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Tarocchi

mazzo di carte da gioco usato anche per


cartomanzia
Tarocchi

I giocatori di Tarocchi, affresco in una sala


di Palazzo Borromeo, anni quaranta del XV
secolo
Tipo Gioco di carte
Luogo Italia
origine
Data XV secolocartoma
origine
Regole
Mazzo mazzo di 78 carte (56 carte di
seme italiano o francese più 21
trionfi e 1 matto)
I tarocchi sono un mazzo di carte da
gioco, generalmente composto da 78
carte utilizzate per giochi di presa, la cui
origine risale alla metà del XV secolo
nell'Italia settentrionale. I tarocchi si
diffusero in varie parti d'Europa e
raggiunsero il periodo di maggior
diffusione tra il XVII e il XVIII secolo.

Il tipico mazzo di tarocchi è composto da


un mazzo di carte tradizionali a cui si
aggiungono ventuno carte dette Trionfi e
una carta singola detta Il Matto.[1] Il
mazzo di carte tradizionali è diviso in
quattro semi (italiani o francesi) di
quattordici carte, dall'asso al dieci più
quattro figure, dette anche "onori" o
"carte di corte": Re, Regina, Cavaliere e
Fante. I Trionfi sono generalmente
illustrati con figure umane, animali e
mitologiche e sono numerati da 1 a 21,
spesso in numeri romani). Esistono
varianti in cui il numero di carte è ridotto,
per esempio il tarocchino bolognese o il
tarocco siciliano, oppure aumentato
come nelle Minchiate.

Nella terminologia introdotta dalle teorie


esoteriche i Trionfi e il Matto sono detti
collettivamente arcani maggiori, mentre
le altre carte sono dette arcani minori.

Solo alla fine del XVIII secolo i tarocchi


vennero associati alla cabala e ad altre
tradizioni pseudomistiche. Lo sviluppo di
queste teorie fu avviato dal massone
francese Antoine Court de Gébelin, che,
riferendosi ai mitici Libri di Thot, fece
risalire i tarocchi all'Antico Egitto, ed
ebbe nuovo impulso nella metà
dell'Ottocento con l'occultista Eliphas
Lévi, che indicò la loro origine nella
Cabala ebraica[2]. Negli anni a cavallo tra
la fine dell'Ottocento ed i primi del
Novecento le dottrine esoteriche sui
tarocchi furono fissate definitivamente
dall'occultista francese Papus
(pseudonimo di Gérard Encausse) e dallo
svizzero Oswald Wirth in una serie di
celebri opere ancora in auge[3]. Nei primi
decenni del Novecento la "Scuola
francese dei Tarocchi" cominciò ad
essere soppiantata dalla "Scuola inglese"
nata in seno all'Ordine Ermetico dell'Alba
Dorata.

Etimologia
Alla loro comparsa nel XV secolo questo
tipo di mazzo era detto Trionfi[4]. Tuttavia,
l'origine del termine è da sempre
controversa. Sono state ipotizzate alcune
possibilità:

1. un rapporto diretto con il poemetto


allegorico I Trionfi di Francesco
Petrarca, le cui sei allegorie sono
state spesso rappresentate in modo
simile alle icone trionfali dei
tarocchi: Trionfo dell'Amore =
Amanti, Trionfo della Castità =
Temperanza, Trionfo della Morte =
Morte, Trionfo della Fama =
Giudizio, Trionfo del Tempo =
Eremita, Trionfo dell'Eternità =
Mondo. Ma mentre nelle allegorie
del Petrarca le figure allegoriche
sono sempre a bordo di un carro
trionfale, questo non avviene per le
figure dei tarocchi; inoltre, i trionfi
del Petrarca sono solo sei contro i
ventuno trionfi dei tarocchi, ed è
difficile trovare una corrispondenza
per trionfi come la Papessa o
L'Appeso[5]
2. un rapporto con i carri trionfali che
nel Medioevo accompagnavano le
processioni carnevalesche.[6]

Nel XVI secolo in contemporanea con la


comparsa di diversi giochi detti anch'essi
"Trionfi", che assegnano il ruolo di atout
ricoperto dai trionfi dei tarocchi a carte
normali, compare per la prima volta il
termine "tarocco". La sua prima
occorrenza è in un inventario della corte
di Ferrara del dicembre 1505, ma dello
stesso anno è anche la prima occorrenza
dell'equivalente francese Tarau, per cui è
stato teorizzato che il termine italiano
potrebbe derivare da quello francese,
piuttosto che il contrario[4]. La prima
occorrenza in un testo stampato è nel
Gioco della Primiera del poeta Francesco
Berni nel 1526 e per il XVI secolo aveva
soppiantato "Trionfi"[7]. L'origine del
termine "tarocco" è tuttora ignota,
sebbene siano state avanzate alcune
congetture, tra cui che potrebbe derivare
dal processo di decorazione delle carte,
dal nome del fiume Taro, un affluente del
Po[8]. Nel tentativo di sostenere un'origine
antica dei tarocchi, alcune ipotesi
esoteriche ipotizzano connessioni con
antiche civiltà o con termini della Cabala,
per esempio Antoine Court de Gébelin
ipotizzò che derivasse dall'egiziano "Ta-
Rosh" ("via regale"), Samuel Liddell
MacGregor Mathers che derivasse
dall'egiziano "taru" (che significherebbe
"consultare"), mentre per Gérard
Encausse da un tetragramma cabalistico
("Tora", "Rota" o altre varianti)[9].

Storia

Origini …

Tarocchi Visconti di
Modrone, a sinistra
Il Mondo, a destra Il
Giudizio

Tarocchi Brera-
Brambilla, a sinistra
la regina di spade, a
destra il fante di
coppe
Tarocchi Pierpont
Morgan-Bergamo, a
sinistra l'asso di
coppe, a destra La
Morte

Non si hanno dati certi sull'origine delle


carte da gioco occidentali, i primi indizi
della loro esistenza cominciano a
comparire in documenti risalenti alla fine
del XIII secolo. La teoria più
diffusamente accettata è che queste
siano arrivate in Europa attraverso i
contatti con i Mamelucchi egiziani e per
quell'epoca avevano già assunto una
forma molto simile a quella
odierna[N 1][10]. In particolare il mazzo dei
Mamelucchi conteneva quattro semi:
mazze da polo, denari, spade e coppe
simili a quelli ancora utilizzati nelle carte
tradizionali italiane, spagnole e
portoghesi con la sola sostituzione delle
mazze da polo con bastoni. Ogni seme
aveva tre figure di corte, anche qui come
nei mazzi tradizionali occidentali.[11]
La teoria generalmente accettata è che le
carte dei tarocchi derivino dall'aggiunta
dei trionfi al normale mazzo di carte da
gioco italiane. Il primo riferimento alla
loro esistenza è in una lettera del 1440
del notaio Giusto Giusti di Anghiari:

«Venerdì a dì 16 settembre donai al


magnifico signore messer
Gismondo un paio di naibi a trionfi,
che io avevo fatto fare a posta a
Fiorenza con l’armi sua, belli, che
mi costaro ducati quattro e
mezzo.»

(Giusto Giusti di Anghiari, 1440[12])


Nel 1442 compaiono un paio di citazioni
dei trionfi nei registri della corte estense
di Ferrara. La prima registrazione è
relativa al pagamento del pittore di corte
Jacopo da Sagramoro per la decorazione
di quattro mazzi di trionfi destinati al
signore di Ferrara Leonello d'Este; la
seconda è relativa all'acquisto, ad un
prezzo molto minore, di alcuni mazzi
destinati ai fratelli di Leonello. Il
confronto tra le due registrazioni sembra
indicare che all'epoca fossero diffusi
anche mazzi economici, probabilmente
prodotti già da alcuni anni[13]. Ulteriori
riferimenti compaiono in annotazioni del
1452, 1454 e 1461[13].
La prima testimonianza pittorica dei
trionfi si trova nell'affresco Il gioco dei
tarocchi, in uno dei cortili interni di
Palazzo Borromeo a Milano. L'affresco è
di attribuzione incerta[N 2] ma è stato
datato, a partire da dati stilistici e sulla
foggia degli abiti, alla fine degli anni
quaranta del XV secolo.[14]

Primi mazzi …

Una prima descrizione di "carte de trionfi"


compare nella lettera che accompagnava
un mazzo di carte inviato dal capitano
Jacopo Antonio Marcello a Isabella di
Lorena, consorte di Renato d'Angiò nel
1449. Il mazzo non è giunto fino a noi,
ma allegata alla lettera c'era un trattato in
latino di Marziano da Tortona, segretario
di Filippo Maria Visconti, duca di Milano.
Marziano descrive esplicitamente solo
ventiquattro carte del mazzo: sedici carte
illustrate con immagini di divinità greche
e quattro carte illustrate con Re, ma si
può dedurre dal contenuto che con tutta
probabilità a esse si aggiungevano un
mazzo di carte tradizionali i cui semi
erano però rappresentati da uccelli.
Nonostante le diversità rispetto al mazzo
di tarocchi tradizionali è comunque un
esempio dell'evoluzione dei mazzi del
periodo. Nel suo trattato Marziano
attribuisce l'idea del mazzo al duca
Filippo Maria Visconti e la sua
illustrazione a Michelino da Besozzo. In
base a quest'ultimo punto si può datare il
mazzo ad un periodo tra il 1414 e il
1425[15].

I mazzi più antichi ancora esistenti sono


stati realizzati in lombardia per la
famiglia Visconti e sono generalmente
attribuiti al pittore di corte Bonifacio
Bembo[16]. Le carte sono miniate col
fondo in foglia d'oro o d'argento e lavori
di punzonatura, il loro prezzo non è
pervenuto ma era certamente molto alto.
Il più antico dei tre è detto Tarocchi
Visconti di Modrone (dal nome del ramo
cadetto dei Visconti che l'ha posseduto)
o anche Cary-Yale (poiché è conservato
nella collezione Cary della Beinecke Rare
Book and Manuscript Library
dell'Università di Yale). La sua struttura
differisce lievemente da quella dei mazzi
correnti, ogni seme contiene sei figure di
corte (tre maschili e tre femminili)
anziché quattro e negli undici trionfi
rimasti ce ne sono alcuni non entrati
nella tradizione, come i tre dedicati alle
virtù teologali (fede, speranza e
carità)[17]. Un secondo mazzo, i Tarocchi
Brera-Brambilla, di cui i trionfi rimasti
sono solo due (La Ruota della Fortuna e
L'Imperatore) viene datato tra il 1442 e il
1445[17]. Il terzo e più completo mazzo,
detto Tarocchi Pierpont-Morgan
Bergamo, fu realizzato per Francesco
Sforza e la moglie Bianca Maria Visconti.
Di quest'ultimo sopravvivono diciannove
trionfi (mancano Il Diavolo e La Torre),
anche se sei di esse (Temperanza, Forza,
La Stella, La Luna e Il Mondo) sono carte
aggiunte successivamente e dipinte da
un altro pittore[17].

Ulteriori frammenti di mazzi sono di


origine ferrarese: per esempio i tarocchi
detti di Carlo VI conservati alla
Bibliothèque nationale de France; quelli
detti "di Alessandro Sforza" conservati al
Museo di Castello Ursino a Catania[18];
quelli di Ercole I d'Este conservati alla
Yale University Library. Il fatto che quasi
tutti questi giochi (ed altri più recenti)
siano giunti incompleti è evidentemente
legato alla fragilità del supporto cartaceo
ed alle citate persecuzioni che subirono
le carte da gioco (spesso soggette a
roghi oppure sciolte nel macero per
ricavarne cartapesta da riutilizzare).

Questi mazzi e le loro varianti si diffusero


nell'Italia settentrionale con diverse
interpretazioni illustrative: per esempio,
nella versione ferrarese la Luna è
rappresentata da uno o due astrologi,
mentre in quella viscontea una donna
tiene una mezza luna nella mano destra;
nei tarocchi ferraresi il Matto è un
buffone tormentato da alcuni bambini
mentre in quelli lombardi è un
mendicante gozzuto (evidente allusione
al gozzo, cioè la tipica malattia dei
montanari della zona prealpina). A volte i
mazzi erano realizzati in occasione di
matrimoni signorili ed in tal caso gli
emblemi dei due sposi erano dipinti sulla
carta dell'Innamorato.

Funzione delle carte …

Mano di tarocchi
Ci sono numerose testimonianze che i
tarocchi fossero usati originariamente
come carte da gioco, già il trattato di
Marziano descrive alcune delle regole del
gioco, anche se non in maniera
sufficientemente dettagliata da
ricostruirlo completamente[19],
comunque le prime descrizioni
sufficientemente complete delle regole di
gioco risalgono al XVI secolo e non
divennero comuni prima del XVII
secolo[20] I giochi erano giochi di presa,
come per esempio la briscola, giocati in
una sequenza di mani in cui i trionfi che
comandano sulle carte numerali, sulle
figure e sui trionfi di valore inferiore. Il
Matto è generalmente usato per evitare
di dover giocare una carta dello stesso
seme o uno dei trionfi quando non lo si
desidera. Il punteggio viene calcolato a
fine partita in base alle carte ottenute,
ma il metodo esatto di conteggio varia
da gioco a gioco[21].

Nei primi secoli non ci sono resoconti


che attestino l'uso dei tarocchi per scopi
esoterici o di divinazione, l'unico
riferimento ai tarocchi come mezzo di
lettura del carattere delle persone è in
un'opera di narrativa, il Caos del tri per
uno del monaco Merlin Cocai, in cui uno
dei personaggi compone dei sonetti che
descrivono il carattere di altri personaggi
basandosi sulle carte dei Trionfi[22].
Oltre a questo tipo di passatempo, i
tarocchi furono utilizzati come giochi di
abilità verbale. Nelle lunghe serate a
corte, infatti, non di rado si utilizzavano le
figure per comporre frasi e motti che
dovevano ispirarsi alle carte estratte ed i
22 Trionfi potevano anche essere
abbinati (o appropriati, come si diceva) a
persone e gruppi, specialmente
gentildonne oppure note cortigiane. Molti
di questi sonetti sono giunti fino a noi:
poesiole comiche, satiriche, mordaci,
scritte solitamente in ambiente
cinquecentesco. Probabilmente, in
questo ambito colto vanno a collocarsi
due mazzi: i cosiddetti Tarocchi del
Mantegna (una serie di cinquanta
incisioni che non costituiscono in realtà
un mazzo di tarocchi, né sono opera del
Mantegna)[23] ed il Tarocco Sola-Busca,
realizzato con la tecnica dell'acquaforte
tra il XIV e il XV secolo. In quest'ultimo le
22 carte dei Trionfi raffigurano guerrieri
dell'antichità classica e biblica, mentre le
carte numerali rappresentano scene della
vita quotidiana.

Anche Pietro Aretino si occupò di


tarocchi nella sua opera Le carte parlanti
che ebbe un discreto successo e godette
di varie ristampe[24].

Diffusione del gioco …


Per la metà del XV secolo le figure che
comparivano sui trionfi si erano ormai
stabilizzate e il gioco si diffuse a partire
dai tre principali centri di Ferrara, Milano
e Bologna[25]. In quest'epoca i trionfi non
erano ancora numerati ed i giocatori
dovevano memorizzare l'ordine di
precedenza, che presentava alcune
differenze tra città e città: a Bologna la
carta di maggior valore era l'Angelo,
seguito da Il Mondo e quindi dalle tre
virtù (Giustizia, Temperanza e Forza), a
Milano le tre virtù avevano valori inferiori
mentre a Ferrara la carta di maggior
valore era il Mondo, seguito dalla
Giustizia, dal Mondo e le altre due virtù
avevano valori molto inferiori[26].
Da Ferrara, prima di estinguersi all'inizio
del XVII secolo, il gioco si trasmise a
Venezia e a Trento, senza però
attecchire[26]. A Bologna il gioco rimase
popolare fino ai giorni nostri nella forma
del tarocchino bolognese e da qui si
diffuse a Firenze dove invece nacque la
variante delle Minchiate che utilizza un
mazzo espanso di 97 carte[26]. Da
Firenze il gioco si diffuse a Roma e da
qui nel XVII secolo in Sicilia. Fu
comunque da Milano che il gioco si
diffuse nel resto d'Europa, prima in
Francia e in Svizzera i cui soldati vennero
in contatto con il gioco durante
l'occupazione francese di inizio del XVI
secolo e da queste nazioni si sparse nel
resto d'Europa[27].

Tarocchi
marsigliesi (mazzo
di Jean Dodal, 1701
circa), a sinistra
L'Imperatrice, a
destra L'Imperatore
In Francia il gioco è giocato con il mazzo
detto dei tarocchi di Marsiglia, la cui
principale differenza è l'uso dei semi
francesi (cuori, quadri, fiori e picche) al
posto di quelli italiani. Il gioco è
documentato in diversi brani della
letteratura francese del XVI secolo, e
compare nel capitolo risalente al 1534
del Gargantua e Pantagruel in cui
Rabelais elenca i giochi giocati da
Gargantua[28]. Una prima descrizione
delle regole è contenuta in un libretto
stampato a Nevers intorno al 1637[29]. Il
gioco è apparentemente molto diffuso,
tanto che il gesuita François Garasse
scrive nel 1622 che in Francia è più
popolare degli Scacchi[30], ma per il 1725
la sua diffusione si è ridotta alla Francia
Orientale, dove persiste fino ai giorni
nostri ed incontra un generale revival nel
XX secolo[31]. In Francia si aggiungono
alcune nuove regole ai giochi di tarocchi,
la possibilità ottenere un bonus per
possedere certe combinazioni di carte in
apertura di partita, bonus o penalità per
vincere o perdere una mano con certe
carte (per esempio vincere con il Pagat -
il Bagatto italiano o perdere uno dei Re).

In Germania il gioco arriva intorno


all'inizio del XVII secolo, probabilmente
importato dalla Francia, vista
l'attestazione nel gergo dei giocatori
tedeschi di numerosi termini che sono
corruzioni dei corrispondenti francesi[N 3]
e per la metà del secolo è ampiamente
diffuso. Non è comunque certo il periodo
e canale di arrivo del gioco[N 4]

L'apice della diffusione del gioco è dal


1730 al 1830, in questo periodo era
giocato nell'Italia settentrionale, Francia
orientale, Svizzera, Germania, Belgio,
Paesi Bassi, Danimarca, Austro-Ungheria,
Svezia e Russia e sebbene rimanesse un
gioco a diffusione locale le regole erano
abbastanza omogenee con piccole
differenze locali, sia che si giocasse con
un mazzo con semi italiani che con uno
con semi francesi[32].
L'uso dei tarocchi come carte da gioco si
trova ancor oggi in alcune aree italiane e
francesi. Il tarocco siciliano è ancora
giocato in quattro paesi della Sicilia:
Barcellona Pozzo di Gotto, Calatafimi,
Tortorici e Mineo. A Bologna si usa il
tarocchino bolognese, le cui regole
originali sono conservate dall'Accademia
del tarocchino bolognese. A Pinerolo si
usa il tarocco ligure-piemontese. In
Francia è attiva una Fédération Française
de Tarot il cui regolamento usa i Tarot
nouveau.

Tecniche di stampa
Le tecniche che nel corso dei secoli si
sono susseguite per la creazione dei
tarocchi e per le carte da gioco sono
state innumerevoli. È presumibile che
anticamente fossero vergati su
pergamena o incisi su tavolette di legno;
nei secoli successivi, si passò dall'uso
degli stampi in legno di pero (o affini per
morbidezza e robustezza) come matrice
per i tratti, congiuntamente agli stampini
(i cosiddetti pochoirs o stencil) per
l'applicazione dei colori. Verso la metà
del XV secolo, le tecniche di stampa
furono perfezionate prima con la
xilografia, poi con la calcografia e, alla
fine del secolo, con l'invenzione dei
caratteri mobili.
Il progresso della stampa fece nascere le
prime fabbriche di mazzi di tarocchi, che
erano stampati su foglio unico, numerati,
rozzamente colorati e tagliati. Il prezzo
era superiore alle carte comuni, dato il
maggior numero, come ci informa un
registro fiscale bolognese del 1477.[33]
Tuttavia la stampa introdusse sul
mercato mazzi a basso costo che
favorirono la diffusione del gioco.
Nell'Ottocento, in concomitanza con la
rivoluzione industriale, si passò all'uso
delle macchine di stampa
quadricromiche (che modificarono
notevolmente i colori più antichi di certi
cartai) ed oggigiorno i tarocchi sono
disegnati e riprodotti soprattutto
mediante tecnologia informatica (penne
grafiche e digitalizzazione).

Tarocchi occulti
Lo stesso argomento in dettaglio: Lettura
dei tarocchi.

I primi usi documentati dei tarocchi


come strumento per la cartomanzia
risalgono al XVII secolo a Bologna[N 5].
Comunque la loro diffusione moderna in
cartomanzia e l'associazione con
l'occultismo risalgono alla fine del XVIII
secolo e sono dovuti principalmente ad
Antoine Court de Gébelin e a Etteilla. Il
primo nell'VIII volume della sua opera Le
Monde primitif pubblicato nel 1781
incluse due saggi nel quale si sosteneva
che i tarocchi fossero in realtà i Libri di
Thot codificati dai sacerdoti egizi nelle
immagine simboliche dei trionfi per
tramandarlo segretamente sotto
l'aspetto innocuo di carte da gioco[34], il
secondo pubblicò una serie di libri
(Manière de se récréer avec le jeu de
cards nommées Tarots) tra il 1783 e il
1785 nei quali riprese a approfondì il
legame dei tarocchi con i Libri di Toth e
descrisse un metodo per il loro uso in
cartomanzia[35].

Gérard Encausse, sotto lo pseudonimo di


Papus (1865-1917), seguendo le idee di
Lévi, si permise di creare tarocchi con i
personaggi egizi illustranti una struttura
cabalistica.

Arthur Edward Waite, per far combaciare


i tarocchi con le 22 vie dell'Albero della
Vita che uniscono le 10 sephirot della
medesima Tradizione cabalistica,
scambiò il numero VIII della Giustizia con
il numero XI della Forza; trasformò
l'Innamorato in Gli Amanti.

Aleister Crowley, occultista appartenente


all'Ordo Templi Orientis, cambiò anche i
nomi, i disegni (e quindi il significato) e
l'ordine delle carte: la Giustizia diventa il
Giudizio; Temperanza diventa l'Arte; il
Giudizio diventa Eone ed i Fanti ed i
Cavalieri, eliminati, sono sostituiti da
Principi e Principesse.

Oswald Wirth, occultista svizzero


massone e membro della Società
Teosofica, disegnò da sé i propri tarocchi
introducendo negli arcani non soltanto
abiti medievali, sfingi egizie, numeri arabi
e lettere ebraiche al posto dei numeri
romani, simboli taoisti e la versione
alchemica del Diavolo inventata da
Éliphas Lévi, ma si ispirò anche alla
grossolana versione di Court de Gébelin.

All'inizio del Novecento un noto autore,


Paul Marteau, nel suo libro Le Tarot de
Marseille riprodusse le sue carte. Questo
evento, insieme a tutte le deviazioni di
cui sono stati oggetto i tarocchi in questi
ultimi due secoli, ha rappresentato il
"colpo di grazia" per i tarocchi di
Marsiglia. Infatti Marteau, commise due
grandi errori: per un verso il suo mazzo è
soltanto un'approssimazione
dell'originale (i disegni sono, infatti,
l'esatta riproduzione dei tarocchi di
Besançon pubblicati da Grimaud alla fine
del XIX secolo, che a sua volta
riproducono altri tarocchi di Besançon
pubblicati da Lequart e firmati "Arnault
1748." ); inoltre, modificò alcuni dettagli
originali, forse per imprimere il proprio
marchio e poter commercializzare il
"prodotto" incassandone i diritti d'autore.
Per di più, conservò i quattro colori di
base imposti dai macchinari tipografici
invece di rispettare gli antichi colori delle
copie dipinte a mano.

I mazzi storici

I Tarocchi Visconti Sforza …

Si tratta di una serie di mazzi realizzati


attorno alla metà del Quattrocento, alla
corte dei Duchi di Milano, secondo la
critica dal miniatore cremonese
Bonifacio Bembo, di cui sono giunti fino a
noi tre esemplari, Il mazzo Visconti di
Modrone, Il mazzo Brera-Brambilla e Il
mazzo Pierpont-Morgan Bergamo. Sono
realizzati con fogli sovrapposti di
cartoncino pressati a stampo, con figure
eseguite in oro, argento e policromia con
largo uso di azzurro[36].

Lo stesso argomento in dettaglio: Mazzi


Visconti-Sforza e Tarocchi Visconti di
Modrone.

Tarocchi Sola
Busca, a sinistra il 7
di denari, a destra
la Regina di Bastoni

I tarocchi Sola Busca …

Il mazzo di tarocchi Sola Busca, oggi


conservato nella Pinacoteca di Brera a
Milano, prende il suo nome dai
precedenti possessori, la marchesa
Busca e il conte Sola. È il più antico
mazzo completo esistente al mondo[37],
composto da 78 carte, 22 “trionfi” e 56
carte dei quattro semi tradizionali italiani,
stampate su carta da incisioni a bulino,
poi state miniate con colori a tempera e
oro. È stato attribuito al pittore
anconetano Nicola di maestro Antonio.
Le immagini tradizionali dei “trionfi”
quattrocenteschi sono rappresentate
attraverso figure di guerrieri dell’antichità
romana o personaggi biblici, secondo la
tradizione medievale degli Uomini illustri.
Ad esempio Catone, suicida, rappresenta
la Morte, mentre Alessandro Magno il re
di spade. In base alla presenza nel mazzo
degli stemmi delle due nobili famiglie
veneziane Venier e Sanudo, e del
monogramma “M. S.” si ritiene fosse
possessore del mazzo nel 1491 Marin
Sanudo il giovane, famoso umanista e
storico veneziano dedito all'alchimia[38].

I tarocchi del Mantegna …


Lo stesso argomento in dettaglio:
  Tarocchi del Mantegna.

Carta della Fortezza, dai tarocchi detti del Mantegna


I cosiddetti tarocchi del Mantegna sono
due serie distinte di 50 incisioni risalenti
al XV secolo, denominate serie "E" e serie
"S"[23], opera di due distinti artisti di
scuola ferrarese rimasti anonimi, che per
secoli sono state attribuite ad Andrea
Mantegna. Le due serie ritraggono gli
stessi soggetti raggruppati
tematicamente in cinque gruppi (le
condizioni dell'uomo, Apollo e le muse, le
arti liberali, i principi cosmici e le virtù
cristiane)[23] e non costituiscono in realtà
neanche un mazzo di tarocchi, poiché
mancano completamente le carte di
semi e i soggetti pur presentando in
alcuni casi delle somiglianze
iconografiche con quelli dei tarocchi
tradizionali sono comunque diversi. Si
ignora l'uso a cui era destinato il mazzo,
sembrerebbero essere stati un'opera
didattica e istruttiva[39].

I tarocchi di Marsiglia …

Lo stesso argomento in dettaglio:


  Tarocchi di Marsiglia.

Non abbiamo riferimenti per la datazione


dei tarocchi di Marsiglia così chiamati per
la città della Francia che ha goduto di
una posizione di monopolio nella
produzione di questo tipo di carte pur
non avendole inventate; sebbene i primi
mazzi conosciuti risalgano al XVIII
secolo, lo stile delle carte a semi italiani
fa propendere per l'origine latina di
questo tipo di mazzo, probabilmente
diffusosi dalla Lombardia in territorio
francese. Uno dei modelli più conosciuti
dei tarocchi di Marsiglia fu inciso su
legno dal francese Claude Burdel nel
1751.

Egli aveva contrassegnato Il Carro con le


sue iniziali, mentre la sua firma per
esteso compare sul 2 di denari. Le figure
sono intere, e - relativamente agli Arcani
maggiori - recano la denominazione in
francese e sono contrassegnati da
numeri romani. La morte non aveva
nome. Le scritte erano in un francese
sgrammaticato, spesso privo di accenti e
apostrofi. Gli abiti delle figure, pur nella
loro forte stilizzazione, si riferiscono a
prototipi rinascimentali. Il mazzo fu poi
rielaborato correttamente dal francese
Grimaud, e ristampato nel XIX secolo.[40]

I tarocchi di Besançon …

Le differenze più notevoli del modello "di


Besançon" rispetto al modello "di
Marsiglia" sono i Trionfi II, la Papessa,
trasformata in Giunone (Iuno o anche
Juno), e il V, il Papa, diventato Giove
(Iupiter o anche Jupiter). Come per
Marsiglia, la città non può vantare la
paternità di queste carte da tarocco a
semi italiani. Giordano Berti suppone che
il più antico Tarocco di Besançon sia
stato stampato dal parigino Pierre
Lachapelle a Strasburgo verso il 1715.
Quello stesso anno giunse a Strasburgo,
dalla Provenza, François Isnard, che
prestò la sua opera di intagliatore per
matrici di stampa di Tarocchi e carte da
gioco. Persino alcuni stampatori
tedeschi si rivolgevano a lui per fargli
intagliare le matrici. Difatti, risale al 1720
-25 il più antico Tarocco di Besançon
prodotto in Germania: fu realizzato da
Sebastian Heinrich Joia ad Augsburg. [41]
Risalirebbe invece al 1746 il Tarocco di
Besançon stampato a Strasburgo da
François Nicolas Laudier sulla base delle
matrici di Pierre Isnard.

Le Minchiate …

Lo stesso argomento in dettaglio:


  Minchiate.

Comparso a Firenze fra la fine del XV e


l'inizio del XVI secolo,[42] questo
affascinante mazzo di novantasette
carte - oltre al Matto e alle 56 carte nei
tradizionali semi di coppe, denari, bastoni
e spade, vi figurano ben 40 trionfi - fu
chiamato così con probabile riferimento
al membro virile e per indicare, di
conseguenza, che tale gioco non era
cosa seria.

A Firenze mazzo e relativo gioco


godettero di grande fortuna fin dalla
prima metà del XVI secolo, soprattutto in
ambienti popolari come attestato da
statuti e provvisioni della Signoria
nonché in varie opere letterarie. In
seguito si diffusero prima a Roma e negli
Stati della Chiesa e quindi in molte altre
parti d'Italia, soprattutto a Genova e in
Sicilia. All'inizio del XVIII secolo le
minchiate si caratterizzavano ormai
come un gioco elitario, praticato in salotti
e circoli nobiliari e ne è attestata la
presenza anche in Francia e Germania. Il
loro declino inizia alla metà del XIX
secolo, probabilmente abbandonate in
favore del Whist.[43]

Nelle minchiate le carte dei semi ordinari


coincidono con quelle dei tarocchi per
quanto i cavalli hanno - ed è questo un
unicum fra tutti i mazzi di carte - le
sembianze di centauri mentre nei semi
corti (denari e coppe) i due fanti sono
sostituiti da altrettante fantine. I trionfi
sono ben 40: tutti quelli presenti nel
mazzo dei tarocchi tranne la papessa più
la Prudenza, le tre virtu teologali, i quattro
elementi e i dodici segni zodiacali; in
seguito il papa è stato sostituito dal
granduca e talvolta l'imperatrice da
un'altra figura regale maschile. I primi
cinque trionfi erano tradizionalmente
indicati con il nome di papi mentre gli
ultimi cinque - Stella, Luna, Sole, Mondo e
il Giudizio finale detto Le trombe - erano
noti come le Arie.

Le carte che, nell'economia del gioco,


avevano un valore - il Matto, i quattro re
ed i trionfi dall'1 al 5, il 10, il 13, il 20, il 28
ed infine tutti quelli dal 30 al 40 - erano
detti carte di conto, tutte le altre cartiglie.

Il tarocchino bolognese …

Lo stesso argomento in dettaglio:


  Tarocchino bolognese.
Bologna, che è stata uno dei centri in cui
il gioco era più attivamente praticato, non
ci ha lasciato alcun mazzo completo
prima del XVII secolo. I questo periodo si
giocava una nuova forma di tarocco a
mazzo ridotto di 62 carte, anche se non
abbiamo indicazioni precise sulla data in
cui vennero eliminate determinate carte.
I tagli erano relativi alle carte numerali,
ad esclusione degli Assi. Né il tarocchino
è l'unico esempio di contrazione del
mazzo: a Venezia il gioco della trappola
prevedeva trentasei carte.

Il tarocchino bolognese trionfò in questo


periodo grazie a vicissitudini particolari:
tra il 1663 e il 1669 un artista bolognese
fantasioso e versatile, Giuseppe Maria
Mitelli (1634 - 1718) incise un mazzo di
Tarocchini dedicato a Prospero
Bentivoglio. Le carte erano riunite in fogli
intonsi che dovevano poi essere tagliati e
incollati dal giocatore.

In periodo della Controriforma e con


sensibilità tutta barocca, il Mitelli
trasformò il mazzo eliminando la figura
della Papessa e ridisegnando i Trionfi.
Così l'Appeso è un uomo condannato alla
pena capitale che aspetta che il boia gli
fracassi il cranio con un martello; la
Stella è un mendicante che avanza nella
notte con una lanterna; la Luna e il Sole
sono ispirati ad Artemide e ad Apollo, il
mondo è un globo sorretto da un
gigantesco Atlante. Anche le carte
numerali hanno disegni fantasiosi,
mentre nell'Asso di denari l'artista ha
inciso il suo ritratto con la firma. Il
tarocco bolognese "Carte Fine dalla
Torre" , conservato presso la
Bibliothèque Nationale a Parigi in un
unico esemplare quasi completo come
"Tarot bolonais XVIIe s.", è datato intorno
al 1650 ed è il più antico tarocco
bolognese conosciuto fino a oggi:
mantiene somiglianze con i suoi antenati
quattrocenteschi e cinquecenteschi, pur
avendo eliminato le carte numerali 2, 3, 4,
e 5 di ogni seme secondo l'uso in voga in
città almeno dalla metà del XVI
secolo.[44]

Un altro tipo di tarocchino bolognese,


che non è mai stato usato neppure per la
divinazione, risale al 1725 e fu ideato dal
canonico Luigi Montieri. L'autore aveva
indicato le diverse forme di stati europei,
audacemente situando Bologna sotto un
governo misto, laico-clericale. Dal
momento che la città era inserita nei
domini dello Stato Pontificio, la cosa fu
giudicata irrispettosa e l'audace prelato
fu incarcerato, unitamente all'editore
dell'opera, Lelio Dalla Volpe, allo
stampatore Giovan Battista Bianchi e al
libraio Pietro Cavazza .[45] Ne nacque un
caso politico che si risolse quando il
Senato bolognese, per ricordare le
proprie prerogative e al tempo stesso per
non sminuire l'autorità pontificia su
Bologna, propose un "accordo di
facciata" facendo sostituire quattro
tradizionali icone considerate irriverenti (i
cosiddetti "quattro Papi") con le figure di
quattro satrapi orientali poi volgarmente
detti dai bolognesi Mori.[46]

In una data non precisata della seconda


metà del Settecento, il tarocchino
bolognese fu uno dei primi mazzi che
suddivise le figure in due metà speculari.
Nello stesso periodo, ultimo fra i mazzi di
tarocchi italiani, il tarocchino bolognese
inserì la numerazione di dodici trionfi
dalla Stella (16) ad Amore (5) per
facilitare il computo del punteggio di fine
mano.

Il tarocco Piemontese …

Grazie alla sua vicinanza con il Ducato di


Milano, dove il gioco dei Tarocchi molto
probabilmente ebbe origine, il Piemonte
conobbe e usò ben presto queste carte; il
documento piemontese più antico è il
Discorso sopra l'ordine delle figure dei
Tarocchi, scritto da Francesco Piscina da
Carmagnola e pubblicato nel 1565 a
Monte Regale (oggi Mondovì). [47]
Intorno al 1830 una famiglia di Torino, i
Vergnano, avviò la produzione di un
nuovo modello, oggi definito "Tarocco
piemontese", simile ai Tarocchi
cosiddetti “di Marsiglia. Tuttavia, come
ha rilevato lo storico Giordano Berti, i
Tarocchi di Vergnano si distinguono dalla
produzione francese per lo stile e per il
contenuto di alcune carte, in particolare
per il Matto, vestito con i pantaloni a
sbuffo, che insegue una farfalla; per il
Bagatto, che ha sul tavolo gli strumenti
del calzolaio; per il Diavolo, che ha un
muso di felino che spunta dall'addome;
per il Giudizio, detto Angelo, dove i morti
emergono dalle fiamme, collegandosi
con l'iconografia popolare delle anime
del Purgatorio; per l'Asso di Coppe, un
vaso colmo di fiori e frutti.[48]

Altra variazione rispetto al mazzo


"marsigliese" è l'uso dei numeri arabi al
posto di quelli romani.

Nella seconda metà di quel secolo, sulla


base del mazzo di Vergnano fu introdotto
il modello a due teste, senza dubbio utile
ai giocatori che non dovevano girare le
carte ogni volta che si presentavano
rovesciate.

I tarocchi contemporanei
L'interesse che si è sviluppato intorno ai
tarocchi dall'Ottocento in avanti ha spinto
numerosi artisti contemporanei a
reinterpretare le figure. Fra gli italiani si
possono ricordare Gentilini, Guttuso,
Giancarlo Canelli, Domenico Balbi, Baj,
Dulbecco, Luzzati, Pinter, Osvaldo
Meneguzzi, Toppi. Fra gli artisti non
italiani spiccano Dalí e Niki de Saint
Phalle, autrice del Giardino dei Tarocchi
costruito a Garavicchio, presso Capalbio.

Numerosi illustratori hanno realizzato


nuovi mazzi, talvolta in collaborazione
con storici e letterati. Per esempio, i
Tarocchi di Dario Fo dipinti dal figlio
Jacopo; Michele Marzulli ha ideato,
disegnato e realizzato i Tarocchi
Massonici, mentre allo scrittore Giordano
Berti si deve la sceneggiatura di dieci
mazzi realizzati da vari illustratori. Inoltre,
l'artista svizzero Hans Ruedi Giger negli
anni '90 ha disegnato e realizzato un
mazzo di arcani con la tecnica
dell'aerografo, ispirati ai temi e alle
iconografie occulte della sua pittura
biomeccanica.

Nel'estate 1990 presso è stato


rappresentato presso Forte Sperone
(Genova) lo spettacolo Il castello di carte
– Il mistero dei tarocchi scritto da Gian
Piero Alloisio e Tonino Conte, che ne cura
la regia. In questo ogni attore
rappresenta uno degli arcani maggiori su
un proprio palcoscenico distinto dagli
altri[49]. Il testo dello spettacolo è stato
pubblicato nel 2017 con il titolo Il mistero
dei Tarocchi con illustrazioni di Beppe
Giacobbe.

A Riola, in provincia di Bologna, è da


tempo istituito un Museo dei tarocchi
con un'ampia raccolta di carte e di dipinti
dedicati al tema dei tarocchi.

I tarocchi ispirarono Italo Calvino per il


romanzo breve fantastico Il castello dei
destini incrociati.

In altri media
Nella serie videoludica puzzle Magical
Drop, sviluppata da Data East, ogni
personaggio è una carta dei tarocchi.
Dalla fine degli anni 1980 numerosi
fumettisti si sono cimentati nella
creazione di nuovi mazzi di tarocchi,
soffermandosi solitamente sui 22
Arcani maggiori.
Il gioco di carte Yu-Gi-Oh! possiede
l'archetipo "Energia Arcana", i cui
mostri prendono il nome da varie carte
dei tarocchi. Per il gioco è anche stata
aggiunta la carta "EX", che corrisponde
al "signore luminoso" e al "signore
oscuro".
Le mangaka CLAMP hanno basato sui
tarocchi la loro opera X, collegata a
temi mistici e strutturata in una serie di
22 volumi, di cui 21 di fumetto e uno
illustrato, ognuno dei quali è introdotto
da un Arcano maggiore interpretato da
un personaggio della serie.
Hirohiko Araki a partire dalla terza
serie del manga Le bizzarre avventure
di JoJo introduce il concetto di "Stand",
materializzazione fisica dei poteri
psichici di ciascun personaggio,
attribuendogli i nomi e le sembianze
degli arcani maggiori (ma solo nella
terza parte).
Nel gioco di ruolo horror Sine Requie
vengono utilizzati i tarocchi, al posto
dei più comuni dadi, per determinare il
successo o il fallimento delle azioni dei
personaggi ed eventuali colpi di scena
nella narrazione. Il game master è
infatti chiamato "Cartomante".
Nella serie di videogiochi Shin Megami
Tensei: Persona le carte dei tarocchi
sono lo strumento da cui i protagonisti
esercitano i loro poteri.
Ogni boss della serie di videogiochi
The House of the Dead è chiamato
come una carta dei tarocchi.
Nel videogioco per PlayStation 2
Primal a ogni personaggio corrisponde
una carta dei tarocchi.
Nella serie di videogiochi The Binding
of Isaac è possibile trovare e interagire
con gli arcani maggiori sotto forma di
carte.
La cartomanzia viene spesso usata
come strumento narrativo nel
cinema.[50]

Note

Approfondimento …

1. ^ Teorie alternative suggeriscono una


derivazione dalle carte da gioco
indiane per il Ganjifa, ma i primi
riferimenti alle carte indiane sono
posteriori a quelle occidentali dato
che risalgono al XV secolo, vedi
Farley, A Cultural History of Tarot, pp.
9-11. Un'altra teoria suppone che
siano state importate dalla Cina
attraverso i traffici della Via della
seta o addirittura da Marco Polo, ma
sebbene le carte da gioco cinesi
predatino di almeno duecento anni
quelle occidentali, utilizzavano un
sistema di semi completamente
diverso (spesso senza simboli ma
solo il nome del seme) ed erano prive
di figure, vedi Farley, A Cultural
History of Tarot, pp. 11-12.
2. ^ Tra i possibili autori sono citati
Michelino da Besozzo, Franceschino
Zavattari e il Pisanello
3. ^ Per esempio l'uso del Matto al
posto di un Trionfo, in francese
l'excuse (dall'abbreviazione di Le Fou
sert d'excuse) che diventa der Schkis,
der Skys o der Sküs in Germania.
Vedi Dummett e McLeod, A History
of Games Played ..., p. 30
4. ^ Il traduttore del Gargantua e
Pantagruel salta i tarocchi nell'elenco
dei giochi (sia nella prima edizione
del 1575, che nelle successive del
1582 e 1590 nelle quali l'elenco dei
giochi viene ampliato), suggerendo
che quindi che il traduttore non lo
conoscesse, nonostante fosse nativo
dell'Alsazia lungo la via naturale di
propagazione del gioco dalla Francia
alla Germania. Un'ipotesi alternativa,
basata su una testimonianza non
confermata che fosse conosciuto in
Boemia nel 1586, è che sia giunto in
Germania dalla Svizzera. Vedi
Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 28-30
5. ^ Un foglio manoscritto che riporta i
significati per parte delle carte del
tarocchino bolognese è stato
ritrovato nella libraria dell'Università
di Bologna, (EN) Franco Pratesi,
Italian Cards: New Discoveries, in
The Playing Card, XVII, 1989, p. 16.
citato in Decker, Depaulis e
Dummett, p. 48

Bibliografiche …

1. ^ Dummett e McLeod, A History of


games ..., pp. 2-3.
2. ^ Decker e Dummett, A History of the
Occult Tarot ..., Chapter I:
International Innovation.
3. ^ Giordano Berti, Storia dei Tarocchi,
Oscar Mondadori, Milano 2007, pp.
100-137
4. Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 17.
5. ^ Farley, A Cultural History of
Tarot, p. 46.
. ^ Franco Cardini, La fortuna, il gioco,
la corte, in Le carte di Corte, i
tarocchi - Gioco e magia alla corte
degli estensi, Nuova Alfa Editoriale,
1987, p. 11 e seguenti.
7. ^ Farley, A Cultural History of
Tarot, p. 29.
. ^ Farley, A Cultural History of
Tarot, pp. 29-30.
9. ^ Farley, A Cultural History of
Tarot, pp. 30-31.
10. ^ Farley, A Cultural History of
Tarot, pp. 12-13.
11. ^ Parlett, The Oxford Guide to Card
Games, p. 40.
12. ^ Newbigin 2002, p. 66.
13. Farley, A Cultural History of Tarot, p.
33-34.
14. ^ Farley, A Cultural History of
Tarot, p. 34-35.
15. ^ Farley, A Cultural History of
Tarot, pp. 35-36.
1 . ^ Bandera.
17. Farley, A Cultural History of Tarot, p.
38.
1 . ^ Bottari Stefano, I "Tarocchi" di
Castello Ursino e l'origine di
Bonifacio Bembo , su
artivisive.sns.it. URL consultato il 30
agosto 2017.
19. ^ Farley, A Cultural History of
Tarot, pp. 44-45.
20. ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 13.
21. ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., pp. 8-9.
22. ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., Nota a p. 1.
23. Lambert, p. 46.
24. ^ Berti, Marsilli e Vitali, Tarocchi: le
carte del destino, pp. 41 e 83.
25. ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., pp. 13-14.
2 . Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 14.
27. ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 15 e 17.
2 . ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 18.
29. ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 17-19.
30. ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 19.
31. ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 26.
32. ^ Dummett e McLeod, A History of
Games Played ..., p. 28.
33. ^ Berti, Marsilli e Vitali, Tarocchi: le
carte del destino, p. 11.
34. ^ Decker, Depaulis e Dummett, p. 59.
35. ^ Decker, Depaulis e Dummett, p. 74-
75 e 84.
3 . ^ "Quelle carte de triumphi che se
fanno a Cremona". I tarocchi dei
Bembo. Dal cuore del Ducato di
Milano alle corti della valle del Po,
Marco Tanzi- Sandrina Bandera,
Skira, Milano, 2013; catalogo della
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BRERA, 20 febbraio - 7 aprile 2013.
37. ^ Il segreto dei segreti. I tarocchi Sola
Busca e la cultura ermetico-
alchemica tra Marche e Veneto alla
fine del Quattrocento, Laura Paola
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3 . ^ Il segreto dei segreti. I tarocchi Sola
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39. ^ Hind, p. 54.
40. ^ Kaplan, I Tarocchi, pp. 36, 38, 39.
41. ^ Berti,, I Tarocchi nei Paesi tedeschi
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42. ^ Pratesi 2016.
43. ^ Pratesi 2015.
44. ^ Giovanni Pelosini, I Tarocchi del
Seicento, Hermatena, 2017, pp. 17-18
ISBN 978-88-99841-24-9
45. ^ Berti, Giuseppe Maria Mitelli e il
Tarocchino bolognese, pp.52-57.
4 . ^ Zorli, Il Tarocchino bolognese, p.33.
47. ^ Giordano Berti (a cura di),
Francesco Piscina da Carmagnola.
Discorso sopra l'ordine delle figure
dei Tarocchi, Istituto Graf, Bologna,
1995
4 . ^ Giordano Berti (a cura di), Vecchio
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Stefano Vergnano. Torino 1830,
Araba Fenice, Boves, 2014, pp. 3-6.
Opuscolo allegato al mazzo
"Tarocchi Vergnano 1830".
49. ^ Alessandra Vitali, Tarocchi, il gioco
del destino Un mistero chiuso nel
castello , in La Repubblica, 23 luglio
2004.
50. ^ Tarocchi, cartomanzia e cinema: un
successo annunciato , su
Giupiter.com. URL consultato il 1º
dicembre 2020 (archiviato il 1º
dicembre 2020).

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Karl Simon, I Tarocchi Rider-Waite,
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Tarocchi Portone del
Mazzi Visconti- diavolo
Sforza Tarocchi Rider-
Museo dei Waite
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(EN) Tarocchi , su Enciclopedia
Britannica, Encyclopædia Britannica,
Inc.
(IT, EN) Museo dei tarocchi e delle carte
da gioco , su trionfi.com.
Carte da gioco: trionfi e tarocchi di M.
Grazia Tolfo
(IT, EN) Museo dei Tarocchi , su
museodeitarocchi.net.
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