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NASCITA E PRIMI SVILUPPI DELLA LETTERATURA LATINA

LA NASCITA DELLA LETTERATURA LATINA

- I romani collocavano l’inizio della loro storia letteraria nel 240 a.C., anno in cui Livio
Andronico aveva fatto rappresentare per la prima volta un testo scenico in lingua lati-
na (presumibilmente una tragedia).
- Il problema delle origini si poneva ai romani in una prospettiva di concorrenza ri-
spetto alla tradizione greca.
- Lo stretto confronto con i modelli greci impone alla letteratura romana una precoce
maturazione, legata alla riflessione su complessi problemi stilistici e poetologici.
- Le forme comunicative che, pur basate sull’uso della scrittura, non possono consi-
derarsi letteratura a tutti gli effetti testimoniano la diffusione della scrittura e l’alfabe-
tizzazione nella Roma arcaica:
● iscrizioni su pietra o bronzo costituiscono i più antichi monumenti della lingua
latina, il cui uso scritto è legato inizialmente a momenti della vita quotidiana →
ma la scrittura è necessaria anche, a livello ufficiale, per registrazioni di leggi,
trattati, patti con le altre città → forte influsso da parte di questi documenti sul-
le origini della prosa latina;
● i fasti = calendario ufficiale romano, redatto ogni anno dai pontefici, con l’indi-
cazione dei giorni fasti e nefasti;
- fasti consulares e fasti pontificales → contenevano le liste dei magistrati nomi-
nati anno per anno;
- fasti triumphales → contenevano i trionfi militari ottenuti dai magistrati in cari-
ca;
● annales Pontificum → tavola bianca (tabula dealbata) esposta pubblicamente
dal pontefice massimo per indicare i fatti più significativi dell’anno in corso →
questi annales influenzeranno notevolmente la struttura di molte opere stori-
che latine e fonderanno così un modello storiografico originale.

I CARMINA

- Nell’età delle origini erano comuni delle formule misteriose, coniate in una lingua
arcaica, spesso ritmate e ricche di assonanze, oscure già per i dotti di età classica
→ si trattava dei cosiddetti carmina (carmen < cano “canto”).
- La definizione arcaica di carmen riguardava la forma di un testo piuttosto che i suoi
contenuti → questo stile di scrittura mirava soprattutto a distinguersi dallo stile ca-
suale e informale della conversazione quotidiana → esso univa infatti le caratteristi-
che tipiche della prosa e della poesia arcaiche.
- La tradizione dei carmina costituirà nei secoli il tratto di continuità più autentico di
un atteggiamento stilistico ed espressivo propriamente romano.
- Le forme oiù antiche di carmina pervenuteci riguardano una produzione di carattere
religioso e rituale, legata all’esecuzione di pubblici riti annuali:
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● carmen Saliare → canto del venerando collegio sacerdotale dei Salii;


● carmen Arvale → i Fratres Arvales erano un collegio di dodici sacerdoti che
ogni maggio levavano un inno di purificazione dei campi.
- Su certi filoni comici della produzione letteraria latina hanno avuto notevole influsso
alcune forme preletterarie di livello popolare → le testimonianze più consistenti ri-
guardano i Fescennini versus, produzione improvvisata e caratterizzata da motteggi
e comicità → molteplici erano le occasioni un cui circolavano i fescennini, ma sem-
bra che la sede più tipica fossero le feste rurali.

LA QUESTIONE DEL SATURNIO

- Le più antiche testimonianze poetiche romane utilizzano un verso chiamato satur-


nio, la cui etimologia, legata al nome del dio Saturno, sembra indicare un’origine pu-
ramente italica.
- Interrogativi irrisolti relativi alla struttura metrica, che non si lascia ricondurre a uno
schema chiaro e la cui fluidità ha suscitato addirittura il dubbio che esso presuppon-
ga principi costitutivi diversi da quelli della metrica classica.

IL TEATRO ROMANO ARCAICO: FORME E CONTESTI

- Tra il 240 a.C. e l’età dei Gracchi la cultura romana conosce una straordinaria fiori-
tura di opere sceniche, la cui rappresentazione impegnava l’intera collettività.
- I due più importanti tipi di spettacolo sono intrinsecamente correlati alla Grecia:
● palliata → carattere comico → deriva il suo nome dal pallio, una veste tipica-
mente greca, più corta e semplice della toga, indossata dai suoi personaggi;
● cothurnata → argomento tragico → deve il suo nome ai coturni, gli altissimi
calzari degli attori tragici greci;
● palliate e coturnate romane sono ambientate in Grecia, i personaggi hanno
nomi greci e greco è lo sfondo degli avvenimenti della trama → inoltre tutti i
drammi hanno precisi corrispettivi in opere teatrali greche.
- Presto si sviluppano anche una commedia e una tragedia di ambientazione roma-
na, chiamate rispettivamente togata (la toga era la veste della vita quotidiana roma-
na) e praetexta (la pretesta era la veste bordata di porpora tipica dei magistrati ro-
mani) → esse non erano altro che rigenerazioni romane dei corrispondenti generi
greci, rette dagli stessi canoni drammaturgici e rispondenti alle medesime tendenze
stilistiche.
- I termini tecnici della drammaturgia, anch’essi in buona parte di origine greca, pre-
sentano talvolta una derivazione etrusca → Livio afferma anzi l’origine etrusca degli
spettacoli pubblici romani e conferma l’antichità della connessione tra spettacoli or-
ganizzati dallo Stato romano e pubbliche cerimonie in occasione di feste e solennità
religiose.
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- Nitido parallelo con la tragedia attica, anch’essa collegata a festività cicliche e


pubbliche → in coincidenza delle feste si davano anche rappresentazioni teatrali, ma
il teatro latino non sembra mostrare al suo interno una presenza forte di tematiche
attinenti alla sensibilità religiosa o al contenuto delle singole celebrazioni festive.
- La più antica ricorrenza teatrale è quella legata alla celebrazione dei ludi Romani in
onore di Giove Ottimo Massimo → quattro ricorrenze annuali deputate alla
rappresentazione dei ludi scaenici → ludi Romani, ludi Megalenses, ludi Apollinares
e ludi plebeii → a organizzare i ludi erano sempre dei magistrati in carica, gli edili o i
pretori urbani.
- Il carattere statale ufficiale dell'organizzazione ha importanti conseguenze sia sulla
tragedia che sulla commedia:
● la prima è fortemente condizionata dagli interessi dei committenti, che si
identificavano con le autorità → la nobiltà influenza infatti le scelte di temi e
argomenti della tragedia, per celebrare i loro antenati illustri, quasi a mitizzare
le origini della propria superiore posizione sociale;
● la seconda, nonostante il suo realismo, sembra rimanere lontana dell'attualità
politica e non esercita avere forme di critica sociale o di costume → tanto
meno sono consentiti attacchi personali ed espliciti o prese di posizione
politiche.
- 207 a.C. → fondazione del collegium scribarum histrionumque → fatto significativo
che queste attività fossero socialmente riconosciute, come si evince
dall'assimilazione degli scrittori con gli attori.
- Gli oneri finanziari erano dello Stato, rappresentato dai magistrati organizzatori →
questi ultimi trattavano con gli autori e con il capocomico, che dirigeva la compagnia,
faceva da impresario, talora collaborava con gli stessi autori da lui prescelti.
- Le strutture teatrali erano probabilmente solo provvisorie in legno ed erano
probabilmente di riprodurre sulla scena gli allestimenti tipici del teatro greco →
l'azione si svolgeva sempre in esterni, di fronte a due o tre case collocate su una
strada.
- Uso delle maschere, che erano fisse per i determinati tipi di personaggi e ricorrenti
nelle varie trame comiche → la funzione di tale maschere era di far riconoscere
quale fosse il tipo del singolo personaggio.
- Un attore cambiando maschera poteva recitare più di una parte e quindi anche una
commedia dall'azione molto ricca si poteva eseguire con un numero ridotto di
interpreti → ra gli attori esistevano poi gerarchie di abilità e specializzazione.
- La commedia latina presenta strutture, metriche e soluzioni tecniche decisamente
più ampie e variegate rispetto ai corrispondenti greci e i modelli principali dei poeti
comici romani appaiono composte di sole parti recitate o recitative.
- La palliata valorizza le parti cantate.
- Meno chiare e organiche solo le cognizioni sulla tragedia romana arcaica, di cui
restano solo frammenti → pare comunque che la principale differenza tra le tragedie
romane, i loro modelli greci, fosse l'assenza del coro.
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- Sembra che i tragediografi latini non disponessero né delle strutture sceniche né di


quelle coreografie musicali necessari per riprodurre le inserzioni corali del teatro
attico → i tragici latini, dovettero riassorbire nelle nuove presentazioni sceniche ciò
che delle parti corali sembrava loro meritevole indispensabile → la scomparsa del
coro greco apriva nelle tragedie romane come un vuoto di stile e di contenuti → i
tragici latini ovviarono a questo vuoto alzando mediamente tutto il livello stilistico dei
loro drammi e mettendo appunto una lingua poetica uniformemente elevata.

UN SOTTOGENERE TEATRALE: L’ATELLANA

- Accanto a tragedie e commedie, grande successo riscuoteva l'atellana, un genere


popolare che derivava il suo nome dalla città campana di Atella.
- L'intreccio dell'atellana, che veniva utilizzata come farsa finale dopo la
rappresentazione di tragedie commedie, prevedeva equivoci, bisticci, incidenti
movimentati, battute salaci.
- La caratteristica più importante è che nei suoi canovacci comparivano maschere
fisse dai nomi sempre uguali.
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PLAUTO (255-250 - 184 a.C.)

LA VITA E LE OPERE (pagg. 20-21)

- L’enorme successo di P. spiega il numero di circa centotrenta commedie che già


nel II secolo circolavano sotto il suo nome → ifilologi antichi (Marco Terenzio
Varrone) si dedicarono a un lavoro di identificazione e sistemazione delle
commedie originali → le commedie furono dotate di didascalie e di sigle che
distinguessero le battute dei diversi personaggi, inoltre i versi furono impaginati in
modo che ne fosse riconoscibile la natura metrica.
- Varrone, nel De comoedis Plautinis, indicò ventuno commedie che a suo parere
erano le uniche autentiche → Amphitruo, Asinaria, Aulularia, Captivi, Curculio,
Casina, Cistellaria, Epidicus, Bacchides, Mostellaria, Menaechmi, Miles gloriosus,
Mercator, Pseudolus, Poenulus, Persa, Rudens, Stichus, Trinummus, Truculentus,
Vidularia.

INTRECCI E PERSONAGGI

- Le trame delle commedie plautine sono riprese da esemplari greci, in particolare da


Menandro, il principale comico della Commedia Nuova di Atene del IV secolo.
- Tradurre per lui rappresentava un’operazione libera, in cui il risultato finale e
l’avvicinarsi alla cultura e ai gusti del proprio pubblico erano più importanti di una
rigida fedeltà al modello → P. mostra così una duplice tendenza:
● da un lato si nota un notevole sforzo di assimilazione del loro stile e della
maniera di rappresentare storie ed intrecci;
● dall’altro è vivo l’interesse contrario alla demolizione di molti tratti propri della
commedia greca (coerenza drammatica, sviluppo e credibilità psicologica dei
personaggi, serietà di analisi dei caratteri).
- P. si occupa poco di comunicare il titolo ed eventualmente la paternità della
commedia greca di riferimento e anche i suoi titoli non sono quasi mai trasparenti
traduzioni di titoli greci.
- L’originalità di P. è legata alla creatività linguistica e metrica, che si manifesta in
neologismi, giochi di parole, maestria ritmica ma anche nei nomi dei personaggi,
spesso ‘parlanti’.
- Il tratto più caratteristico della commedia plautina, assente nei modelli greci, sono i
cantica, parti in metri lirici, vivaci scene cantate e accompagnate da musica → i
cantica plautini sono diversi dai cori della tragedia greca, perché non sono solo
intermezzi meditativi ma sono piuttosto momenti dell’azione, che spesso coinvolgono
più personaggi, producendo effetti di grande spettacolarità.
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- Le singole scene possono essere simili a quelle dei modelli greci e lo stesso vale
per gli intrecci → queste commedie riguardano un giovane che, innamorato di una
fanciulla, non può unirsi a lei perché gli si oppongono altri amanti, il padre o il
lenone, che si rifiuta di cedere la ragazza se non gli verrà consegnato del denaro.
- Questi personaggi sono ‘tipi’ che mancano di una caratterizzazione individuale e
agiscono come il loro ruolo vuole → la differenza con Menandro è qui più evidente
→ il commediografo greco sembra molto più interessato a rendere profondi ed
autentici i caratteri dei suoi personaggi, mentre in P. manca totalmente questa
caratterizzazione introspettiva.
- P. si interessa a situazioni socio-antropologiche molto elementari ed è questa
rappresentazione di bisogni primari a mettere in secondo piano la riflessione di tipo
etico.
- La sorpresa non sembra un effetto importante.
- Le trame appaiono inverosimili e meccaniche perché quello spettacolo, fatto di un
mondo brutale e disgregato, vuole rimanere distante dalla realtà in cui vivono gli
spettatori.
- L’ambientazione è greca in tutte le commedie → lo spazio della commedia è
dunque un'astrazione fantastica, in cui possono avvenire cose che la normalità
quotidiana di Roma non permetterebbe → il pubblico di P. deve intuire in quelle
trame problemi propri, tensioni vive anche nella sua comunità, ma allo stesso tempo
vederli lontani ed estranei da sé.
- Mediatore e risolutore di queste tensioni è spesso il servo, altre volte la Fortuna →
entrambi sono capaci di produrre rivolgimenti repentini e collaborano allo
scioglimento positivo dell’azione.
- Il servo astuto, nella sua funzione di reggere e le fila dell’intreccio, appare come un
equivalente del poeta drammatico, come se il teatro plautino trovasse in questa
figura uno spazio di rispecchiamento, un modo per giocare con se stesso (nozione di
metateatro).
- Il servo è il personaggio che più gioca con le parole, è il vero portavoce
dell’originale creatività verbale dell’autore, quasi una sua controfigura.
- Il servo, aiutato dalla Fortuna, produce la soluzione della ‘crisi’ comica, quello stato
di tensioni su cui si apriva la commedia.
- Non c’è però alcun contenuto rivoluzionario nella commedia di P. → infatti il finale,
nel riso, ricomporrà in un ordine accettabile tutte le gerarchie messe in discussione.
- Lo scioglimento tipico della commedia è concepito per suscitare nel pubblico un
particolare piacere ma nessuna riflessione di carattere morale.
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CATONE (234 - 149 a.C.) E GLI INIZI DELLA STORIOGRAFIA A ROMA

- La prima storiografia romana è definita annalistica in quanto fortemente influenzata


dalla struttura e dalle informazioni degli Annales Pontificum, che però non avevano
un taglio realmente oggettivo e imparziale, disegnando così una versione filonobilia-
re della storia e della politica romane.
- La caratteristica più notevole della prima storiografia romana è l’adozione della
lingua greca a causa delle esigenze propagandistiche di Roma.
- I primi a scrivere in greco sono Fabio Pittore (che aveva prevalenti interessi anti-
quari) e Cincio Alimento.

CATONE, LA VITA E LE OPERE

- La vita (pagg. 39-40).


- In vecchiaia, C. si dedicò alla composizione di un’opera storica, le Origines,
concepita anche per diffondere i principi della sua azione politica e che rappresenta
la prima opera storica in latino, nata dal dichiarato disprezzo verso l’annalistica
romana in lingua greca.
- C. conferisce alla nascente storiografia latina un vigoroso impegno politico,
privilegiando la storia contemporanea.
- Nelle Origines avevano largo spazio le preoccupazioni dell’autore circa la dilagante
corruzione dei costumi e la rievocazione delle battaglie che lui stesso aveva
condotto in nome del primato dello Stato contro il culto delle personalità.
● Libro I → dedicato alla fondazione della città di Roma;
● Libri II-III → dedicati alle origini delle città italiche;
● Libri IV-V → affrontavano il tema delle guerre puniche;
● Libri VI-VII → narravano gli eventi fino alla pretura di Servio Sulpicio Galba
del 152 a.C.
- C. elaborò una concezione originale della storia di Roma, che insisteva sulla lenta
formazione dello Stato e delle sue istituzioni come l’opera collettiva del populus
Romanus → C. infatti non faceva nomi di grandi condottieri, ma per opposizione
sceglieva di portare alla luce azione e nome di personaggi oscurissimi, come
emblemi della virtù collettiva dello Stato.
- Le Origines mostrano notevole apertura di orizzonti → C. si interessava alla storia
delle popolazioni italiche e metteva in rilievo il loro contributo da queste nella
grandezza del dominio romano e alla costruzione di un modello di vita basato su
rigore e austerità di costumi → C. mostrava interesse anche per i popoli stranieri e
per le loro usanze, la cui descrizione doveva risalire ad osservazione diretta.
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LE ALTRE OPERE E LE ORAZIONI

- Le opere minori:
❖ De agri cultura (è il testo di prosa latino più antico che ci sia giunto per
intero) → si tratta di una serie di precetti esposti in forma asciutta e
schematica che non lascia spazio agli ornamenti letterari → vuole dare una
precettistica generale da applicarsi al comportamento del proprietario terriero
che, rappresentato nelle vesti del pater familias, deve dedicarsi all’agricoltura
come all’attività più sicura e onesta;
- l’attività agricola che descrive è ormai un’impresa su vasta scala → il
proprietario dovrà avere grandi magazzini in cui tenere la merce in attesa del
rialzo dei prezzi, dovrà comprare il meno possibile e vendere il più possibile;
- virtù come parsimonia, duritia, industria, il disprezzo per le ricchezze e le
resistenze alla seduzione dei piaceri mostrano come il rigore catoniano sia il
risvolto ideologico di un’esigenza pragmatica, cioè trarre dall’agricoltura
vantaggi economici;
- lo stile dell’opera è scarno, ma colorito da espressioni di saggezza popolare e
campagnola;
❖ Praecepta ad filium → prima enciclopedia latina dei saperi di medicina,
retorica, arte militare;
❖ Carmen de moribus → scritto in una prosa con tono sentenzioso che
conteneva una raccolta di pensieri di argomento morale, legati all’etica
tradizionale romana.
- Lo stile oratorio era invece vivace e ricco di movimento → C. rifiutava di educarsi ai
precetti retorici dei diversi manuali greci → una famosa massima sintetizza le idee di
C. in fatto di retorica = “rem tene, verba sequentur” (ossia abbi ben chiaro il
contenuto, le parole verranno da sole) → questo rifiuto di ogni elaborazione stilistica
va interpretato alla luce della costante polemica contro la raffinata cultura retorica
greca, che comunque C. conosceva bene → per es. nelle Origines si faceva sentire
l’influenza dello storico greco Timeo → anche nelle orazioni la tecnica retorica di
matrice greca era sapientemente dissimulata.
- Nelle sue orazioni, C. spesso difende la propria persona ed il proprio operato →
tutta apologetica, per es., era l’orazione De consolatu suo.
- Il motivo di dissenso più forte che contrapponeva C. agli Scipioni e alla loro cerchia
era il suo accesso anti-individualismo, ma C. stesso doveva avere un forte culto
della propria personalità (istanza autobiografica del tutto nuova per la letteratura
latina).
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LO SVILUPPO DELLA COMMEDIA

UN NUOVO CONTESTO CULTURALE:


IL DECLINO DEL TEATRO POPOLARE E LA NASCITA DI UN TEATRO D’ÉLITE

- Terenzio è al centro dell’età degli Scipioni → il suo debutto si colloca due anni dopo
battaglia di Pidna, che, con la vittoria sui Macedoni, costituì un momento cruciale
nell’evoluzione della potenza romana e nei rapporti di Roma con l’oriente greco → il
nuovo indirizzo portò, proprio con T., a innovarsi anche la poesia scenica.
- Il teatro di T., pur accettando la convenzionalità delle trame, è particolarmente
interessato ai significati, alla sostanza umana messa in gioco dagli intrecci della
commedia → il tentativo di T. è quello di usare un genere popolare per comunicare
una sensibilità nuova → a questa tensione innovativa sono riconducibili le difficoltà
incontrate nel rapporto con il pubblico.
- Le vicende delle commedie terenziane sono sintomatiche del declino del teatro
popolare latino → il teatro di T. infatti mette in scena gli ideali di rinnovamento
culturale dell’aristocrazia scipionica.
- All’autore interessa soprattutto l’approfondimento psicologico del tipo, così rinuncia
all’esuberanza comico-fantastica plautina → personaggi terenziani risultano dunque
anticonvenzionali.
- L’approfondimento psicologico comportava una notevole riduzione della comicità,
che ha senz’altro contribuito allo scarso successo di T. presso il pubblico di massa.

TERENZIO, LA VITA E LE OPERE (pag. 46)

LO STILE E LA LINGUA: UNA RIVOLUZIONE SOTTOVOCE

- La prima impressione dello stile di T. è di una piatta uniformità → la parola “bacio”


appare non più di due volte e poco si parla di corpi, di mangiare, di bere e
naturalmente di sesso.
- La materia linguistica sembra essere stata selezionata, perfino censurata, mentre
acquistano spazio le parole astratte, che rendono possibile e interessante l’analisi
psicologica.
- In realtà, lo stile di T. è vicino alla realtà → l’impressione è più vicina a quella di una
conversazione quotidiana.
- L’elemento che più distingue T. è la sua costante e controllata preoccupazione per
il verosimile → il suo parlato è però una lingua settoriale delle classi urbane di
buona educazione e cultura.
- A questa selezione lessicale corrisponde una forte riduzione della varietà metrica
rispetto a Plauto → sono scarse le parti liriche, contenuta è l’estensione dei cantica
(le parti cantate) rispetto ai deverbia (le parti recitative).
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I PROLOGHI: POETICA E RAPPORTO CON I MODELLI

- Sarebbe sbagliato pensare a T. come a una sorta di predicatore → T. è uno dei


letterati latini più consapevoli degli aspetti tecnici del suo lavoro.
- Il rapporto con la Commedia Nuova mostra la coesistenza di questi aspetti →
Menandro offriva sia un modello culturale per valori come l’humanitas, sia un
modello letterario raffinato di stile e di tecnica drammatica.
- T. riesce a esprimere sia la propria impostazione ideale che la propria vocazione
letteraria.
- Le commedie di Menandro erano state un modello anche per Plauto che, però, era
lontano dalla poetica menandrea della verosimiglianza.
- T. cura molto di più la coerenza e l’impermeabilità dell’illusione scenica → lo
sviluppo dell’azione non prevede mai esiti metateatrali e vengono eliminate quelle
battute dei personaggi che si rivolgono liberamente al pubblico interrompendo
l’illusione scenica.
- La palliata di T. non apre mai al suo interno alcuno spazio di autocoscienza, ma i
momenti di riflessione vengono tutti concentrati nello spazio del prologo.
- L’importanza data al prologo come istituzione letteraria è la principale innovazione
tecnica di T. rispetto a Plauto → T. rinuncia alla funzione informativa per adoperare i
suoi prologhi come personali prese di posizione, in cui chiarisce il rapporto con i
modelli greci utilizzati e risponde alle critiche degli avversari su questioni di poetica
→ questo nuovo tipo di prologo presuppone un pubblico più preparato, più ristretto e
selezionato → dà ampio spazio a momenti di riflessione critica e poetica,
accostandosi all’ideale alessandrino del “poeta-filologo”.
- T. tende a sottolineare il suo distacco dalla vecchia generazione letteraria, che
comprende Plauto e Cecilio Stazio.
- Nel prologo dell’Heautontimorùmenos, T. contrappone a una commedia statica
(stataria) una piena di effettacci e con azione assai movimentata (motoria) → viene
rifiutata la farsa popolare di tipo plautino → è chiaro che T. opponeva a questo stile
sanguigno un ideale di arte più riflessiva e attenta alle sfumature, più verosimile,
capace di fondare l’azione drammatica sul dialogo piuttosto che sul movimento
scenico e sul clamore.
- Le affermazioni programmatiche di T. sull’uso dei modelli greci sono per noi difficili
da riscontrare nella pratica perché degli originali ci sono pervenuti solo scarsi e
casuali frammenti, ma sembra che T. si attenga piuttosto fedelmente alle linee degli
intrecci menadrei.
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TEMI DELLE COMMEDIE

- T. sacrifica la ricchezza dell’inventiva verbale e delle trovate comiche


estemporanee per l’approfondimento del carattere dei personaggi.
- La palliata latina era sempre stata ancorata alle situazioni familiari → in Terenzio
questi rapporti diventano veramente rapporti umani, sentiti con maggiore serietà
problematica.
- Questo approfondimento risente sia di una sincera adesione al modello di
Menandro, sia della circolazione di ideali ‘umanistici’ di origine greca nelle cerchie
più evolute della Roma contemporanea → a ciò si deve l’apparizione di un concetto
chiave come humanitas, influenzato dal greco philanthropìa, ma tipicamente romana
è la sintesi costruttiva e ottimistica di questo ideale, ispirato da pragmatismo attivo.
- Non è un caso che la commedia terenziana di maggior successo immediato,
l’Eunuchus, sia quella in cui meno si affacciano questi temi psicologici e umanistici
→ si tratta infatti del più riuscito tentativo di T. in direzione della comicità plautina →
la commedia mette in scena un romanzesco travestimento e un burlesco personag-
gio di soldato fanfarone.
- Sono poche le commedie di T. che ebbero successo di fronte all’impaziente
pubblico del tempo → T. continuò comunque a tenere scena anche dopo la sua
morte ed ebbe via via sempre più commenti a favore.

CECILIO STAZIO

- C.S. è trattato come un autore minore per ragioni del tutto accidentali, mentre
grandi intellettuali e profondi conoscitori della letteratura lo valutano come un autore
di primo rango.
- La vita (pag. 51).
- Di C.S. ci restano una quarantina di titoli, tutti di commedie palliate e frammenti per
quasi trecento versi → i titoli hanno sia forme greche (es. Ex hautoù hestòs - “Quello
che sta in piedi da sé”), sia latine (es. Epistula - “La lettera”).
- Gran parte dei frammenti che abbiamo si iscrive nell’atmosfera del teatro plautino
→ rispetto a Plauto, però, C.S. sembra più vincolato al modello della Commedia
Nuova ateniese → infatti i titoli sono riproduzioni molto fedeli degli originali greci e
inoltre è assente la figura dello schiavo.
- Abbiamo quindi l’impressione che C.S. fosse più rispettoso dei modelli → inoltre
sembra avere una predilezione decisa per Menandro, a giudicare anche dal fatto che
per quasi metà dei titoli attestati si può proporre una derivazione menandrea.
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LUCILIO (170 ca. o 148 - 102 a.C.) E LA SATIRA

LA VITA E LE OPERE

- La vita (pag. 53).


- L. scrisse trenta libri di satire, e pare che un’edizione delle satire sia stata curata
nel I secolo a.C. dal grammatico Valerio, che ordinò i libri secondo un criterio non
cronologico ma metrico:
● libri I-XXI → esametri dattilici; ● libri XXVI-XXX → metri giambici,
● libri XXI-XXV → distici elegiaci; trocaici ed esametri.

- Si presume che L. abbia pubblicato la sua prima raccolta, in cinque libri, intorno al
130 a.C. e che questi siano quelli che noi conosciamo come i libri XXVI-XXX → se
ciò è vero, L. si orientò progressivamente verso l’esametro, segno di provocazione
ironica in quanto verso tipico dell’epica eroica e celebrativa, adattato invece a una
materia quotidiana (lo stesso metro usato Orazio).
- Non è affatto sicuro che il titolo Saturae risalga a L., il quale definisce le sue com-
posizioni poemata o ludus ac sermones, cioè ‘chiacchiere scherzose’.
- Si è ragionevolmente supposto che il titolo primitivo dell’opera fosse, con nome
greco, schèdia, cioè ‘improvvisazioni’.
- Ad ogni modo, Orazio usa il termine satura per designare quel genere di poesia
inaugurato dall’opera di L.

LUCILIO E LA SATIRA

- L’opera di L. si inserisce nell’ambiente culturale del partito scipionico, che nella


maturità furono i protettori del poeta satirico → la sua posizione sociale, però, è ben
diversa da quella di Terenzio → l’indipendenza di giudizio invece si adatta bene alla
posizione sociale di L., che non ha paura di farsi nemici tra i potenti.
- Le origini del genere che i Romani chiamano satura sono piuttosto incerte e la
connessione del termine con il greco sàtyros è del tutto falsa → la satira sembra
infatti di origine latina → è sicuro che il termine satura indicasse un piatto misto di
primizie che venivano offerte agli dei, da cui anche una specialità gastronomica e un
tipo di procedimento giuridico detto lex per saturam, che indica quando si riunivano
stralci di vari argomenti in un singolo provvedimento legislativo → in entrambi i casi
emerge come originario il valore di mescolanza e varietà, che si percepiva anche
nell’impiego letterario del termine.
- Quintiliano contrappone la satira ad altri genere affermando che “satura tota nostra
est”.
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- Tale impulso si può riconoscere come la ricerca di un genere letterario che


consenta di esprimere la voce personale del poeta.
- Questo genere rappresenta una novità nel panorama letterario, perché nessuno dei
generi canonici prevedeva uno spazio di espressione diretta in cui il poeta potesse
parlare di se stesso e del suo rapporto con la realtà contemporanea → l’esempio dei
poeti alessandrini, e in particolare Callimaco, rimescola l’assetto tradizionale dei
generi e introduce contenuti nuovi, prima assenti in poesia.
- La satira è capace di unire discorsi sulla sua concezione dell’arte e scenette di vita
quotidiana, nonché tradizioni popolari e storie mitiche raffinatissime.
- Il canone estetico privilegiato è quello della varietà → varietà, espressione
personale del poeta e impulso al realismo sono caratteri che possiamo riconoscere
anche nelle satire enniane → Ennio aveva scritto forse quattro o sei libri di satire in
metri giambici o trocaici trattando argomenti disparati, ma non sappiamo se le sue
satire contenessero, oltre a tratti autobiografici, attacchi a personaggi
contemporanei.
- Lo sviluppo della satira nell’età di L. significa anche lo sviluppo di un nuovo
pubblico, interessato alla poesia scritta e desideroso di una letteratura più aderente
alla realtà contemporanea.
- L. affrontò uno spettro molto ampio di argomenti:
● il libro I conteneva una vasta composizione nota come Concilium deorum →
attraverso una parodia dei concili divini, scena tipica dell’epica, L. prendeva di
mira un certo Lentulo Lupo, personaggio inviso agli Scipioni, affermando che
gli dei avevano deciso di farlo morire per indigestione;
- la parodia comportava anche implicazioni critico-letterarie → nel momento in
cui il poeta faceva in modo che gli dei si comportassero secondo il protocollo
e le procedure del senato romano, la scena letteraria del Concilium deorum
veniva mostrata come motivo convenzionale della poesia epica privo di
credibilità → la poetica realistica di L. voleva reagire con ironia proprio contro
la concezione della letteratura come vuota convenzionalità e ricorso a scene
e motivi stereotipi;
● il libro III conteneva la colorita narrazione di un viaggio in Sicilia (il tema del
viaggio tornerà più volte nella storia del genere);
● nel libro XXX L. descrive un sordido banchetto, con accenni alla gastronomia,
connessi con il tema polemico del lusso a tavola;
● nel libro XX era narrato un banchetto organizzato da un parvenu, tale Granio,
l’antenato dell’oraziano Nasidieno e del Trimalchione di Petronio;
● il libro XVI pare fosse dedicato alla donna amata → L. è dunque l’antesigna-
no della poesia personale d’amore.
- Sono inoltre ampiamente attestate disquisizioni su problemi letterari → giudizi su
questioni di retorica e poetica, oltre che vere e proprie analisi critico-letterarie e
grammaticali.
14

- La critica nei confronti dello stile solenne è un’altra convergenza importante tra
Callimaco e Lucilio.
- La critica del poeta batte con vivo umorismo sui più diversi aspetti della vita
quotidiana, rappresentati nella loro concretezza fisica e linguistica.
- È tuttavia pericoloso immaginare questo poeta come una sorta di riformatore, infatti
anche l’impegno politico di L. può essere stato discontinuo ed oscillante.
- Ciò che emerge dai frammenti è il rifiuto di un unico livello di stile e l’elaborazione
di un linguaggio elevato dell’epica, rivissuto come parodia, e dei linguaggi specialisti-
ci che finora restavano esclusi dalla poesia latina.
- In questa prospettiva, L. è quanto di più vicino al realismo moderno offra la
letteratura latina → in questo contesto si colloca la tendenza a simulare
l’improvvisazione dei propri versi la disarmonia dello stile di L. è una scelta
meditata, rivolta ad un preciso programma espressivo.
- Orazio lo consacra quale inventor della forma satirica.
15

CICERONE

LA VITA E L’ATTIVITA’ ORATORIA (pagg. 67 - 69)

LE OPERE RETORICHE:
LA CODIFICAZIONE DELLO STILE E DELL’ELOQUENZA ROMANA

- Quasi tutte le opere retoriche di Cicerone sono state scritte a partire dal 55 e
nascono dal bisogno di una risposta politica e culturale alla crisi che Roma stava
attraversando.
- Problema della necessità o meno per l'oratore di affiancare alle conoscenze
tecniche della retorica anche quelle proprie di una vasta cultura nel campo del diritto,
della filosofia e della storia.
- In gioventù, Cicerone aveva iniziato un trattatello di retorica, il De inventione, per il
quale aveva largamente attinto alla Rhetorica ad Herennium → sosteneva
l'opportunità di una sintesi tra eloquenza e sapientia (cioè cultura filosofica
necessaria alla coscienza morale dell'oratore).
- Riprende queste riflessioni giovanili nel De oratore (55), che ha la forma di un
dialogo a cui prendono parte alcuni dei più insigni oratori dell'epoca (modello
ispiratore dell'opera, il dialogo platonico) (pagg. 69 - 70).
- Il talento, la tecnica della parola e del gesto e la conoscenza delle regole retoriche
non possono ritenersi bastevoli per la formazione dell'oratore → si richiede una
vasta formazione culturale → la formazione dell'oratore viene in tal modo a
coincidere con quella dell'uomo politico, della classe dirigente.
- Nel 46 ritorna a queste tematiche nell’Orator, aggiungendo una sezione sui
caratteri della prosa ritmica e indicando i tre scopi cui deve tendere l'oratore ideale:
● probare → argomentare validamente le tesi;
● delectare → suscitare con le parole impressioni piacevoli;
● flectere → muovere le emozioni attraverso il pathos;
➔ tre saranno anche i registri stilistici che l'oratore deve saper alternare →
umile, medio, elevato o patetico.
- La rivendicazione della capacità di muovere gli effetti come compito sommo
dell'orator nasceva dalla polemica contro l’atticismo, i cui sostenitori adottavano uno
stile semplice e scarno e rimproveravano forme di asianesimo quali ridondanze,
frequente uso di figure, accentuazione dell'elemento ritmico, abuso di facezie.
- Cic. prende posizione nel Brutus (46), dove traccia una storia dell eloquenza greca
e romana che culmina nella rievocazione delle tappe della propria carriera oratoria
→ afferma anche l'opportunità di selezionare alternare diversi registri a seconda
delle esigenze delle diverse situazioni.
16

UN PROGETTO DI STATO

- Il modello platonico ritorna nel De re publica (54-51), dove giunge a identificare la


migliore forma di Stato nella costituzione romana del tempo degli Scipioni → la parte
meglio conservata è quella finale, il cosiddetto Somnium Scipionis.
- Teoria del regime misto → l’elemento democratico è considerato solo una sorta di
valvola di sicurezza per lo sfogo delle passioni irrazionali del popolo → esaltazione
della repubblica aristocratica dell’età scipionica.
- Figura del princeps → rifacendosi probabilmente al ruolo ricoperto nella repubblica
romana da Scipione Emiliano, sembra pensare a una élite di personaggi eminenti
che si ponga alla guida del Senato e dei boni e auspicherebbe la coagulazione del
consenso politico intorno a leader prestigiosi → l’autorità del princeps non sarebbe
così alternativa ma di sostegno a quella del Senato, allo scopo di salvare la
repubblica → il princeps dovrà armarsi contro tutte le passioni, egoistiche e
soprattutto contro il desiderio di potere e ricchezza → è questo il senso del disprezzo
delle cose umane → immagine di un dominatore-asceta, rappresentante in terra
della volontà divina, rinsaldato nella dedizione al servizio dello Stato dalla sua
despicentia verso le passioni umane.
- De legibus → espone la tesi storica del l'origine divina della legge.
- L’esposizione delle leggi che dovrebbero essere in vigore nel migliore degli Stati si
basa sulla tradizione legislativa romana, orientata sul diritto pontificio e sacrale.
- Presenta il testo delle leggi riguardanti i magistrati e le loro competenze.

UNA MORALE PER LA SOCIETA’ ROMANA

- Cicerone comincia solo nel 46 e scrivere opere filosofiche quando è costretto a


ritirarsi dalla vita politica ed è amareggiato da tragedie private come la morte della
figlia.
- La forma privilegiata è ancora quella dialogica.
- Si interroga sulle grandi domande che si poneva anche la filosofia ellenistica →
l'esistenza è il ruolo degli dei nel mondo, il dolore, il timore della morte, la felicità, la
virtù → non ambisce però a formulazioni originali, ma piuttosto riassume posizioni e
schemi teoretici controbatte argomenti, traduce testi e problemi filosofici difficili.
- L'impegno è dunque soprattutto moralistico → lo scopo è quello di offrire un punto
di riferimento alla classe dirigente romana nella prospettiva di ristabilirne l'egemonia
sulla società.
- Cato maior de senectute → ha come protagonista la figura addolcita di Catone il
Censore, in cui si vedono armonizzati il gusto per l’otium e la tenacia dell'impegno
politico.
17

- Laelius de amicitia → ricerca i fondamenti etici della società nel rapporto che lega
fra loro le volontà degli amici.
- Allargamento della base sociale delle amicizie oltre la cerchia ristretta della
nobilitas attraverso il riconoscimento di valori quali virtus e probitas → vede negli
Scipioni e nel loro entourage la realizzazione più perfetta di questi ideali di amicizia e
humanitas.
- A problemi di teoria della conoscenza sono dedicati gli Academica → tratta le
diverse dottrine ellenistiche, discutendo sulla possibilità o meno di concepire nozioni
vere e attendibili → ritiene la conoscenza sufficiente orientare l'azione.
- Tusculanae disputationes → Lungo monologo interiore sul male, la morte, il
dolore e la noia.
- Emula Platone nell'aspirazione alla ricercatezza dell'elaborazione stilistica.
- Si astiene dal formulare un'opinione precisa per lasciare spazio a un confronto
libero e aperto.
- De natura deorum e De finibus → attacca fortemente il disimpegno civile
professato dalla dottrina epicurea.
- De divinatione → dialogo sui segni che proverrebbero dagli dei.

I DOVERI DELLA CLASSE DIRIGENTE

- De officiis (44) → trattato dedicato al figlio Marco.


- Riflette sui fondamenti di una morale della vita quotidiana che permetta
all'aristocrazia romana di riacquistare il controllo sulla società.
- La base filosofica è offerta dallo stoicismo moderato di Panezio, per il quale gli
istinti non devono ess. repressi ma disciplinati dalla ragione.
- La sottomissione degli istinti alla ragione e un saldo autocontrollo definiscono il
gentiluomo ciceroniano, che in quest'opera, attraverso il senso del conveniente
(decorum), ricerca l'approvazione degli altri con l'ordine, la coerenza, la giusta
misura nelle parole e nelle azioni.
- Minuta precettistica relativa ai comportamenti da tenere nella vita quotidiana nella
visuale commercio con le persone.
- Si propone di costruire fondandolo su solide basi filosofiche un modello
complessivo del vir bonus.
18

LO STILE E LE OPERE POETICHE

- Neologismi → difficile problema della resa in latino di molti termini greci → lo sforzo
di evitare i grecismi, di selezionare attentamente le parole per ottenere la massima
chiarezza, di costruirsi dunque un lessico astratto è all'origine di molti neologismi poi
entrati nell'uso.
- Concinnitas → tipo di periodo, complesso, armonioso, fondato sul principio della
corrispondenza tra le parti.
- I modelli greci sono Isocrate e Demostene.
- Elimina completamente tutte quelle incoerenze che la prosa arcaica latina aveva
ereditato dal linguaggio colloquiale e privilegia l'ipotassi sulla paratassi.
- Grande varietà di toni e registri stilistici → ciascuna delle tre gradazioni di stile
(semplice, temperato, sublime) è convenientemente impiegata a seconda delle
corrispondenti esigenze del probare, delectare, movere.
- La disposizione verbale è sempre tale da realizzare il numerus.
- Interesse per la poesia → la sua produzione in versi fu però giudicata molto
negativamente.
- Ben presto i suoi gusti dovettero farsi più tradizionalisti, fino all'ostilità verso i poeti
moderni.
- È considerato importante nello sviluppo delle tecniche versificatore e raffina la
costruzione dell’esametro, regolarizzando il sistema delle cesure e inaugurando la
consuetudine di dare alle parole del verso una disposizione più ricca ed espressiva
ed è lui a insegnare la tecnica dell’enjambement.

L’EPISTOLARIO

- Per la conoscenza di Cicerone e più in generale, della complessa vicenda politica


del suo tempo è di straordinaria importanza il suo epistolario.
- 16 libri Ad familiares (62-43) + 16 libri Ad Atticum (68-44) + 3 libri Ad Quintum
fratrem (60-54) + 2 libri Ad Marcum Brutum (43) → totale di circa novecento lettere
che furono pubblicati in una data incerta ma successiva alla morte di Cicerone.
- Alla diversità dei contenuti, delle occasioni e dei destinatari corrisponde quella dei
toni.
- Tratta di lettere vere, scritte senza l'obiettivo della pubblicazione → infatti anche lo
stile riflette questo carattere di epistolario reale → è una lingua che rispecchia
piuttosto fedelmente il sermo cotidianus delle classi elevate di Roma.

LA FORTUNA DI CICERONE (pagg. 77 - 78)


19

CESARE

LA VITA E LE OPERE (pagg. 88-89)

IL COMMENTARIUS COME GENERE STORIOGRAFICO

- Il termine commentarius indicava un tipo di narrazione a metà tra la raccolta di


materiali grezzi e la loro elaborazione nella forma artistica tipica della vera e propria
storiografia.
- Sia Cicerone sia Irzio, nella prefazione al libro VIII del De bello Gallico, parlano dei
Commentarii di Cesare come di opere composte per offrire ad altri storici il materiale
sul quale impiantare la propria narrazione.
- L’atteggiamento di Cesare celava una certa civetteria in quanto il commentarius
andava avvicinandosi alla historia (drammatizzazione di scene collettive e ricorso al
discorso diretto → aveva cmq un atteggiamento antiretorico ben visibile nell’apertura
dell’opera che manca di un proemio → in questa direzione va anche la rinuncia alla
prima persona e la scelta di parlare di se stesso in terza persona, che distacca il
protagonista e lo pone come personaggio autonomo.

LE CAMPAGNE IN GALLIA NELLA NARRAZIONE DI CESARE

- I sette libri del De bello Gallico coprono il periodo dal 58 al 52 a.C.:


● libro I → tratta della campagna contro gli Elvezi e contro il capo germanico
Ariovisto;
● libro II → racconta la rivolta delle tribù galliche;
● libro III → campagna contro le popolazioni della costa atlantica;
● libro IV → registra le operazioni contro le infiltrazioni dei popoli germanici e
contro i capi gallici ribelli → inoltre fornisce un resoconto delle sue due
spedizioni contro i Britanni;
● libri V e VI → narrano della campagna contro le popolazioni della Gallia
Belgica;
● libro VII → descrive la fine della resistenza gallica e la cattura di Vercingetori-
ge, re degli Averni.
- Alcuni ritengono che C. abbia scritto l’opera di getto, altri pensano ad una
composizione anno per anno → on la seconda concezione si darebbe meglio
ragione della sensibile evoluzione stilistica riscontrabile nell’opera.
- Irzio si esprime sulla rapidità con cui sarebbero stati composti i Commentarii → la
sua testimonianza potrebbe quindi fare riferimento ad una seconda fase in cui C.
revisionò l’opera.
20

LA NARRAZIONE DELLA GUERRA CIVILE

- Il De bello civili si divide in tre libri, di cui i primi due narrano gli avvenimenti del 49
e il terzo quelli del 48.
- Si pensa che l’opera si stata composta nella seconda metà del 47 e nel 46 a.C. e
poi pubblicata nello stesso anno.
- Vi affiorano le idee politiche di C. tramite una satira sobria per svelare le basse
ambizioni e i meschini intrighi dei suoi avversari → la rappresentazione satirica
culmina nel quadro del campo pompeiano prima della battaglia di Farsalo, quando
gli avversari, sicuri di una prossima disfatta di C., stabiliscono le pene da infliggere,
si aggiudicano i beni di coloro che stanno per proscrivere, si contendono le cariche
pubbliche → C. aspira soprattutto a dissolvere l’immagine che di lui dava la
propaganda aristocratica presentandolo come un rivoluzionario, continuatore dei
Gracchi o di Catilina.
- Il suo destinatario è lo strato medio e benpensante dell’opinione pubblica che vede
nei pompeiani i difensori della costituzione repubblicana → C. dà ragione di alcuni
suoi provvedimenti di emergenza ma contemporaneamente mette in risalto come
non ci si debbano attendere provvedimenti di cancellazioni dei debiti, che gravavano
su plebe e aristocrazia → C. trova anche modo di insistere sulla propria costante
volontà di pace sottolineando il suo rispetto delle leggi, giustifica lo scatenarsi della
guerra solo come al rifiuto di trattative serie da parte dei pompeiani.
- Un altro fondamentale motivo dell’opera è la clemenza verso i vinti → C. sottolinea
la fedeltà e il dei propri soldati → l’elogio non può essere staccato dal processo di
promozione sociale degli homines novi di provenienza militare.

LA VERIDICITA’ DI CESARE E IL PROBLEMA DELLA DEFORMAZIONE


STORICA

- Lo stile scarno dei Commentarii cesariani contribuisce al tono apparentemente


oggettivo e impassibile della narrazione.
- In entrambi i testi la presenza di procedimenti di deformazione è innegabile → C. fa
ricorso ad artifici, dissimulati quasi perfettamente, attenua, insinua, incorre a lievi
anticipazioni o posticipazioni, dispone le argomentazioni in modo da giustificare i
propri insuccessi.
- Il De bello Gallico non può ess. letto come un’esaltazione della conquista, anzi, C.
mette in rilievo le esigenze difensive che lo hanno spinto → aquesto scopo è
funzionale la rappresentazione della ferocia dei barbari e in particolare dei loro capi
(più grande è il valore del nemico, più grande è la gloria nel batterlo) → C. si rivolge
anche all’aristocrazia gallica per assicurarle la sua protezione contro i facinorosi che
aspirano alla tirannia.
- In entrambe le opere C. mette in luce le proprie capacità di azione militare ma non
alimenta l’alone carismatico intorno alla propria figura → la fortuna è un elemento
presente nella sua narrazione ed è un concetto che serve a spiegare cambiamenti
21

repentini di situazione, un fattore imponderabile → C. cerca di spiegare gli


avvenimenti secondo cause umane e naturali, cogliendone lucidamente la logica
interna e non facendo mai ricorso all’intervento della divinità.

I CONTINUATORI DI CESARE

- Il luogotenente Aulo Irzio compose il libro VIII del De bello Gallico per congiungere
la narrazione con quella del De bello civili.
- Sempre ad Irzio si deve il Bellum Alexandrinum.
- Queste opere rispettano la tradizione stilistica scarna e sobria del commentario
senza spingersi verso l’historia.
- Il genere del commentarius non era molto stabile e nei continuatori di Cesare si
apre a diverse sollecitazioni:
● il Bellum Africum si riveste di una patina arcaicizzante;
● il Bellum Hispaniense dissemina sporadiche ricercatezze di stile su un fondo
linguistico popolareggiante e colloquiale, non scevro di tratti volgari.

LE TEORIE LINGUISTICHE

- Sono andate perdute le orazioni di C. ma è probabile che il suo stile oratorio abbia
evitato i “gonfiori” e i colori troppo sgargianti, ma l’uso accorto degli ornamenta lo
avrà salvato dagli estremismi cari agli atticisti.
- Cicerone riconosce che C. agì da purificatore della lingua.
- C. espose le proprie teorie linguistiche nei tre libri, dedicati a Cicerone, del De
analogia → frammenti conservati mostrano come C. ponesse a base dell’eloquenza
la scelta delle parole, il cui criterio fondamentale è l’analogia (la selezione razionale
e sistematica), contrapposta all’anomalia (l’accettazione di ciò che diviene consueto
nel sermo cotidianus) → la selezione deve limitarsi ai verba usitata, le parole già
nell’uso → l’analogismo di C. è cura della semplicità, dell’ordine e soprattutto della
chiarezza.
22

SALLUSTIO (86 - 35 a.C.)

LA VITA E LE OPERE (pag. 96)

LA MONOGRAFIA STORICA COME GENERE LETTERARIO

- A entrambe le sue monografie S. antepone proemi estesi, in cui spiega le ragioni


del ritiro della vita politica e della scelta di dedicarsi alla storiografia.
- Attribuisce alla storiografia una precisa funzione nell’ambito della formazione
dell’uomo di Stato e la considera in stretto con la prassi politica → la storiografia
sallustiana tende a configurarsi come indagine sulla crisi dello romano e in ciò
risiede la motivazione della scelta di un impianto monografico:
● Bellum Catilinae → illumina il delinearsi di un pericolo sovversivo eccezionale;
● Bellum Iugurthinum → affronta l’incapacità della nobilitas corrotta di difendere
lo Stato e insiste sulla prima resistenza vittoriosa dei populares.

IL BELLUM CATILINAE E IL LEGARITARISMO DI SALLUSTIO

- Nel Bellum Catilinae, dopo il proemio, S. traccia il ritratto di Catilina, un personag-


gio contraddittorio, di animo energico ma irrimediabilmente depravato.
- S. situa la congiura in uno spazio moralistico → i facinorosi che Catilina ha raccolto
attorno a sé sono spesso aristocratici corrotti → Catilina organizza la congiura ma
viene tradito, scoperto, condannato e costretto a fuggire, mentre in Senato si dibatte
sulla sorte di quei congiurati che sono stati arrestati → spiccano le figure di Cesare,
che chiede una condanna mite, e Catone l’Uticense, che insiste per la condanna a
morte.
- Catilina cerca di rifugiarsi in Gallia ma viene intercettato dall’esercito e ucciso in
battaglia.
- Dai discorsi che Catilina pronuncia affiorano i motivi profondi della crisi che
travaglia lo Stato romano → da una parte pochi potenti che monopolizzano tutto
sfruttando i deboli, dall’altra una massa senza potere → l’aristocratico ribelle aveva
intravisto la possibilità di coalizzare una sorta di blocco sociale avverso al regime
senatorio.
- Tutta la rappresentazione è dominata dalla componente moralistica.
- S. conduce un’appassionata analisi della decadenza repubblicana e della
corruzione diffusa → nell’excursus iniziale, che prende il nome di archeologia, su
modello di Tucidide, la causa del degrado consiste nella fine del metus hostilis, cioè
il timore verso i nemici esterni, cessato con la distruzione di Cartagine.
- Un secondo excursus al centro dell’opera denuncia la degenerazione della vita
politica romana nel periodo che va dalla dominazione di Silla alla guerra civile tra
Cesare e Pompeo, denuncia che coinvolge i populares e i fautori del Senato → da
un lato demagoghi nei confronti della plebe, dall’altro aristocratici che si fanno velo
23

della dignità del senato ma combattono per ampliare i propri privilegi → abolire la
conflittualità diffusa è necessario per mettere i ceti possidenti definitivamente al
riparo da quel pericolo.
- S. auspicava l’attuazione di una politica autoritaria che ponesse fine alla crisi dello
Stato ristabilendo l’ordine della res publica, rinsaldando la concordia tra i ceti
possidenti, restituendo prestigio e dignità a un senato ampliato con uomini nuovi
provenienti dell’élite di tutta l’Italia.
- Questo spiega la parziale deformazione cui il Bellum Catilinae sottopone il
personaggio di Cesare, purificandolo da ogni legame con i catilinari ed evitando la
condanna esplicita della sua politica come capo dei populares → il Cesare
sallustiano si pronuncia in senato contro la condanna a morte dei complici di Catilina
preoccupandosi per l’ordine e la legalità.
- Significativa è anche la contrapposizione dei ritratti di Cesare e Catone → S., nella
sua riflessione sui due personaggi fieramente avversi, arriva a una sorta di ideale
“conciliazione”:
● il ritratto di Cesare si sofferma da un lato sulla liberalità, munificentia,
misericordia del personaggio e dall’altro sulla sua infaticabile energia che
sorregge la sua brama di gloria;
● le virtù tipiche di Catone sono invece quelle, radicate nella tradizione di
integritas, severitas, innocentia;
➔ differenziando i mores delle due figure, S. affermava così la complementare e
irrinunciabile utilità di entrambi per lo Stato romano.

IL BELLUM IUGURTHINUM: SALLUSTIO E L’OPPOSIZIONE ANTINOBILIARE

- Il Bellum Iugurthinum è largamente indirizzato a mettere in luce le responsabilità,


nella crisi dello Stato romano, della classe dirigente aristocratica, la cui insolenza
venne per la prima volta arginata nella guerra contro Giugurta → egli aveva corrotto
col denaro gli esponenti dell’aristocrazia romana inviati a combatterlo in Africa,
riuscendo a concludere una pace vantaggiosa.
- Dopo i successi notevoli ma non decisivi di Metello, il suo luogotenente Mario viene
eletto console per l’anno 107 a.C., ricevendo l’incarico di portare a termine la guerra
in Africa → Mario modifica la composizione dell’esercito arruolando i capite censi
(cioè dei proletari non soggetti a tassazione perché privi di averi) → la guerra
riprende per concludersi solo quando il re di Mauritania tradisce Giugurta e lo
consegna ai Romani.
- La guerra contro Giugurta acquista rilievo sullo sfondo della degenerazione della
vita politica → l’opposizione antinobiliare rivendicava il merito della politica di
espansione e della difesa del prestigio di Roma.
- S. introduce al centro dell’opera un excursus che indica nel “regime dei partiti” la
causa prima della rovina della repubblica. Il bersaglio principale è la nobiltà →
traspare la preoccupazione di condannare solo gli eccessi della politica dei Gracchi
24

→ il quadro che emerge è deformante → S. trascura di parlare dell’ala aristocratica


favorevole a un impegno attivo nella guerra, la parte più legata al mondo degli affari
e più incline alla politica di imperialismo espansionistico.
- Le linee direttive della politica dei populares sono esemplificate nei discorsi tenuti
dal tribuno Memmio e da Mario → i due discorsi sono rappresentativi dei migliori
valori etico-politici espressi dalla democrazia romana nella sua lotta contro la nobiltà:
● Memmio invita il popolo alla riscossa contro l’arroganza dell’oligarchia
dominante (pauci);
● nel discorso di Mario, invece, il motivo centrale è l’affermazione di una nuova
aristocrazia della virtus, fondata sui talenti naturali di ciascuno.
- Il giudizio complessivo di S. su Mario è però segnato da ambiguità →
l’ammirazione per l’uomo è limitata dalla consapevolezza delle responsabilità che si
sarebbe assunto nelle guerre civili → l’arruolamento dei capite censi dà origine agli
eserciti.
- Nel ritratto di Giugurta non nasconde la propria perplessa ammirazione per
l’energia indomabile, che è sicuro segno di virtus, seppure corrotta.
- Una differenza importante rispetto al ritratto di Catilina è che la personalità del re
barbaro è rappresentata in evoluzione, la sua natura è corrotta progressivamente →
il seme del degrado viene gettato da nobili e homines novi romani.

LE HISTORIAE E LA CRISI DELLA RES PUBLICA

- Le Historiae iniziavano col 78 a.C.


- S. si cimenta in un’impresa di vasto respiro, tornando alla forma annalistica.
- Alcuni frammenti sono particolarmente ampi → si tratta di quattro discorsi e di un
paio di lettere, una di Pompeo e una di Mitridate → dalle parole del sovrano
orientale, che combatté a lungo contro i romani, affiora che il solo motivo che i
romani hanno di portare guerra a tutte le altre nazioni è la loro inestinguibile sete di
ricchezze e potere.
- Possediamo anche frammenti di carattere geografico ed etnografico, a conferma di
un interesse già presente nella monografia maggiore.
- Le Historiae dipingono un quadro in cui dominano le tinte cupe, la corruzione dei
costui dilaga senza rimedio → il pessimismo sallustiano sembra acuirsi nell’ultima
opera, quando ormai lo storico non ha più una parte dalla quale schierarsi né aspetta
ormai alcun salvatore.
25

LO STILE DI SALLUSTIO

- A condizionare la futura evoluzione stilistica della storiografia latina fu S., che


elaborò uno stile fondato sull’inconcinnitas (contraria alla concinnitas ciceroniana →
rifiuto di un discorso ampio, regolare e proporzionato) e sull’uso frequente di antitesi,
asimmetrie e variationes di costrutto → il difficile equilibrio produce un effetto di
gravitas austera.
- Alla gravitas di questo stile contribuisce la patina arcaicizzante data anche dalla
ricerca di una concatenazione delle frasi di tipo paratattico → è evitato il periodare
ordinato dalla subordinazione sintattica, sono evitate le strutture bilanciate e le
clausole ritmiche care al discorso oratorio elaborato.
- Reagisce un gusto per l’accumulo asindetico di parole ridondanti.
- È uno stile arcaizzante ma innovatore.
- Sul piano della tecnica narrativa si raggiunge una drammaticità più intensa perché
più controllata → protagonisti delle due monografie, Catilina e Giugurta, sono
personaggi tragici e gli argomenti delle due opere sono scelti anche in funzione della
varietà e della drammaticità dei casi che lo storico può mettere in scena.

LE EPISTULAE E L’INVECTIVA

- I manoscritti ci conservano una Invectiva in Ciceronem, che anche Quintiliano


considerava autentica ma è probabile che l’autore sia un retore di età augustea.
- Ugualmente spurie sono da ritenersi le Espistulae ad Cesarem senem de re
publica, trasmesse anonimamente in un codice contenente lettere e discorsi tratti
dalle opere storiche di S.
- Lo stile è quasi più sallustiano di quello di S. e la scrittura pare impropria alle forme
letterarie del discorso oratorio e dell’epistola.
- Il contenuto è prevedibile → irrisione violenta di Cicerone e suggerimenti a Cesare
affinché scelga la via della clementia e concili le fazioni.
- Sembra verosimile giudicare queste opere come il frutto di scuole di retorica del I
secolo d.C.
26

LUCREZIO (96 ca. - 53 a.C.)

LA VITA E LE OPERE (pag. 105)

LUCREZIO E L’EPICUREISMO ROMANO. IL POEMA DIDASCALICO

- La filosofia fondata da Epicuro (III secolo, Atene) era la più antitradizionalista e


anticonformista, in quanto insegnava che gli dei esistono ma senza intervenire nelle
vicende umane, che il sommo piacere è il piacere, al quale si arriva attraverso
l’atarassìa, ovvero l’indifferenza alle passioni → Epicuro invitava quindi al distacco
dalla vita politica in quanto origine di turbamenti e confusione.
- Tali concezioni erano molto rischiose sia per l’organizzazione romana dei culti, che
erano a controllo statale, sia per il fondamento della repubblica → da ciò deriva la
forte ostilità dei tradizionalisti contro l’epicureismo → nel I secolo a.C., però, questa
dottrina, raggiunge una discreta diffusione negli strati elevati della società.
- L. decise di farsi divulgatore di Epicuro attraverso un poema epico didascalico che
riprende i modelli greci antichi → questa scelta sorprende anche in luce alla
condanna espressa da Epicuro nei confronti della poesia, ritenuta fonte di inganni e
ostacolo alla comprensione razionale dell’universo.
- L. pensò a una tradizione poetica solenne per parlare agli strati più alti della società
addolcendo il sapore amaro di una dottrina.
- Il titolo del poema traduce fedelmente quello dell’opera più importante del filosofo
greco (Sulla natura).
- I sei libri dell’opera sono articolati in diadi, cioè in tre gruppi di due → la prima e
l’ultima coppia trattano della fisica e del cosmo epicureo, la seconda espone
l’antropologia e la psicologia.
- Dopo l’inno a Venere, forza generatrice della natura (voluptas), inizia l’esposizione
dei principi fondamentali:
❖ Libro I → gli atomi si muovono nel vuoto e danno origine alle aggregazioni dei
corpi e dei mondi;
❖ Libro II → il moto degli atomi è rettilineo, ma interviene un’inclinazione
(clinamen), uno spostamento casuale che rende ragione delle aggregazioni e
della libertà del volere umano → anche il corpo e l’anima sono costituiti di
atomi → l’anima muore con il corpo;
❖ Libro III → la vita dopo la morte e le punizioni dell’aldilà sono quindi favole
senza fondamento naturale;
❖ Libro IV → il continuo mutamento degli atomi fa sì che dai corpi si stacchino i
simulacra, ossia aggregati di atomi che mantengono la forma dei corpi da cui
hanno origine e che vanno a colpire gli organi percettivi di altri esseri → da
qui ha origine la conoscenza;
❖ Libro V → digressione sull’umanità;
❖ Libro VI → si spiegano la natura di diversi fenomeni fisici che non vanno
attribuiti alla volontà divina → sulla descrizione di eventi grandiosi e
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catastrofici si innesta la narrazione della terribile peste di Atene → a questo


punto, l’opera si interrompe.
- La letteratura ellenistica aveva invece impiegato il verso dell’epica, l’esametro, il
metro in cui erano scritti ad esempio di Fenomeni di Arato, di cui Cicerone scrisse
una versione che L. mostra di conoscere.
- L. si differenzia da un poeta come Arato in quanto ambisce a spiegare ogni aspetto
importante della vita del mondo e dell’uomo e a convincere il lettore della validità
della dottrina epicurea.
- La tradizione ellenistica ricerca invece le sue ispirazioni in argomenti tecnici
sprovvisti di implicazioni filosofiche.

LUCREZIO POETA-VATE

- Il tipo di rapporto che L. instaura con il lettore-discepolo si caratterizza nel continuo


esortarlo a seguire con diligenza il percorso educativo che l’autore gli propone.
- L’indicazione di verità razionalmente definita sulla quale il lettore è chiamato a
esprimere un giudizio è un’ulteriore differenza rispetto alla poesia didascalica
ellenistica, che si limita a descrivere fenomeni, attribuendo alla ricerca dello stupore
un ruolo significativo.
- Il messaggio di L. si basa sulla comprensione delle cause oggettive → alla retorica
del mirabile sostituisce la retorica del necessario.
- Il lettore deve reagire a questi insegnamenti, divenendo consapevole della natura e
della propria grandezza intellettuale → è questa la radice del sublime lucreziano → il
lettore di L. è chiamato a trasformarsi in eroe e a emozionarsi per i segreti della
natura e a trovare in sé la forza dell’accettazione e dell’adeguamento.
- Compaiono appelli e invocazioni al lettore, la necessità di una sorta di eroismo
della mente è il principio che informa la didattica epicurea.
- Epicuro viene presentato come un eroe che ha saputo liberare l’umanità dai terrori
ancestrali.
- La nuova forma che il genere didascalico assume trova dunque il suo necessario
corrispettivo nella creazione di un destinatario che sappia adeguarsi alla forza
sublime di un’esperienza sconvolgente → la dottrina degli atomi è descritta in sé e
nelle reazioni che può produrre.
- Lo stile di L. è quindi quello dell’emozionante sublime ma spesso fa uso aggressivo
e violento della diatriba, una forma di insegnamento filosofico caratterizzato da
drammatizzazioni, personificazioni delle passioni e da un tono volgare, il cui
principale esponente era stato Bione di Boristene e che appartiene alla satira
romana.
- Anche L., a tratti, sceglie uno stile più realistico → così è tutto il finale del III libro, in
cui a prendere la parola è la Natura indignata che l’uomo mostri tanto attaccamento
alla vita, anche quando questa è stata piena di dolori e tristezze e si lancia in una
violenta requisitoria contro l’assurdo vivere degli uomini, dominato dall’angoscia.
28

- Nel finale del IV libro, Lucrezio mette in ridicolo la passione amorosa.


- L. si rivolge direttamente al lettore invitandolo a riflettere su quanto crudele e
davvero empia sia la religio tradizionale (omicidio di Ifigenia da parte di
Agamennone), che colpisce anche gli animali (vitello sacrificale) → è la religione ad
opprimere la vita degli uomini → se gli uomini sapessero che dopo la morte non c’è
nulla smetterebbero di essere succubi → è il timore della morte che deve essere
eliminato ed è la conoscenza delle leggi che regolano l’universo ad assicurare
questa liberazione.
- I saggi che vivono praticando i precetti di Epicuro sono paragonati a coloro che,
sulla terraferma, osservano distaccati il mare in tempesta e l’altrui pericolo.

IL CORSO DELLA STORIA

- L. dedica un’ampia parte dell’opera alla storia del mondo, del quale era stata
chiarita la natura mortale, originato una casuale aggregazione di atomi e destinato
alla distruzione.
- Tutta la seconda metà del libro V tratta dell’origine della vita sulla terra e della
storia dell’uomo.
- Gli animali e gli esseri umani si sono formati grazie a particolari circostanze
naturali.
- Tra le tappe del progresso umano, quelle positive (scoperta del linguaggio, del
fuoco, dei metalli, della tessitura, dell’agricoltura) sono alternate ad altre di segno
negativo (come l’inizio e il progresso dell’attività bellica o il sorgere del timore
religioso) → spesso è stata la natura che ha casualmente mostrato agli uomini come
agire.
- La necessità di comunicare ha spinto l’uomo a creare le prime forme di linguaggio
→ caso e bisogno materiale sono i fattori di avanzamento della civiltà → è una
evidente contrapposizione alle visioni teleologiche del progresso.
- Il progresso è valutato positivamente negli aspetti che riguardano il
soddisfacimento dei bisogni materiali mentre risulta un fenomeno negativo per la
decadenza morale che ha comportato.
- A questi problemi l’epicureismo è in grado di rispondere mostrando che la natura
del corpo ha bisogno di poche cose → il saggio deve abbandonare le inutili
ricchezze e la politica.
29

L’INTERPRETAZIONE DELL’OPERA

- Nel 1868 il francese Patin propose un’interpretazione decisa a dimostrare l’esisten-


za di un Antilucrezio dalla religiosità insoddisfatta, scettico rispetto a quello epicureo
e ottimista → su questa linea molti hanno voluto scorgere nell’opera anche le tracce
di uno squilibrio mentale (follia raccontata da Girolamo).
- Una lettura non preconcetta induce invece a constatare in L. una tensione
illuministica rivolta a convincere e argomentare razionalmente la propria verità, a
trasmettere una dottrina di liberazione morale nella quale l’autore crede
profondamente.
- L’accesa confutazione della tesi stoica di una natura provvidenziale spiega perché
L. insista sull’immagine di una natura matrigna → la ratio da lui esposta dovrebbe
condurre alla serenità interiore, che trae origine dalla comprensione razionale dei
meccanismi di nascita, vita e morte dell’uomo e del cosmo.

LINGUA E STILE DI LUCREZIO

- Il giudizio di Cicerone su L. testimonia di un’ammirazione verso le sue grandi


capacità di elaborazione artistica.
- Per L. lo stile, come l’organizzazione, doveva servire alla persuasione → così si
spiegano le ripetizioni → alcuni concetti andavano riassunti collocate in punti chiave,
termini tecnici della fisica epicurea dovevano restare fissi.
- La povertà filosofica della lingua latina costrinse L. a ricorrere a neologismi e a
vocaboli greci → è questa povertà linguistica che stimola la ricerca di una
concretezza espressiva.
- Dal patrimonio della poesia elevata romana trae le più caratteristiche forme
espressive, da cui deriva un intensissimo uso di allitterazioni, assonanze, costruiti
arcaici e effetti di suono.
- In campo grammaticale i due fenomeni più vistosi sono il gran numero di infiniti
passivo in -ier e il prevalere della desinenza bisillabica -ai nel genitivo singolare della
prima declinazione.
- L. dimostra di possedere una vasta conoscenza della letteratura greca, come
testimoniano le riprese di Omero, Platone, Eschilo, Euripide, Tucidide, sul quale è
basata la descrizione della peste di Atene nel libro VI.
- Non mancano nemmeno segni della frequentazione dei poeti ellenistici come
Callimaco e Antipatro.
- Quanto alla metrica, l’esametro si differenzia da quello arcaico di Ennio, rispetto al
quale predilige l’incipit dattilico, usuale nella poesia augustea.
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CATULLO E LA POESIA NEOTERICA

I “NUOVI” POETI E I LORO PRECURSORI

- Per indicare i protagonisti delle tendenze poetiche innovatrici accomunate da un


rifiuto della tradizione nazionale si affermarono nel I secolo a.C., Cicerone usa la
definizione di poetae novi o di neoteroi.
- Il processo di rinnovamento promosso dai neòteroi è un aspetto dell’ellenizzazione
dei costumi.
- Nel campo letterario si assiste a un progressivo indebolimento dei valori e delle
forme della tradizione e all’emergere di esigenze nuove, dettate dall’affinarsi del
gusto e della sensibilità.
- Una delle novità consiste nella decisa imitazione della letteratura greca recente nei
suoi aspetti eruditi e preziosi → i neòteroi prendono dai poeti ellenistici il gusto per la
contaminazione tra i generi, l’interesse per la sperimentazione metrica, la ricerca di
un lessico e di uno stile sofisticati, e il carattere disimpegnato della loro poesia.
- Preludio negli ultimi decenni del II secolo a.C., è la comparsa di una poesia
scherzosa e disimpegnata, frutto dell’otium, cioè lo spazio sottratto alle occupazioni
civili.
- C’è un nuovo interesse per i sentimenti privati, come l’amore nell’elaborazione
formale, che rivela un gusto educato dal contatto con la cultura e la poesia
alessandrine.
- I neoterici non relegano l’otium e i suoi piaceri in uno spazio ristretto ai margini di
un sistema, ma lo collocano al centro dell’esistenza → questa trasformazione di
carattere etico si riflette nel diffondersi dell’epicureismo, filosofia che predica la
rinuncia ai negotia politico-militari per una vita tranquilla.
- Va però notata una differenza importante → per gli epicurei l’eros è una malattia
insidiosa, mentre per i neòteroi l’amore è il sentimento centrale della vita → l’eros
diventa il tema privilegiato della poesia.
- L’affinità di gusto che accomuna i vari poeti si traduce anche in un’attività
critico-filologica → il travaglio della forma, la cura scrupolosa della composizione, il
paziente lavoro di lima sono il tratto distintivo della nuova poetica callimachea.
- Come Callimaco aveva polemizzato contro gli epigoni dell’epos omerico e aveva
propugnato un nuovo stile poetico, ispirato alla brevitas e all’ars, così Catullo e i
neoteroi contro gli imitatori di Ennio.
- I generi adatti sono quelli brevi come l’epigramma, l’epillio e il poemetto mitologico
in miniatura.
- Tra i precursori troviamo Lutazio Catulo, grande aristocratico e console → Lutazio
Catulo riserva all’otium e alla poesia nugatoria uno spazio limitato → attorno a lui si
raccoglie un gruppo di letterari tra cui ricordiamo:
● Valerio Edituo, autore di epigrammi erotici di manierata fattura alessandrina;
● Levio, ricordato per l’originalità rispetto ai modelli ellenistici di cui era ancora
dipendente la prima poesia nugatoria e per la sperimentazione di nuove
31

possibilità espressive → di lui restano circa una cinquantina di versi degli


Erotopaegnia (“Scherzi d’amore”), in cui i miti più famosi della tradizione epica
diventavano temi d’amore.

I NEOTERICI

- Una figura di spicco è Valerio Catone → originario della Gallia Cisalpina, nacque
agli inizi del I secolo a.C. → venne a Roma, dove visse come grammatico e maestro
di poesia fino alla tarda vecchiaia → V.C. rinnova a Roma la grande tradizione dei
critici-filologi alessandrini.
- Poeta neoterico ma anche autore di poemi epico-storici è Varrone Atacino, che
continua la poesia di stampo enniano, componendo un poema storico, il Bellum
Sequanicum (sulla campagna di Cesare contro Ariovisto), ma aderisce anche al
nuovo gusto poetico in un’opera intitolata Leucadia, dal nome della donna amata
(primo ex di poesia erotica) → di V.A. va ricordato anche il poema epico Argonautae,
traduzione in esametri latini delle Argonautiche di Apollonio Rodio.
- Le due figure di maggior rilievo sono però:
❖ Elvio Cinna → egli scrisse, ispirata ai componimenti di Partenio di Niceo,
grande poeta greco, la Zmyrna, storia dell’amore incestuoso tra una fanciulla
e il proprio padre, Cinira → il poemetto doveva essere talmente impenetrabile
da aver bisogno del commento esegetico di una grammatico;
❖ Licinio Calvo → appartenente a un’illustre famiglia plebea di Roma, fu oratore
famoso, seguace dell’indirizzo atticista che meglio si conciliava con il gusto
neoterico → la Io era un epillio sulla storia dell’eroina amata da Giove e
perseguitata da Giunone, che la trasformò in giovenca.

CATULLO (84 ca. - 54 a.C. ca.)

La vita e le opere (pag. 119)

I carmi brevi

- Il nome e la poesia di C. costituiscono il documento più importante della poesia


neoterica.
- L’otium individuale diventa l’alternativa seducente alla vita collettiva, lo spazio in cui
dedicarsi alla cultura, alla poesia, alle amicizie e all’amore → il piccolo universo
privato si identifica con l’orizzonte stesso dell’esistenza e l’attività letteraria si rivolge
alla lirica, alla poesia individuale.
- A questo progetto rispondono in modo più evidente i carmi brevi, l’insieme dei
polimetri e degli epigrammi, in cui l’esiguità dell’estensione rivela la modestia dei
contenuti e favorisce la ricerca della perfezione formale → ne risulta un’impressione
di immediatezza,
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che ha favorito l’equivoco di una poesia ingenua e spontanea di un poeta fanciullo


che dà libero sfogo ai suoi sentimenti → in realtà, la spontaneità catulliana è solo
un’apparenza → anche i componimenti più occasionali e riflesso immediato della
realtà hanno i loro precedenti letterari.
- Lo sfondo della poesia di C. è costituito dall’ambiente letterario della capitale, di cui
fa parte la cerchia dei neoterici, accomunati da lepos, venustas, urbanitas, che sono
i principi che fondano il codice etico e insieme estetico, che governa comportamenti
e rapporti reciproci ma ispira anche il gusto letterario.
- La figura di Lesbia, incarnazione della devastante potenza dell’eros, è la
protagonista indiscussa della poesia catulliana → oltre alla grazia e a una bellezza
non comune, sono soprattutto intelligenza, cultura, spirito brillante, modi raffinati a
farne il fascino (richiamo a Saffo di Lesbo).
- L’eros diventa un centro dell’esistenza e valore primario, il sole in grado di risarcire
la fugacità della vita umana → all’amore e alla vita sentimentale C. trasferisce tutto il
suo impegno.
- Il rapporto con Lesbia, nato come adulterio, nel farsi oggetto esclusivo dell’impegno
morale del poeta tende paradossalmente a configurarsi come un tenace vincolo
matrimoniale.
- Un motivo insistente, oltre al tema delle nuptiae (cioè della fedeltà matrimoniale),
sono le recriminazioni per la violazione, da parte della donna, del foedus d’amore, il
cui carattere sacrale è accentuato dal richiamo a due valori cardinali dell’ideologia e
dell’ordinamento sociale romano → la fides (che garantisce il patto stipulato
vincolando moralmente i contraenti) e la pietas (virtù propria di chi assolve ai suoi
doveri nei confronti degli altri).
- L’offesa ripetuta del tradimento produce in lui un doloroso dissidio tra la
componente sensuale (amore) e quella affettiva (bene belle).
- La consapevolezza di non avere mai mancato al foedus d’amore con la Lesbia
rappresenta la sola soddisfazione sicura ottenuta dall’amore per Lesbia.

I carmina docta

- Presentando, nel carme dedicatario a Cornelio Nepote, il suo libellus come lepidus,
novus, expolitus, C. definisce i materiali esteriori e interni → siamo davanti ai criteri
di una poetica che rivela la sua ascendenza alessandrina e callimachea.
- I veri intenditori apprezzeranno invece l’epillio, il poemetto breve che favorisce il
lavoro di rifinitura stilistica e che sul piano dei contenuti permette di sfoggiare la sua
dottrina evidente nella sezione dei carmi noti come “dotti”.
- Di particolare interesse sono i carmi 63 e 64, realizzazioni dell’epillio → il 64 narra il
mito delle nozze di Peleo e Tetide, ma nella vicenda principale contiene, incastonata
mediante l’ekphrasis quella dell’abbandono di Arianna a Nasso da parte di Teseo.
- L’intreccio delle
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due vicende d’amore istituisce fra di esse una serie di relazioni che hanno il loro
nucleo nel tema della fides, la virtù cardinale del mondo etico catulliano → il mito si
fa proiezione e simbolo delle aspirazioni del poeta, un foedus duraturo.
- C. si cimenta anche nell’epitalamio (carmi 61 e 62), cioè il canto nuziale, che il
poeta romanizza con l’inserimento di una serie di elementi tipicamente italico-romani
→ mentre il primo fu scritto in occasione delle nozze di due nobili, il carme 62 non è
composto pe un’occasione reale e rivela una più marcata impronta letteraria e una
maggiore adesione ai caratteri formali del genere.
- È compreso anche un omaggio a Callimaco → si tratta di una traduzione in versi
latini di un’elegia del poeta greco, nota come Chioma di Berenice, in cui Callimaco
celebrava la cortigiana escogitazione di Conone, l’astronomo alla corte di Tolomeo
III Evèrgete, re d’Egitto, che aveva identificato una nuova costellazione da lui
scoperta con il ricciolo offerto come ex voto dalla regina Berenice per il ritorno del
marito dalla guerra e successivamente scomparso → C. vi introduce temi centrali
della sua ideologia:
● esaltazione della fides e della pietas;
● condanna dell’adulterio;
● celebrazione delle virtù eroiche e dei valori tradizionali.
- Particolarmente complesso è il carme 68, che riassume i temi principali della
poesia di C., come l’amicizia e l’amore, l’attività poetica e il suo rapporto con Roma,
il dolore per la morte del fratello.
- Il ricordo dei primi amori furtivi con Lesbia sfuma nel mito, nella vicenda di
Protesilao e Laodamia, unitisi prima che fossero celebrate le nozze e perciò puniti
con la morte di lui appena sbarcato a Troia.

Lo stile

- La lingua catulliana è il risultato di un’originale combinazione di linguaggio letterario


e sermo familiaris → il lessico e le movenze della lingua parlata vengono assorbiti e
filtrati da un gusto aristocratico.
- La sensibilità callimachea lascia spazio alla cruda espressività che è ricondotta allo
snobistico compiacimento di una élite colta che ama esibire il turpiloquio accanto
all’erudizione.
- Frequenti sono i diminutivi che sembrano rivelare l’adesione all’estetica del lepos,
della grazia, che accomuna la cerchia degli amici e ne condiziona anche i modi
espressivi.
- Si tratta quindi di uno stile composito e vitale.
- È comunque necessario mantenere una certa distinzione rispetto ai carmi brevi →
vari elementi, come la selezione di un lessico generalmente più ricercato e la
presenza di stilemi e movenze della poesia “alta” della tradizione enniana (es.
arcaismi, composti, clausole allitteranti ecc.), concorrono infatti a dare ai componi-
menti maggiori un carattere più spiccatamente letterario.
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VIRGILIO (70 - 19 a.C.)

LA VITA E LE OPERE (pagg. 131-132)

LE BUCOLICHE

- Bucolica (sottinteso carmina = “canti dei bovari”) è una parola di origine greca che
indica il tratto fondamentale di questo genere letterario, ossia la rievocazione di uno
sfondo rustico in cui i pastori sono messi in scena come attori e creatori di poesia.
- L’opera è ispirata agli Idilli di Teocrito.
- L’originalità delle Bucoliche viene rivendicata da V., all’inizio della VI egloga, con un
atteggiamento callimacheo, in contrapposizione alle grandi imprese poetiche
dell’epopea.
- Nell’opera il poeta mostra uno studio ricercato di Teocrito, dei suoi imitatori greci
del II-I secolo a.C. e dei suoi commentatori → tutto ciò porta V. a una vera interioriz-
zazione del genere bucolico, di cui assimila profondamente i codici → le Bucoliche
sono il primo testo della letteratura augustea, di cui riescono ad interpretare l’esigen-
za di fondo, ossia ‘rifare’ i testi greci trattandoli come classici.

● I egloga → dialogo tra due pastori → Melibeo è costretto ad abbandonare i


campi confiscatigli, mentre Titiro può restare, grazie anche all’aiuto di un
giovane di natura divina;
● II egloga → lamento d’amore del pastore Coridone, che si strugge per il
giovane Alessi;
● III egloga → tenzone poetica tra due pastori;
● IV egloga → canto profetico per la nascita di un fanciullo che vedrà l’avvento
di una nuova età dell’oro;
● V egloga → lamento per Dafni;
● VI egloga → dichiarazione di poetica ad introduzione della seconda metà del
libro, dopo la quale il vecchio Sileno, catturato da due giovani, canta l’origine
del mondo e una serie di miti;
● VII egloga → Melibeo racconta la gara di canto tra due pastori;
● VIII egloga → dedicata all’amico Asinio Pollione;
● IX egloga → richiami alla realtà della campagna mantovana e alle espropria-
zioni seguite alle guerre civili;
● X egloga → V. cerca di confortare le sofferenze d’amore dell’amico poeta ele-
giaco Cornelio Gallo.

- Le Bucoliche sono monocordi, concentrate sullo stilizzato mondo dei pastori e


orientano così in senso più specifico la stessa parola “idillio”, che in greco significa
soltanto “piccolo componimento”.
- Con le Bucoliche si diffonde il mito dell’Arcadia, la terra beata dei pastori.
- Questa operazione riduce sensibilmente i confini del genere idillico, i temi che
possono essere affrontati da questa poesia ‘tenue’ → tutto quanto del reale entra nel
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mondo bucolico viene travestito nel linguaggio e nell’immaginazione dei pastori per
apparire come se fosse visto da loro, ingenui primitivi della campagna → l’atmosfera
è malinconica nel canto di questi pastori, alcuni di loro devono andare perché sono
stati cacciati dai soldati → si rivela così un libero riuso di spunti autobiografici → il
dramma dei pastori esuli nelle egloghe I e IX contiene un nucleo di esperienza
personale ma ciò che importa è cogliere l’originalità di ispirazione con cui V. rilegge
attr. il linguaggio bucolico l’epoca delle guerre civili.
- La egloga IV ha dato origine a un enigma sull’identità del puer destinato a riportare
l’età dell’oro sul mondo di crisi → l’egloga si inserisce nelle aspettative di rigenera-
zione tipiche dell’età di crisi tra Filippo e Azio e ha un chiaro parallelo nell’epodo 16
di Orazio → i più ritengono comunque che la figura di questo giovane salvatore del
mondo debba avere un referente prossimo e concreto → l’egloga è datata al conso-
lato di Asinio Pollione, nel 40 a.C. → l’ipotesi migliore è che il bambino dell’egloga
fosse atteso in quell’anno ma non sia mai nato.

DALLE BUCOLICHE ALLE GEORGICHE

- Nel 38 a.C. Mecenate ammette V. nel suo circolo → Mecenate non chiede una
partecipazione diretta alle fortune del partito di Ottaviano, ma la sua influenza è
evidente in una nuova generazione di opere poetiche (es. gli Epodi oraziani e le
Georgiche virgiliane).
- Nella composizione delle Georgiche una spinta importante venne forse, nel 37
a.C., dalla diffusione dell’opera di Varrone sull’agricoltura.
- Le Georgiche presuppongono una straordinaria ricchezza di letture → la grande
poesia greca e romana, ma anche fonti tecniche in prosa e trattati filosofici.
- Il finale del I libro evoca un’Italia in preda alle guerre civili, in cui l’ascesa di
Ottaviano è solo una speranza insidiata da molti pericoli, in altri luoghi il poema lo
mostra invece come il principe trionfatore.
- La data di pubblicazione del poema coincideva con il momento del grande trionfo di
Ottaviano reduce dall’Oriente.
- La digressione narrativa di Aristeo si concentra su un eroe che ‘impara’ e che, nella
sua paziente lotta contro la natura, sostenuta da tenace obbedienza ai precetti divini,
rappresenta un prototipo mitico del modello di vita che V. vorrebbe insegnare ai suoi
contemporanei.
36

LE GEORGICHE

Le Georgiche come poema didascalico

- Le Georgiche erano apparentemente uno dei molti poemi didascalici della


tradizione ellenistica → Lucrezio aveva scosso questa tradizione, e aveva investito
la sua poesia di uno slancio missionario che superava le esigenze giocose dei poeti
alessandrini → la bellezza della forma è miele che aiuta l’assunzione dell’amara
medicina filosofica → a V., più alessandrino di Lucrezio, non è estraneo il gusto delle
cose tenui ma in lui è forte e sincero l’interesse contenutistico.

Lo sfondo augusteo

- L’appartato mondo agricolo del poema ha una sua costante cintura protettiva
nell’opera di Ottaviano, che prima si profila come l’unico possibile salvatore del
mondo civilizzato dalla decadenza e dalla guerra civile e poi appare nella sua veste
di trionfatore e portatore di pace.
- Le Georgiche si possono considerare il primo vero documento della letteratura lati-
na nell’età del principato → il primo proemio ne è un chiaro esempio → vi compare
la figura del principe quale sovrano divinizzato.
- Augusto e Mecenate sono accolti nell’opera come veri e propri ispiratori → il ruolo
di destinatario della comunicazione didattica è invece la figura collettiva dell’agricola
→ rivolto formalmente alla vita dei campi, il poema finisce per affrontare di scorcio
anche i problemi della vita urbana e i più generali problemi del vivere.
- L’immagine dell’economia rurale che traspare dal poema è una idealizzata costru-
zione regressiva.
- V. fa al massimo pallidi cenni alle grandi trasformazioni in corso → l’estensione del
latifondo, lo spopolamento delle campagne, le assegnazioni di terre ai veterani, il
trasferimento di certe produzioni agricole dall’Italia alle province.
- Più notevole ancora è la mancanza di qualsiasi accenno al lavoro servile.
- L’idealizzazione del colonus che si incarna nella figura del senex Corycius ha un
puro significato morale.
- L’esaltazione delle tradizioni dell’Italia contadina e guerriera, sentita come mondo
unitario, ha come sfondo il clima della guerra contro Antonio → il partito di Ottaviano
la presentava come uno scontro tra Occidente e Oriente, sostenuto dalla spontanea
concordia dell’Italia che riconosceva in Ottaviano il proprio capo carismatico. Queste
coordinate ideologiche producono un’esaltazione specificamente ‘georgica’ della
penisola, di cui vengono incensate la fecondità, la salubrità climatica, la perfezione
ambientale per la vita umana → si tratta della formulazione della topica Laus Italiae.
- L’ideologia augustea non è solo un apparato ideologico preformato ma anche il
risultato di singoli apporti intellettuali.
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Struttura e composizione

- I temi dei quattro libri sono:


● il lavoro dei campi; ● l’allevamento del bestiame;
● l’arboricoltura; ● l’apicoltura.

- L’ordine in cui questi lavori sono collocati nel testo prevede che l’apporto della
fatica umana si faccia sempre meno accentuato e la natura sia sempre più
protagonista → allo sforzo incessante dell’aratore, nel libro I, corrisponde, nel libro
IV, la terribile operosità delle api che si fanno sostituti dell’impegno umano. La
struttura del poema sembra orientata dal grande al piccolo, dalle leggi cosmiche del
lavoro agricolo sino al microcosmo degli alveari, mondo che più riavvicina la natura
alla cultura dell’uomo.
- L’opera è quindi impostata su una serie di libri dotati di chiara autonomia tematica e
collegati da un piano complessivo, ciascuno introdotto da un proemio e dotato di
sezioni digressive.
- V. tende a indebolire le costrizioni logiche del pensiero, i forti nessi argomentativi, i
collegamenti tra un tema e l’altro, al contrario, l’architettura formale del poema si fa
più regolata e simmetrica → il discorso fluisce naturale nascondendo i passaggi
logici, muovendo per associazioni di idee o contrapposizioni il suo dinamismo finisce
per trovare equilibrio in un’architettura d’insieme che si fa trasparente nelle
simmetrie tra libro e libro.
- Ogni libro delle Georgiche è dotato di una digressione conclusiva:
● le guerre civili per il libro I; ● la peste degli animali di Norico
● la lode della vita agreste per il per il libro III;
libro II; ● la storia di Aristeo e delle sue api
per il libro IV.

- Hanno valore di cerniera i proemi → due volte lunghi ed esorbitanti (I, III), due
volte brevi e strettamente introduttivi (II, IV).
- I e III libro risultano accoppiati e lo sono anche nelle grandi digressioni finali →
guerre civili e pestilenza degli animali si richiamano quasi a specchio, gli orrori della
storia corrispondono ai disastri della natura.
- Rispetto a questi finali oscuri, rasserenante è l’effetto delle altre digressioni →
l’elogio della vita campestre si oppone alla minaccia della guerra e la rinascita delle
api replica allo sterminio della pestilenza.
- Queste polarità tra temi di morte e temi di vita danno un senso all’architettura
formale, tramutandola in un chiaro-scuro di pensieri che suscita riflessione nel lettore
→ le Georgiche sono infatti un poema di contrasti e di incertezze, in cui lo splendido
equilibrio dello stile e la simmetria della struttura non nascondono l’irrompere di
inquietudini e conflitti.
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La storia di Aristeo e Orfeo nel corpo del poema

- La figura di Orfeo fonde insieme le grandi possibilità dell'uomo, che col suo canto
arriva persino a dominare la natura, e il suo scacco, l'impossibilità a vincere la legge
naturale della morte.
- Aristeo, invece, indica che la paziente lotta contro la natura è sostenuta dalla
tenace obbedienza ai precetti divini e conduce fino alla rigenerazione delle api.
- Aristeo, simbolo della semplice e santa vita contadina, si salverà perché il canto del
poeta georgico sa dispensare insegnamenti che possono garantire la sospirata
rinascita dopo le sofferenze delle guerre civili → il suo successo indica i valori di una
poesia utile, capace di rinnovare le speranze di una società straziata, desiderosa di
nuova pace e di antichi valori.

DALLE GEORGICHE ALL’ENEIDE

- Il poeta approfondisce la natura soggettiva del suo stile, descrive e narra senza
rinunciare alle emozioni, immergendo oggetti e personaggi nella propria
partecipazione soggettiva o, viceversa, immergendosi nella prospettiva di altri
soggetti → questa nuova sensibilità lo accompagna nell’affrontare la fatica del
poema epico, il quale serviva alla celebrazione delle vicende contemporanee.

L’ENEIDE

Omero e Augusto

- All’Eneide, che è la storia della missione di Enea, esule da Troia e scelto dai Fati
perché la sua discendenza fondasse l’impero di Roma, i grammatici antichi
attribuivano una duplice intenzione → imitare Omero e lodare Augusto.
- L’Eneide è appunto l’insieme dell’Iliade e dell’Odissea e la loro continuazione fino
ad un conclusivo superamento.
- Enea ripete sia le esperienze di Odisseo sia le imprese eroiche e sanguinose
descritte nell’Iliade, perciò si parla di una metà odissiaca dell’opera (libri I-IV) e di
una metà iliadica (libri VII-XII) → Enea riassumerà in sé l’immagine di Achille
vincitore ma anche di Odisseo, che dopo tante prove ha ritrovato la patria lontana.
- Molte vecchie leggende italiche rintracciavano le origini della città nella venuta di
un eroe, un reduce della guerra celebrata da Omero → una di queste riguardava
Albalonga, che sarebbe stata fondata da Ascanio, figlio di Enea, detto anche Iulo,
dal quale si vantava di discendere la gente Giulia, la famiglia di Cesare e, per
adozione, anche di Ottaviano Augusto → viene qui a saldarsi il cerchio tra Virgilio,
Augusto e l’epica eroica.
- Trama dell’opera (pagg. 140-141).
39

- La guerra è rappresentata da V. come scontro tra i Troiani, coalizzati con gli


Etruschi e una piccola popolazione greca, e i Latini → nessun popolo è escluso da
un qualche contributo positivo alla genesi di Roma:
● gli stessi Latini saranno riconciliati e anzi formeranno il nerbo della nuova
gente;
● la grande potenza etrusca si vede riconoscere un ruolo costruttivo;
● persino i greci, forniscono l’arcade Pallante, e soprattutto si presentano come
la più nobile preistoria di Roma.
- L’Eneide è quindi un’opera di denso significato storico-politico ma non è un poema
storico e il taglio dei contenuti è dettato da una selezione drammaturgica del mate-
riale, che ricorda più Omero che Ennio.

IL NUOVO STILE EPICO

- V. plasma il suo esametro come strumento di una narrazione lunga e continua,


articolata e variata, per evitare gli eccessi restrittivi → la frase si libera dunque da
ogni schiavitù nei confronti del metro → il periodare si può fare ampio o breve,
scavalcare o rispettare la coincidenza delle unità metriche, i piedi dattilici o la linea
del verso.
- L’Eneide è l’opera virgiliana più ricca di termini arcaici e solenni, tipici della poesia
sublime.
- Lo stile di V. è fatto di parole normali non marcatamente poetiche ma circolanti in
prosa e nella lingua colta → la vera novità stava nei nuovi collegamenti che V.
imponeva a queste parole (cfr. Sofocle ed Euripide).
- In Omero certi oggetti e personaggi, ogni volta che ricompaiono, sono accompa-
gnati da epiteti stabili → V. accetta questa tradizione e dà largo spazio a procedi-
menti formulari, ma gli epiteti tendono a coinvolgere il lettore nella narrazione e
spesso anche nella psicologia dei personaggi.
- Caratteristica fondamentale dello stile epico di V. è l’aumento di soggettività,
maggiore iniziativa è data ai personaggi e al narratore.
- La funzione oggettivante è garantita dall’intervento del poeta, che lascia emergere i
singoli punti di vista ma si incarica sempre di ricomporli in un progetto unitario.
40

L’IDEOLOGIA DEL POEMA E LE RAGIONI DEI VINTI

- L’Eneide è la storia di una missione voluta dal Fato, che renderà possibile la
fondazione di Roma e la sua salvezza per mano di Augusto → il poeta è garante e
portavoce di questo progetto e focalizza il suo racconto su Enea → il suo poema è
un’epica nazionale, in cui la collettività deve rispecchiarsi e sentirsi unita.
- L’Eneide non si esaurisce però in questo progetto → sotto la linea oggettiva voluta
dal Fato si muovono personaggi in contrasto e la narrazione si adatta contemplarne
le ragioni in conflitto:
● la guerra con Cartagine non nasce da una differenza ma da un eccessivo e
tragico amore tra simili (Enea e Didone);
● la guerra che Enea conduce nel Lazio non è vista come un sacrificio
necessario → la guerra è un errore voluto da potenze demoniache ed è una
guerra fratricida;
- l’uccisione di Turno appare necessaria ma V. non fa nulla per rendere facile
questa scelta → infatti Turno è disarmato, ferito e chiede pietà, è un eroe
superbo ma ora è anche subiectus → Enea infine lo uccide solo perché la
vista del balteo di Pallante lo travolge in uno slancio d’ira funesta;
- nell’ultima scena del racconto, il pio Enea assomiglia al terribile Achille che si
vendica su Ettore e non a quello pietoso che, alla fine dell’Iliade, si ritrova
uguale a Priamo.
- V. chiede molto ai suoi lettori → essi devono insieme apprezzare la necessità fatale
della vittoria e ricordare le ragioni degli sconfitti, guardare il mondo da una prospetti-
va superiore e partecipare alle sofferenze degli individui.
41

ORAZIO (65 - 8 a.C.)

LA VITA E LE OPERE (pag. 147)

GLI EPODI COME POESIA DELL’ECCESSO

- Composti tra il 42-41 e la battaglia di Azio, comprendono carmi di toni e ispirazioni


molto diverse tra loro → il libro, pubblicato nel 30 con dedica a Mecenate, compren-
de 17 componimenti.
- O. sceglie il titolo Iambi, termine che indica sia determinate forme metriche sia il
genere letterario reso celebre in Grecia da Archiloco e Ipponatte, una poesia di tono
aggressivo e realistico dominata dall’ira e dalla rabbia → a già i grammatici antichi
preferiscono il titolo Epodi, letteralmente “canti aggiunti”, ovvero i versi più corti di un
distico che fanno eco ai precedenti → in seguito epodo va a indicare l’intero distico
costituito appunto da un verso lungo e uno breve → questo tipo di distici epodici
vengono usati in 16 componimenti del testo oraziano.
- O. afferma di aver introdotto per primo nel Lazio il pario iambos, cioè i giambi di
Archiloco di Paro → ma dal modello greco O. prende solo i ritmi e lo spirito
aggressivo, non gli argomenti (preferisce infatti temi appartenenti interamente al
mondo romano e all’esperienza personale) → in realtà quella archilochea è per
l’autore latino più una suggestione letteraria che una vera sovversione polemica:

- ARCHILOCO: - ORAZIO:
> Attacchi ad personam astiosi e feroci. > Attacchi diretti a figure fittizie o anoni-
> Ispirato all’attualità. me (eccetto nell’epodo X).
> Ispirato dal desiderio di gareggiare coi
modelli su un piano letterario, è interes-
sato all’esibizione virtuosistica più che
all’invettiva.

- L’ispirazione puramente letteraria di questi epodi tradisce un profondo legame con


la poesia giambica ellenistica, in particolare coi Giambi di Callimaco, a cui si allude
sia nel titolo originario sia nel numero dei componimenti raccolti.
- Come in Callimaco, anche O. rispetta i canoni alessandrini di poikilia e variatio,
arrivando a comprendere contenuti e forme molto diversi tra loro.
- Sempre di derivazione callimachea è l’alternanza di registri stilistici e toni e il
ricorso all’allusione.
- Tra i 17 componimenti spiccano due epodi, il VII e il XVI, entrambi di contenuto
politico → in entrambi prevale un profondo pessimismo sul destino di Roma,
affrontando il problema della colpa originaria (fratricidio da cui derivano le guerre
civili) e profetizzando la caduta di Roma per opera dei barbari → la soluzione alle
guerre civili e alla violenza politica è mitico-simbolica → bisogna abbandonare il
suolo maledetto di Roma e rivolgersi verso le favolose isole Beate.
42

- A questi due epodi, composti prima dell’incontro con Mecenate, si oppone l’epodo
IX, composto subito dopo Azio → Ottaviano può salvare Roma.
- Lo stile dell’opera è enfaticamente teso e il linguaggio è eccessivo, con un esube-
rante uso di imamgini e figure retoriche → non mancano però momenti più misurati,
che sembrano provare l’interesse di O. a sperimentare diverse forme di linguaggio e
di stile.

LE SATIRE

- L’opera è composta da due libri, entrambi dedicati a Mecenate:


> I libro (10 satire) = pubblicato nel 35; > II libro (8 satire) = pubblicato nel 30.
- Spesso designate col termine Sermones, “conversazione alla buona”, andando a
definire l’ideale stilistico e umano del poeta, vengono chiamate Satura anche da O.
stesso, con chiaro riferimento invece al genere letterario affrontato.
- In tre satire vi sono riferimenti chiari a Lucilio, l’inventore della satira, del quale O.
apprezza la componente autobiografica, l’osservazione dei costumi e la
piacevolezza della narrazione → ne rifiuta invece lo spirito aggressivo e lo stile,
considerato sciatto.
- Secondo O., Lucilio si è ispirato alla commedia attica antica per fondare il genere
satirico → riconosce l’importanza dell’aggressività all’interno del genere ma preferi-
sce forme più bonarie e attenuate.

- LUCILIO → volontà di incidere sulla - ORAZIO → preferisce l’approfondi-


vita contemporanea. mento morale all’attacco diretto dei vizi.

- Come anche gli Epodi, le Satire sono composte secondo il principio ellenistico della
varietà di temi, contenuti e situazioni.
- Le Satire di O. possono esser divise in due tipologie:
● atire di carattere narrativo e rappresentativo → racconto di un episodio o
avvenimento → prevalgono gli aspetti autobiografici e descrittivi;
● satire di carattere discorsivo e diatribico → incentrate sul momento riflessivo o
argomentativo → prevalgono gli aspetti filosofici.
- O. vuole sviluppare un discorso di carattere morale che conduca l’uomo sulla via
della saggezza e della felicità, puntando su due concetti cardine:
> autarkeia → autosufficienza interiore; > metriotes → moderazione.
- La virtù sta nel saper rifiutare ogni eccesso → l’uomo è felice quando sa acconten-
tarsi di ciò che ha.
- O. sottolinea il suo debito verso le massime paterne → la sua riflessione nasce
dall’esperienza e dall’osservazione della realtà.
43

- La figura del poeta satirico dà unità alla raccolta → non si tratta di una figura
eroica, ma piuttosto di un anti-eroe, consapevole dei propri difetti e debolezze che
arriva a ricordarci l’importanza di fare un sincero esame di se stessi.
- Ironia e autoironia sono elementi fondamentali in questa poesia → il motto è
castigare ridendo mores.
- O. non si rivolge ad un vasto pubblico → le sue opere sono destinati a pauci
lectores, una piccola cerchia di amici e poeti → dunque la dedica è in primo luogo a
se stesso, poi a coloro ai quali si sente legato da un’affinità umana e intellettuale →
su questa piccola comunità di amici svetta Mecenate.
- Il II libro presenta elementi di continuità col primo, ma anche sensibili differenze sul
piano tonale e strutturale:
● prevale la forma dialogica;
● si riduce lo spazio lasciato alla voce del poeta e quindi il momento autobiogra-
fico;
● il filo del discorso morale si smarrisce nella pluralità di voci e opinioni;
● l’osservazione contraddittoria e multiforme della realtà ha fatto perdere
all’autore la fiducia nella possibilità, attraverso la satira, di tracciare una linea
di condotta morale;
● si preferisce l’isolamento campestre all’ambiente cittadino (favola topo di
campagna topo di città);
● prevale la scoperta che l’uomo è in balìa di forze incontrollabili, nessuna
saggezza risulta veramente praticabile.
- Le Satire oraziane acquistano un rigore formale sconosciuto a quella luciliana →
raffinatezza ellenistica, naturalezza colloquiale e tono medio sono i caratteri della
poesia, che si avvicina alla prosa pur conservando le movenze eleganti del verso.

LE ODI

La poetica

- La lirica di O. è paragonabile a quella moderna per il suo carattere meditativo,


introflesso e monologico → è il nuovo statuto sociale del poeta cortigiano a rendere
possibile uno spazio di relativo autonomia → il poeta può cercare ora la poesia come
un momento intimo.
- Comunque O. si adatta alla convenzione antica che, anche nel discorso lirico, il
poeta non si immagini solo immerso in libero introspezione, ma si rivolga sempre a
qualcuno → questo implica l'impostazione dialogica di molte odi, benché il “tu”
oraziano sia spesso un pretesto.
- Alceo è il modello cui O. si richiama in modo particolare e con cui giustifica la
presenza e la conciliazione di una molteplicità di suggestioni.
- Alceo deve essere stato anche poeta gnomico → a questo è dunque naturale
collegare la forte componente moraleggiante della lirica oraziana.
44

- Ripresa dello spunto iniziale di un componimento greco → diverse odi di O. partono


con quella che a volte è quasi una citazione → progressivamente, però, il poeta si
distacca dal modello, che viene quasi dimenticato.
- Mentre Alceo era impegnato in prima persona nelle lotte politiche della sua città, in
O. l'interesse per la repubblica è vivace, ma è quello di un intellettuale che vive al
riparo dei potenti signori di Roma.
- Per O., dunque, la poesia come il ristoro dall'impegno era più era poco più che
un'immagine letteraria → l'aspetto privato della sua poesia non era separabile da
quella ricerca della felicità interiore.
- La lirica di O. è inoltre scritta per la lettura, descrive spesso situazioni immaginato
almeno fortemente stilizzate e aspira a un grado assai elevato di raffinatezza e di
sofisticazione letteraria.
- Il richiamarsi di O. alla lirica greca arcaica aveva certo le caratteristiche di una
precisa scelta programmatica ed esprimeva la volontà di distinguersi
dall’alessandrinismo dei neoteroi → questo non significa che O. non sia poeta
moderno e che la sua lirica prescinda dall'esperienza ellenistica, da cui deriva invece
un vasto del territorio di temi, immagini e situazioni → inoltre, al mondo ellenistico O.
attinge elementi centrali della sua cultura, della sua ideologia e della sua sensibilità
di poeta.

Temi e caratteristiche della lirica oraziana

- Immagine di O. poeta dell’equilibrio sereno, del distacco dalle passioni e della


moderazione → da essa emerge l’importanza del ruolo svolto nella lirica oraziana
dalla meditazione e dalla cultura filosofica → le Odi sono una sorta di raccolta
meditazione su poche fondamentali conquiste della saggezza.
- Il punto centrale è la coscienza della brevità della vita, da cui nasce l'esigenza di
appropriarsi delle gioie del momento, senza perdersi nell’inutile gioco delle
speranze, dei progetti o delle paure.
- L’aspirazione al piacere è strettamente legata alla consapevolezza della caducità
del piacere stesso e della vita umana.
- Per O. la poesia è l'unica forza capace di salvarlo, almeno in parte, dalla caducità
umana → da ciò nasce l'esaltazione per aver scritto carmi immortali, anche se
ammette che niente di tutto ciò è un possesso sicuro, acquisito una volta per tutte →
la saggezza si scontra così con i dati immutabili della condizione dell'uomo nel
mondo → non c'è rimedio, ma si può solo ingaggiare col dolore della vita, una lotta
virile per trasformare l’inquietudine e l'amarezza in accettazione del destino.
- Grande varietà di temi, che corrisponde spesso alle diverse categorie in cui si
articolava l’antica lirica greca → si hanno così carmi conviviali, poesie amorose (le
quali sembrano nutrirsi del distacco ironico dalla passione → l’amore è analizzato
come un rituale il cui canovaccio è scontato → l’ironia oraziana non ignora cmq la
passione) e liriche religiose (che, eccetto il Carmen saeculare, sono prive del legame
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con un’occasione e un’esecuzione rituale) → O. cmq ama spesso contaminare, in un


medesimo componimento, categorie liriche diverse.
- Temi ricorrenti:
● la campagna è di solito stilizzata secondo il modulo del locus amoenus o del
paesaggio dionisiaco;
● spazio limitato e racchiuso del piccolo podere personale → questo luogo-rifu-
gio è il luogo deputato al canto, al vino e alla saggezza → questo assume
nuove funzioni e diventa il nuovo il nucleo generativo di molta poesia, in
quanto si associa a due altri grandi temi, ossia la morte e soprattutto
l'amicizia.
- La lirica civile → celebra le vittorie e le iniziative politiche di Augusto.
- La poesia celebrativa legata ai monarchi ellenistici non fornisce più di qualche tratto
esteriore → su questa tradizione O. ha innestato spunti nazionali e suggestioni
provenienti dall’epica e dalla storiografia.
- La poesia civile di O. non può essere liquidata come propaganda inversi → anche
dove riflette con fedeltà i temi e le successive fasi dell'ideologia del principato, egli sa
approfittare dell'ampiezza e della flessibilità di quella stessa ideologia per evitare
chiusure dogmatiche ed esaltare il sublime della magnanimità.
- Dell'ideologia augustea, la lirica civil oraziana condivide comunque l'impostazione
moralistica.

Lo stile

- La perfezione dello stile deve molto alla lezione di Callimaco.


- Vocabolario molto semplice.
- Semplicità e l'essenzialità guidano anche la scelta dell'aggettivazione, il moderato
impiego delle figure di suono e la cautela delle metafore delle similitudini.
- La sintassi ama le ellissi, le costruzioni greche, l’iperbato e gli enjambements.
- L’elevatezza dello stile è ottenuta con una sorvegliata riduzione dei mezzi
espressivi e con una dizione libera da ogni ridondanza asciutta e levigata.
- L’espressività è garantita anche dal virtuosismo metrico e dall'accortezza nella
collocazione delle parole.
- Callida iunctura → la tessitura verbale della frase tende ad accostare alcune parole
fra loro e ad allontanarne altre, perché si richiamino invece a distanza → n questo
modo parole usuali, ricevendo una propria evidenza, vengono percepite come se
fossero ora pronunciate per la prima volta e trovano una nuova luminosità nel testo.
- O. associa il massimo di espressività al minimo di invenzione linguistica, preferen-
do invece affidarsi a nitide corrispondenze contestuali.
46

LE EPISTOLE

- Fra il 30 e il 23 a.C. O. si dedica integralmente alla poesia lirica → dopo tale data
ritorna all’aspirazione giovanile dei sermones con un libro di epistole dedicato a
Mecenate, poi pubblicato nel 20.
- Le epistole ripropongono il progetto di una poesia di tono medio e di carattere
morale che era stato delle satire → lo testimoniano l’esametro, l’affinità dei temi
affrontati e la definizione di sermones che O. estende alle nuove composizioni → ciò
che principalmente distingue questi componimenti dalle satire è la forma utilizzata
dal poeta, cioè l’epistola in versi.
- I temi trattati dalle singole epistole sono vari, unificati dalla persona del poeta.
- L’ultima lettera, rivolta al libro stesso, chiude la raccolta con il tradizionale
commiato, mentre la prima, rivolta a Mecenate, funge da proemio.
- Il tono delle epistole è intimo e spariscono gli aspetti satirici dei sermones e quelli
aggressivi, mimici e drammatici.
- Gli interlocutori delle satire diventano destinatari assenti e silenziosi, mentre
acquistano più spazio i momenti autobiografici e introspettivi.
- In questi componimenti compare un O. che, a poco più di quarant’anni, si sente
vecchio e inadatto ai piaceri della vita o agli alti compiti della poesia lirica → il poeta
si sente a una svolta della sua vita e vuole dedicarsi alla ricerca della verità e della
saggezza, arrivando ad un equilibrio interiore → neanche qui si affida ad una
particolare dottrina filosofica, ma segue i soliti principi di autarkeia e metriotes.
- Lo scenario privilegiato è quallo campestre e rurale, lontano dalla vita cittadina che
aveva fatto da sfondo alle satire → l’elogio filosofico della campagna raggiunge note
idilliache, sempre accompagnate però da un profondo senso di inquietudine e
malinconia che il poeta non riesce ad allontanare da sé.

Il II libro
- Il II libro delle Epistole fu aggiunto dopo per le pressioni di amici e potenti → queste
ultime tre lettere sono abbastanza affini tra loro, ma lontane dal progetto epicureo
del primo libro → O. ne fa una specie di testamento letterario, la cui patente di
ufficialità è assicurata dall'avere per interlocutore esplicito, almeno nella prima delle
tre, lo stesso Augusto.
- O. interviene nel dibattito con l'autorità che gli è garantita da un sicuro prestigio e
anche dal suo personale rapporto col principe.
- O. dedica al teatro grande attenzione → polemizza contro il favore indiscriminato
nei confronti dei poeti del teatro romano arcaico, non mostrando fiducia in una vera
rinascita del teatro.
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- Epistola ai Pisoni o Ars poetica → sposta la sua analisi dell'arte della poesia sui
problemi della letteratura drammatica.
- O. con quest'opera accetta di offrire il proprio contributo di teorico, se non di poeta
militante, alla questione del teatro → in quest'opera O. rimane fedele ai suoi principi,
predicando un'arte raffinata, paziente, colta e attenta.
- Ha anche l’occasione di disegnare preziosi tracciati di storia della cultura e della
letteratura sia greca che romana, nonché di aprire interessanti squarci sulla vita
quotidiana del letterato romano e dei circoli letterari della capitale.
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L’ELEGIA: TIBULLO E PROPERZIO

CARATTERI GENERALI DELL’ELEGIA

- È Quintiliano che fornisce il canone degli autori più rappresentativi dell’elegia →


Cornelio Gallo, Tibullo, Properzio e Ovidio.
- Il periodo di massima fioritura dell’elegia, che a Roma si caratterizza soprattutto
come poesia d’amore, dai tratti marcatamente soggettivi, è la seconda metà del I
secolo a.C.
- Col termine elegia nella letteratura greca antica si indicava un componimento in
distici elegiaci, riguardante tematiche varie (dall’amore al lutto, dalla politica alla
morale).
- Nel mondo latino il genere elegiaco raggiunge la massima fioritura intorno al I
secolo a.C. e si è soliti rifiutare la tesi di una diretta derivazione dal modello
ellenistico → infatti l’elegia latina si distingue per una particolare impostazione
soggettiva che non ha precedenti nel mondo greco (anche se anche lì in alcuni casi
è possibili intravedere cenni autobiografici e collegamenti tra le avventure degli eroi
mitici e le vicende personali del poeta).
- Radicata nell’esperienza del poeta, l’elegia latina è prima di tutto una poesia
amorosa → l’amore è un’esperienza unica che riempie l’esistenza dell’uomo → il
poeta è dedito solo all’amore per la sua donna, in un rapporto che alterna gioie e
dolori, imprigionando l’amante in una vita di degrado e dissipazione, ripudiando i
doveri di civis e i valori gloriosi del soldato-cittadino → singolare è dunque il fatto che
l’elegia recuperi quei valori tradizionali ai quali è apertamente ribelle (sono presenti
gli eroi, ma non di guerra, bensì d’amore; la relazione amorosa irregolare si
configura con un legame coniugale basato sulla fides e diffidente della luxuria) → la
poesia che nasce dal poeta-amante ha anche il compito pratico di fungere da mezzo
di corteggiamento, seducendo l’amata con la promessa di una gloria immortale.
- Si rifiuta la poesia elevata in favore di quella leggera, immediata.
- Si nota subito il debito dell’elegia nei confronti della poesia neoterica e di Catullo
(gusto dell’otium, della vita estranea all’impegno civile e politico, tesa a coltivare
interessi privati).

CORNELIO GALLO E GLI INIZI DELL’ELEGIA LATINA

- Nato intorno al 70 a.C. nella Gallia Narbonense e morto suicida nel 26, è il primo
poeta elegiaco di cui abbiamo notizia → è amico e discepolo di Virgilio e combatte a
favore di Ottaviano durante la guerra civile → dopo la nomina a prefetto d’Egitto,
cade in disgrazia e viene condannato all’esilio.
- È autore di 4 libri di elegie, raccolti sotto il titolo di Amores, in cui si canta l’amore le
Licoride, probabilmente pseudonimo per un’attrice di mimo, tale Volumnia.
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- L’elemento erotico è centrale nella sua poesia e possiamo riconoscere in Gallo


l’iniziatore dell’elegia amorosa latina.
- La donna occupa una posizione centrale all’interno dei componimenti in qualità di
padrona dell’esistenza del poeta innamorato.
- Gallo si pone come mediatore tra il neoterismo e l’elegia augustea.

TIBULLO (55-50 - 19-18 a.C.)

- Raccolte sotto il titolo di Corpus Tibullianum abbiamo varie ed eterogenee elegie,


suddivise in tre libri → tra questi troviamo componimenti autentici, spurii e testi
dichiaratamente di altri autori.
- L’intera opera è dominata dalla figura di Delia, pseudonimo di Plania → la donna
è descritta come volubile e capricciosa, amante del lusso e della mondanità.
- Nel II libro compare una seconda figura femminile, Nemesi, una cortigiana avida
che ha scalzato Delia dal cuore del poeta.

Il mito della pace agreste

- T. è comunemente noto come il poeta dei campi, il pauper agricola, ovvero il


modesto contadino, che riesce a vivere con intensità l’amore e farne poesia.
- Lo sfondo cittadino è quello dei tradimenti e degli intrighi → il paesaggio agreste
invece si configura all’interno della poesia come un mondo ideale, un rifugio dalle
amarezze dell’esistenza.
- Il poeta elegiaco generalmente si riconduce al mondo del mito, ma non T. → la
campagna tibulliana è uno spazio di idilliaca felicità, vagheggiato come lo scenario
perduto di una remota e felice età dell’oro.
- Altro tema importante è quello della pace, condizione necessaria alla realizzazione
di questo mondo ideale e idilliaco.
- Questa profonda adesione ai valori tradizionali e l’atteggiamento antimodernista
dimostrano la contraddizione che la poesia elegiaca, dichiaratamente ribelle e
anticonformista, cova in se stessa.

Tibullo poeta doctus

- La semplicità della scrittura tibulliana è il risultato di un attentissimo lavoro artistico


che vale al poeta l’etichetta di poeta doctus.
- Già tra gli antichi T. viene ammirato per lo stile semplice e luminoso, sciolto e raffi-
nato → la purezza lessicale contribuisce a dare alla poesia tibulliana maturità stilisti-
ca e naturalezza espressiva.
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IL CORPUS TIBULLIANUM

- All’interno del Corpus tibullianum troviamo numerosi componimenti spuri, non


attribuibili a T. → tra questi possiamo ricordare:
● le prime sei elegie del III libro, rivolte ad una certa Neera e incentrate sulla
dolorosa separazione tra poeta e amata, vengono attribuite a Lìgdamo,
pseudonimo forse del giovane Ovidio (sicuramente non T. perché Lìgdano si
attribuisce come data di nascita il 43 a.C., quindi è troppo giovane);
● Panegirico di Messalla → lungo carme di 211 esametri (che insieme ad altri
tredici componimenti va a costituire il IV libro del codice, secondo la divisione
fatta poi in età umanistica), è un elogio di Messalla Corvino → l’autoreè
ignoto, appartenente alla cerchia di Messalla;
● ultimi tredici componimenti → sono attribuiti a T. i primi 5, riguardanti l’amore
di Sulpicia per Cerino, e gli ultimi due → gli altri testi sono brevi biglietti
d’amore di Sulpicia, attribuiti alla donna stessa.

PROPERZIO (49-48 - dopo il 16 a.C.)

Nel nome di Cinzia: il primo canzoniere

- P. pubblica nel 28 il Monòbiblos col titolo Cynthia, in onore dell’amata, secondo


l’uso alessandrino e neoterico.
- Il poeta si sente prigioniero della donna, della passione che prova per lei → l’amore
diventa il centro dell’esistenza di P., arrivando così ad un rifiuto completo del mos
maiorum per potersi dedicare interamente ad una vita quasi filosofica, capace di
fornire l’autarkeia.
- Il prodotto poetico derivante dall’amore per la donna viene usato dal poeta come
arma di seduzione, unica freccia al suo arco per battere gli altri corteggiatori.
- L’amore di P. si avvicina molto al foedus amoroso di Catullo, un vincolo interiore
garantito dagli dei e mantenuto da castitas, pudor e fides.
- Il poeta è attratto dall’eleganza mondana di Cinzia, ma al tempo stesso ricerca una
fedeltà e una dedizione assoluta che la donna non può dargli → questa
insoddisfazione sfocia in un tentativo di evasione nel puro mondo del mito, dove si
potrebbero vivere amori esemplari e incontaminati

Il canzoniere maggiore e il distacco

- Mecenate cerca a questo punto di orientare P. verso forme poetiche nuove, ma il


poeta tenta di resistere a queste pressioni → lo vediamo nella recusatio che apre il II
libro, dove il poeta si dichiara incapace di raggiungere gli alti livelli del poema
epico-storico → nonostante ciò, in questo libro l’atteggiamento di P. è meno lineare:
● si acuisce un senso di disagio per la vita di nequitia che rende l’esistenza
come irrisolta;
● il rapporto con Cinzia diventa sempre più sofferto.
51

- Nel III libro si nota ancora più la varietà di temi trattati e l’allontanamento dalla
donna amata (a conclusione del testo ci sarà un definitivo addio a Cinzia), mentre il
poeta guarda a se stesso con maggior distacco e ironia.

L’elegia civile

- La crisi del rapporto con Cinzia e l’abbandono dell’elegia amorosa coincidono col
periodo in cui la poesia d’impegno civile sta dando vita all’Eneide → gli eventi esterni
e le pressioni di Mecenate e Augusto spingono probabilmente P. a un tipo di poesia
diverso, lontano dall’epos ma anche dall’elegia amorosa, creando un genere
autonomo → viene definito il Callimaco romano perché, prendendo a modello gli
Aitia callimachei, compone una raccolta di elegie sulle origini di nomi, miti e culti
romani.
- Nel IV libro abbiamo quindi un nuovo impegno, ambizioso, ma che non arriverà mai
alla pesantezza e alla seriosità della poesia nazionale → non mancano infatti elegie
patetiche, amorose, non manca nemmeno Cinzia, anche se in una luce di vizio e
corruzione, si rivalutano l’amore coniugale, l’affetto familiare e la virtù della castità e
della tenerezza.

La densità dello stile

- Lo stile di P. si caratterizza per la concentrazione e la densità metaforica, la ricerca


di sempre nuove modalità espressive → la struttura sintattica è complessa, il testo
procede per movimenti improvvisi, scatti, esordi ex abrupto, senza mai però venir
meno alla logica interna.
52

OVIDIO (43 a.C. - 17 d.C.)

LA VITA E LE OPERE (pagg. 175-176)

POESIA E VITA REALE IN OVIDIO

- Estraneo alla violenza delle guerre civili, si accosta alla ricerca di una vita rilassata,
vicina agli agi e alle raffinatezze orientali → di queste aspirazioni O. si fa interprete,
senza però contrapporsi rigidamente al regime augusteo.
- Nel primo periodo si avvicina alla poesia elegiaca amorosa, ma tradisce il
giuramento e il servizio d’amore richiesti dall’elegia → infatti si cimenta in tutti i
generi letterari importanti, manifestando una nuova concezione del rapporto vita-let-
teratura → rifiuta dunque la teoria secondo cui la poesia imiti la realtà, andando a
preferire aspetti favolosi e inventivi → la verità nei suoi lavori risulta sempre un fatto
incerto → concezione della poesia antimimetica, antinaturalistica, fortemente innova-
trice rispetto alla tradizione classica (aristotelico-oraziana).

GLI AMORES

- Raccolta di elegie sul modello di Tibullo e Properzio.


- Sebbene siano presenti tematiche tradizionali della poesia amorosa, si notano già
tratti nuovi e caratterizzanti dell’elegia ovidiana:
● manca la figura forte e centrale dell’amata → viene nominata Corinna, proba-
bilmente figura non reale, evanescente e vaga → il poeta stesso afferma di
non sapersi accontentare di un’unica donna, di un unico amore;
● stempera il pathos presente nelle poesie precedenti, utilizzando il filtro
dell’ironia e del distacco intellettuale;
● manca il servitium amoris;
● il tema centrale non è più la singola donna ma l’Amore in sé.

LA POESIA EROTICO-DIDASCALICA

- Le tre opere successive si allontanano fortemente dal mondo elegiaco,


accostandosi piuttosto al genere manualistico di materia amorosa → la relazione
amorosa è vista come un divertimento galante soggetto a una serie di sue proprie
regole → il modello non è quello della fervente passione dell’innamorato sofferente,
bensì quello della furbizia della mezzana o della ruffiana esperta d’amore.
- Ars amatoria → tre libri in distici elegiaci → èun poema didascalico ma
l’andamento precettistico è interrotto da inserti narrativi mitologici e storici:
- I → come conquistare - II → come conservarne - III → come sedurre gli
le donne; l’amore; uomini.
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- Il perfetto amante si caratterizza per la sua disinvolta spregiudicatezza, entrando in


conflitto con la moralità della tradizione → in realtà l’eros ovidiano, calandosi nel
puro lusus, perde ogni impegno etico → non c’è una vera ribellione contro la morale
tradizionale, quanto piuttosto la richiesta di uno spazio in cui sospendere la severità
di una regola morale ormai inadeguata al costume della metropoli ellenizzata → O.
cerca di riconciliare la poesia elegiaca con la società, rendendola più aderente al
presente.
- Medicamina faciei feminae → poemetto sui cosmetici per le donne.
- Remedia amoris → su come liberarsi dall’amore, cosa possibile e doverosa se
l’eros porta sofferenze.

LE HEROIDES

- Raccolta di 21 lettere poetiche incentrate sui due temi dominanti della produzione
ovidiana → amore e mito.
● 1-15 → lettere di donne ed eroine del mito greco ai loro amanti o mariti
lontani;
● 16-21 → lettere di tre innamorati e risposta delle rispettive donne.
- O. si dichiara fiero di aver creato, con quest’opera, un nuovo genere letterario,
capace di fondere materiali narrativi della tradizione epica e regole del genere
elegiaco.
- La forma epistolare impone all’autore limiti precisi → le lettere si configurano come
monologhi e riportano la situazione tipica della letteratura ellenistica, il lamento della
donna abbandonata → sotto questo aspetto le epistole della seconda serie mostrano
maggior dinamismo.
- Il senso dell’opera risiede nel gioco letterario consistente nella transcodificazione di
testi → materiali narrativi tratti dalla tradizione epica e tragica vengono riscritti
secondo le regole del genere elegiaco → ciò comporta non solo un adeguamento
formale, ma anche una sistematica deformazione e reinterpretazione dei testi presi a
modello → il codice elegiaco agisce come una sorta di filtro che riduce al proprio
linguaggio ogni altro possibile tema.
- La lettera ovidiana imita nello stile l'andamento del pezzo scenico appassionato il
monologo tragico della prima donna.
- Nell'analisi degli stati d'animo delle sue eroine e nell'approfondimento della ricerca
psicologica, O. deve molto ai soggetti della tragedia greca e particolarmente a
Euripide.
- Ma dominante rimane, di fondo, il senso ironico del gioco letterario con i modelli →
quel gusto callimacheo per gli aspetti minori più familiari e intimistici della vicenda,
mitico-letteraria tradizionale, che spesso sfida la stessa competenza erudita del
lettore.
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LE METAMORFOSI

- Le Metamorfosi (15 libri) hanno la veste formale dell’epos (l’esametro ne è il


marchio distintivo) → il loro modello però è piuttosto quello del “poema collettivo”, un
libro fatto di una serie di storie indipendenti tra loro solo accomunate da un tema →
di questo tipo di poema sono esempio e modello la Teogonia e il Catalogo delle
eroine mitiche di Esiodo.
- Questo tipo di poesia ebbe grande fortuna nella letteratura ellenistica → esempio di
ciò sono gli Aitia di Callimaco, una raccolta di elegie che raccontano piacevolmente
miti e leggende di fondazione e che giustificano aspetti della realtà presente.
- Nelle diverse trasformazioni O. cerca appunto le origini, dato che l'origine spiega in
modo soddisfacente l'essenza della cosa trasformata.
- O. cerca di riavvicinare la sua poesia alle esigenze nazionali e augustee → il poe-
ma fa infatti del nuovo regime, il coronamento della storia del mondo → ma la di-
mensione celebrativa occupa una parte esigua nel poema ed è materia che il poeta
tratta con un sorriso di scetticismo e ironia → il mito ovidiano è fatto soprattutto di
letteratura e aspira a fare delle Metamorfosi la summa di tutta la letteratura.
- Distaccato, sorriso sul carattere fittizio dei propri contenuti.
- È il narcisistico trionfo di una poesia fatta per intrattenere, per stupire →il narratore
è infatti un consumato e spesso trascinante intrattenitore che rifiuta l'oggettività del
poeta epico per poter intervenire liberamente a commentare i momenti sublimi
dell'azione → la materia del poema è tutt'altro che scientificamente asettica e
distaccata → le metamorfosi umane sono quasi tutte patetiche storie d'amore.
- Attenzione soprattutto alla dimensione spettacolare del racconto → l'equilibrio dei
diversi momenti narrativi è fortemente sproporzionato, a vantaggio degli attimi della
trasformazione rappresentata dal all'elettore con minuziosa attenzione.
- Il mondo del poema ovidiano è fatto di apparenze ingannevoli, travestimenti,
ombre, riflessi, echi.
- La morte è come messa tra parentesi → una dimensione oscura appena sfiorata e
subito dimenticata nel virtuosismo della descrizione compiaciuta e nel gusto del
meraviglioso.

Composizione e struttura

- Il testo risulta essere molto fluido e mutevole sotto diversi aspetti:


● struttura → le vicende narrate all’interno del poema possono essere ordinate
secondo diversi criteri:
- cronologico; - geografico;
- tematico (per analogia o con- - genealogico fra i personaggi.
trasto);

● contenuti e toni → diversa lunghezza dei componimenti, alternanza di storie


catastrofiche e di vicende d’amore, diversi modi di narrazione;
● stile → ora solenne, ora elegiaco, ora drammatico o bucolico.
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- Le Metamorfosi sono una sorta di galleria di generi letterari → la varietà di forme e


contenuti si inserisce in una perfetta continuità narrativa, fluida e armoniosa → O.
usa la tecnica alessandrina del racconto a incastro, incastonando le storie una
all’interno dell’altra, evitando sterili elenchi di vicende → il racconto sembra
germogliare su se stesso, mantenendo viva l’attenzione del lettore, e permette
all’autore di adattare toni, colori e stili alla figura del narratore.

I FASTI E LE OPERE DELL’ESILIO

- I Fasti sono l’opera ovidiana più in linea con la politica augustea, avvicinandosi
anche a effettivi interessi civili → in 12 libri il poeta vuole illustrare gli antichi miti e i
costumi latini, seguendo la traccia del calendario romano → l’opera rimane
incompiuta a causa dell’esilio.
- Oltre al recente modello di Properzio, O. si rifà agli Aitia callimachei (per tecnica
compositiva e carattere eziologico), desiderando, ancora più di Properzio, diventare
il Callimaco romano.
- In realtà l’interesse civile di O. rimane comunque superficiale → le sue accurate
ricerche antiquarie fanno da sfondo a materiale epico di origine greca e di carattere
aneddotico, con frequenti riferimenti alle vicende contemporanee → ciò gli permette
di ovviare a problemi posti dalla natura stessa del poema, inserendo un delicato
pathos e dando spazio all’elemento eroico e ai toni giocosi e ironici.
- Allontanato da Roma, O. si ritrova senza un pubblico → torna all’elegia, ma le due
raccolte composte durante l’esilio (Tristia - 5 libri - ed Epistulae ex Ponto - 4 libri)
non sono poesie d’amore → O. riscopre la vocazione lamentosa e quasi funebre
delle elegie e cerca di trovare conforto nella scrittura, creando situazioni di contatto
che il decreto imperiale gli ha precluso.
- Al periodo dell’esilio risale anche l’Ibis (uccello coprofilo, omonimo ad un
componimento di Callimaco contro Apollonio Rodio), un poemetto in distici elegiaci
dove O. si difende dagli attacchi di un suo detrattore.
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LIVIO (59 a.C. - 17 d.C.) E GLI ORIENTAMENTI DELLA STORIOGRAFIA

LA VITA E LE OPERE DI LIVIO (pag. 189)

IL PIANO DELL’OPERA DI LIVIO E IL SUO METODO STORIOGRAFICO

- Ab urbe condita libri → l’opera consta di 142 libri (pervenutici solo i primi dieci e
dal XXI al XLV), riguardanti la storia di Roma dalle origini fino al 9 d.C → il lavoro si
interrompe con la morte del poeta (17 d.C.), ma probabilmente il progetto iniziale
prevedeva 150 libri, arrivando a narrare gli anni fino alla morte di Augusto.
- L’autore rifiuta la struttura monografica sallustiana, preferendo la tradizionale
struttura annalistica → la narrazione di ogni impresa si estende per l'arco di un anno,
al compiersi del quale viene sospesa per raccontargli di altri avvenimenti
contemporanei.
- L’opera deve essere suddivisa in gruppi separati di libri, decadi, voluti
probabilmente dall’autore stesso, che premette introduzioni e proemi in apertura di
ciclo.
- La narrazione si dilata quando vengono affrontate vicende contemporanee → nella
praefatio L. spiega che la scelta è fatta per risponde all’interesse dei lettori,
maggiormente coinvolti nelle vicende recenti.
- Modelli:
● annalisti recenti (Anziate, Macro e Quadrigario) soprattutto nella prima
decade;
● Polibio nelle decadi successive (ripresa della visione unitaria del mondo
mediterraneo e dei legami tra Roma e regni ellenistici).
- L. mostra scarsa attenzione filologica, affidandosi alle fonti più facilmente reperibili
e mostrando scarsa cura nel colmare le lacune della tradizione storiografica → per
questo motivo viene definito exornator rerum, più preoccupato di adornare le vicende
tramandate che di rimanere fedele alla verità storica → è uno storico letterato, lavora
su narrazioni di storici precedenti e manca di una concreta pratica politica, cosa che
gli impedisce di dare un giudizio personale e approfondito sugli eventi.
- Tutto ciò non significa che L. non sia uno storico fondamentalmente onesto, né che
scriva un'esaltazione del regime augusteo gioiosa e priva di dubbi.
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L’ATTEGGIAMENTO NEI CONFRONTI DEL REGIME


- La produzione liviana è incentrata sulle res a populo Romano gestae, evitando di
soffermarsi dunque su vicende o guerre straniere → ovviamente questo porta ad
una parzialità molto accentuata e a un mancato rispetto dell’oggettività storica per
giustificare l’imperialismo romano → tutta questa impostazione è incentrata
soprattutto su una visione e un’ideologia repubblicana, motivo per cui Augusto (che
non risulta infastidito da ciò, volendosi presentare come restauratore della
repubblica) chiama il poeta scherzosamente “pompeiano”.
- L. esalta la libertas ma sottolinea come questa vada concessa al popolo a tempo
debito, mantenendosi così in linea con l’ideologia augustea.
- Sempre in sintonia con il princeps è l’attenzione per i grandi exempla di virtù che
costellano l’opera, in grado di soddisfare le esigenze di rinnovamento morale e civile.
- Tutto ciò non porta però una piena adesione al regime → nel ricordo della virtù
repubblicana, L. cerca infatti un conforto dai mali del presente, non riconoscendo nel
principato la realizzazione di una nuova età dell’oro.

LO STILE DELLA NARRAZIONE LIVIANA

- Stile ampio e fluido, senza artifici, ma insieme duttile e vario (dalle concessioni al
gusto arcaizzante a quello classicista).
- L. lascia ampio spazio alla drammatizzazione del resoconto, arrivando ad una
notevole coloritura poetica → influenzata dalla storiografia ellenistica, la sua historia
passa dall’essere una ricerca della verità, ad un’esposizione drammatica della storia,
diventando vera e propria attività retorica.
- La scrittura liviana può esser definita simpatetica → scrivere la storia, vuol dire far
rivivere gli uomini che la fanno.
- Il modello diretto a cui si rifà è Cicerone, guardando allo stile storiografico
teorizzato nel De oratore → uno stile eloquente, con un discorso fatto di periodi ampi
e scorrevoli, concinni.
- Ma il periodo ciceroniano è fatto per essere ascoltato, mentre L. si attende di ess.
letto → lo stile si fa preponderante, determina il rapporto che si crea tra opera e
lettore, un rapporto silenzioso, individuale, privato, adatto al carattere moraleggiante
dell’opera liviana.
- L. è invece avverso alla scrittura sallustiana, brusca, secca e oscura.
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STORIOGRAFIA DI OPPOSIZIONE E STORIOGRAFIA DEL CONSENSO

- Molti sono gli autori storici che si oppongono al regime e al principato, autori mai
entrati nel canone o addirittura banditi:
● Asinio Pollione;
● Pompeo Trogo → autore delle Historiae Philippicae, concentra l’attenzione
sull’impero macedone di Filippo e Alessandro Magno, considerandolo il più
grande di tutti i tempi → l’egemonia romana è vista invece come qualcosa di
passeggero, una delle tante;
● Tito Labieno e Cremuzio Cordo → ostili al principato, le loro opere vengono
condannate al rogo.

- Diversa è invece l’impostazione di altri storici che appoggiano l’impero:


❖ Velleio Patercolo → nelle sue Historiae ad Marcum Vinicium, in due libri,
ripercorre la storia dai tempi più remoti fino alla contemporaneità, esaltando la
figura militare e politica dell’imperatore Tiberio (definito invece ben diversa-
mente da Tacito) → novità del testo è l’attenzione verso la storia culturale e
alle modifiche del costume;
❖ Valerio Massimo → nei 9 libri Factorum ed dictorum memorabilium troviamo
un caloroso sotegno al regime tiberiano → si tratta di una raccolta di exempla
più che un’opera storiografica;
❖ Quinto Curzio Rufo → autore delle Historiae Alexandri Magni, in 10 libri →
Alessandro Magno è molto apprezzato in età imperiale, imitato da molti
imperatori e visto come eroe da romanzo, perfetto soggetto per narrazioni
avventurose → Curzio Rufo è infatti più un narratore che uno storico, usando
uno stile molto ritmico e colorito, scorrevole → il suo scopo è prima di tutto
interessare e colpire la fantasia del lettore.
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SENECA (4 a.C. ca. - 65 d.C.)

LA VITA E LE OPERE (pagg. 216-217)

I DIALOGI E LA SAGGEZZA STOICA

- Le singole opere dei Dialogi costituiscono trattazioni autonome di aspetti o problemi


particolari dell’etica stoica, filosofia cui aderisce S.
> De Ira (tre libri) → si tratta di una sorta di fenomenologia delle passioni umane, in
cui si analizzano i meccanismi di origine e i modi per dominarle.
- Destinatario = fratello Novato
> De vita beata → si affronta il problema della felicità e il ruolo che nel suo persegui-
mento possono svolgere gli agi e le ricchezze → S. sembra voler fronteggiare anche
le accuse di incoerenza tra i princìpi professati e la sua concreta condotta di vita
(navigava nell’oro...) → posto che l’essenza della felicità è nella virtù, non nella
ricchezza e nei piaceri, S. legittima tuttavia l’uso della ricchezza se questa si rivela
funzionale alla ricerca di virtù.
- Destinatario = fratello Novato.
> Trilogia composta da De constantia sapientis, De tranquillitate animi, De otio.
- Dedicatario = amico Sereno, che abbandona le sue convinzione epicuree per
accostarsi all’etica stoica.
- Il filo conduttore della trilogia è il distacco del saggio dalle contingenze terrene:
● De constantia sapientis → esalta l’imperturbabilità del saggio stoico, forte
della sua interiore fermezza di fronte alle ingiurie e alle avversità;
● De tranquillitate animi → unico parzialmente in forma dialogica, affronta il
problema della partecipazione del saggio alla vita politica → S. cerca una
mediazione tra i due estremi dell’otium contemplativo e dell’impegno proprio
del civis romano, suggerendo un comportamento flessibile e rapportato alle
condizioni politiche;
● De otio → risulta ora chiara la scelta di una vita appartata, una scelta resa
necessaria da una situazione politica compromessa tanto gravemente da non
lasciare al saggio, impossibilitato a giovane agli altri, alternativa diversa dal
rifugio nella solitudine contemplativa, della quale si esaltano i pregi.
> De brevitate vitae (risalente agli anni tra il 49 e il 52 d.C.) → tratta il problema del
tempo, della sua fugacità e dell’apparente brevità di una vita di cui non si sa afferrare
l’essenza, disperdendola in tante occupazione inutili.
> De provvidentia (dedicatario= Lucilio) → apre la raccolta dei dialoghi affrontando
il problema della contraddizione tra il progetto provvidenziale, che secondo la
dottrina stoica presiede alle vicende umane, e la sconcertante constatazione di una
sorte che spesso sembra premiare i malvagi e punire gli onesti → la risposta di S. è
che le avversità che colpiscono chi non le merita attestano la volontà divina di
mettere alla prova i buoni ed esercitarne la virtù → il saggio stoico realizza la sua
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natura razionale nel riconoscere il ruolo che nell’ordine cosmico a lui è assegnato e
nell’adeguarvisi compiutamente.
> Consolationes → il genere della consolazione si costituisce su un repertorio di temi
morali (fugacità del tempo, precarietà della vita, morte come destino ineluttabile
dell’uomo) attorno ai quali ruota gran parte della riflessione filosofica senecana:
● Consolatio ad Marciam → indirizzata alla figlia dello storico Cremuzio Cordo
per consolarla della morte del figlio;
● Ad Helviam matrem → cerca di confortare la madre sulle condizioni del figlio
esule, esaltando gli aspetti positivi dell’isolamento e dell’otium contemplativo;
● Ad Polybium → scritta per consolare il potente liberto di Claudio della perdita
di un fratello → appare un tentativo di adulare indirettamente l’imperatore per
ottenere il ritorno a Roma.

FILOSOFIA E POTERE

- S. è uno dei pochi a realizzare l’utopia platonica dei filosofi al potere → influente
ministro di Nerone nei primi cinque anni, S. dedica parte della sua riflessione a temi
pubblici e politici:
● se il sapiente debba partecipare alla vita dello Stato (De otio, De tranquillitate
animi);
● quale sia il comportamento del buon principe (De Clementia);
● fino a che punto il possesso e la ricchezza siano conciliabili con l’ideale
astinenza del filosofo (De vita beata).
- Lo stoicismo ammette la partecipazione del sapiente agli affari dello Stato, ma solo
a condizione che questa non ne turbi la serenità interiore.
- L’ideale del sapiente impegnato, responsabile del benessere comune, sta alla base
di altre opere importanti:
❖ De beneficiis (in sette libri, dedicato a Ebuzio Liberale) → tratta degli atti di
beneficenza e filantropia e del legame di riconoscenza che questi atti
istituiscono tra benefattore e beneficiario, dei doveri della gratitudine, delle
conseguenze che colpiscono gli ingrati → S. cerca di codificare la pratica
della creazione di una rete clientelare (fondamentale nella società romana),
considerandola utile per soccorrere il prossimo e per creare uno stato di
ordine e relativa giustizia (i ricchi devono aiutare i poveri);
❖ De Clementia (rivolto all’imperatore) → S. non mette in discussione la legitti-
mità del principato, né le forme apertamente monarchiche che esso hai ormai
assunto → il potere monarchico è il più conforme alla concezione stoica di un
ordine cosmico governato dal logos → il problema è piuttosto quello di avere
un buon sovrano, tenuto lontano dalla tirannia dalla sua stessa coscienza →
alla virtù della clemenza si ispireranno i suoi rapporti con i sudditi, così e non
col terrore egli potrà ottenere da loro consenso e dedizione.
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- Il ritiro dalla vita pubblica, seguito al degenerare assolutistico del principato di


Nerone e al crollo di ogni illusione sulla possibilità di guidarne l’azione, porta S. a
dedicarsi esclusivamente alla meditazione e alla contemplazione, di cui farà un
grande elogio nel De otio.
- In questo periodo si dedica alle scienze naturali, scrivendo le Naturales
Quaestiones (sette libri, anch’essi dedicati al Lucilio delle Epistulae) → l’opera, in
cui sono trattati i i fenomeni naturali e celesti, come temporali, terremoti e comete, è
il frutto di un vasto lavoro di compilazione da svariate fonti soprattutto stoiche come
Posidonio.

LA PRATICA QUOTIDIANA DELLA FILOSOFIA

- L’opera principale della produzione tarda di S. sono le Epistulae ad Lucilium, una


raccolta di lettere di varia estensione e argomento indirizzate all’amico Lucilio.
- Non si è sicuri se si tratti di un epistolario reale o fittizio.
- L’opera (che costituisce un unicum) ci è giunta incompleta e si può datare a partire
dal periodo del disimpegno politico (62-inizio 63).
- S. usa la complesssa scenografia tipica della scrittura epistolare antica → quello tra
lui e Lucilio è un colloquio tra amici, una scuola di due che si scambiano impressioni,
opinioni per migliorarsi.
- Le Lettere sono come il controllo che il maestro esercita sul proprio giovane
discepolo.
- L'autore riesce sempre a comunicare l'impressione di un dialogo vivace → di rado
le lettere assumono la forma di lunghi trattati → più spesso S. sa rendere con vivaci-
tà l'effetto di una discussione che va continuamente avanti..
- Il modello dell'opera è Epicuro, dal quale deve aver preso più la forma che i
contenuti.
- S. insiste sul fatto che lo scambio epistolare permette di istituire un colloquium con
Lucilio, di creare con lui un’intimità quotidiana che, fornendo direttamente un
esempio di vita sul piano pedagogico, si rivela più efficace dell'insegnamento
dottrinale.
- Le Lettere raccontano spesso aneddoti, incontri, momenti di vita che il filosofo
commenta per trarne un insegnamento, un incentivo a migliorarsi → ogni evento è
buono perché S. ne scorga simboli di una condizione umana e comunichi la sua
intuizione al Lucilio.
- S. torna così su alcuni dei temi importanti della sua riflessione → il problema della
libertà della natura di Dio, della giustizia e del tempo.
- S. propone l'ideale di una vita indirizzata al raccoglimento e alla meditazione, al
perfezionamento interiore mediante un'attenta riflessione sulle debolezze, i vizi
propri e altrui.
- S. condanna il trattamento comunemente il riservato agli schiavi, ma in realtà la
sua etica resta profondamente aristocratica.
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- Il distacco dal mondo e dalle passioni che lo agitano si accentua parallelamente al


fascino della vita appartata e all'assurgere dell’otium a valore supremo.
- La conquista della libertà interiore e l'estremo obiettivo che il saggio stoico si pone.

LO STILE “DRAMMATICO” DELLE OPERE FILOSOFICHE

- S. rifiuta la compatta architettura classica del periodo ciceroniano.


- Domina invece la paratassi → Le frasi non dipendono l'una dall'altra per chiari
legami sintattici, ma i collegamenti sono nei concetti espressi dal discorso che viene
svolto per movimenti di antitesi e ripetizioni.
- L'intento di S. è quello di riprodurre uno stile colloquiale.
- Il procedere dell'argomentazione mediante un ricercato gioco di parallelismi,
opposizioni, ripetizioni, in un succedersi serrato di frasette nervose staccate produce
l'effetto di sfaccettare un'idea secondo tutte le angolazioni possibili, fino a cristalliz-
zarla nell'espressione epigrammatica.
- Lo stile è intimamente antitetico e conflittuale (“drammatico”) e alterna i toni
sommessi della meditazione interiore a quelli vibranti della predicazione.

LE TRAGEDIE E L’APOKOLOKYNTOSIS

- Un posto importante nella produzione di S. è occupato dalle tragedie → sono nove


quelle generalmente ritenute autentiche, tutte di soggetto mitologico greco (quindi
coturnate).
- Molti indizi interni inducono a pensare delle tragedie fossero scritte per la
declamazione della lettura pubblica → invece elementi quali la truce spettacolarità o
la macchinosità delle trame sembrerebbero presupporre la rappresentazione delle
tragedie.
- Le trame (pagg. 222-223).
- I modelli di S. a sono le tragedie greche del periodo classico, per lo più Sofocle ed
Euripide → S. fa comunque libero uso della contaminazione e per una stessa
tragedia può ispirarsi a diversi modelli antichi.
- La tecnica dell'azione scenica è assai lontana dalle convenzioni del teatro classico
greco e fa pensare piuttosto alle regole del dramma ellenistico.
- Stile → risente fortemente di influssi che provengono dai modelli latini ormai
consacrati (es. Virgilio, Orazio, Ovidio) → dagli autori augustei S. mutua anche le
raffinate forme metriche.
- Le tracce della tragedia latina arcaica si avvertono soprattutto nel gusto del pathos
esasperato e nella tendenza al cumulo espressivo e alla frase sentenziosa.
- I temi → la tragedia appare ora la forma letteraria più idonea per esprimere
l'opposizione al regime → infatti le trame mitologiche contengono quasi sempre il
tema dell’esecrazione della tirannide.
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- Le vicende si configurano come conflitti di forze contrastanti, come opposizione fra


ragione e passione, con una ripresa di temi rilevanti delle opere filosofiche.
- Il logos si rivela incapace di frenare le passioni e di arginare il dilagare del male.
- Alle vicende fa da sfondo una realtà dai toni cupi e atroci e su questo scenario di
errori si scatena la lotta delle forze maligne → è una lotta che investe non solo la
psiche umana, ma il mondo intero, conferendo al conflitto fra bene e male una
dimensione cosmica e una portata universale.
- Oltre alle nuove tragedie tradizionali, sotto il nome di S. ne è tramandata un'altra
intitolata Octavia, dove si rappresenta la sorte di Ottavia, la prima moglie di Nerone
→ si tratta dunque di una tragedia di argomento romano (pretesta), ma la sua
autenticità è oggi generalmente negata per due ragioni principali:
● la prima è la descrizione della morte di Nerone, che è posteriore a quella di
Seneca;
● la seconda è il fatto che l'autore trasferisce nella tragedia brani verificati tratti
dalle sue opere filosofiche.
- Ludus de morte Claudii o Divi Claudii apotheosis per saturam, meglio conosciuta
come Apokolokyntosis → parodia della divinizzazione di Claudio.
- In quest'opera trova espressione il personale risentimento di S., esiliato da Claudio,
e l'ostilità della classe dominante romana per certi aspetti della politica dell'imperato-
re, come l'estensione del diritto di cittadinanza e il potere concesso a corte ai liberti.
- L'opera, rientrando nel genere della satira menippea, alterna prosa e versi di vario
tipo, sia in greco che in latino, in un singolare impasto linguistico che accosta i toni
piani delle parti prosastiche a quelli spesso parodicamente solenni delle parti
metriche, con sapide coloriture colloquiali e beffardi incursioni nel lessico volgare.
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LUCANO (39 - 65 d.C.)

LA VITA E LE OPERE (pag. 227)

IL TEMA STORICO E L’ANTI-VIRGILIO

- Il numero e la varietà di composizioni attribuite a L. testimoniano un’eccezionale


precocità artistica unita a grande versatilità.
- Diversamente dalle prime opere in completa adesione alle direttive neroniane, la
Pharsalia esprime un’esaltazione dell’antica libertà repubblicana e quindi
un’esplicita condanna del regime imperiale → L’opera si attira anche sul piano
estetico molte critiche (di cui resta traccia negli scolii, i commenti annotati al margine
dei manoscritti dei testi classici e nei giudizi di grammatici famosi come Servio) per
la sua rinuncia alle convenzioni più tipiche dell’epos quale l’apparato divino e i temi
mitologici → L. è in sostanza accusato di fare storia piuttosto che poesia.
- Inevitabile il confronto con Virgilio e la sua Eneide → si è parlato di una sorta di
“anti-Eneide” e L. è stato definito un “anti-Virgilio”:

VIRGILIO LUCANO

> Nelle Georgiche lamenta l’orrore delle > Il I proemio della Pharsalia è dedicato
guerre civili e delle morti innocenti → a Nerone, elogiato con riprese virgiliane
poi passa a cantare ed elogiare il nuovo come sovrano illuminato → poi si rende
principe illuminato. conto che libertà e principato non sono
più conciliabili → perciò si allontana da
Nerone, non nominandolo più.

> Unico eroe → Enea. > Tre protagonisti → Cesare, Pompeo e


Catone.

> Apparato divino e riferimenti > Assenza del tradizionale apparato


mitologici. divino e di riferimenti mitologici.

> Narrazione favolosa, anche se seria e > Impianto cronachistico.


impegnata su temi legati alla contempo-
raneità.

> Poema epico come celebrazione delle > Poema come denuncia della guerra
glorie dello Stato. fratricida, del sovvertimento di tutti i
valori, dell’avvento di un’era di ingiusti-
zia.

> Roma = città eterna che domina il > Roma = città destinata a una tragica
mondo. rovina.
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> Avvento di Augusto = provvidenziale. > Avvento di Augusto = missione fatale


che ha portato alla trasformazione
dell’antica res publica in tirannide.

I PERSONAGGI DEL POEMA

- Cesare → domina a lungo la scena con la sua malefica grandezza → spesso


guidato dall’ispirazione momentanea o addirittura dalla temerarietà, assurge a
incarnazione del furor che un’entità ostile, la Fortuna, scatena contro l’antica potenza
di Roma.
- Cesare rappresenta il trionfo delle forze irrazionali che nell’Eneide venivano
domate e sconfitte → il tiranno è caratterizzato da furor, ira, impatientia e una
colpevole volontà di farsi superiore allo Stato.
- L. spoglia Cesare anche del suo attributo principale, la clemenza verso i vinti, a
costo di stravolgere la verità storica.
- Pompeo → personaggio che si contrappone alla frenesia di Cesare → Pompeo è
un personaggio passivo, in declino, affetto da una sorta di senilità politica e militare,
eppure proprio per questo meno responsabile → la vera colpa della catastrofe di
Roma è così attribuita alla brama di potere di Cesare, mentre Pompeo è tratteggiato
come una sorta di Enea cui il destino si mostra avverso invece che favorevole (viene
considerato infatti una figura ‘tragica’, l’unica che nello svolgimento del poema
subisca un’evoluzione psicologica).
- Alla progressiva perdita di autorevolezza in campo politico fa riscontro, nel
personaggio, un ripiegamento nella sfera del privato e degli affetti familiari.
- Alla fine, abbandonato da Fortuna, Pompeo va incontro a una sorta di
purificazione, diviene consapevole della malvagità dei fati, comprende che la morte
in nome di una causa giusta costituisce l’unica via di riscatto morale → questa
consapevolezza per Pompeo è frutto di una lunga e dolorosa conquista.
- Catone → o sfondo filosofico della Pharsalia è indubbiamente di tipo stoico, ma nel
personaggio di Catone si consuma la crisi dello stoicismo di stampo tradizionale, che
garantiva il dominio della ragione nel cosmo e della provvidenza divina nella storia
→ di fronte alla consapevolezza della malvagità di un fato che cerca unicamente la
distruzione di Roma, diviene impossibile per Catone quella remissione alla volontà
del destino che lo stoicismo pretendeva dal saggio → matura così la convinzione
che il criterio di giustizia non risiede più nel volere del cielo, ma esclusivamente nella
coscienza del saggio.
- Nella sua ribellione Catone si fa pari agli dei → si impegna nella guerra civile con
piena consapevolezza della sconfitta a cui va incontro e della conseguente necessità
di darsi la morte, l’unico modo che gli resta per continuare ad affermare il diritto e la
libertà.
66

- Intorno ai tre protagonisti si muove una serie di personaggi minori, la cui


caratterizzazione è condizionata dall’appartenenza a uno o all’altro degli
schieramenti in lotta.

LO STILE

- L. è definito da Quintiliano ardens et concitatus, probabilmente riferendosi


all’incalzante ritmo narrativo dei periodi che arrivano a superare i confini
dell’esametro, portando a numerosi enjambement e dando particolare tensione
emotiva al verso.
- Per la spinta continua al pathos e al sublime, lo stile di L. ha molti punti in comune
con quello delle tragedie di Seneca → si è potuto parlare di barocco e, per il gusto
dei paradossi, per la concettosità, i tumores, le enfatizzazioni, anche di manierismo.
- L’io del poeta è onnipresente, anche per condannare con tono indignato.
- La tensione espressiva dell’epica lucanea si alimenta dell’impegno e della passione
con le quali il giovane poeta ha vissuto la crisi della sua cultura.
- La rappresentazione di una catastrofe come la guerra civile non poteva più nutrirsi
di una forma come quella che il genere epico offriva.
- Adesso che lo sviluppo degli eventi ha tradito il mondo ideale dell’epos, screditando
le forme letterarie che lo raccontavano e generando nuove aspettative nel pubblico,
l’epica non può assolvere più a questo compito di positiva commemorazione dei
grandi modelli eroici.
- Non avendo la forza di sbarazzarsi di una forma letteraria che pure sente
insufficiente ai suoi bisogni, L. cerca un rimedio di compenso nell’ardore ideologico
con cui ne denuncia la crisi.
- Così non può più affidarsi a un’espressione semplice e diretta, ma parla ricorrendo
agli schematismi enfatici del discorso retorico → spetta così alla retorica, ai suoi
costrutti laboriosi e calcolati, compensare la perdita di credibilità in cui sono cadute
le forme semplici del linguaggio epico.
67

PETRONIO

AUTORE E DATAZIONE

- Petronius Arbiter, autore, secondo la tradizione manoscritta, del Satyricon (un ro-
manzo la cui composizione dovrebbe collocarsi entro la fine del I secolo d.C.), sem-
brerebbe indentificarsi con il Petronio ritratto negli Annales da Tacito, che lo indica
come cortigiano di Nerone e da questi ritenuto il giudice per eccellenza della
raffinatezza, il suo elegantiae arbiter → nel descriverne la morte, Tacito delinea un
intellettuale apprezzato per la ricercatezza dei suoi gusti estetici → P. è anche
proconsole in Bitinia e console → nel 66, spinto al suicidio da Nerone, stupì con un
suicidio paradossale, una parodia di quello teatrale tipico di certi oppositori del
regime → incisosi le vene, passò le sue ultime ore a banchetto, occupandosi di
poesia e senza lanciare proclami filosofici o testamenti politici → d’altra parte,
accanto a queste manifestazioni provocatorie, volle mostrarsi anche serio e
responsabile → si preoccupò dei suoi servi e scelse di denunciare apertamente i
crimini dell’imperatore.
- Mancano comunque testimonianze esplicite o prove indiscutibili di questa identifi-
cazione → molti indizi desunti dal testo concordano con l’ipotesi di una datazione
dell’opera all’età di Nerone.
- Studiando la lingua del testo, si nota che alcune figure minori parlano un latino
profondamente diverso da quello letterario, più vicino alla lingua delle iscrizioni
pompeiane o anche alla lingua d’uso dei prosatori meno stilizzati → i volgarismi non
offrono comunque un criterio valido per la datazione, in quanto non sono spie di uno
stadio tardo ma di uno strato basso della lingua, che attraversa un periodo molto
lungo.

L’INTRECCIO

- La parte superstite del romanzo copre, con alcuni vuoti e salti intermedi, stralci dei
libri XIV e XVI e la totalità del libro XV (la cosiddetta Cena di Trimalchione) → siamo
di fronte a un frammento di narrazione che, pur continuo nelle sue grandi linee, deve
aver subito qua e là tagli e forse anche interpolazioni e spostamenti di sezioni
narrative → di sicuro, il testo che abbiamo era preceduto da un lunghissimo antefatto
e seguito da una parte di lunghezza per noi imprecisabile.
- Trama dell’opera (pagg. 236-237).
68

LA PARODIA COME CHIAVE DI INTERPRETAZIONE DEL SATYRICON

- La costruzione narrativa del Satyricon sembra essere quella della parodia


letteraria, ossia l’arte, comica ma anche riflessiva di parlare attraverso altra
letteratura, come esprimendo la propria verità deformando quella altrui.
- Si parla allora di “antiromanzo” → il Satyricon infatti rovescia tutte le convenzioni e
le caratteristiche di quello che definiamo “romanzo antico”.

- I critici moderni chiamano “romanzi” - Anche nel Satyricon di Petronio sono


una serie di testi greci databili fra I e IV raccontate le peripezie di due amanti,
secolo d.C, tutti accomunati da ma si ha una sorta di parodia dell’a-
analoghe caratteristiche distintive: more casto e idealizzato dei romanzi
> La trama è quasi invariabile → una greci:
coppia di innamorati, un giovane e una > Nessuna castità.
ragazza, è separata dalle avversità e i > Nessun personaggio è un serio
due devono superare numerose traver- portatore di valori morali.
sie prima di riunirsi e coronare il loro
amore. > Amore omosessuale.

> Gli intrecci stanno tutti nella serie > Le peripezie affrontate sono quasi
degli incidenti che ritardano il felice sempre a sfondo sessuale.
scioglimento, scambi di persona, nau- > Il sesso è considerato fonte di
fragi, intrighi di rivali, false morti, viaggi situazioni comiche.
in paesi lontani. > Si mette in scena una “odissea di
> Viaggi e ritorni si rifanno al modello pitocchi”, paragonando Encolpio a
omerico dell’Odissea per innalzare il Ulisse, anche lui perseguitato da un
tono e nobilitare la storia. dio, Priapo → ma Priapo compare e
> Il tono è quasi sempre serio, i interviene pochissimo, inoltre non è
protagonisti sono visti come figure detto vi sia un vero antefatto che ha
patetiche che suscitano simpatia. scatenato le sventure del protagonista
→ probabilmente è Encolpio che im-
> Lo scenario è variabile e spazia nei magina che il dio ce l’abbia con lui.
paesi del Mediterraneo grecizzato.
> Forte carica realistica.
> Scarso è l’interesse per la realtà
contemporanea e tenue è l’inquadra-
mento storico.
> L’amore è trattato con pudicizia,
come una passione seria ed esclusiva
→ molta suspence della storia sta nei
modi avventurosi con cui l’eroina serba
fino in fondo la sua castità per il
giovane che ama, sfuggendo a varie
insidie.
69

- Il Satyricon appare un testo basso e di consumo, popolare, accostabile alla


narrativa romanzesca e comica → eppure, la letteratura bassa ha come modello
quella impegnata e sublime, di cui volgarizza i gesti retorici più vistosi → il Satyricon
ha la capacità di riconoscere e rappresentare una letteratura popolare nostalgica
della poesia sublime (es. diverso modo di riprendere Omero).
- Il narratore è inaffidabile → Encolpio si paragona ai grandi eroi omerici e virgiliani,
creando un forte distacco tra i modelli da lui evocati e quelli scelti da Petronio per
l’opera (elegia, storia, declamazione, pantomimo...) → questa mescolanza relativizza
la verità, quella che ogni genere letterario codifica come unica e assoluta → la
parodia non si ottiene aggredendo i modelli sublimi, bensì scoprendo gradualmente
quanto inopportune siano le immagini proposte da quei generi, null’altro che fantasie
esagerate e pompose rispetto al mondo reale.
- Lo strumento del rovesciamento ironico è Encolpio, l’antimodello dell’eroe del
romanzo idealizzato (non forte e coraggioso, vittima delle illusioni dei testi letterari
sublimi...) → è lui che rappresenta la parodia della narrativa greca idealizzata, di
quei modelli romanzeschi che hanno ridotto a schematismi melodrammatici i
paradigmi sublimi.

LA FORMA DEL ROMANZO


- La prosa narrativa viene spesso interrotta da inserti poetici affidati:
● a personaggi (soprattutto Eumolpo) che si rivolgono ad altri personaggi interni
al romanzo;
● al narratore per commentare le vicende con funzione ironica, che emerge
nella mancata concordanza tra commento poetico e situazione in cui si
dovrebbe inquadrare.
- L’alternanza prosa-poesia ha il riferimento più vicino nella satira Menippea.
- Peculiare è la forte carica realistica dell’opera → P. ha un vivo interesse per la
mentalità delle varie classi sociali, anche se la trama rimane inverosimile, con
personaggi caricaturali.

I PRIAPEA

- Raccolta di 80 componimenti di metro e lunghezza variabili, uniti dalla figura del dio
Priapo → a questo dio sono legati componimenti, detti appunto “priapei”, caratteriz-
zati da tono scherzoso e di tematica sessuale.
70

PERSIO E GIOVENALE

LA SATIRA DI PERSIO E GIOVENALE

- Anche se la produzione poetica di P. e G. è separata da circa mezzo secolo, i due


mostrano comunque importanti tratti comuni → entrambi dichiarano di collegarsi al
genere della poesia satirica di Lucilio e di Orazio, ma apportano importanti trasfor-
mazioni → le innovazioni sono vistose sia nella forma del discorso satirico che nella
destinazione sociale delle opere.

LUCILIO E ORAZIO PERSIO E GIOVENALE

> Riferimento a ristrette cerchie di amici. > Si rivolgono ad un generico pubblico


di lettori e ascoltatori.

> Discorso come conversazione costrut- > L’autore si pone su un piano più alto
tiva → crea complicità tra autore e a- rispetto all’ascoltatore → nessuna vici-
scoltatore. nanza.

> Tono garbato e confidenziale, autoiro- > Forma dell’invettiva.


nico e indulgente.

> Testo destinato ad una lettura indivi- > Testi destinati all’esecuzione orale, si
duale. punta a far colpo → retorica più appari-
scente.

PERSIO (34 - 62 d.C.)

La vita e le opere

- La vita (pag. 245).


- Il grammatico Valerio Probo, contemporaneo del poeta e suo primo commentatore,
afferma che P. non ha pubblicato nulla in vita → a curarne l’edizione postuma
sarebbe stato l’amico Cesio Basso.
- Le Satire → dopo un componimento-prologo di quattordici coliambi (cioè trimetri
giambici scazonti, il verso dell’invettiva) che polemizza aspramente contro le mode
letterarie del tempo, seguono sei componimenti satirici in esametri dattilici.
- Argomenti delle satire (pagg. 245-246).
71

Dalla satira all’esame di coscienza

- L’adesione al genere satirico mostra forte tensione morale, alimentata dallo


stoicismo, che caratterizza il poeta.
- P. torna più volte sulle ragioni delle proprie scelte letterarie → la sua poesia,
conformemente alla concezione moralistico-psicologica che della letteratura aveva la
dottrina stoica, è anzitutto ispirata da un’esigenza etica di smascherare e combattere
la corruzione e il vizio.
- Con P. il genere satirico va incontro a sostanziali cambiamenti → a differenza della
figura del maestro delineata da Orazio, il maestro delle Satire di P. deriva dal predi-
catore della diatriba, quel maestro arrabbiato e spesso volgare che le satire orazione
sentivano distante dalla loro intenzione educativa.
- L’invettiva, la deprecazione del vizio, ma insieme anche l’accorato invito alla virtù
sono i suoi temi più caratteristici, tutti animati da una forte fede stoica.
- Questo maestro è spesso deriso, manca della venerazione che la serietà del suo
messaggio pretenderebbe.
- P. non si concede prospettive di successo, si nega la possibilità di una risposta
positiva in chi dovrebbe ascoltarlo e finisce con l’abbandonarsi ad un atteggiamento
irato e aggressivo, necessario per superare l’indifferenza dei miseri in preda al vizio.
- Indebolito il contatto con un polo della comunicazione, il discorso satirico si ripiega
su se stesso, divenendo una sorta di esame di coscienza, un itinerario personale
dello stesso P. verso la filosofia → l’intenzione di insegnare non è più proiettata sugli
altri, ma P. usa la scrittura satirica come un esercizio per sé solo.
- È per questo che alla fine del libro cambiano i contorni della sceneggiatura → nella
quinta satira appare improvvisamente il maestro di P., Cornuto → nella lettera il
poeta rievoca il loro rapporto affettuoso di insegnamento, disegnando la figura
integra e onesta del maestro → P. dice però molto anche di sé, della sua vocazione
alla saggezza stoica, che è raccoglimento interiore, inattaccabilità alle passioni e ai
vizi.
- Si capisce dalla sesta satira che P. ha finalmente compiuto questo cammino di
saggezza, è pronto a raggiungere una meta di serena solitudine, un luogo appartato
che prende i tratti dell’angolus oraziano.

Stile e gusto di Persio

- Con la sua orgogliosa professione di rusticitas, P. afferma la sua diversità rispetto


alla fatua ricercatezza e agli insulsi soggetti mitologici della poesia di moda,
assumendo così il compito di aggredire le coscienze nel tentativo di redimerle →
un’esigenza prettamente realistica è quindi alla base della sua attività letteraria e
filosofica insieme.
72

- Nella descrizione delle molteplici forme in cui il vizio e la corruzione dell’uomo si


manifestano, P. ricorre con frequenza al campo lessicale del corpo e del sesso,
sfruttandone il ricco patrimonio metaforico → dalle satire emerge il forte senso del
macabro e della deformazione del reale che caratterizza il poeta moralista.
- Ad animare i versi delle Satire concorrono insieme una forte esigenza realistica
(all’origine della scelta di un linguaggio comune, che rifiuta la retorica) e una
notevole carica di deformazione surreale (che si rispecchia nello stile contorto e
metaforico).
- La lingua quotidiana esprime una verità non banale, istituisce relazioni inaspettate
fra le cose con esiti talvolta criptici.
- Nella stessa direzione muove un altro procedimento tipico di P., cioè l’uso della
metafora, teso a esplorare rapporti nuovi tra le cose e capace di effetti di
straordinaria densità e potenza espressiva.
- La difficoltà dello stile di P. non è un vezzo poetico ma è funzionale alle istanze
estetiche e soprattutto etiche della sua poesia.

GIOVENALE (50-60 - dopo il 127 d.C.)

La vita e le opere

- La vita (pagg. 248-249).


- G. compone 16 satire in esametri, suddivise in cinque libri → le tematiche principali
sono:
● disgusto per la corruzione morale;
● ipocrisia di chi nasconde il vizio sotto apparenti virtù;
● falsa nobiltà derivante dalla nascita vs vera nobiltà derivante da ingegno e
sentiment.i
- Argomenti delle satire (pag. 249).

La satira «indignata»

- L’amoralità che imperversa in Roma fa si che l’unica musa possibile per il poeta sia
l’indignazione e la satira il solo genere adatto a esprimere tanta furia e disgusto.
- Nella prima satira (di carattere proemiale) G. elenca le ragioni della sua poetica,
soffermandosi sulla centralità di questa indignatio → la sua satira non serve a
redimere, è una poesia di sola denuncia.
- L’astio sociale e il personale risentimento per la mancata integrazione motivano
gran parte dell’indignazione del poeta, che si sente un rappresentante del ceto
medio italico che continua a veder mortificati i valori morali e politici della tradizione
nazionale e repubblicana → la società romana è perversa, i poeti non riescono più a
vivere della loro arte come ai tempi di Mecenate e sono condannati alla estrema
povertà.
73

- Il bersaglio privilegiato dell’invettiva sono le donne emancipate e libere, scempio


del pudore (figura di Messalina, prostituta imperiale).
- È sbagliato pensare a G. come un ‘democratico’ solidale con indigenti e marginali
→ emerge spesso il suo disprezzo per il volgo rozzo che compie attività manuali o
commerciali → è il suo orgoglio intellettuale che lo renderebbe meritevole di
riconoscimenti sociali.
- Tende a idealizzare con nostalgia il passato, governato da una sana mentalità
agricola in opposizione al presente cittadino, società di iniqui commercianti e liberti.
- Negli ultimi due libri il poeta rinuncia alla violenza dell’indignatio, assumendo un
atteggiamento più distaccato e mirante all’apatheia, all’indifferenza stoica → indugia
su una riflessione più pacata, rassegnata all’insanabile corruzione del mondo.

Lo stile satirico sublime

- G. trasforma il codice formale del genere satirico, tagliando ogni legame con la
commedia e avvicinandosi alla tragedia sul terreno dei contenuti (i vizi hanno
deturpato la realtà) e dello stile (sublime e di tono alto) → la grandiosità stilistica è
conforme alla violenza dell’indignatio.
- Dei generi tradizionali, tragedia e epica, tralascia ovviamente la finzione,
mantenendo un realismo molto forte.
- Si alternano toni aulici e plebei, termini alti e osceni, creando un effetto
volutamente urtante.
74

L’EPICA DI ETÀ FLAVIA

- I tre autori epici dell’età flavia presentano notevoli concordanze di gusto e di clima
culturale e si propongono come modello soprattutto Virgilio, il cui poema epico
diventa una sorta di rifugio e di orizzonte chiuso (≠ Lucano).
- Altrettanto importante è l’influsso di Ovidio, che determina soprattutto le costanti
dello stile narrativo.

STAZIO (40-50 - 96 d.C.)

> Silvae → raccolta miscellanea, in cinque libri, varia nei metri e nei temi →
raccoglie per lo più poemetti di ringraziamento o di lode rivolti a patroni o benefattori
del poeta.
- Originale impasto linguistico.
- Eccezionale documento sulla circolazione della cultura nella prima età imperiale,
sul patronato letteratio e sulle varie forme di promozione sociale.
- S. gioca con le convenzioni e si diverte spesso a rovesciare i moduli tipici di
ciascun genere, proponendo una nuova forma di ekphrasis (descrizione poetica)
autonoma.
> De bello germanico (perduto) → poema sulle gesta di Domiziano.
> Tebaide → poema epico in 12 libri, che riprende il mito dei Sette contro Tebe di
Eschilo.
- Trama (pag. 255).
- I libri sono divisi in due esadi → la prima ha tratti odissiaci, la seconda iliadici
(stessa scansione dell’Eneide).
- S. si avvicina anche sul piano ideologico a Virgilio, approfondendo la funzione del
fato e del destino (anche se qui la predestinazione schiacci gli uomini, privandoli di
ogni spessore psicologico).
- Eppure la negatività della guerra fratricida avvicina la Tebaide a Lucano.
- Le divinità epiche tradizionali sono astratte e appiattite, spesso allegoriche (motivo
per cui sarà considerato un modello per l’epica medievale di contenuto allegorico).
- La negatività dei primi 11 libri è comunque compensata nel dodicesimo col trionfo
della clemenza e dell’umanità (attraverso Teseo).
- Mancano riferimenti diretti alla contemporaneità, ma il problema etico del vivere
sotto i tiranni è molto sentito.
> Achilleide → poema incompiuto, si ferma al secondo libro → tratta la giovinezza
dell’eroe a Sciro, dove Teti lo ha nascosto.
- Itono più disteso e idilliaco che nella Tebaide.
- Il titolo induce a sospettare la volontà dell’autore di confrontarsi con l’Eneide (in
primis) e l’Odissea.
75

VALERIO FLACCO

> Argonautica → poema epico composto da 8 libri, incompleto, sulle vicende già
narrate da Apollonio Rodio → una riscrittura autonoma dell’opera greca → sono
presenti tagli, aggiunte, modifiche, pur rimanendo comunque debitore nei confronti di
Apollonio → la rielaborazione è guidata dalla ricerca dell’effetto, dell’accentuazione
del pathos, della drammatizzazione.
- L’opera risulta però poco uniforme e coerente → l’attenzione va più alla singola
scena che all’insieme.
-Influsso di Virgilio → tema mitologico, apparato divino onnipresente, morale
edificante, Giasone torna ad essere il classico eroe tutto d’un pezzo (Apollonio
l’aveva reso problematico), il fato controlla tutti gli eventi.
- Marcata la psicologizzazione del racconto, che porta adomettere alcuni eventi e
vicende (l’autore presuppone che i lettori conoscano la materia), rendendo il poema
difficile e oscuro.

SILIO ITALICO

> La sua opera, il più lungo epos storico latino, porta il titolo di Punica ed è
composta da 17 libri (forse dovevano essere 18 come quelli di Ennio) → la materia
trattata è quella della seconda guerra punica, dalla spedizione di Annibale in Spagna
alla vittoria di Scipione a Zama (201) → l’argomento è stato studiato anche da Nevio
e Ennio, ma i modelli di S.I. sono Tito Livio e Virgilio, per il quale ha una passione
maniacale (guerra punica deriva dalla maledizione di Didone).
- L’azione storica è infarcita eccessivamente di interventi divini e l’attenzione si
concentra più sulle digressioni mitologiche che sulle vicende reali.
76

PLINIO IL VECCHIO E IL SAPERE SPECIALISTICO

PLINIO IL VECCHIO (23 - 79 d.C.)

La vita e le opere

- La vita (pag. 261).

- Le opere:
❖ Bella Germaniae → ampia opera storica non pervenutaci ma che sarà fonte
per Tacito;
❖ Studiosus → manuale di retorica per studenti, simile per impostazione alla
Institutio oratoria di Quintiliano;
❖ Dubius sermo → trattato su oscillazioni e problemi dell’uso linguistico;
❖ A fine Aufidi Bassi → altra opera storica che si ricollegava all’opera dello
storico Aufidio Basso.

La Naturalis historia

- In età imperiale a Roma si vede un’importante espansione dei ceti tecnici e


professionali, cosa che implica una crescente richiesta di informazione e
divulgazione scientifica, anche sotto forma di intrattenimento e consumo → nascono
così i paradossografi, autori di raccolte di paradossi e mirabilia → si presentano
come viaggiatori che hanno appreso direttamente storie, sapere, favole e aneddoti,
estratti da lavori scientifici più attendibili (es. di paradossografo è Licinio Muciano).
- L’opera erudita di P. è la realizzazione più compiuta di queste tendenze, anche se
non si limita ad inventariare il sapere di una singola area specifica, ma si configura
come un’enciclopedia, un inventario del mondo, di tutto lo scibile → il suo intento è
quello di non tralasciare nulla e registra la mole immensa di dati raccolti.
- L’opera è composta da 37 libri:
● I → indice generale e bibliografia; ● VIII-XI → zoologia;
● II → cosmologia e geografia fisica; ● XII-XIX → botanica;
● III-VI → geografia; ● XX-XXXII → medicina
● VII → antropologia; ● XXXIII-XXXVII → metallurgia e
mineralogia.

- Lo scopo di P. è di giovare all’umanità → l’autore aderisce allo stoicismo (come si


nota soprattutto nella cosmologia), ma questa corrente di pensiero rimane sempre
solo come sfondo dell’opera.
- Stilisticamente P. è considerato il peggior scrittore latino, anche se l’ampiezza
stessa dell’opera non permette una regolare elaborazione stilistica → inoltre, essere
bravi stilisticamente non è una caratteristica necessaria nella tradizione enciclopedi-
ca romana.
77

- L’ampiezza dell’opera non permette una lettura integrale del testo, così si comincia
ben presto a manipolarla, riducendo, tagliando, selezionando parti → tuttavia il testo
originale continua a circolare, rendendo P. un’autorità su ogni aspetto del sapere.

UNO SCRITTORE TECNICO: FRONTINO

- Sesto Giulio Frontino → si conservano due sue opere:


● De aquis (o De aquae ductu) urbis Romae → buona e concreta trattazione dei
problemi di approvvigionamento idrico di Roma;
● Stratagemata → raccolta di aneddoti di vita militare.
78

MARZIALE (38-41 - 104 ca.)

LA VITA E LE OPERE (pag. 266)

GLI EPIGRAMMI

- Di M. ci resta una raccolta di Epigrammi, in 12 libri, composti e via via pubblicati tra
l’86 e il 102 d.C. → a questi vanno aggiunti:
● il Liber de spectaculis composto nell’80, contenente una trentina di epigr.;
● gli Xenia (“i doni per gli ospiti”) e Apophoreta (“doni da portar via”), due
raccolte di distici che accompagnavano i doni che si inviavano durante le
feste dei Saturnali e i doni che si offrivano ai convitati durante i banchetti.
- L’origine dell’epigramma risale all’età greca arcaica, quando la sua funzione era
essenzialmente commemorativa → era inciso su pietre tombali o su offerte votive, al
fine di ricordare una persona, un luogo o un evento famoso.
- In età ellenistica l’epigramma, pur conservando la sua caratteristica brevità, diventa
un tipo di componimento adatto alla poesia d’occasione.
- I temi sono leggeri → erotico, simposiaco, satirico-parodistico, accanto a quelli più
tradizionali, ad esempio di carattere funebre.
- M. contrappone la mobilità e la varietà dell’epigramma alla pesantezza dei generi
illustri come l’epos o la tragedia, accusati di essere distanti dalla vita quotidiana → è
proprio il realismo a essere un tratto qualificante della poesia di M., il quale osserva
comunque lo spettacolo della realtà e dei suoi personaggi attraverso la satira,
accentuandone i tratti grotteschi e riconducendoli a tipologie ricorrenti.
- Il poeta appare osservatore attento ma distaccato, raramente si impegna nel
giudizio morale e nella condanna → la sua è una satira sociale priva di asprezza che
preferisce il sorriso all’indignazione.
- Gli argomenti investono l’intera esperienza umana → epigrammi funerari, relativi
all’esperienza poetica, sul costume del tempo.
- Rispetto alla tradizione greca, M. sviluppa molto l’aspetto comico-satirico
dell’epigramma, prendendo a modello l’epigrammista greco Lucillio, che aveva dato
largo spazio a personaggi caratterizzati comicamente → a Lucillio ricava anche
alcuni procedimenti formali caratteristici, come la tecnica della trovata finale, la
battuta che chiude una maniera brillante, un fulmen in clausula.
- Una tale poesia realistica comporta un linguaggio e uno stile capaci di aprirsi alla
vivacità dei modi colloquiali e alla ricchezza del lessico quotidiano → termini umili e
ordinari si accompagnano ad altri fortemente osceni, richiamando la netta distinzione
tra poesia e vita.
- Ma il poeta alterna forme espressive molto varie, passando dai toni di limpida
sobrietà ad altri di maggiore eleganza e ricercatezza.
- I suoi epigrammi celebrativi e adulatori sono un documento importante del
linguaggio manierato in uso negli ambienti di corte e nella sfera della cultura ufficiale.
79

QUINTILIANO (35 ca. - dopo il 95 d.C.)

LA VITA E LE OPERE (pag. 269)

L’INSTITUTIO ORATORIA

- L’opera è edicata all’oratore Vittorio Metello ed è preceduta da una lettera all’edito-


re Trifone.
❖ libri I-II → insegnamento elementare e basi retoriche;
❖ libri III-IX → analisi delle diverse sezioni della retorica;
❖ libro X → come acquisire facilitas nell’espressione → è presente un celebre
excursus sulla storia letteraria romana;
❖ libro XI → tecniche di memorizzazione e l’arte del porgere;
❖ libro XII → requisiti culturali del buon oratore → si affronta il tema del rapporto
oratore-principe → l’oratore non deve mettere in discussione il regime, ma sa
di poter essere una guida per il Senato e il popolo romano (speranza anacro-
nistica ormai, non compatibile con la realtà storica dell’impero).
- L’Institutio rappresenta un programma complessivo di formazione culturale per
l’oratore e Q. attribuisce il declino dell’oratoria alla corruzione dei costumi.
- Modello di scrittura è Cicerone → stile semplice e lineare, diverso da quello di
Seneca, enfatico e spezzettato, seguito dai moderni.
- L’oratore delineato da Q. è simile a quello del De oratore ciceroniano.
- La retorica ha un’alta dignità morale ed educativa, non è più “l’arte di nascondere la
verità”.
- Quando viene pubblicata l’opera si è conclusa la disputa tra classicisti e modernisti
con la vittoria del ciceronianesimo di Q.
80

TACITO

LA VITA E LE OPERE (pag. 279)

LE CAUSE DELLA DECADENZA DELL’ORATORIA

- Dubbi sull’autenticita del Dialogus de oratoribus → il periodare dell'opera ricorda


molto più da vicino il modello neociceroniano che non la severa e asimmetrica
inconcinnitas, tipica delle maggiori opere storiografiche di Tacito → per questo molti
dei sostenitori dell'autenticità hanno attribuito il Dialogus al periodo giovanile
dell'autore (75-80) → è tuttavia più probabile che l'insolita classicità dello stile sia da
spiegarsi con l'appartenenza dell'opera al genere retorico.
- L’opera si riallaccia alla tradizione dei dialoghi ciceroni, anni su argomenti filosofici
e retorici e in particolare al de oratore.
- Il dibattito verte sulla decadenza dell’oratoria, attribuita da Messalla al
deterioramento dell'educazione del futuro oratore → i maestri sono impreparati e una
vacua retorica spesso si sostituisce alla cultura generale.
- Il dialogo si conclude con un discorso di Materno (portavoce di Tacito), il quale lega
la grande oratore alla libertà o piuttosto dell'anarchia che regnava al tempo della
repubblica → la sua pratica diviene anacronistica e sostanzialmente impossibile in
una società tranquilla e ordinata come quella nata dall'instaurazione dell'impero.
- Accettazione dell'indiscutibile necessità dell'impero come unica forza in grado di
salvare lo Stato dal caos delle guerre civili → Ciò non significa che Tacito accetti
gioiosamente il regime imperiale, né che all'interno di questo spazio ristretto egli non
indichi la residua possibilità di effettuare scelte piu o meno dignitose e utili allo Stato.

AGRICOLA E LA STERILITA’ DELL’OPPOSIZIONE

- Con un tono talora apertamente encomiastico che ricorda lo stile delle laudationes
funebri, l'Agricola narra soprattutto della conquista della Britannia, lasciando spazio
a digressioni geografiche ed etnografiche.
- L'autore non perde mai il contatto col proprio personaggio principale → infatti, la
Britannia è soprattutto il campo in cui si dispiega la virtus di Agricola → Tacito mette
in rilievo come gli avesse saputo servire lo Stato con fedeltà, onestà e competenza,
pur sotto un pessimo principe come Domiziano e infine fosse morto silenziosamente
senza cercare la gloria di un martirio ostentato (ambitiosa mors).
- Apologia della parte sana della classe dirigente formata da uomini che avevano
collaborato coi principi della casa Flavia, contribuendo validamente.
- Punto di intersezione fra diversi generi letterari → si tratta di un panegirico
sviluppato in biografia, di una laudatio funebris inframezzata, ampliata e integrata
con materiali storici ed etnografici → perciò sono presenti modi stilistici diversi che a
loro volta contribuiscono al carattere composito dell'opera.
81

- Modelli → Cicerone (nell’esordio, nei discorsi e nella perorazione finale) + Livio e


Sallustio (modelli di stile storico).

VIRTU’ DEI BARBARI E CORRUZIONE DEI ROMANI

- Germania → opera caratterizzata da interessi prevalentemente etnografici.


- Notizie contenute nell'opera non sembrano derivare da osservazione diretta, ma
quasi esclusivamente da fonti scritte → la principale fonte sono le Bella Germaniae
di Plinio il Vecchio → Tacito sembra avere eseguito la sua fonte con fedeltà,
accontentandosi di migliorarne e impreziosirne lo stile e di aggiungere pochi
particolari per ammodernare l'opera, anche se rimangono alcune discrepanze.
- L'opera contiene l'esaltazione di una civiltà ingenua e primordiale, non ancora
corrotta dai vizi raffinati di una civiltà decadente → implicita contrapposizione dei
barbari, ricchi di energie ancora sane e fresche, ai romani → Tacito ha forse così
inteso la loro pericolosità per l'impero.
- Lunga enumerazione dei difetti di un popolo che egli appare come essenzialmente
barbarico.
- Si possono riconnettere alcune caratteristiche dell'opera a un evento pressoché
contemporaneo alla sua composizione → la presenza di Traiano sul Reno con un
forte esercito, determinato alla guerra e alla conquista.

LE OPERE MAGGIORI

- Le due maggiori opere storiche hanno un andamento analistico ma non rinunciano


per questo a proporsi in un certo senso come monografie, il cui tema è lo studio del
potere, di come il principato, dopo le guerre civili, si fosse reso necessario perché la
pace destasse stabile → in realtà Tacito studia soprattutto i meccanismi oscuri della
conservazione della distruzione del potere, gli spazi terribili della delazione e del
tradimento.
- Historiae → sopravvissuti i primi 5 libri (su un totale di 12 o 14) → arco di tempo
che va dal 1° gennaio del 69 d.C. fino alla rivolta giudaica del 70.
- La parte rimasta dell'opera tratta di un susseguirsi di rivolte e guerre civili, con un
lungo excursus sulla giudea, ribellatasi ai romani.
- Annales → la parte superstite (libri I - IV, un frammento del V, parte del VI, libri XI
- XVI) comprende il racconto degli avvenimenti dalla morte di Augusto (14 d.C.) a
quella di Tiberio (37 d.C.) e dall’impero di Claudio a quello di Nerone fino al 66.
- L'opera continuava probabilmente la narrazione di Livio, come indicherebbe anche
il titolo dei manoscritti (Ab excessu divi Augusti).
- L'orizzonte di Tacito sembra incupirsi per la consapevolezza che i vincoli imposti
dal principato si sono fatti progressivamente più duri e che quelli equilibrio di ordine
82

e libertas era più fittizio che reale → per questo conferisce un colore uniforme e tetro
all'intero quadro della vita sotto i Cesari.
- L'opera di Tacito non solo si attiene ai canoni della storiografia antica, ma presenta
anche una forte coloritura poetica (con memorie virgiliane e la frequente influenza di
Lucano) → infatti T. attinge spesso a quel filone della storiografia antica che prende il
nome di storiografia tragica → la componente tragica ha il compito di sondare nelle
pieghe dell'animo dei personaggi per portare alla luce, oltre alle passioni che li
animano, le ambiguità e chiaroscuri che si presentano → vede le cause della
corruzione nella natura dell'uomo → la sua interpretazione della storia è moralistica.
- Tacito conduce il lettore attraverso un territorio umano desolato, privo di luce e
speranza → i suoi personaggi a volte sono addirittura figure patologiche (ad es.
Nerone è ritratto come un pazzo maniaco) → tuttavia, la maggioranza dei
personaggi è tutt'altro che folle o incapace di lungimiranza (ad es. personaggi freddi
calcolatori e bramosi di potere).
- Tacito segue i suoi personaggi dall'interno, alternando notazioni brevi, incisive e
ritratti compiuti, molti dei quali sono del tipo detto paradossale perché i personaggi
spesso associano vizi vergognosi a virtù stupefacenti.
- L'arte tacitiana raggiunge il suo vertice nel ritratto indiretto di Tiberio negli Annales
→ T. fa sì che esso si delinei progressivamente per tocchi di colore sempre più cupo,
come una figura in evoluzione.
- I racconti di T. sono spesso commentati dalle reazioni della folla, nelle cui
descrizioni traspare il timore misto a disprezzo per la massa plebea, ma la sua
asprezza è indirizzata anche ai suoi pari, verso cui il sarcasmo tacitiano si fa più
accanito e duro.
- Attenzione anche verso tutta una folla di personaggi minori.

LO STILE DI HISTORIAE E ANNALES

- Sallustio spesso è il modello → T. carica e accentua molti tratti già forti nello stile
sallustiano, come la predilezione per gli arcaismi, la sintassi disarticolata, fatta di
sententiae fulminanti → ma T., molto più di Sallustio, è un autore volutamente
difficile.
- Gli Annales mostrano delle differenze percettibili rispetto alle Historiae, rispetto alle
quali risultano meno eloquenti e scorrevoli, più concisi e austeri.
- All'interno degli Annales stessi si registra un cambiamento in involuzione → fino al
libro XIII T. evolve verso uno stile sempre più lontano dalla norma → la disarmonia
verbale riflette la disarmonia degli eventi e le ambiguità del comportamento umano
→ a partire dal libro XIII, invece, sembra ripiegare su moduli più tradizionali, meno
lontani dai canoni del classicismo ciceroniano → la differenza è stata attribuita al
diverso argomento → infatti il principato di Nerone richiedeva di essere trattato con
minore distanziamento solenne di quello ormai remoto di Tiberio.
83

APULEIO

LA VITA E LE OPERE (pagg. 292-293)

APULEIO E IL ROMANZO

- L'opera più celebre di Apuleio è certamente il romanzo, le Metamorfosi, in 11 libri.


- Il titolo di Metamorphoseon libri conservato concordemente dai codici subì presto la
concorrenza di quello usato da Agostino, ossia Asinus aureus.
- Trama dell’opera a pagg. 293-294.
- Il genere romanzo sembra mancare di una fisionomia definita e appare piuttosto
come il risultato di un intersezione di generi diversi → a ciò si aggiunge la difficoltà di
tracciare un vero e proprio quadro del genere romanzo, data la scarsità di
testimonianze che ce ne restano, almeno per la letteratura atina.
- Portante sembra anche essere il rapporto con le fabule Milesiae, cui l'autore
esplicitamente riconduce la sostanza dell'opera.
- Anche la storia dell'asino uomo nella sua forma base erotico-licenziosa sembra
essere stata una fabula Milesia → ma si deve probabilmente ad Apuleio l'aggiunta
dell'elemento magico → l’autore appare ben conscio dell'innovazione, quando
inserisce una serie di racconti a carattere spiccatamente magico, i cui personaggi
rappresentano tipiche figure di mercanti, viaggiatori o di studenti scioperati figure
probabilmente molto comuni nella fabula Milesia → ma nel romanzo apuleiano la
loro logica di vita appare frustrata nell'urto con lo spietato mondo della magia → la
logica quotidiana dell astuzia viene vanificata dall irrompere di forze occulte.
- Fonti → un racconto in lingua greca, a noi pervenuto nel corpus delle opere di
Luciano di Samòsata, sviluppa lo stesso intreccio delle Metamorfosi ed è intitolato
Lucio o l'asino.
- Alcuni concedono ad Apuleio poco più della novella centrale di Amore e Psiche,
mentre i più attribuiscono ragionevolmente a lui quasi tutte le vicende assenti nelle
Lucio → appare comunque certo che il finale appartenga ad Apuleio, dove il
protagonista, un giovane che si configura come greco in tutto il romanzo, diventa
nell'ultimo libro di improvviso Madaurensis, con evidente sovrapposizione dell'autore
all'io-narrante.
- Divergenza nel significato complessivo e nel tono del racconto → la lettura del
Lucio rivela infatti l'intenzione di una narrativa di puro intrattenimento, in cui il gusto
per l'intreccio rimane del tutto estraneo a qualsiasi proposito moralistico → nelle
Metamorfosi, invece, l'intera vicenda assume in realtà i caratteri del racconto
esemplare.
- Prova della serietà moralistica dell'opera è la funzione di elemento strutturante
svolta dalla curiositas di Lucio che conduce il personaggio alla rovinosa
trasformazione → alcuni episodi minori dell intreccio trovano corrispondenze precise
con la vicenda di Lucio, anticipandone o rispecchiando nei tratti → emblematica al
84

riguardo è la favola di Amore e Psiche, che assume valore fondamentale come


figurazione e simbolo del destino di Lucio → dall’interpretazione di essa deriva
quella dell'intero romanzo.
- Favola di Amore e Psiche → riroduce come un modello in scala ridotta l'intero
percorso narrativo del romanzo e ne offre la corretta chiave di lettura.
- La favola attiva una linea tematica religiosa che non solo prefigura l'epifania di Iside
ma si sovrappone anche alla linea tematica dell'avventura per piegarla verso un
senso iniziatico.
- Una trama di base, probabilmente attinta in origine alla favolistica popolare, si
unisce sia agli elementi alessandrini e milesi che agli elementi specificatamente
latini.
- Le altre digressioni sono costituite da vicende di vario tipo, dove il magico si alterna
con l'epico, col tragico, col comico in una sperimentazione di generi diversi che trova
corrispondenza nello sperimentalismo linguistico → tutti i motivi letterari si ordinano
in in un disegno che sembra denso di significato.
- Il romanzo si struttura come un itinerario attraverso un mondo fatto di segni e di
simboli letterari, verso una liberazione che si situa nella luce e nella moralità.

LINGUA E STILE

- Apuleio condivide la predilezione dei suoi contemporanei per la parola obsoleta e


per gli autori arcaici ma facendola rientrare in una più generale ricerca di letterarietà.
- Piena padronanza di registri diversi variamente combinati nel tessuto linguistico.
- La lingua apuleiana richiama continuamente l'attenzione del lettore sulla forma
espressiva prima che sul contenuto del messaggio → le parole si fanno evocative,
contornate da un alone di significati marginali, con la tendenza a condizionare la
forma dell'espressione per mezzo del suono.
- Conferimento al discorso di un andamento particolarissimo, teso a sfaccettare il
concetto sino ai limiti del possibile.
- Rispetta in genere i canoni della retorica classica e chiude portandolo agli ultimi
esiti espressivi il sistema retorico latino.
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LA PRIMA LETTERATURA CRISTIANA

ALLE ORIGINI DI UNA LETTERATURA CRISTIANA

- I primi segni della diffusione del cristianesimo si hanno verso la metà del I secolo a
Roma, Pompei e Pozzuoli.
- Inizialmente la comunità cristiana è greca → hanno scritto in greco i primi seguaci
di Cristo e l’area di evangelizzazione coinvolge città dell’Asia minore → a scrivere in
greco si continua fino agli inizi del III secolo, quando l’esigenza di comunicare con
gruppi più vasti di lingua latina fa nascere una letteratura latina cristiana.
- Primi testi cristiani latini:
● traduzioni della Bibbia (Vetus Latina, da distinguere dalla Vulgata di Girola-
mo) in Africa e Italia nel II secolo;
● le persecuzioni e primi martiri danno spunto alla prima letteratura narrativa
cristiana, gli Acta martyrum → cristiani scampati alle persecuzioni redigono
dei memoriali → si tratta di racconti di processi tenuti contro cristiani, narra-
zioni a volte fatte dagli stessi martiri → sono opere efficaci, essenziali, brevi
nell'esposizione e distaccate nella scrittura, arrivando a colpire e emozionare
lettore → emerge la contrapposizione tra i cristiani, non violenti e portatori del
nuovo, e i crudeli magistrati di Roma;
● Passiones → opere più personali degli Acta e meno legate alla forma del
resoconto ufficiale → capolavoro è la Passio Perpetuae et Felicitatis, in cui si
parla del martirio di una signora africana, Perpetua, e della sua schiava
Felicita, avvenuto a Cartagine nel 202 → questa Passio ha molto successo
presso cristiani e serve da modello alle altre passioni africane composte da
gruppi ereticali (se ne fa anche traduzione greca);
- col tempo c'è un’evoluzione che porta alla passione epica, prevalentemente
greca e vicina alla forma romanzesca → qui il martire assume il ruolo dell'eroe
vincitore che sconfigge il proprio carnefice attraverso colpi di scena e miracoli;
- la produzione diviene fiorente dopo Costantino, quando il martirio non è più
una minaccia incombente e i fedeli si compiacciono di rappresentazioni di fatti
mai avvenuti, con un gusto per l’elemento fantastico.
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LA LETTERATURA APOLOGETICA

- Alla fine del II secolo compaiono i primi scritti latini apologetici (difensivi), in cui i
cristiani si propongono di diffondere la propria fede e difenderla dagli attacchi e dalle
accuse dei pagani.

TERTULLIANO

- Nato a Cartagine a metà del II secolo da genitori pagani, è avvocato in Africa e a


Roma → la conversione avviene in età avanzata, verso il 195 → muore nel 220.
- La sua attività apologetica è caratterizzata da intransigenza e famosa è la sua
ferocia nelle requisitorie contro pagani o cristiani avversari durante le dispute
dottrinali.
- La difesa della fede spesso viene trasformata in un duro attacco, reso efficace dalla
sapienza retorica e dal gusto per l’improperio.
-Lo stile è barocco e pesante.
- Nelle sue opere si uniscono sapienza giuridica e passione per nuove conversioni
portate dal sangue del martire.
❖ Ad nationes (indirizzato ai pagani, al tempo chiamati gentiles);
❖ Apologeticum → orazione rivolta ai magistrati e autorità con cui T. denuncia
l’infondatezza giuridica delle persecuzioni, motivate da nessuna colpa
specifica contro lo Stato → si è pensato a una doppia redazione del testo,
perché esso ci viene tramandato in due versione diverse, per cui l’Ad nationes
sarebbe una sorta di primo abbozzo.
- Altri scritti affrontano problemi morali all'interno della comunità cristiana e offrono al
lettore spaccati sociologici interessanti della società africana del periodo:
● De spectaculis → contro la partecipazione agli spettacoli teatrali;
● De idolatria → le attività quotidiane (economiche e professionali) sono infarci-
te di paganesimo (e dunque inaccettabili);
● De virginibus velandis → le donne devono tenere il velo;
● De cultu feminarum → abiti discreti per le donne (misoginia tipica di T.).
- Nonostante l’eccesso di rigore e moralismo, T. dimostra però anche grande acume
intellettuale e getta le basi della lingua letteraria della latinità cristiana.
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MINUCIO FELICE

- Avvocato africano, è più tollerante di Tertulliano → nasce a Circa, vive a Roma, è di


agiate condizioni economiche.
- È autore dell’Octavius, un dialogo che si svolge sul lido di Ostia tra il pagano
Cecilio, il cristiano Ottavio e Minucio stesso:
Ottavio rimprovera Cecilio perché ha adorato la statua del dio Serapide →
Cecilio propone che ognuno esponga le sue ragioni e nomina Minucio
giudice della controversia → dopo due orazioni, Cecilio ammette egli
stesso di essere stato sconfitto.
- Argomenti discussi:
● il monoteismo è preferibile anche razionalmente al politeismo;
● i cristiani non sono colpevoli dei misfatti di cui sono accusati;
● se i pagani capissero le istanze di amore cristiano, non lo condannerebbero
ma si convertirebbero.
- M. è uno scrittore fine e delicato e fonda le sue argomentazioni sulla logica e
sull’amabile conversazione → si rivolge ai pagani colti al fine di convertirli.
- Attenzione particolare viene riservata all’aspetto letterario e all’elaborazione forma-
le → infatti il suo modello è Cicerone.
- Il cristianesimo di M. è il cristianesimo dei ceti dirigenti, favorevoli al cambiamento
di religione senza commovimenti sociali e convinti della necessità di sopravvivenza
dell'equilibrio.

GLI APOLOGISTI MINORI

- Cipriano → vescovo a Cartagine martirizzato nel 258, autore di vari scritti sulla
propria conversione.
- L’opera più interessante è il De lapis, riguardante l’atteggiamento da tenere con i
cristiani che per paura delle persecuzioni avevano abiurato → C. dà prova di
equilibrio e buon senso → infatti riaccoglie nella Chiesa i rinnegati pentiti e impone
loro penitenze.
- Commodiano → autore di composizioni in metro.
- Carmen apologeticum, in esametri → l’argomento è la storia del mondo
dall’Antico Testamento alla storia di Roma, intesa come scontro tra Dio e il diavolo,
fino all’apocalisse (distruzione di Roma e giudizio universale).
- C. è una voce anomala nel panorama della poesia latina, in quanto sembra
rivolgersi a fasce meno alte della società.
- Rappresenta credenze, aspirazioni, passioni forti → la lingua risente di sviluppi del
parlato e di metrica priva di continuità con quella dei classici (metrica si basa sugli
accenti tonici, non è quantitativa).
- Ha conoscenze grossolane della dottrina cristiana → infatti non spiega bene il
concetto di Spirito Santo.
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LA LETTERATURA PAGANA DEL IV SECOLO

LA CONSERVAZIONE DELLE MEMORIE PAGANE:


GRAMMATICA, FILOLOGIA E DISCIPLINE ERUDITE

- Il senso della fine di una civiltà pervade questo secolo e rende tenace il bisogno di
conservare e insegnare l'antico → è nella scuola che la continuità con il passato
rimane forte → vengono create grosse raccolte enciclopediche, capaci di conservare
e tramandare la tradizione classica.

Nonio Marcello

- Africano, forse di età costantiniana, scrive il trattato De compendiosa doctrina, in


20 libri → l’opera, dedicata al figlio, è divisa in due parti:
1. libri I-XII → contenuto linguistico e grammaticale → organizzata secondo una
successione di lemmi e in ogni spiegazione ci sono citazioni di autori antichi,
molti dei quali non ci sono giunti per tradizione diretta;
2. libri XIII-XX → dedicati a singoli argomenti di carattere antiquario → interesse
nella descrizione di usi e costumi romani.
- La prima parte è organizzata secondo successione di lemmi e in ogni spiegazione
ci sono citazioni di autori antichi, molti dei quali non ci sono giunti per tradizione
diretta → il testo è dunque importante perché testimonianza per noi di molte cose
che sono andate perdute.

I commentatori. Le edizioni dei classici

- Spesso i grammatici non si limitano a fare manuali, ma stendono anche commenti


dei classici.
> Elio Donato → forse il maggiore grammatico del IV sec. → scrive due trattati di
grammatica (Ars minor e Ars maior) destinati a divenire libro di testo su cui i giovani
avrebbero imparato il latino.
- Ha scritto anche un commento a Virgilio (perduto) e uno a Terenzio.
> Servio → forse discepolo di Elio Donato, tiene scuola a Roma → scrive un
commento su Virgilio → grande spazio riservato a esegesi, notizie su composizione,
osservazioni stilistiche e grammaticali.
- In questo periodo il lavoro di edizione dei testi ha una buona fioritura → le edizioni
sono sempre più corrette e sicure → specialisti del settore si occupano di revisione e
ripulitura, ma spesso con il patrocinio di grandi famiglie aristocratiche pagane.
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Macrobio

- Di Ambrogio Macrobio abbiamo poche notizie → non è romano e forse è di prove-


nienza africana → a Roma intraprende la carriera politica e ha rapporti con grandi
famiglie dell'epoca (Simmachi) → forse è lo stesso Macrobio che diventa prefetto di
Spagna nel 399.
> Saturnalia → opera principale → 7 libri di dialoghi articolati in 3 giornate.
- Postumiano, nel prologo con Decio, racconta le conversazioni che si tennero nel
384 nelle case di alcuni aristocratici che si erano raccolti per festeggiare i Saturnali
→ fra i personaggi ci sono personaggi politici, un commentatore di Virgilio e lo
scrittore Avieno.
● Libri I-II → argomenti di varia erudizione, problemi religiosi, motti di spirito
degli antichi;
● Libri III-VII (2° e 3° giornata) → argomento è Virgilio (informazioni antiquarie
e modelli di stile).
- L’ambientazione dei dialoghi rientra nella tradizione delle conversazioni a banchetto
(Simposio di Platone) → questa cornice letteraria alleggerisce al lettore l'esposizio-
ne.
- Vengono affrontate anche questioni del tardo paganesimo, con una sistemazione
teologica ed etica che definisce sistema religioso e filosofico da contrapporre al
cristianesimo.
> Commento al Somnium Scipionis, con osservazioni astronomiche ma anche
interpretazioni allegoriche → la presenza del testo ciceroniano ha fatto sì che questa
parte si sia salvata.

Le discipline scientifiche

- Grammatica e retorica hanno il posto dominante nella scuola tardoantica, ma


importanti sono anche le materie “scientifiche” (medicina, veterinaria, agraria,
geografia ecc.) → si producono manuali a uso di studenti e trattati pratici.
- Famoso è il resoconto di viaggio Peregrinatio Aetheriae di Eteria, nobile spagnola
in pellegrinaggio verso il monte Sinai verso la fine del IV secolo → questo testo
presenta un’esposizione accattivante e semplice, una lingua che unisce forme
classiche a strutture del parlato, preludendo ai futuri sviluppi delle lingue romanze.
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L’ORATORIA PAGANA: I PANEGIRISTI E SIMMACO

- L’oratoria è collegata al mondo della scuola → la declamazione di discorsi basati su


occasioni fittizie costituisce ancora un’esercitazione importante nelle scuole e inoltre
spesso sono i maestri di scuola a tenere discorsi ufficiali in cui ringraziavano gli
imperatori per iniziative a favore dello stato → il genere letterario che viene ora
canonizzato, anche se non nuovo, è quello del panegirico.
> Ci è pervenuta un’importante raccolta che va sotto nome di Panegyrici latini → 12
discorsi rivolti a vari imperatori, risalenti ai secoli III e IV (eccetto il primo panegirico,
che è rivolto da Plinio a Traiano).
- Gli elogi fatti possono sembrare eccessivi, ma va tenuto presente che il discorso
scritto era l’unico mezzo di comunicazione di massa e veicolo di propaganda politica
→ l’oratore professionista pronuncia il panegirico ed è come se facesse una
campagna.
- Inoltre nello scegliere i temi della lode, l’oratore traccia una graduatoria di valori,
riuscendo così anche a raccogliere le necessità delle popolazioni e a proporle al
sovrano.
- I panegirici ci forniscono ampi chiarimenti sulle linee politiche a cui imperatori si
ispiravano e documentano su specifici avvenimenti del periodo → però a volte la
paura di compromettersi provoca cadute nel generico e nei luoghi comuni.
> Il più famoso oratore del IV sec. è il senatore romano Quinto Aurelio Simmaco:
● 8 orazioni lacunose (3 veri e propri panegirici);
● Lettere → epistolario di 10 libri → offre un repertorio dei personaggi più
importanti dell’epoca → con stile leggero e piacevole, tratta vari temi, tra cui
uno dei più importanti è quello dell’amicizia, intesa come garanzia di reciproci
favori tra i due amici;
● Relazioni → rapporti inviati agli imperatori mentre è prefetto di Roma → nella
Relatio III S., a nome di circoli pagani a Roma, chiede a Valentiniano II di
ricollocare in senato l'altare della vittoria, simbolo della religione tradizionale,
ma Ambrogio ottiene che la petizione venga respinta.
- È rimasto poco dei suoi discorsi, ma gli antichi lo ritengono abile.

L’ULTIMA STORIOGRAFIA PAGANA

- La vasta produzione nel IV sec. impegna anche esponenti della vita politica:
❖ si ricorda un tentativo dell'africano Sesto Aurelio Vittore, che cerca di unire
forma biografica e tecnica annalistica della storiografia pagana → nel suo
Liber de Caesaribus interpreta avvenimenti secondo posizioni dell'aristocrazia
romana avversa al cristianesimo e preoccupata per i troppi poteri dei militari;
❖ anche la raccolta di vite degli imperatori della Historia Augusta è a indirizzo
biografico → composta da sei autori diversi vissuti sotto Diocleziano e
Costantino (ritratte le vite da quella di Nerva (esclusa) fino ai predecessori di
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Diocleziano), quest'opera è oggetto di questione filologica, perché i nomi dei


sei autori contenuti nei codici non ci sono noti in nessun'altra fonte → si è
pensato che opera sia un falso più tardo, magari di un solo autore (forse negli
anni di ripresa del paganesimo sotto Giuliano l'Apostata)
- modello è Svetonio, dal quale si riprende anche il gusto per il pettegolezzo e
la curiosità;
- la Historia è un’opera fondamentale per le informazioni che contiene;
❖ Breviarium ab urba condita → Eutropio compone questo manuale dei
principali avvenimenti della storia romana → 10 libri in cui si fa una positiva
esaltazione di Roma e dei suoi governanti → qualità divulgative.

AMMIANO MARCELLINO

- È lo storico più importante di tutto il periodo → nato ad Antiochia nel 330, di


famiglia benestante, lingua e cultura greca → partecipa a campagne contro i Parti →
arriva a Roma e comincia a scrivere un’opera storiografica → non riesce mai a
integrarsi con l’aristocrazia senatoria.
> Scrive i Rerum gestarum libri XXXI, partendo dalla narrazione del regno di Nerva
(96) arrivando fino alla morte dell’imperatore Valente (battaglia di Adrianopoli, 378)
→ noi abbiamo solo da libro XIV in poi (le vicende dell’imperatore Giuliano
l'Apostata, che ha abiurato la religione cristiana per tornare al paganesimo,
costituiscono la parte centrale della narrazione pervenutaci).
- A. vuole presentarsi come il prosecutore dell'opera di Tacito → sceglierlo come
modello significa opporsi alla tendenza biografica svetoniana e riproporre la priorità
degli eventi sui protagonisti.
- L’influsso di Tacito si nota anche nell'ambizione a essere imparziale → anche
Giuliano viene presentato obiettivamente, con difetti e critiche per l’atteggiamento
repressivo e ingiusto contro i cristiani.
- Sempre Tacito viene richiamato con l’atteggiamento pessimistico che emerge dalla
convinzione che lo Stato sia in sfacelo → emerge una scarsa speranza che nel
futuro Roma possa tornare alle glorie passate.
- Lo stile di A. è enfatico, fa eccessivo uso degli artifici della retorica → questo è
dovuto alla sua conoscenza limitata del latino, imparato da adulto.
- Forte in alcune scene il gusto per il macabro e il meraviglioso, l’orrido e il sensuale.
92

LE STORIE ROMANZATE

- Hanno molto successo le storie romanzate di argomento orientale, che raccontano


temi del ciclo troiano e avventure di Alessandro Magno → sono letture di evasione
destinate ad un pubblico non molto colto ma benestante → sono spesso
rielaborazioni di originali greci.
- L’opera più nota è Ephemeris belli troiani, che riprende un testo greco del I sec d.C.
sulla guerra di Troia → il prologo narra che Ditti Cretese, un greco che aveva
partecipato alla guerra di Troia, aveva tenuto un diario in cui annotava gli
avvenimenti → il diario sarebbe stato ritrovato in età neroniana e donato
all’imperatore → ’opera sarebbe la traduzione di questo diario.
- Historia Alexandri Magni → si basa sul greco Romanzo di Alessandro.

LA POESIA PAGANA E IL TEATRO NELLA SECONDA METÀ DEL IV SECOLO

- Le corti imperiali sono importanti centri di produzione poetica grazie a:


● pubblico colto ampio;
● opportunità di carriere brillanti procurate da un carme ben composto;
● interesse dei regnanti a circondarsi di letterati e poeti che potevano diffondere
ideologie.
- Attorno a imperatori circolano scrittori vari:
● scrittori nel tempo libero;
● uomini chiamati a corte per la loro cultura (Ausonio);
● poeti itineranti, abituati a comporre per esaltare i potenti (Claudiano).
- Si nota una varietà di temi e atteggiamenti → tratto comune è la ripresa dei classici
di età augustea, perché il principato di Augusto era visto come modello ideale a cui
ispirarsi.

Ausonio

- Cristiano, ma di grande erudizione pagana → tende al recupero della tradizione.


- Spesso mostra un gusto accademico, lontano dalle questioni attuali, sordo di fronte
ai veri problemi sociali-politici-economici.
- L’attenzione nella scelta delle parole e il gusto per i giochi metrici dimostrano la sua
esperienza come retore → usa vari tipi di verso, sperimenta, manifesta un forte
gusto per l’erudizione.
- Non manca comunque spazio per il vissuto, per un realismo minuto e pettegolo:
● scrive epitaffi che immagina destinati a professori di provincia, dando così uno
spaccato di vita sociale;
● Parentalia → poesia funeraria, carmi che il poeta dedica ai propri defunti, con
espressioni discrete di tenerezza e affetto;
● Mosella → opera di maggior impegno di A. → si tratta di un epillio dedicato al
fiume, in esametri;
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● 114 epigrammi e 25 epistole metriche ad amici.


- A. ha successo presso i contemporanei → lo stesso Teodosio si rivolge a lui con
rispetto per chiedergli una raccolta dei suoi scritti → il successo diminuisce nel
tempo, fino ad arrivare alla critica recente, che lo attacca per i suoi atteggiamenti
troppo superficiali e scherzosi.

Claudiano

- Claudio Claudiano appartiene alla categoria dei poeti itineranti che vivono dei
propri versi.
- Nasce ad Alessandria d'Egitto, attivo presso la corte d’occidente, muore nel 404.
- Scrive una Gigantomachia (in greco) di cui restano due frammenti, ma scrive
soprattutto in latino.
- Diventa il protetto del generale Stilicone.
- La sua poesia è diversa da quella di Ausonio (idilliaca e che non si concentra su
problemi) → è una poesia informata e consapevole dei problemi.

> Tre poemi epico-storici dedicati alle imprese di Stilicone, che hanno per tema
guerre combattute contro le popolazioni germaniche ai confini dell'impero:
- De bello gothico; - De bello Gildonico; - Laus Stilichonis.

- Il recupero dell'epica di argomento storico contemporaneo e la fusione con i


caratteri della poesia encomiastica rispondono all’esigenza di cercare successo
presso il pubblico senatorio colto a cui erano indirizzati i componimenti.

- Altre opere:
● Elogio a Serena, moglie di Stilicone, che Claudiano considera sua benefattri-
ce;
● in lode a Onorio sono composti 3 panegirici, ognuno per un consolato → vi
viene esaltata anche la grandezza di Roma e dell’impero;
● scrive anche epitalamio per le nozze dell'imperatore con la figlia di Stilicone;
● poemi di ispirazione mitologica:
- Gigantomachia → riprende in latino l'opera scritta da giovane in greco;
- De raptu Prosepinae → narra il mito di Proserpina, rapita dal dio degli
Inferi Ade.

- L’obiettivo di C. è quello di consolidare la propria fama e difendere le concezioni


filosofiche e pagane.
- Scrive anche componimenti d'occasione per vari personaggi, lettere in versi, idilli e
epigrammi.
- Alta qualità tecnica dei versi → il suo esametro è affine a quello dei poeti del I sec.
dell'impero.
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Il Querolus

- Il IV secolo vede anche il ritorno ad una produzione teatrale con il Querolus sive
aulularia, una commedia di ambiente gallico, di un anonimo → il principale
riferimento è alla commedia plautina → l’opera è anzi il seguito di una commedia di
Plauto, ma qui è molto meno importante il tema dell'avarizia.
- Rappresenta l’unico caso di commedia latina di età imperale pervenutaci → ci
mostra come sia cambiata la struttura dello scritto teatrale e come sia ora diversa la
fruizione da parte del pubblico:
● opera destinata alla lettura o alla rappresentazione durante banchetti o recite
private, non è pensata per la pubblica scena;
● testo scritto in prosa particolare, con andamenti metrici.
- Nella commedia ci sono descrizioni realistiche delle consuetudini di vita dei signori
a cui si rivolge e descrizioni di una villa gallica e delle persone che la abitano →
anche se a volte parlano servi, il punto di vista è sempre quello dei padroni.
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I PADRI DELLA CHIESA

- Gli scrittori cristiani della seconda metà del IV sec. sono chiamati “Padri della
Chiesa” (la loro produzione è detta “patristica”) perché è grazie alla loro mediazione
tra cristianesimo e cultura greco-latina che l’analisi dei problemi religiosi arriva in
profondità.

AMBROGIO

- Nasce nel 340 a Treviri, Germania → va a Roma per finire gli studi, frequenta le
scuole migliori e comincia la carriera pubblica → va a Milano, dove nel 374 viene
nominato vescovo, apprezzato per le sue capacità di mediazione → resta in carica
fino alla morte (397) e diventa la vera autorità della chiesa occidentale → risale a lui
il fenomeno di secolarizzazione che porta la Chiesa a intervenire sempre di più nelle
vicende del mondo, sostituendosi a istituzioni politiche, arrivando a delimitare
l’autorità decisionale dell'imperatore, soggetto alla Chiesa.
- Inni → 4 sicuramente autentici:
- Aeterne rerum conditor; - Deus creator omnium;
- Iam surgit hora tertia; - Veni redemptor gentium.

- Origine degli Inni → nel 386 l’imperatrice Giustina decide di destinare una chiesa di
Milano alle esigenze del culto ariano, ma A. si reca a occuparla con la folla per
impedire l’ingresso alle forze dell'ordine → A. fa cantare questi testi dal facile ritmo e
contenuto edificante per far passare il tempo, riscuotendo notevole successo tra i
fedeli → gli inni entrano così nella liturgia cristiana.
- Epistolario → cronaca, attraverso lettere ufficiali e private, delle principali vicende
del ministero di A. → per es. l’ultima battaglia contro il paganesimo, ossia la disputa
sull’altare della Vittoria (Ambrogio vs Simmaco).
- De officiis ministrorum → definizione dei doveri degli ecclesiastici, sul modello
del De officiis di Cicerone.
- Hexameron → commento ai sei giorni della creazione che sono narrati nel libro
biblico della Genesi → vi esprime anche una certa gradevolezza letteraria,
mostrando l’ingenuo stupore dell'uomo che vede la natura del creato per la prima
volta e una raffinata esposizione descrittiva che usa al meglio le figure retoriche
tradizionali.
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GIROLAMO

- Nasce in Dalmazia nel 347, va a Roma 354, viaggia molto → iene scelto dal papa
Damaso come suo segretario, ma alla morte di Damaso il prestigio di Girolamo
declina → criticato per eccessi del rigore ascetico, abbandona Roma nel 385 per
l'Oriente → muore in Palestina nel 420.
- Di lui abbiamo scritti agiografici o di polemica religiosa → celebre è il racconto della
sua abiura del classicismo e della promessa di non leggere più autori latini dopo un
sogno fatto in Terrasanta → gli è comparso giudice divino per rimproverarlo di
leggere testi classici e accusarlo di essere Ciceronianus, non cristiano → ma G.
continua comunque a leggere.
- Vulgata → traduzione in latino della Bibbia → le varie versioni già presenti hanno
necessità di una revisione canonica e unitaria → inizialmente traduce i Vangeli e una
versione dei Salmi a partire dalla traduzione greca detta “dei Settanta”, ma presto
vede la necessità di lavorare direttamente sull’ebraico senza passare dal testo
greco.
- Il successo della Vulgata però non è immediato e sono varie le ostilità di carattere
ecclesiale → per es. Agostino condanna l'allontanamento dalla traduzione dei
Settanta (come un allontanamento da chiesa d'oriente) → i rapporti tra le due chiese
vanno deteriorandosi nel tempo, ma la Vulgata rappresenta un momento di
aggregazione per l’Occidente diviso dalle invasioni barbariche.
- Chronicon libri → traduzione della Cronaca del greco Eusebio, uno scritto di
secca cronologia della storia universale, integrata da G. con notizie relative al mondo
latino, in cui era particolarmente attento alle vicende della storia letteraria.
- De viris illustribus → biografie di scrittori cristiani → sono presenti valutazioni
personali, in cui si vede che G. preferisce personalità rigorose e ascetiche.
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AGOSTINO (354 - 430)

La vita (pag. 345)

Le Confessiones

- A. è un ricco e originale pensatore latino, nonché uno scrittore elegante → le sue


teorie hanno condizionato il Medioevo e le sue argomentazioni filosofiche sono sottili
e moderne (es. il tema della relatività del tempo, le considerazioni su rapporto tra
destino, grazia divina, peccato originale e libero arbitrio, che lo portano a respingere
le posizioni manichee e del pelagianesimo).
- L’opera più letta sono le Confessiones, in 13 libri → il titolo vuol dire “lode,
esaltazione di Dio”.
● Libri I-IX→ resoconto autobiografico in cui A. traccia la storia del proprio
itinerario spirituale, dai primi ostacoli del peccato fino alla conversione;
● Libro X → riflessioni filosofiche;
● Libri XI-XIII → sviluppo delle riflessioni in forma di commento al testo biblico.
- Scritto esemplare e rappresentativo delle novità introdotte dal cristianesimo nei
canoni dei generi letterari antichi.
- Il protagonista è Agostino, che si descrive come un comune peccatore → gli
avvenimenti narrati non sono eccezionali, ma lo diventano in quanto tappe di un
cammino spirituale → A. tocca livelli di analisi psicologica notevoli, difficili da trovare
in epoche successive e riesce ad enfatizzare il sentimento, mescolare pathos a
linguaggio colorito.
- Nell'opera mancano molte informazioni presenti nel genere biografico → non ci
sono informazioni sui genitori, non si nomina la città natale, non ci sono riferimenti al
corso di studi.
- Le Confessiones sono una delle pochissime autobiografie antiche, nonché la prima
autobiografia nel senso moderno del termine (con toni introspettivi).

Il De civitate Dei e le altre opere

- De civitate Dei (22 libri) → dopo il sacco di Roma (410), i pagani accusano i
cristiani dell'indebolimento e della rovina dell'impero → contro queste accuse A.
concepisce il disegno dell'opera → dice che esistono due città (città terrena, del
diavolo vs città celeste, di Dio) capaci di coesistere intrecciate nella realtà del mondo
e all'interno di ogni individuo.
- L’idea alla base dell’opera è innovativa → la storia non deve più riguardare le
singole nazioni, ma l'umanità intera (in contrasto con le teorie storiografiche dei
pagani).
- L’opera contribuisce all’edificazione di un sistema ideologico del cristianesimo e
rompe con l’aristocrazia pagana.
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- A. non si trattiene dallo smitizzare il grande passato dei romani → con ironia
mostra che la storia romana non è piena di exempla morali e che i romani non erano
né migliori né peggiori di altri popoli.
- Il pubblico cui A. si rivolge è abituato a pensare in termini di storia romana, quindi
deve argomentare puntualmente tutto quello che sta dicendo.
- Altre opere:
● opere filosofiche:
- Dialoghi di Cassiciaco → tre opere in forma di dialogo tra un gruppo di
intellettuali;
- Soliloquia → in due libri, riportano il dialogo tra Agostino e la Ragione
sulla conoscenza di Dio e dell’anima;
- De musica → in sei libri, l’armonia musicale riflette l’armonia del creato;
- De magistro → dialogo col figlio sull’insegnamento scolastico;
● opere teologiche e dottrinarie:
- De trinitate → in 15 libri;
- De doctrina Christiana → 4 libri, su come tenere le prediche e
interpretare i teti biblici + analisi del rapporto tra retorica cristiana e
classica;
● opere contro manichei, donatisti e pelagiani;
● opere esegetiche sui libri sacri → De consensu evangelistarum, Enarrationes
in Psalmos e i Sermones.

Pensiero e stile di Agostino

- Il percorso compiuto da A. ha arricchito suo pensiero di tematiche e spunti → si è


formato sui testi della tradizione classica, è stato manicheo e neoplatonico, da
raffinato intellettuale si cimenta con problematiche complesse e attuali.
- Lo stile, pensato per una lettura ad alta voce, musicale e continuo, risulta molto
vario da un’opera all’altra, perché deve arrivare a un pubblico molto ampio e
variegato.