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Il punto. Libia, Fukushima, Lampedusa (e i processi di Berlusconi).

Sono quattro le grandi questioni all'attenzione di stampa e televisioni: la guerra in Libia,


Fukushima, Lampedusa e i processi di Berlusconi.

Non si può non provare orrore di fronte alla guerra del petrolio in Libia, all'ipocrisia umanitaria
delle potenze occidentali, alle vittime dei bombardamenti (ora e in futuro per l'effetto
dell'inquinamento dei missili all'uranio impoverito), al timore che si vada verso un lungo conflitto e
la destabilizzazione permanente del paese nord africano ma certamente non ci avrebbe fatto stare
meglio assistere impotenti alla repressione criminale dei ribelli da parte del regime di Gheddafi. Se
l'intervento dei 'volenterosi' a seguito della risoluzione 1973 dell'Onu ha almeno evitato questo
scenario l'unica strada ora auspicabile è quella di una tregua e di una trattativa che consegni
realmente al popolo libico la possibilità di determinare il proprio futuro.

La guerra in Libia ha avuto l'effetto (casuale?) di porre almeno parzialmente in secondo piano il
disastro nucleare di Fukushima, causato dal devastante terremoto verificatosi in Giappone. Non
sappiamo ancora con certezza (e chissà per quanto tempo ci verrà nascosta la verità) le reali
conseguenze dell'evento né quanto sia terribile ed irreversibile ciò che sta rischiando l'umanità. Di
certo si tratta di un evento che ha costretto e tanto più costringerà in futuro tutte le nazioni a
ripensare il proprio rapporto con la tecnologia nucleare. Se pensiamo nel contempo al disastro di
non molto tempo fa della piattaforma petrolifera della BP nel Golfo del Messico, sarebbe davvero il
momento di concentrare tutti i nostri sforzi e tutte le nostre attenzioni sulle fonti rinnovabili e pulite
di energia – il solare, l'eolico e le altre disponibili – che unitamente ad una reale politica di
risparmio ed efficienza possono dare risposta al fabbisogno di energia della nostra epoca.

L'invasione di Lampedusa dei migranti tunisini è l'effetto contingente delle recenti rivolte del Nord
Africa ed alla attuale incapacità dei nuovi governi di mantenere il ruolo, a pagamento, di cane da
guardia delle coste mediterranee volto ad impedire la partenza delle imbarcazioni verso l’Italia. La
strategia – cinica, irresponsabile, inumana - del governo italiano è stata quella di far esplodere il
problema Lampedusa per usarla come arma propagandistica e nell'illusione che ciò potesse servire a
non incoraggiare ulteriori sbarchi. Berlusconi ha approfittato di questa tragedia (così come aveva
fatto all'Aquila) per esibirsi nel suo tipico show ignobile, privo di quella decenza, decoro, dignità,
sobrietà che dovrebbe contraddistinguere ogni uomo di governo ed ogni essere umano mentre a
Roma mette in ginocchio la giustizia per salvarsi dai processi.
Sarebbe ora che tutti diventassimo consapevoli che finché esisterà una inaccettabile ingiustizia nella
distribuzione della ricchezza tra i popoli del mondo, tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri, è inevitabile
che milioni di persone saranno disposte a rischiare la vita pur di tentare di trovare nel ricco
Occidente la possibilità di vivere, di raggiungere una speranza e di fuggire dalla fame e
dall'ingiustizia.

C'è un doppio filo rosso che lega la Libia, Fukushima e Lampedusa.


Sul piano globale, emerge sempre più la necessità di un governo democratico mondiale delle grandi
questioni della pace e della protezione dei cittadini che richiedono di poter essere liberi nel
determinare la propria vita (e che ciò non sia subordinato agli interessi contingenti delle super
potenze), dell'ambiente e dell'energia, della giustizia sociale e ambientale e dell'equa ripartizione
delle risorse tra tutti i popoli del mondo.
Rapportandoci alla situazione italiana, ci mostra ancora una volta la totale inadeguatezza e
inaffidabilità del governo Berlusconi e dei suoi accoliti e complici che hanno preso in ostaggio il
nostro Paese. Gli ultimi a sospendere il folle progetto nucleare, gli stessi che pretendono di costruire
il ponte di Messina in una delle zone a maggior rischio sismico.
L'Italia tenuta alla porta nella teleconferenza preparatoria del vertice di Londra sull'intervento in
Libia evidenzia la realtà di un governo che riesce nell'impresa di avere tutti contro: i pacifisti perché
partecipa alla guerra, gli 'atlantisti' per una politica estera inattendibile e orientata verso personaggi
come Putin e Gheddafi, per il perseguimento di vantaggi 'ad personam' che condanna l'Italia
all'isolamento e all'emarginazione dai tradizionali alleati europei e dagli USA, i poteri forti
finanziari ed industriali per l'incapacità di difendere gli interessi nazionali e per l'estromissione dai
grandi affari che deriverà dal fatto di avere alla guida dell'Italia un personaggio ad un tempo
ridicolo e pericoloso.

30 marzo 2011 – Maurizio Zaffarano