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Attività 7

1. Leggi il testo.

NON È IMPORTANTE SAPERE TUTTO, MA SAPERE DOVE CERCARE:


PICCOLA GUIDA PRATICA ALL’USO DEL DIZIONARIO
Vera Gheno [tratto da www.centodieci.it]

Tutti quanti, almeno una volta nella vita, abbiamo consultato un dizionario. Per molti, la
consultazione sarà legata a ricordi scolastici, alla sacralità dell’atto di aprire il volume
polveroso sfogliandone le pagine. Come vedremo, questa attività non dovrebbe finire con la
fine degli studi.
Esistono diversi tipi di dizionario, a seconda di quello che vogliamo sapere di una parola.

Il dizionario etimologico si concentra sul momento della nascita di un termine: ci descrive da


dove deriva (ad esempio, dal latino o da una lingua straniera) o come si è formato (tramite
suffissazione, composizione, ecc.). Un grande classico è il Cortelazzo-Zolli.

Il dizionario storico narra la storia della parola nel corso dei secoli (o degli anni), dalla sua
nascita a oggi. Il dizionario storico più famoso per l’italiano è il Grande Dizionario della Lingua
Italiana, detto “il Battaglia”, dal nome del suo primo curatore. In questo momento non lo si
può ancora consultare in rete, ma la sua digitalizzazione è in corso d’opera.

Il dizionario dell’uso o sincronico è invece quello che consultiamo normalmente per


conoscere il significato delle parole oggi in uso. Sono sincronici lo Zingarelli, il Devoto-Oli,
il Sabatini Coletti, il De Mauro ecc.

Ricordiamo anche l’esistenza dei dizionari specialistici, che si concentrano su un settore


particolare della lingua (come la medicina, la botanica, l’astronomia, la linguistica),
dei dizionari di sinonimi e contrari, dei dizionari bilingui o multilingui, dei dizionari
analogici (che forniscono un approccio concettuale alla ricerca lessicale), dei dizionari
inversi (che sono in ordine alfabetico partendo dalla fine della parola).

Una lingua di cultura è fatta di diverse centinaia di migliaia di parole, secondo alcuni fino al
milione; un vocabolario ne registra sempre molte meno. Una persona, invece, conosce intorno
alle 25.000 parole alla fine delle scuole superiori. Proprio per la differenza tra numero di
parole contenute in un dizionario e quelle mediamente conosciute da un italiano di media
cultura, la consultazione di un vocabolario dovrebbe rimanere una sana abitudine per tutta la
vita. In fondo, lo diceva anche Umberto Eco, “la persona colta non è quella che sa tutto, ma
quella che sa dove trovare l’informazione giusta quando le serve.

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2. Dopo aver letto l’articolo, rispondi alle domande.

1. Conoscevi tutti i tipi di dizionario che menziona il testo? Li avevi usati tutti? In che
lingua? Quali usi abitualmente per studiare?
2. In che persona verbale è redatto il testo? Quale effetto deriva da questa scelta? Indica
gli elementi linguistici che rimandano a questa persona.

3. Traduci, la seguente frase del testo; confrontate poi con il resto della classe:

Una lingua di cultura è fatta di diverse centinaia di migliaia di parole, secondo alcuni
fino al milione; un vocabolario ne registra sempre molte meno. Una persona, invece,
conosce intorno alle 25.000 parole alla fine delle scuole superiori. Proprio per la
differenza tra numero di parole contenute in un dizionario e quelle mediamente
conosciute da un italiano di media cultura, la consultazione di un vocabolario
dovrebbe rimanere una sana abitudine per tutta la vita.

4. Completa la tabella con le informazioni del testo:

TIPO DI DIZIONARIO INFORMAZIONI CHE ESEMPI NOME ED ESEMPI


VI SI TROVANO IN SPAGNOLO

di uso o sincronico

storico

etimologico

analogico

specialistico

inverso

5. Cerca dei dizionari italiani in rete, e completa i vuoti della tabella.

→ Per approfondire, leggi la storia del primo dizionario italiano.

Il primo Vocabolario
[tratto da https://accademiadellacrusca.it]
12 dicembre 2011
(Paragrafo 1)
Sempre intorno al 1590 l’attività dell’Accademia iniziò ad essere concentrata nella
preparazione del Vocabolario: i primi autori ad essere spogliati furono Dante nella Divina
Commedia, Boccaccio nel Decameron, e Petrarca nel Canzoniere e i criteri di scelta degli autori
citati vennero stabiliti coerentemente al fine che i vocabolaristi si proponevano: mostrare e
conservare la bellezza del fiorentino trecentesco.
 
(Paragrafo 2)

2
La maggior parte degli spogli quindi interessò testi, non solo letterari, fiorentini del Trecento,
ma non mancarono aperture verso autori successivi (tra i quali Lorenzo de’ Medici, Berni,
Machiavelli, Salviati stesso) e verso autori non fiorentini (Bembo, Ariosto). Furono affrontate
anche questioni di metodo, in particolar modo sul trattamento delle voci dell’uso, di cui non si
trovassero attestazioni antiche, e sul problema dell’inserimento delle etimologie: per le prime
si stabilì di allegare esempi tratti da autori moderni fino a Monsignor della Casa, per le
etimologie venne data l’indicazione di considerare solo quelle “che abbiano gentilezza e sieno
a proposito”; in tutti e due i casi si rimandava comunque al giudizio dei Deputati per il
Vocabolario, una commissione di quattro accademici - Carlo Macinghi, Francesco Marinozzi,
Piero Segni e Francesco Sanleolini - nominati nel 1597 proprio per affrettare e facilitare il
lavoro di redazione del Vocabolario.
 
(Paragrafo 3)
Anche nella compilazione furono seguiti gli stessi criteri, per cui gli scrittori fiorentini del
Trecento vennero citati per primi, dove era possibile con un esempio di prosa e uno di poesia,
dei non fiorentini si scelsero le parole più belle e di matrice fiorentina, dei contemporanei le
voci dell’uso.
 
(Paragrafo 4)
Il Vocabolario degli Accademici della Crusca fu stampato a Venezia e uscì nel 1612, suscitando
immediatamente grande interesse e altrettanto accese dispute riguardo ai criteri adottati; in
particolare, a molti non piacque l’aperto fiorentinismo arcaizzante proposto dal Vocabolario,
che comunque rappresentò per secoli, in un’Italia politicamente e linguisticamente divisa, il più
prezioso e ricco tesoro della lingua comune, il più forte legame interno alla comunità italiana,
quindi lo strumento indispensabile per tutti coloro che volevano scrivere in buon italiano.
Ebbe grande fortuna in tutta Europa e divenne modello di metodo lessicografico per le altre
accademie europee nella redazione dei vocabolari delle rispettive lingue nazionali.

6. Cerca dei dizionari italiani in rete, e completa i vuoti della tabella.


Scrivi un titolo per ogni paragrafo.

7. Scrivi le cinque (5) parole più difficili, per te, di questo testo.

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