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L’ITALIA DALLA RESTAURAZIONE AL QUARANTOTTO

L’ITALIA SOTTO L’EGEMONIA AUSTRIACA

In italia il congresso di vienna a ristabilito i propri confini e le dinastie che aveva prima di Napoleone. Qui
però non tutto rimase come prima come la repubblica di Genova che si unisse al regno di Sardegna e la
reppublica di Venezia che si unise alla Lombardia formando il regno Lombardo veneto retto da un
imperatore austriaco.

Successivamente per Metternichc che era il ministro degli esteri austriaco i sovrani restaurati dovevano
ristabilire l’assolutismo e neutralizzare ogni forma di dissenso politico. E inoltre l’Austria aveva paura di
un’unificazione dell’italia che poteva essere ritenusa dannosa all’austria e per questo l’Austria in caso
sarebbe intervenuta.

L’unico degli stati italiani che aveva la propria autonomia dall’Austria era la sardegna che dopo il congresso
di Vienna ristabilì i privileggi del clero e dell’aristocrazia e abolì i codici napoleonici.

Gli altri Stati invece si sono dovuti legare diciamo con l’Austria e lo Stato pontificio consentì due guarnigioni
all’Austria e dopo il regno delle due sicilie firmò un’alleanza con l’austria. ovunque fu ripristinata la
monarchia assoluta, anche se spesso furono man- tenute gran parte delle riforme legislative napoleoniche.

REGNO LOMBARDO VENETO

Nonostante il regno lombardo veneto era sotto dominio dell’austria la struttura amministrativa dell'impero
austriaco ebbe anche dei risvolti positivi, come l’estensione del diritto penale ai territori italiani,
l'introduzione del nuovo Codice civile, il miglioramento della pubblica istruzione e la realizzazione di
infrastrutture e opere pubbliche.

I MOTI LIBERALI IN ITALIA

Ben presto iniziò anche in Italia una stagione caratterizzata da moti e insurrezioni. I movimenti di
opposizione ai regimi restauratori ebbero origine a forme di associazionismo segreto, tra cui la Carboneria.
In queste società segrete non si aveva una struttura organizzativa e quindi esistevano vari gruppi molto
diversi tra loro, l’unica cosa in comune che avevano è il voler avere una Costituzione parlamentare.

Le prime rivolte furono nel regno delle due sicilie dove con un’esercito arrivarono fino a Napoli dove
imposero a Francesco di Borbone un governo provvisorio e una Costituzione simile a quella spagnola visto
che nel meridione si avevano forti legami con la spagna.

Oltre alla sicilia si ribello anche palermo contro le truppe napoletane che avevano idee antiboroniche e
separatiste e per questo arrivarono a napoli le truppe austriache.

Da questo questi gruppi liberali volevano creare uno stato indipendente che prevedeva il regno di sardegna
più quello lombardo veneto che per liberarsi dall’austria chiese a carlo alberto la costituzione e fare guerra
all’Austria ma lui non intervenne e quindi intervennero i patrioti. Visto che comunque erano in pochi questi
ribelli vennero fermati facilmente e vennero puniti violentemente.

I MOTI DEL 1831

Successivamente 10 anni dopo ci furono altri moti che interessavano le regioni centrali che come i patriorti
piemontesi si erano affidati a Carlo Alberto che fu obbligato da Metternich a tradire i rivoltosi che
successivamente fecero capo Ciro Menotti che però a causa della scarsità progettuale die rivoltosi che il
mancato appoggio dei francesi falli e venne ucciso.
DEMOCRATICI, MODERATI E NEOGUELFI

Sapendo che non si poteva contare sui sovrani e sugli altri stati si doveva elaborare un programma che
superasse i limiti. Il primo a battersi fu Giuseppe Mazzini che fondo la Giovine Italia che era un’associazione
di liberi cittadini che mirava a riportare l’Italia libera. Lui voleva istaurare una repubblica unitaria e
democratica. Lui cercò subito di attuare il suo programma ma venne scoperto e condannato e scappò in
svizzera dove fondò la giovine europa in cui l’obiettivo era la lotta per l’autodeterminazione delle nazioni
ma venne fermato e scappò a Londra.

Oltre alle idee di Mazzini si diffusero anche posizioni più moderate che prevedevano la creazione di
monarchie costituzionali. Il principale esponente di questo movimento è Gioberti che propose un’unione
confederale tra gli stati italiani presieduta dal papa (stare a capo), lui appunto attribuiva alla Chiesa un
ruolo importante che avrebbe garantito il sostegno della classe dirigente italiana e straniero e della
popolazione che è nella maggior parte cattolica. MOVIMENTO NEOGUELFO

Oltre a Gioberti c’era Balbo che credeva che il regno di Sardegna aveva un ruolo trainante perché doveva
vendicarsi di fronte alla diplomazia europea e Infine come ultimo moderato c’era Azeglio che diceva che
bisognava esserci un programma di riforme graduali.

TERZA VIA

Oltre a le idee di mazzino e quelle dei moderati c’erano altre idee che proponeva un’Italia repubblicana ma
organizzata su base federale. Come esponente di questo movimento c’era Carlo Cattaneo che disse che i
ceti borghesi avrebbero portato l’unità nazionale

LA PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA

Tra le varie proposte quella neoguelfa risultò la migliore appunto fu eletto il papa Pio IX ma a causa del
timido riformismo dei sovrani italiani non fu sufficiente. Per questo in Italia ci furono una serie di
insurrezioni popolari con lo scopo di unificazione nazionale e si chiese si ottenere costituzioni liberali o
democratiche. Tra i primi che si ribellarono furono i siciliani che ottennero con Ferdinando II che obbligo ai
sovrani dell’isola a concedere costituzioni liberali ottenendo lo Statuto Albertino dove si istaurò una forma
si Stato di tipo monarchico costituzionale dove il re era al centro del potere.

Ciò però non risolse il problema della dominazione austriaca e dell’unificazione nazionale. A Milano ci fu lo
sciopero del fumo dove non veniva acquistato il fumo così colpivano le entrate dell’Austria.

Questi qui vennero puniti dagli austriaci violentemente e per questo ci fu una rivolta che dopo 5 giorni di
lotta costrinse all’Austria a ritirarsi e in questi giorni Venezia si proclamò repubblica, la Repubblica Veneta.

Gli avvenimenti milanesi e veneti fecero si che Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria dando inizio alla
prima guerra di indipendenza che fu supportato da Ferdinando II, Pio XI e Leopoldo ma nonostante i primi
successi contro l’Austria l’impero di Torino fu lasciato a gestire i territori liberati. Successivamente durante
la battaglia di Custoza gli austriaci sconfissero i piemontesi costringendoli a firmare l’armistizio di Salasco

LA BREVE STAGIONE DEL 48 DEMOCRATICO ITALIANO

Dopo la guerra Ferdinando II in Sicilia si affrettò a ripristinare un regime reazionario mentre nel resto della
penisola venne attuata una progressiva normalizzazione dove si mirava ad una soluzione repubblicana. Sia
in Toscana che a Roma fu instaurata la repubblica ma in entrambi i casi si ritornò al potere dei sovrani. In
Piemonte Carlo Alberto a causa delle proteste dei democratici fu costretto a dichiarare guerra all’Austria
attaccandola con un esercito che fu sconfitto a Novara e rinunciò l’esercito a favore del figlio vittorio
Emanuele II che firmò un nuovo armistizio. Dopo la guerra Vittorio Emanuele II lasciò in vigore lo Statuto
albertino e il Piemonte rimase il punto di riferimento per i liberali.

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