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COMPOSTI ANTIMICROBICI

Gli antisettici sono quei composti che inibiscono la crescita dei microrganismi ma non hanno attività tossica
nei confronti degli organismi superiori (es. per lavarsi le mani).

I disinfettanti possono avere anche effetto tossico nelle cellule degli organismi superiori; usati per la
disinfezione di tutti gli strumenti medici che non possono essere sterilizzati con trattamenti al calore.

Gli antibiotici sono dei composti attivi nei confronti di batteri e funghi.

Gli antivirali sono una classe di molecole che esplicano il loro effetto tossico nei confronti dei virus.

Es.
• alcol 70% (è un antisettico che scioglie lipidi e denatura le proteine)
• acqua ossigenata
• composti che contengono il Cl sono usati soprattutto nell'industria alimentare

ANTIBIOTICI
Sono molecole che hanno attività antibatterica selettiva anche a concentrazioni molto basse.
Appartengono anche i farmaci attivi contro le cellule fungine.

o Antibiotici propriamente detti: sono molecole di origine naturale prodotte da batteri o funghi e
sono dei loro prodotti secondari, che hanno effetto tossico su altri batteri e altre cellule fungine.

o Antibiotici chemioterapici: composti con attività antimicrobica ottenuta per sintesi chimica.

o Antibiotici semi-sintetici: composti di origine naturale che subisce modificazioni per via sintetica
per aumentarne l'efficacia.

o Antibiotici sintetici: molecole con le caratteristiche strutturali di un antibiotico naturale, ma ottenuto


per sintesi chimica.

Gli antibiotici hanno la peculiarità di essere tossici selettivi e questo implica la necessità di avere un
bersaglio il più possibile ristretto ai microrganismi, perché non può e non deve essere tossico per le cellule
dell'organismo ospite.

Gli antibiotici sono distinti in classi a seconda del tipo di bersaglio che hanno.

BATTERIOSTATICO ⟶ inibisce la crescita batterica con un effetto reversibile


BATTERICIDA ⟶ azione che provoca un danno irreversibile che determina l'arresto della crescita e
la morte del batterio

Saggi di sensibilità agli antibiotici


• MIC: minima concentrazione inibente, cioè la minima concentrazione di un antibiotico che serve a
inibire la crescita batterica.
• MBC: minima concentrazione battericida, cioè la minima concentrazione di antibiotico che serve a
uccidere un microrganismo.
Caso 1
Si pongono sulla piastra dei dischetti di carta bibula imbevuti con un antibiotico. L'antibiotico è una molecola
diffusibile, che si diffonde dal dischetto all'agar, determinando un gradiente di concentrazione.

Se il microrganismo è resistente si avrà crescita anche intorno al dischetto, mentre se è sensibile si avrà la
formazione di un alone intorno al dischetto chiamato, alone di inibizione della crescita che sarà tanto più
grande quanto più il microrganismo è sensibile a quell'antibiotico.

Caso 2
Diluizione in brodo. Si allestiscono delle provette con ciascuna la stessa quantità di batteri ma con
concentrazioni di antibiotico crescenti. Si va poi ad analizzare la torbidità.

Inibitori della sintesi proteica, l’inibizione può avvenire al livello:


- trasduzione
- trascrizione

Tra quelli che inibiscono la trascrizione, uno dei più importanti (perché attivo anche sui micobatteri), è la
Rifamicina. Agisce legandosi alla subunità β della RNApol, bloccando il processo di inizio della trascrizione
(il microrganismo non sintetizza più le proteine).

Altri antibiotici inibiscono la traduzione: la loro selettività è dovuta al fatto che gli rRNA eucariotici
differiscono dagli rRNA batterici, per cui anche interferendo con processi metabolici comuni tra eucarioti e
procarioti, sono solo tossici per i batteri perché agiscono sugli rRNA batterici.

La maggior parte di questi antibiotici hanno effetto batteriostatico: blocca la crescita senza determinarne la
morte. Gli unici con effetto battericida sono gli amminoglicosidi perché si legano in modo reversibile alla
subunità ribosomiale 30S che determina un’alterazione che porta alla sintesi di proteine sbagliate o di
proteine tronche.

Altri antibiotici importanti di questa classe sono i macrolidi che legandosi all’rRNA 23S (componente della
subunità 50S), inibiscono la peptitransferasi (cioè l’aggiunta di nuovi aa alla catena polipeptidica nascente),
o le tetracicline che invece si legano in modo reversibile alla 30S, con l’effetto di impedire l’accesso
all’aminoacil r-RNA al ribosoma.

I macrolidi inibiscono l’enzima, mentre le tetracicline impediscono l’accesso per far avvenire la sintesi
proteica.

Inibitori della sintesi dei folati: i folati sono donatori (in particolare l’acido tetraidrofolico) sono donatori di
unità mono-carboniose indispensabili per la biosintesi di purine, pteridina (pirimidina + pirazina) e aa.
L’assenza di questo composto determina il blocco della sintesi degli acidi nucleici.

L’acido di partenza è il para-aminobenzoico che viene convertito in vari intermedi fino ad arrivare all’acido
tetraidrofolico.

I sulfamidici si comportano come se fossero degli analoghi strutturali del substrato (il para-
aminobenzoico), legando e bloccando l’enzima responsabile della catalizzazione della prima reazione di
sintesi dell’acido tetraidrofolico (bloccando quindi tutta la via metabolica).

Altri antibiotici come il trimetoprim è un inibitore dell’enzima che catalizza l’ultima reazione della via di
sintesi dell’acido tetraidrofolico.
Ci sono due forme di resistenza:

1. resistenza naturale
È una caratteristica intrinseca di una specie batterica condivisa da tutti i ceppi appartenenti a quella
specie batterica, dovuta alla presenza di meccanismi specifici.

Es. Micoplasmi: sono microrganismi particolari perché non hanno la parete con la stessa composizione
degli altri batteri. Sono quindi naturalmente resistenti agli antibiotici che agiscono sulla biosintesi della
parete, perché non hanno il bersaglio (sono naturalmente resistenti).

Un altro es. di resistenza naturale è dato da Escherichia coli che è resistente ai glicolipidi (classe di
molecole che inibiscono la sintesi della parete), è resistente perché la membrana esterna è
impermeabile a questo tipo di composti.

Anche Pseudomonas aeruginosa è un altro esempio: è un microrganismo ambientale che sopravvive


dappertutto, anche nei disinfettanti. Può causare malattia negli individui immuno-compressi. È
resistente ai β-lattamici che agiscono a livello della parete andando ad interferire con la reazione di
trans-peptidazione (legami crociati) perché sono analoghi del dimero di alanina che è il substrato di
questa reazione.
Pseudomonas aeruginosa ha dei geni sul cromosoma che codificano per delle β-lattamasi: se trattato
con antibiotici β-lattamici, questi enzimi li degradano.

2. resistenza acquisita

La resistenza acquisita è quella più pericolosa. Può essere una caratteristica che si manifesta dopo
l’esposizione con un antibiotico. Si può avere una mutazione genetica (mutazione/acquisizione di geni
per scambio genico orizzontale) che interessa il bersaglio dell’antibiotico. Questa mutazione può
ridurre l’affinità dell’antibiotico per un certo enzima che lo rende resistente. È un carattere che può
essere trasmesso alle cellule figlie.

Per fare farmaci antivirali bisogna produrre molecole di sintesi che vanno ad interferire con fasi e enzimi
specifici dei virus.

Per i virus, la maggior parte del controllo è avvenuto a livello preventivo grazie ai vaccini. Lo sviluppo di
farmaci antivirali ha avuto infatti un’impennata quando si è diffuso il virus HIV.

Quali sono le tappe cruciali su cui un farmaco antivirale può agire?


1. inibire l’entrata dei virus nella cellula
2. inibire la sintesi di acidi nucleici
3. inibire proteasi

I farmaci anti-retrovirus oggi disponibili, interferiscono con queste 3 fasi:

o Inibizione dell’adsorbimento e della penetrazione del virus: alcuni farmaci antivirali disponibili,
bloccano il cambiamento conformazione della cp41 inibendo l’ingresso del virus nella cellula (es.
virione HIV).

o Inibizione della replicazione del genoma virale: come, per esempio, il farmaco Acyclovir (Herpes).
Queste molecole sono degli analoghi nucleosidici che inibiscono la RNApol virale. Vengono fosforilati
assumendo così una struttura simile ai dNTP, la polimerasi quindi li incorpora nella molecola di DNA
che sta sintetizzando; solo che questi non sono dei dNTP, ma analoghi, che quando vengono
incorporati bloccano l’allungamento della catena.
HIV → per inibire la replicazione si deve agire sull’integrasi (enzima che solo i retrovirus hanno) che
media l’interazione del DNA virale nel genoma della cellula ospite, inibendo questo enzima si blocca
la replicazione virale.

o Inibizione delle proteasi: i primi farmaci retrovirali erano quelli che inibivano le proteasi. Le proteasi
virali sono particolari perché riconoscono e tagliano dei legami tra fenilalanina e prolina, mentre le
proteasi eucariotiche non tagliano a livello di questi due aa. Se blocchiamo le proteasi virali si inibisce
la digestione del polipeptide precursore e si impedisce la formazione delle particelle virali.

HIV → ha una polimerasi con fedeltà replicativa molto bassa: significa che ha un’alta probabilità di
insorgenza e selezione di mutazioni che determinano resistenza; ecco perché la terapia retrovirale
non è mai singola, ma combinata per ridurre il più possibile la selezione di varianti resistenti.