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(La lezione è stata tenuta dalla prof. Vallorani mediante una presentazione powerpoint.

Ok ragazzi ci siamo? siete sistemati? concentrati? allora... shh… oggi vi faccio io lezione non so ve lo aveva
anticipato il professor Caponi? Un po' perché questo argomento in effetti ha uno scopo, e nel senso che ho
frequentato più io, poi sarebbe stato perfettamente in grado anche di farlo il professor Caponi, ma è un
pigro e quindi manda qualcun altro… no scherzo naturalmente. E un po’ anche perchè i due corsi sono
affiancati sostanzialmente da tutti i punti di vista, sebbene i metodi siano inevitabilmente diversi, nel senso
che io e il professor Caponi lavoriamo da molti anni assieme, ma lavoriamo in modo diverso allora così vi
rendete anche un po’ conto di quel che può essere un’altra metodologia di avvicinamento ai testi e aglI
autori. Però ve ne rendete conto se state buoni. Fine intervallo…okay.

Avete avuto delle informazioni su Derek Jarman? In generale? (studenti ‘’no’’). At your own risk, il testo lo
avete guardato un pochino? (studenti alcuni dicono si altri no). Cioè in classe col professore non a casa
(studenti alcuni dicono si altri no). *ride* Un po’ di si un po’ di no va beh okay non importa adesso io vi
faccio un’introduzione, quello che farò io oggi, in teoria andava fatto forse un po’ prima di affrontare il
testo specifico che avete in programma che è questo qua *indica la slide* At you own risk. Qualcosa avrete
fatto di questo testo o forse lo farete domani, non lo so. In ogni caso quello che vi propongo io è una
formulazione del contesto nel quale collochiamo il discorso su Derek Jarman che è un discorso importante
perchè ha a che fare in modo rilevante con la tematica del corso ovvero: il corpo, il corpo non normativo, il
corpo che ha una sua caratteristica anomalia, che si definisce come corpo marginale e in questo caso
specifico noi parliamo di un corpo non normativo che è anche un corpo malato. Ed è un corpo malato con
delle caratteristiche particolari ovvero: la malattia dalla quale è affetto è una malattia che si lega, o almeno
all’inizio, originariamente, viene legata a una differenza di comportamento sessuale. Parliamo cioè di
omosessualità e parliamo cioè di AIDS.

Un’infarinatura su questo l’avete ascoltata anche quando abbiamo avuto ospiti gli attori della compagnia
del teatro dell’elfo che apre in scena Angels in America anch’esso un testo, una piece teatrale
contestualizzata negli Stati Uniti quindi non Inghilterra, non parliamo più di Inghilterra, ma la tematica è la
medesima, la stessa che troviamo in Jarman. Cioè si tratta di fare i conti con una patologia che più o meno
intorno agli anni ‘90 diventa un’emergenza sanitaria, ma a differenza di altre emergenze sanitarie questa
specifica emergenza si traduce anche in una censura sociale e in un processo di emarginazione degli
omosessuali, che è un processo molto forte e che tende a radicarsi, a fondare le radici in una posizione
molto antica, in una discriminazione molto antica quantomeno nelle società occidentali.

Non è che l’emarginazione dell’omosessualità nasce in altri termini con l’AIDS, era un dato già presente
nelle società occidentali, profondamente radicato nell’idea patriarcale di società. Da dove arriva l’idea
patriarcale di società occidentale alle origini? Da che cosa nasce? Da quale testo, che è un testo religioso
primariamente? Dalla Bibbia evidentemente, no? Dalla Bibbia, dall’ipotesi creazionistica, dall’ipotesi sulla
base della quale Dio avrebbe creato l’uomo, non la donna, a sua immagine e somiglianza, e la donna
sarebbe stata una creazione ricavata da una costola di Adamo. Quindi una creazione secondaria. Che poi
motivo per cui le donne sono meglio è perchè sbagliando s’impara *ride*.

Okay allora volevo far vedere... è un discorso complicato che non siamo tanto abituati a parlare di questo
tipo di marginalità e anche se non ce ne rendiamo conto, l’idea che questa sia una patologia,
l’omosessualità in senso stretto, è profondamente radicata nella nostra cultura e viene ribadita anche
quando non ce ne rendiamo conto, dai processi formativi. In più quello che accade con l’AIDS è che questo
corpo, che è un corpo diverso, un corpo che funziona in modo diverso da quello che siamo abituati a
considerare un corpo normale, a un certo punto è un coro che si ammala e, forse il dato più importante, è
che si ammala di una patologia infettiva.
Quindi alla demonizzazione dovuta alla pur semplice differenza si aggiunge una demonizzazione
determinata dalla paura del contagio. Per cui ci si tiene lontani, quando si ha a che fare con una patologia
infettiva si tende a tenersi lontani, a non avvicinarsi. Sulla base di una serie di convinzioni sbagliate in caso
dell’AIDS, però insomma questa è la versione generalizzata. Questo lo saltiamo *riferendosi a una slide*.

Quindi con che cosa abbiamo a che fare? Che ragionamento stiamo cercando di fare in questa sede? Stiamo
cercando di fare un ragionamento che si lega al corpo e al corpo così detto ‘’body positive’’, body positive è
un’espressione inglese che designa le persone che si ammalano, che hanno il virus dell’AIDS. Non ancora
nella fase conclamata, e in effetti l’altra definizione che si usa è ‘’HIV positive’’, quindi positivo al virus
dell’AIDS.

A questo punto nel momento della diagnosi il corpo dell’omosessuale, perché di questo noi stiamo
parlando e ripeto, come hanno detto anche gli attori, non è che questa patologia.. oggi sappiamo che
questa patologia non riguarda solo gli omosessuali, non sono solo gli omosessuali che si ammalano, ma
originariamente si ritiene che questa patologia sia specifica dell’omosessualità e sia una specie di flagello di
Dio, mandato appunto da Dio in persona per punire gli omosessuali della loro scelta contro natura.

Quindi a questo punto il corpo, un corpo che era già sbagliato in termini di genere di appartenenza ‘’wrong
in terms of gender’’, e che era sbagliato anche dal punto di vista religiosi, quindi contrario al volere di Dio,
diventa anche un corpo infettivo, quindi pericoloso.

Dopo se volete le carichiamo online queste slide, chiedete al vostro professore, ma lui c’è l’ha già questo
ppt.

Quindi vedete che entrano in gioco una serie di componenti che si fanno estremamente complicati: da una
parte una scelta di gender che è contraria al sesso di appartenenza. Ve l’ha spiegata il professore la
differenza tra sex e gender? (studenti ‘’no’’) La ripetiamo anche se ve l’avesse spiegata, non fa niente non vi
faccio più domande e proseguo dritta *ride*. Allora, noi non abbiamo in italiano una distinzione così netta
tra i due termini, mentre invece l’inglese distingue molto chiaramente tra sex e gender, dove sex è la
caratterizzazione biologica di un corpo, il corpo con cui si nasce, che può essere maschile o femminile a
seconda degli organi di cui è dotato. Il gender invece è un costrutto socio-culturale, e nel caso
dell’omosessualità il gender si muove in direzione diversa rispetto al sex, può muoversi in una direzione
diversa rispetto al sex. Che cosa significa? Significa che sulla nostra appartenenza di genere agiscono una
serie di fattori che non sono solo biologici ma sono anche legati alla società nella quale siamo inseriti, al
processo di socializzazione primaria, al modo in cui siamo cresciuti, al modo in cui ci siamo
progressivamente inseriti nella nostra comunità di appartenenza. Non è propriamente una scelta ma è il
risultato di una serie di condizionamenti e di pulsioni anche assolutamente individuali e personali, che
conducono in una direzione diversa da quella che è ritenuta la direzione normativa.

Quindi sex: biologico, gender: un costrutto socio-culturale. Quando questi aspetti non coincidono, quando
sex e gender non coincidono è un problema, l’individuo in questione ha difficoltà nell’inserimento nella
comunità, si colloca in un’area intermedia, uno spazio interstiziale che non è facile da identificare viene
considerato dalla comunità di appartenenza come maschio quando magari lui si sente femmina. E quindi
c’è una scollatura abbastanza marcata tra ‘’social identity’’ e ‘’self idenitity’’. Dove self identity è quello che
noi siamo con noi stessi, e social identity è quello che noi sembriamo agli altri, come gli altri ci considerano.

Quindi quando self identity e social identity in questo caso specifico non coincidono, non si sovrappongono
perfettamente, vuol dire che noi abbiamo un problema di integrazione, un problema di accettazione da
parte della comunità, perché pensiamo di essere qualcosa e la comunità ci riconosce, ci identifica come
qualcosa d’altro.
Naturalmente come abbiamo detto nel caso dell’omosessualità per questa non coincidenza ci sono delle
ragioni, sono delle ragioni che sono anche abbiamo detto religiose, ci sono delle ragioni anche scientifiche:
‘’wrong in sense of reproduction of the species’’, il rapporto sessuale in ambito religioso come in ambito
biologico è lo strumento per la riproduzione, il meccanismo attraverso il quale la specie si auto preserva, se
noi smettiamo di riprodurci la specie non sopravvive, si estingue.

Quindi c’è anche questo aspetto, nel caso dell’omosessualità la funzione riproduttiva, che è tipica del nostro
corpo, non può verificarsi, e quindi bisogna cercare un altro modo per preservare la specie.

La cultura occidentale, perché su quella poi lavoriamo, poi nelle culture orientali ci sono dei meccanismi un
pochino diversi, la cultura occidentale ha come dire mantenuto queste discriminazioni, queste forme di
discriminazione, negli anni, senza che noi ce ne rendessimo conto.

Sappiamo che la cultura occidentale si è edificata su formazioni dicotomiche, su formazioni oppositive, e


l’opposizione maschile-femminile è una di queste. Fin da bambini veniamo educati a essere maschi o
femmine, veniamo educati a gestire, esercitare un determinato ruolo nella comunità, non ci rendiamo
conto ma le storie che ci raccontano, i giocattoli che ci regalano, le culture a cui veniamo esposti sono
calibrate e vanno esattamente in questa direzione. D’accordo? Qualunque cosa si muova in una direzione
diversa tende ad essere sanzionata, tende ad essere ricondotta all’ordine. Ogni volta che c’è un’identità
all’interno della comunità che disturba le regole della comunità, questa identità può subire due sorti
possibili: può essere normalizzata, costretta a normalizzarsi, e per questo per tanto tempo ancora oggi si
dice che l’omosessualità può essere curata, un omosessuale può essere rieducato a comportarsi in modo
normale tra virgolette; oppure l’identità che disturba può essere espulsa dalla comunità. Talmente tanto
emarginata da essere spinta fuori dalla comunità. La comunità si difende sempre da quello che non è
omogeneo al funzionamento della comunità e al di là, questo non vale solo per l’omosessualità, vale per
ogni cosa. Ve ne rendete conto anche nella vostra quotidianità: ogni volta che entrate in un ambiente e vi
comportate in modo disomogeneo rispetto a quell’ambiente, cercano di farvi ragionare oppure vi spingono
fuori da quell’ambiente. Se entrate chiesa e cominciate a bestemmiare, è normale che qualcuno vi dice
‘’basta, smettila, sei in chiesa’’. Okay? Tutto chiaro fin qui? Fermatemi, perché non sono abituata a voi,
quando non capite.

Allora torniamo a vedere il percorso di caratterizzazione, attraverso quale percorso si è definita e si è


caratterizzata l’omosessualità nel mondo britannico o un pochino più in generale, nel mondo di lingua
inglese. Non è nuovo l’abbiamo detto la demonizzazione dell’omosessualità; in realtà nella cultura e nella
letteratura del passato non se ne è parlato molto, però alcuni spunti legati alla rappresentazione
dell’omosessualità sono presenti, sia nella storia, che nella letteratura e cultura dell’Inghilterra.

La prima rappresentazione documentata di un personaggio, di una figura omosessuale compare addirittura


nel 1577 nelle ‘’Holinshed Chronicles’’, una specie di documento storiografico narrativo che contato in
forma di manoscritto ne siamo venuti a conoscenza. Ed è proprio in questo testo che viene rappresentata la
figura di un re Edoardo II, Eduard II, che ha avuto accesso al trono, è asceso al trono nel 1307, quindi in
un’epoca molto antica, e che era chiaramente o più o meno dichiaratamente omosessuale, tant’è che aveva
una relazione più o meno pubblica con un elemento della sua corte, questo Gaveston, e quando questa
relazione è diventata troppo esplicita per essere accettata, Eduard II è stato deposto, arrestato ed è morto
in effetti in prigione.

È una bella storia, non è edificante ma è una storia interessante che è stata ripresa poi in diverse occasioni
nel corso della letteratura britannica.

Citiamo due occasioni, soprattutto la prima è quella che vedete segnata lì *indica la slide* ed è un’opera di
Christopher Marlowe, sapete chi è? Chi era C.M? L’avete mai sentito come nome? Era un commediografo
dell’epoca di Shakespeare, che probabilmente sarebbe diventato se non bravo quanto Shakespeare
addirittura più bravo di Shakespeare. Era estremamente popolare all’epoca ma è morto giovanissimo in
seguito a una rissa in osteria, lui non era un personaggio propriamente raccomandabile e Marlowe aveva
scritto un play dedicato a Eduard II, un play che ne raccontava la storia con tutti i suoi particolari,
attribuendo la morte, o meglio l’omicidio, di Eduard II in prigione proprio a questa accusa di omosessualità.

In anni molto successivi, cioè nel 1991 Eduard II diventa anche un film, guarda un po’ proprio per la regia di
Derek Jarman. Ed è stato forse il primo film ad essere accolto a livello internazionale da un considerevole
successo al di fuori della cerchia delle queer cultures, tant’è che ha partecipato anche alla mostra del
cinema di Venezia, io l’ho visto lì quando è uscito ed è il lavoro di riscrittura del play di Marlow, un
adattamento cinematografico del play di Marlowe.

Anche in Shakespeare in realtà compaiono, compare la tematica dell’omosessualità anche se appena


accennata. Sapete che nel teatro elisabettiano in realtà fare l’attore era un po’ come essere in caserma per
certi versi, banalizzando un poco, nel senso che era un mondo di uomini dove anche i personaggi femminili
venivano recitati da uomini travestiti. Quindi tendenzialmente la questione dell’omosessualità è una
questione taciuta ma molto conosciuta, molto nota della quale gli attori erano estremamente consapevoli.
Tuttavia Shakespeare non affronta mai direttamente il problema, anche se ci va molto vicino con ‘’La
Tempesta’’ con la costruzione della tempesta voi sapete che il personaggio centrale è Prospero però poi
Prospero ha a fianco due altre figure maschili estremamente allusive e cioè la figura dello spiritello Ariel e la
figura di Caliban che è appunto la rappresentazione del selvaggio.

Nei sonetti però Shakespeare è molto più esplicito da questo punto di vista, nel senso che alcuni dei sonetti
sono apertamente dedicati, e questo lo capiamo dall’uso dei pronomi, a uomini e non a donne. Sono
sonetti d’amore nei quali si capisce, nella versione originale, solo di recente recuperata, si capisce che
l’oggetto d’amore non è una donna, ma un uomo. Tant’è che Shakespeare è anche un’icona delle culture
queer, è un personaggio molto amato nell’ambito delle culture omosessuali. Vi dicevo questa cosa è stata
recuperata solo in tempo recenti, nel senso che in epoca vittoriana soprattutto tutti i sonetti di Shakespeare
sono stati revisionati codificando tutti i pronomi, in modo da rendere evidente che l’oggetto d’amore non
era un uomo ma invece una donna. La versione originale è stata recuperata solo in tempi relativamente
recenti.

Anche qua Jarman ci aiuta, Jarman prende posizione rispetto a questa cosa tant’è che realizza appunto una
versione, un adattamento cinematografico della tempesta, che è del ’79, quindi prima che gli venga
diagnosticato l’AIDS; e poi realizza questa cosa, veramente molto strana, molto particolare che è ‘’The
angelic conversation’’, ‘’the angeli conversation’’ è un film tratto dai sonetti, cosa che non era mai successa
prima, che un adattamento cinematografico facesse riferimento a un testo come quello del sonetto, mentre
è molto frequente che un film sia ispirato a un romanzo, alle poesie succede un pochino di meno. Quindi
già questo ci fa comprendere quanto fossero particolari le scelte artistiche di Derek Jarman.

D’altro canto però dobbiamo aspettare un po’ di anni, dobbiamo aspettare l’inizio dell’800, la metà dell’800
in realtà, perché questa questione dell’omosessualità diventi una questione molto dibattuta, diventi un
caso pubblico e giuridico anche importante. E questo accadrà con il personaggio di Oscar Wilde.

Oscar Wilde è anch’egli per vari motivi un riferimento abbastanza importante nelle culture omosessuali e di
fatto la sua condanna appoggia l’omosessualità, lo sapevate vero? Siete a conoscenza del processo Wilde
per l’omosessualità? La sua condanna appoggia su un apparato giuridico che in realtà anche questo è
abbastanza antico, vedete *indica la slide* che la prima legge esplicitamente orientata a punire
penalmente l’omosessualità è del 1828. Ed è una legge che è modellata su una normativa precedente che,
come avete detto voi, risale ai tempi di Enrico VIII nel ‘500. Di fatto questa legge così com’era continua a
essere applicata, viene ripresa dalla normativa del 1828, continua a essere applicata serenamente fino al
1836, dal 1836 in avanti non viene abrogata la legge, ma non viene applicata di fatto, solo nel 1861 viene
abrogata. Per poco tempo però, dopo appena 20 anni un signore, un politico che si chiama Labouchere,
introduce un emendamento, così detto ‘’Labouchere amendement’’ che contiene un articolo specifico, la
cosiddetta section 11, in base al quale l’istigazione e la pratica all’omosessualità vengono punite per legge
con pene molto dure. Ed è sulla base di questa legge che Wilde verrà condannato.

Allora… non mi ricordo… insomma il nuovo, perché vi sia un nuovo provvedimento legale che addirittura
rende ancora più costrittiva la legge, bisognerà aspettare gli anni thatcheriani nel 1988 quando viene
approvato l’articolo definito ‘’clause 28’’ o ‘’section 28’’, si può chiamare in entrambi i modi, nel quale viene
punita addirittura anche l’istigazione all’omosessualità in forma di insegnamento, nel senso che se nella
didattica gli insegnanti o i docenti universitari toccavano l’argomento dell’omosessualità, questa poteva
essere considerata come un’istigazione all’omosessualità e quindi gli insegnanti e i docenti erano punibili
per legge.

Questa cosa è abbastanza importante ragazzi perché nell’88 l’AIDS era già patologia nota e quindi la
prevenzione sarebbe molto importante. Impedire alle strutture formativa di fare menzione
dell’omosessualità e dei rischi che si potevano correre, non solo per gli omosessuali ma anche per gli
eterosessuali, significa in qualche modo mettere le istituzioni pubbliche in grande difficoltà nell’arginare
questa infezione, di quella che viene chiamata appunto una sorta di ‘’peste dei gay’’, e vedremo che questo
è molto più che un semplice modo di dire, perché di fatto accade proprio questo, accade che negli anni ’80,
tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, l’AIDS si diffonde moltissimo per semplice mancanza
d’informazione attendibile, si diffonde moltissimo soprattutto tra eterosessuali. Perché non viene diffusa
una consapevolezza del fatto che qualunque rapporto non protetto può essere estremamente pericoloso.

Torniamo nell’800 e torniamo a Oscar Wilde. O.W. è un personaggio particolare, l’avrete quasi tutti studiato
alla scuola superiore perché di solito si studia, anche se poi si studia di O.W. soprattutto più solare e si
finisce per trascurare quelle che sono le sue opere più belle che di fatto sono state realizzate in verità
durante il periodo di prigionia subito prima, subito dopo.

Allora Oscar Wilde nasce a Dublino. Questo è un dato importante, perché secondo voi ragazzi è importante
che sia irlandese e non inglese? Dunque l’Irlanda è la prima colonia dell’Inghilterra, e bisogna però
aggiungere un altro dato: l’Irlanda era originariamente molto cattolica, la prima colonizzazione è stata una
colonizzazione romana, quindi comunque era un paese originariamente cattolico. Anche l’Inghilterra
originariamente lo era fino a quando più o meno? Quand’è che c’è la separazione dalla chiesa di Roma? Con
‘’l’atto di supremazia’’ del 1534, l’atto di supremazia è l’atto con il quale Enrico VIII per un misto di interessi
personali, economici e religiosi, decide di staccarsi dalla chiesa di Roma, di rinnegare l’autorità del Papa e di
concepire quel complesso sistema che è la chiesa anglicana, che di fatto attribuisce al re il ruolo di guida,
non solo temporale, ma anche spirituale, dello stato, quindi anche capo della chiesa.

Quando questo accade è l’origine di tutti i mali dell’Irlanda, nel senso che l’Irlanda non arriverà mai a
abbracciare completamente la fede protestante e questa separazione rimarrà persistente. Una buona parte
dell’Irlanda rimane profondamente cattolica, ancora oggi, insomma più che altro con Brexit i problemi
rischiano di moltiplicarsi, di nuovo rischia di ripetersi una sanguinaria guerra civile che ha definito l’Irlanda
per molti anni.

Quindi di fatto Wilde nasce in un paese che ha una tradizione cattolica, in un paese che è considerato una
colonia dall’Inghilterra, quindi periferia dell’impero, non l’impero stesso; in un paese che ha una cultura e
un’identità nazionale e una configurazione sociale molto diverse dall’Inghilterra. Appartiene a una famiglia
della piccola borghesia, abbastanza ricca di stimoli culturali e letterari. Frequenta da subito il mondo del
teatro e studia al Trinity college a Dublino ma poi va Oxford, e quindi lo spostamento a Oxford è il primo
contatto con un’identità nazionale e una cultura più specificamente britannica.

Per buona parte della vita O.W. si afferma come appunto drammaturgo di successo ‘’successfull playwriter’’
noi lo conosciamo soprattutto per le sue commedie che sono brillanti, estremamente divertenti, che sono
costruite su un abile uso del linguaggio e dell’ironia e sono caratterizzate da quel termine che è
intraducibile in italiano che è il ‘’wit’’ no? Lo spirito britannico che è appunto questo raffinato gioco ironico
dell’intelligenza applicato alla rappresentazione di ambienti, che sono ambienti molto alti, sono ambienti
nobiliari britannici.

Ancora di più però in questa fase O.W. si afferma più che per la produzione letteraria, soprattutto come
personaggio pubblico. *indica la slide con la foto di O.W.* Ho scelto questa foto per un motivo, che cosa
notate? Perché è particolare questa foto? O.W. per altro era un omone, non era uno mingherlino, insomma
molto imponente fisicamente. Vedete che è anche vestito in modo estremamente accurato, e fornisce
attraverso questo tipo di abbigliamento un’immagine di sé che tende a trasformarsi in un’icona. Voi sapete,
o dovreste sapere ormai, che il corpo è la nostra superficie visibile, è il primo testo che presentiamo al
mondo, la prima rappresentazione che offriamo al mondo di noi stessi. Se io mi sono vestita così c’è un
motivo, se non mi sono messa il tailleur con le scarpe col tacco, perché voglio presentare alla comunità, e a
voi in questo preciso momento, un’immagine precisa di me e ho un testo, quello che io vi presento oggi che
voi leggete interpretando che tipo di persona sono io, ha torto o ha ragione.

Benissimo Wilde faceva la stessa cosa e la faceva con grande cura appunto da costituirsi come un’icona
estetica, un modello di intellettuale che veniva universalmente copiato e riprodotto da chi si riconosceva
nel suo modo di porsi, nel suo modo di essere.

Il discorso sull’omosessualità per Wilde non è mai esplicito, finchè non lo diventa nel processo. È piuttosto
modello di comportamento che dà origine a un movimento estetico e di pensiero che è appunto il
dandismo. O.W. è il primo dandy della storia. Dove questo termine sta a indicare appunto un uomo che ha
estrema cura di sé, che fa della sua superficialità il suo mandato etico e estetico, che non ha condizioni
profonde, apparentemente non dichiara condizioni profonde di nessun tipo e per il quale gli unici principi
che valgono sono quelli dell’apparenza e on della sostanza.

Vi vedo un po’ desolati non state riuscendo a seguirmi? Ripeto qualcosa? No, okay. Ripeto il dandismo è
questo movimento per così dire elaborato da Wilde, che è un modello di comportamento, un modello di
pensiero, e diventa anche un modello di creazione letteraria ed estetica. Le commedie di Wilde riflettono
questa modalità di pensiero in modo diretto, sono giochi di intelligenza, non c’è altro non c’è anima. E
questo è un atteggiamento assolutamente intenzionale che determina un grande seguito. Wilde diventa
uno dei frequentatori dei salotti inglesi più importanti, anche il suo viaggio negli Stati Uniti riscuote un
enorme successo, le sue commedie sono rappresentate ovunque perché sono divertenti, brillanti e dicono
anche qualcosa sulla struttura di una società che tutto sommato nei fatti si sta svuotando di contenuti.

*si spegne il microfono*