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Sui Papiri Schubart

Author(s): Luigi Alfonsi


Source: Aegyptus, Anno 33, No. 2, RACCOLTA DI SCRITTI IN ONORE DI GIROLAMO VITELLI V
(LUGLIO-DICEMBRE 1953), pp. 297-314
Published by: Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/41215468 .
Accessed: 30/01/2014 02:55

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Sui Papiri Schubart

i.

W. Schubartnella sua recente edizione dei Papiri di Berlino (1) ha


pubblicato come «poesia ellenistica» un testo (il 17) che R. Merkelbach
(Zii Pap. Schubart 17, in Museum Helveticum,1953, pp. 125-127) ha
sottoposto a nuovo esame giungendo alla conclusione dello Snell, che
si trattidi un poeta della tragedia seriore,per lo stile « so geziert».
Il papiro è del HI о II sec. a. С., e parecchio mutilo: certo che
anche nell'atteggiarsiquasi romanticodella scena non può non trattarsi
о di un canto lirico di tragedia post-euripidea(il Merkelbachanche per
affinitàmetricheha richiamatoil « canto del mattino» nel « Fetonte»
di Euripide) о di una « poesia ellenistica». La prima parte presenta i
seguenti contatti con descrizioniconsimilidi Mimnermofr. 10 D, Ste-
sicoro fr.6 D, Eschilo fr.69 N e Antimacofr.66 Wyss. Particolarmente
pertinentici sembrano i contatti con Mimnermo: v. 5 . . . Stá *0¡¿a
çspet e vv. 15-16 del Papiro: .... <pspou<7t, á||AsptovcpáoçSia *и([л)атос
àspt'ouTíTájAsvat; v. 7 ¿тготстгро;, xy^ovi®' uSajp in Mimnermoe nel Pa-
piro v. 21 u~so3sv (?) ; v. 8 Mimnermoywpouà<p''KďrcsptScov e vv. 12-13
c
Papiro al Tãv liassetSeovyopayoí; v. 9 ya tav èç e v. 18 Papiro т1 èç
yãv; v. 10 б-рр'?Heòçyjptyéveta ¡aóV/ie v. 15 Papiro éonov àv' atSipa.
Inoltreè ben chiaro in Mimnermoil concetto del sole che giunto al-
l'estremo occidente, « il luogo delle Esperidi», ritorna dormendo in
oriente, il paese degli Etiopi, per riprenderela sua fatica: che è il
pensiero pure del nostro frammento.Vediamo Stesicoro, dove c'è una
consonanza col nostroPapiro al v. 2: Sť '12x.£avoto тсграсасe v. 17 Papiro
(?),
7uep5c(t); oltre all'allusionealle « profondità della sacra notte oscura »
v.
(...vu/CToç èpefAvaç 3), da collegare col v. 14 del Papiro, sol che si
intendanosempre i paesi dell'Occidente.
Antimacoricordando1'àyax/Xujjivv) 'lípáS-sta,anche se si trattadella
ninfa,ci riportaall'estremoOccidente in un mondo collegato alla patria
di Gerione: il che ci interesseràper successivirilievi.- Vediamo ancora
il frammentoeschileo (69 N) : sv5' im Sua^atç fcou | тгэстро;eH<pat<jT0-
TIT/.S;| òsTra;,év то) StaßaXXst| izokxjvotS¡¿aTÓsvTacpspstSpó¡/.oo7uópov

(1) W. Schubart,Griechische
Literarische
Papyri,Berlin1950,pp. 37-39.

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298 LUIGI ALFONSI

oòB-zic,
I [ASÀxvt7C7tou rcpocpoycòv | Ispã; vuztòçàfAoXyóv che presenta parti-
colari somiglianzecon Stesicoro ed Antimaco(per il Ssrcaç)ma, tranne
la menzione della notte,assai scarsi con il nostro frammentodi papiro.
Ma già Paniassi nel I'dell'Eracleide (fr. 7 K) parla di Eracle spintosi
stç 'KpúÃetav.Esauriti tutti i confronti(che del resto sono in Ateneo
XI, 469, 38-39) osserviamo che il nostro papiro si presenta alquanto
diverso,per l'intonazioneromanticadella descrizione. Crediamo anche
noi che il primo periodo (vv. 11-16) sia troppo lungo per poterlo con-
siderare come un'invocazionealle « guide del coro delle Esperidi» (che
così per noi va inteso l'ipponatteo cd täv eE<y7rspťSwv уорауоь).Si tratta
invece,coi colori mitologici,di una sapienteaperturaper dare l'impres-
sione della nottefonda (vu^tocv /«éXeuSov v. 12), con un gioco sottiledi op-
posizioni tra tenebra e luce (vù£e<7a[Asi'ßsTai xàv <pas<7<pópovatyXav; e poi
<páoç)nell'immensità del cielo. A questo quadro segue l'evocazione, di-
retta forse,della luna che guida i naviganti,e certo della notte. Poteva
apparteneread un canto d'amore о ad una qualsiasi descrizione sugge-
stiva del silenzio stellato. Ma a farlo riteneredi epoca seriore,viene un
confrontocon un passo di Properzio. Nell'elegia HI, 22 di Properzio,
parlandosi,in tutt'altrocontesto,di cose straordinarieche l'amico Tulio
può vedere nel mondo e che pure non valgono le bellezze di Roma, il
poeta ricorda Qeryonis stabula e la lotta di Èrcole ed Anteo e final-
mente;.. Hesperidumquechoros (v. 10). L'ordine che qui Properzio se-
gue è prevalentementegeografico (cfr. Die Elegien des Sextus Proper-
tius, erklärtvon M. Rothstein,vol. II, p. 168,n. 7; Butler-Barber, The
Elegies of Propertius,Oxford 1933, p. 316, n. 7, 8 e 9) giacché Atlante,
Medusa, Gerione (Rothstein,op. cit., ibid., n. 9), la battaglia di Èrcole
ed Anteo, e le Esperidi sono localizzati nell'estremooccidente: per
quanto non si escludano pure ragioni di collegamentomitico (cfr. L.
Alfonsi, Ps. Esiodo in Properzio?, in Rev. de Phil., 1949, pp. 24-25).
Ma rimaneda sottolineare,per quanto in sé ovvia e facilmentespiegabile
per via analogica, la menzionedei « cori delle Esperidi» : per la quale
i commentatorihanno ricordatele el.fa7usptòe; Tuyucpwvoi di Theog. 275 e
518 (e sono еауатьт)тиро;vux.tó;v. 275) o Plínio n. h. V, 1,3 Hesperi-
datn horti: e per spiegare chori si ricorre ad Euripide, Hipp. 1A2 сКсг-
TtepÄtov. . . tScvàobuôiv, ed Herc. 394-5 OfAvwSòú; те jtópaç| rilvSzvéT7cspiov
¿; aiAáv, nonché ad. Apoll. Rod. IV, 1398 а(л<рьSè vútAçat'KdxsptSèç
•TCotTuvuovèçt(AepovastXoixjat (e si cfr.Schol. Ap. Rod. IV, 1396, d., p. 317,
5 ss. Wendel,assolutamentegenerico). Ma il passo del papiro parla pre-
cisamente, con singolare concomitanzacol v. di Properzio, di ed twv
'lUTTCsptòcov ^opayot(1). Conclusioni: abbiamo mostratoproprio per l'ele-

(1) Per l'immagine dei « cori» in Properziosi può vedereI, 19,13; II,30,
34 (il coro delle Muse); IV, 7, 62 (dei Coribanti);II, 32, 38 e III, 17,22 per il
coro delle Baccanti.Si veda inoltrea mo' d'esempioTibullo, II, 1, 88 lascovi

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SUI PAPIRI SCHUBART 299

già III, 22 (art. cit.) che Properzio attinge,attraversotradizioneales-


sandrina,ád Esiodo, о al ps. Esiodo del « Catalogo »: è probabile che
anche questa ulteriore consonanza di espressione ci porti al mondo
alessandrino,о poco prima: e ne verrebbeconfermataapprossimativa-
mente la datazione del testo poetico greco. Più in là è impossibile
andare: che sarebbe assai inverosimilesupporre da parte di Properzio
conoscenza del nostroframmento. Esso ci è documento- non privo di
poetica grazia - di tradizionialessandrineche furonofonte,anche per
la espressione,della elegia di Properzio,specialmentenel settore della
mitologia.

II.

Il papiro 21 Schubart « schmalerPergamentstreifen aus einem Co-


dex » che verrebbe assegnato al V sec. d. С. è dato senz'altro come
un commentarioagli 2кирьоьdi Sofocle (p. 45). Veramentenulla è con-
tenuto che esplicitamenteavvalori l'attribuzione.Lo Schubart però os-
serva (p. 46) che si tratta di più persone che giungono da Licomede
; r. 6, ¿T]pá7r/)<jav
(r. 4, à£iw<7ovta; ? ; r. 8, rcapsysvovTo),
una delle quali
è Odisseo (r. 5 e r. 12): e siccome Achille sarebbe stato convinto dal
solo Odisseo (Apollodoro, Bibl. IH, 13, 8), mentre qui accanto a lui
comparirebberoaltri,ne verrebbedi conseguenza che qui si tratterebbe
della « Abholung» di Neottolemo,che formava oggetto degli 2лорюь
sofoclei, dove entravano in scena Odisseo e Diomede. Si veda al ri-
guardo secondo l'indicazione di Schubart il fr. 513 N degli žvJjpioiso-
foclei: àXk' et (¿evviv fcXat'ouffty
ixgB-qcikqlyA| vm tòv ^tocvóvtoc
Saocp'ioi;

sidera fulva choro (ina AVC hanno ¿horo); Orazio, IV, 14, 21 Pleiadum choro;
Stazio, Silvae, III, 3, 54 servitet astrorumveloxchorus(civ. Eurip., EL 467 ocaxpow
aìSrsptoi/.); e in prosa Apuleio, met, VI, 19, 6 ad istum caelestiumsiderum
redies chorůmecc. Notevole perché forse dettatada Properzio l'allusione alle
Esperidi in Lucano IX, 362 virgineusquechorus, nitidicustodia luci: ma giova
riportareanche i versi precedenti: Hesperidumpauper spoliatisfrondibushor-
tus. I Invidus,annoso qui /amam derogai aevo, | qui vates ad vera vocat. Fuit
aurea silva ' divitiisquegraves et fulvo germinerami ' virgineusquechorus ecc.
(Tale contattocon Properzio non vedo rilevato né in Hosius, ed. Leipzig 1932,
p. XXVII e XXIX ; né in Sex. PropertiiElegiarum liber I [Monobiblos),edidit.
P. J. Enk, P. I Leiden 1946, p. 61 ; né in C. Hosius, Zum Nachlebendes Pro-
perz, in « Phil. Wochenschr.» (Poland Festgabe), 1932, pp. 149-154 e special-
mente p. 153; né ora in D. R. Shackleton Bailey, Echoes of Propertius,in
« Mnemosyne» 1952, pp. 307-333 e specialmente p. 312. Ma potrebbetrattarsi
*
di incontrocasuale tra Properzio e Lucano, anziché di derivazionedi immagine
del secondo dal primo).

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300 LUIGI ALFONSI


àvKjrávab, | ó ^punòç 7)<7<7ovхту)[ла tou KkaUw av v^v | vuv &', м -yspatè,
таит' àv7)vi>T0jç s^st . . .
Osserviamo però che il testoè troppo mutilo e smilzo per consen-
tire eccessive illazioni,né il nome di Diomede compareaffatto.D'accordo
che Achille sia stato convinto dal solo Odisseo - almeno in un ramo
della tradizione,che non è dettoperò sia assoluto,- ma ciò non implica
che Odisseo solo abbia fattoil viaggio e sia giunto presso Licomede.
Tanto più che se si accettasse al v. 5 la proposta integrazionedello
Snell (p. 47) о qualcosa di simile: óCkVèiv[ ¡лет' à>.7)]3-£Ía<; '0§iK7[(7sù<;
ne verrebbe,a giudizio dello stesso Snell, che la «Trugrede»
¡ау)TTsto-yjt
a Licomede era tenuta,proprio da Odisseo, il quale quindi sarebbe la
figurapreminentedel dramma.
Altra via è quella^battutadallo Snell,acutissimamente ; egli, sia pur
con molta cautela e non senza nascondersile difficoltàrelative,pensa,
partendoda r. 16 che è «ausgerückt», ad un commentoall'Ilìade XX,
53, per cui anche la prima pagina, le righe 1-14, sarebbero (wären)
« mit solchen Ilias-Erklärungenzu vereinen» (p. 47) : onde il passo,
sulla base di r. 11 ¿v] oï/dctiTpeço^ev. . . [ sarebbe da collegare con Iliade
XIX, 326 ss. dove Achille dice di suo figlio Neottolemo... oç 2*ópa>¡j.oi
zvi tosatoci (pilo:,uíóç, e con Cicerone Lael. XX, 75 пес enim, ut ad
fabulas redeam, Troiam Neoptolemuscapere potuisset,si Lycomedem,
apud quemerat educatus,multiscum lacrimis iter suum impedientem au-
dire voluisset Conseguentemente si tratterebbedi un'esposizionedel tes-
suto degli 2>t'jpiotsofoclei,relativia Neottolemo: e il papiro sarebbe da
vedere come una raccolta di esegesi all'Iliade dove «¡die Erläuterungen
zu II. XIX, 326 und XX, 53 in einem Codex im Abstand von einer Seite
aufeinanderfolgen» (p. 47).
Ora è certo che gli Sítúptot sofoclei si ispiravano alla « Abholung»
di Neottolemoda Sciro (si veda R. Pfeiffer,Die Szúptotdes Sophokles,
in «Philologus» 1933, pp. 1-15; С. E. Fritsch, Neue Fragmente des
Aischylosund Sophokles,Diss. Hamburg 1936, p. 53 ss. ; Snell, loc. cit.,
p. 47), cui è già riferimento in Omero, ad opera di Odisseo : Od. XI,
506 ss. :

аитар toi TCoctSóç


ys N£O7uto"X£¡aoio
уСкою
TwãaavaV/)5"sťY)v &; (¿£)ts^.sústç.
[лиЭчпао^аь,
AÒTÒÇ yáp f/.bV¿y¿ 3C0tV/)Ç¿7UÌ VYJÒÇ£í(77)Ç

TÍyayov ¿x. 2/íúpou ка£т' £Ò/-v^[AtSaç'А^эа-ouç.

Ma qui, nel nostropapiro,di Neottolemonon è propriamente pa-


rola. Aggiungiamoche la menzionedi Odisseo anche nella seconda
pagina,riga15e ss.,dove pur sembratrattarsidi un'altrastoriarispetto
alla precedente,è piuttosto né
significativa, riceverebbe adeguataspie-
gazione se si supponesse,come però con moltacircospezione ha fatto

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SUI PAPIRI SCHUBART 301

Snell, l'esegesi a Iliade XX, 53 уХкотг тсар 2t¡/.Ó£VTtSiojv етиькхкХшо-


Xwvïi(cf. anche v. 151) sulla base di г. 17 KatiliKoláv/].Ma Odisseo
che c'entrerebbe? Forse è piuttosto da pensare a qualcosa come una
raccolta di avventuredi Odisseo, di « aristeie», di imprese compiute
dall'eroe. Ad una di queste alluderebberole rr. 1-14,e precisamentead
un'impresacompiuta in Sciro, presso Licomede. È chiaro che, così im-
postata la questione, appaiono meno convincentiо per lo meno biso-
gnose di altra documentazionee sostegno le ragioni che hanno fatto
pensare alla « Abholung» di Neottolemo,perché non è detto che alla
r. 11 debba essere contenutaun'esegesi di Iliade XIX, 325 ss. Infattiad
Odisseo era ascrittoil meritodi aver sottrattoa Licomede, anzi a sua
figlia Deidamia, lo stesso Achille. L'espressione, del resto generica, ¿v
oìymTp£<pó¡Asv[ov ? può anche semplicementealludere ad Achille nutrito
in casa del re di Sciro, e poi condotto via da Odisseo. La leggenda era
ben nota, ed aveva fattooggetto degli !y.'jpioidi Euripide (si veda in
Nauck, fr. 682-686, pp. 574-575), che proprio appuntava la sua consi-
derazionesulla figuradi Achille. Può essere utile,a tale scopo^ comparare
1' ùizóBzaizdi questa tragedia,che, in formapurtroppomutila,ci è per-
venuta in un papiro dell'età degli Antonini,e che è stato pubblicatoda
C. Galla vorn, Nuove Hypotheseisdi drammieuripidei,in « Riv. di fil.
cl.» 1933, pp. 177-188 e specialmentepp. 185-188; Id., Hypotheseisdi
drammi euripidei, in « Papiri greci e latini», voi. XII, fascicolo II, a
cura di V. Bartoletti, Firenze 1951, pp. 195-6. In esso, dopo - data
1' арум del dramma,si dice, con espressioni che riescono significative
al nostro fine: ÖstiSo; toO ^aiSòç 'A/íXsoj[ç tyjv sttAap|¡A£VY)v ETCsyv&jy.ut'a;,
ту)[с ¿zi ту)v vl"Xt|ov(TTpaTStaç aÙTÒv ¿[тсЕьруЕ ттерфа^оита x.ópY)ç ¿<7.:г/)т[7.
ум тгарЕЗ^то AuKOfAViüst топ 2x,up¿co[vSuvá|<7TYjt. Tpécpojv o'è/teivof; 3"i>ya-
Tspa] | ¡лт)тро; òp<pav/)vovo[A3c[Av)tSá[A£t|av, tocjttk <juvETCap3-£V£UE[v aÙTÒv
eottiv *ó ttjv
à|yvoo'S[A£vov o; b[i "Xa3"paï|o; ù-ovJXé'bxç Ay)t^á[[A£iav sy|x.o[ov
iit]oíy)(jzv. Ot 8è TC£pì t[ov 'Aya[A£|[Avov[a yjpyj^atov aÒToòç x.[e"X£uóv|tojv
^[wp]t; 'A/tXÉCt);[AÍ] 7и[0Ь£10"Э"аь] | TTJVCTpOCTEtav ézECTEtT.aV TGV | • dtO[A^07)V...
Interessaancora Igino, fabula 96 (ricordato anche da Gallavotti, art.
cit., p. 187): 77te¿/s
Nereis... commendaviteum (se. filium) in insulam
Scyronad Lycomedemregem quem Hie inter virginesfilias habitufemi-
nino servabat... Achivi autem cum rescissentibi eum occultari, ad re-
gem Lycomedenoratores miseruntqui rogarent (si noti, col nostro pa-
piro, il plurale!!!) ut eum adiutoriumDanais mitteret... Importante
ancora Filostrato il Giov., ¡mag. 1 (citato da Gallavotti, art. cit.,
p. 187) :TToepS'SVEÓovTou ¿vTaOÃa at Лих.о[ЛУ)§ои; jtópat .... "Xóyou yàp si;
too; ^EXXvjvaç гижгебчтос, .... атгУкгтси Дьо^^у); aòv 'OSut'tsÏ ... che
coincide col papiro dell' hypothesiseuripidea e in parte del papiro
Schubart: quindi l'acquisizione di Achille ai greci era opera comune
di Odisseo e Diomede in Euripide: ciò risulta per un ramo della tra-
dizione in maniera indiscutibile.

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302 LUIGI ALFONSI

Dunque la menzionedi un ¿pviTfAÓç о di /pyj^aotè anche nel dramma


euripideo: e perciò l'espressione ì^ìkzgz /pv)[?pó<; (per il cui valore si
veda, tra l'altro, Luciano, Alex. 43 ; Eliano fr. 73, cfr.Snell, p. 47) per-
de quel caratteredi assolutezza che pareva avere: e può rivelareanche
il drammadi Euripide. Quest'ultimo (su cui cfr. A. Körte, Euripides9
Skyrier, in « Hermes» 1934, pp. 1-12) ebbe una notevole fama nel
mondo antico, e greco e romano: basti pensare che probabilmenteha
influitosn'VAchilles di Livio Andronico,secondo la geniale ipotesi di
E. Bickel, Die Skyrierdes Euripides und der Achilles des Livius An-
dronicus,in « Rh. Mus. » 1937, pp. 1-22, sulPAchilleidedi Stazio (Id.,
art cit, p. 4, p. 8 e p. 16 n. 1 ; Körte, art cit, p. 8 e ss. (l)), e su altri
ancora (si veda ad es. Properzio II, 9, 16 Scyria пес viduo Deidamia
toro (2), che si riferiscecerto genericamentealla tradizione euripidea,
ed ancora Ovidio, Met XIII, 134 e 162-70; cfr.pure Igino, Fab. 96).
SpecialmenteApollodoro HI, 13,8 è per la nostra indagine interessante,
in due punti soprattutto,come si vedrà, il che già il Oallavotti aveva
notato: (b; bi èyév£xo ¿vvasxí]; 'A^iXXeùç, KáXj^avioç Hyovxoç
où 5 i v a d Э a t ^ w p ì ; a 0 x о и Т р о t a v a Ep s 3" vj v a ь , Bsxiç тгро-
siSuTa охь ЬгХ <7xpax£uó[ASvovaùxòv атго^етЗ-аь, ярифата èffSTjxt yuvatfcsta
w; TuapSsvov Аикорт^гь тгареЭ-гто. к а к e ? Tpeçó|A£vo$ xyj Aoy-ofA^Souç
Эиуахрь Ay)i^a¡ASÍa [Atyvuxai, x.at y (vexai тиаТс Пирро; auxô ó >Ckr'B-ziç
NeoTxóXeu.oç аОЭ"ц. 'OSuttsuç às ^yjvuB'ávxoc тиара Auzo[/.^osi ^yjxfív 'А^ьХ-
);éa, G"áX7rtyyt supe.
j^p'7)(yá[Aevoç
Ma si ricordiche dalla hypothesisdi Euripide risulta negli žxúoioi
euripideila presenza anche di Diomede.
Quindi pure in altre tradizioni (e in quella euripidea), appaiono
chiari questi due momenti: a) la profeziache Troia senza Achille non
euripidea . . . ^pYio^&vaòxoò;
sarebbecaduta (cfr.nel papiro dell' бтсоЗ-етц
xvjv or'xpaxstav. . .).
x£*XsuÓvtojvyojpiç 'AyiXkétoÇ [ATITTOteto-B-ai
b). la dimora di Achille presso Licomede, espressa proprio col ter-
mine xps<pó[Asvoç, e nella hypothesis : xp£<pcov
(cfr. Gallavotti, ari. cit,
p. 187, dove però si riferisce a Licomede che alleva Deidamia).
e) la presenza anche di Diomede pure 'n Euripide.
Ripetiamo che noi siamo ben lungi dall'aver la pretesa di riferire
senz'altro ad Euripide, ad un eventuale sunto della tragedia di Euripide,

(1) Cfr. anche P. Papinio Stazio, L' Achilleide,testo critico e commentodi


Silvia Jannaccone, Firenze 1950, p. 21 e p. 28 ss. per un'informazionegenerica
sul problema.
(2) Per l'espressione viduo toro data dagli Itali contro viro degli altri mss.
che non da propriamentesenso, si confronti,genericamente,Filodemo IX, 570,
vv. 3-4 e 7-8 Iv (Aovox^ťvto c68etvo ßtouvper mostrareche ha una sua
7reTpt8ču>
legittimità.

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SUI PAPIRI SCHUBART 303

il testo che abbiamo davanti. Diciamo solo che le ragionidi assegnarlo


a Sofocle non ci sembrano così assolute,ma piuttostopari a quelle per
Euripide,seppure non ci troviamodavanti anche ad una versione com-
posita. Il papiro comunque parrebbe forse avere il carattere,piuttosto,
di una silloge mitografica,in una sezione dedicata ad Odisseo e alle
sue imprese (si cfr.ad esempio il discorso di Ulixes nel citato libro
XIII delle Metamorfosiovidiane con l'elencazione di tutte le sue gesta,
che attingea tradizione retorica!), che non di un commentarioesege-
tico all'Iliade. Ogni conclusione troppo esplicita è fprseprematura,allo
stato attuale della ricerca,se non proprio esclusa anche in avvenire.

HI.

Un certo interessepresentail Papiro Schubart 39 (GriechischeLi-


terarischePapyri, Berlin 1950, pp. 75-5) dato come «moralische Ab-
handlung» dall'editore dotto e benemerito.Si tratta di un papiro del
I sec. d. С. contenenteuna letteradi una donna etç tòv хкщлч lluppov
(r. 2) in cui presumibilmente « la violenza viene condannata,e saggezza
e giustiziaposte più in alto » con esempi desunti dai Diadochi (Lisimaco,
Tolomeo Cerauno). Continuando si dice - e qui mi servo anche delle
integrazioniche assieme a P. Maas ha proposte R. Merkelbach(Zu Pap.
Schubart 17, in « Mus. Helveticum» 1953, p. 127) - dalla riga 9:
oOvsÌTuev
. . . v.oťk(oc [
'Apt<rf oòoévja outcj; àvóviTovSL»p[s,S"yjvat ogtiç
oòx.]ocv eù'^ouTO
уЛХкоч^[/.[yjpoç sívat] r¡ MtSaç /.cti
2óXo)v r¡
¡¿[ã)^ov Кроь-
у-уХ
go]ç ум 'ApiffTetSv); 2[озлратт)саул ll^árjojvrtНер<^'[ккас . . . Veramente
il testo dello Schubart integra súps3-Y)vat оттьсav еи^аьто e traduce о
parafrasaconseguentemente : ma non aveva rintracciatoancora l'antitesi
Omero-Mida (cfr.la ps. erodotea Vita Omerica,11 (1) ). Ammessaperché,
dato il contesto,appare più probabile e plausibile l'integrazionedi Mer-
kelbach,cerchiamodi stabilireil concetto. Evidentementesi contrappone
chi anche se povero di beni materialiè ricco di pregi spirituali a chi
è barbaro e dovizioso ma sfornitodi virtùintellettuali. È la celebrazione
della saggezza anche se misera nei confrontidella sfrenataopulenza
caratterizzatada barbari re, che nella tradizioneleggendariaerano messi
in contattocon corrispondentigreci; su Omero e Mida si veda appunto
la già citata Vita Horn. 11 ps. erodotea; su Solone e Creso si ricordi
Erodoto I, 29 ss. (su cui cfr. A. Maddalena, interpretaziunierodotee,

(1) Cfr.L. Radermacher, Zur VitaHomeriHerodotea, in « WienerStudien>


1949,pp. 1-9. Si ricordi
inoltreche Mida e Creso sono personaggitipicidella
tradizionediatribica(cfr.Luciano,Dial. mort.2, Mtòaç.... 2ap8avá7r<xXXo<;
....
KpoTdoç: cfr.R. Helm, LucíanundMenipp,Leipzig1906,p. 55 e 342).

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304 LUIGI ALFONSI

Padova 1942, p. 40 e specialmentep. 70; B. Snell, Leben und Mein-


ungen der Sieben Weisen, München 1952, pp. 42-43 e 46-58; e p. 144
appunto l'antitesi tra Solone e Creso nel Ludus septemsapientumdi
Ausonio nella parte Solon). Interessantel'antitesiSocrate-Perdicca per
cui si ricordi la tradizioneattestatada Marco Aurelio XI, 25 : To llsp-
ÌÌÌ/.A.X
ó 2&глрату);Tuspttou ¡j.t,ер^еяЗш тиар'aÙTÓv« IV, scp-/), тф ка-
¡л*/]
X.ÍTTOJ о'ХгЗро) áíTçó"kb)^oii », тоитетть, ¡avj eò ttoc^ojv où Suvt]3"ö àvTsuTuotyjdat,
che riprende,riferitaa Perdicca (su cui cfr.R. Paribeni,La Macedonia
sino ad Alessandro Magno, Milano, 1947, pp. 41-52) e non, come soli-
tamente,ad Archelao,la notizia di Arist.,Rhet II, 23, p. 1398a (cfr. F.
Carrata, Sulle relazionifra Socrate, Piatone ed Archelao re di Mace-
donia, in « Antiquitas» 1946,pp. 8-26). Ma non è lecito,come fa qualche
editore di Marco Aurelio,e lo possiamo confermareora proprio sulla
base del nostroframmentodi papiro,metteretra parentesiтсо Перс^Чха
che si dimostraattestatodalla tradizione(difaitiil Theiler, Mare Aurei,
Wege zu sich selbst, Zürich 1951, p. 282 mantieneil testo e a p. 344
n. 25 finementescrive: « Perdikka,vielmehrArchelaos sein Sohn; Ari-
stoteles Rhet...»). Tanto attestato,che nel passo di Ateneo (XI, 506
e == Caristio fr. 1 Müller),dove si riporta quanto Speusippo riferisce
su Piatone cpilxaTovdi Archelao,il Gomperz(Die Akademieund ihr ver-
meintlicher P hilomacedonismus, in «Wiener Studien» 1882, pp. 111-112
e п. 11) propose di sostituiread « Archelao» fApysXáo))« Perdicca» о di
espungerlo.Si ricordiancora che il platonicoEufreofu presso Perdicca.
Non basta : ma c'è anche una tradizioneche configurail rifiutoopposto
da Socrate ad Archelao (Perdicca) di recarsi da lui, come disprezzo
del pensatore per il denaro e le ricchezze. In senso ostile all'invito
si esprimesia la ps. socratica Epistola I che non fa il nome del re, ed
autoritardicome Libanio (Socrate . . . у-атеуДа<те Topáwojv/.улScópojvtojv
7гар'¿/.eťvwvхае .Toucpfj; in ApoL Socrat 165 [V, p. 109 Foerster]);
Giovanni Crisostomo (adv. oppugn,vit. mon. II, 5 [Migne, PG. XLV1I,
339 - ed. Dübner,vol. I, pp. 22-3|, proprio« per dimostrareche la rcevía
può e deve trionfaresulle ricchezze»); Stobeo (Flor. XCVII, 28; Cod.
Vat. Gr. 151, fr. 243r п. 4 in Sternbach, De gnomologio vaticanoine-
dito, «Wiener Studien» 1889, p. 221, n. 495; e un posto a se ha
pure Diogene Laerzio II, 5, 25). Ed anche Seneca in de beneficiisV,
6, 2 ci da una versioneche insieme unisce la tradizione aristotelica e
la tradizione che chiameremo per così dire « diatribica». Si legga:
Archelaus rex Socraient rogavitut ad se veniret; dixisseSocrates tradi-
tur nolle se ad eum venire a quo acciperetbeneficia , cum reddere Uli
paria non posset. Primům in ipsius potestateerat non accipere deinde
ipse dare beneficium prior incipiebat. Veniebatenim rogatus et id dabat,
quod utique Ule non erat Socrati redditurus.Etiam nunc Archelaus da-
turus erat aurum et argentumreceptur us contemptum auri et argenti:
non poterai referre Archelao Socrates gratìam? et quid tantumerat

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SUI PAPIRI SCHUBART 305

accepturus,quantumdabat, si ostendissethominemvitae ac mortisperi-


turn,utriusquefines tenentem ? si regem in luce media errantemad
rerumnaturamadmisisset,.usque eo eius ignarum,ut quo die solis de-
fectiofuit, regiam eluderei et filium, quod in luetu ac rebus adversis
moris est, tonderet ? Quantumfuisset beneficium, si timentem ex latebris
suis extraxissetet bonumanimumhabere iussisset dicens: Socrates
parem gratiam Archeiao referrenon posset, si ilium regnare vetuisset?
Parum scilicet magnumbeneficiuma Socrate accipiebat,si ullum dare
potuissetSocratL Quare ergo hoc Socrates dixit? Vir facetus et cuius
per figuras sermo procedere solitus erat, derisor omnium,maximepo-
tentium,maluitUH nasute negare quam contumaciter aut superbe: dixit
se nolle beneficiaab eo accipere cui non posset paria reddere. Timuit
/orlasse ne cogereturaccipere quae nollet Timuitne quid indignumSo-
crate acciperet.Dicet aliquis : « negasset si vellet». Sed instigassetin se
regem insolentemet omnia sua magno aestimari volentem.Nihil ad rem
pertinet,utrumdare aliquid regi nolis an accipere a rege: in aequo
utramqueponit repulsam,et superbofastidiri acerbius est quam non ti-
merL Vis scire quid vere voluerit? Noluit ire ad voluntar iam servitutem
is, cuius libertatemcivitas libera ferre non potuit Risulta quindi assai
ben chiaritoil senso di questa antitesitra Perdicca (Archelao)e Socrate,
antitesi e rapporti che si perpetuano anche tra Piatone ed Archelao
(Carrata, art cit.,p. 10 ss. e p. 15 e n. 1 ; ma in Giov. Crisostomo,1.
cit., l'antitesiè tra Dionigi TÓpawoçe Piatone): per di più, constatando
noi che la tradizione « diatribica» ha la sua genesi nel I secolo d. C.
(circa la datazione al I sec. della I epistola del Corpus dei Socratici,si
veda C. Galla votti, ree. a Sykutris,Die Briefe ecc. in « Riv. di fil. cl. »
1935, pp. 529-530; Carrata, art.cit.,p. 10,n. 3; mentreSchmid-Stählin,
Geschichteder griech. LiteraturI, 3, München1940, p. 219, n. 1 pensano
al I-II sec. d. С. ; J. Sykutris,Die Briefe des Sokrates und der Sokra-
tiker,Paderborn 1933,p. 13 e ss. e p. 112 la pensa più antica del I se-
colo), come risulta anche dal passo del de beneficiis,ne abbiamo una
ulterioreconfermanel presentepapiro « dessen Schriftins 1. Jh.n. Chr.
weist », che pertantoviene ad essere uno dei primi testi sicuramente
garanti della tradizione(1).

(1) Interessa che il nucleo del racconto nella I Ep. Socratica può essere
contenuto, nell'espressione (ed eventualmente nel suo contrario) xoù [asvtoi oùbì
Ixsïvo àyvow, OTi ¿voo^oTspovEtvatxoù TtepißXsTuea-Srai[/.ãXXovelxòç !8котои ßacriXsa
ovToc... E per il contrario S. Giovanni Crisostomo, /,cit., col. 339, pp. 22-3 D :
AiovüdiovÏœwçdcxouetç tòv StxsXtaç xupavvov,àxousiç 8s xai nXdcTwvatòv 'Aptaxwvoç;
Ti; oùv, S17CS[¿oí, Хос[Л7грот£ро<;
yeyovs; tiç 81 ojetou xoù £v toTç t£5v-ttoXXSv !<m
; ou^ 6 cptXoffocpoç
<jTÓ[/.(x<7iv той Tupávvouf/ãXXov; xou'xot5 (¿sv ttíç те yvjç атиа<гт)с
IxpáxEt, xat Iv TpüípTJ Strays,xaì (xsia тсоХХойтои тсХоитоиxoù xwv Sopucpópwv xoù
SteTeXecre
Tvjç áXXiqçcpavTOto-taç Çwv' 5 8s ¡v тй ttjç 5Axoc8y)[Juaç
щкы StrrptpEv ocpSwv

Aegyptus - 20

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306 LUIGI ALFONSI

Ed ora il problema dell'autore che avrebbe definitopazzo chi non


si fosse augurato di essere Omero piuttostoche Mida, Solone piuttosto
che Creso (1), AristideSocrate Piatone anziché Perdicca ... Il papiro ha
un mutilo 9Apt<jT che Merkelbachlascia prudenzialmentesospeso, men-
tre Schubart,sia pure col punto interrogativo,propone 'АрьогтотгХт);.
Esaminiamola possibilitàche una tale attribuzioneabbia di colpire nel
segno. Il concetto espresso dal passo, come può risultare anche dai
luoghi paralleli e particolarmente da quello di San GiovanniCrisostomo,
importantissimoaltresì per l'identità degli esempi riportati,potrebbe
essere la preferenzache si deve accordare al Sapere e all'onestà anziché
alla magnificenzae alle ricchezze: e la valutazione della vita appartata
nei confrontidi quella attiva. Concetti che anche se ripudiatida Aristo-
tele nell'Etica Nicomachea (a 11, 1101a,6 cfr. E. Bignone,L' Aristotele

те xai cpuTsuwvxaì iXat'a; iròtojv, xaì eUtsXyj 7uapaTi^£'fAEvo; Tpa^EÇav, xaì TráffYj;
íxeivyj; tyj; cpavTocffíaçextò; wv... toioïïtov ápETY]• où 8i' wv ipyáÇsTai (jlovov,
aXXà xat 8i* Sv tzÍg^zi xaxw;, oò^ éauTY)v aXXà xat tou; 7rotouvTa; oòx àcpteToa
xpuTiTsa^at xat Xav^ávstv. ÏÏ os 5 toutou 8i8x<7xaXo; 6 SwxpaTY); ; izóaiu 'Ap^&Xáou

Ха[А7гро'тЕро;r'Sf; xanrot 6 f/iv ßaatXsu; tqv, xat iv тгоХХф тсХоитсо StYJyev Ь Ы Iv
AuxEito SterpipE, xat évò; tfxaTiou ttXs'ov et^ev ouosv ..... xaì toœûutov y'v toü ßacrt-
Xswç Хаа7грбтерос, wç 7roXXáxt; aÙTÒv xaXouvTOç ixstvou тсар* iauTÒv [jlyj ^sXvjaat то
Auxsiov àcpsïvat xaì тиро; tt]v Ixstvou lutvťav iX^sTv. Kat a7uò tyj; SoÇïjç 8s tyj; xpa-
TOUC7Y);vuv xat та тсротвра cpaíverat .... TApá aoi twv TcapaSstyfAáTwváXt;, yj ßouXet
; OÖTOt yàp oòy) T(ov Iv ßaatXstot; Xa(jL7üpC5v,
xat ŠTEpcov Í7Tt[jLVY)(j^ü)(jL£v àXX' аитои
tou ßaatXsuovTo; убТ0^асгс Ха[1лгротеро1, tòv t8twTtxòv ÍXópevoi ßtov xat àirpay^ova,
xat TcoXtreiaçoù8à iyybç pouXvj^svTEç eXíteTv.Kat iv aÒTYj 81 tyj uoXtTEta oòx ixečvou;
o^et Xa(jt.7rpoù;tou; iv тгХоитсо xat триеру xat Tceptouaia, àXXà xai tou; iv 7T£Vta,
той; iv ELiTeXta,той; iv атиероз íwvTa; ßt'w. Пара (jlsv yàp 'A^Yjvatot; 'AptdTE^yj;,
8v xat TeXfiUTiqaavTa$¡ 7ioXt; e^a^/s, xat ttXoutw xai yévsi xai Tpu^YJ.xat 8uvá(XEt Xó'-
•уыч xat ^(¿{jlyj <г(0(лато; xai EÒysvEta xai toi; áXXot; 7tã<7tv 5AXxtßta8ou xpaTotivToç
T0Œ0UT0VХа(/.7гр,отеро;TjV, ocov 7cat8t'ou Ttvò; euteXou; cptXoaocpo;^аи[ла<тто; . . .
Sulla base del quale testo potremmosupporre queste concordanze e rap-
porti nel papiro: Aristide,Socrate, Piatone di frontead Alcibiade, Perdicca e
Dionigi. Per le fonti dell'ai, oppugn,v. mon. di S. Giovanni Crisostomo si
veda O. Bardenhewer, Geschichteder altkirchlichen Literatur,IIIer Band, Frei-
burg i. Br. 1912, pp. 345-6 che tra l'altro richiamaP. Ubaldi, Di due citazioni
di Piatone in GiovanniCrisostomoin « Riv. di fil.cl. », 1900,p. 69-75 ; A. Puech,
Histoire de la littératuregrecque chrétienne, tome III, Paris 1930, pp. 479-481
richiama echi platonici formali e concettuali e tradizioni stoiche (Dione di
Prusa, Epitteto) visibili anche nella « comparazione tra il monaco e il re »
« trasposizionedi un vecchio tema stoico ». Ora un accenno anche in A. Grilli,
// problema della Vita Contemplativanel mondo greco-romano,Milano 1953,
pp. 313-316 specialmente.
(1) Per l'accostamentoMida-Creso si veda ad esempio Filemone fr.189 К :
KpofowХаХш(roixat Mt8a xaì TavTaXo),ed i testi diatribicicitati sulla scorta di
Helm a n. 1 di p. 7.

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SUI PAPIRI SCHUBART 307

perdutoe la formazionefilosófica di Epicuro, Firenze 1936, p. 164 e ss.)


furonoperò a lui familiarinella prima fase della sua vita. In tal caso
la presenteespressionerisalirebbegrosso modo al periodo del « Protret-
tico », opera quest'ultimain cui la svalutazione delle ricchezze occupa
il posto d'onore di fronte all'ideale eroico della felicità nella (ppór/xrtç
(cfr. fr. 18,Walzer = Cie, Tuse V 10, 30 vires, valetudinem, pulchritu-
dinemy divitias,honoresopes coníemnere ; ed anche fr. 15 W).
Tanto più ciò potrebbeessere possibilese si accettasse il riferimento
al « Protrettico» aristotelicoper la versione dell'episodio data nel rac-
conto di Eliano, e qui sotto citata, in cui appunto si contrapponela
bellezza della casa esteriorecostruitada Archelao alla poca cura del-
l'anima, con motiviche ritornanopure fortementeattestatiproprio nel
« Protrettico» (1) di Aristotele(fr. 3 W, e Bignone,Studi sul pensiero
antico, Napoli 1938, pp. 273-278 particolaricon il richiamo alla casa;
O. Qigon, Sokrates, Bern 1947, p. 163).
Ma osterebbela menzione non onorificadi Perdicca, un pò stupe-
facente a chi conosca le relazioni-di Aristotelecon la corte di Mace-
donia e rammentiche l'episodio delle relazioni tra Archelao (non Per-
ticca) e Socrate in Rhet. II, 1398 a {%y' bi' 6 2а>хратт)сoùx.zon ßaSt^eiv
<bç'Ap^s^aov• ößpbvyàp е<рт)sívat то ¡лт) &uva<7.SraiàfAÚvaorÃai ó^oícoçx.aì
eu тсосЭ-óvTaç&g~zq лул*ак£с, cfr.Sykutris,op. cit, p. 14, E. Maier, So-
crate, trad, it., Firenze 1943,~p. 85, dove, come è già stato osservato,
la traduzione del passo aristotelico è insoddisfacente)è presentatoin
luce anche se lievementeironica non certo sfavorevoleal re macedone.
Per di più il netto caratterediatribico,moraleggiantedell'episodiocome
compare in tutta la tradizione(da Epitteto,fr. 11 Schenkl),nell'antitesi
tra il povero e il ricco, spinge a trovare preferibilealtra soluzione.
Con una non grave correzione potrebbe pensarsi ad Antisteneautore
di un « Archelao» (cfr.R. Hirzel, Der Dialog I, Leipzig 1895,pp. 123-5
e relativenote; O. Qigon, Sokrates, op. cit., pp. 160-163,specialmente,
ma anche p. 293 sull'« Archelao» e pp. 90, 100 per Г avvicinamentodi
Socrate ai 7 saggi ; p. 115 per la lode di Aristidenel « Callia » di Eschine
socratico), già intravistoda Dümmler,Akademica, Oiessen 1889,p. 3 ss.
contraddettoda H. von Arnim,Leben und Werke des Dio von Prusa,
Berlin 1898, p. 258; ma urterebbelo stesso titolo,dato che qui si tratta
di Perdicca. Comunque il supporreAntisteneautore terrebbe il brano
nell'ambitodella digressionediatribicache gli è propria: carattereque-

(1) Si veda anchenella Rethorica


ad Alexandrům
del cod. Patav. Univers.
1388, in genere: multonamquepulchriuset regalius est animumhabere compo-
situmquam habitůmcorporisvestibusexornare(cfr.E. Franceschini, Le versioni
latine medievalidi Aristotelee dei suoi commentatori
greci ed arabi nelle biblio-
techedelle Tre Venezie,in « Miscellanea Ferrari», Firenze 1952, p. 320, n. 12).

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308 LUIGI ALFONSI

sto attestatoanche dal raccontinodi Eliano V. H. XIV, 17 che insiste


sulle ricchezze del re ù<p'cbvoùx.av aípeS^vat tòv a-rcouciatov
(si veda pure
Plutarco, adv. Coi 18, 1117 E che ricorda та izpoç'ApyéXaov, accenno
brevissimoa dimostrareche Socrate Ша ¡¿èvs^sysv аХ>а Ь' гтсратте).
Viceversa si presterebbe assai bene l'integrazione 'AptsTojv : ma
quale? Ce ne sono almeno due, di Aristoni.Per quello di Ceo (su cui
ora F. Wehrli,Lycon und Aristón von IÇeos,Basel 1952), il Peripatetico,
potrebbe cospirare,- indipendentemente dalP assegnazione a lui delle
ultime 14 colonne dello scritto Twspt di Filodemo, sostenuta
ÚTcepTjçavíaç
da Ch. Jensen(AristónvonKeos bei Philodem,in « Hermes» XLVI (1911)
pp. 393-406),W. Knögel (Der PeripateükerAristón von K^eosbei Philo-
dem, Leipzig 1933, p. 40 ss.) da Brink(s. v. Peripaios, in « P. W. Real
Enc. der cl. Alt.» Spb. VII, col. 935) e contrastatada С. Gallavotti
(Teofrastoe Aristone,in « Riv. di fil. cl.» 1927, pp. 468-479), righe che
difficilmente potrebberoessere messe in relazione col nostro passo - ,
о il IIpoTpeTTcv/CO;
di cui non abbiamo resti о meglio ancora il ßto; di
Socrate (fr.29-30 W e pp. 65-6 il commento).Ma rimarrebbeil dubbio
per il posto assegnato alle coppie Omero-Mida, Solone-Creso, Aristide
ecc. Inoltresempre il caratterespiccatamentediatribico-esortatorio del-
l'insieme ci fa dubitare pure di questa soluzione e ce ne fa proporre
anche un'altra,senza pretesa,sia ben chiaro, di cogliere il vero. Se si
trattassedi Aristonedi Chio ? Aristonedi Chio (cfr.s. v. l'articolo di
V. Arnim,in « P.W. Real Enc. der cl. Alt. » II, col. 957 e ss.; R. Heinze,
Aristón von Chios bei Plutarch und fioraz, in «Rh. Mus. » 45 (1890),
p. 497 e ss. ; J. Moreau, Aristónet le Stoïcisme,in « Revue des Etudes
Anciennes» 1948, pp. 27-48, e specialmente p. 29 per coincidenze di
idee con la tradizione socratica; O. Hense, Aristónbei Plutarch, in
« Rh. Mus. » 1890, pp. 541-554), a parte la sua provenienza da Chio,
che poteva forse renderlo non troppo ben disposto verso i re di Ma-
cedonia (cfr. per il caso di Teopompo verso Ermia O. Pasquali, Le
lettere di Piatone, Firenze 1938, p. 236 e n. 1 ; W. Jaeger, Aristotele,
trad, it., Firenze 1935, p. 145 e 147), si avvicina nel suo rigorismomo-
rale al cinismo (cfr. il fr. 38 dell' Hortensius ciceroniano che manca
nell'ArnimSVF, I, pp. 75-90), deflettendodall'ortodossia stoica più ri-
gorosa, per cui fu attaccato da Crisippo.
Prescindendoda altri aspetti e problemidella sua dottrinafissiamo,
per quanto riguarda il passo del papiro, il fr.359 (Seneca, Ep. 94, 5) in
cui i ricchi sono dichiaratiinfelicissimi : ostendas UH misérrimos divites,
... in cui le ricchezze,tra la virtusunicumbonum da amare e la tur-
pitudo solum malum da fuggire,sono poste tra le cose assolutamente
indifferenti assieme agli onori ecc, (e cfr.anche fr, 366 e 367 ma pure
363 e ss.). Anche stilisticamente c'è un'osservazioneimportanteda fare:
come per gli altri stoici, tuttigli uomini sono pazzi e solo il filosofo
è saggio (cfr. Paradoxa Stoicorum,4 izõíc,«çpwv ¡лаьЧетаь,ed Orazio,

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SUI PAPIRI SCHUBART 309

Sat H, 3, 40 ss. e anche Heinze, art. cit., p. 519 e ss.), così nel passo
del papiro nessuno è tanto pazzo, dissennato(àvóy)xov) da non preferire
di essere povero ma eminenteintellettualmente e moralmente,che ricco
di denaro e di vizi : e così nei frammenticonservati pare che questo
richiamoin Aristone non dovesse mancare: fr. 359 = Seneca, Ep. 94,
5 ss. ; Interinsaniampublicamet hanc quae medicistraditarnihil interest
nisi quod haec morbo laborat, illa opinionibusfalsis (si noti la pazzia
per false opinioni! che sarebbe il caso dell'uomo che preferissedi es-
sere Mida anziché Omero ecc. !); altera causas furoris traxitex valitu-
dine, altera animi mala valitudoest Si quis furioso praecepta det ecc.
erit ipso quem monebitinsanior; bilis nigra curanda est et ipsa furoris
causa removenda. Idemin hoc alio animifurorefaciendumest. ¡pse discuti
débet: alioquin abibunt in vanum monentiumverba. Haec ab Aristone
dicuntur.Ed ancora nel fr. 372 = Seneca, Epist 115,8, dove per indi-
care il nostrocorreredietro alle vane apparenze di magnificenzasi usa
sempre la metaforadell'« impazzire» : quid ergo internos et illos inte-
rest,ut Aristónait, nisi quod nos circa tabulas et statuas insanimus?(1).
Se così fosse,potremmointegrare'ApiV^covó Xîoç acquistando una
nuova testimonianzain conto al celebrato Stoico : tanto più che i rife-
rimenticronologici paiono calzare perfettamente (cfr.Gallavotti, Teo-
frasto ed Aristone,art. cit., p. 478). Ma, trattandosidi detto generale,
sperso in una tradizione assai ampia, non ci sentiamo di poterlo soste-
nere decisamente,pur convinti che in linea metodica la nostra inte-
grazione possa soddisfare.Rimane acquisito il senso esatto dell'espres-
sione,la costanza dei personaggi,almenodegli ultimitre,l'accoppiamento
Socrate-Perdiccacome nella versionedi Marco Aurelio, che viene così
ad essere maggiormente suffragata,e confermaa sua volta la giustezza
dell'integrazioneavanzata e dell'interpretazione proposta. Rimane spe-
cialmente acquisita la prova che nel I secolo la tradizione diatribica
del rapportoSocrate-Perdicca,postulata dal senso dell'accostamentoe
dell'opposizione,era generalmentediffusa(2).

(1) Si veda ancora С Gallavotti, Teofrastoe Aristone,art cit.,p. 474 e ss.


(2) Naturalmentepotrebbe trattarsianche di altri « Anstoni» о di altro
nome che inizi con 'Apicrr:solo osserviamo che la nostra proposta non urta
contro nessuna ragione obiettiva.Il confrontotra Perdicca e Socrate nel nostro
passo è metodicamenteil più ovvio : altri non potrebberoistituirsene, altrettanto
che
giustificati, rapporti Platone-Perdicca non è lecito postularlisulla base di
una congettura'come quella del Gomperz.

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310 LUIGI ALFONSI

IV.

Il papiro 28 Schubart,dato sotto il titolo « Anthologie» (Griechi-


sche LiterarischePapyri,Berlin 1950, pp. 57-8), in una scritturamolto
vicina « der Geschäftsschrift des 2. Jh. v. Chr. » presenta un interesse
immediato,almenoin ciò che vi si può leggere: perché entrambele ci-
tazioni sia di Filemone sia di Antifaneconcernonoi rapportitra padrone
e schiavo, con un'insistenzaed una concezione per lo meno notevole:
che l'atteggiamentoparrebbe nettamentefavorevoleai servi,e quasi un
invito ai padroni ad essere buoni : che non senza vantaggi per loro
stessi può essere la benevolenza di essi per i SoQXob.Entrambi i passi
citati rispondonoperfettamente a questo stato d'animo. Lasciamo stare
il fr.di Antifaneche ci è già noto tale e quale, salvo uno spostamento
di sort (1)

тсатрйос¿атерт)¡лi v w
[Soulcoyàp о'к][лаь
[^p7)(7TÒ; ySVÓ[A]gVOÇ&ST7UÓTY); èffTlV 7Tja[Tp]ÍÇ

e si cfr. fr. 265 Kock (== Comicorum Atticorum Fragmenta, vol. H,


p. 122

j£pY)ffTÒç £<7ть§£<77:оту)с
ysvó|/.svóç тсатрЕс(Stobeo, Flor. 62, 9).

Ma l'interesse maggiore è per Filemone. Il frammentç riportato è


il seguente :

(b; 7$ù Sou^otç] 8ео-7гота;¡^р7)(7тоис


Xaßstv
x.at 8s(77uÓTat(7t]
ůoulov eù[ASv9i Xocßsiv.

Già lo Schubart ha osservato che questo è un frammento (il 529 N)


del « Meleagro » di Euripide (da Stobeo, Flor. 62, 3)

ci); 7$ù boukoiç Ss<J7CÓT'aç


^pyidxoòçXaßstv
X.at §£(T7:ÓTat(7b SoöXoV £0¡7.£V7)$О[ЛОЬС.

Anzi noi crediamo che la sostituzionedi Xaߣtva Só^ot; nel secon-


do verso sia voluta variazione,nel parallelismopiù stretto,del comico

(l) Si veda,ancheper quel che segue,per-eventuali


deformazioni
del testo
classico in Stobeo, S. Luria, Entstellungendes Klassikertextes
bei Stobaios, in
4LRh. Mus.» 1929,pp. 81-104 e pp. 225-248.

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SUI PAPIRI SCHUBART 311

rispetto al tragico, indice della coscienza del suo plagio. Ma è possibile


che Filemone abbia tali e quali ripresi versi euripidei ? Anzi, questa è
una prova della esattezza del riferimento,che numerose e già osservate
sono appunto le parodie euripidee in tutta 1д commedia media e nuova
(si veda G. Capovilla, Menandro, Milano 1924, pp. 222 e ss.), ed in
Filemofie in particolare : si ricordi a proposito del fr. 79, vv. 1-2 la
parodia dei versi della Medea v. 57, ed anche altrove (si veda E. Rapi-
sarda, Filemone comico, Messina 1939, pp. 14-16 ; e pp. 36-42). Anzi è
proprio l'esempio del rapporto tra il fr. 79 К dallo 2тратьо>ту)с con
Euripide v. 57 ad avere una singolare vicinanza al caso nostro, confer-
mando per analogia (a parte la possibilità di scambi di nome di autore,
tou aurou, ma qui si tratta di comici !) l'esattezza della notizia che rife-
risce a Filemone due versi che conoscevamo in redazione quasi eguale
come appartenenti al « Meleagro » euripideo. Si veda Euripide, Medea:

¡л' ùityi'kS'zyfi ts y.oùpavco


&<?$' t[/.epóç
lé&i (лоХой.<п) (vv. 57-8)

e Filemone, vv. 1-2

(b; i'fAspo;[/.' útctjXS-s yyj те /.oùpavw


lé^ou ¡л о X ó v T i . . . . (1).

Ma Filemone ha, nei suoi frammenti indiscussi, qualche frammento


che si possa avvicinare ai presenti ? Già lo Schubart finemente ha in-
dicato come possibili il fr. 227 dalle Харьтг; (?)

ó); xpstTTÓvè<7TiSsctcótou^pvidToOTu^etv
r¡ ÇyjvTarcstvuçxat zazo; 'èXsó&epov
(da Stobeo, Flor. 62, 7 ma sotto Menandro)

o il fr. 56 dai llarôs; :

есть' Soú^oi Ss(ttcÓtv)ç


X.GCX.ÓV x.ax,(oç•
xpdcTTcov
MsTS^stv àváyzv) töv /.oocövyip yřyvsTat
(da Stobeo, Flor. 62, 29 M = 22 Hense)

(1) E si veda anche il fr. 120 rivelatore di ammirazione sperticata per Eu-
ripide : et тоц àXyj^siaicjtvoì te^vtqxotsç | aïa^y)Œtvst^ov, ávSpsç, wç cpaaťvTtveç |
&v wctt*tSetv EòpiuíSTjv. Si cfr. ora anche A. Pertusi, Menandro ed
a7CY)Y$á{xy)v
Euripide, in « Dioniso », 1953, pp. 27-63.

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312 LUIGI ALFONSI

Ma altri ancora se ne possono addurre a dimostrare l'attenzione


che Filemone portò proprio per il mondo degli schiavi (vedi Rapisarda,
op. cit., p. 33): ad es. fr. 22 dalP 'E£oikiÇó[asvo<;
(e cfr. fr. 124 (1)),

zav XoõXoçv) Ttç, оОЗ-svv)ttov, Séarcoxa


ávSpwTwo;oùtó; sffTtv,av av3"pw7uoç v)
(da Stobeo, /7<?r.62, 28 M = 21 H) ;

il fr. 31 dai бтфасоь dove si parla in fondo della meno opprimente


servitù degli schiavi nei confronti degli altri uomini :

£[aouyáp ìgti . ttuptsuwv


sic àviip,
TOUTwvbi Y.cá croö[Aupitóv T7 xXkw vó^oç,
tó)v
STspojvTupocvvoç, TupavvoúvTCtiv cpójioç.
Soö^ot,ßa(7tXswvstuťv,ó ßaatXsuc Э-.sûv,
ó Эгос 'Aváyx.7)ç.IlávTa S', àv <jíco7u9)ç,
окщ
títtov' • ш bi
£T£pcovTTSçu/tev [Así^ova,
TouTotçàváy^T) таита Sou^sueiv àst (da Stobeo, Flor, 62, 8) ;

il fr. 54 dal Паухратьаатт); (generico) :

ТГрО§£<77ГОТ01)
SouXoU, Ss(77wÓT7)Ç
SoO^OÇ TCrpb

e il fr. 95 che ha singolari concomitanze con il già citato fr. 22

ìtàv SouXo; vi tic, <jáp>taTnv ocòttivsj^st •


yap oùSetç SouXo; sysv^v) тиоте
(pócrst

ví S' au TU^v) то (70[ла /.aTsSou^waaTO

II mondo degli schiavi e l'umanitàdegli schiavi sono quindi,anche


attraversoi frammentia noi noti ed ampiamentetestimoniati, vivi in
Filemone(2).
Aggiungasi che il suo epicureismo,su cui e da altri (Rapisarda,
op. cit., p. 24 e ss. anche con il confrontodi fr. 173 e 99 e special-
mentedella polemicaanticrateteae antistoicadi.fr. 85,91 e 146 о forse

(1) Su cui ora Fr. Della Corte, Philem. fr. 124 К = Plata. Merc. 404-
411, in « Riv. di fil. cl. » 1952, pp. 329-332.
(2) Si veda A. Calderini, La manomissionee la condizione dei liberti in
Grecia, Milano 1908, p. 38 per Filemone e p. 366 ss.

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SUI PAPIRI SCHUBART 313

anti-Menedemo(1) di fr. 26) e da noi stessi (L. Alfonsi, Echi epicurei


ed academici nella letteraturaantica, in « Atenee Roma » 1943,pp. 121-
125) si è richiamatal'attenzione,appunto poteva indurlo ad una più
umana comprensionedegli schiavi: non è forse Epicuro che scrisse allo
schiavo Mys addiritturauna lettera(cfr. E. Bignone,Umanità e Roma-
nità di Orazio, in « Poeti apollinei», Bari 1937, p. 212)?
Rimarrebbequindi da concludere che tutti gli elementisono per
l'assegnazione a Filemone di questi due versi euripidei(tanto più che si
trovano in un contesto di comici,ripetiamo,evidentemente), anche per il
concetto: oltre non è lecito andare,né dire a quale commedia potessero
appartenere,trattandosicome si è visto di motivo e di atteggiamento
ripetuto.
Ma l'ignoto antologistache ha raccolto da Filemone ed Antifane
versi pieni di umanità per gli schiaviha rivelatodi aver capito e quasi
sottolineato,anche se non esclusivamente, per lo meno prevalentemente,
nella commediadi mezzo e nuova tale novità, questa sensibilitàsociale
più squisita. E, data l'antichitàdella raccolta,essa include anche un giu-
dizio critico di notevoleinteressee di valore quasi immediato(2). Per di

(1) Sui quali ora interessanteE. Schwartz, Ethik der Griechen,hrg. von
W. Richter,Stuttgart1951, pp. 142-44 e p. 146.
(2) Riguardo al fr. 195 di Filemone ocv^pwrcoc wv tout' laurixaì ¡aejavyjct1
àst
esso può essere avvicinato al menandreo ocv^pwTiov ovtoc8sTcppovsïvTàv^pw-rcivoc
(su cui si veda J. Mewaldt, Homo sum, in « Anzeiger der phil.-hist.Kl. der
Akad. der Wissensch.», Wien 1942, pp. 167 ss.; E. Bickel, "Av^pw7rov ovtoc
8eTcppoveTv Tav^poWiva, Menander im Heautontinu, in « Rh. Mus. » 1941, p. 352;
Id., Menanders Urwort der Humanität,in « Rh. Mus, '» 1942, pp. 186 ss. ; A.
Körte, Zu Terenz HeauL 77, in « Hermes » 1942, pp. 101-2 ma in nota 4 di
p. 101 ricorda fuggevolmente,col fr. 117, anche il nostro di Filemone; F.
Dornseiff,in « Hermes» 1943, p. 110; E. Bignone, Storia della lett.lat., voi. I,
Firenze 1942, p. 386 e n. 1 ; M. Pohlenz, Menander und Epikur, in « Hermes »
1943, pp. 270-275; F. Klingner, Humanitätund humanitas,in « Beiträge zur
geistigen Ueberlieferung», Godesberg 1947, p. 28 e n. 76; S. Prete, « Hu-
manus» nella letteraturaarcaica latina, Milano 1948, pp. 41-52). Certo nel
passo di Menahdro è insistentepure un richiamoal limite che è quindi senso
dell'umanitàe comprensioneper tutti- in conformitàalla tradizionegreca e
ai molti versi euripidei che toccano lo stesso concetto. Ma giova aggiungere
anche il fr.195 di Filemone,di solito a questo riguardo trascurato(moltomeno
pertinenteè il 117), quanto invece è importanteper una completa indagine: ed
esso si allinea nella più schiettalinea della saggezza greca, in un senso molto
vicino al passo menandreoe alquanto differentedall'homosum di Terenzio.
Interessanteanche nei Menaechmidi Plauto, pur ispiratida Posidippo,uno
svolgimento di pensiero che presenta qualche affinitàcon passi di Filemone
sopra citati,e specialmentecol primo da cui siamo partiti,sul vantaggio che
anche i padroni possono avere trattandobene la servitù. Si trattabene inteso

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314 LUIGI ALFONSI

più un confrontocon la sezione di. Stobeo in cui sono riportatii versi


sia di Antifanesia di Euripide-Filemonee gli altri relativiagli schiavi
ci offreinteressentirilievi. I primi due si trovano rispettivamente nel
Florilegio Mein. 62, 3 (come di Euripide) e 62, 9, il fr. 227 in Flor. 62,
7 (?); il framm.56 in Flor. 62, 29; il fr.22 in Flor. 62, 28; il fr. 31
in Flor. 62, 8. Ci troviamoquindi in presenza di una sezione organica
che ha un contennto omogeneo, тиерь Ьгскотш x,aì SouXwv.Si sa che
lo Stobeo (A.-M. Croiset, Histoire de la littératuregrecque,Paris 1899,
vol. V, p. 980 specialmente)ha composte queste sezioni desumendo da
precedentiantologie: in tal caso il papiro in questione si rivela come
uno degli esemplariquali hanno potuto esse sfruttatidallo Stobeo : e
per la sua antichitàesso costituisceun documentodi alto pregioanche
nello studio delle fontidelPantologistagreco.
Luigi Alfonsi

di un'ideaper nienteaffattoperegrinae di cui non oseremmocertopostulare


al comico latinola derivazioneda Filemone,che puregli conobbe: tantopiù
che si parlain Plautodi servichese vengonoben nutriti non fuggono,e che
così si sentonoancorpiù vincolatiche da qualsiasicatenaalla casa. Si veda
v. 79 ss.:
Hominescaptivosqui catenis vinciunt
et qui fugitivisservis induntcompedes
nimisstultefaciunt mea quidem sententia.
Nam hominimiserosi ad malumaccedit malum
maior lubido est fugere et jacere nequiter.
Nam se ex catenis eximuntaliquo modo,
turncompeditianum lima praeterunt
aut lapide excutiuntclavom: nugae sunt eae.
Quem tu adservarereete, ne aufugiat,voles
esca atque potionevinciridecet:
apud mensámplenám hominirostrumdeliges:
Dum tu Uli quod edit et quod poteipraebeas
suo arbitratuadfatimcottìdie
nunquamedepolfugiet, tarnetsi capitalfecerit:
facile adservabis,dum eo vinclovincies.
Ita istaec nimislenta vincla sunt escaria:
quam magis extendas,tanto adstringuntartius.
Che ha una sua importanza per i costumi e gli stati d'animo prevalenti
nella commedia nuova e nella palliata romana: onde ci pare valesse la pena
rilevarlocol confrontodel nuovo frammentoeuripideo-filemoneo.

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