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DIDATTICA DELLA

LETTERATURA ITALIANA:
Riflessioni e proposte
applicative, a cura di Gino
Ruozzi e Gino Tellini
Letteratura Italiana
Università degli Studi di Palermo
9 pag.

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GINO RUOZZI-GINO TELLINI (a cura di)
DIDATTICA DELLA LETTERATURA ITALIANA
Riflessioni e proposte applicative

PARTE PRIMA: ISTITUZIONI

1.Periodizzazione (Giovanni Barberi Squarotti e Laura Gatti)


strumento per organizzare tempo storico e articolare la materia in modo coerente
operazione critica e storiografica, frutto della visione dello studioso, che consiste
nel classificare in sottocategorie comuni e imporre una griglia artificiale
interpretazione dei fenomeni che implica un’astrazione
consente la comprensione della letteratura come sistema di relazioni (contesto
storico, contesto culturale, letterature del passato e letterature europee, rapporti con
arti o altri campi del sapere)
se generalizzata rischia di schiacciare l’analisi dei testi su parametri artificiali

Restituisce un’immagine della letteratura come alternanza tra tradizione e


innovazione.
(Una delle prime periodizzazioni fu fatta proprio da Dante nella Vita nova fissa l’uso
del volgare in poesia come il momento di frattura con la prassi precedente)

Punto di convergenza tra tendenza critiche e l’insegnamento:


Tipologie di periodizzazione nelle storie letterarie negli ultimi sessanta anni:
 Storicismo:
Giuseppe Petronio, L’attività letteraria in Italia, Palumbo 1964: supera la
tripartizione di De Sanctis (Medioevo, Rinascimento, Età Moderna)
configurando una partizione per età intrecciando dati storici e movimenti
letterari (l’età dell’umanesimo, l’età della controriforma, etc.)
Emilio Cecchi-Natalino Sapegno, Storia della letteratura italiana, Garzanti
1965: divisione per secoli
 Antistoricismo:
Remo Ceserani- Lidia de Federicis, Il materiale e l’immaginario, Loescher,
1979: costruzione in diacronia viene superata dalla logica del lungo periodo e
dall’impostazione per temi e percorsi.
 Strutturalismo:
Cesare Segre-Clelia Martignoni, Testi nella storia, Einaudi,1992: centralità
dei testi prevale sulla storia della letteratura
 Storicità senza storicismo: visione multiprospettica
Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana, Einaudi, 1991, 4 voll.:
impostazione per segmenti di lunga durata, intreccio tra storia letteraria e
storia sociale.) che non trascura il quadro storico-culturale (La civiltà
comunale, la crisi del mondo comunale, etc., all’interno ci sono diverse
categorie: forme e generi, autori, etc.)
Romano Luperini- Pietro Cataldi- Lidia Marchiani, La scrittura e
l’interpretazione, Palumbo 1996, 6 voll.: la periodizzazione è data dalla
convergenza del piano storico con quello culturale e letterario; ogni volume
tratta una categoria (Medioevo latino,…,Dal Naturalismo alle avanguardie,…),
all’interno di ogni volume gli argomenti sono raggruppati in diverse parti
definite dall’intreccio di età storiche e tendenze letterarie (Autunno del
medioevo…,l’età del fascismo: ermetismo, anti simbolismo e neorealismo). Si
nota inoltre un ampliamento del canone tradizionale e un’apertura alle
letterature europee)
Stefano Prandi, La vita immaginaria: storia e testi della letteratura italiana,
Mondadori scuola, 2019: periodizzazioni per età storico-culturali (l’età del

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barocco, il secolo dei lumi...) con raggruppamenti per movimenti letterari
(Barocco, Illuminismo, Neoclassicismo), per autori, per temi, per categorie
generazionali (Raccontare l’Italia da Dopoguerra al Miracolo economico)

I problemi della periodizzazione forzata dei programmi ministeriali è il mancato


equilibrio nella ripartizione legata agli anni del ciclo (I, dalle origini a Tasso; II, dal
Barocco a Manzoni; III, ‘800 e ‘900). Una delle possibili soluzioni sarebbe quella di
adottare schemi meno meccanici che si avvalgano non di confini netti, ma di reti di
tendenze dominanti analizzabili anche nel lungo periodo e di uno sguardo che valuti
la letteratura italiana non come sistema a sé stante ma inserito nel quadro della
letteratura europea.
Proposta: Origini; Secoli aurei: dal Trecento al Primo Cinquecento; L’ancien règime:
dalla Controriforma all’illuminismo; l’Età moderna e la contemporaneità).

2. Generi letterari (Giancarlo Alfano)


La questione dei generi letterari si innesta già nel pensiero greco, in particolare nel
dialogo La Repubblica (III libro) di Platone. Infatti, afferma che mitologi e poeti
raccontano cose passate o presenti o future e che lo fanno con una narrazione o
semplice o imitativa o in ambedue le forme. In particolare, al modo mimetico si
associano la tragedia e la commedia, al modo diegetico i ditirambi, al modo misto la
poesia epica e altri generi. La riflessione si allarga con la Poetica di Aristotele: al
centro della teoria aristotelica vi è la mimesis natura specifica della poesia le cui
forme hanno tutte in comune di essere attività imitative differendo solo per i mezzi
(l'uso o meno del corpo umano, della musica e del linguaggio), gli oggetti (argomenti/
eroi, alti/bassi) e la maniera secondo la ripartizione platonica.
Secondo Gerard Genette (Introduzione all’architesto, Pratiche ,1981) tutto ciò è
riassumibile così:
Oggetto/ Drammatico Narrativo
Modo
Alto Tragedia (eroi/temi Epopea (eroi/temi
illustri) illustri)
Basso Commedia (eroi/temi Parodia (eroi/temi
ridicoli) ridicoli)

Questo modello di organizzazione dello spazio poetico ha dominato l'intera cultura


letteraria occidentale almeno fino al Romanticismo. L'esempio più lampante è quello
della Rota Vergilii diffusa nel Medioevo: le diverse possibilità sono distinte in base a
tre livelli alto, basso e mediocre
rappresentate dalle tre opere maggiori Virgilio Eneide, Bucoliche, Georgiche.

L'approccio aristotelico (di tipo statico) è prevalso tra il 1500 e il 1700, succeduto
dall'approccio storiografico (di tipo dinamico) che ha invece prevalso per tutta l'epoca
preromantica e romantica. Dopodiché si è assistito a una provvisoria crisi del
concetto di genere, soprattutto a partire dalla critica crociana, ma nel corso del
secondo ’900 gli specialisti sono tornati a riflettere sulla necessità di utilizzare queste
categorie: al culmine di questi studi si situa il Manuale di letteratura italiana per
generi letterari di Franco Brioschi e Costanzo Di Girolamo edito fra il 1993 e il 1996.

Studio dei generi


 analisi in diacronia delle relazioni che l'opera stabilisce con le precedenti o le
successive
 analisi in sincronia delle relazioni di affinità o contrapposizione che l'opera
intrattiene con i testi della propria epoca.
mette in dialettica un modello strutturale adottato dall’autore e l’opera che realizza

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valenza pragmatica: un libro è inserito in determinate griglie interpretative di
ordine formale che lo rendono subito riconoscibile dal lettore (“orizzonte di attesa”
Hans Robert Jauss)

ha come obiettivo chiarire (e non solo classificare) i rapporti fra le opere (Jean-
Marie Schaeffer, Che cos'è un genere letterario, Pratiche, 1992): serve cioè a
mettere in evidenza le spinte che sottendono alla composizione letteraria che possono
restringersi in un ambito stretto in un'ottica più allargata ( Aminta di Tasso in quanto
favola pastorale si può mettere in relazione con la sequenza di opere a sfondo
pastorale della Ferrara del secondo Cinquecento ma anche col mito plurimillenario
nato con Teocrito e Virgilio).

va oltre la prospettiva di storia letteraria nazionale e consente la comparazione fra


delle letterature di lingua e di tempi diversi, dando per assodato che naturalmente
opere vicine nel tempo dialogo in maniera più fitta.
Opera principalmente come modello perché ospita un ricco ma limitato deposito di
soluzioni compositive (Claudio Guillen, L’uno e il molteplice. Introduzione alla
letteratura comparata, Il Mulino,1992)

Questa riflessione vale anche per i generi metrici (dispositivi formali che riguardano
il rapporto fra numero di versi e l'organizzazione in base agli schemi delle rime): in
questo caso la continuità è garantita dal fatto che la metrica dipende strettamente
dalle caratteristiche di ciascuna lingua. Un percorso per generi permette di
affrontare l'intera tradizione nazionale italiana e di allargare l'analisi ad esperienze
parallele di altre letterature europee.
 Sonetto: si impone come genere metrico italiano per eccellenza a partire dall'uso
che ne fanno i poeti attivi alla corte di Federico II, che prendendo, a riferimento il
modello provenzale, sviluppano dei contenuti con un insieme ridotto di possibilità
formali. Il sonetto poi si sviluppa in altri temi diversi da quello amoroso fino alla
polemica personale e ai temi di attualità e viene consacrato dalla Vita Nova di
Dante e dai Rerum vulgarium fragmenta di Petrarca.
 Ode: la sua storia nasce dalla poesia classica (Pindaro e Orazio) e rinasce a metà
Cinquecento ad opera di poeti inglesi e francesi per poi affermarsi anche in Italia
nel 600 nel 700, si impone quindi come veicolo di discorso serio che tratta temi di
interesse generale e di un certo impegno filosofico.

Nel sistema dei generi una sua particolare peculiarità ce l'ha il romanzo poiché è un
genere plastico e mutevole che riesce ad assumere diverse strutture formali sia testo
in prosa che in verso che in forma di epistola. Bachtin lo definì un genere incompiuto,
in divenire e perciò privo di un canone. Infatti, in ogni epoca ci sono state forme di
narrativa lunga capaci di inserirsi nel sistema dei generi e di appropriarsi degli
elementi più utili. In Italia inoltre ha una storia molto particolare poiché la parola
romanzo era in uso già dal 500 ma la vicenda del romanzo moderno inizia solo
nell'Ottocento a partire da Le ultime lettere di Jacopo Ortis nel 1802 e si impone con
difficoltà fino a I Promessi Sposi di Manzoni che è riuscito a prendere le mosse dal
romanzo storico di Scott per approdare all'umorismo e alla simulazione della
scrittura saggistica fino alla parodia e al mimo.

Un'altra categoria più ampia della categoria del genere è quella di modo con cui
Frye e Ceserani intendevano individuare quelle forme di organizzazione
dell'immaginario che, basate sui grandi archetipi narrativi, li incarnano in strutture
modellizzanti precise e storicamente definite. La categoria di modo scardina il
rapporto diretto fra un testo e un unico genere di appartenenza e consente di
individuare la capacità di espansione di un genere al di là dei suoi limiti strutturali

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3.Il canone dalle Origini all’Unità (Floriana Calitti)

Nel ‘900 la questione del canone ha assunto toni sempre più problematici: ad oggi
possiamo dire che l'antologia o il manuale di storia è diventata il mezzo e insieme
l'effetto della canonizzazione che rispecchia una determinata politica culturale.
Il canone letterario non deve essere considerato soltanto una forma normativa e
coercitiva ma come suggerito dalla etimologia della parola canone significa
strumento di misurazione.
Quasi mai possiamo individuare la data di nascita di un determinato canone ma ci
sono senza dubbio degli episodi cardine che segnano l’iter di una selezione
Canone
 testi eletti da una generazione che gli elegge come particolarmente rappresentativi
della propria visione del mondo, contestati dalla generazione successiva in nome di
una visione del mondo che quella generazione considera nuova. (Franco Marenco La
questione del canone in due paradigmi: moderno e postmoderno)
selezione che si compie su un tempo orientato storiograficamente

A fronte di studiosi come Christian Raimo e Federico Sanguineti che denunciano


quanto il canone estrometta le minoranze e non rispetti le questioni di genere vi sono
altri studiosi che si pronunciano contro l'allargamento democratico del canone come
Ferroni e Quondam.

Il primo canone delle Origini si configura come una registrazione della poesia
predantesca: si tratta di una sistemazione critica poi superata nel tempo.
Tre antologie che raccolgono il principio di fondazione di una tradizione staccata
dal latino:
 Banco Rari 217 (Biblioteca Nazionale di Firenze): è la più antica e raccoglie
componimenti in varie forme metriche. Si nota la presenza preponderante di
Bonagiunta Orbicciani.
 Laurenziano Rediano 9 Biblioteca laurenziana di Firenze): predilige i complimenti
di Guittone D'Arezzo.
 Vaticano latino 3493 (Biblioteca Apostolica Vaticana): contiene canzoni e sonetti
ed è organizzato su una linea cronologica che va da Giacomo da Lentini agli altri
siciliani ai toscani a Guittone per chiudersi poi con i toscani precedenti allo
Stilnovo
 .
Un punto di frattura è senza dubbio il primo canone d'autore formulato da Dante nel
De vulgari eloquentia:
 codifica della novità dello stile e dell'invenzione: vi racchiude Guido Guinizzelli,
Lapo, Cino da Pistoia ed egli stesso.
la consapevolezza critica di una selezione decisa a escludere sulla base di una
scelta netta di politica linguistica e culturale: assenza di Guittone D'Arezzo e e di
alcuni esponenti del guittonismo (Nella costruzione del canone le assenze valgono
almeno quanto le presenze, o anche di più)
tradizione incerta: non sembra che si stato il canone vincente ma dopo periodi di
eclissi venne rivalutato da Trissino a inizio '500.

Quella che nacque fin da subito come mito delle tre corone di cui sia Petrarca che
Boccaccio erano a conoscenza si tradusse in poco tempo in una coppia antagonista
che vedeva contrapposti Dante e Petrarca. Boccaccio ha un ruolo molto particolare: a
lui è riservato il terzo podio ma oltre che oggetto di canonizzazione divenne lui stesso
promotore della canonizzazione di Dante in una veste che potremmo definire di
critico letterario: a lui infatti si fa risalire il corpus del Codice Chigiano che include la
biografia di Dante un trattatello in laude di Dante di Boccaccio, Vita Nova, Donna me

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prega di Cavalcanti, un carme su Dante ad opera di Boccaccio dedicato a Petrarca, 15
canzoni dantesche, Il Canzoniere di Petrarca: di fatto un canone dei moderni.

Altro tassello del canone è la silloge chiamata Raccolta Aragonese allestita da


Poliziano su committenza di Lorenzo de' Medici dopo un incontro con Federico
d'Aragona:
strumento diplomatico e politico.
includeva Dante, Giacomo da Lentini e Guinizzelli, Cavalcanti (quarta corona)
escludeva il Canzoniere di Petrarca
marcata operazione di diffusione della lingua di Firenze.

La giuntina di rime antiche (1527) si ispira agli stessi principi: è un canone tutto
toscano che si opponeva fermamente al canone proposto da Bembo nelle Prose della
volgar lingua nel 1525: Petrarca per quanto riguarda la lirica e Boccaccio. Per quanto
riguarda la prosa: modelli di lingua più che di stile.
Il Cinquecento vede la codificazione del canone della letteratura in volgare e una
sistemazione dei generi letterari mai vista e soprattutto vede la canonizzazione di
Petrarca che supera Dante a tutti gli effetti (petrarchismo)
Sul finire del secolo a farla da padrone è la querelle sull'epos che vede contrapposti
Ariosto e Tasso, il romanzo cavalleresco contro il poema epico e che vede vincitore
L'Orlando Furioso la cui diffusione riesce a riempire molti spazi artistici. Tasso e la
Gerusalemme Liberata vedranno la loro rivincita nelle letterature europee del 700.
Il 1600 vedrà la nascita di molti cataloghi in versi che tentano di individuare nobili
precursori: si assisterà ad un rifiuto delle regole comuni e alla conseguente reazione
settecentesca che rifiuterà il Barocco sotto il segno dell'Arcadia: tutto ciò, però, non
porterà all’individuazione di un preciso canone.
Il canone che ad un certo punto sembra imporsi è quello dettato da De Sanctis nella
Storia della letteratura italiana (1870):
 valore identitario
monumentalizzazione di Dante come padre della patria e della lingua
ultimi: Parini, Alfieri e Foscolo.

4.La letteratura dell’Italia Unita (Gino Ruozzi)

La formazione universitaria italiana degli ultimi trent'anni del ‘900 è stata segnata
dalla Letteratura dell'Italia unita 1861-1968 di Gianfranco Contini, ma ciò che
decretò il successo scolastico molto ampio fu la Guida al Novecento: profilo letterario
e antologia di Salvatore Guglielmino.
Un ruolo cardine per la definizione di un canone letterario del Novecento è
attribuibile alla collana dei Meridiani Mondadori (1969) a Poesia italiana del
Novecento di Edoardo Sanguineti (Einaudi 1969) e a Poeti italiani del Novecento di
Pier Vincenzo Mengaldo (Mondadori 1978).
La peculiarità di questo oggetto di studio è data dal fatto che vi si dedicano volumi
esclusivi.
Contini apre la propria letteratura dell'Italia unita sotto l'egida del canone delineato
da Francesco De Sanctis. Gli ultimi autori sono Antonio Pizzuto e Gadda. Nonostante
la posizione di questi ultimi due autori eccentrici e antitradizionali non viene fatto
nessun altro riferimento alla avanguardia.
Il volume è articolato in sezioni:
 De Sanctis
 Filologi (Graziadio Isaia Ascoli, Costantino Nigra, Ugo Angelo Canello)
 Carducci (con 18 brani fra poesia e prosa)
 Verga e il Naturalismo (a cui Contini da minore rilievo di quella oggi attribuitagli)
 Scapigliati (Carlo Dossi, Giovanni Faldella, Vittorio Imbriani)

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 Altri posatori: sezione molto generica in cui troviamo tra l'altro anche Carlo
Collodi con Le avventure di Pinocchio che stava iniziando proprio negli anni ‘60 la
strada per la consacrazione a classico (la letteratura per l’infanzia è vittima
dell'equivoco che la vede come letteratura secondaria, Malerba invece la definiva
letteratura anfibia ossia rivolta sia ai piccoli che gli adulti.) Grande assenza è
quella di Cuore di Edmondo De Amicis. Proprio sulla scorta di questi due classici
si collocano i tre episodi degli Antenati e Marcovaldo di Italo Calvino, ma anche
altri autori quali Gianni Rodari Luigi Malerba, Elsa Morante.
 D’Annunzio e Pascoli, due monumenti nell’impostazione di Contini.

Prosatori quali Svevo e Pirandello restano invece marginali segno di scelte che
derivano da gerarchie valori diversi rispetto a quelli correnti.
Clamorosa è l'esclusione di Primo Levi, comprensibile alla luce del fatto che negli
anni ‘60 era ancora considerato più un testimone che un artista: solo negli anni a
venire assumerà il rilievo letterario e civile che ha oggi.
Per la lirica del Novecento abbiamo Ungaretti Montale Saba e Quasimodo, oggi
marginalizzato: poeti su cui l'influsso di D'Annunzio è senza dubbio fortissimo così
come la voglia di liberarsi della sua eredità (Montale lo definì un punto di
attraversamento imprescindibile)
Il volume è chiaramente pensato per studenti liceali, gli unici ad avere accesso
all’università fino al 1969.

Ad oggi si nota come la rivalutazione di certi autori ed opere è dovuta anche alla
profonda cesura fra Italia monarchica e repubblicana e soprattutto l'esperienza della
guerraun passaggio politico sociale culturale fondamentale. È l’esempio di Riccardo
Bacchelli, fondatore della rivista La Ronda, che negli anni ‘40 fu al culmine della
fama con l'epopea Il mulino del Po, una prosa d'arte che voleva restituire all'Italia un
romanzo storico del Novecento comparabile con i Promessi Sposi: dopo aver
raggiunto risonanza popolare anche per gli adattamenti televisivi dell’opera,
Bacchelli andò incontro ad un declino fino a scomparire del tutto dall'orizzonte
letterario così come successe a Monti e Carducci. Oppure casi come quello di
Palazzeschi o Italo Svevo che dopo aver subito un silenzio critico riesce ad affermarsi
come autore di riferimento per il romanzo italiano e che dona alla letteratura italiana
una dimensione europea. Una posizione incerta è quella di Gadda, scrittore
esuberante e vulcanico prediletto anche da Contini ma destinato ad essere una
lettura di nicchia pur godendo di un'alta considerazione critica e filologica.

Il 1947 è un anno cardine per la letteratura italiana del Novecento perché vede la
pubblicazione di:
Tempo di uccidere, Ennio Flaiano
Cronaca familiare, Vasco Pratolini
Se questo è un uomo, Primo Levi
Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino
Soprattutto gli ultimi due che avranno sempre maggior successo e una costante
diffusione a scuola per il loro valore di testimoni del proprio tempo: Levi in modo
tragico, Calvino attraverso le molteplici possibilità espressive messe in campo.

Il 1948 vede la nascita del primo romanzo di Elsa Morante Menzogna e Sortilegio: la
Morante diventa l'emblema della letteratura delle donne e segna un capitolo
significativo della letteratura del 900 : la presenza di scrittrici è accompagnato da un
graduale aumento della presenza delle donne nel mondo della critica del giornalismo
dell'editoria e dell'università e comporta un contributo originale per una più ampia
comprensione del mondo, all'insegna della battaglia delle donne per assumere un
posto nella storia.

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Il ‘900 è altresì segnato dalla compresenza di tante modalità espressive diverse come
il giornalismo il cinema e la radio (già presenti alla fine dell'800 se pensiamo a Verga,
Capuana, Carlo Cattaneo) la televisione, internet e i social network.
Il teatro inoltre assume un ruolo straordinario: da Pirandello a Edoardo De Filippo
fino ad arrivare al premio Nobel Dario Fo che ha sancito il rapporto fra alto e basso
che la critica novecentesca ha più volte ribadito.
E così anche il rapporto tra poesia e canzoni ha avuto un proprio riconoscimento dato
dal terreno comune dell'immaginario contemporaneo.

La poesia del secondo Novecento non è riassumibile in posizioni nette e


immediatamente riconoscibili: è piuttosto un panorama ampio e molto variegato in
cui si riflettono posizioni e momenti storici e culturali differenti. Lo sfondo comune è
l'esigenza di libertà.
Allo stesso modo anche l'orizzonte della narrativa è ricco e complesso tra scrittori
come Federico Tozzi apprezzati dalla critica ma non dal pubblico, fino a Buzzati
Brancati Vittorini Flaviano...
Ci sono momenti particolari come il Neorealismo, il gruppo 63, il postmoderno che
entrano a pieno titolo nel dibattito collettivo. Negli ultimi anni si è assistiti
all'esplosione della letteratura giallistica a partire da Il nome della rosa di Umberto
Eco (1980) che ha risollevato il genere giallo dall'accusa di essere un genere di serie
B fino ai nostri giorni con lo straordinario successo di Andrea Camilleri, seguito da
Lucarelli, De Giovanni, Manzini, Malvaldi.

5.Lingua, metrica e retorica (Bruno Capaci): capitolo scritto molto bene, ma


molto discorsivo e poco pregno di contenuti.

6.Le biografie degli autori (Gino Tellini)


Con l'affermarsi negli anni ‘60 della critica strutturalista le biografie degli autori
vennero considerate una parte non è essenziale talvolta addirittura fuorviante per lo
studio e la comprensione dei testi.
Ad oggi è certo che lo studio della biografia può aiutare nella comprensione delle
opere poiché la conoscenza delle esperienze umane può divenire strumento
ineguagliabile di interpretazione proprio perché la letteratura è una forma di
conoscenza che si radica nella geografia nella storia sociale politica e culturale e
quindi nelle esperienze umane.
Anche De Sanctis riteneva che la letteratura non fosse separabile dal carattere
individuale e storico dell'uomo che l'ha prodotta: non si vuole intendere che la vita
riesca a spiegare in modo esaustivo: di fatto l’opera e la vita è l'opera comunicano. È
palese che è compito del docente esporre i dati anagrafici a fini interpretativi. Ad
esempio, De Roberto ne Le ultime ore di Giovanni Verga (1923) rivela un particolare
dello scrittore che sta per morire ma vuole coprire il suo corpo: questo dettaglio può
senz'altro aiutare a spiegare come la tecnica dell’impersonalità di Verga non sia solo
un’esigenza di originalità formale ma in modo di essere dello scrittore che esprime
una sensibilità profonda. E così non si può capire la rivoluzione stilistica del primo
Ungaretti senza collegarla all'esperienza del Carso e al trauma della trincea da qui
nasce l'esigenza di risillabazione della poesia come rinascita di un nuovo modo di
essere.
Croce affermava che i poeti non vengono da altri poeti ma dalla madre terra cioè
dalla vita che gli esprime dopo aver riassorbito in sé tante cose e anche i poeti
precedenti.

Persino per spiegare la scelta del piano linguistico dantesco che ne caratterizza la
traiettoria artistica dobbiamo ricorrere alla sua origine storica e concreta. É
imprescindibile che l’esperienza dell'esilio e la vertenza di giustizia da ristabilire sia
il codice etico e concettuale della Divina Commedia: nello stabilire condanne e nel

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rappresentare punizioni il poeta ha assunto su di sé la prospettiva giudicante divina
che è il pilastro è la forza propulsiva dell'opera. La poesia è quindi espressione di un
verdetto che ha il ruolo di riscatto della Giustizia violata. Ma Dante rimane uomo del
suo tempo, uomo politico legato a doppio filo a Firenze e con un forte senso di
appartenenza per una patria che l'ha tradito ma che resta indimenticata. Questo forte
senso di sradicamento alla realtà non può prescindere dalla scelta linguistica che
volge al volgare fiorentino non di certo al latino.
Non a caso all’opposto troviamo Petrarca di fatto un apolide itinerante, nato ad
Arezzo, cresciuto ad Avignone, formatosi a Montpellier e a Bologna, sempre a
contatto con l’aristocrazia e l’orizzonte ecclesiastico, dato il suo status di chierico.
Nell’ottica “internazionale” di Petrarca la scelta linguistica non può che ricadere
sulla lingua universale, il latino. Lo sperimentalismo dantesco lascia spazio alla
ricerca della perfezione e al monolinguismo. La prospettiva è quella dell’io che scava
dentro di sé: la prospettiva di Dante non poteva che essere di un noi che analizza la
complessità della storiaDante scrive per conoscere, Petrarca scrive per riscrivere.

La premessa biografica di Manzoni è necessaria per comprendere il complesso


sistema delle relazioni domestiche all'interno dei Promessi Sposi: la presenza di
figure paterne solo negative, l’abbondanza di figure materne positive, la condizione
da orfano di Renzo, la ricerca di una serenità familiare fatta di cose semplici, la
mancanza dell'idillio familiare sono aspetti che affondano le radici nell’esperienza di
Manzoni (la reclusione nei collegi, la separazione dei genitori, la ricerca continua di
una figura paterna, l'incontro tardivo con la madre…)
Anche i temi sono ripresi da una sorta di eredità familiare: il grande tema dei
Promessi Sposi infatti è quello della Giustizia: vi è una continua denuncia della
prepotenza e della sopraffazione fisica, pubblica e psicologica. Non si può trascurare
che il nonno materno Cesare Beccaria fosse l'autore del trattato Dei delitti e delle
pene né che il padre biologico Giovanni fosse fratello di Pietro Verri, autore delle
Osservazioni sulla tortura.

Senza dubbio particolare è l'esperienza di Leopardi che già in vita si scontrava con
chi pensava che il suo pessimismo fosse un riflesso di una condizione patologica. Di
certo la reclusione, i problemi familiari, la madre intransigente, la solitudine e le
molte malattie danno l'idea di quella che Croce definì “vita strozzata”: ma è
fondamentale sottolineare che l'esperienza dell'attraversamento del dolore e della
malattia porta Leopardi ad un accrescimento di sensibilità e umanità che diventa
strumento conoscitivo per godere delle cose belle della vita, per comunicare la
propria esigenza di desideri, di piaceri ,di passioni, di tutti quei sentimenti che fanno
sì che la vita sia degna di essere vissuta.

La poetica pascoliana non può che avere radici nei dati biografici: la solitudine degli
anni in collegio lontano dagli affetti, i lutti ,il delitto del padre sono elementi che
senza dubbio hanno portato alla configurazione della poetica del fanciullino, cioè ad
una sorta di regressione all'infanzia come arretramento dal presente, al pessimismo
senza riscatto e al grande tema che sovrasta la poetica pascoliana che è quella dei
morti e della grammatica vicinanza ad essi senza conforto ma solo per compianto.
Nella fase matura però riesce a trovare conforto dalla sublimazione del dolore: testi
come Lavandare, L'assiuolo, Novembre, Il lampo, La mia sera, Il gelsomino notturno
tralasciano il dettaglio biografico per restituire una realtà percepita per antinomie e
per sensi, il trauma personale è rimosso e lascia spazio alla sofferenza del mondo: il
dolore è passato a sofferenza collettiva.

È ancora diversa è l'esperienza di Ettore/Italo Svevo che si può definire anti-


dannunzianesimo: non è la vita a diventare opera d'arte ma l'arte ad abbassarsi
all'esistenza: Ettore Schmitz è il borghese standard che rispetta tutte le aspettative

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della società in cui vive, Italo Svevo è l'interprete ironico e dissacrante di una realtà
in cui è Ettore è immerso: tra i due c'è dissociazione ma mai conflitto.

L'esperienza letteraria di Aldo Palazzeschi mette a frutto tutti i traumi della sua
esistenza: il rifiuto dei dettami paterni, la scoperta di essere omosessuale,
l’inadattabilità al vivere comune e conformista, la necessità di indipendenza e persino
l'aspirazione al suicidio si traduce artisticamente in un anticonformismo di fondo, in
strumenti dissacranti come il comico, l'ironia e la parodia, nello sviluppo del grande
tema del diverso e della positività del diverso che è perciò irripetibile e cangiante,
nella valorizzazione del dono della vita e nell'accettazione pacifica della morte,
nell'analisi dei pregiudizi e nell’invito a prendere piena consapevolezza di se e della
propria libertà di pensiero.

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