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Percorsi Giuffrè - Esame avvocato - Traccia del 14 dicembre 2010 (par... http://www.percorsi.giuffre.it/psixsite/esercitazioni/pareri/Diritto civil...

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Percorsi Giuffrè - Esame avvocato - Traccia del 14 dicembre 2010 (par... http://www.percorsi.giuffre.it/psixsite/esercitazioni/pareri/Diritto civil...

Contratto d'opera intellettuale: recesso del professionista e giusta causa. Compenso spettante al professionista e
rimborso delle spese borsuali sostenute nell'interesse del committente.

Traccia 1 Esame 2010

La società Beta conferisce a Tizio, dottore commercialista, incarico professionale di difenderla innanzi alla competente
commissione tributaria provinciale in un contenzioso tributario particolarmente complesso relativo a taluni contestati avvisi di
rettifica. In forza di suddetto incarico, Tizio svolge per un lungo periodo di tempo l'attività professionale difensiva. Nel corso di
tale attività il professionista Tizio riceve una missiva proveniente dalla società Beta con la quale gli si comunica l'intenzione di
affiancargli nel compimento dell'attività difensiva l'avvocato Caio specializzato nella materia fiscale a seguito del procedimento.
Al ricevimento della missiva Tizio comunica alla società Beta la propria volontà di recedere dal contratto.
Nel contesto della medesima missiva lo stesso formula richiesta di rimborso delle spese effettuate e di corresponsione del
compenso oltreché il risarcimento del danno subito.
Il candidato, assunte le vesti di legale della società Beta, rediga parere motivato in ordine alla fondatezza della pretesa del
professionista Tizio.
Giurisprudenza
o Corte Appello Milano, 24 settembre 2008 per la quale è privo di giusta causa il recesso del dottore
commercialista dal mandato professionale determinato esclusivamente dalla nomina di un ulteriore difensore di
fiducia: ne deriva che, ai sensi dell'art. 2237 cod. civ., a seguito del recesso il professionista non ha diritto al
rimborso delle spese borsuali sostenute per conto e nell'interesse del cliente, salvo il risarcimento dell'eventuale
pregiudizio causato al cliente.
o Cassazione Civile, 1 ottobre 2008, n. 24367 per la quale il concetto di giusta causa che rileva nel
recesso del contratto d'opera professionale, deve consistere in una situazione sopravvenuta che attiene allo stesso
svolgimento del rapporto contrattuale, impedendo la realizzazione della funzione economico-giuridica e, quindi, il
conseguimento della causa del negozio, fonte del rapporto, considerata nel suo aspetto funzionale.
o Cassazione Civile, sez. Lav., 25 giugno 2007, n. 14702 per la quale l'art. 2237, II comma, cod. civ.,
nel consentire al professionista di recedere dal contratto di prestazione di opera intellettuale, ammette la facoltà
di recesso indipendentemente da quello che è stato il comportamento del prestatore d'opera intellettuale, ossia
prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest'ultimo.

Svolgimento
Aderendo alla recente giurisprudenza, il recesso del professionista Tizio è valido ed efficace, anche in mancanza di una
giusta causa, ma ad egli non spetterà il diritto ad esigere il compenso per l'attività prestata, potendo ottenere solo il
rimborso delle spese borsuali effettuate nell'interesse della società Beta.
Occorre premettere che il contratto d'opera intellettuale si può definire come un contratto nominato, a prestazioni
corrispettive, a titolo oneroso, avente ad oggetto la prestazione di una opera intellettuale che può consistere in un
risultato obiettivo (opus), in un comportamento tecnico, o in un servizio, dietro adeguato compenso, oggetto che viene
realizzato mediante una organizzazione di lavoro facente capo in via normale al debitore.
L'art. 2230 cod. civ. determina la disciplina del contratto di prestazione d'opera intellettuale richiamando, per un verso,
la normativa dettata nel capo II, titolo III, libro V, del Codice Civile, per altro verso, in quanto compatibili, le disposizioni
dettate per il contratto d'opera. Quest'ultimo e il contratto di prestazione d'opera intellettuale si configurano come due
species del medesimo genus, rappresentato dalla categoria del lavoro autonomo, nell'ambito della quale l'articolazione
nelle due tipiche fattispecie si caratterizza per gli elementi di differenziazione risultanti dalla disciplina specifica dettata
dagli artt. 2229 e ss. cod. civ.
Parti del contratto di prestazione d'opera intellettuale sono il prestatore d'opera o professionista da un lato, ed il
cliente o committente dall'altro. In relazione al primo occorre distinguere tra liberi professionisti appartenenti a
categorie c.d. “protette” dalla legge, per le quali è predisposta, ai fini dell'esercizio della professione, la iscrizione in
appositi albi e liberi professionisti per i quali non è prescritto analogo obbligo.
L'altro soggetto del rapporto è il cliente, ossia una persona fisica o giuridica che, stipulando il relativo contratto,
conferisce al professionista l'incarico, persona che non è necessariamente il soggetto nel cui interesse viene eseguita la
prestazione d'opera intellettuale. Può infatti accadere che il cliente conferisca l'incarico con la intesa che le prestazioni
vadano a vantaggio di un terzo, assumendo in proprio l'obbligo di corrispondere il compenso al professionista,
eventualmente riservandosi di dare le istruzioni del caso per l'esecuzione delle prestazioni.
Nel caso oggetto del presente parere, la prima questione riguarda la possibilità di ritenersi fondato o meno il recesso dal
contratto di prestazione d'opera intellettuale comunicato da Tizio alla società Beta, e se tale recesso sia sorretto da
giusta causa, ai sensi dell'art. 2237 cod. civ.
Nello specifico, occorre chiedersi, innanzitutto, se la causa che avrebbe giustificato tale recesso dal rapporto instauratosi,
sia da individuarsi nella presunta rottura del vincolo fiduciario intercorrente con la società Beta, sua cliente, che a dire
dello stesso, sarebbe stata determinata dalla nomina aggiuntiva dell'Avv. Caio, specializzato nella trattazione di
controversie in materia fiscale.
Al riguardo la giurisprudenza di merito ha chiarito che “non sussiste giustificato motivo di recesso, qualora il recesso
stesso sia motivato con la avvenuta nomina da parte del cliente di altro professionista, per affiancarlo al solo fine di
aumentare la probabilità di vittoria in giudizio, comunicazione effettuata con garbo e conferma della fiducia” (Cfr. Corte
Appello Milano, 24.09.20008). Tale assunto fonda il proprio convincimento sul concetto di “giusta causa” di recesso dal
contratto d'opera professionale che consiste, secondo la dottrina maggioritaria, in un avvenimento esteriore che,
influendo sullo svolgimento del rapporto, determina la prevalenza dell'interesse di una parte alla estinzione sull'interesse
dell'altra alla conservazione del rapporto.
Dunque, il concetto di giusta causa che rileva nel caso di specie dovrebbe consistere in una situazione sopravvenuta che
attiene allo stesso svolgimento del rapporto, impedendo la realizzazione della funzione economico-giuridica e, quindi, il
conseguimento della causa del negozio, fonte del rapporto, considerata nel suo aspetto funzionale (Cfr. Cass. Civ.,

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01.10.2008, n. 24367).
Ciò detto, ben evidente appare, nel caso de quo, come il comportamento operato da Tizio, non sia sorretto da alcuna
situazione sopravvenuta che impedisca il realizzarsi delle finalità giuridiche del contratto stipulato con la società Beta e,
quindi, da una giusta causa.
Tuttavia occorre chiedersi se la dichiarazione unilaterale rivolta a Beta dallo stesso Tizio, sebbene non sorretta da giusta
causa, possa operare quale valida causa di estinzione del rapporto contrattuale instauratosi. Con riferimento a tale
questione giuridica, emerge una ulteriore pronuncia della Suprema Corte regolatrice in virtù della quale “l'art. 2237, II
comma, cod. civ., nel consentire al professionista di recedere dal contratto di prestazione di opera intellettuale, ammette la
facoltà di recesso indipendentemente da quello che è stato il comportamento del prestatore d'opera intellettuale, ossia
prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest'ultimo” (Cfr. Cass. Civ., Sez. Lav., 25.06.2007, n.
14702, conf. Cass. Civ., Sez. Lav., 11.06.1999, n. 1332).
Pertanto, aderendo a siffatto ultimo orientamento giurisprudenziale, il recesso comunicato a Beta da Tizio, sebbene privo
di giusta causa, produce comunque i suoi effetti.
Inoltre, è da aggiungere che la semplice nomina o la sola intenzione di avvicinamento di un secondo prestatore d'opera
non sembra costituire un elemento dirimente sul piano dell'adempimento delle obbligazioni scaturenti dal contratto, sulla
cui base poter ritenere configurabile un serio ed apprezzabile “vulnus” al vincolo fiduciario sussistente tra le parti. Se
davvero dovesse considerarsi operante tale ultima ipotesi, la società Beta avrebbe certamente provveduto a revocare il
mandato conferito a Tizio invece di decidere di affiancargli in aiuto un secondo, che peraltro, oltre ad essere dotato di
uno specifico bagaglio tecnico nella stessa materia considerata, è operante in un diverso ambito professionale. Pertanto,
non certamente si manifesta una insoddisfazione della cliente Beta per l'operato svolto da Tizio, bensì un evidente
desiderio nel voler accrescere le proprie chance di vittoria – nel contenzioso in essere presso la commissione tributaria –
con la nomina dell'Avv. Caio, specializzato in materia fiscale (Cfr. Cass. Civ., 04.05.2005, n. 9260).
Ulteriore problematica rinvenibile nel caso di specie riguarda la fondatezza della richiesta, da parte di Tizio, di rimborso
delle spese effettuate e di corresponsione del compenso per l'opera prestata sino al momento dell'avvenuto recesso.
Al riguardo, la norma di cui al II comma dell'art. 2237 cod. civ. prevede che il professionista può recedere dal contratto
per giusta causa e, in tale eventualità, ha diritto alla refusione delle spese ed al compenso per l'opera svolta, da
determinarsi con riguardo al risultato utile che ne sia derivato al cliente.
Per converso, qualora il professionista receda in mancanza di giusta causa (come parrebbe essere nel caso di Tizio) e,
quindi, nel caso di recesso ingiustificato, ai sensi dell'art. 2237 c.c. egli, come precisato dalla giurisprudenza, “non ha
diritto al rimborso delle spese fatte ed al compenso per l'opera svolta ma, al più, al solo rimborso delle spese borsuali
sostenute per conto e nell'interesse del cliente salvo il risarcimento dell'eventuale pregiudizio causato al cliente stesso”
(Cfr. Corte App. Milano, 24 settembre 2008).
In virtù di tale impostazione, a Tizio potrebbe, dunque, essere riconosciuto il solo diritto al rimborso delle spese borsuali
sostenute e sempre a condizione che alla società Beta non sia derivato, a causa di tale brusco ed immotivato recesso, un
pregiudizio (ex art. 2237, III comma, cod. civ.).
Riguardo a quest'ultimo profilo appare fondamentale rilevare come, in linea di massima, la giurisprudenza di legittimità
abbia altresì espresso il principio secondo il quale "il recesso ingiustificato dal contratto di una delle parti, integrando
inadempimento della stessa, giustifica la condanna generica di questa al risarcimento del danno, indipendentemente dal
concreto accertamento di uno specifico pregiudizio patrimoniale, posto che l'anticipato scioglimento del rapporto è di per sé
un evento potenzialmente generatore di danno, avendo turbato e compromesso le aspettative economiche della parte
adempiente, anche se fatti specifici di violazione contrattuale non abbiano, in ipotesi, prodotto direttamente alcun
pregiudizio patrimoniale al contraente incolpevole" (Cfr. Cass. Civ., 23.05.2000, n. 6690). Pertanto infondata appare la
ulteriore richiesta di risarcimento dei danni, formulata dal professionista Tizio, resosi responsabile di un recesso
ingiustificato dal contratto d'opera intellettuale stipulato con la committente Beta.
Stante infatti l'arbitrarietà del recesso esercitato dal prestatore d'opera, è evidente che qualora lo stesso abbia
comportato pregiudizio alla committente Beta, sarà semmai quest'ultima ad avere il diritto di agire nei confronti del
primo al fine di ottenere il risarcimento dell'eventuale danno subito, chiaro essendo il dettato di cui al III comma dell'art.
2237 c.c.
Da un punto di vista strettamente processuale, in conclusione, qualora Tizio dovesse notificare alla società Beta ricorso
per ingiunzione di pagamento delle somme richieste per l'opera prestata, quest'ultima potrà opporsi dinanzi l'Autorità
giudiziaria competente con atto di citazione in opposizione, ex art. 645 c.p.c., chiedendo la revoca dell'eventuale
decreto ingiuntivo emesso, previo accertamento della inesistenza della pretesa creditoria da parte del professionista in
conseguenza del suo recesso – privo di giusta causa – dal rapporto d'opera professionale.

(di Giuseppe Potenza)

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