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La prima confessione
e la prima comunione (cc. 913 e 914):
indicazioni giuridiche,
pastorali e psicologiche
di Lorenzo Ghizzoni

Introduzione
La Chiesa, come ha sempre cercato di fare, protegge il diritto
fondamentale di ogni fedele ai sacramenti (cc. 213 e 843) e nello
stesso tempo regola questo diritto, anche con delle limitazioni,
perché il vero bene delle persone e il bene comune ecclesiale - che
in fondo coincidono - siano realizzati. Anche il diritto a ricevere
l’Eucaristia, sacramento centrale della vita cristiana, ha delle limita-
zioni; evidentemente non possono accedere ad essa «gli scomunicati
e gli interdetti [...], e altri che ostinatamente perseverano in peccato
grave manifesto» (c. 915); ma anche coloro che non sono nelle pie-
na comunione ecclesiastica (c. 96) sebbene ci sia la possibilità di
«communicatio in sacris» secondo quanto prescrive il c. 844. Un’al-
tra limitazione riguarda il caso della prima comunione, quando non
ci sia una sufficiente conoscenza o non ci sia stata una accurata pre-
parazione. È appunto su questo aspetto della disciplina sacramenta-
le che vogliamo fermarci per tentare di dare alcune indicazioni.

I. Un accenno storico alla prassi pastorale


1
circa la prima comunione e la prima confessione
1) Nella Chiesa antica coloro che erano battezzati da bambini
erano ammessi alla comunione eucaristica dal momento del loro

1
Cf CLAUDE BLANCHETTE, Pénitence et Eucharistie, Dossier d’une question controverseé, Les
Editions Bellarmin, Montréal 1989, pp. 67-120 (Deuxième partie: «Première Communion -
Première confession. Enfant, pénitence, eucharistie »).
142 Lorenzo Ghizzoni

battesimo, almeno fino al secolo XI: ricevevano un pezzetto di pane


consacrato e le loro labbra venivano inumidite con un dito intinto
nel calice. È difficile sapere quale connessione c’era con la Penitenza
sacramentale, ma si può presumere che se i bambini ricevevano
l’Eucaristia prima dell’età della ragione, si confessassero più tardi.
Con la scomparsa della comunione al calice per i laici, verso il seco-
lo XII, e l’innalzamento dell’età della comunione, si esige che il fan-
ciullo abbia un certo uso di ragione.

2) Nel 1216 il concilio Lateranense IV, con il canone XXI Om-


nis utriusque (DS 812) fissa l’obbligo della confessione annuale e
della comunione pasquale per coloro che hanno raggiunto «gli anni
della discrezione», cioè l’età in cui sono capaci di distinguere a livel-
lo intellettuale e morale il bene dal male, al punto da poter commet-
tere un peccato mortale. Teologi e canonisti discutono a quando fis-
sare l’età dell’obbligo; le disposizioni variano, comunque un dato è
stabile: i due sacramenti erano ricevuti insieme e la Penitenza sacra-
mentale precede sempre la comunione. Dopo qualche tempo si ten-
de a fare la prima confessione verso i sette anni, ma la comunione
più tardi, anche sotto l’influsso di S. Tommaso che chiedeva una ve-
ra devozione per comunicarsi.

3) Il Concilio di Trento, nella XIII sessione, conferma l’obbligo


della comunione pasquale, ma non accenna alla Penitenza previa e
non precisa l’età della prima comunione, si parla di «annos discre-
tionis» (DS 1659). Nella sessione XXI, senza condannare la pratica
antica della comunione ai bambini piccoli, i Padri insegnano che la
comunione non è necessaria per essi, perché non possono perdere
«la grazia dei figli di Dio» prima di aver raggiunto l’uso della ragio-
ne; poi ancora che la comunione non è necessaria prima degli anni
della discrezione (DS 1730 e 1734). Anche alla Penitenza, almeno
una volta all’anno, è detto che sono tenuti i fedeli che hanno gli «an-
ni della discrezione» (DS 1683). Il catechismo del concilio di Trento
insegna che la decisione di ammettere alla prima comunione dipen-
de dai genitori e dal confessore (quindi la Penitenza precede la co-
munione e indica che l’età della discrezione per la prima comunione
e l’età della ragione per la prima confessione sono una sola e mede-
sima età).

4) Nei secoli post-tridentini, la prassi pastorale varia per due


motivi: a) si ritiene sia richiesto un maggiore uso della ragione in
La prima confessione e la prima comunione 143

chi si accosta all’Eucaristia che in chi accede alla Penitenza; b) si in-


siste, sotto l’influsso delle correnti rigoriste, su una maggior prepara-
zione per accedere all’Eucaristia che alla Penitenza. La comunione
arriva allora più tardi, come coronamento degli sforzi del fanciullo,
mentre la Penitenza è già praticata, anche regolarmente, perché lo si
ritiene capace di peccato mortale. Fino a questo tempo, dunque, l’età
per la prima comunione e la prima confessione non è ancora fissata
con precisione, mentre è stabile e tradizionale la sequenza Penitenza
sacramentale - Eucaristia.

5) Proprio contro il rigorismo interviene papa Pio X decretando


che solo lo stato di grazia e la retta intenzione sono necessarie per la
ricezione frequente dell’Eucaristia, alla quale egli incoraggia i fede-
li . . Anche la Congregazione del Concilio, il 14/1/1906, in risposta
2

ad una domanda, precisa che è necessario che i fanciulli che hanno


fatto la prima comunione siano nutriti frequentemente di Cristo pri-
ma di essere dominati dalle passioni, per poter respingere gli attac-
chi del demonio, della carne e di altri nemici. Nel settembre dello
stesso anno sono riprovate tutte le usanze che tendono ad escludere
i fanciulli dalla partecipazione frequente all’Eucaristia. Poiché però
gli usi rimangono diversi nelle varie diocesi e parrocchie, con il De-
creto Quam Singulari della Congregazione del Concilio, approvato
da Pio X l’8/8/1910, si ordina pastoralmente e giuridicamente la
materia . Il Decreto, dopo aver ricordato gli usi antichi, con l’atten-
3

zione della Chiesa per avvicinare i bambini anche piccoli a Cristo,


deplora gli errori moderni, tra cui anche quello di determinare due
età distinte per la comunione e per la confessione, richiedendo una
preparazione religiosa più matura per la comunione, alla quale da
diverse parti si ammette solo dai dieci ai quattordici anni. Così per
rispetto all’Eucaristia, il fanciullo non riceve nessun nutrimento in-
teriore, col rischio che la giovinezza privata di questo soccorso effi-
cace perda il suo candore e cada nel vizio. Viene anche riprovato chi
ammette alla prima comunione senza la confessione previa. Appog-
giandosi sul Concilio di Trento (XIII sessione, capitolo 11) e sul suo
decreto già citato Sacra Tridentina Synodus, il Papa riafferma il va-
lore dell’Eucaristia quale antidoto contro i peccati mortali e libera-
zione delle mancanze quotidiane: quindi egli permette la comunione
quotidiana a tutti i fedeli a condizione che siano in stato di grazia e
2
ASS 38 (1905-1906) pp. 401-404.
3
ASS 2 (1910) pp. 894-898.
144 Lorenzo Ghizzoni

abbiano retta intenzione. Egli non vede nessuna ragione legittima ad


un preparazione straordinaria per la prima comunione dei bambini,
viste le prassi antiche. In base al Lateranense IV, a Trento e all’inse-
gnamento di S. Tommaso, il Santo Padre afferma che l’età della di-
screzione per la comunione è «quella nella quale il fanciullo sa di-
stinguere il pane eucaristico dal pane ordinario» e «avvicinarsi con
devozione all’altare»; questo non implica una «conoscenza perfetta
delle realtà della fede», né il «pieno uso della ragione», ma una «cer-
ta conoscenza» e un «certo uso della ragione». Quindi egli stabili-
sce che:
a) l’età della discrezione, tanto per la confessione quanto per la
comunione, è quella in cui il fanciullo comincia a ragionare, cioè
verso il settimo anno; qui comincia anche l’obbligo di soddisfare i
due precetti della confessione e della comunione;
b) per la prima confessione e la prima comunione non è neces-
saria una piena e perfetta conoscenza della dottrina cristiana; il fan-
ciullo dovrà in seguito apprendere gradualmente tutto il catechismo,
secondo le capacità della sua intelligenza;
c) la conoscenza della religione richiesta nel fanciullo perché
sia preparato alla prima comunione è data dalla comprensione, se-
condo le sue capacità, dei misteri della fede, e dal saper distinguere
il pane eucaristico dal pane ordinario e corporale, al fine di avvici-
narsi alla santa mensa con la devozione che comporta la sua età;
d) la consuetudine di non ammettere alla confessione o di non
assolvere i fanciulli che hanno raggiunto l’età della ragione è da ri-
provare.

6) Il Codex Iuris Canonici del 1917 (cc. 853-854; 859; 905) ri-
prenderà queste direttive precisando che l’Eucaristia non deve esse-
re data a chi non può riconoscerla, distinguerla e desiderarla; e, se
c’è la preparazione, cioè una certa conoscenza delle verità delle fede,
il fanciullo può riceverla anche se non ha l’età per commettere un
peccato mortale. La Commissione del Codice precisa, il 24/2/1929,
che l’età della discrezione necessaria per la ricezione dell’Eucaristia
e l’età in cui il fanciullo può commettere un peccato mortale, non
corrispondono necessariamente. Nel primo caso è necessario «un
certo» uso della ragione, un «inizio» - diceva la Quam Singulari -,
mentre nel secondo caso è necessario il vero «uso» di ragione. Geni-
tori e confessori sono tenuti per precetto a giudicare le disposizioni
dei fanciullo. Secondo alcune interpretazioni dei commentatori il
giudizio non è fatto insieme, ma è affidato o ai genitori o al confes-
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sore (anche se non si menziona un obbligo di confessarsi prima di


ricevere la prima comunione; fermo sempre il caso comune anche
agli adulti dell’obbligo per colui che si trova in peccato mortale). È
possibile anche un esame (c. 864, par. 5).

7) Il Direttorio catechistico generale, emanato dalla S. Congre-


gazione per il clero l’11/4/1971, nell’Addendum ,, ribadisce che si
4

deve continuare a premettere la confessione alla prima comunione,


ma consente alcuni esperimenti, già in atto, sotto il controllo delle
Conferenze episcopali e in dialogo con la S. Sede. Già nel 1964 infat-
ti in Olanda, Mons. P. Moors Vescovo di Roermond, in una sua lette-
ra pastorale, aveva dato direttive nuove sull’iniziazione sacramentale
dei fanciulli . Egli decideva che, per tenere conto dello sviluppo in-
5

tegrale del fanciullo, per assicurare che egli avesse le disposizioni


necessarie affinché la prima comunione fosse fruttuosa e per valo-
rizzarne l’aspetto ecclesiale e sociale, la prima comunione avesse
luogo nel secondo anno delle elementari (a sette anni). Ad essa fa-
ceva seguire un catechesi progressiva al sacramento della Penitenza
con la prima celebrazione sacramentale comunitaria nel quarto an-
no e la prima confessione privata al quinto anno (dieci anni circa).
Tutto ciò appoggiandosi su motivi derivanti da alcune osservazioni
della psicologia dello sviluppo e da alcune scelte di pedagogia cate-
chistica.
In diverse parti, negli anni successivi, questa prassi si era diffu-
sa (Europa, Canada, Stati Uniti) anche con altri motivi; a volte an-
che senza disposizioni ufficiali da parte dei vescovi. Si vennero deli-
neando due tendenze. Una difendeva la sequenza tradizionale Con-
fessione-Comunione, con argomenti teologici e storico-tradizionali,
con una teologia centrata sul sacramento della penitenza come pre-
parazione all’Eucarestia, sul peccato e sulla dignità necessaria ad
una partecipazione fruttuosa alla mensa eucaristica.
L’altra tendenza - a parte qualche «estremista» che metteva al-
cuni argomenti psicologici al di sopra di ogni argomento teologico,
affermando tra l’altro che il fanciullo di sette anni è incapace di pec-
cato mortale e dunque anche veniale e che la confessione prima del-
la comunione è pericolosa - sinteticamente sosteneva che:

AAS 64 (1972) pp. 97-176; Addendum: pp. 173-76.


4

P. MOORS, «Guidelines concerning children’s confession and communion - May 15, 1964»,
5

The Living Light, vol. II, 1 (1966) pp. 146-147. Cf anche il rapporto del comitato di teologi,
moralisti, psicologi e genitori sul quale le direttive sono basate: pp. 147-155.
146 Lorenzo Ghizzoni

a) del punto di vista teologico: il sacramento va vissuto in una


relazione viva: l’Eucaristia dà la grazia, rimette i peccati veniali e
preserva dal peccato; le mancanze leggere sono rimesse dalla carità
e dalla preghiera; la Penitenza sacramentale previa è necessaria solo
in caso di peccato mortale;
b) dal punto di vista storico: la confessione sacramentale non è
legata all’Eucaristia; il precetto della confessione annuale non si ap-
plica che ai battezzati coscienti di peccato mortale; l’età della ragio-
ne è variata in epoche diverse e in culture diverse; il decreto Quam
Singulari intende abbassare l’età della prima comunione senza ob-
bligare alla confessione previa;
c) dal punto di vista psicologico: per comprendere e vivere con
verità il sacramento della Penitenza è necessario uno sviluppo psico-
logico e psichico maggiore che per la comunione eucaristica; la co-
scienza morale si sviluppa solo lentamente; infine, dal punto di vista
pedagogico è difficile far capire la distinzione dei due sacramenti se
sono vissuti immediatamente uno di seguito all’altro; esiste il perico-
lo di inserire il fanciullo in una mentalità legalista e conformista.
Le discussioni, e le prassi diverse, durarono soprattutto lungo
gli anni 1963-70.

Gli esperimenti comunque hanno avuto termine, anche se con


qualche strascico, con la Sanctus Pontifex, Dichiarazione comune
delle Congregazioni per il clero e per la disciplina dei sacramenti,
del 24/5/1973 , dove si confermano in sostanza le disposizioni di
6

Pio X. Un commento interessante e un approfondimento teologico lo


fornisce la lettera del Card. Ratzinger, allora Arcivescovo di Monaco,
del 1977 , nella quale stabilisce un legame tra la iniziazione alla Eu-
7

caristia e la preparazione alla confessione 8.

Gli interventi della S. Sede ci pare che in sostanza avessero di


mira più che di sottolineare il legame dottrinale tra la Penitenza e
l’Eucaristia o la degna recezione di quest’ultima (con l’annesso inse-
gnamento circa i mezzi di remissione dei peccati veniali), di reagire

6
AAS 65 (1973) p. 410. Le disposizioni sono poi confermate da una lettera circolare della
Congregazione dei sacramenti del 31/3/1977 e da una risposta delle Congregazioni del clero
e dei sacramenti del 20/5/1977: in AAS 69 (1977) p. 427.
7
L’Osservatore Romano 48 (1977) p. 2.
8
Anche l’Istrumentum laboris del Sinodo dei Vescovi del 1983 su «Riconciliazione e peni-
tenza» dedicava il numero 38 all’argomento; ma nell’esortazione apostolica successiva non
c’era menzione di esso.
La prima confessione e la prima comunione 147

ad una situazione pastorale di perdita del senso del peccato nella


Chiesa in generale con la conseguente disaffezione per il sacramen-
to della Penitenza.

II. I canoni 913 e 914 del nuovo Codice: la prima comunione,


i criteri di ammissione e la preparazione
1) Alla prima comunione il Codice del 1983 dedica il c. 913,
par. 1 per i casi normali, e par. 2 per il caso dei fanciulli in pericolo
di morte.
Par. 1. «Per poter amministrare la santissima Eucaristia ai fan-
ciulli, si richiede che essi posseggano una sufficiente conoscenza e
una accurata preparazione, così da percepire, secondo le loro capa-
cità, il mistero di Cristo ed essere in grado di assumere con fede e
devozione il Corpo del Signore».
Par. 2. «Tuttavia ai fanciulli che si trovino in pericolo di morte
la santissima Eucaristia può essere amministrata se possono distin-
guere il Corpo di Cristo dal cibo comune e ricevere con riverenza la
comunione».
I due criteri di ammissione alla prima comunione sono specifi-
cati molto sinteticamente:
a) una “sufficiente conoscenza”; cioè non solo l’uso di ragione,
o la capacità di distinguere il pane eucaristico da quello comune,
sufficiente in pericolo di morte, ma almeno quella conoscenza che
permetta ai fanciulli di “percepire, secondo le loro capacità, il miste-
ro di Cristo”;
b) una “preparazione accurata”: cioè una catechesi così viva,
accompagnata sia dalla preghiera che da una pratica della volontà di
Dio adatte all’età, tali da mettere i fanciulli “in grado di assumere
con fede e devozione il corpo del Signore”.
Quindi non è specificata direttamente una età , ma è richiesta
9

una valutazione soggetto per soggetto circa una capacità minima,


iniziale, ma già attuata di incontro con il mistero di Cristo. Che que-
sta maturità relativa si possa raggiungere normalmente dai 7-8 an-
ni in poi, sembra ormai accettato da tutti .
10

9
Il c. 914 prevede infatti che la preparazione incominci quando i fanciulli hanno raggiunto
l’uso della ragione e quam primum ricevano poi l’Eucaristia.
10
J. M ANZANARES , «L ’eucaristia », in AA.Vv., I sacramenti della Chiesa, EDB, Bologna 1989, pp.
101- 102.
148 Lorenzo Ghizzoni

Il legislatore si è preoccupato di evitare due estremi: quello di


chi pretendesse una fede e una conoscenza del mistero di Cristo
non adatti all’età facendo dell’Eucaristia un premio alla virtù o alla
fede matura, nella linea dei rigoristi del passato. Ma si vuole evitare
anche che sia data la prima comunione senza che ci sia stata una
catechesi adeguata. Saranno altri strumenti, come il Direttorio per le
messe con la partecipazione di fanciulli e soprattutto i Catechismi
delle varie Conferenze episcopali a concretizzare queste norme per
le Chiese particolari.

2) Il c. 914 riguarda la preparazione alla prima comunione. «È


dovere innanzitutto dei genitori e di coloro che ne fanno le veci, co-
me pure dei parroci, provvedere affinché i fanciulli che hanno rag-
giunto l’uso della ragione siano debitamente preparati e quanto pri-
ma, premessa la confessione sacramentale, alimentati di questo divi-
no cibo; spetta anche al parroco vigilare che non si accostino alla
sacra Sinassi fanciulli che non hanno raggiunto l’uso di ragione o
avrà giudicati non sufficientemente disposti». In questo canone è
scomparso il riferimento alla valutazione delle disposizioni da parte
del confessore, come nel CIC 1917 al c. 854, par. 4, per non confon-
dere foro interno ed esterno, e poi perché al confessore non è lecito
usare le conoscenze acquisite nella confessione . Il Codice sposta
11

l’attenzione sui genitori e sul Parroco per quanto riguarda la prepa-


razione e la ammissione «quanto prima» al sacramento; sul solo
parroco per il dovere di vigilare, giudicare dell’idoneità e quindi am-
mettere o escludere dal banchetto eucaristico chi fosse immaturo e
non sufficientemente preparato. Il c. 793, par. 1 sottolinea poi che i
genitori per dare una educazione cattolica ai loro figli possono usare
anche quei mezzi e quelle istituzioni che ritengono più appropriate
secondo le circostanze di luogo (come possono essere i corsi di ca-
techismo nelle parrocchie, le scuole cattoliche, le collaborazioni di
altri genitori o educatori, i padrini del battesimo e delle cresima,
ecc.). Il c. 777, nn. 2 e 3, chiede al parroco di curare che «i fanciulli,
mediante l’istruzione catechetica impartita per un congruo tempo,
siano debitamente preparati alla prima ricezione dei sacramenti del-
la Penitenza e della santissima Eucaristia»; inoltre che «i medesimi,
ricevuta la prima comunione, abbiano una più abbondante e più
profonda formazione catechetica».

11
Communicationes 15 (1983) p. 193 (c. 866).
La prima confessione e la prima comunione 149

3) Circa la prima celebrazione della Penitenza sacramentale, il


c. 914 ribadisce che è necessario premettere alla prima comunione
la confessione sacramentale; ciò in linea con le decisioni che sono
maturate in questo secolo dalla Quam singulari in poi. Lo stesso
Giovanni Paolo II ha insistito sulla sequenza tradizionale, ma anche
sulla preparazione pedagogica dei ministri della riconciliazione , af-
12

finché i fanciulli non credano che è sempre necessaria la confessio-


ne previa anche se non c’è peccato grave; e perché essi possano es-
sere iniziati alla Penitenza in un modo adatto alla loro età.

4) Circa il luogo della prima comunione: non ci sono indicazio-


ni esplicite, né è funzione speciale affidata al parroco (c. 630) ma
tenuto conto che il Codice privilegia sempre la comunità parrocchia-
le come luogo di celebrazione dei sacramenti; vista anche la neces-
sità della catechesi che pastoralmente è uno dei momenti più impor-
tanti di quell’inserimento nella vita delle comunità che si realizzerà
pienamente con il sacramento, si può dire che per la prima comu-
nione, si dovrebbe stare nella parrocchia del domicilio o del quasi
domicilio dei genitori del fanciullo o di chi fa le loro veci ; il diritto
13

particolare potrebbe dare disposizioni su questo argomento.

III. Alcune indicazioni pastorali e psicologiche


per l’applicazione dei cc. 913 e 914
I canoni 913 e 914 chiedono ai genitori e ai parroci, ma indiret-
tamente anche ai catechisti e a quanti altri educatori collaborano al-
la preparazione alla prima confessione e alla prima comunione, di
fare un giudizio sulla maturità sufficiente per essere ammessi a que-
sti sacramenti. «Sufficiente conoscenza e accurata preparazione, co-
sì da percepire, secondo la loro capacità il mistero di Cristo»: dice il
c. 913. Si può suggerire qualche criterio di valutazione?

1) L’età in cui i fanciulli si accostano al catechismo è di solito


intorno alle seconda elementare, e corrisponde al primo momento
della fanciullezza (6-9 anni circa): l’iniziazione graduale alla fede

12
Allocuzione ai membri della Plenaria della Congregazione dei sacramenti, in Notitiae 22
(1986) p. 373.
13
A MONTAN I sacramenti «azioni di Cristo e della Chiesa», in AA.Vv., I sacramenti della
Chiesa, EDB: Bologna 1989, pp. 73-74.
150 Lorenzo Ghizzoni

dovrà tenere presente che essi si trovano in un periodo della vita nel
quale alla curiosità, alla esplorazione dell’ambiente, alla perdita del-
la paura di affrontare nuovi volti non familiari, si unisce le capacità
di ricordare, di manipolare le cose, di eseguire compiti, di cercare di
capire il mondo degli adulti, di imitare moltissimi comportamenti e
anche gli atteggiamenti che gli adulti tengono nelle relazioni. Se è
vero che i loro ragionamenti sono ancora molto elementari, sentono
e vivono tutti gli stati d’animo degli adulti, anche se con meno capa-
cità di controllo; hanno un primitivo o iniziale senso della propria
identità personale anche se legata al concetto che di loro hanno al-
cuni adulti significativi; hanno un forte senso dell’avere; le relazioni
con le figure paterna e materna (e fraterne) sono ormai stabili, nella
scuola ci sono anche relazioni alla pari. Purtroppo è ormai presente
e cosciente da tempo anche l’ esperienza del male, delle sofferenze e
dei conflitti con gli altri, degli errori e delle punizioni, ma anche del-
le azioni buone seguite dai premi. La capacità di ragionamento mo-
rale è ancora al primo livello, fatta di estremo conformismo e di
compiacenza agli altri (ci si adegua per avere premi o evitare puni-
zioni), può essere presente un certo fatalismo, un senso di giustizia
immanente (se si fa del male, capita una disgrazia), il pensiero «ma-
gico» (se ho pensato bene o male di uno e gli capita proprio qualco-
sa di bene o di male è a causa mia) e un notevole egocentrismo; c’è
la capacità di distinguere tra la verità e la bugia.

2) Il secondo momento della fanciullezza (quello che va dalla


terza elementare alla quarta o quinta, 8-10 anni circa) vede una fase
di maggiore stabilità nelle relazioni, anche extra familiari, c’è la ca-
pacità di promettere e di mantenere, c’è costanza negli impegni, ca-
pacità di vita di gruppo anche se la competitività o la possessività
causano litigi, capacità di amicizia, di aiuto agli altri, di condivisione
e di una certa vita comune. Ancora la capacità di ragionamento mo-
rale non è molto sviluppata, però si rispettano gli accordi soprattutto
in vista della reciprocità; si imitano i comportamenti dei più grandi-
celli, con maggiore coscienza del bene e del male, se c’è una educa-
zione in questo senso.
A questa età si può dunque distinguere il bene e il male (come
più in generale si danno significati alla realtà), ma solo basandosi
sui giudizi e l’ambiente, sull’autorevolezza dei genitori o degli educa-
tori (è una morale eteronoma, appena superiore al livello del «faccio
ciò che mi pare e piace », ma è pur sempre una morale!), spesso si è
guidati dall’affettività o dall’emotività; c’è legalismo e le norme sono
La prima confessione e la prima comunione 151

accettate per l’influenza degli altri; i valori (evangelici) come moti-


vazioni oggettive e astratte non potranno essere interiorizzati che al-
la fine della preadolescenza con lo sviluppo delle capacità cognitive
astratte. Quindi non si può rinunciare ad educare ed orientare i fan-
ciulli, perché se lo aspettano e ne hanno bisogno per poter passare
più tardi a delle scelte più autonome; d’altro lato non si può preten-
dere da loro più di quello che possono capire e accettare.
Questi tratti - troppo sintetici e incompleti per rendere ragione
di un’età che è una scoperta progressiva della vita e delle relazioni,
in un continuo scambio di fantasia e realtà, di creatività e apprendi-
mento - non devono far altro che indicare un contesto che va cam-
biando rapidamente. In esso si situano i due criteri principali di di-
scernimento della maturità umana e cristiana di un fanciullo:
a) le valutazione deve essere personale, fatta caso per caso;
b) inoltre si deve tenere conto che c’è uno sviluppo lento e qua-
litativamente progressivo del ragionamento morale.

3) Quanto sinteticamente detto ci permette di rispondere alla


domanda: si può aiutare un fanciullo di questa età ed emettere un
iniziale atto di fede libero e si può formare una coscienza morale
che sia in grado scegliere il bene e di non commettere peccati?
Credo che in generale ogni fanciullo normale possa essere in-
trodotto al mistero di Cristo e avere una iniziale esperienza, anche
stabilendo con Lui un certo dialogo nella preghiera, o che possa fare
delle scelte veramente buone o cattive; ma i motivi che lo guidano e
gli atteggiamenti attraverso i quali si esprime non sono da adulti!
Non possono quindi essere valutati confrontandoli con un ideale
teorico di piena maturità (che spesso gli adulti stessi raggiungono
solo in teoria), perché si giungerebbe inevitabilmente a giudicare i
fanciulli incapaci di credere o di compiere scelte morali (e peccati);
quasi nessuno sarebbe ammesso ai sacramenti della Penitenza e del-
l’Eucaristia. Quello che il Codice chiede è una maturità relativa, «se-
condo la loro capacità».
È vero che secondo la teologia cattolica non si deve considera-
re il sacramento come un gesto magico che opera con efficacia so-
prannaturale senza alcuna partecipazione da parte del battezzato,
ma come un libero intervento di Dio che suppone una accoglienza
libera nell’uomo e dà frutto secondo le disposizioni della persona.
D’altra parte, l’uomo che può fare da partner in questo dialogo di
grazia non è solo l’uomo perfetto, maturo spiritualmente, moralmen-
te e psicologicamente. Stando alla prassi tradizionale della Chiesa
152 Lorenzo Ghizzoni

bastano due condizioni per ricevere un sacramento (a parte il batte-


simo) :
14

a) ci deve essere una prima intuizione della fede per mezzo del-
la quale si è in qualche modo situati in relazione con le persone che
formano l’universo cristiano, la Chiesa;
b) è necessario essersi familiarizzati con i primi rudimenti delle
culture religiose per percepire il simbolismo dei segni liturgici.
Di questa maturità relativa i fanciulli normalmente sono capaci.
Cominciano infatti ad essere sensibili ai riti a partire dalle esperien-
ze nella propria famiglia (che ha i suoi riti simbolici); possono capi-
re al livello più semplice la Parola di Dio (soprattutto i Vangeli sinot-
tici) e cominciare a scoprire la vicinanza e l’appello del Cristo; pos-
sono cominciare a pregare e a scoprire la Messa; sono capaci di
qualche gesto di condivisione, solidarietà, riconoscimento e servizio
soprattutto in famiglia e con gli amici; possono sentirsi parte della
comunità cristiana tramite l’identificazione coi genitori (catechisti o
educatori); possono peccare e sanno bene cosa è il perdono perché
ne hanno fatto già tante volte l’esperienza in casa o a scuola, anche
se i criteri di giudizio del bene e del male sono ancora eteronomi.
Dunque è corretto ammettere i fanciulli alla prima confessione
e alla prima comunione una volta verificato, caso per caso, che ci sia
almeno lo sviluppo iniziale della coscienza morale e una prima ri-
sposta alla catechesi sul mistero di Cristo; anche se è opportuno
preparare ai due sacramenti in momenti diversi, per non dare impli-
citamente il messaggio che essi sono inseparabili; e nella catechesi
non si dovrebbe insistere troppo su una mentalità di compiacenza
alle persone di autorità, anche se è la più comprensibile per i fan-
ciulli, per spingerli ad accettare le norme morali come frutto dell’a-
more di Cristo per loro. Certo la preparazione a vivere fruttuosamen-
te il sacramento della Penitenza può essere più difficile che a riceve-
re l’Eucaristia, ma una catechesi accorta si fermerà sui problemi dei
singoli fanciulli tanto quanto sarà necessario.

4) Sembra molto opportuna la scelta dei Vescovi italiani che


nei loro catechismi per i fanciulli hanno messo nel primo momento
della catechesi (il testo è: Io sono con voi, per i 6-8 anni) la prepa-
razione non alla prima comunione come fatto isolato, ma alla Messa,
utilizzando un metodo induttivo: far partecipare attivamente i fan-

14
P. RANWEZ , «Les sacraments de l’initiation chrétienne et l’age de la première confession»,
in Lumen vitae, vol. 19 (1964) pp. 617-634.
La prima confessione e la prima comunione 153

ciulli alla Messa e contemporaneamente spiegarne i significati, viver-


la da adulti insieme con loro nei suoi vari momenti per trasmettere
ciò che si crede. Anche nel secondo momento di catechesi della fan-
ciullezza (il testo: Venite con me per gli 8-10 anni), tutto in vista an-
che della specifica preparazione alla prima comunione, non si pre-
tende di insegnare tutta la teologia dell’Eucaristia ai fanciulli, ma si
vuole che essi siano condotti «ad accogliere e riconoscere con fede
Gesù risorto nella Chiesa e nell’assemblea riunita per celebrare ogni
domenica la Pasqua del Signore» . Anche qui, nelle indicazioni pa-
15

storali, si ribadisce che «l’ammissione dei fanciulli a partecipare pie-


namente e per la prima volta all’Eucaristia non sia legata solo all’età
o alla classe, ma soprattutto alla maturità della loro fede e del loro
ambiente di vita». E si aggiunge che:
a) «l’itinerario di fede dei fanciulli si sviluppa per almeno due
anni»;
b) «è programmato con attenzione ai soggetti»;
c) «e alle esigenze di gradualità pedagogica proprie della loro
vita, tenendo conto soprattutto di quelli bisognosi di cure e di pa-
ziente amore» .
16

Inoltre in tutta la preparazione sono coinvolti i genitori, visto


che essi sono un punto di riferimento essenziale a questa età: dalla
qualità della loro vita cristiana e del loro impegno dipende la prepa-
razione dei figli. Sono chiamati a fare insieme fin dall’inizio un cam-
mino di fede coi loro figli, facendo vivere loro una esperienza di fa-
miglia cristiana che scandisce tutti i suoi momenti importanti con l’
eucaristia; sono chiamati a scegliere di «iscrivere» i loro figli al cate-
chismo in vista dell’Eucaristia e a impegnarsi a seguirli negli incon-
tri mensili con i catechisti, se non sono essi stessi catechisti: essi
possono così verificare gradualmente la crescita della loro fede e
della coscienza morale e la loro preparazione alla ricezione del sa-
cramento.
Anche per quanto riguarda il sacramento della Penitenza, nei
Catechismi dei fanciulli, i Vescovi italiani fanno la scelta di prepara-
re, nel primo momento, alla penitenza come atteggiamento costante
della vita cristiana (virtù) e poi come sacramento della Chiesa che
dona il perdono del Padre; si educa inizialmente anche facendo par-
tecipare alle celebrazioni comunitarie. Nel secondo momento (per i
fanciulli di 8-10 anni) c’è la preparazione specifica alla prima cele-
15
CEI Catechismo dei fanciulli, Venite con me, p. 118.
16
Ivi, p. 121.
154 Lorenzo Ghizzoni

brazione individuale e vengono dati alcuni criteri di pastorale: la ca-


techesi sulla Penitenza dovrebbe andare di pari passo con l’educa-
zione morale e la formazione della loro coscienza; catechisti e geni-
tori sono chiamati al dialogo, all’ascolto e alla verifica, alla creazione
di un ambiente capace di comprensione e di perdono; a celebrare
insieme a loro il sacramento; è raccomandato un sapiente rispetto
per i sentimenti e i modi di esprimersi propri della loro età.
I due volumi del catechismo sono anche una traccia importan-
te, sia per i contenuti sia per il metodo che indicano; e di conse-
guenza sono anche strumento di verifica del cammino di compren-
sione e di accettazione progressiva del mistero eucaristico da parte
dei figli.
I genitori, in linea con la collaborazione sempre auspicata, si
confronteranno con i catechisti e con il parroco a cui spetta il giudi-
zio definitivo per giungere ad un’unica valutazione circa l’ammissio-
ne a questi sacramenti.