Sei sulla pagina 1di 3

Percorsi Giuffrè - Obbligazioni pecuniarie: consegna dell'assegno banc... http://www.percorsi.giuffre.it/psixsite/esercitazioni/pareri/Diritto civil...

1 di 3 12/12/2014 18:31
Percorsi Giuffrè - Obbligazioni pecuniarie: consegna dell'assegno banc... http://www.percorsi.giuffre.it/psixsite/esercitazioni/pareri/Diritto civil...

Obbligazioni pecuniarie: consegna dell'assegno bancario in sostituzione di pagamento in denaro. Rifiuto


dell'adempimento da parte del creditore.

Traccia

La ditta Alfa S.p.A., operante nel settore delle costruzioni, è debitrice della somma di euro 8.000,00 nei confronti della Società
Beta S.p.A., per l'acquisto di calcestruzzi e laterizi, come risulta da relativa fattura fiscale.
In data 06.04.2010 Alfa S.p.A., al fine di onorare la propria obbligazione tempestivamente, invia per posta assicurata, presso la
sede legale della Società Beta S.p.A., un assegno bancario dell'importo pattuito a firma della rappresentante legale Lucrezia,
non avendo disponibilità immediata di denaro contante.
Beta S.p.A., ritenendo che l'assegno recapitatole non sia un mezzo di pagamento valido e, peraltro, privo di certezza nei tempi
di pagamento, lo trattiene, senza così metterlo all'incasso, ed avvia nei confronti della ditta Alfa S.p.A. procedura per
ingiunzione di pagamento, notificandole il relativo ricorso ex art. 633 c.p.c.
Lucrezia, legale rappresentante della debitrice Alfa S.p.A., pienamente convinta dell'avvenuto adempimento dell'obbligazione
derivante dal documento contabile, al fine di tutelare gli interessi della ditta da ella rappresentata, si rivolge ad un avvocato.
Il candidato, assunte le vesti del legale della società Alfa, premessi brevi cenni sulle obbligazioni pecuniarie, rediga motivato
parere.

Giurisprudenza

o Cassazione Civile, Sezioni Unite, 04 giugno 2010, n. 13658 per la quale il solo fatto dell'adempimento, da
parte del debitore, della propria obbligazione pecuniaria con un “altro sistema” di pagamento (ovverosia di messa
a disposizione del “valore monetario” spettante) - “sistema” che, comunque, assicuri ugualmente la disponibilità
della somma dovuta – non legittima affatto il creditore a rifiutare il pagamento stesso, essendo all'uopo necessario
che il rifiuto sia sorretto anche da un giustificato motivo, che il creditore deve allegare ed all'occorrenza anche
provare.
o Cassazione Civile, Sezioni Unite, 18 dicembre 2007, n. 26617 per la quale, nelle obbligazioni pecuniarie, il
cui importo sia inferiore a 12.500,00 euro o per le quali non sia imposta per legge una diversa modalità di
pagamento, il debitore ha facoltà di pagare, a sua scelta, in moneta avente corso legale nello Stato o mediante
consegna di assegno circolare; nel primo caso il creditore non può rifiutare il pagamento, come, invece, può nel
secondo solo per giustificato motivo da valutare secondo le regole della correttezza e della buona fede oggettiva;
l'estinzione dell'obbligazione con l'effetto liberatorio per il debitore si verifica nel primo caso con la consegna della
moneta e nel secondo quando il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro,
ricadendo sul debitore il rischio della inconvertibilità dell'assegno.
o Cassazione Civile, sez. III, 14 febbraio 2007, n. 3254 per la quale il creditore di una somma di denaro non è
tenuto ad accettare in pagamento titoli di credito (quali gli assegni circolari o bancari), ma la norma di cui all'art.
1277 cod. civ., di carattere dispositivo, cessa di operare quando esiste una manifestazione di volontà, espressa o
presunta, del creditore in tal senso, ovvero: a) quando esiste un accordo espresso tra debitore assegnante e
creditore assegnatario; b) quando preesiste una pratica costante tra le parti nel senso di attribuire efficacia
solutoria alla consegna, in pagamento, di assegni circolari; c) quando la datio pro solvendo dell'assegno in luogo
del contante sia consentita da usi negoziali.
o Cassazione Civile, sez. III, 07 luglio 2003, n. 10695 per la quale la consegna di assegni circolari, pur non
equivalendo a pagamento a mezzo di somme di denaro, estingue l'obbligazione di pagamento quando il rifiuto del
creditore appare contrario alle regole della correttezza, che impongono allo stesso creditore l'obbligo di prestare la
sua collaborazione all'adempimento dell'obbligazione, a norma dell'art. 1175 cod. civ.

Svolgimento
Aderendo alla recente giurisprudenza delle Sezioni Unite, la condotta della società Beta S.p.A., creditrice, sarà da
ritenersi contraria al principio di buona fede ex art. 1375 cod. civ., in quanto il rifiuto di accettare il pagamento con
assegno, da parte della ditta Alfa S.p.A., appare ingiustificato.
Occorre premettere che le obbligazioni pecuniarie si caratterizzano essenzialmente come debiti di valuta in quanto il
debitore, sin dal sorgere del rapporto obbligatorio, dovrà adempiere pagando una determinata somma di denaro (art.
1227 cod. civ.).
Tradizionalmente si afferma che, essendo il denaro una cosa generica, l'obbligazione pecuniaria si configura come una
obbligazione di dare, avente ad oggetto una cosa generica.
In realtà non c'è dubbio che la definizione dell'oggetto di tale tipo di obbligazione si sta evolvendo, parallelamente al
diffondersi di nuove forme di pagamento, di nuove modalità di trasferimento del denaro, di cui si parlerà innanzi, che
diventa così sempre più moneta contabile, bancaria ed elettronica.
Le obbligazioni pecuniarie sono regolate dal principio nominalistico, secondo cui l'assolvimento dell'obbligazione avviene
con il pagamento della moneta avente corso legale nello Stato, nella quantità originariamente stabilita.
La ragione per la quale il legislatore ha accolto il principio nominalistico consiste, secondo la dottrina tradizionale,
nell'esigenza di raffigurare i debiti pecuniari come entità costanti e di evitare incertezze sull'entità economica del debito
pecuniario: infatti, se si dovesse tener conto delle oscillazioni di valore subite dalla moneta, non si saprebbe mai prima
della scadenza quanto il debitore deve prestare.
Nelle obbligazioni, accanto al debito di valuta, si distingue il debito di valore: in tale ipotesi, il debitore si libera del
proprio debito pagando una somma di danaro corrispondente al valore di un altro debito. Tipica ipotesi è quella
dell'obbligazione risarcitoria: il debito del danneggiante consiste nel risarcire il danno al danneggiato. Solo a seguito della
quantificazione del danno da parte del giudice tale debito, originariamente di valore, si trasforma nel pagamento di una
somma di danaro (debito c.d. di valuta).
Caratteristica centrale delle obbligazioni pecuniarie, pertanto, è che il danaro costituisce il mezzo di pagamento e lo

2 di 3 12/12/2014 18:31
Percorsi Giuffrè - Obbligazioni pecuniarie: consegna dell'assegno banc... http://www.percorsi.giuffre.it/psixsite/esercitazioni/pareri/Diritto civil...

strumento di valutazione dell'obbligazione.


Il mondo degli affari ha individuato, come si diceva sopra, altri strumenti di pagamento diversi dal denaro: si pensi ai
titoli di credito, ai bancomat, alle carte di credito e di debito, alla poste pay, ecc. Anche se corrispondenti a logiche
commerciali differenti, le suddette ipotesi sono caratterizzate dalla funzione di pagamento riconosciuta dall'ordinamento
giuridico. Per convenzione, pertanto, un assegno equivale al quantum di danaro ivi indicato.
Nel caso oggetto del presente parere è, in primo luogo, necessario valutare se la consegna dell'assegno bancario operata
dalla ditta Alfa S.p.A. sia idonea ad estinguere la obbligazione originaria dedotta nel contratto di vendita del materiale
edile, al pari della consegna di denaro contante.
In ordine alla questione è sorto, nel corso degli anni passati, un contrasto giurisprudenziale.
Secondo l'orientamento tradizionale e prevalente, la consegna di assegni circolari o bancari da parte del debitore “si
configura come datio in solutum o, più precisamente, come proposta di datio pro solvendo, la cui efficacia liberatoria
dipende dal preventivo assenso del creditore ovvero dalla sua accettazione che è ravvisabile quando trattenga e riscuota
l'assegno; in tale ipotesi la prestazione diversa da quella voluta è da ritenere acettata con riserva, quanto al definitivo
effetto liberatorio, dall'esito della condizione salvo buon fine o salvo incasso inerente all'accettazione di un credito anche
cartolare, in pagamento dell'importo dovuto in numerario” (Cfr. Cass. Civ., sez. III, 14.02.2007, n. 3254; conf. Cass. Civ.,
sez. III, 10.06.2005, n. 12324; Cass. Civ., sez. III, 10.02.2003, n. 1939).
Seguendo tale impostazione giurisprudenziale (c. d. della datio in solutum), i debiti pecuniari si estinguerebbero con
moneta avente corso legale nello Stato, come stabilito dall'art. 1277, comma I, cod. civ. sebbene l'assegno, sia bancario
sia circolare costituisca mezzo di pagamento, la consegna o la trasmissione di esso si intenderebbe fatta “pro solvendo” e
non “pro soluto”, con esclusione dell'immediato effetto estintivo del debito.
Pertanto, l'invio di assegno in luogo della somma di denaro, configurando una violazione sia degli artt. 1277 e 1197 cod.
civ. che dell'art. 1182 cod. civ. non equivarrebbe al pagamento in contanti e non estinguerebbe la obbligazione,
legittimando così il rifiuto del creditore di accettare l'assegno stesso.
Secondo un altro orientamento della Suprema Corte di legittimità, minoritario, invece, “la consegna di assegni circolari,
pur non equivalendo a pagamento a mezzo di somme di denaro, estingue l'obbligazione di pagamento quando il rifiuto del
creditore appare contrario alle regole della correttezza, che impongono allo stesso creditore l'obbligo di prestare la sua
collaborazione all'adempimento dell'obbligazione, a norma dell'art. 1175 cod. civ.” (Cfr. Cass. Civ., sez. III, 07 luglio 2003,
n. 10695, conf. Cass. Civ., sez. III, 16.02.1998, n. 1351).
In virtù di tale arresto giurisprudenziale, gli assegni circolari o bancari, garantendo al creditore sicurezza del
conseguimento della somma di denaro indicata, in ragione delle modalità di emissione, e facilità della circolazione,
renderebbero contrario a buona fede e, quindi, illegittimo, il loro rifiuto da parte del creditore.
Il contrasto giurisprudenziale sopra delineato è stato risolto dalle Sezioni Unite della Suprema Corte regolatrice che,
aderendo all'orientamento minoritario sopra richiamato, hanno riconosciuto efficacia solutoria ai mezzi alternativi di
pagamento che, come gli assegni, eliminano il trasferimento materiale della moneta.
L'art. 1277 cod. civ. non riguarderebbe le modalità di pagamento ma la necessità che i mezzi monetari impiegati si
riferiscano al sistema valutario nazionale, evidenziando una concezione del denaro come unità di misura dei valori
monetari. Secondo le Sezioni Unite, “con questa interpretazione dell'art. 1277 cod. civ. risultano ammissibili altri sistemi di
pagamento purché garantiscano al creditore il medesimo effetto del pagamento in contanti e, cioè, forniscano la
disponibilità della somma di denaro dovuta. Tale effetto sicuramente produce l'assegno circolare o bancario con il quale,
stante la precostituzione della provvista, tramite l'intermediazione di una banca, si realizza il trasferimento della somma di
denaro con la messa a disposizione del creditore” (Cfr. Cass. Civ., Sezioni Unite, 18.12.2007, n. 26617).
Posto, dunque, che oggetto del pagamento non è la moneta avente corso legale ma il valore monetario o la quantità di
denaro, la consegna dell'assegno bancario da parte della ditta Alfa S.p.A. non rappresenta dunque un mezzo alternativo
di adempimento rientrante nello schema della datio in solutum ex art. 1197 cod. civ. bensì una diversa modalità di
pagamento.
Nel caso prospettato emerge l'ulteriore questione relativa al rifiuto (insito nel trattenere l'assegno senza incassarlo), da
parte della società Beta S.p.A., creditrice del rapporto instaurato, della modalità di pagamento offerta dalla ditta Alfa
S.p.A.
Al riguardo giova sottolineare un ulteriore e quanto mai recente orientamento delle Sezioni Unite del Massimo Organo
della Nomofilachia, secondo il quale, “il solo fatto dell'adempimento, da parte del debitore, della propria obbligazione
pecuniaria con un altro sistema di pagamento (che assicuri la disponibilità della somma dovuta) non legittima affatto il
creditore a rifiutare il pagamento stesso, essendo all'uopo necessario che il rifiuto sia sorretto anche da un giustificato
motivo, che il creditore deve allegare ed all'occorrenza anche provare” (Cfr. Cass. Civ., Sezioni Unite, 04.06.2010, n.
13658).
Nella fattispecie relativa alla questione in esame, non si evince dalla traccia l'esistenza, da parte della società Beta
S.p.A., di alcun motivo a giustificazione del mancato incasso dell'assegno nonostante sia pervenuto regolarmente presso
la sua sede legale: risultano, in tal modo, essere state violate le regole della correttezza (art. 1175 cod. civ.) e della
buona fede oggettiva (art. 1375 cod. civ.).
Non a caso l'obbligo di buona fede o correttezza, ex art. 1175 cod. civ., gravante sul creditore, costituisce, ex art. 2
Cost., “un autonomo dovere giuridico, espressione di un generale principio di solidarietà sociale che impone di mantenere,
nei rapporti della vita di relazione, un comportamento leale, comunque volto alla salvaguardia dell'utilità altrui, nei limiti
dell'apprezzabile sacrificio” (Cfr. Cass. Civ., sez. III, 05.03.2009, n. 5349).
In conclusione e, da un punto di vista strettamente processuale, Lucrezia, quale legale rappresentante della ditta Alfa
S.p.A., potrà opporsi alla ingiunzione di pagamento notificatale, dinanzi l'Autorità Giudiziaria competente, con atto di
citazione ex art. 645 c. p. c., nel quale dovrà far emergere l'acquisizione concreta, da parte della creditrice Beta S.p.A.,
della disponibilità giuridica della somma di denaro pattuita e dedotta nella fattura commerciale emessa, producendo così
l'estinzione dell'obbligazione pecuniaria con conseguente suo effetto liberatorio.

(di Giuseppe Potenza)

3 di 3 12/12/2014 18:31