Sei sulla pagina 1di 6

MASACCIO

Masaccio nacque nel 1401 a Castel San Giovanni, la sua formazione artistica avvenne a Firenze nel 1417.
Avendo scarse notizie sulla sua biografia non si conoscono di preciso quali furono i suoi insegnanti, e si
pensa che l’unico fosse Niccolò di Lapo.
Collaborò con Masolino da Panicale e lavorò a Pisa e a Roma, dove morì prematuramente nel 1428.
Masaccio è il terzo protagonista, insieme a Brunelleschi e Donatello, della rivoluzione artistica del primo
Quattrocento. La sua pittura si caratterizza per il recupero della lezione giottesca e l’ispirazione
all’antico, la coerente resa prospettica dello spazio, la concreta volumetria dei corpi, l’espressività di
volti e gesti, l’umanizzazione delle storie sacre.

SANT’ANNA METTERZA
Sant’Anna Metterza è una pala d’altare dipinta tra il 1424 e il 1425 per la chiesa di Sant’Ambrogio a
Firenze. La pala è il primo frutto della collaborazione tra Masaccio e Masolino. Il dipinto rappresenta la
Madonna in trono con il Bambino e Sant’Anna, madre di Maria e circondati da 5 angeli. A Masolino viene
conferita l’esecuzione della Sant’Anna e quella dei 4 angeli e quelli della reggicortina centrale e sinistra.
A Masaccio si deve la realizzazione dell’angelo reggicortina di destra e della Vergine con il Bambino. La
Madonna con il Bambino, attribuita a Masaccio, ha una solida compattezza piramidale, accentuata dal
panneggio della veste. L’espressione della Vergine è seria e composta. Il corpo occupa uno spazio reale
creato attraverso la scansione prospettica di piani successivi di profondità. L’angelo reggicortina di
destra, riferito a Masaccio, è investito in pieno dalla luce che scolpisce i volumi, infatti definisce i volumi
attraverso l’uso del chiaro scuro.

IL POLLITICO DI PISA
Nel 1426 Masaccio dipinge il Polittico per l’altare della chiesa del Carmine di Pisa. Fu smembrato nel
Seicento: i pannelli superstiti si conservano oggi in vari musei. Il pittore si rivela aggiornato sulle novità
introdotte da Donatello e Brunelleschi in materia di prospettiva, volumi e linguaggio architettonico. In
quest’opera Gesù viene raffigurato nel compiere un gesto spontaneo (simbolo del realismo) mangiando
dell’uva, che la madre gli pone. L’allusione è al vino, simbolo eucaristico del sangue di Cristo. La sua
aureola ellittica è data dall’uso della prospettiva, così come il trono sul quale risiede la Madonna e la
linea d’orizzonte (LO), posta sulla seduta della Vergine, è rapportata alla posizione
dell’osservatore(prospettiva). Inoltre rosoni, colonnine di diversi ordini, pedana del trono sono di
derivazione classica (Brunelleschi). Nella Crocifissione, posta nella parte superiore della pala i
personaggi sono rappresentati su uno sfondo d’oro che esalta il loro volume (Gesù, Maria, Maddalena e
San Giovanni). La Vergine ha il volto stanco e segnato, simbolo del realismo così come il chiaro scuro che
costituisce un panneggio pesante.

LA CAPPELLA DEI BRANCACCI


La decorazione della cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine a Firenze è commissionata dal ricco
mercante Felice di Michele Brancacci. Il ciclo di affreschi è ripartito concordemente tra Masaccio e
Masolino che vi lavorano dal 1424 al 1428, ma è completato, dopo una lunga interruzione, da Filippino
Lippi tra il 1481 e il 1483. Vi si raffigurano storie della Genesi e della Vita di Pietro. Il significato è racchiuso
nella figura di San Pietro che allude alla Chiesa: attraverso di essa si compie il percorso di salvezza
dell’uomo dopo il peccato originale reso possibile dal sacrificio di Cristo.

IL TRIBUTO
Nell’affresco del Tributo viene rappresentato un episodio del Vangelo di Matteo, Il Vangelo di Matteo
narra l’entrata di Cristo a Cafarnao. Il gabelliere chiede la tassa per il Tempio di Gerusalemme: Cristo
ordina a Pietro di andare a pescare un pesce che miracolosamente avrà nella pancia una moneta
d’argento; con essa Pietro paga il tributo. L’artista rappresenta nel dipinto 4 momenti diversi. Il primo
momento, al centro, corrisponde a quando il gabelliere esige il tributo, si tratta di una rappresentazione
di grande intensità nella quale Masaccio mette in evidenza lo stupore degli apostoli. Successivamente
Cristo comanda Pietro dicendo di andare a pescare, a sinistra della riva viene raffigurato pescare da solo
mentre a destra appare in primo piano e consegna il denaro all’estrattore. Per accentuare la profondità
della scena le montagne sono via via più chiare. Cristo è il centro prospettico e simbolico attorno al
quale stanno gli Apostoli in semicerchio. L’edificio laterale posto in scorcio contribuisce a misurare lo
spazio. RINASCIMENTALE: la centralità dell’uomo, rappresentazione più scene contemporaneamente,
unico paesaggio con la centralità di Cristo, gesto di Cristo. GOTICO: ricchezza narrativa e gesto di Cristo.

CACCIATA DAL PARADISO TERRESTRE


In questo affresco vengono rappresentati Adamo ed Eva nel momento in cui l’angelo di Dio li caccia
dall’Eden. Le due figure sono completamente nude e attraverso un restauro sono state tolte le foglie
che celavano il sesso dei personaggi. I corpi appaiono massicci e sgraziati, modellati da un forte
chiaroscuro. All’urlo straziante di Eva che scopre la propria nudità corrisponde la vergogna di Adamo. La
Cacciata dal Paradiso Terrestre di Masaccio coglie tutta la drammaticità dell’evento, lo si può capire dal
gioco di luci e ombre con predominanza di quest’ultime. Il paesaggio al di fuori dell’Eden si riduce a una
roccia e a un cielo senza nuvole.

LA TRINITA’
L’affresco con la Trinità, dipinto tra il 1426 e il 1428 nella navata sinistra di Santa Maria Novella a Firenze,
è l’ultima opera di Masaccio. Il significato di quest’opera è dalla morte del corpo (lo scheletro) ci si eleva,
grazie all’intercessione (Maria e Giovanni) e per mezzo della preghiera (i committenti) fino alla salvezza
dell’anima e alla definitiva sconfitta della morte (la Trinità). Il perfetto disegno prospettico, realizzato
qui da Brunelleschi in persona, definisce coerentemente lo spazio.
Le architetture dipinte da Masaccio sono ispirate a quelle reali di Brunelleschi, ma possiedono una
particolare gravità di stampo romano. La colonna regge l’arco che, come nello Spedale degli Innocenti, è
inquadrato da una trabeazione sostenuta da paraste. La volta a botte cassettonata si rifà ai fornici degli
archi di trionfo romani, come quelli di Tito e di Settimio Severo. La linea d’orizzonte, al livello dei
donatori, consente una visione dal basso dell’interno della cappella dipinta. La figura di Dio Padre è
posta al vertice della piramide compositiva. La Vergine è la sola voltata verso lo spettatore, cui rivolge
uno sguardo severo. I volti sia dei donatori sia dei personaggi sacri sono fortemente caratterizzati. Tra il
volto dolente di Cristo e quello sereno del Padre cala la colomba dello Spirito Santo (catacombe
romane). Le figure acquistano monumentalità, apparendo come scolpite a tutto tondo. I committenti,
inginocchiati ai lati della scena, si trovano al di qua della cappella.
GOTICO: la corporatura di Gesù che dovrebbe essere di dimensioni più piccole, simbologie radicate,
personaggi sono delle allegorie, committenti all’interno dell’opera: infatti vengono rappresentati
l’autore e la moglie poiché in tarda età riuscì a concepire un figlio (allegoria della preghiera).
RINASCIMENTALE: architettura che ricorda Brunelleschi e uso della prospettiva.

BEATO ANGELICO
Intorno ai vent’anni Guido di Pietro entra nel convento di San Domenico di Fiesole e prende il nome di
fra Giovanni. Sarà poi conosciuto con gli appellativi di «Beato» e «Angelico», a lui attribuiti nel corso del
Quattrocento sia per la dolcezza della pittura sia per l’irreprensibile condotta morale. Beato Angelico è
l’artista che raccoglie l’eredità di Masaccio, ma che riesce far coesistere le scoperte rinascimentali con la
tradizione del Gotico internazionale.

L’ANNUNCIAZIONE
L’annunciazione risale al 1425/1426 ed era destinata al convento fiesolano di San Domenico. Nello
scomparto centrale sono rappresentate l’Annunciazione e la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso
Terrestre, nella predella le Storie della Vergine. L’annunciazione è caratterizzata dalla raffinatezza e la
luminosità della gamma cromatica, la pacatezza dei gesti permeati di intensa spiritualità, la ricerca
prospettica e la concretezza dello spazio dipinto. La Cacciata di Adamo ed Eva avviene in secondo piano
ma entro lo stesso spazio prospettico della scena principale. Il Paradiso Terrestre, un rigoglioso giardino
ricolmo di fiori e frutti, è preso in prestito dal Gotico internazionale. Prevale il significato religioso della
scena e una visione simbolica della realtà. Lo spazio è organizzato secondo le regole della prospettiva
rinascimentale con un punto di vista posto molto alto. L’evento sacro si compie entro una loggia aperta
su due lati e coperta da volte a crociera su esili colonnette.
RINASCIMENTO: loggiato (coperto da un sistema di volte a crociera su 5 capitelli e 3 peducci di marmo),
capitelli compositi, volte e prospettiva(esterno), interno: scorcio con la camera di Maria che è arredata
con una semplice panca, colori vivaci, gestualità, classico, espressività.
NON RINASCIMENTALE: il giardino con Adamo ed Eva che passeggiano (la casa di Maria è nel giardino),
lettura dell’opera da destra a sinistra, ci sono 3 registri con 5 scene. Prende spunto da Donatello con il
San Giorgio. Nella scena di Maria l’angelo nunziale con le ali dorate si inchina verso Maria e lei si inchina
a sua volta. Le vele sono dipende d’azzurro con delle stelline d’oro, il pavimento è lastricato con marmi
dalle pitture variopinte.

LEON BATTISTA ALBERTI


Nacque a Genova nel 1404 e morì a Roma nel 1472. Era un colto umanista e scrisse tre trattati in latino
che rappresentano la sistemazione teorica delle scoperte e degli ideali del Rinascimento. Nel trattato
sulla pittura, De pictura (1435), espone i principi della prospettiva. Nel trattato sull’architettura, dove
pone come fini da raggiungere l’armonia tra le parti (in lat. concinnitas) e l’ispirazione all’antico. Nel
trattato sulla scultura, De statua (ca 1450), discute delle proporzioni.
Modello per Alberti è il De architectura di Vitruvio, il più grande architetto e teorico della classicità.
Anche per l’Alberti, come per Brunelleschi, è importante lo studio dell’antico. Come architetto Leon
Battista Alberti: pensa che l’architettura sia un’attività «mentale» e che il ruolo dell’architetto risieda
nella progettazione, studia attentamente gli antichi monumenti, facendo rilevazioni dal vero, recupera
gli ordini architettonici classici e le tipologie degli edifici romani, che reinterpreta secondo le esigenze
dei committenti e i principi rinascimentali.

IL TEMPIO MALATESTIANO
La prima opera architettonica del 1450 è il Tempio Malatestiano. Alberti trasforma la chiesa di San
Francesco in mausoleo di famiglia di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Rivestita di
lastre di pietra d’Istria la chiesa assume un aspetto classico. Ai lati del portale dovevano essere
collocati i sarcofagi del Malatesta e della moglie Isotta (aspetto gotico). Ispirato a un arco di trionfo il
Tempio celebra il Malatesta come un imperatore romano. Nel progettare la facciata, Alberti non guarda
alla forma del tempio bensì ad altri edifici classici. Il disegno generale si rifà all’Arco di Augusto di Rimini.
Le arcate dei fianchi si ispirano agli acquedotti romani e, nella forma, richiamano quelli del Colosseo e
del Mausoleo di Teodorico. La medaglia coniata da Matteo de’ Pasti, collaboratore dell’Alberti, mostra la
cupola prevista nel progetto a imitazione di quella del Pantheon. Anche l’interno viene modificato
secondo i modelli classici. La pianta è a navata unica con cappelle laterali aperte da arconi a sesto acuto,
le pareti sono scandite da un doppio ordine di paraste (giallo), tra due livelli corre una mensola
sormontata da statue. GOTICO: la facciata divisa in registri.

PALAZZO RUCCELAI
Alla metà del ’400 risale il progetto per il Palazzo di famiglia dei Rucellai. Alberti progetta un fronte di 5
campate poi esteso a 7 a seguito di ampliamenti. Le campate sono tutte uguali a eccezione di quelle
corrispondenti agli ingressi che sono più grandi. Al piano terreno ci sono delle lesene con capitello
tuscanico che reggono una trabeazione a fregio continuo sulla quale si impostano le lesene del primo
piano, coronate da capitelli ionici. Quest’opera fa riferimento al Colosseo.

FACCIATA DI SANTA MARIA NOVELLA


Alberti progetta per Giovanni Rucellai, intorno al 1458-1460, la facciata della basilica domenicana di
Santa Maria Novella. In questo edificio viene introdotto l’arco a tutto sesto incorniciato da due
semicolonne corinzie su alti piedistalli. L’arco introduce una breve volta a botte cassettonata che poggia
su una coppia di lesene corinzie scanalate a imitazione dell’ingresso del Pantheon. Le parastre sono
rivestite da fasce orizzontali di marmo verde e bianco. Il progetto risponde a precisi rapporti
proporzionali basati sul quadrato e sul cerchio. La facciata è rivestita da tarsie marmoree bicolori a
disegno geometrico. Il progetto risponde a precisi rapporti proporzionali basati sul quadrato e sul
cerchio. La metà superiore si ispira a un tempio classico tetrastilo. Il Sole del timpano è simbolo del
quartiere e dell’ordine domenicano. Nella zona inferiore Alberti ingloba e armonizza le parti
trecentesche preesistenti. Le volute laterali raccordano l’ordine superiore all’attico.

CHIESA DI SAN SEBASTIANO


Per il marchese di Mantova, Ludovico II Gonzaga, Alberti progetta nel 1460 la chiesa di San Sebastiano,
mausoleo dei Gonzaga. E’ il primo esempio di chiesa rinascimentale a pianta centrale, progettata nel
1460. La chiesa ha sotto di se una cripta da cui si accede dall’esterno, tramite ampie arcate. La cripta è
coperta da un gran numero di volte a crociera su robusti e tozzi pilastri senza base. I quattro bracci della
croce sono coperti da volte a botte. La facciata è solcata da quattro alte e snelle lesene schicchiate
control il muro. Al di sopra di queste lesene è posta una massiccia trabeazione. L’impianto è a
croce greca preceduta in uno dei bracci da un pronao.

CHIESA DI SANT’ANDREA
A Mantova, dieci anni più tardi, Alberti si dedica al progetto per la chiesa di Sant’Andrea. Fu progettata
nel 1470 e iniziata da Facelli. Si tratta del nuovo santuario per la celebre reliquia del Sangue di Cristo. Nel
nuovo progetto Alberti: torna alla pianta longitudinale, crea una grande navata unica su cui si aprono
cappelle a pianta quadrangolare, copre sia la navata sia le cappelle laterali con volte a botte
cassettonate, trae l’ispirazione da edifici romani imperiali come le terme e la Basilica di Massenzio.

pellegrini@filosformazione.it