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A PROPOSITO DI COMPLESSITÀ, APPROCCIO ECOLOGICO, SISTEMA…..

ED ALTRO

Nonostante siano trascorsi più di dieci anni dalla pubblicazione della tesi presentata al corso UEFAPRO,
continuo a ricevere numerose riflessioni circa la Metodologia Operativa, alla luce anche del fatto che
oramai parlare di calcio e complessità è diventato un esercizio caro a molti.

ECCO ALCUNI ESTRATTI:

- Non ci credo, finalmente trovo sulla mia strada qualcuno che si approccia al calcio in maniera
"culturale", con sguardo aperto a tutti quegli orizzonti che si intersecano con ciò che Pasolini definì
" L'ultimo vero spettacolo drammatico (drammaturgico).
C'è tanto materiale nella tua tesi, ti ringrazio veramente di questo lavoro sperando sia spunto di
riflessioni sopratutto per chi lavora nel mondo delle scuole calcio come il sottoscritto.

- È un taglio di pensiero che invade tutto il mondo del lavoro come quello in particolare
dell'istruzione.

- Propongo che sia adottata come testo ai corsi di formazione giovanile.

- Bella l'idea di cominciare con l'esposizione di un articolo e molto bella la poesia inserita
nell'introduzione, ciò evidenzia una sensibilità culturale fuori dal comune dell'autore,laddove si
sostiene la tesi che spesso si affidano incarichi, purtroppo ahimè anche in settori giovanili di
squadre importanti, non perché si valutano le capacità e le competenze dell'allenatore ma solo per
la carriera di calciatore, che per carità è un'esperienza che va recuperata , ma che senza ombra di
dubbio non può non essere accompagnata dalla cultura e dai saperi nell'accezione più larga del
termine.

- Alla luce anche degli ultimi risultati negativi delle squadre nazionali giovanili probabilmente questa
riflessione sarebbe necessaria anche a livello di federazione e di settore tecnico.
- Il mio augurio è che dietro questa bellissima tesi anche altri trovino il coraggio e la passione per
proporre all'attenzione del nostro mondo un nuovo modo di pensare e proporre calcio: più
consapevole, più riflettuto e più approfondito.

Molte sono le cose che più mi sorprendono di fronte alle considerazioni derivate dalla lettura della tesi,
due più di tutte:
- Il grande e diffuso dibattito messo in moto;
- Gli apprezzamenti e gli attestati di stima che gli argomenti della tesi continuano ancora a ricevere .
Questo mi fa pensare che probabilmente c'era un grande bisogno di leggere qualche cosa che uscisse fuori
dai canoni tradizionali e che forte era l'esigenza di approfondire e di conoscere.
Questa tesi va sicuramente in questa direzione: è una grandissima opportunità per tutti coloro che
intraprenderanno la carriera di allenatore ed uno strumento didattico fondamentale per quelli che invece
già operano, soprattutto nei settori giovanili.

Concludo con un’esperienza vissuta di Metodologia Operativa

ADESSO VEDIAMO COSA SIGNIFICA PER ME PROCEDERE IN QUESTO MODO

Il primo dato riguarda lo sviluppo ed il potenziamento delle competenze sociali sia nella squadra, nei gruppi
e singolarmente.
Si è, infatti, riscontrato un innalzamento dei livelli di motivazione nelle dinamiche di gruppo ed un
incremento dell’interesse nei confronti degli apprendimenti specifici legati alla tecnica ed alla tattica.
Le attività così promosse, cioè in maniera interattiva dove intervengono contemporaneamente tutti gli
aspetti della prestazione calcistica, nella tesi definita " competenza tattico- strategica, suscitano il
gradimento dei calciatori perché ne riconoscono il significato e ne apprezzano le finalità; questo a
dimostrazione che strategie innovative rispondono a bisogni spesso nascosti, e creano aspettative ed
atteggiamenti positivi nei confronti della qualità della proposta.
Nota interessante riguarda la reazione degli allievi rispetto alla gestione delle competenze acquisite e da
acquisire, cioè mentre, inizialmente, la metodologia del gioco era percepita solo come dimensione ludica,
un mezzo per evadere dalla “ seduta classica”, nel tempo e nell’appropriazione degli strumenti, i calciatori
hanno scoperto il vero valore formativo dell’esperienza; infatti, con questa consapevolezza, stanno
aumentando i livelli di successo nelle abilità e competenze specifiche.

Personalmente, grazie all'applicazione della Metodologia Operativa, ho sviluppato competenze sul piano
metodologico, affinando gli strumenti di osservazione dei comportamenti sia sociali che cognitivi, ho avuto
modo di prendere confidenza con una varietà di strategie didattiche,convinto che per costruire competenze
è necessario fare ricorso ad una pluralità di approcci corrispondenti ai diversi stili di apprendimento, ho
imparato ad usare il gruppo come risorsa, ho potenziato la dimensione comunicazionale.

Ciò mi convince di un fatto molto importante, alla luce anche del dibattito circa la necessità di
cambiamento del processo dell'allenamento calcistico e l'affermazione di un " allenatore nuovo", e cioè che
il cambiamento delle strategie educative deve passare attraverso il cambiamento degli allenatori come
persone e come professionisti:
• L’allenatore come deposito culturale, come sorgente da cui qualcuno attinge, un esperto metodologo (un
metodo di studio per essere insegnato deve essere posseduto);
• L’allenatore come esperto metodologo, come facilitatore di processo, il campo come luogo per
apprendere il processo per apprendere;
• Attenzione dell’allenatore alla metacognizione: la riflessione sul fenomeno, non la pratica delle cose, ma
essere consapevoli del perché si fanno le cose;
• L’allenatore come colui che ha in mano le strategie metodologiche, che si assume la responsabilità di
guidare le scelte metodologiche.
Altro punto di riferimento fondamentale del progetto riguarda la costruzione del processo, dove tutti i
soggetti giocano un ruolo attivo, teso a formare un codice comunicativo comune per dialogare all’interno di
un sistema coerente e integrato.
Metodo e integrazione verso un prodotto che deve essere interpretato non come una struttura rigida, ma
come una “architettura” plastica, in grado di sollecitare nuovi pensieri e nuovi itinerari di lavoro, che pur
salvaguardando la plasticità dell’impianto, persegue la sua identità.

E’ bene precisare che la Metodologia Operativa è nata e lavora per affermare un nuovo modello operativo
del processo di insegnamento/apprendimento calcistico, e cioè:
1. Partire dalle preconoscenze, da ciò che il calciatore ha già nel suo bagaglio.
2. Far emergere l’inadeguatezza degli schemi esistenti (conflitto o spiazzamento cognitivo).
3. Tendere a far ristabilire l’equilibrio mediante ipotesi, abbozzi di risposte, tentativi.
4. Far elaborare una nuova struttura interpretativa coerente in grado di fornire risposte agli interrogativi
lasciati aperti dalla struttura precedente: “a seconda che si ponga una situazione aperta o una chiusa,
l’allenatore favorirà processi esecutivi e mnemonici o processi euristici, stimolando la ricerca e la
costruzione attiva e autonoma del sapere o la ricezione passiva di contenuti e tecniche”.
La Metodologia Operativa supera la concezione di pratica motoria o sportiva come una semplice
successione di compiti motori, o come ripetizione “automatica o automatizzata” di modelli tecnico-
esecutivi più o meno economici ed efficaci.

Per la M.O. il successo di una prestazione motoria è rappresentato dall’interazione di abilità cognitive e
motorie con le aree affettivo - relazionali.
Infatti, il processo di apprendimento intenzionalmente attuato attraverso i giochi semplessi ( vedi foto),
permette di risolvere problemi tattico-strategici in modo contestualizzato, che basandosi su condizioni
neurologiche, fisiologiche e psicologiche consentono al calciatore ed ai gruppi di apprendere, organizzare,
controllare e trasformare le azioni in maniera autonoma e flessibile.