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Ubaldo degli Uberti

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Ubaldo degli Uberti (Napoli, 10 marzo 1881 – Vicenza, 27


Ubaldo degli Uberti
aprile 1945) è stato un ammiraglio italiano[1].

Indice
Biografia
Al comando del sommergibile Giacinto Pullino
L'ultima missione di Nazario Sauro
Il dopoguerra e l'amicizia con Ezra Pound
La seconda guerra mondiale
Opere
Onorificenze
Note
Bibliografia
Nascita Napoli, 14 aprile 1881

Biografia Morte Vicenza, 27 aprile


1945
Discendente del nobile ghibellino Farinata degli Uberti,[2][3][4] Dati militari
prestò servizio con la Regia Marina durante la prima guerra Paese servito Italia
mondiale. Nella seconda guerra mondiale ricoprì ruoli di
Repubblica
responsabilità nell'ufficio stampa della Regia Marina e in
Sociale Italiana
seguito guidò il medesimo ufficio per la Marina Nazionale
Repubblicana. Fu direttore del quindicinale Marina Forza armata Regia Marina
repubblicana. Marina Nazionale
Repubblicana
Al comando del sommergibile Giacinto Specialità sommergibilista
Pullino Grado ammiraglio
Guerre I guerra mondiale
Nel 1916 il tenente di vascello Degli Uberti assunse il
II guerra mondiale
comando del sommergibile Giacinto Pullino.
Campagne Operazioni navali nel
Nella notte tra il 3 e il 4 luglio 1916 il Pullino lasciò Venezia , mare Adriatico (1914-
con il compito di attaccare le rotte nemiche passanti nel golfo
1918)
del Quarnaro; faceva parte dell'equipaggio, in qualità di
pilota, anche il tenente di vascello Nazario Sauro, istriano, Comandante sommergibile Giacinto
noto irredentista, al suo primo imbarco su questa unità, ma di Pullino
che era stato pilota di molte altre navi e sommergibili italiani voci di militari presenti su Wikipedia
in guerra[5].
L'ultima missione di Nazario Sauro

Il 29 luglio 1916 il Pullino salpò per la sua trentaduesima (ed ultima) missione: avrebbe dovuto ancora
attaccare le navi austroungariche ormeggiate a Fiume[5]. Imboccò il canale tra Unie e lo scoglio di Galiola
(passaggio sicuro dagli attacchi nemici), ma con notevoli pericoli: le correnti rendevano difficoltosa la
navigazione, complicata ulteriormente dalle nebbia al tramonto del 30, obbligando ad aggiungere una
vedetta a prua[5]. Alle 00.25 del 31 luglio fu avvistata da bordo una sagoma bianca sulla dritta; mentre il
sommergibile, fermati i motori, ma mentre manovrava per accostare sulla sinistra, spostato improvvisamente
dalla corrente[6] andò ad incagliarsi su degli scogli, sbandando fortemente sul lato sinistro[5]. Nel corso della
notte l'equipaggio cercò di disincagliare il sommergibile, ma inutilmente; all'alba, perse ormai le speranze di
salvare l'unità, ed avvistate varie navi nemiche nelle vicinanze si decise di distruggere la bandiera ed i
documenti[5]. L'equipaggio abbandonò il sommergibile (dopo aver aperto falle a bordo per cercare di
allagarlo) e salì sullo scoglio; uno dei marinai, raggiunta la riva a nuoto, s'impadronì di un canotto, con il
quale il comandante in seconda ed altri uomini raggiunsero una spiaggia ove catturarono ancora una barca a
vela (trovata in secco sulla spiaggia ed appartenente al guardiano del vicino faro) con la quale avrebbero
tentato di rimpatriare; intanto il comandante cercava, senza risultato, di danneggiare il sommergibile per non
farlo cadere intatto in mano nemica[5][7]. Nazario Sauro, conscio del fatto che, essendo formalmente
cittadino dell'Impero austro-ungarico, se catturato sarebbe stato giustiziato come traditore, partì solo alle
5.15 diretto verso sud, su di un canottino a remi, con poche provviste ed un'arma, nel tentativo di
raggiungere le coste italiane[5].

La barca a vela con l'equipaggio del Pullino, alle 7.30, fu intercettata da due unità austroungariche che
prese prigioniero l'equipaggio[5] che fu inviato in un campo di prigionia. Poche ore dopo anche Nazario
Sauro fu intercettato da unità avversarie e preso prigioniero.

Il dopoguerra e l'amicizia con Ezra Pound

Degli Uberti riprese servizio al termine della guerra quando fu liberato dal campo di concentramento.[8] A
causa di incomprensioni con lo Stato Maggiore alla fine degli anni 20 lasciò il servizio e di dedicarsi
all'attività di scrittore[8]. La conoscenza della lingua inglese permise nel 1934[9] a Ubaldo degli Uberti di
conoscere il poeta americano Ezra Pound che all'epoca viveva a Rapallo e di cui divenne il traduttore in
lingua italiana[10]. Condividendo le stesse posizioni politiche e le teorie economiche i due strinsero una
profonda amicizia. Pound inoltre, interessato al simbolismo medievale italiano era affascinato da Degli
Uberti e dalla sua discendenza da Farinata degli Uberti che soprannominò affettuosamente "UB2"[10]
ovvero UB al quadrato[9]. L'amicizia tra Degli Uberti e Pound non venne meno nemmeno durante la guerra
e continuarono a mantenere un fitto scambio epistolare. Entrambi dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 si
schierarono con la Repubblica Sociale Italiana.

Degli Uberti fu destinato a Vicenza e un giorno del 1944, mentre passeggiava per la città, si imbatté nella
chiesa di San Lorenzo dove con stupore notò sulla facciata quattro sarcofagi trecenteschi e su uno dei quali
spiccare lo stemma della famiglia Degli Uberti. Chieste informazioni al parroco scoprì che proprio quel
sarcofago apparteneva a Lapo degli Uberti, figlio di Farinata degli Uberti, anch'esso morto in esilio[10].
Degli Uberti volle condividere la scoperta con l'amico Pound e gliela illustrò in una lettera che concluse
scrivendo: "Chissà che anch'io un giorno non debba morire qui, esule, portato via da un vento di
siepe"[10]. Anni dopo, durante la prigionia in un manicomio negli Stati Uniti Pound si ricordò dell'amico e
lo citò mentre scriveva I Cantos:

«And over an arch in Vicenza, the stemma,


the coat of arms stone: Lapo, ghibbeline exile.
Who knows but also from some "vento di siepe?"
Six centuries later degli Uberti.»
(Ezra Pound nei Cantos XCV/643-644[11])

La seconda guerra mondiale

Nel 1941 fu nominato contrammiraglio e assunse la responsabilità del settore propaganda di Supermarina[8]
facendosi inoltre promotore presso la marina dei primi film neorealisti come La nave bianca[3]. Inoltre
diresse in via ufficiosa il settimanale Prore Armate[8].

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana e nell'autunno 1943 proseguì
la sua attività all'interno della neo costituita Marina Nazionale Repubblicana, assumendo la guida
dell'ufficio Stampa che si trovava inizialmente a Vicenza ma poi si trasferì a Montecchio Maggiore[8].

Più tardi divenne anche direttore del quindicinale Marina Repubblicana[8]. Sulla rivista aveva già
pubblicato una lettera aperta il poeta statunitense Ezra Pound[12]. Dopo la nomina Degli Uberti convinse
Pound, di cui era amico, a intensificare la propria collaborazione e furono pubblicati anche frammenti del
canto LXXII e l'intero canto LXXIII dei Cantos, gli unici due integralmente composti in lingua italiana, il
LXXII in omaggio e memoria di Marinetti ed il successivo per eternare il sacrificio di una ragazza
romagnola che condusse un drappello di militari Alleati in procinto di occupare Rimini, in zona minata
immolandosi anch'essa[13]. L'ultimo articolo pubblicato da Pound fu del 1º aprile 1945[12].

In maniera disincantata, il 4 aprile 1945 borbottò "Qui chi crepa fa un affare"[4][8].

Il 26 aprile 1945 alcuni uomini del battaglione "Pegaso" della Xª Flottiglia MAS posto a presidio del
Sottosegretariato alla Marina Repubblicana a Montecchio Maggiore intervennero per impedire il
saccheggio del magazzino del battaglione da parte della popolazione. Ma furono attaccati da un piccolo
reparto tedesco in ritirata, composto da volontari russi[14], che li aveva erroneamente confusi con dei
nemici,[15][8]. Secondo la testimonianza del comandante della 2 compagnia del battaglione "Pegaso"
Claudio Boninu, durante lo scontro giunse l'automobile dell'ammiraglio Degli Uberti cui fu intimato l'alt,
ma quando questi fece per scendere dalla vettura i russi aprirono il fuoco ferendolo mortalmente.[10][16]
Trasportato d'urgenza in ospedale spirò poco dopo. Il figlio Riccardo Maria degli Uberti, rientrato in Italia
dalla Germania, ove si trovava prigioniero, passò contemporaneamente a Vicenza trascorrendo la notte di
fronte all'ospedale, ignaro della sorte del padre[10].

Ubaldo degli Uberti fu sepolto nel cimitero Maggiore di Vicenza[10].

Opere
La Marina da guerra, Firenze, Salani, 1940
Nei mari dell'estremo oriente, la guerra navale russo-giapponese 1904-1905, Corbaccio
Dall'Oglio Editore, 1942
Sommergibili, vecchie storie, Editoriale Marinara, 1942

Onorificenze
Croce di guerra al valor militare
«Ha compiuto numerose missioni di guerra dimostrando elevate qualità militari;
particolarmente al comando del somm. Pullino compiva una difficile missione nel
Golfo di Fiume lanciando un primo siluro contro un piroscafo da carico e un secondo
siluro contro un piroscafo armato che difendeva l'entrata del porto e che aprì il fuoco
contro il sommergibile affiorato»
— Golfo di Fiume, 4 luglio 1916[17]
Note
1. ^ Alcune fonti indicano anche il 28 aprile, tra queste anche le iscrizioni sulla tomba.
2. ^ Scabio, p. 111.
3. Andrea Tirondola, Appassionato di mare e Marina: una tesi di laurea sulla magistratura
navale veneziana, l'Accademia a Livorno ed ora biografie, su IL GIORNALE DI VICENZA.it,
7 febbraio 2012. URL consultato il 17 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2013).
«[...] discendente del Farinata dantesco [...] sostenitore della produzione dei primi film
neorealisti - come “La nave bianca” -».
4. Accame, p. 45.
5. Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e
terrestri in Adriatico, pp. 165-167.
6. ^ Nicola Morabito, La Marina italiana in guerra 1915-1918, edizioni Il castello, Milano, 1933,
p.129.
7. ^ In La Marina nella Grande Guerra di Franco Favre, si afferma che il comandante cercò di
danneggiare il sommergibile col "cannone da 57", ma nessun cannone o mitragliera risulta
nell'armamento del sommergibile.
8. Scabio, p. 112.
9. Antologia Poundiana - Da Rapallo a Castel Fontana I°, su gsavser.blogspot.it, 7 ottobre
2013. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato il 1º dicembre 2016).
10. Scabio, p. 113.
11. ^ Ezra Pound XCV
12. Massimo Zannoni, p. 173.
13. ^ Marina Repubblicana, Anno II n. 1 (JPG), su centrorsi.it. URL consultato il 19 novembre 2011
(archiviato il 3 dicembre 2012).
14. ^ Accame, p. 46.
15. ^ Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra…, Milano, Mursia, 1986, p. 305.
«Il 26 aprile 1945 gli uomini del "Pegaso" subirono un attacco erroneamente sferrato da
una pattuglia tedesca in ripiegamento, attacco durante il quale rimase ucciso l'amm. Degli
Uberti».
16. ^ Giorgio Pisanò, Gli ultimi in grigio verde, Milano, CDL Edizioni, p. 1219.
17. ^ Copia archiviata (JPG), su decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org. URL consultato il
17 luglio 2020 (archiviato il 1º novembre 2016).

Bibliografia
Giano Accame, La morte dei fascisti, Mursia, 2010, ISBN 978-88-425-4506-4.
Fabrizio Scabio, 600 giorni di storia della Repubblica Sociale Italiana a Vicenza, Roncade
(TV), Grafiche DIPRO, 2015.
Massimo Zannoni, La stampa nella Repubblica Sociale Italiana, Parma, Edizioni Campo di
Marte, 2012.
VIAF (EN ) 3381164 (https://viaf.org/viaf/3381164) · ISNI (EN ) 0000 0000 7867 1825
(http://isni.org/isni/0000000078671825) · LCCN (EN ) no2010038657 (http://id.loc.go
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