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John Dalton nasce il 6 settembre del 1766 a Eaglesfield, vicino a Cockermouth, in Inghilterra, da una

famiglia quacchera
[ i quaccheri (nome con cui è conosciuta la Società degli Amici) sono i fedeli di un movimento cristiano nato
nel XVII secolo in Inghilterra appartenente al calvinismo puritano, che si concentra sul sacerdozio di tutti i
credenti]. La sua infanzia e la sua adolescenza sono influenzate dal pensiero del meteorologo Elihu
Robinson, un importante quacchero della sua città, che lo fa appassionare ai problemi della meteorologia e
della matematica. Studiando a Kendal, John contribuisce a risolvere quesiti e problemi relativi a vari temi
dei "Gentlemen's and ladies' diaries", e nel 1787 inizia a tenere un diario meteorologico (che compilerà per
i successivi 57 anni, con oltre 200mila osservazioni). In questo periodo si avvicina alla cosiddetta "Hadley
cell", cioè la teoria di George Hadley riguardante la circolazione atmosferica.
Intorno ai vent'anni di età prende in considerazione l'idea di studiare medicina o legge, ma i suoi progetti
non incontrano il supporto dei genitori: così, rimane a casa fino a quando, nel 1793, non si sposta a
Manchester. In quell'anno pubblica "Meteorological observations and essays" (Osservazioni e saggi
meteorologici), in cui sono presenti i semi di molte delle sue scoperte successive: il trattato, tuttavia, riceve
una scarsa attenzione da parte degli accademici, a dispetto dell'originalità dei contenuti.
John Dalton viene nominato insegnante di filosofia naturale e matematica presso il New College, grazie
anche all'intervento del filosofo cieco John Gough e, nel 1794, viene eletto membro della "Società
Letteraria e Filosofica di Manchester", la "Lit & Phil"; poco dopo scrive "Extraordinary facts relating to the
vision of colours" (Fatti straordinari relativi alla visione dei colori), in cui sostiene che una scarsa percezione
dei colori dipende dalla decolorazione del liquido del bulbo oculare; inoltre, essendo sia lui che suo fratello
daltonici, deduce che tale condizione sia ereditaria.

Benché la sua teoria perda di credibilità scientifica negli anni seguenti, la sua importanza - anche dal punto
di vista del metodo di ricerca - nell'ambito dello studio dei problemi della vista viene riconosciuta a tal
punto che il disturbo prende il nome proprio da lui: daltonismo. In realtà, John Dalton non è propriamente
daltonico, ma soffre di deuteroanopia, un disturbo per il quale egli è in grado di riconoscere, oltre al fucsia
e al blu, solo il giallo, cioè quello che egli definisce "la parte di immagine che gli altri chiamano rosso, e che
a me appare poco più che un'ombra. Per questo motivo l'arancione, il giallo e il verde mi sembrano un solo
colore, che deriva in maniera uniforme dal giallo, più o meno intenso".

Mantiene il ruolo di insegnante al college fino al 1800, quando la situazione economica precaria della
struttura lo induce ad abbandonare il posto e a intraprendere una nuova carriera come insegnante privato.
L'anno seguente pubblica la sua seconda opera, "Elements of English grammar" (Elementi di grammatica
inglese). Nel 1803 Dalton cerca, per primo, di descrivere l'atomo, a partire da due delle tre leggi
fondamentali della chimica, ed enuncia la legge delle proporzioni multiple, che diventerà la terza. Secondo
lo studioso britannico, l'atomo è una sorta di sfera di dimensioni microscopiche, piena e indivisibile (in
realtà in seguito si scoprirà che l'atomo può essere scomposto, separando gli elettroni e il nucleo).

Nelle teorie di Dalton non mancano gli errori (per esempio egli ritiene che gli elementi puri siano composti
da atomi singoli, cosa che invece si verifica unicamente nei gas nobili), ma ciò non toglie che, nei primi anni
dell'Ottocento, egli si guadagni una significativa reputazione in ambito scientifico, al punto che nel 1804
viene scelto per tenere corsi di filosofia naturale presso la Royal Institution di Londra.

Nel 1810 Sir Humphry Davy gli propone di candidarsi per entrare nella Royal Society, ma Dalton rifiuta
l'invito, probabilmente per ragioni finanziarie; dodici anni più tardi, tuttavia, viene candidato a sua
insaputa. Rimasto sempre celibe, a partire dal 1833 il governo inglese gli assegna una pensione di 150
sterline, che diventa di 300 sterline tre anni più tardi. Vissuto per oltre un quarto di secolo a George Street,
a Manchester, con l'amico reverendo Johns, interrompe la sua routine di ricerca in laboratorio e
insegnamento solo per escursioni annuali al Lake District e sporadiche visite a Londra.

Nel 1837 viene colpito da ictus una prima volta: l'evento si ripete l'anno successivo e privandolo della
capacità di parlare (ma non impedendogli di continuare i suoi esperimenti). Nel maggio del 1844 John
Dalton subisce un altro ictus, e il 26 luglio di quell'anno segna sul suo diario meteorologico le ultime
osservazioni della sua vita; muore il giorno successivo, dopo una caduta dal letto. La notizia del suo decesso
suscita sgomento nell'ambiente accademico, e il suo cadavere, esposto al municipio di Manchester, viene
visitato da oltre 40mila persone. Seppellito nel cimitero Ardwick di Manchester, Dalton viene
commemorato anche con un busto situato all'ingresso della Royal Manchester Institution.

Nel 1803, John Dalton per primo cercò di descrivere l'atomo e lo fece basandosi su due delle tre leggi
fondamentali della chimica (la terza la formulò lui stesso nel 1804). Dalton, per creare il suo modello
atomico, si baserà su dei punti fissi; ognuno di essi sarà in accordo con le due leggi fondamentali (e
ovviamente anche con quella che formulerà Dalton stesso). In particolare, i primi tre punti implicano che in
una reazione chimica gli atomi rimangono invariati in numero e in massa e ciò è in accordo con la legge di
conservazione della massa di Lavoisier, mentre il punto quattro è in accordo con la legge delle proporzioni
definite di Proust.

Tutta la materia è fatta da particelle microscopiche indistruttibili e indivisibili chiamate atomi.


Tutti gli atomi di uno stesso elemento sono identici e hanno uguale massa.
Gli atomi di un elemento non possono essere convertiti in atomi di altri elementi.
Gli atomi di un elemento si combinano, per formare un composto, solamente con numeri interi di atomi di
altri elementi.
Gli atomi non possono essere né creati né distrutti, ma si trasferiscono interi da un composto ad un altro.
Dalton stesso enunciò la legge delle proporzioni multiple: "Quando un elemento si combina con la stessa
massa di un altro elemento, per formare composti diversi, le masse del primo elemento stanno tra loro in
rapporti semplici, esprimibili mediante numeri interi e piccoli."

Probabilmente Dalton immaginò l'atomo come una microscopica sfera completamente piena e indivisibile
ma, come in seguito dimostrarono le esperienze di Thomson e Rutherford, si scoprì che esso poteva essere
scomposto (dividendo così il nucleo dagli elettroni) e che era quasi interamente vuoto (essendo la massa
concentrata quasi del tutto nel nucleo).

Altri errori dello scienziato inglese furono il ritenere che i composti si producessero quantitativamente nel
modo più semplice possibile (punto 4) e che gli elementi puri fossero composti da singoli atomi (mentre
questo avviene solo per i gas nobili). La legge dei volumi di Gay-Lussac del 1808 portò infatti ad alcune
contraddizioni con la teoria di Dalton che arrivò persino a rifiutare in blocco la legge del fisico francese.

La soluzione al problema fu trovata dal fisico italiano Avogadro grazie all'introduzione del concetto di
molecola.

Dalton, nel 1808, basandosi sui propri esperimenti, nei quali faceva reagire la stessa quantità di carbonio
con diverse quantità di ossigeno, formulò la terza (in ordine di tempo) legge fondamentale della chimica, la
legge delle proporzioni multiple:
Essa enuncia: quando due elementi si combinano in modi diversi per formare diversi composti, posta fissa
la quantità di uno dei due elementi, la quantità dell'altro elemento necessaria a reagire per formare un
diverso composto risulterà essere un multiplo o sottomultiplo di se stessa, in rapporti esprimibili con
numeri piccoli ed interi.
Questa legge empirica è stata una delle principali motivazioni per la ripresa in epoca moderna delle antiche
teorie atomiche. Infatti essa è spiegata con naturalezza da un modello che prevede che gli elementi siano
costituiti da atomi indivisibili e uguali in massa, e che le altre sostanze siano costituite da particelle tutte
uguali (le molecole) formate dall'aggregazione di un numero piccolo e fisso di atomi di ciascuno degli
elementi che le compongono.

Lele