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EURIPIDE

● La vita e le opere
Euripide nacque Salamina intorno al 480 a. C. Da un'agiata famiglia. Della sua vita si sa
poco, non partecipa all'azione politica e fu il prototipo dell'intellettuale appartato, dedito
alla letteratura e all'attività di poeta e pensatore. Di Euripide conosciamo 92 drammi, 18
tragedie e un dramma satiresco.
● La crisi della ragione
Con Euripide la tragedia cessa di essere una tragedia nel senso greco del termine e
diventa teatro moderno. Infatti Aristofane spesso prese di mira Euripide e il suo teatro,
scherniva i suoi «eroi pezzenti» definendoli come uomini e donnette qualsiasi.
Infatti nessuno degli Eroi di Euripide è grande nel senso morale del termine, come sono
invece gli eroi di Sofocle. Però nessuno degli altri tragici ha portato così in profondità lo
studio dei caratteri e la psicologia dei personaggi, Euripide inserisce nella trama
personaggi di condizione sociale inferiore quindi pedagoghi,schiavi, contadini, nutrici…
Che recitano a fianco dei protagonisti e qualche volta hanno ruolo importante nell'azione
drammatica. Quindi il teatro di Euripide esprime attraverso i suoi eroi la grandezza e la
crisi della ragione umana. Euripide fu un grande provocatore per la massa del pubblico
ateniese che assisteva agli spettacoli tragici ed era legato ai valori tradizionali, il che
spiega l'esiguo numero di vittorie, che erano appena 5, che conseguì. Gli antichi
accusavano Euripide di ateismo e in effetti i suoi Dei sono contemporaneamente assai
lontani e assai vicini al suo mondo. Sono vicini sulla scena quindi compaiono spesso nel
prologo o nelle esodo dell'azione, Ma comunque non sono portatori di valori etici o
religiosi e operano solo come personaggi teatrali. Mentre la loro lontananza è una
distanza morale, il teatro euripideo cessa di essere un fatto religioso per diventare un
luogo dove opera solo la società degli uomini.
● Tradizione e sperimentazione nel teatro euripideo
Euripide fu anche un grande innovatore del linguaggio tragico. Un aspetto tipico del suo
teatro è il prologo espositivo, ossia un monologo recitato da un personaggio che informa
gli spettatori su l'antefatto e sulle circostanze e poi si allontana, senza più avere alcuna
parte dell'azione; il prologo diventa così una scena quasi separata dalla tragedia vera e
propria. Un altro elemento caratteristico di Euripide è la monodia vale a dire il «il canto
solo » dell'attore, che passa così dalla parola al canto, specialmente nei momenti più
tesi dell'azione. Euripide concentra l'azione sul personaggio, sulle sue dinamiche
psicologiche e sul conflitto che divide gli antagonisti sulla scena quindi ciò che gli
interessa e portare la situazione all'estremo della tensione, anziché dare una
conclusione all'azione, che in molti casi resta sospesa ad esempio nelle Baccanti o nella
Medea. Infine fu anche un grande sperimentatore e un artista in anticipo rispetto ai
tempi: non a caso il successo delle sue tragedie fu soprattutto postumo.
● Stile
La sua è una lingua duttile, sembra colloquiale ma in realtà è molto colta. Il suo stile è
variegato: vi sono momenti di grande slancio lirico ed altri comico- realistici.