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Salute

Dottor Speciani: «Devono mantenere il panico


fino all’arrivo del vaccino»
By Denise Baldi 15 Maggio 2020

Il dottor Luca Speciani è il presidente di Ampas, un’associazione di oltre 800 medici che in questo
periodo di lockdown si è più volte fatta sentire. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Alcuni dicono che il coronavirus sia in Italia da ottobre, altri da gennaio. Il periodo di
incubazione dura al massimo 14 giorni e in media una settimana. Quindi il virus avrebbe avuto
mesi per girare indisturbato e nessuno si sarebbe accorto di nulla. Poi il 10 marzo chiudono
60milioni di italiani dentro casa e il 21 marzo abbiamo il picco dei positivi. È un andamento
coerente con le informazioni che abbiamo?

Io non sono un virologo ma una considerazione posso farla. Troppe cose sono state date per vere
e non lo erano, come troppe cose sono state spacciate per fake e sono risultate vere. C’è stata
un’azione violenta da parte dell’informazione, con martellanti pubblicità televisive, per determinare
quali notizie seguire. In democrazia non dovrebbe esistere. 

Per quanto riguarda i decessi abbiamo un dato nazionale del tutto paragonabile a quello degli anni
passati, salvo in alcune province della Lombardia. In totale 30.000 morti di cui 14.000 in
Lombardia e di questi 7.000 deceduti in RSA. Il caso della Lombardia è il riflesso di una serie di
errori drammatici, forse fatti in buona fede per le poche informazioni sul virus. Le persone
uscivano dalla terapia intensiva e venivano mandate in RSA a fare la convalescenza, ancora
infette. Questa situazione ha generato una strage. In tutte le altre regioni d’Italia abbiamo invece
dati del tutto equiparabili a quelli degli anni passati.

Dice Lustig: “Il virus non distingue chi infetta ma distingue benissimo chi uccide”. I decessi
riguardano infatti per lo più anziani con età media di 78 anni, 3,3 patologie concomitanti, 75%
maschi e 75% obesi. Una categoria molto specifica a cui la Covid-19 dà una risposta violenta
generando una coagulazione intravascolare disseminata che porta alla morte. Nelle RSA c’erano
proprio questo tipo di persone.
Morti “per” o “con” Codiv-19
Ancora oggi, sul sito della Protezione Civile, sotto al numero dei decessi (arrivato quasi a
30.000) è scritto: «In attesa di conferma ISS». Quando arriverà questa conferma? E come, dato
che hanno cremato i cadaveri e quindi non possono effettuare autopsie? È normale che, a
distanza di due mesi e mezzo, ancora non si riesca a scorporare il numero dei deceduti in
attesa di conferma dal numero di deceduti confermati o non confermati?

Leggono la cartella clinica, quindi basta che il medico abbia scritto Covid-19. Mi pare strano che
l’ISS possa non convalidare la scheda.

Ma uno è morto “per Covid-19” o “con Covid-19”? È un’altra valutazione da fare. Un esempio: un
signore ha avuto un infarto qualche anno fa, prende farmaci ed è obeso, quindi è molto sensibile al
Sars-Cov-2, prende il virus e muore. Magari sarebbe morto ugualmente tra sei mesi o un anno ma
io questa morte la considero per Covid-19. Anche se è stata la goccia che ha fatto traboccare il
vaso questo signore avrebbe potuto vivere sei mesi o un anno in più. Quando invece arriva una
persona in ospedale, muore di infarto e poi risulta il tampone positivo e assegnano la morte alla
Covid-19 ritengo che non sia corretto.

So che sono girate disposizioni ministeriali che indicano di riportare come morte per Covid-19 tutti
quei decessi associati a sintomi riconducibili al coronavirus. Vogliamo farci del male da soli e
mantenere un clima di terrore, una dittatura sanitaria. 

Quest’anno infatti sono improvvisamente scomparse dal computo dei morti le polmoniti e sono
sparite completamente le mortalità da influenza e altre patologie virali. Tutti Covid-19.

Dottor Speciani su contagiati, asintomatici e guariti


Hanno falsificato tutto il falsificabile. E i giornalisti hanno mantenuto alto il tiro per aumentare il
panico. Il numero di morti dovrebbe essere un dato più preciso ma in realtà non sappiamo quanti
sono.

Anche i numeri di contagiati sono opinabili perché non si può considerare contagiata una persona
che ha il tampone positivo ma è asintomatica. Questa è una “persona che ha incontrato il virus”,
definizione che fa molto meno paura. Inoltre hanno fatto pochissimi tamponi, rispetto alla
popolazione totale, quindi quanti sono davvero i contagiati? Su quel numero reale (che comprende
tamponati e non tamponati) andrebbe calcolata la letalità. In Italia si arriva al 16% di decessi ma i
contagiati sono molti di più di quelli dichiarati. Se questo virus è davvero un po’ più infettivo
rispetto a una normale influenza vuol dire che a oggi ci saranno almeno 6-7 milioni di contagiati e
che la letalità è bassissima.

Chi è al potere dovrebbe far fare il test sierologico che ha un costo irrisorio e permette di avere un
numero davvero preciso, vista anche la poca affidabilità dei tamponi.
Il valore reale di letalità è quindi irrisorio e colpisce una categoria di persone a rischio
perfettamente identificabile. Sarebbe inoltre corretto, durante gli annunci della Protezione Civile,
oltre a indicare i decessi giornalieri, comunicare anche il numero di coloro che sono guariti senza
nemmeno aver bisogno di terapie mirate, che è un dato importante e molto rassicurante.

Correlazione coi vaccini e la novità del plasma


iperimmune
Il virologo Giulio Tarro e il medico Mariano Amici hanno parlato di una possibile associazione
tra le vaccinazioni antinfluenzali e l’aumento del rischio di contrarre il coronavirus e di avere
complicanze. Secondo lei andrebbe indagata questa possibile associazione? Le risulta che
qualcuno lo stia facendo?

Ippocrate ha insegnato: “prima di tutto non nuocere”. Il principio di precauzione andrebbe usato
sempre nel dubbio. Ma sappiamo, anche grazie a uno studio dell’esercito americano sulle
vaccinazioni e il coronavirus, che esiste un fenomeno chiamato interferenza virale.

Nel bergamasco e nel bresciano c’è stata una campagna vaccinale importante, a causa dei focolai
di meningite, che potrebbe aver influito. Questa è un’ipotesi plausibile anche se non ancora
verificata.

Dottor Speciani, ci può dire cosa pensa, da un punto di vista scientifico, economico e politico,
di tutta la questione plasma iperimmune?

È assolutamente un rimedio da utilizzare per chi è in terapia intensiva o sta soffrendo in modo
grave. Nell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, dove lavora il dottor De Donno, da un mese non c’è
più un decesso.

Le nostre autorità sanitarie stanno sbagliando criticando De Donno. Il primario ha preso un po’ di
visibilità per far conoscere anche agli altri il metodo, per utilizzarlo. Negli Stati Uniti hanno infatti
chiesto in 4000 cliniche di conoscere il sistema del plasma iperimmune e cosa succede? Mandano
i NAS all’Ospedale di Mantova. Anche nella sua intervista in Rai, De Donno è stato praticamente
zittito. Poi ha chiuso i suoi due profili Facebook. 

Perché questa cosa fa paura? Fa paura perché se trattiamo la categoria a rischio (anziani, con più
patologie, obesi e di sesso maschile) col plasma, il numero di decessi può tranquillamente
scendere verso lo zero.

Dottor Speciani: «Si è seguito la via del terrore»


Sembrerebbe che in altri Paesi del mondo le restrizioni siano state più leggere rispetto
all’Italia. Non solo: in Italia hanno chiuso prima e stanno riaprendo dopo (qui, qui e qui un po’ di
testimonianze). Eppure, negli altri Paesi, il numero di positivi e di morti non è inferiore ai
numeri che avevamo a inizio marzo in Italia, quando è iniziato il lockdown totale di due mesi.
La domanda è: perché negli altri Paesi non si sta avendo quell’aumento impressionante di casi
e di decessi che in Italia sarebbe stato scongiurato dal lockdown? Cosa c’è di diverso in Italia
rispetto all’estero?

C’è di diverso che, invece del buon senso, si è seguito la via del panico e del terrore. In Svezia sono
stati più ragionevoli. È chiaro a tutti che la diffusione del virus ha avuto il picco in un momento in
cui non avevamo molte informazioni. Poteva quindi essere condivisibile dire di stare a casa. Dopo
però bisogna ricominciare a riaprire tutto.

Negli altri paesi hanno chiuso cinema, teatri e altri luoghi dove si riunivano molte persone ma
hanno lasciato la possibilità di andare al mare, stare al sole e all’aria aperta. Questi tipi di
restrizioni minimali sono quelle che hanno avuto più successo.

Il lockdown dovrebbe deciderlo il presidente del Consiglio e discuterlo in parlamento, invece tutto
questo viene bypassato. Decide la task force, che chiede l’immunità, e questa è un’assurdità. Loro
dovrebbero studiare il problema e portare le relazioni al politico che poi prenderà le sue decisioni.

Già se fermassero il lockdown oggi si conterebbero (hanno stimato alcuni economisti) sette
milioni di persone senza lavoro per le chiusure delle rispettive aziende. Borrelli che dice che va
prolungata l’emergenza sanitaria di altri sei mesi. Lui forse resta padrone della scena ma il resto
d’Italia va a picco. Sarà un disastro economico.

La totale indifferenza dei mass media per AMPAS


A proposito di trasparenza e pluralità dell’informazione: AMPAS è un’associazione di oltre 800
medici. Avete pubblicato un comunicato che, se dovesse leggerlo il telespettatore medio di
Fabio Fazio, resterebbe basito. In tv si vedono sempre le stesse facce che dicono le stesse
cose. Qualche trasmissione televisiva vi ha mai contattato? Possibile che autori e giornalisti
non si rendano conto che con voi farebbero uno scoop? Com’è possibile che un’associazione di
700 medici pubblichi certi comunicati e venga totalmente ignorata dai mass media
tradizionali?

Senza un confronto le persone non possono capire l’importanza di un’opinione indipendente. Non
hanno mai chiamato uno di noi a parlare nelle grandi TV mainstream perché questa storia ha una
regia e devono continuare a mantenere il panico fino all’arrivo del vaccino.

Quando vedevamo il teatrino giornaliero di Borrelli, alla sua destra c’erano talvolta figure
impresentabili. Alcune di queste hanno conflitti di interesse mostruosi che dovrebbero essere
dichiarati a chi guarda la diretta. Le persone devono sapere perché parlano sempre i soliti
personaggi e che molti di questi individui hanno ricevuto ingenti somme da case farmaceutiche.
Un semplice avviso, come avviene nei congressi e nei lavori scientifici, sarebbe utile e farebbe
capire a molti che non tutti (anche se lo dicono) parlano in nome della Scienza.