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Il contratto di conto corrente e l’assegno


bancario. Non sussiste la responsabilità
contrattuale della Banca trattaria per il
pagamento di assegni falsificati se ha verificato
con diligenza la rispondenza della firma all’originale.

Traccia

Tizio stipula un contratto di conto corrente con la Banca Gamma.


Pochi mesi dopo, egli smarrisce il carnet degli assegni, consegnatogli dalla Banca, contenente tre moduli in bianco.
Il giorno dopo, Tizio, recatosi in Banca, per informare il direttore dell’accaduto, apprende che due dei tre assegni smarriti,
recanti la sua firma di traenza opportunamente falsificata, siano stati utilizzati per aprire altrettanti conti correnti presso la
Banca Alfa, da persone identificate tramite documenti risultati falsi.
Esaminati gli assegni falsificati anche con l’uso di una lente di ingrandimento, Tizio si accorge che le firme di traenza apposte
sugli stessi siano perfettamente identiche a quella da lui depositata presso la Banca trattaria, Gamma, tanto da far pensare che
le stesse siano state falsificate attraverso l’utilizzo di mezzi elettronici.
Resosi conto che la negoziazione degli assegni abbia comportato l’addebito in conto corrette delle somme portare nei titoli, Tizio
si reca dal proprio legale per verificare se la condotta della Banca Gamma sia legittima.
Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, premessi brevi cenni sugli istituti giuridici coinvolti, rediga un parere motivato
sulla vicenda.

Giurisprudenza

o Cassazione Civile, sez. I, 02 aprile 2010, n. 8127. In tema di pagamento di assegni di conto corrente che si
assumono falsificati o alterati, la diligenza della banca trattaria nel riscontrare la corrispondenza delle firme di traenza
allo specimen depositato dal correntista, diligenza che coincide con la normale diligenza inerente all'attività bancaria,
cioè con la diligenza media, va ravvisata quando, ad un esame attento, benché a vista, del titolo, la difformità delle
sottoscrizioni non sia rilevabile "ictu oculi", in quanto la banca non è tenuta a predisporre particolari attrezzature idonee
ad evidenziare il falso o l'alterazione mediante strumenti meccanici o chimici, né si richiede che i suoi dipendenti abbiano
una particolare competenza in grafologia.
o Cassazione Civile, sez. I, 19 maggio 2000, n. 6524. La banca trattaria, cui sia presentato per l'incasso un assegno
bancario, ha il dovere di pagarlo se l'eventuale irregolarità (falsificazione o alterazione) dei requisiti esteriori non sia
rilevabile con la normale diligenza inerente all'attività bancaria e che coincide con la diligenza media, non essendo
tenuta a predisporre un'attrezzatura qualificata con strumenti meccanici o chimici al fine di un controllo dell'autenticità
delle sottoscrizioni o delle contraffazioni dei titoli presentati per la riscossione.
o Cassazione Civile, sez. I, 23 dicembre 1993, n. 12761. La diligenza della banca trattaria nel riscuotere la
corrispondenza delle firme di traenza allo specimen depositato dal correntista va ravvisata quando ad un esame attento,
benché a vista, del titolo la difformità delle sottoscrizioni non sia rilevabile.

Svolgimento
Al fine di verificare la legittimità della condotta posta in essere dalla Banca trattaria Gamma è necessario,
preliminarmente, svolgere brevi cenni in ordine alla disciplina civilistica relativa al contratto di conto corrente ed
all'adempimento, da parte del debitore, della prestazione indicata nei titoli di credito, con particolare riferimento alla
qualificazione della diligenza a quest'ultimo imposta.
In primo luogo, è quindi necessario sottolineare che, ai sensi dell’art. 1852 c.c., il conto corrente bancario si concretizzi
in un contratto mediante il quale l’istituto di credito ed il cliente decidono di regolare in conto corrente i crediti scaturenti
da un deposito, da una apertura di credito o da altre operazioni bancarie.
In tale ipotesi, il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito, salva l’osservanza
del termine di preavviso eventualmente pattuito con la Banca.
Ebbene, il predetto contratto, da considerarsi atipico in quanto non espressamente disciplinato dal Legislatore, si
caratterizza, rispetto al contratto di conto corrente di cui all’art. 1823 c.c., per il fatto che, unitamente alla gestione delle
somme di denaro delle quali il cliente può disporre presso la Banca, si configurino in capo all’istituto di credito una serie
di ulteriori incarichi di gestione, ad esso affidati dal cliente.
Tra questi rientrano tutte le attività di pagamento e di riscossione effettuate nell’interesse del correntista (bonifici,
giroconti, pagamenti periodici delle utenze, etc.) nonché ulteriori servizi, previsti da specifiche convenzioni
eventualmente pattuite con il titolare del conto, relativi all’utilizzo della cassa continua per i versamenti ed all’uso dei
bancomat, anche di diversi istituti di credito, oltre alla consegna del carnet di assegni.
Differentemente dall’ipotesi di contratto disciplinata dal citato art. 1823 c.c., inoltre, il correntista, lungi dal dover
attendere la chiusura del conto al fine di poter esigere le somme ivi depositate, può disporre in qualsiasi momento del
saldo derivante dal calcolo algebrico tra i versamenti ed i prelevamenti, sia in contanti che mediante l’emissione di
assegni.
L’atto negoziale in esame, pur non costituendo un contratto formale, si conclude di solito mediante la sottoscrizione di
appositi moduli predisposti dalla Banca stessa e può essere pattuito a tempo determinato o a tempo indeterminato;
pertanto, lo stesso può estinguersi per scadenza del termine, per recesso unilaterale di una delle parti ovvero nell’ipotesi
di morte, interdizione o fallimento del correntista.
Come anticipato, uno dei servizi aggiuntivi che l’istituto di credito può erogare in favore del cliente è la consegna di un
carnet di assegni; questi ultimi, come noto, costituiscono dei titoli di credito, contenenti l’ordine incondizionato, rivolto da

1 di 2 12/12/2014 18:42
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un soggetto ad una Banca, di pagare a vista la somma specificata ad una determinata persona ovvero al portatore.
Quest'ultimo, pertanto, rientra certamente nella tipologia dei titoli all'ordine, la cui circolazione, ai sensi dell'art. 2008
c.c., è disciplinata secondo le regole concernenti la girata.
Al riguardo, giova peraltro sottolineare che il correntista sia tenuto a depositare immediatamente presso la Banca la
propria firma (cosiddetto specimen), al fine di consentire la verifica in ordine alla autenticità delle sottoscrizioni apposte
sugli assegni successivamente emessi.
Ebbene, la Banca, al fine di adempiere agli obblighi alla stessa imposti, conformemente al dettato di cui al'art. 1992 c.c.,
è tenuta ad eseguire il pagamento della somma indicata nel titolo in favore del possessore di quest’ultimo, purché egli sia
legittimato nelle forme previste dalla Legge.
Peraltro, pare opportuno rilevare che, a norma del secondo comma della predetta disposizione normativa “il debitore, che
senza dolo o colpa grave adempie la prestazione nei confronti del possessore, è liberato anche se questi non è titolare del
diritto”.
La norma de qua specifica, evidentemente, il principio generale sancito dall'art. 1189 c.c., il quale prevede la liberazione
del debitore qualora il pagamento al creditore apparente sia effettuato in buona fede.
Pertanto, nell’ipotesi in questione, quand'anche il debitore eseguisse la prestazione nei confronti di un soggetto,
possessore del titolo di credito ma non titolare del relativo diritto – avendo precedentemente falsificato l’assegno – egli
sarebbe comunque liberato dall'adempimento della prestazione, qualora la condotta posta in essere sia connotata dalla
diligenza richiesta dal Legislatore.
L'obbligo di diligenza, peraltro, sussiste in capo all'istituto di credito anche in virtù dell'art. 1823 c.c., che impone
necessariamente il rispetto degli obblighi generali di correttezza e diligenza nell'esecuzione del contratto, a norma degli
artt. 1176, comma 2 e 1218 c.c.
In particolare, per quanto concerne la definizione della diligenza imposta alla Banca trattaria, la Suprema Corte di
Cassazione ha chiarito, a più riprese, che “in tema di pagamento di assegni di conto corrente che si assumono falsificati o
alterati, la diligenza della banca trattaria nel riscontrare la corrispondenza delle firme di traenza allo specimen depositato
dal correntista, diligenza che coincide con la normale diligenza inerente all'attività bancaria, cioè con la diligenza media,
va ravvisata quando, ad un esame attento, benché a vista, del titolo, la difformità delle sottoscrizioni non sia rilevabile
"ictu oculi", in quanto la banca non è tenuta a predisporre particolari attrezzature idonee ad evidenziare il falso o
l'alterazione mediante strumenti meccanici o chimici, né si richiede che i suoi dipendenti abbiano una particolare
competenza in grafologia” (Cassazione Civile, sez. I, 02 aprile 2010, n. 8127).
Pertanto, la banca trattaria ha certamente l'obbligo di adempiere alla prestazione ad essa imposta, così come indicata
nell'assegno bancario, con la diligenza media, circostanza che impone necessariamente un controllo, ictu oculi, quanto
meno circa la autenticità della sottoscrizione apposta sul titolo e la sua rispondenza a quella depositata dal correntista in
occasione della apertura del conto corrente. Ciò in quanto, in virtù degli obblighi di correttezza e diligenza, essa è tenuta
a salvaguardare l'effettivo titolare del diritto, ovvero l'intestatario del conto corrente, mediante un accurato controllo
sulla legittimazione del possessore del titolo.
Ebbene, nella fattispecie in esame, la Banca trattaria Gamma ha certamente stipulato con Tizio un contratto di conto
corrente bancario, in virtù del quale, a seguito del deposito della firma dello stesso, ha provveduto al rilascio del carnet
di assegni.
La stessa, peraltro, ha in seguito effettuato il pagamento, in favore della Banca girataria Alfa, degli assegni bancari già
smarriti dal correntista Tizio ed opportunamente falsificati dai possessori dei titoli.
La condotta del suddetto istituto di credito deve, però, essere considerata certamente legittima, anche alla luce
dell'interpretazione fornita dalla Suprema Corte di Cassazione in ordine alla nozione di diligenza alla stessa imposta.
La falsificazione della sottoscrizione di Tizio, infatti, non poteva certamente essere riscontrabile ad un attento esame ictu
oculi dell'assegno bancario, risultando perfettamente rispondente all'originale depositato presso la medesima Banca.
Lo stesso Tizio, infatti, nell'esaminare il titolo di credito falsificato ha riscontrato la precisa riproduzione della
sottoscrizione autentica.
Né, come detto, l'istituto di credito avrebbe potuto essere considerato tenuto a dotarsi di strumenti meccanici o chimici
idonei ad individuare le falsificazioni od alterazioni contenute nei titoli di credito.
Pertanto, la Banca Gamma ha certamente adempiuto alla prestazione ad essa imposta con la diligenza richiesta dagli
artt. 1992 e 1179, comma 2 c.c., non potendosi, viceversa, configurare in capo alla stessa alcuna condotta dolosa o
gravemente colposa; conseguentemente, il pagamento al possessore non legittimato del titolo di credito, sub specie di
accreditamento delle somme di denaro sui nuovi conti correnti accesi presso la Banca girataria Alfa, non può in alcun
modo configurare un'ipotesi di responsabilità contrattuale della banca trattaria nei confronti del correntista Tizio il quale,
pertanto, non avrà diritto di rivalersi nei confronti della stessa.
(di Avv. Irene Gana)

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