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Realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea, il programma Cibo per il futuro - L’alimentazione sulla

Terra e nello spazio è accompagnato da una serie di note, esempi pratici, attività e calcoli. Rivolte
principalmente a ragazzi di età compresa tra i 16 e i 18 anni, le note si prestano ad essere usate
in modo flessibile sia nel corso di una lezione, sia nelle attività di studio o ripasso individuali.
Inoltre, possono essere allineate alla maggior parte dei programmi delle scuole secondarie superiori
europee.

Il video e le note sono suddivisi in sezioni per facilitare la scelta di un argomento specifico da sviluppare.
La sezione che tratta il fabbisogno energetico giornaliero, ad esempio, può essere presentata nelle
lezioni riguardanti l’energia e il metabolismo o nelle discussioni su salute e alimentazione. Questa
organizzazione del contenuto permette di attingere attività ed esempi senza dovere prendere visione
dell’intero filmato.

Le note integrano i capitoli del DVD e trattano i seguenti argomenti:

I processi digestivi
Questa sezione illustra i processi meccanici e chimici della digestione, con due esempi pratici per
spiegare gli effetti degli enzimi (amilasi e catalasi). Sono menzionati i principali enzimi digestivi e
un grafico ne illustra il ruolo nella trasformazione degli alimenti in prodotti della digestione utili
all’organismo. Una breve dimostrazione illustra infine come sia possibile inghiottire il cibo a testa in
giù o in un ambiente soggetto a microgravità. Discipline trattate: biologia, chimica e fisica.
Quanta energia ci serve?
Iniziamo considerando il metabolismo basale (MB), ovvero il consumo minimo di energia del nostro
organismo e le sue variazioni in individui più o meno attivi. Sono presentate formule e fattori
che permetteranno agli studenti di misurare il proprio MB. Prendiamo quindi in esame l’apporto
energetico necessario a un astronauta nello spazio, notando che è simile a quello di un adulto
sulla Terra e spiegando che tutte le azioni del corpo nello spazio richiedono un lavoro. Viene infine
proposto agli studenti di svolgere un’analisi nutrizionale per stabilire la quantità di energia fornita
da particolari alimenti in base al loro contenuto di grassi, carboidrati e zuccheri. Discipline trattate:
biologia, fisica e salute.
L’importanza di una dieta bilanciata nello spazio
Questa sezione spiega come una dieta bilanciata per un astronauta nello spazio sia leggermente
diversa da quella di una persona sulla Terra. Si sottolinea la necessità di aumentare l’apporto di
determinate vitamine e di limitare invece l’assunzione di ferro e sodio. Discipline trattate: chimica,
biologia e salute.
Vi piace il sapore forte del curry? È una questione di gusto.
Cerchiamo di spiegare perché i cibi sembrino meno saporiti nello spazio e proponiamo un’attività per
simulare cosa accade. Questa sezione illustra la differenza tra sapore e aroma con un metodo pratico.
Disciplina trattata: biologia.
La conservazione degli alimenti: sterilizzazione e disidratazione
In questa sezione consideriamo il problema della conservazione degli alimenti per lunghi periodi di
tempo nello spazio, fornendo esempi delle tecniche di conservazione e proponendo alcune attività
pratiche. Discipline trattate: biologia, chimica e tecnologia.
Cibo da lancio
In questa ultima sezione valutiamo la massa degli alimenti e delle confezioni rispetto al contenuto
nutrizionale. Quali alimenti sono meno adatti ad essere portati nello spazio tenendo conto degli
scarti e delle confezioni? Discipline trattate: biologia e tecnologia.

1. Introduzione
Quando partite per un lungo viaggio, ad esempio per andare in vacanza, una cosa che non vorrete
dimenticare di portare con voi è uno spuntino adeguato. Qualche panino al formaggio e una bottiglia
d’acqua possono essere sufficienti. Nelle giornate più fredde, potrete magari aggiungere una bevanda
o zuppa calda in un thermos. Qualcuno potrà addirittura portare con sé un piccolo fornello per
prepararsi un pasto caldo. Tutto ciò non presenta alcuna difficoltà e, se qualcosa va storto, potrete
sempre trovare un negozio, un bar o un ristorante dove procurarvi cibo e bevande.

Immaginate ora di dovere viaggiare nello spazio. Cosa portereste con voi? Naturalmente dovrete
scegliere alimenti che durino diversi giorni, settimane o mesi, e una quantità sufficiente d’acqua.
Raggiungere lo spazio è però un’impresa costosa, in termini sia finanziari sia di energia richiesta. È
quindi opportuno portare con sé solo lo stretto necessario per evitare un carico eccessivo. Ma cos’è
“lo stretto necessario” e quanto potrà durare nello spazio? Il cibo avrà lo stesso sapore che ha sulla
Terra? Quale sarà il vostro consumo energetico giornaliero medio nello spazio? E soprattutto, date le
condizioni insolite a cui sarà sottoposto il vostro organismo, come potrete essere certi di alimentarvi
correttamente e nelle giuste quantità?

2. I processi digestivi

Perché l’organismo possa utilizzare i nutrienti essenziali contenuti negli alimenti, questi devono
essere scomposti in sostanze digeribili. Questo processo a più stadi è allo stesso tempo meccanico
e chimico.

La bocca: masticazione e saliva


Il primo passaggio del cibo nel nostro corpo avviene attraverso la bocca. Qui il cibo viene masticato
e frammentato per poter essere inghiottito più facilmente. L’azione della lingua sul cibo e contro le
pareti della bocca forma il bolo (impasto di cibo). Nella bocca, il cibo si mescola con la saliva che, oltre
ad agire da lubrificante per favorire il passaggio del cibo nell’esofago, svolge molte altre importanti
funzioni.

La masticazione aumenta la superficie del cibo per facilitarne la reazione con le sostanze chimiche
e gli enzimi digestivi. È un po’ quello che accade quando si sbriciola un’aspirina solubile per farla
sciogliere più rapidamente nell’acqua.
La saliva contiene l’enzima amilasi. Gli enzimi partecipano a molti processi naturali con la funzione
di modificare la velocità delle reazioni chimiche. L’amilasi avvia il processo di scomposizione dei
polisaccaridi, come l’amido, in maltosio. Entrambe queste sostanze sono costituite da molecole di
glucosio (C6H12O6). L’amido è un polimero del glucosio, mentre il maltosio è costituito da due molecole
di glucosio legate (disaccaride o doppia molecola di glucosio).
Attività 1 - La saliva e il pane

Provate a masticare un pezzetto di pane per dieci minuti. Nota: è davvero difficile non
inghiottire! In questo arco di tempo, l’amilasi della saliva inizia ad agire sull’amido
contenuto nella farina del pane. Com’è il sapore dopo qualche minuto?

Il pane è diventato più dolce a causa della presenza di maltosio prodotto dall’amilasi
intervenuta durante la masticazione.

L’esercizio seguente dimostrerà gli effetti dell’enzima catalasi che si trova nella maggior parte delle
cellule.

Attività 2 - Rilevazione della catalasi

Vi occorre quanto segue:

Fegato tritato (cotto e crudo)


Carote affettate (cotte e crude)
Circa 20 ml di soluzione di perossido di idrogeno (H2O2)
Pipetta/contagocce
Quattro capsule di Petri o piattini

Mettete un po’ di fegato e carote cotti e crudi in quattro capsule di Petri separate.
Aggiungete qualche goccia di perossido di idrogeno in ognuno dei campioni e
osservate. Cosa accade?

Le cellule viventi producono perossido di idrogeno come sottoprodotto di diversi


processi metabolici. Esso è presente in concentrazioni particolarmente elevate
nel fegato, dove facilita la scomposizione delle tossine presenti nell’organismo.
Si tratta di una sostanza nociva per il tessuto vivente (animale e vegetale) e per
questo le cellule producono l’enzima catalasi che scompone il perossido di idrogeno
in ossigeno e acqua:
H2O2 + catalasi => H2 + O2
Nei campioni di cibo crudo noterete delle bolle di ossigeno, in quelli di cibo cotto
no. Perché nei campioni di cibo cotto non vi sono bolle? Cosa pensate sia successo
all’enzima durante la cottura?

La catalasi è attiva alla temperatura corporea, ma a temperature più elevate,


come quelle che raggiunge il cibo cuocendo, può subire la modifica della struttura
molecolare e quindi delle relative proprietà chimiche. L’enzima attivo viene pertanto
distrutto durante la cottura del cibo.

Così come la catalasi scompone il perossido di idrogeno, gli enzimi dell’apparato digerente
scompongono le sostanze chimiche presenti nei cibi in prodotti della digestione utili,
come glucosio, aminoacidi, glicerolo e acidi grassi. Queste sono le sostanze chimiche
utilizzabili dall’organismo.
Processi chimici dell’apparato digerente

Come una ola


Dopo essere stato inghiottito, il bolo viene spinto nell’esofago dai movimenti peristaltici dei muscoli.
Proprio come una ola allo stadio, una serie di contrazioni muscolari anulari scende lungo l’esofago
sospingendo il bolo nello stomaco. Questo processo è detto peristalsi.

Questo meccanismo è particolarmente utile nell’ambiente a microgravità dello spazio, in quanto


il meccanismo di ingestione può procedere anche senza l’aiuto della forza di gravità. Quando si
ingerisce il cibo, questo viene letteralmente spinto lungo l’esofago, qualunque sia la posizione del
corpo. L’organismo quindi non si affida semplicemente alla caduta del cibo verso lo stomaco e lo si
può dimostrare come descritto di seguito.

Attività 3 - Inghiottire contro la forza di gravità

Prendete un frutto e stendetevi sulla schiena o su un fianco tenendo la testa a un


livello più basso dello stomaco. Date un morso al frutto e mangiatelo normalmente
(attenti a non soffocare se siete stesi sulla schiena). Che cosa notate inghiottendo?
Provate una sensazione diversa dal solito?

Il cibo si fa strada verso lo stomaco, vincendo la forza di gravità grazie alla peristalsi.

Un sacchetto elastico pieno di acido


Il nostro stomaco è essenzialmente questo. Quando è vuoto ha le dimensioni di una salsiccia e dopo
un pasto abbondante può dilatarsi fino a diventare grande quanto un melone. Possiede una parete
muscolare grazie alla quale rimescola il cibo unendolo ai succhi gastrici.
Le sostanze chimiche dello stomaco sono prodotte da tre tipi di cellule: zimogene, ossintiche e
mucose. Le cellule zimogene producono il proenzima pepsinogeno. Negli ambienti acidi, questo
viene convertito in pepsina, utilizzata per digerire le proteine del cibo. Il contenuto dello stomaco
deve pertanto essere acido. La presenza di HCl, prodotto dalle cellule ossintiche, mantiene un pH
più o meno pari a 2. Questo livello di acidità facilita la scomposizione del cibo e l’annientamento dei
batteri.
Si potrebbe obiettare che il processo potrebbe essere più efficiente se le cellule delle pareti dello
stomaco producessero pepsina direttamente. Pensate che questo potrebbe creare qualche problema?
E perché?

L’autodigestione è un reale pericolo per l’apparato digerente e per questo una serie di cellule mucose
forma uno strato di muco che riveste lo stomaco e lo protegge dall’aggressione di HCl e pepsina.

3. Quanta energia ci serve?


Il corpo umano, un po’ come il motore di un’auto, ha bisogno di “carburante” per mantenere il
“regime minimo” e per alimentare il movimento. Il dispendio minimo di energia dell’organismo è
detto metabolismo basale o MB.

Il metabolismo basale (P, in kcal al giorno) può essere stimato applicando la formula seguente:

dove:

s = +5 per gli uomini, -161 per le donne


m = massa in kg
h = altezza in cm
a = età in anni

Per la maggior parte delle persone il metabolismo basale rappresenta la componente principale del
consumo energetico, pari a circa il 70% del dispendio totale di energia. Il 20% e il 10% circa vengono
attribuiti all’attività fisica e alla termogenesi (produzione di calore corporeo) rispettivamente.

Il metabolismo basale si riferisce, naturalmente, allo stato di completo riposo, senza tenere conto
di alcuna attività fisica. Evidentemente, il fabbisogno energetico aumenta all’aumentare dell’attività
fisica. Per calcolare l’apporto calorico totale che occorre a un individuo, bisogna moltiplicare l’MB per
fattori che dipendono dall’attività dell’individuo.

Livello di attività Fattore di attività MB


Sedentario (poco o nessun esercizio) 1,2
Esercizio/sport leggero 1-3 giorni alla settimana 1,375
Esercizio/sport moderato 3-5 giorni alla settimana 1,55
Esercizio/sport intenso 6-7 giorni alla settimana 1,725
Esercizio/sport molto intenso o lavoro fisico tutti i giorni 1,9

Gli astronauti svolgono regolarmente attività fisica per limitare l’atrofia muscolare che può verificarsi
in un ambiente a microgravità. A parte questo esercizio fisico, si potrebbe pensare che un astronauta
non abbia molto lavoro da svolgere. Ma il fatto che la forza di gravità sia assente non significa che
siano assenti anche tutte le altre leggi della fisica! Forze non trascurabili come il momento e l’inerzia
richiedono comunque uno sforzo, ad esempio quando si spostano pesanti attrezzature o si aprono e
chiudono i boccaporti. Lavorare nello spazio può dunque comportare un notevole impegno fisico.

Ricordate: le leggi della fisica valgono anche nello spazio. Ad esempio:

Un astronauta apre un cassetto tirandolo con una forza, F1, di 20 N su una distanza, d1, di 10 cm
(0,1 m). Il cassetto si apre e l’astronauta deve spingerlo con una forza, F2, di 20 N su una distanza,
d2, di 10 cm per arrestarne il movimento (tenendosi ad altri oggetti per evitare di spostarsi). Quanta
energia è stata trasferita al cassetto? L’energia equivale al lavoro svolto sul cassetto, W:

W = F1d1 + F2d2
W = (200,1 + 200,1) J
W = 4 J (ca. 1 kcal)

È un calcolo semplice che però dimostra come per ogni azione nello spazio sia necessaria energia.
In una tipica giornata a bordo della ISS, un astronauta consuma circa 2.300 kcal di energia; il suo
fabbisogno calorico è quindi paragonabile a quello medio sulla Terra.

Ma da dove viene questa energia? Occorre naturalmente prendere in considerazione le caratteristiche


nutrizionali dei cibi che possono essere trasportati facilmente nello spazio. Leggendo le informazioni
nutrizionali riportate sulle etichette delle confezioni di alimenti come riso, biscotti, uva passa e
prosciutto, si individuano determinate tendenze.

Attività 4 - Analisi nutrizionale degli alimenti più comuni

Raccogliete le informazioni nutrizionali riportate sulle confezioni di alcuni comuni


alimenti. Mettete in relazione il valore energetico dei seguenti alimenti con le
diverse categorie di sostanze nutritive (grassi, carboidrati/zuccheri):

• Cavolo
• Prosciutto
• Manzo
• Arachidi
• Uva passa

Quanti grammi di ognuno corrispondono a un quarto del fabbisogno energetico


giornaliero di un astronauta a bordo della ISS, cioè 2.300 kcal? Quanto di ognuno
corrisponde a 45 g di proteine (quantità giornaliera raccomandata per un maschio
adulto sulla Terra)? Noterete che le arachidi contengono la maggiore quantità di
energia per grammo, mentre la carne ha il massimo contenuto di proteine. Queste
considerazioni possono essere estese a tutti gli altri alimenti. È quello che vi
aspettavate?

Si sa che mangiando quantità eccessive di cibo si aumenta di peso. In questo modo, il corpo immagazzina
energia per l’uso futuro. Se non si mangia a sufficienza, si perde peso. Se si desidera mantenere
costante il proprio peso, l’equazione è semplice: apporto calorico totale = consumo calorico totale.
Occorre inoltre considerare che tutti i processi organici, compresa la digestione, richiedono energia e
generano calore. Nel processo digestivo, l’energia ricavata dal cibo è maggiore di quella consumata
per la digestione. Se così non fosse, la quantità di cibo che dovremmo consumare aumenterebbe in
modo esponenziale! Anche questo aspetto contribuisce al bilancio energetico totale.

4. L’importanza di una dieta bilanciata nello spazio


Una dieta bilanciata è importante sulla Terra come sulla Stazione Spaziale Internazionale. Gli astronauti
devono garantirsi il necessario apporto di vitamine e minerali, nonché di grassi, carboidrati, proteine,
fibre e acqua. Una dieta variata è inoltre più piacevole e interessante di una ripetitiva.

Ricordate inoltre che in preparazione di un’ipotetica vacanza nello spazio, sarà superfluo portare
alcune cose, tra cui la crema solare. Gli astronauti a bordo della ISS, infatti, sono schermati dai raggi
del sole e un importante effetto collaterale della mancanza di esposizione al sole è l’impossibilità,
per l’organismo, di sintetizzare la vitamina D nella pelle.

Sulla Terra, la vitamina D3 viene prodotta dalla reazione di una sostanza chimica naturalmente
presente nella pelle, il 7-deidrocolesterolo, con i raggi UV-B. Questi raggi sono presenti nella luce
solare a livelli superiori all’indice UV 3. Nello spazio, però, gli astronauti non possono sintetizzare la
vitamina D e pertanto devono assumere alimenti che sono stati arricchiti con questa vitamina.

Oltre alle vitamine, l’organismo ha bisogno anche di minerali. Ad esempio, ci occorre il ferro per
produrre l’emoglobina (la principale componente dei globuli rossi), la mioglobina (un’importante
proteina delle cellule muscolari) e certi enzimi. Uno degli effetti secondari della permanenza degli
astronauti nello spazio è la riduzione del numero di globuli rossi. Questo fenomeno, insieme al calo
dell’emoglobina, fa sì che la quantità di ferro necessaria all’organismo diminuisca.

In assenza di peso, anche con normali livelli di assunzione di sodio, si attivano degli ormoni
che causano la ritenzione e l’accumulo nell’organismo di questo elemento. Per questa ragione,
l’assunzione di sodio da parte degli astronauti deve essere attentamente controllata. Il sodio è un
minerale necessario che assumiamo principalmente dal cloruro di sodio (sale da cucina). Si tratta di
un elettrolito che partecipa alla trasmissione dei segnali elettrici tra le cellule. In particolare, è un
componente essenziale dei nervi in quanto stimola la contrazione muscolare. Insieme al potassio,
aiuta a mantenere la distribuzione dell’acqua (attraverso l’osmosi - vedere “La salatura” nella sezione
6) e regola la pressione sanguigna. Il sodio è inoltre importante per mantenere il corretto equilibrio
acido-base nell’organismo.

5. Vi piace il sapore forte del curry? È una questione di gusto.


Uno degli effetti secondari della permanenza in un ambiente a microgravità è il fatto che la pressione
arteriosa media tende a divenire uniforme in tutte le parti del corpo. Sulla Terra, la pressione in
corrispondenza delle caviglie è maggiore della pressione al livello della testa quando stiamo in piedi,
ma nello spazio non è così. Non vi è un gradiente di pressione.

La pressione sanguigna media al livello della testa aumenta e ciò dà spesso luogo al fenomeno
del “viso paffuto”. Gli astronauti possono soffrire di infiammazione dei seni nasali o sentire il naso
chiuso a causa della dilatazione dei vasi sanguigni. Questi fenomeni possono influire sull’olfatto
riducendo la percezione degli aromi dei cibi.

Avrete notato che quando si ha un forte raffreddore i cibi sembrano meno profumati.

Attività 5 - Meno aroma, stesso sapore

Provate a chiudervi il naso e a mangiare qualcosa: come vi sembra l’aroma? E


il sapore? (Salato, dolce ecc.) Aprite il naso e confrontate: ora sentirete meglio
l’aroma.

Chiedete a un altro studente di bendarsi, chiudersi il naso, assaggiare alcuni cibi


e indovinare di cosa si tratti. Potreste, ad esempio, fargli assaggiare diversi tipi
di frutta e di verdura. Lo studente non dovrà toccare il cibo, ma prenderlo da un
cucchiaio. È facile?

La nostra capacità di riconoscere gli aromi dipende direttamente dall’olfatto. I sapori (dolce, aspro,
amaro, salato) sono invece percepiti dalle papille gustative presenti sulla lingua. Tale percezione non
dipende dall’olfatto.

Le ricerche suggeriscono che possano esservi altri fattori che influiscono sul gusto degli astronauti,
non ultimi gli effetti psicologici e il fatto che le papille gustative possano non essere adeguatamente
stimolate fisicamente dal contatto con il cibo come in presenza di gravità. A causa di questi fattori,
il cibo può sembrare poco saporito nello spazio e per questo gli astronauti spesso preferiscono
consumare piatti piuttosto speziati.

6. La conservazione degli alimenti: sterilizzazione e disidratazione


Il cibo che viene inviato nello spazio con gli astronauti deve durare a lungo. Esistono diverse
tecniche per conservare gli alimenti. La conservazione richiede essenzialmente l’annientamento dei
microrganismi potenzialmente nocivi, privandoli di un ingrediente essenziale per la loro crescita, o
l’eliminazione dell’ossigeno che può causare l’ossidazione degli alimenti (in particolare, dei grassi).

I primi metodi di conservazione dei cibi usati in tutto il mondo consistevano in tecniche di salatura
ed essiccazione che utilizziamo ancora oggi. Nel tempo sono state però adottate numerose altre
tecniche, soprattutto con l’obiettivo di preservare gli aromi. Questo aspetto è importante per gli
astronauti che provengono da culture diverse. La varietà dei sapori rende inoltre la dieta meno
monotona e più attraente. Il cibo svolge un ruolo essenziale nella vita quotidiana di ognuno di noi
ed è importante mantenerlo appetibile. Riuscite a immaginare una dieta che preveda solo cibi salati
per una settimana o addirittura per mesi?
La salatura
La salatura causa la disidratazione dei cibi per osmosi, vale a dire il passaggio delle molecole
d’acqua da una zona ad alta concentrazione ad una a bassa concentrazione, attraverso una membrana
semipermeabile. Si tratta del principale meccanismo che permette l’entrata e l’uscita dell’acqua dalle
cellule animali e vegetali. In questo contesto, la membrana semipermeabile è la membrana cellulare.
La membrana semipermeabile è così definita in quanto è permeabile al solvente (cioè l’acqua), ma
non al soluto.

Attività 6 - Trasudamento di una melanzana

In questa attività vi cimenterete in una comune tecnica di preparazione delle


melanzane prima della cottura. Dovrete privare la melanzana di parte del suo
contenuto d’acqua. Vi occorre quanto segue:

Una melanzana
Sale da cucina
Un tagliere
Un coltello da verdura
Una bilancia da cucina

Tagliate la melanzana a fette e pesatela. Cospargete le fette di sale e mettetele in


una terrina. Lasciatele riposare un paio d’ore e quindi osservatele. Sgocciolate le
fette per eliminare il liquido salato e quindi ripesatele. Che cosa notate? Perché è
successo?

Cospargendo di sale le fette di melanzana si crea un gradiente di concentrazione


del soluto attraverso la membrana e le molecole d’acqua si spostano verso il lato
salato finché non si stabilisce l’equilibrio idrico sui due lati della membrana. Il
risultato finale è la perdita d’acqua dalla cellula. Le fette di melanzana appariranno
meno turgide e sgocciolandole e asciugandole si noterà che le loro dimensioni si
saranno leggermente ridotte.

Un altro metodo di disidratazione del cibo utilizza il calore.

Attività 7 - Disidratazione della frutta

Potete tentare di disidratare alcuni alimenti e di reidratarli a casa. Vi occorre


quanto segue:

Pezzi di frutta (p.e. mela, pera e banana)


Soluzione di acido ascorbico
Un radiatore
Una teglia da forno
Un coltello e un tagliere
Una bilancia meccanica o digitale da cucina
Sbucciate la frutta e tagliatela a pezzi. Dovrete pesare i pezzi di frutta e ripesarli
dopo averli disidratati. In questo modo potrete calcolare quanta acqua è stata
persa durante il procedimento.

Sarà inoltre necessario trattare la frutta per evitare che si ossidi a contatto con
l’aria. Questo si ottiene immergendo la frutta in una soluzione di acido ascorbico (ad
esempio, vitamina C) per circa 15 minuti. Se la frutta si ossida, spesso scurendosi, il
suo contenuto chimico cambia e l’aroma si altera. L’acido ascorbico è un antiossidante
utilizzato nell’industria alimentare per conservare alimenti come il pane.

Sistemate infine i pezzi di frutta su una teglia da forno e ponetela sopra un radiatore
caldo o in un forno a bassa temperatura (non più di 60°C) per 6-12 ore. La frutta è
secca quando è morbida e flessibile e tagliandola non presenta una zona umida al
centro. Ripesando i pezzi di frutta, si potrà calcolare la massa dell’acqua persa. Qual
è la variazione percentuale della massa?

È possibile reidratare la frutta? Provate a immergerla in acqua. Notate qualcosa di


diverso nell’aroma e nella consistenza?

Naturalmente, non tutto il cibo destinato agli astronauti viene completamente disidratato ai fini della
conservazione. L’uva passa o sultanina è un cibo con grado intermedio di umidità. Viene conservata
limitando la quantità d’acqua disponibile per la crescita microbica, ma mantenendo acqua sufficiente
a preservare la consistenza morbida dell’alimento per poterlo consumare senza ulteriori preparazioni.
I cibi con grado di umidità intermedio hanno generalmente un contenuto d’acqua compreso tra il
15% e il 30%, ma l’acqua presente è legata chimicamente con lo zucchero o il sale e pertanto non
favorisce la crescita microbica.

7. Cibo da lancio
Il cibo da inviare agli astronauti deve essere non solo particolarmente nutriente, efficiente dal punto
di vista energetico e poco ingombrante, ma deve avere anche il giusto tipo di confezione, in termini
sia di ingombro sia di peso che va ad aggiungersi alla massa totale di lancio. Si deve inoltre tenere
conto degli scarti e delle parti inutilizzate degli alimenti. Ad esempio, non mangeremmo mai una
coscia di pollo o una pesca intera. Le ossa della carne e il nocciolo della frutta sono parti di scarto
che tuttavia contribuiscono alla massa trasportabile totale.

Attività 8 - Vietato sprecare

Calcolate la percentuale di scarto di una banana o di una pesca rispetto a un’insalata


o a un pomodoro. Questa attività richiede l’uso di una bilancia da cucina per pesare i
campioni di cibo prima (e dopo) averli consumati. Potrà essere necessario mangiare
la frutta durante questa attività!

In base a quanto osservato, siete in grado di suggerire quali alimenti siano adatti
ad una missione nello spazio?