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Quindicinale Editrice ASD Ponte Tegorzo

Anno XLIII

13.05.2021
Numero

752

Lavoro e dignità umana - pag. 1


Festa della Liberazione - pag. 2-3
Camminare nella storia/3 - pag. 5
Aggiornamento attività Auser - pag. 6-7
In ricordo di Don Giovanni Bellò - pag. 10-11-12
Chiuso in redazione il 03.05.2021 - Prossima chiusura il 24.05.2021
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Tegorzo, Via Nazionale, 25 - 32031 FENER-ALANO DI PIAVE. REDATTORI: Sandro Curto, Silvio Forcellini. COLLABORATORI: Alessandro Bagatella, Tristano Dal Canton, Ivan Dal Toè, Antonio
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1 ATTUALITÀ

Il lavoro è il presupposto indispensabile


della dignità umana
di Cesare Turra
I dati occupazionali ci informano che nel 2020 sono andati persi quasi mezzo milione di posti
di lavoro. Il dato è preoccupante, perché se non si individuano degli idonei accorgimenti per
dare impulso alla ripartenza economica, molte altre famiglie rischieranno di aggiungersi ai
quasi cinque milioni di italiani che già vivono sotto la soglia di povertà. Di queste tematiche ne
ho già parlato in diverse occasioni nelle pagine del Tornado e quindi non vi ritorno. Desidero
però condividere alcune riflessioni sul significato e valore del lavoro, che non è meramente
economico ma, come ricordato da Papa Francesco in diverse occasioni e in particolare nella Lettera Enciclica
Laudato si’, “è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano
e di realizzazione personale. In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio prov-
visorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita
degna mediante il lavoro. [...] La riduzione dei posti di lavoro ha anche un impatto negativo sul piano economico,
attraverso la progressiva erosione del ‘capitale sociale’, ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità,
di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile. In definitiva i costi umani sono sempre anche co-
sti economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani” (1). La lettura di queste parole
richiama l’art. 1 della Costituzione italiana che esordisce affermando che: “L’Italia è una Repubblica democratica
fondata sul lavoro”. Frase lapidaria nella quale l’inciso “fondata sul lavoro” acquista il significato sostanziale di
strumento attuativo alla realizzazione dei molti diritti enun-
“Il lavoro è una necessità, è parte ciati poi nella Carta fondamentale del Paese. Lavorare infatti
del senso della vita su questa terra, non è solo il mezzo per guadagnarsi da vivere, ma è anche
lo strumento attraverso il quale la persona contribuisce al
via di maturazione, di sviluppo uma- bene comune, si responsabilizza, acquisisce consapevolez-
no e di realizzazione personale” za del proprio valore come persona perché il denaro che ri-
ceve è il giusto corrispettivo del lavoro svolto e non una for-
ma di supporto assistenziale dovuto alla generosità di qualcun altro. Senza tirare in causa George Orwell e il
suo visionario e inquietante “1984” in cui le sovvenzioni di Stato sono indicate come strumento per creare dipen-
denza del popolo e soggezione al potere, è attraverso il lavoro idoneamente retribuito che i cittadini possono sen-
tirsi liberi di esercitare le proprie prerogative, esprimere il proprio pensiero, esercitare i propri diritti senza il timore
di vedersi tolti i necessari mezzi di sostentamento come accadrebbe se il salario non fosse il corrispettivo offerto
su un piano di parità, ma il gesto caritatevole di qualche ente, azienda o persona. Oppure come accadrebbe,
come di fatto accade, quando le opportunità di lavoro sono così scarse che il mantenimento del posto del lavoro
diventa l’obiettivo primario e la paura di perderlo con la prospettiva di non trovare un’altra occupazione comporta
la rinuncia al libero esercizio dei propri diritti pur di non contrariare chi può decidere sulle sorti occupazionali dei
lavoratori. Questo aspetto era presente anche nel legislatore costituzionale del 1947 quando fissò, all’art. 3, non
la facoltà, ma l’obbligo per lo Stato di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fat-
to la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva parte-
cipazione di tutti i lavoratori (si noti che si parla di “lavoratori”) all’organizzazione politica, economica e sociale
del Paese”. Come scrisse tempo fa un noto giornalista, la Costituzione ha una doppia chiave di lettura: in se
stessa è un capolavoro della letteratura per forma e contenuto, ma in concreto, se la confrontiamo con la sua
pratica attuazione, è una barzelletta, che però non fa ridere nessuno.
Queste riflessioni ci portano a cogliere l’importanza degli interventi che saranno pianificati e attuati con gli oltre
duecento miliardi di euro con cui l’Europa finanzierà il rilancio del Paese: tra gli obiettivi primari vi deve essere
anche quello della creazione di veri posti di lavoro che rispettino le istanze della sostenibilità, del rispetto del pia-
neta, del valore sociale del lavoro. Questo lo prevede la Costituzione, come ho illustrato, ma è soprattutto richie-
sto, oggi quanto mai, dalla necessità di fornire una prospettiva di speranza, dignità e libertà per noi e per i nostri
figli.
(1) Brano tratto da U. Mattei (a cura di), Papa Francesco. La dittatura dell’economia, Edizioni Gruppo Abele, Torino: 2020.
2 ATTUALITÀ

Festa della Liberazione, il discorso del


Presidente Mattarella, Roma 25 aprile 2021
Con questo spirito le Associazioni d'arma e le Amministrazioni Comunali di Alano e
Quero Vas hanno ricordato, con una breve (dettata dalle norme anti-covid emanate
dalla Prefettura di Belluno) ma sentita cerimonia, il giorno della Liberazione.
Sono passati settantasei anni da quando – il 25
aprile del 1945 – la voce di Sandro Pertini lancia-
va, dai microfoni Radio Milano Liberata, a nome
del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e
del Corpo Volontari della Libertà il proclama di in-
surrezione nazionale contro le truppe nazifasciste.
Una data simbolica della guerra di Liberazione,
scelta dalla Repubblica Italiana per ricordare la
conclusione del conflitto sanguinoso, la fine della
brutale e spietata occupazione nazista, il crollo
definitivo del fascismo.
Questa giornata, per gli italiani, rappresenta la fe-
sta civile della riconquista della libertà. La vittoria
dell’umanità sulla barbarie. Il giorno di un nuovo
inizio, pieno di entusiasmo, portato a compimento
con la Costituzione Repubblicana del 1948.
Il 25 aprile rappresenta uno spartiacque impre-
scindibile nella nostra storia nazionale.
L’Italia – affrancatasi, con il sangue di migliaia di
martiri, da vent’anni di dittatura e di oscurantismo
– tornò a sedersi nel novero delle nazioni civili,
democratiche, pacifiche, dopo la guerra sanguina-
ria in cui era precipitata con il fascismo.
Le conquiste politiche, sociali, culturali, i diritti, la
libertà di opinione, di voto, di associazione, di cui
oggi godiamo, trovano il loro saldo radicamento
nel 25 aprile. E, grazie alla Repubblica e alla sua
Costituzione nate dalla Resistenza, furono estesi
a tutti, senza eccezioni. A chi partecipò al movi-
mento di Liberazione, a chi lo sostenne, a chi se
ne sentì estraneo, anche a chi lo combatté.
Quando, dopo l’8 settembre, le truppe di Hitler in-
vasero l’Italia, mutilandone l’integrità territoriale,
imponendo un giogo di brutalità, stermini, eccidi,
deportazioni, con la collaborazione complice dei
fascisti, migliaia e migliaia di italiani, militari e civi-
li, compresero che la Patria in cui voler vivere e
per cui si poteva anche morire, non poteva che
essere una Patria libera, democratica, fondata sul
diritto, sulla pace, sulla convivenza.
Furono i valori di pietà e di civiltà della nostra gen-
te, la ribellione contro la prepotenza e la furia cie-
ca e devastatrice, a provocare le tante rivolte in
molti paesi e città dell’intero territorio nazionale.
Furono sentimenti semplici di solidarietà, di repul-
sione contro la crudeltà, a muovere gran parte
della popolazione a resistere, a sostenere mate-
rialmente i partigiani o l’esercito alleato, a boicot-
tare i nazifascisti, a nascondere in casa un ebreo,
un renitente o un soldato alleato, pur sapendo che
questa scelta di umana solidarietà poteva mettere
a rischio la propria vita e quella dei propri cari.
Fu il senso dell’onore e dell’amor patrio a far pre-
ferire a seicentomila militari italiani la terribile, e
3 ATTUALITÀ

spesso mortale, deportazione nei lager in Germania, piuttosto che combattere a fianco degli oppressori e degli
aguzzini.
La crudeltà praticata dai nazifascisti anche contro anziani, donne e bambini inermi non fiaccò l’aspirazione alla li-
bertà, ma, anzi, rafforzò il coraggio e la determinazione di chi decise di opporsi.
Rinascita, unità, coesione, i sentimenti che hanno consentito al Paese di archiviare con la Liberazione una pagi-
na nefasta della sua storia.
Una memoria consapevole che guarda al futuro.
Quest’anno celebreremo anche i settantacinque anni della Repubblica. La Repubblica che ha avuto origine dalla
Resistenza.
Per molti anni, dopo la guerra, questa affermazione è stata ripetuta e ha accompagnato il processo di consolida-
mento della nostra democrazia. La Resistenza come laboratorio dove si sperimentò l’incontro e la collaborazione
tra le grandi forze popolari, tra le diverse posizioni e culture politiche. La Resistenza come grande serbatoio di
istanze morali.
È bene oggi chiedersi, dopo tanti anni, quale traccia sia rimasta di questa consapevolezza. Cosa significhi oggi,
soprattutto per le generazioni più giovani, parlare di Resistenza. Ed è tanto più necessario in un tempo come
quello che viviamo, nel quale l’orizzonte appare oscurato dall’angoscia, il futuro nascosto dall’incertezza e dalle
ferite profonde prodotte dalla pandemia.
Io credo che questa traccia sia tuttora ben presente e chiara.
E credo anche che, allontanandoci sempre più nel tempo da quell’esperienza così decisiva, siamo in grado di
comprendere, con le lenti della storia, cosa fu davvero la Resistenza e perché essa è diventata patrimonio di tutti;
e premessa della rinascita democratica.
Resistere allora significò combattere, rischiare di morire. Ma significò anche curare, accogliere perseguitati, te-
stimoniare la propria umanità. Significò scrivere e parlare. Preparare con le idee nuove il tempo della libertà per
tutti. Significò coraggio e speranza.
Nel momento più buio e drammatico della nostra storia molti italiani, a prescindere dalle appartenenze politiche,
culturali e religiose, risposero prima di tutto alla loro coscienza per opporsi alla violenza, alla dittatura,
all’ingiustizia. In nome della libertà.
Resistere fu anzitutto un’assunzione di responsabilità personale, talvolta pagata con la vita. Una disponibilità al
sacrificio, una scelta rischiosa fatta come atto di amore per la Patria, per la propria comunità. Un regalo alle ge-
nerazioni che sarebbero venute dopo.
Questo è il lascito più vivo della Resistenza, il cui valore morale si è proiettato anche oltre il significato storico e
politico di quella esperienza. Ed è per questo che quel patrimonio di ideali e di valori ha continuato a parlarci così
a lungo e ci sostiene, oggi, nelle difficoltà del presente.
Vorrei dire soprattutto ai giovani di oggi: il ricordo, la consapevolezza del dolore, dei sacrifici, dei tempi bui che,
nel corso del tempo, abbiamo più volte attraversato, ieri come oggi, ci tengono uniti. Ci fanno riconoscere nel no-
stro comune destino.
Quel ricordo è il cemento che tiene insieme la nostra comunità.
Viva il 25 aprile, Viva la Repubblica, Viva l’Italia!

CRONACA

Riaperta
“La Miniera”
di Alessandro Bagatella
Giovedì otto aprile ha riaperto il locale “La
Miniera”, pizzeria e trattoria, a Scalon di Quero
Vas. I nuovi gestori Laura e Francesco hanno
sfidato la pandemia, che aveva fatto chiudere il
locale. Non sono nuovi nell’affrontare il compito
di gestire ambienti di ristoro perché hanno altri
due esercizi: il “Meet Caffè” a Onigo di
Pederobba e il “Via Vai Caffè” a Covolo. Oltre
alle tante varietà di pizze, proposte dal giovane
e bravo pizzaiolo Joey, durante il fine settimana
ci sarà la possibilità di gustare anche il pesce. Al
servizio penserà Barbara, brava nel gestire e
intrattenere i clienti, e Monia, già esperta per
aver gestito, assieme alla cognata, il bar Oasi a
Quero. Auguriamo a tutti un buon lavoro!
4 ATTUALITÀ

A.P.S.
– Iscritta Reg. Naz. Nr.56 del 29.10.2018
A sostegno del progetto per il restauro di Tessère (il Sacello ed i Porticati ai lati)

che la Parrocchia di Campo sta avviando, la Pro Loco ha aperto


un conto corrente dedicato alla raccolta fondi (crowfunding 1)
presso Unicredit – Filiale di FENER
Intestazione ASSOCIAZIONE PRO LOCO DI ALANO DI PIAVE
IBAN IT 37 X 02008 60990 000106130011
causale “Donazioni” per Tessère

SIATE GENEROSI!
maggiori dettagli nel prossimo numero de Il Tornado
P.S. per chi volesse anche valutare la detrazione delle donazioni
dalla propria Dichiarazione dei Redditi si ricorda che le donazioni
alle APS godono di una detrazione specifica pari al 30% e che
per le imprese la donazione è integralmente deducibile dal reddito
con limiti molto elevati.
1Il crowdfunding (termine della lingua inglese, da crowd, «folla» e funding «finanziamento»), in italiano finanzia-
mento collettivo, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per
sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita per-
sone e risorse.
ASTERISCO

La foto di copertina
Scatto in quota condiviso dal nostro lettore e collaboratore Michele Remor. Non abbiamo dati tecnici su questa
foto, i metadati non rivelano nulla, ma sappiamo da Michele che la foto è stata realizzata a inizio Aprile lungo il
percorso dell’Alta Via tra il monte Sassumà ed il Monte Santo, per poi proseguire verso il Tomatico. Anche in
quota i nostri affezionati lettori pensano a cosa può star bene in copertina! Grazie Michele!
5 ATTUALITÀ
6 AUSER

Circolo Auser al Caminetto


Aggiornamento sulle ultime attività
a cura di Ivana Bernardele
L’emergenza Covid-19 ha
segnato con evidenza
anche le attività del Circolo
Auser al Caminetto che ha
dovuto limitare o
addirittura sospendere la
maggior parte delle
iniziative tipiche del
Circolo stesso.
Comunque, nonostante i
vari vincoli operativi siamo
riusciti a completare
qualche progetto.
Il 20 dicembre 2020 anche Vas ha inaugurato una panchina rossa che testimonia il sostegno delle nostre
comunità alla lotta della violenza sulle donne. La presidente del Circolo signora Franzoia ha illustrato il progetto
T.A.C.I. A nome dell’amministrazione comunale le signore Bavaresco e Mondin hanno poi ribadito il concetto che
deve passare un messaggio che spinga le persone a riflettere e dare, a chi sta subendo, il coraggio di
denunciare. Sulla targhetta che riporta i vari loghi è scritto il numero d’emergenza 1522 (numero nazionale
contro la violenza sulle donne). In foto: la Presidente Franzoia con la vicesindaco Bavaresco e la consigliera Mondin
Non poteva poi mancare in dicembre l’appuntamento con le letterine a
Babbo Natale. letterine alle quali si affidano desideri, sogni e buoni
propositi e continuano a rappresentare sia per i piccoli che per gli adulti
uno dei momenti più belli della tradizione natalizia. Due cassette postali,
una in Alano di Piave e una in Quero, hanno raccolto circa 70 letterine. A
tutti quelli che hanno scritto in tempo utile Babbo Natale ha risposto
personalmente. In foto: le lettere di Babbo Natale
Il nostro Circolo da molti anni condivide le iniziative di Telefono Azzurro nella consapevolezza che i bambini
devono ritrovare la possibilità di parlare con il mondo degli adulti e
crescere in un ambiente che possa dare loro futuro, opportunità e
speranza. I giorni 22 e 24 aprile i nostri volontari sono stati
presenti nelle piazze di Quero, Alano di Piave e Vas per la
tradizionale giornata Fiori d’Azzurro. Cogliamo qui l’occasione
per ringraziare tutti coloro che hanno accolto con favore questa
iniziativa (e sono stati veramente tanti!).
Nell'ottica di poter ripartire con qualche attività (ovviamente
rispettando i protocolli di sicurezza) stiamo valutando anche la
possibilità di organizzare un soggiorno marino nel mese di giugno
(dal giorno 13 al giorno 27) a Riccione.
Per maggiori informazioni contattate la nostra sede aperta
tutti i pomeriggi dalle ore 15:00 alle ore 17:00. Per motivi
pratici abbiamo bisogno di raccogliere le manifestazioni di
interesse al più presto.
Vogliamo ricordare che è ripreso il servizio di trasporto solidale
che è l’attività più
impegnativa del Circolo e i
nonni vigili sono
nuovamente davanti alle
scuole.
Ci auguriamo tutti di poter
tornare presto alla
normalità e siamo certi
che saremo ancora in
grado di fare quello che
facevamo prima.
In foto, dall’alto: a Vas Elda Carla Franzoia, Renata Mazzocco, Gigliola Canzi. A Quero Gigliola Canzi e Silvana Fantinel. Ad Alano,
foto d’archivio; Liliana Buttol, Ivana Bernardele, Irma Dalla Piazza.
7 AUSER

CIRCOLO AUSER “AL CAMINETTO” 
di ALANO DI PIAVE e QUERO VAS  

VOGLIA DI VACANZE...VOGLIA DI MARE... 
... E VOI? 

Stiamo valutando la possibilità di organizzare 
un soggiorno marino a Riccione (dal 13 al 27 giugno 2021). 
Chi fosse interessato a partecipare 
ci contatti quanto prima presso la nostra sede. 
La vacanza sarà fattibile solo con almeno 30 partecipanti. 
Informazioni e prenotazioni in sede AUSER di Quero Vas tel.0439 787861 
Dal lunedì al venerdì dalle ore 15:00 alle ore 17:00 

COME ERAVAMO

Accadde nel 2001


a cura di Sandro Curto
ALANO: LUIGI CODEMO RIELETTO SINDACO Con più del 74% dei voti la lista di “Alleanza Democratica” vin-
ce per la quinta volta le elezioni comunali di Alano riconfermando sindaco Luigi Codemo. “Insieme per Alano” di
Flavio Prosdocimo si ferma al 13,76%, “Arcobaleno” con capolista Bernardino Collavo all’11,91%. Questi i consi-
glieri eletti, in ordine di preferenze: Paolo Piccolotto, Sandro Curto, Oscar Dal Canton, Nicola Licini, Andrea To-
laini, Pietro Scopel, Olga Bertin Romanatti, Luigi Sergio Errandi per “Alleanza Democratica”, Flavio Prosdocimo e
Ladislao Prosdocimo per “Insieme per Alano”, Bernardino Collavo e Antonello Collavo per “Arcobaleno”. I due
assessori scelti da Codemo per il periodo 2001/2006 saranno Sandro Curto e Oscar Dal Canton.
8 CENNI STORICI

Breve storia delle epidemie e pandemie


di Loris Curto
La pandemia da Covid-19 è solo l’ultima delle epidemie e pandemie che hanno accompagnato l’evoluzione
umana fin dai primordi e più di una volta hanno influenzato il corso della storia. Riportiamo di seguito una
sintetica panoramica delle principali epidemie (diffusione della malattia in un’area geografica circoscritta) e
pandemie (propagazione del virus in più nazioni ed anche in più continenti) che hanno flagellato l’umanità.
Nell’Iliade troviamo la narrazione di un’epidemia di peste ed anche una descrizione mitica della sua origine.
Crise, un sacerdote troiano di Apollo, chiese ad Agamennone di restituirgli sua figlia Criseide presa prigioniera
dagli achei. Agamennone rifiutò ed allora Crise chiese aiuto ad Apollo. Il dio scese dall’Olimpo e col suo arco
d’argento scagliò frecce intinte di peste prima fra gli animali e poi fra le truppe, provocando l’epidemia fra gli
assedianti di Troia. Alla fine Criseide venne restituita al padre. Apollo era il dio che secondo i greci dispensava
salute e malattia; fra i suoi attributi vi era anche quello di distruttore dei topi. Indirettamente nella narrazione viene
fatto un collegamento fra la malattia e l’animale che potrebbe esserne stato il portatore.
Anche nell’antico testamento troviamo il collegamento fra una pestilenza ed i topi. Nel I libro di Samuele (circa
1050 a.C.) si narra come i filistei si impadronissero dell’arca dell’alleanza che collocarono nel tempio del dio
Dagon. Furono però colpiti da una pestilenza e decisero di restituire l’arca agli ebrei, accompagnandola con il
dono di cinque bubboni e cinque topi d’oro.
Nel 430 a.C. scoppiò la peste ad Atene mentre la città era assediata dalle truppe di Sparta. Fra le vittime della
peste vi fu anche Pericle. Lo storico greco Tucidide, che fu anche lui colpito dalla malattia ma guarì, ci lasciò la
sua testimonianza. Tuttavia dai sintomi riportati dallo storico, non è chiaro se si sia trattato di tifo o di febbre
emorragica.
Nell’antica Roma ricordiamo la cosiddetta “peste antonina” (165-80 d.C.), non si sa se originata dal vaiolo o dal
morbillo; gli storici ipotizzano un numero di vittime compreso da 5 a 30 milioni.Nel 250-270 d.C. Roma fu colpita
dalla “peste di Cipriano”, un’epidemia di vaiolo. Ben più grave fu la “peste di Giustiniano”, questa
effettivamente causata dal batterio yersinia pestis che colpì Roma e Costantinopoli nel 541 d.C.
La più grave epidemia di peste di cui si abbia memoria si verificò fra il 1346 e il 1353. Gli storici stimano che la
popolazione europea passasse da 80 a 30 milioni di persone. La sua introduzione in Europa fu un atto deliberato
di “guerra batteriologica” ad opera dell’esercito tartaro, avvenuto nel 1346 nel corso dell’assedio di Caffa, uno
scalo commerciale genovese in Crimea. Il capo dei tartari, il khan Ganibek, fece gettare all’interno della città con
l’utilizzo delle catapulte i corpi dei suoi soldati morti di peste. La malattia fu poi diffusa dalle persone sfuggite
all’assedio al loro rientro in Europa.
Nei secoli successivi la peste di ripresentò periodicamente in Europa. Un’altra epidemia di peste si ebbe a
Londra fra il 1655 ed il 1666; si ritiene che abbia ucciso un quinto della popolazione. La costruzione della
Basilica del Redentore a Venezia fu iniziata nel 1577 a seguito di un voto del senato veneziano per propiziare la
fine di un’epidemia di peste. Sempre a Venezia la Basilica della Madonna della Salute fu edificata per festeggiare
la fine dell’epidemia di peste del 1630.
Quando terminarono le epidemie di peste, in Europa si presentò il colera. Partita dall’India dove era endemica, la
malattia raggiunse l’Europa nei primi decenni del XIX secolo e successivamente anche il continente americano.
Nel XIX secolo si verificarono sei pandemie di colera. Una vittima illustre fu il poeta Giacomo Leopardi che morì
di colera nel 1837. Un’altra pandemia ebbe luogo dal 1902 al 1926. In seguito le epidemie di colera rimasero in
genere circoscritte ad aree dell’Estremo e del Medio Oriente. L’ultima pandemia si verificò fra il 1990 e il 1991
interessando il Sud-Est asiatico, l’Africa e il Perù.
Una malattia che si ripresentava periodicamente provocando epidemie è quella del vaiolo. Le prime
testimonianze di esso si trovano nell’antico Egitto, ma poi si diffuse prima in Asia, in Europa e nel resto del
mondo. Con la vaccinazione è stato possibile debellarlo in modo definitivo. L’Organizzazione mondiale della
sanità ha infatti dichiarato ufficialmente eradicato il vaiolo nel 1980.
Un’altra malattia che tende a manifestarsi in forme epidemiche è il tifo che compare non appena le condizioni
igieniche si allentano. In passato le guerre hanno favorito la sua diffusione, tanto che questa malattia è anche
denominata “morbo castrense” ovvero “morbo degli accampamenti militari”
Al pari della peste, la lebbra ha avuto un forte impatto sulle società antiche ed ha fortemente influenzato
l’immaginario popolare. Nella Bibbia troviamo vari riferimenti alla lebbra, per esempio nel Levitico: “Il lebbroso
colpito dalla lebbra porterà le vesti strappate e il capo scoperto, si coprirò la barba e andrà gridando “Immondo!
Immondo! …se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento”. Tuttavia non è certo che quella che la bibbia
designa come lebbra lo fosse veramente e si trattasse, invece, di altre malattie della pelle. A detta di alcuni storici
la lebbra sarebbe stata portata in occidente dall’esercito di Alessandro il Grande di ritorno dall’India. Nel
vangelo troviamo delle guarigioni di lebbrosi effettuate da Gesù. In Europa la massima diffusione della lebbra si
è avuta dall’’XI al XIV secolo. I lebbrosi venivano isolati e allontanati dai luoghi pubblici. Per ospitarli sorsero
lebbrosari e lazzaretti che nel corso del tempo diedero origine agli ospedali moderni. San Francesco d’Assisi è
ricordato anche per la sua attività a favore dei lebbrosi. Attualmente la lebbra è scomparsa nei paesi occidentali,
ma permane in alcuni paese africani, dell’Asia e dell'America Meridionale.
A proposito degli influssi sulla storia dovuti alle epidemie, ricordiamo che le malattie epidemiche, come per
esempio il vaiolo, il colera, la scarlattina, la difterite, il tifo, il morbillo, portate dagli europei nel “Nuovo Mondo”
9 CENNI STORICI

dopo la scoperta dell’America contribuirono alla decimazione della popolazione indigena. Anche la malaria non
era presente nell’America prima dell’arrivo degli Europei. Per contro una malattia che è stata importata dal
continente americano è la sifilide. Furono i marinai di Cristoforo Colombo a portare la malattia in Europa, poi
diffusa dalle truppe di Carlo VIII che nel 1494 aveva tentato di conquistare Napoli. Da qui la denominazione di
“mal napolitain” da parte dei francesi e di “mal franzoso” da parte dei napoletani.
La poliomielite è una grave malattia virale a carico del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto i
neuroni motori del midollo spinale. La malattia assunse un carattere epidemico alla fine del XVIII secolo. Col
ricorso alla vaccinazione in Europa la poliomielite è stata eradicata, ma permane in altre parti del mondo.
L’epidemia di influenza denominata “spagnola” si verificò in tutto il mondo nel 1918 e si stima che siano morte
fra i 20 e i 50 milioni di persone (ma qualche studioso ipotizza 100 milioni di vittime). Il primo caso si ebbe negli
Stati Uniti, ma fu chiamata “spagnola” perché in quel paese fu resa nota la presenza della malattia che le nazioni
convolte nella prima guerra mondiale cercavano di nascondere.
Nel 1957 si ebbe una pandemia influenzale che causò un milione di morti. Il virus, di origine aviaria, fu isolato per
la prima volta nella penisola di Yunan, in Cina.
Un altro virus influenzale si manifestò nel 1968 ad Hong Kong e causò anche questo un milione di vittime in tutto
il mondo.
Della malattia denominata HIV oppure AIDS che causa un indebolimento del sistema immunitario è responsabile
un virus identificato nel 1981. Si stima che finora nel mondo si siano avute 25 milioni di vittime.
Negli anni dal 2002 al 2004 il virus SARS-CoV si diffuse in 26 nazioni provocando vittime principalmente in Cina
e ad Hong Kong. Questo virus appartiene alla famiglia dei coronavirus che sono tipi di virus che attaccano le vie
respiratorie.
Nel 2009 comparve l’influenza H1N1, denominata anche epidemia suina, che si originò nel Messico nel 2009. Le
persone colpite furono circa 1,6 milioni con 18.449 vittime.
Negli anni dal 2013 al 2015 si manifestò il virus MERS-CoV, principalmente in Arabia Saudita, Tunisia, Qatar e
Giordania; il numero di infezioni e vittime fu limitato.
Il virus Ebola fu identificato per la prima volta 1976 e da allora ci furono varie ricorrenze epidemiche, per la
maggior parte in Africa.
La malattia del sonno (o tripanosomiasi africana) è un'infezione parassitaria trasmessa all'uomo mediante la
puntura di una mosca tse-tse infetta. In Africa si sono avute epidemie negli anni 1896-1906, nel 1920, nel 1970 e
nel 2008.
Nel corso delle epidemie la gente spesso si comporta in modo irrazionale, come per esempio la caccia a ipotetici
untori. Questo accadde nel corso della peste del XVII a Milano descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi.
Nell’epidemia di poliomielite avvenuta a New York nell’estate del 1916, si diffusero false notizie sull’origine della
malattia: che fosse diffusa dai gatti (con conseguente soppressione di molti animali), che fosse causata dai
mirtilli, dalle mosche, dagli immigrati italiani, dal latte andato a male, dallo zucchero e dai gelati (una ricerca
aveva ipotizzato che la malattia fosse collegata al metabolismo degli zuccheri).

CRONACA

Giorgia, esperta di turismo internazionale


di Alessandro Bagatella
Lo scorso 8 Aprile, all’università di Verona, Giorgia Mazzocco, di Carpen del
Quero Vas, ha conseguito la laurea con
il punteggio di 110. Una discussione
della tesi avvenuta on line, a causa
delle restrizioni dettate dalla pandemia,
che non ha condizionato l’ottimo esito
della sua prova alla fine del corso di
studi di lingue e cultura per il turismo
ed il commercio internazionale. Giorgia
ha analizzato il tema del mercato russo
vagliando le sfide ed opportunità per le
imprese italiane che si affacciamo su
questo mercato. Orgogliosi del risultato
ottenuto da Giorgia, si congratulano
con lei i genitori Marcello e Fiorella, la
sorella Sara, la nonna Corinna.
E a loro si uniscono le congratulazioni
dei tanti amici e della grande famiglia
de “Il Tornado”.
10 CRONACA

In ricordo di Don Giovanni Bellò


(Solagna, 03.11.1936 – Bassano del Grappa, 18.03.2021)
tratto da: http://www.diocesipadova.it/don-giovanni-bello-riposa-tra-le-braccia-del-padre/
«Chi mi vede per la prima volta mi prende per un burlone, un poco prete, uno scan-
zonato, un gettare tutto in ridere: poi mi invitano alle feste e cerco di “sollevare e far
festa alla vita”» (08.07.1987). «Questo son io! Chiedo scusa se son esorbitante … ma
credo di amare tanto Dio, Gesù e la Madonna, nella e con la Chiesa» (20.04.2011).
Queste poche parole autobiografiche introducono bene la persona di don Giovanni
Bellò, nato il 3 novembre 1936 a Solagna, dove anche riceve il battesimo due giorni
dopo, in una famiglia che contava 11 tra fratelli e sorelle. «La prima volta che ho detto
“Vado prete” fu il pomeriggio 4 agosto 1949, giorno della tragica e dolorosissima mor-
te di mio fratello Gennaro. Sono stato per 12 anni vivo, vivace, indisciplinato, pieno di
vita, di forza, di fame, ma ogni settimana andavo dal confessore, dal rettore e dal pa-
dre spirituale per vedere dove dovevo migliorare e chiedere perdono» (08.07.1987,
25° di sacerdozio). È ordinato prete il giorno 8 luglio 1962: «Il primo salto mortale l’ho fatto appena uscito dalla
chiesa del seminario coi vestiti sacerdotali della ordinazione l’8.7.62, fra le risa e i rimproveri dei compagni ai
quali risposi: “Ora sono prete in eterno”». Don Giovanni viene subito inviato come cooperatore a Valdobbiadene.
Quattro anni dopo, nel 1966, è con lo stesso incarico a Quero. Del 1968 è la nomina di cooperatore stavolta a
Piovene, cui segue nell’autunno dell’anno successivo lo stesso incarico a Carrè.
Diventa parroco per la prima volta a Primolano, nel settembre 1975 fino a quando viene inviato come parroco a
Semonzo nel settembre 1991. Dopo la rinuncia alla parrocchia per motivi di età, nel gennaio 2019, vi rimane co-
me collaboratore delle parrocchie di Semonzo, Sant’Eulalia e Liedolo. Nel settembre 2020 si ritira nella casa di
famiglia a Solagna, anche se la situazione di salute, già precaria, ha degli sviluppi veloci e la morte lo coglie il 18
marzo scorso, all’ospedale di Bassano del Grappa.
Le parole non riescono a contenere del tutto la personalità di don Giovanni, uomo dalla fervida fantasia, inconte-
nibile nelle parole e nei modi; carico di cuore, di passione, anche di contraddizioni e fatiche. L’esuberanza del ca-
rattere bizzarro e gentile, arguto e disponibile, andavano di pari passo con un attaccamento sincero alla fede, a
Gesù, alla Vergine Maria e al proprio ministero presbiterale.
Don Giovanni si è sempre rivelato geniale, vulcanico, dinamico e ostinatamente stravagante ovunque si sia tro-
vato a operare, di certo “singolare” per le sue iniziative, per le esternazioni, per i suoi scritti e per le sue poesie. In
effetti, non c’era festa o celebrazione parrocchiale che non fosse accompagnata da qualche preghiera da lui
composta, o da poesie da declamare nei raduni serali. Scrive i suoi primi versi a 15 anni per una prima comunio-
ne: se ne sarebbero aggiunti in seguito un’infinità per sposi, mamme, catechisti, studenti, bambini, compleanni,
preti, alpini, cacciatori e santi. Se la «vecchia passione poetica, musicale e burlona» lo porta a scrivere la com-
media musicale I promessi sposi, o a desiderare di «imparare la spinetta, l’ocarina, la fisarmonica, l’armonio…
con poco successo», non gli manca il coraggio di fare il polemista scrivendo a direttori di giornali, per esprimere
con particolare vivacità il suo pensiero, oppure per partecipare a trasmissioni radiofoniche e televisive, puntual-
mente dando origine a polemiche e commenti disparati.
Inutile nascondere che don Giovanni amava il protagonismo, la battuta ilare, la franchezza, ma, in fondo, ogni
sua azione e parola erano mosse dal desiderio di far conoscere il messaggio evangelico: non aveva altro per la
testa. Se le scelte non erano sempre condivisibili, tuttavia l’intenzione era mossa da zelo sincero. Le iniziative
pastorali lo hanno visto lavorare con tanto impegno e dedizione, talora magari in modo autonomo, ma sempre col
desiderio sincero di fare il bene, di dare fiducia e cordialità alle persone, che ne hanno spesso generosamente
capito i modi.
«Per chi mi incontra io sia salute, salvezza e santità al posto giusto, gusto del nuovo e del diverso, memoria del
tempo e della storia» (2012, 50° di sacerdozio).
«La parrocchia è fuori dalla canonica e “vuole” il prete visibile e accanto» (20.04.2011).
Formato nell’epoca preconciliare, mal sopportava iniziative e indicazioni pastorali che, a suo parere, non corri-
spondevano alla sana dottrina. Appariva istintivo, ma aveva una forte sensibilità che lo portava alla commozione
in più di qualche circostanza. Libero nei movimenti e negli orari, era legato a doppio filo alle comunità parrocchiali
che ha amato gelosamente. A suo modo sosteneva tanto la liturgia ed erano immancabili nella bella stagione le
celebrazioni al Sacello di Valle Santa Felicita. Amava viaggiare, frequentare santuari, leggere e diffondere la let-
tura e avrebbe tanto voluto conoscere le lingue e l’informatica per essere all’altezza delle nuove situazioni.
«Dammi, o Signore, il gusto del nuovo e del diverso. Dammi la voglia di profetare, oppur di intuire o almen di in-
dovinare le cose giuste al momento giusto».
«Mi accorgo che la vita scorre tra miopi comodità in una torre quotidiana senza rischi e profezie … “Liberami, Si-
gnore, da queste retrovie!”» (2011).
Era anche riconoscente al Signore per aver incontrato il movimento dei Cursillos de Cristianidad consapevole di
averne ricevuto un gran bene per la fede personale e il ministero stesso.
«Talvolta penso di non aver fatto amare ciò che ho voluto tanto far credere» (08.07.1987).
Dopo le esequie, presiedute dal vescovo Claudio a Solagna, sabato 20 marzo, ore 10, la salma sarà tumulata nel
cimitero di Solagna, assieme alla mamma, al papà e al fratello Gennaro.
11 CRONACA

«Il paradiso è la lobby di coloro che hanno amato Dio sopra tutto e il prossimo per amore di Dio!» (13.05.2001).
«Mi sento un prete felice e contento da una lunga vita, piena di fede, onestà, cultura, poesie … Ho fatto del mio
meglio, tanto e in tutto. Sono in chiesa davanti al tabernacolo, ringrazio una folla di persone, ricordo tutti al Signo-
re, mi si perdoni tutto con fede cristiana e umanità grande. La Madonna del Buon Volo, i miei infiniti Santi, il mio
buon Gesù, accolgano tutto il mio essere e agire sempre in grazia di Dio» (01.10.2020).

Ricordo di Don Giovanni, cappellano a Quero


di Alessandro Bagatella
Don Giovanni fu l’ultimo cappellano a Quero, prima con don Maddalon e per un certo periodo con don Donato
Carelle. Era un prete alla mano, di carattere gioviale, che sapeva avvicinare anziani e giovani e non è stato mai
dimenticato. Io ricordo molto bene quando egli era cappellano a Quero e veniva a San-
ta Maria per celebrare la Santa Messa ed il sottoscritto era sacrestano. Come sempre
c’erano capi famiglia che arrivavano in ritardo oppure non si presentavano affatto, era-
no al bar a giocare a carte. Quindi il suo primo ufficio era di passare al bar/osteria per
convincere i giocatori ad andare a messa, che poi anche lui l’avrebbe fatta una partita!
Non posso dimenticare anche quella volta in cui, avendolo invitato a casa per un caffè
come accadeva sovente, mentre lo sorseggiava ha allungato le scarpe verso mia ma-
dre, pregandola di lucidarle un po’, perché un prete con le scarpe sporche non era
presentabile. A quei tempi avevo diverse galline e mia madre cuoceva delle patate
piccole che poi schiacciava per darle da mangiare ai polli. Don Giovanni ne prendeva
cinque, sei, le pelava e
con un pizzico di sale le
mangiava, accompa-
gnandole “co an bicer
de vin de casada”.
Quando è stato trasferi-
to da Quero a Semonzo
io ero in ospedale, per-
tanto non ho potuto sa-
lutarlo e allora mi sono
recato più volte a fargli
visita e don Giovanni mi
riceveva sempre volen-
tieri e mi raccontava del-
la sua vita, del suo mini-
stero che lo impegnava
a cercare le pecorelle
smarrite e le andava a
recuperare nei bar del
paese o affrontando an-
che esperienze estreme
come il volo in parapen-
dio. Aveva anche realiz-
zato un santino dedicato
alla Madonna del Buon
Volo, compilato in più
lingue, perché interna-
zionali erano le squadre
di deltaplanisti che dalle pendici del Grappa plana-
vano a Semonzo. Nel 1997, in occasione del no-
vantesimo della chiesa di Santa Maria, don Giovanni è riuscito, nonostante i suoi impegni, ad arrivare fra di noi
per salutare la comunità ed il vescovo Mattiazzo, come si vede dalle foto che qui propongo. In foto: Don Giovan-
ni, vicino al Vescovo, e nella trattoria “da Berra” per il pranzo comunitario con don Ireneo, don Pasquale Citton ed
il Vescovo Mattiazzo.

Il saluto di don Giovanni


Don Giovanni nel 2007 aveva registrato su audiocassetta l’orazione funebre che avrebbe voluto far ascoltare ai
fedeli che avrebbero partecipato al suo funerale. Un messaggio toccante e appassionato, che qui riportiamo per
stralci, reperiti in rete e pubblicati anche sul gruppo “Sei di Quero”, che ringraziamo per averci passato il testo.
“Desidero che questo momento sia sacrosanto, prezioso. Desidero che sia in adorazione all'infinita santità di Dio,
ringraziamento degli infiniti doni che il Signore ha fatto a me, invocazione di misericordia per le mie tante miserie
12 CRONACA

e debolezze ma anche invocazione di grazia come vocazione all'eternità. Non morirò, resterò in vita, voglio can-
tare le glorie del Signore e cospargere la terra di grazie e di benedizioni.”
“Sono nato il 3 novembre 1936, secondo di 11 figli, Scorpione. Il mio carattere è ipersensibile, per cui la sensibili-
tà è anche vulnerabilità. Cari fratelli, desidero porgervi dei semplici pensieri per aiutarci reciprocamente ad amare
ancor più il Signore, che è stato il desiderio della mia vita fra tanti difetti e difficoltà.”
“È giusto credere nella santità della morte, nella bellezza della morte, non è monotona perché non è ripetitiva, ma
io credo che ho sempre desiderato con San Paolo di vivere in Cristo. Vivere in Cristo è per me anche morire per
Cristo. Desidero di essere sciolto da questo corpo di peccato e di miseria per poter amare il Signore. Non morirò,
resterò in vita, voglio lodare il nome del Signore. O Signore concedimi di poter essere dalla morte culla, fonte di
tante benedizioni per quanti mi hanno amato e sono stati oggetto del mio apostolato.”
“Sono contento di lasciare questa terra e di congiungermi ai miei cari in cielo. Sono contento di aver passato
questi lunghi anni come figlio, come sacerdote, come cristiano. In mezzo a tanta gente che ho tanto desiderato di
amare, a cui poter fare tanto del bene. Sono contento di concludere questa giornata terrena come pellegrinaggio.
Non turismo: da asceta. (…) Tanto amato, forse per la mia cordialità, forse per la mia generosità. Chiedo umil-
mente perdono a tutti voi di ogni sgarbatezza, di ogni miseria, di ogni parola, di ogni atteggiamento. Al momento
presente posso dire: da questa bara, nella sincerità della mia fede, non ho nemici. Mi sento di amare tutti e ho
desiderato amare tutti. Questo mi consola anche in questo momento solenne e delicato.”
“Dove sono io voglio che siate anche voi. Cari fratelli, spero di non essere all'Inferno perché se no dovrei tirarvi
giù. Spero di essere in Paradiso, con tutta la famiglia divina. (…) Fratelli, possiate essere tutti salvi e santi, pos-
siate santificare tutte le azioni della vita: il dolore, l'amicizia, l'amore, la famiglia, il tempo, la sofferenza. (…) Che
possiamo tutti un domani continuare la bella famiglia di fede e di grazia che abbiamo instaurato in questa vita na-
turale.”
“Desidero rinunciare a tutto quello che ho, ma non desidero rinunciare all'amore che vi porto e che desidero por-
tarvi. Spero che l'eternità mi giovi a ricambiarvi, a credere che le gioie spirituali superino ogni bene materiale che
tante volte diventa triste legame, catena, terra sacra e cattiva che ci fa perdere il gusto delle cose sante e divine.”
“Vi saluto, vi auguro ogni bene, che possiate tutti camminare nella gioia e nella benedizione del Signore. Che
ogni vostra azione venga riposta nel banco o nella banca della provvidenza e che noi e voi possiamo domani ri-
trovarci nella famiglia santa del Signore assieme a tutti i nostri cari. Grazie a voi per ogni grazia che mi avete fat-
to. Saluti. Il vostro sacerdote amico Don Giovanni Bellò.”

Alice, l’ostetrica di Uson!


Lo scorso 14 aprile 2021, presso
l’Università degli Studi di Ferrara,
Alice Buttol è diventata Dottores-
sa in Ostetricia con la votazione
di 110 e lode, dopo aver discusso
online la tesi sperimentale dal ti-
tolo “Skin to skin durante il terzo
stadio del travaglio: metodo non
farmacologico per il controllo del-
la PPH. Indagine condotta presso
l’AOU Sant’Anna di Cona”.
I complimenti della Commissione
per la scelta dell’argomento di te-
si hanno ripagato impegno, sforzo
e sacrificio per il lavoro svolto,
complicato anche dalla pande-
mia; emozionati ed orgogliosi si
congratulano con lei familiari ed
amici.
“Auguri per il tuo splendido lavoro
che regalerà infinita gioia a te ed
a tutte le mamme che assisterai
nel corso della tua carriera……
Che speriamo inizi presto!!!”

In foto: Alice con i genitori Federica Pizzaia, Gianantonio Buttol e la sorella Aurora Buttol
13 COME ERAVAMO

C’era una volta, a Campo, il bar “da Giacomo”


di Sandro Curto
Rimase aperto poco più di una decina d’anni, fra la metà degli anni Settanta e la seconda metà degli anni Ottan-
ta, ma il bar “da Giacomo” rappresentò un importante punto di rifermento per la frazione di Campo e anche per
l’intero comune di Alano. A gestirlo era la famiglia Rizzotto, con i coniugi Giacomo e Giovanna in primis e la col-
laborazione dei figli Gioacchino e Sandra. Giacomo era il presidente della locale Famiglia ex Emigranti e, dal
1980 al 1985, fu consigliere comunale di Alano. Il bar divenne un ritrovo di appassionati di carte, di bocce e di
pallinetto, ma anche luogo di discussioni sportive e politiche. Gioacchino, noto tifoso interista, promosse
l’iscrizione di alcuni clienti al Club Anti Juventus di Buti in provincia di Pisa.
Nel 1983 si svolse la prima gara di scopa all’asso valida per le qualificazioni alla finale del Palio organizzato dal
Circolo Culturale dei 4 Comuni con ben tredici coppie locali a partecipare. Dopo settimane di scontri si qualifica-
rono le coppie formate da Sandro Curto-Livio Rizzotto e da Giovanni Mondin-Federico Scopel.
Altra importante attrattiva era il campo di bocce. Indimenticabile la sfida, pizza da Vittorio a Onigo in palio, fra
quattro diplomati o laureati (Sandro Curto, Tullio Dal Zotto, Nicola Doro e Antonio Mondin) e quattro pensionati
(Giancarlo Buttol, Giovanni Buttol, Remigio Licini e Antonio Spezia), vinta da questi ultimi per un solo punto.

Nelle foto, provenienti dal mio archivio, la finale del Palio 1984 di scopa all’asso vinta da Sandro Curto e Aldivo
Licini su Nicola Doro e Giovanni Scandiuzzi, con Giovannina Spada a segnare i punti, e le premiazioni del primo
torneo di bocce a coppie sorteggiate, il 5 ottobre 1985, con i vincitori Tullio Dal Zotto e Remigio Licini, gli organiz-
zatori Gioacchino Rizzotto e Sandro Curto, il sindaco Orazio Piccolotto, il suo vice Mario Durighello e l’assessore
di Campo Giorgio Mazzoni.

ASTERISCO

L’insolita scelta
della “casa”
Questa foto ci arriva da Farra di Feltre e
testimonia il buon gusto di questo volatile
che ha scelto di farsi il nido a ridosso della
legnaia di casa, per nulla intimorito dalla
presenza umana. Anche quando è stato
notato ed oggetto di numerosi scatti
fotografici, non si è spaventato, ma ha
accettato di “posare” e farsi riprendere.
Eccolo ora anche su queste pagine, a
colorare d’allegro stupore i nostri lettori, cui
facciamo notare anche l’abbellimento della
“casa”, che dispone di una sorta di balcone
fiorito. Rito e Rita, questi i proprietari della
legnaia, sono felici di questo insolito ospite,
che ha dimostrato di gradire la loro casa e
compagnia.
14 CRONACA

Martina Codemo dottore


in Animal Care
A dicembre 2020 Martina Codemo ha conseguito la laurea in
“Animal Care. Tutela del benessere animale”, un corso di
primo livello in lingua inglese del Dipartimento di Biomedicina
Comparata e Alimentazione dell'Università di Padova. Martina
abita a Padova con i genitori Franco ed Elisabetta, ma è molto
legata ad Alano, paese di origine del papà dove la famiglia
trascorre spesso le vacanze ed i fine settimana.
E' socia della locale Pro Loco e ha collaborato molte volte alle
varie iniziative frutto della passione trasmessale dagli zii Duilio
ed Anna.
Il titolo della tesi discussa è: “La scienza è utile quando si
progetta una procedura di addestramento dei lupi?“
L'argomento è stato particolarmente approfondito durante un
tirocinio di 5 mesi svolto presso un centro in Austria il “Wolf
Science Center” dove vengono studiate le caratteristiche di
lupi, cani e umani.
Nelle conclusioni della tesi Martina scrive:
”quando si parla di lupi in cattività l'obiettivo ultimo,
raggiungibile anche attraverso la ricerca scientifica e la
formazione, è quello di fornire il miglior benessere possibile.
Ciò diventa ancora più cruciale poiché i lupi in cattività aiutano
a diffondere la conoscenza al pubblico su una specie così
bella e incompresa che sta entrando a far parte dei nostri
territori sempre di più ogni anno”.
Complimenti ed auguri alla neo laureata.

ATTUALITÀ

Punti tampone: nuovi orari dal 3 maggio


La forte riduzione della richiesta di tamponi, legata alla flessione della curva epidemica,
consente di riorganizzare nei termini seguenti l'offerta di tale servizio sul territorio, anche al
fine di liberare risorse e spazi per l’attività vaccinale. Dal 3 maggio, i Punti tamponi
dell’Ulss Dolomiti con accesso libero seguiranno i seguenti orari:
 Drive-in Paludi:
 dal lunedì al sabato (festivi esclusi),
 dalle 8.30 alle 12.30;
 Drive-in Feltre – loc. Anzù:
 dal lunedì al sabato (festivi esclusi),
 dalle 8.30 alle 12.30;
 Drive-in Tai di Cadore:
 martedì, giovedì e sabato (festivi esclusi),
 dalle 15.00 alle 17.00;
 Drive-in Agordo:
 lunedì, mercoledì e venerdì (festivi esclusi),
 dalle 16.00 alle 17.00.
 Drive in Belluno (area ospedale San Martino – vicino ad asilo aziendale)
 domenica e festivi dalle 8.30 alle 10.30
Si ricorda che possono accedere ai punti tamponi:
 persone con prescrizione di tampone (antigenico rapido o molecolare) del Medico di Medicina Generale o
Pediatra di Libera Scelta – senza appuntamento, esibendo all’ingresso impegnativa cartacea o
dematerializzata anche in formato elettronico;
 i soggetti inviati dall’unità di Crisi del Dipartimento di Prevenzione – su indicazione del dipartimento di
prevenzione
 soggetti in rientro dall’estero secondo normativa.
Belluno, 27 aprile 2021
15 CRONACA

In ricordo di Rosa Rizzotto


E’ mancata improvvisamente, domenica 11 Aprile, Rosa Rizzotto, donatri-
ce di sangue che ha dimostrato nel corso della sua esistenza un attacca-
mento sincero alla sezione ed alla pratica generosa della donazione di
sangue, meritando nel 1996 il riconoscimento
della medaglia d’oro.
Per molti anni Rosa ha svolto anche i compiti
di cassiera della sezione di Quero, impe-
gnandosi in questa sua delicata mansione
con instancabile passione.
Il suo esempio sia splendida guida per i suoi
cari.
Al marito Giuseppe, alla figlia Paola e a tutti i
suoi cari giungano le sentite condoglianze da
parte della famiglia dei donatori di sangue.

COME ERAVAMO

Alano 2006: al via i


“nonni vigili”
Alano di2006: Sandro Curtoal via i

riapertura “nonni vigili”


Era il settembre 2006 quando, in occasione della
delle scuole, il locale Circolo Auser, in
collaborazione con l’Amministrazione
di Sandro Curto Comunale
di Alano, istituisce il servizio dei “nonni vigili” con
Era il settembre
l’apporto 2006 quando,
di un gruppo in occasione
di volontari che avrannodella
riapertura
l’importante compito di sorvegliare e aiutare ini
delle scuole, il locale Circolo Auser,
collaborazione
ragazzi all’entrata con l’Amministrazione
e all’uscita dalComunale plesso
di Alano, istituisce il servizio
scolastico. Nella foto i primi dei due
“nonni vigili” con
volontari in
l’apporto
servizio il di16unsettembre
gruppo di volontari
2006, Brunoche avranno
Melchiori e
l’importante
Albano Tolaini, compito
col di sorvegliare del
responsabile e aiutare
servizioi
ragazzi all’entrata
Vittorio Ferrario, l’allorae presidente
all’uscitadell’Auser
dal plessoAlba
scolastico. Nella foto
Durighello, il sindaco Fabio Dal Canton e gli assessori Michelangela Ceccotto e Andrea Tolaini.i primi due volontari in
servizio il 16 settembre 2006, Bruno Melchiori e
Albano Tolaini, col responsabile del servizio
Vittorio Ferrario, l’allora presidente dell’Auser Alba

Silvia Julia Codemo


Durighello, il sindaco Fabio Dal Canton e gli assessori Michelangela Ceccotto e Andrea Tolaini.
CRONACA

laureata
Silvia Julia Codemo
da 110 e lode
laureata
Il 14 aprile 2021 l’alanese Silvia Julia Codemo ha conseguito, presso

con la votazione finaleda


di 110 e110 e lode
l’Università degli Studi di Verona, sede di Trento, la laurea in Infermieristica
lode.
Il titolo della tesi discussa: “Efficacia del distanziamento fisico e delle
Il 14 aprile nella
mascherine 2021prevenzione
l’alanese della
Silviatrasmissione
Julia Codemo ha conseguito,
di sars-cov-2 - Analisipresso
critica
l’Università degli Studi di
di una revisione sistematica”. Verona, sede di Trento, la laurea in Infermieristica
con
Nellala foto,
votazione
Silviafinale
Juliadiil110 e lode.
giorno della laurea con i suoi genitori, Franco e
Il
Monica, giustamente orgogliosi.“Efficacia del distanziamento fisico e delle
titolo della tesi discussa:
mascherine nella prevenzione della trasmissione di sars-cov-2 - Analisi critica
di una revisione sistematica”.
Nella foto, Silvia Julia il giorno della laurea con i suoi genitori, Franco e
Monica, giustamente orgogliosi.
16 ATTUALITÀ

Informazioni utili in caso di incidente stradale


causato da animali selvatici
On line la modulistica per accedere ai rimborsi
La fauna selvatica, patrimonio dello Stato, è per legge affidata in gestione alle Regioni. Per questo motivo, se un
animale selvatico ha provocato dei danni a persone o a cose, come avviene soprattutto in occasione di un inci-
dente stradale, è possibile chiedere alla Regione sul cui territorio è avvenuto il fatto un eventuale risarcimento in
quanto ritenuto civilmente responsabile. Gli interessati (parte danneggiata, o suo rappresentante legale) possono
presentare denuncia di sinistro con contestuale richiesta di risarcimento, compilando in ogni sua parte e sotto-
scrivendo con firma autografa il modulo relativo scaricabile alla fine della pagina.
N.B.: La Regione del Veneto non accetterà denunce di sinistro redatte su modulistica diversa da quella
come sotto predisposta.
A tale modulo, occorre allegare ogni documento utile a provare il fatto, ad evidenziarne le responsabilità coinvolte
e a quantificare il danno. In particolare:
• Per individuazione della PARTE DANNEGGIATA: copia di un valido documento di riconoscimento e del co-
dice fiscale del danneggiato (o del suo rappresentante legale), copia del mandato di rappresentanza eventual-
mente conferito a terzi; copia integrale della patente di guida del conducente, della carta di circolazione e del
contratto di assicurazione del veicolo;
• Per la PROVA DEL FATTO STORICO: rapporto/verbale di Autorità Pubblica intervenuta tempestivamente,
che accerti il sinistro; nell’impossibilità accertata di intervento delle autorità pubbliche, dichiarazioni testimoniali
(corredate da copia di un valido documento di riconoscimento dei testimoni); foto del luogo del sinistro tratte
nell’immediato post-evento;
• Per la PROVA DEL DANNO: preventivo di dettaglio tecnico e quantificazione economica del danno riportato,
emesso da carrozzeria/officina meccanica o altro soggetto abilitato (con eventuale dichiarazione di non recupero
dell’IVA da parte del danneggiato); foto delle parti del veicolo danneggiate (non più di 8 foto complessive).
Il tutto va inviato in uno dei modi seguenti:
a) mediante messaggio PEC o email anche non certificata alla casella PEC della Regione del Veneto - Dire-
zione Acquisti AA.GG. acquistiaagg@pec.regione.veneto.it
In tal caso il messaggio dovrà contenere:
- la scansione in formato .PDF non compresso del modulo sottoscritto con firma autografa e del do-
cumento di identità del firmatario;
- la scansione in formato .PDF o .JPG non compressi dei documenti allegati.
b) con raccomandata a.r., a questo indirizzo: Regione del Veneto – Direzione Acquisti AA. GG. Fondamenta
S. Lucia – Cannaregio, 23 – 30121 Venezia.
La Regione provvederà ad inoltrare alla competente Società di gestione dei sinistri / Assicuratore la denuncia / ri-
chiesta di risarcimento per l’apertura/gestione del sinistro, SOLO qualora essa sia pervenuta COMPLETA di tutti
gli ALLEGATI come sopra previsti.
N.B.: Si evidenzia come il puntuale e completo rispetto di quanto sopra può contribuire a ridurre sensibilmente la
tempistica di definizione del sinistro (accoglimento o rigetto) e, in caso di accoglimento, di liquidazione e paga-
mento degli importi dovuti.
Nel frattempo è comunque consentito provvedere alla riparazione del veicolo danneggiato, raccomandando al ri-
paratore di conservare i pezzi sostituiti in vista di un’eventuale perizia.
Il soggetto incaricato della gestione e liquidazione dei sinistri, in virtù della Polizza Assicurativa stipulata, è l’unico
soggetto legittimato, per Disposizioni della Giunta Regionale – DGR n.1443/2017, a determinare la responsabilità
anche parziale della Regione del Veneto (disponendo eventuali ulteriori perizie) e a pronunciarsi, per conto della
Regione stessa, in merito al “se” e al “quanto” del risarcimento.
Per maggiori dettagli sulla disciplina della procedura di risarcimento, nel quadro generale del Codice Civile
e del Codice delle Assicurazioni Private (D.Lgs. n. 209/2005) e con particolare riferimento all’insindacabilità, da
parte dell’Ente Regione del Veneto assicurato, in merito alle determinazioni assunte dell’Assicuratore relativa-
mente ai sinistri denunciati, si riportano qui di seguito le disposizioni contenute nella DGR n. 1443 del 12/09/2017
e pubblicate nel BUR n. 92 del 26/09/2017.
Per ulteriori informazioni sulla procedura e sullo stato delle pratiche:
- per sinistri in provincia di Padova, Rovigo, Verona o Vicenza – tel. 0412795218;
- per sinistri in provincia di Belluno o Treviso o Venezia - tel. 0412794145.
Redazione a cura dell'Unità organizzativa Comunicazione e Informazione
Posizione organizzativa Coordinamento Internet Data ultimo aggiornamento: 14 aprile 2021
tratto da: https://www.regione.veneto.it/article-detail?articleId=3057467
17
18 ATTUALITÀ

Per la settimana della donna 19-25 aprile 2021


I consigli della Prevenzione per la salute della donna
Nell’ambito della settimana per la salute della donna, indetta a livello nazionale dall’Osservatorio ONDA, oltre alle
iniziative in calendario, il Servizio Promozione alla Salute dell’Ulss Dolomiti diffonde alcuni consigli su
come prendersi cura della propria salute.
 

La prevenzione è il modo migliore per mantenere lo stato di salute psicofisico, ed evitare l’insorgenza delle
malattie. La prevenzione inizia sin dalla nascita. Ogni fascia di età, infanzia, adolescenza, maturità e senilità ha i
suoi percorsi di prevenzione da seguire.
La prevenzione primaria si attua sulla donna sana e significa adottare uno stile di vita corretto per mantenere lo
stato di benessere psico-fisico.
La prevenzione secondaria si attua in caso di stati iniziali della malattia: un esempio sono gli screening che
forniscono una diagnosi precoce, individuando la malattia nelle prime fasi del suo sviluppo.
La prevenzione terziaria consiste nel monitoraggio e nel contenimento di malattie ad andamento cronico o
reversibili. L’obiettivo è quello di evitare complicazioni ed esiti invalidanti.

Decalogo per la salute delle donne


 

1 Segui uno stile di vita sano, corretto, che ti faccia stare bene e ti eviti lo ‘stress della vita moderna’.
Se ti senti vessata o sei oggetto di violenze chiedi aiuto alle strutture del territorio o al tuo medico curante
 

2 Pratica uno stile di vita attivo: almeno 30 minuti al giorno fai una camminata veloce, usa la bicicletta, pratica
giardinaggio, balla, fai i lavori domestici ascoltando la musica e altre attività ricreative e sportive. Utilizza le scale.
 

3 Mantieniti normopeso: calcola il tuo indice di massa corporea (IMC): peso in kg diviso per l’altezza in metri al
quadrato. Se ottieni un valore compreso tra 18,5 e 24,9, e la tua circonferenza vita misurata sopra l’ombelico è al
di sotto di 80 cm puoi considerarti normopeso
 

4 Mantieni in salute le tue ossa. Per mantenere una buona struttura ossea poni attenzione agli alimenti ricchi di
calcio, vitamina D, all’esposizione solare e all’attività fisica. Non abusare dei cibi ricchi di sale, non fumare, bevi
alcol moderatamente.
 

5 Consuma alimenti salutari: mangia più cibi frutta e verdura, bevi tanta acqua, informati su quello che acquisti,
consuma occasionalmente merendine, patatine, bevande gassate e zuccherate.
 

6 Limita il consumo di alcol: non bere più di un bicchiere di vino, o di birra, o di superalcolico al giorno
 

7 Controlla almeno una volta l’anno i valori del sangue, del colesterolo e l’indice di massa corporeo
 

8 Prendi farmaci seguendo le indicazioni del medico curante


 

9 Effettua le vaccinazioni richieste


 

10 Sottoponiti agli esami di screening oncologici previsti per prevenire i tumori della mammella, dell’utero e del
colon-retto
Belluno, 18 aprile 2021 

CRONACA

Benvenuto Daniel!
Fiocco celeste al nostro recapito di Quero, la cartolibreria gestita da Gi-
no e Albertina, diventati nonni di Daniel, nato il 28-03-21 a Feltre, figlio
di Luca e di Gioia Dal Pont.

Un bellissimo frugoletto di Kg 3,020 per 49 cm che si è presentato alle


9,15, entrando con tutta la sua vitalità nella famiglia dei due giovani
sposi, riempiendo di felicità, oltre a loro, anche i nonni paterni Gino e Al-
bertina da Quero Vas e i nonni materni Oscar e Monica da Santa Giu-
stina.

Confidiamo che Daniel sarà il nostro futuro riferimento per gli abbona-
menti e, nel frattempo, gli auguriamo una crescita serena, coccolato dai
genitori, dai nonni e da tutti gli zii e cugini!
19 ATTUALITÀ

Ricoveri e prestazioni 2020 nell’Ulss 1 Dolomiti


Qui sotto il resoconto numerico delle attività svolte nell’Ulss 1 Dolomiti nel corso dell’anno appena trascorso, a
confronto con quelle svolte durante l’anno precedente. Evidente quanto abbia inciso il momento pandemico,
con riduzione forzata di alcuni prestazioni. (Fonte Ulss 1 – 10 aprile 2021)

ASTERISCO

Conoscevate i benefici della rucola selvatica?


di Alessandro Bagatella
La rucola selvatica, quella che troviamo nei terreni magri, ad
esempio lungo il Piave, è tra le specie più amate in cucina
dai buongustai. Con la rucola si possono condire piatti
freddi, si può mettere nelle insalate miste, usarla come
condimento di carni, pizze, pasta, formaggi, etc. La rucola è
anche utile per la salute. Tante sono le proprietà della
Rucola. Ha proprietà depurative, digestive, toniche,
antianemiche, stimolanti dell’appetito, epatoprotettrice e
rilassante. E’ anche un buon antiossidante e un toccasana
per l’apparato respiratorio. Contrasta il colesterolo cattivo,
placa la tosse nervosa, combatte la stipsi ed è da sempre
considerata un alimento afrodisiaco. Per le persone di una certa età, perché non provare a consumarla…
20 CENNI STORICI

Gli zattieri del Piave


di Loris Curto
Un tempo Falzè di Piave, una frazione di Sernaglia della Battaglia, era un punto di approdo per gli zattieri del
Piave; in quella località gli equipaggi bellunesi delle zattere venivano sostituiti dai colleghi di Nervesa e ritornava-
no a casa a piedi attraverso il passo San Boldo. L’attività degli zattieri era di portare il legname dal Cadore fino a
Venezia lungo il Piave; sulle zattere venivano imbarcate anche merci e passeggeri. Di norma veniva approntato
un convoglio di 15 o 20 zattere. Il punto di attracco a Venezia era alla Riva delle Zattere o alla Misericordia. Il le-
gname veniva utilizzato sia per la costruzione degli edifici che per quella delle navi della Serenissima. Il patrono
degli zattieri era San Nicolò; fu proprio nella chiesa di Belluno
dedicata a tale santo, che il 3 giugno 1492 gli zattieri ottennero il
riconoscimento della loro “Scuola dei Barcaioli”. Nel 1797 la Re-
pubblica di Venezia, prima di cadere per mano di Napoleone, sti-
pulò l’ultimo contratto per il trasporto di legname con tale Luigi
Fantuzzi di Ponte di Piave. Tuttavia l’attività degli zattieri non si
arrestò. Solo l’avvento dei moderni mezzi di trasporto mise la pa-
rola fine a quell’antico mestiere. L’ultimo viaggio di un convoglio
di zattieri fu effettuato nel 1927. Alcuni tratti del fiume erano par-
ticolarmente pericolosi, come la stretta di Quero dove le correnti
erano insidiose, o nei pressi del Montello dove vi erano delle roc-
ce affioranti. Nel 1992, nel corso di una rievocazione storica che
prevedeva il viaggio in zattera sul Piave da Perarolo a Venezia,
una zattera naufragò e mori lo zattiere Ezio Losso alla cui memo-
ria è stato dedicato un monumento a Falzè di Piave nel luogo
dell’approdo degli zattieri (foto a lato). A Codissago, una frazione
di Castellavazzo, si trova il museo degli zattieri del Piave.

CRONACA

Novantuno primavere…
Auguri Teresa!
Gran festa il 24 Aprile per Teresa Mori, di Quero, che festeggiava l’ambito
traguardo del novantunesimo compleanno.
Il particolare momento pandemico non ha permesso di realizzare una festa
ricca di ospiti, ma l’occasione è stata comunque ricca di sentimenti e di
auguri, giunti a Teresa dai tanti famigliari. Una specie di compleanno in
Dad, come gli studenti di oggigiorno, collegati tra loro grazie alla
tecnologia.
Un bel traguardo, tagliato in buona salute da Teresa, che ha comunque
sentito vicina la famiglia e tutti i suoi cari, stretti attorno a lei in un
abbraccio virtuale sì, ma sempre caloroso.
Ci aggreghiamo agli auguri espressi dai suoi famigliari pubblicando la foto
di Teresa, davanti alla torta preparata per l’occasione.
21 ATTUALITÀ
22 ATTUALITÀ

On line l’anagrafe nazionale


tratto da: https://www.comune.querovas.bl.it/myportal/CQV/home
Dallo scorso 15 aprile è disponibile il nuovo portale ANPR anagrafe nazionale popolazione residente.
Le persone iscritte nelle anagrafi dei Comuni
già transitati in ANPR, come Quero Vas, ac-
cedendo in alto a destra all'area dedicata ai
"servizi del Cittadino" possono consultare i
propri dati anagrafici registrati nell'Anagrafe
Nazionale attraverso l'apposito servizio di
"visura", e stampare alcune tipologie di di-
chiarazioni sostitutive di certificazioni (ad
esempio residenza, stato famiglia ecc.) Uti-
lizzando a scelta :SPID (Sistema Pubblico di
Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elet-

tronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).


ANPR consente ai comuni di interagire con le altre amministra-
zioni pubbliche, evitando duplicazioni di documenti e garantendo
maggiore certezza del dato anagrafico e, al tempo stesso, la tute-
la dei dati personali dei cittadini. Non sarà più necessario fornire
le stesse informazioni a diverse amministrazioni, in quanto sono
già in loro possesso. Alcuni Comuni hanno avviato la sperimen-
tazione che consentirà al cittadino di chiedere on line il servizio di
rettifica dei dati personali eventualmente inesatti che lo riguarda-
no. Successivamente verranno aggiunti altri servizi, tra cui
l’emissione di certificati e la procedura per il cambio di residenza.
Si ricorda che per ottenere la C.I.E. basta telefonare per un appuntamento
al numero 0439 781843 anche se il documento cartaceo non è ancora scaduto.
Alano di Piave è in Anpr dal 15.11.2018 – Quero Vas dal 29.11.2018 – Segusino dal 24.10.2019

LETTERE AL TORNADO

Prudenza e speranza
di Angelo Ceccotto
Premetto che, nel dare giudizi su una situazione così complessa che stiamo vivendo a causa del Covid19, vi è il
rischio di cadere in molteplici contraddizioni. Lo sentiamo quotidianamente in televisione e lo leggiamo sui giorna-
li, laddove tutti hanno le loro ragioni e loro torti. Si distinguono quelli che si sgolano con proclami miracolosi, sor-
titi da chi non si è mai sporcato le mani sul lavoro, da chi non ha i calli sulle mani, ma si sente profeta di assurde
idee impraticabili, soddisfandosi per la presa che hanno sull’ignoranza politica della gente. Questi si espongono,
pavoneggiandosi, alla rincorsa del microfono mantenendo insalivata la lingua per meglio vendere le proprie am-
bizioni di grandezza, creando confusione, incertezze, incuranti del dolore che sta attraversando il popolo. Si di-
mostrano personaggi intasati di retorica, volubili di pensiero, abituati alla trasgressione perseguendo il cancro
delle contraddizioni smentendo al mattino quanto detto alla sera. E’ pur vero che raddrizzare una situazione di-
venuta precaria non è facile per nessuno, ancor più considerando di dover districarsi in un sistema farraginoso e
difficile da sgarbugliare. Si è detto “eppur si muove”, cosicché vediamo, con tanta prudenza, operare lentamente
per un cambiamento che ispira speranza e fiducia verso quell’ottimismo visto come segnale di ripresa. Fa specie
chi nega questa modesta ma migliorativa sorte, denunciando il deragliamento governativo incapace di soluzioni
che garantiscano sicurezza. Tant’è che l’ipocrisia e la cecità costruiscono alibi in soggetti ormai poco credibili
spinti a divulgare idiozie poiché hanno paura di essere infetti non sapendo rassegnarsi alle attuali situazioni che
sono gravi per tutti. Ancor più stupisce i “papagalcorvi” che, forti della notorietà, affermano che la gente muore di
fame, che si deve dare libertà, aprire incondizionatamente gli esercizi pubblici, aprire tutto a tutti con aspettative
di lavoro e dovuto sostegno economico. Seguire queste indicazioni vuol dire sostenere l’epidemia e i decessi, in-
golfare gli ospedali con le conseguenze di veder falciare medici, infermieri, anziani e famiglie già nella dispera-
zione, deducendo che i morti non lavorano in fabbrica ma danno impiego a mirate falegnamerie nel costruire
casse da morto. Tutto questo non assolve l’economia, pur importante, ma il dover prestare seria attenzione a
23 LETTERE AL TORNADO

quanti chiedono modalità chiare alla prevenzione per la salute e il valore della vita. Non trovo imbarazzo afferma-
re che costoro pensano furbescamente solo a se stessi, a proteggere le loro fortune, inseguendo con cecità le lo-
ro abitudini del viaggiare, fare ferie alle Maldive, Seychelles, Canarie, compiacendosi dello yacht, del suv, della
casa in montagna o al mare, al venir meno all’aggiornamento del dispositivo per gli scontrini nonché essere al-
lergici al bancomat. Ecco la contraddizione laddove viene meno il rispetto, la saggezza e il buon senso di coglie-
re questi difficili momenti per una ponderata riflessione sul da farsi congiuntamente. Non nego che la stragrande
maggioranza degli imprenditori siano seri, laboriosi, onesti, come altri per pudore e dignità si astengono nel di-
mostrare la loro attuale precaria situazione aziendale ricorrendo a fatti estremi. A costoro va la nostra solidale
ammirazione e incondizionata solidarietà concordando che vanno aiutati economicamente. A seguito di tutto
questo credo ci voglia sempre prudenza, ponderazione, saggezza, umiltà e buon senso, che sono fonte di spe-
ranza che accompagna la rinascita sociale, nonché per superare questo periodo che ci mortifica costringendoci a
seri provvedimenti di attenzione per la nostra salute finché non siamo tutti vaccinati per vincere questa grande
sfida epidemica.

Caro papà…
di Mirella Collavo
Qui sotto la poesia scritta dalla nostra abbonata Mirella Collavo e dedicata
al papà Antonio, mancato dieci anni fa, il 5 maggio 2011. Nelle foto a de-
stra, Antonio Collavo nell’ultimo anno di vendemmia (sopra) e con il fratel-
lo Fortunato (sotto).
24 ATTUALITÀ
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