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1(Lezione 11) (6 parti) *** Canto XXVI ***

Siamo nell'8° cechio che complessivamente imprigiona i fraudolenti contro chi non si fida.
Sono divisi in 10 bolgie. Ogni bolgia ha una sua specificità: indovini, adulatori, simoniaci, ladri ....
Qui nell'8° bolgia dell'8 cerchio. Tra i consiglieri di frode. Ulisse é compreso fra i consiglieri di
frode.
Il protagonista é Ulisse. Dante utilizza tuta una serie di meccanismi retorici per farci capire che sta
per succedere qualcosa di eclatante e di eccezionale. Viene ritardato l'arrivo di Ulisse per creare una
sorta di suspence.
Forse é la prima volta che Dante parla di un personaggio partendo dalla sua esperienza.
La critica parla di Ulisse come il doppio di Dante passando da questo concetto. Si assomigliano e si
rispecchiano per alcune cose. Un primo elemento che li accomuna é l'ingegno. E' l'immagine in
negativo di Dante. L'altezza dell'ingegno che può portarli alla rovina come i consiglieri di frode
dell'8° bolgia. I consiugleiri sono avvolti da una fiamma che allo stesso tempo li nasconde e li
divora, li consuma. I questo caso il concetto del contrappasso é più complicato che in altri canti.
Con tutta probabilità la fiamma nasconde esattamente come i consiglieri di frode quando compiono
le loro "marachelle" agiscano nascostamente. Anche Ulisse agiva cammufandosi da mercante o da
altre figure per andare oltre un limite.
Altro elemento comune é che entrambi sono due esuli.
Qualche commentatore girovagando di corte in corte Dante ha anche corso il rischio di essere u
consigliere di frode consigliando in maniera che potesse dare dei suggerimenti fraudolenti che
potessero portare alla rovina degli oppositori politici del signore che lo ospitava.
Similitudini complesse ed elaborate per rallentare il momento dello svelamento del riconoscimento
del protagonista di questo canto. E allo stesso tempo vuole dare conto dello spettacolo che vede.
Vede l'aria rischiarata da un mare infinito di fiammelle. che metaforicamente possono rappresentare
la luce dell'ingegno utilizzati però in malo modo.
Lo spettacolo dell'ultramondo viene paragonato a qualcosa di consueto.
Dante paragona se stesso ad un contadino che contempla la alle sotto se stesso.
La seconda similitudine sarà tratta dalle sacre scritture.
Precisamente dall'episodio di Elia che ascende al cielo ancora vivo dal carro d'Elio trainato da
cavalli e avvolto da una fiamma di fuoco. Assiste a questa scena il profeta Eliseo che viene indicato
con una perifrasi "colui che si vendicò con gli orsi".
v 38 - 39 Similitudine dentro la similitudine "come"
Catacresi per indicare la parte più stetta del fossato dell'inferno.
La terza sarà tratta dalla vicenda di Eteocle e Polinice: due dei figli di Edipo (ciclo tebano). sono
personaggi sui quali grava un destino tragico. L'eroe deve combattere contro il suo destino. Il
destino incombe su Edipo sin dalla sua nascita. Essendo i miti un intrico di racconti dipende sempre
anche dai racconti che si vogliono prendere in considerazione. La profezia di Laio e Giocasta
(genitori di Edipo) era che il loro figlio avrebbe ucciso il padre e avrebbe giaciuto con la madre. Ed
é la ragione per cui Edipo viene esposto (abbandonato). In sintesi Edipo adulto un giorno mentre va
all'oracolo di Delfi incrocia la traiettoria del padre Laio col quale scoppia una lite e il padre Laio
viene ucciso. La prima parte si avvera. Dopo di che Edipo incrocia la Sfinge (corpo di Leone, ali e
volto di donna) che terrorizzava la cittò di Tebe ponendo ai viandanti indovinelli che non venivano
risolti e per cui la Sfinge li uccideva. Edipo risolve l'indovinello e la Sfinge si butta da una rupe.
Edipo entra a Tebe e viene riconosciuto come eroe. Edipo diverrà a quel punto anche marito della
madre, senza saperlo e sposando Giocasta. Saltando un po' si dettagli. C'entra anche Tiresia con la
soluzione degli enigmi. Nel momento in cui Giocasta viene a scoprire di aver sposato il suo stesso
figlio e di aver generato figli dal suo stesso figlio si suicida. I suoi figli, Eteocle e Polinice,
decidono di cacciare Edipo dalla casa. Edipo scaglierà una maledizione su di essi. Dichiara loro che
si sarebbero odiati al punto da uccidersi uno con l'altro. Per provare a scansare la maledizione
cercano un accodo sul governo della città pensando di alternarsi. Allo scadere dell'anno quando
Polinice si presenta per entrare in carica sul trono, Eteocle tradisce il patto e non é disposto a cedere
il trono al fratello. Polinice inizia la guerra contro Tebe: la guerra dei 7 contro Tebe . Durante la
guerra i due fratelli si uccideranno combattendo l'un contro l'altro sotto le mura di Tebe. Quando
vengono sistemati su una stessa pira affinché siano arsi i loro corpi, la fiamma che si viene a creare
si divide a significare che l'odio che si era venuto a creare fra i due fratelli non era superabile
neanche dopo la morte. Questo é oil riferimento di Dante a quanto assiste Dante e cioé la fiamma
che scaturisce da Ulisse e Diomede. E' una similitudine che serve ad introdurre l'eroe per
antonomasia del monto classico, Ulisse.
Come Ulisse e Diomede hanno peccato insieme suscitando l'ita di Dio così ne subiscono l'ira.
Nella fiamma si soffra a causa del cavallo di Troia.
Ulisse e Diomede che furono

Appendice al XXVI canto di Ulisse.


La commedia testimonia la presenza di Ulisse in diversi luyoghi della Commedia.
I Canto dell'Inferno
vv 22-26 Dante riesce a sbucare fuori dalla Selva. Ha intravisto una montagna. Dante si paragona ad
un naufrago.
Canto II vv 31-36 Io non sono Enea e non sono Paolo. Qui il termine folle é il termine chiave.
Richiama e si rispecchia nelle parole di Ulisse. Nel caso di Dante personaggio non é folle perché
voluto dalla Madonna. Incipit e expicit.

Purgatorio Cando I 1-3 e 130-133


Si confronta con la esperienza del marinaio. La navicella dell'ingegno.

Purgatorio XIX 19-24


Presenza di Ulisse quando Dante sogna una donna balbuziente. Una dolce sirena che ammalia gli
uomini in mare ... tra cui Ulisse. Nel medioevo c'erano diversi modi di pensare Ulisse. Al di la di
pensarlo come scelerom inventor e come campione della conoscenza c'era una terza sterada che
tendeva a fare di Ulisse conferendogli una impronta Cristologica. Le sirene simboleggiano il Satana
che tenta il Cristo. Dante non sembra tenere conto di questa tradizione se non per ribaltarlo
completamente. Il suo Ulisse neanche resiste alla tentazione del canto della sirena ma anzi viene
sviato dal canto della serena - da intendersi in senso generico - ma ad ogni modo é un Ulisse che
cede mentre la sirena é da intendersi come proiezione degli "illusori beni terreni" che sviano gli
uomini. In ogni caso i beni terreni non sono qualcosa di negativo. La stessa parola "beni" non é
negativa. L'amore perfetto é quello contemplativo, quindi quello volto direttamente a Dio. L'uomo
può anche decidere fi amare Dio attraverso i beni terreni. Purché amare i beni tererni lo conducano
a portare lo guardo verso Dio. Un eccesso nell'amare i Beni terreni senza la capacità che questo
sentimento venga sublimato, cioè si rivolga a Dio, comporta il rischio alla annazione o di espiar le
proprie tendenze peccaminose in Purgatorio. In questo senso la tendenza la sirena che svia Ulisse
dal suo cammino diventa allegoria dei beni terreni che possono far volgere lo sguardo dell'uomo in
una direzione che non é quella di dio.

Paradiso II Canto vv 1 - 7
Dante usa la metafora della piccola barca. Nel purgatorio era la barca dell'ingegno e ora é una
piccola barca. Dante a questo punto vuol dire - visto che vuole ascende ai cieli del Paradiso - per
starmi dietro ora non basterà la piccola barca dell'ingegno ma sarà necessaria la Grazia ad
accompagnare l'ingegno. Se no avete la Grazia e non avete la Fede il Vostro Ingegno non sarà
sufficiente per cui in tal caso tornate in dietro perché vedendo me rimaste smarriti. <<L'acqua che io
prendo già mai non si corse>> é una metafora che richiama l'idea del navigare
Paradiso XXVII 82-84
Quando Dante ascende dal cielo delle stelle fisse verso il primo mobile volge lo sguardo verso il
basso e lo sguardo coglie proprio "il varco folle di Ulisse", le Colonne d'Ercole, con il richiamo alla
impresa di Ulisse e qul termine "folle" che compare anche qua.

Il mito di Ulisse é così forte e fondante la cultura occidentale che la riscrittura si ritrova anche in
generi e forme tradizionali.

Altra appendice possibile anche in ambito canoro.

Le Pleiadi di Vinicio Capossela é inserito in un concept album cioè un album a tema in cui tutte le
canzoni sono dedicate ad un argomento preciso. Album del 2011, Marinai, profeti e balene. Tullo il
lato B dell'album é quasi interamente dedicato alla figura di Ulisse.

Le Pleiadi di Vinicio Capossela


Non piove, non piove
E' un raggio la vela nel sole
Cede il suo lume alla volta
Alla Stella Polare
Urano lontano, lento meccano del cielo
Tutto si muove, ma niente si muove davvero
E i giorni passano e gli anni e le nozze col velo
Raschia la linea degli occhi l'inganno del telo

Tramontate son le Pleiadi


Notte Alta
Io dormo da sola ...

L'attesa
E'un inganno l'attesa
Ma, preferisco l'attesa
E' più dolce che non vederti tornare
Nell'attesa mi conosci così bene
Ma poi non riconoscerò te

Non piove non piove


Precipa il carro nel cielo
Dondola l'Orsa appesa alla volta polare
Andromeda, Orione
Le figlie di Atlante
Brillanti ai naviganti
La via per tornare

L'attesa, è un inganno l'attesa


Ma preferisce l'attesa
Lei non mi crederà, perché ama la sua nostalgia
Nell'atesa mi conosci così bene
Ma poi non riconoscerò te
S'alza in cielo ora la Croce del Sud
Notte alta io avanzo da solo
Fino ai confini delle Pleiadi
Fino agli estremi confini del mare

Ma io non ti dico tutto, con te consigliati in cuore


E da te stesso scegli la via

Ogni volta che si affronta la impresa di confrontarsi con un personaggio importante é importante
che il modello di riferimento sia immediatamente riconoscibile perché lo scarto rispetto
all'archetipo

La voce di Capossela da voce ad almeno due personaggi.

Penelope e Ulisse.
Penelope "l'inganno del telo"
Un gioco illusorio a svantaggio dei Proci.
Raschia la linea degli occhi l'inganno del telo
La linea degli occhi inteso come orizzonte da cui dovrebbe comparire prima o poi la nave di Ulisse.

Entrambe le strofe partono dalle immagini della volta celeste. Da un cielo stellato che dal punto di
vista di Penelope é un tempo che deve passare da cui attende lo sposo Ulisse. Ed' é significativo che
il raggio di sole é sostituito quasi subito dalla luce delle stelle.

E' significativa l'ultima parte delle strofa dove preferisce l'attesa perché il ritorno di Ulisse non è
detto che il tempo gli restituisca lo sposo di 20 anni prima. Ma poi non riconoscerò te.

Il pensiero di Ulisse inizia da uun cielo notturno. Il carro. L'Orsa appesa al cielo. Quella volta
celeste diventa per Ulisse una misura dello spazio perché indicano la via ad Ulisse per tornare a
casa. Le stelle e il cielo rappresentano lo spazio da attraversare.

Lei non crederà a tutto quello che le racconterò per giustificare la mia assenza perché ama la sua
nostalgia. Nostalgia contiene in se la parola nostosi quella parola ritorno che é per Ulisse la base
della sua vita.

La croce del Sud sostituisce le stelle del nostro emisfero come nel cielo dantesco.

Gli ultimi versi chi li pronuncia?


I due personaggi assieme?
Un punto di incontro dei due personaggi?
Questgi due versi potrebbero riferirsi alla profezia di Tiresia " Ma io non ti dico tutto, con te
consigliati in cuore
E da te stesso scegli la via", un concetto dantesco del libero arbitrio.
Odysseus (2004) di Francesco Guccini
Bisogna che lo affermi fortemente
Che, certo, non appartenevo al mare
Anche se Dei d'Olimpo e umana gente
Mi sospinse un giorno a navigare
E se guardavo l'isola petrosa
Ulivi e armenti sopra ogni collina
C'era il mio cuore al sommo d'ogni cosa
C'era l'anima mia che è contadina
Un'isola d'aratro e di frumento
Senza le vele, senza pescatori
Il sudore e la terra erano argento
Il vino e l'olio erano i miei ori
Ma se tu guardi un monte che è di faccia
Senti che ti sospinge un altro monte
Un'isola col mare che l'abbraccia
Ti chiama un'altra isola di fronte
E diedi un volto a quelle mie chimere
Le navi costruii di forma ardita
Concavi navi dalle vele nere
E nel mare cambiò quella mia vita
E il mare trascurato mi travolse
Seppi che il mio futuro era sul mare
Con un dubbio però che non si sciolse
Senza futuro era il mio navigare
Ma nel futuro trame di passato
Si uniscono a brandelli di presente
Ti esalta l'acqua e al gusto del salato
Brucia la mente
E ad ogni viaggio reinventarsi un mito
A ogni incontro ridisegnare il mondo
E perdersi nel gusto del proibito
Sempre più in fondo

E andare in giorni bianchi come arsura


Soffio di vento e forza delle braccia
Mano al timone e sguardo nella pura
Schiuma che lascia effimera una traccia
Andare nella notte che ti avvolge
Scrutando delle stelle il tremolare
In alto l'Orsa e un segno che ti volge
Diritta verso il nord della Polare
E andare come spinto dal destino
Verso una guerra, verso l'avventura
E tornare contro ogni vaticino
Contro gli Dei e contro la paura
E andar verso isole incantate
Verso altri amori, verso forze arcane
Compagni persi e navi naufragate
Per mesi, anni, o soltanto settimane
La memoria confonde e dà l'oblio
Chi era Nausicaa, e dove le Sirene
Circe e Calypso perse nel brusio
Di voci che non so legare assieme
Mi sfuggono il timone, vela, remo
La frattura fra inizio ed il finire
L'urlo dell'accecato Polifemo
Ed il mio navigare per fuggire
E fuggendo si muore e la mia morte
Sento vicina quando tutto tace
Sul mare, e maledico la mia sorte
Non trovo pace
Forse perché sono rimasto solo
Ma allora non tremava la mia mano
E i remi mutai in ali al folle volo
Oltre l'umano
La vita del mare segna false rotte
Ingannevole in mare ogni tracciato
Solo leggende perse nella notte
Perenne di chi un giorno mi ha cantato
Donandomi però un'eterna vita
Racchiusa in versi, in ritmi, in una rima
Dandomi ancora la gioia infinita
Di entrare in porti sconosciuti prima

Dall'album Ritratti un concept album in sui l'argomento principale é Ulisse.


Nel momento in cui si ascolta la canzona ci si deve rendere conto dello scarto dato dall'originale che
era l'Ulisse omerico.
Guccini sembra da principio ribaltare l'immagine di Ulisse perché lo descrive come agricoltore.
Tremolare delle stelle ... anastrofe.
Il Vatìcino
Lezione 13
XXXII Canto dell'Inferno
Dante incontra il Conte Ugolino nel32° canto.
Ci troviamo nel 9° cerchio stiamo arrivando alla fine del viaggio infernale.
Il 9° cerchio imprigiono i fraudolenti contro chi si fida, quelli più vili,più infami, quelli che hanno
tradito quelli che riponevano fiducia in loro. I fraudolenti contro chi si fida del 9° cerchio sono
divisi in 4 zone. La Caina dal nome di Caino dove ci sono i traditori dei parenti. L'Antenora -
Antenore sarebbe stato personaggio della Iliade, il Troiano traditore che avrebbe aperto lo sportello
del Cavallo portato dentro Troia - dove stanno i traditori della patria. La Tolomea dove stanno i
traditori degli ospiti (ospitalità era principio sacro) e infine l'ultima parte la Giudecca, la fine
dell'imbuto infernale, dove sta lo stesso Lucifero conficcato nel centro della terra. La Giudecca da
Giuda, che ha tradito Cristo ed é la zona in generale dove stanno i traditori dei benefattori. 4 zone
un unico cerchio per i fraudolenti contro chi si fida. Come sono puniti? Stanno immersi in una
immensa landa di ghiaccio, che non é altro che l'ultima parte del fiume infernale. Il fiume infernale
attraversa tutto l'inferno. Questo fiume si chiama Acheronte nella zona dell'Antinfermo, diventa la
palude dello Stige nella zona delle mura di Dite e riprenderà a scorrere come fiume dal sangue
ribollente col nome di Flegetonte nel cerchio dei violenti fino a sgorgare in questo lago ghiacciato.
Questo lago infernale prende il nome di Cocito, dove stanno immersi i traditori in varie posture:
orizzontale, verticale.
Il meccanismo del contrappasso é studiato per analogia: così come dovettero avere freddezza di
sentimenti non provano il calore umano così vengono puniti per immersione nel ghiaccio. Siamo
nel 32° canto e ante e Virgilio si muovono fra i traditori della Patria. Sono in verticale immersi sino
al collo. La testa sbuca fuori dal ghiaccio. Per cui Dante e Virgilio si muovono in una selva di teste
che sbucano dall'acqua ghiaccia. Mentre stanno li a camminare Dante finisce per dare una pedata ad
uno dei dannati. Stanno camminando in mezzo alle teste.
Verso 76.
Dante quando scrive la Commedia é fuori dalle logiche di fazione ma nell'anno della finzione 1300
é ancora ben alle questioni delle lotte fra guelfi e ghibellini. Per cui qualunque accenno alla
battaglia di Montaperti gli fa drizzare le orecchie. Come capisce che siamo tra i traditori della Patria
il danno gli dice "sei venuto qua ad accrescere la mia pena per quello che é successo a Montaperti,
Dante capisce che quel dannato ha qualcosa a che fare con la battaglia di Montaperti e che può
essere il traditore perché le cronache raccontano che nel momento in cui inizia la battaglia il
portabandiera che regge le insegne viene attaccato da uno della sua stessa parte che gli stacca la
mano con un fendente e gli porta via le insegne. Come le fila dell'esercito Guelfo vedono cadere
l'insegna pensano di essere perduti. Quello é uno dei momenti decisivi in cui si pensa che la
battaglia stia volgendo al meglio per i Ghibellini. Il traditore che strappa le insegne al portabandiera
é Bocca degli Abati e ovviamente l'anima dei dannati a cui Dante ha dato una pedata é proprio
Bocca degli Abati.
Linguaggio Basso
Umanità spregevole
Diventano "bestiali"
Il Conte Ugolino della Gherardesca, di famiglia tradizionalmente Ghibellina per mantenere il potere
a Pisa, portò avanti una condotta per cui metteva il piedi in due staffe. Cercandp do tenersi buone le
potenti famiglie ghibelline di Pisa, ma allo stesso tempo cercando appoggi e alleanze con i Guelfi.
Per un certo periodo si associò alla Signoria di Pisa il nipote Nino Visconti caro amico di Mirante
che apparteneva la parte alla parte guerra fino al momento in cui i Ghibellini Pisani. Ugolino è
convinto di poter gestire la situazione a proprio vantaggio, anche perché l'arcivescovo Ruggeri che
era il capo della fazione Ghibellina, gli aveva assicurato incolumità e garanzie rispetto al ritorno a
Pisa. In realtà gli viene resa in pratica una sorta di imboscata. Tornato a Pisa il conte Ugolino viene
imprigionato nella torre della Muda, la torre della fame, dove resterà chiuso per svariati mesi
insieme a due figli e due nipoti che nel racconto dantesco diventano tutti e quattro figli. Nel
racconto di Dante tutti e quattro i ragazzini sono bambini, in realtà erano di età molto diverse tra
loro e insomma in quella Torre della Muda verranno fatti morire sia il conte Ugolino che i figli e i
nipoti per il tradimento dell'arcivescovo Ruggeri. Questo è l'antefatto necessario storico che precede
ovviamente la ricostruzione che Dante realizza nel trentatreesimo canto anche in questo caso a
partire da eventi storici molto vicini nel tempo perché la vicenda del conte Ugolino si chiude nel
1289, quindi siamo ancora siamo di nuovo molto vicini alla data del 1300 in cui avviene in viaggio
in viaggio di Dante.

Lezione 13/2
XXXIII Canto dell'Inferno
Il Mistero del Conte Ugolino. La fine del conte Ugolino nasconde un ulteriore segreto/enigma.
In realtà Dante e Virgilio incontrano il conte alla fine del 32° canto. Sono nel Cocito, il lago
ghiacciato che é raccolto nella conca dell'infermo dove sono immersi i traditori più infami che
hanno tradito coloro i quali avevano avuto fiducia i loro. E' diviso in 4: Caina, Antenora, Tolomea e
Giudecca. Sono immersi nel ghiaccio ch eper il principio del contrappasso é previsto che loro che in
vita hanno dimostrato freddezza nel cuore con i loro cari ora devono patire il freddo stando immersi
nel ghiaccio. Nel caso dei traditori della Patria sono immersi in verticale con la sola testa che sbuca
fuori dal ghiaccio. Come abbiamo visto nel 32° canto il Conte Ugolino sta sulla testa
dell'arcivescovo Ruggeri e gli rode il cranio. Gesto che ripeterà in eterno. Su quel crqanio le carni
andranno a riformarsi e ogni volta il Conte Ugolino tornerà a divorare quelle carni. Il Conte
Ugolino della famiglia della Gherardesca sta tra i traditori della Patria a causa della sua condottqa
politica molto discutibile. Per poter conservare il potere nel Comune di Pisa si comportò in maniera
"trasformista" associando, luii che era di fazione ghibellina, anche il nipote che era di fazione
Guelfa Nino viconti (amico di Dante). Non esitò a stringere accordi con i comuni guelfi che
circondavano Pisa fino al momento in cui le famiglie aristocratiche pisane, guidate dall'arcivescovo
Ruggeri, non rovesciarono il governo, Nino fa in tempo a scapare. Il conte viene convinto a
rientrare a Pisa ma con l'inganno viene imprigionato nella Torre della Muda e li insieme ai suoi
quattro figli - come li descrive Dante - morirà di fame. L'arcivescovo Ruggeri é il principale
responsabile. Anche l'arcivescovo Ruggeri che ha tolto il cibo dalle bocche dei figli di Ugolino e
diventa il cibo del Conte Ugolino che in qualche modo deve saziarsi.
Questo é quanto ci introduce alla prima terzina del 33° canto.
E' da tenere presente che quello del Conte Ugolino é l'ultimo racconto infernale. L'unico altro
personaggio che compare alla fine del 33° é frate Alberigo che però non sarà artefice di un
racconto, non porge a Dante una storia se non qualche allusione.
Tutti i personaggi della Giudecca perdono anche il diritto alla parola e fa parte della loro punizione
saranno interamente sommersi nel ghiaccio e di ocnseguenza anche il volto, il viso. Non possono
proferire verbo. Lucifero é il mostro che occupa il 34° canto ma anche lui non potrà aprire bocca.
Conte Ugolino é in un certo senso l'ultimo personaggio ed é speculare ad un altro personaggio che é
la prima figura nell'inferno e che é nel 5° canto, Francesca. Così come accanto a Francesca c'era
Paolo, muto, sotto al Conte Ugolino ci sta l'arcivescovo Ruggeri ridotto al mutismo più totale. E'
chiaro che la vicenda del Conte Ugolino in qualche modo si rispecchia alla vicenda che tocca in
qualche modo si rispecchia nella sorte che tocca pr il tradimento realizzato all'arcivescovo Ruggeri.

Il linguaggio é in qualche modo bestiale ed é di accompagnamento alle immagini descritte.

La situazione di Ugolino presenta l'alternanza urla e silenzio.

Siamo al verso 74

Ugolino di nuovo l'alternanza urla disperate silenzi é la colonna sonora di tutta la scena finale

Gaddo è il più piccolo dei figli del conte Ugolino e quindi ovviamente quello più debole destinato a
soccombere per primo. Il fanciullo si getta disteso ai piedi rivolgendo l'ultima preghiera e in fondo
anche un'accusa nei confronti del padre dice "padre mio, perché non mi aiuti."
Il padre impotente rimane muto e silenzioso la ribellione in un certo senso appartiene ai figli in
questo caso, sembra quasi che Gaddo si ribelli rispetto al fatto che il padre per un bambino è come
se fosse un Dio e Ugolino non fa nulla per cercare di salvarlo. Questa situazione é un evidente
punto di riferimento, una citazione, di un passaggio chiave del Vangelo quello del momento in cui
Cristo morì sulla croce e prima di morire rivolge l'esclamazione al Dio padre "Dio mio Dio mio
perché mi hai abbandonato".

Le parole di Gaddo riecheggiano l'urlo di Cristo sulla croce. Il passaggio successivo è in cui i figli
innocenti si offrono come cibo al padre e forse chiedono al padre di mangiare le loro carni. Questo
passaggio è stato interpretato come una sorta di formula eucaristica, come nel giovedì santo
nell'ultima cena Cristo si offre come cibo ai propri apostoli, il rito dell'Eucarestia. Come Cristo si
offre come cibo in qualche modo innocente, così i figli del conte Ugolino a loro volta si offrono
come cibo, potrebbe sembrare che si offrano come vittime sacrificali. Perché vengono espiati in
questo modo le colpe del Padre Ugolino. Tutto il passo in questione può essere in un certo senso
letto in un'ottica cristologica e l'innocenza dei figli, il fatto che quei figli coi bambini sono
innocente, in un certo senso sono la figura dell'innocenza di Cristo. Questo sarebbe confermato da
Gaddo che muore e con le stesse parole con cui morì Cristo sulla croce "padre mio perché mi hai
abbandonato" "padre mio che non mi aiuti innocente". In realtà la critica dantesca è andata oltre
l'interpretazione di questo singolo passaggio perché a ben vedere tutta la parte finale, tutta la parte
conclusiva dell'inferno riporta immagini che fanno riferimento al triste mangiare. Mangiare a suo
modo rituale ma con un significato ribaltato rispetto a quello eucaristico. Il Conte Ugolino divora
l'arcivescovo Ruggeri, i figli si offrono come cibo al loro Padre Ugolino, poi andando oltre vedremo
l'episodio di Frate Alberigo e anche in quel caso ci sono dei pasti, ma soprattutto l'ultimissimo canto
trentaquattresimo con Lucifero il mostro Lucifero che con le sue tre bocche maciulla divora i tre
peccatori per eccellenza Bruto Cassio e Giuda che è il traditore di Cristo. E' come se Dante
nell'ultima parte dell'inferno, quella in cui rappresenta il degrado dell'umanità e di un'intera società
più che dei singoli individui, Dante nell'ultima parte dell'inferno ha voluto rappresentare una sorta
di ribaltamento in un certo senso parodico. Il rito dell'Eucarestia che nel caso ovviamente di Cristo è
un gesto d'amore, di comunione nell'amore, Dante lo ribalta nella zona più profonda dell'inferno
trasformando l'atto del mangiare. Nel mangiare le carni si vede un gesto che deriva direttamente
dall'odio e l'odio che costituisce evidentemente azione speculare in negativo. Tutto esemplificato da
l'innocenza dei figli di Ugolino, l'immagine finale che chiude l'inferno dantesco sta proprio in
questo in questo ribaltamento violento della legge dell'amore comandamento di Cristo nella legge
dell'odio che fa sì che l'uomo si trasforma in bestia fino al punto di divorare le nei propri dei propri
simili.
Siamo al verso 70
Quindi morì ...
Poi che fu ... più chel dolor pote il digiuno

Gaddo muore. Eccomi tu mi vedi con la stessa nitidezza, sembra dire Ugolino, con cui tu puoi
vedere me. Io vedo di ricascare gli altri tre figli uno dopo l'altro il quinto giorno il sesto .... sono in
realtà già diversi mesi che sono rinchiusi nella torre tra il quinto e il sesto giorno da quando era stata
chiusa la porta e quindi da quando il cibo Ragion per cui io mi diedi.
Già reso cieco dalla fame e dalla disperazione a brancolare sopra tutti intorno ai cadaveri dei quattro
figli e li chiama. Una volta che erano già morti.
Strano questo atteggiamento . Questo Ugolino che non dice una sola parola per tutto l'arco degli
ultimi penosissimi giorni e poi inizia a chiamarli, a pronunciare il loro nome nel momento in cui
loro non ci sono più, sono già morti ed è significativa anche la scelta del verbo di questi ultimi gesti
del conte Ugolino, il brancolare sopra i cadaveri dei figli
Brancolare da branca la branca è la zampa e brancolare racchiude in sé il senso del muoversi
animalesco quasi che appunto il conte Ugolino abbia vestiti. Alla fine della sua vicenda di vita le
vesti di quel lupo che aveva sognato nell'ultimo sogno premonitore il conte però diventa il lupo che
brancola attorno ai cadaveri dei figli, che sono dei cuccioli e che sono già morti.

Verso 75
è il verso più misterioso di tutti <<poscia più chel dolor potè il digiuno>>.
E' il verso più noto, più famoso, più parodiato, anche di tutto l'inferno della commedia. E' un verso
che alla lettera vuol dire semplicemente <<dopodiché più che il dolore ancora più forza ebbe il
digiuno, la fame. La fame è più forte del dolore >> é questo il senso letterale che vorrebbe
semplicemente dire nel modo in cui il verso è stato inteso da tutti i commentatori antichi. Vorrebbe
semplicemente dire che per quanto io fossi addolorato per quanto quasi non reggessi la sofferenza
di aver visto i miei figli cadere uno dopo l'altro, ad ogni modo il dolore non fu sufficiente a
staccarmi dalla vita, ma a finirmi fu la fame. Questa é la interpretazione più semplice ed é quella
che tutti i commentatori antichi avevano inteso. I commentatori moderni in questo verso hanno
invece trovato dell'altro e cioè leggono in questo verso la possibilità più o meno remota che il conte
Ugolino possa essersi cibato delle carni dei propri figli, che si sia spinto fino al punto di insinuare i
denti nelle carni dei cadaveri dei figli spinto dal delirio dell'ossessione della fame.

Si chiama tecnicamente tecnofagia l'atto di cannibalismo consumato ai danni dei propri più intimi
congiunti ed ovviamente è un interpretazione particolarmente macabra che però vi dico subito nel
testo in realtà ci sta' in quanto il racconto del conte Ugolino riprende un fatto di cronaca realmente
accaduto compreso il fatto che dopo diversi giorni venne riaperta la porta inchiodata della torre
della Muda e ne cavarono fuori i cadaveri del conte Ugolino e dei suoi figli e nipoti, effettivamente
quel cadavere sono stati in parte divorati, ma divorati dai topi con tutta probabilità, diciamo.

La vicenda storica ci interessa fino nella misura in cui Dante ha tratto evidentemente ispirazione da
un fatto realmente accaduto.

Con tutta probabilità in realtà non ci fu alcun atto di cannibalismo. Anzi è probabile che alcuni
dei figli fossero sopravvissuti al padre che invece era abbastanza avanti negli anni. Quindi
fisicamente non il più capace di resistere ai morsi della fame. Ma ripeto al di là della vicenda storica
ci interessa in modo in cui ovviamente l'autore la ha ricostruita.
Quello che dobbiamo domandarci a questo punto é che cosa Dante ha voluto comunicarci col verso
75, che cosa ha voluto far credere. Il conte Ugolino, è morto stroncato dalla fame o è morto spinto
dalla fame a vincere anche il dolore, cioè l'affetto che prova nei confronti dei figli, quindi cibandosi
delle carni di quei cadaveri.
E com'è che i moderni sono arrivati ad un'interpretazione di questo tipo?
È fondamentale l'accumulo di immagini scandite lungo tutto questo canto.
A partire dalla finale del canto precedente l'ossessivo ricorrere di immagini che fanno riferimento al
divorare
il conte Ugolino che divora il cranio dell'arcivescovo Ruggieri, la scena madre d'apertura ... in realtà
di chiusura del trentaduesimo e di apertura del trentatreesimo sonno.
Il sogno premonitore nel quale il conte Ugolino sogna che le cagne fameliche alzate dal Ruggeri
quelle cagne a conficcare i denti canini aguzzi nei fianchi dei lupacchiotti: il conte Ugolino spesso
che per disperazione si morde la mano.
Più clamorosa ... che nel suo valore simbolico i figli che ti si offrono come cibo al padre è questa
ridondanza.
Queste immagini che fanno riferimento al lato del divorare il lato di mangiare le carni che portano
ineluttabilmente il lettore a immaginare che il Ugolino possa essersi cibato delle carni dei propri
figli.
Come ha notato poi quel grande lettore di Dante che è Jorge Luis Borges, in realtà è del tutto
probabile che Dante non abbia voluto espressamente dirci nulla di chiaro proposito, cioè secondo
Borges Dante non c'ha apertamente negata la possibilità del cannibalismo o della tecnofagia non
abbia voluto neanche espressamente. Magari non era stato consumato - piuttosto sostiene Borges -
Dante ha voluto che il lettore lo sospettasse perché sospettare un atto così tremendo é poeticamente
molto più efficace che mostrarlo platealmente, sospettarlo, diciamo è molto più condizionante nel
senso che vederlo.

La proposizione manifesta avrebbe in un certo senso creato una situazione nel lettore l'idea che
invece ogni volta che noi torniamo su questo punto ogni volta che noi leggiamo il verso 75 siamo
portati a sospettare che si superi un limite fino al confine estremo di una situazione. Sarebbe
appunto devastante arrivare fino a quel limite. Intravediamo qualcosa lo sospettiamo ma non ci
viene concesso come verità acquisita e manifesta. Beh questo ogni volta fa scattare nella nostra
immaginazione quell'effetto straordinariamente drammatico che ha voluto costruire in quegli ultimi
attimi che il racconto del conte Ugolino ci propone e ha voluto che noi lo sospettassimo.

In realtà a parte Borghese già il padre della nostra storia letteraria Francesco De Sanctis si era
soffermato sulla quantità di significati che erano stati magistralmente suggellati dentro un unico
verso, l'unico verso in un endecasillabo. Per De Sanctis tutto quello che quel singolo verso può
contenere si tratta forse <<con in bocca la morte si lamenta che il dolore non basti ad ucciderlo e
deve attendere la morte lenta della fame e questo sarebbe un momento di disperazione ... forse non
cessa di chiamare i figli se non quando la fame più potente del dolore viene e gli toglie la forza ...
gli manca la vista e poi la voce. >>

Questo potrebbe essere un sentimento di tenerezza. Forse mentre la natura spinge i denti sulle
misere carni in quell'ultimo delirio della fame, quelle sono nella sua immaginazione
Secondo De Sanctis tutto questo è possibile tutto questo può essere concepito pensato e
immaginato. Ciascuna congettura alla sua occasione in qualche parola in qualche accessione di idea
scrive tutto questo è uscita di concentrarlo in un unico mirabile verso.

Il Conte Ugolino è uno dei personaggi più tristemente famosi della commedia anche a differenza di
Ulisse un mito creato ex novo da Dante. Forgiato a partire da un avvenimento di cronaca e che
assurge alla forza del mito. Il personaggio di Ugolino non lo si capisce dalla quantità di rivisitazioni
che ha avuto la sua vicenda la commedia ha avuto diverse trasposizioni cinematografiche.
Ovviamente la storia del conte Ugolino é uno dei passaggi chiave. Ma in realtà sia sul piano delle
rappresentazioni teatrali che le riscritture filmiche cinematografiche l'episodio del conte Ugolino, è
stato uno dei più visitati di più anche autonomamente rispetto all'esigenza di riprodurre.
Il conte Ugolino diventa un personaggio mito anche per la quantità di cose non dette di situazioni
ambigue per la quantità di significati che è possibile concentrare prima e cava fuori da ogni singolo
da ogni singolo verso.

Vi ricordo per esempio il modo in cui De andre' riscrive il verso del conte Ugolino. In una sua
celeberrima canzone Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, una canzone in cui si
racconta del Re Carlo che torna punto da una guerra è che avendo perso la chiave della cintura di
castità della moglie si concede a una avventura amorosa con una passante che incrocia per strada. Il
verso in ci Dante viene diciamo così trasfigurato da intendere parodicamente suona in maniera
leggermente diversa dove più dell'onor potè il digiuno diventa il verso più dell'onor potè il
digiuno. Nel senso che il re Carlo è disposto a sacrificare l'onore dello sposo virtuoso in nome della
fame del digiuno dalle prestazioni sessuali. Ovviamente avendo trascorso un lungo periodo in
guerra.

Andando avanti
Rispose adunque in son frate Alberigo .... son quel dalle frutta del ma l'orto che qui riprendo dattero
per figo ...

Frate Alberigo accetta la proposta del patto suggellato da Dante con quel giuramento fasullo e
rivela la propria identità ....
Sono frate Alberigo, sono bello della frutta Dell'Orto del male.
L'antefatto storico reale - che qui dato di cronaca vera e di cronaca nera - che risale più o meno al
1285, quindi di nuovo Dante autore lavora da dati molto recenti che erano in pieno possesso dei
suoi lettori
Frate Alberigo, la vicenda eclatante é legata all'episodio in cui secondo quanto riportano le cronache
frate Alberigo invitò a pranzo alcuni suoi parenti, quindi erano ospiti e parenti allo stesso tempo, li
invito a pranzo, e in realtà aveva una serie di conti in sospeso con questi. Alla fine del pranzo li fa
ammazzare dai suoi sgherri a una parola d'ordine un ben precisa. Quando Frate Alberigo avesse
chiesto che venisse portata la frutta, "frutta" era la parola d'ordine alla quale dovranno comparire gli
sgherri e trucidare malamente i suoi parenti. Per questo frate Alberigo, quando parla con un certo
spirito caustico utilizza tutta una serie di metafore che derivano dalla frutta e dice sono quello che la
frutta dell'Orto del male e qui riprendo indietro dattero per fico e che sarebbe come dire "qui mi
riprendo indietro pan per focaccia", "chi semina vento raccoglie tempesta", nel senso che ha
compiuto un'azione malvagia e qui riprende indietro una pena che é altrettanto pesante.

Verso 121
Dante è stupito perché è convinto frate Alberigo nell'anno 1300 si aaancora vivo.
1300 é l'anno in cui Dante personaggio affronta il viaggio nei tre regni oltremondani e quindi è
convinto che frate Alberigo fosse ancora vivo. E domanda a lui. Com'è possibile che tu sia già
morto? Ed Egli a me.
Non ne ho la più pallida idea. Non ne ho alcuna conoscenza con il vantaggio e svantaggio in senso
ironico caustico. Appunto questo vantaggio offre la Tolomea, questa zona dell'inferno Tolomea - o
per un episodio biblico o richiamando la vicenda del re dell'Egitto Tolomeo che offri ospitalità a
Pompeo. Si precipita in questa zona dell'inferno ancor prima che altro po' di alla mossa, poi
vedremo. Chi è chi è altro po'. ....

Cos'è che si é inventato Dante questa volta? Andando ben oltre il dogma cattolico ...
normalmente al Cristiano si concede la possibilità di pentirsi fino all'ultimo respiro. Un buon
cristiano può pentirsi fino all'ultimo istante anche nel peggior dei casi ma qui Dante in realtà si
inventa come alcune fonti contemporanee lui a cui può essersi ispirato e lo realizza Dante in
maniera particolarmente eclatante perché si inventa la possibilità che le anime che hanno
compiuto delitti così atroci perdono comunque la possibilità di potersi pentire nel momento
stesso in cui commettono una azione così infame e così abietta. Vengono istantaneamente
precipitate nell'inferno nel momento in cui è perpetrato l'uccisione dei propri ospiti dei propri
parenti. Istantaneamente la loro anima viene precipitata all'inferno mentre il corpo resta sulla terra e
del corpo prende possesso un demone che la governa come racconterà lo stesso frate Alberigo.
Dante qui è già oltre il dogma, però trae ispirazione da un episodio evangelico. Nel Vangelo di
Giovanni si descrive ancora come Cristo aveva già annunciato che uno degli Apostoli l'avrebbe
tradito, il traditore nel momento in cui l'anima é ormai convinta del tradimento dice un angelo di
Giovanni che saltano a prende possesso della sua persona questo può essere diciamo l'episodio.
Da qui a cui Dante possa essersi ispirato ... la questione è piuttosto dibattuta.

Il concetto della ospitalità sacra e non c'è niente di peggio che tradire l'ospitalità così
istantaneamente la loro anima malvagia viene fatta sprofondare nell'inferno. E infatti come mai sia
il corpo ancora sopra non ne ha idea: l'anima cade nell'inferno prima che la parca che recida il filo
della Vita. Le Parche incarnano il destino il destino dell'uomo Cloto Lachesi Atropo. Atropo è
quella che recide il filo e implica la fine della vita dell'individuo. Nella mitologia classica il destino,
il fato, é qualcosa rispetto al quale neanche gli dèi possono opporsi. Anche gli dèi devono sottostare
al fato, quindi questa é una immagine molto potente.

Guardate che questa zona in cui è rappresentata la feccia del genere umano, non è che
necessariamente l'uomo colto, il nobile, possa essere risparmiato da questa sorte. Anche l'uomo più
colto anche l'uomo più nobile può appartenere alla feccia dell'umanità, quindi prima che Atropos
mozzi il filo, cioè prima che Atropos dia la mossa di tagliare il filo.

Ciò ... ha a che fare ancora nel mondo di sopra. Cioè frate Alberigo non gli bastava aver raccontato
la propria identità non è soddisfatto, vuole dire il nome del suo dirimpettaio ... Brancadoria.
Tu devi sapere chi é se tu sei giunto quaggiù adesso, cioè se hai abbandonato da poco il mondo di
sopra devi sapere se sei lì col nome di Brancadoria sicuramente. Sai è un nome altisonante, quindi
sai di chi sto parlando, son passati più da quando fu racchiuso nel ghiaccio del Cucito Brancadoria
E' un nobile genovese, la famiglia Brancadoria, evidentemente nota. A sua volta traditore degli
ospiti, secondo quanto riportano le cronache invito a pranzo sua volta. Brancadoria invitò a pranzo
il suocero e, siccome Brancadoria era interessato ad entrare in possesso dei territori governati dal
suocero lo invta a pranzo e lo fa uccidere in Sardegna. Brancadoria resterà per secoli sinonimo in
Sardegna di traditore. Dare a qualcuno del brancadoria significa per l'appunto dargli del traditore.

Dante gli dice che non crede che Brancadoria sia già morto.

Frate Alberigo risponde che nel fosso di sopra .... (la zona più alta quella delle malebolge dell'ottavo
cerchio) quindi nel cerchio che viene controllato da diavoli delle malebranche (riferimento alla
bolgia dei barattieri) non era ancora giunto Michele Zanche, che ancora prima non era ancora nella
zona del Cocito. La vittima non era ancora giunta nella "sua" malabolgia che Brncadoria pur vivo
era già nel Cocito. Brancadoria con tutta possibilità ha avuto la possibilità di leggere o di sentirsi
raccontare il modo in cui Dante autore lo aveva rappresentato nella sua Commedia. E' uno dei pochi
che ha potuto leggere il destino che Dante gli aveva riservato.

Andando avanti
una volta che ha terminato il suo racconto, che poi é un mettere in luce le sue ribalderie e il tradire
la identità dei propri compagni di pena, Frate Alberigo é convinto che Dante rispetti la promessa
fatta e gli chiede "ditendi la tua mano e aprimi gli occhi" e io non lo feci e gesto mobile può esser
villano nei suoi confronti. Dante non avrebbe potuto sostituirsi alla giustizia divina o addirittura
alleviando una pena inflitta da Dio levando il ghiaccio dagli occhi di Frate Alberigo. Ma in realtà
Dante tradisce il patto nei confronti di Frate Alberigo, quindi agendo in quel modo cioé lasciandolo
li senza aver disbrigato quanto aveva promesso di fare, Dante é come se infliggesse una pena
ulteriore al traditore che viene tradito ed é come se applicasse una sorta di supplemento di pena di
contrappasso, quindi fu un gesto nobile essere villano nei confronti di un farabutto di questa portata.

Intanto il canto si chiude con l'ennesima invettiva prima Pisa e adesso Dante se la prende con
Genova. Con riferimento a quello che ha commesso Branca Doria. I genovesi sono uomini pieni
d'ogni vizio trovai che insieme al peggior spirito all'anima peggiore della Romagna, trovai uno di
voi, cioè un genovese, che a causa della sua opera malvagia già si bagna come anima nelle acque
del Cocito mentre nella sua forma corporea è ancora viva nel mondo di sopra, anche se abbiamo
visto che quel corpo in realtà governata da un demonio.

Quindi invettiva contro Pisa, invettiva contro Genova. Abbiamo già visto invettiva contro Firenze.
Famose sono le invettive contro Siena, Pistoia, in realtà nessuna parte in Italia si salva. Forse in
questo canto come la polemica dantesca non vada più indirizzata a un singolo Comune ma
rappresenta una condizione che è una condizione generale di tutta la penisola, non è un caso che
questi singoli lamenti si ergano sesto canto del Purgatorio - i Sesti canti di tutte tra le cantiche sono
canti definiti i canti politici - sesto canto del Purgatorio Dante l'invettiva più famosa di tutte quella
che colpisce l'Italia.

Il conte ugolino é anche l'ultimo vero grande personaggio che incroceremo in questa parte del corso
monografico, ce ne sono da fare, diciamo così tre canti e non troveremo più un personaggio che si
stagli in maniera così clamorosa.

Il conte Ugolino è una figura mostruosa, che in questa immensa impalcatura della Commedia ha un
dialogo così fitto.

Rimarchiamo alcuni concetti fondamentali. Dante autore punta tutto sulla rappresentazione della
figura individuale a partire da un insegnamento che gli deriva da Tommaso D'Aquino, dalla sua
guida teologica. In fondo la dottrina tomistica seguiva e giustificava in un certo senso e incentiva la
rappresentazione delle figure individuali perché soltanto attraverso la molteplicità totale delle figure
individuali era possibile avere un'idea esauriente quella che era l'assoluta onnipotenza del Creatore,
di colui che aveva appunto realizzato ciascuna di quelle forme individuali. E la figura individuale
era già per Tommaso sostanzialmente unità di anima e corpo. L'anima era la forma del corpo. E' una
piccola rivoluzione perché dopo secoli in cui diciamo che la rappresentazione del corpo era in
qualche modo o censurata o derisa o comunque relegata a margine in qualche modo nella
Commedia di Dante, grazie in qualche modo anche le indicazioni ricevute da Tommaso, il corpo
torna ad essere protagonista. Le anime che Dante incrocia nel suo cammino sono anche corpo. Non
sono minimamente "fantasmatiche" come quelle dell'Ade della Odissea omerica. L'invenzione di
Dante è proprio il fatto che quelle anime abbiano un corpo che Dante faccia rimanere intatte le forze
vitali e senstitive. Questo fatto consente a quelle anime di mostrarsi non solo come anima ma anche
come corpo cioè fatto che consente che i suoi personaggi provino dolore, di provare emozioni di
provare sofferenza tutto intrecciato amalgamato insieme a manifestare la propria sofferenza anche il
proprio dolore ai propri stati d'animo di fronte al pellegrino Dante e conseguentemente di fronte agli
occhi del lettore. E' chiaro che anche in questo caso Dante in parte si muove al limite del dogma
rischiando di sconfinare oltre e l'ortodossia verso concezioni eterodosse. L'individuo è unita di
anima e corpo. Dante non rinuncia alla corporeità, da ampio spazio alla corporeità, esalta la
personalità individuale che conserva pienamente quelle che erano le sue caratteristiche terrene.
Sono tutti aspetti fondamentali insieme ad un altro. L'unità della figura è per Dante unità di anima
corpo e destino. Qui c'è una differenza fondamentale rispetto alla tragedia greca perché l'eroe della
tragedia è eroe che subisce il destino, è un eroe è in lotta contro un proprio destino, contro il fato.
Al quale Fato sappiamo non può porsi perché gli dèi possono opporsi alle decisioni del fatto e la
tragedia consiste proprio nel fatto che l'eroe deve soccombere. Nel caso dei personaggi danteschi
sono personaggi che sono dotati ovviamente del libero arbitrio, quindi della facoltà di scegliere di
scegliere tra il bene e il male. Quindi non è che subiscano un destino come una spada di Damocle
che pende sul loro capo. Essi scelgono il loro destino e il loro racconto infatti da conto del loro
destino e della loro scelta su ciò che ha determinato l'ultima traccia che di essi lasciano sulla terra è
ciò che allo stesso tempo determina la loro posizione e la loro collocazione entro i 3 regni
dell'ultramondo inferno, purgatorio e paradiso.
Altra differenza rispetto all'Ade Virgiliano. L'Ade virgiliano é comunque governato dalla
dottrina della trasmigrazione delle anime, significa che tutte quelle anime rientrano in gioco in un
certo senso, hanno una seconda vita, si incamerano in un nuovo corpo. Questo ovviamente non è
possibile nell'inferno Cristiano di Dante intanto perché abbiamo visto c'è la indissolubile unità di
anima e corpo. Abbiamo visto cosa succede in effetti a coloro che si sono suicidati: quell'unità che
hanno distrutto il proprio corpo dovranno in eterno per contrappasso rinunciare a ritrovare il proprio
corpo e saranno trasformati in essenze vegetali. Nell'inferno di Dante l'unità di anima e corpo non
può essere messa in gioco e soprattutto le anime dantesche hanno un'unica esistenza. Non esiste la
possibilità della trasmigrazione delle anime, non esiste la possibilità di reincarnarsi non esiste una
seconda vita. I personaggi hanno un'unica vita a disposizione. Che significa che hanno un'unica
possibilità di scegliere. Spesso e volentieri una volta per tutte un'unica possibilità di scegliere tra il
bene e il male e quell'unica scelta, quell'unico momento spesso e volentieri decide di tutta
un'esistenza. Qui sta tutta la drammaticità dell'inferno Cristiano e delle impalcature della struttura e
della rappresentazione del tragico destino dei dannati che da Dante e questo spiega anche perché in
quell'unico volta in quell'unica parola devono dare conto di quella scelta in quel momento decisivo
e della ragione anche per cui con l'unica parola con l'unico brevissimo e sintetico racconto è il
distillato del ricordo perfetto, cioè la più intima essenza di ciascuna di ciascuno di quei personaggi.
Non ci può essere alcuna contraddizione tra anima corpo e destino. La figura individuale per Dante
l'insieme di tutte queste cose.

Quindi ne consegue che la commedia è il trionfo della personalità individuale. La personalità del
singolo individuo non viene più schiacciata soffocata in rappresentazioni di masse di anime
indistinte astratte semplicemente con una divisione tra Buoni e Cattivi, anzi spesso e volentieri la
simpatia del lettore va nei confronti personaggi dannati danteschi come Francesca, Farinata, Pier
della Vigna, Ulisse, nonostante siano dannati conservano la loro grandezza terrena che è tutta
terrena anche con i limiti che comporta il una grandezza che è una grandezza terreno, conservano
tutta la loro grandezza e appaiono i rispettabili magnanimi, nonostante siano dei dannati. E per
esaltare la loro personalità individuale è a figura individua altro dato che è fondamentale Dante
autore non è disposto a rinunciare a qualunque mezzo espressivo. Non esiste una parola non esiste
un'espressione non esiste un livello stilistico che Dante rifiuti a priori se quella determinata
espressione quella determinata parola quel gesto quella scelta stilistica gli consentono di dare piena
espressione a quella determinata figura individuale che implica ovviamente una vertigine clamorosa
tra l'alto e il basso perché la più bassa delle espressioni la più alta delle manifestazioni verbali
possono essere indicate per dar acconto per esaltare per valorizzare quella particolare figura quel
particolare personaggio che Dante col quale tante si trova ad interloquir. Questo significa che Dante
autore si muove nell'ambito della più ampia libertà espressiva.
Due personaggi Sardi nella Commedia.
Dante incrocia due personaggi sardi nel suo cammino. Li troviamo nel 22° canto dell'inferno. Nella
bolgia dei barattieri, immersi nella pece bollente e controllati dai malebranche.
Un primo personaggio é Frate Gommita, che resse il giudicato per conto di Nino Visconti. "vasel
d'ogne frode". Ebbe in mano, in controllo alcuni nemici di Nino e in cambio di denaro li lasciò
scappare. Insieme al frate c'è Michele Zanche che gestiva il giudicato del Logudoro. Dante li
rappresenta tra i barattieri ma rappresentati come se fossero in disparte. Vengono rappresentati
come se stessero per conto loro a parlare di cose di Sardegna.
Nino Visconti e il Conte Ugolino erano implicati in cose sarde ma non sardi.
Le altre questioni che riguardano la Sardegna riguardano voci che riguardano il modo di fare.
Ulisse che nomina la Sardegna.
Ci sono due luoghi e due situazioni in cui si nomina la Sardegna.
In un caso siamo nel 29° canto dell'inferno, nella bolgia dei falsatori di metallo. Per evocare la
quantità di urla che si levano da quella bolgia e per la puzza si fa riferimento alle zona della
Maremma e della Toscana. E l'ultima ci viene offerta da Forese Donati che si lamenta del costume
delle donne fiorentine e dice che la Barbagia di Sardegna é più pudica della Barbagia di Firenze
dove le donne mostrano le poppe.
Della Sardegna c'è poco se non proprio poche cose di riflesso.
Lezione 14°. Verso la conclusione del viaggio all'interno della commedia.
Il trentaquattresimo canto
Struttura di insieme della Commedia. Il poema nel suo respiro complessivo.
Erich Auerbach. Prospettana tre sistemi: sistema fisico, sistema etico e sistema storico.
I tre sistemi sono ben distinguibili, ma ad ogni modo tra loro profondamente intrecciati all'interno
del poema.
Sistema fisico. Come viene prospettato da Dante come lettore può intuire attraverso le spiegazioni
che di volta in volta Dante riceve dalle sue guide, cioè fondamentalmente da Virgilio e da Beatrice.
Tenete presente che ovviamente noi possiamo contemplare i tre sistemi, quindi una visione di
insieme, per esempio dell'universo dantesco, ma in realtà sono tutti i dati che Dante personaggio
scopre di volta in volta per un poco alla volta e visto che poi questa lezione si concluderà con il 34°
canto potremmo capire come alla fine della prima parte del viaggio, la parte infernale, Dante inizia
a scoprire, grazie alle azioni di Virgilio, come è fatto l'universo, che egli vuole rappresentare
attraverso il poema.
In questa immagine si capisce come fosse raffigurato l'universo nel suo complesso ed è un universo
dove la Terra si trova sistemata perfettamente al centro. E' un modello quindi di tipo geocentrico
dell'universo, concepito secondo il modello aristotelico tolemaico. Come si dice sempre Aristotele e
Tolomeo la terra è appunto sistemata al centro e i pianeti ruotano attorno alla terra. Questo sistema
resterà in vigore per secoli. Sarà Copernico a proporre la prima rivoluzione per cui la terra smetterà
di essere immobile al centro dell'universo ma inizierà a ruotare attorno al sole come gli altri pianeti.
In realtà però come vedete dall'immagine l'universo aristotelico tolemaico era un Universo chiuso
dalle sfere che ruotano attorno alla Terra e questa struttura chiusa monolitica in un certo senso si
conserva anche nella visione di Copernico. Saranno in realtà prima Giordano Bruno e
successivamente Galileo Galilei a mandare in frantumi il sistema delle sfere. Bruno, in realtà il
primo a parlare, abbracciando la rivoluzione copernicana e a proporre l'immagine di un universo
infinito in cui attorno a ciascuna Stella ruotano infiniti mondi. La speculazione filosofica di
Giordano Bruno, sarà poi poco dopo, al principio del 1600, in un certo senso confermata dalle
osservazioni col telescopio di Galileo Galilei, il quale per esempio noterà che la Via Lattea non è
altro che un ammasso sterminato di stelle. L'universo di Galilei sarà l'universo infinito.

Ai tempi di Dante, vigeva ancora il sistema aristotelico tolemaico, quindi la terra immobile al centro
e l'universo è chiuso dalle sfere, dalle nove sfere.
Iniziamo dalla Terra, in quanto la configurazione della terra la terra che si trova al centro e che qui
vediamo in un certo senso sottosopra rispetto alla visione che abbiamo abitualmente. Nel senso che
l'emisfero boreale è rappresentato nella parte inferiore. Gerusalemme occupa il centro della mappa
geografica delle terre emerse. Gerusalemme, non a caso la città santa la città in cui Cristo muore in
croce liberando l'uomo dal peccato. Gerusalemme al centro e i due mari, occidentali e orientali del
mondo conosciuto, sono rispettivamente il Gange ad est e le colonne d'Ercole quelle che Ulisse
decide di superare con il suo folle volo. Le colonne d'Ercole, invece costituiscono l'estremo confine
occidentale ai piedi di Gerusalemme. Al centro si apre la voragine dell'inferno che culmina poi al
centro della terra con il corpo di Lucifero che é piantato nel mezzo.

In maniera del tutto speculare dall'altra parte agli antipodi nell' antartico, nell'emisfero australe, che
è interamente occupato dalle acque dell'Oceano, sorge la montagna del Purgatorio, montagna che è
la montagna più colossale di tutta la terra. La Montagna del Purgatorio che a sua volta culmina con
il paradiso terrestre che si trova in cima alla montagna del Purgatorio. L'Eden, il luogo creato per
ospitare l'uomo quando l'uomo era perfetto immortale eternamente giovane senza alcun tipo di pena
o preoccupazione L'Eden é il luogo terrestre della assoluta perfezione. Non è un caso che sia anche
il luogo della terra che è più vicino al cielo e di conseguenza più vicino a Dio.

La distribuzione degli spazi sulla terra è assolutamente simmetrica armonica e speculare. In realtà
questo tipo di disposizione dello spazio come scopriremo meglio nel 34esimo canto è determinato
da un evento catastrofico ovvero la ribellione di Lucifero il più perfetto degli Angeli la ribellione
nei confronti del creditore a seguito della quale sconfitto Lucifero viene scagliato dall'empireo dalla
sede di Dio viene scagliato sulla terra e precipita proprio in direzione dell'emisfero australe - non
c'era ancora la montagna del Purgatorio - Lucifero precipita sulla terra nell'emisfero australe. In
origine si trovavano le terre emerse che per evitare il contatto con il demone, la più malefica
creatura, per evitare il contatto con lui le terre dell'emisfero australe si spostano nell'emisfero dove
le terre emergono. Ma in origine non c'era la Montagna del Purgatorio. C'erano terre nell'emisfero
australe che si spostano di sotto per evitare il contatto con Lucifero. Lucifero nella caduta si
pianterà esattamente al centro al centro della terra e per evitare il contatto con Lucifero ancora una
volta le terre si aprono creando la voragine dell'inferno e creano anche la grotta dove poi
ritroveremo Dante e Virgilio nel 34 e alla fine del trentaquattresimo canto. La terra si apre creando
la voragine dell'Inferno, si apre la grotta e diciamo tutta la terra che si sposta per evitare il contatto
con l'uccisione emerge di nuovo nell'emisfero australe a formare la montagna del Purgatorio che
quindi in origine non esisteva. La montagna del Purgatorio in un certo senso così come la voragine
dell'inferno la loro conformazione deriva dalla caduta di Lucifero da quell'evento originario e
catastrofico. Ripeto, poi sulla cima della montagna del Purgatorio sorge il paradiso terrestre dove
venne a sua volta creato l'uomo.

Attorno alla Terra, ruotano 9 sfere che sono le prime sette le sfere dei pianeti qui le trovate nel loro
ordine il cielo della luna in cielo di mercurio, cielo di Venere, il cielo del Sole, di Marte, di Giove e
di Saturno. Gli antichi ritenevano infatti che tanto la luna quanto il sole fossero pianeti che
ruotavano come gli altri intorno alla Terra. Oltre alle 7 sfere dei pianeti, troviamo il cielo stellato
come viene indicato in questa mappa era il cielo delle stelle fisse. Com'è che è gli antichi riuscivano
a distinguere i pianeti? Pianeta sta a indicare il corpo Celeste errabondo, cioè il vacante quello che
si muove nel cielo rispetto alle costellazioni che sono appunto costituite dalle stelle fisse. Cioè se le
costellazioni si muovono nel cielo di stagione in stagione molto lentamente, invece i pianeti
attraversano le varie costellazioni facilmente distinguibile anche di notte. Questa è la ragione per
cui gli antichi distinguevano tra i pianeti e riuscivano a distinguere il moto dei pianeti rispetto al
lentissimo delle stelle fisse.

Il moto deriva dal desiderio di ricongiungersi al Dio creatore. Desiderio, anche qui la etimologia ci
viene in soccorso perché desiderio è desidus, cioè lo si può intendere come nel senso della
lontananza da un corpo Celeste. Desiderio è sintomo di una lontananza che si vuole colmare, il
desiderio implica sempre in movimento un molto per colmare una distanza e in un certo senso il
moto di tutte le sfere deriva proprio dal desiderio di ricongiungersi al Dio creatore, quindi il moto è
fondamentalmente amore, amore di Dio mio, amore per Dio, amore verso Dio. Il movimento è
sempre inevitabilmente amore.

Oltre l'ultima sfera che chiude l'universo, la sfera del cielo cristallino, vi è uno spazio che è in realtà
uno spazio al di fuori del tempo e dello spazio, uno spazio infinito e lei è la sede di Dio degli Angeli
e dei beati vero paradiso in senso in senso stretto.

Questa è diciamo così la struttura complessiva dell'universo secondo Dante.

A determinare il movimento dei pianeti, delle sfere, di tutte le 9 sfere è l'amore di Dio. Questo
amore, si comunica a partire dal primo mobile, via a scalare agli altri centri viene comunicato con la
mediazione delle intelligenze angeliche fin sulla terra. Tutte le creature tutti gli esseri naturali sono
soggetti all'influenza delle stelle.

L'amore naturale è tendenzialmente sempre diretto verso il bene.

Anche l'uomo in quanto creatura naturale sarebbe di conseguenza dall'amore che deriva dalle stelle
dalle note delle stelle. Ma ciò che distingue rispetto a tutte le altre creature della terra è il fatto che
sia dotato di un'anima intellettiva, è il fatto che abbia la capacità di discernere di discriminare
secondo il criterio del libero arbitrio, secondo il principio cardine del cattolicesimo che è il libero
arbitrio. L'uomo può cioè di volta in volta scegliere tra il bene e il mare pur essendo naturalmente
portato al bene, naturalmente portato all'amore, può comunque scegliere anche il male.

Come notate da quello che è il sistema fisico dell'universo, siamo transitati a quello che è invece il
sistema etico il sistema morale. L'uomo ha la facoltà di scegliere, è spinto al bene, spinto
all'amore, ma può scegliere per esempio di amare direttamente Dio come é il caso rappresentato
evidentemente dalla vita contemplativa. Siamo direttamente collegati a Dio senza intermediari.
Quando si sceglie una vita contemplativa quella è la condizione dell'uomo perfetto.
Il più delle volte in realtà accade che l'uomo ami le creature, ami i beni terreni i beni terreni, i beni
terreni non sono di per sé qualcosa di negativo, come dice la parola stessa beni, quindi qualcosa di
positivo tutti i beni terreni sono stati anche loro creati da Dio, quindi si ama Dio attraverso i beni
terreni. Il problema sorge nel momento in cui l'amore per i beni terreni diventa un amore eccessivo,
fuori misura fuori scala e amare i beni terreni a quel punto diventa distogliersi dall'amare Dio.
Si pensi al caso di Paolo e Francesca dove il loro amore di per sé sarebbe qualcosa di positivo, se
non fosse che diventa eccessivo e li porta a superare un limite che nel caso di Paolo e Francesca è il
fatto che era sposata e l'altro era il fratello dello sposo.
Ancora si può rivolgere l'amore verso una direzione errata, per esempio, si può amare il male del
prossimo. E' il caso più evidente quello dell'invidia o dell'Ira. Quando si desidera il male del
prossimo queste sono le condizioni. Comunque
L'uomo è naturalmente portato al bene e queste sono le condizioni che determinano il peccato
l'amore eccessivo per i beni terreni o l'amore diretto verso un obiettivo erroneo sbagliato.

Se tanto spesso accade che tra i personaggi dell'inferno il lettore è portato a compartecipare della
pena di alcune figure particolarmente grandiose, pensiamo a Paolo e Francesca, pensiamo a Pier
della Vigna, a Farinata, a Ulisse, se il lettore è portato anche per l'atteggiamento che ha Dante
personaggio a provare simpatia per quei personaggi é perché quei personaggi conservano intatta
nella loro personalità la loro tendenza ad amare a un amore naturale che però ha in qualche modo
dalle pecche o ha preso una direzione sbagliata, però in qualche modo Dante personaggio è il lettore
riconoscono in quei personaggi dannati una grandezza che dipende dal fatto che in loro è
particolarmente forte si manifesta quell'amore naturale.
Nel dettaglio i tre regni dell'ultramondo.
Questa è la struttura dell'inferno.
Si tratta di un cono rovesciato che si restringe man mano che si scende verso il centro della terra.

Si apre ai piedi di Gerusalemme e li vicino si trova la montagna del Golgota che è probabilmente il
monte illuminato da un sole nascente che Dante intravede appena fuori dalla Selva oscura.

Dopodiché attraversata la porta dell'Inferno Dante la traversa insieme a Viriglio la porta dell'Inferno
che trova spalancata la prima zona è quella dell'Antinferno.

In realtà tutta la struttura etica dell'inferno deriva a Dante da un testo Aristotelico "l'etica
Nicomachea" ovviamente rivisto e corretto, secondo gli insegnamenti della filosofia scolastica in
particolar modo secondo gli insegnamenti di Tommaso D'Aquino. Ma anche un altra Fonte che
contamina Dante è il "Tresor" del suo maestro Brunetto Latini. Dell'etica nicomachea riprende
sostanzialmente la divisione in tre parti principali. Peccati di incontinenza i peccati di violenza e i
peccati di malizia. Però ci sono poi anche delle zone dei luoghi in cui a dispetto delle fonti e dei
modelli Dante si muove con notevole libertà ricreativa come è il caso proprio dell'inferno.
L'antinferno, che troviamo nel terzo canto Dante, è la zona che ospita coloro che hanno vissuto
senza infamia e senza lode, coloro che non hanno scelto tra il bene e il male e verso i quali Dante
mostra un particolare disprezzo proprio perché Dante in vita si é sempre schierato politicamente
eticamente filosoficamente e per questo ha pagato un caro prezzo anche per questo prendere
posizione.
Queste anime sono tenute fuori tanto dall'inferno.
Attraversato l'Acheronte, il nome della prima parte del fiume infernale, il primo cerchio visitato da
Dante in compagnia di Virgilio é il limbo che nella tradizione Cristiana che ospita i bambini non
battezzati e anche qui in qualche modo Dante innova perché fa sì che nel castello del Nobile
Castello del limbo sono ospitati anche gli spiriti di quegli uomini che hanno vissuto prima di Cristo
e che non hanno commesso azioni malvagie, che hanno operato anche in direzione del bene, ma che
non ebbero modo di conoscere la verità. Nati prima di Cristo o anche nati dopo Cristo, ma che
abbracciarono un'altra fede. Dopo il cerchio e il Limbo, troviamo i quattro cerchi dove vengono
puniti i peccati di incontinenza. Peccati di incontinenza sono qui, in pratica derivano dal non saper
contenere le proprie passioni. Appunto un eccesso nella passione diretta verso i beni i beni terreni.
Nel secondo cerchio ci stanno i Lussuriosi, nel terzo i Golosi, nel quarto gli Avari e i Prodighi nel
quinto cerchio la questione é un po' più complicata .... troverete indicazioni diverse su quelli che
sono gli abitanti del quinto cerchio .... sicuramente ci stanno gli iracondi e gli iracondi, forse anche
gli invidiosi poi si discute sull'opportunità che Dante abbia incluso immersi nella palude dello Stige
che la seconda zona del fiume infernale ci siamo immersi anche i Superbi anche gli accidiosi non si
sa con certezza, per esempio secondo Auerback della categoria degli acidiosi sarebbe tanto
compresa nella zona dell'antinferno.
La questione è discussa. Quello che è certo è che in questi quattro cerchi sono compresi i peccati di
incontinenza. Come disse Virgilio a Dante coloro che hanno sottomesso la ragione al talento, cioè la
ragione al desiderio, alla passione per i beni terreni.
Dopodiché trovate le mura con le fortificazioni della città di Dite, della città infuocata, dove se vi
ricordate il nono cerchio Dante e Virgilio trovano l'opposizione dei diavoli che non gli consentono
il passaggio e dovrà intervenire il messo Celeste. Quelle Mura rappresentano anche una
demarcazione fra l'Alto Inferno e il Basso Inferno, tra i peccati meno gravi e i peccati decisamente
più gravi più pesanti e quindi con una accentuazione anche delle pene che vengono somministrate ai
dannati. In cosa consiste la differenza, perché i peccati di incontinenza sono meno gravi rispetto dei
peccati di violenza o di malizia, perché sono punite diversamente? Tutta la ripartizione etica si
fonda sul principio del libero arbitrio. E' una questione fondamentale. Evidentemente così come gli
ignavi vengono sistemati da Dante nel'antInferno, secondo il principio del libero arbitrio coloro che
non hanno scelto ne bene ne male, così in qualche modo gli incontinenti occupano una zona
superiore relativa e conseguente ai peccati meno gravi perché gli incontinenti certo anche loro
scegliessero il peccato ma diciamo così é come se la loro capacità di scegliere e la loro facoltà di
ragionare fosse stata offuscata o stravolta dall'insorgere della passione la passione così forte che ti
fa scegliere in modo erroneo. Questi sono i peccati di incontinenza, per questo sono meno gravi.
Oltre le mura della città di Dite le varie categorie di Peccato sono invece più gravi proprio perché la
ragione sceglie deliberatamente il male la scelta è perfettamente consapevole, la regione partecipa
della scelta. La ragione si volge al Peccato si volge al male e per questa ragione i peccati sono più
gravi. Questo avviene a iniziare dal 6° cerchio. Il 6° cerchio che é occupato dagli eretici. Il decimo
canto, quello di Farinata e di del padre di Guido Cavalcanti, Cavalcante dei Cavalcanti, che é
un'altra zona in qualche modo inventata da Dante rispetto lo schema classico dell' etica nicomachea,
oltre il sesto cerchio quello degli eretici il Settimo cerchio che é quello occupato dai violenti dove
nel primo girone gli omicidi violenti contro il prossimo che stanno immersi nella fiume Flegetonte,
nel secondo gironcino la Selva dei suicidi dove corrono anche gli scialacquatori, quindi i violenti
contro se stessi e nell'ultima zona del settimo cerchio i violenti contro Dio natura ed arte, quindi
bestemmiatori sodomiti e usurai e qui si completa diciamo il settimo cerchio.

Oltre il settimo cerchio troviamo quella che viene denominata la Ripa discoscesa un burrone che
condurrà poi all'ottavo cerchio. Per superare la Ripa discoscesa Dante e Virgilio, ricorderanno ad
uno strumento particolare una creatura un mostro ed è anche l'ennesima figura mitica incontrato da
Dante e Virgilio. Si tratta del mostro Gerione mostro composito perché ha un volto di un uomo
saggio ha un corpo di serpente e una coda di scorpione. Il volto di Uomo giusto sta a indicare la
falsità di questo personaggio che ben introduce al cerchio successivo quello dove vengono puniti i
fraudolenti i traditori contro chi non si fida. Quindi diciamo che la Ripa Discoscesa viene
affrontato da Dante e Virgilio in una sorta di volo planare sul dorso del mostro Gerione.

Planano verso l'ottavo cerchio appunto verso fraudolenti contro chi non si fida traditori con chi non
si fida. L'Ottavo cerchio che come vedete è suddiviso nelle 10 bolge ruffiani e adulatori simoniaci,
indovini barattieri ipocriti ladri. Ci siamo soffermati in una bolgia in particolare: consiglieri di frode
dove viene ospitato Ulisse.

L'ultimo cerchio che é il nono ed è quello su cui ci siamo soffermati cerchio interamente occupato
dalle acque ghiacciate del Cocito che é anche l'ultimo nome del fiume infernale e dove si bagnano,
detto ironicamente, i traditori contro chi si fida, i traditori più infidi e più subdoli e più infami.
Divisi in 4 zone: i traditori dei parenti Antenore, i traditori della Patria Tolomea che ospita frate
Alberigo, i traditori degli ospiti fino alla Giudecca che é l'ultima zona che é quella che vedremo.

Fino appunto a Lucifero che è l'ultimo personaggio mostruoso che occupa il centro della terra, il
cuore dell'inferno, e che come abbiamo già visto in qualche modo é anche il cuore di un vero e
proprio labirinto dal quale l'eroe Dante deve con l'aiuto di Virgilio venir fuori.

Dall'inferno si passa direttamente alla struttura successiva che è quella del Purgatorio.
Purgatorio.

Il Purgatorio da una immagine più luminosa e non a caso perché passare dall'Inferno al Purgatorio
implica il fatto che si passa da un regime notturno a un regime diurno. Dall'ombra alla luce dalla
rischio di perdersi definitivamente la seconda morte del peccato alla possibilità della salvezza che
nel Purgatorio diventa poi in realtà concreta. Il Purgatorio rappresenta in realtà una condizione di
transizione perché mentre le anime dell'inferno saranno in eterno nell'Inferno e mentre le anime del
Paradiso staranno in eterno nel paradiso le anime del Purgatorio saranno lì per una certa quantità di
tempo ma non in eterno perché devono sostanzialmente purificarsi, devono emendare i propri i
propri peccati ascendendo verso il cielo, ma saranno lì per una quantità limitata di tempo anche
molto ampia, finché il loro percorso di purificazione non sarà completo. Le anime del Purgatorio
sentono in se di aver portato a compimento il proprio percorso di purificazione, e quando si sentono
pronte automaticamente abbandonano la cornice che è stata loro assegnata e ascendono verso il
cielo. Quindi il Purgatorio è in realtà situato sulla terra ed è sottoposto ad un regime di transizione
in qualche modo come tutto ciò che è terreno le anime sono lì di passaggio destinati ad una vita che
è il godimento della vita. Sono tutte destinate alla salvezza.

Altra differenza fondamentale tra le anime del Purgatorio le anime dell'inferno consiste nel fatto che
mentre nell'inferno si punisce un'azione criminale, un'azione concreta un'azione peccaminosa - per
es. Paolo e Francesca che compiono un'azione malvagia nel momento in cui commettono adulterio -
nel Purgatorio non vengono punite specifiche azioni malvagie ma delle tendenze peccaminose,
questa distinzione fondamentale all'inferno si scontano azioni concrete, nel Purgatorio tendenze
peccaminose.

La vera e propria struttura del Purgatorio.


Anche il Purgatorio (come l'inferno e il paradiso) è divisibile in nove zone 9 + 1, secondo la
numerologia che ha un valore decisivo all'interno del poema.
La prima zona è la spiaggia del Purgatorio, quella spiaggia in cui approdano a Dante e Virgilio,
dopo aver attraversato tutto l'inferno e superato il centro della terra inizia la risalita per una
"natural" budella, per una caverna che li condurrà fino agli antipodi e fino appunto a toccare la
spiaggia del Purgatorio. Questa é la prima zona del Purgatorio ed é qui che Dante e Virgilio
incontrano un primo personaggio, Catone Uticense personaggio che rappresenta una straordinaria
eccezione nel nostro poema. Catone Uticense che da alcuni viene indicato come figura di custode di
tutto il sistema del Purgatorio. Ma insomma la questione è ampiamente discussa. Catone uticense fu
invita intanto un pagano e non conobbe il cristianesimo e in secondo luogo un suicida.

Eh! Insomma fa riflettere il fatto che in qualche modo un pagano suicida venga sistemato da Dante
in un luogo privilegiato alle soglie della salvezza e non nel limbo come lo stesso Virgilio come la
principale guida storica letteraria culturale e concreta dentro la finzione che é Virgilio. Virgilio
dannato nel limbo e Catone sistemato in un regno che annuncia la salvezza quello del Purgatorio.
Bisogna capire il senso di questa eccezione che sta probabilmente nel fatto che Catone ha sempre
avuto tanto in epoca classica quanto in epoca medievale fama di uomo perfetto. Fama di uomo
coerente nobile votato al bene operare al punto tale che il suicidio di Catone ha un valore altissimo
valore ideale e simbolico Cantone si suicida per non vedere la Repubblica cadere sotto i colpi di
quella che sta per essere la Tirannia di Cesare e Catone muore storicamente come Massimo segno
dell'opposizione a Cesare e questa coerenza negli ideali Dante la riconosce a Catone, nonostante
Catone fosse avversario di Cesare che per Dante è il fondatore dell'impero voluto da Dio,
dell'istituzione che deve guidare la vita terrena dell'uomo.

Oltre alla spiaggia troviamo Dante e Virgilio che si inerpicheranno applicheranno in una prima zona
che è una sorta di antipurgatorio. Esattamente come c'è l'anti inferno nella nella struttura del
dell'inferno. In realtà nella spiaggia del Purgatorio é anche il luogo dove sbarcano le anime che
devono affrontare il loro percorso di espiazione. Tutte le anime destinate al Purgatorio si raccolgono
presso la foce del fiume Tevere e salgono su un vascello condotto da un angelo Nocchiero, una
figura speculare opposta rispetto a quella di Caronte. Attraversano l'oceano sbarcano, appunto nella
spiaggia del Purgatorio, quindi cioè la zona della dell'antipurgatorio, c'è una soglia decisiva. Dante
contempla la figura di un angelo e deve salire 3 gradini che sono i tre gradi della confessione,
diciamo tutto con l'apparato sta sottintendere allegoricamente il sacramento della confessione che é
il passaggio necessario per potersi liberare dal peccato vero e proprio e purificarsi. L'angelo sulla
porta del Purgatorio inciderà 7 P con la punta di una spada sulla fronte di Dante. 7 P che
rappresentano i sette peccati capitali che sono i 7 Peccati sui quali si fa perno tutta la struttura vera e
propria del Purgatorio. Le sette cornici che rappresentano quasi tridimensionalmente le sette cornici
che costituiscono L'ascesa del Monte del Purgatorio.

Sette cornici per i sette peccati capitali divise in tre zone.


Intanto nell'antipurgatorio si trovano le anime che hanno indugiato, che tardarono fino all'ultimo
momento della loro vita prima di pentirsi, i negligenti e i morti nella scomunica.

Dopodiché appunto la prima fascia del Purgatorio. Superbi invidiosi e irosi.


Superbia invidia e ira sono tendenze peccaminose che manifestano la tendenza desiderare il male
del prossimo.

Da notare, altra differenza rispetto alla all'inferno che mentre nell'inferno man mano che Dante e
Virgilio procedono verso il basso e passano da Peccati meno gravi a peccati decisamente più
importanti, nel Purgatorio succede l'esatto contrario man mano che Dante e Virgilio ascendono
verso l'alto le tendenze peccaminose sono via via più lievi. A partire dalla più grave che é la
superbia si ascende verso condizioni più lievi.

La seconda fascia di peccati capitali, è l'amore poco vigoroso del bene che punto la accidia la
pigrizia del cuore riconoscere il bene ma non agire in direzione del bene.

L'ultima fascia che comprende le ultime tre cornici è l'amore smodato dei beni terreni, l'eccesso
d'amore, un eccesso nell'amare le creature di Dio nell'amore intermedio e quindi l'amore smodato
dei beni terreni.

Nel quinto girone gli avari e i prodighi. Dove tra l'altro Dante e Virgilio incontreranno tra i prodighi
Stazio l'altra guida per Dante una parte del suo percorso Stazio che era Della generazione
successiva a quella di Virgilio e che quindi rappresenta il ponte di collegamento fra Dante e
Virgilio, la poesia di Stazio ha la grandezza di quella classica. Secondo la leggenda medievale si era
convertito al cristianesimo, la poesia di Stazio è anche già portatrice di verità Cristiana.

Quindi gli ultimi tre cerchi sono appunto quelli che ospitano gli avari e prodighi.
La sesta cornice i Golosi, la settimana cornice i lussuriosi.

Le anime che si trovano in queste zone devono correggere delle tendenze peccaminose affrontano
quindi un vero e proprio percorso di espiazione di purificazione e lo fanno secondo in qualche modo
una dottrina aristotelica del giusto mezzo, cioè sono soggetti a pene a travagli che vengono elargiti,
secondo anche qui, secondo il sistema del contrappasso, solo che qui appunto secondo la dottrina
del giusto mezzo devono subire una pena che va in direzione contraria rispetto alla loro tendenza
peccaminosa. Vengono puniti perlopiù almeno per contrasto devono soggiacere uno sforzo che vada
in direzione contraria rispetto alla loro tendenza peccaminosa proprio perché devono correggere
quella tendenza peccaminosa, per cui per esempio qui lo trovate raffigurato illustrato, credo in
maniera efficace i Superbi devono stare con la testa rivolta verso il basso perché devono sorreggere
dei pesi che li obbliga a stare chini, gli invidiosi che hanno le palpebre cucite con il filo spinato,
devono sorreggersi a vicenda, gli accidiosi li vedrete nella porta cornice, i pigri che invece sono
obbligati a correre a perdifiato, diversa in parte la condizione dei lussuriosi che sono immersi in un
fuoco purificatore e a tutto questo si aggiunge il fatto che tutte le anime del Purgatorio sono
continuamente bombardate per così dire da immagini canti voci che propongono EXEMPLA, cioè
che propongono esempi di virtù premiata e di vizi puniti, per esempio le anime della settima
cornice, quella dei lussuriosi, del tra gli exempla che vengono citati si fa riferimento alla vicenda di
Pasifae, la moglie di Minosse che a causa dello sgarro commesso da Minosse nei confronti di
Poseidone e viene fatta innamorare del Toro bianco e appunto il caso Classico di Passifae viene
proposto come esempio di lussuria. Tra l'altro Dante incontrare una persona lui molto cara che è
Guido Guinizzelli quello che lui stesso definisce il padre del Dolce Stil Novo ed è significativoche
Guinizelli si rovi proprio lì tra i tra i lussuriosi.

Oltre la settima cornice troviamo infine l'Eden, il paradiso terrestre. Il luogo della assoluta
perfezione, luogo pensato per l'uomo, quando l'uomo era ancora puro perfetto immortale fino al
momento in cui Adamo ed Eva non decidono di assaggiare il frutto proibito e peccano un peccato
che ovviamente non consiste nel fatto di aver mangiato il frutto quanto diciamo Adamo é una figura
molto somigliante a quella di Ulisse anche Adamo come Ulisse per un eccesso di curiosità ha voluto
superare un limite e superare quel limite imposto da Dio la conoscenza e ciò che gli ha fatto perdere
il paradiso terrestre ciò che ha determinato la caduta dell'uomo. Che verrà cacciato, che perderà
l'immortalità e l'eterna giovinezza e avrà necessariamente bisogno di lavorare per il cibo per vivere
la donna a partorire con dolore via. E via dicendo tutte quelle che sono le conseguenze del Peccato
Originale e che poi è la ragione per cui Cristo muore in croce proprio per lavare il peccato originale.

Nella rappresentazione complessiva dell'Universo l'Eden è il luogo più vicino a Dio. E quindi
partecipa in qualche modo dell'Armonia Celeste. L'Eden è interamente occupato da una selva
originaria dalla quale deriva la vita in tutto il resto della terra. La vita proviene direttamente dai
semi che il vento generato dal movimento delle sfere e dai semi del paradiso terrestre che vengono
sparpagliati su tutto il resto del pianeta. L'Eden è il luogo più vicino a Dio esattamente come
Lucifero è il luogo più lontano da Dio. Non tragga in inganno fatto che Lucifero occupi il centro
dell'universo. Se la Terra è al centro dell'universo, essendo Lucifero al centro della terra Lucifero
sarebbe il baricentro perfetto dell'universo, MA non è una condizione ovviamente di privilegio
perché il centro della Terra è il luogo più lontano dall'impero da Dio e il luogo più oscuro e se è
vero che il movimento è amore, essendo Lucifero imprigionato nel centro della Terra é anche il
luogo più immobile di tutto l'universo e quindi è anche il punto in assoluto più escluso dal
Movimento che Amore. E' il luogo dell' odio con tutta evidenza quello occupato da Lucifero.

A questo punto dal Purgatorio, possiamo transitare a quella che è la Celeste. Anche il Purgatorio era
diviso in nove zone più uno. Vi ricordo la spiaggia, l'antipurgatorio e siamo a due le sette cornici
con i sette peccati capitali e siamo a 9 più il paradiso terrestre. Il guardiano del paradiso terrestre lo
scopriremo quando affronteremo il 32esimo canto del Purgatorio è Matelda, altra figura
emblematica. Coi due fiumi che scorrono in prossimità dell' Eden e che sono in Letè e L'Eunoè che
hanno un valore simbolico molto forte Matelda. Accompagna Dante a lavarsi nei due fiumi
dell'Eden il Letè il fiume cancella il ricordo del male fatto sulla Terra e l'Eunoè come dice il nome
stesso rafforzano il ricordo del bene fatto sulla Terra.
Il paradiso a sua volta è suddiviso in nove cieli. Quindi in 9 parti più uno che è ovviamente
l'empireo e va detto che in un certo senso anche nel paradiso per quanto sia un po' più complesso è
possibile distinguere una zona in qualche modo, una sorta di anticamera che é il cielo della luna che
è il cielo più vicino alla Terra, il più lontano da Dio e che è anche il cielo che in qualche modo
sembra risentire dell'influenza della terra. Quindi sarebbe il meno puro degli elementi. E infatti il
cielo della luna è il cielo che ospita gli spiriti le anime che hanno mancato ai loro voti che non sono
riusciti a rispettare i voti assunti sulla terra. Così come il cielo di Mercurio che é quello successivo è
ancora una sorta di anticamera perché quello in cui si manifestano gli spiriti attivi le anime attive
ma che operarono sulla terra per un eccessivo desiderio di Gloria terrena.

Premessa fondamentale per ragioni narrative dante-personaggio accompagnato a questo punto,


ovviamente da Beatrice - non più da Virgilio che si ferma sulle soglie del paradiso terrestre - Dante
accompagnato da Beatrice incontra tutta una serie di personaggi distribuiti nei vari cieli e questo lo
fa per ragioni narrative, ovviamente non può incontrare tutti alla fine in realtà nell'empireo. In realtà
la vera sede dei beati é l'Empireo. E' li che si trovano tutti i beati a contemplare Dio in quello spazio
immenso infinito fuori dal tempo e dallo spazio che è appunto l'empireo. Per ragioni, ovviamente in
parte anche didascaliche e per sviluppare tutta la struttura del Paradiso, Dante autore stabilisce che
Dante personaggio incontri le anime nei vari cieli. Ogni personaggio del Paradiso Dante lo
incontrerà nel cielo alla cui influenza quella anima era stata in vita particolarmente soggetta e
influenzata. Per cui nel cielo della Luna incontrerà appunto le anime particolarmente influenzate in
vita dalla luna e via dicendo fino all'ultima sfera dei pianeti che è il cielo di Saturno, il cielo di
Saturno, è il cielo più vicino a Dio e non è un caso che in quel cielo si manifestino a Dante le anime
contemplative le più perfette in vita quelle che appunto rivolsero il loro amore direttamente a Dio.

Altra caratteristica fondamentale del paradiso consiste nel fatto che i personaggi sono praticamente
pura emanazione di luce, cioè perdono la loro fisionomia riconoscibile perdono la loro corposità
aerea di cui si era parlato la volta scorsa perdono in un certo senso la loro figura umana essendo
pura luce una luce che brilla di un'intensità maggiore o minore a seconda del grado di beatitudine.
A brillare più di tutte é la luce emanata dall'anima di Maria la madre di Cristo. Nonostante perdono
la loro corporeità per quanto fatta d'aria anche i personaggi del Paradiso conservano la loro
peculiare individualità. Su questo non ci piove, sono i loro gesti sono le loro parole e il racconto
della loro vita che rende ancora una volta quei personaggi fortemente individuati da un punto di
vista della personalità e ancora una volta si l'autore punta al cuore della loro vicenda terrena nei loro
racconti.

Oltre L'ultimo dei cieli, oltre il cielo delle stelle fisse, oltre il primo mobile appunto l'empireo.
Dante personaggio avrà accesso alla visione di Dio. Relativamente all'empireo si parla tanto della
candida rosa, quella sorta di anfiteatro in cui i beati sono disposti secondo delle gerarchie che sono
state ampiamente studiate ma che non sono ancora chiare in tutto e per tutto. Sicuramente si
distinguono nella candida rosa i credenti in Cristo venturo, quelli che credettero nella venuta di
Cristo nel Messia, distinte rispetto a quelli nati invece dopo Cristo e che hanno creduto in Cristo
venuto . In realtà la candida rosa, non è che sia come spesso si dice in luogo la sede dei beati ma é
proprio la forma in cui si formano i beati nel mostrarsi a Dante una volta che Dante ascende fino
all'Empireo.
Abbiamo Dunque visto come si struttura il sistema fisico e come si struttura il sistema etico della
commedia resta il terzo sistema che è il SISTEMA STORICO che in buona parte dispiegato nel
momento in cui proprio in uno dei cieli del Paradiso Dante si sofferma a colloquio con Adamo.
Relativamente al sistema storico, va detto che la storia dell'uomo è possibile in qualche modo
distinguerla in quattro tappe, in quattro momenti fondamentali, due cadute e due rigenerazioni del
popolo degli uomini. La prima caduta - come possibile immaginare - coincide col peccato originale.
L'uomo creato perfetto sceglie di superare un limite. Decide di mangiare il frutto proibito e ne
consegue che viene bandito dall'eden e andrà ad abitare appunto le Terre del nostro emisfero.
Questa distinzione non è da poco e sarà molto utile per capire come funziona il 34esimo canto.
L'uomo è stato creato in origine nell'Eden e quindi in origine l'uomo perfetto abita l'emisfero
australe. L'uomo caduto, l'uomo che ha ceduto al peccato è l'uomo che abita l'emisfero boreale. E'
per questo che nelle mappe che rappresentano l'universo dantesco trovate l'emisfero australe in alto
e il nostro emisfero in basso. Proprio perché l'emisfero australe, il luogo della perfezione originaria,
rappresenta l'alto del mondo, secondo un principio che è anche peraltro un principio aristotelico.
Secondo le dottrine aristoteliche la terra potrebbe essere rappresentata come un essere animato la
parte nobile di questo essere animato la testa corrispondeva, cioè l'alto del mondo corrispondeva
appunto all'Emisfero australe se voi disegnaste un omino e lo iscriveste dentro la circonferenza
della terra lo dovresti Disegnare con la testa in corrispondenza del polo australe. E se lo
rappresentaste con la faccia rivolta verso di voi necessariamente scoprirete che il moto dei pianeti in
moto delle stelle parte dalla mano destra di questo meno immaginario iscritto dentro il pianeta e
questo è proprio un principio aristotelico. Il moto dei pianeti il moto delle stelle è perfetto proprio
perché i pianeti sorgono dalla mano destra a cui corrisponde quindi l'est come punto cardinale una
volta che la testa del bambino e corrisponde al sud moto delle sfere perfetto proprio perché i pianeti
sorgono dalla mano destra che la mano dalla perfezione tramontano dalla parte sinistra a destra, loro
disegno circolare ritornano. Quindi l'alto del mondo è in origine l'emisfero australe. la parte Nobile,
La parte dove l'uomo fu creato Perfetto, non secondo Aristotele in questo caso, ma secondo
Aristotele riveduto secondo i principi della filosofia scolastica secondo Comunque quella che la
visione di Dante.
La prima caduta corrisponde al momento in cui Adamo ed Eva mangiano il frutto dell'albero della
conoscenza del bene e del male e vengono cacciati vengono banditi a quel punto, ovviamente la vita
dell'uomo è una vita intessuta di sofferenze e di dolore e di peccati ispirati peraltro dall'azione del
demonio. Satana stesso in forma di serpente tenta Eva e tenta Adamo. Per riscattare l'uomo da
quella caduta per consentire di poter aspirare alla salvezza deve intervenire Dio che è giudice,
ovviamente infallibile, anche che non può tollerare che si deroghi rispetto alla giustizia, ma che è
anche infinitamente magnanimo. Ragion per cui è Dio che si incarna che si fa uomo in modo che
quell'uomo che è anche Dio cioè suo figlio Cristo e che morendo sulla croce possa scontare il
peccato originale e possa quindi consentire di nuovo all'uomo di conquistare la salvezza. L'uomo
Cristo paga per i Peccati di tutti gli uomini morendo sulla croce. Ovviamente è però significativo il
momento in cui Cristo nasce. Cristo nasce Sotto l'impero di Roma e questo è per Dante la prima
certificazione del fatto che quell'Impero sia voluto da Dio. Perché proprio L'impero di Roma e non
tutti gli altri che avevano preceduto il trionfo di Cesare? Perché non L'impero di Alessandro
Magno? Perché sostanzialmente nell'ottica di Dante l'impero di Roma aveva aperto la strada a una
serie di conquiste importanti, cioè il fatto che tutto il mondo all'epoca conosciuto fosse unito sotto
una stessa guida e che fosse in pace in particolare sotto sotto l'imperatore Augusto e che fosse
soggetto in ogni sua parte a una stessa legge con una certa approssimazione. Unità pace legge,
queste sono le condizioni ideali in relazione alla vita terrena che Dante trova perfettamente
identificata incarnate nell'Impero di Roma e questa é la ragione per cui Cristo nasce sotto Augusto
nel momento del Trionfo dell'impero e della ragione per cui Cristo dice, secondo quanto riportano i
vangeli, "date a Cesare quel che è di Cesare" riconoscendo quindi l'autorità terrena di Cesare.
E sarà proprio un tribunale Romano sotto l'imperatore Tiberio ad in un certo senso a condannare
Cristo a morte. Cristo viene giudicato da un tribunale che Dio è riconosciuto come autorevole come
portatore legittimo dell'autorità per poter giudicare l'uomo Cristo e attraverso la condanna di Cristo
uomo viene punito finalmente il peccato originale e si ricuce lo strappo originale. Il
Dio/uomo/Cristo morendo sulla croce si sacrifica e consente la possibilità a tutti gli altri uomini di
salvarsi di accedere alla vita eterna. Dalla caduta c'è la possibilità del riscatto della rigenerazione ed
è un momento ideale nella storia dell'uomo in cui Roma improvvisamente diventa un po' il centro
del mondo, Roma, in quanto sede dell' imperatore, quindi del potere terreno è anche sede del papato
dei successori di Pietro, Roma sede del potere temporale e Roma sede del potere spirituale purché i
due poteri restino nettamente distinti e separati l'uno dall'altro.

Questi sono aspetti che Dante chiarisce anche nel suo trattato politico che è "la monarchia" ma è
evidente che non è ammissibile che l'impero sia sottomesso al papato. Se non altro Perché l'Impero
nasce prima della Chiesa. In realtà secondo Dante impero e papato devono costituire i due soli che
illuminano la vita dell'uomo. L'Imperatore si deve preoccupare di conseguire, di far sì che tutti gli
uomini possano conseguire la felicità terrena preservando l'istituzione dell'impero che deve
assicurare come vi ho detto pace unità e legge, questi sono gli strumenti attraverso i quali si giunge
alla perfezione nella vita a poter aspirare alla felicità nella vita terrena ed è ciò di cui si occupa il
potere temporale che deve essere nettamente distinto rispetto a ciò di cui si occupa il potere
spirituale e quindi la chiesa che deve invece assicurare la prospettiva della felicità ultramondana
della felicità nella vita eterna che si deve occupare della cura spirituale delle anime. Due piani
distinti. Il momento della seconda caduta nel sistema storico dantesco coincide col fatto che i due
poteri tendano a sovrapporsi con un'ingerenza reciproca l'imperatore che tende a condizionare la
vita della chiesa e soprattutto ai tempi di Dante la chiesa che sempre di più entra nel merito delle
questioni terrene aspira ad avere un potere temporale che si manifesta anche in uno stato
territorialmente definito. Questo al di là della corruzione che ovviamente avanza sia nella struttura
dell'impero che in quella che in quella della chiesa.

Il momento centrale lo vedremo durante lo studio del 32esimo canto del Purgatorio è in origine in
realtà la donazione di Costantino quel documento che in realtà falso ma che all'epoca di dante si
riteneva autentico quel documento che avrebbe certificato il fatto che l'imperatore Costantino
avesse donato al Papa la parte occidentale dell'impero oltre a riconoscere la sottomissione
dell'imperatore nei confronti della figura del Papa. E' quel documento per Dante l'inizio di ogni
male nel senso che il documento certifica la ambizione funzione del pontefice a perseguire un
potere terreno ad avere un potere anche sul territorio sulla parte occidentale. Anche perché dividere
L'Impero in due parti sottoposte a due autorità distinte implica che il principio dell'unità si sfalda in
due parti e quindi si mette anche a repentaglio gli altri due principi la pace e la legge uguale per
tutti. La donazione di Costantino è l'inizio di una seconda caduta che appunto si manifesta
soprattutto nel desiderio di potere terreno da parte delle c alte gerarchie ecclesiastiche.

Arriviamo praticamente ai tempi di Dante. Si é annunciata una seconda rigenerazione, un momento


di riscatto rispetto anche alla seconda caduta, ma diciamo che questa è la parte relativa alll'utopia di
Dante, il sentimento di una palingenesi, di un rinnovamento del del mondo che Dante costruisce
intreccaindo tra loro miti della palingenesi di origine occidentale e di origine orientale. L'utopia di
Dante è in realtà paradossalmente un'utopia che guarda al passato, nel senso che Dante sogna la
possibilità che la chiesa torni alla purezza originale e che soprattutto la situazione politica
dell'Europa anche lì torni alla grandezza e alle strutture dell'impero di Roma. Progetto che la storia
dimostrerà fallimentare, in realtà la storia evolverà verso tutt'altra direzione. L'Italia per esempio
resterà frantumata in staterelli fino all'epoca del Risorgimento. In Europa l'impero sarà minato dalla
nascita dei grandi stati nazionali la Francia, la Spagna e via dicendo. Quella unità, quella
compattezza e la pace che certamente connessa all'unità dell'impero tramonteranno definitivamente.
Così come in tutta Europa Trionferà lo spirito Borghese affaristico che Dante vede incarnato in
Firenze, ma che in realtà diventerà sempre più la tendenza generale. Dante è un uomo che ha ancora
nella sua testa un disegno un progetto universale che tenda a mantenere insieme tutte le parti mentre
sempre più in Europa, trionferà la logica del successo individuale questo su larga scala La Nazione
ma anche su piccola scala da un punto di vista della logica del comportamento individuale. Quindi
l'utopia di Dante sarà sconfitta dalla storia, ma non per questo possiamo negare il fascino con cui si
manifesta nella pagina letteraria. Ci sono due momenti in particolare in cui Si annuncia La rinascita
dell'uomo rispetto alla seconda caduta. Sono due momenti chiave, due momenti cruciali in cui tra
l'altro prendono la parola Virgilio e Beatrice e sono le 2 profezie che annunciano appunto il futuro
del mondo. La prima è di Virgilio. E' nel primo canto dell'Inferno in un luogo, quindi
strategicamente decisivo l'incipit del poema quando Virgilio annuncia a Dante che verrà un veltro di
umili origine, un grosso cane da caccia, che in realtà rappresenta qualcuno in grado di cacciare la
lupa la cupidigia Il desiderio dei beni terreni. In maniera assolutamente speculare l'altro guida di
Dante, Beatrice di nuovo all'inizio di un'altra parte del viaggio e cioè Beatrice nell'ultimo canto del
Purgatorio Beatrice che Dante ritrova nel paradiso terrestre e con cui poi inizierà l'ascesa verso
l'Empireo e quindi all'inizio di quest'ultima decisiva parte del viaggio Beatrice formula a sua volta
una profezia simmetrica rispetto a quella di Virgilio, vedete come Dante ama sempre le strutture
speculari e simmetriche. Beatrice annuncia a Dante che si sarebbe manifestata in futuro un 510 510
DXV che avrebbe cacciato i corruttori della chiesa Il Gigante La prostituta che avevano preso
possesso della chiesa del carro della chiesa sono figure allegoriche che indagheremo con particolare
attenzione all 32esimo canto del Purgatorio, intanto Beatrice annuncia un 510 5 che se voi traducete
in lettere latine 510 Insomma se anagrammate tra loro le lettere leggeremo la parola dux, Dux è il
capo. Beatrice annuncia un capo in grado di cacciare la corruzione della Chiesa, in realtà è
probabile, visto che Virgilio è probabile, ma ampiamente discusso Virgilio. Il Cantore dell'impero,
Virgilio, annuncia la venuta di un nuovo Papa di umili origini, che riconduca la chiesa alla sua
purezza originale. Virgilio annuncia questa ipotesi. Ovviamente per quanto suggestiva resta
un'ipotesi. Il Cantore dell'impero Virgilio, annuncia profetizzo la venuta di un papà di umili origini
che saprà ricondurre la chiesa alla sua purezza originale e in maniera speculare Beatrice che
ovviamente allegoria della fede e della Grazie da canto suo annuncia e profetizzo la venuta di un
dux e quindi magari un imperatore che sappia ricondurre che sappia rinserrare le fila la compagine
dell'impero e lo sappia di nuovo ricondurre allo splendore originario dell' Impero di Augusto.
Questa è la profezia del futuro. Dante scrive in un'epoca in cui in realtà la dinastia degli Asburgo
aveva abbandonato. L'Italia alla sua sorte in un certo senso per quanto la famosa discesa di Arrigo
VII in Italia nel 1310 avesse creato non poche aspettative in Dante. Ce ne sono echi anche
all'interno della commedia ma l'impresa di Arrigo VII Vi ricordo non andrà a buon fine.
Cionondimeno Dante spera nel futuro è convinto che al di là delle cadute la provvidenza tenda a
ricondurre la storia dell'uomo una misura d'ordine.

Con questo discorso abbiamo in qualche modo chiuso anche il sistema storico della commedia con
una notazione che però é significativa. Tutto quanto detto ci fa rendere conto che il vero oggetto
della commedia sia la vita sulla terra. Tutto quanto e tutto quello che viene rappresentato nell'aldilà
in alto in basso sia che consideriamo il regno infero sia se consideriamo il paradiso tutto ciò che
viene rappresentato nell'aldilà in realtà a che fare e posso in stretto relazione. Con quanto l'uomo
patisce. Tutto ciò che è rappresentato negli ultramondi, in realtà ha s che fare con la condizione
drammatica che l'uomo vive qui sulla Terra la vita terrena il reale oggetto di studio in un certo
senso. C'è poi un immagine emblematica che in qualche modo sintetizza e aiuta forse a tenere
insieme sinteticamente quella che la visione della storia da parte di tante.
è la statua del Veglio di Creta di cui fa riferimento a Virgilio per spiegare a Dante l'origine dei fiumi
infernali la statua del veglio di Creta si trova in un luogo significativo che è l'isola l'Isola di Creta
nella Caverna del Monte da una colossale statua. Una colossale statua che probabilmente trike come
modello di ispirazione dalle Sacre Scritture da sogno del Re babilonese Nabucodonosor lasciato si
compone di varie parti la testa è fatta d'oro le braccia nella parte superiore del busto d'argento, il
resto del corpo fino all'inguine di rame le gambe sono di ferro tranne il piede destro che di terracotta
notate come le sostanze diventano sempre più vini quella statua rappresenta la storia dell'uomo dalle
dell'oro l'Eden la condizione di perfezione originaria che è rappresentata dalla testa fatta d'oro un
progressivo declino l'argento il rame il ferro fino alla condizione presente che è il piede d'argilla e
che rischia di far franare tutta la costruzione, quindi il consenso stesso degli uomini. Quelle parti. Se
apre una una frattura da cui fuoriescono delle lacrime che rappresentano.la la sofferenza nella
condizione dell'uomo l'acne che poi andranno a confluire insieme a formare i propri fumi il fiume
l'unico fiume che scorre nell'inferno che ha i suoi quattro nomi che abbiamo che abbiamo già
studiato quella rappresenta la storia dell'uomo nel suo progressivo declino posto che è una stato che
dà le spalle Oriente che volge lo sguardo verso verso Roma, così c'è una rappresentante autore. Hai
mica ancora una spesa nel viaggio dell'uomo da Oriente verso verso Roma Roma e appunto il luogo
ancora della speranza di Dante Google dove dovrebbe coincidere pacificamente potere terreno è il
potere spirituale.
Canto XXXIV
E' l'epilogo della prima cantica ed é cruciale perché capitano alcuni fatti importanti.
Lucifero nel cuore del labirinto e Dante ci si trova al suo "cospetto", davanti a lui che é il principale
antagonista di Dio, l'imperatore del "doloroso regno" come verrà definito. Incuterà non poco terrore
nel viandante. Lucifero abita il cuore dell'inferno e del labirinto. Il secondo avvenimento cruciale é
la fuoriuscita dei due pellegrini dall'inferno e riescono a vedere le stelle. Questo significa che il
percorso relativo alla conoscenza del male si completa e finalmente Dante ha la possibilità di vedere
la luce, il bene, la salvezza. Il tutto é perfettamente incastonato all'interno di una scansione liturgica
precisa. Dante scende negli inferi il Venerdì Santo, il giorno in cui Gesù morì, probabilmente il
giorno dell8 aprile 1300, e scopriremo in questo canto che viene fuori all'alba della domenica di
Resurrezione. Quindi la Pasqua del 10 aprile del 1300. Scende negli inferi, muore, esce dagli inferi,
risorge in corrispondenza di date emblematiche.
A partire da un paio di domande di Dante Virgilio darà delle spiegazioni concrete su come é
conformato l'ultramondo e gli spiega il senso di quella conformazione. Le domande di Dante
scaturiscono da un disorientamento. Dante stanno discendendo verso il centro della Terra. L'ultima
parte del viaggio la faranno scalando, appendendosi ai peli del corpo di Lucifero, al momento in cui
si trovano al centro della Terra Virgilio fa una cosa strana perché mette la testa - descrivendo un
vero e proprio capitombolo una vera e propria giravolta - mette la testa dove Lucifero aveva le
gambe, si rovescia, ribalta se stesso e anche Dante che si regeva sulle sue spalle. Qeusta giravolta
disorienta Dante che non capisce più nulla anche perché superato il centro della terra mentre
stavano scendendo Virgilio improvvisamente si mette a risalire e Dante sbalestrato pensa che stia
tornando in dietro e non ci capisce più nulla e questo sarà un passaggio cruciale su cui ci dobbiamo
soffermare perché quella giravolta di Virgilio ha un valore significativo rispetto al mondo fisico
perché superare il centro significa che Virgilio ha superato il limite fra i nostro emisfero e quello
australe. Se l'emisfero boreale andava percorso in discesa quello australe comporta evidentemente
una risalita. Quella capriola ha anche una valenza stringente da un punto di vista metafisico, da un
punto di vista etico, perché conquistare l'altro emisfero, approdare nell'altro emisfero, quello
australe implica riconquistare il luogo della purezza originaria dell'uomo e dall'emisfero australe
potrà contemplare al nostro emisfero, quello boreale, come da un'altra prospettiva. Scoprirà per
esempio che Lucifero é piantato al centro della terra gambe all'aria, a testa in giù, e scoprirà che in
fondo Lucifero é l'emblema di un mondo, quello dove l'uomo vive, un mondo dove tutti i valori
sono rovesciati, un mondo che non vive più sull'amore ma vive sull'odio, non vive più sull'interesse
di tutti ma sull'interesse di parte, sul vantaggio personale e particolare. Questa é la premessa
necessaria per capire il 34° canto che é il canto dei ribaltamenti quello più significativo é la
giravolta di Virgilio ma in realtà tutto in questo canto é un rovesciamento a partire da come é
rappresentato Lucifero che é il rovesciamento della Trinità. Scopriremo che ha tre paia di occhi
perché ha tre facce. ha tre paia di ali. Lucifero é diventato un pipistrello. Era un Serafino ma le sue
ali di angelo sono diventate ali di pipistrello e già questo é un rovesciamento, ma soprattutto é uno e
trino e costituisce una immagine parodica e ribaltata della Trinità. Anche a livello retorico questo
canto si fonda sulle antitesi e il primo verso di questo canto é un ribaltamento.
Vexilla regis prodeunt inferni. Viene citato un verso di un inno di Venanzio Fortunato, vescovo di
Poitiers nel VI secolo. "Si avanzano verso di noi i vessilli del re dell'inferno" sembrano quasi
blasfemi perché l'inno che celebra la Croce viene stravolto in una visione del re dell'inferno. In
questa casa la perifrasi "re dell'inferno" indica Lucifero. C'è anche un ribaltamento dei punti di
vista. L'impressione che da Dante autore attraverso Virgilio personaggio é che siano i vessilli che
avanzano mentre sappiamo che Lucifero é piantato al centro della terra, immobile, e non può
avanzarsi. Sono invece i due pellegrini che avanzano verso Lucifero e c'è un relativismo dei punti di
vista, che porta il lettore a pensare che sia Lucifero ad avanzare minacciosamente verso di loro.
In questo canto non ci sarà nessun tipo di dialogo fra Dante e i dannati perché sono così vili ed
infami che a loro viene negata anche la possibilità di esprimere verbo sommersi come sono nel
ghiaccio.
Se la Trinità di dio é Potenza (Dio Padre) Amore (Spirito Santo) e Sapienza (Cristo) i tre volti di
Lucifero rappresentano le tre relative contraddizioni Impotenza, Carico d'odio e Ignoranza.
Soprattutto l'impotenza é da considerarsi perché tanto più é minacciosa la mole di Lucifero tanto più
é ridotto all'essere più immobile di tutto l'universo. E' come un grande macchinario vuoto di senso.

Lucifero, il portatore di Luce, diventa un pipistrello, l'uccello per antonomasia della notte.

Improvvisamente Virgilio si mette a testa in giù. Questo disorienta Dante, il quale si rende conto
che Lucifero é a testa in giù e questo scatena tutta una serie di domane alle quali Virgilio risponde
dando anche più informazioni di quelle richiesta da Dante. Versi 102 seguenti.
LEZIONE 16.1 - XXXII CANTO DEL PURGATORIO (INTRODUZIONE)

Siamo nel PARADISO TERRESTRE. Dante ha riconquistato il luogo d'eccellenza creato per la
perfezione dell'uomo. Come é arrivato Dante qui? Gli ultimi canti del purgatorio dal 28° sono
considerati un unico corpoo organico ben calibrato dall'autore. Nel 27 ° canto in verità Dante che é
in compagnia di Virgilio e di Stazio (che viene incontrato nella cornice degli avari e prodighi del
purgatorio) hanno da superare un temibile ostacolo, un muro di fiamme,che sono le stesse fiamme
in cui si purificano le anime dell'ultima cornice, i lussuriosi, dove Dante incontra Guido Guinizelli,
padre del Dole Stil Novo. Si tratta di superare quel muro di fiamme e poter completare la ascesa e
mettere piede nel paradiso terrestre. DAnte non vuole, ha paura anche del dolore fisico e quindi
Virgilio per convincerlo (come nel 2° canto che evoa il nome di Beatrice) ricorda a Dante che
dall'altra parte potrà finalmente incontrare Beatrice. Così sortisce lo stesso effetto benefico e
positivo al punto che Dante é convinto ad attraversare le fiamme, che ovviamente sono un elemento
di purificazione anche per Dante. Se il fuoco é l'elemento che permette ai lussuriosi di emendarsi,
lo stesso fuoco permette a Dante di abbracciare l'amore di Beatrice con tutto quello che comporta.
Superato il muro delle fiamme i tre pellegrini mettono piede nel Paradiso terrestre e ovviamente la
prima cosa che possono apprezzare é la splendida Selva che ricopre l cima del Purgatorio, selva che
si oppone alle selve precedentemente incontrate: selva oscura (1° canto), selva orrenda dei suicidi
(innaturale). Invece la Selve dell'Eden si contrappone perché é il trionfo della natura, di una natura
incontaminata, in perenne quiete, attraversata da una brezza piacevole, generata dall'attrito della
sfera celeste che sfiora la cima del purgatorio. Quella brezza poi spargerà i semi della selva
dell'eden in tutto il resto del pianeta. E' un luogo di arrivo. Riconquista quello strappo creato da
Dante, ma é un luogo di arrivo e di ripartenza. Dante dovrà mettersi in viaggio per conquistare
anche il Paradiso. L'Eden appare un po' come luogo del rimpianto dove nessun uomo potrà mai
rimanere. Nell''Eden Dante incontra una donna, Matelda, intesa spesso come la custode del Paradiso
Terrestre, ma é discusso come é discusso che si possa ricondurre a dei personaggi realmente esistiti.
Matelda rappresenta la condizione della perfezione terrena. Secondo alcuni incarna sapienza e
filosofia perché tramite queste l'uomo può conquistare l'eccellenza terrena. Sarà Matelda ad
accompagnare Dante nei due riti necessari per salire in Paradiso: il bagno nel fiume Lete per
dimenticare il ricordo del male fatto sulla Terra e il bagno nell'Eunoè che invece vivifica il ricordo
del Bene fatto sulla Terra. Matelda ha un ruolo cruciale nella liturgia del Purgatorio. L'Eden é il
luogo dove si manifesta una sacra processione dove é rappresentata la Chiesa. Quella Sacra
processione si compone di diversi elementi1: si apre con 7 candelabri d'oro che rappresentano
allegoricamente i 7 doni dello Spirito Santo, elemento preso dalla Apocalisse di San Giovanni.
Tutta laprocessione tende al compiersi della profezia che chiuderà la cantica del Purgatorio, la
profezia di Beatrice, il 510 5, il DVX, che riporterà Pace e Ordine nel mondo terreno. Dopo i 7
candelabri d'oro seguono 24 vegliardi coronati giglio e che rappresentano l'Antico Testamente, poi
4 animali che con 6 ali occhiute, che rappresentano i vangeli del nuovo testamento, dopodiché sfila
il carro con due ruote e un timone che rappresenta la Chiesa, il timone é la Croce, Carro guidato da
un Grifone, animale mitico dalla doppia natura, testa di aquila e corpo di Leone, che rappresenta la
doppia natura di Cristo, potente interra (leone) quanto in cielo (aquila). Doppia natura divina e
umana. Attorno al carro danzano 7 fanciulle, le tre virtù teologali e le 4 virtù cardinali. Subito dopo
il carro 2 vegliardi che rappresentano gli Atti degli Apostoli e le Epistole di San Paolo, e poi altre 4
figure di vecchi che rappresentano le altre epistole. Chiude il corteo un vecchio solo, in rapimento
estatico, che andrà a costituire allegoricamente l'Apocalisse di San Giovanni. Esercito lo descrive
come una sorta di esercito glorioso di Dio e questa grande processione si manifesta nel canto 29° e
che introduce al 30° il luogo dove perderà Virgilio e troverà Beatrice. E' interessante l'insieme di
questi 4 canti dal 29 al 32°. Nel 32° al carro succedono alcune cose. Tra il 29 e il 32° canto, il 30 e
31° Beatrice farà il suo rimprovero a Dante per quel peccato misterioso che farà perdere Dante nella
Selva, con il conseguente pentimento di Dante che superato quel momento di crisi potrà finalmente
bagnarsi nel Lete ed essere pronto all'ascesa. I due canti in cui si parla della Vita di Dante sono
incastonati nei due canti che narrano la storia della Chiesa, per cui ancora una volta la vicenda di
Dante individuo si trova incorniciata nella Storia della Chiesa e di spessore univrsale.
L'incontro con Beatrice é ovviamente decisivo.
Nel momento in cui appare Beatrice, osannata, coperta di fiori, in un tripudio di angeli, con lo
stesso vestito rosso che aveva quando Dante la vide per l'ultima volta per le strade di Firenze. Il
momento in cui appare Beatrice é lo stesso in cui scompare Virgilio, senza dire parola e in realtà un
paio di canti prima, Virgilio aveva reso manifestamente Dante padrone di se stesso. Superare la
prova del fuoco implicava che Dante ormai fosse capace di stare sulle sue gambe. Virgilio
comunque scomparirà nel 30° canto a seguito della apparizione di Beatrice. Virgilio scompare e
Dante che se ne accorge prova a chiamarlo per tre volte esattamente come Orfeo chiamò per tre
volte Euridice. E Dante piange perché con Virgilio se ne va una parte della sua vita passata.
Beatrice si rivolge a Dante che sono ben altre le ragioni per cui dovrebbe piangere e qui inizia il
rimprovero, l'atto di accusa, il famoso peccato per cui Dante si trova nella Selva Oscura. non é ben
chiaro quale sia ... Fatto sta che Beatrice quando l'accusa si fa più forte gli rimprovera che la sua (di
Beatrice) morte non gli abbia insegnato nulla. Il centro di tutto diventa la morte di Beatrice (come
nella Vita Nova) . La morte di B. avrebbe dovuto insegnare a Dante quando effimero e fragile
quanto é terreno. Paradossalmente la morte di Beatrice farà volgere Dante ad altri amori sempre
terreni e non all'amore diretto di Dio che gli avrebbe concesso la Salvezza e appagare il suo Amore.
Le Accuse di B. colpiscono Dante ed egli coglie quanto la attuale Beatrice sia molto più bella della
B conosciuta in vita e proprio da questo confronto nasce il senso di colpa così intenso che Dante
sviene. Come nel 5° canto per la compassione verso i due amanti qui sviene per il senso di colpa
perché si rende conto dell'errore commesso nel non volgersi all'Amore della Beatrice morta e nel
rimanere legato al mondo delle cose terrene. Quando si risveglia si trova immerso nel fiume Lete
dove Matelda lo spinge a bere dell'acqua che gli consentirà di cancellare il ricordo del male fatto
sulla Terra. Matelda lo accompagnerà sino al punto in cui varcherà il fiume Lete e a quel punto la
sua coscienza é in tutto e per tutto purificata. E' una vicenda che riguarda in tutto e per tutto Dante,
che ha anche dei riferimenti con quanto raccontato nella vita Nova, ma é anche un avvenimento che
riguarda tutti i cristiani. Alla fine del 31° canto Dante può contemplare la fulgida bellezza di
Beatrice senza veli. In questo momento si apre il 32° canto.
LEZIONE 16.2 - XXXII CANTO DEL PURGATORIO
Lezione 17.1
XXXIII Canto del Paradiso.
Teologia e Popolare.
Preghiera a Maria di San Bernardo.

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