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LA SCHERMA

ITALIANA
TRA
MEDIOEVO
E
RINASCIMENTO
ANALISI TECNICA DELL’ANONIMO
BOLOGNESE (ms. 345-ms. 346)

Paolo Tassinari
Il materiale a seguire è parte integrante della
tesi realizzata dal sottoscritto a fronte
dell’esame di Maestro di Scherma Storica (3
Livello SIQMA), sostenuto a Napoli in data 24
Ottobre 2020.
SI ringrazia l’Accademia Nazionale di Scherma di
Napoli (A.N.S.) per averne concesso l’utilizzo.

Momento dell’esame Da sx a dx: R. Rudilosso, M.Rubboli, P. Tassinari, G. Passaia


CONSIDERAZIONI GENERALI Nonostante sia del tutto assente qualsiasi datazione e qualsiasi riferimento all’autore,
così come ad altri personaggi o fatti che possono aiutare a collocare il trattato dal punto
I due manoscritti che vanno a comporre il trattato conosciuto come Anonimo di vista temporale e geografico, appare subito chiaro che il medesimo appartiene, senza
Bolognese sono classificati come come ms. 345 e 346 presso la Biblioteca alcun dubbio, alla Scuola Bolognese “prima maniera”, il che lo rende estremamente
Classense di Ravenna e pur essendo scritti con grafia diversa, sono senza interessante essendo disponibili, fino al momento della scoperta, solo i trattati di
dubbio opera della stessa mente, se non della stessa mano. Manciolino e Marozzo, come appartenenti a quella generazione di Maestri.
Inoltre, esistono parecchi indizi di carattere tecnico che col tempo si sono trasformati
Il primo volume, ms. 345, è costituito da una prima parte relativa ai praticamente in certezze, del fatto che il trattato in questione sia più antico rispetto a
“fondamentali” della scherma (guardie, colpi, passeggio, etc), incluse quelli dei due rappresentanti principali, appena citati, della Scuola Bolognese.
considerazioni ed avvertenze di vario tipo, il tutto seguito da una lunga parte
inerente l’uso della spada sola, e infine poche righe che descrivono l’impiego Una prima analisi delle filigrane ad opera della Dottoressa Giuliani, Dirigente del
della medesima contro armi in asta. Servizio Biblioteche della Istituzione Biblioteca Classense, ed eseguita presso la
medesima, colloca la carta ad una datazione intorno ai primissimi anni del ‘500; primo o
Il secondo volume, ms. 346, inizia con la parte finale di una trattazione sulla al massimo secondo decennio, e come ambito geografico l’Italia centro-settentrionale.
spada a due mani, e continua con varie discipline, intervallate tra loro senza
alcun ordine apparente: Dal punto di vista linguistico, nonostante la diversa coloritura espressiva, entrambi i
volumi sembrano compatibili con una comune origine settentrionale, collocabile in
- Spada e brocchiere grande - brocchiere piccolo ambito emiliano-romagnolo.
- Spada e targa Il ms. 346 mostra pochi tratti settentrionali (qualche scempia, qualche affricazione
- Spada e rotella come in “aconzo”, qualche sonorizzazione come “trivillada”); inoltre il copista sembra
- Spada e guanto da presa - guanto d’arme un professionista.
- Spada a due mani contro armi in asta Molto più caratterizzato appare il ms. 345 che potrebbe essere stato redatto dalla mano
- Azza in armatura del trattatista stesso. Anche i segni di richiamo usati nel 346 appaiono diversi da quelli
- Spada sola contro mancino del 345.
Dall’analisi del contenuto risulta comunque evidente che i due manoscritti fanno parte
della stessa opera: 345 sarebbe quindi una sorta di brutta copia, eseguita dall’autore ed
ancora da rifinire, e 346 una bella copia effettuata da un copista di professione.
CONSIDERAZIONI TECNICHE Anche Dalle Agocchie, 40v, conferma che il nome delle guardie non dipende dalla
posizione dei piedi, ma solo da quello della spada:
“…perché la denominatione (delle guardie) non si prende da’ piedi, ma dall’agiatione
Dall’analisi tecnica del trattato, risulta evidente come l’autore (con ogni della spada.”
probabilità un Maestro di scherma) appartenga pienamente e senz’ombra di
dubbio alla Scuola Bolognese, la prima e più tradizionalista delle scuole È chiaro che questo era un insegnamento tradizionale riguardo a cosa doveva
rinascimentali, nella quale oltre ai più conosciuti e rappresentativi Achille distinguere le guardie l’una dall’altra, a cui però non sempre corrispondeva più una
Marozzo e Antonio Manciolino si possono annoverare tra i continuatori e realtà pratica, almeno per alcune guardie. Infatti, in tutti questi autori troviamo, per
rinnovatori della tradizione personaggi come Giovanni Dalle Agocchie, ma esempio, la guardia chiamata “Coda Lunga e Stretta” sempre eseguita con il piede
anche innovatori del calibro di Angelo Viggiani e Giacomo Di Grassi. destro avanti, e “Coda lunga e Alta”, appartenente alla stessa famiglia, sempre
Infatti, la forma del trattato è ormai pienamente quella della Scuola effettuata con il piede sinistro in posizione avanzata, tanto che ormai questa tendeva
Bolognese, basata esclusivamente o in ogni caso in maniera assolutamente (quasi) a diventare la caratteristica principale che le differenziava l’una dall’altra
predominante sul testo, non solo diversamente dai trattati medievali di scuola (creando una netta frattura tra teoria e pratica). Questo processo continua fino a Dalle
italiana o tedesca, ma anche in misura assai maggiore rispetto ai molti manuali Agocchie, che in 18r, afferma:
successivi non appartenenti alla Scuola Bolognese, apparsi a partire dalla metà “…perché queste due guardie son di una stessa natura, né altra differenza vi è, che ‘l
del XVI secolo e per tutto il XVII secolo. passare che si fa co’l destro piede…”

Le guardie utilizzate sono senz’altro quelle tipiche della Scuola Bolognese nella Al contrario, nell’Anonimo Bolognese, troviamo anche la versione di Coda Lunga e
forma più conosciuta e tradizionale (Marozzo, Manciolino, Dalle Agocchie), Stretta con il piede sinistro avanti, e la versione di Coda Lunga e Alta con il destro in
guardie che trovano spesso antecedenti negli autori medievali italiani e sono posizione avanzata. Questo colloca l’autore in una fase indiscutibilmente precedente, in
ben specifiche e codificate in questo ambito e periodo. cui esistevano ancora queste due varianti, poi scartate, o superate, perché in generale
A tal proposito è da evidenziare come nelle guardie utilizzate dall’Anonimo meno usate e convenienti (seppur utili in certi casi particolari) rispetto a quelle
Bolognese non siano ancora cristallizzate convenzioni che poi appariranno diventate le forme “standard” di queste guardie.
rigidamente osservate negli autori successivi. Infatti, si noti come Manciolino, Così, per esempio, in Vadi, a proposito della famiglia delle guardie “di cinghiale”,
nel Libro I parlando di Guardia Alta, fornisce l’informazione che il nome delle troviamo una guardia con il piede destro avanti (ripresa dal Flos Duellatorum) e una con
guardie dipende solo dalla posizione della spada e non da quella dei piedi: il sinistro in posizione avanzata, mentre nella Scuola Bolognese (Anonimo compreso) si
“…essendo gli piedi nella guisa, che vuoi agiati: sempre si chiamerà guardia radica l’uso della “cinghiara” solo con il piede sinistro avanti.
alta, perciò che la denominazione, non dagli piedi, ma dalla agiatione della
spada si prende.”
Così, per esempio, in Vadi, a proposito della famiglia delle guardie “di cinghiale”,
troviamo una guardia con il piede destro avanti (ripresa dal Flos Duellatorum) e una con
il sinistro in posizione avanzata, mentre nella Scuola Bolognese (Anonimo compreso) si
radica l’uso della “cinghiara” solo con il piede sinistro avanti.

Fiore -Tutta Porta di Ferro Vadi-Porta di Ferro Terrena

Ancora su l’uso delle guardie, è importante rilevare come l’Anonimo Bolognese utilizzi le
guardie “larghe” (guardie con la punta dell’arma rivolta verso il basso, o in posizione
arretrata, comunque “non alla presenza”, ovvero lontano dalla linea di attacco) con più
frequenza rispetto agli altri autori della Scuola Bolognese.
Il trattatista chiarisce perfettamente che queste guardie vengono utilizzate solo nel
Vadi-Posta de Denti Cinghiare “gioco largo”, partendo quindi da una certa distanza dall’avversario, e non nel “gioco
stretto” dove, trovandosi ad una distanza di ingaggio minore, l’utilizzo di una
guardia larga sarebbe estremamente pericoloso.
Quasi impressionante è il raffronto della parte iniziale del ms. 345, Sul passo e colpo:
contenente, dopo le definizioni delle guardie, dei colpi e dei passi (con
terminologia identica a quella della Scuola Bolognese), notazioni teoriche e /c. 12r/
consigli generali con gli altri autori. Infatti, quasi tutto quello che viene detto “…Ma delle volte asai acade che uno riceverà una f(e)rida, et arà animo de volere
dall’Anonimo Bolognese lo si può ritrovare in qualche forma o in Vadi o in andare adosso al suo nemico per farne vendetta ma la botta è stata di tal natura che ‘l
Manciolino (Libro I, Regole Principali), tra i quali l’autore parrebbe essere una non s’è posuto movere ançi è caschato in terra. E per questo rispetto in l’arte del
sorta di anello di congiunzione. g(i)ucare non si p(u)ò passare innanzi, più di uno passo da poi il ricevuto colpo, perché se
tu volisti passare più passi colui io dicho la rasone di sopra che se lla spada fuse tagliente
Sul colpire la mano armata: il colpo poria essere di tal natura che nonché tu ie volisti correre innanzi ma forse
cascharesti in terra.,”
/c. 11v/ Manciolino, Libro I, Regole Principali. 6r: “Non è lecito dopo il recevuto colpo far più di
“De tutti li colpi che si posano fare il più facille, che sia da schermire è la una risposta scorrendo innanzi con un varco: il perché con tutto l’ingegno si deve far
stocata, a quelli che sono artificiusi in l’arte della spada, et così è per il buona: conciosiacosache con quella si possi ricuperar l’honore.”
contrario a queli che non sono amaiestrato la più dificile botta che sia a lloro
da schermire è lla stocata. Ma anchora dicho che a qualoncha persona che si Sul non perdersi d’animo contro ad un avversario sovverchiante:
voglia che quando uno g(i)ucatore (h)a arte, che a schermire dalla stocata ella,
è la più dificille botta che sia in l’arte della spada quando l’è fatta astutamente /c. 15r/
et con malicia; et così dicho che lla botta della mano è la più profetta botta che “E così tu avertirai che mai per colpo alcuno asprisimo che dal nimico tirato si fuse, non
si posa fare perché la mano è guardatrice della persona ma la persona non è de(v)i sbigotirti, ma usando la solita pronteza et così anquora tirando tu al nimico culpi
guardatrice della mano; et per anchora quello membro si deve ofendere il teribili, et non posendo ferirgl(i)o non de(v)i perciò restare de tirargli delli gli altri e, non
quale più delli altri ofende e questo è lla mano., et così anchora a tirare alla perdere la speranzia ma stare costante e forte perché così si conviene fare chi vole avere
mano dalla spada del nemico l’è avantagio uno mezzo braccio di spada più che victoria.”
non è a tirare alla persona.” Manciolino, Libro I, Regole Principali. 5r: “Né combattendo, né giocando alcuno si deve
Manciolino, Libro I, Regole Principali. 3r: “Si potrebbe anchora ferirli la mano lasciar vencere di soperchiamento di colpi, né di presunzione, perché a sé torrebbe, & al
il perché scorderebbe il tirare forte.” nemico darebbe del tutto lo animo.”
Sul gioco stretto: Sempre sul gioco stretto e sui colpi (e tempi) che ne scaturiscono:

(si noti all’inizio della parte relativa all’Anonimo come l’autore tenga in //c.18r/
considerazione il gioco largo, dandone inoltre una chiara definizione) “Ma volendo tratare della hutilità del giuocho stretto, dicho, che infinite rasoni, si
potrebbero adure a parlare della hutilità sua, il su(gg)ietto di questo vocabulo de dire
c.17v/ giuocho stretto si forma con la spada in mano che trovandosi agiato in una guardia
“Dicho che il giuocho largo è, molto legg(i)adro, et fa uno belisimo vedere, et a stretta; et tirando uno colpo non trascorrerà l’altra guardia stretta, et così tenere
infiniti huomini il i agrada, et ie giucare più bello, et più veçoso il giuocho largo tegnere la spada con la punta che stagha sempre drittamente alla mano overo alla
che non ie fa il stretto, vui dovete sappere, che questo vocabulo de dire largo persona del nemico; et tirare mezzi colpi e non finiti; et stare alquanto stretto de li piedi
non dipende da altro se non, che li colpi, tirati intieri ciuè che ‘l suo principio sia ciué in picolo passo questo tal andamento c(h)iaramente serà c(h)iamato giuocho
dalla testa per fino alli piedi tirato, et lasare voltare la spada overo fermargl(i)a stretto.”
in una guardia larga, et così agiarsi sempre in guardie larg(h)e e stare tutto Manciolino, Libro I, Regole Principali, 4v: “Se uno si trova presso al nemico, non deve
scoperto, et così con li piedi in largo passo fermarsi questo c(h)iaramente seria mai tirar colpo finito, perché la spada non si deve luntanar dalla presenza per sicurezza
giuocho largo c(h)iamato per tal andamenti, et masimamente non vegnendo di cui la tiene & questo tirare colpo imperfetto è detto mezzo tempo.”
mai a strengersi alla mezza spada con il suo nemico, et se pure egli venese a tal
strette il romagniria con vergogna se altro in lui non serà, che’l giuocho largo, Sulla difesa:
et volendo essere seguro per vegnire alla mezza spada il ie faria bisogno
accomodarsi a intendere il stretto giuocho.” /c. 20v/
Manciolino, Libro I, Regole Principali, 5v: “L’arte della mezza spada è in tanto “E’ più degno di lode il sapersi gentilmente dall’altrui colpo schifare che movere
necessaria a la cognitione di ciascuno che vuol essere buon giuocatore: in primeramente il colpo gentile, che non altrimenti degli accorti motti più sono stimati
quanto che se egli sapesse gioucar solamente a largo: & che fosse ristretto, gli quelli che dalle risposte nascono che da ragionamenti primi: perciò che; et dall’ingegno
sarebbe forza con vituperio & pericolo ritrarsi in dietro, & sovente dar la la prestezza, è maggiore che nel risponder sì dimostra: et della humanitate veramente è
vettoria in mano al suo nemico, o almeno manifestare alli guardatori la risposta, et sono degli augelli dalle Italiche selve tolti; oltre a, quelli, che tra lle altre,
l’ignoranza sua di tale arte.” morbidezze di Egitto in questo nostro Cielo trappassano, che lle apprese voci piutosto
ridire, che alli detti risponder saperiano.,”
Manciolino, Libro I, Regole Principali, 3v: “Non è di picciol profitto né di poca bellezza il
gentile schifamento di un colpo, anzi anzi è di equale o forse maggiore leggiadria: che a
fare il bel colpo: conciosiacosache molti spaeranno tirar li belli colpi: ma pochi
haveranno scienza di schifarli: sì che offesi non siano. Et che li guardatori restino
soddisfatti.”
Sulla virtù dell’arte della scherma: Manciolino, Libro I, Regole Principali, 3v: “Per ogni rispetto è ottima cosa ammaestrare
amendue le mani in ogni giuoco di ogni arme: & saper così con una: come con l’altra
/c.19r/ ferire e schifare.”
“Quantunque il bisogno ti stringesse di cessare da te li soverchi colpi del
nemico, non de(v)i per tutto ciò l’uno dopoi l’altro de’ tuoi in lui Come comportarsi contro un mancino:
abbondantemente mandare, portando forse nella speranza di coglierlo con
uno: perché nessuna vera virtute può nasere da caso, ma da arte, la qualle Ibidem /c. 19r/
della elettione sola procede oltra che, se anchora così ti venisse ben fatto “Ma se fosti da alcuno mancino sopragiunto prima, che avesti con l’arte la sinistra mano
alcuno, perciò che del caso verebbe: esserti apparecchiato sempre non ad alcuna destrezza condotta, vollendo seguire il mio consiglio, farai gran senno se
potrebbe.,” anderai sempre avanti raddopiati passi verso la sua spada: et quale egli di questi dui
colpi mandritto, o roverso, prendesse a fare tu il contrario per la sua mano, o per il
Manciolino, Libro I, Regole Principali, 4r: “Li giuocatori che senza misura & braccio della spada volgerai, che avendo egli in costume di usare la sola sinistra et
tempo fanno li colpi spessi, quantunque di quelli il nemico per sciagura sono ponendoli tu alcune insidie all’ombra de’ contrari colpi, di farli ricevere alcuna ferita, ti
nondimeno biasimevoli et più tosto della ventura che da l’arte sono da essere potrebbe la fortuna acconcio tempo davanti mandare.,”
detti figli, ma quelli si chiamano giucatori gravi & appostati, che cercano con
tempo & con gratia ferir il suo aversario.” Manciolino, Libro I, Regole Principali, 3v: “Combattendo con un Mancino il passeggiar
di continuo contra la sua spada è ottimo schermo, & mentre egli tira di riverso il tirar di
Sul saper utilizzare entrambe le mani: mandritto per la man del la spada sua, over quando egli tira di mandritto: tirar di riverso
pur per la sua mano: o per il braccio della spada non dubbia vettoria vi promette.”
/c.19r/
“Esser ti conviene anchora a cura di disporre all’arte amendue le mani; acciò Si noti come Marozzo affermi la stessa cosa quando tratta la disciplina di spada e
che per li vari, et strani accidenti, che sogliono avenire, tu possi talmente brocchiero contro il mancino.
l’arma all’una e all’altra mano fidare, che non pur qualunque di loro sia sempre
acconcia a guardarti la vita, ma anchora se destro te venisse al tuo honor
operare. Et invero qual biasmo ne potrebbe seguir maggior, che per la
ignoranza di una mano o, dal campo fuggirsi; o dalla gloriosa opra riposarsi.,”
Sugli stratagemmi per ferire: Sul cambiar guardia durante lo scontro:

/c. 19v/ /c. 19v/


“Havendo in desiderio di ferire l’adversario in alcuno menbro che egli “Giudicandosi l’animo, che iddio lo cessi, di havere nel campo a che fosti già disceso, la
sommamente tenga defeso; ti conviene far veduta di percol percoterlo tante peggiore; et volendo al tuo honore mettere alcuno compenso, per guisa, che ‘l nemico
volte in un altro che a forza della difesa parte la memoria gli fugga, et come con nessuno avisato colpo ti possa giungere; egli ti converrà a questo inganno tutto
prima l’havrai tirato al conosciuto fine; se non saprai cogliere il tempo di l’ingegno disporre, di non lo lasciare a speranza stare di trovarti in alcuno agiamento
fargliela con uno colpo agramente sentire del tutto gli iddii t’havranno di fermato che mutandoti sempre di una guardia in un’altra, conforto viso per virtute, che
questa arte il conoscimento levato.,” egli avesse, non potrà ad effetto alcuno pensiero di ferirti menare giamai, et nel vero li
Manciolino, Libro I, Regole Principali, 4v: “Se voi ferire il nemico nelle soprane subiti mutamenti nelli antichi secoli a quelli di perduta speranza di tanta salute furono,
parti farà mistieri dalle parti di sotto cominciar la questione: & che lli savi poeti non altrimenti Proteo che col presto volgersi di forma in forma levarsi
medesimamente volendo giungier nelle sottomene parti: da quelle di sopra da dosso gli altrui colpi dottamente finsero.,”
farai la pugna, perché defendendosi quelli luochi conbattuti, è necessario che li Manciolino, Libro I, Regole Principali, 3r: “Mentre uno nel giocare ha dubitanza de
altri scoperti restino.” l’altro: non si deve mai fermarsi in una sola guardia, ma di una subito cangiar in l’altra. Il
perché non potrà d’alcuno aviso del Nemico esser giunto.”
Sulla Scelta del tempo:
Sull’esercitarsi con armi pesanti:
/c. 20r/
“Non altrimenti in quest’arte che nelli maestrevoli canti la principal parte è Ancora /c. 20v/
sapere prendere li tempi: li li quali non solamente misurate bellezze da torno “Il g(i)ucar sempre con armi gravi, et parimenti l’allungare le braccia a tuo potere verso
agli ascoltanti porgono; ma in questa l’arma; pur q(u)elli la voce col debito l’nemico, con piacevole animo, sostenere tu de(v)i: perciò che l’uno exercizio di questi
tenore gentilmente reggono. Et se talhora li viene errato; essi soli di riducere al attende all’altro; et a qualunque di loro distintamente riguardando fa dubbio; se
debito luogo l’altrui honore prestamente insegnano. Onde non solamente a maggiore utilitate, o leggiadria soglia al giucatore accrescere, che giamai non potrà
servare per te li tempi, ma a rompere quelli del nemico tutto ti de(v)i avenire che spogliandoti al bisogno dell’armi gravi, non rimaghi di leggiadria, et di ogni
rivolgere, il che ti potrà in una di due maniere venir fatto, se, overo dopoi il destrezza vestito. Et pigliando diletto di giucare con le braccia molto distese non
suo fuggito colpo, anzi che ritorni col primo; ovvero se prima che lla sua spada solamente ti apparecchiarai schermi con li quali possi gittare in fuori sempre li colpi del
in alcuna guardia si riduce, sopra lui con uno f(i)ero colpo correrai.,” nemico, ma gentile maniera di tirare in alcuna lunghezza di tempo a piacere de’
Manciolino, Libro I, Regole Principali, 3v: “Cosa necessaria è conoscere li guardatori, la bellezza del gioco.,”
tempi: senza li quali è imperfetto il gioco: però è da avertire che come il colpo Manciolino, Libro I, Regole Principali, 5r: “L’adoperar l’arme gravi, e’l dilettarse tirar
del Nemico ti ha trascorso la persona, che ivi el torno è tempo di seguitarlo longo & disteso, buona lena & ottima forza nodriscono, si che poscia venendo alle mani
con la risposta: che parrà più convenevole.” a l’arme leggiera, l’uomo diviene più agile.”
Su come un buon schermitore può prevalere su più avversari: Sull’importanza dell’arte della scherma:

/c. 15v/ Ancora /c. 15v/


“…et oltra di questo dicho che uno inteligente in l’arte stancarebe molti
“Vui dovete sapere, che sì come la scioccheza e lla ingnoranzia spesse volte trahe altrui
huomini che fusino indotti et ingnoranti che dove molti di questi talli non
dificile stato e mettilo in grandissima miseria, così per molti exempli si vede essere cosa
arebbeno virtù nè forcia che potesino uno artificioso stancare.”
manifesta che uno che sia adotato da l’arte ingeniosa di grandisimi pericholi s’il
Filippo Vadi, nell’introduzione del suo trattato: “…non solo adviene che un schampa, per lo suo ingegno et a siguri riposi se ‘l conducha, et che ‘l vero sia, che ‘l
huomo vinca l’altro, ma ancora nasce modo et possibilità che uno solo superi valor de l’arte sia de tanta salute, che non solamente de gran pericholo lo trahe ma
più persone. anquora molte vitorie sopra i suoi nimici et in diverse guerre et grandissime
magnificenzie havere gli fa.”
A tal proposito vale la pena sottolineare che il Maestro pisano si contraddice
successivamente al cap. IV: “E se tu non vorai aver vergogna, / contra più d’uno Filippo Vadi, al cap. III: “Se lialtade serà da te amata / a Principi e Re tu potrai parlare /
briga non piglianre: / chè farai verso d’altro che sampogna.” per che tal arte da lor si fia oprata. / Perché s ‘aspetta a lo de governare / et ciaschedun
che iusticia mantene / de vedoe pupille e d’altre affare. / Quest’arte in summa è a capo
Sull’uso delle armi: d’ogni bene, / per arme se tien sotto le citade / et fa tenere i populi tutti a freno; / ancor
/c. 16r/ mantiene in sé tal dignitade. / che spesse volte sì t’alegra il core, / cacciando pur da te
sempre viltade. / Facte acquista poi thexoro e honore / et questo passa sopra ogn ‘altra
“Uno g(i)ucator con la spada in mano vole, essere superbo, at altiero, ma de cossa / mantenere sempre in gratia de signore. / Si tu averai l’arte sì famoxa / non serai
inganno, et da malicia acompagnato, e colui che sia più richo di partito pover mai in nisciuna parte. / Questa virtù ch ‘è tanto glorioxa, / se povertà te mustrarà
sopererà il suo nimico,…” le carte / solo una volta poi tu te vedrai / abracciarte richeza per tal arte. / Alcuna volta
Filippo Vadi, al cap. III: “Piglia la spada in mano virilmente / perché l ‘è croce e tu te trovarai / essere a tale commo lume spento: / non dubitar che tosto tornarai.”
è un ‘arma reale. / Insieme acorda l ‘animo valente.”
Per quanto riguarda le discipline trattate in concreto, va sottolineata Ugualmente, ampio ruolo le dedica Di Grassi, il quale si basa proprio su questa
l’importanza, assolutamente dominante, della spada ad una mano, sola o disciplina le fondamenta del suo nuovo sistema, con la pretesa di costituire una
accompagnata da diversi tipi di scudo, soprattutto di piccola dimensione e razionalizzazione più sintetica della scherma fino allora esistente.
impugnati (brocchiere piccolo e largo, targa). L’enfasi su queste armi Essendo questo l’obiettivo principale del trattato, di necessità la spada sola deve avere
differenzia notevolmente l’autore dai suoi predecessori medievali, i cui trattati all’interno di esso grande spazio e grande importanza, allo stesso modo in cui ne avrà in
sono basati in larga parte sulla spada a due mani (comunque trattata tutti i manuali successivi che si porranno ognuno a modo suo come sistema innovatore,
dall’Anonimo Bolognese) e sulla daga (del tutto assente). razionale e definitivo sulla materia. Al contrario, l’Anonimo Bolognese tende a mostrare
In particolare, il grande spazio riservato a spada e brocchiero (piccolo e largo) ogni aspetto della scherma del periodo, senza essere caratterizzato da alcuna pretesa
accomuna l’autore ai primi trattatisti della Scuola Bolognese come Marozzo, innovatrice e razionalistica, scendendo invece nel concreto delle tecniche. A tal
Manciolino e Di Grassi. proposito si noti che la disciplina della spada sola occupa quasi tutto il ms. 345.
Anche il ruolo comunque rilevante riservato alla targa e la presenza della
rotella (arma di estrazione decisamente più militare) avvicina l’Anonimo È così possibile trovare all’interno del trattato diversi tipi di giochi che vanno da quello
Bolognese agli stessi autori. estremamente veloce e dinamico con l’arma “alla presentia” (“in linea” secondo la
terminologia sportiva moderna) con doppie o triple cavazioni, così come anche un gioco
Pur insistendo sulla sua importanza e utilità, Marozzo e Manciolino invece non estremamente vigoroso e potente.
dedicano grandissimo spazio alla spada sola. Probabilmente questo è dovuto Non mancano prese sulla spada e sul braccio armato dell’avversario, cambi di mano nei
al fatto che veniva percepita in un certo qual modo come una disciplina “di quali l’arma viene passata dalla mano destra alla sinistra, per poi tornare nuovamente
base” e ai due autori premeva maggiormente dedicare spazio ad altre nella destra, tecniche nelle quali si sposta a forza la spada avversaria afferrando la
discipline più complesse. propria arma con la mano sinistra, ancora azioni in cui per abbattere o spostare la
spada dell’avversario si afferra la propria con entrambe le mani (azione consigliata
Dalle Agocchie, affermando di voler rimediare alle lacune sulla formazione di anche nel caso in cui si sia stanchi o feriti).
base lasciate dagli autori precedenti, a cui con umiltà e modestia si proclama Insomma, l’impressione generale è quella di trovarsi di fronte a tecniche raffinate ma
inferiore, dedica invece grande spazio a questa disciplina. anche “antiche” e tradizionali, eseguite con ogni probabilità impiegando una spada dal
fornimento molto semplice, a croce (che rende la presa a due mani estremamente
semplice ed agevole) e dalla lama maneggevole ma solida, insegnate da un maestro che
precede almeno una generazione Marozzo e Manciolino.
La stessa impostazione da parte dell’Anonimo Bolognese si evince dalle Questa ipotesi è confortata dal recente ritrovamento delle prime otto tecniche (e
tecniche che riguardano le peculiari discipline di spada e guanto da presa e relative contrarie come tipico dell’autore) non presenti nel manoscritto originale e di
spada e guanto d’arme (unico trattatista a scriverne), molto simili a quella prossima pubblicazione nel volume “Spada a due mani Rinascimentale Italiana”.
della spada sola, ma in cui si tende ad usare la protezione del guanto per Oltre a questo, il più che dovuto raffronto con Marozzo, fa ipotizzare che potessero
andare alle prese e bloccare l’arma dell’avversario. esistere ben tre assalti, il primo dedicato al gioco largo, il secondo al gioco misto (gioco
La spada sola viene anche usata per difendersi contro le armi in asta, largo inframezzato da prese) e il terzo relativo al gioco di mezza spada (gioco stretto) e
utilizzando tecniche e principi non dissimili a quelli impiegati da Marozzo nella diviso in due parti: strette di filo dritto con filo dritto e strette di filo falso con filo falso;
disciplina di spada e rotella o imbracciatura contro le stesse armi in asta. Alla quest’ultimo oggi completo grazie ai recenti ritrovamenti.
fine del ms.346 si trova anche una parte dedicata al combattimento con spada Inoltre, con una struttura non dissimile da quella di Marozzo, seppur in forma
sola contro un mancino (e viceversa). decisamente ridotta, l’Anonimo Bolognese presenta un capitolo relativo all’impiego
È importante sottolineare come sia evidente una similitudine (anche maggiore della spada a due mani contro armi in asta.
di quella della spada sola) degli altri autori della Scuola Bolognese nei A dispetto di dove possano essere conservate (sempre che lo siano ancora) le altre parti
confronti dell’Anonimo, quando si analizzano le discipline e tecniche con arma mancanti, quello che è certo è che l’autore ha comunque trattato della spada a due
doppia (spada e brocchiere piccolo o largo, spada e targa, spada e rotella). mani, facendolo in maniera molto simile ad Achille Marozzo e ben diversa da tutti gli
Infatti, in queste discipline la presenza di una seconda arma difensiva autori medievali precedenti, così come dai pochi altri autori rinascimentali successivi
permette ad autori successivi come Marozzo e Manciolino un gioco in linea di che ne tratteranno, collocandolo così in una posizione assolutamente definita
massima più vigoroso. all’interno della storia della scherma.
A tal proposito vale la pena esplicitare che l’analisi delle tecniche di tale disciplina
Sebbene non abbia la preminenza tipica dei trattatisti medievali (Fiore e Vadi) (insieme a molti altri indizi), aiuta ulteriormente a collocare l’autore in maniera del tutto
e come già esplicitato anche la spada a due mani viene affrontata dall’autore. inequivocabile nel periodo di transizione della scherma a cavallo tra medioevo e
Va sottolineato che il ms. 346 si apre proprio con questa disciplina, la cui rinascimento, con una chiara impronta proiettata verso quest’ultimo periodo.
forma è pressoché identica al III Assalto di spada a due mani di Achille
Marozzo e ben diversa dalle trattazioni medievali basate su illustrazioni, ma L’ultima disciplina presente nel trattato è l’azza in armatura completa. Si tratta di una
anche dalla trattazione in versi della parte non illustrata dell’opera di Vadi. disciplina tipica del XV secolo, trattata sia da Fiore del Liberi che da Filippo Vadi. A tal
Inoltre, appare subito chiaro che ne manca una nutrita parte, lasciando la scopo si noti che l’unico autore che in qualche modo si è confrontato con tale disciplina
porta aperta a varie ipotesi. È ipotizzabile che l’autore avesse iniziato dalla fine è ancora una volta Achille Marozzo, il quale le dedica pochi capitoli, accomunandone
di questa disciplina, appuntando alcune tecniche, e poi non abbia completato l’impiego a quello della ronca e dell’alabarda, senza menzionare però in alcun modo
l’opera, anche se sembra molto più probabile che esistesse una parte l’armatura (tantomeno raffigurandola).
precedente e non certo esigua.
Sebbene nell’Anonimo Bolognese la forma della trattazione sia diversa da L’Anonimo Bolognese si colloca perfettamente all’interno di questo contesto.
quella adottata dagli autori medievali e molto più vicina alla forma di Marozzo,
la sostanza è invece molto simile e le guardie adottate, nonostante abbiano La spada a due mani, regina delle armi presso gli autori medievali, viene ampiamente
nomi tipici della Scuola Bolognese, sono, di fatto, guardie utilizzate dai Maestri trattata (valgono le supposizioni illustrate precedentemente) dall’Anonimo e da
medievali. Del resto, la sola presenza di questa disciplina all’interno dei Marozzo, ma non da Manciolino, ha poca importanza per Di Grassi, non viene trattata
manoscritti è un’ulteriore fondamentale importanza per la collocazione da Dalle Agocchie e successivi autori a parte il Lovino (che tratta di tutto), fino ad
temporale del trattato nella storia della scherma. arrivare all’anomalia di Alfieri molto tempo dopo.
Per finire, è necessario evidenziare la totale assenza di due importanti
discipline tipicamente rinascimentali come spada e pugnale e spada e cappa; Spada sola. Ne tratta Fiore dei Liberi “spada sanza bucoliere”, solo per il gioco largo
discipline che gli autori medievali non trattano (né in Italia, né altrove) e che (secondo la definizione dell’Anonimo, non quella di Fiore), l’Anonimo tratta
appaiono per la prima volta, senza grandissimo spazio, con Marozzo e abbondantemente sia il gioco largo che il gioco stretto, privilegiando tra i due il gioco
Manciolino. Ottengono invece, subito dopo la spada sola, un posto d’onore largo (valutazione fatta basata sul numero delle tecniche dell’uno e dell’altro). Marozzo
pochi anni dopo con Di Grassi (come anche per esempio con Camillo Agrippa) privilegia invece le guardie strette e già Manciolino presenta solo il gioco stretto, come
e sono le uniche discipline, oltre alla già citata spada sola, ad essere trattate da la maggior parte degli autori successivi (Dalle Agocchie rappresenta in parte
Dalle Agocchie, andando a costituire (sempre insieme alla spada sola) il cuore un’eccezione, proponendo diverse tecniche valide sia per le guardie strette ma anche
della gloriosa scuola tardo rinascimentale italiana della fine del Cinquecento e per quelle larghe; ovviamente da eseguirsi ad una distanza diversa per i due casi).
del Seicento.
È lampante che l’assenza di tale disciplina in un trattato di tale vastità è di Spada e brocchiero è una disciplina che non viene trattata dagli autori medievali, anche
assoluta rilevanza. Infatti, la scherma in un primo periodo aveva abbracciato le se Fiore lo nomina (vedi sopra) e riveste grande importanza nell’Anonimo Bolognese, in
armi cavalleresche del Quattrocento (spada a due mani, daga, lancia, azza) Marozzo e Manciolino. Ne ha invece poca in Di Grassi e sparisce in Dalle Agocchie.
usate nei tornei e in guerra, per poi spostarsi verso le armi utilizzate in duello e Valgono le stesse considerazioni relativamente a spada e targa e spada e rotella.
nelle burrascose vie delle province della nostra penisola, insegnate all’inizio
del Cinquecento (principalmente spada ad una mano accompagnata da L’azza in armatura viene trattata dai medievali e dall’Anonimo Bolognese, appare come
brocchiere, targa, rotella, armi in asta). sostituta della ronca e dell’alabarda in Marozzo, ma presumibilmente senza armatura,
Il passo successivo avviene gradualmente nel corso del Cinquecento, una volta per poi uscire di scena dal panorama schermistico.
che la scherma perde completamente di importanza sui campi di battaglia e il
potere spagnolo limita notevolmente le turbolenze cittadine. È il momento Spada e pugnale e spada e cappa non vengono trattate dagli autori medievali né
della specializzazione nelle armi da duello e da “difesa personale”, quelle che dall’Anonimo Bolognese, appaiono per la prima volta in Marozzo e Manciolino,
si hanno sempre a portata di mano: spada sola oppure accompagnata dal acquistano importanza con Di Grassi e sono le uniche discipline a sopravvivere insieme
pugnale o cappa (o entrambe). a spada sola in Dalle Agocchie e in generale nella scherma degli anni successivi.
CONCLUSIONI
Tirando le conclusioni e riassumendo, si può senza dubbio ipotizzare una collocazione storico schermistica dell’Anonimo Bolognese con il risultato che porta ad individuare
in questo autore il primo e il più antico trattatista della Scuola Bolognese che sia finora giunto fino a noi.
Si può quindi, forse in maniera romantica (ma nemmeno troppo) identificarlo come il decano, l’antenato, in un certo qual modo la fonte e l’origine di tutti gli altri Maestri
della stessa scuola.
In maniera altrettanto romantica rimando alla citazione tratta dal proemio dell’Opera Nova, nella quale Achille Marozzo cita il suo Maestro, il cui trattato, stampato
postumo nel 1532 è da considerarsi a tutt’oggi perduto:
”…le cose che in questa arte mostrate mi furono, dal nobilissimo operatore di quella Maestro Guido Antonio de Lucha Bolognese, dalla cui schola si può ben dire che sieno più
guerrieri usciti, che del Troiano Cavallo…”.
ANALISI DELLE TECNICHE: Parallelismi tra spada a due
Una volta che l’avversario abbia provveduto a effettuare il tentativo di parata, come già
mani e spada sola sottolineato in precedenza spostando l’arma in alto alla propria sinistra, si effettua un
ulteriore passo obliquo con il piede sinistro (in maniera da spostarsi sul lato destro
dell’avversario) e nello stesso tempo, abbandonando con la mano sinistra il pomo della
Tecnica di SPADA A DUE MANI propria arma si effettua una presa presso l’elsa dell’avversario, spingendo (facendolo
ruotare mantenendo la presa) quest’ultimo verso la propria destra. Pur non essendo
Trascrizione: “La XIIII offesa serà, che essendo tu a falso con falso, et con il
esplicitato nel testo, va da sé che in questa fase la propria lama deve essere interposta
piede manco innanzi, et il nemico con il destro tu passerai col piede dritto verso
tra la persona e la lama avversaria.
le sue parti manche facendoli veduta di ferirlo di uno mandritto ne la testa, et
Subito, si colpisce l’avversario con un colpo di pomo al volto o un fendente alla testa.
come egli vorrà schivarsi dal detto mandritto, tu subito scorrerai col piede
La discriminazione tra un colpo e l’altro avviene principalmente in base alla situazione.
manco verso le sue destre parti, et in tal passare tu abbandonerai il pomo con
Se la presa è solida e soprattutto l’azione è stata eseguita con il giusto tempismo, tale
la mano manca, et piglierai la lama della spada del nimico presso a l’elcio
da non dare tempo all’avversario di reagire, è da preferire il colpo di pomo al volto. In
spingendolo verso le sue parti manche, et dandogli incontinenti del pomo de la
caso contrario, per esempio l’avversario riesce in qualche modo a sciogliere misura, è
tua spada ne la faccia, overo di uno fendente per il capo.”
preferibile il fendente per testa.
Vale la pena sottolineare che il testo esprime in maniera “didattica” per l’epoca, quale
Descrizione: La tecnica proviene dalla parte dedicata alla spada a due mani
colpo preferire all’altro in ordine di sequenza, prima il colpo di pomo e poi il fendente
all’interno del ms. 346, la XIV in ordine sequenziale.
per testa.
Partendo da una stretta di mezza spada, filo falso con filo falso con il piede
Inoltre, come avviene in altre tecniche di altri autori (es. Marozzo) i due colpi possono
sinistro in posizione avanzata (mentre l’avversario con il destro), si esegue un
essere eseguiti entrambi in successione.
passo obliquo con il piede destro contemporaneamente a una finta di
mandritto alla testa dell’avversario. La finta ha l’ovvio scopo di far sì che
l’avversario tenti una parata, spostando così la sua arma in alto verso il suo
lato sinistro (il “colpo” da parare è un mandritto alla testa). Si noti che pur
avvenendo finta di mandritto e passo obliquo all’interno di un unico tempo
schermistico, è buona norma far precedere la finta (anche se di poco, stesso
concetto della “precedenza del ferro”) al passo; facendo così si mantiene un
discreto margine di sicurezza (in questo caso ancor più importante visto che
l’azione parte da una stretta di mezza spada) nel caso in cui l’avversario, a
fronte della finta, reagisca in modo imprevisto o inappropriato.
Disamina Tecnica
● Stretta di mezza spada filo falso con filo falso, piede sx avanzato (Nota 1)
------- Avversario con piede dx avanzato
● Passo obliquo (piede dx), finta di mandritto alla testa (Nota 2)
------- Avversario tenta di parare il colpo (Nota 3)
● Passo obliquo (piede sx), lasciando il pomo della spada effettuare una presa con la propria mano sinistra nei pressi dell’elsa dell’arma avversaria (Nota 4)
● Spingere l’avversario verso le proprie parti destre, colpo di pomo nella faccia o fendente in testa (Nota 5)
Nota 1: Le strette di mezza spada sono tipiche degli autori rinascimentali della Nota 3: Il testo recita quanto segue:
Scuola Bolognese (e non solo), di cui l’Anonimo è precursore. Tutti gli autori “…et come egli vorrà schivarsi del detto mandritto…”.
rinascimentali asseriscono che esistono solo due tipi di strette di mezza spada: Anche in questo caso la terminologia è tipica degli autori rinascimentali della Scuola
filo dritto con filo dritto e filo falso su filo falso. Bolognese che prediligono il termine “schivare” o più spesso “schifare”, al termine più
Nel primo caso si tratta di un legamento (interno) di quarta effettuato con il medievale di “coverta” per indicare l’azione difensiva della parata. Inoltre, si tratta
filo dritto della propria arma sul filo dritto dell’avversario. sicuramente di una parata “in croce” eseguita col filo dritto dell’arma, visto che come di
Nel secondo (il caso contemplato dalla tecnica in questione “…che essendo tu solito avviene in caso la parata debba essere eseguita di filo falso (parata tipica della
a falso con falso…” si tratta di un legamento di terza (esterno) eseguito con il Scuola Bolognese) questo è sempre chiaramente esplicitato nei testi. Oltre a questo, dal
filo falso della propria arma sul filo falso di quella avversario. punto di vista tecnico, vista anche la situazione di partenza da una stretta di mezza
Ci sono vari modi di “finire alle strette”. L’azione può essere eseguita “a spada, la parata in croce è l’unica che si presta.
proprio tempo” oppure “in tempo” (all’interno del tempo schermistico
dell’avversario). Nel caso dell’autore, e generalmente parlando per quanto Nota 4: L’azione che scandisce il tempo schermistico è composta da un passo obliquo
riguarda la scherma storica, tendiamo a preferire che si tratti, se non sempre, effettuato con il piede sinistro e da una presa all’arma avversaria:
spesso, del primo caso. “…tu subito scorrerai col piede manco verso le sue destre parti, et in tal passare tu
abbandonerai il pomo con la mano manca…”.
Nota 2: È una delle azioni tipiche della scherma di ogni periodo e di ogni L’avversario, a fronte del tentativo di parata del mandritto precedente, avrà spostato
disciplina, in cui per l’appunto si finge di sferrare un colpo (di qualsiasi natura e l’arma verso il suo lato sinistro, “scoprendo” il proprio fianco destro.
foggia, in questo caso un mandritto alla testa) in maniera che l’avversario sia Infatti, il passo obliquo, eseguito con il proprio piede sinistro, ha lo scopo di
stimolato a difendersi parando, scoprendo così il vero bersaglio del colpo (o “guadagnare gradi” rispetto alla linea centrale dell’avversario, spostandosi così sul lato
come in questo caso dell’azione successiva). Come buona norma consiglia, la destro di quest’ultimo, reso più “vulnerabile” dall’azione precedente. Come esplicitato
scelta del tempo nel quale eseguire la finta è di fondamentale importanza per dal testo nell’eseguire il passo la mano sinistra abbandona il pomo della propria spada
la buona riuscita della medesima, così come la corretta esecuzione. L’autore la per eseguire una presa nei pressi dell’elsa dell’arma avversaria.
esegue in foggia di mandritto alla testa, in maniera che l’avversario sposti la Si noti che la presa effettuata sul lato destro dell’avversario è tipica non solo del modo
propria arma sulla sinistra e verso l’alto, nel tentativo di difendersi. Inoltre, per di schermire italiano ma anche degli autori rinascimentali della Scuola Bolognese come
rendere il tutto più credibile, l’autore accompagna la finta ad un passo obliquo Marozzo e Manciolino. Autori medievali, con ancora importanti contenuti provenienti
col piede arretrato destro: da tradizioni germaniche (come nel caso di Fiore), tendono invece a utilizzare sia
“…tu passerai col piede dritto verso le sue parti manche facendoli veduta di l’approccio laterale (appena visto) che quello frontale. Il fatto che l’Anonimo prediliga il
ferirlo di uno mandritto ne la testa…”. primo approccio conferma indiscutibilmente la sua collocazione nel periodo di
Come già sottolineato è di fondamentale importanza far precedere la finta al transizione della scherma da medievale a rinascimentale.
passo. In questo modo si opera con un discreto margine di sicurezza nel caso
in cui l’avversario reagisca in maniera imprevedibile
Nota 5: Parte finale della tecnica in cui dopo aver eseguito la presa si ferisce Se l’avversario dovesse in qualche modo arretrare, o rendere impraticabile il colpo di
l’avversario: pomo, l’autore opta per un fendente alla testa. L’azione di discriminazione da parte di
“…et piglierai la lama della spada del nimico presso a l’elcio spingendolo verso chi esegue la tecnica è, in questo caso, di vitale importanza.
le sue parti manche, et dandogli incontinenti del pomo de la tua spada ne la Si noti che molti autori, sia medievali che rinascimentali, a differenza di quanto
faccia, overo di uno fendente per il capo”. suggerito dall’Anonimo, in casi simili a quello proposto optano per sferrare entrambi i
Anche se a scopo puramente didattico il tempo di questa azione è stato colpi in successione.
indicato come successivo a quella precedente, di fatto appartiene alla stessa
micro-sequenza, da eseguirsi in rapida successione all’interno di una sorta di
unica azione composta.
Effettuata la presa come indicato precedentemente, si spinge (mantenendo la
medesima) l’avversario verso il proprio lato destro guadagnando ulteriori gradi
(e spazio) per la successiva azione di offesa indicata nel testo.
L’azione di “spinta” non richiede forza e possanza! Infatti, lavorando sul lato
destro dell’avversario ed effettuando la presa in prossimità dell’elsa, oltre ad
inibire una qualsiasi reazione che contempli l’uso dell’arma, si usa l’arto del
contendente come un vero e proprio braccio di leva sul quale applicare la
forza. In questo modo si possono bloccare e spostare agevolmente anche
avversari di una certa taglia.
Tornando all’esecuzione, nel momento in cui si effettua la presa, di fatto si
inizia già a sferrare uno dei due colpi, partendo in ordine sequenziale-
preferenziale dal colpo di pomo al volto dell’avversario. Effettuato con la
corretta scelta di tempo, il colpo già nel momento in cui viene sferrato,
interpone la propria lama tra la propria persona e l’arma dell’avversario,
fornendo ulteriore protezione da una improvvisa reazione da parte di
quest’ultimo.
Contro Tecnica di SPADA A DUE MANI Disamina Tecnica
Trascrizione: ”Il contrario di questa stretta è, che essendo falso con falso con il ------- Avversario tenta la tecnica precedente di spada a due mani: Passo obliquo
destro piede innanzi, tu starai accorto, che come egli passerà a fare la vista del (piede dx), finta di mandritto alla testa
mandritto per testa, tu in quel tempo scorrerai col piede manco verso le sue • Passo obliquo (piede sx), roverso ridoppio alla tempia destra (Nota 1)
parti destre volgendogli uno roverso di sotto in suso per la tempia dritta, et ------- Tenta di effettuare la presa con la mano sinistra
come egli vorrà abbandonare la spada per fare la presa; tu raccoglierai il piede • Passo indietro (piede sx), mezzo mandritto (colpo non caricato) alle mani
manco indietro tirandogli uno mezzo mandritto per le mani, ma se per caso il (Nota 2)
nimico ti pigliasse la spada, o alcuna parte del corpo per offenderti col pomo ne
la faccia, tu subito caccierai lo braccio manco sotto il suo destro dandogli una Oppure
volta verso le sue parti dritte, et levandogli la spada fuor di mano.” ------- Avversario tenta la tecnica precedente di spada a due mani: Passo obliquo
(piede dx), finta di mandritto alla testa
Descrizione: Si tratta della contraria al XIV Gioco visto in precedenza • Passo obliquo (piede sx), roverso ridoppio alla tempia destra (Nota 1)
relativamente alla spada a due mani. ------- Riesce ad effettuare la presa
La contraria prevede due varianti, la prima nel caso in cui l’avversario non • Mettere il proprio braccio sinistro sotto al braccio destro dell’avversario,
riesca ad effettuare la presa e la seconda nel caso abbia invece successo in tale disarmarlo con una rapida rotazione (Nota 3)
impresa.
In entrambe le situazioni, sulla finta di mandritto dell’avversario, si provvede a
schermirsi con un roverso ridoppio (si veda Nota 1).
A seguire, in maniera da “togliere misura”, si effettua un passo indietro con il
piede sinistro, impedendo così all’avversario di effettuare la presa.
Contemporaneamente e all’interno dello stesso tempo schermistico, si
colpisce l’avversario con un mezzo mandritto alle mani (si veda Nota 2).
Nel malaugurato caso in cui, per qualsiasi motivo, l’avversario riesca ad
effettuare la presa, si procede prima a difendersi dal colpo di pomo
bloccandolo con il proprio braccio sinistro, per poi disarmare l’avversario come
descritto (vedi Nota 3).
Disamina Tecnica

------- Avversario tenta la tecnica precedente di spada a due mani: Passo obliquo (piede dx), finta di mandritto alla testa
• Passo obliquo (piede sx), roverso ridoppio alla tempia destra (Nota 1)
------- Tenta di effettuare la presa con la mano sinistra
• Passo indietro (piede sx), mezzo mandritto (colpo non caricato) alle mani (Nota 2)

Oppure
------- Avversario tenta la tecnica precedente di spada a due mani: Passo obliquo (piede dx), finta di mandritto alla testa
• Passo obliquo (piede sx), roverso ridoppio alla tempia destra (Nota 1)
------- Riesce ad effettuare la presa
• Mettere il proprio braccio sinistro sotto al braccio destro dell’avversario, disarmarlo con una rapida rotazione (Nota 3)
Nota 1: Pur essendo esplicitato in maniera da sembrare che sulla finta di Nota 3: L’autore non spiega chiaramente come effettuare l’azione di disarmo,
mandritto si debba sferrare un colpo all’avversario in realtà, in maniera limitandosi ad un laconico: “…tu subito caccierai lo braccio manco sotto il suo destro
estremamente didattica, l’autore evidenzia con che tipo di parata ci si deve dandogli una volta verso le sue parti dritte, et levandogli la spada fuor di mano…”.
proteggere da quel tipo di colpo (anche se è una finta, l’intenzione non è mai Per esperienza e per similitudine ad altre tecniche, nel momento in cui l’avversario
palesata se l’azione è eseguita correttamente). Infatti, il periodo “…volgendogli sferra il colpo di pomo, suggeriamo di mettere il proprio braccio sinistro a protezione
uno roverso di sotto in suso per la tempia dritta…” spiega dettagliatamente con della faccia e sotto al suo braccio destro. A questo punto, ruotando il proprio braccio
che tipo di azione (in questo caso colpo) ci si deve proteggere. Si noti che il verso sinistra, si effettua un legamento attorno al braccio armato dell’avversario che
“…roverso di sotto in suso…” va sferrato in foggia di ridoppio, terminando di termina con un disarmo o nella peggiore delle ipotesi intrappolandogli il braccio armato
fatto in Guardia di Croce (come si trova in altri giochi di questa disciplina). .

Nota 2: Si tratta di un’azione tipica della Scuola Bolognese denominata “tempo


insieme” dove, all’interno dello stesso tempo schermistico si compiono
congiuntamente un’azione difensiva e una offensiva. In questo caso la prima è
rappresentata dal passo indietro e si tratta di una difesa di misura, dove
variando la medesima si impedisce all’avversario di andare in presa. L’azione
offensiva è invece rappresentata dal mezzo mandritto, in questo caso (e come
spesso accade in fase difensiva) alle mani. Si tratta di un “mezzo colpo”, ovvero
un colpo estremamente rapido in quanto privo della fase di caricamento ed
utilizzato, come qui indicato, per eseguire delle azioni “in tempo”:
“…et come egli vorrà abbandonare la spada per fare la presa; tu raccoglierai il
piede manco indietro tirandogli uno mezzo mandritto per le mani…”.
Tecnica di SPADA SOLA Si tratta quindi uno di quei casi in cui una guardia codificata con il piede sinistro in
posizione avanzata, si esegue viceversa con il piede destro, lasciando la posizione della
Trascrizione: “...che tu ti venghi a scontrare a mezza spada con lui, in lo qual mano “…in guisa di guard(i)a di entrare…”, a definire la posizione da assumere.
modo trovandoti, potrai volgere alquanto la mano dalla spada per trovarti a Da notare come, pur partendo da una stretta di mezza spada diversa rispetto a quella
filo dritto in guisa di guard(i)a di entrare, et indi con grandissima prestezza utilizza nella tecnica della spada a due mani, ci si trovi nella stessa situazione di
passerai col piede manco alquanto verso il suo destro lato, pigliandogli con la combattimento, ovvero “interni” all’avversario. In questa tecnica è la condizione di
tua manca mano la spada sua presso a l'elcio et spintogliela verso il suo manco partenza, mentre nella precedente, dopo aver effettuato il legamento di terza (esterno,
lato a forza gli potrai dare seguentemente con uno roverso fendente sopra la di filo falso con filo falso), si esegue una finta di mandritto che porta successivamente a
testa, o dove più ti piacesse.” lavorare sul lato interno dell’avversario.
Sottolineato quanto sopra, dalla stretta di mezza spada filo dritto con filo dritto, si
Descrizione: La parte selezionata è presa da una tecnica più ampia contenuta esegue una micro-sequenza di fatto identica a quella vista nella precedente tecnica di
nel ms. 345 e dalla quale è stato eliminato l’inizio dove l’autore esplicita come spada a due mani. Ovvero, eseguendo un passo obliquo con il piede sinistro (anche qui
arrivare a mezza spada. Questo è stato fatto allo scopo di avere in comune il effettuato allo scopo di spostarsi sul lato destro dell’avversario) ed afferrando, con la
medesimo punto di inizio relativamente alla comparazione con la precedente propria mano sinistra, l’arma avversaria nei pressi dell’elsa, si spinge il contendente
tecnica di spada a due mani; ovvero una stretta di mezza spada. (facendolo ruotare mantenendo la presa) verso il proprio lato destro. Subito lo si
In questo caso, a differenza di quanto visto nella tecnica precedente di spada a colpisce con un fendente (roverso, si veda disamina) alla testa o come recita il testo
due mani, ci si trova in una stretta di mezza spada filo dritto con filo dritto, con “…dove più ti piacesse”.
una chiara indicazione da parte dell’autore di avere l’accortezza di posizionarsi Anche in questo caso l’autore offre una fase di discriminazione da eseguirsi in base alla
in Guardia di Entrare (o di Intrare). Si noti (come verrà successivamente reale situazione in combattimento. Se la tecnica viene eseguita in maniera corretta e
evidenziato nella disamina tecnica), che la posizione di guardia è da intendersi con la giusta scelta di tempo, il colpo per ferire l’avversario sarà inevitabilmente alla
solo ed esclusivamente in relazione alla posizione della mano armata (aspetto testa, in caso contrario si procede a scegliere una locazione diversa in base alla casistica
tipico dell’Anonimo, evidenziato e commentato in maniera approfondita nella che si propone; si consiglia comunque di privilegiare il roverso alle parti alte in quanto è
II Parte di questo scritto). Questo aspetto, (oltre ad essere desumibile da vari il colpo che chiede meglio la linea di attacco ipotetica dell’avversario, fornendo maggior
indizi successivi) è chiaramente esplicitato nel passeggio descritto nella parte sicurezza durante l’esecuzione.
iniziale della tecnica per giungere alla stretta di mezza spada:
“… et di quivi passando col destro innanzi …”.
Disamina Tecnica
• Stretta di mezza spada filo dritto con filo dritto, piede dx avanzato (Nota 1)
• Passo obliquo (piede sx), effettuare una presa con la propria mano sinistra nei pressi dell’elsa dell’arma avversaria (Nota 2)
• Spingere l’avversario verso le proprie parti destre, fendente roverso in testa (Nota 3)
Nota 1: Come evidenziato in precedenza ci si trova in un legamento (interno) Nota 3: Parte finale della tecnica in cui dopo aver eseguito la presa si ferisce
di quarta effettuato con il filo dritto della propria arma sul filo dritto l’avversario:
dell’avversario (si veda anche Nota 1 della tecnica precedente di spada a due “…et spintogliela verso il suo manco lato a forza gli potrai dare seguentemente con uno
mani). Inoltre, nella parte precedente, in questo caso il testo esplicita che si roverso fendente sopra la testa, o dove più ti piacesse.”
tratta di un legamento “a propria scelta di tempo”, il che conferma quanto Come per la precedente tecnica di spada a due mani, a scopo puramente didattico, il
affermato in precedenza. tempo di questa azione è stato indicato come successivo a quella precedente, anche se
di fatto appartiene alla stessa micro-sequenza ed è da eseguirsi in rapida successione
Nota 2: Si noti la similitudine con l’esecuzione della tecnica precedente e per all’interno di una sorta di unica azione composta.
la quale valgono esattamente tutte le considerazioni espresse a tal proposito. Effettuata quindi la presa con la mano sinistra, si spinge (mantenendo la medesima)
Anche in questo caso l’azione che scandisce il tempo schermistico è composta l’avversario verso il proprio lato destro.
da un passo obliquo, effettuato con il piede sinistro e da una presa all’arma Anche in questo caso valgono tutte le considerazioni effettuate in precedenza
avversaria: relativamente al guadagno di gradi, all’azione di spinta e alla scelta di tempo nella quale
“…et indi con grandissima prestezza passerai col piede manco alquanto verso il eseguire il tutto.
suo destro lato, pigliandogli con la tua manca mano la spada sua presso a Si noti, che a differenza di quanto visto nella tecnica di spada a due mani, l’autore
l'elcio…”. sceglie di procedere direttamente con un fendente e non con un colpo di pomo.
Questa opzione è indiscutibilmente legata al fatto che usando una spada da lato e non
una spada a due mani l’avversario potrebbe tentare di difendersi, in extremis, da tale
attacco con la sua mano sinistra (cosa leggermente meno plausibile se sta utilizzando
una spada a due mani).
Inoltre, in questo caso l’autore esplicita che il fendente alla testa deve essere eseguito
in foggia di roverso. Così facendo si tenderà quindi a “sgualembrare” leggermente il
colpo, chiudendo la linea di attacco teorica dell’avversario (la cui arma si trova sul lato
destro), il che fornisce un ulteriore grado di sicurezza all’azione.
Se l’avversario dovesse in qualche modo arretrare, o rendere impraticabile il fendente
roverso alla testa (riuscendo a liberarsi dalla presa e schermendosi con l’arma o in altro
modo), l’autore consiglia di sferrare il colpo dove il bersaglio è libero.
Contro Tecnica di SPADA SOLA Disamina Tecnica
Trascrizione: ”Se tu per qualunque modo ti ritrovassi a mezza spada con il tuo ------- Avversario tenta di effettuare la presa con la mano sinistra partendo da una
nimico, et egli ti volesse far presa con la sua manca mano a la tua de la spada, stretta di mezza spada
tu essendo accorto nel tempo, che egli ti vorrà fare la detta presa, trovandosi • Passo indietro (in base al piede avanzato), mandritto alla mano sinistra
innanzi con qualunque piede si voglia, tu raccoglierai indietro quello, che serà (quella che tenta di effettuare la presa)
innanzi, volgendogli uno mandritto per la mano con che si aviserà farti presa, Oppure
overo per quella de la spada, et così medesimamente starai accorto, che ------- Avversario tenta di effettuare la presa con la mano sinistra partendo da una
volendoti forse prendere la spada, gli potrai volgere uno mezzo mandritto per stretta di mezza spada
la detta mano.“ • Passo indietro (in base al piede avanzato), mezzo mandritto alla mano
armata (mano destra)
Descrizione: La contraria che l’autore descrive è in tutto e per tutto identica a
quella utilizzata nella spada a due mani.
Non appena l’avversario tenta di effettuare la presa con la mano sinistra si
esegue un “tempo insieme”, togliendo misura con un passo indietro per
evitare che la presa abbia successo mentre contemporaneamente si sferra un
mandritto alla mano sinistra o in alternativa un mezzo mandritto alla mando
destra (armata).
La discriminazione avviene relativamente a quando colpire l’una e quando
l’altra.
Nel caso in cui l’avversario, nel tentativo di eseguire la presa, tenga la mano
armata in posizione arretrata, si colpisce la sinistra con un mandritto; viceversa
la destra, con un mezzo mandritto, in caso contrario.
Si noti che l’autore specifica di colpire la destra con un mezzo mandritto
(stesso colpo della contraria vista nella spada a due mani) e un mandritto
(intero) nel caso in cui si voglia colpire la mano sinistra.
Questo è da attribuirsi al fatto che i mezzi colpi tendono a finire in guardie
“strette” (con la spada alla presenza), fatto questo che rende l’azione più
sicura proprio nel caso in cui l’avversario avanzi in questa foggia.
Disamina Tecnica
------- Avversario tenta di effettuare la presa con la mano sinistra partendo da una stretta di mezza spada
• Passo indietro (in base al piede avanzato), mandritto alla mano sinistra (quella che tenta di effettuare la presa)

Oppure
------- Avversario tenta di effettuare la presa con la mano sinistra partendo da una stretta di mezza spada
• Passo indietro (in base al piede avanzato), mezzo mandritto alla mano armata (mano destra)
"Someday, when all your civilization and science
are likewise swept away, your kind will pray for a
man with a sword”

Robert E. Howard
Rogues in the House, 1934