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BETASOM

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BETASOM era l'acronimo di Bordeaux Sommergibile


Base sottomarina di Bordeaux
(ottenuto dall'unione della prima lettera della parola
«Bordeaux» -espressa con il nome della lettera dell'alfabeto BETASOM
greco equivalente dal punto di vista fonetico («beta»)- e la
prima sillaba della parola «sommergibile»), la base navale dei
sottomarini della Regia Marina a Bordeaux (costa atlantica
meridionale francese) durante la seconda guerra mondiale. La
base accolse una trentina di battelli della Regia Marina
dall'autunno 1940 all'8 settembre 1943, data dell'entrata in
vigore dell'armistizio di Cassibile. La base era anche una
delle cinque basi navali di U-Boot della Kriegsmarine in
Francia durante la seconda guerra mondiale[1]. Attualmente la
base ospita uno spazio culturale.
Ubicazione
Stato Amministrazione
Indice militare tedesca della
La base sottomarina italiana Francia
Le operazioni Stato Francia
Il progettato attacco al porto di New York attuale
Dopo l'armistizio Regione Aquitania
La flotta Città Bordeaux
Gli affondamenti Coordinate 44°52′12″N 0°33′31″W
I violatori di blocco
Informazioni generali
La base sottomarina tedesca Tipo base navale militare
Costruzione
sottomarina
Operazioni
Costruzione 1941-1943
12. Unterseebootsflottille
Le unità Costruttore Organizzazione Todt
Materiale calcestruzzo,
Dopoguerra
calcestruzzo armato,
Note
granito
Bibliografia
Condizione abbandonata come
Altri progetti attuale base navale,
Collegamenti esterni parzialmente utilizzata
come spazio per
esposizioni
La base sottomarina italiana Visitabile si, la parte utilizzata
come spazio per
Il 25 luglio 1940, il ministero della Marina italiano ottenne esposizioni
l'autorizzazione allo schieramento di un certo numero di
Sito web www.bordeaux.fr/l223
sottomarini in appoggio alla Germania nazista per la guerra
(http://www.bordeaux.fr/
nell'oceano Atlantico. Il luogo prescelto per la sede delle
operazioni fu la città di Bordeaux[2], dove fu costruita una l223)
base navale a cui fu assegnato il nome in codice di Informazioni militari
BETASOM. Utilizzatore Regia Marina
La strategia sarebbe stata impostata insieme all'alleato Kriegsmarine
tedesco, ma dal punto di vista tattico e disciplinare i vari Funzione dal 1940 come base
battelli avrebbero operato sotto la responsabilità dei rispettivi strategica sottomarina
comandi[3]. Questo perché Hitler temeva che, in caso di
Termine abbandono della base
impiego dell'aviazione tedesca in Africa Settentrionale, una
funzione nel 1944
richiesta simile di comando unificato avrebbe portato gli
aviatori germanici sotto il comando italiano[4]. strategica
Comandanti Angelo Parona
La base era costituita da due darsene intercomunicanti storici Romolo Polacchini
attraverso una chiusa. Inoltre, la presenza di bacini di Enzo Grossi
carenaggio rendeva possibile la messa a secco degli scafi per Klaus Scholz
le necessarie operazioni di revisione e riparazione. Il
personale era alloggiato in apposite casermette ottenute dalla Occupanti Regia Marina
conversione di alcuni magazzini. La sorveglianza interna era Kriegsmarine
affidata a reparti dei carabinieri[5], mentre il presidio della Azioni di seconda guerra
base era affidato ad un battaglione del Reggimento San guerra mondiale
Marco.
Eventi battaglia dell'Atlantico
La base fu ufficialmente inaugurata il 30 agosto 1940 con (1939-1945)
l'arrivo dell'ammiraglio Angelo Parona. I tedeschi fonti: bibliografia e collegamenti esterni
assegnarono agli italiani due navi passeggeri, il transatlantico
francese Admiral de Grasse[6], di 18.435 tonnellate e, in voci di architetture militari presenti su
ottobre, il piroscafo tedesco Usaramo di 7.775 tonnellate . [7] Wikipedia
L'Admiral de Grasse, oltre alla stazione radio, ospitava
l'infermeria.
L'edificio in cemento armato della stazione marittima fu trasformato in alloggi, mentre altri edifici furono
utilizzati per uffici e magazzini.

Furono assegnati a BETASOM 35 ufficiali, compresi 3 ufficiali dell'esercito per i reparti del battaglione
San Marco e 426 militari del corpo degli equipaggi della Regia Marina. In totale, la forza del personale
militare e civile assegnato ai servizi della base assommava a circa 800 uomini, compresa la compagnia
mitraglieri del battaglione San Marco di 225 uomini addetta alla vigilanza interna della base, mentre
esternamente la vigilanza era di pertinenza tedesca. In aggiunta, i Tedeschi avevano installato sei batterie
antiaeree da 88 mm e 45 mitragliere da 20 mm e garantivano il servizio antiaereo e la scorta navale lungo la
Gironde e nel golfo di Biscaglia[7].

Le operazioni

I sommergibili italiani svolsero la prima fase del loro ciclo operativo nell'Atlantico Settentrionale e,
successivamente, nella zona equatoriale. Dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, svolsero alcune crociere
anche presso le coste nord-americane.
Nel luglio-agosto 1941, a causa dell'andamento negativo della guerra nel Mediterraneo, fu ordinato il
rientro di una decina di battelli (Perla, Guglielmotti, Brin, Argo, Velella, Dandolo, Emo, Otaria, Mocenigo,
Veniero e Glauco). Questa volta, il passaggio attraverso Gibilterra comportò la perdita di un sottomarino, il
Glauco.

Il progettato attacco al porto di New York

Il comandante della base Romolo Polacchini aveva già ipotizzato


da tempo un attacco contro un porto americano. Inizialmente, in
previsione dell'entrata in guerra del Brasile, si era ipotizzato il
forzamento del porto di Rio de Janeiro, impiegando il
sommergibile Leonardo da Vinci comandato da Gianfranco
Gazzana Priaroggia come mezzo avvicinatore. In seguito si decise
invece di utilizzare il Leonardo da Vinci per un progetto ben più
ambizioso, l'attacco al porto di New York. Il sommergibile avrebbe
dovuto trasportare fino alla foce dell'Hudson un piccolo
sommergibile tascabile Classe CA (fu inviato via treno a Il sommergibile tascabile Classe CA
Bordeaux, per l'operazione, il CA 2) in un apposito «pozzo» di imbarcato sul sommergibile Leonardo
circa 10 metri ricavato al posto del cannone prodiero.[8][9] Il da Vinci durante le prove, si nota una
sottotenente di vascello Eugenio Massano fu inviato appositamente delle morse che assicurano il CA
a Bordeaux dal comandante della Xª Flottiglia MAS Junio Valerio all'avvicinatore
Borghese[9] dove avrebbe dovuto guidare il piccolo Classe CA; il
mini-sommergibile, con a bordo alcuni «uomini gamma»
(sommozzatori d'assalto) e 28 cariche esplosive da 20 a 100 kg, si sarebbe portato nel porto per minare
delle navi.[10]

I lavori furono effettuati nell'agosto 1942 e in settembre furono svolte le prove di rilascio del CA 2 dal da
Vinci sotto la supervisione del tenente di vascello Eugenio Massano. Le prove ottennero risultati
apprezzabili,[9] nel corso delle quali il da Vinci, in immersione a circa 12 metri, rilasciava il piccolo CA per
poi recuperarlo. In realtà il recupero era un'ipotesi molto remota e si era già previsto che i membri del
Gruppo Gamma avrebbero dovuto distruggere il mezzo al termine dell'operazione per poi raggiungere la
terraferma.[11]

La missione fu rinviata e poi annullata in seguito alla perdita del da Vinci il 23 maggio 1943.

A partire dal 1943, alcuni sottomarini italiani vennero utilizzati per operazioni di trasporto di materie prime
dall'Europa al Giappone.

Dopo l'armistizio

Al momento dell'armistizio presso la base navale di Betasom, comandata dal capitano di vascello Enzo
Grossi, che aderì alla Repubblica Sociale Italiana, erano distaccati tre sommergibili oceanici, l'Ammiraglio
Cagni, il Giuseppe Finzi e l'Alpino Bagnolini. Il Cagni, che era in missione, accettò l'armistizio e si recò nel
porto alleato di Durban, dove fu ricevuto con l'onore delle armi. Gli equipaggi degli altri due sommergibili
optarono per l'adesione alla RSI,[12] e i due sommergibili operarono per breve tempo sotto le bandiere
repubblichiine e la base assunse la nuova denominazione di «Base atlantica dell'Italia repubblicana"».[13]

Il 14 ottobre 1943 i due sommergibili superstiti furono incorporati nella Kriegsmarine. Cinquanta specialisti
rientrarono in Italia e furono incorporati nella Xª Flottiglia MAS.[14]

Il Bagnolini, che imbarcava personale misto italo-tedesco, fu utilizzato per missioni di trasporto di materie
prime con il Giappone e fu affondato nei pressi del Capo di Buona Speranza l'11 marzo 1944.
Il Reginaldo Giuliani fu affondato con siluro nel 1944 dal sommergibile inglese Tally-Ho nello stretto di
Malacca di ritorno da Singapore con equipaggio italotedesco.[15] Gli altri marinai restati a Bordeaux furono
incorporati nella Marina Nazionale Repubblicana e, integrati da altri marinai provenienti dagli Internati
Militari Italiani, furono impiegati come difesa costiera costituendo la 1ª Divisione Atlantica Fucilieri di
Marina che, nel maggio 1945, prese parte alla difesa di Bordeaux.[13]

Non tutti aderirono alla RSI: alcuni marinai scelsero di aderire al maquis, la Resistenza francese. Fra essi
Giacomo Parodo, già marinaio del 1º Reggimento "San Marco", poi fucilato nel 1944 dopo alcuni mesi fra
i partigiani francesi (verrà insignito con medaglia d'oro al valor militare alla memoria). Anche
successivamente altri marinari disertarono e aderirono alla Resistenza francese, venendo poi - alcuni di essi
- fucilati.[16]

Tratto dai ranghi dei «fucilieri di Marina» fu costituito nel 1944 il battaglione Longobardo che rientrato in
Italia fu incorporato nella Xª Flottiglia MAS.[17]

La flotta
L'Italia, al momento dell'entrata in guerra, possedeva oltre un
centinaio di sottomarini, ma solo una quarantina erano adatti alle
crociere oceaniche. La scelta dei mezzi destinati a BETASOM
coinvolse quindi solo queste unità. La base atlantica ospitò
complessivamente 32 sottomarini. Una prima flotta di 27 battelli fu
trasferita nell'autunno del 1940 attraverso il Mar Mediterraneo[18] e Il Tazzoli che sotto il comando del
comprendeva le seguenti unità: capitano di corvetta Carlo Fecia di
Cossato ottenne 18 vittorie, il più alto
Alessandro Malaspina (a Betasom dal settembre 1940, numero per un sommergibile italiano
6 missioni svolte, scomparso nel settembre 1941 per
azione antisommergibile alleata)
Tazzoli (a Betasom dall'ottobre 1940, 9 missioni svolte,
trasformato in sommergibile da trasporto tra fine 1942
ed inizio 1943, scomparso nel maggio 1943
probabilmente per urto contro mina)
Calvi (a Betasom dall'ottobre 1940, 8 missioni svolte,
affondato dallo sloop HMS Lulworth il 15 luglio 1942)
Finzi (a Betasom dal settembre 1940, 10 missioni
svolte, trasformato in sommergibile da trasporto nella
primavera-estate 1943, catturato a Bordeaux Il Sommergibile Da Vinci che sotto il
all'armistizio) comando dei capitani di corvetta
Bagnolini (a Betasom dal settembre 1940, 11 missioni Luigi Longanesi Cattani prima e di
svolte, trasformato in sommergibile da trasporto nella Gianfranco Gazzana Priaroggia
primavera-estate 1943, catturato a Bordeaux dopo, pur con 17 vittorie fu il
all'armistizio) sommergibile italiano con il più alto
Giuliani (a Betasom dall'ottobre 1940, 3 missioni svolte, tonnellaggio affondato
distaccato per qualche tempo a Gotenhafen presso la
scuola per sommergibilisti italiani, trasformato in
sommergibile da trasporto nella primavera 1943, catturato in Indonesia all'armistizio)
Tarantini (a Betasom dall'ottobre 1940, 2 missioni svolte, affondato il 15 dicembre 1940 dal
sommergibile HMS Thunderbolt)
Marconi (a Betasom dal settembre 1940, 6 missioni svolte, scomparso nel settembre 1941)
Da Vinci (a Betasom dall'ottobre 1940, 11 missioni svolte, affondato il 22 maggio 1943 dal
cacciatorpediniere HMS Active e dalla fregata HMS Ness)
Torelli (a Betasom dall'ottobre 1940, 12 missioni svolte, convertito in sommergibile da
trasporto nel marzo-aprile 1943, catturato in Giappone all'armistizio)
Baracca (a Betasom dall'ottobre 1940, 6 missioni svolte, affondato l'8 settembre 1941 dal
cacciatorpediniere HMS Croome)
Marcello (a Betasom dal dicembre 1940, 3 missioni svolte, scomparso nel febbraio 1941)
Dandolo (a Betasom dal settembre 1940, 6 missioni svolte, rientrato in Mediterraneo nel
giugno-luglio 1941)
Mocenigo (a Betasom dal dicembre 1940, 4 missioni svolte, rientrato in Mediterraneo
nell'agosto 1941)
Veniero (a Betasom dal novembre 1940, 6 missioni svolte, rientrato in Mediterraneo
nell'agosto 1941)
Barbarigo (a Betasom dal settembre 1940, 11 missioni svolte, trasformato in sommergibile
da trasporto nel marzo maggio 1943, scomparso nel giugno 1943 probabilmente per attacco
aereo)
Nani (a Betasom dal novembre 1940, 3 missioni svolte, scomparso il 7 gennaio 1941)
Morosini (a Betasom dal novembre 1940, 9 missioni svolte, affondato da attacco aereo l'11
agosto 1942)
Emo (a Betasom dall'ottobre 1940, 6 missioni svolte, rientrato in Mediterraneo nell'agosto
1941)
Comandante Faà di Bruno (a Betasom dall'ottobre 1940, 2 missioni svolte, scomparso il 6
novembre 1940)
Comandante Cappellini (a Betasom dall'ottobre 1940, 12 missioni svolte, trasformato in
sommergibile da trasporto nella primavera 1943, catturato a Singapore all'armistizio)
Bianchi (a Betasom dal dicembre 1940, 4 missioni svolte, affondato il 5 luglio 1941 dal
sommergibile HMS Tigris)
Brin (a Betasom dal dicembre 1940, 5 missioni svolte, rientrato in Mediterraneo nell'agosto-
settembre 1941)
Glauco (a Betasom dall'ottobre 1940, 5 missioni svolte, affondato il 27 giugno 1941 dal
cacciatorpediniere HMS Wishart)
Otaria (a Betasom dal settembre 1940, 8 missioni svolte, rientrato in Mediterraneo nel
settembre 1941)
Argo (a Betasom dall'ottobre 1940, 6 missioni svolte, rientrato in Mediterraneo nell'ottobre
1941)
Velella (a Betasom dal dicembre 1940, 4 missioni svolte, rientrato in Mediterraneo
nell'agosto 1941)

Un ulteriore sommergibile, il Cagni, fu trasferito a BETASOM nel 1942-1943, non appena ne fu


completato l'allestimento. Per raggiungere l'Atlantico, tutti i sottomarini italiani furono costretti ad
attraversare lo stretto di Gibilterra, dov'è tuttora situata una grande base navale della Royal Navy. Il
passaggio non fu esente da difficoltà, anche a causa delle correnti marine, ma avvenne senza incidenti.

Successivamente, furono integrati nella flotta altri quattro sommergibili (due soli dei quali, tuttavia,
operarono per Betasom, mentre gli altri due rientrarono in Mediterraneo dopo alcuni lavori), provenienti
dall'Africa Orientale Italiana. In vista dell'imminente caduta dell'Eritrea (che ospitava l'importante base
navale di Massaua) si decise, infatti, di evacuare tutto ciò che rimaneva della componente subacquea della
marina “coloniale”, in modo da non farla cadere in mani inglesi. I quattro sommergibili erano:

Archimede (a Bordeaux dal 7 maggio 1941, 3 missioni svolte, affondato da attacco aereo il
15 aprile 1943)
Perla (a Bordeaux dal 20 maggio 1941, mai divenuto operativo per Betasom, rientrato in
Mediterraneo nel settembre-ottobre 1941)
Guglielmotti (a Bordeaux dal 7 maggio 1941, mai divenuto operativo per Betasom, rientrato
in Mediterraneo nel settembre-ottobre 1941)
Ferraris (a Bordeaux dal 9 maggio 1941, 1 missione compiuta, affondato il 25 ottobre 1941
dal cacciatorpediniere HMS Lamerton)

Questi battelli raggiunsero BETASOM circumnavigando l'Africa con l'ausilio della nave cisterna tedesca
Nordmark, che si occupò del rifornimento in alto mare delle quattro unità (il Perla, sommergibile di piccola
crociera, necessitò anche di un altro rifornimento, da parte della nave corsara tedesca Atlantis)[5].

Gli affondamenti

Nel corso delle loro missioni in Atlantico i sommergibili di Betasom affondarono complessivamente 109
navi per 593.864 tonnellate di stazza lorda, così suddivise[19]:

Da Vinci: 17 navi per 120.243 tsl (il sommergibile non tedesco con maggior successo nel
secondo conflitto mondiale[20])
Tazzoli: 18 navi per 96.650 tsl
Torelli: 7 navi per 42.871 tsl
Morosini: 6 navi per 40.927 tsl
Barbarigo: 7 navi per 39.300 tsl
Calvi: 6 navi per 34.193 tsl
Cappellini: 5 navi per 31.648 tsl
Finzi: 5 navi per 30.760 tsl
Archimede: 2 navi per 25.629 tsl
Marconi: 7 navi per 18.887 tsl
Malaspina: 3 navi per 16.384 tsl
Giuliani: 3 navi per 16.103 tsl
Bianchi: 3 navi per 14.705 tsl
Emo: 2 navi per 10.958 tsl
Baracca: 2 navi per 8553 tsl
Brin: 2 navi per 7241 tsl
Bagnolini: 2 navi per 6962 tsl
Dandolo: 2 navi per 6554 tsl
Cagni: 2 navi per 5840 tsl
Argo: 1 nave per 5066 tsl
Veniero: 2 navi per 4987 tsl
Otaria: 1 nave per 4662 tsl
Nani: 2 navi per 1939 tsl
Marcello: 1 nave per 1550 tsl
Mocenigo: 1 nave per 1253 tsl

I sommergibili Faà di Bruno, Ferraris, Glauco, Tarantini e Velella non affondarono nessuna nave, così
come Guglielmotti e Perla, che non svolsero alcuna missione offensiva.

Dopo la riorganizzazione tattica e "tecnologica" (riduzione dei tempi per l'immersione rapida, modifica
della falsa torre per renderla meno visibile, sostituzione dei condizionatori d'aria con sistemi al freon, siluri
tedeschi ecc.), e metodi più intensivi e razionali di addestramento, formazione e selezione del personale e
del vitto, svolti nel corso del 1941, le prestazioni dei battelli (inizialmente poco esaltanti) migliorarono. Fino
ad attestarsi tra il 1942-1943 ad un valore del battello italiano rispetto a quello tedesco sul medesimo fronte
pari al 59%; ovvero due battelli italiani in media riuscivano ad affondare più naviglio di un singolo battello
tedesco. Indice, questo, dei numerosi limiti tecnologici (ed in parte anche operativi ed addestrativi
perduranti) dei sommergibili italiani. Furono comunque risultati più lusinghieri di quelli ottenuti in
Mediterraneo.[21]

I violatori di blocco

Nel corso del conflitto, tra il 1941 ed il 1942, ripararono a Bordeaux anche numerosi violatori di blocco
italiani: dalla Spagna la nave cisterna Clizia ed i piroscafi Capo Lena, Drepanum e Fidelitas, dalle Canarie
i piroscafi Atlanta ed Ida, dal Brasile i piroscafi XXIV Maggio, Africana e Monbaldo e la motonave
Himalaya (proveniente dall'Eritrea) e dal Giappone le motonavi Cortellazzo, Fusijama (proveniente dalla
Thailandia) e Pietro Orseolo; si trasferirono inoltre da Bordeaux a Saint Nazaire, dov'erano arrivate in un
primo momento, anche le navi cisterna Burano, Frisco e Todaro. Tutte le navi in questione trasportavano
migliaia di tonnellate di materiali, gran parte dei quali d'interesse bellico, che furono poi inviati in Italia; la
maggior parte di esse fu poi impiegata per conto delle forze tedesche, mantenendo i propri equipaggi
italiani. Dalle Canarie raggiunse Bordeaux, nell'ottobre 1940, anche il piropeschereccio Balena, che venne
impiegato per pescare il pesce necessario al personale della base sommergibilistica.

A Bordeaux si svolsero inoltre i lavori di preparazione (imbarco di cannoni e mitragliere, nebbiogeni e


altro), per nuove missioni di forzamento del blocco, dei quattro violatori di blocco più moderni e veloci: la
Cortellazzo, l'Himalaya, la Fusijama e la Pietro Orseolo, che avrebbero poi dovuto raggiungere il
Giappone e quindi fare ritorno a Bordeaux con materie prime irreperibili in Europa. Allo scopo venne
inviato a Bordeaux personale tecnico della Regia Marina: le navi furono pronte tra la fine del 1942 e l'inizio
del 1943. Solo la Pietro Orseolo riuscì in tale missione, arrivando in Giappone e rientrando a Bordeaux,
seppure danneggiata, con 6800 tonnellate di materie prime (in particolare gomma naturale), mentre la
Cortellazzo fu costretta ad autoaffondarsi poco dopo la partenza, l'Himalaya dovette cancellare due tentativi
di forzamento del blocco e la Fusijama non lasciò mai più Bordeaux.

La base sottomarina tedesca

Costruzione

La pianificazione della costruzione di una base di sottomarini in bunker data del 1940 all'interno del Marine
Bauwesen, il dipartimento incaricato delle costruzioni all'interno dell'Oberkommando der Marine (OKM),
lo stato maggiore della Kriegsmarine tedesca[22], ma arriva dopo quella delle altre basi sottomarine
sull'Atlantico[22], all'epoca più accessibili ai bombardieri britannici. L'organizzazione Todt comincia la
costruzione nel settembre 1941 sul bacino nº 2 di Bacalan. La costruzione durerà 22 mesi[22] e sotto la
supervisione, come per le altre basi sottomarine tedesche, di Andreas Wagner[23].

La struttura era costituita di un blocco di calcestruzzo armato di 245 metri di lunghezza per 162 metri di
larghezza e 20 metri di altezza. Une torre bunker di 48 × 73 metri vi era connessa. Essa ospitava 11
alveoli[24] di 100 a 115 metri di lunghezza, 7 di questi alveoli potevano accogliere un sottomarino e 4 ne
potevano accogliere due. L'altezza era di 11,4 metri[23] e il pescaggio di 9 metri (con un marnage di
1,5 metri[23]).

I sette "alveoli" centrali potevano essere messi a secco. Ognuno è separato da un muro spesso da 5 a 6
metri e chiuso con delle porte blindate per proteggerlo dalle esplosioni di bombe. All'altra estremità del
bacino, una linea ferroviaria traversa il bunker e serviva i differenti "alveoli". Ogni "alveolo" è
equipaggiato di due ponti ruotanti di una capacità di sollevamento di 3 o 5 tonnellate[23] permettenti su
ognuna di trasportare materiali pesanti e munizioni.

Dall'altro lato della linea ferroviaria, la struttura ospitava, su diversi piani, atelier, luoghi di stoccaggio,
uffici, spazi comuni e un'infermeria.

L'insieme era coperto da un primo tetto in calcestruzzo armato da 3,5 metri di spessore. Questo fu ricoperto
da un secondo tetto di 2,1 metri di spessore. A partire dal 1943, con l'aumentata autonomia dei bombardieri
alleati e ugualmente delle bombe diventate più potenti, i tedeschi decisero di rinforzare ancora il tetto
posandoci sopra una struttura detta Fangrost[22]. Si tratta di una serie di travi in calcestruzzo da 32
tonnellate poste parallelamente, distanziate da 5 a 6 metri e ricoperte da altre travi più piccole poste
perpendicolarmente alle prima. Questo dispositivo doveva provocare l'esplosione della bomba prima che
essa arrivi al tetto[22]. Ma questo "reticolo" non era stato ancora completato ad agosto 1944.

Per motivi di sicurezza, i siluri e il carburante erano stoccati esteriormente, in piccoli bunker situati a 200
metri a nord-est della base (vicino al boulevard Daney)[22].

600.000 m³ di calcestruzzo furono necessari per la costruzione. L'organizzazione Todt impiega diverse
migliaia di operai[22], alcuni volontari, ma la maggior parte prigionieri di guerra di coscritti, tra cui 3.000
repubblicani spagnoli[25], "i rossi" (si stima che più di 70 vi sono morti), ma anche dei francesi, degli
italiani, dei belgi e degli olandesi[22].

Operazioni

Dalla costruzione dei primi "alveoli"[24], la base diventa nell'ottobre 1942 il porto base della 12.
Unterseebootsflottille (dal tedesco: la 12ª flottiglia di sottomarini). Questa flottiglia effettuava delle missioni
di lunga durata tra cui quelle nell'oceano Indiano e le connessioni col Giappone[22].

Il porto di Bordeaux e le sue dipendenze (Le Verdon, Ambès, Bassens, Pauillac) ospitavano ugualmente
una flottiglia di una ventina di pattugliatori, di una quindicina di dragamine e qualche cacciatorpediniere
incaricati di assicurare la protezione dei sottomarini al loro arrivo e alla loro partenza.

Il 17 maggio 1943 ci fu un importante raid statunitense. Un'informazione della resistenza francese aveva
indicato alle forze alleate una forte concentrazione di sottomarini[26]. Ma il bombardamento fatto a 22.000
piedi fu impreciso e colpì poco la base. Una porta del bacino fu distrutta e cinque sottomarini colpiti[26]. Ma
i danni civili furono importanti, più di 200 immobili furono colpiti, 184 abitanti furono uccisi e 249 furono
feriti[26]. Da gennaio ad agosto 1944, ci furono più di 13 raid anglo-americani sulla base sottomarina e
l'aeroporto di Mérignac, ma senza grandi successi.

Il 28 agosto 1944, Bordeaux e il porto sono evacuati dai Tedeschi.

12. Unterseebootsflottille

La 12. Unterseebootsflottille era la 12ª flottiglia di U-boot tedeschi della Kriegsmarine durante la seconda
guerra mondiale, basata a Bordeaux, fu attiva dal 1942 al 1944.

Creata a Bordeaux il 15 ottobre 1942 come "flottiglia di combattimento" (in tedesco Frontflottille), essa fu
posta sotto il comando del Korvettenkapitän Klaus Scholz.

Il primo U-boot tedesco che arriva alla base sottomarina di Bordeaux è l'U-178 (U-Boot Tipo IX), il 9
gennaio 1943.
Alla flottiglia sono distaccati la maggior parte degli U-boot oceanici, che hanno operato nel sud Atlantico e
nell'oceano Indiano.

Durante il mese di agosto 1944, ma maggior parte degli U-boot hanno abbandonato la base di Bordeaux
per Flensbourg. Gli ultimi due sottomarini a lasciare Bordeaux sono l'U-534 e l'U-857, il 25 agosto 1944.

La storia della flottiglia prende fine nell'agosto 1944, con la sua dissoluzione. Il resto degli uomini (circa
200) agli ordini del Fregattenkapitän Klaus Scholtz tenta di rientrare per via terrestre in Germania, ma si
ritrova l'11 settembre 1944 catturato dalle forze statunitensi.

Durante la sua vita operativa, la 12. Unterseebootsflottille ha effettuato 197 missioni, e ha affondato 97 navi
per un totale di 526.976 tonnellate di stazza.

Le unità

La flottiglia ha ricevuto durante la sua vita operativa 46 U-boot: U-Boot Tipo VII, U-Boot Tipo IX, U-Boot
Tipo X e U-Boot Tipo XIV :

U-117, U-118, U-119, U-177, U-178, U-179, U-180, U-181, U-182, U-195, U-196, U-197, U-
198, U-199
U-200, U-219, U-220, U-233
U-459, U-460, U-461, U-462, U-463, U-487, U-488, U-489, U-490
U-847, U-848, U-849, U-850, U-851, U-852, U-859, U-860, U-861, U-862, U-863, U-871
U-1059, U-1061, U-1062

I sommergibili italiani seguenti furono catturati dopo la capitolazione italiana del settembre 1943 e furono
assegnati alla 12ª flottiglia:

UIT-22 Bagnolini, UIT-23 Giuliani, UIT-24 Cappellini, UIT-25 Torelli

Dopoguerra
La base rimane un importante vestigio della seconda guerra mondiale. Essa ha successivamente ospitato un
museo della nautica da diporto e oggi è uno spazio culturale molto visitato: sui 42.000 m² di questa
imponente struttura di calcestruzzo, 12.000 m² circa sono aperti al pubblico.

Note
1. ^ Le altre 4 basi di U-boot della Kriegsmarine in Francia durante la seconda guerra
mondiale sono:
Base sottomarina di Brest
Base sottomarina di Lorient
Base sottomarina di La Rochelle
Base sottomarina di Saint-Nazaire e vi ospitò la 12. Unterseebootsflottille (dal tedesco: la
12ª flottiglia di sottomarini)
2. ^ Che tra il 1940 e il 1944 fu soggetta alla Militärverwaltung in Belgien und Nordfrankreich
(Amministrazione militare nel Belgio e nella Francia Settentrionale) da parte della Germania.
3. ^ Max Polo. Fatti d'Arme di una Guerra Senza Fortuna - Volume 1, Edizioni Ferni, p 124
4. ^ Antonino Trizzino, Sopra di noi l'oceano, p.80
5. Max Polo, Fatti d'Arme di una Guerra Senza Fortuna - Volume 1, Edizioni Ferni, pp 101-182
6. ^ Antonino Trizzino, op. cit, p. 82. Nel dopoguerra questo transatlantico, ribattezzato
Venezuela, s'incaglierà nel marzo 1963 davanti alla Croisette di Cannes.
7. I sommergibili atlantici di Betasom (http://www.storiain.net/arret/num157/artic3.asp/)
Archiviato (https://web.archive.org/web/20130416000343/http://www.storiain.net/arret/num15
7/artic3.asp) il 16 aprile 2013 in Internet Archive.
8. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a
oggi, p. 374-375.
9. Giulio Raiola e Carlo de Risio, Obiettivo America, in Storia Illustrata n° 136 del marzo 1969,
p. 32.
10. ^ Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d'assalto della Marina italiana, pp.
107, 114 e 288-289.
11. ^ Giulio Raiola e Carlo de Risio, Obiettivo America, in Storia Illustrata n° 136 del marzo
1969, pp. 32-33.
12. ^ AA.VV. Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna, Edizioni Ferni,
Ginevra, 1973-1974 (18 volumi)
13. Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra..., Mursia, Milano, 1986, p. 66
14. ^ Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra…, Mursia, Milano, 1986, p. 60: «Questi uomini furono
incorporati nella X Flottiglia M.A.S., in parte come specialisti siluristi ed in parte destinati a
vari Servizi e Comandi».
15. ^ Achille Rastelli, Sommergibili a Singapore - 1943: l'odissea di un marinaio friulano,
Mursia, 2011.
16. ^ La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (8 settembre 1943 – 15 settembre
1945) (PDF), su marina.difesa.it, pp. 51-52. URL consultato il 14 novembre 2018.
17. ^ Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra…, p. 59: «Furono impiegati a difesa della costa, ad
eccezione di un reparto che rientrò in Italia per essere incorporato nella Divisione di fanteria
di marina X M.A.S., come battaglione “Longobardo” e poi “Compagnia Volontari di Francia”».
18. ^ Walter Ghetti. Volume secondo: Storia della Marina Italiana nella seconda guerra
mondiale, De Vecchi editore, pp. 20-50
19. ^ I sommergibili sono ordinati per tonnellaggio affondato. Sono incluse solo le navi affondate
in Atlantico e non quelle affondate in altri mari (ad esempio, l'incrociatore Calypso affondato
dal Bagnolini, non è contato perché affondato in Mediterraneo. I dati provengono dalla
tabella a p. 690 di Uomini sul fondo di Giorgio Giorgerini.
20. ^ I Primi 50 Sommergibili Più "vittoriosi" Wwii - Betasom - XI Gruppo Sommergibili Atlantici
(http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=21636)
21. ^ Fabio de Ninno, I Sommergibili del fascismo, Politica navale, strategia e uomini tra le due
guerre mondiali, Milano, UNICOPLI, 2014, ISBN 978-88-400-1725-9.
22. (FR) Bordeaux et la marine de Guerre, XVII - XX siècles, Presses universitaires de Bordeaux,
Pessac, 2002 ISBN 2-86781-298-4.
23. (FR) Yves Buffetaut, Les Ports de l'Atlantique - 1939-1945, Rennes, Marines éditions, 2003,
pp. 155, 83 « Le U-Bunker de Bordeaux », ISBN 2-909675-99-8..
24. denominazione usata dai tedeschi per indicare le darsene dei sottomarini delle basi
sottomarine durante la seconda guerra mondiale
25. ^ Una stele è eretta vicino alla struttura per ricordare il ruolo dei repubblicani spagnoli.
26. Histoire des maires de Bordeaux sous la coordination d'André Desforges, Les Dossiers
d'Aquitaine. ISBN 978-2-84622-171-9.

Bibliografia
Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo, Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi,
Oscar Mondadori, Milano, 2002, ISBN 978-88-04-50537-2.
(DE) Jürgen Rohwer, Die italienischen U-Boote in der Schlacht im Atlantik 1940–43.
Antonino Trizzino, Sopra di noi l'oceano, Longanesi, 1968.
Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra..., Mursia, Milano, 1986.
Elio Andò, Betasom, i sommergibili italiani negli oceani, Italia Editrice, Campobasso, 1997.

Altri progetti
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Collegamenti esterni
(FR) Mathieu Marsan, « La Base sous-marine de Bordeaux, sous le béton la culture » In-Situ,
tome 16, 2012., su insitu.revues.org.
Base sous-marine de Bordeaux, su bordeaux.fr.
Base sous-marine de Bordeaux, su bordeaux-tourisme.com.
La base sous-marine de Bordeaux : histoire, description détaillée, photos..., su uboat-
bases.com.
Histoire de la base Sous-Marine de Bordeaux-Bacalan, su u-boote.fr.
History of the Bordeaux submarine base plus construction details, su uboat.net.
Programmation des expositions, su art-flox.com.

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