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La vita

Gli anni giovanili

Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 presso Girgenti da una famiglia agiata di
condizione borghese. Dopo gli studi liceali si iscrisse all’Università di Palermo,poi alla facoltà
di Lettere all’Università di roma e in seguito si trasferisce all’Università di Bonn. Si stabilisce
poi a Roma dedicandosi interamente alla letteratura. Nel 1893 scrisse il suo primo romanzo,
L’esclusa e nel 1894 diede alle stampe una prima raccolta di racconti. Nello stesso anno
sposa Maria Antonietta Portulano. Scrive la prima commedia,Il nibbio.

Il dissesto economico

Nel 1903 il padre fallisce e provocò un dissesto economico per lo scrittore, alla notizia del
disastro la moglie ebbe una crisi che la sprofondò irreversibilmente alla follia. Con la perdita
delle rendite Pirandello comincia a intensificare la sua produzione di romanzi e novelle, lui
come Svevo hanno avuto un’esperienza della declassazione.

Attività teatrale

Nel 1910 Pirandello scrive i suoi primi due atti, Lumie di Sicilia e La morsa. Nel 1915 scrive
la prima commedia, Se non è così. Tra il 1916 e 1918 scrisse una serie di drammi tra cui
Pensaci Giacomino! e Liolà, Così è(se vi pare), Il berretto a sonagli, il piacere dell’onestà, il
giuoco delle parti. Nel 1920 il teatro di Pirandello cominciò a conoscere il successo
pubblico,del 1921 sono i Sei personaggi in cerca d’autore, che rivoluzionarono radicalmente
il linguaggio drammatico. Nel 1922 abbandona la cattedra da insegnante e si dedica
interamente al teatro. Dal 1925 assunse la direzione del Teatro d’Arte a Roma.

I rapporti con il fascismo

Pirandello subito dopo il delitto Matteotti si era iscritto al partito fascista e questo gli servì per
ottenere appoggi da parte del regime. Da un lato il suo conservatorismo politico e sociale lo
spingeva a vedere nel fascismo una garanzia di ordine, dall’altro invece, il suo spirito
antiborghese lo induceva a scoprirvi l’affermazione di una genuina energia vitale che
spazzava via le forme fasulle e soffocanti della vita sociale dell’Italia postunitaria. Ben presto
però dovette rendersi conto del carattere di vuota esteriorità del regime, accentuò il suo
distacco, che celava un sottile disprezzo. Negli ultimi anni lo scrittore seguì particolarmente
la pubblicazione organica delle sue opere, in numerosi volumi: le Novelle per un anno, che
raccoglievano la sua produzione novellistica, e le Maschere nude. Nel 1934 gli viene
assegnato il Premio Nobel per la letteratura. Muore il 10 dicembre 1936.

La visione del mondo

Il vitalismo
La concezione vitalistica significa che tutta la realtà è “vita”. <perpetuo movimento vitale>
inteso come eterno divenire, incessante trasformazione da uno stato all’altro. Così avviene
nell’identità personale dell’uomo, siamo un eterno fluire della vita ma tendiamo a
cristallizzarsi in forme individuali, a fissarci in una realtà che noi stessi ci diamo. In realtà
questa personalità è un’illusione e scaturisce solo dal sentimento soggettivo che noi
abbiamo del mondo. Noi crediamo di essere <uno> per noi stessi mentre siamo tanti
individui diversi a seconda della visione di chi ci guarda. Ciascuna di queste <forme> è una
costruzione fittizia, una <maschera> che noi stessi ci imponiamo e che ci impone il contesto
sociale. Sotto la maschera non c’è <nessuno>, o meglio vi è un fluire indistinto e incoerente
di stati in perenne trasformazione.

La critica dell’identità individuale

Questa teoria della frantumazione dell’io in una congerie di stati incoerenti, in continua
trasformazione, senza un vero centro e senza un punto di riferimento fisso, è un dato
storicamente significativo. Nella civiltà novecentesca entra in crisi sia l’idea di una realtà
oggettiva, sia di un soggetto forte, unitario e coerente. La crisi dell’idea di identità e di
persona risente evidentemente dei grandi processi in atto nella realtà contemporanea, dove
si muovono forze che tendono proprio alla frantumazione e alla negazione dell’individuo.
Con il nuovo sistema monopolistico l’idea classica dell’individuo creatore del proprio destino
e dominatore del proprio mondo, tramonta. La ripresa di coscienza di questa inconsistenza
dell’io suscita nei personaggi pirandelliani smarrimento e dolore. L’avvertire di non essere
<nessuno> genera un senso di solitudine tremenda.

La trappola della vita sociale

Queste forme sono sentite come una <trappola>, come un <carcere> in cui l’individuo si
dibatte per liberarsi. Pirandello ha un senso acutissimo della crudeltà che domina i rapporti
sociali, la società appare come un’enorme pupazzata, artificiosa e fittizia. Alla base di tutta
l’opera pirandelliana si può scorgere un rifiuto delle forme della vita sociale e un bisogno
disperato di autenticità, di immediatezza, di spontaneità vitale. Pirandello è acutissimo nel
cogliere il carattere opprimente dell’ambiente familiare, il suo grigiore avvilente, le tensioni
segrete, i odi, i rancori etc. L’altra trappola è quella economica costituita dalla condizione
sociale e dal lavoro, almeno a livello piccolo borghese: i suoi prigionieri sono di una
condizione misera e stentata, di lavori monotoni e frustranti, di un’organizzazione gerarchica
oppressiva.

Il rifiuto della società


Pirandello non ricerca le cause storiche per cui la società è una trappola mortificante, ma per
lui è una condizione universale. L’unica via di relativa salvezza che si dà ai suoi eroi è la
fuga nell’irrazionale: nell’immaginazione o nella follia. Il rifiuto della vita sociale dà luogo
nell’opera pirandelliana ad una figura ricorrente, emblematica: <Il forestiere della vita>, colui
che ha capito il gioco, ha preso coscienza del carattere del tutto fittizio del meccanismo
sociale e si esclude. La filosofia del lontano consiste nel contemplare la realtà da un’infinita
distanza in modo da avere una prospettiva straniata.
Il relativismo conoscitivo

Se la realtà è magmatica, essa non si può fissare in schemi e moduli d’ordine totalizzanti.
Caratteristico della visione pirandelliana è dunque un radicale relativismo conoscitivo.
Ognuno ha la sua verità che nasce nel suo modo soggettivo di vedere le cose. Ne deriva
un’inevitabile incomunicabilità fra gli uomini: essi non possono intendersi, perché ciascuno fa
riferimento alla realtà com’è per lui e non sa come sia per gli altri. Questa incomunicabilità
fra gli uomini accresce il senso di solitudine dell’individuo. Pirandello non è né positivista e
né decadentista ma uno scrittore tipico del clima novecentesco, perchè per lui la realtà si
sfalda in una pluralità di frammenti che non hanno senso complessivo. Il soggetto da entità
assoluta, come lo era nel romanticismo e decadentismo, diviene <nessuno>.

la poetica

l’umorismo

L’umorismo è un testo chiave per penetrare nell’universo pirandelliano, come ha sempre


riconosciuto la critica. Il volume è composto da una parte storica e da una parte teorica in cui
viene definito cos’è l’umorismo. L’opera d’arte, secondo Pirandello, nasce <dal libero
movimento della vita interiore>, la riflessione resta invisibile. Nell’opera umoristica invece la
riflessione non si nasconde, non è una forma del sentimento, ma si pone dinanzi ad esso
come un giudice. Di qui nasce il <sentimento del contrario>. Lo scrittore propone un
esempio: se vedo una vecchia con i capelli tinti mi fa ridere perchè è il contrario di come una
signora dovrebbe essere. La riflessione nell’arte umoristica coglie così il carattere molteplice
e contraddittorio della realtà. In una realtà multiforme e polivalente, tragico e comico vanno
sempre insieme.

Una definizione dell’arte novecentesca

Nel saggio, Pirandello afferma che l’umorismo si trova nella letteratura di tutti i tempi.
L’umorismo è un’arte <fuori chiave>, come la definisce Pirandello con una metafora
musicale, cioè disarmonica e piena dissonanze. È l’arte che non costituisce immagini
armoniche, unitarie e ordinate del mondo, ma tende a scomporre, a disgregare, a fare
emergere stridori, incoerenze e contrasti. È l’arte moderna per eccellenza perché riflette
la coscienza di un mondo non più ordinato ma frantumato, nei suoi testi <umoristici>,
in cui tragico e comico, riso e serietà sono indissolubilmente mescolati.