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GIOVANI E FUMO

Perché fumare piace così tanto?

Il vizio della sigaretta conquista sempre di più le donne, e soprattutto le adolescenti,


a partire spesso da un età precocissima (appena 11-12 anni) e per lo più in anticipo
rispetto ai coetanei maschi.

Per la voglia di sentirsi più grandi o per il senso di potere che conferisce la sigaretta
in bocca o per il piacere indotto dalla nicotina, nel nostro paese calano i maschi con
il pacchetto in tasca e aumentano le sigarette negli zaini delle ragazze e nelle borsette
delle donne.

L’aumento rispetto alla popolazione maschile riguarda non solo il numero di


“bionde” fumate ogni giorno (e quindi anche il tempo trascorso a fumare), ma anche
il tipo di sigaretta, più “forte” rispetto a quelle preferite dagli uomini.

Oggi in Italia si contano ben 4 milioni di fumatrici, con conseguente pesanti sulla
salute. Si pensi per esempio al tumore del polmone che, molto raro in passato nelle
donne, ha registrato un notevole aumento, tanto da essere diventato la terza causa di
morte in Italia dopo il tumore del seno e quello dell’intestino.

Delle 5.600 morti per tumore polmonare, circa 3.500 sono attribuibili al fumo; a esse
vanno aggiunte 2.000 morti per altri tumori e 5-10.000 morti per altre malattie
sempre correlate al fumo, per un totale di 10-15.000 morti per anno tra le donne in
Italia.

La responsabile di questa “strage” è la nicotina, a cui si devono il gusto e il piacere


del fumo ma che è colpevole, al contempo, di tanti danni alla nostra salute. È presente
in quantità variabili da 0,5 a 2 milligrammi, a seconda del tipo di sigaretta. Tra i
“benefici” di questa sostanza, il fumatore riporta un effetto rilassante, un aumento
dell’attenzione e una riduzione dell'appetito.

Ma a fronte di questa apparente sensazione di benessere, la nicotina produce


numerosi effetti indesiderati: all’inizio può indurre nausea, vomito, tremori, in
seguito anche aumento del battito cardiaco e alterazioni della pressione arteriosa.

Micidiale è anche la sua rapidità di assorbimento (molto superiore a quella del


tabacco di sigaro e pipa): pensiamo che la nicotina contenuta nel fumo di sigaretta
raggiunge il cervello appena 8 secondi dopo la prima inalazione!
Il “bisogno di nicotina” è una vera e propria dipendenza psicologica e di questa ha
tutti i requisiti, stabiliti dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali
(DSM): tolleranza, crisi di astinenza, uso superiore a quello programmato, persistente
desiderio di smettere, grande quantità di tempo utilizzata a fumare, attività ridotte a
causa del fumo, continuo utilizzo nonostante problemi fisici o psicologici con la
sostanza.

Anche L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica il tabagismo tra le


patologie da dipendenza farmacologica, nella stessa lista in cui si trovano anche
l'abuso di alcol e l’assunzione di eroina.
Il fumo e le donne: i danni

Il fumo è in aumento nella popolazione femminile. E dire che le donne avrebbero


moltissimi motivi per spegnere la sigaretta una volta per tutte…eccone alcuni.

Proteggere la propria fertilità


Il fumo riduce la probabilità di concepimento per un danno tossico diretto
sull’ovaio; riduce la probabilità di successo della fecondazione assistita; aumenta
il rischio di aborto; aumenta il rischio di malformazioni fetali; altera il decorso
della gravidanza, aumentando la probabilità di insufficienza placentare e di parto
prematuro, nonché di insufficiente accrescimento del feto per tossicità diretta sui
vasi della placenta.

Proteggere la salute dei propri figli.


Nei figli dei fumatori, aumenta di ben 6 volte la probabilità di “morti improvvise in
culla” (morti bianche) nei primi mesi di vita; aumenta il rischio di asma
allergico (in termini di frequenza e severità degli attacchi), otiti e bronchiti ripetute e
raddoppiano i ricoveri ospedalieri per problemi polmonari. Molti studi mostrano
inoltre un ritardato sviluppo polmonare nei bambini esposti al fumo passivo.
Inoltre il fumo nei genitori aumenta significativamente il rischio che il figlio stesso
diventi un fumatore (se è la mamma che fuma, la probabilità che il figlio diventi
fumatore aumenta di 5 volte rispetto al figlio della non fumatrice; sale a 8 volte di più
se entrambi i genitori fumano). Nel sangue dei figli di fumatori sono state infatti
ritrovate sostanze cancerogene nonché nicotina, che è in grado di provocare
dipendenza.

Avere ovaie forti e in salute.


Fumare può anticipare la menopausa di circa due anni. Considerando che l’1%
delle donne ha la menopausa spontanea prima dei 40 anni, è saggio non fumare per
non aumentare il rischio di un prematuro esaurimento dell’ovaio. La menopausa
precoce comporta un’accelerazione di tutti i processi di invecchiamento: della pelle,
del cuore, del cervello, dei vasi sanguigni, dell’apparato urogenitale, con
ripercussioni negative anche sulla sessualità. Inoltre il fumo peggiora la frequenza e
la gravità delle vampate di calore.
Vivere una sessualità appagante.
Il fumo incide anche sulla sessualità, soprattutto a livello vascolare: se negli uomini
il fumo è il più forte fattore predittivo di difficoltà di erezione, è plausibile (anche se
non ancora definitivamente confermato a livello scientifico) che nella donna il fumo
cronico causi danno vascolare con difficoltà di eccitazione genitale (e
quindi secchezza vaginale, dolore ai rapporti e difficoltà a raggiungere
l’orgasmo).
Il fumo fa male anche alla tua bellezza

Fumare fa male non soltanto alla salute, ma anche alla bellezza. Pelle spenta, rughe
precoci, denti ingialliti, sono tutti segni esteriori della famigerata "faccia da
fumatore", che di certo non dona agli uomini ma ancor meno alle donne,
maggiormente predisposte alle “rughe da sigaretta”.

Sono molti gli studi che dimostrano la stretta correlazione tra fumo e danno cutaneo.
I componenti tossici contenuti nella sigaretta, assorbiti per via sistemica,
diminuiscono notevolmente il flusso sanguigno capillare e arteriolare, determinando
un’ischemia del derma e alterando l’integrità della pelle.

La pelle perde il colorito naturale e diventa grigiastra. L’atrofizzazione dei capillari


sottocutanei è responsabile anche della formazione di couperose e dell'aumento dei
cuscinetti di cellulite.

Anche le fibre elastiche si modificano, la pelle perde tono e il viso appare più stanco.
Questo quadro facilita notevolmente la formazione precoce di rughe, che si
dispongono in forma radiale soprattutto intorno alle labbra e agli angoli degli occhi.

I danni legati al fumo non sono visibili da subito, il processo è lento e il "viso del
fumatore" si evidenzia soprattutto dopo i 40 anni di età.

Gli effetti non si riferiscono soltanto alla pelle del viso, ma anche ai denti che
appaiono anneriti, giallastri, opachi, a causa della formazione di placca e tartaro, che
nei fumatori risulta più duro e compatto.

La nicotina e gli altri elementi tossici contenuti nei prodotti della combustione del
tabacco aumentano anche la vulnerabilità della pelle ai danni dei raggi ultravioletti.
Confrontando la pelle di donne abbronzate, non fumatrici e fumatrici, il grado di
rugosità aumenta fino a 6 volte di più nelle fumatrici.

Il fumo determina inoltre le rughe causate dal semplice gesto di accendersi una
sigaretta, Il continuo movimento delle labbra per aspirare il fumo accentua le rughe
del contorno labiale, l’irritazione agli occhi e le conseguenti “strizzate” favoriscono
la formazione di micro rughe.
Neppure i capelli sono immuni dall’effetto “invecchiante” della sigaretta. Secondo
un’analisi pubblicata sul British Medical Journal nel 1996, il fumo è associato alla
comparsa di capelli bianchi e a perdita precoce dei capelli. Le sostanze ossidanti si
introducono nella matrice cheratinica, che costituisce i capelli, e sono responsabili
della perdita di consistenza e lucentezza, tipica delle fumatrici.
Da dove cominciare per smettere

Per smettere di fumare è fondamentale definire un piano strategico


personalizzato insieme con il proprio medico. I metodi anti-fumo sono infatti tanti
e vanno scelti e combinati tra loro secondo le esigenze e le caratteristiche della
persona, la durata della sua dipendenza, etc.
Ecco le varie opzioni di trattamento la cui efficacia è stata dimostrata:

• Terapia farmacologica: è a base di antidepressivi, come bupropione, che ha


anche il pregio di rispettare il desiderio e la sessualità, o clonidina, che ha
dimostrato di facilitare la disassuefazione dal fumo; naturalmente la terapia
deve essere prescritta dal medico.

• Terapia nicotinica sostitutiva (TNS): si basa sull’assunzione di pastiglie,


compresse e gomme da masticare, o sull’applicazione di cerotti transdermici
che aiutano a ridurre gradualmente la dipendenza fisica; sono prodotti che si
propongono di sostituire la nicotina fumata con altra nicotina, assunta per vie
diverse. Anche se sono farmaci da banco (senza cioè l’obbligo di ricetta), si
tratta di vere e proprie cure di “disassuefazione” e prevedono quindi dosaggi e
modalità che vanno stabiliti da un medico.

• Terapia comportamentale di gruppo: aiuta efficacemente chi abbia deciso di


fumare, sfruttando i principi del self-help corale.
Al momento non ci sono evidenze scientifiche sull’efficacia di rimedi alternativi
quali agopuntura, yoga o ipnosi.

Il decalogo anti-fumo

E’ possibile stilare un protocollo di regole e abitudini da seguire scrupolosamente per


evitare o sottrarsi dalla dipendenza da nicotina. Ecco cosa è consigliato fare e cosa è
assolutamente da evitare:

Da fare:

• Stabilire una data precisa in cui spegnere l’ultima sigaretta e comunicarla ad


amici, parenti e colleghi, per avere sostegno e incoraggiamento.

• Cominciare fumando non più ogni volta che si ha voglia, ma solo a orari
precisi. Se si salta l’orario prefissato, aspettare fino al prossimo
appuntamento.

• Stabilire un premio, da regalarsi dopo aver smesso di fumare per un tot di


tempo, magari di valore corrispondente al risparmio dei pacchetti non
acquistati.

• Eliminare tutte le tracce di sigarette dal proprio ambiente (pacchetti,


posacenere, accendini), ed eliminare dall’abitazione l’odore del fumo.

• Quando il desiderio si fa impellente, bere liquidi, a piccoli sorsi, mangiare cibi


leggeri (una mela, una carota), masticare gomme senza zucchero (che imita
anche la gestualità dell’aprire il pacchetto di sigarette), fare respiri profondi.

• Scegliere uno sport che piace, aiuta a rilassarsi e a non aumentare di peso.

Da evitare:
• Fumare per noia. Meglio riempire il tempo libero con attività utili e piacevoli
(incontrare amici, leggere, ascoltare musica ecc.)

• Cercare scuse per fumare (per festeggiare qualcosa, per tirarsi su di morale
ecc.)

• Cercare consolazione nel cibo: la consolazione sarebbe temporanea e alla fine


ci si sentirebbe ancora più in colpa.

• Scoraggiarsi se, dopo aver smesso, si cede alla tentazione di una sigaretta.

Vero e falso

Smettere di fumare fa ingrassare. VERO.


Può succedere. Quando il fumatore cerca di compensare la liturgia “orale” del fumo –
che ha un effetto ansiolitico – con il cibo, allora l’aumento di peso è una conseguenza
ovvia. Sono a rischio anche i soggetti che più o meno consapevolmente usano il fumo
come “autoterapia” anti-fame.

Per la salute del cuore la pillola anticoncezionale è più pericolosa del fumo.
FALSO.
Nelle non fumatrici la pillola aumenta di poco il rischio di infarto. Il fumo – da solo –
invece aumenta tale rischio in modo significativo. E se la donna, oltre a fumare,
assume anche la pillola la probabilità di insorgenza di tale patologia è davvero
considerevole: aumenta di circa 30 volte. Il rischio di ictus nelle donne fumatrici che
assumano la pillola è minore rispetto alla probabilità dell'insorgenza di infarto. Infine
il fumo aumenta più o meno della stessa entità anche il rischio di trombosi in una
donna che prenda la pillola.

Le donne fumatrici hanno maggiore difficoltà a rimanere incinte. VERO.


La nicotina altera la contrattilità delle tube, ostacolando il trasporto degli ovociti
l'incontro con gli spermatozoi. Il fumo di sigarette, inoltre, causa una diminuzione dei
livelli di progesterone e rende difficile l'annidamento dell'uovo fecondato nella
mucosa uterina, alterandone la maturazione.
Poche sigarette al giorno non fanno male. FALSO.
Il rischio è proporzionale al dosaggio: non esiste quindi una “dose sicura”.

Le sigarette light fanno meno male di quelle normali. FALSO.


I dati sulle light non sono conclusivi per dimostrare una reale maggiore innocuità.
Piuttosto, diversi studi scientifici hanno chiaramente dimostrato come il rischio di
tumore al polmone non varia tra persone che fumano sigarette ad alto o basso
contenuto di catrame. Pertanto la riduzione del contenuto di catrame al di sotto dei 15
mg (tipica della sigaretta cosiddetta “light”), che negli anni Ottanta era stata
massicciamente pubblicizzata quale soluzione ai danni derivanti dal fumo di sigaretta,
non determina alcuna riduzione del rischio di tumore al polmone.

Basta un colloquio di soli tre minuti con il medico di famiglia per smettere.
VERO.
Lo sostiene il progetto GPESCE (General Practitioners and the Economics of
Smoking Cessation in Europe), finanziato dall’Unione Europea per promuovere
interventi di cessazione dal fumo. Un colloquio di soli tre minuti tra medico di
famiglia e assistito potrebbe diminuire del 3% il numero dei fumatori. L’analisi ha
evidenziato che solo nel Regno Unito, con una riduzione del 3% dei fumatori grazie
al “consiglio di minima”, si otterrebbe una diminuzione dell’incidenza di tumori
polmonari, bronchite cronica ostruttiva e malattie cardiovascolari pari a 67.000 casi,
con un totale di 17.000 morti evitate da oggi al 2030.

Se la mamma smette di fumare il bimbo sorride. VERO.


Se la mamma dice addio alle sigarette i bimbi sono più felici. Uno studio condotto
dall’Università di York (Gran Bretagna) ha rilevato come le donne che smettono di
fumare durante il periodo di gestazione tendono ad avere figli non solo più sani
fisicamente, ma anche dal carattere più allegro e flessibile.

Oggi si può smettere anche via e-mail. VERO.


Da uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Catania è emerso che il
36,7% dei partecipanti ha smesso completamente di fumare grazie al supporto offerto
dagli esperti via posta elettronica. E più della metà di coloro che non sono riusciti a
dire addio alle sigarette ha ridotto in modo sostanziale la propria dipendenza,
passando da una media di 26 a 8 bionde al giorno.

L’ex fumatore ha nome e cognome. VERO.


All’ultimo congresso annuale della European Respiratory Society di Berlino è stato
presentato l’identikit di chi più spesso riesce a smettere di fumare: uomini sposati che
convivono con non fumatori, poco dipendenti dalla nicotina, che hanno iniziato tardi
a fumare e hanno già provato a smettere per periodi abbastanza lunghi. Prendere in
considerazione questi elementi serve a capire chi ha più difficoltà a farcela e aiuta a
intervenire in maniera più incisiva, quando occorre.
(Tratto da articoli di esperti su www.sceglitu.it)