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Lab 2.

0 è un’associazione culturale no-profit fondata a Roma da un gruppo di giovani, si occupa di


Architettura con l’obbiettivo di stimolare il dibattito e il confronto sul territorio e sul web.

Ha fondato e gestisce, per conto della testata giornalistica DailySTORM (www.dailystorm.it), la


rivista “lab2.0 Magazine” e si occupa della sua distribuzione sul web.

Parallelamente all’attività editoriale lab 2.0 si propone di:

- Organizzare mostre, eventi e conferenze, con l’obiettivo di promuovere e stimolare


l’interdisciplinarietà tra architettura e altre forme di espressione visiva quali arte, fotografia, grafica,
design, cinema.

- Organizzare workshop e promuovere concorsi rivolti a studenti universitari e neolaureati, così da


fornire uno strumento di crescita e visibilità ai giovani progettisti e creare una piattaforma a servizio
della società, volta all’individuazione e all’approfondimento di tematiche di carattere architettonico e
di sviluppo socio-culturale.

Per conoscere tutte le nostre attività visitate il sito internet www.lab2dot0.com o seguiteci sui
nostri profili social:

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Lab 2.0 is a non-profit cultural association, founded in Rome by a group of young people interested
in Architecture. The aim of the association is to encourage the debate and intellectual confrontation
on the territory and on the web.

It has founded and manages, on behalf of DailySTORM (www.dailystorm.it), the magazine “lab 2.0
Magazine” and is in charge for its online distribution.

Lab 2.0, simultaneously with its editorial activity, offers:

- To organize exhibits, events, and conferences, with the objective to promote and encourage an
interdisciplinary approach between architecture and other forms of visual expression like art,
photography, graphics, design, cinema.

- To organize workshops and promote contests aimed at university students and graduates, as to
supply a tool to enhance visibility and growth for young designers, and to create a platform about
architectural contents for society.

To learn more about our activities, visit our website at www.lab2dot0.com, or follow us our social
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INDICE / INDEX:
LAB 2.0 MAGAZINE È UN SUPPLEMENTO DI
3! Presentazione / Introduction
DAILYSTORM DISTRIBUITO GRATUITAMENTE
! Ines Cilenti
ONLINE
DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO
7! Lo Zen e l’arte del costruire con il bambù / The Zen and the art of ! !
dailySTORM (www.dailystorm.it)
! building with bamboo
! Andrea Filippo Certomà
Testata giornalistica iscritta al Registro della Stampa del
13 ! Grattacieli in bambù, nuova frontiera del costruire sostenibile /
Tribunale di Roma, autorizzazione n. 12 del 15 Gennaio
! Bamboo Skyscrapers, the new frontiers of sustainable building
2013
Lorenzo Carrino
17! Un futuro di bambù per l’architettura. Intervista a DFG Architetti / A future !
lab 2.0 Magazine è gestita dall’associazione culturale
! made of bamboo for architecture. Interview with DFG Architects
lab 2.0 con sede in: viale Liegi, 7 – Roma, 00198 Italia
Lorenzo Carrino
www.lab2dot0.com
23! Forme contemporanee e tecniche della tradizione, la riscoperta del bambù / !
! Contemporary forms and traditional techniques, the rediscovery ! of bamboo
Direttore responsabile / Editor in chief
Lorenzo Carrino
Patrizia Licata
27 ! #CONTAMINIAMOCI 01 - Spazi Espositivi / Expositive Space
Coordinamento editoriale / Deputy editor
SCRITTI / WRITINGS
Lorenzo Carrino
29 ! Hustadvika Tools, un rifugio nella foresta norvegese / Hustadvika Tools, ! a haven in
Ines Cilenti
! the Norwegian forest
Andrea Filippo Certomà
Staff di redazione / Editor staff
Luca Bonci
SPAZI FUTURIBILI / FUTURISTIC SPACES
Pasquale Caliandro
33! Città volanti: può essere davvero questo il futuro? / Flying city: may it be !really the
Simone Censi
Andrea Filippo Certomà ! future?
Riccardo Franchellucci Pasquale Caliandro
Pablo Menéndez Pannero IDEE / IDEAS
Massimo Parboni Arquati 37! Una torre di “monnezza” come monumento all’(in)civiltà / A tower of “garbage”, as a
Giandonato Reino ! monument to (in)civility
Tommaso Zijno Lorenzo Carrino
PILASTRI / PILLARS
Hanno collaborato / Contributions 41! Geometrie astratte e colori forti, l’architettura di Ricardo Legorreta /
Vinicio Bonometto ! Abstract geometries and intense colours, this is Ricardo Legorreta architecture
Riccardo Franchellucci
Traduzioni / Translations PAROLE A CONFRONTO / WORDS IN COMPARISON
Elisabetta Fiorucci 47! "Memoria e Tradimento nei luoghi dell’abbandono", intervista a Beniamino Servino /
Isabella Geronzi ! "Memory and Treachery in the places of !abandonment", interview with B. Servino
Tania Lepore Giandonato Reino
Martina Mancini LIBRI & MATTONI / BOOKS & BRICKS
Agnese Oddi 53! Abiura dal paesaggio. Architettura come trasposizione di Marco Navarra: !
Lucrezia Parboni Arquati ! vuota conservazione o riscrittura e traduzione? / Forswear the ! ! !
Martina Regis ! landscape. Architecture as a movement of Marco Navarra: meaningless ! !
Daria verde ! conservation or rewrite and translation?
Luca Bonci
Grafica / Graphic & Editing ESPLORAZIONE / EXPLORATION
Andrea Bonamore 57! Architettura del silenzio, viaggio a Gerusalemme / Architecture of ! !
! silence, journey to Jerusalem
Editore Luca Bonci
Triade Edizioni Srl SCATTI / SNAP-SHOT
65! Fotografia di architettura, l'arte che rappresenta l'arte / Architectural ! !
Contatti di redazione / Editorial Staff ! Photography, the art representing art
redazionelab2.0@gmail.com Riccardo Franchellucci
APPUNTI DI ARCHITETTURA / NOTES OF ARCHITECTURE
Responsabilità. La riproduzione delle illustrazioni e degli articoli 69! Il disegno per capire ed esplorare la realtà / The design to understand and explore
pubblicati sulla rivista, nonché la loro traduzione è riservata e non può ! the reality
avvenire senza espressa autorizzazione. Alcune delle immagini e dei Simone Censi
video pubblicati sono tratti da internet. In caso di involontaria CONTENUTO SPECIALE
violazione dei diritti d’autore vi preghiamo di  contattarci per indicare, 73! Dispense di supporto alla rappresentazione architettonica / Handouts to support !
nel numero successivo, il nome/link del proprietario in base al modello
! architectural representation
di copyright utilizzato. I manoscritti e le illustrazioni inviati alla
Vinicio Bonometto
redazione non saranno restituiti, anche se non pubblicati.
GRAFFITI
77! Banksy, la street art tra ironia e denuncia sociale / Bansky, the street art between
In prima di copertina / Cover ! irony and social complaint
Art Directors Pierluigi Braca and Giulia Pettinari - Tommaso Zijno
Photographer Giulia Pettinari - Model Giada Baronio
EDITORIAL ! «L’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo, cioè di far sì che esso soddisfi
i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità delle generazioni future di
di Ines Cilenti rispondere ai loro». Il concetto di sostenibilità, definito con chiarezza solo nel 1987 con la
pubblicazione del rapporto Brundtland, è diventato “sinonimo” di sviluppo.

«Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un
processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti,
l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i
bisogni futuri oltre che con quelli attuali». Gro Harlem Brundtland

! I bisogni futuri hanno permesso di trasformare quelle che erano delle criticità e delle
debolezze, in raffinatezze innovative. Cosa significa realmente “eco-sostenibile”? Dal greco “oikia”
e dal latino sustinere questo termine significa “mantenere le regole della casa”, dove con “casa” si
allude a qualsiasi realtà, sistema ecologico, sia esso a piccola o grande scala. Nel suo significato
globale, questo “rispetto” non va inteso in senso statico ma dinamico. Dinamicità che nasce dalla
dialettica tra sistema ecologico e antropico. Il ruolo chiave viene svolto dallo scenario tecnologico
che influisce drasticamente sulle condizioni al contorno di un problema così complesso.

! Si può affermare che lo sviluppo sostenibile è un processo in continuo divenire che basa la
sua stabilità sulla sinergia che viene a crearsi fra aspetto economico, ambientale e sociale. Nel
momento in cui lo sviluppo privilegia solo uno di questi ambiti, allora non si può più parlare di
sviluppo sostenibile. L’economia esiste nella società ed entrambe coesistono solo se c’è un
ambiente che le ospita. Rispetto dell’ambiente e responsabilità intergenerazionale sono i
presupposti per uno sviluppo in questo senso. Ciò è quanto emerge dalla Conferenza di Rio del
1992. In questo quadro si colloca l’ “Edilizia eco-sostenibile”.

! Una definizione tale indica un ripensamento dell’intero iter che porta alla realizzazione di un
progetto. Questo perché, come emerso da studi condotti a livello europeo, il settore edilizio, a
causa soprattutto del consumo energetico e della produzione di inquinamento, è ad elevatissimo
impatto ambientale. Un processo di questo tipo prevede l’analisi delle opere strettamente connesse
al territorio che le accoglierà perché, al fine di raggiungere un modello costruttivo sostenibile,
andrebbero razionalizzate le risorse del posto. Proprio in tal senso la ricerca architettonica attuale
sta riscoprendo i “vecchi materiali”, quelli che con l’introduzione di calcestruzzo e acciaio si erano
quasi completamente perduti, causando al tempo stesso la scomparsa di quelle tecniche che
storicamente li avevano accompagnati. È questo il caso del ritorno all’utilizzo di materiali come la
paglia, la canna, la terra-cruda, il bambù.

! Proprio quest’ultimo è uno dei protagonisti del dibattito attuale. Definito da Oscar Hidalgo il
“regalo degli Dei”, il bambù è un materiale dalle eccellenti caratteristiche fisiche che lo rendono
resistente a torsione e trazione.

«Il rapporto leggerezza-resistenza lo rende un eccezionale prodotto della natura, secondo gli studi
di Frei Otto è il materiale più leggero e resistente di qualsiasi altro vegetale esistente oltre ad
essere, in particolare la specie Guadua angustifolia, estremamente efficiente nel fissare l’anidride
carbonica presente nell’atmosfera e quindi nel combattere l’effetto serra e il conseguente
riscaldamento globale del pianeta». Mauricio Càrdenas Laverde - Il Bambù come materiale da
costruzione

Perché allora non costruire tutto in bambù?

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«Una persona può sedersi in una casa di bambù sotto un tetto di bambù, su una sedia ad un tavolo
fatti dello stesso bambù … potrebbe attraversare un ponte sospeso costruito esclusivamente di
bambù, bere acqua da una tubatura di bambù ed asciugarsi il viso con un fazzoletto ottenuto con le
fibre del bambù». Atal Bihari Vajpayee 

! Questa affermazione, particolarmente suggestiva, nasce in un Paese dove il bambù


rappresenta una delle maggiori risorse. Nelle aree geografiche dove questo non è un materiale
autoctono, però, non verrebbe più rispettata la sostenibilità economica e si finirebbe col perdere
quell’equilibrio che conferisce ad un sistema di essere appellato come sostenibile. Questo
potrebbe essere un discorso accettabile nel “breve periodo”. Considerando, infatti, i cambiamenti
climatici in atto, l’ipotesi di introdurre la coltivazione controllata di questa pianta anche in altri paesi
potrebbe prendere vita. Un lento cambiamento potrebbe rappresentare la soluzione di molti
problemi, anche se controllare la crescita del bambù è molto difficile. Essendo una pianta
infestante, infatti, i paesi che coltivano il bambù sono indirizzati alla monocoltura. Questa
caratteristica "ingombrante" collima difficilmente con l'idea di eco-sostenibilità e lo scenario di
diffusione appare, momentaneamente, impossibile.

! Bamboo itt è uno studio pubblicato nel 2011 in cui è stato presentato il bambù come eco-
risorsa. È emerso che, oltre a mancare una cultura dell’utilizzo di questo materiale, anche nei paesi
dove è ampiamente diffuso come il Brasile, per citarne uno, questo prodotto presenta delle
limitazioni: la grande quantità di amido che rende la pianta suscettibile all’attacco di insetti e funghi,
le lavorazioni e i tagli che richiedono una preparazione professionale adeguata e poco diffusa.
Inoltre, poiché non sopporta lo sforzo a flessione, i punti deboli vanno rinforzati tramite l’utilizzo di
calcestruzzo.

! Va anche considerata l’idea radicata che associa questo materiale all’idea di architettura
povera nei paesi dove è diffuso, e di materiale “esotico” nei paesi dove non è immediatamente
reperibile. Nei paesi in via di sviluppo queste convinzioni ci hanno lasciato testimonianze di
architetture in bambù solo in alcuni settori dell’edilizia. Nel territorio americano spicca Manizales,
città colombiana che oggi è conosciuta come culla dell’architettura in bambù. Qui esistono ancora
case realizzate nel 1890 utilizzando la specie Guadua Angustifolia.

! Nel panorama europeo, invece, il bambù si è diffuso solo recentemente. In italia, nello
specifico, la prima realizzazione interamente in bambù è datata 2003. Si tratta del padiglione di
Vergiate, in provincia di Varese, ed è stato realizzato dall’associazione EMIZZIONIZERO
prendendo spunto dal padiglione ZERO realizzato ad Hannover. Per la sua messa in opera, a
causa della mancanza di normative italiane ed europee che regolamentano l’utilizzo del materiale,
sono stati condotti test, in Colombia, su un modello in scala 1:1.

! Nonostante l’utilizzo ancora regionale, il bambù è oggetto di ricerca da parte di ingegneri,


architetti e botanici di tutto il mondo, da Frei Otto a Velez a Renzo Piano. Perché tanto interesse? I
benefici in termini di bio-compatibilità sono numerosi: crescita rapida anche senza pesticidi, elevato
assorbimento di CO2 e resistenza a grandi sforzi di trazione e compressione. Inoltre, la semplicità
di riciclare gli scarti, il suo molteplice uso, dall’edilizia all’abbigliamento biodegradabile, e i costi
contenuti sono solo alcuni dei dati positivi che indurrebbero alla sua diffusione.

«Il problema è: non cosa possiamo fare noi con gli strumenti tecnici che abbiamo ideato, ma che
cosa la tecnica può fare di noi». Umberto Galimberti, Psiche e techne: l'uomo nell'età della tecnica

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EDITORIAL ! «Human kind has the chance to make the development sustainable, to make it satisfy the
needs of the current generations without compromising the faculty of future generations to answer
by Ines Cilenti to their». The concept of sustainability, clearly defined only in 1987 by the Brundtland report, has
become the synonymous of “development”.

! “Sustainable development, far from being a definitive condition of harmony, is rather a


process of changing able to make the exploitation of resources, the direction of investments, the
orientation of technological advancement and the institutional changes coherent with both the
present and future needs”. Gro Harlem Brundtland

! The future needs allowed to transform criticalities and weaknesses in innovative


refinements. What does “sustainable” really means? From ancient Greek “oikia” and latin sustinere
this term means “to respect home rules” where home refers to every situation, ecological system,
both on a small or big scale. In its global meaning, the term “respect” is intended in a dynamic
rather than a static sense. A kind of dynamicity born from the dialectic between the ecological and
anthropic system. The key role is played by the technological scenery which affects conditions
around such a complicated issue.

! It is possible to affirm that sustainable development is a continuous process which bases its
stability on synergy between the economic, environmental and social aspects. When development
privileges only one of this aspects, then talking about sustainable development is not possible
anymore. Economy exists in society and they coexist only if there is an environment hosting them.
Environmental conservation and intergenerational responsibility are the prerequisites for a
development in this sense. This is the result emerged from the Rio Conference of 1992. The
“Sustainable construction” is collocated in this frame work

! This definition indicates a reflection of the whole iter which brings to the realization of a
project. That is because, as resulted from European research, the construction industry, for the
energetic consume and pollution production, is with high environmental impact. A process of that
kind entails a work analysis strictly linked to the accommodating territory, because, in order to
reach an sustainable architectural model, the local resources should be rationalized. In this sense
the architectural research is re-discovering the “old materials”, completely lost after the introduction
of concrete and steel, causing the demise of the relative techniques. That is the case of the revival
of the use of materials such as straw, cane, raw earth, bamboo.

! Precisely the latter is the main character of the current debate. Defined by Oscar Hidalgo
the “Gods’ gift”, bamboo is a material provided with excellent physical characteristics, which make it
resistant to twisting and traction.

«The relation lightness – resistance makes it an outstanding natural product, according to Frei
Otto’s research this is lighter and stronger than any other existing plant as well as extremely
efficient, especially the Gadua angustifolia specie, in fixing carbon dioxide in the atmosphere and,
hence, in fighting greenhouse effect and, consequently, global warming». Mauricio Càrdenas
Laverde - Bamboo as construction material

So, why do we not build everything with bamboo?

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«Someone can sit on a bamboo house, under a bamboo roof, on a chair down at the table made of
the same bamboo … might cross a hanging bridge entirely made of bamboo, drink water from a
bamboo water pipe and wipe his face with a tissue obtained by bamboo fiber». Atal Bihari
Vajpayee 

! This statement, extremely suggestive, comes from a country where bamboo represents one
of the most important resources. In the geographic areas where this is not a native material,
though, the economic sustainability would not be respected anymore and the balance allows a
system to be sustainable would be lost. This could be an acceptable stance only for a short-term.
Considering the current climate changes, the hypothesis of introducing the controlled cultivation of
this plant in other countries might come alive. A slow change could be the solution to many
problems, even though controlling the growth of bamboo is quite hard. Being a wild plant, the
countries which cultivate bamboo are based on monoculture. This “unwieldy” characteristic hardly
coincides with the idea of sustainability and the diffusion seems impossible, at the moment.

! Bamboo itt is a research published in 2011 where has been presented the idea of bamboo
as eco-resource. Is emerged that, besides the lack of a culture of the use of this material even in
countries where it is widely spread such as Brazil, this product suffers some limitations: the great
deal of amid which makes it susceptible to the attack of insects and funguses, the production and
cut which require an appropriate and rare professional skill. Moreover, since it does not tolerate the
bending stress, the weak points have to be enforced with the use of concrete.

! One should not forget the strong idea which lead us to associate this material with a poor
architecture in countries where it is spread, and with “exotic” in countries where it is not. In
developing countries this beliefs left an heritage of bamboo architecture only in some construction
sectors. In the American area Manizales stands out, a Columbian city known as the cradle of
bamboo architecture. Here there are still houses build in 1890 using the specie Guadua
Angustifolia.

! In the European context, on the other hand, bamboo has spread only in the last decade.
Precisely, the first Italian structure entirely made of bamboo is dated to 2003. Is the Vergiate
pavilion, in province of Varese, realized by the EMIZZIONIZERO association, taking the cue from
the ZERO pavilion build in Hannover. For its installation, because of the inexistence of both Italian
and Columbia, on a scale 1:1.

! In spite of the still regional use, bamboo is an interesting research subject for engineers,
architects and botanists all over the world, from Frei Otto to Velez and Renzo Piano. Which such a
spread interest? The benefits in term of biocompatibility are numerous: fast growth without using
pesticides, a high level of absorption of CO2 and strongly resistant to traction and compression. As
if that were not enough, the simplicity of recycling the waste, its various use, from the construction
industry to biodegradable clothing, and the cheap costs are only a few of the positive elements
which might persuade about its diffusion.

“The problem is: not what we can do with the technical instruments we have ideated, but what the
technique can do with us». Umberto Galimberti, Psiche and techne: Man in the age of techique.

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

LO ZEN E L’ARTE DEL COSTRUIRE


CON IL BAMBÙ

La ricerca della nuova via sostenibile passa dalla riscoperta


di un materiale antico, affascinate e “flessibile”. Un
approccio nuovo apre la strada a un vecchio sapere

di Andrea Filippo Certomà

Forest Pavilion, Taiwan - nArchitects

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

Kayu Aga, Canggu, Indonesia - Yoka Sara International

! Al primo contatto con l’idea di una struttura in bambù, le conoscono quasi un centinaio di generi che danno vita più di 1200
reazioni non variano sensibilmente: siamo tutti sospettosi, incerti, specie, delle quali almeno 20 idonee all’uso costruttivo. Di queste,
curiosi forse, ma mediamente restii nel crederla “durevole”. La la Guadua Angustifolia è tra le più diffuse e certamente una delle
“mitologia orientale” ha cementato nelle nostre menti la canna di più studiate sul profilo delle proprietà meccaniche.
bambù come idioma di flessibilità. Per scostarci dalle nostre
roccaforti di pietra, acciaio e cemento c’è una sola considerazione ! Un passo importante per comprendere questo materiale, è
da fare: se ci fidiamo del legno nostrano, allora possiamo credere quello di svincolarsi dall’idea di bruta lavorazione della canna nella
anche nella bontà di un legno così alieno ma comune. D’altro sua forma naturale. Andarla a inserire in un contesto di edilizia
canto, alcune normative edilizie (come quella colombiana) convenzionale, rende facile dimostrare le sue proprietà eccellenti.
considerano già il bambù come un materiale idoneo alla
costruzione, e sarebbe strano il contrario, trattandosi a tutti gli effetti ! La sopracitata normativa colombiana, che considera il
di un legno. L’incredibile durezza della canna cava appare surreale, bambù un elemento strutturale completo, indica come età idonea al
salvo poi comprendere le ragioni geometriche e fisiche che la taglio della pianta i 4 anni; ci si assicura così di operare
rendono tale. La graminacea dal collo lungo è già stata ponteggio, nell’intervallo temporale nel quale la pianta ha già raggiunto la
impalcatura, arredo, finitura, e oggi a pieno titolo diventa struttura. maturità. È importante rispettare queste tempistiche (brevissime
rispetto a quelle di altri legnami) per poter operare con materiali
! Le proprietà che fanno del bambù un ottimo materiale eco- omogenei: infatti le proprietà meccaniche del “culmo” (il tronco della
sostenibile sono numerose e sorprendenti: è la pianta con la canna) variano sensibilmente a seconda delle condizioni
crescita più rapida al mondo, dai 20 ai 100 centimetri al giorno per geografiche e fisiche di crescita.
un’altezza che supera i 20 metri già nei primi 8 mesi. Riesce a
insediarsi su ogni tipo di terreno (caratteristica anche negativa a ! I valori definiti dalle prove di resistenza sul bambù, sono
tratti), esercitando un forte potere stabilizzante grazie alla fitta rete comunque paragonabili a quelli certificati da normative europee il
di rizomi. Un’area coltivata a bambù produce 20 volte più legname legno di conifere e latifoglie (Classi di resistenza secondo EN 338).
di quanto farebbe se ospitasse una vegetazione nostrana. Dulcis in Dal confronto dei dati possiamo vedere che il bambù si colloca per
fundo produce il 35% in più di ossigeno rispetto alle piante arboree. proprietà meccaniche nella fascia medio-alta dei legnami nostrani.
Il confronto diventa ancora più interessante se andiamo a coparare
! Uno degli assunti base dell’eco-sostenibilità è la reperibilità il materiale ingegnerizzato, ossia l’arbusto lavorato in forma di
in loco delle materiale. La fascia subtropicale del pianeta è quella elementi lamellari ricavati dai culmi, con il suo equivalente
che ospita la maggior crescita spontanea della pianta: se ne nostrano.

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

Simon Velez, Iglesia sin Religion, Colombia

! Il variegato panorama di arbusti sudamericani, è ciò che la spesa maggiore deriva dal trasporto. Possiamo rivolgere allora lo
l’architetto Simón Vélez conosce meglio. In Colombia, la pianta è sguardo a casa nostra in cerca di qualcosa di simile. Il retaggio di
così diffusa che Vélez ne fa la sua creta; rivolge la sua architettura diffidenza è figlio tra le altre cose del rapporto con la canna comune
alla falegnameria, realizzando strutture commerciali, abitazioni, (Arundo Donax) che cresce spontanea al bordo dei corsi d’acqua.
ponti di incredibile portata. L’uso e la padronanza sorprendenti che Ragioni legate all’intima natura del materiale non la rendono un
si evincono dalle sue opere, lo hanno consacrato ambasciatore di oggetto eleggibile alla realizzazione di opere strutturali importanti
questa tecnica nel mondo, e la Iglesia sin Religion è un esempio come la sua “cugina” d’oltreoceano; eppure, alla luce di una
lampante di come la struttura in bambù sia in grado di scalzare le dilagante fascinazione per la ricerca (stilistica e funzionale) di nuovi
più “pesanti” concorrenti soddisfacendo al contempo le richieste di meccanismi, la canna comune si sia ritagliando un posto nello
grandi luci, altezze elevate e resistenze agli agenti naturali. Un’altra scenario architettonico come rivestimento naturale dalle molteplici
sua opera, Il padiglione di bambù per l’Expo 2000 ad Hannover, capacità tecniche.
(realizzato per la Zeri Foundation) è esemplare per la presenza
nella struttura di cemento di riciclo, terracotta, rame e altri materiali. ! Esemplificativa in tal senso è l’esperienza progettuale
Questa commistione non mina affatto l’ideale supremazia dell’associazione LAN (laboratorio di architetture naturali) guidata
meccanica del bambù, anzi ne invera la compatibilità e la versatilità dall’architetto Francesco Poli, che rivolge tempo ed energie allo
palesando al mondo come essa sia capace di dialogare con le studio di questo materiale. Un esempio recente (ma non unico) del
tecnologie già note. loro lavoro è l’opera realizzata al “Fuori salone” di Milano: una
struttura open air composta da uno scheletro di archi di canna
! Sulla questione del rapporto con gli altri materiali, si pone Arundo Donax ancorati a un basamaneto di pietra e rivestita da un
anche una differenziazione nel modo di operare le legature. Ci impasto di calce e canapa.
sono due processi principali per realizzare i nodi: uno con fori e
connessioni con altri materiali (è il caso colombiano di Velez), l'altro ! È però ingiusto relegare questa pianta in un ambito ristretto,
in base alla scuola orientale di Shigheru Ban, che realizza i nodi senza ribadire la memoria storica dei popoli mesopotamici, che
per legature, senza andare a incidere sulla struttura della canna, e ancora oggi utilizzano fasci di canne (come gli antenati sumeri)
mantenendo certamente meglio le proprietà resistenti. producendo architetture notevoli, i Mudhif. Archi di fasci di 50 cm di
diametro a cui si aggiungono fasci più piccoli in un intreccio
! È un dato di fatto che i puri costi di realizzazione di strutture strutturale leggero e stabile, tamponato da pareti ricavate dalle fibre
in bambù siano davvero bassi. Tuttavia per operare con questo della stessa canna.
materiale in aree estrane alla sua natura, bisogna considerare che

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

Chibaish, Mudhif

! Quanto fin qui espresso vuole rimarcare un concetto antico, rivisto alla luce di tecniche moderne, diventa innovativo. Le
fondamentale per chi guarda alla ricerca del nuovo. Un materiale opere in canna dimostrano che il divario tra un’architettura antica e
economico non è sempre un materiale scadente. Un materiale una moderna eco-sostenibile, sia spesso meramente concettuale.

Tabella 1 Confronto tra Bambù e altri legni 1 ( I dati sono presi dall’articolo “Il Bambù: una scelta di “Ecologia Strutturale” di N.
Mordà, P. Macías, M. Stroscia, P. Bajzelj di DoMo Studio – Torino / Datas taked from the article “Il Bambù: una scelta di
“Ecologia Strutturale” of N. Mordà, P. Macías, M. Stroscia, P. Bajzelj di DoMo Studio – Turin

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

THE ZEN AND THE ART OF BUILDING WITH


BAMBOO

The search of a new sustainable way, re-discover an ancient


material, fascinating and “flexible”. A new approach lead the way to
an old knowledge

! At first contact with the idea of a bamboo structure, the


reactions do not vary significantly: we are all suspicious, uncertain,
curious perhaps, but on average, reluctant to believe it "durable".
The "Eastern mythology" has cemented in our minds, the bamboo
cane as idiom of flexibility. For take the distance from our
strongholds of stone, steel and concrete, there is only one point to
make: if we trust the local wood, then we can also believe in the
goodness of a wood so alien but common. On the other hand,
some building codes (for instance the Colombian one) already
consider bamboo as a material suitable for construction, and it
would be strange otherwise, since it is a wood under all the
aspects. The incredible hardness of the empty cane seems surreal,
as long as we don’t understand the reasons for the geometric and
physical properties that make it such. The long-necked plant has
already been scaffolding, decor, and finishing, and now becomes a Restaurant at Greenville, Jakarta, Indonesia - DSA+s
fully-fledged structure.

! The properties that make bamboo an excellent eco-


sustainable material, are numerous and surprising: it is the plant
with the fastest growth in the world, from 20 to 100 centimeters per
day, to a height that exceeds 20 meters already in the first 8
months. It can settle on any type of terrain (that is even a negative
trait), and exert a strong stabilizing power thanks to the dense
network of rhizomes. An area planted with bamboo, produces 20
times more timber than the same area planted with local
vegetation. Last but not least, there is the pleasing effect of the
most emission of oxygen than arboreal plants (35% oxygen in
more) and carbon dioxide absorption.

! One of the basic assumption of eco-sustainability is the on-


site availability of material. The subtropical zone of the planet, is the
home to the most spontaneous growth of the this plant and we
know almost one hundred kinds, that give life to more than 1200
species, of which at least 20 suitable for constructive use. Among
them, the "guadua angustifolia" is among the most popular and
certainly one of the most studied, especially under the profile of the
mechanical analysis.
Green School, Bali, Indonesia - PT Bambu
! An important step for understanding this material is to break
free from the idea of brute processing of cane in its natural form.
Put it in a context of conventional construction, makes it easy to to those of other timber) in order to operate with homogeneous
demonstrate its excellent properties. materials: In fact, the mechanical properties of the “culm” (the trunk
of the barrel) vary significantly depending on the geographical and
! The aforementioned Colombian normative, which considers physical growth. The values defined by the endurance tests on
the bamboo a complete structural element, indicates 4 years as bamboo, are comparable to those certified by European standards
suitable age for cutting plant; so it is sure to operate in the time for the wood of coniferous and deciduous trees (Classes of
interval in which the plant has already reached maturity. It is resistance according to EN 338). In comparison of the data we can
important to respect these time prescriptions (very short compared see that the bamboo is placed in the medium-high range of

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

woodworking, creating commercial structures, homes, bridges of


incredible reach. The surprising use and mastery that results from
his works, have made him an ambassador of this technique in the
world, and “Iglesia sin Religion” is a prime example of how the
bamboo structure is capable of undermining the "heavier"
competitors while meeting the demands of large spans, heights and
resistance to natural agents. Another of his works, The bamboo
pavilion for the Expo 2000 in Hannover, (made for the Zeri
Foundation) is exemplary for the presence in the structure of
recycled concrete, pottery, copper and other materials. This mixture
doesn't damage the ideal mechanical supremacy of Bamboo,
indeed it strengthens the compatibility and versatility, revealing to
the world how it is able to communicate with the technologies
already known.

! On the question of the relationship with the other materials,


there is also a differentiation in how they operate ligatures. There
are two main processes to realize the nodes: one with holes and
connections with other materials (it is the colombian case of Velez),
the other according to a eastern school of Shigheru Ban, that
realize the nodes for tying, without going to affect the structure of
its barrel, and keeping most certainly resistant properties.

Green Village, Bali, Indonesia - Ibuku ! It is a fact that the pure costs of building bamboo structures
are really low. However, to work with this material in foreign areas
to his nature, we must consider that the biggest expense comes
from transportation. We can look to our land, looking for something
like this. The legacy of distrust is, among other things, the son of
the relationship with the common reed (Arundo donax), which
grows wild on the edge of the water courses. Reasons linked to the
intimate nature of this material doesn't make it an object eligible for
big construction works of as his "cousin" of overseas; Yet, in the
light of a pervasive fascination for research (stylistic and functional)
of new mechanisms, the common reed is cutting a place in the
architectural scene as natural finish with numerous technical
capabilities. Exemplary in this regard is the project experience of
the association LAN (Laboratory of natural architecture) led by
Francesco Poli, which spend time and energy to the study of this
material. A recent example (but not the only) of their work is the
installation done at the "Fuori salone" of Milan: an open-air
structure composed of a skeleton of arches of Arundo donax,
anchored to a stand of stone and covered with a mixture of lime
and hemp.

! However, it is unfair to relegate this plant in a narrow field,


without reiterating the historical memory of the Mesopotamian
Cicada, by Casagrande Laboratory peoples, who still use bundles of reeds (as their ancestors
sumerians did), producing remarkable architecture, the mudhif.
Arches of bundles of 50 cm in diameter, in addition to smaller
mechanical properties of timbers from our countries. The bundles, in a tangle structural lightweight and stable, buffered by
comparison becomes even more interesting if we compare the walls formed by the fibers of the same reed.
engineered material, the shrub worked in the form of lamellar What has been expressed here want to point out a fundamental
elements derived from the culms, with its european equivalent. concept for those who look to the research of the new. A loss
material is not always a bad material. An ancient material, revised
! The varied landscape of shrubs from South America, is what in the light of modern techniques, becomes innovative. The works
the architect Simón Vélez knows best. In Colombia, the plant is so made of reed, show that the gap between a prehistoric and modern
widespread that Vélez uses it as his clay; turns its architecture in architecture, futuristic, eco-friendly, it is often merely conceptual.

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

GRATTACIELI IN BAMBÙ, NUOVA


FRONTIERA DEL COSTRUIRE
SOSTENIBILE

Dal concorso di idee “Singapore Bamboo Skyscrapers”


provengo nuovi avvenieristici spunti per mettere in luce le
ampie possibilità tecniche ed estetiche dell’utilizzo del
bamboo in architettura

di Lorenzo Carrino

1° Classificato - Di Wang, Alexandru Vilcu, Richard Mui - Canada

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

1° Classificato - Di Wang, Alexandru Vilcu, Richard Mui - Canada

! Interessante il concorso di idee “Singapore Bamboo 1° Classificato


Skyscrapers“ di cui lo scorso marzo sono stati proclamati i vincitori. Di Wang, Alexandru Vilcu, Richard Mui - Canada
La sfida per i partecipanti consisteva nel progettare un grattacielo in
bambù tenendo conto delle necessità di un approccio ! Un grattacielo concepito come una porzione di città ribaltata
contemporaneo alla costruzione con questo materiale. Un concorso in verticale. Le principali strade divengono “alberi” che accolgono al
per l’ideazione di una nuova tipologia di grattacielo sostenibile che loro interno ascensori e scale per la distribuzione verticale. Gli
promuovesse l’introduzione di un materiale inedito e facilmente edifici che prima lambivano quelle strade diventano volumi sospesi
reperibile a basso costo economico, sociale e ambientale sul disposti su diversi livelli.
territorio. Un concorso che mette in luce le ampie possibilità La struttura è costituita da unità modulari chiamate “Tectonic Unit”,
tecniche ed estetiche dell’utilizzo del bambù in architettura. Il realizzate con canne di bambù opportunamente deformate per
bambù diviene materiale dominante, sia per la realizzazione di mezzo di vapore. Ogni unità fornisce solaio di calpestio, soffitto, e
strutture portanti che nel suo utilizzo come rivestimento, diventa colonna di distribuzione verticale.
punto di partenza per ideare grattacieli e strutture eco-sostenibili. Gli steli di bambù sono collegati tra loro utilizzando elementi in
acciaio. Il risultato è un telaio che funziona in modo simile ad una
tradizionale struttura in calcestruzzo.
Nasce un’opera complessa ma che non si distacca molto dall’idea
comune di grattacielo, un edificio che vuole sfruttare al massimo le
potenzialità del bambù come materiale strutturale.

2 ° Classificato
Beobyeong Park + DongJun Kim + MinSung Kim + SeungGeun
Kwak - South Korea

! Questa proposta vuole essere una “casa” per il bambù fatta


di bambù, nasce dall’analisi del suo ciclo di vita: dal germoglio fino
1° Classificato - Di Wang, Alexandru Vilcu, Richard Mui al carbone, residuo di un incendio. Una serra verticale dove

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

3° Classificato - Miloslav Olejar + Jakub Lenart + Tomas Boros - Canada

sperimentare un utilizzo diverso del bambù a seconda delle sue


fasi di vita.
Un edificio dalle forme futuristiche ma inspirate dalla natura: un
fungo per la raccolta delle acque piovane e una serie di “canne”
che vi crescono attorno. Una struttura avvenieristica che unisce
scelte tecnologiche e impiantistiche complesse con materiali e
forme provenienti dalla natura.

3° Classificato
Miloslav Olejar + Jakub Lenart + Tomas Boros - Canada

! Un edificio che dialoga con il territorio. Un dialogo che non


nasce dal semplice utilizzo del bambù ma dalla scelta di
un’architettura dalle forme naturali. Una struttura collinare che
nasce dal terreno e del terreno vuole farsi prolungamento, generata
da un apparente movimento tellurico. La foresta di bambù la
attraversa, vi cresce all’interno e sulle terrazze-giardino. Un edificio
che dissipa il confine tra interno ed esterno, non ci sono severe
pareti verticali che come margini identificano un dentro e un fuori
ma la foresta dall’esterno penetra all’interno divenendo elemento
strutturale. Un grattacielo che non vuole essere architettura
autoreferianziale, muta rispetto al contesto, ma elemento del
sistema ambientale in cui è inserito.

2 ° Classificato Beobyeong Park + DongJun Kim + MinSung Kim +


SeungGeun Kwak - South Korea

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

BAMBOO SKYSCRAPERS, THE NEW FRONTIERS


OF SUSTAINABLE BUILDING

! From the contest “Singapore Bamboo Skyscrapers”, new


futuristic ideas highlighting the wide set of technical and aesthetic
possibilities of the use of bamboo in architecture

! The ideas contest “Singapore Bamboo Skyscrapers”,


whereof the winners were disclosed the past March, looks
interesting. The challenge consisted of designing a baboo
skyscraper keeping the necessities of a contemporary building
approach using this material into account. A contest for the
conception of a new type of sustainable sckyscraper which
promoted the introduction of an innovative and easily available
material, at a low price not only in economic terms but also socially
and enviromentally speaking. A contest showing the wide array of
technical and aesthetic possibilities of using bamboo as a
upholstery in load-bearing structures, which is the starting point for
sustainable skyscrapers and constructions.

2 ° Classificato Beobyeong Park + DongJun Kim + MinSung Kim +


1rst Place
SeungGeun Kwak - South Korea
Di Wang, Alexandru Vilcu, Richard Mui - Canada
A skyscraper imagined as a portion of the city, vertically overturned.
The main streets become “trees” which have lifts and flight of stairs
inside for the vertical distribution. The buildings, which once A futurist shaped building which is still ispired by nature: a
reached those streets, are now hanging volumes arranged in mushroom for rainwater harvesting and a series of canes growing
different levels. The structure is made up of modular units called around. A structure able to join complex technological and plant
“Tectonic Unit”, produced with bamboo canes properly deformed design choises and natural forms.
trough the use of vapour. Each Unit provides the planking level, the
ceiling and the vertical pillar of distribution. The bamboo canes are
linked to each other with elements made of steel. The result is a 3rd Place
framework working in the same vein of a traditional concrete Miloslav Olejar, Jakub Lenart, Tomas Boros - Canada
structure. What comes out is a complex work, not far, though, from A building which has a dialogue with the territory. The
the common idea of a skyscraper, a building which wants to use to communication does not come out from the mere use of bamboo
the utmost the potentiality of the bamboo as a sctructural material. but from the pick of a natural shaped architecure. A hilly structure
which buds from the soil and, at the same time, is an extension of
it, generated by an apparent telluric movement. The bamboo forest
2nd Place goes trough it, growing inside of it and on the garden terraces. A
Beobyeong Park, DongJun Kim, MinSung Kim, SeungGeun building able to dissolve the border between inside and outside
Kwak - South Korea space: there are no strict vertical walls which identify inside and
This proposal wants to be a “home” for bamboo made of bamboo out. The wood from outside penetrates trough the inside turning
and comes from the analysis of its life cycle: from the bud to the into a structural element. A skyscraper which does not want to be a
coal, the remaining of a fire. A vertical greenhouse where is sort of self-referential architecture, mute in the context, but a real
possible to experiment a different use of bamboo depending on its element of the eviromental system where it is inserted.
life phases.
translated by Martina Regis

2 ° ClassificatoBeobyeong Park + DongJun Kim + MinSung Kim + SeungGeun Kwak - South Korea

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

UN FUTURO DI BAMBÙ PER


L’ARCHITETTURA. INTERVISTA A
DFG ARCHITETTI

Tre giovani architetti italiani tra i vincitori del concorso


internazionale “Singapore Bamboo Skyscrapers”.
Scopriamo con loro cosa vuol dire fare
architettura in bambù

di Lorenzo Carrino

Singapore Bamboo Skyscrapers - DFG Architetti

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

Singapore Bamboo Skyscrapers - DFG Architetti

! DFG Architetti è uno studio di progettazione e ricerca, valutiamo anche le aspirazioni della committenza, esplicite ed
fondato dai giovani Davide Scrofani, Ferdinando Mazza, Giuseppe implicite, che in questo caso mirava ad un progetto fortemente
Francone, impegnato nei campi dell’architettura, dell’urbanistica e innovativo che potesse aprire la strada a future sperimentazioni e
dell’arte. Questo giovane team si è classificato tra i vincitori, con un ricerche. Abbiamo quindi ideato un sistema di percorsi, di verde e di
riconoscimento speciale, della competizione internazionale di edifici che potesse fondersi col tessuto urbano di Singapore e
architettura “Singapore Bamboo Skyscrapers”; unici italiani tra i sfruttare al meglio le condizioni offerte dal sito, risolvendo un
primi 30 classificati. Si sono presentati con un progetto nato importante vuoto urbano; allo stesso tempo abbiamo pensato ad un
dall’osservazione della natura fisica e sociale di Singapore, città- design fortemente contemporaneo, dinamico e che rispecchiasse i
stato adagiata su un arcipelago di 63 isole, risultato etnico e caratteri della frenetica metropoli orientale. Per quanto riguarda
culturale della fusione di più popoli. Il nuovo villaggio di bambù, per l’introduzione del bambù, abbiamo colto l’occasione offerta da
questi motivi, è costituito da un arcipelago di volumi che si aprono questo concorso per approfondire le nostre conoscenze su questo
intorno ad un nucleo d’acqua, tra cui svetta il grattacielo. Edifici materiale, indagando il suo possibile utilizzo (già ampiamente
concepiti in bambù, in cui il bambù è usato come vestito e come conosciuto ed impiegato nelle architetture orientali, anche
struttura. contemporanee) in una tipologia edilizia con cui è apparentemente
incompatibile: il grattacielo. La nostra ricerca si è focalizzata sulle
possibilità di impiego anche a livello strutturale del bambù, che si è
Come sappiamo vi siete classificati tra i vincitori del concorso rivelato il tema più difficoltoso e che ci ha portato a studiare le
“Singapore Bamboo Skyscrapers”. Come è nata la vostra idea proprietà meccaniche, i dettagli tecnologici, le notevoli
progettuale? E quali sono state le difficoltà nell’approcciare ad caratteristiche di lavorazione e le infinite combinazioni morfologiche
un materiale come il bambù, sicuramente inedito per la cultura e di aggregazione, senza però trascurare le esigenze di salubrità,
architettonica italiana e occidentale? sicurezza e design. La “messa a sistema” tutti questi input ci ha
permesso di arrivare a qualcosa di inedito ed innovativo, una
Il nostro progetto, così come ognuna delle nostre idee, nasce dalla cellula strutturale “a gabbia”, collegata tramite delle molle alla spina
meticolosa osservazione del contesto nel quale il prodotto dorsale in acciaio del grattacielo, e combinata alle altre con infinite
architettonico andrà ad inserirsi. La responsabilità è tale da imporci possibilità di aggregazione. Questa idea supera anche l’incognita
un lunghissimo periodo di studio che spazia dalla storia del luogo principale del bambù, cioè la deteriorabilità nel tempo che ad ora
all’analisi climatica- ambientale, dal panorama culturale al know- non è ancora stata stimata, dato che ogni singola cellula può
how tecnologico, dagli aspetti sociologici al trend economico, dallo essere smantellata e sostituita grazie a sistemi di dislocamento
stile di vita alle tradizioni architettoniche. Insieme al contesto, verticali contenuti nel nucleo del grattacielo.

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

Singapore Bamboo Skyscrapers - DFG Architetti

Il bambù, come altri materiali naturali da costruzione (legno, E’ stata quindi in primo luogo una esperienza di crescita per
paglia, terra cruda) può davvero essere punto di partenza per voi. Quanto ritenete importante per il percorso formativo di un
un’architettura più sostenibile? E soprattutto quanto il giovane progettista partecipare ad iniziative di questo genere?
materiale incide sulla forma e la struttura architettonica di
un’opera? Queste competizioni risultano essere un vero e proprio
investimento a lungo termine. Sfide di questo genere possono
I materiali impiegati incidono pesantemente sulla forma, alcuni più essere molto difficili ed intense, intanto perché ci si scontra con
di altri, e devono essere considerati fin dall’inizio del processo temi poco conosciuti, in secondo luogo perché bisogna investire
creativo, perché ciascuno di essi ha le proprie caratteristiche e molto tempo nelle ricerche, ma soprattutto perché bisogna arrivare
potenzialità, ma presuppone anche determinati sistemi tecnologici ad un’idea innovativa senza precedenti, che possa rappresentare
e impone dei vincoli a livello formale e strutturale. I materiali a cui un nuovo punto di partenza per il progresso in campo
oggi volgiamo l’attenzione come la paglia e la terra cruda hanno dei architettonico. Tuttavia l’impegno nel campo della ricerca permette
costi, in termini energetici, nettamente inferiori ai materiali di svolgere al meglio ed in maniera più “aperta” la professione e i
attualmente impiegati ma sono ancora lontani dalla nostra cultura e lavori quotidiani, riserva il privilegio di far parte di una comunità di
non è ancora diffuso il know-how necessario e la manodopera professionisti impegnati sulle nuove frontiere e sui nuovi scenari
specializzata in grado di usarli, problema a cui si ovvierà con dell’architettura e costituisce un’opportunità di crescita intellettuale
l’opportuna sperimentazione e collaudo nel tempo. Il bambù, e professionale unica.
ascrivibile a questa nuova categoria, è un materiale straordinario
che apre incredibili scenari per il futuro: è reperibile in grandi
quantità a bassissimi costi, grazie alla sua velocissima crescita; è
straordinariamente resistente e leggero, adatto a costituire
l’ossatura anche di grandi edifici, perfino di un grattacielo se
opportunamente combinato con una struttura principale di acciaio;
è modellabile durante il periodo di crescita al fine di ottenere
qualsiasi curvatura oppure per intrecciarlo in più fusti; offre la
possibilità di lavorarlo in infiniti modi, perfino in lamine o pannelli, e
può dunque impiegarsi in ogni campo, dalle pavimentazioni e ai
rivestimenti all’arredo e al design. Siamo in molti a sostenere che il
bambù potrà essere uno dei protagonisti del futuro dell’architettura.

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

Singapore Bamboo Skyscrapers - DFG Architetti

Un’ultima domanda. Voi avete avviato da alcuni anni uno


studio a Roma e a Ragusa. State lavorando molto.
Pensate davvero che sia possibile sostituire i materiali
tradizionalmente utilizzati in edilizia (acciaio, calcestruzzo) con
materiali naturali e che al momento risultano quasi inediti? Di
conseguenza quanto è concreto il lavoro che avete fatto per
questo concorso e quanto si rivelerà, invece, solo un semplice
esercizio progettuale?

Qualsiasi tipo di innovazione incontra necessariamente una


resistenza, più o meno forte a seconda del mercato e del sistema
che si vuole modificare. Portare una novità, anche se offre
oggettivamente dei vantaggi immediati, ha bisogno di un certo
periodo di tempo per potersi inserire in un sistema complesso di
equilibri come il mercato dell’edilizia. Inoltre è prima necessario
diffondere la conoscenza e la cultura tra i progettisti e i tecnici, così
come è propedeutica la nascita di aziende che, parallelamente
all’attività che svolgono, investano anche in questi nuovi materiali e
che costruiscano degli organi tecnici interni in grado di dialogare
con i progettisti. E’ un processo lento a cui noi crediamo, e a cui
abbiamo cercato di dare il nostro apporto con la nostra ricerca.
Indagare campi sconosciuti è un impresa molto complessa, e deve
muovere i primi passi attraverso una progettazione “visionaria”,
svincolata da ciò che sappiamo, amplificando al massimo la
creatività e l’immaginazione, che per quanto possa sembrare
effimera è al contrario il risultato di un grande sforzo creativo ed
intellettuale.

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

A FUTURE MADE OF BAMBOO FOR


ARCHITECTURE. INTERVIEW WITH DFG
ARCHITECTS

DFG Architects is a design and research group, founded by Davide


Scrofani, Ferdinando Mazza, and Giuseppe Francone, involved in
the fields of architecture, city planning, and art. This young team is
one of the winners, with a special recognition, of the international
architecture competition “Singapore Bamboo Skyscrapers”, the only
Italians to rank in the top thirty. They presented a project born from
the observation of the physical and social nature of Singapore, city-
state stretched out on an archipelago of 63 islands, ethnic and
cultural result of the melting pot of different people. The new
bamboo village, for these reasons, is made up of an archipelago of
volumes, among which the skyscraper stands out, that open around
a water nucleus, the Marina. Buildings made of bamboo, in which
bamboo is used as garment and structure.

As we know, you came in among the winners for the connected through springs to the steel spine of the skyscraper, and
“Singapore Bamboo Skyscrapers” contest. How did your combined with others with infinite possibilities of aggregation.
planning idea take form? And what are the difficulties in This idea overtakes the main variable of bamboo, the deterioration
approaching a material like bamboo, which is fairly unknown in time, that as of now still hasn't been measured, since every
in Italian and occidental tradition? single cell can be dismantled and replaced thanks to vertical
displacement in the skyscraper nucleus.
Our project, like all our ideas, was born from the meticulous
observation of the context in which the architectural product will be
inserted in. The responsibility is such as to dictate a long period of Can bamboo, like other natural materials (wood, straw, raw
study, from the history of the place, to the climatic-environmental earth), really be a starting point for a more sustainable
analysis, from the cultural panorama to the technological know- architecture? And, more importantly, how much does the
how, form the sociological aspects to the economic trend, from the material impact on the form and architectural structure of a
life style to the architectural traditions. With context, we also work?
evaluate the aspirations of the clients, explicit or implicit, that in this
case aimed at a very innovative project that could pave the road to The materials used impact very much on the shape, some more
future research and experimentation. For these reasons we have than others, and they have to be considered from the beginning of
conceived a system of routes, greenery, and buildings that could the creative process, because each one has its own proprieties and
merge with Singapore's urban fabric and exploit the conditions potential, but it also needs certain technological systems and
offered by the site, resolving an important urban vacuum; at the imposes limits on a formal and structural level. The materials on
same time we thought of a contemporary, dynamic design that which we turn our attention on today, like straw or clay, have costs,
would reflect the different characters of the frenetic oriental in energy terms, that are substantially less than those of materials
metropolis. For what concerns the introduction of bamboo, we used today, but they are still far from our culture and the needed
seized the opportunity to increase our knowledge on this material, know-how and specialized workers are still not available to us.
looking into its uses (already renowned in oriental architectures, Bamboo is an incredible material that opens incredible scenarios
even contemporary ones) in a kind of building with which it is for the future: it's available in large quantities and at a low cost,
apparently incompatible: the skyscraper. Our research focused on thanks to its fast growth: it's robust and light, ideal to build the
the possibilities of use of bamboo even at a structural level, which skeleton of large buildings, even skyscrapers, if combined with a
was revealed to be the most difficult aspect, bringing us to study its principal steel structure; it's moldable in its growing period to obtain
mechanic proprieties, technological details, manufacturing all kinds of curves or to weave it in more stems: it offers the
characteristics and the infinite morphological and aggregation possibility of working it infinite ways, even in laminates or panels,
combinations, without neglecting health, safety and design and so can be used in any field, from paving to cladding to design.
requirements. The “system put-up” of these inputs let us achieve Many of us believe that bamboo could be one of the protagonists of
something unique and innovative, a “cage” structural cell, architecture's future.

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

So this has been mainly a chance to grow for you. How


important is it to you in the formative path of a young
designer, to participate in this kind of initiatives?

These competitions are a long-term investment, because they


usually don't have prizes that are worth the time invested. This kind
of challenges can be very hard and intense, first of all because
you're faced with little known themes, second of all because you
have to invest a lot of time in research, but mostly because you
have to reach an original idea that can represent a new starting
point o simply spar a discussion in the field. However, the
commitment in the research aspect makes better you at your job,
more “open” towards the profession and everyday jobs, keeps the
privilege of being part of a community of professionals working on
new frontiers and new scenarios of architecture, and represents an
opportunity of intellectual and professional growth.

Last question. In the last few years you have opened a studio
in Rome and one in Ragusa. You're working a lot. Do you really
think it's possible to substitute traditional materials (steel,
concrete) with natural materials that today are almost
unknown? And as a consequence, how much of what you've
done for this competition is solid work and how much is just a
design exercise?

All kinds of innovations meet resistance, more or less strong


depending on the market and on the system one wants to change.
Bringing innovation, even if it has immediate benefits, needs a
period of time to insert itself into a complex system of equilibrium,
like that of the building market. It is also necessary to start by
spreading knowledge and culture among designers and
technicians, and have companies that invest in these new material
and create technical agencies to dialogue with the designers.
It's a slow process in which we believe, and to which we've tried to
give our contribution with our research through a “visionary” design,
unrelated to what we know, amplifying to the max creativity and
imagination, which is the result of a great creative and intellectual
labor.

translated by Elisabetta Fiorucci

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

© Chiara Giuggioli

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

FORME CONTEMPORANEE E
TECNICHE DELLA TRADIZIONE,
LA RISCOPERTA DEL BAMBÙ

Dal progetto di tesi di una studentessa di Ingegneria Edile-


Architettura della Sapienza di Roma, un viaggio tra tecniche
costruttive della tradizione e materiali naturali. Il bambù
come punto di partenza nella stesura
del processo architettonico

di Lorenzo Carrino

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

© Chiara Giuggioli

! Semente, spazi per l'aggregazione, la formazione e cruda in forma di adobe, materiale dalle eccellenti prestazioni
l'orientamento realizzati a Rio de Janeiro con materiali non termo-igrometrico.
convenzionali, questo è il titolo del progetto di tesi della giovane Entrambi i materiali sono attualmente utilizzati in Brasile solo nelle
neolaureata in Ingegneria Edile-Architettura Chiara Giuggioli. zone rurali ma visto l'utilizzo sistematico in altri paesi del Sud
Semente, in italiano “seme” è un intervento nato dalla terra, che America e la loro facile reperibilità e totale rinnovabilità, la giovane
intende essere esso stesso principio di una nuova vita, progetto progettista intende stimolarne la riscoperta nel campo delle
pilota che da quel luogo si fa portatore di un rinnovamento più costruzioni.
ampio.
Ci troviamo in Brasile, nell'isola del Fundão a Rio de Janeiro, sede ! Per mezzo di forme e tecniche semplici si è dato vita ad un
dell'università più importante di Rio. Qui, in un’area quasi progetto complesso, fortemente radicato sul territorio e brillante
totalmente priva di servizi, dagli anni ’50 si è stabilita una comunità esempio per una progettazione sostenibile a 360 gradi. Un’idea che
di circa 2000 abitanti. come un seme può essere impiantata per uno sviluppo sostenibile
Il progetto nasce da un’attenta analisi del luogo, da cui è emersa la dei nostri territori.
forte necessità di un polo aggregativo che potesse sviluppare nei
giovani l'interesse verso la propria crescita personale e culturale.

! La ricerca è rivolta verso il recupero delle radici, lo


sfruttamento delle risorse esistenti e l'esaltazione della componente
sociale e formativa. Si dà vita ad un edificio flessibile, con laboratori
pratici di arti e mestieri, stanze per lezioni, biblioteca, servizi.
I diversi volumi si articolano intorno ad una corte interstiziale, vero
nucleo del vivere comune. Lo spazio è scandito dalla fitta struttura
in bambù che definisce filtri attraversabili alla vista. Una spazialità
fluida e flessibile, risultato di una complessa aggregazione di forme
semplici. Un edificio dall’aspetto occidentale contemporaneo in cui
si rileggono rimandi ad una cultura architettonica orientaleggiante
(sicuramente nella scelta del materiale).
I materiali principalmente utilizzati sono il bambù, abbondante e © Chiara Giuggioli
versatile risorsa che il Brasile, purtroppo poco sfruttata, e la terra

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DOSSIER - ARCHITECTURE & BAMBOO

CONTEMPORARY FORMS AND TRADITIONAL


TECHNIQUES, THE REDISCOVERY OF BAMBOO

From the dissertation thesis of a civil engeneering and architecure


student of Sapienza University of Rome, a trip between traditional
bulding techniques and natural materials. Bamboo as starting point
of the architectural draft process.

! “Seed, aggregation spaces, the developing and bearing


realised through unconventional materials in Rio de Janeiro” this is
the title of the dissertation thesis of the young student Chiara
Giuggioli, recently graduated in civil engeneering and architecure.

! “Seed” is an intervention born of earth which means to be


the beginning of a new life itself, the master plan bringing a wider
renewal.
We are in Brasil, Fundao island in Rio de Janeiro, the most
important university’s seat in Rio. Here, in an area almost
completely lacking of facilities, a community of about 2000 people
has established during the ‘50s.
© Chiara Giuggioli
The project comes from a profound analysis of the place, where the
strong necessity of an aggregation pole able to develope the
interest of young people towards their own growth, both personal
and cultural, has emerged.

! The research turns to the roots’ rediscovery, the use of


existing resources and the exaltation of the social and educational
part. A flexible building is created through arts and professions
practical laboratories, classrooms, libraries and other services.
Different volumes are organised an interstitial court, the real
nucleus of living common. The space is narrowed by the thick
bamboo structure defining filters which the sight can pass through.
A fluid and pliable space, resulting from a complex aggregation of
simple forms. A contemporary western building where is easy to
find recalls to an oriental architectural culture, especially in the
material choice.

! The main used materials are bamboo, abundant and


versatile Brasilian resource, unfortunately not very exploited, and
the earth in adobe form, a material which allows excellent thermo
hydrogeometric permormances.
Both materials are currently used in Brasil only in rural areas but,
considering the systematic utilization in other South American
countries and the effortless availability and complete renawability,
the young designer wants to stimulate the rediscovery in the
building field.
Through simple forms and techniques a complex project has been
created, strongly deep-rooted in the territory and bright example for
a totally sustainable planning. An idea which can be planted as a
seed for the sustainable development of our territories.

© Chiara Giuggioli
translated by Martina Regis

26
#CONTAMINIAMOCI

#CONTAMINIAMOCI #CONTAMINATION

Da questo numero della nostra rivista diamo spazio ai progetti dei From this issue of our magazine we will give space to the projects
nostri fan! of our fans!

Le regole sono semplici: The rules are simple:


Inviateci un'immagine esplicativa del vostro progetto (1500X600 Send us an image of your project (1500X600 px - 150 dpi) and a
px - 150 dpi) e una breve descrizione in italiano o inglese (max short English or Italian description (max 300 script) on
300 battute) su redazionelab2.0@gmail.com. redazionelab2.0@gmail.com.
Tutti i progetti verranno pubblicati sulla nostra pagina Facebook, i All projects will be posted on our Facebook page, the first three
tre che conquisteranno più like avranno uno spazio dedicato su that will conquer more like will have a dedicated space in "lab2.0
"lab2.0 Magazine". Magazine".
Scadenza: ore 12.00 del 25.07.2014 (ora italiana). Deadline: July 25th, 12:00 (Italian time)

Tema del prossimo mese: Next Month's Theme:


SPAZI CONFERENZA, TEATRI e AUDITORIUM CONFERENCE ROOM, THEATRE and AUDITORIUM

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#01 SPAZI ESPOSITIVI


1° CLASSIFICATO - 190 like 2° CLASSIFICATO - 134 like
PROGETTO: Conversione di una chiesa sconsacrata in uno PROGETTO: Museo di arti visive - Casal Monastero (Roma)
! ! spazio !espositivo PROGETTISTI: Gabriele Aronica - Roberto Cavolo
PROGETTISTI: Teodoro Mastrantonio, Trentino Fabio Petrella Il progetto è costituito da tre blocchi che contengono al loro
Il progetto, situato nell'antico borgo di Salle Vecchia (PE), interno le tre funzioni principali (uffici, auditorium, spazi
prevede la riqualificazione di una chiesa allo stato di rudere priva espositivi). I tre elementi sono collegati da un grande spazio
della sua copertura. semi-ipogeo dove sono presenti i servizi ed i collegamenti
Il motivo geometrico scelto per il rivestimento della struttura di verticali. Il prospetto principale è caratterizzato da una grande
base in acciaio deriva dalla tipica forma a cinque punte della vetrata con una trama che ricorda le opere di Mondrian.
foglia di Pharthenocissus Quinquefolia, che perennemente
ricopre le mura abbandonate. 3° CLASSIFICATO - 116 like
Partendo dalla forma geometrica del pentagono si diramano dai PROGETTO: Sala Espositiva in Piazza dei Cinquecento, Roma
suoi vertici i margini dei cinque lembi. Ogni foglia è piegata da PROGETTISTA: Veronica Carlutti
una linea centrale che ricorda la nervatura primaria della lamina L’ipotesi progettuale nasce dall’intento di instaurare un confronto
ed è collegata a quelle adiacenti tramite saldatura, a formare i con il contesto e da esso si lascia ispirare. L’edificio, che ricalca le
pannelli della copertura. All'interno è prevista l'installazione di un sue forme sulle direttrici suggerite dagli elementi circostanti, vuole
masso sorretto da sottili tiranti d'acciaio, che dà l'impressione essere permeabile - la sala espositiva può essere attraversata da
come se il tetto stesse crollando, a testimonianza delle tante chi è di passaggio - e, al contempo, creare, nelle due piazze
calamità che hanno colpito il paese. ipogee, un luogo adatto a trascorrere del tempo.

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#CONTAMINIAMOCI

1° CLASSIFICATO - PROGETTO: CONVERSIONE DI UNA CHIESA SCONSACRATA IN SPAZIO ESPOSITIVO - T. MASTRANTONIO, T. F. PETRELLA

2° CLASSIFICATO - PROGETTO: MUSEO DI ARTI VISIVE - CASAL MONASTERO (RM) - G. ARONICA, R. CAVOLO

3° CLASSIFICATO - PROGETTO: SALA ESPOSITIVA IN PIAZZA DEI CINQUECENTO, ROMA - V. CARLUTTI

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SCRITTI / WRITINGS

HUSTADVIKA TOOLS, UN
RIFUGIO NELLA FORESTA
NORVEGESE

La sostenibilità diventa un pensiero naturale: lo studio


norvegese Rever&Drage crea uno spazio multifunzionale
per chi vuole vivere la natura in modo intelligente partendo
dalle più “moderne” tecnologie rinascimentali

di Andrea Filippo Certomà

Hustadvika Tools - Rever&Drage

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SCRITTI / WRITINGS

Hustadvika Tools - Rever&Drage

! Siete nel mezzo della foresta Norvegese, in un tratto di progetto un piccolo accenno all’attività di Leonardo da Vinci, con le
costa basso che lambisce l’oceano. La natura è talmente sue carrucole, fili, parti scorrevoli e contrappesi».
imponente da offuscare i sensi e inebriare lo spirito. Vorreste
accamparvi, ma il tempo non è dei migliori e la vostra sete di natura ! I blocchi non sono immobili osservatori quindi, ma si
vi impone di non cercare rifugio in casermoni d’acciaio o cemento. muovono e mutano creando spazi diversi. Al sole alto e al vento
Preferireste magari qualcosa di più naturale, un riparo compatto,
intimo e funzionale… Magari anche moderno. Se vi sembra di
chiedere troppo, potete ricredervi perchè lo studio Rever&Drage ha
realizzato qualcosa del genere.

! Se pensate che la forma di un edificio ne stabilisca la


funzione (magari univoca) potreste trovare Hustadvika Tools
davvero confuso. Siete pratici e ingegnosi, con il gusto per il legno
e la funzionalità al limite del fanatico? Allora vorrete piantare le
tende il prima possibile. La polivalenza di questo impianto è
magistrale: un rifugio dalle angherie del clima, una struttura per le
attività estive all’aperto, una dependance per chi ama dormire sotto
le stelle, uno spazio per ristoro degli escursionisti e serate in
compagnia nel bosco.

! L’architettura è costituita da un gruppo di tre strutture che


circondano un piccolo patio, ciascuna provvista di una serie di
meccanismi per rendere i piani scorrevoli e adattabili al clima e agli
scopi. Se siete pratici della costa nord – ovest della Norvegia
saprete quanto sia volubile il tempo nordico: piogge brevi, sole
intenso, vento, “spruzzate” di neve in inverno. Il più largo dei tre
elementi è una cabina scatolare con il tetto che scorre in avanti a
creare un confortevole ambiente semi-coperto che a detta degli Hustadvika Tools - Rever&Drage
architetti Tom Auger, Martin Beverfjord ed Eirik Lilledrange «dona al

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SCRITTI / WRITINGS

Hustadvika Tools - Rever&Drage

freddo e insidioso, possono opporsi le porte aperte dei blocchi chiudere la visuale. Cosa replicare al clima caldo, che porta spesso
laterali. qualche pioggia? Il tetto “che non c’è” scorre verso il piazzale
Nello schermarne l’effetto, abbracciano contemporaneamente la guidato da un motore interno e, quando accade, scopre al
piazza e creano un ambiente intimo, ma non visivamente chiuso. contempo il lucernario interno. L’attenzione progettuale è evidente
Le pareti che affacciano sull’oceano sono in vetro e riparano senza in questo dettaglio: piuttosto che lasciare la struttura interna
esposta alle intemperie, il vetro sommitale offre protezione e
allontana l’acqua, mentre il pannello di copertura è inclinato in
verso opposto per affrontare i venti e la neve invernale.

! Forme genuinamente regolari, nessun cornicione, superfici


levigate urlano al visitatore la loro radice contemporanea,
strizzando l’occhio al più classico gusto antico del legno. I pannelli
sono rivestiti – per raggiungere la necessaria impermeabilizzazione
– della stessa sostanza delle barche, trovandosi ad affrontare oltre
la pioggia anche i più rari e dannosi schizzi di acqua salata. Come
spesso ci ricorda l’architettura nordica, il legno assume colori
diversi a seconda della luce che lo colpisce,  cangiando durante
l’arco della giornata in virtù del sole.

«La resina impregnante porta in primo piano la profondità visiva del


legno, e rende anche l’edificio affascinante nel basso sole di sera.»

! Una sensazione di straniamento, quella della luce, che


potrebbe anche essere dovuta ad una suggestione più spirituale.
Monoliti in legno portati in un luogo sperduto da ignote forze
mistiche che richiamano architetture megalitiche druidiche.
Un’aggiunta romantica figlia della suggestione che l’aria del mare
Hustadvika Tools - Rever&Drage del nord sa offrire.

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SCRITTI / WRITINGS

HUSTADVIKA TOOLS, A HAVEN IN THE NORWEGIAN


FOREST

Sustainability becomes a natural thought: Norwegian studio Rever


& Drage creates a multifunctional space for those who want to
experience nature in a smart way, starting from the most “modern”
renaissance technologies

! You're in the middle of the Norwegian forest, on a stretch of


coastline that brushes the ocean. Nature is so imposing that it dims
the senses and intoxicates the spirit. You'd like to make camp, but
the weather is not very nice and your thirst for nature demands that
you don't seek refuge in steel or concrete buildings. You'd prefer
something more natural, a closed shelter, intimate and functional...
Maybe even modern. If you thing you're asking for too much, think
again, because Rever & Drage have realized something similar.

! If you think that the shape of a building defines its function,


you may find Hustadvika Tools really confusing. Are you practical
and ingenious, with a taste for wood and functionality? Then you'll
want to plant your tent as soon as possible. This construction is
excellent for a variety of purposes: a harbor for the vexations of the
atmospheric conditions, a structure for summer outdoor activities, a
Hustadvika Tools - Rever&Drage
depandance for those who like to sleep under the stars, a rest stop
for hikers and for spending the evening in the woods.

! The construction is made up of three structures that


surround a small patio, each one of them equipped with a series of
gears to make the stories slide and adapt to the weather and the
purposes. If you know anything about the northwestern Norwegian
coast, you'll know that the weather is very unpredictable: brief
downpours, intense sun, wind, “sprinkles” of snow in winter. The
largest of the three components is a box-shaped cabin with a
forward-sliding roof that creates a comfortable half-covered space.
According to architects Tom Auger, Martin Beverfjord and Eirik
Lilledrange, it «gives the project a bit of a nod to the activity of
Leonardo da Vinci, with his pulleys, strings, sliding parts and
Hustadvika Tools - Rever&Drage
counter-weights».

! The blocks are motionless observatories, but they move and necessary waterproofing – with the same manner as boats facing
mutate, creating different spaces. The open doors of the lateral wall rain and salt water. As so often northern architecture reminds us,
can protect against the high sun and cold winds. In shielding their wood takes different colours according to what kind of light hits it,
effects, they hug the square and create a setting that is intimate, changing during the day according to the sun's movement.
but not visually closed. The walls that face the ocean are made of
glass and shelter without obstructing the view. «The impregnating resin brings to the forefront the visual depth of
How to respond to the warmer weather, that often brings rain? The wood, and makes the building fascinating in the low sun of the
“invisible” roof slides towards the square guided by an internal evening».
engine and, when that happens, it uncovers the internal skylight.

The attention to planning is evident in this detail: rather than leaving The light gives a feeling of estrangement that could be the product
the internal structure exposed to the elements, the glass at the top of spirituality. Wooden monoliths brought in middle of nowhere by
offers protection and disposes of water, while the covering panel is unknown mystical forces that recall druid monolithic architectures. A
inclined in the opposite direction to face the wind and the snow. romantic addition born from the enchantment that only the air of the
northern sea can offer.
! Genuinely regular forms, no ledges, polished surfaces shout
at the visitor their contemporary roots, nodding to the more
classical taste for wood. The panels are covered – to reach the translated by Elisabetta Fiorucci

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SPAZI FUTURIBILI / FUTURISTIC SPACES

CITTA’ VOLANTI: PUO’ ESSERE


DAVVERO QUESTO IL FUTURO?

Project Blue: dall’ipotesi di un “ombrello volante” in grado di


convertire l’inquinamento atmosferico in energia pulita
all’utopia delle città tra le nuvole

di Pasquale Caliandro

ProjectBlue - Yang Siqi, Zhan Beidi, Zhao Renbo, Zhang Tianshuo - 2014 Skyscraper Competition

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SPAZI FUTURIBILI / FUTURISTIC SPACES

La città del futuro - Georgii Krutikov 1928

! Siamo solo agli inizi del ‘900 quando con il concorso per la Beidi, Zhao Renbo, Zhang Tianshuo vincitori di una menzione
realizzazione del primo grande grattacielo (Chicago Tribune) si d'onore al “2014 Skyscraper Competition” di eVolo (rivista
offriva la possibilità,ai visionari dell’epoca,di concentrare la propria internazionale di architettura). Questi designer hanno ideato una
attenzione su aspetti di tipo formale, al fine di creare un prototipo struttura ipertecnologica,degna dei migliori film sci-fi,proponendosi
che avrebbe dato il via ad una rivalutazione estetica del concetto come obiettivo quello di risolvere il problema dell'inquinamento
futuro di città. Si creavano i presupposti di una nuova immagine atmosferico. La loro idea di trasformare i gas serra in energia pulita
delle megalopoli. Il laissez-faire tipico dell’epoca, però, determinò potrebbe essere una risposta concreta a questo problema.
uno sviluppo incrementale dello skyline cittadino,ignorando lo
spazio civico e distruggendo quella complessa natura di relazioni ! L’edificio ha una struttura a fungo apparentemente
sociali e ambientali preesistenti. semplice, ma complessa nei suoi elementi strutturali. L’idea in sé
nasce per dare forma ad un processo chimico di trasformazione
! Oggigiorno le grandi nazioni pagano a caro prezzo questo dell’inquinamento urbano in combustibile (metanizzazione).Il tutto
sviluppo intensivo. L’architettura urbana contribuisce attivamente consiste nel convogliare i gas serra, che stazionano sulle città,
all'inquinamento. I grattacieli richiedono quantitativi maggiori di attraverso un’enorme membrana ad ombrello. La struttura è
energia per riscaldare e raffreddare i residenti. Concentrazioni caratterizzata da una torre tubolare spiraliforme provvista di un
elevate di edifici creano cappe di calore, generando temperature sistema di trattamento delle sostanze nocive. Quando gli elementi
elevate e riducendo la qualità dell'aria.Ma tutto ciò quale effetto si combinano attraverso una reazione a bassa pressione, il risultato
collaterale ha portato? Lo sviluppo sempre maggiore delle città e la che ne viene fuori è una miscela di metano:carburante nuovo e
richiesta di ulteriori risorse vanno di pari passo allo sviluppo pronto per l’utilizzo.
industriale. Nello specifico in paesi come la Cina la rincorsa
continua allo sviluppo economico ha portato ad un incremento ! È ora viene il bello:per aiutare a velocizzare il processo di
spropositato e incontrollato dell’inquinamento atmosferico.Intere distribuzione di metano nelle singole città, la struttura sarebbe
città sembrano accumuli nebbiosi e sono oscurate da sostanze sorprendentemente in grado di muoversi.Ciò la rende un vero e
tossiche disperse nell'atmosfera.Di fronte a questi scenari, proprio Aeroboat fluttuante che percorre miglia, passando di città in
qualunque soluzione, anche delle più particolari e città con lo scopo non solo di ripulire l'ambiente dove necessario,
avveniristiche,può e deve essere presa in considerazione. ma anche di preservarne le risorse naturali.

! Project Blue è il biglietto da visita con cui si presentano alla ! Project Blue vuole essere innovativo, non solo per la sua
porta della fanta-architettura gli studenti cinesi Yang Siqi, Zhan concezione architettonica, vuole infatti dare forma ad un processo

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SPAZI FUTURIBILI / FUTURISTIC SPACES

Cloud City - Star Wars

chimico di bonifica ambientale.Di certo un'idea fantasiosa e troppo lontano?Nell’analizzare questo tipo di progetti è quasi
coinvolgente, in cui però l’apporto tecnologico affiancato impossibile restare indifferenti alla questione. Nel 1928 Georgii
all’architettura sembra essere la riproposizione di un’idea di Krutikov presentò un progetto di tesi completamente fuori da ogni
progresso ormai vecchia di 50 anni. Facciamo riferimento agli schema,provocatorio, per quei tempi, e lo chiamò la Città del
Archigram, gruppo di progettisti d’avanguardia attivi negli anni ’60 e Futuro. Una struttura volante sulla quale spostare intere comunità.
di certo tra i primi a ideare un nuovo concetto di spazio in L’impressione che si ha,guardando questi progetti,è quella di una
movimento. Proprio come loro, i designer del Project Blue realtà come rappresentazione di un manifesto utopistico ormai
sembrano proiettare in ambito architettonico i cambiamenti radicali vecchio,che necessita di concretezza visto il progresso della
di un mondo ormai vittima di sé stesso e del proprio sviluppo, ma al civiltà.E chissà se un domani non siano davvero realizzabili delle
contempo aperto al futuro. Tutto ciò mosso da un’idea quasi vere Cloud City, le città volanti create per la space opera di Star
malinconica di architettura nomade.“L’ombrello volante” Wars.
rappresenta anche un sottile riferimento alla Plug-in City di Peter
Cook con la sua struttura  nata dalla rielaborazione del concetto
stesso di macchina.Dunque una macchina che diventa un prodotto
necessario a cui l’uomo è ipoteticamente costretto a ricorrere per
conservare quell’ambiente che egli stesso inquina abitandoci. Da
un punto di vista morale ci si dovrebbe porre almeno il dubbio se
conservare l’ambiente non escluda l’abitare in città, data la mole di
inquinamento prodotto.C’è da domandarsi, quindi,se un’idea così
surreale possa rappresentare una soluzione concreta per il
problema del decadimento ambientale,senza che questo comporti
limiti allo sviluppo del future living.

! L’immagine di una struttura abitabile fluttuante è davvero


affascinante. Quest’utopia solletica l’indole umana,basti pensare
alle raffigurazioni cinematografiche di città galleggianti o al sogno di
volare che pervade le nostre menti. Probabilmente l’idea stessa di
volo dà una percezione effimera al concetto dell’abitare, ma ciò ProjectBlue - 2014 Skyscraper Competition
nonostante,potrebbe essere un’ipotesi concreta per un futuro non

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SPAZI FUTURIBILI / FUTURISTIC SPACES

FLYING CITY: MAY IT BE REALLY THE FUTURE?

Project Blue: from the assumption of a "Flying umbrella" that can


convert air pollution into clean energy to the utopia of city in the
clouds

! We are only at the beginning of the ‘900 when with the Project Blue wants to be innovative, not only for its architectural
competition for the construction of the first skyscraper (Chicago design, in fact, wants to shape a chemical process of ambiental
Tribune) was offered the opportunity, to the visionaries of the time, reclamation. Of curse this is an imaginative and engaging idea, but
to focus their attention on formal aspects, in order to create a in which the contribution of technological flanked architecture
prototype that would given way to an aesthetic reassessment of the seems to be the revival of the 50 years old progress idea. We are
future concept of city. It created the conditions for a new image of referring to the Archigram group of avant-garde designers active in
megalopolis. The laissez- faire typical of the era, however, the 60s and certainly among the first to devise a new concept of
determined an incremental development of the city skyline, ignoring space in motion. Just like them, the designers of Project Blue seem
the civic space and destroying the complex nature of social and to project the radical changes in architecture of a world and a victim
environmental legacy. of itself and of their own development, but at the same time open to
the future.
! Nowadays the great nations pay dearly this intensive
development. The urban architecture actively contributes to ! Everything is driven by a maliconic idea nomadic
pollution. The skyscrapers require greater amounts of energy to architecture. "The Flying umbrella" is also a subtle reference to the
heat and cool the residents. High concentrations of buildings create Plug-in City by Peter Cook with its structure created by the
hoods of heat, generating high temperatures and reducing air reworking of the concept of the machine. Therefore a car that
quality. But this which side effect has brought? The development of becomes a necessary product to which man is hypothetically forced
the city and the increasing resources demand go hand in hand with to resort to preserve that environment that pollutes himself. From a
industrial development. Specifically, in countries such as China in moral point of view we should at least ask the question of whether
which the continuous run to the economic development has led to to preserve the environment does not exclude live in the city, given
an enormous and uncontrolled increase in pollution. Whole cities the amount of pollution produced. Is it any wonder , then , if an idea
seem hazy and obscured by toxic substances released into the so surreal could represent a practical solution to the problem of
atmosphere. Faced with these scenarios, any solution, even of the environmental decay, without this leading to constraints on the
most unique and futuristic, must be taken into account. development of future living.
Project Blue is the business card with which chineses architecture
students Yang Siqi, Zhan Beidi, Renbo Zhao, Zhang Tianshuo, ! The image of a habitable structure floating is really
winners an honorable mention in the "2014 Skyscraper fascinating. This utopia tickles the human nature, just think of the
Competition" of eVolo (international architectural magazine) present cinematic representations of floating cities or to the dream to fly that
themselves at the door of fantasy. These designer have designed pervades our minds.
an hyperstructure, worthy of the best sci-fi film, proposing as goal to
solve the problem of air pollution. Their idea of turning greenhouse
gases into clean energy could be a concrete answer to this ! Probably the very idea of flying gives a ephemeral
problem. perception to the concept of living, but even so, it might be a
concrete hypotesis for a not too distant future? Analyzing this type
! The building has a mushroom-shaped structure apparently of project is almost impossible to remain indifferent to the question.
simple, yet complex in its structural elements. The idea itself was In the 1928 Georgii Krutikov presented a thesis project completely
created to give shape to a chemical process of transformation of outside of any scheme, provocative for its time, and called it the
urban pollution into fuel (methane) . It all t is to convey the City of the Future. A flying structure on which move entire
greenhouse gases, which are stationed on the city, through a big communities.
umbrella membrane. The structure is characterized by a spiral-
shaped tubular tower equipped with a system of treatment of ! The impression one gets from looking at these projects is
hazardous substances. When the elements are combined through that of a representation of reality as a utopian manifesto old now,
a reaction at low pressure, the result that comes out is a mixture of that requires concreteness seen the progress of civilization. And
methane: fuel new and ready to use . who knows if tomorrow is not really realizable real Cloud City, the
Now comes the fun part: to help speeding up the process of city created for flying the space opera of Star War.
distribution of methane in individual cities, the structure would be
able to move itself. This surprisingly makes it a real aeroboat
floating along miles, passing from town to town with not only the
purpose to clean up the environment where necessary, but also to translated by Lucrezia Parboni Arquati
preserve the natural resources.

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IDEE / IDEAS

Monument of civilization - Lin Yu-Ta e Anne Schmidt - “eVolo Skyscraper Competition” 2012

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IDEE / IDEAS

UNA TORRE DI “MONNEZZA”


COME MONUMENTO
ALL’(IN)CIVILTÀ

Una discarica verticale come spunto di riflessione sulla


gestione dei rifiuti urbani. New York, in un solo anno,
produce tre Empire State Building di immondizia

di Lorenzo Carrino

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IDEE / IDEAS

! A TOWER OF “GARBAGE”, AS A MONUMENT TO


(IN)CIVILITY

! Monument to civilization è una torre-discarica ideata da due A vertical landfill as a starting point of reflection on the urban solid
progettisti di Taiwan, Lin Yu-Ta e  Anne Schmidt. Con questo waste management. Every year the city of New York generates a
progetto, che gli è valso il terzo posto al concorso internazionale volume of garbage equivalent to three Empire State Buildings
“eVolo Skyscraper Competition” del 2012, i due architetti offrono
uno spunto per affrontare la problematica della gestione dei rifiuti
urbani. ! Monument to civilization is a landfill-tower conceived by two
Taiwanese designers, Lin Yu-Ta and Anne Schmidt. With this
! L’idea nasce da un dato agghiacciante: se depositassimo la project, that made them won the third place at the 2012
sola spazzatura prodotta in un anno dalla città di New York sulla international competition named “eVolo Skyscraper Competition”,
superficie di una tipica torre, otterremo un grattacielo di immondizia the two architects offer a starting point to face the problem of urban
alto 1300 metri, circa tre volte l’Empire State Building. Da qui nasce solid waste management. The idea comes from a terrible image: If
il gioco di parole che porta al nome del progetto: una discarica we put the garbage produced annually by the city of New York, on a
verticale come monumento della civiltà moderna. I rifiuti sono il area of a typical tower footprint, we will get a 1,300 m high landfill
risultato dei nostri consumi quotidiani, il segno indelebile che tower, which is about as three times tall as the Empire State
lasciamo sul nostro pianeta. Basti pensare che un sacchetto di Building. The word game that gives the name to the project starts
plastica ci mette fino a mille anni per degradarsi, più di un edificio in from here: a vertical landfill as a monument to modern civilization.
cemento armato. E’ questo il segno che vogliamo lasciare sul Garbage is the result of our daily consumption, the indelible sign
pianeta che ci ospita? that we leave on our planet. Just consider the fact that a plastic bag
takes around 1000 years to decompose, more than a reinforced
! Con questo “monumento” non si vuole solo fare “ironia” su concrete construction. Is this the sign we want to leave on the
una problematica dai risvolti sociali e ambientali complessi. I due planet that hosts us?
progettisti, infatti, lanciano una provocazione tutt’altro che
indifferente, relativa allo stile di vita consumistico e scarsamente ! The aim of this “monument” is not to just give an ironic view
lungimirante che caratterizza la nostra società. Provano così a on a problem with complex social and environmental implications.
fornire una risposta al problema, con un’opera di architettura che Indeed, the two designers seek to provoke discussion about the
interviene a livello urbano. Realizzando una discarica verticale, consumerist and short-sighted lifestyle that characterizes our
infatti, si riduce l’impatto sul territorio, occupando un’area ridotta society. Thereby, they try to give an answer to the problem with an
rispetto alle tradizionali discariche. Allo stesso tempo, architectural work that operates on an urban level. In fact, the
posizionandola nel centro della città, consente di beneficiare realization of a vertical landfill can reduce the environmental impact
direttamente anche del risparmio di costi dovuti al trasporto dei by occupying a smaller area compared to the traditional landfills. At
rifiuti. Non può mancare ovviamente un approccio sostenibile al the same time, by locating it in the heart of the city centre, it is
tema: sono state previste, infatti, delle aree sotterranee dove possible to cut the transportation costs of waste. Clearly there is a
avvengono i processi di riciclo delle acque reflue, il deposito dei sustainable approach in this project with several activities taking
gas prodotti dalla decomposizione dei rifiuti e la produzione di place in underground areas: sewage disposal, deposit of gases
energia a servizio del centro urbano. Ma, più che nei risvolti produced by the waste decomposition and the power generation
concreti e visionari di quest’opera, il suo vero valore  sta nel that serves the urban centre. However, the real value of this
significato simbolico. proposal resides not only in its visionary (though concrete)
implications, but also in its symbolic meaning.
! Il grattacielo è sempre stato pensato per stupire, per
impressionare, come icona di ricchezza e dimostrazione di ! Generally a skyscraper has always been conceived to
tecnologia avanzata. La corsa alla torre più alta, dai 509 metri della amaze, to impress, as an icon of wealth and demonstration of
Taipei 101 a Taiwan fino agli 828 metri della Burji Khalifa di Dubai, advanced technology. The race for the tallest tower, starting from
viene soppiantata da un’idea diversa di grattacielo. Ed è proprio Taipei’s 509 m in Taiwan, arriving at the Burji Khalifa’s 828 m in
questo il valore simbolico del progetto: non è il grattacielo più alto a Dubai, is replaced by a different idea of skyscraper. The symbolic
rappresentare il progresso della civiltà, ma più la torre è bassa più value of the project is that social progress is not represented by the
diviene espressione di un rispetto sostenibile del territorio. Con tallest skyscraper. On the contrary, the shorter is the tower, the
questo progetto ciò che ora è una fossa nel terreno, in cui more it becomes an expression of sustainable respect of the
seppellire gli scarti della vita di tutti i giorni, diventa monumento, environment. With this proposal, the common appearance of a
opera architettonica da “ammirare”: un promemoria tangibile di ciò landfill, i.e. a hole in the ground, in which everyday life waste are
che la società moderna produce e un monito a consumare meno e buried, becomes a monument, an architectural work to admire: a
riciclare di più. tangible reminder of what modern society produces and a warning
to consume less and recycle more.
translated by Isabella Geronzi

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IDEE / IDEAS

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PILASTRI / PILLARS

GEOMETRIE ASTRATTE E COLORI


FORTI, L’ARCHITETTURA DI
RICARDO LEGORRETA

Un’architettura che racconta la vita, i suoni, i colori, la gente


messicana. Progetti dalle forme astratte che fondano la loro
essenza sul legame con il territorio che li ospita

di Riccardo Franchellucci

Museo Laberinto de las Ciencia y las Artes

41
PILASTRI / PILLARS

Casa del Agua - Seowgip, Corea 2009

! Nasce dall’amore per il Messico e per l’architettura All’interno dei patii è sempre presente una piscina, una fontana che
coloniale  ispanica (fatta di  forme semplici e colori accesi) l’opera rimanda all’architettura messicana coloniale. Legorreta vede
dell’architetto messicano  Ricardo Legorreta.  Mentre nel resto del nell’acqua la capacità di dare profondità allo spazio producendo
mondo il muro viene smaterializzato per fare spazio ad immense tutti quei riflessi e giochi di luce sopra le superfici che la
vetrate, Legorreta ne fa un elemento cardine della sua architettura. circondano. Le sue architetture vanno scoperte un po’ per volta ed
«Il muro nelle mie opere invita a percorrere tutta la costruzione ogni volta in modo differente. Vedere i suoi edifici porta sempre
tanto fuori quanto al suo interno, ci invita ad entrare, uscire ed emozioni nuove.
ammirare la bellezza in tutti i suoi lati.»
«La bellezza della natura e dell’essere umano non si descrive in
! Tutte le sue opere nascono intorno a volumi geometrici una sola volta. E quando accade perde il suo incanto. Uguale è per
semplici (parallelepipedi, piramidi, cilindri e sfere), intorno a forme l’architettura.»
pure, fuori dal tempo.  Guardando i suoi edifici non può, a noi
italiani, che venire in mente Aldo Rossi. Sono   moltissimi gli ! La radice dell'architettura Legorretiana è l'ispirazione.
elementi che accomunano l’architettura legorretiana a quella «Ispirazione vuol dire respirare, assorbire lo spirito di un luogo, di
dell’architetto italiano, basti pensare al Centro Televisa  (Santa Fe, una persona, di un fatto…» che per Legorreta significa attingere
New Messico, USA – 1998) con il suo grande pilastro angolare che dall’architettura tradizionale e dal linguaggio delle costruzioni
ricorda il Kochstrasse di Berlino, o al Centro di Arte Visuale (Santa contadine messicane. Quando visita la campagna ed i villaggi rurali
Fe, New Messico, USA – 1999), che con le sue bucature seriali assorbe lo spirito di questi luoghi. Non sembra che Legorreta abbia
ricorda il Cimitero di Modena.  iniziato con uno studio analitico delle costruzioni vernacolari, al
contrario la sua opera nasce da una conoscenza intuitiva prodotta
! Evidente anche il forte legame con molte opera dall’assimilazione della vita messicana. L’architetto racconta di aver
dell’architettura italiana degli anni ’70: i portici ritmati, le forme pure, passato i primi anni di studio riproducendo portici, colonne e porte
la serialità delle bucature, l’utilizzo della luce. Tante sono le coloniali, ma nelle sue opere l’amore per l’architettura tradizionale
analogie con i porticati Gallaratesi di Aymonino o quelli della casa non si basa sulle forme ma sui principi e l’uso degli spazi. 
dello studente di Grassi.  Quello che differenzia Legorreta però è
l’uso del colore forte, vivo, acceso, colore che domina e diventa un ! Legorreta ricerca la “radice” dell’architettura tradizione e
elemento caratterizzante la sua architettura. non si accontenta del “frutto” che secondo lui cambia col passare
! Tra gli elementi ricorrenti dell’architettura di Logorreta non del tempo. La “radice” resta ed è lì che va ricercato il senso
possiamo trascurare l’acqua. dell’architettura.

42
PILASTRI / PILLARS

Museo Laberinto de las Ciencia y las Artes

«L’architettura vernacolare racchiude un mistero e dà qualità e ciottoli di fiume ed invece di un colore tenue ho scelto di utilizzare il
intimità, è libera da regole e ha un senso di spontaneità che è rosso. Non volevo combattere con il deserto, volevo che ci
difficile da tradurre o spiegare, l’architetto però può immaginarlo e completassimo a vicenda.»
dargli corpo in un disegno perchè queste emozioni si sono
convertite in parte di lui.» ! L’integrazione con il paesaggio svanisce se entriamo
all’interno dell’edificio, dove i colori usati (come il blu, il giallo, il
! L’opera del pittore J.C.Reyes è stata decisiva nell’aiutarlo rosso) e le corti con fontane e laghetti, creano un’atmosfera fresca
ad apprezzare la bellezza e la vitalità delle composizioni, dello stile che va in pieno contrasto con quella arida ed estrema dell’esterno.
e dei colori messicani. Nella pittura di Reyes si avverte un metodo
diretto, senza preziosismi o artificiosità.  Leggerezza, gioia, libertà ! Pershing Square è un parco di Los Angeles ridisegnato da
sono le uniche regole della pittura di Reyes ma anche quelle della Legorreta con la paesaggista Hanna Olin. Lo spazio è scandito da
cultura messicana. Legorreta le prende, le fa sue e le trasforma in una serie di angoli retti che delimitano la piazza e che definiscono i
architettura. portali inferiori di un acquedotto.  La piazza è sovrastata da una
torre che accoglie una campana sferica.  Anche qui l’acqua ha un
! La zona desertica, nei pressi di Gomez Palacio, ruolo fondamentale, scorre sopra le arcate per poi cadere in una
Messico, dove si trova la fabbrica Renault, ha suggerito la forma di fonte circolare che dà forma alla piazza. Tutta l’area è suddivisa in
questa struttura lasciando percepire la vastità del deserto.  Il muro piccole aree separate e scandite da muri, rampe e scale che vanno
di cinta è basso e sembra quasi senza fine, davanti al muro una a creare spazi intimi differenti tra di loro per forma e dimensione.
serie di pannelli rettangolari inclinati, che con la loro serialità
enfatizzano questa sensazione di infinito.  Su un altro muro, situato ! L’architettura di Legorreta si potrebbe descrivere in una sola
all’interno, sono distribuite una serie di bucature quadrate che parola “Messico”,  il paese a lui tanto caro; con le sue opere riesce
sporgendo leggermente creano giochi di ombre. In questo edificio i a descriverne la vita, i suoni, i colori, la gente. Ne nascono progetti
muri hanno la funzione di delimitare e scandire gli spazi, dalle forme astratte ma che fondano la loro essenza sul legame
proteggono dal sole e creano una sorta di scatole in cui vengono con il territorio che li ospita.
racchiuse tutte le figure geometriche con le quali gioca Legorreta.
«La pubblicità attira, la mia architettura deve emozionare, chi la
«Mi sono imbattuto nel deserto e in muri che non finiscono mai. vede deve sentirsi spinto a visitarla; si deve creare un legame tra la
Non ho voluto ammorbidire questa emozione, così invece di persona e le mie opere.»
mettere piante ornamentali in campo aperto, ho ricoperto il sito con

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PILASTRI / PILLARS

Pershing square - New York

J. C. Reyes - Caballo

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PILASTRI / PILLARS

ABSTRACT GEOMETRIES AND INTENSE COLOURS,


THIS IS RICARDO LEGORRETA ARCHITECTURE

It is an architecture that describes life, sounds, colours and


mexican people. Projects with abstract forms that base their
essence on their connection with the territory

! The work of mexican architect Ricardo Legorreta comes out


from the love for Mexico and for spanish colonial architecture
(made of simple forms and intense colours). While in the rest of the
world the wall is dematerialized to make space to ample windows,
Legorreta transforms it in a main element of his architecture. «The
wall in my works invites walking through all the building outside and
inside, inviting to enter, exit and admire the beauty from all its
sides.»

! All his works are born from geometrical simple volumes


(parallelepipeds, pyramids, cylinders and spheres), around pure
forms, out of time. Looking to his building, as Italians, we inevitably
come to think about Aldo Rossi. There are a lot of common
elements in Legorreta and Aldo Rossi architecture: for example the
Televisa Center (Santa Fe, New Messico, USA – 1998) with its big Fábrica Renault - Gómez Palacios, Durango, 1985
angle pillar reminds the Kochstrasse of Berlino and the Visual Art
Center (Santa Fe, New Messico, USA – 1999) with its serial
openings reminds Modena Cemetery. It’s also clear the link with
some works of the italian seventies architecture: the arcades, the
pure forms, the serial openings, the use of light. There are also
some analogies with the colonnades of Aymonino in Gallarate as
well as the students house of Grassi. What distinguishes
Legorreta is the use of the intense, deep, bright colour that prevails
and characterizes his architecture. Between the recurring elements
of Legorreta architecture we can’t ignore the water. Inside the
patios there is always a pool, a fountain that recalls the mexican
colonial architecture. Legorreta sees the water as able to give
depth to the space, generating reflections and light trick on the
surfaces that surround it. His works have to be discovered a little at
a time and everytime in a different way. Looking at his buildings
always brings new emotions.

«The beauty of the nature and human being can’t be described all
at once. And when this happens it loses its enchantement. The
same is for architecture.»

! Legorreta architecture root is the inspiration. Inspiration


means breathing, assimilating the spirit of a place, of a person, of a
fact.. » which means, for Legorreta, like attaining from traditional
architecture and from the language of rural mexican constructions.
When he visits the countryside, the rural areas, he assimilates the
spirit of these places. It doesn’t seem that Legorreta started with an
analytical study of vernacular construction; on the contrary his work
is born from an intuitive knowledge generated by the mexican life
integration. The architect tells that he spent the early years of his
study reproducing arcades, columns, portals, but in his works the
love for the traditional architecture is not based on the forms but on Fábrica Renault - Gómez Palacios, Durango, 1985
the principles and the use of spaces. Legorreta researchs the “root”

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PILASTRI / PILLARS

of traditional architecture, he is not satisfied by the “fruit” which he


believes changing with the time. The “root” remains and it is there
that the sense of architecture has to be researched. «The
vernacular architecture holds a mistery and gives quality and
intimacy; it is free from rules and it has a sense of spontaneity
which is difficult to transfer or explain, but the architect can imagine
it and shape it in a drawing as these emotions have entered into
himself.»

! The work of the painter J.C.Reyes has been decisive in


helping him appreciate the beauty and the vitality of the
compositions, the style and the mexican colours. In Reyes painting
a direct method is noticeable, without preciosity or artefact.
Lightness, happiness, freedom are the only rules of Reyes painting,
but also those of the mexican culture. Legorreta gets them, takes
possession of them and transforms them in architecture.

! The desert area, nearby Gomez Palacio, Messico, where


the Renault factory is located, suggested the form of this structure
allowing to see the desert extension. The city wall is short and looks
like endless, in front of the wall a series of rectangular nodding
panels emphasize the sense of infinite. On another wall, located
inside, are placed a series of square openings that, jutting lightly
Pabellón de México- Expo Hannover 2000 out, make shadows games. In this building, walls have the role of
marking and scanning the spaces, protecting from sun and making
a sort of box in which all the geometric shapes, used by Legorreta,
are contained. The integration with the landscape disappears if we
go inside the building, where used colours (like blu, yellow, red) and
the courtyards with fountains and small lakes, create a fresh
atmosphere that makes contrast with the stark and extreme
atmosphere of the exterior. «I bumped into the desert and the walls
that never end. I didn’t want to soften this emotion, so instead of
placing ornamental plants in an open field, I covered the site with
pebbles and instead of a subtle colour I decided to use red. I didn’t
wish to fight against desert, I wished we completed each other. »

! Pershing Square is a Los Angeles park, redesigned by


Legorreta with the landscape architect Hanna Olin. The space is
articulated by a series of right-angles which define the square and
that identify the inferior portal of an aqueduct. The place is
dominated by a tower with a spherical bell. Here too, water has an
essential role, flowing on the arcades and falling then in a circular
source which gives form to the square. The whole area is divided in
small areas separated and articulated by walls, ramps and stairs
that make intimate spaces different each other in form and size.

! Legorreta architecture could be described in a word


“Mexico”, the country so precious for him; with his works, manages
to describe life, sounds, colours and people. From this are born
projects with abstract forms that base their essence on their
connection with the territory.

«The advertisement attracts, my architecture must excite, who see


it has to feel encouraged to visit it; it must establish a connection
between person and my works.»
Fábrica Renault - Gómez Palacios, Durango, 1985
translated by Martina Mancini

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PAROLE A CONFRONTO / WORDS IN COMPARISON

"MEMORIA E TRADIMENTO NEI


LUOGHI DELL’ABBANDONO",
INTERVISTA A BENIAMINO
SERVINO
Beniamino Servino e i luoghi dell’abbandono.
Un’architettura monumentale che imposta una dialettica tra
paesaggio naturale e paesaggio antropizzato, tra i “luoghi
che vivono” e quelli che sono “abbandonati”

di Giandonato Reino

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PAROLE A CONFRONTO / WORDS IN COMPARISON

! Beniamino Servino si occupa di quelli che lui stesso chiama cui seguiranno "corruzioni" della forma, degradi, incrostazioni,
luoghi dell’abbandono: luoghi di cui nessuno si prende cura, luoghi alterazioni. Un’opera aperta in costante mutazione o con le parole
lasciati a se stessi, alla mercé di abusi edilizi e forme sgraziate. di Servino in costante “Traduzione-Tradizione-Tradimento”. Con
L’impegno civile lo ha portato a dedicare il suo lavoro al riscatto di Monumental Need e Obvius, Beniamino Servino scrive un
questi luoghi attraverso il disegno di un’architettura monumentale le manifesto che stabilisce un nuovo ordine all’architettura
cui caratteristiche iconografiche sono proprie del territorio in cui va contemporanea. I toni sono quelli di una sana rivoluzione civile; i
ad operare. Un’architettura che non vuole eliminare gli “abusi”, ma disegni: opere d’arte come armi con cui dimostra la potenza delle
dargli nuova vita attraverso la “sovrascrittura”. Questo significa un sue idee.
incessante ricerca ed elaborazione di “forme note” che esistono sul
territorio e nella memoria dalla gente. In questo modo il segno che
verrà tracciato diventa l’occasione per affermare un’identità che già Come il racconto di una storia antica che si perpetua e
è intrinseca al territorio stesso. Un segno la cui potenzialità è legata arricchisce con il passare del tempo, si può affermare che la
esclusivamente alle sue caratteristiche progettuali, che si dissocia memoria e le stratificazioni siano al centro della sua ricerca di
da “ipocriti” tentativi di recupero del paesaggio in quanto solo una bellezza architettonica?
buona architettura può stabilire una dialettica tra paesaggio La memoria conserva un repertorio di immagini in continua
naturale e paesaggio antropizzato, tra i “luoghi che vivono” e quelli elaborazione [trasformazione/modificazione/adattamento] secondo
che sono “abbandonati”. Per arrivare a questo risultato è un processo dinamico. Pensare di cancellarla [pensare di costruire
necessaria un'operazione di scrittura e riscrittura delle forme su un foglio bianco] è un paralogismo; significa cancellare gli
persistenti; così dallo studio di queste forme in un certo senso strumenti per la costruzione del pensiero. La bellezza si colloca tra
archetipiche si giunge alle nuove forme dell’architettura in grado di il familiare e la meraviglia. Il familiare è l'agio [la serenità] delle cose
ricucire una relazione con la civiltà. conosciute [note] e dell’attribuzione a queste cose di valori
simbolici. La meraviglia è “l’ambiente” in cui si spingono le cose
! Gli oggetti su cui lavora, in quest’operazione di conoscenza note conservando però ancora la possibilità di essere riconosciute.
e riscrittura, sono ad esempio le pennate (particolari costruzioni L’intervallo familiare-meraviglia si definisce secondo criteri molto
dell’agro-casertano), i silos, gli scheletri di strutture in cemento individuali.
armato, le industrie dismesse. Elementi la cui riconoscibilità trovano
un riscontro nella memoria collettiva. Architetture che segnano i I suoi disegni manifestano chiaramente il suo lavoro di ricerca,
luoghi dell’abbandono e che salveranno, nella loro nuova di scrittura e riscrittura del territorio e delle forme
espressione monumentale, il territorio. Questo deve essere l’input a architettoniche. Lei entra in quei paesaggi tagliati fuori dalla

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PAROLE A CONFRONTO / WORDS IN COMPARISON

società, abbandonati, e cerca di ricucire questo distacco. riconoscere l'idioma, l'inflessione. È un film in lingua originale
Un’architettura monumentale e per l’uomo. Come nascono le contro la piattezza di un doppiaggio.
“sue” forme architettoniche? E come si arriva al suo ideale di
Necessità Monumentale? Come si relaziona lei all’architettura sostenibile? Chi o cos’è
Monumentale è riferito alla dimensione ma soprattutto al ricordo. È Servén le Vert?
qui che ritorna la memoria; e tante memorie che si somigliano PAESAGGIO? ME NE FREGO! SERVèN LE VERT un manifesto
fanno una memoria collettiva. La città dell’abbandono e il contro i luoghi comuni della omologazione buonista del sostenibile.
paesaggio dell'abbandono sono i luoghi della estraneità. La Il paesaggio è il luogo del rispetto reciproco, della autonomia, della
Necessità monumentale tende a produrre gli strumenti per la specificità. Evitando le pietose operazioni di dissimulazione,
riconoscibilità del luogo. E’ necessità di consapevolezza per una mimesi, affinità, adeguatezza. Il progetto non interpreta e non
dialettica tra le parti, sociali prima e fisiche poi, per un nuovo comprende un luogo. Il progetto interviene in quel luogo. Il buon o
equilibrio fra queste. C'è un codice iconografico che ognuno cattivo esito del progetto non dipende dalla buona o cattiva
elabora per individuare degli usi, delle ritualità personali, di gruppo interpretazione o comprensione del sito. Dipende dalla forma
e di massa. È una mappa che consente di usare un luogo. Perdere dell’oggetto architettonico.
la mappa significa straniarsi. L'interazione con il luogo è l'opposto
dello straniamento. L'interazione produce il rispetto. Gli archetipi Nelle sue architetture l’aspetto costruttivo, tecnologico e
sono le forme basiche del vocabolario di ognuno. E ognuno li materico riveste una particolare importanza. La sua è una
manomette. L’operazione individuale di manomissione degli costruzione per elementi che mira ad un lessico chiaro
archetipi si ferma prima del limite oltre il quale questi non sarebbero affinché ogni parte dell’edificio abbia una propria
più riconoscibili. identificabilità, e allo stesso tempo la capacità di restituire una
percezione unitaria degli spazi. Da cosa è dettato questo suo
L’applicazione di tali concetti, fortemente radicati ad un particolare linguaggio architettonico?
territorio specifico, è possibile estenderla ad ogni tipo di realtà Il linguaggio è il risultato di un’accumulazione/selezione di parole
ricavandone quindi un metodo? E quanto influisce il fattore con le quali cerchi di mettere a fuoco il pensiero. Il linguaggio dà la
autobiografico? forma al pensiero che le parole hanno costruito. E’ un codice
Sì, è possibile estenderlo ad ogni realtà. L'autobiografia è un genetico. Di famiglia. Familiare. Il linguaggio dà un padre e una
approccio alle cose, mette in primo piano la persona non la madre all’architettura. Negare il linguaggio corrisponde alla
disciplina. Io amo le architetture che parlano dei loro autori. negazione della forma dell’architettura. Sarebbe come negare
L'architettura parla sempre la lingua del suo autore. E' meraviglioso l’architettura stessa.

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PAROLE A CONFRONTO / WORDS IN COMPARISON

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PAROLE A CONFRONTO / WORDS IN COMPARISON

"MEMORY AND TREACHERY IN THE PLACES OF


ABANDONMENT", INTERVIEW WITH BENIAMINO
SERVINO

Beniamino Servino and the places of abandonment. A dialog


between natural and human landscape, between "living places" and
those that are "abandoned", based on monumental architecture

! Beniamino Servino deals with what he calls the places of


abandonment: places no one cares about, places left to
themselves, at the mercy of illegal buildings and clumsy forms. His
civil commitment led him to dedicate his work to the redemption of
these places through the design of a monumental architecture
whose iconographic characteristics are typical of his work area. His
architecture is not intended to erase “abuses”, but to give them new
life “rewriting” them. This implies an unceasing investigation and
elaboration of “well-known forms” which already exist in landscapes
and in folk memory. In this way every mark that will be traced is an
opportunity to state an identity which is intrinsic to the territory itself.
A mark whose potential exclusively depends on its design features
and which dissociates itself from " hypocrite" attempts to
rehabilitate our landscape, since only a good architecture can
establish a dialog between natural and human landscape , between
"living places" and those that are "abandoned". To achieve this aim,
it is necessary to write and rewrite persistent shapes; therefore,
studying these archetypical forms, he reaches a new architectural
configuration able to restore the lost relationship with society. The
objects he works with, in this process of knowledge and rewriting,
are, for instance silos, skeletons of reinforced concrete buildings,
industries fallen into disuse. Elements whose recognition is borne
out by folk memory. Constructions that mark the places of
abandonment and that will save, in their new monumental
expression, our territory. This input will be followed by “corruption",
deterioration, encrustation and alteration of the form. An open work
in constant mutation or, using Servino’s words, in constant
"Translation - Tradition - Treachery". With Monumental Need and
Obvious, Beniamino Servino writes a manifesto, establishing a new
order in contemporary architecture. His tone is that of a healthy civil
revolution; his designs: works of art like weapons to demonstrate
the power of his ideas.

As the chronicle of ancient history that has been perpetuated


and enriched as time goes by, can we say that memory and
stratification are at the core of your search of architectural
beauty?
Our memory stores a collection of images continuously developing
[transformation / modification / adjustment] through a dynamic
process. Thinking of deleting it [thinking of drawing on a blank
page] is a misbelief; it means that we eliminate the tools for the
construction of thought. Beauty lies between familiarity and wonder.
Familiarity is the ease [the comfort] of known things and the
attribution of symbolic values to them. The wonder is "the
framework" in which known things challenge themselves still
preserving the possibility to be recognized. The range between
familiarity and wonder is defined by very individual standards.

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PAROLE A CONFRONTO / WORDS IN COMPARISON

Your drawings clearly show your research and the operation


writing and rewriting of our territory and architectural forms.
You enter lands cut off from society, abandoned, and try to
repair this gap. Monumental architecture for people. How do
"your" architectural forms come to the world? And how do you
reach your ideal of Monumental Need?
Monumental refers not only to size but especially to memory. At this
point memory returns; and several similar memories equal a folk
memory. The city and the landscape of abandonment are the
places of unfamiliarity. Monumental Need produces the tools to
recognize places. It’s Need for awareness for a dialogue between
social and physical parts, for a new balance between them. There
is an iconographic code that each person processes to identify
personal, group and mass customs. It is a sort of map that allows
us to use a place. Losing this map means to abstract ourselves.
Our interaction with places is the opposite of abstraction.
Interaction produces deference. Archetypes are the foundation of
everybody’s lexicon. And everyone tampers with them. The
operation of individual tampering with the archetypes stops before
reaching the limit beyond which they are no longer recognizable.

Is it possible to extend the application of these concepts,


strongly rooted in a specific territory, to any kind of reality and
therefore to extract a method? And how would the
autobiographical influence affect it?
Yes, you can extend it to any reality. Autobiography is a way to
approach things which focuses on the person, not on the discipline.
I love buildings which talk about their creator. Architecture always
speaks its creator’s language. It is wonderful to recognize the
language, the inflection. It's an original production versus the
dullness of dubbing.

What do you think about sustainable architecture? Who or


what Servén le Vert is?
LANDSCAPE? I DON’T GIVE A DAMN! Servén le Vert is a
manifesto against the clichés of the standardization of sustainability.
Landscape is the place of mutual respect, autonomy, peculiarity.
Avoiding the miserable operations of dissimulation, mimesis,
affinity, and adequacy. The design neither interprets nor includes a
place. It operates in that place. Its good or bad outcome does not
depend on the good or bad interpretation or comprehension of the
site. It depends on the form of the architectural object.

In your buildings the executive, technological and material


component is particularly important. Your assembly work aims
at an effective lexicon in which every part of the building has
its own identity, and that is still able to give a uniform
perception of spaces. What motivation lies behind this specific
architectonical language?
Language is the result of an accumulation / selection of words we
use to sharpen our thoughts. Language gives shape to the thought
built by words. It is a genetic code. Hereditary. Familiar. Language
provides architecture with a father and a mother. To refuse
language would mean to deny architectural form. It would be like
denying architecture itself.
translated by Daria Verde

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LIBRI & MATTONI / BOOKS & BRIKS

ABIURA DAL PAESAGGIO DI


MARCO NAVARRA:
ARCHITETTURA COME
TRASPOSIZIONE

Un libro sincero, arrabbiato e tagliente, in cui atmosfere


quasi noir si alternano al racconto della vicenda del "Parco
lineare". Sicuramente particolare, interessante ma forse
difficile da apprezzare a pieno

di Luca Bonci

Parco lineare – Caltagirone/San Michele di Ganzaria (CT) -http://www.studionowa.com

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LIBRI & MATTONI / BOOKS & BRIKS

!« D i f r o n t e a v i s i o n i Alla precisa descrizione del suo Parco Lineare, dell’idea iniziale e


strumentalmente settoriali mi è dello sviluppo che ha avuto, affianca gli aspetti che non sono stati
sembrato necessario percepiti o che sono stati offuscati dalle logiche poco chiare che
riesaminare, confrontandole spesso affiancano "le idee quando diventano realtà". Nel momento
con l'architettura, parole come in cui ci si rende conto di questo si riesce ad apprezzare a pieno il
paesaggio, tecnica, libro e si può comprendere quasi il suo stato d’animo, a metà tra
ingegneria, territorio». rabbia e rammarico.

!Un pretesto. Questo è il Parco ! «Il Parco Lineare è la costruzione di un ostacolo per
lineare per il suo progettista, costringere a guardare, per riprendere a pensare” dice Navarra.
nonché scrittore del libro, Non fa la parte della vittima bensì del testimone: con deposizioni
Marco Navarra. Un incipit obiettive e fatti reali denuncia il crimine ormai comune dell’abuso di
alternativo, a confine tra la parole come paesaggio, landscape design, green, sostenibilità, etc,
giustificazione e l'avvertimento parole che definisce ormai vuote, panacee per ogni questione.
in riferimento ai temi trattati e Afferma infatti che è necessario sostituire “la parola patrimonio” che
al taglio della trattazione. rimanda inesorabilmente al suo significato originario di valore e
bene economico. Cerchiamo un altro significato che esprima una
nuova energia e ci liberi dall’obbligo miserevole di rendere
! Cos'è il Parco Lineare? Il progetto è nato negli anni '90 in produttiva ogni cosa».
Sicilia, tra Caltagirone e San Michele di Gonzaga (CT), ed ha
definito “un'infrastruttura leggera” di 14km che innesta un percorso ! Dal punto di vista progettuale, il Parco lineare è un progetto
naturalistico in un territorio composto da una linea ferrata ed altre che nasce dal dettaglio e si fonda su piccoli particolari costruttivi
opere abbandonate, che hanno però ritrovato nel progetto stesso la spesso invisibili, che contengono loro stessi il paesaggio.
loro ragion d'essere. Non è soltanto un corridoio verde o una Giustamente si chiede: “di che materia sono fatti i dettagli dei
semplice pista ciclabile calata nel contesto che la ospita, bensì un paesaggi?”. Lui svuota di significato le scale di progetto e
elemento di connessione tanto fisico quanto astratto tra vari fattori dell’architettura a favore di una loro completa interconnessione.
(culturali, economici, architettonici/urbanistici e sociali) che verte Così, tra ruderi e spazi abbandonati, genera una nuova forma di
alla manutenzione e salvaguardia del territorio attraverso nuove progettazione che possa anche colmare l’eterno dibattito tra
attività produttive e nuove forme di turismo, al servizio delle mantenere o ricostruire, coadiuvando le due cose in un unico
comunità locali. obiettivo: «Il Parco lineare utilizza l’esistente come un cassero, un
calco da cui estrarre nuovi spazi».
! Un progetto ambizioso e innovativo, che avrebbe potuto
tracciare un nuovo "modus operandi" nell'affrontare problemi di ! Reclama un ritorno al nonsense, smettendo di considerare
rivitalizzazione degli spazi dismessi, diventando una sorta di un paesaggio come un testo che deve comunicare qualcosa ad
“modello da seguire” nel panorama della progettazione. Le cose ogni costo. Deve uscire dall’omologazione, favorendo una diversità
non sono andate così, e questo ha portato Navarra a dichiarare la che possa suscitare emozioni, pensieri, affezioni.
sua “abiura dal paesaggio”.
! Poche pagine dense di significato, scritte in modo quasi
! Da subito, nei primi capitoli, con paragrafi incisivi e frasi Pasoliniano, anticipano gli altri capitoli del libro, meno "corsaro".
taglienti, motiva la sua presa di posizione in modo fermamente Seguono infatti dei “frammenti”, scritti dall’autore in tempi e modi
deciso. Una sensazione di amarezza pervade il lettore che si diversi, che vengono subito percepiti come una sorta di
immerge in questo suo pamphlet, poiché con parole aspre lo incongruenza tematica, e viene da chiedersi cosa c’entrino con il
scrittore critica a spada tratta, ma in modo forse troppo generico, resto. Forse la loro coerenza con il tutto sta nell’atmosfera un po’
quelli che non hanno saputo comprendere il suo progetto o che noir che creano: poche righe compongono spezzoni di viaggi,
“hanno voluto uccidere il Parco Lineare”. pensieri e sogni, oppure vengono riprese da scritti precedenti, tutto
a formare un collage che rimane tuttavia un po’ ostile e difficile da
! Sembra quasi una pretesa di superiorità, ma forse è apprezzare, in cui si riesce veramente a percepire una sensazione
semplicemente una forte convinzione e fede nel proprio progetto, particolare e non del tutto decifrabile.
credere nelle proprie idee anche quando ci si ritrova da soli. E'
questo che stuzzica la lettura del testo: il voler tentare di «Il Parco lineare si è costruito sulle sezioni trasversali, una teoria di
comprendere da cosa deriva la sua angoscia. sezioni, per riportare il paesaggio alla consistenza della crosta
terrestre. Ecco, il Parco lineare appartiene alla crosta terrestre,
! Si coglie,tra le righe, la volontà di avvertire un progettista costituisce l’escoriazione della sua pelle».
“fuori dagli schemi” sul destino che lo attende. La sua non è una
polemica sterile.

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LIBRI & MATTONI / BOOKS & BRIKS

Parco lineare – Caltagirone/San Michele di Ganzaria (CT)

Parco lineare – Caltagirone/San Michele di Ganzaria (CT) Parco lineare – Caltagirone/San Michele di Ganzaria (CT)

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LIBRI & MATTONI / BOOKS & BRIKS

FORSWEAR THE LANDSCAPE OF MARCO


NAVARRA: ARCHITECTURE AS A MOVEMENT

A honest, angry and harsh book, where atmospheres nearly noir


alternating with the tale's event of the "linear park". Surely particular
and interesting but maybe difficult to totally appreciate it.

! «Against of instrumentally sectorial visions I think that was ! «The Linear Park is the construction of an obstacle for
indispensable reexamine and comparing with the architecture, word forcing to look, for restarting to think" Navarra says. He isn't the
like landscape,tecnique, engineering, area». victim bu he is a witness: with impartial depositions and reals
events he reports the crime, by now ordinary, of the abuse of the
! An excuse. This is the Linear Park for his designer and also words like landscape, design, green sustainability etc., words that
the writer of the book, Marco Navarra. An alternative incipit, on the he indicates meaningless, a cure-all for every problem. In effect eh
borderline between justification and warnig reffering to the subjects affirms that is essential replace "the word "property" that refers to
developped and to the slant of the treatise. relentlessly to his originally meaning of economical price and good.
We have to find an other meaning that express a new energy and
! What is it the Linear Park? The project borns in the 90's in that releases us from the deplorable duty to make productive
Sicily, between Caltagirone e San Michele di Gonzaga (CT), and it anythings».
identifies a "light infrastructure" of 14 Kilometres that introduces a
nature trail in an area composed by a railway and other abandoned ! From the planning point of view, the Linear Park is a project
works, that thanks to this project have rediscovered their utility. It that born from the detail and found itself on little constructives
isn't only a green corridor or a simply cycling lane appeared in that particulars frequently invisibles, that contain themself the
contest, but a connection element both physical and abstract landscape. Fittingly he asks to himself " how are the details of
among different factors (cultural, economical, architectonical/urban landscape maden?". He deprives of meaning the project and
and social) that consist in maintenance and safeguard of the architectural scales plead for a their compleate interconnection. So,
territory with new activities and new forms of tourism, at the service l ruins and abandoned spaces, he creates a new form of design
of the local people. An ambitious and innovative project, that could that could also fill the eternal debate between preserve and
have been a new "modus operandi" for facing problems of reconstruct, co-operating this two things in a only one aim: «The
revitlization of the disued spaces, becaming as a sort of "model to Linear Park uses what is existing as a bridge house, a cast from
reproduce" in the design panorama. But this is not how things are, which extract new places».
and this pushed Navarra to declare his "forswear of the landscape".
! He command a recur to the "nonsense", stopping to
! Upfront, even in the frists chapters, with trenchant considerer a landscape as a text that must communicate
paragraphs and sharps phrases, he explains his stance on in a very something. He has to exit from the uniformity, supporting a divertity
determined way. A bitterness sensation penetrates the reader that that could cause emotions, thoughts, affections. Few pages full of
immerse himself into this pamphlet, because the writer criticizes meaning, written in a Pasolinian way, disclose the other chapters of
energetically and with biting words, but maybe in a excessive the less "pirate" book. In effect proceed some "fragments", written
generic way, everyone who didn't understand his project or that by the author in different time and way, that are immediatly
"wanted to kill the Linear Park". It seems a pretension of superiority, perceived like a sort of themes's incongruity, and we wonder "what
but maybe is simply a firm belief and trust in owm project, belive in do these have to do with the rest?". Maybe their coherence with the
own ideas also when we are alone. And it is what stimulate the whole work is in the noir atmosphere that they create: few lines
desire to read the text: want to try to understand where his anguish form crops of travels, thoughts and dreams, or they are evoked by
came from. We get, between the lines, the will of perceive a previous works, all that compose a collage that however is a bit
designer "outside the box" on the destiny that expects him. hostile and difficult to appreciate, where is more easy to perceive a
particular sensation not totally decipherable.
! This isn't a fruitless debate. At the specify description of his
Linear Park, of the initial idea of development that he had, he flanks «The Linear Park is built on the transverse sections, a theory of
the aspect that we didn't perceived or that had been confused by sections, for taking back the landscape to the compactness of the
the not very clear logics that often flank "the ideas when become Eath crust. So, the Linear Park belong to the Earth crust, is the
reality". In the exact moment that we are accountable of this, we excoriation on its skin.»
can totally appreciate the book and we can amost understand his
mood, between rage and sorrow. translated by Tania Lepore

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ESPLORAZIONE / EXPLORATION

Gerusalemme - Foto di Luca Bonci

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ESPLORAZIONE / EXPLORATION

ARCHITETTURA DEL SILENZIO,


VIAGGIO A GERUSALEMME

Ripercorriamo i vicoli della città vecchia fino allo Yad


Vashem Museum. Un viaggio alla alla scoperta
di sensazioni antiche

di Luca Bonci

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ESPLORAZIONE / EXPLORATION

Gerusalemme - Foto di Luca Bonci

GERUSALEMME, SILENZIO ASSORDANTE TRA I


VICOLI DELLA CITTÀ VECCHIA

Agglomerati urbani compatti, macchie monocromatiche che


risaltano nell'arido paesaggio desertico. Un viaggio fatto di
sensazioni

! Perdersi tra vie scomodissime, camminare tra le donne con ! Sembra quasi una descrizione di un'Italia dei primi '900, dai
la spesa (mai frettolose, sempre composte) e gli uomini con gli mattoni tutti uguali dei piccoli paesini rurali, in cui le case erano
scatoloni di merci sulle spalle. La bella sensazione del passeggiare costruite vicine per lasciare poche possibilità di ingresso.Così
alla luce del tramonto con i bambini che giocavano semplicemente anche il vagare nei suk, ricorda i vecchi mercati in cui odori, rumori
a rincorrersi senza curarsi del resto. Un viaggio nel Vicino Oriente e sapori, si mescolano nell'aria.
lascia soprattutto ricordi fatti di sensazioni che hanno reso
particolare un momento: rumori e chiasso, odori e profumi... ! Un'altra analogia può esser fatta con il funzionalismo

 istintivo dei nostri avi, che portava alla nascita di abitazioni con
! Edifici quanto mai simili tra loro formano agglomerati urbani spazi dalle finalità differenti: uno in particolare destinato alle future
compatti, chiusi come un riccio. Sono come piccole macchie famiglie dei figli. Un'architettura che racchiude speranza e certezza,
monocromatiche, dal colore dei rivestimenti in basalto delle fatta di case dal tetto piano e ferri di ripresa che spuntano verso il
costruzioni sparse in mezzo all'arido paesaggio desertico, collegate cielo, pronti ad elevare un altro piano per un nuovo nucleo
da strade illibate ed aiuole non ancora fiorite. Una chiusura fisica familiare. Persone che vivono accontentandosi, nascondendo
quanto ideale: da fuori tutto si somiglia nella semplicità della pietra tacitamente una speranza nel futuro, con il capo chino di fronte a
biancastra, come a voler velare tutto con un velo di sobrietà e religioni e poteri di cui ogni giorno sentiamo discutere. Ma anche
integrità. Un mascheramento forzato a mo’ di contenitore che dà queste, sono storie già sentite...
l'idea di una difesa contro qualsiasi infezione, che da fuori cerchi di !
insinuarsi nella situazione già abbastanza difficile di uno stato ! Per interpretare l'architettura ed il costruito di un luogo,
diviso, spezzato. E' vero: anche lì stanno sorgendo, ai bordi delle bisogna prendere in considerazione tutto ciò che lo ha
antiche città, escrescenze di piccoli grattacieli in vetro che riflettono caratterizzato fino a quel momento. Ma perché non fare
solo visivamente le abitazioni in mattoni e basalto della città esattamente il procedimento inverso: partire dall'architettura per
vecchia. cercare di cogliere l'essenza di un luogo e della società che lo vive?

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ESPLORAZIONE / EXPLORATION

JERUSALEM, THUNDEROUS SILENT BETWEEN THE


OLD CITY'S ALLEY

Compact urban areas, monochromatic blots that stand out in the


desert and arid landscape. A travel made of sensations

! Getting lost in uncomfortable streets, walking between


women with tote bags (never hurried, always done up) and men
with boxes full of goods carried on their shoulders. The pleasing
sensation of strolling in the sunset light with the children that simply
play tag, no warring of the rest.
A journey in the Near East leaves most of all memories made of
sensations that have rended particular a singular moment: noises
and din, smells and fragrances...

! Buildings very similar to each other form urban areas,


closed like a hedgehog. They are like little monochromatic spots,
with the colours of the basalt's claddings of the buildings strewn in
the desert and arid landscape, linked by virgin streets and not still
bloomy flowerbeds.
A physical as an ideal closure: from the external everything seems
Gerusalemme - Foto di Luca Bonci
the same in the simplicity of the white stone, as if they want to hide
anything under a chasteness and integrity veil.
A forced dissimulation as a container that seems a form of defense
from any contamination that from the exterior try to meander in the
formerly complicated situation of a divided and break country.
It's true: also there, at the border of the old city, are rising
excrescences of little skyscrapers made of glass that reflect the
buildings made of bricks and basalt of the old part of the city.

! It nearly seems a description of the Italy in the early


twentieth century, with all the same bricks of the rural villages,
where the houses were near for leaving less possibly for entering.
So also walking throught the suk reminds the old market where
smells, noises and tastes, are mixed in the air.

! An other analogy is the instinctive functionalism of our


ancestor, that cause the born of residence with spaces with
different purpose: the most important was the one destined to the
future family of the sons. An architecture that contains hope and
guarantee, made of house with the flat roof and rebar erect to the
sky, ready for building a new floor for a new family unit.
People that living content themselves, silently hiding a hope for the
future, with the head bents in front of the religion and the powers
that we hear every day. But also these are stories already heard...

! To understand the architecture and the buildings of a place,


is essential consider everything that characterized the place until
that moment. But why doesn't we do exactly the inverse process:
start from the architecture for finding the essence of the place and
of the society that lives there?

Gerusalemme - Foto di Luca Bonci


translated by Tania Lepore

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ESPLORAZIONE / EXPLORATION

Yad Vashem Holocaust History Museum - Moshe-Safdie

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ESPLORAZIONE / EXPLORATION

Yad Vashem Holocaust History Museum - Moshe-Safdie

GERUSALEMME, SILENZIO DILANIANTE AL YAD


VASHEM MUSEUM

Viaggio alla scoperta del museo dell'Olocausto di Gerusalemme.


Un'architettura simbolica, evocativa e straordinariamente studiata in
ogni minimo dettaglio

! Scendiamo dall'auto. Dopo pochi passi capiamo di non ! Questa leggerezza rassicurante, invita a proseguire. “Un
trovarci in un luogo comune. Dopo una serie di portali trilitici in memoriale ed un nome”, questa è la traduzione (dal libro di Isaia)
calcestruzzo faccia a vista, che dividono i parcheggi dall'area del nome del Museo dell'Olocausto di Gerusalemme, aperto al
antistante l'ingresso, si ha la sensazione di aver varcato la soglia di pubblico nel 2005 ed opera dell'architetto Moshe Safdie.
un luogo sacro e sconosciuto. Yad Vashem: parole che suonano come un fruscio di vento, cariche
del ricordo di un pezzo indimenticabile della storia del secolo
! Quasi con timore ci avviciniamo: altri triliti uguali ai scorso. Come se dopo averle pronunciate, seguissero tutti i nomi di
precedenti contornano le facciate vetrate di un edificio quadrato, chi, quella storia, l'ha vissuta.
come una specie di tempio periptero; ci si sente piccoli di fronte a
questa quieta imponenza, come davanti ad un gigante ! Varcato l'ingresso un timore reverenziale farebbe quasi
addormentato. abbassar il capo a chiunque, se non fosse per lo stupore. L'edificio
è in realtà una galleria: un prisma triangolare in calcestruzzo faccia
! Già nella hall regna un'atmosfera particolare, in cui la a vista lungo 180 metri, completamente spoglio e scuro. La forma
tranquillità è sfiorata solo da un lieve brusio proveniente dalla richiama in modo chiaro le capanne dei campi di concentramento e
caffetteria e dal bookshop al piano inferiore. Ma dura poco: giusto il da questo si inizia a percepire la tacita importanza e l'eloquenza
tempo di fare il biglietto. Usciti dal sobrio edificio, ci troviamo su una dell'architettura. Una particolarità, infatti, incoraggia il visitatore nel
passerella sospesa. Un'intercessione, un percorso di prova per il cammino: la luce naturale penetra dalla superficie vetrata che corre
visitatore, che vede alla fine del cammino un anonimo lembo di per tutta la lunghezza sul colmo dell'edificio e termina, grazie alla
calcestruzzo di forma strana con un unico ingresso ed un nastro magia della prospettiva, in un apertura completamente illuminata
finestrato al colmo; come un tronco massiccio a sbalzo nel nulla. posta alla fine della galleria.

62
ESPLORAZIONE / EXPLORATION

Yad Vashem Holocaust History Museum - Moshe-Safdie

! Da qui l'esposizione inizia e si articola in una serie di sale


disposte in ordine cronologico ai lati del lungo corridoio, in cui la
storia della persecuzione dell'ebraismo europeo viene riportata alla
mente attraverso un percorso in cui si è costretti a procedere a zig
zag, passando obbligatoriamente in ogni stanza. Le esperienze
personali delle vittime sono il fondamentale criterio espositivo del
museo.

! Ultima, ma non per importanza, è la “Sala dei Nomi”: un


archivio circolare immerso nella penombra e un cono di fotografie
che si alza verso la luce; gli scaffali, che ospitano oltre 2 milioni di
schede, circondano l'osservatore indicando che molti sono i dossier
presenti, ma altrettanti quelli mancanti. Quelli di chi è finito in una
fossa comune, rivisitata nella buca scavata nella pietra, posta
esattamente al disotto della sala. Qui, il silenzio è dilaniante...

! Termina il percorso con un affaccio su una vista mozzafiato


della città di Gerusalemme. Un sollievo, poiché l'assurdità di questo
crimine tocca chiunque, a prescindere da qualunque ideologia o
qualsivoglia paragone.

! Fuori dalla galleria si ha la possibilità di proseguire verso


altri spazi esterni, in una geografia dell'orrore che, seppur alla luce
del sole e più tenue rispetto al museo, rimane comunque
commovente, come il Giardino dei Giusti ed il Memoriale dei
Bambini. Un'architettura che è contenitore e contenuto, che si fa
simbolica, evocativa e straordinariamente studiata in ogni minimo
dettaglio, rimanendo tuttavia sobria e rispettosamente votata al Yad Vashem Holocaust History Museum - Moshe-Safdie
drammatico compito.

63
ESPLORAZIONE / EXPLORATION

JERUSALEM, OVERWHELMED SILENT AT YAD


VASHEM MUSEUM

A travel for discovering the Jerusalem's museum of the Holocaust.


A symbolic architecture, evocative and extraordinarily studied in
every smallest detail

! We get out of the car. After few steps we feel that we aren't
in a common place. After a sequence of trilithic portal made of
concrete exposed, that divided the parking lot from the area in front
of the entrance, we have the sensation that we have crossed the
threshold of a holy and unknown place. With reverence we go near
it: others trilithics identical at the previous surround the glass
facade of the squared building, like a sort of a peripteral temple; we
feel small near this calm majesty, as in front of a sleeping giant.

! Formerly in the hall there is a particular atmosphere, where


the serenity is just brushing against a soft buzz that arrived from the
cafè and from the bookshop in the lower floor. But soon ends: just
the time for buying the ticket. When we exit from the plain building,
we are on a suspended walkway. An intercession, a testing route
for the tourist that at the end of the path sees an anonymous
concrete's strip with a strange shape with an unique entrance and a
sequence of windows at the top; as a massive cantilever trunk in
thin air.

! This encouraging levity invite to go on. "A memorial and a


name", this is the translation (form the Book of Isaiah) of the name
of the Jerusalem's museum of the Holocaust, open to the public in
2005 and work of the architect Moshe Safdie.
Yad Vashem: words that sound like a swish, full of the memory of
an unforgettable part of the last century history. Like if, after that
you have said it, all the name of who lived that story came out.

! When we pass the entrance an awe would hang everyone's


head but for the wonder. The building in reality is a gallery: a
triangle-shaped prism in exposed concrete long 180 meters,
completely bare and dark. The shape reminds clearly the huts of
the concentration camp and from that we start to perceive the Yad Vashem Holocaust History Museum - Moshe-Safdie
architecture's tacit importance and eloquence. A particularity
stimulates the tourist in his visit: the natural light penetrates from
dossiers, but a lot of them there aren't too. Those whose is in a
the glass wall that surround all the top of the building and, thanks to
mass grave, depicted by a hole digged into the rock exactly under
the perspective's magic, ends in a break totally illuminated at the
the room. There the silent is overwhelmed...
end of the gallery.

! The visit ends with a view of the Jerusalem's city breath-


! From there the exposition starts and evolves in a series of
taking panorama. A relief, since this crime's absurdity concern
rooms at the sides of this long hallway, organized in chronological
everybody, regardless of any ideology and comparison.
order, where European Jewish's persecution the story is reminded
by a obligated zig zag path where you must go in each room. The
! Out of the gallery you can continue to other external spaces,
victims' personal experiences are the museum's essential
in a horror geography that, even if at the sunlight and more feeble
expositive parameter.
than the museum, however is moving, as the Right people's
Garden and the Children's Memorial. An architecture that is
! Last but not least, there is the " Room of names": a round
container and contained, that became symbolic, evocative and
archive immersed into half-light and a cone made of pictures that
extraordinarily studied in each little detail, however being sober and
raises itself to the light; the shelves, that house over than 2 millions
respectfully consecrated to the dramatic aim.
of cards, encircle the observer prompting that there are a lot of
translated by Tania Lepore

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SCATTI / SNAP-SHOT

FOTOGRAFIA DI ARCHITETTURA,
L'ARTE CHE RAPPRESENTA L'ARTE

Fotografia e architettura tra legami e contrasti. Possiamo


ancora parlare della fotografia come Strumento a servizio
dell'Architettura?

di Riccardo Franchellucci

La torre PIrelli di Gio Ponti, 1953. Foto Giorgio Casali,Giorgio Casali Fotografo. Domus 19511983

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SCATTI / SNAP-SHOT

Calo mollino

! Durante il secolo scorso la fotografia si è trovata a architettura come Hevrè, Ghirri, Basilico, per citarne alcuni, che con
combattere una guerra che potremmo definire, senza rischio di i loro paesaggi immobili, i tagli netti, le inquadrature asimmetriche
eccedere, d'indipendenza. Oggi questo scontro si è finalmente hanno reinterpretato la visione dell'architetto. Le loro foto non
concluso con la vittoria della stessa, permettendole di porsi al pari avevano la funzione di comprendere le reali intenzioni
delle altre arti e non più di essere considerata un mero mezzo di dell'architetto, si limitavano a ritrarre la materia viva e dinamica
documentazione. come appariva loro.

! Ma cosa accade quando l'arte rappresenta l'arte? L'esempio ! Alcune volte le due visioni coincidevano. Accadeva con
più naturale è quello della fotografia d'architettura. Questa deve Aldo Rossi e Ghirri o con Gio Ponti e Giorgio Casali, le cui
essere espressione artistica o un documento oggettivo dell'opera?
Come spesso accade, non esiste una risposta univoca a questa
domanda ma, servendoci delle parole di Guido Guidi, "ci può
essere una complicità, un rapporto, ma come non esiste la
fotografia di paesaggio, così non esiste la fotografia di ritratto, così
non esiste la fotografia di nudo così non esiste la fotografia
dell’architettura". Esistono quindi due entità distinte e complici:
l'architettura e la fotografia.

! Lo scatto fotografico, nell'istante stesso in cui viene


impresso, si fa portavoce di due linguaggi: quello del fotografo
attraverso la fotografia stessa e quello dell'architetto attraverso
l'architettura. La foto ha quindi un duplice ruolo, quello di "servire"
l'architettura come strumento di studio, analisi o annotazione,
mettendo in secondo piano il valore intrinseco della stessa, e quello
che invece fa di alcune foto delle icone di stile, relativamente ad un
periodo e ad un'artista. Il primo è quello che tutti, non solo studenti
e architetti, hanno utilizzato ed utilizzano senza la pretesa di Giuseppe Pagano, interno del padiglione aggiunto della
realizzare una "buona foto", ma col solo scopo di studio, il secondo Triennale di Milano del 1936
è quello che invece ci permette di parlare di grandi fotografi di

66
SCATTI / SNAP-SHOT

Ghirri - Cimitero di Modena di Aldo Rossi

immagini riuscivano a ritrarre quella materia disegnata dalla luce, una cattiva, non era più il metro di giudizio. Il fotografo si limitava
proprio come l'architetto l'aveva ideata, altre volte invece la foto ne ad ammirare come la luce entrava dalle bucature o come le ombre
stravolgeva la visione creando delle "nuove architetture".
 scrivevano sulle pareti.
Quello che faceva il fotografo era leggere lo stesso edificio con un
linguaggio simile ma mai uguale. ! Va riconosciuto che Le Corbusier comprese da subito
l'importanza della fotografia «Lei sa vedere l'architettura, venga a
! La visione Vitruviana che affonda le sue radici sulla trovarmi...» così scriveva a Hervè.
coesistenza tra: utilitas, firmitas e venustas , e secondo cui La possibilità di vedere ci è data dalla luce, ed è proprio la luce il
l'equilibrio tra queste categorie distingue una buona architettura da legame più forte tra fotografia e architettura; fare una foto non è
altro che catturare su una pellicola, o su un sensore, la luce, la
stessa luce che crea e genera lo spazio, come dice l’architetto
Franco Purini.

! Se la parola fotografia vuol dire scrivere con la luce,
potremmo dire che fare architettura non è altro che modellare
attraverso la luce. Non possiamo dimenticare il profondo rapporto
che le due arti hanno anche con la prospettiva. Nell'architettura, la
prospettiva viene introdotta da Brunelleschi che riscrive il metodo di
rappresentare la città, metodo utilizzato fino agli anni trenta e
quaranta, quando, con Giuseppe Pagano e Carlo Mollino viene
introdotto un nuovo metodo: la fotografia. Questo susseguirsi di
legami e complicità si può ben riassumere col pensiero di Giovanni
Chiaramonte:

«Rapporto tra fotografia ed architettura esiste laddove l’immagine


(della fotografia) crea davvero un’immagine capace di essere
abitata dal cuore dell’uomo, l’architettura è la costruzione, la messa
Lucien Herve - Unité d'habitation à Nantes Rezé di LE in scena fisica di questa dimora che via via l’immaginazione
dell’uomo si crea nel mondo».

67
SCATTI / SNAP-SHOT

ARCHITECTURAL PHOTOGRAPHY, THE ART


REPRESENTING ART

Links and contrasts between photography and architecture. Can we


still speak of photography as a tool in the service Architecture?

! During the last century, photography has had to fight a war


that could be called, without risk of excess, of independence.
Today, this fight has finally ended with the victory of photography,
allowing it to stand like the other arts and no longer to be regarded
as a mere means of documentation. But what happens when art
represents art? The most natural example is architectural
photography. This should be an objective document or artistic
expression? As often happens, there is no single answer to this
question but, drawing upon the words of Guido Guidi, "there may
be a complicity, a relationship, but as there is not landscape,
portrait or nude photography so there is not photography of
architecture." There are therefore two distinct entities that are
complicit: architecture and photography.

! The depiction, in the instant in which it is stamped, echoes


two languages: the one of the photographer through the
photography and the one of the architect through architecture.
The picture thus has a dual role, the role of "serving" the
architecture as a tool for study, analysis or annotation, which
overshadows the its intrinsic value, and the role that made of some
photos style icons , relative to a period and an artist. The first is that
everyone, not just students and architects, have used and use
without pretending to achieve a "good picture", but with the only
purpose of study, the second is that allows us to speak of the great
architectural photographers as Hevrè, Ghirri, Basil, to name a few,
who with their property landscapes, the cuts, the asymmetric shots
have reinterpreted the architect's vision. Their pictures did not have
to understand the real intentions of the architect, they merely
portray the alive and dynamic matter as appeared to them. Giovanni Chiaramonte

! Sometimes the two views coincide. It happened with Aldo


Rossi and Ghirri or with Gio Ponti and Giorgio Casali, whose capture on film, or on a sensor, the light, the same light that creates
images could portray that matter drawn by the light, just as the and generates the space, as says the architect Franco Purini.
architect had conceived, other times the picture will upset the vision
creating "new architectures". What the photographer did was ! If the word photography means writing with light, we could
reading the same building with a language similar but never the say that making architecture is nothing more than model through
same. the light. We can not forget the profound relationship that the two
arts have also with the perspective. In the architecture, the
! The Vitruvian vision that has its roots on the coexistence perspective is introduced by Brunelleschi, who rewrites the method
between utilitas, firmitas and venustas, and according to which the to represent the city, method used until the thirties and forties,
balance between these categories distinguishes a good from a bad when, with Giuseppe Pagano and Carlo Mollino, was introduces a
architecture, was no longer the yardstick. The photographer only new method: photography. This series of links and complicity may
admire how the light came in through the openings or as shadows well be summed up with the thought of Giovanni Chiaramonte:
wrote on the walls.
«The relationship between photography and architecture exists
! It should be said that Le Corbusier understood immediately where the image (of photography) really creates an image that can
the importance of photography "It is able to see the architecture , be inhabited by the heart of man, the architecture is the
come and see …" he wrote to Hervè. The ability to see is given to construction, the physical scene of this house that gradually the
us by the light, and the light is just the strongest bond between imagination of man create in the world».
photography and architecture; taking a picture is nothing more than translated by Lucrezia Parboni Arquati

68
APPUNTI DI ARCHITETTURA / NOTES OF ARCHITECTURE

IL DISEGNO PER CAPIRE ED


ESPLORARE LA REALTÀ

Un'indagine sulle modalità con cui l'architetto esplora sia i


propri progetti che la realtà nel suo insieme. Per prendere
coscienza che il disegno non è solamente uno strumento
comunicativo ma parte costituente dell'architettura

di Simone Censi

Carlo Aymonino, Ingresso nell'edificio a nel quartiere Gallaratese. Milano, ottobre 1972, Matita e pennarelli su carta lucida, 67,5x48,5 cm.

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APPUNTI DI ARCHITETTURA / NOTES OF ARCHITECTURE

Maurizio Sacripanti - Teatro lirico di Cagliari

! Quando si disegna l'intenzione è costruire qualcosa che gli spazi impossibili delle prigioni e le vedute di Roma totalmente
nella realtà non c'è. Anche quando si riproduce un oggetto reale lo sproporzionate rispetto alla realtà. Gli schizzi degli architetti della
scopo è quello di costruirne un modello, diverso rispetto modernità, si prenda il caso dei Carnet de Voyage di Le Corbusier,
all'originale. sono un esempio di come il rapporto tra realtà e disegno sia filtrato
Tutta la storia della pittura si basa sulla continua selezione e dalla mente che seleziona e sceglie. Tali schizzi sono appunti grafici
"correzione" della realtà. La condizione del disegno, o sua ragion che servono a fissare una memoria dei luoghi conosciuti,
d'essere, di estrapolazione dal contesto in cui si trova l'oggetto accompagnati spesso da annotazioni.
originale, fanno di questa rappresentazione qualcosa di distinto dal
reale. Il disegno è qualcosa di diverso dall'oggetto stesso. Come ! Durante le fasi progettuali, il disegno appare invece come
insegna Renè Magritte “Ceci n'est pas une pipe”, ma più uno strumento di ricerca.
precisamente è la rappresentazione di una pipa. Persino gli errori I bozzetti preparatori della Guernica di Picasso evidenziano come
sono utili perchè aprono a possibilità nuove ed impreviste. l'autore non sia detentore di una verità esatta, ma piuttosto, di
come cerchi di avvicinarsi ad essa attraverso una serie di tentativi.
! Considerando l'autonomia del disegno, si può affermare che Gli oggetti gradualmente prendono forma, si modificano per cercare
esso, nell'architettura, abbia una triplice valenza relativa ai differenti di esprimere con coerenza le intenzionalità dell'autore. Ciò che si
livelli di comprensione e rielaborazione: il disegno come strumento può notare dagli schizzi preparatori di Guernica non è differente da
di conoscenza e comprensione del reale, il disegno come quella parte di processo creativo, in cui si procede per selezione e
strumento di ricerca e verifica, il disegno come strumento di tentativo, che accompagna il progetto di architettura.
comunicazione e presentazione. Non bisogna dimenticare che lo scopo del disegno è in genere
comunicativo. L'autore esprime dei concetti attraverso segni
! La rappresentazione della realtà è sempre condizionata convenzionali che sono, in alcuni casi, corrispondenti ad oggetti
dall'osservatore, ne sono la dimostrazione le tavole di Santa Lucia reali, in altri astratti. Le intenzioni comunicative incidono nel
che rispecchiano in pieno il tema della natura nell'arte disegno, l'autore sbilancia sempre i rapporti gerarchici per far
rinascimentale, tavole in cui Jacobello del Fiore classifica le emergere uno tra i possibili messaggi dell'opera.
essenze vegetali, o anche i progetti di studio in cui Leonardo
indaga il soggetto nel momento in cui lo rappresenta. ! Il disegno si modella sul messaggio di cui è portatore, in
Piranesi, nel diciottesimo secolo, modifica completamente la realtà vista di una coerenza tra significato e significante. Da questo
che rappresenta, ne sono dimostrazione le piante inabitabili della concetto prendono vita l'arte e l'architettura, si pensi alle
forma urbis in cui mancano passaggi, porte e spazi di distribuzione, sproporzioni degli oggetti nella pittura medievale, a quella giottesca

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APPUNTI DI ARCHITETTURA / NOTES OF ARCHITECTURE

Jacobello del Fiore. Tavole Santa Lucia e Maurizio Sacripanti

in particolare. Si pensi alle presentazioni dei progetti di Zaha Hadid proporzionale alla qualità) che dipende ad esempio dagli elementi
e di Jean Nouvel, che per la forte autoreferenzialità si possono inquadrati. Per quanto riguarda il cartone animato invece, partendo
giudicare indipendentemente dal progetto che rappresentano, da un foglio bianco, tutto quello che viene rappresentato è
oppure si pensi alle presentazioni di Richard Rogers o di intenzionale, deciso e voluto. Quanto più l'autore è capace di
Massimiliano Fuksas, in cui gli edifici sembrano dissolversi fino a controllare il flusso di informazioni, tanto più alta è la qualità
diventare completamente trasparenti per lasciare al verde il ruolo dell'opera, poiché ne viene controllata meglio l'univocità del
dominante nell'immagine. messaggio. Si pensi a Gran Torino di Clint Eastwood, un film la cui
apparente semplicità è espressione del controllo delle informazioni
! Il disegno è uno strumento potente, capace di concentrare trasmesse: ogni scena contribuisce a costruire il messaggio del film
l'attenzione della lettura su alcuni elementi piuttosto che su altri. Il e non appare nulla di superfluo, tutto è al suo posto.
lettore dell'opera, per effettuare un'analisi adeguata, deve quindi
sdoppiare l'opera nel disegno in se e nel progetto rappresentato. Il ! Il disegno di architettura, essendo determinato
progetto ne potrà apparire indebolito o rafforzato e il disegno potrà dall'intenzionalità dell'autore, cambia anche in base alla situazione
ricevere un giudizio di efficacia, o meno, di trasmissione del culturale, come dimostrato dal parallelismo rinascimento-
messaggio. prospettiva, modernismo-assonometria: nell'epoca in cui l'uomo è
misura di tutte le cose, la vista è antropocentrica, nell'epoca invece
! Il disegno è fatto anche di regole che non si discostano in cui l'oggetto è uno strumento serializzato a disposizione
dagli altri linguaggi: ha una semantica e una sintassi, segue delle dell'uomo, la vista diventa assonometrica.
norme (gerarchia, coerenza, ritmo, ecc...), si sviluppa secondo
delle fasi (Inventio, Dispositio, Elocutio) ma naturalmente possiede ! Il disegno è anche uno strumento per controllare quello che
anche regole proprie (bilanciamento dei pesi, delle tonalità, ecc...). Roberto De Rubertis definisce “Evoluzionismo in architettura”: una
È importante considerare che chiunque disegna offre una teoria secondo la quale le leggi darwiniane (sviluppo casuale di
moltitudine di informazioni al lettore e per questo sopraggiunge modificazioni e selezione naturale) sono direttamente applicabili
l'importanza del Controllo: l'autore deve riuscire a controllare il anche nel campo architettonico. Attraverso il disegno è possibile
maggior numero di informazioni possibili tra quelle che trasmette, in analizzare, comprendere e muoversi all'interno di tale fenomeno.
quanto anche quelle non intenzionali pervengono al lettore. Si Il disegno, dunque, oltre ad essere uno strumento, è parte
pensi ai film dai quali si possono estrapolare informazioni sulle costituente dell'architettura.
intenzionalità politiche, narrative, sentimentali, ecc.. dell'autore. I
film tuttavia hanno un grado di aleatorietà (inversamente

71
APPUNTI DI ARCHITETTURA / NOTES OF ARCHITECTURE

THE DESIGN TO UNDERSTAND AND EXPLORE THE


REALITY

An investigation over the ways in which the architect explore both


his own projects as the whole reality. To be aware that the design is
not only a communication tool but a constituent part of Architecture

! When you draw your intention is to build something that significance. The whole history of art and architecture testifies that,
doesn't exist in the reality. Even when you reproduce a real object, as it happen with the disproportions of objects in medieval
your aim is to build a model different from the original. The whole paintings, for example Giotto. The same happens for the
history of painting is a continuous selection and correction of reality, presentations of the projects of Zaha Hadid , Jean Nouvel , that
you can say that the condition of the drawing (or its reason for show an indipendent life from the represented projects , and
being), of extrapolation from the context in which it is set the happens for the presentations of Richard Rogers and Massimiliano
original object, makes the representation something separate from Fuksas, in which buildings seem to dissolve and sometimes
the reality. The object painted is something different from the real become completely transparent to let the dominant role of the
one, and as taught by Renè Magritte " Ceci n'est pas une pipe", but green in the image. The design is therefore a powerful tool, able to
more precisely it is the representation of a pipe. Even the mistakes focus on certain elements rather than others. The reader of the
are useful because they open to new and unexpected possibilities. work, to make a proper analysis, need to split the work in design
Considering the autonomy of the design, you can say that this, in and project represented. The project may appear weakened or
architecture, has a triple value depending on the different strengthened, and the design will receive a judgment of helping, or
circumstances: drawing as a tool of knowledge and understanding not, the message transmission.
of the real, drawing as a tool for research and testing, drawing as a
tool for communication and presentation ! The design is based on rules that are similar to the ones of
other languages: it has a semantics and syntax, it follows rules
! The representation of reality is always conditioned by the (hierarchy, coherence and rhythm...), it is developed according to a
observer, as evidences twe ca observe the tables of Saint Lucia series of phases (Inventio, Dispositio, Elocutio) but of course it has
that represent nature during Renaissance, in which Jacobello del its own rules (weight, balance and tone...). It is important to
Fiore classifies plant essences, or also the project in which underline that anyone who draws, offers a multitude of information
Leonardo investigates the subject in the moment in which it is. to the reader and here comes the importance of control: the author
Piranesi, in the eighteenth century, completely change the reality he must be able to control as many information as possible between
represents, it is proven by the uninhabitable projects of the Forma the ones that transmits, because the reader can recive even those
Urbis where there are no roads, doors and distribution spaces, the unintended. Think of the movie from which you can extrapolate
impossible spaces of the prisons and the views of Rome totally political, narrative, sentimental and others informations. Movies,
disproportionate in comparison to the reality. The sketches of the however, always have a level of randomness (inversely proportional
architects of modernity, such as the Carnet de Voyage by Le to the quality) that depends for example from the control of the
Corbusier, are an example of how the relationship between design frames. For the cartoons there is a total control, because you start
and reality is filtered by the mind which selects and chooses. These from a blank sheet of paper and so all that is shown is deliberate,
sketches are graphic notes that are used to fix the memory of determined and wanted. The more the author is able to control the
places, often accompanied by annotations. During the planning flow of information, the higher is the quality of the work, because is
phases the design become a research tool. The preliminary better controlled the uniqueness of the message. The movie of Clint
sketches of Picasso's Guernica show that the author is not the Eastwood's Gran Torino, has an apparent simplicity that is
holder of an exact truth, but rather show haw the author tries to get expression of control of the information provided: every scene helps
closer to it through a series of attempts. The objects gradually take to build the film's message and nothing is superfluous, everything is
shape, change themselves to express coherently the intentionality in its place. The design of the architecture, as determined from the
of the author. What you can see from the sketches of Guernica is intentionality of the author, also changes depending on the cultural
not very different from the artistic process, in which you go on situation, as demonstrated by the parallelism Renaissance-
selecting and trying, of architectural design. You shouldn’t forget perspective, modernism-axonometric: the epoch in which man is
that the purpose of the design is usually communicative. The author the measure of all things, the view is anthropocentric while it
expresses concepts through conventional signs which sometimes becomes isometric in the epoch of industrustrialization.
correspond to real objects, sometimes are abstract. Also the The design is also a tool to control what Roberto De Rubertis calls
communicative intentions modifies the drawing, the author modifies "evolutionism in architecture": a theory according to which the
the hierarchical rules to bring out one of the possible messages of darwinian laws (random development of modifications and natural
the work. selection) are directly applicable in the field of architecture. By
design it is possible to analyze, understand and move inside of this
! The design therefore also changes according to the phenomenon. The design, therefore, in addition to being a tool, is a
message it conveys, seeking coherence between meaning and constituent part of the architecture.

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BANKSY, LA STREET ART TRA


IRONIA E DENUNCIA SOCIALE

Nell'era del web, quasi tutti hanno sentito nominare Banksy


e le sue imprese in giro per il mondo. Ma chi è Banksy? E
perché è così famoso?

di Tommaso Zijno

Banksy - Bambina con palloncino

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Banksy - Squarci - Palestina

! Chi è Banksy? Fin da gli anni ’90, i suoi fan si pongono l’ambiente, l’etica  e la brutalità della guerra, sempre cercando
questa domanda invano. Di lui sappiamo poco o niente: secondo il di  instillare la riflessione  attraverso una sottile  vena umoristica. La
Daily mail si chiamerebbe Robert Banks, e sarebbe nato a Bristol il sua tecnica prediletta è  lo  stencil, poiché, come affermato
28 luglio del 1973. Il condizionale però è d’obbligo quando si parla dall’artista stesso, è “molto più veloce ed efficace per lasciare
di Banksy e il web lo sa bene. Difatti, secondo un'altro giornale tracce senza essere sorpresi dalla polizia”. La sua “guerrilla art”,
britannico, il Mail on Sunday, dietro al nome Banksy si però spazia molto, sia nelle tecniche che nei supporti utilizzati, ed è
nasconderebbe Robin Gunningham, un trentaquattrenne di Bristol. quindi riduttivo parlare unicamente di street art.
Il dettaglio che rende interessante questa tesi è una fotografia,
scattata in Giamaica (dove lo street artist ha realizzato alcune ! Tra le sue opere più famose, oltre ai celebri Rats, vi sono,
opere nel 2004), che raffigura un uomo, il suddetto Robin, mentre ad esempio, i lavori realizzati nel 2008 sulle case semidistrutte e
armeggia furtivamente con stencil e bombolette spray. Banksy dal abbandonate a New Orleans per l’uragano Katrina, o il “Banksy’s
canto suo ha voluto rendere omaggio a questa fotografia con un Stonehenge” - un’installazione realizzata interamente con bagni
ironico “autoritratto”. Altre autorevoli fonti giornalistiche teorizzano chimici -, finanche all' ormai celebre Kiosk (la classica cabina
invece che dietro il nome di Banksy agirebbero due o più persone. telefonica inglese) trafitta dal piccone, presentata agli abitanti
In molti, ad esempio, sostengono un nesso tra Banksy e Damien londinesi accartocciata su se stessa e sanguinante. Altri capolavori
Hirst, uno dei più famosi ed eclettici artisti contemporanei. Alla base dello street artist spaziano tra la scultura e la grafica, come l'ironica
di tale argomentazione, ci sarebbe la circostanza in cui, nel 2006, rielaborazione del ritratto della Regina d’Inghilterra in stile “David
seppur i due personaggi fossero agli antipodi, Banksy decise di Bowie” o la “ribellione dei fiori” che ritrae un soggetto dal volto
entrare a far parte dell’esposizione organizzata da Hirst alla coperto intento a lanciare rose anziché pietre.
Serpentine Gallery di Londra. Al di là di congetture e velati
“complottismi artistici”, il mistero sull'identità è comunque solo uno ! Nell’agosto del 2005 Banksy ha realizzato dei murales su
dei tanti fattori che rendono Banksy lo street artist più famoso ed l’imponente muro di separazione, costruito dal governo d’Israele nei
imitato al mondo. territori della Cisgiordania. Le caratteristiche di questi murales sono
veri e propri “squarci”, realizzati con la tecnica del trompe l’oeil, che
! Da  Londra  a  San Francisco, dalla  Cisgiordania  all’Italia, aprono varie finestre, immaginarie, sui paesaggi e sul mondo
sono moltissimi infatti i muri che sono stati “ricoperti” dalle sue dall’altra parte del muro.
opere e la sua fama ha ormai raggiunto e superato quella di molti
artisti inseriti nel  mondo dell’arte “convenzionale”. Spesso a sfondo ! Anche in Italia Banksy si è cimentato con la sua arte e in
satirico, i suoi lavori trattano argomenti come la politica, la cultura e particolare a Napoli, dove nel 2010, in Via Benedetto Croce,

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Banksy - Ghetto 4 life

realizzò su muro un’immagine raffigurante l'estasi di Santa Teresa attesa che qualcuno si accorga “dell’intrusione“. In questi casi,
di Bernini, con in mano patatine, bibita e panino, esemplificazione l’artista predilige dei quadri dipinti in perfetto stile settecentesco,
di una chiara condanna al consumismo. Purtroppo l'opera venne c o n l ’ a g g i u n t a d i a l c u n i  p a r t i c o l a r i c o m p l e t a m e n t e
cancellata dopo pochi giorni e di essa rimangono pochissime anacronistici  (nobili del XIII secolo con bombolette spray, dame di
immagini. corte con maschere antigas, e quadri “imbrattati”con scritte
provocatorie).
! L’ultima campagna lanciata dal writer risale a pochi giorni fa
ed attacca duramente la Gchq, l’Agenzia governativa inglese per le ! La sua arte vuole essere provocazione. Basti pensare che
telecomunicazioni coinvolta in uno scandalo (Datagate) sui nel 2003, durante una manifestazione pacifista tenutasi a Londra,
programmi di sorveglianza insieme alla statunitense National ha distribuito cartelli con su scritto: “ Io non credo in niente. Sono
Security Agency. Con sarcasmo ed ironia, a pochi isolati dalla sede qui solo per le violenze.” E ancora in una e-mail inviata alla rivista
dell’Agenzia, Bansky si è cimentato in un disegno che raffigura tre New Yorker lo scorso anno scrisse “inizialmente avevo deciso di
soggetti stile anni ’30 con occhiali scuri, grigi impermeabili e delle cercare di salvare il mondo, ma ora non sono sicuro che mi piaccia
parabole per l’ascolto delle conversazioni che si svolgono abbastanza”. A ben vedere Banksy è quindi un personaggio
all’interno di una cabina telefonica. Messaggio chiarissimo che non anticonformista a 360°, che punta costantemente all'eccesso, e in
lascia adito a dubbi circa il senso di denuncia dell’artista. grado, grazie a delle trovate a dir poco geniali, di rendere la street
art una corrente artistica amata e riconosciuta in tutto il mondo. Gli
! I problemi sociali, le guerre sono pane quotidiano per estimatori del suo genio sono così tanti che il suo nome è ormai
Banksy. Ad esempio, per sostenere la campagna pro Siria, contro i noto quanto quello di Picasso e le sue opere sono valutate diverse
maltrattamenti sui bambini e per sensibilizzare i governanti mondiali migliaia di dollari. Basti pensare che la casa d’asta Bonham ha
a tre anni dall’inizio della guerra civile, è tornato in azione. La sua venduto un suo spray-painting su acciaio per quasi 600 mila dollari
ormai celeberrima “Bambina con il palloncino” per l’occasione ha e recentemente una serie di dieci delle sue opere è stata venduta
indossato il velo islamico ed è stata immediatamente postata sul per più di 1 milione di dollari.
suo sito, assieme ad un video animato.
! Banksy è un artista poliedrico che riesce a far parlare di sé
! Banksy è famoso anche per la sua abilità di  entrare di senza concedere al fruitore della sua opera l'associazione di un
soppiatto nei musei più importanti del mondo, riuscendo così ad nome al suo volto. Questo unicamente per far conoscere la sua
appendere alcune delle sue opere accanto ai grandi capolavori del arte e le battaglie sociali di cui si fa portavoce.
passato. Spesso i suoi lavori rimangono vari giorni esposti, in

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Banksy - Cameriera

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BANSKY, THE STREET ART BETWEEN IRONY AND


SOCIAL COMPLAINT

In the web age, almost everyone has heard the name of Bansky
and his works around the world. But who is Bansky?? And why he
is so famous?

! Who is Bansky? Until the end of 70’s, their fans ask


themselves this question in vain. About him we have not much
sources: according to Daily Mail he would be called Robert Banks,
and would be born in Bristol on the 28th of July in 1973. The
conditional form is a must when you tolk about Bansky and the web
knows it very well. Infact, according to another english journal, the
Mail on Sunday, the name Bansky could hide Robin Gunningham, a
thiry-five man from Bristol. The detail that makes this thesis
interesting is the photography, taken in Jamaica (where the street
artist made some works in 2004), that shows a man, said Robin,
while he is bustling furtively with stencil and spray can. Bansky on
the other hand wanted to pay tribute to this photo with and ironic
self-portrait. Instead, other influences news sources theorized that
behind the name of Bansky would go round two or more people.
For example, for a lot of people there must be a link between
Bansky and Damien Hirst, one of the most famous and eclectic
modern artists. The basis of this argument, there would be the fact
that, although the two characters were poles apart, Bansky decided
to join (to become a part of) to the ex position organized by Hirst in
the Serpentine Gallery in London. Beyond sheer speculation and
“conspiracy” of art, “the mystery of identify”, however, is only one of
many factors that make the street artist Banksy’s most famous and
imitated in the world.

! From London to San Francisco, from Cisgordania to Italy,


Banksy - Cameriera
infact there are a lot of walls that were covered with his works and
his fame and by now he has reached and has exceeded the one of
many artists included in the world of conventional art. Sometimes
with a satirical background, his works talk about arguments like In August 2005, Banksy created murals murals on the awesome
policy, culture and environment, ethics and the brutality of the war, separation wall built by the Israel government in the territories of
always trying to instill through a thin vein of humor. His favorite the Cisgiordania. The characteristics of these murals are real
techinique is the stencil, inasmuch as stated by the artist himself is patches, made with the techinique of trompe l’oeil, that opens
“much faster and more efficient to trace without being caught by the several imaginary windows, on landscapes and on the world on the
police”. His guerrillia art, but goes a lot, both in techiniques both in other side of the wall.
the media used, therefore it is simplistic (reductive) to talk only
about street art. ! Even in Italy Bansky has grappled with his art, and in
particolar in Naples, where in 2010, at Via Benedetto Croce, he
! Among his most famous works, in addition to the famous created an image on the wall depicting the ecstasy of St. Teresa di
Rats, there are, for example, the work done in 2008 on the half Bermini, holing chips, drink and sandwich, exemplification of a clear
ruined houses and adandoned in New Orleans by Hurricane condemn of consumerism. Unforunately the work was canceled
Katrina, or the “Banksy’s Stonehenge”- an installation created after a few days and of that remains only few images.
entirely with chemical toilets – even to now famous Kiosk ( the The latest campaign launched by the writer goes back a few days
classic English phone booth) transfixed by the pickaxe, presented ago and strongly attacked the GCHQ, the British Government
to the inhabitants of London crumpled on itself and bleeding. Other Agency for Telecommunications involved in a scandal (Datage) on
street artist’s masterpieces range between sculpture and graphics, surveillance programs with the US National Security Agency. With
such as an ironic reworking of the Queen Elisabeth’s portait with sarcasm and irony, just a few blocks from the Headquarters of the
David Bowie Style or the ribellion of flowers that portrays a masked Agency, Bansky has competed in a drawing that illustrate three 30s
subject intent to put up instead of roses, stones. style subjects with dark gray, waterproof and parabes glasses to

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listen to the conversations that are taking place in the telephone ! His art want to be provocative. It is enough to think that in
booth. This so clear message that doesn’t leave space for dubts 2003, during a peace demonstration held in London, has distributed
about the meaning of a complaint by the side of the artist. sings written: “ I do not believe in anything. I’m just here for the
violence”. And one time more in an email sent to the New Yorker
! Social problems, wars are daily bread for Bansky. For magazine last year wrote “ I had initially decided to try to save the
example, to support the campaign for Syria, against the ill- world, but now I’m not sure that I like it enough. “ A closer look
treatment of children and to sensitise world leader sto three years Banksy is therefore an anticonfromist character 360 degrees,
from the beginning of the Civil War, is back in action. His now constantly pointing to the excess, and able, thanks to his
famous girl with balloon for the event she wore a headscarf and expedients to say the least brilliant, to make the artistic street a
was immediately posted on its website, along with animated video. current recognized and love around the world. The admirers of his
Bansky is famous also for his ability to sneak in the most important genius are so many that his name is now known as the one of
museums in tbe world, allowing to hang some of his works Picasso and his works are evaluated for several thousand dollars. It
alongside the great masterpieces of the past. Often his works is enough to think that the auction house Bonham has sold its
remain on display for several days , waiting for someone who spray- painting on steel for almost 600000 dollars and recently a
notices the intrusion. In that cases, the artist prefers the paintings in series of ten of his works was sold for more than 1 million dollars.
a perfect 18th century style, with the addiction of some details Bansky is a polyhedral artist who can be talked about without giving
completely anachronistic (nobles of the 13th century with spray to the consumer of his work pairing a name to his face. The only
cans, ladies of the court with gas masks, and paintings smeared purpose is to learn his art and social battles of which is the
with written provocative). mouthpiace.
translated by Agnese Oddi

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