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Teoria Generale Del Volo

Di
Giuseppe “ Grugno” Regano

Premessa

Innanzitutto è d’ obbligo una premessa: Questa guida non vuole essere affatto un
documento che descriva in maniera esaustiva tutto ciò che c’è dietro la teoria del volo
ne essere un punto fermo in cui sia possibile aprire e chiudere un argomento di cosi
vaste dimensioni; questo documento vuole essere un punto di partenza che facendo
leva sulla curiosità del lettore spinga lo stesso a compiere approfondimenti su ciò che
in questa sede verrà trattato. Quindi ogni argomento trattato deve essere considerato
solo il punto di partenza per un viaggio che potrà portare chi legge a scoprire più
dettagliatamente ogni sfaccettatura dell’ affascinate e poliedrico mondo del volo.
Prima di andare in giro per il mondo a bombardare a destra e a manca e’ meglio
imparare ciò che sta alla base del volo.

Come imparare

Saper volare non vuol dire solo saper eseguire le manovre fondamentali del volo,
significa saper prendere le decisioni giuste al momento giusto.
Per questo e’ indispensabile che il pilota accumuli tanta esperienza, per fare ciò e’
basilare che l’ allievo all’inizio acquisisca tale esperienza dal proprio istruttore
interrogandolo per chiarire il perché di ogni cosa e soprattutto per comprendere i
processi logici che sono alla base di ogni procedura di volo. Compito dell’ istruttore
e’ appagare tale curiosità senza però saturare l’ allievo di nozione che l’allievo non e’
ancora pronto a recepire.

L’ atmosfera

Per capire come funziona il meccanismo del volo e’ importante prima accennare a ciò
che permette il volo, ovvero all’ ambiente in cui l’ aereo si muove e grazie al quale
gli e’ permesso di essere una macchina volante.
Avreste mai pensato di muovervi sul fondo di un oceano profondo più di 11.000
metri?

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Ebbene e’ ciò che realmente succede: L’atmosfera e’ costituita dalla massa d’aria che
avvolge la terra. I fenomeni meteorologici hanno luogo nella parte più bassa di essa,
spessa circa 11.000 metri ( appunto) chiamata Troposfera.
Tutto ciò che accade nella troposfera è da imputare alle tre grandezze fondamentali
che caratterizzano l’atmosfera : Pressione, Temperatura, Umidità.
Siccome questi valori sono altamente variabili a seconda del luogo preso in esame e
dell’ altitudine dello stesso al fine di avere parametri costanti necessari come
riferimento per la regolazione degli strumenti e’ stato internazionalmente convenuto
di istituire l’atmosfera standard (ISA).
Essa e’ considerata come priva di umidità e avente :
Pressione al livello del mare di 1.013 hpa ( hectopascal) o millibar (mb)
decrescente con la quota in ragione di 1 hpa ogni 8 metri ( o 27 piedi).
Temperatura al livello del mare di +15° C decrescente con la quota in ragione
di 0,65°C ogni 100 metri (o 2°C ogni 1.000 piedi).

La Pressione:
e’ la forza che il peso della colonna d’aria esercita sulla superficie terrestre( al livello
del mare 1.013 hpa ovvero 1 Kg/cmq cioè 1 atmosfera).
La diminuzione di pressione che si verifica con l’alzarsi della quota e’ detto
gradiente barico verticale(1 hpa ogni 8 metri).
Indicativamente la pressione si dimezza verso i 5.000 metri.
Essendo la distribuzione della massa d’aria intorno alla terra non uniforme anche la
pressione atmosferica presenta notevoli variazioni.
L’andamento della pressione atmosferica al livello del mare viene rappresentato
tracciando delle linee che uniscono i punti di uguale pressione, tali linee sono
chiamate isobare(fig. 1).
La particolare conformazione di tali linee da luogo a diverse conformazioni bariche,
le più note sono quelle ad andamento ciclonico o anticiclonico a seconda che al
centro di esse ci siano rispettivamente zone di bassa o alta pressione.
La variazione di pressione lungo la superficie terrestre e’ detta gradiente barico
orizzontale ed e’ la causa del vento(più vicine sono le isobare più forte sarà il vento)

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FIGURA 1

La Temperatura:
I raggi del sole attraversano l’atmosfera senza scaldarla, ma scaldano la superficie
terrestre che a sua volta cede più o meno calore agli strati di atmosfera sovrastanti.
La superficie terrestre viene scaldata in modo molto vario a causa del diverso
irraggiamento solare (giorno-notte, stagioni, nuvolosità etc.) e della diversa capacità
termica de suolo terrestre ovvero alla capacità maggiore o minore che ha di trattenere
il calore del Sole.
Perché quando faccio il bagno di mezzanotte l’acqua e’ calda?
L’acqua ha una grossa capacità termica per questo quando e’ raggiunta dai raggi
solari accumula calore e ne cede pochissimo ( sembra fredda) diversamente quando
l’attività solare non la interessa più cede calore ed e’ capace di farlo anche per molto
tempo ( sembra calda).
Altri materiali come la sabbia hanno bassissima capacità termica quindi trattengono
percentuali bassissime di calore cedendolo immediatamente all’atmosfera
riscaldandola ( e di estate i piedi sulla spiaggia si incendiano) viceversa quando non
sono più colpiti dal Sole si raffreddano velocemente.
La diversa temperatura della superficie terrestre provoca anche un diverso
riscaldamento dell’aria sovrastante dando luogo ai moti convettivi(fig 2).

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FIGURA 2

L’ Umidità:
e’ la percentuale di vapore acqueo presente nell’ aria.
Papà, di che sono fatte le nuvole? Di vapore…. SBAGLIATO:
E’ importante sapere che il vapore acqueo e’ una sostanza perfettamente trasparente
alla luce, pertanto non commettiamo l’errore di dire che le nubi sono fatte di vapore ,
bensì si tratta di minutissime gocce di acqua già allo stato liquido e quindi visibili.
A seconda della pressione e della temperatura una massa d’aria e’ capace di trattenere
più o meno vapore acqueo.
In generale più è alta la temperatura di una massa d’aria più vapore la stessa potrà
contenere, più e’ alta la pressione meno vapore potrà essere trattenuto.
Quando ad una massa d’aria viene dato più vapore di quello che a quella data
pressione e temperatura e’ in grado di trattenere si dice che la massa d’aria e’ satura,
e tenderà a espellere il vapore sotto forma di acqua allo stato liquido. Va da se che
variando pressione e/o temperatura una massa d’aria può saturarsi anche se prima
non lo era. Quando una massa d’aria si satura la sua umidità relativa ( il rapporto
espresso in percentuale fra la quantità di vapore contenuto in una massa d’aria e la
quantità si vapore che la stessa massa può contenere a quella temperatura) e’ al 100%
La temperatura alla quale si verifica la saturazione si chiama temperatura di
rugiada.

Principi del Volo

L’ala :

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e’ formata da due semiali. Sezionata trasversalmente un’ala se ne ottiene il profilo
alare che può avere diverse forme ( le più comuni concavo-convesso o piano-
convesso)

FIGURA 3
Sul bordo d’uscita dell’ ala generalmente vengono montate le superfici di comando
chiamate alettoni e i flap ( che vedremo più dettagliatamente in una prossima
sezione).

L’impennaggio :
detto anche coda e’ costituito dall’ insieme degli stabilizzatori e degli equilibratori.
Generalmente e’ costituito da un piano verticale(deriva + timone) e uno orizzontale (
stabilizzatore + equilibratore)

I canard:
E’ una seconda superficie aerodinamica , una seconda ala molto più piccola rispetto
quella principale applicata avanti quest’ultima.

Le quattro forze che agiscono sull’aereo:

Il peso:
e’ la forza con la quale un corpo e’ attratto verso il centro della terra. Quindi e’ una
forza sempre rivolta verso il basso e perpendicolarmente alla superficie terrestre.

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La Portanza:
Perché un corpo possa staccarsi da terra e’ necessario almeno che si applichi una
forza uguale a quella del peso ma rivolta verso l’alto.
Questa forza per i corpi di un certo peso e’ ottenuta sfruttando la differenza di
pressione fra la porzione inferiore (intradosso) e la porzione superiore (estradosso)
dell’ ala.
La spiegazione di questo fenomeno e’ legata al principio di Bernoulli :
la pressione esercitata da un fluido perpendicolarmente al suo moto e’
inversamente proporzionale alla sua velocità.

FIGURA 4

Come e’ facile vedere(fig. 4) siccome la parte di fluido che passa sulla parte
superiore dell’ ala “fa più strada” rispetto a quello che passa nella parte inferiore
(rispetto ovviamente all’unità di tempo) esso è più veloce. Per il principio di
Bernoulli questo vuol dire che esercita una pressione minore sulla sua perpendicolare
( verso l’ala) al contrario della parte di fluido che passa nell’ intradosso che essendo
più lento esercita una pressione maggiore( sempre verso l’ala quindi verso l’alto).
Tradotto vuol dire che la differenza di velocità dell’aria esistente tra la parte superiore
dell’ala e quella inferiore si traduce in una differenza di pressione che spinge l’ala
verso l’alto.
La portanza e’ sempre perpendicolare al fluido che la genera (l’aria che investe
l’ala).
In realtà la portanza e’ costituita da una somma di fattori che verranno spiegati
meglio in seguito.

La resistenza :

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E’ una forza che agisce sempre in direzione opposta a quella del moto dell’aereo ed
e’ la somma di due componenti principali:
La resistenza di profilo: e’ data dall’attrito che l’aria genera lungo le superfici
dell’aereo ( resistenza di attrito).
La resistenza indotta: si genera come componente secondaria della portanza

FIGURA 5

Come detto la portanza e’ sempre perpendicolare al flusso che la genera (l’aria


che investe l’ala). Poiché ,come vedremo fra breve, l’ala deve sempre
muoversi rispetto all’aria con un certo angolo di incidenza ovvero essere più o
meno inclinata rispetto alla direzione del moto, altrettanto inclinato si trova ad
essere il fluido aerodinamico e di conseguenza anche la portanza che a esso e’
perpendicolare. Perciò la portanza si troverà ad essere più o meno inclinata all’
indietro in funzione dell’ angolo di incidenza dell’ ala, quindi ammetterà una
componente verticale che si oppone al peso, e una orizzontale che si oppone al
moto che e’ appunto la resistenza indotta. Questa seguendo le vicende
dell’angolo di incidenza ( che vedremo tra poco) diminuisce con l’aumentare
della velocità e viceversa… perciò e’ massima alle basse velocità. Inoltre
aumenta con l’aumentare della portanza… vedremo… vedremo..

La Spinta/Trazione :
Fornita da un gruppo moto-elica per la trazione o da un motore a reazione per la
spinta (secondo il ben noto 3° principio della dinamica generale) , consente all’aereo
di muoversi nell’ aria. Un parametro comune e’ il rapporto spinta su peso: un
rapporto maggiore di 1:1 vuol dire che un aereo e’ capace di vincere la gravità.

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FIGURA 6

Da queste poche nozioni espresse si evince che perché un aereo rimanga in volo
rettilineo a quota e velocità costanti le forze cui e’ soggetto devono essere in
equilibrio fra di loro a coppie : peso-portanza e resistenza-spinta\trazione(fig. 6).
Al variare di ognuna di queste forze consegue un comportamento specifico dell’aereo
che esamineremo meglio tra non molto…

Effetti sulla portanza

L’angolo di incidenza(AoA):
Il flusso d’aria che investe l’ala e’ chiamato vento relativo, tale flusso e’ sempre
contrario alla traiettoria di volo e l’angolo che esso forma con la corda alare si chiama
Angolo di incidenza (oppure angolo di attacco o AoA, in rosso nella fig. 7).

FIGURA 7

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I parametri per modificare la portanza:
I parametri che modificano la portanza sono essenzialmente due: L’angolo di
incidenza e la velocità.
Generalizzando al massimo si può dire che la portanza è data dal prodotto
dell’incidenza per la velocità.
Questo vuol dire che se durante il volo si desidera mantenere costante la portanza (in
volo rettilineo significa mantenere costante la quota) ma si vuole volare a una
maggiore velocità, bisogna si aumentare la spinta (dare ovviamente manetta) ma
ridurre l’angolo di incidenza.
E’ ovvio che viceversa se si desidera mantenere la stessa portanza ( quindi quota) e
ridurre la velocità dovremmo aumentare l’ AoA.
La portanza si regola utilizzando in avanti ed indietro la barra di comando (spero che
questo almeno lo sappiate).
I valori minimi e massimi dell’ angolo di incidenza dipendono dal tipo di ala
utilizzata e dalla potenza che il motore e’ in grado di erogare oltrechè dalla presenza
di superfici mobili come i flap.
La Velocità: Esistono “due velocità” da tenere presente in un aereo, la velocità vera
e la velocità apparente ( o indicata): la prima indica la velocità che un aereo ha
rispetto al terreno, la seconda e’ la velocità del fluido che investe la nostra ala ed è
indicata dall’anemometro ( vedere capitolo strumenti) che essendo calcolata dal tubo
di Pitot (vedere anemometro) è legata alla densità dell’aria quindi “diversa” a
seconda della quota alla quale viene calcolata.
Esempio: se ci sono due aerei che viaggiano alla stessa velocità vera (rispetto al
terreno) e con lo stesso angolo di AoA ma a quote diverse ( il primo a 2000 Ft e il
secondo a 30000ft) l’anemometro darà diverse velocità indicate ma praticamente
arriveranno nello stesso momento alla stessa destinazione.

I Comandi

Gli assi di rotazione:


Gli assi intorno ai quali un aereo può muoversi sono tre:
Asse trasversale , asse longitudinale e asse verticale.

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FIGURA 8

Asse trasversale:
l’aereo si muove con un movimento chiamato beccheggio, (cabrata e picchiata
). E’ ottenuto mediante lo spostamento in avanti e indietro della barra di
comando che agisce aumentando o diminuendo l’angolo di incidenza dell’ala.
Lo spostamento in avanti del muso della barra di comando fa ruotare verso il
basso l’equilibratore (parte mobile orizzontale del piano di coda) facendo
aumentare la portanza sulla coda e di conseguenza facendola alzare , quindi
l’aereo picchia.. e viceversa.
Negli aerei dotati di canard lo spostamento in avanti della barra di comando
provoca una diminuzione della portanza sui canard che quindi portano in giù il
muso dell’aereo.

E’ bene introdurre il concetto di stabilità e manovrabilità di un aereo, qualità in


un certo senso contrastanti fra di loro:
La manovrabilità esprime la capacità che ha un aereo di muoversi più o meno
facilmente intorno ai sui tre assi;
La stabilità e’ la qualità che consente all’ aereo di tornare da solo al suo
assetto originario una volta che sia stato spostato da una causa esterna
qualunque (compreso l’agire sui comandi di volo).
Se un aereo deve essere più o meno stabile (oppure più o meno manovrabile) e’
un scelta connaturata nella natura stessa dell’ aereo. Un aereo da trasporto non
dovendo sopportare virate strette sarà più stabile (quindi meno manovrabile) di
un caccia, quest’ultimo grazie alla sua manovrabilità (e quindi a causa della sua

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relativa instabilità) e’ in grado di soddisfare speciali esigenze operative in
quanto lo sforzo necessario per manovrarlo e’ leggerissimo. Su un caccia la
particolare disposizione dei punti di forza (baricentro, centro di portanza etc.)
rende possibile quella che in genere si chiame stabilità statica rilassata.

La stabilità intorno l’asse trasversale e’ ottenuto mediante il piano orizzontale


di coda.
Chiariamo meglio: per dare stabilità all’aereo il baricentro deve trovarsi avanti
il centro di pressione ( il centro di portanza) in modo che il peso (forza verso il
basso) e la portanza (forza verso l’alto) diano luogo ad un momento
picchiante(fig. 9).

FiGURA 9

Se nulla contrastasse questo stato di cose l’aereo tenderebbe sempre a


picchiare,ciò che si oppone all’abbassamento del muso dell’aereo e’ una
superficie piana orizzontale montata sulla coda dell’aereo chiamata appunto
stabilizzatore che ha il compito di spingere la coda verso il basso così da
creare un momento cabrante che si oppone (stabilizzando l’aereo appunto) al
moto picchiante precedentemente descritto (fig. 10).

FIGURA 10

Però siccome, come visto in precedenza, il peso e la portanza possono variare


continuamente ( di conseguenza anche il loro effetto sul momento picchiante),

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sorge la necessità di riequilibrare continuamente le forze agendo sul momento
cabrante.
Questa funzione e’ assolta dall’ equilibratore (la parte mobile del piano
orizzontale di coda) che mosso su o giù (tramite la barra di comando) fa
rispettivamente diminuire (ottenendo una picchiata) o aumentare (ottenendo
una cabrata) la portanza del piano di coda.

In sostanza il sistema stabilizzatore-equilibratore agisce come una leva ( Fig.


10 ,leva 2) che fa perno sul centro di portanza dell’aereo che agendo più o
meno incisivamente rispetto al sistema leva baricentro-centro di portanza(Fig.
10,leva 1) fa picchiare o cabrare l’aereo. Tali manovre hanno l’effetto di
aumentare o diminuire l’angolo di incidenza delle ali con le conseguenze che
vedremo in seguito.

Una funzione basilare in questo sistema di cose lo ha il Trim.


Abbiamo detto che perché un aereo si possa muovere in assetto stabile intorno
al suo asse trasversale (in pratica non picchi ne cabri ) e’ necessario che le due
leve si equilibrino fra di loro. Ma cosa succede se ad esempio uno dei fattori
chiave del sistema prima descritto cambia? Ad esempio se a causa di un fattore
qualunque (es. aumento della velocità con conseguente aumento di portanza) il
movimento picchiante aumenta? In questo caso il pilota dovrebbe agire sulla
barra di comando per contrastare questo effetto tirandola un po’ verso di se,
questo farebbe alzare l’equilibratore (riportando l’aereo in volo livellato) ma
l’equilibratore sotto la spinta aerodinamica tenderebbe a tornare al suo posto
costringendo il pilota ad esercitare una forza (anche se piccola) continua e
costante tenendo la barra tirata sempre verso di se, ciò renderebbe il volo
difficoltoso. In questo ci viene in aiuto il trim, che altro non e’che una piccola
superficie mobile comandata da un sistema elettrico montata sia sul timone
(verticale)sia sull’equilibratore (orizzontale) che va’appunto a modificare i
parametri aerodinamici di questi componenti generando nel caso sopra
descritto più o meno portanza (quindi più o meno spinta sul piano orizzontale
di coda) in questa maniera si può volare in volo livellato senza agire
continuamente sull’equilibratore, alle correzioni di beccheggio in relazione alle
diverse velocità di navigazione ci pensa il trim. Come detto aumentando o
diminuendo la velocità cambia l’assetto dell’aereo, si rende necessario quindi
al fine di tenere l’aereo livellato agire sui trim. La velocità alla quale l’aereo e’
in grado di volare livellato senza che il pilota agisca sulla barra e’ chiamata
velocità di trim.
Su parecchi aerei militari il trim viene automaticamente settato da un sistema
computerizzato di bordo il qual fa si che l’aereo voli in assetto livellato
equilibrando autonomamente l’angolo di beccheggio. ( ad esempio sull’ F-15
tale sistema e’ chiamato Pitch Trim Compensator o PTC).

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E’ molto diffuso il concetto che tirare la barra sia sinonimo di salire (cabrata) e
abbassare la barra sia sinonimo di discesa(picchiata). Concetto errato.
In volo in condizioni normali ciò è esatto ma , specialmente per quanto
riguarda la salita, bisogna essere consci che alzare il muso dell’aereo
(aumentare l’ AOA) senza un relativo aumento di velocità porta molte volte
all’effetto contrario a quello desiderato ovvero ad una discesa e se il valore
dell’ AoA raggiunto e’ tale da raggiungere il valore critico dell’ angolo di
incidenza (vedremo cosa è nello stallo) può avvenire l’effetto per nulla
desiderato dello stallo.

La salita e la discesa
Per far passare un aereo da una situazione di volo orizzontale a uno in
pendenza e’ necessario agire sulle forze che abbiamo visto lo tengono in
equilibrio.. se vogliamo che passi in volo picchiato dovremo alterare
l’equilibrio fra la fora portanza e la forza peso in favore di quest’ultima , se
vogliamo che l’aereo salga di quota dovremo aumentare la portanza in modo
tale da vincere, oltre che equilibrare, la forza peso.
Questo aumento o diminuzione della portanza, come visto in precedenza (ved.
Effetti sulla portanza) possono essere indotti o tramite la variazione dell’assetto
( dell’angolo di incidenza) o dalla variazione della velocità (potenza del
motore) o ancora per effetto di entrambi i fattori contemporaneamente.

FIGURA 11

La salita:una volta che agendo sui comandi disponiamo l’aereo in una


traiettoria inclinata in su accade che la forza peso (nell’immagine la lettera Q)
si scompone in due forze:
- una perpendicolare alla traiettoria (Q1) che decresce all’aumentare
dell’angolo di salita e deve essere equilibrata dalla portanza(P);

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- una (Q2) parallela alla traiettoria di volo ma contraria al nostro moto, che
aumenta con l’aumentare della pendenza. Questa componente peso si va a
sommare alla resistenza(R) e deve essere equilibrata dalla spinta/trazione(T)
del motore.
E’ facile capire che se la pendenza fosse massima ovvero se l’aereo fosse fatto
salire in verticale non ci sarebbe più bisogno della portanza generata dall’ala
per equilibrare la forza peso a lei contraria (Q1) semplicemente perché
quest’ultima forza sarebbe uguale a 0 , mentre il sostentamento dell’aereo
ricadrebbe tutto sulla forza spinta/trazione chiamata ad equilibrare la forza
peso-resistenza che tende a far cadere l’aereo. Ecco perché e’ importante
conoscere il già ricordato rapporto spinta:peso che se maggiore di 1:1 permette
più o meno velocità di salita in assetto verticale. (ad esempio un F15E ha una
spinta di circa 21.000 Kg , un f-16 ha generalmente 12.000 kg di spinta , dati
da rapportare ovviamente al peso, compreso il carico, dei rispettivi aerei).
La Discesa: Come per la salita anche per la discesa la forza peso ammette due
componenti :
- una perpendicolare alla traiettoria (Q1) che come prima diminuisce al
crescere della pendenza e deve sempre esser equilibrata dalla portanza(P);
- una parallela alla traiettoria di volo(Q2) che aumenta con l’aumentare della
pendenza, che questa volta si va a sommare alla spinta\trazione(T).
Nel caso in cui l’aereo venisse fatto scendere in verticale, l’ala non dovrebbe
più generare portanza essendo nulla la componente peso (Q1) da equilibrare,
mentre tutto il peso (Q2) si somma alla spinta/trazione(T). In questa situazione
l’aereo continuerebbe ad accelerare fino a raggiungere la velocità alla quale la
resistenza diventa uguale alla somma del peso e della spinta/trazione (oppure
fino a quando non ti si staccano le ali dalla fusoliera J).

Per la salita e la discesa esistono caratteristiche velocità che consentono di


rendere massimi alcuni parametri:
Velocità di salita rapida: e’ quella che consente il massimo guadagno di quota
nell’unità di tempo.
Velocità di salita ripida: e’ quella che consente il massimo guadagno di quota
in rapporto allo spazio percorso.
Velocità di massima efficienza: e’ quella che in volo planato, cioè a motore
spento, consente di percorrere più spazio in funzione della quota persa. Questa
velocità dipende da diversi fattori tra i quali il più importante e’ la forma
dell’ala. L’efficienza di un ala e’ espressa da un numero ottenuto facendo
generalmente il rapporto tra la distanza percorsa e la quota persa. Ad esempio
se un ala ha una efficienza di 10:1 vuol dire che percorrerà in orizzontale 10
metri perdendo di quota 1 metro. L’ala può esprimere questo rapporto solo
quando vola ad un determinato angolo di incidenza detto appunto angolo di
efficienza massima che e’ diverso ovviamente da aereo ad aereo.

Asse Verticale:

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è il movimento che l’aero ha intorno al proprio asse verticale detto imbardata
e’ generato dallo spostamento del piano verticale di coda ottenuto mediante la
pressione dei pedali.
Premendo ad esempio il pedale destro il timone si sposta verso destra così da
costringere la coda a spostarsi verso sinistra di conseguenza il muso dell’aereo
si sposterà verso destra, generando così un movimento dell’aereo intorno
all’asse verticale.. semplice.
La stabilità intorno a questo asse e’ dovuto ad un semplice effetto: se ad
esempio l’aereo imbarda a sinistra il vento relativo investe il piano di coda in
modo asimmetrico,e la spinta laterale che si genera tende a riportare l’aereo
nella direzione del vento.
In parole semplici se premo pedale a sinistra il muso dell’aereo si sposta a
sinistra, in conseguenza di ciò la coda si sposta a destra(rotazione intorno
all’asse verticale) in questa maniera però il timone dell’aereo porge una
maggiore superficie al vento relativo nella sua parte destra il che tende a far
rientrare l’aereo nella posizione che aveva prima che venisse premuto il
pedale(fig. 12).

FIGURA 12
Un effetto secondario importante dell’imbardata e’ il così detto rollio indotto.
Se si usa solo la pedaliera (quindi senza agire congiuntamente sulla barra per
coordinare le virate) l’aereo imbardando sposta il muso dalla parte in cui e’
stato premuto il pedale, in conseguenza di questa rotazione l’ala che e’ interna
all’imbardata (quella che si trova dalla parte del pedale premuto) decelera
viceversa l’ala esterna all’imbardata accelera, si genera così una differenza di
velocità fra le ali che come sappiamo e’ direttamente legata alla portanza;
quindi l’ala esterna andando più veloce dell’interna genere più portanza il che
la fa sollevare generando un movimento di rollio (movimento sull’asse
longitudinale) dalla parte in cui e’ stato premuto il pedale.( es. se premi pedale
a destra il muso si sposta a destra sull’asse verticale e l’aere si inclina a destra
sull’asse longitudinale).

L’asse Longitudinale:

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Intorno a questo asse si ha il movimento di rollio.
I dispositivi tradizionalmente usati per generare questo movimento sono gli
alettoni, ovvero due superfici mobili poste sul bordo d’uscita dell’ala
comandati tramite il movimento laterale della barra.
Queste due superfici (uno posto su ogni semiala) si muovono in senso inverso
l’uno all’atro. Se si muove la barra a destra , ad esempio, l’alettone destro si
alza facendo diminuire l’angolo di incidenza della corrispondente
semiala(quindi la portanza), mentre viceversa l’alettone sinistro si abbassa
aumentando angolo di incidenza e quindi portanza della semiala sinistra.
Questo genera un’ innalzamento della semiala sinistra e un abbassamento della
destra quindi un movimento lungo l’asse longitudinale.
Lo scopo che ci porta a far ruotare l’aereo lungo l’asse longitudinale e’
generalmente quello di farlo virare.

La Virata
Abbiamo visto che per virare abbiamo bisogno di far rollare l’aereo dalla parte
della virata.

FIGURA 13
Come e’ visibile dalla figura 13 inclinando l’ala si inclina anche la portanza la
quale si scomporrà in due componenti: una verticale e una orizzontale.
La componente verticale se vogliamo che la quota sia mantenuta deve essere
ovviamente almeno uguale e contraria al peso dell’aereo, quindi entrando in
virata bisogna provvedere ad aumentare la portanza in modo che
componendosi la sua sola componente verticale si mantenga uguale al peso.

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Ciò si ottiene come visto o aumentando leggermente l’incidenza (tirando la
barra verso di se) oppure aumentando la velocità o ancora le due cose insieme.
E’ interessante notare che ad esempio quando l’ala e’ inclinata di 60° essa deve
generare una portanza doppia rispetto a che l’aereo andasse in volo orizzontale.
Sotto l’azione della seconda componente della portanza, quella orizzontale ,
l’aereo inizia a virare ovvero abbandona la sua rotta rettilinea per entrare in una
traiettoria curva. Quando questo accade però nasce una nuova forza, ovvero la
forza centrifuga che tende ad equilibrare la portanza orizzontale (forza
centripeta).
La forza centrifuga sommandosi alla fora peso da luogo ad una forza chiamata
peso apparente.

Quando l’inclinazione dell’ala e’ modesto (diciamo 30°) l’aumento della


portanza può essere ottenuto mediante un modesto aumento di angolo di
incidenza (AoA) ovvero tirando leggermente la barra a se, quando invece
l’angolo di inclinazione dell’ala e’ più marcato e’ necessario aumentare anche
di parecchio l’angolo di incidenza (AoA) nel fare questo noi andiamo ad
aumentare anche quella forza contraria al nostro moto chiamata resistenza (che
abbiamo già visto) che tenderebbe a rallentare la velocità dell’aereo e quindi a
far diminuire anziché aumentare la portanza. Quindi e’ necessario contrastare
la resistenza dando più manetta.

Pos. 1 Pos. 2 Pos. 3


Figura 14

La Figura 14 mostra la direzione e l’intensità delle forze fin qui prese in esame
applicate ad un ipotetico aereo di peso di 250Kg.
In posizione 1 l’aereo e’ in volo rettilineo quindi la portanza e’ uguale e
contraria al peso (250 Kg).
In posizione 2 l’inclinazione dell’ala e’ uguale a 45° e la portanza di 250 kg si
scompone nelle due forze che abbiamo visto precedentemente: una forza
verticale che ora e’ di soli 178 kg, e una forza orizzontale (centripeta) che e’ di
altri 178 kg. E’ facile intuire che siccome l’aereo ora ha solo 178kg di spinta
verso l’alto contro i 250kg iniziali esso immancabilmente tenda a scendere.

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In posizione 3 vediamo che le forze si sono ristabilite mediante un opportuno
intervento sulla barra e sulla potenza del motore: e’ stato necessario questo
intervento per contrastare quello che prima abbiamo chiamato peso apparente
ovvero la risultante delle forze peso e forza centrifuga. In questo caso tale peso
apparente e’ di 353 kg. Anche la portanza totale ottenuta come noterete e’ ora
di 353 Kg forza questa(scomposta nelle due forze vite prima) necessaria ad
avere una portanza verticale di 250 Kg ( il peso reale dell’aereo, quindi esso
rimane in quota) e altri 250 kg disponibili per la portanza orizzontale
necessaria ad equilibrare la forza centrifuga.

Quindi riassumendo per avere una virata coordinata (attenzione e’ cosa diversa
rispetto ad una virata ad alto numeri di G) dovremo spostare dapprima la barra
dalla parte in cui vogliamo virare ( rolliamo) una volta raggiunto l’angolo di
inclinazione dell’ala desiderato (esempio 45°) riporteremo la barra al centro per
mantenere costante tale inclinazione. Inoltre useremo la barra tirandola un po’
verso di noi per aumentare l’angolo di attacco e quindi la portanza e dunque la
quota, se necessario (a seconda dell’ angolo di inclinazione scelto) aumentare
anche la spinta del motore per contrastare l’aumento di resistenza.
La pedaliera va anche utilizzata per vincere quella che viene chiamata
imbardata inversa: Il movimento asimmetrico degli alettoni fa infatti
aumentare la portanza su una semiala e diminuirla sull’altra. E poiché un
aumento di portanza e’, come abbiamo visto, sempre accompagnato da un
aumento di resistenza indotta ecco che la semiala che si alza (+ portanza) viene
frenata di più di quella che si abbassa (-portanza), il che tende a far ruotare
l’aereo dalla parte esterna alla virata (esempio in una virata a destra il muso
dell’aero tenderà a imbardare a sinistra). Questo effetto indesiderato e’ più o
meno marcato a seconda delle scelte costruttive dei progettisti dell’aereo.
Il computer di bordo di molti aerei militari tende a compensare
automaticamente questo effetto dando timone .
Dovesse realizzarsi questo effetto indesiderato il modo per neutralizzarlo
consiste ovviamente in una controimbardata da dare con la pedaliera.

E’ possibile introdurre fino da ora il concetto di virata coordinata:


Abbiamo visto le quattro forze che entrano in azione durante una virata (peso-
portanza verticale, forza centrifuga-portanza orizzontale), per ottenere una
virata che tenda ad una traiettoria circolare e’ necessario che le due forze
orizzontali (forza centrifuga-portanza orizzontale) siano equilibrate fra di loro,
per fare ciò e’ necessario il più delle volte agire sul timone di coda (pedaliera)
per calibrare le due forze.
Se in un aereo la forza centrifuga e’ maggiore della centripeta si dice che la
virata e’ derapata (l’aereo tende ad uscire dal cerchio perché generalmente
l’inclinazione dell’ala e’ inferiore rispetto al raggio di virata) se la forza
centripeta e’ maggiore della centrifuga si dice che la virata e’ scivolata (l’aereo

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scivola letteralmente all’interno del cerchio di solito perché l’inclinazione
dell’ala e’ superiore rispetto al raggio di virata).
Come facciamo ad accorgerci se stiamo derapando o scivolando ?
In questo ci viene in aiuto un utilissimo quanto semplice strumento chiamato
virosbandometro(fig. 15).

FIGURA 15
Se la pallina e’ all’interno della virata(2) allora stiamo scivolando se e’
esterna(3) alla virata allora stiamo derapando.
Un buon metodo mnemonico per imparare a coordinare la virata sta nel detto
“piede scaccia pallina” ovvero dare piede (quindi timone) dalla parte in cui e’
la pallina per “scacciarla” appunto verso il centro(1) ed ottenere in tal modo
una virata coordinata. Un metodo logico per contrastare una derapata o una
scivolata sta nel dare la giusta inclinazione di rollio all’ala rispetto al raggio di
virata ( esempio se stiamo derapando in una virata a destra inclinare di più
l’angolo di rollio a destra).

Quando un aereo vira esso tende a descrivere un cerchio , le dimensioni di tale


cerchi sono definite dal raggio di virata.
Le grandezze che influenzano il raggio di virata ( quindi la grandezza del
cerchi e il tempo che ci si mette a percorrerlo) sono due: la velocità e l’angolo
di inclinazione dell’ala.
La velocità influenza il raggio di virata in funzione diretta del proprio valore al
quadrato: cioè se la velocità si raddoppia il raggio di virata si quadruplica e
viceversa.
L’angolo di inclinazione dell’ala influenza il raggio di virata in funzione
inversa col valore della propria tangente: ciò vuol dire che quando non
abbiamo inclinazione , quindi inclinazione dell’ala = 0 , allora il valore del
raggio di virata e’ infinito(in pratica non c’e’ raggio di virata e quindi si va in
volo rettilineo) diminuisce progressivamente vino a avere il valore minimo ad
un’inclinazione di 90° ( quindi teoricamente il raggio di virata sarebbe il più
stretto possibile quando l’aereo e’ inclinato di 90°).

La performance di una virata e’ misurata quindi in termini di velocità di virata


e di raggio di virata:
La velocità di virata è il numero di gradi al secondo ai quali un dato aereo può
virare. Velocità più alte e minori angoli di inclinazione dell’ala rallentano la
velocità di virata e viceversa.

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Il raggio di virata e’ la distanza radiale richiesta per completare una virata,
questo ad esempio aumenta con la velocità e diminuisce con angoli di
inclinazione maggiori.
Va da se il fatto che raggi di virata minori percorsi a velocità di virata
maggiori producono la performance migliore.

I fattori che più direttamente influiscono sul raggio e la velocità di virata oltre
che la quota sono la forza G applicata (ovvero di quanto tendiamo a chiudere la
virata) e la velocità rispetto all’aria (ecco perché e’ importante la quota). Tutti
gli aerei possono essere sottoposti ad accelerazioni ( forza G) fino ad un certo
limite oltre il quale potrebbero esserci rotture strutturali o problemi al pilota
(esempio cecità). Esiste dunque un intervallo di velocità (rispetto all’aria
quindi di velocità indicata) entro il quali si possono ottenere virate più strette e
veloci .

La Velocità d’angolo: Per ogni data quota la velocità alla quale si ha la


massima portanza senza danneggiare la struttura del velivolo durante una virata
e’ conosciuta con il nome di velocità d’angolo o corner speed .
Essa fornisce le migliori performance di virata ovvero la maggiore velocità di
virata e il minor raggio di virata possibile.
Abbiamo detto che tale velocità e’ diversa a seconda della quota alla quale la
virata ha luogo, questo perché la differenza di densità dell’aria produce diverse
performance. Ad esempio per un F-16 che vola ad una quota di circa 15.000
piedi tale velocità e’ di 430 nodi (sul manuale di Falcon e’ riportato 330 nodi..
in pratica nel simulatore e’ meglio andare a 250 J), andando a tale velocità la
densità dell’aria a quella altitudine permette di far passare sulle ali una quantità
sufficiente di aria a poter “tirare “ il nostro aereo alla massima forza G
applicabile (limite strutturale dell’aereo) ovvero 9 G. Se andassimo più lenti la
quantità d’aria non sarebbe sufficiente a sostenere una virata a 9 G.
Tale relazione tra quota e corner speed e’ espressa in genere in tabelle che sono
ovviamente diverse da aereo ad aereo.
In tali tabelle la quota espressa prende in considerazione i parametri della
atmosfera standard (ISA).Ma come già detto i parametri fondamentali
dell’atmosfera non sono uniformi su tutta la superficie terrestre ma cambiano
anche di parecchio.
Questo vuol dire che ad esempio se per un F-16 a 16.000 piedi (a tale quota ad
esempio la pressione atmosferica e’ di 549 Hpa e la temperatura di -16,7 C°
ISA ) tale velocità come detto e’ di 430 nodi se per vari eventi atmosferici
dovessimo avere a quell’altitudine una pressione di 750 Hpa e una temperatura
vicina allo 0 (corrispondente grosso modo a una altitudine di atmosfera
standard di 8.000 piedi) vuol dire che la migliore corner speed non sarà 430
nodi ma quella che nella tabella corrisponde alla quota di 8.000 piedi.
Allora si parlerà di Altitudine di densità che è la quota alla quale, in atmosfera
standard, si incontrerebbe l'aria di densità pari a quella posseduta dell'aria che

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si sta esaminando. Quindi nell’esempio sopra descritto e’ come se l’ F-16 si
trovasse ad operare ad una quota di 8.000 piedi e non di 16.000.

EFFETTI INDESIDERATI

Lo Stallo:
Come già accennato volando ad una quota costante e riducendo via via la spinta , la
velocità diminuisce e per mantenere lo stesso valore di portanza bisogna aumentare
l’altro dei due parametri che modificano la portanza ovvero l’angolo di incidenza
(AoA). L’angolo di incidenza però ha un valore massimo al quale può essere portato
che si chiama angolo di incidenza critica .
Cosa succede quando tale valore viene superato?
Il flusso d’aria che lambisce il dorso dell’ala (la parte superiore o estradosso) non e’
più capace di seguire una così ampia variazione di direzione per mantenersi aderente
alla superficie superiore dell’ala. Per cui si stacca e oltretutto genera vortici
turbolenti. Quindi dove il fluido dell’aria si stacca non si genera più la depressione
dovuta all’effetto fisico descritto dal teorema di Bernoulli, e in più i vortici che così si
creano ricadono sull’ala generando addirittura una pressione verso il basso( il che non
e’ molto salutare per un oggetto pesante che vuole rimanere in aria) per cui la
portanza praticamente si annulla!!!.

FIGURA 16

La FIGURA 16 mostra il comportamento del fluido a diversi angoli di incidenza fino


all’angolo di incidenza critica (qui preso a 18°, ma può essere diverso a seconda del
tipo di aereo preso in considerazione).

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Cosa importante da sottolineare e’ che lo stallo non e’ indotto dalla bassa velocità
ma dal raggiungimento dell’ angolo di incidenza critica, il che vuol dire che
praticamente lo stallo può verificarsi a qualunque velocità!
Lo Stallo di avvicinamento e’ quello che si verifica mentre il motore è al
minimo e l’aereo è in volo livellato o in discesa, e’ chiamato così perché
sorprende spesso i piloti durante la fase di avvicinamento alla pista. Inutile dire
che e’ mooolto pericoloso.
Lo Stallo di decollo è quello che avviene appunto durante la fase di decollo, in
condizione di motore a massimo regime. Mooolto pericoloso anche questo!
La velocità di stallo:
E' la velocità minima alla quale il velivolo si può sostentare, ovvero sotto quella
velocità il fluido che investe l’ala non e’ in grado di creare abbastanza portanza per
sostenere l’aereo in volo , quindi quest’ultimo inizia a cadere (e’ estremamente legato
al carico alare e al peso effettivo di un aereo). Viene determinata con il velivolo a
pieno carico e in linea di volo, varia a seconda del peso del carico di un aereo.

Carico Alare:
Tra gli elementi che determinano le prestazioni di un aeroplano vi è il carico
alare, cioè il rapporto tra il peso totale e la superficie alare( in pratica Il carico
alare è semplicemente il numero di Kg che ogni metro quadrato di ala deve
portare in volo , Kg/Mq).In linea di massima si può dire che il carico alare
influisce su velocità ascensionale, quota di tangenza, manovrabilità, efficienza (o
rapporto di planata), stabilità in volo a bassa quota in aria turbolenta e "gust
response", cioè risposta alle raffiche di vento. Il comportamento nelle prime
quattro condizioni di volo che abbiamo elencato, è tanto migliore quanto minore
è il carico alare. Nelle altre due situazioni avviene esattamente il contrario. Ne
consegue che, nel campo degli aerei da combattimento dove questi
comportamenti sono determinanti, è importante scegliere un'ala di superficie
appropriata.
In generale un carico alare piuttosto basso sarà desiderabile nel caso di aerei da
caccia che abbiano come vocazione il "dogfight" (combattimento manovrato) o
la superiorità aerea, mentre sarà desiderabile un carico alare superiore nel caso di
un aereo da attacco al suolo che deve costituire una piattaforma di tiro stabile e
deve essere quanto più possibile insensibile alle condizioni atmosferiche tipiche
che si incontrano nel volo a bassa quota, alla quale si svolge la parte cruciale
delle missioni dei caccia-bombardieri. Nel caso di un volo con profilo
interamente "lo-lo-lo" (dove "lo" sta per low altitude) l'equipaggio subirà un
fattore di "discomfort", misurato in sobbalzi (bumps) al minuto, tanto più alto
quanto più basso sarà il carico alare. Ciò influisce negativamente non solo sulle
condizioni fisiche dell'equipaggio, ma anche sul comportamento del mezzo, che
deve offrire una piattaforma di tiro stabile per un accurato puntamento delle
armi, e per avere la massima precisione nell' uso delle stesse.
Rapporto tra carico e velocità di stallo:

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Supponiamo che un'ala possa volare (sia pur pericolosamente vicina allo stallo)
con un angolo di incidenza pari a 27 gradi. Tale angolo non varia al variare del
carico alare( ovvero al carico che l’ala deve sopportare, tale carico e’in un caccia
ovviamente molto variabile, pensate alla differenza tra un caccia con montati
solo 2 sidewinder e uno a pieno carico AG) , ma varia invece la velocità alla
quale il mezzo vola con questo angolo di incidenza: quando l'ala è poco caricata
volerà (tenendo l'incidenza a 27 gradi) ad esempio a 300 Km/h; invece, con
carico massimo (taniche + armamento vario),pur mantenendo la stessa incidenza
(27 gradi), la velocità sarà di 350-400 Km/h. In nessun caso è possibile rallentare
ulteriormente (cioè superare i 27 gradi di incidenza); indipendentemente dalla
velocità di volo, lo stallo ci attende, sicuro come poche altre cose al mondo.
Ecco perchè si afferma che, aumentando il carico alare aumenta la velocità di
stallo.

La Vite:
Si verifica quando ad andare in stallo è una sola delle due semiali. In tali condizioni
l’aereo e’ soggetto ad una forte aumento del rollio ( movimento sull’asse
longitudinale, in pratica la semiala interna la virata “precipita”), questo aumento di
rollio porta l’aereo ad “avvitarsi” appunto sul proprio asse longitudinale, inoltre
poiché l’aereo non può sostenersi, dopo il primo mezzo giro (180°) abbassa il muso e
continua il sua avvitamento lungo una traiettoria pressoché verticale ( verso il basso).
Lo stallo di una sola delle due semiali può avvenire in conseguenza a diverse
situazioni, prima fra tutte una imbardata(fig 17) cui l’aereo viene sottoposto quando
la sua ala e’ vicina all’angolo di incidenza critica: la semiala esterna alla imbardata (
ad esempio per una imbardata a sinistra si tratta della semiala destra) percorrendo una
traiettoria in termini di spazio maggiori rispetto alla semiala interna ( ovviamente
nella stessa unità di tempo) viaggia ad una velocità maggiore. Come
abbondantemente spiegato prima più velocità vuol anche dire più portanza quindi la
semiala esterna tende ad alzarsi ( viceversa quella interna avendo una minore velocità
ha anche una diminuzione di portanza e conseguentemente si abbassa) provocando in
tal modo il già descritto effetto secondario dell’imbardata noto come rollio indotto.
In conseguenza a tale rollio l’incidenza della semiala esterna diminuisce e quella
della semiala interna aumenta. Essendo già prima della manovra vicini all’ angolo di
incidenza critica questo non fa altro che far andare la semiala interna oltre tale valore
quindi in stallo prima della esterna con le conseguenze sopra descritte.
Per uscire dalla vite bisogna innanzitutto tentare di abbassare il muso dell’aereo ( in
modo da aumentare la velocità e diminuire l’ AoA ) poi dare pedale dalla parte
opposta al movimento di rotazione che la vite ha provocato per fermare
l’avvitamento.

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FIGURA 17

Autorollio: E’ un rollio prolungato ( movimento lungo l’asse longitudinale) che


continua anche dopo aver posizionato la barra di volo al centro. E’ un moto
normalmente causato dall’aver iniziato un rollio usando il timone mentre l’ AoA e’
alto e la velocità tra i 200 e i 300 nodi. Per evitarla ovviamente non bisogna inclinare
l’aereo quando si hanno AoA molto alti.

LA NAVIGAZIONE , LE MISURE E GLI STRUMENTI FONDAMENTALI.

I sistemi di navigazione (spostamento da un punto all’altro della superficie terrestre)


sono molteplici. Alla base di tutti c’e’ senza dubbio il sistema chiamato “navigazione
stimata”. Questo modo di spostarsi sfrutta il banale principio che partendo da un punto
noto e mantenendo una certa direzione e una certa velocità, per determinate posizioni
occupate via via che la navigazione procede, basta tenere conto del tempo trascorso
dalla partenza per sapere dove approssimativamente ci si trova. Questo metodo ci da
quindi posizioni non certe ma appunto “stimate”.
Per trasformare le stime in certezze sono necessarie ulteriori informazioni usufruibili
attraverso vari strumenti , per esempio l’utilizzo di carte nautiche ( ci si può avvalere
degli elementi fisici del terreno osservabili e riconoscibili da bordo, in questo caso si
parla di navigazione osservata) o meglio attraverso l’uso di un sistema di segnali
radioelettrici inviati da apposite stazioni emittenti ( esempio il sistema TACAN).
Meglio ancora attraverso l’uso del nuovo e rivoluzionario sistema GPS.

Le unità di misura

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Distanza : L’unità di misura comunemente usata e’ il miglio nautico (NM= Nautical
mile)uguale alla lunghezza dell’arco di un primo di grado misurato all’equatore =
1.852 metri.
Oltre al miglio nautico si usa anche il miglio statutario o miglio terrestre (SM=
statute mile) che contrariamente a quanto normalmente creduto non e’ di origine
anglosassone ma latina: e’ la distanza ritenuta percorribile con mille passi di una
legione romana = 1.480 metri.

Velocità: L’unità di misura impiegata comunemente e’ il nodo ovvero il miglio\orario.


Quando la velocità viene espressa in miglio statutario/ora si parla di MPH (miles per
hour).

L’orientamento: e’ l’angolo che la direzione da seguire ( cioè la rotta) forma con la


direzione del Nord. Questo angolo e’ perciò chiamato angolo di rotta(fig 18).

FIGURA 18

Strumentazione base
La percezione
La percezione ha luogo attraverso gli organi di senso, i quali trasformano stimoli
esterni in impulsi nervosi che il cervello decodifica. Questo vuol dire che ciò che noi
percepiamo e’ il frutto di una ricostruzione mentale, che come tale può essere
ovviamente soggetta ad errori.
Il pilota deve acquisire perciò familiarità con quegli strumenti che fungono da fonti di
informazione supplementari e come tali coadiuvano l’ attività di volo. E’
importantissimo perciò sapere a cosa servono e come funzionano tali strumenti.

Gli strumenti a capsula


Appartengono a questa categoria l’anemomentro, il variometro e l’altimetro.
Gli strumenti a capsula sono così chiamati perchè il loro organo principale e’ una
capsula metallica dalle pareti sottilissime che ha la proprietà di espandersi e contrarsi
quando sottoposta a differenze di pressione fra l’interno e l’esterno. I movimenti della
capsula vengono poi trasmessi all’indice dello strumento.

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E’ necessario per far funzionare tali strumenti far giungere loro quelle pressioni la cui
differenza di valore costituisce l’indice della grandezza da misurare.
A tutti bisogna far giungere la pressione statica ovvero la pressione dell’aria che e’
intorno all’aereo non perturbata, all’anemometro bisogna che arrivi la pressione
dinamica ovvero la pressione esercitata dal moto dell’aereo nei confronti dell’aria.
Per prelevare la pressione statica e la pressione dinamica lo strumento più noto e’ il
tubo di Pitot(fig. 19)

FIGURA 19

Il Variometro:

FIGURA 20
Misura la velocità verticale dell’aereo (rateo di salita/discesa) misurando il rateo di
variazione della pressione statica. La capsula metallica e’ contenuta in una cassa a
tenuta stagna ed e’ in collegamento con l’esterno attraverso la presa statica e
comunica con la cassa attraverso un foro di diametro capillare.
Quando l’ aereo e’ a una quota costante la pressione esistente all’interno della
capsula e’ la pressione atmosferica esistente fuori dallo strumento portata dalla presa
statica ed e’ uguale a quella esistente nella cassa stagna, la capsula quindi e’ in
posizione di riposo e l’indice segna zero.
Quando l’aereo comincia a variare di quota, ad esempio a salire, la pressione statica
all’interno della capsula diminuisce istantaneamente ( attraverso la presa statica)
mentre la pressione all’interno della cassa diminuisce più lentamente essendo in
comunicazione con l’ambiente esterno attraverso il piccolo foro di diametro capillare.
In conseguenza la pressione all’esterno della capsula (dentro la cassa) avrà un valore
maggiore di quella interna fino a quando dura la salita. E’ evidente che la differenza
di pressione e’ tanto maggiore quanto più rapidamente l’aereo scende o sale ( ovvero
quanto più rapidamente la pressione esterna aumenta o diminuisce) questa differenza
e’ usata dallo strumento per calcolare il rateo di salita o di discesa.

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L’anemometro

FIGURA 21
Misura la velocità indicata(rispetto al vento).
E’ in comunicazione con l’esterno tramite la presa statica, mentre la presa dinamica
e’ in comunicazione diretta con la capsula.
Quando l’aereo e’ fermo sia dalla presa statica che da quella dinamica entrerà la
pressione statica per cui la capsula rimane a riposo e l’indice segna zero.
Quando l’aereo si muove da entrambe le prese continua a ad entrare pressione statica
però dalla presa dinamica entra anche la pressione dinamica dovuta al moto ( l’aria
spostata dal moto entra nella presa generando più pressione) per cui all’interno della
capsula si genera una differenza di pressione ( all’interno della cassa c’e’ solo la
pressione statica, all’interno della capsula c’e’ la pressione statica + la pressione
dovuta all’impatto dell’aria generato dal moto dell’aereo).La differenza di pressione
fa dilatare la capsula che usa tale dilatazione per segnare la velocità, infatti tanto
maggiore e’ la velocità tanto maggiore risulterà la pressione da impatto e quindi
maggiore sarà la differenza di pressione fra la cassa e la capsula. E’ da sottolineare
che questo strumento misura la velocità del fluido che investe il nostro aereo e non la
velocità reale dell’aereo rispetto al suolo. Quindi potremmo avere velocità maggiori
quando andiamo controvento o a basse quote (essendo legata anche alla densità
dell’aria) e viceversa velocità minori a favore di veno o ad alte quote (bassa densità
dell’aria).

L’Altimetro:

FIGURA 22
Misura l’altitudine(rispetto al livello del mare)
E’ in collegamento con l’esterno tramite la presa statica. La capsula , a tenuta stagna,
racchiude all’interno una depressione di circa mezza atmosfera. All’interno della
capsula si trova anche una molla che spinge contro le pareti per tenerla in posizione
di riposo. La forza della molla e’ regolata in modo che la capsula sia a riposo quando
e’ al livello del mare. Quando lo strumento e’ portato in quota la pressione della cassa

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diminuisce quindi la capsula si dilata, e viceversa. I movimenti della capsula ( quindi
le variazioni di pressione avvertite dallo strumento) vengono trasmessi agli indici .
Lo strumento viene dotato di un regolatore che serve a regolare la potenza della
molla. Infatti come detto la pressione sulla superficie terrestre e’ molto variabile,
quindi potrebbe essere necessario variare la tensione della molla per tenere a riposo la
capsula al livello del mare relativamente alla pressione atmosferica presente in quel
dato luogo in quel momento.
Questo strumento e’ in grado di dare l’altitudine ovvero l’altezza del proprio
velivolo rispetto al livello del mare ( MSL) cosa diversa dall’altezza riferita rispetto
al livello del terreno (AGL).

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