognare a
occhi aperti e quindi saresti un’aiutante perfetta. Che ne dici?».
«Mi piacerebbe, ma non voglio parlare davanti alla
classe. Mi vergogno troppo!».
«Uh, allora fammi pensare…» le disse la maestra. «Se
non vuoi parlare, potresti disegnare i sogni, magari sulla
cera. Inoltre, la prossima settimana vorrei iniziare le lezio-

28 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


ni di raccoglitura del polline, della propoli e dell’acqua. Il
lavoro è in aumento e, senza una brava aiutante, non so
proprio come fare. Non devi darmi subito una risposta.
Puoi pensarci qualche giorno».
Durante la notte, Carlotta non fece che agitarsi.
Si girò e rigirò nella sua celletta, mille volte. Quando
finalmente prese sonno, fece sogni terribili. Mostri a sei
zampe che la rincorrevano, spaventosi scarafaggi e ragni
giganti che gridavano: «Non sei capace a fare nulla! Sei un
disastro! Rinuncia!».
Si svegliò madida di sudore.
Il sole stava sorgendo.
Le parole dell’orso continuavano a ronzarle in testa:
«Sei un’ape in gamba e ce la farai. Non ti preoccupare.
Andrà tutto bene!».
Chissà che non avesse ragione Rocco! Erano amici da
tanto tempo e lui le aveva sempre detto la verità.
Prese il suo zaino e, veloce come il vento, volò fuori
dall’alveare-casa per andare all’alveare-scuola.
La maestra era già in classe.
«Buongiorno, Carlotta! Che puntualità stamattina!».
«Vorrei essere la tua aiutante!» le disse subito Carlotta.
«Hai deciso in fretta. Sono proprio contenta! Forza,
cominciamo!».
Gli occhi della piccola ape brillavano di felicità e le
piccole antenne ricurve, sulla sua testolina triangolare, si
muovevano ininterrottamente, incapaci di stare ferme.

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 29

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Lavorò tutta la mattina senza mai fermarsi.
Aiutò le sue compagne a disegnare sulla cera, affiancò
la maestra nei vari lavori e, infine, lesse un racconto ad alta
voce.
Si stupì di come la sua voce fosse chiara e sonora.
All’uscita dalla scuola, volò nel bosco.
«Rocco, dove sei?» urlò a squarciagola.
«Chi grida così?» chiese l’orso, uscendo da una delle
sue tane preferite.
«Sono io! Ti ho portato il miele di zia Agata!».
Chissà come sarà stato felice, quel golosone di Rocco!
— direte voi.
«Cos’hai fatto oggi in classe?» le chiese.
«Un sacco di cose. Sai, sono l’aiutante della maestra e
disegno i sogni per le mie compagne e guido la danza delle
api!» gli disse tutto d’un fiato.
«L’ho sempre detto che saresti diventata come tua
zia Agata! Continua così e farai il miele più buono di lei!»
scherzò Rocco.

30 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020
L’istrice Ginetto

Ginetto era un istrice dal pelo scuro e setoloso, la testa


color marroncino come un cappuccino e il dorso ricoperto
da tanti aculei erettili, bianchi e neri.
Aveva gli occhi piccoli e vispi e lunghi baffi, detti
vibrisse, con i quali si orientava nell’ambiente circostante.
Le vibrisse come quelle dei gatti? — vi chiederete.
Sì, proprio come quelle dei gatti.
A Ginetto piaceva vivere di notte e riposare di giorno,
trovando posto nelle spaccature delle rocce o nelle tane che
lui stesso scavava con i suoi unghioni. C’è da dire che soffriva
di antipatie verso chiunque. La vipera non gli andava a genio
perché strisciava, il tasso perché faceva troppo chiasso, la
puzzola perché puzzava e l’orso perché russava.

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 33

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


In genere, gli istrici sono pacifici e riservati e, senza
dubbio, Ginetto era molto riservato. Tuttavia, non si può
dire che fosse pacifico.
Era sempre arrabbiato con il mondo intero, sempre
con gli aculei ritti e pronti ad attaccare.
Nei periodi di luna piena, evitava anche gli spiazzi
aperti perché non voleva essere visto da nessuno.
Usciva solo nelle notti buie e tempestose.
«È fastidioso incontrare gli altri animali che conti-
nuamente mi chiedono: “Come stai, Ginetto?”, “Cosa fai
stanotte?”, “Dove vai?”. Ma cosa gliene importa? Che rab-
bia mi fanno venire questi impiccioni!» era il suo pensiero
ricorrente.
Il piccolo istrice cercava ogni pretesto per litigare.
Una notte, una bellissima colomba bianca si perse nel
bosco.
Era molto spaventata da quel posto così buio, pieno
di fruscii, sussurri, versi e rumori strani.
Che paura! — direte.
La colomba vide l’istrice e pensò che un animale così
simpatico e carino di sicuro l’avrebbe aiutata.
Volò su di lui e gli disse: «Ciao, il mio nome è Paolina.
Mi sono persa e non so più come uscire da qui!».
«Arrangiati!» le rispose. «Ci sarà in giro la civetta.
Chiedi a lei!».
Che scorbutico! — mi sembra di sentirvi dire.
«Non vedo nessun altro, oltre a te!».

34 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Guarda meglio!».
«Non potresti aiutarmi tu?».
«Perché dovrei? Dove sta scritto che io debba essere
gentile con te? Ho da fare, vattene!».
«Non fa niente… Scusa se ti ho disturbato!».
Per tutta la notte, Paolina cercò di uscire dal bosco,
ma ogni tentativo fu inutile. Continuava a girare in lungo
e in largo per poi ritrovarsi sempre al punto di partenza,
davanti alla tana di Ginetto.
«Di nuovo qui!» strillò l’istrice quando la vide. «Vorrei
sapere chi ti ha detto di venire nel bosco. Se non sei capace
di girare per questi posti, restatene nei tuoi!».
«Mi sono persa, te l’ho detto! Non riesco più a
orientarmi e non trovo la via d’uscita. Ma perché ce l’hai
così tanto con me? Ti ho forse fatto qualcosa?» gli chiese
Paolina.
«Quanto mi irriti con questa tua gentilezza spicciola
e con quel tuo sorriso stampato sul becco! Mi stai facendo
venir voglia di urlare e tirare calci. Il vulcano che ho nella
pancia sta per buttar fuori lava, magma e lapilli. Vai via,
prima che esploda!».
«Può succedere a tutti di essere arrabbiati e di prender-
sela con il mondo intero» disse Paolina. «Però ci sono tanti
modi per far passare la rabbia. Io, quando sono arrabbiata,
mi metto a volare più veloce che posso e canto o sorrido.
Potresti farlo anche tu!».
«Sì, mi metto a volare! Ma cosa dici?».

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 35

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Non intendevo dire che tu dovresti volare, ma potresti
provare a tirare dei calci a una ghianda o a far scoppiettare
i chicchi d’uva o a fare una corsa. L’importante è far uscire
la rabbia, perché se la tieni dentro di te ti fa stare male!».
«Cosa ne vuoi sapere tu, di come mi sento io?».
«È vero… Scusa!».
Triste e rassegnata, Paolina se ne andò e Ginetto rimase,
di nuovo, da solo.
«Non ne potevo più di quella pennuta bianca pacifista,
capace solo di chiedere scusa!» pensò mentre andava alla
ricerca di prelibatezze da mettere da parte per l’inverno.
«Quella Paolina o come si chiama mi ha fatto perdere un
sacco di tempo. Tra poco sorgerà il sole e io non ho ancora
finito di cercare il cibo!».
All’improvviso, sentì un rumore. Si voltò e vide una
volpe che si avvicinava a lui, con fare minaccioso.
S’immobilizzò, drizzò gli aculei e li incrociò fino a
formare una palla spinosa. Era l’unico modo per proteggere
il muso e la pancia, le parti del corpo più vulnerabili.
«Ma guarda chi c’è!» esclamò la volpe. «Il mio pasto
di oggi!».
I suoi occhi erano rossi come il fuoco.
L’istrice capì subito che in quella posizione non avrebbe
avuto via di scampo. Allora si srotolò e cercò di attaccarla,
ma lei fu più veloce e lo colpì sul muso. Iniziarono una lotta
estenuante finché, stremati, crollarono entrambi.
Erano ridotti piuttosto male.

36 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Ginetto aveva perso parecchi aculei e la volpe era piena
di ferite, ma non aveva nessuna intenzione di arrendersi.
Anzi, era ancor più inferocita e tornò all’attacco.
Digrignò i suoi denti aguzzi e spinse in un angolo il
povero Ginetto.
«Non hai più via di scampo, istrice!» sogghignò.
Il furibondo porcospino si sentiva in trappola.
A un tratto, vide la colomba che stava ancora cercando
una via di uscita dal bosco.
«Paolina, aiutami!» gridò con quanto fiato aveva ancora.
La colomba non esitò un istante.
Atterrò vicino ai due lottatori e si mise tra di loro per
cercare di separarli.
Che coraggio! — direte.
«E tu chi sei?» le chiese la volpe. «Ti conviene andar-
tene se non vuoi diventare anche tu il mio pasto di oggi!».
«No, non me ne vado. Non intendo abbandonare il
mio amico!».
«Amico? Ma lui non ha amici!» rise la volpe.
«È vero, Ginetto, che siamo amici?» gli chiese la co-
lomba.
«Sì! Paolina sei la migliore amica che io potessi incon-
trare, ma ora vola via! Non voglio che tu finisca nelle fauci
della volpe per colpa mia!».
Il porcospino era arrabbiato e mortificato. Chiamando
Paolina perché lo aiutasse non aveva fatto altro che mettere
a rischio la sua vita.

38 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Contò fino a dieci, a venti, a cento mentre si ripeteva:
«Forse, è meglio se mi controllo e mi calmo. Se mi arrabbio
mi agito di più e non capisco quello che devo fare».
Provò a sorridere. Non ricordava quando fosse stata
l’ultima volta che aveva sorriso.
I muscoli del suo musetto si contrassero in più smorfie
finché fu sicuro di aver trovato quella giusta.
«Cosa sorridi, istrice?».
Ginetto era fiero di sé. Ce l’aveva fatta. Era riuscito a
sorridere.
Si sentì meglio.
«Volpe, vorrei chiederti una cosa» le disse.
«Signora volpe, prego!».
«Sì, scusa! Volevo dire: signora volpe. Potremmo fare
una tregua? Ho della scorta di cibo da parte. Se vuoi man-
giare qualcosa, sarei contento di offrirtene!».
«E cosa avresti di appetitoso?» chiese lei.
«Ho delle formiche e dei lombrichi, ma anche delle
more, delle mele e i frutti della rosa canina».
«Mi stai tentando… Più che altro perché, se mangio
te, poi mi rimangono gli aculei tra i denti!».
Paolina non poté fare a meno di ridere.
«Ridi, ridi, colomba! Ma se ti acchiappo…» le disse
la volpe.
«Poi ti restano le mie piume tra i denti!» scherzò Paolina.
«Signora volpe!» le chiese di nuovo Ginetto. «Cosa ne dici
se prima di mangiare aiutiamo la colomba a uscire da qui?».

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 39

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«E va bene!» rispose. «In fretta, però, perché ho molta
fame!».
«Andiamo, Paolina! Seguici!» esclamò l’istrice.
La bianca pennuta strinse tra il becco un ramoscello
d’ulivo, aprì le candide ali e volò via, lontano.

40 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


La foca Martina

In una grande isola, ricoperta da una spessa calotta di


ghiaccio dove il gelo regna perenne, abitava la foca Martina.
Era lunga circa un metro ed era bianca come la neve.
Aveva il pelo corto e vellutato, gli occhi scuri, grandi
e vivaci e un bel paio di baffi lunghi e robusti.
Erano le vibrisse? — vi chiederete.
Sì, erano proprio le vibrisse, come quelle dei gatti
o degli istrici. Le vibrisse della foca sono come delle dita
grazie alle quali riesce a prendere le misure di tutto ciò che
le capita davanti.
Martina si muoveva sulla terraferma in modo lento
e goffo, ma nell’acqua il suo corpo era agile e affusolato e
nuotava, ondulando come fanno i pesci.

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 41

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Faceva parte di un gruppo di foche che adoravano
fare le immersioni e andare alla scoperta dei fondali marini.
Insieme, si tuffavano e s’immergevano in perfetto
accordo tra di loro.
Naturalmente, nel gruppo c’erano delle regole da
rispettare e, tra queste, la prima prevedeva che le foche
restassero sott’acqua, in apnea, per non più di sessanta
minuti, trascorsi i quali dovevano risalire in superficie per
respirare. Nel frattempo, a turno, altre foche stavano a riva
per proteggere quelle che erano in acqua da eventuali peri-
coli, come i cacciatori.
Martina, però, si era stufata di tutte quelle regole. Così
una mattina scappò.
I primi giorni di libertà trascorsero nel migliore dei
modi.
Pescava merluzzi e pesciolini d’argento, mangiava,
s’immergeva, quando era stanca si sdraiava sul pack, la
grande distesa di ghiacci natanti, e si addormentava.
Un giorno incontrò un suo lontano zio, il tricheco
Berto.
«Che piacere vederti, Martina! Come mai sei sola?»
le chiese.
«Perché sto giocando a nascondino con le mie amiche»
mentì.
«Non si dicono le bugie!» la ammonì il tricheco. «Io
so benissimo che le foche non si separano mai, neanche
per giocare!».

42 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Sì, zio, è vero. Sono scappata dal mio gruppo perché
non ne posso più di tutte quelle regole! Io non ho bisogno
di nessuno e voglio essere libera di andare dove voglio e di
fare quello che voglio senza sentirmi sempre dire: “Martina
stai attenta”, “Martina aiuta le compagne”, “Martina esci
dall’acqua”, “Pesca”, “Mangia”, “Dormi”!».
Uffa, però quanti ordini! — vi verrà da pensare.
Vero, però è importante seguire le regole di un gruppo.
Anche lo zio Berto provò a spiegare a Martina quanto
fossero importanti le regole, ma la piccola foca era davvero
ostinata e più che mai convinta di avere ragione.
«Io ascolto solo me stessa e le regole le decido io!».
«Come vuoi tu. Stai almeno attenta ai cacciatori!».
«Tranquillo, zio! Non sono mica scema!».
La piccola mammifera rimase di nuovo sola.
I primi giorni di solitudine erano stati eccitanti, ma
adesso la noia cominciava a prendere il sopravvento e sentiva
la nostalgia delle sue compagne.
Una mattina, mentre era comodamente sdraiata sul
pack, qualcuno si avvicinò.
Subito, Martina pensò che fosse di nuovo lo zio Ber-
to. Ma presto si accorse che era un cacciatore, e uno dei
peggiori.
Scappa, Martina! Scappa! — griderete.
Infatti, Martina era in preda al panico e non sapeva
cosa fare.
Si mise a correre in cerca di un rifugio.

44 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Nei giorni precedenti aveva visto un igloo, la tipica
casetta di ghiaccio del Polo, ma era troppo lontano. Non
ce l’avrebbe mai fatta a raggiungerlo.
Cominciò a pensare e ripensare a dove poter andare
a rifugiarsi.
Non sapeva cosa fare, la paura le attanagliava la gola.
Se ci fossero state le foche più grandi le avrebbero det-
to come difendersi e dove rifugiarsi, ma era sola. E l’aveva
voluto lei.
Si trascinò sul ventre, verso il mare, si tuffò e s’immerse.
Lì era al sicuro.
A un tratto, le vennero in mente le mille raccoman-
dazioni che le foche anziane le facevano quando andava
sott’acqua: «Martina, puoi immergerti per non più di ses-
santa minuti. Poi devi risalire per respirare».
Le era rimasto poco tempo. Doveva tornare in super-
ficie e sperare che il cacciatore fosse andato via.
Ma se così non fosse stato?
Fuori dall’acqua, non c’erano le compagne foche a
fare la guardia per proteggerla. E dire che lei si era sempre
rifiutata di rimanere ad aspettare le altre perché diceva, con
supponenza: «Io non faccio la guardia a nessuno!».
Aveva bisogno di respirare. Raggiunse la superficie
dell’acqua, si guardò intorno, a destra e a sinistra. Il caccia-
tore non c’era più.
Questa volta, le era andata bene.
Si mise a sibilare, guaire, ululare.

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 45

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Ogni animale del Polo sentì i suoi versi di richiamo e
tutti si precipitarono a vedere cosa fosse successo.
Arrivò anche il vecchio tricheco.
«Zio!» gli corse incontro Martina, con la sua buffa
camminata. «C’era il cacciatore! Ho avuto tanta paura!».
«Lo so, piccola. Adesso sei al sicuro. Ci sono io, ci
siamo tutti e c’è il tuo gruppo!».
«Non mi vorranno più!».
«Sono qui per te» le disse lo zio Berto.
«Martina!» gridarono le sue compagne. «Che bello
rivederti! Ci sei mancata! Dobbiamo festeggiare. Tuffiamoci
in acqua e immergiamoci!».
«Speravo tanto che me lo chiedeste! Ma questa volta
sarete voi a immergervi, perché io farò la guardia!» disse la
foca.
«Tu la guardia? Non vuoi mai farla!» dissero le altre.
«È arrivato il momento di cominciare. Andate e state
tranquille, non permetterò a nessuno di avvicinarsi a voi!».

46 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


La balena Lorena

Nelle acque più blu del mar Mediterraneo viveva Lo-


rena, una piccola balena azzurra.
Aveva il corpo lungo e slanciato, gli occhi scuri come
due cioccolatini fondenti e i denti, detti fanoni, bianchi e
smaglianti.
Intonava sempre canti melodiosi. Tuttavia negli ultimi
tempi sembrava aver perso la voce. Non cantava più ed era
triste.
Perché era diventata triste? — vi domanderete.
Era triste perché la sua mamma si era dovuta assentare.
Anche suo papà era andato via con la mamma, e Lorena era
stata affidata ai nonni. Non sapeva di preciso dove fossero
andati mamma e papà, anche se aveva un dubbio.

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 47

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«E se mamma fosse andata a partorire?» non faceva
che chiedersi, tormentandosi di continuo. «Forse, vuole un
altro balenottero. Così io non conterò più nulla!».
Anche a scuola Lorena non andava più volentieri ed
era diventata scontrosa con tutti e piuttosto dispettosa.
Scarabocchiava i quaderni dei compagni, spaccava le
loro penne e stracciava i loro libri.
L’unica cosa che ancora le piaceva fare era uscire a
nuotare con il suo amico Nicolino, un delfino simpatico e
molto curioso.
Insieme andavano alla scoperta delle meraviglie del
fondale marino. Là sotto c’era un mondo affascinante pieno
di colori, acque cristalline, coralli, pesci, alghe, cavallucci
marini, ricci di mare e perfino tesori nascosti dentro le navi
sommerse.
Un giorno, dopo essersi divertiti a giocare al salto
dell’onda, Lorena si confidò con Nicolino: «I miei genitori
non mi vogliono più bene. Sono andati via senza dirmi
niente».
«Cosa?» le chiese stupito il delfino.
«Non mi vogliono più bene, ti ho detto! E non hanno
più tempo per me. Parlano sempre sottovoce tra di loro
e non mi considerano più. Io lo so che la mia mamma è
andata a partorire» disse Lorena, con le lacrime agli occhi.
«Non discuto sul fatto che siano andati via senza dir-
telo, ma mi rifiuto di credere che non ti vogliano più bene!»
esclamò il delfino.

48 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«È così, ne sono sicura. Cambierà tutto!» replicò la
balena.
«Senti, ho un’idea. Io so dove partoriscono le balene.
Vanno nella grotta azzurra. Se vuoi ti accompagno!».
«Davvero?» gridò entusiasta Lorena.
«Andiamo!» le rispose Nicolino.
Durante il tragitto, il delfino le disse: «Io non so cosa
darei per poter avere un fratello o una sorella e invece sono
sempre solo!».
«Ma ci sono io!» esclamò Lorena.
«Sì, è vero. Tu sei importante per me, ma avere una
sorella o un fratello è come possedere il più grande tesoro
del mondo. Come il tesoro nascosto nelle navi sommerse
che ci piace tanto andare a scoprire!».
Quando raggiunsero la grotta azzurra, videro subito
il papà di Lorena con altri papà balena. Erano agitati e in
attesa che nascessero i loro piccoli. Lorena e Nicolino si
avvicinarono senza farsi vedere.
«Chissà se gli vorrò lo stesso bene che voglio a Lorena»
diceva suo papà a un suo amico. «Lei è unica e penso che
nessun altro figlio possa rubarmi il cuore!».
«Io ho già tre balenotteri e li amo in uguale misura!»
gli rispondeva l’altro papà.
«Come fai?».
«Un genitore è capace di amare tutti i suoi figli, anche
se ne ha cento! Certo, può capitare che un balenottero sia
più simpatico, un altro più furbetto e un altro ancora sia il

50 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


più bravo a saltare le onde o a intonare canti melodiosi. Ma
si vuole bene a tutti nello stesso modo. Immagina di avere
una succulenta torta di krill, quei piccolissimi crostacei di
cui noi balene siamo ghiotte. Tagliala in fette perfettamente
uguali e poi dividila tra i tuoi balenotteri».
«Non sono sicuro di riuscirci…» diceva ancora suo papà.
«Oh, sì che ci riuscirai! Il cuore di un genitore è in
grado di fare cose che possono sembrare impossibili!».
«Voglio tornare a casa, subito!» disse all’improvviso Lo-
rena a Nicolino. «Presto, prima che arrivino mamma e papà!».
Nuotarono veloci, sfidando le onde del mare.
Giunti vicino all’insenatura dove c’era la grotta della
sua famiglia, Lorena incontrò la nonna.
«Ciao, tesoro! Ti stavo proprio cercando. Ho preparato
una torta di krill perché mamma e papà stanno tornando e
hanno una sorpresa per te!».
«Grazie, nonna!» esclamò, divorando una fetta di torta.
«Non l’hai mai fatta così buona!».
«Piccola mia, dove sei?» sentì la voce della mamma.
«Sono qui!» urlò felice.
«Ti ho portato una sorpresa… una sorellina!».
«Wow! Una piccola balena!» esclamò Lorena. «Com’è
carina!».
«Sì, e ti assomiglia tanto! Però strilla anche tanto!» disse
la mamma. «Cosa ne dici se lasciassimo la piccola urlatrice
alla nonna e io e te andassimo a fare una bella nuotata? Devo
chiederti una cosa importante».

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 51

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Si divertirono a fare tuffi e piroette, a intonare i canti
melodiosi delle balene e a farsi tante coccole.
«Cosa mi volevi chiedere?» ricordò Lorena mentre la
mamma le accarezzava il dorso grigio-azzurro.
«Vorrei che fossi tu a scegliere il nome per la tua sorel-
lina. È una scelta difficile e importante e io e papà abbiamo
pensato che solo tu lo possa fare!».
Lorena accanto alla sua mamma stava meglio. Con lei
i pensieri cupi svanivano e lasciavano il posto a un arcoba-
leno di colori.
Il giorno dopo, andò a scuola e raccontò che era nata
la sua sorellina.
Tutti in classe avevano un fratello o una sorella e ora
anche lei non era più figlia unica.
Non vedeva l’ora che la sua sorellina crescesse per in-
segnarle i canti melodiosi, fare insieme i salti acrobatici tra
la spuma delle onde e divorare tante fette di torta di krill.
Sarebbe diventata la sua amica del cuore e non l’avrebbe
mai lasciata.
«Avere un fratello o una sorella è come possedere il più
grande tesoro del mondo» le aveva detto Nicolino.
Le amiche sono importanti, ma la sera ognuna torna
nella propria grotta in fondo al mare. Invece la sorellina
sarebbe rimasta sempre con lei.
All’uscita da scuola, andò subito dal suo amico delfino.
«Nico!» gridò. «Mi devi aiutare a scegliere il nome per
la mia sorellina!»

52 © 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


«Oh sì! Mi piace questo gioco» le disse il delfino.
«Cosa ne pensi di Serena?» suggerì lei.
«Perché, Azzurra non è bello?» disse lui.
«Preferisco Fiorella» replicò Lorena. «O Celeste».
«Non so, ci devo pensare…» le rispose il delfino.
«Mentre ci pensi, facciamo una nuotata!» gli propose
la balena. «Ho voglia di immergermi tra le navi sommerse.
Chissà che non salti fuori qualche tesoro!».
«Arrivo!» gridò Nicolino.
E voi che nome dareste alla sorellina di Lorena?

© 2018, P. Rolando, FavolosaMente, Erickson, www.ericksonlive.it 53

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


GRAZIE PER AVER SCARICATO

LIVE
Vivi. Scrivi. Pubblica. Condividi.
La nuova linea editoriale di Erickson che dà voce alle tue esperienze

È il progetto firmato Erickson che propone libri di narrativa, testi autobiografici,


presentazioni di buone prassi, descrizioni di sperimentazioni, metodologie e stru-
menti di lavoro, dando voce ai professionisti del mondo della scuola, dell’educa-
zione e del settore socio-sanitario, ma anche a genitori, studenti, pazienti, utenti,
volontari e cittadini attivi.
Seleziona e pubblica le esperienze, le sperimentazioni e le idee che questi prota-
gonisti hanno sviluppato e realizzato in ambito educativo, didattico, psicologico
e socio-sanitario, per dare loro la possibilità di condividerle attraverso la stampa
tradizionale, l’e-book e il web.

Sul sito www.ericksonlive.it è attiva una community dove autori e lettori posso-
no incontrarsi per confrontarsi, dare e ricevere suggerimenti, scambiare le proprie
esperienze, commentare le opere, trovare approfondimenti, scaricare materiali.
Un’occasione unica per approfondire una serie di tematiche importanti per la pro-
pria crescita personale e professionale.

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Vai su www.erickson.it
per leggere la descrizione dei prodotti Erickson e scaricare gratuitamente
tutti gli «sfoglialibro», le demo dei CD-ROM e le gallerie di immagini.

Registrati su www.erickson.it e richiedi la newsletter INFO


per essere sempre aggiornato in tempo reale su tutte le novità
e le promozioni del mondo Erickson.

Seguici anche su Facebook


www.facebook.com/EdizioniErickson
Ogni giorno notizie, eventi, idee, curiosità, approfondimenti
e discussioni sul mondo Erickson!

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020


Come vincere le piccole grandi paure di ogni giorno? Come imparare
a chiedere e accettare aiuto? Perché bisogna rispettare le regole? At-
traverso sei favole emozionali, ispirate alla terapia razionale-emotiva,
le esperienze dell’elefantessa Vanessa, della foca Martina e di altri
simpatici animali aiuteranno i bambini a pensare in modo costruttivo
e a mettere in atto emozioni e comportamenti alternativi che possano
farli sentire meglio, per vivere bene con se stessi e gli altri.

PAOLA ROLANDO
Pedagogista e consulente per riviste di educazione, si occupa di dif-
ficoltà di apprendimento e di alfabetizzazione razionale-emotiva. È
autrice di saggi e di narrativa per l’infanzia. Le sue favole emozionali
sono state oggetto di programmazione didattica, attività extracurri-
colari, progetti e laboratori per bambini e adulti.

www.ericksonlive.it
Erickson dà voce alle tue esperienze

Copia concessa in licenza a Renata Ciarrocchi; scaricato il 26/03/2020

Potrebbero piacerti anche