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APPUNTI DI DOGANA

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è un Ente pubblico non economico


istituito con D. Lgs. 30 luglio 1999, n. 300, attivo dal 1° gennaio 2001.
La Direzione Centrale si trova a Roma, in Via Mario Carucci n. 71, supportata nel
territorio da 10 Direzioni Regionali/Interregionali, da 80 Uffici delle Dogane, da 175
Sezioni Operative Territoriali, da 15 Laboratori chimici e con un organico
complessivo di circa 9.000 dipendenti.
COMPITI: riscuotere i diritti doganali e tutelare gli interessi finanziari e della
sicurezza, contrapposti alla necessità di trovare un equilibrio adeguato fra i
controlli doganali e la necessaria scorrevolezza dei traffici.
Dal 1° maggio 2016 l’Agenzia ha introdotto il dialogo telematico con gli operatori,
fatto che ha comportato una drastica riduzione dei supporti cartacei ed uno
scambio dei dati quasi esclusivamente informatizzato. Oltre a ciò, gli è stato
assegnato un ruolo di coordinamento con tutti gli altri Enti, che nel corso
dell’accertamento doganale sono chiamati ad intervenire nello svolgimento delle
attività di carattere extratributario.

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IL MOMENTO DOGANALE
Con il termine di “momento doganale”, si vuole definire quell’insieme di
adempimenti che, al momento della presentazione della merce in Dogana,
condizionano le operazioni doganali nel loro insieme. Questi adempimenti
possono suddividersi in:
“adempimenti orizzontali” - aventi contenuto prevalentemente fiscale;
“adempimenti verticali” - aventi contenuto prevalentemente extratributario.
Rientrano tra gli “adempimenti orizzontali” tutte le disposizioni ed i vincoli
normativi propri dell’accertamento doganale, tra i quali possiamo menzionare:
i regimi doganali definitivi; i regimi sospensivi; la classificazione doganale; il
valore in dogana; i contingenti; le sospensioni; l’origine preferenziale e non
preferenziale; i dazi doganali; i dazi antidumping; gli aspetti IVA, ecc.
Fanno invece parte degli “adempimenti verticali” tutte le disposizioni ed i vincoli
di carattere extratributario, tra i quali possiamo ricordare:
i beni “Dual Use”; i prodotti per la difesa; le sostanze chimiche pericolose
(Reach); i rifiuti; i prodotti agroalimentari; i vincoli sanitari e veterinari; la
sicurezza dei prodotti; il “Made in”; gli esemplari della flora e della fauna in
pericolo di estinzione (CITES), ecc.
Il compito della Dogana è quello di accertarsi che tutti gli adempimenti, facenti
capo alla merceologia trattata, vengano rispettati.
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È proprio in questo momento, quando la merce viene presentata in Dogana
unitamente al DAU (Documento Amministrativo Unico) e quest’ultimo viene
accettato, che sorge l’obbligazione doganale.
Contestualmente, il circuito di controllo effettua l’analisi dei rischi e, a
seconda dei casi, può decidere di procedere allo svincolo della merce e
lasciarla alla libera disponibilità dell’operatore, ma può anche decidere di far
effettuare un controllo solo documentale ovvero un controllo oggettivo della
merce.
Quindi, all’interno del “momento doganale”, che come abbiamo
precedentemente detto, comprende tutto l’insieme degli adempimenti,
orizzontali e verticali, troviamo l’accertamento doganale che si estrinseca nel
controllo di quattro elementi sostanziali della dichiarazione e che sono:

la quantità;
quantità

la qualità;
qualità

il valore;
valore

l’origine delle merci.
Nello specchietto che segue ed a puro titolo informativo, facciamo il raffronto
tra le principali norme unionali e quelle nazionali attualmente in vigore, che
sovrintendono il “momento doganale”.

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NORME PRIMARIE NORME COLLEGATE

Reg. (UE) 952/2013 = CDU D.P.R. 43/1973 (TULD)



Atti delegati, Reg. (UE) 2015/2446 = RD D. Lgs. 374/1990

Atti esecutivi, Reg. (UE) 2015/2447 = RE Regio Decreto 65/1896

Disposizioni transitorie, Reg. (UE) 2016/341 = RDT

Tariffa Integrata Comunitaria (TARIC) Disciplina sanzionatoria



Reg. (CEE) 2658/87 generale (D. Lgs. 471/97,

Misure collegate (sospensioni, contingenti, D. Lgs. 472/97 e D. Lgs.
antidumping, ecc.) 473/97)

Accordi ZLS (Zone di Libero Scambio) Singole normative



Protocolli di origine vigenti nei Paesi terzi

Norme di carattere verticale Dual Use, CITES,


emanate per singoli settori merceologici Made in, Reach, ecc.

Direttiva 77/388/CEE sostituita dalla D.P.R. 633/1972


Direttiva 2006/112/CE, disciplina IVA D.L. 331/1993

Direttiva 92/12/CEE sostituita dalla


Direttiva 2008/118/CE, disciplina Accise D. Lgs. 504/1995

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Per “diritti doganali” s’intendono tutti quei diritti che la dogana è tenuta a
riscuotere in forza di una legge, con espresso riferimento alle operazioni
doganali.
Fatta questa premessa, diciamo che nella definizione di “imposizione
doganale” si vogliono ricomprendere tutte quelle prestazioni pecuniarie,
conseguenti ad un fatto che si è manifestato in maniera rilevante per l’attività
di dogana, per il quale il legislatore ne abbia previsto l’adempimento per
mezzo di una forma di pagamento.
Da tale constatazione, la dottrina fa discendere che nel genius dei diritti
doganali, si annoverano prestazioni pecuniarie aventi caratteristiche diverse,
fatta eccezione per taluni diritti (definiti di confine), non necessariamente di
natura tributaria.
La distinzione tra diritti doganali e diritti di confine viene fatta dall’art. 34 del
TULD (Testo Unico delle Leggi Doganali – D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43), nel
quale si legge che “costituiscono diritti di confine i dazi all’importazione e
quelli all’esportazione, i prelievi e tutte le altre imposizioni all’importazione o
all’esportazione previsti dai regolamenti comunitari e dalle relative norme di
applicazione”.
La differenza tra dazi e diritti consiste principalmente nella circostanza che i
dazi hanno come presupposto l’importazione e/o l’esportazione ed assolvono
una funzione regolatrice dei flussi commerciali tra gli Stati al fine di agevolare
o proteggere i mercati nazionali, mentre i diritti (di magazzinaggio, di
statistica, di visita sanitaria, ecc.), trovano il loro presupposto nell’esistenza
di uno specifico servizio reso all’operatore commerciale.

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IL DAZIO E LA TARIC
Per dazio s'intende un'imposizione pecuniaria applicata alle merci presentate
in Dogana al momento della loro entrata nell’UE, generalmente in occasione
della loro immissione in libera pratica.
I dazi fanno parte delle c.d. imposte indirette sui consumi e possono
suddividersi in:

dazi ad valorem,
valorem espressi in percentuale riferita al valore in dogana delle
merci;

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dazi specifici,
specifici determinati in funzione di un'unità di misura (peso, lunghezza,
volume, numero o gradi alcolici, ecc.);


dazi misti,
misti risultanti dall'applicazione congiunta di dazi ad valorem e dazi
specifici.
specifici

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Come già accennato, i dazi vengono riscossi all'atto dell'immissione in libera
pratica delle merci in entrata nell'Unione Europea e costituiscono le c.d.
“risorse proprie” (che altro non sono, se non entrate di natura fiscale
assegnate all'Unione Europea, per finanziare il suo bilancio e rendere
autonoma la struttura).
A parte i dazi indicati nella TARIC (TARiffa Integrata Comunitaria), esistono
altri dazi o tasse di effetto equivalente che vengono applicati dalla
legislazione comunitaria. I più importanti sono:

i dazi antidumping e compensativi,
compensativi che colpiscono le importazioni di merci
provenienti dai Paesi terzi, vendute ad un prezzo inferiore a quello praticato
nel loro mercato di origine o che sono il frutto di pratiche sleali di
concorrenza internazionale;

i dazi protettivi,
protettivi che hanno lo scopo di scoraggiare l’importazione di beni
provenienti dall’estero aumentandone il prezzo al dettaglio e favorendo in
tal modo la produzione nazionale;

i dazi di ritorsione,
ritorsione che colpiscono le merci originarie dei Paesi che
applicano una politica discriminatoria nei confronti dell'Unione Europea
Esistono, poi, delle altre imposte (c.d. imposte interne) che vengono
ugualmente riscosse in Dogana, ma che colpiscono le merci solamente al
momento della loro immissione in consumo. Anche queste vengono
annoverate tra i tributi doganali quando vengono riscosse in Dogana, ma in
realtà si tratta di imposte che possono anche essere riscosse al di fuori delle
operazioni doganali, perché colpiscono determinate merci prodotte all'interno
dello Stato solo quando le stesse vengono poste in consumo (ad esempio, le
sigarette, i liquori, le benzine, la stessa Iva, ecc.).
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Abbiamo visto che l’applicazione del dazio viene imposto in funzione della
tipologia di prodotto presentato in dogana, ed abbiamo anche visto come
questo venga identificato da un codice numerico. Quando parleremo della
classificazione doganale delle merci, scenderemo più nel dettaglio, per ora vi
basti sapere che a livello internazionale (parliamo dei circa 194 Stati che fanno
parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio) è stato adottato quale base
di partenza il “Sistema Armonizzato” (S.A. o H.S.), che consiste in una
classificazione di 6 cifre (per complessive 5.200 voci).
L’Unione Europea ha ampliato il dettaglio di questa classificazione, portandola a
8 cifre chiamata “Nomenclatura Combinata” (per complessive 13.000 voci),
dando la facoltà ad ogni singolo Stato membro di estenderne il dettaglio con
l’apporto di ulteriori 2 cifre, quindi 10 cifre in tutto per circa 18.000 voci
complessive che integrano quella che a livello unionale viene definita “TARIC” e
cioè TARiffa Integrata Comune (o Comunitaria).
A questa classificazione, per motivi di carattere diverso (esigenze di politica
agricola, vincoli sanitari e fitosanitari, dazi aggiuntivi, ecc.), possono essere
aggiunti ulteriori codici addizionali (fino a 4), estendendo così ulteriormente la
già corposa capacità di dettaglio.

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DAU
Documento Amministrativo Unico

Il Documento Amministrativo Unico (DAU) costituisce di per se la dichiarazione


doganale per tutti i regimi doganali.
È stato istituito dal Reg. (CEE) n. 2913/92, è in uso dal 01/01/1993 e la sua
applicazione è stata disciplinata dal Reg. (CEE) n. 2454/93 (vedi circ. n. 331/D del
1996).
Esso è utilizzato:

per le merci comunitarie dirette verso paesi terzi;

per le merci provenienti dai paesi terzi presentate in dogana per ottenere la
loro destinazione;

per le merci sottoposte a vincoli di carattere doganale che circolano nel
territorio dell’Unione Europea.
Originariamente, la redazione del DAU avveniva esclusivamente su formulari
stampati in carta speciale chimica a ricalco, di colore bianco con caratteri
speciali, compilati in una delle lingue ufficiali dell’UE. Ora, lo scambio dei dati
avviene quasi esclusivamente per via informatica mediante utilizzo di
programmi dedicati, salvo rari casi residuali.

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Dal DAU si possono ricavare in linea generale:

il regime doganale prescelto;

la tipologia di merce movimentata;

i divieti economici e qualsiasi altra misura di politica commerciale adottata o
da adottare;

la forma di garanzia prestata (globale o isolata) o l’eventuale esonero.
La garanzia consente di tutelare la pretesa tributaria dall’eventuale mancata
chiusura del regime (di transito in particolare), che si attua con l’appuramento.
Il modello del DAU (fascicolo composto da otto esemplari) è rinvenibile
nell’Allegato 9 - Appendice B1, del Regolamento Delegato Transitorio (RDT) N.
2016/341 del 17/12/2015 mentre, le note esplicative per la sua compilazione, si
trovano nello stesso Allegato ma all’Appendice C1.
Sul portale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli all’indirizzo:
https://www.adm.gov.it/portale/dogane/operatore/atti-amministrativi-generali/circolari/circolari-2006
sotto la voce “Circolare n. 45/D - istruzioni e codici PDF” si rinvengono tutti i
codici da utilizzare per la compilazione del DAU, aggiornati al 3 ottobre 2018.
La Commissione Europea, in data 23/04/2016 ha pubblicato il documento di
lavoro “DIH 18/008-FINAL-IT”, che consiste, in pratica, in una serie di linee
guida DAU, da osservare durante il periodo transitorio del CDU che dovrebbe
completarsi nel 2020.

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EXPORT
Esemplari 1, 3, 3a e 3b

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IMPORT
Esemplari 6 e 8

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REGIMI DOGANALI
Lo spazio che si trova all'interno della linea doganale si chiama “Territorio
Doganale”. Per definizione giuridica, anche il mare territoriale, cioè quella
fascia di mare di larghezza pari a 12 miglia marine, adiacente alla costa, sulla
quale lo Stato esercita la sua sovranità, fa parte del “Territorio Doganale”.
Le norme che regolano le “acque territoriali”, sono state stabilite dalla
Convenzione di Montego Bay firmata il 10 dicembre 1982 e ratificata dallo
Stato italiano il 2 dicembre 1994 con legge n. 689.
Analogamente al mare territoriale, anche lo spazio aereo che sovrasta il
territorio dello Stato e nel quale è possibile esercitare il volo aeronautico, fa
parte del “Territorio Doganale” (fino al limite dell’atmosfera).
Quindi, le merci che arrivano dall'estero, quando attraversano la linea
doganale ed entrano in questo spazio, definito “spazio doganale”, vengono
sottoposte ad alcuni vincoli e non possono essere movimentate senza che la
dogana ne abbia avuto la preventiva notizia e/o ne abbia dato apposita
autorizzazione.
Il Codice Doganale Unionale stabilisce che le merci, alla loro entrata nel
territorio doganale unionale, devono essere presentate immediatamente in
dogana.
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Le merci in attesa di vincolo, possono essere immagazzinate esclusivamente nei
luoghi designati e/o approvati dall’autorità doganale (art. 147 CDU) e possono
rimanerci per non più di 90 giorni (art. 149 CDU), termine entro il quale devono
ricevere il vincolo ad un regime doganale o essere riesportate.
Quando, per un qualsiasi motivo (ad es. mancata rispondenza alle norme
sanitarie vigenti, difformità contrattuale, problemi di qualità, deterioramento,
mancato ritiro per insolvenza del compratore, ecc.), alla merce giacente in
temporanea custodia non è possibile dare entro i termini stabiliti dal CDU una
destinazione doganale definitiva e non è neppure possibile rispedirla indietro al
mittente, la merce, su richiesta ed a spese del ricevitore, può essere distrutta
sotto controllo doganale oppure, nel caso nessuno la reclami, viene considerata
abbandonata (al pubblico erario).
Nel caso di distruzione avvenuta sotto controllo doganale (talvolta disposta
direttamente dall'autorità doganale per motivi di salute o di altro ordine), la
redazione dell'apposito verbale annulla qualsiasi pretesa tributaria e quindi,
dalla dogana, non può essere richiesto alcun pagamento di dazi od oneri di
effetto equivalente.
Se, invece, la merce viene abbandonata (volontà che può essere manifestata dal
proprietario o detentore anche in anticipo sui termini di scadenza – art. 199
CDU), l'abbandono annulla ogni pretesa doganale, salvo il rimborso delle spese.
In questo caso, la merce rimane nella piena disponibilità dell'ufficio doganale
che (di norma) la pone all'asta assieme alle merci confiscate. A cadenza
semestrale gli uffici doganali pubblicano l'elenco delle merci abbandonate o
confiscate, indicando la data nella quale si terrà l'asta.
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REGIMI DOGANALI

REGIMI
DEFINITIVI

IMMISSIONE IN
ESPORTAZIONE
LIBERA PRATICA

REGIMI
SPECIALI

USO
TRANSITO DEPOSITO PERFEZIONAMENTO
PARTICOLARE

TRANSITO DEPOSITO AMMISSIONE PERFEZIONAMENTO


ESTERNO DOGANALE TEMPORANEA ATTIVO

TRANSITO ZONE USO PERFEZIONAMENTO


INTERNO FRANCHE FINALE PASSIVO

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ELEMENTI DELL’ACCERTAMENTO

QUANTITÀ
La quantità è il primo degli elementi determinanti nella dichiarazione doganale.
Questa, oltre ad indicare il dato numerico dei colli (pezzi, sacchi, cartoni, fusti,
rotoli, casse, gabbie, ecc.), è un elemento che riveste particolare importanza in
quanto, in taluni casi, l’imposizione doganale viene calcolata, oltre ad una
percentuale sul valore della partita, anche sulla quantità dichiarata. Per
esempio, sul bestiame vivo, la tassazione viene applicata in parte sul valore
della partita ed in parte sul suo peso netto, oppure, nelle bevande alcoliche, in
ragione del contenuto in ettolitri di alcole.
Inoltre, per determinati prodotti, la cui vendita viene di norma effettuata con
merce “alla rinfusa” (ad esempio i cereali, gli oli, i prodotti petroliferi, ecc.),
questa, senza il dato quantitativo espresso in kg, q.li, tonn, litri, ettolitri, ecc.,
non potrebbero essere né fatturati, né tanto meno tassati.
Pensiamo, infine, alla vendita di energia elettrica dove il trasporto avviene via
cavo. In questo caso “la misura”, sia dal punto di vista della fatturazione, che di
quella dell’imposizione daziaria, si deve necessariamente basare sul
quantitativo espresso, al caso di specie, in chilowattora (kWh).

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QUALITÀ
La qualità è il secondo elemento fondamentale della dichiarazione doganale.
Ma come si determina in dogana la qualità; ovvero, come si classifica una
merce?
L’esigenza di effettuare una rilevazione statistica delle merci e di conseguenza
la loro classificazione, risponde a due necessità: la prima, di ordine
quantitativo, necessaria a comparare i flussi di merci negli scambi
internazionali; la seconda, di ordine qualitativo, per identificare le varie merci
con dei codici comuni, ai fini della determinazione delle imposizioni daziarie
applicabili alle stesse nel corso dei loro scambi internazionali.
La classificazione doganale di una merce, ha lo scopo di indagare e mettere
ordine all'interno di una determinata e prefissata popolazione di merci o artefatti
(laddove per merci e artefatti intendiamo dei beni capaci di soddisfare i
fabbisogni umani), aventi un contenuto economico che li renda oggetto di
interesse e di scambio.
La nostra tariffa doganale è una classificazione di carattere generale, perché la
popolazione all'interno della quale intendiamo effettuare l'indagine corrisponde
e/o coincide con l'universo delle merci, cioè tutto ciò che può essere
fisicamente spostato da un posto all'altro e che potenzialmente può diventare
oggetto di scambio.
Attraverso la classificazione, quindi, si cerca di ottenere la riduzione dei
componenti la popolazione in un certo numero di classi, che alla fine
risulteranno essere, prese singolarmente, sicuramente inferiori al numero dei
componenti l'intero universo.
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La classificazione, inoltre, deve necessariamente rispondere a due
caratteristiche: quella di esclusività, cioè l'appartenenza dell'oggetto o della
merce ad una classe deve necessariamente escludere la possibilità per
questo di poter appartenere anche ad un altra classe (le classi non devono
sovrapporsi); quella della completezza, cioè che l'unione logica di tutte le
classi porti al completamento dell'universo della popolazione oggetto
dell'indagine.

Sezioni XXI
(Specie)

Capitoli 99
(Categorie)

Voci ca. 1270


(Ordini)

Sottovoci ca. 5200


(Gruppi o Settori)

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La struttura, a questo punto, sarà organizzata su una sorta di piramide
inversa, sulla cui sommità troveremo le “Specie”, per poi scendere nei vari
livelli di dettaglio, dove troveremo le “Categorie”, gli “Ordini”, i “Gruppi o
Settori”. Questo criterio, viene definito “CLASSIFICATORE”.
Tuttavia, il problema che si pone a livello generale nella classificazione
merceologica e tanto più in quella merceologico-doganale e quindi nel
sistema armonizzato, è che nella tariffa doganale la distanza tra descrizione
e definizione non è una distanza che rimane costante, per questo crea molti
problemi di classificazione, che vengono risolti con determinate regole.
Il “classificatore”, quindi, dovrà metterci in condizione di poterci muovere
sia a livello orizzontale (tra le classi), sia a livello verticale come un
ascensore, all'interno della piramide.
Un altro problema che sorge nella classificazione doganale, è che talvolta
vengono utilizzati simultaneamente ed anche in maniera disordinata, più
“classificatori” che tendono a sovrapporsi ed a generare delle situazioni di
vera e propria indeterminazione.
Vediamo ancora, come si manifestano le difficoltà nell'ambito della
classificazione doganale e, per semplificare, ci basiamo al momento solo
sul Sistema Armonizzato che consta di 6 cifre.

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Poniamo di dover classificare un prosciutto crudo non disossato.
Cap. 02 – Carni e frattaglie
Voce 02.10 – Carni e frattaglie commestibili, salate o in salamoia,
secche o affumicate, (…...)
Sottovoce 0210.11 – Carni della specie suina:-- prosciutti, spalle e loro
pezzi, non disossati.
In questo caso non c'è distanza tra la descrizione e la definizione.
Poniamo, adesso, di dover classificare delle caramelle senza zucchero.
Cap. 21 – Preparazioni alimentari diverse
Voce 21.06 – Preparazioni alimentari non nominate né comprese
altrove.
Sottovoce 2106.90 – Altre
In questo caso la distanza tra la descrizione e la definizione si massimizza.
Anche se volessimo indirizzarci come riferimento alla classificazione fornita
dalla NC (nomenclatura combinata) o ancora meglio dalla TARIC, le cose
sostanzialmente non cambierebbero in quanto, in ambedue classificazioni,
non esiste comunque alcuna voce specifica indicante le caramelle senza
zucchero.

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Ritornando alla nostra disamina, quando diciamo che vi sono delle oggettive
difficoltà di posizionamento nella tariffa doganale di talune merci, ci riferiamo
proprio ai problemi che abbiamo visto poco fa.
Per poter risolvere il problema o quantomeno per limitarlo al massimo, è
stato studiato un sistema composto da 6 regole da applicarsi in ordine
gerarchico, tale da permetterci di ridurre il più possibile quel divario che
talvolta riscontriamo tra la descrizione del prodotto e la sua definizione
tariffaria, al fine di indirizzarci ad una sua più puntuale individuazione e
collocazione nel contesto doganale.
Qualora queste regole si dimostrassero essere ancora insufficienti per
determinare una corretta classificazione della merce, bisognerà tener conto:
- Del testo delle voci e delle sottovoci del SA
- Note di sezione
- Note di capitolo
- Note di sottovoci
- Regole generali per l'interpretazione del SA
- Testo delle sottovoci NC
- Note complementari
- Testo delle sottovoci Taric
- Note esplicative del SA
- Pareri di classificazione del WCO (Organizzazione Mondiale delle Dogane)
- Note esplicative della NC
- Regolamenti di classificazione emanati dalla Commissione europea
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VALORE
Il terzo elemento che entra a far parte della dichiarazione doganale, ma non per
questo è da considerarsi meno importante dei precedenti, è il valore.
Anche in questo caso, per stabilire l’esatto valore della merce dichiarata in
dogana, esistono sei regole concordate in sede GATT (General Agreement on
Tariffs and Trade - Accordo Generale sulle Tariffe e sul Commercio), che trovano
applicazione in maniera sequenziale quando il criterio principale, richiamato
dall’art. 70 del CDU, non può essere applicato.
Detto criterio stabilisce che: “La base primaria per determinare il valore in
dogana delle merci è il valore di transazione, cioè il prezzo effettivamente
pagato o da pagare per le merci quando sono vendute per l’esportazione verso
il territorio doganale dell’Unione, eventualmente adeguato. Esso si applica
purché ricorrano tutte le seguenti condizioni:

non esistano restrizioni per la cessione o per l’utilizzazione delle merci da
parte del compratore;

la vendita o il prezzo non siano subordinati a condizioni o prestazioni per le
quali non possa essere determinato un valore in relazione alle merci da
valutare;

nessuna parte dei proventi di qualsiasi rivendita, cessione o utilizzazione
successiva delle merci da parte del compratore ritorni, direttamente o
indirettamente, al venditore, a meno che non possa essere operato un
appropriato adeguamento;

il compratore e il venditore non siano collegati o la relazione non abbia
influenzato il prezzo”.
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Si rende opportuno evidenziare, che il valore di transazione da dichiarare in
dogana, per una merce presentata per l'importazione è, nel nuovo CDU, il
valore dell’ultima vendita avvenuta immediatamente prima della sua
introduzione nel territorio doganale unionale.
Al prezzo di fattura, dovranno essere addizionati tutti quei costi, richiamati
dall'art. 71 CDU, che non sono compresi nello stesso, ma che hanno tuttavia
gravato la merce antecedentemente la sua entrata nell'Unione Europea.
Tra questi possiamo ricordare: commissioni e spese di mediazione,
contenitori e/o imballaggi esterni, beni e servizi utilizzati nella produzione,
costi di trasporto e di assicurazione, corrispettivi e diritti di licenza (royalties,
brevetti, modelli, know how, marchi, diritti d'autore, stampi, ecc.).
Come detto precedentemente, qualora non si riesca comunque a determinare
il valore in prima istanza, malgrado nello stesso si siano ricompresi tutti gli
elementi a disposizione, bisogna passare al criterio successivo e così avanti,
fino al sesto ed ultimo criterio il quale, alla fin fine, si richiama ai criteri sul
valore stabiliti in sede GATT.
Per comprendere meglio “il sistema” su cui si basa il valore in dogana, si
riassumono sinteticamente le sei regole.

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Regola n. 1 = Valore di transazione:
transazione prezzo effettivamente pagato o da pagare
+ costi fino al primo confine dell'UE;
Regola n. 2 = Merci identiche: stesso Paese, stesse caratteristiche fisiche,
qualità, rinomanza (se più valori, il valore più basso);
Regola n. 3 = Merci similari:
similari caratteristiche analoghe, vendute anche ad altri
livelli commerciali e in quantità identiche, con minime
correzioni;
Regola n. 4 = Valore dedotto: valore basato sul prezzo unitario al quale le
merci importate o similari importate, sono vendute nel territorio
doganale dell’Unione a persone non collegate;
Regola n. 5 = Valore calcolato: costi materie prime + trasporto + assicurazione
+ spese di movimentazione + costi produzione + diritti
licenza/marchio;
Regola n. 6 = Criteri sussidiari: con mezzi ragionevoli, compatibili con l’art. VII
GATT e comunque mai con valori arbitrari/fittizi, valori minimi,
valori del mercato interno dell'esportatore a destinazione di altro
Paese diverso dall'importatore, del più elevato tra due valori
possibili o del prezzo praticato nell'UE.

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A comprova della conformità e congruità del valore dichiarato, il CDU prevede
che, all'atto dell'importazione, venga presentata dall'importatore, assieme a
tutta l'altra documentazione prevista dalle norme comunitarie, una
“dichiarazione degli elementi relativi al valore in dogana” chiamata D.V.1, il
cui modello figura nell'Allegato n. 8 del Reg. (UE) 2016/341 (RDT).
L'obbligatorietà di questa dichiarazione sussiste, qualora il valore della merce
risulti essere superiore a 20.000,00 euro, ma la sua presentazione può essere
richiesta dall’ufficio doganale anche per valori inferiori, se le condizioni di
vendita della merce non consentono di poter determinare in maniera chiara il
loro reale valore in dogana.
Ad esempio, se una merce viene venduta da un venditore americano con resa
FOB (Free on board) New York, sarà opportuno che l'importatore italiano,
anche se il valore della merce è inferiore ai 20.000,00 euro, compili,
sottoscriva e presenti il D.V.1, all'interno del quale avrà dettagliato l'entità
delle spese di consegna dal porto di New York fino al primo porto unionale di
arrivo, quelle inerenti al trasporto marittimo, quelle eventuali di carico,
movimentazione o manipolazione che la merce ha subìto nel corso della sua
spedizione e quelle di assicurazione, poiché sarà la somma di tutte queste a
costituire il valore imponibile da dichiarare in dogana.
Si tenga presente, infine, che la dogana, in caso di dubbio, ha sempre la
possibilità di richiedere l’esibizione di documentazione addizionale (contratti,
fatture di spesa, ecc.), al fine di poter determinare con sufficiente sicurezza il
valore della merce in dogana.

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ORIGINE
Il quarto elemento fondamentale nell’accertamento doganale è l’origine.
Questo criterio, nel contesto doganale, assume particolare rilevanza in quanto
influisce in maniera determinante nell’applicazione dell’aliquota daziaria.
I principi che sovrintendono l’origine sono stabiliti da:

Le regole di origine

Il trasporto diretto

I Certificati di Origine
Le regole di origine
In base all'identificazione del Paese di origine dei prodotti, si possono non
applicare ovvero applicare strumenti di difesa commerciale, che possono
sfociare in restrizioni quantitative od applicazione di dazi supplementari (c.d.
“antidumping”).
Il CDU stabilisce una duplice nozione di origine:
- quella di diritto comune o “NON PREFERENZIALE”, che si applica erga
omnes ai prodotti importati o esportati verso Paesi che non godono di alcun
vantaggio tariffario;
- quella “PREFERENZIALE”, che invece riguarda i prodotti importati da, o
esportati verso, quei Paesi che beneficiano di un vantaggio preferenziale in
virtù di una concessione unilaterale, fatta dalla Comunità nei loro confronti,
ovvero di un Accordo bilaterale di cooperazione, di associazione, di scambio,
ecc.

32
ATTENZIONE!!
Il concetto di origine è profondamente diverso da quello di provenienza fisica
in quanto quest'ultimo dev'essere inteso come “il luogo dal quale fisicamente
vengono spedite le merci” e che può coincidere, o meno, con il Paese di
effettiva produzione del bene o nel quale è avvenuta l'ultima sostanziale
trasformazione.
Per conferire “l'origine” ad una merce è necessario che, in linea generale,
vengano soddisfatte le seguenti condizioni:

il prodotto è stato interamente ottenuto nel Paese di esportazione, senza
alcuna utilizzazione di materiali importati;

il prodotto finito è stato trasformato o lavorato nel Paese di esportazione,
pur partendo da materiali provenienti da altri Paesi, ma in tal caso il prodotto
in questione si potrà considerare originario del Paese nel quale è avvenuta
l'ultima trasformazione o lavorazione “sostanziale”,
sostanziale economicamente
giustificata,
giustificata da una impresa attrezzata a tale scopo ed a condizione che detta
trasformazione/lavorazione abbia dato origine ad un prodotto nuovo, o abbia
rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione.
Le condizioni sopra accennate sono cumulative, ed implicano non solo che il
prodotto finale deve possedere proprietà e composizioni non possedute
prima, ma che la trasformazione/lavorazione deve far parte del processo
normale di produzione di un’impresa che disponga di adeguate strutture.

33
L’allegato 22-01 del Regolamento delegato (UE) 2015/2446, riporta i gradi di
lavorazione che le merci dei vari capitoli, devono subire per poter acquisire la
caratteristica di prodotto originario non preferenziale.
Vediamo nell’esempio il Capitolo 62.

34
Il documento che
attesta
l’ORIGINE NON
PREFERENZIALE
a livello
internazionale, è
il Certificato di
Origine rilasciato
dalle Camere di
Commercio o da
Enti abilitati.

35
L'Unione Europea accorda ad una moltitudine di Paesi e Territori, un
trattamento tariffario preferenziale in virtù di accordi bilaterali o di
concessioni autonome.
Ai fini di tale trattamento, che consiste nell'applicazione di un dazio nullo o
ridotto, la nozione di origine riveste un ruolo particolarmente importante, in
quanto la preferenza tariffaria è limitata ai soli prodotti originari dei Paesi
beneficiari.
Le regole d'origine preferenziale dell'U.E. possono essere distinte in due
categorie:

quelle decise autonomamente, che sono contenute nel Reg. (UE) n.
978/2012 e si applicano nei confronti dei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) che
beneficiano del Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG);

quelle istituite nel quadro di Accordi unilaterali/bilaterali e contenute in
appositi Protocolli, che si applicano ai singoli Paesi o a gruppi di Paesi
(es.: EFTA, S.E.E., ai Paesi Euromediterranei, agli ACP - EPA, ai Paesi e
Territori d'Oltremare (PTOM), ecc.).
Analogamente a quanto si è visto per le regole dell'origine non preferenziale,
un prodotto è considerato originario di un determinato Paese, ai fini del
trattamento preferenziale, quando in detto Paese è stato “interamente
ottenuto”, oppure quando è stato sottoposto a una “trasformazione
sufficiente”, tale da conferirgli il carattere di prodotto originario preferenziale.
Ma, allora, se le regole sono le stesse, cos’è che differenzia l’origine non
preferenziale da quella preferenziale?
36
La concessione del beneficio tariffario è subordinata a due principali
condizioni:
1) le merci devono aver acquisito il carattere di “prodotti originari”, che deve
essere giustificato secondo le regole di cooperazione amministrativa
previste in ogni singolo atto o Accordo;
2) dev’essere rispettata la regola del trasporto diretto.
diretto
Per quanto concerne questo secondo punto, le regole prevedono che debba
sussistere la coincidenza tra il Paese di origine e quello di provenienza,
mancando la quale le preferenze non possono essere accordate. Vi sono,
però, delle eccezioni.
Il trattamento preferenziale può essere ugualmente accordato, qualora non vi
sia la coincidenza predetta, a condizione che:
a) venga presentato in Dogana un “certificato di non manipolazione”,
manipolazione sul
quale venga attestato dall’amministrazione doganale del Paese diverso da
quello di origine, che la merce è sempre rimasta sotto controllo doganale e
che nel corso della sua permanenza in detto Paese non ha formato oggetto
di manipolazioni o lavorazioni (il certificato necessita anche qualora la
merce abbia subito un trasbordo in una free zone o un free port);
port
b) nel caso di spedizione marittima, la merce risulti essere originaria di un
Paese che non ha alcuno sbocco al mare e quindi possa ritenersi
giustificato l’avvenuto imbarco da un Paese diverso da quello di origine.

37
La nozione di prodotto “interamente ottenuto” corrisponde sostanzialmente
a quella vista precedentemente nel contesto dell'origine non preferenziale e
ad essa facciamo rinvio.
Per quanto riguarda, invece, la nozione di “trasformazione sufficiente”, il
legislatore comunitario ritenendola troppo vaga, ha adottato dei criteri più
specifici, basati essenzialmente sul principio che una trasformazione deve
essere considerata sufficiente quando i materiali non originari, rientranti in
una determinata voce doganale a quattro cifre del Sistema Armonizzato,
sono stati sottoposti nel Paese di esportazione ad una lavorazione tale da far
assumere, al prodotto finale, una classificazione doganale completamente
diversa da quella originaria.
Tuttavia, ciò è vero nella maggior parte dei casi, ma non sempre. Di
conseguenza, per certi prodotti, si sono istituite delle regole d'origine più
specifiche di quelle basate sul semplice cambio di voce doganale.
Questi prodotti sono enumerati in appositi elenchi, una parte dei quali si
trovano negli Allegati 22-03 RD (SPG) e 22-11 RD ed un'altra parte negli
“Allegati” facenti parte integrante dei singoli Accordi preferenziali stipulati
unilateralmente o bilateralmente con i vari Paesi prima accennati.
Rimanendo nel Capitolo 62 del Sistema Armonizzato, andiamo a vedere quali
sono le differenze di lavorazione che consentono, allo stesso prodotto
finale, di ottenere talvolta il conferimento di prodotto originario non
preferenziale e talaltra di prodotto originario preferenziale.

38
Allegato 22-01 RD = ORIGINE NON PREFERENZIALE

Allegato 22-11 RD = ORIGINE PREFERENZIALE

39
FORM. A EUR.1 EUR-MED

Certificato di Origine Certificato di Circolazione Certificato di Circolazione

40
Sistema REX / SPG
Accordo economico e commerciale UE-Canada (CETA) – REX/CETA
Accordo economico e commerciale UE-Giappone – REX/GIAPPONE

Questo sistema, finalizzato alla gestione dell’origine preferenziale delle merci


ed introdotto dal CDU, è entrato in vigore il 1° gennaio 2017 e dovrebbe
gradualmente abolire, per quanto concerne i PVS, il rilascio dei certificati
FORM A, sostituendoli con una dichiarazione su fattura.
Consiste, in pratica, in un database gestito a livello unionale, nel quale
vengono registrati tutti gli esportatori autorizzati, che in tal modo potranno
rilasciare direttamente le attestazioni di origine preferenziale sulle loro fatture
di esportazione, evitando il ricorso agli uffici doganali con evidenti risparmi
in termini di tempo ed economici.
Gli esportatori non registrati, possono rilasciare ugualmente le attestazioni di
origine preferenziale, ma solo su partite di merci aventi un valore pari o
inferiore a 6.000,00 euro.
Durante il periodo transitorio, i prodotti provenienti dai Paesi SPG potranno
essere scortati, sia dal FORM A, sia con la nuova modalità REX/SPG
(dichiarazione su fattura), ma in ogni caso tutti i Paesi beneficiari, dovranno
adeguarsi al sistema degli esportatori registrati al più tardi entro il 30 giugno
2020.
Il Protocollo sulle regole di origine e sulle procedure di origine dell’Accordo
economico e commerciale globale UE-Canada (CETA), dispone invece, che
l’origine preferenziale dei prodotti venga fornita esclusivamente da una
dichiarazione su fattura REX/CETA.
41
Anche l’Accordo economico e commerciale UE – Giappone, entrato in
vigore il 1° febbraio 2019, alla stregua di quello stipulato con il Canada,
prevede che l’origine venga attestata dall'esportatore sulla stessa fattura di
vendita, con evidenti semplificazioni burocratiche e procedure molto più
snelle.
Per quanto attiene al sistema REX/SPG, questo troverà piena applicazione
entro il 2020; nel frattempo, questi sono i Paesi che hanno aderito:
2017
Angola, Burundi, Buthan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica
Centro Africana, Isole Cook, Djibouti, Etiopia, Micronesia, Guinea
Equatoriale, Guinea Bissau, India, Kenya, Kiribati, Laos, Liberia, Mali,
Nauru, Nepal, Isola Niue, Pakistan, Isole Salomone, Sierra Leone, Somalia,
Sudan del Sud, Sao Tomé & Principe, Ciad, Togo, Tonga, Timor-Est, Tuvalu,
Yemen e Zambia.
2018
Afghanistan, Armenia, Bolivia, Costa d’Avorio, Eritrea, Gambia, Guinea,
Malawi, Mozambico, Myanmar, Niger, Ruanda, Sri Lanka, Sudan, Swaziland,
Siria e Tanzania.
2019
Bangladesh, Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Cambogia, Haiti, Indonesia,
Kirghizistan, Lesotho, Madagascar, Mauritania, Mongolia, Nigeria,
Paraguay, Isole Filippine, Samoa, Senegal, Tagikistan, Uganda, Uzbekistan,
Vanuatu e Vietnam.

42
PAESI ACCORDISTI AL 01/05/2004

Andorra
EFTA – AELS S. Marino
MAGHREB

Norvegia Is. Faeroer

Algeria

Islanda Ceuta e

Tunisia

Liechtenstein Melilla

Marocco

Svizzera

25
Bosnia Erz.
MASHREK Macedonia
SEE

Egitto Rep. Fed.

Norvegia Yugoslavia

Giordania

Islanda ●
Siria Croazia

Liechtenstein ●
Libano
Israele
PAN EUROPEI PTOM Palestina

Romania Paesi e Cile

Bulgaria EUR 1 Territori 79 ACP Messico

Turchia

Norvegia d’Oltre Mare Africa Sud Africa

Islanda Caraibi e

Liechtenstein Pacifico PVS (SPG)

Svizzera
UNILATERALI
43A
FORM
PAESI ACCORDISTI AL 01/01/2006

Accordo
Paneuromediterraneo
EFTA – AELS MAGHREB 01. Romania Andorra

Norvegia ●
Algeria 02. Bulgaria S. Marino

Islanda ●
Tunisia 03. Turchia

Liechtenstein ●
Marocco 04. Norvegia

Svizzera 05. Islanda
25 Ceuta e
MASHREK Melilla
06. Liechtenstein
PAN EUROPEI ●
Egitto Bosnia Erz.
07. Svizzera

Romania ●
Giordania PTOM Macedonia
Siria 08. Isole Faeroer

Bulgaria ●

Paesi e

Turchia ●
Libano 09. Algeria Rep. Fed.
10. Tunisia Territori Yugoslavia

Norvegia

Islanda Palestina 11. Marocco d’Oltre Mare Croazia

Liechtenstein (Cisgiordania 12. Egitto Albania

Svizzera Striscia Gaza) 13. Giordania da dic. 2006
14. Siria
Isole Faeroer Israele 15. Libano Cile
16. Israele Messico
17. Palestina - 79 ACP
Sud Africa
EUR 1 (Cisgiordania e Africa
Striscia di Gaza) Caraibi e
PVS (SPG)
Pacifico
EUR MED UNILATERALI 44 A
FORM
SITUAZIONE ATTUALE
Canada
REX
Giappone
01. Turchia
02. Norvegia NO EUR Corea Sud
03. Islanda
04. Liechtenstein Cile
05. Svizzera
06. Isole Faeroer Messico
07. Algeria
08. Tunisia
09. Marocco
10. Egitto
EUR MED 28 Sud Africa
Ucraina

11. Giordania Moldova


12. Siria Georgia
13. Libano PTOM
14. Israele Paesi e Colombia
15. Palestina (Cisgiordania Perù
Territori
e Striscia di Gaza) Ecuador
d’Oltremare
1. Albania Costa Rica
2. Bosnia Erzegovina EUR 1 El Salvador
3. Macedonia Guatemala
4. Montenegro Honduras
5. Serbia 19 Stati 60 ACP
Nicaragua
6. Kosovo Accordo di Africa Panama
7. Turchia Partenariato
Economico APE/EPA Caraibi e
Andorra Ceuta e dal 2008 Pacifico PVS (SPG)
S. Marino Melilla BILATERALI UNILATERALI
45
FORM A - REX
SITUAZIONE FUTURA

PARTECIPANTI AL
PROCESSO DI
EFTA – PAN EUROPEI
STABILIZZAZIONE E
ASSOCIAZIONE
01. Norvegia
DELL’U.E. - A.S.A.
02. Islanda
03. Liechtenstein 1. Albania
04. Svizzera 2. Bosnia Erzegovina

27
05. Turchia 3. Macedonia
4. Montenegro
5. Serbia
PAN EUROMEDITERRANEI 6. Kosovo
7. Turchia
01. Algeria
02. Egitto
03. Israele Isole Faeroer
04. Giordania Moldova
05. Libano
06. Marocco EUR MED
07. Palestina (Cisgiordania Prossimi
e Striscia di Gaza) candidati
08. Siria Georgia
09. Tunisia
10. Turchia Ucraina

46
ERRORI E REVISIONI

Ma, cosa succede se nella compilazione del DAU viene commesso qualche
errore?
Iniziamo a dire che l’Amministrazione doganale ha tre anni di tempo per
accertare se gli elementi dichiarati nel DAU sono corretti.
Questa attività, conosciuta come “Revisione dell’accertamento”, può essere
richiesta dal dichiarante (importatore / esportatore) o dal rappresentante del
dichiarante (spedizioniere doganale / casa di spedizioni), ovvero attivata
direttamente dal sistema sulla base di una scelta casuale (canale azzurro),
oppure dallo stesso ufficio doganale dov’è stata presentata la dichiarazione.
Se l’attività di revisione è stata richiesta dal dichiarante o dal suo
rappresentante, l’ufficio procede alla revisione e rilascia a questi una copia
corretta della dichiarazione, senza altre formalità.
Se, invece, l’attività di revisione è promossa dal sistema o dall’ufficio doganale,
si possono presentare le seguenti situazioni:

l’esito è negativo – il dichiarante ed il rappresentante vengono avvisati che è
stata svolta l’attività di revisione su “n” dichiarazioni, che
l’esito è stato negativo e che l’accertamento è diventato
definitivo.
47

l’esito è positivo – il dichiarante ed il rappresentante vengono avvisati che è
stata svolta l’attività di revisione su “n” dichiarazioni, che
l’esito è stato positivo e che l’accertamento ha
evidenziato delle difformità che vengono dettagliate nel
corpo stesso della comunicazione.
In questo caso, al dichiarante ovvero al suo rappresentante, vengono concessi
30gg di tempo per fornire all’ufficio doganale delle prove o dei documenti
alternativi che potrebbero rendere nullo l’esito della dogana, decorsi i quali, se
l’ufficio rimane comunque nella sua originaria decisione, procede alla rettifica
della/e dichiarazione/i, riscuotendo o restituendo se è il caso le somme
accertate e notificando, con atto separato, l’importo delle sanzioni applicate.
Le sanzioni doganali, in taluni casi, sono molto onerose e sproporzionate.
Il 23° considerando del Codice Doganale Unionale e l’art. 42 prescrivono che:
“Occorre garantire sanzioni adeguatamente effettive, dissuasive e
proporzionate nell’intero mercato interno.” Il 38° considerando dello stesso
CDU prevede che: “È opportuno tener conto della buona fede della persona
interessata nei casi in cui un’obbligazione doganale sorge in seguito a
inosservanza della normativa doganale e minimizzare l’impatto della negligenza
da parte del debitore.”
Nella dogana italiana, la buona fede non esiste!

48
L’impianto sanzionatorio si basa sull’art. 303 del TULD il quale così recita:

1. Qualora le dichiarazioni relative alla qualità, alla quantità ed al valore delle


merci destinate alla importazione definitiva, al deposito o alla spedizione ad
altra dogana con bolletta di cauzione, non corrispondano all'accertamento, il
dichiarante e' punito con la sanzione amministrativa da euro 103 a euro 516
a meno che l'inesatta indicazione del valore non abbia comportato la
rideterminazione dei diritti di confine nel qual caso si applicano le sanzioni
indicate al seguente comma 3.
2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica:
a) quando nei casi previsti dall'articolo 4, comma 2, lettera e), del decreto
legislativo 8 novembre 1990, n. 374, pur essendo errata la denominazione
della tariffa, è stata indicata con precisione la denominazione commerciale
della merce, in modo da rendere possibile l'applicazione dei diritti;
b) quando le merci dichiarate e quelle riconosciute in sede di accertamento
sono considerate nella tariffa in differenti sottovoci di una medesima voce,
e l'ammontare dei diritti di confine, che sarebbero dovuti secondo la
dichiarazione, è uguale a quello dei diritti liquidati o lo supera di meno di
un terzo;
c) quando le differenze in più o in meno nella quantità o nel valore non
superano il cinque per cento per ciascuna qualità delle merci dichiarate.

49
3. Se i diritti di confine complessivamente dovuti secondo l'accertamento sono
maggiori di quelli calcolati in base alla dichiarazione e la differenza dei diritti
supera il cinque per cento, la sanzione amministrativa, qualora il fatto non
costituisca piu' grave reato, e' applicata come segue:
a) per i diritti fino a 500 euro si applica la sanzione amministrativa da 103 a
500 euro;
b) per i diritti da 500,1 a 1.000 euro, si applica la sanzione amministrativa da
1.000 a 5.000 euro;
c) per i diritti da 1000,1 a 2.000 euro, si applica la sanzione amministrativa da
5.000 a 15.000 euro;
d) per i diritti da 2.000,1 a 3.999,99 euro, si applica la sanzione amministrativa
da 15.000 a 30.000 euro;
e) per i diritti pari o superiori a 4.000 euro, si applica la sanzione
amministrativa da 30.000 euro a dieci volte l'importo dei diritti.

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