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ORG ANI Z Z A ZIONE

Musicale

A L ESSI O M A L A T EST A

i
18 febbraio 2015

Tutti i diritti riservati.


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trasmessa, in alcuna forma o attraverso qualsiasi mezzo (elettronico, meccanico, fotocopie,
microfilms, registrazioni di qualsivoglia natura) senza il permesso scritto dell’autore.

Contatti:
Alessio Malatesta
Via Golgi 1
20862 Arcore (MB)
tel: 3283652277
mail: malatestarec@gmail.com

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Introduzione

Ad oggi, non vi è una concezione condivisa di cosa sia la musica. Ed in effetti, esistono svariate
differenti definizioni di “musica”: alcune la descrivono come arte, altre come linguaggio, altre come
costrutto sociale, altre ancora, poi, come categoria cognitiva, ed altre ancora, infine, come
esperienza soggettiva; inoltre, tali definizioni sono in continua evoluzione.
Non è  intenzione dell’autore riportare esaustivamente, in questa sede, tutte le definizioni proposte
(il lettore più curioso verrà senza dubbio soddisfatto dalla moltitudine di pubblicazioni in merito
all’argomento),  bensì  semplicemente sottolineare come esse delineino diverse prospettive che,
globalmente considerate, costituiscono un valido strumento per comprendere il fenomeno musicale
nel suo complesso.
Date queste premesse, sarebbe dunque fuori luogo, o quantomeno pretenzioso, anche solo tentare di
coniare una  definizione  “universale”  di  musica.  L’autore  preferisce,  dunque,  fornire una sua
personale nozione di musica come organizzazione (intesa, quest’ultima, nel senso di prodotto delle
modalità con la quale si organizzano, ovvero si connettono, si associano, si distinguono, si
combinano, si coordinano e si strutturano differenti elementi).
L’autore ritiene, infatti, che l’unico fattore che distingue intrinsecamente la musica, risiede proprio
nella volontà e nella capacità di chi la crea, da un lato, e di chi la ascolta, dall’altro  lato,
rispettivamente di realizzare e percepire una qualsivoglia forma di organizzazione.
Resta ora da chiarire quali siano gli elementi che vengono, appunto, organizzati. In termini generali,
è possibile sostenere che essi siano rappresentati da tutto ciò che è possibile ascoltare; tale
affermazione, però, non consente di individuare in modo preciso dei concreti elementi
organizzativi. A tale scopo si rende necessaria un’analisi più attenta ed approfondita.
Nella prima parte del libro, allora, si identificheranno gli elementi che, opportunamente organizzati,
producono la musica. Essi sono le proprietà della sensazione uditiva, ovvero le “caratteristiche” che 
l’ascoltatore  è  in  grado  di  associare  alla  sensazione  uditiva derivante  dalla  percezione  di  un’onda 
sonora. Solo in seguito alla definizione puntuale di tali elementi è possibile, successivamente,
esporne le opportune modalità organizzative.
Nella seconda e terza parte del libro, ci si concentrerà nell’esporre, rispettivamente, le modalità di
organizzazione di solo due delle differenti proprietà della sensazione uditiva, ovvero l’altezza ed il
valore.
E’  opportuno  precisare,  infine, che il presente testo non ha comunque fini prescrittivi, bensì
meramente descrittivi: non verrà quindi fornita alcuna regola, procedura o indicazione, ma ci si
limiterà ad esaminare gli elementi costitutivi della musica.
Indipendentemente  dal  talento,  dal  gusto,  dalla  cultura,  dall’esperienza,  dalle  convinzioni, 
dall’approccio,  dagli  scopi,    dagli  schemi  e  dalle  regole  di  ciascun  musicista, egli si ritroverà
comunque ad organizzare tali elementi.
Di conseguenza, in questo manuale, non vi è traccia di alcuna invenzione, e neppure si può parlare
di una qualche forma di scoperta, visto che i temi affrontati, ovvero i fondamenti strutturali del
fenomeno musicale, sono già noti da lungo tempo e sono stati oggetto di approfonditi studi da parte
di altri autori. Piuttosto, si intende fornire una trattazione logica, organica e dettagliata della materia
che benefici di un punto di vista squisitamente scientifico e di un approccio il quanto più possibile
oggettivo ed unitario.

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Indice

PARTE PRIMA

E lementi organizzativi

I. Premessa 3

II. L’onda sonora 4

III. La sensazione uditiva 17

IV. Descrittori 46

V. Tavole riassuntive 52

PARTE SECONDA

L’organizzazione dell’altezza

I. Premessa 69

II. Sistemi di intonazione 70

III. Altezze 73

IV. Intervalli 74

V. Strutture 76

VI. Aree strutturali 89

VII. Modi 98

VIII. Aree modali 114

IX. Descrizione di modi e strutture 123

X. Relazione tra modi e strutture 150


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PARTE TERZA

L’organizzazione del valore

I. Premessa 155

II. Sistemi metrici 156

III. Inizi/fini 163

IV. Valori 164

V. Figure 166

VI. Ritmi 177

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PARTE PRIMA

E L E M ENTI ORG ANI Z Z A TI VI


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I. PR E M ESSA

L’onda  sonora  è un fenomeno naturale che, laddove sia considerato in se e per se, risulta
indipendente dall’uomo. Per quest’ultimo, però, ciò che conta è la sensazione uditiva risultante dalla
percezione di un’onda sonora. Tale onda, prodotta da una sorgente sonora, propagandosi nell'aria o
in un altro mezzo elastico, raggiunge l'orecchio. Quest’ultimo, tramite un complesso meccanismo, è
responsabile della ricezione della  variazione  di  pressione  dell’aria  e della sua trasduzione in un
impulso elettrico. E’ infine il cervello a processare il segnale trasformato, generando una sensazione
uditiva.
E’ necessario sottolineare, quindi, che la sensazione uditiva non è una copia esatta dell'onda sonora:
l’apparato uditivo, infatti, trasforma le variazioni di pressione che lo colpiscono in modo non
sempre "fedele"; ed il cervello, poi, compie un enorme lavoro di elaborazione del segnale (un
lavoro in cui l'allenamento, o l'abitudine, e quindi fattori culturali, e non solo fisici o fisiologici,
giocano un ruolo di grande importanza).
Nel processo di percezione, dunque, si intrecciano strettamente parametri oggettivi e soggettivi. I
primi sono le grandezze fisiche che descrivono l'onda sonora e la sua propagazione (e come tali
indipendenti dall'ascoltatore). I secondi sono, appunto, le proprietà della sensazione uditiva, e
dipendono dalla percezione dell’onda sonora da parte del soggetto che ascolta.

Nella seguente trattazione si inizierà, dunque, col definire l’onda sonora e le grandezze fisiche atte a 
descriverla; si analizzeranno,  in  seguito,  le  proprietà  della  sensazione  uditiva  generata  dall’onda 
sonora stessa, in primo luogo dandone una definizione e, in secondo luogo, indagando il
collegamento tra esse e le grandezze fisiche che le determinano; infine si esporranno le opportune
modalità per descrivere tali proprietà.
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II. L’ONDA SONORA

1.L’onda sonora semplice

In fisica, un'onda è una perturbazione di carattere oscillatorio che si propaga nello spazio e che può
trasportare energia da un punto all'altro tramite la variazione di una grandezza fisica.
L'onda sonora è un particolare tipo di onda in cui la perturbazione è rappresentata dalla variazione
di pressione indotta da un corpo vibrante (detto sorgente sonora) posizionato in un determinato
punto dello spazio nel mezzo circostante (di solito l'aria).
I movimenti vibratori provenienti dalla sorgente determinano spostamenti delle particelle del mezzo
stesso intorno alla posizione di riposo (oscillazioni); grazie alle proprietà meccaniche del mezzo, le
particelle, a loro volta, trasmettono il movimento alle altre particelle vicine, e queste, a loro volta,
ad altre ancora, provocando una variazione locale della pressione in grado di propagarsi nel mezzo
come una successione di rarefazioni e condensazioni (cioè di variazioni di densità), originando
dunque un'onda meccanica longitudinale (ovvero l'oscillazione delle particelle del mezzo avviene
nella stessa direzione in cui l'onda si propaga), l’onda sonora appunto.

Per descrivere il fenomeno, ricorreremo ad una onda periodica di forma sinusoidale (onda
armonica) generata da una specifica sorgente sonora che si manifesta in un determinato punto dello
spazio.
Questa può essere rappresentata utilizzando un grafico cartesiano, riportante il tempo ( t) sull'asse
delle ascisse, e gli spostamenti delle particelle (S) su quello delle ordinate. Il tracciato esemplifica
gli spostamenti delle particelle: all'inizio, la particella si sposta dal suo punto di riposo (asse delle
ascisse) fino al culmine del movimento oscillatorio (questo movimento è rappresentato dal ramo
crescente di parabola che giunge al punto di massimo parabolico); poi la particella inizia un nuovo
spostamento in direzione opposta, passando per il punto di riposo e continuando per inerzia fino ad
un nuovo culmine simmetrico al precedente (questo movimento è rappresentato dal ramo
decrescente che, intersecando l'asse delle ascisse, prosegue in fase negativa fino al minimo
parabolico). Infine, la particella ritorna in dietro e ripete nuovamente la sequenza di spostamenti
(vedi figura 1).

Figura 1: onda armonica

Il periodo T (graficamente il segmento tra due creste) è il tempo impiegato dalla particella per
tornare nello stesso punto dopo aver cominciato lo spostamento (indica cioè la durata di una
oscillazione completa). L’ ampiezza a (graficamente il segmento tra la cresta e l'asse delle ascisse),
invece, indica la distanza massima percorsa dalla particella durante l'oscillazione. Nonostante il
periodo e l'ampiezza siano due grandezze adatte a descrivere le caratteristiche di un'onda, esse non
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sono frequentemente utilizzate, o perlomeno non in forma pura; si preferisce, infatti, usare altre
grandezze da queste derivate.
Dal periodo T si ottiene la frequenza f (secondo il rapporto T = 1/ f), definita come il numero di
oscillazioni compiute  dalla  particella  nell’unità  di  tempo  e misurata in hertz (hz) = cicli/secondo.
Essa può variare nel tempo (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente o decrescente;
secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare:
attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche frequenze e intervalli di tempo; in
maniera ciclica; casualmente (vedi figure 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8).
La variazione è compresa in un campo delimitato ad un estremo da una frequenza tendente agli 0 hz
e,  all’altro  estremo,  da  una  frequenza  tendente  ad  infiniti  hz. In presenza di una variazione di
frequenza, sarà sempre possibile identificare la frequenza minima, la frequenza massima, nonché
calcolarne la frequenza media.

Figura 2: variazione continua crescente

Figura 3: variazione continua decrescente


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Figura 4: variazione discontinua crescente

Figura 5: variazione discontinua decrescente

Figura 6: variazione secondo una curva di inviluppo


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Figura 7: variazione ciclica

Figura 8: variazione casuale

L' intensità sonora i , invece, è definita come il rapporto tra la potenza dell'onda, ovvero la quantità
di energia emessa dalla sorgente sonora nell'unità di tempo, misurata in Watt (W) = joule/secondo e
la superficie da essa attraversata, misurata in metri quadrati (m2); viene dunque misurata in W/ m2.
Nel caso di un’onda sinusoidale, l’intensità  sonora è  proporzionale  al  quadrato  dell’ampiezza 
dell’oscillazione dell’onda stessa. Inoltre tale intensità può variare nel tempo (in modo continuo o
discontinuo) in senso crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da
diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da
specifiche intensità sonore e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente.
La variazione è compresa in un campo delimitato ad un  estremo  da  un’intensità  tendente  agli           
0 W/ m2 e, all’altro estremo, da un’intensità tendente ad infiniti  W/ m2. In presenza di una variazione
di  intensità  sonora, sarà sempre possibile  identificare  l’intensità sonora  minima,  l’intensità sonora
massima, nonché calcolarne l’intensità sonora media.

Se si considera un’onda sonora caratterizzata , in un determinato punto dello spazio, da  ampiezza, e 
dunque intensità sonora, sempre positiva nel tempo, essa si manifesterebbe, in tale punto, in eterno.
In realtà un’onda sonora inizia a manifestarsi (ovvero assume, in un determinato punto dello spazio, 
ampiezza positiva) in un preciso istante (denominato istante iniziale) e finisce di manifestarsi
(ovvero torna ad avere, in quello stesso punto, ampiezza nulla) in un preciso istante (denominato
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istante  finale).  L’intervallo  di  tempo  compreso  tra  l’istante  iniziale  e  quello  finale  è  denominato 
durata d dell’onda sonora.
E’ anche possibile che, in un determinato punto dello spazio, non si manifesti alcuna onda sonora;
ci riferiremo a tale assenza di onde sonore come al “silenzio”;  l’intervallo  di  tempo,  anch’esso 
delimitato da un istante iniziale ed un istante finale, durante il quale non si manifesta alcuna onda
sonora, ovvero vi è il silenzio, è denominato durata d del silenzio.
Il Sistema Internazionale di Unità di Misura (SI) identifica come unità di misura fondamentale del
tempo, o meglio, di un intervallo di tempo, il secondo (s); ad esso si accostano i prefissi atti ad
indicarne multipli (deca, etto, kilo, etc...) o sottomultipli (deci , centi , milli , etc...) di 10. Esistono poi
unità di misura non facenti parte del SI, ma che vengono accettate accanto a quelle ufficiali del SI,
in quanto il loro uso è tutt'oggi molto diffuso in tutta la popolazione anche non di ambiente
scientifico quali il minuto (1min = 60s), l’ora (1h = 60min), il giorno (1d = 24h).
La misurazione della durata di un’onda sonora o di un silenzio attraverso una delle unità di misura 
suesposte fornisce un valore preciso e compreso in un campo delimitato, ad un estremo, da una
durata tendente a 0 e, all’altro estremo, da una durata tendente ad infinito. 

Il grafico tracciato in figura 1 rappresenta  un’onda  sonora  cosiddetta  “pura”:  l'oscillazione


è periodica ed è descritta da una funzione sinusoidale. Esistono tuttavia oscillazioni che possono
essere ben più complesse in due sensi:

 pur essendo periodiche, possono avere una forma non sinusoidale (sono le cosiddette onde
sonore  “impure”).  Per  descriverle  si  può  ricorrere  al  teorema di Fourier, il quale dimostra
che qualunque funzione periodica di periodo To, che è lo stesso, di frequenza fo = 1 / To,
continua e limitata, può essere rappresentata mediante la somma di funzioni periodiche
sinusoidali (dette parziali armoniche o, semplicemente, armonici) di opportuna ampiezza e
di frequenza multipla intera della frequenza fondamentale fo (vedi figura 9).

Figura 9: rappresentazione di un’ onda sonora impura

Per fornire un semplice esempio di un’onda sonora impura, prendiamo in considerazione un
sistema vibrante costituito da una corda di lunghezza L fissata ai suoi due estremi (vedi
figura 10). Laddove la corda venga pizzicata essa vibra non solo ad una determinata
frequenza f (frequenza fondamentale, pari alla lunghezza L della corda stessa), ma anche ad
una frequenza di 2f (primo armonico, pari ad una lunghezza di L /2), ad una frequenza di 3f
(secondo armonico, pari ad una lunghezza di L /3), e così via. La successione degli armonici
con frequenza multipla intera di una determinata frequenza fondamentale è detta serie degli
armonici naturali.
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Figura 10: sistema vibrante costituito da una corda di lunghezza L

 possono essere non periodiche (sono i cosiddetti “rumori”) e dunque rappresentate mediante 


la somma di funzioni periodiche sinusoidali (dette parziali non armoniche) di opportuna
ampiezza ma di frequenza non multipla intera della frequenza fondamentale (vedi figura
11).

Figura 11: rappresentazione di un rumore

Le onde sonore periodiche, siano esse pure oppure impure sono definite “suoni”.

Ogni onda sonora è dunque costituita da una specifica composizione, in termini di frequenza e
ampiezza, di parziali (la così detta composizione spettrale cs). E’ possibile che tutti i parziali inizino 
a manifestarsi (ovvero assumano ampiezza positiva) in un medesimo istante iniziale, mantengano
tale ampiezza per tutta la durata, e finiscano di manifestarsi (ovvero tornino ad avere ampiezza
nulla) in un medesimo istante finale; in tal caso la composizione spettrale risultante sarà statica. E’ 
anche possibile, però, che tutti o alcuni parziali inizino a manifestarsi e/o finiscano di manifestarsi
in istanti differenti e/o varino la propria ampiezza (in modo continuo o discontinuo) nel corso del
tempo; quando ciò accade, la composizione spettrale risultante sarà dinamica, ovvero varia (in
modo  continuo  o  discontinuo)  secondo  una  curva  d’inviluppo caratterizzata da diverse fasi
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(tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche


composizioni spettrali e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente.
In ogni caso, è possibile effettuare un'analisi spettrale dell'onda, cioè misurare la frequenza e
l'ampiezza di ciascun parziale che costituisce l'onda sonora. Ciò che ne risulta è chiamato spettro in
frequenza dell'onda e può essere rappresentato, qualora la composizione spettrale sia statica,
tramite uno spettrogramma statico, ovvero un grafico cartesiano che mette in relazione, appunto,
frequenza ed ampiezza (vedi figura 12).

Figura 12: spettrogramma statico

Qualora la composizione spettrale vari nel tempo, sarà necessario adoperare uno spettrogramma
dinamico, ovvero un grafico tridimensionale che mette in relazione ampiezza, frequenza e tempo, in
cui essa risulta individuata mediante una complessa superficie definita in questo spazio (vedi figura
13).

Figura 13: spettrogramma dinamico

L’onda  sonora,  infine,  è  generata  da  una  sorgente  sonora.  Immaginando  una  sorgente  sonora 
puntiforme, la sua posizione nello spazio tridimensionale p può essere descritta con un sistema di
coordinate cartesiane, ovvero attraverso un sistema di riferimento costituito da tre rette ortogonali
X , Y e Z passanti  per  un  punto,  che  è  l’origine  del  sistema  di  riferimento (vedi figura14). Per tali
rette si sceglie un'unità di misura della lunghezza, quali centi metro (cm), metro (m) o kilometro
(km), ed un verso di percorrenza. Le coordinate generiche di un punto nello spazio sono indicate
con le lettere x, y e z. Si indica con x il numero reale che individua la distanza di un punto dal piano
individuato dalle rette Y e Z misurata parallelamente all'asse X nell'unità di misura scelta per
quest'ultimo asse. Si definiscono analogamente y e z. Le tre coordinate che individuano un punto
nello spazio sono indicate con la simbologia (x,y,z).
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Figura 14: sistema di coordinate cartesiane

La posizione della sorgente sonora nello spazio può variare (in modo continuo) secondo una curva
di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento,
tenuta, rilascio) identificate da specifiche posizioni e intervalli di tempo; in maniera ciclica;
casualmente.

2.L’onda sonora composita e l’accadimento sonoro

Fino ad ora abbiamo considerato una singola onda sonora prodotta da una specifica sorgente sonora
che si manifesta, ovvero incide, in un determinato punto dello spazio; ad essa possiamo riferirci
come ad un’ onda sonora semplice (vedi figura 15).

Figura 15: onda sonora semplice

In presenza di una pluralità di onde sonore semplici che si manifestano, ovvero incidono, in un
determinato punto dello spazio (per semplificare l’analisi, ne prenderemo in considerazione, qui di 
seguito, solamente due), si configurano diverse possibilità:

1. un’onda  sonora semplice  inizia a  manifestarsi dopo che  l’altra ha finito di manifestarsi (le


onde sonore semplici si manifestano successivamente, ovvero sono intervallate da silenzio);
le onde sonore semplici possono essere prodotte da una medesima sorgente sonora o da più
sorgenti sonore distinte.
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2. un’onda  sonora  semplice inizia a manifestarsi nell’istante in  cui  l’altra  finisce  di 
manifestarsi (ovvero si manifestano consecutivamente); le onde sonore semplici possono
essere prodotte da una medesima sorgente sonora o da più sorgenti sonore distinte.
3. un’onda  sonora  semplice  inizia  a  manifestarsi  prima  che  l’altra  ha  finito  di  manifestarsi 
(ovvero, in un determinato intervallo di tempo, si manifestano simultaneamente; tale
intervallo  di  tempo  può  essere  indicato  come  “area  di  sovrapposizione”  tra  onde  sonore 
semplici, mentre l’intervallo di tempo ove si  manifesta una sola onda sonora semplice può 
essere indicato come “area di non sovrapposizione”); le onde sonore semplici sono prodotte 
da sorgenti sonore distinte.

Nel primo caso, ed ampliando l’analisi ad un numero qualsiasi di onde sonore semplici , si definisce


accadimento sonoro se mplice l’insieme  delle  onde  sonore  semplici  intervallate  da  silenzio  che  si 
manifestano in un determinato punto dello spazio e dei silenzi che le intervallano (vedi figura 16).

Figura 16: accadimento sonoro semplice

Per tale accadimento è possibile:

 determinare il numero delle varie onde sonore semplici e dei silenzi che costituiscono
l’accadimento sonoro semplice.
 collocare nel tempo in maniera precisa istante iniziale e finale delle singole onde sonore
semplici, dei singoli silenzi e dell’accadimento sonoro semplice.
 calcolare la durata delle singole onde sonore semplici, dei singoli silenzi, di tutte le onde
sonore semplici, di tutti i silenzi e dell’accadimento sonoro semplice.
 valutare la frequenza di ciascuna onda sonora semplice di cui è composto: in presenza di
onde sonore semplici caratterizzate da frequenze costanti ma differenti tra loro o di
variazione della frequenza, è possibile identificare la frequenza minima, massima e media;
nel caso di onde sonore semplici caratterizzate da frequenze costanti e uguali tra loro,
potremo assumere che la frequenza dell’accadimento sonoro semplice è costante.
 valutare l’intensità sonora di ciascuna onda sonora semplice di cui è composto: in presenza
di onde sonore semplici caratterizzate da intensità sonore costanti ma differenti tra loro o di
variazione dell’intensità sonora, è possibile identificare l’intensità sonora minima, massima 
e media; nel caso di onde sonore semplici caratterizzate da intensità sonore costanti e uguali
tra  loro,  potremo  assumere  che  l’intensità  sonora  dell’accadimento  sonoro  semplice  è 
costante.
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 valutare la composizione spettrale di ciascuna onda sonora semplice di cui è composto: nel
caso di onde sonore semplici caratterizzate da composizione spettrale proporzionalmente
identica (ovvero identica a parità di frequenza fondamentale e di ampiezza della stessa),
potremo assumere tale composizione spettrale come composizione spettrale comune a tutte
le onde sonore semplici costituenti l’accadimento sonoro semplice.
 valutare la posizione nello spazio della o delle sorgenti sonore.

Negli  ultimi  due  casi  ,  ed  ampliando  l’analisi  ad  un  numero  qualsiasi  di  onde  sonore  semplici,  si 
definisce onda sonora composita l’insieme  delle  onde sonore semplici che si manifestano
consecutivamente e/o simultaneamente in un determinato punto dello spazio (vedi figura 17 e 18).

Figura 17: onda sonora composita (onde sonore semplici consecutive)

Figura 18: onda sonora composita (onde sonore se mplici simultanee)

Per tale onda sonora composita è possibile:

 determinare  il  numero  delle  varie  onde  sonore  semplici  che  costituiscono  l’onda  sonora 
composita.
 collocare nel tempo in maniera precisa istante iniziale e finale delle singole onde sonore
semplici e dell’onda sonora composita.
 calcolare la durata delle singole onde sonore semplici, di tutte le onde sonore semplici e
dell’onda sonora composita.
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 determinare il numero di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un


determinato istante.
 valutare la frequenza di ciascuna onda sonora semplice di cui è composta: in presenza di
onde sonore semplici caratterizzate da frequenze costanti ma differenti tra loro o di
variazione della frequenza, è possibile identificare la frequenza minima, massima e media;
nel caso di onde sonore semplici caratterizzate da frequenze costanti e uguali tra loro,
potremo assumere che la frequenza dell’onda sonora composita è costante.
 valutare l’intensità sonora di ciascuna onda sonora semplice di cui è composta. E’ opportuno
precisare che, nelle aree di sovrapposizione tra onde sonore, vale il principio di
sovrapposizione: in ogni punto dello spazio in cui due onde incidono simultaneamente,
l'oscillazione complessiva è data dalla somma algebrica delle oscillazioni delle due onde
incidenti prese separatamente. La sovrapposizione delle onde può avere carattere
"costruttivo", nel senso che l'ampiezza complessiva dell'onda risultante è maggiore delle
singole ampiezze delle onde che, sommandosi, la compongono (si parla in tali casi
di interferenza costruttiva). Se invece la sovrapposizione delle onde produce un'onda di
ampiezza minore dalla somma delle due ampiezze componenti si parla di interferenza
distruttiva.

Quando la sovrapposizione avviene tra onde periodiche di frequenza ed ampiezza arbitraria,


un singolo punto dello spazio, a seconda della fase con cui le onde incidono nel punto stesso
(ove per fase si intende il parametro che descrive lo stato attuale di una funzione periodica
relativamente al suo periodo, ovvero l'angolo formato ad ogni istante tra l’onda stessa e un 
asse di riferimento), può divenire, in istanti diversi, sede di interferenza costruttiva o
distruttiva rendendo lo studio dell'interferenza estremamente complesso. Inoltre, anche
all'interno della sola interferenza costruttiva (o distruttiva) è possibile avere diverse "gradi"
di interferenza.

In definitiva, è possibile identificare, in corrispondenza della variazione nel tempo della


frequenza,  dell’ampiezza  e  della  fase  con  cui  le  singole onde sonore semplici costituenti
l’onda sonora composita raggiungono un determinato punto nello spazio, l’intensità sonora 
minima, massima e media dell’onda sonora composita stessa. Occorre precisare che, pur in 
presenza di tali variazioni, proprio per gli effetti dell’interferenza tra onde sonore, l’intensità 
sonora dell’onda sonora composita può rimanere costante.
 valutare la composizione spettrale di ciascuna onda sonora semplice di cui è composta (nel
caso di onde sonore semplici caratterizzate da composizione spettrale proporzionalmente
identica, potremo assumere tale composizione spettrale come unica composizione spettrale
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comune  a  tutte  le  onde  sonore  semplici  costituenti  l’onda  sonora  composita)  e  la 
composizione spettrale complessiva risultante.
 valutare la posizione nello spazio della o delle sorgenti sonore.

Per analogia, ed ampliando l’analisi ad un numero qualsiasi di onde sonore composite , si definisce


accadimento sonoro composito l’insieme delle onde sonore composite intervallate da silenzio che si
manifestano in un determinato punto dello spazio e dei silenzi che le intervallano (vedi figura 19).

Figura 19: accadimento sonoro composito

Per tale accadimento è possibile:

 determinare il numero delle varie onde sonore composite e dei silenzi che costituiscono
l’accadimento sonoro composito.
 collocare nel tempo in maniera precisa istante iniziale e finale delle singole onde sonore
composite, dei singoli silenzi e dell’accadimento sonoro composito.
 calcolare la durata delle singole onde sonore composite, dei singoli silenzi, di tutte le onde
sonore composite, di tutti i silenzi e dell’accadimento sonoro composito.
 valutare la frequenza di ciascuna onda sonora composita di cui è composto: in presenza di
onde sonore composite caratterizzate da frequenze costanti ma differenti tra loro o di
variazione della frequenza, è possibile identificare la frequenza minima, massima e media;
nel caso di onde sonore composite caratterizzate da frequenze costanti e uguali tra loro,
potremo assumere che la frequenza dell’accadimento sonoro composito è costante.
 valutare l’intensità sonora di ciascuna onda sonora composita di cui è composto: in presenza 
di onde sonore composite caratterizzate da intensità sonore costanti ma differenti tra loro o
di variazione dell’intensità  sonora,  è  possibile  identificare  l’intensità  sonora  minima, 
massima e media; nel caso di onde sonore composite caratterizzate da intensità sonore
costanti e uguali tra loro, potremo assumere che l’intensità sonora dell’accadimento sonoro 
composito è costante.
 valutare la composizione spettrale di ciascuna onda sonora composita di cui è composto: nel
caso di onde sonore composite caratterizzate da composizione spettrale proporzionalmente
identica (ovvero identica a parità di frequenza fondamentale e di ampiezza della stessa),
potremo assumere tale composizione spettrale come composizione spettrale comune a tutte
le onde sonore composite costituenti l’accadimento sonoro composito.
 valutare la posizione nello spazio della o delle sorgenti sonore.
16

In generale, ampliando  l’analisi ad un  numero qualsiasi di onde sonore semplici e/o composite, si 


definisce accadimento sonoro l’insieme  delle  onde  sonore  semplici  e/o  composite  intervallate  da 
silenzio che si manifestano in un determinato punto dello spazio e dei silenzi che le intervallano
(vedi figura 20).

Figura 20: accadimento sonoro

Per tale accadimento è possibile:

 determinare il numero delle varie onde sonore, semplici e composite, e dei silenzi che
costituiscono l’accadimento sonoro. 
 collocare in maniera precisa istante iniziale e finale delle singole onde sonore, semplici e
composite, dei silenzi e dell’accadimento sonoro.
 calcolare la durata delle singole onde sonore, semplici e composite, dei silenzi, di tutte le
onde sonore, semplici e composite, di tutti i silenzi, dell’accadimento sonoro.
 determinare il numero di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un
determinato istante.
 valutare la frequenza di ciascuna onda sonora di cui è composto: in presenza di onde sonore
caratterizzate da frequenze costanti ma differenti tra loro o di variazione della frequenza, è
possibile identificare la frequenza minima, massima e media; nel caso di onde sonore
caratterizzate da frequenze costanti e uguali tra loro, potremo assumere che la frequenza
dell’accadimento sonoro è costante.
 valutare  l’intensità  sonora di ciascuna onda sonora di cui è  composto: in presenza di onde 
sonore caratterizzate da intensità sonore costanti ma differenti tra loro o di variazione
dell’intensità  sonora,  è  possibile  identificare  l’intensità  sonora  minima,  massima  e  media; 
nel caso di onde sonore caratterizzate da intensità sonore costanti e uguali tra loro, potremo
assumere che l’intensità sonora dell’accadimento sonoro è costante.
 valutare la composizione spettrale di ciascuna onda sonora di cui è composto: nel caso di
onde sonore caratterizzate da composizione spettrale proporzionalmente identica, potremo
assumere tale composizione spettrale come composizione spettrale comune a tutte le onde
sonore costituenti l’accadimento sonoro.
 valutare la posizione nello spazio della o delle sorgenti sonore
17

I I I. L A SE NSA Z I O N E U D I T I V A

1.Le proprietà della sensazione uditiva generata da un’onda sonora semplice (OSS)

Altezza

L’altezza  A è la proprietà della sensazione uditiva che  permette all’ascoltatore di qualificarla come 


acuta piuttosto che grave; o meglio di ordinare due o più sensazioni uditive lungo una scala ai cui
estremi stanno l’acuto ed il grave (la percezione è dunque di natura comparativa). 
Essa dipende,  per  un’onda  sonora  pura,  dalla  sua  frequenza  fondamentale:  più tale frequenza è
elevata e più la sensazione uditiva risulterà acuta, mentre più è bassa e più la sensazione uditiva
risulterà grave. Poiché l'orecchio umano è in grado  di  percepire  un’onda  sonora solo se la sua
frequenza è compresa tra circa 16hz e 20000hz (campo di udibilità), tali valori (detti limiti di
udibilità) possono essere presi a riferimento per la definizione degli estremi della scala (che ha
dunque estensione limitata). Anche nel caso di un’onda sonora impura, il sistema percettivo, benché
sollecitato simultaneamente da parziali armoniche con frequenze differenti, non percepisce
effettivamente i singoli armonici come distinti, ma li fonde in un unica sensazione uditiva alla quale
è in grado di attribuire in modo netto un’altezza  corrispondente alla sola frequenza fondamentale.
Nel caso di onde  non periodiche,  invece,  la percezione dell’altezza risulta  indefinita; e’ possibile, 
dunque, proporre un’ulteriore dicotomia, ovvero definita/indefinita (natura dell’altezza).
In  corrispondenza  della  variazione  nel  tempo  della  frequenza  fondamentale  di  un’onda  periodica, 
l’altezza  percepita  varia    (in  modo  continuo  o  discontinuo)  in  senso  crescente  o  decrescente; 
secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare:
attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche altezze e intervalli di tempo; in
maniera ciclica (vibrato); casualmente. In presenza di una variazione di altezza, sarà sempre
possibile percepirne l’altezza minima e l’altezza massima. Diversamente, l’altezza è costante. 
E’ necessario precisare che  l’apparato uditivo risponde allo stimolo rappresentato dalla variazione
della frequenza seguendo una scala logaritmica (l’altezza non è in relazione lineare con la
frequenza); in particolare, due distinte variazioni (o intervalli) di frequenza vengono percepiti come
uguali se è identico il rapporto (e non la differenza) delle frequenze iniziali e finali di ciascuna
variazione (o intervallo).

Volume

Il volume V è la proprietà della sensazione uditiva che permette all’ascoltatore di qualificarla come


forte piuttosto che debole; o meglio di ordinare due o più sensazioni uditive lungo una scala ai cui
estremi stanno il forte e il debole (la percezione è dunque di natura comparativa).
Essa  dipende,  in  prima  battuta,  dall’intensità  sonora.  La soglia di udibilità è definita come la
minima intensità sonora (Imin) che l'orecchio umano è in grado di percepire (stabilita
convenzionalmente a 10-12 W/m2). La soglia del dolore è definita come la massima intensità sonora
(Imax) che l'orecchio umano è in grado di tollerare, e oltre la quale la sensazione uditiva viene
sostituita da una sensazione di dolore (stabilita convenzionalmente a 1W/m2). Il campo di
variazione del volume è, dunque, estremamente ampio (occupa circa 12 ordini di grandezza).
Questa grande variabilità, assieme al fatto che l'orecchio risponde allo stimolo rappresentato dalla
variazione dell’intensità sonora seguendo una scala logaritmica, determina la scelta di esprimere la
misura del volume mediante una scala logaritmica: il livello così ottenuto è un numero puro al quale
si attribuisce però, per convenzione, un'unità di misura, il decibel (dB ), derivante dal rapporto tra
l'intensità sonora e la soglia di udibilità, secondo la formula:

Idb=10log10(I/Imin)
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Calcolando i valori di Imin e di Imax, è possibile verificare che la scala si estende dagli 0dB
(estremo del piano) ai 120dB (estremo del forte), ed ha, quindi, estensione limitata. Occorre
precisare che tale misura, nonostante sia stata derivata tenendo in considerazione e assecondando le
caratteristiche  del  sistema  uditivo  umano,    può  comunque  essere  utilizzata  tanto  per  l’intensità 
sonora, quanto per il volume.
In corrispondenza  della  variazione  nel  tempo  dell’intensità  sonora  di  un’onda  sonora,  il  volume 
varia (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente o decrescente; secondo una curva di
inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta,
rilascio) identificate da specifici volumi e intervalli di tempo; in maniera ciclica (tremolo);
casualmente. In presenza di una variazione di volume, sarà sempre possibile percepirne il volume
minimo e il volume massimo. Diversamente, il volume è costante.
E’ necessario precisare che  l’apparato uditivo risponde allo stimolo rappresentato dalla variazione
dell’intensità  sonora seguendo una scala logaritmica (il volume non è in relazione lineare con
l’intensità  sonora);  in particolare, due distinte variazioni (o intervalli) di intensità sonora vengono
percepiti come uguali se è identico il rapporto (e non la differenza) delle intensità iniziali e finali di
ciascuna variazione (o intervallo).
Il volume dipende, però, anche dalla frequenza. Il rapporto tra questi due parametri può essere
rappresentato tramite il diagramma di Fletcher e Munson (vedi figura 1), ovvero un sistema di assi
cartesiani, nel quale viene posizionata in ascissa la frequenza (hz) ed in ordinata il livello di
intensità sonora (dB ); all'interno di questo spazio, compaiono le curve di isofonia, ovvero linee che
riportano, al variare della frequenza, il luogo geometrico dei punti per i quali il volume è costante.
Convenzionalmente si fissa il livello di volume, in tal caso misurato in phon, uguale al livello di
intensità sonora, misurata in dB, alla frequenza di 1000 Hz. Il phon definisce il livello di intensità
sonora che  un’onda  pura di una determinata frequenza deve avere al fine di provocare la stessa
sensazione uditiva in termini di volume, dell’onda pura di riferimento alla frequenza di 1 kHz.

Figura 1: diagramma di Fletcher e Munson

Dal grafico possiamo trarre alcune importanti conclusioni:

 se il volume fosse determinato completamente dalla sola intensità sonora della sorgente le
curve isofoniche sarebbero orizzontali.
 alle basse e alle alte frequenze si ha un calo di sensibilità dell'orecchio.
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Valore

Il valore Va è la proprietà  della sensazione uditiva che permette all’ascoltatore di qualificarla come 
breve piuttosto che lunga; o meglio di ordinare due o più sensazioni uditive lungo una scala ai cui
estremi stanno il breve ed il lungo (la percezione è dunque di natura comparativa).
Il valore Va della  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda  sonora  semplice  dipende  dalla  durata 
dell’onda sonora stessa. In particolare, dipende dall’intervallo di tempo durante il quale percepiamo 
il  manifestarsi  dell’onda  sonora,  compreso,  dunque,  tra  l’istante  in  cui  percepiamo  che  l’onda 
sonora inizia a  manifestarsi (denominato inizio), ovvero  in cui  l’intensità sonora dell’onda  sonora 
stessa  supera  la  soglia  di  udibilità,  e  l’istante  in  cui  percepiamo  che  l’onda  sonora  finisce  di 
manifestarsi (denominato fine), ovvero in cui  l’intensità sonora dell’onda sonora stessa torna al di 
sotto della medesima soglia.
Al di sotto della soglia di udibilità percepiamo l’assenza di onde sonore, ovvero il silenzio.
Il valore Va della sensazione uditiva generata dal silenzio dipende dalla durata del silenzio stesso.
In  particolare  dipende  dall’intervallo  di  tempo,  anch’esso  delimitato  da  un  inizio  (in  tal  caso 
l’istante in cui percepiamo che inizia ad esserci il silenzio)  ed una fine (in tal caso l’istante in cui 
percepiamo che finisce di esserci il silenzio), durante il quale percepiamo l’assenza di onde sonore, 
ovvero il silenzio stesso.
E’ possibile identificare l’estremo del breve con una durata tendente allo 0,  e quello del lungo con 
una durata tendente all’infinito (o, se vogliamo, con  la  vita dell’ascoltatore). E’ opportuno notare, 
quindi, come il campo di variazione del valore sia sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è
doveroso precisare che la valutazione relativa al valore di un sensazione uditiva, è necessariamente
di tipo comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive differenti.

Timbro

Il timbro Ti è la proprietà della sensazione uditiva che permette  all’ascoltatore  di  distinguere  due 
onde sonore con uguale frequenza, intensità sonora e durata (la percezione è dunque di natura
comparativa). Rappresenta, dunque, quell’attributo  della sensazione uditiva che consente
all'ascoltatore di identificare la fonte sonora.
Mentre le altezze, i volumi e i valori possono essere ordinati lungo una scala così da essere definiti
in base ad un'unica dimensione, ciò non può essere realizzato per il timbro, che è una proprietà
tipicamente multidimensionale. In altri termini, non può esistere una scala lungo la quale si possono
ordinare e mettere a confronto timbri diversi, dal momento che essi possono differire sotto più punti
di vista simultaneamente. Perciò, dare una definizione rigorosamente scientifica di timbro è
praticamente impossibile, in quanto esso non dipende direttamente da una grandezza fisica
"misurabile" come la frequenza o l'intensità sonora ma è piuttosto in relazione alla materia e alla
costituzione della sorgente sonora stessa ed è determinato dall'evoluzione della composizione
spettrale nel tempo, nonché dall’inviluppo  nel  tempo  dell’intensità  sonora.  La  rappresentazione
fornita dallo spettrogramma dinamico può essere avvicinata, in prima approssimazione, al tipo di
analisi condotta dal nostro sistema percettivo. In corrispondenza della variazione nel tempo della
composizione  spettrale  di  un’onda  (composizione  spettrale  dinamica)  ,  il  timbro  varia    (in  modo 
continuo o discontinuo) secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente
per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifici timbri e intervalli
di tempo; in maniera ciclica; casualmente. Diversamente (composizione spettrale statica), il timbro
è costante.
Per definire il timbro, è possibile ricorrere, allora, a dicotomie derivanti o dal contenuto spettrale
(chiaro/scuro, caldo/freddo, pulito/sporco, spesso/sottile, duro/morbido, statico/dinamico,
vuoto/pieno,  puro/impuro,  ricco/povero,  aperto/chiuso),  o  dall’inviluppo  d’intensità  sonora 
(percussivo/sostenuto, stazionario/variabile, pulsante/continuo), o dalla fonte sonora
(naturale/sintetico, acustico/elettrico, analogico/digitale, legnoso/metallico).
20

In questa sede, è altresì opportuno indagare la distinzione, a livello di sensazione uditiva, tra suono
(sensazione uditiva gradevole o non fastidiosa, o comunque tollerabile) e rumore (sensazione
uditiva sgradevole o fastidiosa, o addirittura intollerabile). In una accezione semplicistica basata su
un punto di vista strettamente fisico, ciò che sembra caratterizzare il suono rispetto al rumore è la
sua descrizione  in  termini  di  un’onda  periodica (lo spettrogramma deve contenere solo parziali
armonici); ed in effetti, come già visto, ad un'onda periodica si associa un'altezza ben definita,
mentre, ad una non periodica, non sembra possibile attribuirla.
La questione è in realtà ben più complessa. Infatti, la periodicità dell'onda non è condizione
sufficiente per chiamare suono ciò che udiamo; ovvero, non è detto che onde periodiche generino
necessariamente suoni. A sostegno di questa tesi basta prendere in considerazione il fenomeno che
in acustica viene definito battimento: l’effetto, che si verifica quando il nostro sistema uditivo viene 
raggiunto contemporaneamente da onde sonore con frequenze differenti, consiste in un alternarsi
nel tempo di interferenza costruttiva e distruttiva che si manifesta come un salire e scendere
dell’intensità sonora, con una frequenza di ripetizione pari alla differenza delle frequenze primitive.
In altri termini si hanno battimenti quando lo sfasamento (e quindi il tipo di interferenza) tra due
suoni di frequenze differenti varia nel tempo. Laddove tali frequenze differiscano di poco il nostro
sistema uditivo viene "confuso" e, incapace di discriminare la loro altezza, genera una sensazione
uditiva con altezza intermedia, ma dal carattere "ruvido", rumoroso, appunto.
È facile accorgersi, poi, che la periodicità non è nemmeno condizione necessaria per distinguere il
suono dal rumore. Ciò per due ordini di motivi:

 il sistema percettivo sembra tollerare piccole deviazioni dalla periodicità.


 nessuna onda è esattamente periodica; una funzione periodica è qualcosa di dato da sempre e
per sempre, mentre l’onda sonora è qualcosa che nasce, evolve nel tempo e muore.

È inoltre possibile produrre esempi di onde non periodiche che il nostro orecchio considera un
suono. E’ il caso del rumore armonico che si ottiene sovrapponendo diverse bande di rumore bianco
(ovvero formato da tutte le parziali appartenenti al campo di udibilità), ciascuna centrata su un
multiplo intero della frequenza fondamentale prescelta. Quando le bande sono idealmente
strettissime lo spettro diventa simile a quello di un’ onda impura (generando dunque una sensazione 
uditiva con carattere di suono), mentre quanto più le singole bande sono larghe, tanto più
sopravviene il carattere di rumore. In tutti i casi l'onda sonora risultante possiede componenti
periodiche, ma in senso stretto non è mai esattamente periodica, perché una componente casuale è
sempre presente, tranne che nel caso limite di bande infinitamente strette (nel qual caso diviene
un’onda impura).

Provenienza

La provenienza P è  la  proprietà  della  sensazione  uditiva  che  permette  all’ascoltatore  di  collocare 
nello  spazio  la  sorgente  sonora  generatrice  dell’onda  sonora  rispetto  a  se  stesso.  L’orecchio, in
particolare tramite la sua parte esterna (il padiglione auricolare), è infatti in grado di identificare il
punto dello spazio nel quale l’onda sonora semplice si origina e dunque percepire la direzione dalla 
quale proviene, nonché la distanza che percorre.
Essa  dipende  dalla  posizione  nello  spazio  della  sorgente  sonora  rispetto  all’ascoltatore.  E’  allora 
possibile  considerare  l’ascoltatore  come  origine  di  un  sistema  di  riferimento  cartesiano  (con  i  tre 
assi X , Y e Z orientati lungo le direttrici sopra/sotto, destra/sinistra, davanti/dietro) e definire la
posizione  della  fonte  sonora  rispetto  a  tale  sistema  (ed  all’ascoltatore  dunque)  attraverso  le  tre 
coordinate x, y, z.
In corrispondenza della variazione della posizione nello spazio della sorgente sonora rispetto
all’ascoltatore  (considerando  che  la  sorgente  sonora,  l’ascoltatore  o  entrambi  possono  muoversi 
nello spazio) , la provenienza varia (in modo continuo) secondo una curva di inviluppo
21

caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio)
identificate da specifiche provenienze e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente.
Diversamente, la provenienza è costante.
Anche in questo caso, ci troviamo al cospetto di una proprietà tipicamente multidimensionale che
può essere allora definita tramite dicotomie quali sopra/sotto, a destra/a sinistra, davanti/dietro
(direzione della provenienza) e lontana/vicina (distanza della provenienza).

Numerosità

La numerosità N è la proprietà della sensazione uditiva che ci permette di qualificarla come


numerosa piuttosto che non numerosa; o meglio di ordinare due o più sensazioni uditive lungo una
scala ai cui estremi stanno il numeroso e il non numeroso (la percezione è dunque di natura
comparativa). Tale parametro può essere considerato in due accezioni distinte:

 come numerosità “istantanea”  Ni , essa è il numero di onde sonore semplici percepite in un


determinato istante: quanto maggiore è il numero di onde sonore semplici percepite in un
determinato istante, quanto più la sensazione uditiva risulterà numerosa in quello stesso
istante. Il numero di onde sonore semplici percepite in un determinato istante dipende dal
numero di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un medesimo punto
dello spazio in un determinato istante ni . In particolare, coincide con il più alto tra il numero
di provenienze percepite, il numero di altezze percepite, e il numero di timbri percepiti.
Queste dipendono, a loro volta, rispettivamente dal numero di sorgenti sonore, dal numero
di frequenze e dal numero di composizioni spettrali. La numerosità istantanea assume, in un
determinato istante, un valore preciso e compreso in un campo delimitato da un lato
dall’estremo  del  non  numeroso  (una  sola  onda  sonora  semplice  percepita),    e,  dall’altro, 
dall’estremo  del  numeroso  (infinite  onde  sonore  semplici  percepite).  E’  opportuno  notare, 
quindi, come il campo di variazione della numerosità istantanea sia sostanzialmente infinito.
Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione relativa alla numerosità istantanea
di un sensazione uditiva, è necessariamente di tipo comparativo, ovvero deriva dal confronto
tra due o più sensazioni uditive differenti. In corrispondenza della variazione nel tempo del
numero di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un medesimo punto
dello spazio in un determinato istante, la numerosità istantanea varia (in modo discontinuo)
in senso crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse
fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da
specifiche numerosità istantanee e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente. In
presenza di una variazione di numerosità istantanea, sarà sempre possibile percepirne la
numerosità istantanea minima e massima. Diversamente la numerosità istantanea è costante.
Un’onda  sonora semplice è caratterizzata da un’unica sorgente sonora, un’unica  frequenza 
ed  un’unica  composizione  spettrale  e,  di  conseguenza,  da  un’unica  provenienza,  un’unica 
altezza ed un unico timbro.  In presenza di un’onda sonora semplice percepiamo dunque, in 
qualsivoglia istante, una sola onda sonora semplice: la numerosità istantanea per  un’onda 
sonora semplice è costante ed assume il valore rappresentato dall’estremo del non numeroso 
(una sola onda sonora semplice percepita).

 come  numerosità “complessiva”  Nc, essa è il numero di onde sonore semplici percepite in


un determinato intervallo di tempo : quanto maggiore è il numero di onde sonore semplici
percepite in un determinato intervallo di tempo, quanto più la sensazione uditiva risulterà
numerosa complessivamente. Il numero di onde sonore semplici percepite in un determinato
intervallo di tempo dipende dal numero di onde sonore semplici che si manifestano in un
medesimo punto dello spazio nell’intervallo di tempo stesso nc. La numerosità complessiva
assume, in un determinato intervallo di tempo, un valore preciso e compreso in un campo
22

delimitato  da  un  lato  dall’estremo  del  non  numeroso  (una  sola onda sonora semplice
percepita), e, dall’altro, dall’estremo del numeroso (infinite onde sonore semplici percepite). 
E’ opportuno notare, quindi, come il campo di variazione della numerosità complessiva sia
sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione relativa
alla numerosità complessiva di un sensazione uditiva, è necessariamente di tipo
comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive differenti. In
presenza  di  un’onda  sonora  semplice  non è sempre vero che percepiamo una sola onda
sonora semplice: infatti, laddove un parametro oppure più parametri contestualmente tra
altezza, volume e timbro varino  in  modo discontinuo, l’ascoltatore può essere  ingannato, e 
percepire diverse onde sonore semplici consecutive (ovvero ciò che abbiamo
precedentemente definito come onda sonora composita).

Velocità

La velocità Vel è  la  proprietà  della  sensazione  uditiva  che  permette  all’ascoltatore  di  qualificarla 
come veloce piuttosto che lenta; o meglio di ordinare due o più sensazioni uditive lungo una scala ai
cui estremi stanno il veloce ed il lento (la percezione è dunque di natura comparativa).
Essa dipende dalla velocità con cui variano gli altri parametri soggettivi che caratterizzano la
sensazione uditiva generata dall’onda sonora semplice (ad esclusione del valore e della numerosità 
che, per  la sensazione uditiva generata da un’onda sonora semplice, assumono un valore preciso): 
tanto più i parametri soggettivi variano velocemente, tanto più la sensazione uditiva risulterà veloce.
La velocità di variazione dei parametri soggettivi dipende, a sua volta, dalla velocità con cui variano
i  parametri  oggettivi  che  caratterizzano  l’onda  sonora  semplice  ad  essi  collegati:  tanto  più  i 
parametri oggettivi variano velocemente, tanto più la variazione dei parametri soggettivi risulterà
veloce. Possiamo dunque analizzare la velocità di variazione di ciascun parametro soggettivo, in
relazione alla velocità di variazione dei parametri oggettivi che lo determinano, articolando l’analisi 
a  seconda  che  la  sensazione  uditiva  sia  generata  da  un’onda  sonora  semplice  pura,  da  un’onda 
sonora semplice impura (ed in tal caso distinguendo tra onde caratterizzate da composizione
spettrale  statica  o  dinamica),  o  da  un  rumore.  E’  opportuno precisare che prenderemo in
considerazione non la velocità istantanea di variazione dei parametri (che può assumere valori
sempre differenti nel tempo), bensì la velocità media.

Nel caso di un’onda pura, la velocità della sensazione uditiva da essa generata è determinata dalla


velocità  di  variazione  dell’altezza,  dalla  velocità  di  variazione  del  volume  e  dalla  velocità  di 
variazione della provenienza.

 La  velocità  di  variazione  dell’altezza  della  sensazione  uditiva  indotta  da  un’onda  sonora 
semplice ( Vel A OSS) è determinata dalla velocità di variazione della frequenza fondamentale
dell’onda sonora stessa ( Velf OSS); quanto più la frequenza fondamentale varia velocemente,
tanto più l’altezza percepita varierà velocemente. Si è visto in precedenza come la frequenza
fondamentale  dell’onda  sonora,  e  conseguentemente  l’altezza  della  sensazione  uditiva  da 
essa indotta, possa variare in modo discontinuo, oppure continuo.
In presenza di sole variazioni di frequenza fondamentale di tipo discontinuo Δd, potremo
allora valutare il numero n di tali variazioni e metterlo in relazione con la durata (misurata in
secondi s) dell’onda sonora, secondo la formula:

Velf OSS(nΔd)= n/s

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione


dell’altezza  in  presenza  di  sole  variazioni  di  altezza  di  tipo  discontinuo  percepite,  se  si 
23

mettono in relazione il numero m di variazioni discontinue di altezza percepite con il valore


(misurato in secondi s) della sensazione uditiva indotta dall’onda sonora:

VelA OSS(mΔd)= m/s

In presenza di sole n variazioni di frequenza fondamentale di tipo continuo Δc, ove ciascuna
variazione è compresa tra due estremi A e B identificati dal cambiamento del senso di
variazione della frequenza fondamentale, potremo, invece, mettere in relazione la variazione
di frequenza fondamentale (f A/f B, in quanto l’orecchio risponde, come già visto, a variazioni 
della stessa secondo una scala logaritmica) complessiva, e la durata (misurata in secondi s)
dell’onda sonora, secondo la formula:

∑n(hzA/hzB)
Velf OSS(nΔc)= ————— prendendo sempre hzB<hzA e 16<hz<20000
s

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione


dell’altezza  in  presenza  di  sole  m variazioni di altezza di tipo continuo percepite, se si
mettono in relazione la variazione di altezza complessiva percepita con il valore (misurato
in secondi s) della sensazione uditiva indotta dall’onda sonora:

∑m(hzA/hzB)
VelA OSS(mΔc)= ————— prendendo sempre hzB<hzA e 16<hz<20000
s

E’  evidente,  però,    che  la  frequenza  fondamentale  di  un’onda  sonora,  e di conseguenza
l’altezza  della  sensazione  uditiva  da  essa  indotta,  può  variare  in  modo  sia  continuo  che 
discontinuo. In tal caso non è possibile proporre una misura unitaria, proprio per la
differente natura delle variazioni in oggetto.

 La velocità di variazione  del  volume  della  sensazione  uditiva  indotta  da  un’onda  sonora 
semplice ( VelV OSS) è determinata dalla velocità di variazione dell’intensità sonora dell’onda 
sonora stessa ( Veli OSS); quanto più l’intensità sonora varia velocemente, tanto più il volume
percepito  varierà  velocemente.  Si  è  visto  in  precedenza  come  l’intensità  sonora  dell’onda 
sonora, e conseguentemente il volume della sensazione uditiva da essa indotta, possa variare
in modo discontinuo, oppure continuo.
In presenza di sole variazioni di intensità sonora di tipo discontinuo Δd, potremo allora
valutare il numero n di tali variazioni e metterlo in relazione con la durata (misurata in
secondi s) dell’onda sonora, secondo la formula:

Veli OSS(nΔd)= n/s

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione del
volume in presenza di sole variazioni di volume di tipo discontinuo percepite, se si mettono
in relazione il numero m di variazioni discontinue di volume percepite con il valore
(misurato in secondi s) della sensazione uditiva indotta dall’onda sonora:

VelVOSS(mΔd)= m/s
In presenza di sole n variazioni di intensità sonora di tipo continuo Δc, ove ciascuna
variazione è compresa tra due estremi A e B identificati dal cambiamento del senso di
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variazione  dell’intensità  sonora,  potremo,  invece,  mettere  in  relazione la variazione di


intensità sonora ( I A/I B, in  quanto  l’orecchio  risponde,  come  già  visto,  a  variazioni  della 
stessa secondo una scala logaritmica) complessiva e la durata (misurata in secondi s)
dell’onda sonora, secondo la formula:                       

∑n( W/ m2A/ W/ m2B)


Veli OSS(nΔc)= ———————— prendendo sempre W/ m2B< W/ m2A e 1 >W/ m2 > 10-12
s

Considerando  che  il  decibel  è  un  unità  di  misura  logaritmica  dell’intensità  sonora,  è 
possibile proporre la formula alternativa:

∑n( dB A-dB B)
Veli OSS(nΔc)= ————— prendendo sempre dB B< dB A e 120 >dB >0
s

Le formule precedenti possono essere utilizzate per determinare la velocità di variazione del
volume in presenza di sole m variazioni di volume di tipo continuo percepite, se si mettono
in relazione la variazione di volume complessiva percepita con il valore (misurato in
secondi s) della sensazione uditiva indotta dall’onda sonora:

∑m( W/ m2A/ W/ m2B)


VelV OSS(mΔc)= ———————— prendendo sempre W/ m2B< W/ m2A e 1 >W/ m2 > 10-12
s

oppure

∑m( dB A-dB B)
VelVOSS(mΔc)= ————— prendendo sempre dB B< dB A e 120 >dB >0
s

E’ evidente, però, che l’intensità sonora di un’onda sonora, e di conseguenza il volume della 
sensazione uditiva da essa indotta, può variare in modo sia continuo che discontinuo. In tal
caso non è possibile proporre una misura unitaria, proprio per la differente natura delle
variazioni in oggetto.

 La  velocità  di  variazione  della  provenienza  della  sensazione  uditiva  indotta  da  un’onda 
sonora semplice generata da una specifica sorgente sonora ( VelP OSS) è determinata dalla
velocità di variazione della posizione della sorgente sonora stessa nello spazio rispetto
all’ascoltatore  ( Velp OSS); quanto più la posizione varia velocemente, tanto più la
provenienza percepita varierà velocemente. Si è visto come la posizione nello spazio di una
sorgente sonora rispetto all’ascoltatore, e conseguentemente la provenienza della sensazione 
uditiva  indotta  dall’onda  sonora  generata  da  tale  sorgente  sonora,    possa  variare solo in
modo continuo. Laddove una sorgente sonora vari la propria posizione nello spazio rispetto
all’ascoltatore, saremo in presenza della variazione di una o più coordinate cartesiane (x, y,
z) che definiscono la posizione della sorgente sonora nello  spazio  rispetto  all’ascoltatore 
(considerato origine del sistema di riferimento cartesiano).
In presenza di sole n variazioni di posizione di tipo continuo Δc, ove ciascuna variazione è
compresa tra due estremi A e B identificati dal cambiamento del senso di variazione di una o
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più coordinate cartesiane atte a descriverne la posizione nello spazio rispetto all’ascoltatore, 
potremo, allora, mettere in relazione la variazione di posizione complessiva e la durata
(misurata in secondi s) dell’onda sonora, secondo la formula:   

∑n [(x B- x A) + (y B- y A) + (z B- z A)]
VelpOSS(nΔc)= ———————————————
s

prendendo sempre x B > x A, y B > y A e z B > zA

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione della
provenienza in presenza di sole m variazioni di provenienza di tipo continuo percepite, se si
mettono in relazione la variazione di provenienza complessiva percepita con il valore
(misurato in secondi s) della sensazione uditiva indotta dall’onda sonora:

∑m [(x B- x A) + (y B- y A) + (z B- z A)]
VelPOSS(mΔ c)= ———————————————
s

prendendo sempre x B > x A, y B > y A e z B > zA

L’analisi  precedente  si  presta  ad  essere  applicata analogamente anche alla sensazione uditiva
generata da un’onda sonora impura caratterizzata da una composizione spettrale statica; in tal caso, 
infatti,  avremo  una  percezione  unitaria  e  definita  dell’altezza  (derivante  dalla  frequenza 
fondamentale dell’onda sonora stessa), del volume (derivante dall’intensità sonora dell’onda sonora 
stessa) e della provenienza (derivante dalla posizione nello spazio della sorgente sonora rispetto
all’ascoltatore);  potremo  allora  utilizzare  tali  percezioni  nella  valutazione della velocità della
sensazione uditiva in oggetto.

Nel  caso  di  un’onda  sonora  impura  caratterizzata  da  composizione  spettrale  dinamica,  la  velocità 
della sensazione uditiva da essa generata  dipende non solo dalle velocità di variazione dell’altezza,
del volume e della provenienza, ma anche dalla velocità di variazione del timbro.

 La  velocità  di  variazione  del  timbro  della  sensazione  uditiva  indotta  da  un’onda  sonora 
semplice ( VelTi OSS) è determinata dalla velocità di variazione della composizione spettrale
dell’onda sonora stessa ( Velcs O SS); quanto più la composizione spettrale varia velocemente,
tanto più il timbro percepito varierà velocemente. Si è visto in precedenza come la
composizione  spettrale  dell’onda  sonora,  e  conseguentemente  il  timbro della sensazione
uditiva da essa indotta, possa variare in modo discontinuo oppure continuo.
In presenza di sole variazioni della composizione spettrale di tipo discontinuo Δd, potremo
allora valutare il numero di tali variazioni n e metterlo in relazione con la durata (misurata in
secondi s) dell’onda sonora, secondo la formula:

VelcsOSS(nΔd)= n/s

ove il numero di variazioni discontinue della composizione spettrale è pari al numero degli
inizi/fini  dei  diversi  parziali  non  coincidenti  con  l’inizio/fine  dell’onda  sonora  stessa 
sommato  al  numero  delle  variazioni  discontinue  d’ampiezza,  e  conseguentemente  di 
intensità sonora, di tutti i parziali (laddove più parziali inizino/finiscano e/o varino
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discontinuamente la propria ampiezza in un medesimo istante, si determina un'unica


variazione discontinua della composizione spettrale).
La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione del
timbro in presenza di sole variazioni di timbro di tipo discontinuo percepite, se si mettono in
relazione il numero m di variazioni discontinue di timbro percepite con il valore (misurato
in secondi s) della sensazione uditiva indotta dall’onda sonora:

VelTiOSS(mΔd)= m/s

Una  variazione  continua  del  contenuto  spettrale  di  un’onda  sonora  è  determinata  dalla 
variazione  continua  dell’ampiezza,  e  conseguentemente  dell’intensità  sonora,  di  uno  o  più 
parziali che la compongono. Possiamo allora valutare la velocità di variazione dell’intensità 
sonora di ciascuno dei k parziali che variano in modo continuo la propria intensità sonora,
secondo la formula sopra esposta per la velocità di variazione dell’intensità sonora in caso di 
variazioni continue Veli OSS(nΔc). Andremo poi a calcolare la velocità media di variazione di
tali intensità, secondo la formula:

VelcsOSS(k Δc)= ∑k Veli OSS(nΔc)/k

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione del
timbro in presenza di sole m variazioni di volume di tipo continuo percepite per ciascuno dei
j parziali di cui percepiamo che varia in modo continuo il proprio volume, se si mettono in
relazione la variazione di volume complessiva percepita con il numero j di tali parziali:

VelTiOSS( jΔ c)= ∑jVelVOSS(mΔc)/j

E’ evidente, però,  che il contenuto spettrale di un’onda sonora, e di conseguenza il timbro 
della sensazione uditiva da essa indotta, può variare in modo sia continuo che discontinuo.
In tal caso non è possibile proporre una misura unitaria, proprio per la differente natura delle
variazioni in oggetto.

Infine, in presenza di rumore (qui inteso nella basilare accezione di onda non periodica, dunque
formata da parziali non armonici) possiamo tenere in considerazione, ai fini della valutazione della
velocità della sensazione uditiva risultante, le sole velocità di variazione del volume, del timbro e
della provenienza così come precedentemente definite; si è già visto infatti, come ad un rumore non
sia possibile associare una sensazione di altezza definita, e, di conseguenza, misurarne la
variazione.

Se prendiamo in considerazione la velocità media di variazione di un determinato parametro


oggettivo (e, conseguentemente, la velocità media di variazione del parametro soggettivo da esso
determinato), essa sarà compresa in un campo delimitato da un lato dall’estremo del lento (velocità 
tendente  a  0),    e,  dall’altro,  dall’estremo  del  veloce  (velocità  tendente  ad  infinito).  E’  opportuno 
notare, quindi, come il campo di variazione della velocità media di variazione di un determinato
parametro sia sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione
relativa alla velocità media di variazione di un determinato parametro, è necessariamente di tipo
comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive differenti
Se prendiamo in considerazione non la velocità media di variazione, bensì la velocità istantanea di
variazione di un determinato parametro oggettivo (e, conseguentemente, la velocità istantanea di
variazione del parametro soggettivo da esso determinato), essa può variare nel tempo (in modo
continuo o discontinuo) in senso crescente (accelerazione) o decrescente (decelerazione); secondo
una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco,
27

decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche velocità e intervalli di tempo; in maniera


ciclica; casualmente. In presenza di una variazione di velocità , sarà sempre possibile percepirne la
velocità minima e la velocità massima. Diversamente la velocità è costante. Inoltre, tali velocità
istantanee  saranno  comprese  in  un  campo  delimitato,  da  un  lato,  dall’estremo  del  lento  (velocità 
tendente  a  0)  e,  dall’altro,  dall’estremo  del  veloce  (velocità  tendente  all’infinito).  E’  opportuno 
notare, quindi, come il campo di variazione della velocità istantanea di variazione di un determinato
parametro sia sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione
relativa alla velocità istantanea di variazione di un determinato parametro è necessariamente di
tipo comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive differenti.

Per concludere, è doveroso evidenziare che la velocità della sensazione uditiva generata da un’onda 


sonora semplice può dipendere dalla velocità di variazione non solo di un singolo parametro, ma
anche di un insieme di parametri; ed in più, la velocità di variazione di ciascun parametro può
essere differente. Ciò rende il confronto tra sensazioni sonore differenti assai complesso; come già
visto in precedenza per il timbro, in caso di grandezze multidimensionali, è praticamente
impossibile darne una misurazione precisa ed oggettiva. Ciò nonostante, le indicazioni precedenti
possono essere un valido riferimento per la comprensione del fenomeno ed un valido strumento
laddove sia un solo parametro a variare (in modo continuo o discontinuo) nel tempo.
Proprio per la natura composita della velocità della sensazione uditiva generata da un’onda sonora 
semplice , risulta impossibile esprimere valutazioni in merito alla variazione della stessa nel tempo.
Ovvero, le precedenti considerazioni si potranno applicare efficacemente, solo nel caso in cui la sua
variazione dipenda dalla variazione (continua o discontinua) di un unico parametro. Diversamente,
le indicazioni precedenti possono comunque essere un valido riferimento per la comprensione del
fenomeno.

2.Le proprietà della sensazione uditiva generata da un’onda sonora compos ita (OSC)

Altezza

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme  di sole onde  sonore semplici che si  manifestano 


consecutivamente in un determinato punto dello spazio, dovremo valutare la natura periodica o non
periodica delle stesse:

 In presenza di sole onde non periodiche, la percezione di altezza risulterà indefinita.


 In presenza di sole onde periodiche, percepiremo un’altezza definita. In questo caso, si può 
affermare che, in presenza di onde sonore semplici caratterizzate da frequenze fondamentali
costanti ma differenti tra loro o in corrispondenza della variazione nel tempo della frequenza
fondamentale  delle  stesse,  l’altezza  percepita  varia    (in  modo  continuo  o  discontinuo)  in 
senso crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi
(tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da
specifiche altezze e intervalli di tempo; in maniera ciclica (vibrato); casualmente. In
presenza di una variazione di altezza, sarà sempre possibile  percepirne  l’altezza  minima  e 
l’altezza  massima.  Diversamente  l’altezza  è  costante.  Il  campo  di  variazione  dell’altezza 
resta compreso tra gli opposti limiti di udibilità.
 In presenza di onde periodiche e non periodiche, percepiremo altezze di diversa natura:
definita per le onde periodiche e indefinita per le onde non periodiche. E’ possibile proporre 
la dicotomia definita/indefinita.
28

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme  di sole onde  sonore semplici che si  manifestano 


simultaneamente in un determinato punto dello spazio, dovremo effettuare un distinguo tra aree di
non sovrapposizione e aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici.
Per le aree di non sovrapposizione tra onde sonore semplici ci si può riferire alla precedente
trattazione in merito  alla  percezione  dell’altezza  per  la  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda 
sonora semplice.
Per le aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici, dovremo valutare la natura periodica o non
periodica delle stesse:

 In presenza di sole onde non periodiche, la percezione di altezza risulterà indefinita.


 In presenza di sole onde periodiche, laddove le diverse onde sonore semplici abbiano
medesima  frequenza  fondamentale,  sarà  possibile  percepire  un’unica  altezza  definita  e 
precisa, corrispondente a tale frequenza; se le frequenze fondamentali sono simili, si
verificherà  il  fenomeno  dei  battimenti,  rendendo  la  percezione  dell’altezza  imprecisa; 
quando le frequenze fondamentali sono diverse, saremo in grado di percepire
contemporaneamente altezze definite e precise differenti corrispondenti alle differenti
frequenze  fondamentali.  E’  possibile  determinare  il  numero  di  altezze  simultaneamente 
percepite  e  proporre  dicotomie  quali  precisa/imprecisa  (precisione  dell’altezza).  In  questo 
caso, si può affermare che, in corrispondenza della variazione nel tempo della frequenza
fondamentale  delle  onde  sonore  semplici,  l’altezza  percepita/le  altezze  percepite 
varia/variano (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente o decrescente; secondo
una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco,
decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche altezze e intervalli di tempo; in
maniera ciclica (vibrato); casualmente. In presenza di una variazione di altezza, sarà sempre
possibile percepirne l’altezza minima e l’altezza massima. Diversamente l’altezza/le altezze 
è/sono costante/i. Il campo di variazione dell’altezza resta compreso tra gli opposti limiti di 
udibilità.
 In presenza di onde periodiche e non periodiche costituenti  l’onda  sonora  composita, 
percepiremo altezze di diversa natura: definita per le onde periodiche e indefinita per le onde
non periodiche. E’ possibile proporre la dicotomia definita/indefinita

Laddove  un’onda  sonora  composita  è  un  insieme  sia  di onde sonore semplici che si manifestano
consecutivamente, sia di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un
determinato punto dello spazio, potremo comunque applicare le differenti considerazioni suesposte
per le differenti casistiche. In riferimento a tale onda sonora composita, è possibile sostenere che, in
presenza di sole onde sonore semplici periodiche, e laddove nelle aree di sovrapposizione le onde
sonore semplici abbiano medesima frequenza fondamentale, percepiremo un’unica altezza definita
e precisa.
In questo caso, si può affermare che, in presenza di onde sonore semplici che si manifestano
consecutivamente in un determinato punto dello spazio caratterizzate da frequenze costanti ma
differenti tra loro o in corrispondenza della variazione nel tempo della frequenza fondamentale delle
onde sonore semplici che si manifestano consecutivamente e/o simultaneamente in un determinato
punto dello spazio, l’altezza percepita varia  (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente o 
decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per
esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche altezze e intervalli di
tempo; in maniera ciclica (vibrato); casualmente. In presenza di una variazione di altezza, sarà
sempre  possibile  percepirne  l’altezza  minima  e  l’altezza  massima.  Diversamente  l’altezza  è 
costante. Il campo di variazione dell’altezza resta compreso tra gli opposti limiti di udibilità.
29

Volume

Laddove un’onda sonora composita è un insieme di sole onde sonore semplici che si manifestano


consecutivamente in un determinato punto dello spazio, ci si può riferire alla precedente trattazione
in merito alla percezione del volume per la sensazione uditiva generata da un’onda sonora semplice.

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme  di sole onde  sonore semplici che si  manifestano 


simultaneamente in un determinato punto dello spazio, dovremo effettuare un distinguo tra aree di
non sovrapposizione e aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici.
Per le aree di non sovrapposizione tra onde sonore semplici, ci si può riferire alla precedente
trattazione  in  merito  alla  percezione  del  volume  per  la  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda 
sonora semplice.
Per le aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici, a seconda della frequenza, dell’ampiezza e 
della fase con cui le singole onde sonore semplici si manifestano simultaneamente in un
determinato punto dello spazio, l’ampiezza (e, di conseguenza, l’intensità sonora) dell’onda sonora 
composita  sarà  determinata  dai  complessi  e  multiformi  effetti  dell’interferenza  costruttiva  e 
distruttiva. Nel determinare il volume della sensazione uditiva, allora, non sarà sufficiente
semplicemente sommare i volumi delle varie onde sonore semplici, ma sarà necessario tener
presente il principio di sovrapposizione tra onde sonore.
In questo caso, si può affermare che, in corrispondenza della variazione nel tempo della frequenza,
dell’ampiezza e della fase con cui le singole onde sonore semplici si manifestano simultaneamente
in un determinato punto dello spazio, il volume percepito può restare costante oppure variare (in
modo continuo o discontinuo) in senso crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo
caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio)
identificate da specifici volumi e intervalli di tempo; in maniera ciclica (tremolo); casualmente. In
presenza di una variazione di volume, sarà sempre possibile percepirne il volume minimo e il
volume massimo. Il campo di variazione del volume resta compreso tra le opposte soglie di
udibilità.

Laddove  un’onda  sonora  composita  è  un  insieme  sia  di  onde  sonore  semplici  che  si  manifestano 
consecutivamente, sia di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un
determinato punto dello spazio, potremo comunque applicare le differenti considerazioni suesposte
per le differenti casistiche. In riferimento a tale onda sonora composita, potremo affermare che,
laddove  l’intensità sonora delle onde sonore semplici che si manifestano consecutivamente in un
determinato  punto  dello  spazio,  l’intensità  sonora  delle  onde  sonore  semplici  nelle  aree  di  non 
sovrapposizione,  e  l’intensità  sonora  risultante  dalla  variazione  nel  tempo  della  frequenza,
dell’ampiezza e della fase con cui le singole onde sonore semplici si manifestano simultaneamente 
in un determinato punto dello spazio (nelle aree di sovrapposizione dunque), siano costanti ma
differenti tra loro o in presenza di variazioni nel tempo delle precedenti intensità sonore, il volume
percepito varia (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente o decrescente; secondo una
curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco,
decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifici volumi e intervalli di tempo; in maniera
ciclica (tremolo); casualmente. In presenza di una variazione di volume, sarà sempre possibile
percepirne il volume minimo e il volume massimo. Diversamente il volume è costante. Il campo di
variazione del volume resta compreso tra le opposte soglie di udibilità.

Valore

E’ possibile  fare riferimento alla trattazione relativa al  valore della  sensazione uditiva generata da 


un’onda sonora semplice.
30

E’  inoltre  possibile  considerare  il  valore  della  sensazione  uditiva  generata  dall’onda  sonora 
composita come estremo del lungo nella scala volta a valutare il valore della sensazione uditiva
generata da ciascuna onda sonora semplice percepita (vedasi la trattazione in merito alla numerosità
dell’onda sonora composita).
E’  infine possibile  confrontare tra loro i  valori delle  sensazioni uditive generate da ciascuna onda 
sonora  semplice  percepita  (vedasi  la  trattazione  in  merito  alla  numerosità  dell’onda  sonora 
composita) al fine di ordinarle lungo la scala di misurazione.

Timbro

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme  di sole onde  sonore semplici che si  manifestano 


consecutivamente in un determinato punto dello spazio, valgono le seguenti considerazioni:

 in presenza di onde sonore semplici con composizione spettrale proporzionalmente identica,


percepiremo un unico timbro comune alle diverse onde sonore semplici. Per esso possiamo
proporre le dicotomie derivanti dal contenuto spettrale, o dall’inviluppo d’intensità sonora, o 
dalla fonte sonora.
 in presenza di onde sonore semplici con composizione spettrale proporzionalmente
differente, gli effetti percettivi divengono di difficile interpretazione e comunque altamente
soggettivi; essi possono posizionarsi lungo un continuum che vede da un lato la percezione
di un unico timbro risultante dalla manifestazione consecutiva delle diverse composizioni
spettrali caratterizzanti le varie onde sonore semplici (per esso possiamo proporre le
dicotomie derivanti dal contenuto spettrale, o dall’inviluppo d’intensità sonora, o dalla fonte 
sonora)  e,  dall’altro,  la  percezione  di  timbri  distinti  relativi  alle  differenti  composizioni 
spettrali  (per  ciascuno  di  essi  o  per  l’insieme  degli  stessi  possiamo  proporre  le  dicotomie 
derivanti dal contenuto spettrale, o dall’inviluppo d’intensità  sonora, o dalla  fonte sonora). 
E’ possibile determinare il numero di timbri consecutivamente percepiti. 
Si può affermare che, in corrispondenza della variazione nel tempo della composizione
spettrale (composizione spettrale dinamica), il timbro/i timbri percepito/i varia/variano (in
modo continuo o discontinuo) secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi
(tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da
specifici timbri e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente. Diversamente
(composizione spettrale statica) il timbro/i timbri è/sono costante/i.

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme  di sole onde  sonore semplici che si manifestano


simultaneamente in un determinato punto dello spazio, dovremo effettuare un distinguo tra aree di
non sovrapposizione e aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici.
Per le aree di non sovrapposizione tra onde sonore semplici percepiremo un unico timbro. Per esso
possiamo  proporre  le  dicotomie  derivanti  dal  contenuto  spettrale,  o  dall’inviluppo  d’intensità 
sonora, o dalla fonte sonora.
Per le aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici, le valutazioni in merito alla percezione del
timbro risentono decisamente della intrinseca multidimensionalità e difficoltà di misurazione del
parametro in oggetto. Si può sicuramente sostenere che, in presenza di onde sonore semplici con
composizione spettrale proporzionalmente identica, percepiremo un unico timbro comune alle
diverse onde sonore semplici (per esso possiamo proporre le dicotomie derivanti dal contenuto
spettrale, o dall’inviluppo d’intensità sonora, o dalla fonte sonora). Laddove invece la composizione 
spettrale delle varie onde sonore semplici sia proporzionalmente differente, gli effetti percettivi
divengono di difficile interpretazione e comunque altamente soggettivi; essi possono posizionarsi
lungo un continuum che vede da un lato la percezione di un unico timbro risultante dalla
manifestazione simultanea delle diverse composizioni spettrali caratterizzanti le varie onde sonore
semplici (per esso possiamo proporre le dicotomie derivanti dal contenuto spettrale, o
31

dall’inviluppo d’intensità sonora, o dalla fonte sonora) e, dall’altro, la percezione di timbri distinti
relativi  alle  differenti  composizioni  spettrali  (per  ciascuno  di  essi  o  per  l’insieme  degli  stessi 
possiamo  proporre  le  dicotomie  derivanti  dal  contenuto  spettrale,  o  dall’inviluppo  d’intensità 
sonora,  o  dalla  fonte  sonora).  E’  possibile  determinare  il  numero di timbri simultaneamente
percepiti.
Si può affermare che, in corrispondenza della variazione nel tempo della composizione spettrale
(composizione spettrale dinamica), il timbro/i timbri percepito/i varia/variano (in modo continuo o
discontinuo) secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per
esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifici timbri e intervalli di
tempo; in maniera ciclica; casualmente. Diversamente (composizione spettrale statica) il timbro/i
timbri è/sono costante/i.

Laddove  un’onda  sonora  composita  è  un  insieme  sia  di  onde  sonore  semplici  che  si  manifestano 
consecutivamente, sia di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un
determinato punto dello spazio, potremo comunque applicare le differenti considerazioni suesposte
per le differenti casistiche. In riferimento a tale onda sonora composita, è possibile affermare che
percepiremo un unico timbro comune alle differenti onde sonore semplici solo in presenza di onde
sonore semplici con composizione spettrale proporzionalmente identica (per esso possiamo
proporre le dicotomie derivanti dal contenuto spettrale, o dall’inviluppo d’intensità sonora, o dalla 
fonte sonora). Laddove invece la composizione spettrale delle varie onde sonore semplici sia
proporzionalmente differente, gli effetti percettivi divengono di difficile interpretazione e
comunque altamente soggettivi; essi possono posizionarsi lungo un continuum che vede da un lato
la percezione di un unico timbro risultante dalla manifestazione consecutiva e/o simultanea delle
diverse composizioni spettrali caratterizzanti le varie onde sonore semplici (per esso possiamo
proporre le dicotomie derivanti dal contenuto spettrale, o dall’inviluppo d’intensità  sonora, o dalla
fonte  sonora)e,  dall’altro,  la  percezione  di  timbri  distinti  relativi  alle  differenti  composizioni 
spettrali (per ciascuno di essi o per l’insieme degli stessi possiamo proporre le dicotomie derivanti 
dal  contenuto  spettrale,  o  dall’inviluppo  d’intensità  sonora,  o  dalla  fonte  sonora).  E’  possibile 
determinare il numero di timbri complessivamente percepiti.
Si può affermare che, in corrispondenza della variazione nel tempo della composizione spettrale
(composizione spettrale dinamica), il timbro/i timbri percepito/i varia/variano (in modo continuo o
discontinuo) secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per
esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifici timbri e intervalli di
tempo; in maniera ciclica; casualmente. Diversamente (composizione spettrale statica) il timbro/i
timbri è/sono costante/i.

Provenienza

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme  di sole onde  sonore semplici che si  manifestano 


consecutivamente in un determinato punto dello spazio, esse possono essere generate da una o più
sorgenti sonore:

 se generate da una sola sorgente sonora, ci si può riferire alla trattazione sulle provenienza
della sensazione uditiva generata dall’onda sonora semplice.
 se generate da più sorgenti sonore, non è sempre vero che percepiremo più provenienze
differenti. E’ possibile affermare, infatti, che, tanto maggiore è la separazione spaziale delle 
differenti sorgenti sonore, ovvero la distanza tra le rispettive posizioni nello spazio, quanto
più tenderemo a percepirle come distinte provenienze.
Facendo riferimento ad un sistema cartesiano, la distanza tra due sorgenti sonore puntiformi
A e B è misurabile con la formula:
32

___ ___________________________
AB = √(x B- x A)2 + (y B- y A) 2 + (z B- z A) 2

Dunque, se nell’istante  in cui le onde sonore semplici si manifestano consecutivamente, le 
differenti sorgenti sonore che le generano sono sufficientemente vicine (ovvero la distanza
tra le rispettive posizioni nello spazio è minima), è possibile che l’orecchio venga ingannato 
e percepisca un’unica provenienza. Laddove venga percepita un’unica provenienza, per essa 
è possibile proporre le dicotomie sopra/sotto, a destra/a sinistra, davanti/dietro e
lontana/vicina. Laddove vengano percepite più provenienze, per ciascuna di esse e per
l’insieme  delle  stesse  è  possibile  proporre  le  dicotomie  sopra/sotto,  a  destra/a  sinistra, 
davanti/dietro e lontana/vicina. In tal senso è possibile determinare il numero di provenienze
consecutivamente percepite.
In corrispondenza della variazione della posizione nello spazio delle sorgenti sonore rispetto
all’ascoltatore  (considerando  che  le  sorgenti  sonore,  l’ascoltatore  o  entrambi  possono 
muoversi nello spazio) , la provenienza/le provenienze varia/variano (in modo continuo)
secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare:
attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche provenienze e intervalli di
tempo; in maniera ciclica; casualmente. Diversamente, la provenienza/le provenienze è/sono
costante/costanti.

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme  di sole onde  sonore semplici che si manifestano


simultaneamente in un determinato punto dello spazio, dovremo effettuare un distinguo tra aree di
non sovrapposizione e aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici.
Per le aree di non sovrapposizione tra onde sonore semplici, ci si può riferire alla precedente
trattazione in merito alla percezione della provenienza per la sensazione uditiva generata da
un’onda sonora semplice.
Per le aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici, è evidente che ciascuna onda sonora
semplice è generata da una sorgente sonora distinta. Ciò nonostante, non è sempre vero che
percepiremo più provenienze differenti. Anche in questo caso, infatti, è possibile affermare che,
tanto maggiore è la separazione spaziale delle differenti sorgenti sonore, ovvero la distanza tra le
rispettive posizioni nello spazio, quanto più tenderemo a percepirle come distinte provenienze.
Dunque, se nelle aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici, le differenti sorgenti sonore che
le generano sono sufficientemente vicine (ovvero la distanza tra le rispettive posizioni nello spazio è
minima),  è  possibile  che  l’orecchio  venga  ingannato  e  percepisca  un’unica  provenienza.  Laddove 
venga  percepita  un’unica  provenienza,  per  essa  è  possibile  proporre  le  dicotomie  sopra/sotto,  a 
destra/a sinistra, davanti/dietro e lontana/vicina. Laddove vengano percepite più provenienze, per
ciascuna di esse e per l’insieme delle stesse è possibile proporre le dicotomie sopra/sotto, a destra/a 
sinistra, davanti/dietro e lontana/vicina. In tal senso è possibile determinare il numero di
provenienze simultaneamente percepite.
In corrispondenza della variazione della posizione nello spazio delle sorgenti sonore rispetto
all’ascoltatore  (considerando  che  le  sorgenti  sonore,  l’ascoltatore  o  entrambi  possono  muoversi 
nello spazio) , la provenienza/le provenienze varia/variano (in modo continuo) secondo una curva
di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento,
tenuta, rilascio) identificate da specifiche provenienze e intervalli di tempo; in maniera ciclica;
casualmente. Diversamente, la provenienza/le provenienze è/sono costante/costanti.

Laddove  un’onda  sonora  composita  è  un  insieme  sia  di  onde  sonore  semplici  che  si  manifestano 
consecutivamente, sia di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un
determinato punto dello spazio, potremo comunque applicare le differenti considerazioni suesposte
per le differenti casistiche. In riferimento a tale onda sonora composita, è possibile sostenere che, se
negli istanti in cui le differenti onde sonore semplici si manifestano consecutivamente in un
33

determinato punto dello spazio e nelle aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici, le
differenti sorgenti sonore che le generano sono sufficientemente vicine (ovvero la distanza tra le
rispettive posizioni nello spazio è minima), è possibile che l’orecchio venga ingannato e percepisca 
un’unica  provenienza  (per  essa  è  possibile  proporre  le  dicotomie  sopra/sotto,  a  destra/a  sinistra, 
davanti/dietro e lontana/vicina).
In questo caso, si può affermare che, in corrispondenza della variazione nel tempo della posizione
nello spazio rispetto all’ascoltatore delle sorgenti sonore, la provenienza varia  (in modo continuo)  
secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare:
attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche provenienze e intervalli di tempo;
in maniera ciclica; casualmente. Diversamente, la provenienza è costante.

Numerosità

Relativamente alla numerosità istantanea valgono le seguenti considerazioni:

Laddove un’onda sonora composita è un insieme di sole onde sonore semplici che si manifestano


consecutivamente in un determinato punto dello spazio, è possibile percepire, in qualsivoglia
istante, un’unica onda sonora semplice.

Laddove un’onda sonora composita è un insieme di sole onde che si manifestano simultaneamente


in un determinato punto dello spazio, dovremo effettuare un distinguo tra aree di non
sovrapposizione e aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici.
Per le aree di non sovrapposizione tra onde sonore semplici, percepiremo, in qualsivoglia
momento, un’unica onda sonora semplice.
Per le aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici, sarà possibile percepire simultaneamente,
in un determinato istante, una o più onde sonore semplici. Il numero di onde sonore semplici
percepite coincide con il più alto tra il numero di provenienze percepite (vedansi le considerazioni
precedenti sulla provenienza), il numero di altezze percepite (vedansi le considerazioni precedenti
sull’altezza)  e  il  numero  di  timbri  percepiti  (vedansi  le  considerazioni  precedenti  sul  timbro).  E’ 
doveroso evidenziare, dunque, che la numerosità istantanea della sensazione uditiva generata da
un’onda sonora composita dipende dalla numerosità istantanea di più parametri distinti.
E’ possibile affermare che, se prendiamo in considerazione la numerosità istantanea di un singolo
parametro, essa può variare (in modo discontinuo) nel tempo in senso crescente o decrescente;
secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare:
attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche numerosità istantanee e intervalli di
tempo; in maniera ciclica; casualmente. In presenza di una variazione di numerosità istantanea, sarà
sempre possibile percepirne la numerosità istantanea minima e massima. Diversamente la
numerosità istantanea è costante. Inoltre, tale numerosità istantanea sarà compresa in un campo
delimitato,  da  un  lato,  dall’estremo  del  non  numeroso  (una  sola  provenienza  percepita  o  una  sola 
altezza percepita o un  solo  timbro  percepito)  e,  dall’altro,  dall’estremo  del  numeroso  (infinite 
provenienze  percepite  o  infinite  altezze  percepite  o  infiniti  timbri  percepiti).  E’  opportuno  notare, 
quindi, come il campo di variazione della numerosità istantanea di un singolo parametro sia
sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione relativa alla
numerosità istantanea di un singolo parametro, è necessariamente di tipo comparativo, ovvero
deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive differenti.
Infine, è possibile affermare che, se prendiamo in considerazione la numerosità istantanea della
sensazione uditiva generata da un’onda sonora composita, essa può variare (in  modo discontinuo) 
nel tempo in senso crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse
fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche
numerosità istantanee e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente. In presenza di una
variazione  di  numerosità  “istantanea”,  sarà  sempre  possibile percepirne la numerosità istantanea
34

minima e massima. Diversamente la numerosità istantanea è costante. Inoltre, tale numerosità


istantanea  sarà compresa  in un campo delimitato, da un  lato, dall’estremo del non numeroso (una
sola onda sonora semplice percepita) e, dall’altro, dall’estremo del numeroso (infinite onde sonore 
semplici  percepite).  E’  opportuno  notare,  quindi,  come  il  campo  di variazione di tale numerosità
istantanea sia sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione
relativa alla suddetta numerosità è necessariamente di tipo comparativo, ovvero deriva dal
confronto tra due o più sensazioni uditive differenti.

Laddove  un’onda  sonora  composita  è  un  insieme sia di onde sonore semplici che si manifestano
consecutivamente, sia di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un
determinato punto dello spazio, potremo comunque applicare le differenti considerazioni suesposte
per le differenti casistiche.

Relativamente alla numerosità complessiva valgono le seguenti considerazioni:

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme  di sole onde  sonore semplici che si  manifestano 


consecutivamente in un determinato punto dello spazio, non è sempre vero che potremo percepire
più onde sonore semplici:  laddove venga percepita un’unica provenienza (vedansi le considerazioni 
precedenti  sulla  provenienza),  l’orecchio  può  essere  ingannato  e  percepire  un’unica  onda  sonora 
semplice. La percezione di un’unica onda sonora semplice è rafforzata qualora, nell’istante in cui le 
differenti onde sonore semplici si manifestano consecutivamente, esse abbiano uno o più parametri
tra altezza, volume e timbro uguali tra loro.

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme di sole onde sonore semplici che si manifestano


simultaneamente in un determinato punto dello spazio, dovremo effettuare un distinguo tra aree di
non sovrapposizione e aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici.
Per le aree di non sovrapposizione tra onde sonore semplici, ci si può riferire alla precedente
trattazione in merito alla percezione della numerosità complessiva per la sensazione uditiva
generata da un’onda sonora semplice.
Per le aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici, non è sempre vero che percepiremo più
onde  sonore  semplici:  infatti,  laddove  venga  percepita  un’unica  provenienza  (vedansi  le 
considerazioni  precedenti  sulla  provenienza)  ,  un’unica  altezza  (vedansi  le  considerazioni 
precedenti  sull’altezza)  ed  un  unico  timbro  (vedansi le considerazioni precedenti sul timbro),
l’ascoltatore può essere ingannato, e percepire una sola onda sonore semplice.

Laddove  un’onda  sonora  composita  è  un  insieme  sia  di  onde  sonore  semplici  che  si  manifestano 
consecutivamente, sia di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un
determinato punto dello spazio, potremo comunque applicare le differenti considerazioni suesposte
per le differenti casistiche. La numerosità complessiva dell’onda sonora composita sarà determinata 
dalla somma  di  tutte  le  onde  sonore  semplici  percepite  durante  l’intero  valore  della  sensazione 
uditiva generata dall’onda sonora composita stessa e assume, dunque, un valore preciso.
Tale numerosità complessiva sarà compresa in un campo delimitato da un lato dall’estremo del non 
numeroso  (una  sola  onda  sonora  semplice  percepita),    e,  dall’altro,  dall’estremo  del  numeroso 
(infinite onde sonore semplici percepite). E’ opportuno notare, quindi, come il campo di variazione
della numerosità complessiva sia sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che
la valutazione relativa alla suddetta numerosità complessiva, è necessariamente di tipo comparativo,
ovvero deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive differenti.
35

Velocità

Essa dipende dalla velocità con cui variano gli altri parametri soggettivi che caratterizzano la
sensazione uditiva generata dall’onda sonora composita (ad esclusione del valore e della numerosità
complessiva che, per la sensazione uditiva generata  da  un’onda  sonora composita, assumono un
valore preciso): tanto più i parametri soggettivi variano velocemente, tanto più la sensazione uditiva
risulterà veloce. La velocità di variazione dei parametri soggettivi dipende, a sua volta, dalla
velocità con cui variano i parametri  oggettivi  che  caratterizzano  l’onda  sonora  composita  ad  essi 
collegati: tanto più i parametri oggettivi variano velocemente, tanto più la variazione dei parametri
soggettivi risulterà veloce. Possiamo dunque analizzare la velocità di variazione di ciascun
parametro soggettivo, in relazione alla velocità di variazione dei parametri oggettivi che lo
determinano. In generale, la velocità della sensazione uditiva generata da un’onda sonora composita 
dipende  dalla  velocità  di  variazione  dell’altezza,  dalla velocità di variazione del volume, dalla
velocità di variazione della provenienza, dalla velocità di variazione del timbro e dalla velocità di
variazione  della  numerosità  istantanea.  E’  opportuno  precisare  che  prenderemo  in  considerazione 
non la velocità istantanea di variazione dei parametri (che può assumere valori sempre differenti nel
tempo), bensì la velocità media.

Laddove un’onda sonora composita è un  insieme  di sole onde  sonore semplici che si  manifestano 


consecutivamente in un determinato punto dello spazio, ci si può riferire alla precedente trattazione
in  merito  alla  percezione  della  velocità  per  la  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda  sonora 
semplice.

Laddove un’onda sonora composita è un insieme di sole onde che si manifestano simultaneamente
in un determinato punto dello spazio, dovremo effettuare un distinguo tra aree di non
sovrapposizione e aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici.
Per le aree di non sovrapposizione tra onde sonore semplici, ci si può riferire alla precedente
trattazione  in  merito  alla  percezione  della  velocità  per  la  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda 
sonora semplice.
Per le aree di sovrapposizione tra onde sonore semplici, valgono le seguenti considerazioni:

 La  velocità  di  variazione  dell’altezza  della  sensazione  uditiva  indotta  da  un’onda  sonora 
composita ( VelA OSC ) è determinata dalla velocità di variazione della frequenza
fondamentale dell’onda sonora stessa ( Velf OSC ); quanto più la frequenza fondamentale varia
velocemente, tanto più l’altezza percepita varierà velocemente.
Nel caso venga percepita un’unica altezza è possibile riferirsi alla trattazione sulla velocità 
di variazione dell’altezza di una sensazione uditiva generata da un’onda sonora semplice. 
Laddove si percepiscano altezze differenti è necessario fornire ulteriori precisazioni.
Si  è  visto  in  precedenza  come  la  frequenza  fondamentale  dell’onda  sonora,  e 
conseguentemente  l’altezza della sensazione uditiva da essa  indotta, possa variare  in  modo 
discontinuo, oppure continuo.
In presenza di sole variazioni di frequenza fondamentale di tipo discontinuo Δd, potremo
allora valutare il numero n di tali variazioni (laddove più onde sonore semplici costituenti
l’onda sonora composita varino la propria frequenza fondamentale in un medesimo istante, 
potremo considerare un’unica  variazione) e  metterlo  in relazione con  l’intervallo di tempo 
(misurato in secondi s) durante il quale le onde sonore semplici si manifestano
simultaneamente, secondo la formula:

Velf OSC(nΔd)= n/s


36

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione


dell’altezza  in  presenza  di  sole  variazioni  di  altezza  di  tipo  discontinuo  percepite,  se  si 
mettono in relazione il numero m di variazioni discontinue di altezza percepite con
l’intervallo di tempo (misurato in secondi  s) durante il quale percepiamo che le onde sonore
semplici si manifestano simultaneamente:

VelA OSC(mΔd)= m/s

In presenza, per ciascuna delle k onde sonore semplici che variano la propria frequenza
fondamentale in modo continuo, di sole n variazioni di tipo continuo Δc, ove ciascuna
variazione è compresa tra due estremi A e B identificati dal cambiamento del senso di
variazione della frequenza fondamentale, potremo, invece, mettere in relazione la variazione
di frequenza fondamentale complessiva e  l’intervallo  di  tempo  (misurato  in  secondi  s)
durante il quale le onde sonore semplici si manifestano simultaneamente, secondo la
formula per determinare la velocità di variazione della frequenza fondamentale per un onda
sonora semplice Velf OSS(nΔc).
Sarà poi necessario sommare i valori così ottenuti per ciascuna delle k onde sonore semplici
che variano la propria frequenza fondamentale in modo continuo e mettere in relazione il
risultato così ottenuto con il numero k di queste stesse onde sonore, secondo la formula:

Velf OSC(kΔc)=∑k Velf OSS (nΔc)/k

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione di


altezza in presenza di sole m variazioni di altezza di tipo continuo percepite per ciascuna
delle j onde sonore semplici di cui percepiamo che varia in modo continuo la propria
altezza, se si mettono in relazione la variazione di altezza complessiva percepita con il
numero j di tali onde:

VelA OSC( jΔc)=∑jVelA OSS (mΔc)/j

E’  evidente, però, che la frequenza di una singola onda sonora semplice può variare in
modo sia continuo che discontinuo. Ed, inoltre, differenti onde sonore semplici possono
variare in modo differente (continuo o discontinuo). In tal caso non è possibile proporre una
misura unitaria, proprio per la differente natura delle variazioni in oggetto.

 La  velocità  di  variazione  del  volume  della  sensazione  uditiva  indotta  da  un’onda  sonora 
composita ( VelV OSC )  è  determinata  dalla  velocità  di  variazione  dell’intensità  sonora
dell’onda sonora stessa ( VelI OSC ); quanto più l’intensità sonora varia velocemente, tanto più 
il volume percepito varierà velocemente. A tal proposito, è possibile riferirsi alla trattazione
sulla velocità di variazione del volume di una sensazione uditiva generata da un’onda sonora 
semplice.

 La  velocità  di  variazione  della  provenienza  della  sensazione  uditiva  indotta  da  un’onda 
sonora composita ( VelP OSC ) è determinata dalla velocità di variazione della posizione della
sorgente  sonora  generatrice  dell’onda  sonora  stessa  nello  spazio  rispetto  all’ascoltatore 
( Velp OSC ); quanto più la posizione varia velocemente, tanto più la provenienza percepita
varierà velocemente.
Nel caso venga percepita un’unica sorgente sonora è possibile riferirsi alla trattazione sulla
velocità  di  variazione  della  provenienza  di  una  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda 
sonora semplice.
37

Laddove si percepiscano sorgenti sonore differenti è necessario fornire ulteriori precisazioni.


Si è visto come la posizione nello spazio di una sorgente sonora rispetto all’ascoltatore possa 
variare solo in modo continuo.
In presenza, per ciascuna delle k sorgenti sonore che variano la propria posizione in modo
continuo, di sole n variazioni di tipo continuo Δc, ove ciascuna variazione è compresa tra
due estremi A e B identificati dal cambiamento del senso di variazione di una o più
coordinate cartesiane atta a descriverne la posizione nello spazio, potremo, invece, mettere
in relazione la variazione di posizione complessiva e  l’intervallo  di  tempo  (misurato in
secondi s) durante il quale le onde sonore semplici si manifestano simultaneamente, secondo
la formula per determinare la velocità di variazione della posizione per una singola sorgente
sonora VelpOSS(nΔc).
Sarà poi necessario sommare i valori così ottenuti per ciascuna delle k sorgenti sonore che
variano la propria posizione in modo continuo e mettere in relazione il risultato così ottenuto
con il numero k di queste stesse sorgenti sonore, secondo la formula:

VelpOSC(k Δc)=∑k VelpOSS(nΔc)/k

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione di


provenienza in presenza di sole m variazioni di provenienza di tipo continuo percepite per
ciascuna delle j sorgenti sonore generatrici delle onde sonore semplici di cui percepiamo che
varia  in  modo  continuo  la  propria  posizione  nello  spazio  rispetto  all’ascoltatore,  se  si 
mettono in relazione la variazione di provenienza complessiva percepita con il numero j di
tali onde:

VelPOSC( jΔ c)=∑jVelPOSS (mΔc)/j

 La  velocità  di  variazione  del  timbro  della  sensazione  uditiva  indotta  da  un’onda  sonora 
composita ( VelTi OSC ) è determinata dalla velocità di variazione della composizione spettrale
( Velcs OSC ); quanto più la composizione spettrale varia velocemente, tanto più il timbro
percepito varierà velocemente. A tal proposito, è possibile riferirsi alla trattazione sulla
velocità  di  variazione  del  timbro  di  una  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda  sonora 
semplice.

 La velocità di variazione della numerosità istantanea della sensazione uditiva indotta da


un’onda sonora composita ( VelNi O SC ) è determinata dalla velocità di variazione del numero
di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un determinato punto dello
spazio ( Velni OSC ); quanto più il numero di onde sonore semplici che si manifestano
simultaneamente in un determinato punto dello spazio varia velocemente, tanto più la
numerosità istantanea percepita varierà velocemente. Si è visto in precedenza come il
numero di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un determinato
punto dello spazio, e conseguentemente la numerosità istantanea della sensazione uditiva
indotta dall’onda sonora composita, possa variare solo in modo discontinuo. 
In presenza di variazioni del numero di onde sonore semplici che si manifestano
simultaneamente in un determinato punto dello spazio di tipo discontinuo Δd, potremo allora
valutare il numero n di  tali  variazioni  e  metterlo  in  relazione  con  l’intervallo  di  tempo 
(misurato in secondi s) durante il quale le onde sonore semplici si manifestano
simultaneamente, secondo la formula:

VelniOSC(nΔd)= n/s
38

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione della
numerosità istantanea in presenza di sole variazioni di numerosità istantanea di tipo
discontinuo percepite, se si mettono in relazione il numero m di variazioni discontinue di
numerosità istantanea percepite con l’intervallo di tempo (misurato in secondi  s) durante il
quale percepiamo che le onde sonore semplici si manifestano simultaneamente:

VelNiOSC(mΔd)= m/s

Se prendiamo in considerazione la velocità media di variazione di un determinato parametro


oggettivo (e, conseguentemente, la velocità media di variazione del parametro soggettivo da esso
determinato), essa sarà compresa in un campo delimitato da un lato dall’estremo del lento (velocità 
tendente  a  0),    e,  dall’altro,  dall’estremo  del  veloce  (velocità  tendente  ad  infinito).  E’  opportuno 
notare, quindi, come il campo di variazione della velocità media di variazione di un determinato
parametro sia sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione
relativa alla velocità media di variazione di un determinato parametro, è necessariamente di tipo
comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive differenti
Infine, è possibile affermare che, se prendiamo in considerazione non la velocità media di
variazione, bensì la velocità istantanea di variazione di un determinato parametro oggettivo (e,
conseguentemente, la velocità istantanea di variazione del parametro soggettivo da esso
determinato), essa può variare nel tempo (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente
(accelerazione) o decrescente (decelerazione); secondo una curva di inviluppo caratterizzata da
diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da
specifiche velocità e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente. In presenza di una
variazione di velocità, sarà sempre possibile percepirne la velocità minima e la velocità massima.
Diversamente la velocità è costante. Inoltre, tali velocità istantanee saranno comprese in un campo
delimitato,  da  un  lato,  dall’estremo  del  lento  (velocità  tendente  a  0)  e,  dall’altro,  dall’estremo  del 
veloce  (velocità  tendente  all’infinito).  E’  opportuno notare, quindi, come il campo di variazione
della velocità istantanea di variazione di un determinato parametro sia sostanzialmente infinito. Per
tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione relativa alla velocità istantanea di variazione
di un determinato parametro è necessariamente di tipo comparativo, ovvero deriva dal confronto tra
due o più sensazioni uditive differenti.

Laddove  un’onda  sonora  composita  è  un  insieme  sia  di  onde  sonore  semplici  che  si  manifestano 
consecutivamente, sia di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un
determinato punto dello spazio, potremo comunque applicare le differenti considerazioni suesposte
per le differenti casistiche.

E’  doveroso  evidenziare  che  la  velocità  della  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda  sonora 
composita, dunque, può dipendere dalla velocità di variazione non solo di un singolo parametro, ma
anche di un insieme di parametri; ed in più, la velocità di variazione di ciascun parametro può
essere differente. Ciò rende il confronto tra sensazioni sonore differenti assai complesso; come già
visto in precedenza per il timbro, in caso di grandezze multidimensionali, è praticamente
impossibile darne una misurazione precisa ed oggettiva. Ciò nonostante, le indicazioni precedenti
possono essere un valido riferimento per la comprensione del fenomeno ed un valido strumento
laddove sia un solo parametro a variare (in modo continuo o discontinuo) nel tempo.
Proprio per la natura composita della velocità della sensazione uditiva generata da un’onda sonora 
composita, risulta impossibile, esprimere valutazioni in merito alla variazione della stessa nel
tempo. Ovvero, le precedenti considerazioni si potranno applicare efficacemente, solo nel caso in
cui la sua variazione dipenda dalla variazione (continua o discontinua) di un unico parametro
soggettivo. Diversamente, le indicazioni precedenti possono comunque essere un valido
riferimento per la comprensione del fenomeno.
39

3.La sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro (AS)

Altezza

In presenza di sole onde non periodiche, la percezione di altezza risulterà indefinita.


In presenza di sole onde periodiche, e laddove nelle aree di sovrapposizione le onde sonore semplici
abbiano frequenza fondamentale diversa, percepiremo diverse altezze definite e precise nelle aree di
sovrapposizione, un’unica altezza definita e precisa altrove.  
In presenza di sole onde periodiche, e laddove nelle aree di sovrapposizione le onde sonore semplici
abbiano frequenza fondamentale simile, percepiremo  un’unica  altezza  definita  e  imprecisa  nelle 
aree  di  sovrapposizione,  un’unica  altezza  definita  e  precisa  altrove.  E’  possibile  proporre  la 
dicotomia precisa/imprecisa.
In presenza di sole onde periodiche, e laddove nelle aree di sovrapposizione le onde sonore semplici
abbiano medesima frequenza fondamentale, percepiremo un’unica altezza definita e precisa durante 
l’intero accadimento sonoro.
In questo caso, si può affermare che, in presenza di onde sonore semplici e/o composite intervallate
da silenzio caratterizzate da frequenze fondamentali costanti ma differenti tra loro o in
corrispondenza  della  variazione  nel  tempo  della  frequenza  fondamentale  delle  stesse,  l’altezza 
percepita varia (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente o decrescente; secondo una
curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco,
decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche altezze e intervalli di tempo; in maniera
ciclica (vibrato); casualmente. In presenza di una variazione di altezza, sarà comunque possibile
identificare e collocare nel tempo l’altezza minima e massima dell’accadimento sonoro. Il campo di 
variazione  dell’altezza  resta  compreso  tra  gli  opposti  limiti  di  udibilità.  Diversamente,  l’altezza  è 
costante.
In presenza di onde periodiche e non periodiche, percepiremo altezze di diversa natura: definite per
le  onde  periodiche  e  indefinite  per  le  onde  non  periodiche.  E’  possibile  proporre  la  dicotomia 
definita/indefinita.

Volume

In presenza di onde sonore semplici e/o composite intervallate da silenzio caratterizzate da intensità
sonore costanti  ma differenti tra loro o in corrispondenza della  variazione  nel tempo dell’intensità 
sonora delle stesse,  il volume dell’accadimento sonoro varia  (in modo continuo o discontinuo) in
senso crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi
(tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifici
volumi e intervalli di tempo; in maniera ciclica (tremolo); casualmente. In presenza di una
variazione di volume, sarà comunque possibile identificare e collocare nel tempo il volume minimo
e  massimo  dell’accadimento  sonoro.  Il  campo  di  variazione  del  volume  resta  compreso  tra  le 
opposte soglie di udibilità. Diversamente, il volume è costante.

Valore

Dipende dalla durata dell’accadimento sonoro (ovvero  l’intervallo di tempo compreso tra l’istante 
in  cui  la  prima  onda  sonora  ad  esso  appartenente  inizia  e  l’istante  in  cui  l’ultima  onda  sonora  ad 
esso appartenente finisce). In particolare,  coincide con l’intervallo di tempo compreso tra l’istante 
in cui un’onda sonora ad esso appartenente supera per prima la soglia di udibilità (inizio) e l’istante 
in cui un’onda sonora ad esso appartenente scende per ultima al di sotto della suddetta soglia (fine).
Per il resto è possibile riferirsi alla trattazione relativa al valore della sensazione uditiva generata da
un’onda sonora semplice.
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E’ inoltre possibile considerare il valore della sensazione uditiva generata dall’accadimento sonoro 
come estremo del lungo nella scala volta a valutare il valore della sensazione uditiva generata da
ciascuna onda sonora semplice percepita (vedasi  la trattazione  in  merito alla  numerosità dell’onda 
sonora composita) o da ciascuna onda sonora semplice e/o composita intervallata da silenzio o da
ciascun silenzio.
E’  infine possibile  confrontare tra loro i  valori delle  sensazioni uditive generate da ciascuna onda 
sonora semplice percepita (vedasi la trattazione in merito alla numerosità dell’onda sonora semplice 
e composita) o da ciascuna onda sonora semplice e/o composita intervallata da silenzio o da ciascun
silenzio al fine di ordinarle lungo la scala di misurazione.

Timbro

Si percepirà un unico timbro comune a tutte le onde sonore  appartenenti  all’accadimento  sonoro 
solo nel caso in cui esse abbiano composizione spettrale proporzionalmente identica (per esso è
possibile proporre le dicotomie derivanti dal contenuto spettrale, o dall’inviluppo d’intensità sonora, 
o dalla fonte sonora). Altrimenti si percepiranno timbri differenti, determinati dalle differenti
composizioni spettrali delle singole onde sonore appartenenti all’accadimento sonoro (per ciascuno 
di  essi  o  per  l’insieme  degli  stessi  è  possibile  proporre  le  dicotomie  derivanti dal contenuto
spettrale, o dall’inviluppo d’intensità sonora, o dalla fonte sonora).

Provenienza

Le differenti onde sonore semplici e/o composite intervallate da silenzio possono essere generate da
una o più sorgenti sonore distinte.
In presenza di un’unica sorgente sonora, non è sempre vero che percepiremo un’unica provenienza. 
Durante il silenzio che intervalla due onde sonore successive, infatti, la sorgente sonora può variare
la  sua  posizione  nello  spazio  rispetto  all’ascoltatore.  Laddove  la  posizione iniziale e quella finale
siano sufficientemente lontane (ovvero si trovino ad una distanza sufficientemente ampia),
l’orecchio può essere ingannato, e percepire, dunque, provenienze differenti.
In presenza di più sorgenti sonore differenti, non è sempre vero che percepiremo più provenienze
distinte. E’ possibile affermare, infatti, che, se nell’istante finale di ciascuna onda sonora semplice 
e/o composita, la sorgente sonora generatrice della stessa ha posizione nello spazio rispetto
all’ascoltatore sufficientemente vicina alla posizione  nello  spazio rispetto all’ascoltatore che  ha  la 
sorgente  sonora    generatrice  dell’onda  sonora  semplice  e/o  composita  successiva  nell’istante 
iniziale  di  quest’ultima  (ovvero  se  la  distanza  tra  la  posizione  occupata  da  una sorgente sonora
nell’istante finale dell’onda sonora semplice e/o composita da essa generata e la posizione occupata 
da  un’altra  sorgente  sonora  nell’istante  iniziale  dell’onda  sonora  semplice  e/o  composita  da  essa 
generata e successiva alla prima è minima) e, se nei momenti in cui le differenti onde sonore
semplici si manifestano consecutivamente e nelle aree di sovrapposizioni tra onde sonore semplici,
le  posizioni  nello  spazio  rispetto  all’ascoltatore  delle  differenti  sorgenti  sonore  generatrici  delle
varie onde sonore semplici sono sufficientemente vicine (ovvero la distanza tra le relative posizioni
nello  spazio  è    minima),  è  possibile  che  l’orecchio  venga  ingannato  e  percepisca  un’unica 
provenienza. Laddove  venga  percepita  un’unica  provenienza,  per essa è possibile proporre le
dicotomie sopra/sotto, a destra/a sinistra, davanti/dietro e lontana/vicina. Laddove vengano
percepite più provenienze, per ciascuna di  esse e per  l’insieme delle  stesse è possibile proporre le 
dicotomie sopra/sotto, a destra/a sinistra, davanti/dietro e lontana/vicina. In tal senso è possibile
determinare il numero di provenienze percepite.
In  definitiva  è  possibile  affermare  che,  laddove  venga  percepita  un’unica  provenienza,  essa  può 
essere considerata come unica provenienza comune a tutte le onde sonore semplici e/o composite
intervallate da silenzio.
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In questo caso, si può affermare che, in corrispondenza della variazione nel tempo della posizione
nello spazio rispetto all’ascoltatore delle sorgenti sonore che generano le onde sonore semplici e/o
composite intervallate da silenzio, la provenienza varia in modo continuo secondo una curva di
inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta,
rilascio) identificate da specifiche provenienze e intervalli di tempo; in maniera ciclica;
casualmente. Diversamente, la provenienza è costante.

Numerosità

Relativamente alla numerosità istantanea valgono le seguenti considerazioni:

Per quanto riguarda i silenzi che intervallano le diverse onde sonore, è possibile affermare che, in
qualsivoglia istante, non percepiremo alcuna onda sonora; in tal caso la numerosità istantanea sarà
nulla; tale numerosità nulla può essere presa come estremo inferiore della scala che misura il
parametro in oggetto per l’accadimento sonoro.
Infine,  è’  possibile  affermare  che,  se  prendiamo  in  considerazione  la  numerosità  istantanea della
sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro, essa può variare nel tempo in senso
crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente
per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche numerosità
istantanee e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente. In presenza di una variazione di
numerosità istantanea, sarà sempre possibile percepirne la numerosità istantanea minima e massima.
Inoltre, tale numerosità istantanea sarà  compresa  in un  campo delimitato, da un  lato, dall’estremo 
del non numeroso (nessuna onda sonora semplice percepita) e, dall’altro, dall’estremo del numeroso 
(infinite onde sonore semplici percepite). E’ opportuno notare, quindi, come il campo di variazione
di tale numerosità istantanea sia sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che
la valutazione relativa alla suddetta numerosità, è necessariamente di tipo comparativo, ovvero
deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive differenti.

Relativamente alla numerosità complessiva valgono le seguenti considerazioni:

La numerosità complessiva dell’accadimento sonoro sarà determinata dalla somma di tutte le onde 


sonore semplici percepite durante l’intero valore della sensazione uditiva generata dall’accadimento 
sonoro stesso e assume, dunque, un valore preciso.
E’  inoltre  possibile  proporre una misura della numerosità complessiva della sensazione uditiva
generata da un accadimento sonoro, basata sul numero di onde sonore semplici e/o composite
intervallate da silenzio percepite.
E’  infine  possibile  proporre  una  misura  della  numerosità  complessiva della sensazione uditiva
generata da un accadimento sonoro, basata sul numero di silenzi che intervallano le onde sonore
semplici e/o composite percepiti.
Qualsivoglia misura della numerosità complessiva sarà compresa in un campo delimitato da un lato
dall’estremo  del  non  numeroso  (due  sole  onde  sonore  semplici  percepite  o  due  sole  onde  sonore 
semplici  e/o composite  intervallate da  silenzi percepite o un solo silenzio percepito), e, dall’altro, 
dall’estremo del numeroso (infinite onde sonore semplici percepite o infinite onde sonore semplici
e/o  composite  intervallate  da  silenzi  percepite  o  infiniti  silenzi  percepiti).  E’  opportuno  notare, 
quindi, come il campo di variazione della numerosità complessiva sia sostanzialmente infinito. Per
tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione relativa alla suddetta numerosità complessiva è
necessariamente di tipo comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive
differenti.
42

Densità

La densità Den è la proprietà della sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro che
permette  all’ascoltatore  di  qualificarla  come  densa  piuttosto  che  rada;  o  meglio  di  ordinare  due  o 
più sensazioni uditive lungo una scala ai cui estremi stanno il denso ed il rado.
La densità percepita della sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro ( Denp AS) dipende
dalla densità effettiva dell’accadimento sonoro stesso ( Dene AS).
Per determinare la densità effettiva di un accadimento sonoro è possibile mettere in relazione la
durata complessiva (misurata in secondi s) delle n onde sonore semplici e/o composite intervallate
da silenzio dc con la durata (misurata in secondi s)  dell’accadimento  sonoro  stesso,  secondo  la 
formula:

∑n (sn)
DeneAS(dc)= ————
s AS

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la densità percepita della sensazione
uditiva generata da un accadimento sonoro , se si mettono in relazione il valore complessivo
(misurato in secondi s) delle m onde sonore semplici e/o composite intervallate da silenzio percepite
vc con il valore (misurato in secondi s) dell’accadimento sonoro, secondo la formula:

∑m (sm)
DenpAS(vc)= ————
s AS

Tale  misura  di  densità  sarà  compresa  in  un  campo  delimitato  da  un  lato  dall’estremo  del  denso 
(densità tendente ad 1),  e, dall’altro, dall’estremo del rado (densità tendente a 0).
E’ inoltre possibile valutare la densità della sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro 
anche solo in un determinato intervallo di tempo ad esso appartenente (dunque relazionando il
valore complessivo delle onde sonore semplici e/o composite intervallate da silenzio percepite,
laddove  comprese  nell’intervallo  di  tempo  prescelto, con  l’intervallo  di  tempo  prescelto  stesso). 
Laddove un accadimento sonoro venga diviso in più intervalli di tempo ad esso appartenenti, sarà
possibile confrontare le misure di densità per ciascun intervallo di tempo. In tal senso, è possibile
affermare che la densità può variare nel tempo (in modo discontinuo) in senso crescente o
decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per
esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche densità e intervalli di
tempo; in maniera ciclica; casualmente. In presenza di una variazione di densità, sarà sempre
possibile percepirne la densità minima e la densità massima. Inoltre, la variazione di tale densità
sarà compresa in un campo delimitato, da un lato, dall’estremo del denso (densità tendente ad 1) e, 
dall’altro, dall’estremo del rado (densità tendente a 0).

Velocità

La velocità della sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro dipende da tre fattori
distinti:

1. la velocità percepita cui si susseguono le differenti onde sonore semplici e/o composite
intervallate da silenzio ( VelOp AS). Questa dipende, a sua volta, dalla velocità effettiva cui si
susseguono le differenti onde sonore semplici e/o composite intervallate da silenzio
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( VelOe AS).  E’  opportuno  precisare  che  prenderemo  in  considerazione  non  la  velocità 
istantanea (che può assumere valori sempre differenti nel tempo), bensì la velocità media.
Per determinare quest’ultima, dovremo innanzitutto calcolare tale numero  n di onde sonore.
Andremo poi a mettere in relazione il numero così determinato con la durata (misurata in
secondi s)  dell’accadimento sonoro stesso, secondo la formula: 

VelOe AS = n/s

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità percepita cui si
susseguono le differenti onde sonore semplici e/o composite intervallate da silenzio, se si
mettono in relazione il numero m delle stesse con il valore (misurato in secondi s)
dell’accadimento sonoro stesso, secondo la formula:

VelOpAS = m/s

Tale  misura  di  velocità  sarà  compresa  in  un  campo  delimitato  da  un  lato  dall’estremo  del 
veloce (velocità tendente ad infinito),  e, dall’altro, dall’estremo del lento (velocità tendente
a  0).  E’  opportuno  notare,  quindi,  come  il  campo  di  variazione  di  tale  velocità    sia 
sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione relativa
alla velocità della sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro, in questa
accezione, è necessariamente di tipo comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più
sensazioni uditive differenti.
In base a questa formula, è possibile valutare la velocità della sensazione uditiva generata da
un accadimento sonoro anche solo in un determinato intervallo di tempo ad esso
appartenente (dunque relazionando il numero di onde sonore semplici e/o composite
intervallate da silenzio percepite, laddove comprese  nell’intervallo di tempo prescelto, con
l’intervallo di tempo prescelto stesso). Laddove un accadimento sonoro venga diviso in più
intervalli di tempo ad esso appartenenti, sarà possibile confrontare le misure di velocità per
ciascun intervallo di tempo. In tal senso, è possibile affermare che la velocità può variare nel
tempo (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente (accelerazione) o decrescente
(decelerazione); secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente
per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche velocità e
intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente. In presenza di una variazione di
velocità, sarà sempre possibile percepirne la velocità minima e la velocità massima. Inoltre,
la variazione di tale velocità sarà compresa in un campo delimitato, da un lato, dall’estremo 
del  veloce  (velocità  tendente  ad  infinito)  e,  dall’altro,  dall’estremo  del  lento  (velocità 
tendente a 0). Diversamente la velocità è costante.

2. La velocità di variazione della numerosità istantanea della sensazione uditiva indotta da un


accadimento sonoro ( VelNi AS). Questa dipende, a sua volta, dalla velocità di variazione del
numero di onde sonore semplici che si manifestano simultaneamente in un medesimo punto
dello spazio ( Velni AS); quanto più il numero di onde sonore semplici che si manifestano
simultaneamente in un medesimo punto dello spazio varia velocemente, tanto più la
numerosità  istantanea  della  sensazione  uditiva  indotta  dall’accadimento  sonoro  varierà 
velocemente.  E’  opportuno  precisare che prenderemo in considerazione non la velocità
istantanea di variazione (che può assumere valori sempre differenti nel tempo), bensì la
velocità media.
Si è visto in precedenza come il numero di onde sonore semplici che si manifestano
simultaneamente in un medesimo punto dello spazio, e conseguentemente la numerosità
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istantanea della  sensazione  uditiva  indotta  dall’accadimento  sonoro,  possa  variare  solo  in 
modo discontinuo.
In presenza di sole variazioni del numero di onde sonore semplici che si manifestano
simultaneamente in un determinato punto dello spazio di tipo discontinuo Δd, potremo allora
valutare il numero n di tali variazioni e metterlo in relazione con la durata (misurata in
secondi s) dell’accadimento sonoro, secondo la formula:

Velni AS(nΔd)= n/s

La formula precedente può essere utilizzata per determinare la velocità di variazione della
numerosità istantanea in presenza di sole variazioni di numerosità istantanea di tipo
discontinuo percepite, se si mettono in relazione il numero m di variazioni discontinue di
numerosità istantanea percepite con il valore (misurato in secondi s) della sensazione uditiva
generata dall’accadimento sonoro:

VelNi AS(mΔd)= m/s

Tale  misura  di  velocità  sarà  compresa  in  un  campo  delimitato  da  un  lato  dall’estremo  del 
veloce (velocità tendente ad infinito),  e, dall’altro, dall’estremo del lento (velocità tendente 
a  0).  E’  opportuno  notare,  quindi,  come  il  campo  di  variazione di tale velocità sia
sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione relativa
alla velocità della sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro, in questa
accezione, è necessariamente di tipo comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più
sensazioni uditive differenti.
E’ inoltre possibile affermare che, se prendiamo in considerazione non la velocità media di 
variazione, bensì la velocità istantanea di variazione del numero di onde sonore semplici
che si manifestano simultaneamente in un determinato punto dello spazio (e,
conseguentemente,  la  velocità  istantanea  di  variazione  della  numerosità  “istantanea”),  essa 
può variare nel tempo (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente (accelerazione) o
decrescente (decelerazione); secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi
(tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da
specifiche velocità e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente. In presenza di una
variazione di velocità, sarà sempre possibile percepirne la velocità minima e la velocità
massima. Diversamente la velocità è costante. Inoltre, tale velocità istantanea sarà compresa
in  un  campo  delimitato,  da  un  lato,  dall’estremo del lento (velocità tendente a 0) e,
dall’altro,  dall’estremo  del  veloce  (velocità  tendente  all’infinito).  E’  opportuno  notare, 
quindi, come il campo di variazione della velocità istantanea di variazione di tale parametro
sia sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la valutazione relativa
alla velocità istantanea di variazione del suddetto parametro è necessariamente di tipo
comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più sensazioni uditive differenti.

3. la velocità della sensazione uditiva generata da ciascuna onda semplice e/o composita
intervallata da silenzio percepita (vedasi la trattazione precedente sulla velocità della
sensazione uditiva generata dall’onda sonora semplice e dall’onda sonora composita). 
A tal riguardo, è possibile affermare che, laddove la velocità della sensazione uditiva di
ognuna delle m onde sonore semplici e/o composite intervallate da silenzi percepite dipenda
dalla velocità di variazione (continua o discontinua) di un solo parametro soggettivo, è
possibile  affermare  che  la  velocità  della  sensazione  uditiva  generata  dall’accadimento 
sonoro dipende dalla velocità di variazione (continua o discontinua) di tale parametro
soggettivo.  E’  opportuno  precisare  che  prenderemo  in  considerazione  non  la  velocità
istantanea di variazione (che può assumere valori sempre differenti nel tempo), bensì la
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velocità  media.  Per  determinare  quest’ultima,  è  possibile  mettere  in  relazione  la  somma 
delle velocità di variazione di tale parametro soggettivo per ciascuna delle m onde sonore
semplici e/o composite intervallate da silenzi percepite con il numero di onde sonore
percepite stesse, secondo la formula :

∑m ( Vel m)
Vel AS (VelOSC;VelOSS) = —————
m

In corrispondenza della variazione di velocità istantanea di tale singolo parametro


soggettivo, è possibile affermare che la velocità della sensazione uditiva generata da un
accadimento sonoro varia nel tempo (in modo continuo o discontinuo) in senso crescente
(accelerazione) o decrescente (decelerazione); secondo una curva di inviluppo caratterizzata
da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio)
identificate da specifiche velocità e intervalli di tempo; in maniera ciclica; casualmente. In
presenza di una variazione di velocità , sarà sempre possibile percepirne la velocità minima
e la velocità massima. Inoltre, la variazione di tale velocità sarà compresa in un campo
delimitato,  da  un  lato,  dall’estremo  del  veloce  (velocità  tendente  ad  infinito)  e,  dall’altro, 
dall’estremo del lento (velocità tendente a 0). E’ opportuno notare, quindi, come il campo di
variazione della velocità della sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro
complessivo sia sostanzialmente infinito. Per tale ragione, è doveroso precisare che la
valutazione relativa alla velocità della sensazione uditiva generata da un accadimento
sonoro, è necessariamente di tipo comparativo, ovvero deriva dal confronto tra due o più
sensazioni uditive differenti.
Invece, laddove la velocità della sensazione uditiva di ognuna delle m onde sonore semplici
e/o composite intervallate da silenzi percepite dipenda dalla velocità di variazione di più
parametri soggettivi oppure di un solo parametro differente per ciascuna di esse, risulta
impossibile, esprimere valutazioni in merito alla velocità della sensazione uditiva generata
dall’accadimento e, di conseguenza, alla sua variazione nel tempo. Ovvero, le precedenti
considerazioni si potranno applicare efficacemente, solo nel caso in cui la sua variazione
dipenda dalla variazione (continua o discontinua) di un unico parametro soggettivo.
Diversamente, le indicazioni precedenti possono comunque essere un valido riferimento per
la comprensione del fenomeno.

In definitiva è opportuno sottolineare come la velocità della sensazione uditiva generata da un


accadimento sonoro dipenda da più fattori differenti tra loro. Pur non essendo dunque possibile
pervenire ad una sua misurazione puntuale, le indicazioni precedenti possono comunque essere un
valido riferimento per la comprensione del fenomeno.
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I V. D ESC R I T T O R I

1.Onda sonora semplice

Descrittori dell’altezza

Laddove  in  un  determinato  intervallo  di  tempo  venga  percepita  un’altezza  definita,  si  possono 
considerare i seguenti descrittori della dicotomia acuta/grave:
Direzione: è possibile verificare se l’altezza è costante oppure varia nel tempo in senso crescente o
decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per
esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche altezze e intervalli di
tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Estensione: è possibile verificare se l’altezza è costante (estensione nulla), varia “poco” (estensione 
stretta),  varia  “tanto”  (estensione  ampia),  varia  lungo  l’intero  campo  di  udibilità  (estensione 
massima); tra i due estremi  si  colloca  l’estensione  media.  L’estensione  in  altezza  può essere
costante oppure variare nel tempo in senso crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo
caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio)
identificate da specifiche estensioni e intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo
casuale.
Registro:  è  possibile  verificare  se  l’altezza  si  colloca  prevalentemente  verso  l’estremo  del  grave 
(registro grave) piuttosto che verso quello dell’acuto (registro acuto). Tra i due estremi si colloca il 
registro medio. E’ inoltre possibile combinare i registri precedenti al fine di individuare il registro 
medio-grave e quello medio-acuto. Risulta evidente che, al fine di individuare un registro specifico,
è necessario che l’altezza non abbia un’estensione eccessivamente ampia. Il registro in altezza può
essere costante oppure variare nel tempo in senso crescente o decrescente; secondo una curva di
inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta,
rilascio) identificate da specifici registri e intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo
casuale.
Laddove in un determinato intervallo di tempo venga percepita un’altezza indefinita, possono essere
considerati i descrittori di direzione, estensione e registro della dicotomia definita/indefinita (natura
dell’altezza).

Descrittori del volume

Si possono considerare i seguenti descrittori della dicotomia forte/piano:


Direzione: è possibile verificare se il volume è costante oppure varia nel tempo in senso crescente o
decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per
esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifici volumi e intervalli di
tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Estensione:  è  possibile  verificare  se  il  volume  è  costante  (estensione  nulla),  varia  “poco” 
(estensione  stretta),  varia  “tanto”  (estensione  ampia),  varia  lungo  l’intero campo compreso tra la
soglia di udibilità e la soglia del dolore (estensione massima); tra i due estremi si colloca
l’estensione  media. L’estensione  in  volume può essere costante oppure variare nel tempo in senso
crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente
per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche estensioni e
intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Registro: è possibile verificare  se  il  volume  si  colloca  prevalentemente  verso  l’estremo  del  forte 
(registro forte) piuttosto che verso quello del debole (registro debole). Tra i due estremi si colloca il
registro medio. E’ inoltre possibile combinare i registri precedenti al fine di individuare il registro
medio-forte e quello medio-debole. Risulta evidente che, al fine di individuare un registro specifico,
47

è necessario che il volume non abbia un’estensione eccessivamente ampia. Il registro in volume può
essere costante oppure variare nel tempo in senso crescente o decrescente; secondo una curva di
inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta,
rilascio) identificate da specifici registri e intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo
casuale.

Descrittori del valore

Il valore della sensazione uditiva generata da un’onda sonora semplice assume un valore preciso.

Descrittori del timbro

Si è visto in precedenza come il timbro, per sua natura, non possa essere definito secondo un’unica 
dimensione, né in qualche maniera misurato, discretizzato o collocato lungo una scala di
misurazione. Si sono proposte, invece, una pluralità di dicotomie che sopperissero a tale intrinseca
difficoltà; si possono allora considerare i descrittori di direzione, estensione e registro delle
dicotomie derivanti dalla composizione spettrale (chiaro/scuro, caldo/freddo, pulito/sporco,
spesso/sottile, duro/morbido, statico/dinamico, vuoto/pieno, puro/impuro, ricco/povero,
aperto/chiuso), o dall’inviluppo  d’intensità  sonora  (percussivo/sostenuto,  stazionario/variabile, 
pulsante/continuo), o dalla fonte sonora (naturale/sintetico, acustico/elettrico, analogico/digitale,
legnoso/metallico).

Descrittori della provenienza

Si possono considerare i descrittori di direzione, estensione e registro delle dicotomie sopra/sotto, a


destra/a sinistra, davanti/dietro (direzione della provenienza) e lontana/vicina (distanza della
provenienza).

Descrittori della numerosità

La numerosità della sensazione uditiva  generata  da  un’onda  sonora  semplice  assume  un  valore 
preciso.

Descrittori della velocità

Si  è  visto  in  precedenza  come  la  velocità  della  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda  sonora 
semplice, dipenda dalla velocità di variazione di molteplici parametri. Si è sostenuto come, in
presenza di una variazione di più parametri, sia sostanzialmente impossibile addivenire ad una
valutazione precisa di tale velocità e, di conseguenza, a valutarne la variazione nel tempo (mentre
resta possibile, invece, valutare la velocità di variazione dei singoli parametri coinvolti). Si è anche
sostenuto come, laddove a variare, in modo continuo o discontinuo, sia un solo parametro (tra
altezza, volume, timbro e provenienza), la velocità di variazione di tale parametro possa essere
identificata  con  la  velocità  della  sensazione  uditiva  generata  dall’onda  sonora  semplice.  In  questo 
caso si possono considerare i seguenti descrittori della dicotomia veloce/lento:
Direzione: è possibile verificare se la velocità è costante oppure varia nel tempo in senso crescente
o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per
esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche velocità e intervalli
di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Estensione:  è  possibile  verificare  se  la  velocità  è  costante  (estensione  nulla),  varia  “poco” 
(estensione  stretta),  varia  “tanto”  (estensione  ampia),  varia  lungo  l’intero  campo  compreso  tra 
l’assenza  di  variazione  e  la variazione infinita (estensione massima); tra i due estremi si colloca
48

l’estensione media. L’estensione in velocità può essere costante oppure variare nel tempo in senso


crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente
per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche estensioni e
intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Registro: è possibile verificare se la velocità si colloca prevalentemente verso l’estremo del veloce 
(registro veloce) piuttosto che verso quello del lento (registro lento). Tra i due estremi si colloca il
registro medio. E’ inoltre possibile combinare i registri precedenti al fine di individuare il registro 
medio-veloce e quello medio-lento. Risulta evidente che, al fine di individuare un registro specifico,
è  necessario  che  la  velocità  non  abbia  un’estensione  eccessivamente  ampia.  Il  registro  in  velocità 
può essere costante oppure variare nel tempo in senso crescente o decrescente; secondo una curva di
inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta,
rilascio) identificate da specifici registri e intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo
casuale.

2.Onda sonora composita

Descrittori dell’altezza

Laddove  in  un  determinato  intervallo  di  tempo  venga  percepita  un’altezza  indefinita,  si  possono 
considerare i descrittori di direzione, estensione e registro della dicotomia definita/indefinita.
Laddove in un determinato  intervallo  di  tempo  venga  percepita  un’unica  altezza  definita  ma 
imprecisa a causa dei battimenti, si possono considerare i descrittori di direzione, estensione e
registro delle dicotomie acuta/grave e precisa/imprecisa (precisione dell’altezza). 
Laddove in un determinato intervallo di tempo venga percepita un’unica altezza definita e precisa o 
vengano percepite contemporaneamente più altezze definite e precise differenti si possono
considerare i descrittori di direzione, estensione e registro della dicotomia acuta/grave per ciascuna
delle altezze percepite e per l’insieme delle stesse, considerate complessivamente.

Descrittori del volume

E’ possibile riferirsi alla trattazione relativa ai descrittori del volume per un onda sonora semplice.

Descrittori del valore

Il valore della sensazione uditiva generata da’un onda sonora composita assume un valore preciso.
Se consideriamo, però, i valori delle sensazioni uditive generate dalle diverse onde sonore semplici
che costituiscono l’onda sonora composita, e li confrontiamo con il valore della sensazione uditiva
generata  dall’onda  sonora  composita,  oppure  tra  loro,  si  possono  considerare  i  descrittori  di 
direzione, estensione e registro della dicotomia lungo/breve:
Direzione: è possibile verificare se il valore è costante oppure varia nel tempo in senso crescente o
decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per
esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifici valori e intervalli di
tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Estensione: è possibile verificare se il valore è costante (estensione nulla), varia “poco” (estensione 
stretta), varia “tanto” (estensione ampia), varia lungo l’intero campo compreso tra la durata tendente
a  0  e  la  durata  dell’onda  sonora  composita  (estensione  massima);  tra  i  due  estremi  si  colloca 
l’estensione  media.  L’estensione  in  valore  può essere costante oppure variare nel tempo in senso
crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente
per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche estensioni e
intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale
49

Registro: è possibile verificare se il valore  si  colloca  prevalentemente  verso  l’estremo  del  breve 
(registro breve) piuttosto che verso quello del lungo (registro lungo). Tra i due estremi si colloca il
registro medio. E’ inoltre possibile combinare i registri precedenti al fine di individuare il registro
medio-breve e quello medio-lungo. Risulta evidente che, al fine di individuare un registro specifico,
è necessario che il valore non abbia un’estensione eccessivamente ampia. Il registro in valore può
essere costante oppure variare nel tempo in senso crescente o decrescente; secondo una curva di
inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta,
rilascio) identificate da specifici registri e intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo
casuale.

Descrittori del timbro

Laddove in un determinato intervallo di tempo venga percepito un unico timbro o vengano percepiti
consecutivamente più timbri differenti, potremo considerare i descrittori relativi al timbro di
un’onda  sonora  semplice  per  ciascun  timbro  percepito  e  per  l’insieme  degli  stessi,  considerati 
complessivamente.
Laddove in un determinato intervallo di tempo vengano percepiti contemporaneamente più timbri
differenti,  potremo  considerare  i  descrittori  relativi  al  timbro  di  un’onda semplice per ciascun
timbro percepito e per l’insieme degli stessi, considerati complessivamente.

Descrittori della provenienza

Laddove  in  un  determinato  intervallo  di  tempo  venga  percepita  un’unica  provenienza  o  vengano 
percepite consecutivamente più provenienze differenti, potremo considerare i descrittori relativi alla
provenienza  di  un’onda  sonora  semplice  per  ciascuna  provenienza  percepita  e  per  l’insieme  delle 
stesse, considerate complessivamente.
Laddove in un determinato intervallo di tempo vengano percepite contemporaneamente più
provenienze differenti, potremo considerare i descrittori della provenienza di un’onda semplice per 
ciascuna delle provenienze percepite e per l’insieme delle stesse, considerate complessivamente. 

Descrittori della numerosità

Riferendoci alla numerosità istantanea, si possono considerare i seguenti descrittori della dicotomia
numeroso/non numeroso:
Direzione: è possibile verificare se la numerosità è costante oppure varia nel tempo in senso
crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente
per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche numerosità e
intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Estensione: è possibile  verificare  se  la  numerosità  è  costante  (estensione  nulla),  varia  “poco” 
(estensione stretta), varia “tanto” (estensione ampia), varia lungo l’intero campo compreso tra il non 
numeroso, in questo caso una sola onda sonora semplice percepita, ed il numeroso, in questo caso
infinite onde sonore semplici percepite (estensione massima); tra i due estremi si colloca
l’estensione  media.  L’estensione  in  numerosità  può essere costante oppure variare nel tempo in
senso crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi
(tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche
estensioni e intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale
Registro: è possibile verificare  se  la  numerosità  si  colloca  prevalentemente  verso  l’estremo  del 
numeroso (registro numeroso) piuttosto che verso quello del non numeroso (registro non
numeroso). Tra i due  estremi si  colloca  il registro medio. E’  inoltre possibile combinare  i registri
precedenti al fine di individuare il registro medio-numeroso e quello medio-non numeroso. Risulta
evidente che, al fine di individuare un registro specifico, è necessario che la numerosità non abbia
50

un’estensione  eccessivamente  ampia.  Il  registro  in  numerosità può essere costante oppure variare
nel tempo in senso crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse
fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifici
registri e intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Tali  descrittori  possono,  inoltre,  essere  applicati  anche  alla  numerosità  “istantanea”  di  altezze, 
timbri e provenienze percepite.

La numerosità complessiva della sensazione uditiva generata da un’onda sonora composita assume 


un valore preciso.

Descrittori della velocità

Si  è  visto  in  precedenza  come  la  velocità  della  sensazione  uditiva  generata  da  un’onda  sonora 
composita, dipenda dalla velocità di variazione di molteplici parametri. Si è sostenuto come, in
presenza di una variazione di più parametri, sia sostanzialmente impossibile addivenire ad una
valutazione precisa di tale velocità e, di conseguenza, a valutarne la variazione nel tempo (mentre
resta possibile, invece, valutare la velocità di variazione dei singoli parametri coinvolti). Si è anche
sostenuto come, laddove a variare, in modo continuo o discontinuo, sia un solo parametro (tra
altezza, volume, timbro, provenienza e numerosità istantanea), la velocità di variazione di tale
parametro  possa  essere  identificata  con  la  velocità  della  sensazione  uditiva  generata  dall’onda 
sonora composita.
Si possono allora considerare i descrittori di direzione, estensione e registro della dicotomia
veloce/lento.

3.Accadimento sonoro

Descrittori dell’altezza

E’ possibile riferirsi alla trattazione relativa ai descrittori dell’altezza per un onda sonora composita.

Descrittori del volume

E’ possibile riferirsi alla trattazione relativa ai descrittori del volume per un onda sonora semplice.

Descrittori del valore

Il valore della sensazione uditiva generata da un accadimento sonoro assume un valore preciso.
Se consideriamo, però, i valori delle diverse onde sonore semplici o i valori delle diverse onde
sonore semplici e/o composite intervallate da silenzio, o i valori dei silenzi, e li confrontiamo con il
valore  dell’accadimento  sonoro,  oppure  tra  loro,  si  possono  applicare  i  descrittori  di  direzione, 
estensione e registro della dicotomia lungo/breve

Descrittori del timbro

E’ possibile riferirsi alla trattazione relativa ai descrittori del timbro per un onda sonora composita.

Descrittori della provenienza

E’  possibile  riferirsi  alla  trattazione  relativa  ai  descrittori  della  provenienza  per  un  onda  sonora 
composita.
51

Descrittori della numerosità

E’  possibile  riferirsi  alla  trattazione  relativa  ai  descrittori  della  numerosità  per  un  onda  sonora 
composita.

Descrittori della densità

Si possono considerare i seguenti descrittori della dicotomia denso/rado:


Direzione: è possibile verificare se la densità è costante oppure varia nel tempo in senso crescente o
decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per
esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche densità e intervalli di
tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Estensione:  è  possibile  verificare  se  la  densità  è  costante  (estensione  nulla),  varia  “poco” 
(estensione  stretta),  varia  “tanto”  (estensione  ampia),  varia  lungo  l’intero  campo  compreso  tra  la
densità tendente a 0 e la densità pari a 1 (estensione massima); tra i due estremi si colloca
l’estensione  media. L’estensione  in  densità può essere costante oppure variare nel tempo in senso
crescente o decrescente; secondo una curva di inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente
per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta, rilascio) identificate da specifiche estensioni e
intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo casuale.
Registro: è possibile verificare se la densità si colloca  prevalentemente  verso  l’estremo  del  denso 
(registro denso) piuttosto che verso quello del rado (registro rado). Tra i due estremi si colloca il
registro medio. E’ inoltre possibile combinare i registri precedenti al fine di individuare il registro 
medio-denso e quello medio-rado. Risulta evidente che, al fine di individuare un registro specifico,
è necessario che la densità non abbia un’estensione eccessivamente ampia. Il registro in densità può
essere costante oppure variare nel tempo in senso crescente o decrescente; secondo una curva di
inviluppo caratterizzata da diverse fasi (tipicamente per esemplificare: attacco, decadimento, tenuta,
rilascio) identificate da specifici registri e intervalli di tempo; in maniera ciclica e regolare; in modo
casuale.

Descrittori della velocità

Come precedentemente appurato, la velocità della sensazione uditiva generata da un accadimento


sonoro dipende da una pluralità di fattori. Anche in questo caso, perciò, non ci resta che ammettere
la sostanziale impossibilità di addivenire ad una definizione puntuale di tale velocità e, di
conseguenza, di valutarne la variazione nel tempo. Al massimo è possibile valutare la velocità dei
singoli fattori coinvolti.
Per quanto riguarda la velocità alla quale si susseguono le differenti onde sonore semplici e/o
composite intervallate da silenzio percepite, si possono considerare i descrittori di direzione,
estensione e registro della dicotomia lento/veloce.
Per quanto riguarda la velocità di variazione della numerosità “istantanea” della sensazione uditiva 
indotta da un accadimento sonoro complessivo, si possono considerare i descrittori di direzione,
estensione e registro della dicotomia lento/veloce.
Per quanto riguarda la velocità della sensazione uditiva generata da ciascuna onda semplice e/o
composita  intervallata  da  silenzio  costituente  l’accadimento  sonoro,  si  è  visto  come,  solo  laddove 
essa dipenda dalla velocità di variazione (continua o discontinua) di un solo parametro soggettivo,
sia possibile affermare che la velocità della  sensazione  uditiva  generata  dall’accadimento  sonoro 
dipende dalla velocità di variazione (continua o discontinua) di tale parametro soggettivo, e sia
dunque possibile determinare la velocità della sensazione uditiva generata da un accadimento
sonoro nonchè valutarne la variazione nel tempo. In tal caso si possono considerare i descrittori di
direzione, estensione e registro della dicotomia lento/veloce.
52

V. T A V O L E R I ASSU N T I V E

1.Onda sonora semplice

Proprietà della sensazione uditiva Altezza Volume Valore Timbro Provenienza

Intensità Composizione
Grandezza fisica determinante Frequenza sonora Durata spettrale Posizione
Frequenza Intensità sonora

Dicotomie acuto/grave forte/debole lungo/breve chiaro/scuro sopra/sotto


definita/indefinita caldo/freddo destra/sinistra
pulito/sporco davanti/dietro
spesso/sottile lontana/vicina
duro/morbido
statico/dinamico
vuoto/pieno
puro/impuro
ricco/povero
aperto/chiuso
percussivo/sostenuto
stazionario/variabile
pulsante/continuo
naturale/sintetico
acustico/elettrico
analogico/digitale
legnoso/metallico
suono/rumore
Descrittori Direzione Direzione Assume valore preciso Direzione Direzione
Estensione Estensione Estensione Estensione
Registro Registro Registro Registro
53

Numerosità istantanea
n° OSS percepite simultaneamente
n° altezze percepite n° timbri percepiti n° provenienze percepite
simultaneamente simultaneamente simultaneamente

n° OSS che si manifestano simultaneamente


Frequenza Composizione spettrale Posizione

numeroso/non numeroso

Assume valore preciso


54

Numerosità complessiva
n° OSS percepite in un intervallo di tempo
n° altezze percepite in un intervallo di n° timbri percepiti in un intervallo di n° provenienze percepite in un n° volumi percepiti in un intervallo
tempo tempo intervallo di tempo di tempo

n° OSS che si manifestano in un intervallo di tempo


Frequenza Composizione spettrale Posizione Intensità sonora

numeroso/non numeroso

Assume valore preciso


55

Velocità
Velocità variazione altezza Velocità variazione volume Velocità variazione provenienza Velocità variazione timbro
Altezza Volume Provenienza Timbro
Valore Valore Valore Valore
Velocità variazione Velocità variazione intensità Velocità variazione composizione
frequenza sonora Velocità variazione posizione spettrale
Frequenza Intensità sonora Posizione Composizione spettrale
Durata Durata durata Durata
veloce/lento

Direzione
Estensione
Registro
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2.Onda sonora composita

Proprietà della sensazione uditiva Altezza Volume Valore Timbro Provenienza

Intensità Composizione
Grandezza fisica determinante Frequenza sonora Durata spettrale Posizione
Frequenza Intensità sonora

Dicotomie acuto/grave forte/debole lungo/breve chiaro/scuro sopra/sotto


definita/indefinita caldo/freddo destra/sinistra
precisa/imprecisa pulito/sporco davanti/dietro
spesso/sottile lontana/vicina
duro/morbido
statico/dinamico
vuoto/pieno
puro/impuro
ricco/povero
aperto/chiuso
percussivo/sostenuto
stazionario/variabile
pulsante/continuo
naturale/sintetico
acustico/elettrico
analogico/digitale
legnoso/metallico
suono/rumore
Descrittori Direzione Direzione Direzione Direzione Direzione
Estensione Estensione Estensione Estensione Estensione
Registro Registro Registro Registro Registro
57

Numerosità istantanea
n° OSS percepite simultaneamente
n° altezze percepite n° timbri percepiti n° provenienze percepite
simultaneamente simultaneamente simultaneamente

n° OSS che si manifestano simultaneamente


Frequenza Composizione spettrale Posizione

numeroso/non numeroso

Direzione
Estensione
Registro
58

Numerosità complessiva
n° OSS percepite in un intervallo di tempo
n° altezze percepite in un n° timbri percepiti in un intervallo di n° provenienze percepite in un intervallo di n° volumi percepiti in un intervallo di
intervallo di tempo tempo tempo tempo

n° OSS che si manifestano in un intervallo di tempo


Frequenza Composizione spettrale Posizione Intensità sonora

numeroso/non numeroso

Assume valore preciso


59

Velocità
Velocità variazione numerosità istantanea Velocità variazione altezza Velocità variazione volume Velocità variazione provenienza Velocità variazione timbro
Velocità variazione n° OSS percepite
simultaneamente Altezza Volume Provenienza Timbro
n° altezze/timbri/provenienze percepite
simultaneamente Valore Valore Valore Valore
Velocità variazione n° OSS che si Velocità variazione Velocità variazione Velocità variazione
manifestano simultaneamente frequenza intensità sonora Velocità variazione posizione composizione spettrale
Frequenza/Composizione
spettrale/Posizione Frequenza Intensità sonora Posizione Composizione spettrale
Durata Durata temporale Durata Durata
veloce/lento

Direzione
Estensione
Registro
60

3.Accadimento sonoro

Proprietà della sensazione uditiva Altezza Volume Valore Timbro Provenienza

Intensità Composizione
Grandezza fisica determinante Frequenza sonora Durata spettrale Posizione
Frequenza Intensità sonora

Dicotomie acuto/grave forte/debole lungo/breve chiaro/scuro sopra/sotto


definita/indefinita caldo/freddo destra/sinistra
pecisa/imprecisa pulito/sporco davanti/dietro
spesso/sottile lontana/vicina
duro/morbido
statico/dinamico
vuoto/pieno
puro/impuro
ricco/povero
aperto/chiuso
percussivo/sostenuto
stazionario/variabile
pulsante/continuo
naturale/sintetico
acustico/elettrico
analogico/digitale
legnoso/metallico
suono/rumore
Descrittori Direzione Direzione Direzione Direzione Direzione
Estensione Estensione Estensione Estensione Estensione
Registro Registro Registro Registro Registro
61

Numerosità istantanea
n° OSS percepite simultaneamente
n° altezze percepite simultaneamente n° timbri percepiti simultaneamente n° provenienze percepite simultaneamente

n° OSS che si manifestano simultaneamente


Frequenza Composizione spettrale Posizione

numeroso/non numeroso

Direzione
Estensione
Registro
62

Numerosità complessiva
n° OSS percepite in un intervallo di tempo
n° altezze percepite in un intervallo n° timbri percepiti in un intervallo n° provenienze percepite in un intervallo n° volumi percepiti in un intervallo
di tempo di tempo di tempo di tempo

n° OSS che si manifestano in un intervallo di tempo


Frequenza Composizione spettrale Posizione Intensità sonora

numeroso/non numeroso

Assume valore preciso


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Numerosità complessiva (segue) Densità


n° OSS e OSC intervallate da silenzi percepite in un n° silenzi percepiti in un
intervallo di tempo intervallo di tempo Densità percepita
Valore

n° OSS e OSC intervallate da silenzi che si manifestano in un n° silenzi in un intervallo di


intervallo di tempo tempo Densità effettiva
Durata

numeroso/non numeroso denso/rado

Assume valore preciso Direzione


Estensione
Registro
64

Velocità
Velocità percepita OSS e OSC intervallate da silenzi Velocità variazione numerosità istantanea
n° OSS e OSC intervallate da silenzi percepite in un intervallo di tempo Velocità variazione n° OSS percepite simultaneamente
Valore n° altezze/timbri/provenienze percepite simultaneamente
Velocità variazione n° OSS che si manifestano
Velocità effettiva OSS e OSC intervallate da silenzi simultaneamente
n° OSS e OSC intervallate da silenzi che si manifestano in un intervallo di tempo Frequenza/Composizione spettrale/Posizione
Durata
veloce/lento

Direzione
Estensione
Registro
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Velocità (segue)
Velocità variazione
Velocità variazione altezza Velocità variazione volume provenienza Velocità variazione timbro
Altezza Volume Provenienza Timbro
Valore Valore Valore Valore
Velocità variazione Velocità variazione intensità Velocità variazione composizione
frequenza sonora Velocità variazione posizione spettrale
Frequenza Intensità sonora Posizione Composizione spettrale
Durata Durata Durata Durata
veloce/lento

Direzione
Estensione
Registro
66
67

PARTE SECONDA

L’ORGANIZZAZIONE 
DELL’ALTEZZA
68
69

I. PR E M ESSA

In base alla prima parte del testo, possiamo trarre alcune importanti conclusioni in merito all’altezza 
della sensazione uditiva generata da un’onda sonora:

 può essere più o meno definita; si è visto come, in sostanza, solo in presenza di onde sonore
periodiche, sia possibile percepire un’altezza definita. 
 può essere più o meno precisa; si è visto come, infatti, solo in assenza di battimenti tra onde
sonore, sia possibile percepire un’altezza precisa. 
 dipende, laddove sia definita, dalla frequenza fondamentale dell’onda  sonora  generante  la 
sensazione uditiva stessa; per essere percepita, tale frequenza deve essere compresa nel
campo di udibilità.
 è di natura comparativa; ovvero, l’ascoltatore non è in grado di addivenire alla misurazione 
puntuale di una singola altezza attraverso la sua traduzione in una frequenza specifica, ma
ha la capacità di confrontare altezze differenti e di ordinarle lungo una scala ai cui estremi
stanno  l’acuto  ed  il  grave;  in  altri  termini,  ciascuna  altezza  acquisisce  un  significato  per 
l’ascoltatore solo mettendola in relazione con altre altezze.
 è percepita in via logaritmica; ovvero, due distinte variazioni di frequenza vengono
percepite come uguali se è identico il rapporto (e non la differenza) delle frequenze iniziali e
finali di ciascuna variazione.
 può variare, in corrispondenza di una variazione della frequenza, in maniera discontinua
oppure continua; in entrambi i casi, potremo prendere in considerazione, al fine di valutarne
la variazione, le due o più altezze differenti, corrispondenti a differenti frequenze, che
rappresentano gli estremi della variazione stessa.
 può  essere  descritta,  in  corrispondenza  della  frequenza  fondamentale  dell’onda  sonora 
generante la sensazione uditiva stessa, da una funzione continua nell’intervallo compreso tra
gli opposti limiti di udibilità; ovvero può assumere infiniti valori, in corrispondenza degli
infiniti valori assunti dalla frequenza fondamentale all’interno del “continuum” di frequenze 
appartenenti al campo di udibilità; dato che l’uomo è in grado di percepire, comprendere ed
organizzare solo un numero finito, e possibilmente limitato, di elementi, è opportuno
“discretizzare”  tale  continuum,  ovvero  determinare  quali  frequenze,  tenere  in 
considerazione. Tale intendimento è realizzato attraverso i sistemi di intonazione.

Nella seguente trattazione si inizierà, dunque, col definire i sistemi di intonazione ed enunciarne le
proprietà;  si  analizzerà,  in  seguito,  il  significato  assunto  dall’altezza  della  sensazione  uditiva 
nell’ambito di tali sistemi; infine, si esporranno le opportune modalità di organizzare tale altezza.
70

I I. SIST E M I D I I N T O N A Z I O N E

1.Definizione

Si  definisce  “sistema  di  intonazione”  una  disposizione  (ovvero  un  insieme  ordinato  dal  grave 
all’acuto)  di  frequenze  organizzate  in  cicli  (ovvero  insiemi  ordinati  dal  grave  all’acuto  che  si 
ripetono dal grave all’acuto) di n frequenze (con n numero naturale > 1).

Poiché la disposizione di frequenze che definisce il sistema di intonazione è il risultato


dell’organizzazione ciclica delle frequenze stesse (ovvero della ripetizione dal grave all’acuto di un 
insieme  ordinato  dal  grave  all’acuto  di  n frequenze), il sistema di intonazione può essere
rappresentato tramite un ciclo di n frequenze.

Esempio 1: sistema di intonazione rappresentato da cicli di 3 frequenze:

Disposizione frequenze: f1 f2 f3 f4 f5 f6 f7 f8 f9 f10 ...

Ordinamento disposizione frequenze: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Organizzazione in cicli di 3 frequenze: (f1 f2 f3)1 (f4 f5 f6)2 (f7 f8 f9)3 (f10 ...

Ordinamento del ciclo di frequenze: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Sistema di intonazione rappresentato tramite il ciclo di frequenze (Ii IIi IIIi), ove i = 1, 2, 3, ...:

Ii

IIIi IIi

2.Proprietà

 i cicli di frequenze sono tali per cui è costante il rapporto k tra frequenze equivalenti
consecutive, ove per frequenze equivalenti si intendono frequenze occupanti la medesima
posizione nell’ordinamento dei differenti cicli. 
 la costanza del rapporto tra frequenze equivalenti consecutive implica la costanza del
rapporto tra frequenze equiparabili, ovvero occupanti le medesime posizioni
nell’ordinamento di ciascun ciclo.
 a parità del numero di frequenze costituenti i cicli, la scelta di quali frequenze considerare
come  “inizio”  e  “fine”  del  ciclo  non  influenza  né  la  costanza  del  rapporto  tra  frequenze 
equivalenti consecutive, né la costanza del rapporto tra frequenze equiparabili.
 ad esclusione delle frequenze equivalenti e delle frequenze equiparabili, non è detto che sia
costante il rapporto tra frequenze equidistanti, ovvero che si trovano alla stessa distanza,
misurata come numero x di  “passi”  compresi  tra  due  frequenze,  ove  ciascun  passo 
congiunge frequenze consecutive. A tal fine è necessario imporre una condizione specifica,
ovvero che il rapporto tra due frequenze consecutive sia pari a n√k (ed in tal caso il rapporto
tra due frequenze separate da x passi sarà pari a n√ kx).
 la frequenza più grave della disposizione delle frequenze è detta “origine del sistema”.
71

 i  sistemi  di  intonazione  si  differenziano  in  base  all’origine  del  sistema,  al  numero  di 
frequenze di cui ciascun ciclo è composto, al rapporto k tra frequenze equivalenti
consecutive, ai rapporti tra le frequenze di cui ciascun ciclo è composto.

Esempio 1: sistema di intonazione rappresentato da cicli di 3 frequenze con rapporto tra frequenze
equivalenti consecutive pari a 2:

Disposizione frequenze (in Hz): 10 12 15 20 24 30 40 48 60 80 ...

Ordinamento disposizione frequenze: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Organizzazione in cicli di 3 frequenze: (10 12 15)1 (20 24 30)2 (40 48 60)3 (80 ...

Ordinamento del ciclo di frequenze: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Rapporto tra frequenze equivalenti consecutive costante:

I2/I1 = I3/I2 = II2/II1 = II3/II2 = III2/III1 = III3/III2 = 2

20/10 = 40/20 = 24/12 = 48/24 = 30/15 = 60/30 = 2

Rapporti tra frequenze equiparabili costanti:

II1/I1 = II2/I2 = II3/I3 = 1,2

12/10 = 24/20 = 48/40 = 1,2

III1/I1 = III2/I2 = III3/I3 = 1,5

15/10 = 30/20 = 60/40 = 1,5

III1/II1 = III2/II2 = III3/II3 = 1,25

15/12 = 30/24 = 60/48 = 1,25

Rapporti tra frequenze equidistanti:

1 passo: II1/I1= 1,2 ≠ III1/II1= 1,25 ≠ I2/III1= 1,333333

12/10 = 1,2 ≠ 15/12 = 1,25 ≠ 20/15 = 1,333333

2 passi: III1/I1= 1,5 ≠ I2/II1= 1,666666 ≠ II2/III1= 1,6

15/10 = 1,5 ≠ 20/12 = 1,666666 ≠ 24/15 = 1,6

Esempio 2: sistema di intonazione rappresentato da cicli di 3 frequenze con rapporto tra frequenze
equivalenti consecutive pari a 2 e rapporto tra frequenze consecutive pari a 3√2 (≈1,26) :
72

Disposizione frequenze (in Hz): 10 12,6 15,9 20 25,2 31,8 40 50,4 63,6 80 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Organizzazione in cicli di 3 frequenze: (10 12,6 15,9)1 (20 25,2 31,8)2 (40 50,4 63,6)3 (80 ...

Ordinamento del ciclo di frequenze: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Rapporto tra frequenze equivalenti consecutive costante:

I2/I1 = I3/I2 = II2/II1 = II3/II2 = III2/III1 = III3/III2 = 2

20/10 = 40/20 = 25,2/12,6 = 50,4/25,2 = 31,8/15,9 = 63,6/31,8 = 2

Rapporti tra frequenze equiparabili costanti:

II1/I1 = II2/I2 = II3/I3 = 1,26

12,6/10 = 25,2/20 = 50,4/40 = 1,26

III1/I1 = III2/I2 = III3/I3 = 1,59

15,9/10 = 31,8/20 = 63,6/40 = 1,59

III1/II1 = III2/II2 = III3/II3 = 1,26

15,9/12,6 = 31,8/25,2 = 63,6/50,4 = 1,26

Rapporti tra frequenze equidistanti:

1 passo: II1/I1 = III1/II1 = I2/III1 = 1,26 (≈ 3√2)

12,6/10 = 15,9/12,6 = 20/15,9 = 1,26

2 passi: III1/I1 = I2/II1 = II2/III1 = 1,59 (≈ 3√22)

15,9/10 = 20/12,6 = 25,2/15,9 = 1,59

3.Ambito di applicazione

Non  è  intenzione  dell’autore  né  presentare  un  elenco  dei  differenti  sistemi  di  intonazione  che  si 
sono succeduti nel corso della storia o che sono comunque utilizzabili, eventualmente corredato da
un’analisi  delle  logiche  e  dei  procedimenti  che  sottendono alla loro formulazione (a tal fine si
rimanda a trattazioni specifiche in merito, di cui abbonda la letteratura scientifica musicale), né
tantomeno sostenere  la tesi della convenienza dell’utilizzo di un sistema piuttosto che di un altro, 
eventualmente corredata  da  un’analisi  dei  vantaggi  e  degli  svantaggi  che  caratterizzano  ciascun 
sistema  (la  scelta  dell’uno  o  dell’altro  sistema  risiede  in  ragioni  di  ordine  storico,  tecnologico  ed 
estetico che esulano dal presente lavoro).
La seguente trattazione potrà essere egualmente applicata ad un qualsivoglia sistema di intonazione.
73

I I I. A L T E Z Z E

1.Definizione

Si  definisce  “altezza”  la  posizione  che  una  determinata  frequenza  occupa  nell’ordinamento  della 
disposizione di frequenze che definisce un sistema di intonazione.

Ogni sistema di intonazione è caratterizzato dalla presenza di altezze differenti (ovvero differenti
posizioni occupate da differenti frequenze), ma, grazie all’organizzazione delle frequenze in cicli di 
n frequenze, è possibile riferirsi, ai fini della seguente analisi, solo alle n “classi”  di  altezze  con 
posizione I, II, ..., N . Esse rappresentano le differenti posizioni che una frequenza può occupare
all’interno di qualunque ciclo costituente il sistema di intonazione. 

Le altezze che corrispondono a frequenze equivalenti si dicono altezze equivalenti. Una “classe” di 


altezze è composta di sole altezze equivalenti.

Le altezze che corrispondono a frequenze equiparabili si dicono altezze equiparabili.

Esempio 1: classi di altezze relative ad un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 3


frequenze con rapporto tra frequenze equivalenti consecutive pari a 2:

Disposizione frequenze (in Hz): 10 12 15 20 24 30 40 48 60 80 ...

Ordinamento disposizione frequenze: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Altezze (posizione nella disposizione): A B C D E F G H I J ...

Organizzazione in cicli di 3 frequenze: (10 12 15)1 (20 24 30)2 (40 48 60)3 (80 ...

Ordinamento del ciclo di frequenze: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Altezze (posizione nel ciclo): (A1 B1 C1) (A2 B2 C2) (A3 B3 C3) (A4 ......

Classi di altezze: A, B, C

Esempio 2: classi di altezze relative ad un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 12


frequenze:

Classi di altezze: A, B, C, D, E, F, G, H, I, J, K, L
74

I V. I N T E R V A L L I

1.Definizione

Si definisce “intervallo” la distanza tra due altezze, misurata come numero x di “passi” compresi tra 
esse, ove ciascun passo congiunge altezze consecutive.

Ogni sistema di intonazione è caratterizzato dalla presenza di intervalli differenti (ovvero differenti
distanze tra differenti altezze), ma, grazie all’organizzazione delle frequenze in cicli di n frequenze,
è possibile riferirsi, ai fini della seguente analisi, solo alle n “classi” di intervalli tra le  n “classi” di 
altezze aventi tra loro distanza 0, 1, ..., n-1. Esse rappresentano le differenti distanze che possono
esistere tra due altezze all’interno di qualunque ciclo costituente il sistema di intonazione. 
E’  infatti  possibile  ricondurre  un  intervallo  superiore  al  ciclo  (necessariamente  tra  due  altezze 
appartenenti  a  cicli  differenti)  all’intervallo  inferiore  al  ciclo stesso tra due altezze equivalenti a
quelle  prese  in  considerazione  ma  appartenenti  allo  stesso  ciclo;  quest’ultima  sarà  misurata,  in 
definitiva, come numero x di passi compresi tra due altezze appartenenti al medesimo ciclo ed
equivalenti alle due altezze prese in considerazione.

Tutti gli intervalli tra due altezze ciascuna appartenente ad una stessa classe di altezze (e dunque
equivalenti tra loro) si dicono intervalli equivalenti.

E’  opportuno  notare  che  la  distanza  tra  due  altezze  equivalenti  consecutive è pari ad n. Due
intervalli la cui somma è pari ad n si dicono “intervalli complementari”.

L’osservazione  in  base  alla  quale,  ad  esclusione  delle  frequenze  equivalenti  e  delle  frequenze 
equiparabili, non è detto che sia costante il rapporto tra frequenze equidistanti, si traduce, in termini
di  intervalli,  nell’osservazione  che,  ad  esclusione  degli  intervalli  tra  altezze  equivalenti  e  degli 
intervalli tra altezze equiparabili, non è detto che intervalli tra altezze equidistanti siano percepiti
come uguali. Come già detto, a tal fine è necessario imporre una condizione specifica.

Esempio 1: classi di intervalli relative ad un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 3


frequenze con rapporto tra frequenze equivalenti consecutive pari a 2:

Disposizione frequenze (in Hz): 10 12 15 20 24 30 40 48 60 80 ...

Ordinamento disposizione frequenze: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Altezze (posizione nella disposizione): A B C D E F G H I J ...

Organizzazione in cicli di 3 frequenze: (10 12 15)1 (20 24 30)2 (40 48 60)3 (80 ...

Ordinamento del ciclo di frequenze: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Altezze (posizione nel ciclo): (A1 B1 C1) (A2 B2 C2) (A3 B3 C3) (A4 ...

Classi di altezze: A, B, C

Intervalli: A1 A1 = B1 B1 = C1 C1 = A2 A2 = B2 B2 = C2 C2 = 0 inferiore al ciclo


75

A1 B1 = B1 C1 = C1 A2 = A2 B2 = B2 C2 = C2 A3 = 1 inferiore al ciclo

A1 C1 = B1 A2 = C1 B2 = A2 C2 = B2 A3 = C2 B3 = 2 inferiore al ciclo

A1 A2 = B1 B2 = C1 C2 = A2 A3 = B2 B3 = C2 C3 = 3 superiore al ciclo

A1 B2 = B1 C2 = C1 A3 = A2 B3 = B2 C3 = C2 A4 = 4 superiore al ciclo

Classi di intervalli: 0, 1, 2

Esempio 2: classi di intervalli relative ad un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 12


frequenze:

Classi di intervalli: 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11


76

V. ST R U T T U R E

1.Definizione

Si definisce “struttura” di ordine  z (con z numero naturale > 1) una disposizione di z altezze e degli


y = z-1 intervalli consecutivi (ovvero  tra  altezze  consecutive)  compresi  tra  la  prima    e  l’ultima 
altezza.

Esempio 1: struttura definita da una disposizione di 3 altezze e dei 2 intervalli consecutivi compresi
tra la prima e l’ultima altezza in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 3 frequenze:

Disposizione frequenze (in Hz): 10 12 15 20 24 30 40 48 60 80 ...

Ordinamento disposizione frequenze: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Altezze (posizione nella disposizione): A B C D E F G H I J ...

Organizzazione in cicli di 3 frequenze: (10 12 15)1 (20 24 30)2 (40 48 60)3 (80 ...

Ordinamento del ciclo di frequenze: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Altezze (posizione nel ciclo): (A1 B1 C1) (A2 B2 C2) (A3 B3 C3) (A4 ...

Classi di altezze: A, B, C

Intervalli: A1 A1 = B1 B1 = C1 C1 = A2 A2 = B2 B2 = C2 C2 = 0 inferiore al ciclo

A1 B1 = B1 C1 = C1 A2 = A2 B2 = B2 C2 = C2 A3 = 1 inferiore al ciclo

A1 C1 = B1 A2 = C1 B2 = A2 C2 = B2 A3 = C2 B3 = 2 inferiore al ciclo

A1 A2 = B1 B2 = C1 C2 = A2 A3 = B2 B3 = C2 C3 = 3 superiore al ciclo

A1 B2 = B1 C2 = C1 A3 = A2 B3 = B2 C3 = C2 A4 = 4 superiore al ciclo

Classi di intervalli: 0, 1, 2

Disposizione di altezze: B1 C2 A3

Disposizione di intervalli: 4 1

Struttura definita dalla disposizione di altezze B1C2A3 e dalla disposizione di intervalli consecutivi
compresi tra la prima e l’ultima altezza 4 1 :

B1C2A3
4 1
77

Ogni sistema di intonazione è caratterizzato dalla presenza di strutture differenti (ovvero differenti
disposizioni  di  altezze  e  degli  intervalli  consecutivi  compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza),  ma, 
grazie  all’organizzazione  delle  frequenze  in  cicli  di  n frequenze, è possibile riferirsi, ai fini della
seguente analisi, solo alle n(n-1), n(n-1)(n-2), ... , n! “classi”  di  strutture  definite  da  una 
disposizione semplice (ovvero senza ripetizioni di elementi) di 2, 3, ..., n “classi” di altezze e di  1,
2, ..., n-1 “classi” di intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima “classe” di altezze.

Esempio 2: strutture definite da una disposizione di 3 altezze e dei 2 intervalli consecutivi compresi
tra la prima e l’ultima altezza in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 3 frequenze:

Disposizione frequenze (in Hz): 10 12 15 20 24 30 40 48 60 80 ...

Ordinamento disposizione frequenze: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Altezze (posizione nella disposizione): A B C D E F G H I J ...

Organizzazione in cicli di 3 frequenze: (10 12 15)1 (20 24 30)2 (40 48 60)3 (80 ...

Ordinamento del ciclo di frequenze: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Altezze (posizione nel ciclo): (A1 B1 C1) (A2 B2 C2) (A3 B3 C3) (A4 ...

Classi di altezze: A, B, C

Intervalli: A1 A1 = B1 B1 = C1 C1 = A2 A2 = B2 B2 = C2 C2 = 0 inferiore al ciclo

A1 B1 = B1 C1 = C1 A2 = A2 B2 = B2 C2 = C2 A3 = 1 inferiore al ciclo

A1 C1 = B1 A2 = C1 B2 = A2 C2 = B2 A3 = C2 B3 = 2 inferiore al ciclo

A1 A2 = B1 B2 = C1 C2 = A2 A3 = B2 B3 = C2 C3 = 3 superiore al ciclo

A1 B2 = B1 C2 = C1 A3 = A2 B3 = B2 C3 = C2 A4 = 4 superiore al ciclo

Classi di intervalli: 0, 1, 2

Strutture: A1B1C1 A1B1A2 A1B1B2 A1B1C2


1 1 1 2 1 3 1 4

A1C1A2 A1C1B2 A1C1C2 A1C1A3


2 1 2 2 2 3 2 4

A1A2B2 A1A2C2 A1A2 A3 A1A2B3


3 1 3 2 3 3 3 4

A1B2C2 A1B2A3 A1B2B3 A1B2C3


4 1 4 2 4 3 4 4
78

B1C1A2 B1C1B2 B1C1C2 B1C1A3


1 1 1 2 1 3 1 4

B1A2B2 B1A2C2 B1A2A3 B1A2B3


2 1 2 2 2 3 2 4

B1B2C2 B1B2A3 B1B2B3 B1B2C3


3 1 3 2 3 3 3 4

B1C2A3 B1C2B3 B1C2C3 B1C2A4


4 1 4 2 4 3 4 4

C1A2B2 C1A2C2 C1A2A3 C1A2B3


1 1 1 2 1 3 1 4

C1B2C2 C1B2A3 C1B2B3 C1B2C3


2 1 2 2 2 3 2 4

C1C2A3 C1C2B3 C1C2C3 C1C2A4


3 1 3 2 3 3 3 4

C1A3B3 C1A3C3 C1A3A4 C1A3B4


4 1 4 2 4 3 4 4

Classi di strutture: ABC ACB BCA BAC CAB CBA


11 22 11 22 11 22

2.Proprietà

Data una struttura di ordine z definita da una disposizione di z altezze e degli y = z-1 intervalli
consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza:

 la numerosità della struttura è pari a z.


 la dimensione della struttura è pari all’intervallo tra la prima e l’ultima altezza.
 non esiste una relazione biunivoca tra la disposizione delle z altezze e la disposizione degli y
intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza, ovvero alla disposizione delle 
z altezze corrisponde sempre una ed una sola disposizione degli y intervalli consecutivi
compresi tra  la prima e  l’ultima  altezza  ma  non  viceversa;  in particolare, alla disposizione 
degli y intervalli  consecutivi  compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza  corrispondono  n
differenti disposizioni di z altezze, le cosiddette n traslazioni della disposizione delle z
altezze (vedi paragrafo sulle traslazioni della disposizione di altezze).
 l’insieme di tutti gli intervalli esistenti tra tutte le altezze appartenenti alla disposizione delle 
z altezze che definisce la struttura è detto “intervallistica della struttura”.
 la struttura ad essa speculare è definita dalla disposizione di z altezze con medesime prima
ed ultima altezza della disposizione di z altezze che definisce la struttura presa in
considerazione corrispondente alla disposizione di y intervalli speculare alla disposizione
degli  y  intervalli  consecutivi  compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza  che  definisce  la 
struttura presa in considerazione.
79

 la struttura ad essa speculare ha uguale numerosità, pari a z, essendo definita da una


differente disposizione dello stesso numero di altezze.
 la struttura ad essa speculare ha uguale dimensione, pari all’intervallo tra la prima e l’ultima 
altezza, essendo definita dalla disposizione speculare degli stessi y intervalli.
 la struttura ad essa speculare ha uguale intervallistica, essendo definita dalla disposizione
speculare degli stessi y intervalli.
 non esiste una relazione biunivoca tra la struttura e la sua intervallistica, ovvero alla struttura
corrisponde sempre una ed una sola intervallistica ma non viceversa; in particolare, se si
considerano esclusivamente le strutture di ordine z,  all’intervallistica  della  struttura 
corrispondono le 2n strutture di ordine z definite dalle n traslazioni delle 2 disposizioni di z
altezze che definiscono la struttura presa in considerazione e la struttura speculare ad essa.
 se la struttura è definita da una disposizione di z = n/k altezze (con k numero naturale
compreso tra 1 ed n/2) e degli y = z -1 intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima
altezza ed ha intervallistica [x, 2x, ...yx], allora tutte le strutture componenti il campo delle
permutazioni della disposizione delle z altezze hanno uguale intervallistica (vedi paragrafo
sulle permutazioni della disposizione di altezze). In tal caso, se si considerano
esclusivamente le strutture di ordine z, all’intervallistica della struttura corrispondono le  nz!
strutture di ordine z definite dalle n traslazioni delle z! permutazioni della disposizione delle
z altezze che definisce la struttura presa in considerazione.

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 12 frequenze, data la struttura


ADH:
34

I. La numerosità della struttura è pari a 3

II. La dimensione della struttura è pari a 7

III. 12 traslazioni della disposizione di altezze ADH:

ADH BEI CFJ DGK EHL FIA GJB HKC ILD JAE KBF LCG

IV. Intervallistica della struttura: [3, 4, 7]

V. Disposizione di y intervalli speculare alla disposizione degli y intervalli consecutivi compresi


tra la prima e l’ultima altezza che definisce la struttura presa in considerazione:  4 3

Disposizione di altezze con medesime prima ed ultima altezza della struttura presa in
considerazione corrispondente alla disposizione di y intervalli speculare alla disposizione
degli y intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza che definisce la struttura 
presa in considerazione: AEH

Struttura speculare: AEH con uguale numerosità, dimensione ed intervallistica.


43

VI. 12 strutture definite dalle 12 traslazioni della disposizione di altezze ADH:

ADH BEI CFJ DGK EHL FIA GJB HKC ILD JAE KBF LCG
34 34 34 34 34 34 34 34 34 34 34 34

12 strutture definite dalle 12 traslazioni della disposizione di altezze AEH:


80

AEH BFI CGJ DHK EIL FJA GKB HLC IAD JBE KCF LDG
43 43 43 43 43 43 43 43 43 43 43 43

VII. All’intervallistica della struttura ADH corrispondono le strutture al punto VI. 
34

3.Traslazioni della disposizione di altezze

Data una struttura di ordine z definita da una disposizione di z altezze e degli y = z-1 intervalli
consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza: 

 è possibile individuare n strutture di ordine z distinte definite dalle n traslazioni della


disposizione delle z altezze che definisce la struttura presa in considerazione (ove per
traslazione si intende una differente disposizione di z altezze cui corrisponde la medesima
disposizione degli y intervalli  consecutivi  compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza  che 
definisce la struttura presa in considerazione).
 la disposizione di z altezze che definisce la struttura è una delle n traslazioni della
disposizione delle z altezze stessa.
 l’insieme delle  n strutture di ordine z distinte definite dalle n traslazioni della disposizione
delle z altezze è detto “campo delle traslazioni della disposizione delle z altezze”.
 tutte le strutture componenti il campo delle traslazioni della disposizione delle z altezze
hanno uguale numerosità, pari a z, essendo definite da una differente disposizione dello
stesso numero di altezze.
 tutte le strutture componenti il campo delle traslazioni della disposizione delle z altezze
hanno uguale dimensione, pari all’intervallo tra la prima e l’ultima altezza, essendo definite 
dalla medesima disposizione di intervalli.
 tutte le strutture componenti il campo delle traslazioni della disposizione delle z altezze
hanno uguale intervallistica, essendo definite dalla medesima disposizione di intervalli.
 l’insieme  di  tutti  gli  intervalli  esistenti  tra  tutte  le  altezze  appartenenti  alle  strutture 
componenti il campo delle traslazioni della disposizione delle z altezze è detto
“intervallistica del campo delle traslazioni della disposizione delle z altezze”. Essa coincide 
con  l’intervallistica  di  qualsiasi  struttura  componente  il  campo  delle  traslazioni  della 
disposizione delle z altezze stesso.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle traslazioni della disposizione delle z
altezze e la sua intervallistica, ovvero al campo delle traslazioni della disposizione delle z
altezze corrisponde sempre una ed una sola intervallistica ma non viceversa; in particolare,
se si considerano esclusivamente le strutture di ordine z, all’intervallistica del campo delle 
traslazioni della disposizione delle z altezze corrispondono le 2n strutture di ordine z definite
dalle n traslazioni delle 2 disposizioni di z altezze che definiscono la struttura presa in
considerazione e la struttura speculare ad essa.

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 12 frequenze, data la struttura


ADH:
34

I. Campo delle traslazioni della disposizione di altezze ADH:

ADH BEI CFJ DGK EHL FIA GJB HKC ILD JAE KBF LCG
34 34 34 34 34 34 34 34 34 34 34 34
81

II. Tutte le strutture componenti il campo delle traslazioni della disposizione di altezze ADH
hanno numerosità pari a 3, dimensione pari a 7 ed intervallistica [3, 4, 7].

III. Intervallistica del campo delle traslazioni della disposizione di altezze ADH: [3, 4, 7].

IV. 12 strutture definite dalle 12 traslazioni della disposizione di altezze ADH:

ADH BEI CFJ DGK EHL FIA GJB HKC ILD JAE KBF LCG
34 34 34 34 34 34 34 34 34 34 34 34

12 strutture definite dalle 12 traslazioni della disposizione di altezze AEH:

AEH BFI CGJ DHK EIL FJA GKB HLC IAD JBE KCF LDG
43 43 43 43 43 43 43 43 43 43 43 43

V. All’intervallistica  del  campo  delle  traslazioni  della  disposizione  di  altezze  ADH 
corrispondono le strutture al punto IV.

4.Permutazioni della disposizione di altezze

Data una struttura di ordine z definita da una disposizione di z altezze e degli y = z-1 intervalli
consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza: 

 è possibile individuare z! strutture di ordine z distinte definite dalle z! permutazioni della


disposizione delle z altezze che definisce la struttura presa in considerazione (ove per
permutazione si intende una differente disposizione delle stesse altezze).
 la disposizione di z altezze che definisce la struttura è una delle z! permutazioni della
disposizione delle z altezze stessa.
 l’insieme  delle  z! strutture di ordine z distinte definite dalle z! permutazioni della
disposizione delle z altezze  è  detto  “campo  delle  permutazioni  della  disposizione delle z
altezze”.
 tutte le strutture componenti il campo delle permutazioni della disposizione delle z altezze
hanno uguale numerosità, pari a z, essendo definite da differenti disposizioni dello stesso
numero di altezze.
 le strutture componenti il campo delle permutazioni della disposizione delle z altezze hanno
uguale dimensione, pari all’intervallo tra la prima e l’ultima altezza,  solo se definite  dalla 
medesima disposizione di intervalli o da disposizioni speculari di intervalli.
 le strutture componenti il campo delle permutazioni della disposizione delle z altezze hanno
uguale intervallistica solo se definite dalla medesima disposizione di intervalli o da
disposizioni speculari di intervalli.
 se la struttura è definita da una disposizione di z = n/k altezze (con k numero naturale
compreso tra 1 ed n/2) e degli y = z -1 intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima 
altezza ed ha intervallistica [x, 2x, ...yx], allora tutte le strutture componenti il campo delle
permutazioni della disposizione delle z altezze hanno uguale intervallistica (vedi esempio 2).
 l’insieme  di  tutti  gli  intervalli  esistenti  tra  tutte  le  altezze  appartenenti  alle  strutture 
componenti il campo delle permutazioni della disposizione delle z altezze è detto
“intervallistica del campo delle permutazioni della disposizione delle z altezze”.
 l’intervallistica  del  campo  delle  permutazioni  della  disposizione  delle  z altezze è formata
esclusivamente da coppie di intervalli complementari.
82

 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle permutazioni della disposizione delle z
altezze e la sua intervallistica, ovvero al campo delle permutazioni della disposizione delle z
altezze corrisponde una ed una sola intervallistica ma non viceversa. In particolare, se si
considerano esclusivamente le strutture di ordine z,  all’intervallistica  del  campo  delle 
permutazioni della disposizione delle z altezze corrispondono le 2nz! strutture di ordine z
definite dalle n traslazioni delle z! permutazioni delle 2 disposizioni delle z altezze che
definiscono la struttura presa in considerazione e la struttura speculare ad essa.

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 12 frequenze, data la struttura


ADH:
34

I. Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ADH:

ADH AHD DAH DHA HAD HDA


34 78 97 45 53 89

II. Tutte le strutture componenti il campo delle permutazioni della disposizione di altezze ADH
hanno numerosità pari a 3.

III. La struttura ADH ha dimensione pari a 7.


34

La struttura AHD ha dimensione pari a 15.


78

La struttura DAH ha dimensione pari a 16.


97

La struttura DHA ha dimensione pari a 9.


45

La struttura HAD ha dimensione pari a 8.


53

La struttura HDA ha dimensione pari a 17.


89

IV. La struttura ADH ha intervallistica: [3, 4, 7,].


34

La struttura AHD ha intervallistica: [3, 7, 8,].


78

La struttura DAH ha intervallistica: [4, 7, 9].


97

La struttura DHA ha intervallistica: [4, 5, 9].


45
83

La struttura HAD ha intervallistica: [3, 5, 8].


53

La struttura HDA ha intervallistica: [5, 8, 9].


89

V. Intervallistica del campo delle permutazioni della disposizione di altezze ADH:


[3, 4, 5, 7, 8, 9].
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 3+9, 4+8, 5+7.
Essa può dunque essere così rappresentata: [3+9, 4+8, 5+7].

VI. 72 strutture definite dalle 12 traslazioni delle 6 permutazioni disposizione di altezze ADH:

ADH AHD DAH DHA HAD HDA


34 78 97 45 53 89

BEI BIE EBI EIB IBE IEB


34 78 97 45 53 89

CFJ CJF FCJ FJC JCF JFC


34 78 97 45 53 89

DGK DKG GDK GKD KDG KGD


34 78 97 45 53 89

EHL ELG HEL HLE LEH LHE


34 78 97 45 53 89

FIA FAI IFA IAF AFI AIF


34 78 97 45 53 89

GJB GBJ JGB JBG BGJ BJG


34 78 97 45 53 89

HKC HCK KHC KCH CHK CKH


34 78 97 45 53 89

ILD IDL LID LDI DIL DLI


34 78 97 45 53 89

JAE JEA AJE AEJ EJA EAJ


34 78 97 45 53 89

KBF KFB BKF BFK FKB FBK


34 78 97 45 53 89

LCG LGC CLG CGL GLC GCL


34 78 97 45 53 89
84

72 strutture definite dalle 12 traslazioni delle 6 permutazioni della disposizione di altezze AEH:

AEH AHE EAH EHA HAE HEA


43 79 87 35 54 98

BFI BIF FBI FIB IBF IFB


43 79 87 35 54 98

CGJ CJG GCJ GJC JCG JGC


43 79 87 35 54 98

DHK DKH HDK HKD KDH KHD


43 79 87 35 54 98

EIL ELI IEL ILE LEI LIE


43 79 87 35 54 98

FJA FAJ JFA JAF AFJ AJF


43 79 87 35 54 98

GKB GBK KGB KBG BGK BKG


43 79 87 35 54 98

HLC HCL LHC LCH CHL CLH


43 79 87 35 54 98

IAD IDA AID ADI DIA DAI


43 79 87 35 54 98

JBE JEB BJE BEJ EJB EBJ


43 79 87 35 54 98

KCF KFC CKF CFK FKC FCK


43 79 87 35 54 98

LDG LGD DLG DGL GLD GDL


43 79 87 35 54 98

VII. All’intervallistica  del  campo  delle  permutazioni  della  disposizione  di  altezze  ADH 
corrispondono le strutture al punto VI.

Esempio 2: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 12 frequenze, data la struttura


AGDJ:
696

I. Intervallistica della struttura: [3, 6, 9]

II. Campo delle permutazioni della disposizione di altezze AGDJ:

AGDJ AGJD ADGJ ADJG AJGD AJDG


696 636 333 369 999 963
85

GADJ GAJD GDAJ GDJA GJAD GJDA


636 696 999 963 333 369

DAGJ DAJG DGAJ DGJA DJAG DJGA


963 999 369 333 636 696

JAGD JADG JGAD JGDA JDAG JDGA


369 333 963 999 696 636

III. Tutte le strutture componenti il campo delle permutazioni della disposizione di altezze AGDJ
hanno intervallistica: [3, 6, 9]

5.Permutazioni della disposizione di intervalli

Data una struttura di ordine z definita da una disposizione di z altezze e degli y = z-1 intervalli
consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza:

 se nella disposizione degli y intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza vi 


sono solo intervalli differenti, è possibile individuare y! strutture di ordine z distinte definite
dalle y! disposizioni di z altezze con medesime prima ed ultima altezza della disposizione di
z altezze che definisce la struttura presa in considerazione corrispondenti alle y!
permutazioni della disposizione degli y intervalli consecutivi compresi tra la prima e
l’ultima  altezza che definisce la struttura presa in considerazione (ove per permutazione si
intende una differente disposizione degli stessi intervalli); se nella disposizione degli y
intervalli  consecutivi  compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza  vi  sono  intervalli uguali,
alcune permutazioni danno la stessa disposizione. In generale, se una struttura è definita da
una disposizione di y intervalli consecutivi compresi tra due altezze -di cui y1 intervalli di un
tipo, y2 intervalli di un altro tipo, etc. fino a yk , con y = y1 + y2 + ... + yk - è possibile
individuare y!/ y ! ... y ! strutture di ordine z distinte. Tali strutture avranno sempre in
1 k
comune la prima e l’ultima altezza, ma non le altezze comprese tra esse.                                               
 la disposizione degli y intervalli  consecutivi  compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza  che 
definisce la struttura è una delle y!/ y1! ... yk! permutazioni della disposizione degli y
intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza stessa.
 l’insieme  delle  y!/ y1! ... yk! strutture di ordine z distinte definite dalle y!/ y1! ... yk!
disposizioni di z altezze con medesime prima ed ultima altezza della disposizione di z
altezze che definisce la struttura presa in considerazione corrispondenti alle y!/ y1! ... yk!
permutazioni della disposizione degli y intervalli consecutivi compresi tra la prima e
l’ultima  altezza  è  detto  “campo  delle  permutazioni  della  disposizione  degli  y intervalli
consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza”. 
 tutte le strutture componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli y intervalli
consecutivi compresi tra  la  prima  e  l’ultima  altezza  hanno  uguale  numerosità,  pari  a z,
essendo definite da differenti disposizioni dello stesso numero di altezze.
 tutte le strutture componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli y intervalli
consecutivi compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza  hanno  uguale  dimensione,  pari 
all’intervallo tra la prima e l’ultima altezza, essendo definite da differenti disposizioni degli 
stessi y intervalli.
86

 le strutture componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli y intervalli


consecutivi  compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza  hanno  uguale  intervallistica  solo  se 
definite da disposizioni speculari di intervalli.
 l’insieme  di  tutti  gli  intervalli  esistenti  tra  tutte  le  altezze  appartenenti  a  tutte  le  strutture
componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli y intervalli consecutivi
compresi tra la prima e l’ultima altezza è detto “intervallistica del campo delle permutazioni 
della disposizione degli y intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza”.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle permutazioni della disposizione degli y
intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza e la sua intervallistica, ovvero 
al campo delle permutazioni della disposizione degli y intervalli consecutivi compresi tra la
prima  e  l’ultima  altezza  corrisponde  sempre  una  ed  una  sola  intervallistica  ma  non 
viceversa. In particolare, se si considerano esclusivamente le strutture di ordine z,
all’intervallistica  del  campo  delle permutazioni della disposizione degli y intervalli
consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza corrispondono le n y!/ y1 ! ... yk! strutture
di ordine z definite dalle n traslazioni delle y!/ y ! ... y ! disposizioni di z altezze con
1 k
medesime prima ed ultima altezza della disposizione di z altezze che definisce la struttura
presa in considerazione corrispondenti alle y!/ y1! ... yk! permutazioni della disposizione
degli y intervalli  consecutivi  compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza  che  definisce la
struttura presa in considerazione.

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 12 frequenze, data la struttura


ACDH
214

I. Campo delle permutazioni della disposizione di intervalli 2 1 4 compresi tra A ed H:

ACDH ACGH ABDH ABFH AEGH AEFH


214 241 124 142 421 412

II. Tutte le strutture appartenenti al campo delle permutazioni della disposizione di intervalli
2 1 4 compresi tra A ed H hanno numerosità pari a 4.

III. Tutte le strutture appartenenti al campo delle permutazioni della disposizione di intervalli
2 1 4 compresi tra A ed H hanno dimensioni pari a 7.

IV. Le strutture ACDH e AEFH hanno intervallistica [1, 2, 3, 4, 5, 7].


214 412

Le strutture ACGH e ABFH hanno intervallistica [1, 2, 4, 5, 6, 7].


241 142

Le strutture ABDH e AEGH hanno intervallistica [1, 2, 3, 4, 6, 7].


124 421

V. Intervallistica del campo delle permutazioni della disposizione di intervalli 2 1 4 compresi tra
A ed H: [1, 2, 3, 4, 5, 6, 7].

VI. 72 strutture definite dalle 12 traslazioni delle 6 disposizioni di 4 altezze con prima altezza A
ed ultima altezza H corrispondenti alle 6 permutazioni della disposizione di intervalli 2 1 4:
87

ACDH ACGH ABDH ABFH AEGH AEFH


214 241 124 142 421 412

BDEI BDHI BCEI BCGI BFHI BFGI


214 241 124 142 421 412

CEFJ CEIJ CDFJ CDHJ CGIJ CGHJ


214 241 124 142 421 412

DFGK DFJK DEGK DEIK DHJK DHIK


214 241 124 142 421 412

EGHL EGKL EFHL EFJL EIKL EIJL


214 241 124 142 421 412

FHIA FHLA FGIA FGKA FJLA FJKA


214 241 124 142 421 412

GIJB GIAB GHJB GHLB GKAB GKLB


214 241 124 142 421 412

HJKC HJBC HIKC HIAC HLBC HLAC


214 241 124 142 421 412

IKLD IKCD IJLD IJBD IACD IABD


214 241 124 142 421 412

JLAE JLDE JKAE JKCE JBDE JBCE


214 241 124 142 421 412

KABF KAEF KLBF KLDF KCEF KCDF


214 241 124 142 421 412

LBCG LBFG LACG LAEG LDFG LDEG


214 241 124 142 421 412

VII. All’intervallistica del campo delle permutazioni della disposizione di intervalli 2 1 4 compresi


tra A ed H corrispondono le strutture al punto VI.

6.Criteri per la selezione delle strutture

Dato un sistema di intonazione rappresentato da cicli di n frequenze, e’ possibile selezionare tutte le 


strutture:

 definite da una qualsivoglia disposizione di altezze contenente una determinata altezza o


insieme di altezze.
 definite da una qualsivoglia disposizione di altezze contenente una determinata altezza o
insieme di altezze come prima altezza o prime altezze della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di altezze contenente una determinata altezza o
insieme di altezze come ultima altezza o ultime altezze della disposizione stessa.
88

 definite da una qualsivoglia disposizione di altezze contenente una determinata sotto-


disposizione di altezze.
 definite da una qualsivoglia disposizione di altezze contenente una determinata sotto-
disposizione di altezze come prime altezze della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di altezze contenente una determinata sotto-
disposizione di altezze come ultime altezze della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di intervalli contenente un determinato intervallo o
insieme di intervalli.
 definite da una qualsivoglia disposizione di intervalli contenente un determinato intervallo o
insieme di intervalli come primo intervallo o primi intervalli della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di intervalli contenente un determinato intervallo o
insieme di intervalli come ultimo intervallo o ultimi intervalli della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di intervalli contenente un determinato insieme di
intervalli ove per ciascun intervallo sia stabilito quante volte può apparire nella disposizione
stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di intervalli contenente un determinato insieme di
intervalli ove per ciascun intervallo sia stabilito quante volte può apparire consecutivamente
nella disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di intervalli contenente una determinata sotto-
disposizione di intervalli.
 definite da una qualsivoglia disposizione di intervalli contenente una determinata sotto-
disposizione di intervalli come primi intervalli della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di intervalli contenente una determinata sotto-
disposizione di intervalli come ultimi intervalli della disposizione stessa.
 aventi una determinata numerosità.
 aventi una determinata dimensione.
 cui corrisponde una determinata intervallistica, ovvero appartenenti ad una determinata area
strutturale (vedi paragrafo sulle aree strutturali).
 cui  corrisponde  un’intervallistica  contenente  un  determinato  intervallo  o  insieme  di 
intervalli.
 appartenenti al campo delle traslazioni della disposizione di z altezze.
 appartenenti al campo delle permutazioni della disposizione di z altezze.
 appartenenti al campo delle permutazioni della disposizione degli y intervalli consecutivi
compresi tra due altezze.
 contenute in un determinato modo (vedi paragrafo sui modi)

I precedenti criteri possono essere combinati liberamente tra loro per dar vita ad ulteriori criteri.
89

V I. A R E E ST R U T T U R A L I

1.Definizione

Si  definisce  “area  strutturale”  di  ordine  z (con z numero naturale > 1) l’insieme  delle  strutture  di 
ordine z corrispondenti  all’intervallistica  del  campo  delle  permutazioni  della  disposizione  di  z
altezze che definisce una determinata struttura di ordine z.

Ogni sistema di intonazione è caratterizzato dalla presenza di aree strutturali di ordine z differenti
(ovvero differenti insiemi delle strutture di ordine z corrispondenti all’intervallistica del campo delle 
permutazioni della disposizione di z altezze che definisce una struttura di ordine z), ma, grazie
all’organizzazione delle frequenze in cicli di  n frequenze, è possibile riferirsi, ai fini della seguente
analisi, solo alle “classi” di aree strutturali di ordine  2, 3, ..., n corrispondenti all’intervallistica del 
campo delle permutazioni della disposizione di 2, 3, ..., n “classi”  di  altezze  che  definisce  una 
struttura di ordine 2, 3, ..., n.

2.Proprietà

Data un’area strutturale di ordine  z corrispondente all’intervallistica del campo delle permutazioni 
della disposizione di z altezze che definisce una struttura di ordine z:

 essa comprende le 2nz! strutture di ordine z definite dalle n traslazioni delle z! permutazioni
delle 2 disposizioni delle z altezze che definiscono la struttura presa in considerazione e la
struttura speculare ad essa.
 tutte le strutture  componenti  l’area  strutturale  hanno  uguale  numerosità,  pari  a  z, essendo
definite da una differente disposizione dello stesso numero di altezze.
 le strutture componenti l’area strutturale hanno uguale dimensione, pari all’intervallo tra la 
prima e l’ultima  altezza,    solo  se  definite    dalla  medesima  disposizione  di  intervalli    o  da 
disposizioni speculari di intervalli.
 le  strutture  componenti  l’area  strutturale  hanno  uguale  intervallistica  solo  se  definite  dalla 
medesima disposizione di intervalli o da disposizioni speculari di intervalli.
 se la struttura presa in considerazione è definita da una disposizione di z = n/k altezze (con k
numero naturale compreso tra 1 ed n/2) e degli y = z -1 intervalli consecutivi compresi tra la
prima e l’ultima altezza ed ha intervallistica [x, 2x, ...yx], allora tutte le strutture componenti
l’area  intervallare  hanno  uguale  intervallistica  (vedi  esempio  2  relativo  al  paragrafo  sulle 
permutazioni della disposizione di altezze).
 l’insieme  di  tutti  gli  intervalli  esistenti tra tutte le altezze appartenenti alle strutture
componenti l’area strutturale è detto “intervallistica dell’area strutturale”.
 l’intervallistica  dell’area  strutturale  coincide  con  l’intervallistica  del  campo  delle 
permutazioni della disposizione delle z altezze che definisce la struttura presa in
considerazione.
 l’intervallistica  dell’area  strutturale  è  formata  esclusivamente  da  coppie  di  intervalli 
complementari.
 esiste  una  relazione  biunivoca  tra  l’area  strutturale  e  la  sua  intervallistica,  ovvero  all’area 
strutturale corrisponde una ed una sola intervallistica e viceversa.
90

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 12 frequenze, data la struttura


ADH:
34

I. Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ADH:

ADH AHD DAH DHA HAD HDA


34 78 97 45 53 89

II. Intervallistica del campo delle permutazioni della disposizione di altezze ADH:
[3, 4, 5, 7, 8, 9].
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 3+9, 4+8, 5+7.
Essa può dunque essere così rappresentata: [3+9, 4+8, 5+7].

III. L’area  strutturale  di  ordine  3  corrispondente  all’intervallistica  del  campo  delle  permutazioni 
della disposizione di altezze ADH comprende le strutture al punto VI. dell’esempio 1 relativo 
al paragrafo sulle permutazioni della disposizione di altezze.

IV. Intervallistica  dell’area  strutturale  di  ordine  3  corrispondente  all’intervallistica  del  campo 
delle permutazioni della disposizione di altezze ADH: [3, 4, 5, 7, 8, 9].
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 3+9, 4+8, 5+7.
Essa può dunque essere così rappresentata: [3+9, 4+8, 5+7].

V. All’intervallistica  dell’area  strutturale  di  ordine  3  corrispondono le strutture al punto VI.


dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle permutazioni della disposizione di altezze.

3.Procedimento per individuare le aree strutturali di ordine z

Dato un sistema di intonazione rappresentato da cicli di n frequenze:

I. si individuino le n “classi” di altezze e le n “classi” di intervalli tra esse.

II. per ciascun intervallo x si individuino le disposizioni di y = z-1 intervalli la cui somma è pari
ad x.

III. si associ la prima disposizione di intervalli individuata al punto II. ad una qualsiasi delle n
traslazioni della disposizione di z altezze corrispondenti e si proceda ad individuare il campo
delle permutazioni della disposizione di z altezze che definisce la struttura così ottenuta.

IV. delle disposizioni di intervalli che definiscono le strutture appartenenti al campo delle
permutazioni individuato al punto III. si raggruppi la disposizione di intervalli in oggetto con
le disposizioni di intervalli individuate al punto II. e si raggruppino tra loro le rimanenti
disposizioni di intervalli.

V. si ripetano i punti III. e IV. fino a quando non si siano raggruppate tutte le disposizioni di
intervalli individuate al punto II.

VI. si raccolgano i raggruppamenti che contengono disposizioni speculari degli stessi intervalli; in
tal modo sarà possibile rappresentare le differenti aree strutturali ed individuarne
l’intervallistica.
91

VII. associando a ciascuna delle disposizioni di intervalli appartenenti a tali raccoglimenti le n


traslazioni della disposizione di z altezze corrispondenti, si ottiene  l’area  strutturale 
corrispondente  all’intervallistica  del  campo  delle  permutazioni  di  una  qualsivoglia 
disposizione di z altezze che corrisponde ad una qualsivoglia disposizione di intervalli
appartenente al raccoglimento.

Esempio1: aree strutturali di ordine 3 in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 12


altezze:

I. Classi di altezze: A, B, C, D, E, F, G, H, I, J, K, L

Classi di intervalli: 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11

II. Disposizioni di 2 intervalli la cui somma è pari a:

0: /

1: /

2: 1 1

3: 1 2 21

4: 1 3 31 22

5: 1 4 41 23 32

6: 1 5 51 24 42 33

7: 1 6 61 25 52 34 43

8: 1 7 71 26 62 35 53 44

9: 1 8 81 27 72 36 63 45 54

10: 1 9 91 28 82 37 73 46 64 55

11: 1 10 10 1 2 9 92 83 38 74 47 56 65

III. Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ABC corrispondente alla disposizione
di intervalli 1 1:

ABC ACB BAC BCA CAB CBA


1 1 2 11 11 2 1 10 10 1 11 11

IV. Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

1 1 , 1 10 , 10 1 2 11 , 11 2 , 11 11
92

V. Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ABD corrispondente alla disposizione
di intervalli 1 2:

ABD ADB BAD BDA DAB DBA


1 2 3 10 11 3 2 9 9 1 10 11

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

12,29,91 3 10 , 11 3 , 10 11

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ACD corrispondente alla disposizione
di intervalli 2 1:

ACD ADC CAD CDA DAC DCA


2 1 3 11 10 3 1 9 9 2 11 10

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

21,19,92 3 11 , 10 3 , 11 10

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ABE corrispondente alla disposizione
di intervalli 1 3:

ABE AEB BAE BEA EAB EBA


1 3 4 9 11 4 3 8 8 1 9 11

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli:

13,38,81 4 9 , 11 4 , 9 11

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ADE corrispondente alla disposizione
di intervalli 3 1:

ADE AED DAE DEA EAD EDA


3 1 4 11 9 4 1 8 8 3 11 9

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

31,18,83 4 11 , 9 4 , 11 9

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ACE corrispondente alla disposizione
di intervalli 2 2:

ACE AEC CAE CEA EAC ECA


2 2 4 10 10 4 2 8 8 2 10 10

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

22,28,82 4 10 , 10 4 , 10 10
93

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ABF corrispondente alla disposizione
di intervalli 1 4:

ABF AFB BAF BFA FAB FBA


1 4 5 8 11 5 4 7 7 1 8 11

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

14,47,71 5 8 , 11 5 , 8 11

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze AEF corrispondente alla disposizione
di intervalli 4 1:

AEF AFE EAF EFA FAE FEA


4 1 5 11 8 5 1 7 7 4 11 8

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

41,17,74 5 11 , 8 5 , 11 8

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ACF corrispondente alla disposizione
di intervalli 2 3:

ACF AFC CAF CFA FAC FCA


2 3 5 9 10 5 3 7 7 2 9 10

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

23,37,72 5 9 , 10 5 , 9 10

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ADF corrispondente alla disposizione
di intervalli 3 2:

ADF AFD DAF DFA FAD FDA


3 2 5 10 9 5 2 7 7 3 10 9

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

32,27,73 5 10 , 9 5 , 10 9

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ABG corrispondente alla disposizione
di intervalli 1 5:

ABG AGB BAG BGA GAB GBA


15 6 7 11 6 5 6 6 1 7 11

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

15,56,61 6 7 , 11 6 , 7 11
94

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze AFG corrispondente alla disposizione
di intervalli 5 1:

AFG AGF FAG FGA GAF GFA


5 1 6 11 7 6 1 6 6 5 11 7

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

51,16,65 6 11 , 7 6 , 11 7

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ACG corrispondente alla disposizione
di intervalli 2 4:

ACG AGC CAG CGA GAC GCA


2 4 6 8 10 6 4 6 6 2 8 10

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

24,46,62 6 8 , 10 6 , 8 10

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze AEG corrispondente alla disposizione
di intervalli 4 2:

AEG AGE EAG EGA GAE GEA


4 2 6 10 8 6 2 6 6 4 10 8

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

42,26,64 6 10 , 8 6 , 10 8

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ADG corrispondente alla disposizione
di intervalli 3 3:

ADG AGD DAG DGA GAD GDA


33 69 96 36 63 99

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

33,36,63 69,96,99

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ACH corrispondente alla disposizione
di intervalli 2 5:

ACH AHC CAH CHA HAC HCA


25 7 7 10 7 5 5 5 2 7 10

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

25,55,52 7 7 , 10 7 , 7 10
95

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze ADH corrispondente alla disposizione
di intervalli 3 4:

ADH AHD DAH DHA HAD HDA


34 78 97 45 53 89

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

34,45,53 78,97,89

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze AEH corrispondente alla disposizione
di intervalli 4 3:

AEH AHE EAH EHA HAE HEA


43 79 87 35 54 98

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

43,35,54 79,87,98

Campo delle permutazioni della disposizione di altezze AEI corrispondente alla disposizione
di intervalli 4 4:

AEI AIE EAI EIA IAE IEA


44 88 88 44 44 88

Raggruppamento delle disposizioni di intervalli individuate:

44 88

VI. Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [1+11, 2+10]:

1 1 , 1 10 , 10 1 2 11 , 11 2 , 11 11

* è possibile considerare questa area strutturale come “sotto-area” dell’area strutturale
corrispondente all’intervallistica [1+11, 2+10, 3+9].

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [1+11, 2+10, 3+9]:

12,29,91 3 10 , 11 3 , 10 11

21,19,92 3 11 , 10 3 , 11 10

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [1+11, 3+9 , 4+8]:

13,38,81 4 9 , 11 4 , 9 11

31,18,83 4 11 , 9 4 , 11 9
96

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [2+10, 4+8]:

22,28,82 4 10 , 10 4 , 10 10

* è possibile considerare questa area strutturale come “sotto-area” dell’area strutturale   
corrispondente all’intervallistica [2+10, 4+8, 6+6].

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [1+11, 4+8, 5+7]:

14,47,71 5 8 , 11 5 , 8 11

41,17,74 5 11 , 8 5 , 11 8

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [2+10, 3+9, 5+7]:

23,37,72 5 9 , 10 5 , 9 10

32,27,73 5 10 , 9 5 , 10 9

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [1+11, 5+7, 6+6]:

15,56,61 6 7 , 11 6 , 7 11

51,16,65 6 11 , 7 6 , 11 7

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [2+10, 4+8, 6+6]:

24,46,62 6 8 , 10 6 , 8 10

42,26,64 6 10 , 8 6 , 10 8

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [3+9, 6+6]:

33,36,63 69,96,99

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [2+10, 5+7]:

25,55,52 7 7 , 10 7 , 7 10

* è possibile considerare questa area strutturale come “sotto-area” dell’area strutturale   
corrispondente all’intervallistica [2+10, 3+9, 5+7].
97

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [3+9, 4+8, 5+7]:

34,45,53 78,97,89

43,35,54 79,87,98

Rappresentazione dell’area strutturale corrispondente all’intervallistica [4+8]:

44 88

VII. Area strutturale corrispondente all’intervallistica [3+9, 4+8, 5+7]:

ADH DHA HAD AHD DAH HDA AEH EHA HAE AHE EAH HEA
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

BEI EIB IBE BIE EBI IEB BFI FIB IBF BIF FBI IFB
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

CFJ FJC JCF CJF FCJ JFC CGJ GJC JCG CJG GCJ JGC
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

DGK GKD KDG DKG GDK KGD DHK HKD KDH DKH HDK KHD
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

EHL HLE LEH ELH HEL LHE EIL ILE LEI ELI IEL LIE
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

FIA IAF AFI FAI IFA AIF FJA JAF AFJ FAJ JFA AJF
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

GJB JBG BGJ GBJ JGB BJG GKB KBG BGK GBK KGB BKG
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

HKC KCH CHK HCK KHC CKH HLC LCH CHL HCL LHC CLH
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

ILD LDI DIL IDL LID DLI IAD ADI DIA IDA AID DAI
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

JAE AEJ EJA JEA AJE EAJ JBE BEJ EJB JEB BJE EBJ
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

KBF BFK FKB KFB BKF FBK KCF CFK FKC KFC CKF FCK
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98

LCG CGL GLC LGC CLG GCL LDG DGL GLD LGD DLG GDL
34 45 53 78 97 89 43 35 54 79 87 98
98

V I I. M O D I

1.Definizione

Si  definisce  “modo”  di  ordine  z (con z numero naturale > 1) èuna disposizione di altezze e degli
intervalli consecutivi compresi tra la prima e l’ultima altezza organizzata in cicli di  z altezze cui è
attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo e degli z intervalli consecutivi
compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi.

Poiché la disposizione di altezze ed intervalli che definisce il modo è il risultato dell’organizzazione 


ciclica delle altezze e degli intervalli stessi (ovvero della  ripetizione  dal  grave  all’acuto  di  un 
insieme  ordinato  dal  grave  all’acuto  di  z altezze e z intervalli), il modo può essere rappresentato
tramite un ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo e
degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima
posizione di cicli consecutivi.

Esempio 1: modo rappresentato da un ciclo di 2 altezze cui è attribuito un indice che identifica la
prima posizione del ciclo e dei 2 intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che
occupano la prima posizione di cicli consecutivi in un sistema di intonazione rappresentato da cicli
di 3 frequenze:

Disposizione frequenze (in Hz): 10 12 15 20 24 30 40 48 60 80 ...

Ordinamento disposizione frequenze: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Altezze (posizione nella disposizione): A B C D E F G H I J ...

Organizzazione in cicli di 3 frequenze: (10 12 15)1 (20 24 30)2 (40 48 60)3 (80 ...

Ordinamento del ciclo di frequenze: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Altezze (posizione nel ciclo): (A1 B1 C1) (A2 B2 C2) (A3 B3 C3) (A4 ...

Classi di altezze: A, B, C

Intervalli: A1 A1 = B1 B1 = C1 C1 = A2 A2 = B2 B2 = C2 C2 = 0 inferiore al ciclo

A1 B1 = B1 C1 = C1 A2 = A2 B2 = B2 C2 = C2 A3 = 1 inferiore al ciclo

A1 C1 = B1 A2 = C1 B2 = A2 C2 = B2 A3 = C2 B3 = 2 inferiore al ciclo

A1 A2 = B1 B2 = C1 C2 = A2 A3 = B2 B3 = C2 C3 = 3 superiore al ciclo

A1 B2 = B1 C2 = C1 A3 = A2 B3 = B2 C3 = C2 A4 = 4 superiore al ciclo

Classi di intervalli: 0, 1, 2

Disposizione di altezze: B1 C2 B3 C4 B5 C6 B7 ...


99

Disposizione di intervalli: 4 2 4 2 4 2 ...

Organizzazione in cicli di 2 altezze: (B1 C2) 1 (B3 C4) 2 (B5 C6) 3 (B7 ...

Organizzazione in cicli di 2 intervalli: (4 2) 1 (4 2) 2 (4 2) 3

Modo rappresentato tramite il ciclo di altezze (BiCi+1), ove i = 1, 2, 3, ... cui è attribuito un indice
che identifica la prima posizione del ciclo e degli intervalli consecutivi compresi tra le due altezze
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi (4 2):

→Bi

2 4

Ci+1

Ogni sistema di intonazione è caratterizzato dalla presenza di modi differenti (ovvero differenti
disposizioni  di  altezze  e  degli  intervalli  consecutivi  compresi  tra  la  prima  e  l’ultima  altezza 
organizzate in cicli di altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo e
degli intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione
di  cicli  consecutivi),  ma,  grazie  all’organizzazione  delle  frequenze  in  cicli  di  n frequenze, è
possibile riferirsi, ai fini della seguente analisi, solo alle n(n-1), n(n-1)(n-2), ... , n! “classi” di modi 
definiti da un ciclo semplice (ovvero senza ripetizioni di elementi) di 2, 3, ..., n “classi” di altezze 
cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo e delle 1, 2, ..., n “classi”  di 
intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di
cicli consecutivi.

Esempio 2: modi rappresentati da un ciclo di 3 altezze cui è attribuito un indice che identifica la
prima posizione del ciclo e dei 3 intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che
occupano la prim a posizione di cicli consecutivi in un sistema di intonazione rappresentato da cicli
di 3 frequenze:

Disposizione frequenze (in Hz): 10 12 15 20 24 30 40 48 60 80 ...

Ordinamento disposizione frequenze: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Altezze (posizione nella disposizione): A B C D E F G H I J ...

Organizzazione in cicli di 3 frequenze: (10 12 15)1 (20 24 30)2 (40 48 60)3 (80 ...

Ordinamento del ciclo di frequenze: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Altezze (posizione nel ciclo): A1 B1 C1 A2 B2 C2 A3 B3 C3 A4 ...

Classi di altezze: A, B, C

Intervalli: A1 A1 = B1 B1 = C1 C1 = A2 A2 = B2 B2 = C2 C2 = 0 inferiore al ciclo

A1 B1 = B1 C1 = C1 A2 = A2 B2 = B2 C2 = C2 A3 = 1 inferiore al ciclo
100

A1 C1 = B1 A2 = C1 B2 = A2 C2 = B2 A3 = C2 B3 = 2 inferiore al ciclo

A1 A2 = B1 B2 = C1 C2 = A2 A3 = B2 B3 = C2 C3 = 3 superiore al ciclo

A1 B2 = B1 C2 = C1 A3 = A2 B3 = B2 C3 = C2 A4 = 4 superiore al ciclo

Classi di intervalli: 0, 1, 2

Modi:                        →Ai →Ai →Ai →Ai


1 1 3 1 2 1 1 1

Ci Bi Ai+1 Bi Bi+1 Bi Ci+1 Bi


1 2 3 4

→Ai →Ai →Ai →Ai


1 1 2 2 1 2 3 2

Ai+1 Ci Bi+1 Ci Ci+1 Ci Ai+2 Ci


1 2 3 4

→Ai →Ai →Ai →Ai


2 3 1 3 3 3 2 3

Bi+1 Ai+1 Ci+1 Ai+1 Ai+2 Ai+1 Bi+2 Ai+1


1 2 3 4

→Ai →Ai →Ai →Ai


1 4 3 4 2 4 1 4

Ci+1 Bi+1 Ai+2 Bi+1 Bi+2 Bi+1 Ci+2 Bi+1


1 2 3 4

→Bi →Bi →Bi →Bi


1 1 3 1 2 1 1 1

Ai+1 Ci Bi+1 Ci Ci+1 Ci Ai+2 Ci


1 2 3 4

→Bi →Bi →Bi →Bi


3 2 2 2 1 2 3 2

Bi+1 Ai+1 Ci+1 Ai+1 Ai+2 Ai+1 Bi+2 Ai+1


1 2 3 4

→Bi →Bi →Bi →Bi


2 3 1 3 3 3 2 3

Ci+1 Bi+1 Ai+2 Bi+1 Bi+2 Bi+1 Ci+2 Bi+1


1 2 3 4
101

→Bi →Bi →Bi →Bi


1 4 3 4 2 4 1 4

Ai+2 Ci+1 Bi+2 Ci+2 Ci+2 Ci+1 Ai+3 Ci+1


1 2 3 4

→Ci →Ci →Ci →Ci


1 1 3 1 2 1 1 1

Bi+1 Ai+1 Ci+1 Ai+1 Ai+2 Ai+1 Bi+2 Ai+1


1 2 3 4

→Ci →Ci →Ci →Ci


3 2 2 2 1 2 3 2

Ci+1 Bi+1 Ai+2 Bi+1 Bi+2 Bi+1 Ci+2 Bi+1


1 2 3 4

→Ci →Ci →Ci →Ci


2 3 1 3 3 3 2 3

Ai+2 Ci+1 Bi+2 Ci+1 Ci+2 Ci+1 Ai+3 Ci+1


1 2 3 4

→Ci →Ci →Ci →Ci


1 4 3 4 2 4 1 4

Bi+2 Ai+2 Ci+2 Ai+2 Ai+3 Ai+2 Bi+3 Ai+2


1 2 3 4

Classi di modi: →A →A →B →B →C →C
1 1 2 2 1 1 2 2 1 1 2 2

C B B C A C C A B A A B
1 2 1 2 1 2

1.Proprietà

Dato un modo di ordine z rappresentato da un ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 la numerosità del modo è pari a z.


 la dimensione del  modo è pari all’intervallo tra  le due altezze  equivalenti che occupano  la 
prima posizione di cicli consecutivi.
 non esiste una relazione biunivoca tra il ciclo delle z altezze cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo ed il ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le
due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi, ovvero al ciclo
delle z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo
102

corrisponde sempre uno ed un solo ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due
altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi, ma non viceversa;
in particolare, al ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti
che occupano la prima posizione di cicli consecutivi corrispondono n differenti cicli di z
altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo, le cosiddette n
traslazioni del ciclo delle z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione
del ciclo (vedi paragrafo sulle traslazioni del ciclo di altezze).
 l’insieme di tutti gli intervalli esistenti tra tutte le altezze appartenenti al ciclo delle z altezze
cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo che definisce il modo è
detto “intervallistica del modo”.
 l’intervallistica del modo è formata esclusivamente da coppie di intervalli complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il modo e la sua intervallistica, ovvero al modo
corrisponde sempre una ed una sola intervallistica ma non viceversa; in particolare, se si
considerano esclusivamente i modi di ordine z, all’intervallistica del modo corrispondono gli 
n(z-1)!z!/ z1 ! ... zk! modi rappresentati dalle n traslazioni delle (z-1)! permutazioni degli z!/
z ! ... z ! cicli delle z altezze cui è attribuito il medesimo indice del ciclo di z altezze che
1 k
rappresenta il modo preso in considerazione corrispondenti alle z!/ z1 ! ... zk! permutazioni
del ciclo di intervalli consecutivi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima
posizione di cicli consecutivi - di cui z1 intervalli di un tipo, z2 intervalli di un altro tipo, etc.
fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - che definisce il modo preso in considerazione (vedi
paragrafi sulle permutazioni del ciclo di altezze e sulle permutazioni del ciclo di intervalli).

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 8 frequenze, dato il modo

→A
4 1

E B
3

I. La numerosità del modo è pari a 3.

II. La dimensione del modo è pari a 8.

III. 8 traslazioni del ciclo di altezze (ABE):

(ABE) (BCF) (CDG) (DEH) (EFA) (FGB) (GHC) (HCD)

IV. Intervallistica del modo: [1, 3, 4, 5, 7]


Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

V. 6 permutazioni del ciclo di intervalli (1 3 4):

(1 3 4) (1 4 3) (3 1 4) (3 4 1) (4 1 3) (4 3 1)

6 cicli di altezze cui è attribuito il medesimo indice del ciclo di altezze (ABE) corrispondenti
alle 6 permutazioni del ciclo di intervalli (1 3 4)

(ABE) (ABF) (ADE) (ADH) (AEF) (AEH)


103

VI. 2 permutazioni del ciclo di altezze (ABE):

(ABE) (AEB)

2 permutazioni del ciclo di altezze (ABF):

(ABF) (AFB)

2 permutazioni del ciclo di altezze (ADE):

(ADE) (AED)

2 permutazioni del ciclo di altezze (ADH):

(ADH) (AHD)

2 permutazioni del ciclo di altezze (AEF):

(AEF) (AFE)

2 permutazioni del ciclo di altezze (AEH):

(AEH) (AHE)

VII. 8 traslazioni del ciclo di altezze (ABE):

(ABE) (BCF) (CDG) (DEH) (EFA) (FGB) (GHC) (HAD)

8 traslazioni del ciclo di altezze (AEB):

(AEB) (BFC) (CGD) (DHE) (EAF) (FBG) (GCH) (HDA)

8 traslazioni del ciclo di altezze (ABF):

(ABF) (BCG) (CDH) (DEA) (EFB) (FGC) (GHD) (HAE)

8 traslazioni del ciclo di altezze (AFB):

(AFB) (BGC) (CHD) (DAE) (EBF) (FCG) (GDH) (HEA)

8 traslazioni del ciclo di altezze (ADE):

(ADE) (BEF) (CFG) (DGH) (EHA) (FAB) (GBC) (HCD)

8 traslazioni del ciclo di altezze (AED):

(AED) (BFE) (CGF) (DHG) (EAH) (FBA) (GCB) (HDC)

8 traslazioni del ciclo di altezze (ADH):

(ADH) (BEA) (CFB) (DGC) (EHD) (FAE) (GBF) (HCG)


104

8 traslazioni del ciclo di altezze (AHD):

(AHD) (BAE) (CBF) (DCG) (EDH) (FEA) (GFB) (HGC)

8 traslazioni del ciclo di altezze (AEF):

(AEF) (BFG) (CGH) (DHA) (EAB) (FBC) (GCD) (HDE)

8 traslazioni del ciclo di altezze (AFE):

(AFE) (BGF) (CHG) (DAH) (EBA) (FCB) (GDC) (HED)

8 traslazioni del ciclo di altezze (AEH):

(AEH) (BFA) (CGB) (DHC) (EAD) (FBE) (GCF) (HDG)

8 traslazioni del ciclo di altezze (AHE):

(AHE) (BAF) (CBG) (DCH) (EDA) (FEB) (GFC) (HGD)

VIII. 96 modi rappresentati dai cicli di altezze al punto VII.

→A →B →C →D →E →F →G →H
4 1 4 1 4 1 4 1 4 1 4 1 4 1 4 1

E B F C G D H E A F B G C H D A
3 3 3 3 3 3 3 3

→A →B →C →D →E →F →G →H
7 4 7 4 7 4 7 4 7 4 7 4 7 4 7 4

B E C F D G E H F A G B H C A D
5 5 5 5 5 5 5 5

→A →B →C →D →E →F →G →H
3 1 3 1 3 1 3 1 3 1 3 1 3 1 3 1

F B G C H D A E B F C G D H E A
4 4 4 4 4 4 4 4

→A →B →C →D →E →F →G →H
7 5 7 5 7 5 7 5 7 5 7 5 7 5 7 5

B F C G D H E A F B G C H D A E
4 4 4 4 4 4 4 4

→A →B →C →D →E →F →G →H
4 3 4 3 4 3 4 3 4 3 4 3 4 3 4 3

E D F E G F H G A H B A C B D C
1 1 1 1 1 1 1 1
105

→A →B →C →D →E →F →G →H
5 4 5 4 5 4 5 4 5 4 5 4 5 4 5 4

D E E F F G G H H A A B B C C D
7 7 7 7 7 7 7 7

→A →B →C →D →E →F →G →H
1 3 1 3 1 3 1 3 1 3 1 3 1 3 1 3

H D A E B F C G D H E A F B G C
4 4 4 4 4 4 4 4

→A →B →C →D →E →F →G →H
5 7 5 7 5 7 5 7 5 7 5 7 5 7 5 7

D H E A F B G C H D A E B F C G
4 4 4 4 4 4 4 4

→A →B →C →D →E →F →G →H
3 4 3 4 3 4 3 4 3 4 3 4 3 4 3 4

F E G F H G A H B A C B D C E D
1 1 1 1 1 1 1 1

→A →B →C →D →E →F →G →H
4 5 4 5 4 5 4 5 4 5 4 5 4 5 4 5

E F F G G H H A A B B C C D D C
7 7 7 7 7 7 7 7

→A →B →C →D →E →F →G →H
1 4 1 4 1 4 1 4 1 4 1 4 1 4 1 4

H E A F B G C H D A E B F C G D
3 3 3 3 3 3 3 3

→A →B →C →D →E →F →G →H
4 7 4 7 4 7 4 7 4 7 4 7 4 7 4 7

E H F A G B H C A D B E C F D G
5 5 5 5 5 5 5 5

IX. All’intervallistica del modo 

→A
4 1

E B
3

corrispondono i modi al punto VIII.


106

2.Traslazioni del ciclo di altezze

Dato un modo di ordine z rappresentato da un ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 è possibile individuare n modi di ordine z distinti rappresentati dalle n traslazioni del ciclo
delle z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo che
rappresenta il modo preso in considerazione (ove per traslazione si intende un differente
ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo al quale
corrisponde il medesimo ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi).
 il ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo che
rappresenta il modo è una delle n traslazioni del ciclo delle z altezze cui è attribuito un
indice che identifica la prima posizione del ciclo.
 l’insieme degli  n modi di ordine z distinti rappresentati dalle n traslazioni del ciclo delle z
altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo è detto “campo 
delle traslazioni del ciclo delle z altezze”.
 tutti i modi componenti il campo delle traslazioni del ciclo delle z altezze hanno uguale
numerosità, pari a z, essendo rappresentati da un differente ciclo dello stesso numero di
altezze.
 tutti i modi componenti il campo delle traslazioni del ciclo delle z altezze hanno uguale
dimensione, pari all’intervallo tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione
di cicli consecutivi, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di intervalli.
 tutti i modi componenti il campo delle traslazioni del ciclo delle z altezze hanno uguale
intervallistica, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di intervalli.
 l’insieme di tutti gli intervalli esistenti tra tutte le altezze appartenenti ai modi componenti il 
campo delle traslazioni del ciclo delle z altezze  è  detto  “intervallistica  del  campo  delle 
traslazioni del ciclo delle z altezze”.  Essa  coincide  con  l’intervallistica  di  qualsiasi  modo 
componente il campo delle traslazioni del ciclo delle z altezze stesso.
 l’intervallistica del campo delle traslazioni del ciclo delle z altezze è formata esclusivamente
da coppie di intervalli complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle traslazioni del ciclo delle z altezze e la
sua intervallistica, ovvero al campo delle traslazioni del ciclo delle z altezze corrisponde
sempre una ed una sola intervallistica ma non viceversa; in particolare, se si considerano
esclusivamente i modi di ordine z,  all’intervallistica  del  campo  delle  traslazioni  del  ciclo 
delle z altezze corrispondono gli n(z-1)!z!/ z1 ! ... zk! modi rappresentati dalle n traslazioni
delle (z-1)! permutazioni degli z!/ z ! ... z ! cicli delle z altezze cui è attribuito il medesimo
1 k
indice del ciclo di z altezze che rappresnta il modo preso in considerazione corrispondenti
alle z!/ z1! ... zk! permutazioni del ciclo di intervalli consecutivi tra le due altezze equivalenti
che occupano la prima posizione di cicli consecutivi - di cui z1 intervalli di un tipo, z2
intervalli di un altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - che rappresenta il modo
preso in considerazione (vedi paragrafi sulle permutazioni del ciclo di altezze e sulle
permutazioni del ciclo di intervalli).
107

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 8 frequenze, dato il modo

→A
4 1

E B
3

I. Campo delle traslazioni del ciclo di altezze (ABE):

→A →B →C →D →E →F →G →H
4 1 4 1 4 1 4 1 4 1 4 1 4 1 4 1

E B F C G D H E A F B G C H D A
3 3 3 3 3 3 3 3

II. Tutti i modi appartenenti al campo delle traslazioni del ciclo di altezze (ABE) hanno
numerosità pari a 3, dimensione pari a 8 ed intervallistica [1, 3, 4, 5, 7,].

III. Intervallistica del campo delle traslazioni del ciclo di altezze (ABE): [1, 3, 4, 5, 7].
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

IV. All’intervallistica del campo delle traslazioni del ciclo di altezze (ABE) corrispondono i modi 
al punto VIII. dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle proprietà dei modi. 

3.Permutazioni del ciclo di altezze

Dato un modo di ordine z rappresentato da un ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 è possibile individuare (z-1)! modi di ordine z distinti rappresentati dalle (z-1)! permutazioni
del ciclo delle z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo
che rappresenta il modo preso in considerazione (ove per permutazione si intende un
differente ciclo delle stesse altezze cui è attribuito un indice che identifica come prima
posizione del ciclo la medesima altezza identificata come prima posizione del ciclo che
rappresenta il modo preso in considerazione).
 il ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo che
rappresenta il modo è una delle (z-1)! permutazioni del ciclo delle z altezze cui è attribuito
un indice che identifica la prima posizione del ciclo.
 l’insieme  degli  (z-1)! modi di ordine z distinti rappresentati dalle (z-1)! permutazioni del
ciclo delle z altezze è detto “campo delle permutazioni del ciclo delle z altezze”.
 tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo delle z altezze hanno uguale
numerosità, pari a z, essendo rappresentati da differenti cicli dello stesso numero di altezze.
 i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo delle z altezze hanno uguale
dimensione, pari all’intervallo tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione 
di cicli consecutivi, solo se rappresentati da cicli differenti degli stessi intervalli.
 tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo delle z altezze hanno uguale
intervallistica.
108

 l’insieme di tutti gli intervalli esistenti tra tutte le altezze appartenenti ai modi componenti il 
campo delle permutazioni del ciclo delle z altezze  è  detto  “intervallistica del campo delle
permutazioni del ciclo delle z altezze”. Essa coincide con l’intervallistica di qualsiasi modo 
componente il campo delle permutazioni del ciclo delle z altezze stesso.
 l’intervallistica  del  campo  delle  permutazioni  del  ciclo  delle  z altezze è formata
esclusivamente da coppie di intervalli complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle permutazioni del ciclo delle z altezze e
la sua intervallistica, ovvero al campo delle permutazioni del ciclo delle z altezze
corrisponde una ed una sola intervallistica ma non viceversa. In particolare, se si
considerano esclusivamente i modi di ordine z,  all’intervallistica  del  campo  delle 
permutazioni del ciclo delle z altezze corrispondono gli n(z-1)!z!/ z1 ! ... zk! modi
rappresentati dalle n traslazioni delle (z-1)! permutazioni degli z!/ z ! ... z ! cicli delle z
1 k
altezze cui è attribuito il medesimo indice del ciclo di z altezze che rappresenta il modo
preso in considerazione corrispondenti alle z!/ z1! ... zk! permutazioni del ciclo di intervalli
consecutivi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli
consecutivi - di cui z1 intervalli di un tipo, z2 intervalli di un altro tipo, etc. fino a zk , con z =
z1 + z2 + ... + zk - che rappresenta il modo preso in considerazione (vedi paragrafo sulle
permutazioni del ciclo di intervalli).

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 8 frequenze, dato il modo

→A 
4 1

E B
3

I. Campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABE):

→A                     →A         
4 1 7 4

E B B E
3 5

II. Tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABE) hanno
numerosità pari a 3.

III. Il modo          →A                   ha dimensione pari a 8.


4 1

E B
3

Il modo           →A                   ha dimensione pari a 16.
7 4

B E
5
109

IV. Tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABE) hanno
intervallistica: [1, 3, 4, 5, 7]
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

V. Intervallistica del campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABE): [1, 3, 4, 5, 7]
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

VI. All’intervallistica  del  campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABE) corrispondono i
modi al punto VIII. dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle proprietà dei modi.   

4.Rotazioni del ciclo di altezze

Dato un modo di ordine z rappresentato da un ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 è possibile individuare z modi di ordine z distinti rappresentati dalle z rotazioni del ciclo
delle z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo (ove per
rotazione si intende il medesimo ciclo di altezze cui è attribuito un differente indice che
identifica la prima posizione del ciclo).
 il ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo che
rappresenta il modo è una delle z rotazioni del ciclo delle z altezze cui è attribuito un indice
che identifica la prima posizione del ciclo.
 l’insieme  degli z modi di ordine z distinti rappresentati dalle z rotazioni del ciclo delle z
altezze cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo è detto “campo 
delle rotazioni del ciclo delle z altezze”.
 tutti i modi componenti il campo delle rotazioni del ciclo delle z altezze hanno uguale
numerosità, pari a z, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di altezze.
 tutti i modi componenti il campo delle rotazioni del ciclo delle z altezze hanno uguale
dimensione, pari all’intervallo tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione
di cicli consecutivi, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di intervalli.
 tutti i modi componenti il campo delle rotazioni del ciclo delle z altezze hanno uguale
intervallistica, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di intervalli.
 l’insieme di tutti gli intervalli esistenti tra tutte le altezze appartenenti ai modi componenti il 
campo delle rotazioni del ciclo delle z altezze  è  detto  “intervallistica  del  campo  delle 
rotazioni del ciclo delle z altezze”.  Essa  coincide  con  l’intervallistica  di  qualsiasi  modo 
componente il campo delle rotazioni del ciclo delle z altezze stesso.
 l’intervallistica del campo delle rotazioni del ciclo delle  z altezze è formata esclusivamente
da coppie di intervalli complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle rotazioni del ciclo delle z altezze e la
sua intervallistica, ovvero al campo delle rotazioni del ciclo delle z altezze corrisponde una
ed una sola intervallistica ma non viceversa. In particolare, se si considerano esclusivamente
i modi di ordine z,  all’intervallistica  del  campo  delle  rotazioni  del  ciclo  delle  z altezze
corrispondono gli n(z-1)!z!/ z1 ! ... zk! modi rappresentati dalle n traslazioni delle (z-1)!
permutazioni degli z!/ z ! ... z ! cicli delle z altezze cui è attribuito il medesimo indice del
1 k
ciclo di z altezze che rappresenta il modo preso in considerazione corrispondenti alle z!/ z1!
110

... zk! permutazioni del ciclo di intervalli consecutivi tra le due altezze equivalenti che
occupano la prima posizione di cicli consecutivi - di cui z1 intervalli di un tipo, z2 intervalli
di un altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - che rappresenta il modo preso in
considerazione (vedi paragrafo sulle permutazioni del ciclo di intervalli).

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 8 frequenze, dato il modo

→A 
4 1

E B
3

I. Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABE):

→A                     →B                    →E         
4 1 1 3 3 4

E B A E B A
3 4 1

II. Tutti i modi componenti il campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABE) hanno numerosità
pari a 3.

III. Tutti i modi componenti il campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABE) hanno dimensione
pari a 8.

IV. Tutti i modi componenti il campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABE) hanno
intervallistica: [1, 3, 4, 5, 7]
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

V. Intervallistica del campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABE): [1, 3, 4, 5, 7]
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

VI. All’intervallistica del campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABE) corrispondono i modi al 
punto VIII. dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle proprietà dei modi.  

5.Permutazioni del ciclo di intervalli

Dato un modo di ordine z rappresentato da un ciclo di z altezze cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 se nel ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che
occupano la prima posizione di cicli consecutivi vi sono solo intervalli differenti, è possibile
individuare z! modi di ordine z distinti rappresentati dagli z! cicli di z altezze cui è attribuito
il medesimo indice del ciclo di z altezze che rappresenta il modo preso in considerazione
corrispondenti alle z! permutazioni del ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due
111

altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi che rappresenta il
modo preso in considerazione (ove per permutazione si intende un differente ciclo degli
stessi intervalli); se nel ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi vi sono intervalli uguali,
alcune permutazioni danno lo stesso ciclo. In generale, se un modo è rappresentato da un
ciclo di z intervalli consecutivi compresi tra due altezze equivalenti che occupano la prima
posizione di cicli consecutivi - di cui z1 intervalli di un tipo, z2 intervalli di un altro tipo, etc.
fino a z , con z = z + z + ... + z - è possibile individuare z/ z ! ... z ! modi di ordine z
k 1 2 k 1 k
distinti. Tali modi avranno sempre in comune  l’altezza  che  occupa  la  prima  posizione  del 
ciclo, ma non le altre.
 il ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la
prima posizione di cicli consecutivi che rappresenta il modo è una delle z/ z1 ! ... zk!
permutazioni del ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti
che occupano la prima posizione di cicli consecutivi.
 l’insieme  degli  z!/ z1! ... zk! modi di ordine z distinti rappresentati dalle z!/ z1 ! ... zk!
permutazioni del ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti
che occupano la prima posizione di cicli consecutivi - di cui z1 intervalli di un tipo, z2
intervalli di un altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - è  detto  “campo  delle 
permutazioni del ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti
che occupano la prima posizione di cicli consecutivi”. 
 tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z intervalli consecutivi
compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi
hanno uguale numerosità, pari a z, essendo definiti da differenti cicli dello stesso numero di
altezze.
 tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z intervalli consecutivi
compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi
hanno uguale dimensione, pari all’intervallo tra le due altezze, essendo definiti da differenti 
cicli degli stessi z intervalli.
 tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z intervalli consecutivi
compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi,
hanno uguale intervallistica, essendo definiti da differenti cicli degli stessi z intervalli.
 l’insieme  di  tutti  gli  intervalli  esistenti  tra  tutte  le  altezze  appartenenti  a  tutti  i  modi
componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z intervalli compresi tra le due
altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi è detto
“intervallistica del campo delle permutazioni del ciclo degli  z intervalli consecutivi compresi
tra  le  due  altezze  equivalenti  che  occupano  la  prima  posizione  di  cicli  consecutivi”. Essa
coincide con l’intervallistica di qualsiasi modo componente il campo delle permutazioni del 
ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la
prima posizione di cicli consecutivi stesso.
 l’intervallistica  del  campo  delle  permutazioni  del  ciclo  degli  z  intervalli  consecutivi 
compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi
è formata esclusivamente da coppie di intervalli complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle permutazioni del ciclo degli z intervalli
consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli
consecutivi e la sua intervallistica, ovvero al campo delle permutazioni del ciclo degli z
intervalli consecutivi compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima
posizione di cicli consecutivi corrisponde sempre una ed una sola intervallistica ma non
viceversa. In particolare, se si considerano esclusivamente i modi di ordine z,
all’intervallistica  del  campo  delle  permutazioni  del  ciclo  degli  z intervalli consecutivi
112

compresi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi
corrispondono gli n(z-1)!z!/ z1! ... zk! modi rappresentati dalle n traslazioni delle (z-1)!
permutazioni degli z!/ z ! ... z ! cicli delle z altezze cui è attribuito un indice che identifica la
1 k
prima posizione del ciclo corrispondenti alle z!/ z1! ... zk! permutazioni del ciclo di intervalli
consecutivi tra le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli
consecutivi - di cui z1 intervalli di un tipo, z2 intervalli di un altro tipo, etc. fino a zk , con z =
z1 + z2 + ... + zk - che rappresenta il modo preso in considerazione.

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 8 frequenze, dato il modo

→A 
4 1

E B
3

I. Campo delle permutazioni del ciclo di intervalli (1 3 4) tra le altezze Ai ed Ai+1:

→A                     →A                    →A                 →A                 →A                 →A         
4 1 3 1 4 3 1 3 3 4 1 4

E B F B E D H D F E H E
3 4 1 4 1 3

II. Tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di intervalli (1 3 4) tra le
altezze Ai ed Ai+1 hanno numerosità pari a 3.

III. Tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di intervalli (1 3 4) tra le
altezze Ai ed Ai+1 hanno dimensioni pari a 8.

IV. Tutti i modi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di intervalli (1 3 4) tra le
altezze Ai ed Ai+1 hanno intervallistica: [1, 3, 4, 5, 7]
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

V. Intervallistica del campo delle permutazioni del ciclo di intervalli (1 3 4) tra le altezze Ai ed
Ai+1: [1, 3, 4, 5, 7]
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

VI. All’intervallistica del campo delle permutazioni del ciclo di intervalli (1 3 4) tra le altezze Ai
ed Ai+1corrispondono i modi al punto VIII. dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle proprietà 
dei modi.
113

6.Criteri per la selezione dei modi

Dato un sistema di intonazione rappresentato da cicli di n frequenze, e’ possibile selezionare tutti i 


modi:

 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di altezze contenente una determinata altezza o


insieme di altezze.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di altezze contenente una determinata altezza o
insieme di altezze come prima altezza o prime altezze del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di altezze contenente una determinata altezza o
insieme di altezze come ultima altezza o ultime altezze del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di altezze contenente un determinato sotto-ciclo di
altezze.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di altezze contenente un determinato sotto-ciclo di
altezze come prime altezze del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di altezze contenente un determinato sotto-ciclo di
altezze come ultime altezze del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di intervalli contenente un determinato intervallo o
insieme di intervalli.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di intervalli contenente un determinato intervallo o
insieme di intervalli come primo intervallo o primi intervalli del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di intervalli contenente un determinato intervallo o
insieme di intervalli come ultimo intervallo o ultimi intervalli del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di intervalli contenente un determinato insieme di
intervalli ove per ciascun intervallo sia stabilito quante volte può apparire nel ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di intervalli contenente un determinato insieme di
intervalli ove per ciascun intervallo sia stabilito quante volte può apparire consecutivamente
nel ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di intervalli contenente un determinato sotto-ciclo di
intervalli.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di intervalli contenente un determinato sotto-ciclo di
intervalli come primi intervalli del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di intervalli contenente un determinato sotto-ciclo di
intervalli come ultimi intervalli del ciclo stesso.
 aventi una determinata numerosità.
 aventi una determinata dimensione.
 cui corrisponde una determinata intervallistica, ovvero appartenenti ad una determinata area
modale (vedi paragrafo sulle aree modali).
 cui  corrisponde  un’intervallistica  contenente  un  determinato  intervallo  o  insieme  di 
intervalli.
 appartenenti al campo delle traslazioni del ciclo di z altezze.
 appartenenti al campo delle permutazioni del ciclo di z altezze.
 appartenenti al campo delle rotazioni del ciclo di z altezze.
 appartenenti al campo delle permutazioni del ciclo degli z intervalli consecutivi compresi tra
le due altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi.

I precedenti criteri possono essere combinati liberamente tra loro per dar vita ad ulteriori criteri.
114

V I I I. A R E E M O D A L I

1.Definizione

Si definisce “area modale” di ordine  z (con z numero naturale > 1) l’insieme dei  modi di ordine  z


corrispondenti all’intervallistica di un determinato modo di ordine z.

Ogni sistema di intonazione è caratterizzato dalla presenza di aree modali di ordine z differenti
(ovvero differenti insiemi dei modi di ordine z corrispondenti  all’intervallistica  di  un  determinato 
modo di ordine z), ma, grazie all’organizzazione delle frequenze in cicli di  n frequenze, è possibile
riferirsi,  ai  fini  della  seguente  analisi,  solo  alle  “classi”  di  aree  modali  di  ordine  2, 3, ..., n
corrispondenti all’intervallistica di una determinata “classe” di modi di ordine 2, 3, ..., n.

2.Proprietà

Data un’area modale di ordine  z corrispondente all’intervallistica di un determinato modo di ordine 
z:

 essa comprende gli n(z-1)!z!/ z1 ! ... zk! modi rappresentati dalle n traslazioni delle (z-1)!
permutazioni degli z!/ z ! ... z ! cicli delle z altezze cui è attribuito il medesimo indice del
1 k
ciclo di z altezze che rappresenta il modo preso in considerazione corrispondenti alle z!/ z1!
... z ! permutazioni del ciclo di intervalli consecutivi tra le due altezze equivalenti che
k
occupano la prima posizione di cicli consecutivi - di cui z1 intervalli di un tipo, z2 intervalli
di un altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - che rappresenta il modo preso in
considerazione.
 tutti i modi componenti  l’area  modale  hanno  uguale  numerosità,  pari  a  z, essendo
rappresentati da un differente ciclo dello stesso numero di altezze.
 i  modi  componenti  l’area  modale  hanno  uguale  dimensione,  pari  all’intervallo  tra  le  due 
altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi, solo se
rappresentati da cicli differenti degli stessi intervalli.
 tutti i modi componenti l’area modale hanno uguale intervallistica.
 l’insieme di tutti gli intervalli esistenti tra tutte le altezze appartenenti ai modi componenti l’ 
area modale di ordine z è detto “intervallistica dell’area modale di ordine z”.
 l’intervallistica dell’area modale di ordine  z coincide con l’intervallistica del modo di ordine 
z preso in considerazione.
 l’intervallistica dell’area modale di ordine z è formata esclusivamente da coppie di intervalli
complementari.
 esiste una relazione biunivoca tra un’area modale di ordine  z e la sua intervallistica, ovvero
ad un’area modale di ordine z corrisponde una ed una sola intervallistica e viceversa.

Esempio 1: in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 8 frequenze, dato il modo

→A 
4 1

E B
3
115

I. Intervallistica del modo preso in considerazione: [1, 3, 4, 5, 7]


Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

II. L’area modale di ordine 3 corrispondente all’intervallistica del modo preso in considerazione 
comprende i modi al punto VIII. dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle proprietà dei modi.

III. Intervallistica dell’area modale di ordine 3 corrispondente all’intervallistica del modo preso in 


considerazione: [1, 3, 4, 5, 7]
Tale intervallistica è costituita dalle coppie di intervalli complementari: 1+7,3+5, 4+4.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1+7, 3+5, 4+4].

IV. All’intervallistica  dell’area  modale  di  ordine  3  corrispondono i modi al punto VIII.
dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle proprietà dei modi.

3.Procedimento per individuare le aree modali di ordine z

Dato un sistema di intonazione rappresentato da cicli di n frequenze:

I. si individuino le n “classi” di altezze e le n “classi” di intervalli tra esse.

II. si individuino i cicli di z intervalli la cui somma è pari ad n.

III. si associ il primo ciclo di intervalli individuato al punto II. ad una qualsiasi delle n
traslazioni del ciclo di z altezze corrispondenti e si proceda ad individuare il campo delle
permutazioni del ciclo di z altezze che rappresenta il modo così ottenuto; per ciascuno
dei modi componenti il campo delle permutazioni si proceda ad individuare il campo
delle rotazioni del ciclo di z altezze che lo rappresenta.

IV. si raggruppino tra loro i cicli di intervalli che rappresentano i modi componenti ciascuno
dei campi delle rotazioni individuati al punto III.

V. ripetere i punti III. e IV. fino a quando non si siano raggruppati tutti i cicli di intervalli
individuati al punto II.

VI. si raccolgano i raggruppamenti che contengono cicli degli stessi intervalli; in tal modo
sarà possibile rappresentare le differenti aree modali ed individuarne  l’intervallistica 
corrispondente.

VII. associando a ciascuno dei cicli di intervalli appartenenti a tali raccoglimenti le n


traslazioni del ciclo di z altezze  corrispondenti, si ottiene  l’area  modale corrispondente 
all’intervallistica  di  un  qualsivoglia modo rappresentato da un qualsivoglia ciclo di
altezze che corrisponde ad un qualsivoglia ciclo di intervalli appartenente al
raccoglimento.

Esempio1: aree modali di ordine 3 in un sistema di intonazione rappresentato da cicli di 8 altezze:

I. Classi di altezze: A, B, C, D, E, F, G, H,
116

Classi di intervalli: 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7,

II. Cicli di 3 intervalli la cui somma è pari a 8:

(1 1 6) (1 2 5) (1 3 4) (1 4 3) (1 5 2) (1 6 1)
(2 1 5) (2 2 4) (2 3 3) (2 4 2) (2 5 1)
(3 1 4) (3 2 3) (3 3 2) (3 4 1)
(4 1 3) (4 2 2) (4 3 1)
(5 1 2) (5 2 1)
(6 1 1)

III. Campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABC) corrispondente al ciclo di intervalli
(1 1 6):

→A          →A         
6 1 7 2

C B B C
1 7

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABC):

→A                     →B                    →C         
6 1 1 1 1 6

C B A C B A
1 6 1

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ACB):

→A                     →C                    →B         
7 2 2 7 7 7

B C A B C A
7 7 2

IV. Raggruppamento dei cicli di intervalli individuati:

(1 1 6) , (1 6 1) , (6 1 1) (2 7 7) , (7 7 2) (7 2 7)

V. Campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABD) corrispondente al ciclo di intervalli
(1 2 5):

→A                     →A         
5 1 7 3

D B B D
2 6
117

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABD):

→A                     →B                    →D         
5 1 1 2 1 5

D B A D B A
2 5 2

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ADB):

→A                     →D                    →B         
7 3 3 6 6 7

B D A B D A
6 7 3

Raggruppamento dei cicli di intervalli individuati:

(1 2 5) , (2 5 1) , (5 2 1) (3 6 7) , (6 7 3) , (7 3 6)

Campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABE) corrispondente al ciclo di intervalli
(1 3 4):

→A                     →A         
4 1 7 4

E B B E
3 5

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABE):

→A                     →B                    →E         
4 1 1 3 3 4

E B A E B A
3 4 1

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (AEB):

→A                     →E                    →B         
7 4 4 5 5 7

B E A B E A
5 7 4

Raggruppamento dei cicli di intervalli individuati:

(1 3 4) , (3 4 1) , (4 1 3) (4 5 7) , (5 7 4) , (7 4 5)

Campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABF) corrispondente al ciclo di intervalli
(1 4 3):
118

→A                     →A         
3 1 7 5

F B B F
4 4

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABF):

→A                     →B                    →F         
3 1 1 4 4 3

F B A F B A
4 3 1

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (AFB):

→A                     →F                    →B         
7 5 5 4 4 7

B F A B F A
4 7 5

Raggruppamento dei cicli di intervalli individuati:

(1 4 3) , (4 3 1) , (3 1 4) (5 4 7) , (4 7 5) , (7 5 4)

Campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ABG) corrispondente al ciclo di intervalli
(1 5 2):

→A                     →A         
2 1 7 6

G B B G
5 3

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ABG):

→A                     →B                    →G         
2 1 1 5 5 2

G B A G B A
5 2 1

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (AGB):

→A                     →G                    →B         
7 6 6 3 3 7

B G A B G A
3 7 6
119

Raggruppamento dei cicli di intervalli individuati:

(1 5 2) , (5 2 1) , (2 1 5) (6 3 7) , (3 7 6) , (7 6 3)

Campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ACE) corrispondente al ciclo di intervalli
(2 2 4):

→A                     →A         
4 2 6 4

E C C E
2 6

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ACE):

→A                     →C                    →E         
4 2 2 2 2 4

E C A E C A
2 4 2

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (AEC):

→A                     →E                    →C         
6 4 4 6 6 6

C E A C E A
6 6 4

Raggruppamento dei cicli di intervalli individuati:

(2 2 4) , (2 4 2) , (4 2 2) (4 6 6) , (6 6 4) , (6 4 6)

Campo delle permutazioni del ciclo di altezze (ACF) corrispondente al ciclo di intervalli
(2 3 3):

→A                     →A         
3 2 6 5

F C C F
3 5

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (ACF):

→A                     →C                    →F         
3 2 2 3 3 3

F C A F C A
3 3 2
120

Campo delle rotazioni del ciclo di altezze (AFC):


→A                     →F                    →C         
6 5 5 5 5 6

C F A C F A
5 6 5

Raggruppamento dei cicli di intervalli individuati:

(2 3 3) , (3 3 2) , (3 2 3) (5 5 6) , (5 6 5) , (6 5 5)

VI. Rappresentazione dell’area modale corrispondente all’intervallistica [1+7, 2+6]:

(1 1 6) , (1 6 1) , (6 1 1) (2 7 7) , (7 7 2) (7 2 7)

* è possibile considerare questa area modale come “sotto-area” dell’area modale   
corrispondente all’intervallistica [1+7, 2+6, 3+5].

Rappresentazione dell’area modale corrispondente all’intervallistica [1+7, 2+6, 3+5]:

(1 2 5) , (2 5 1) , (5 2 1) (3 6 7) , (6 7 3) , (7 3 6)

(1 5 2) , (5 2 1) , (2 1 5) (6 3 7) , (3 7 6) , (7 6 3)

Rappresentazione dell’area modale corrispondente all’intervallistica [1+7, 3+5, 4+4]:

(1 3 4) , (3 4 1) , (4 1 3) (4 5 7) , (5 7 4) , (7 4 5)

(1 4 3) , (4 3 1) , (3 1 4) (5 4 7) , (4 7 5) , (7 5 4)

Rappresentazione dell’area modale corrispondente all’intervallistica [2+6, 4+4]:

(2 2 4) , (2 4 2) , (4 2 2) (4 6 6) , (6 6 4) , (6 4 6)

Rappresentazione dell’area modale corrispondente all’intervallistica [2+6, 3+5]:

(2 3 3) , (3 3 2) , (3 2 3) (5 5 6) , (5 6 5) , (6 5 5)

* è possibile considerare questa area modale come “sotto-area” dell’area modale   
corrispondente all’intervallistica [1+7, 2+6, 3+5].
121

VII. Area modale corrispondente all’intervallistica [1+7, 3+5, 4+4]:

→A               →B              →E                           →A             →E               →B
4 1 1 3 3 4 7 4 4 5 5 7

E B A E B A B E A B E A
3 4 1 5 7 4

→B               →C              →F                           →B              →F               →C
4 1 1 3 3 4 7 4 4 5 5 7

F C B F C B C F B C F B
3 4 1 5 7 4

→C               →D              →G                          →C              →G               →D
4 1 1 3 3 4 7 4 4 5 5 7

G D C G D C D G C D G C
3 4 1 5 7 4

→D               →E              →H                          →D              →H               →E
4 1 1 3 3 4 7 4 4 5 5 7

H E D H E D E H D E H D
3 4 1 5 7 4

→E               →F               →A                          →E              →A               →F
4 1 1 3 3 4 7 4 4 5 5 7

A F E A F E F A E F A E
3 4 1 5 7 4

→F               →G              →B                          →F              →B               →G
4 1 1 3 3 4 7 4 4 5 5 7

B G F B G F G B F G B F
3 4 1 5 7 4

→G               →H              →C                          →G              →C              →H
4 1 1 3 3 4 7 4 4 5 5 7

C H G C H G H C G H C G
3 4 1 5 7 4

→H               →A              →D                          →H              →D              →A
4 1 1 3 3 4 7 4 4 5 5 7

D A H D A H A D H A D H
3 4 1 5 7 4
122

→A               →B              →F                           →A             →F               →B
3 1 1 4 4 3 7 5 5 4 4 7

F B A F B A B F A B F A
4 3 1 4 7 5

→B               →C              →G                          →B             →G               →C
3 1 1 4 4 3 7 5 5 4 4 7

G C B G C B C G B C G B
4 3 1 4 7 5

→C               →D              →H                          →C              →H              →D
3 1 1 4 4 3 7 5 5 4 4 7

H D C H D C D H C D H C
4 3 1 4 7 5

→D               →E              →A                          →D              →A              →E
3 1 1 4 4 3 7 5 5 4 4 7

A E D A E D E A D E A D
4 3 1 4 7 5

→E               →F              →B                          →E              →B              →F
3 1 1 4 4 3 7 5 5 4 4 7

B F E B F E F B E F B E
4 3 1 4 7 5

→F               →G              →C                          →F              →C              →G
3 1 1 4 4 3 7 5 5 4 4 7

C G F C G F G C F G C F
4 3 1 4 7 5

→G              →H              →D                          →G              →D              →H
3 1 1 4 4 3 7 5 5 4 4 7

D H G D H G H D G H D G
4 3 1 4 7 5

→H              →A              →E                          →H              →E              →A
3 1 1 4 4 3 7 5 5 4 4 7

E A H E A H A E H A E H
4 3 1 4 7 5
123

I X. D ESC R I Z I O N E D I M O D I E ST R U T T U R E

1.Ordini di descrittività

Dato un insieme di k elementi differenti caratterizzati dalla presenza di z attributi appartenenti ad un


insieme di n attributi (con k, z, n numeri naturali > 1), è possibile, per ciascun elemento,
determinare z “ordini  di  descrittività”  degli  attributi  rispetto  all’elemento,  utili  a  descrivere 
l’elemento  con  1,  2,  …,  z attributi (ove dunque lo z° ordine  descrive  l’elemento  in  maniera 
esaustiva, ovvero con tutti gli attributi), basati sulla capacità di ciascun attributo (1° ordine), o di
una combinazione di essi (2°, …, z° ordine), di  isolare un sottoinsieme dall’insieme originario (1°
ordine) o dai sottoinsiemi isolati al precedente ordine (2°, …, z° ordine).
Il sottoinsieme  isolato  da  un  determinato  attributo  caratterizzante  un  elemento  dell’insieme 
originario è formato dagli elementi dell’insieme originario accomunati dalla presenza dell’attributo 
stesso. Meno numeroso è il sotto-insieme isolato, maggiore è la descrittività  di  quell’attributo, 
ovvero  la  capacità  di  quell’attributo  di  descrivere  l’elemento  preso  in  considerazione  rispetto 
all’insieme originario cui appartiene. Possiamo dunque ordinare i differenti attributi caratterizzanti 
l’elemento in base alla minor numerosità dei sottoinsiemi isolati. Tale ordinamento costituisce il “1°
ordine  di  descrittività”  degli  attributi  rispetto  all’elemento  (utile  a  descrivere  l’  elemento  con  un 
solo attributo).
Successivamente, verifichiamo la numerosità dei sottoinsiemi isolati da ciascuna combinazione di 2
attributi caratterizzanti l’elemento preso in considerazione. Possiamo quindi ordinare queste ultime 
in base alla minor numerosità dei sottoinsiemi isolati. Tale ordinamento costituisce il “2° ordine di
descrittività” degli attributi rispetto all’elemento (utile a descrivere l’ elemento con 2 attributi).
Reiterando il processo, definiamo i successivi ordini di descrittività fino allo z°.
Quando un attributo o una combinazione di j attributi  è  comune  a  tutti  gli  elementi  dell’insieme
originario,  non  porterà  mai  all’isolamento  di  un  sottoinsieme  caratterizzato  da  minor  numerosità, 
fino  all’ordine  (z-1)°, nel  caso  di  singolo  attributo  comune,  o  all’ordine  (x-j)°,nel caso di una
combinazione di j attributi.
Quando 2 o più attributi (al 1° ordine) oppure 2 o più combinazioni di attributi (al 2°, …, z° ordine)
isolano sottoinsiemi della medesima minor numerosità, tali attributi o combinazioni di attributi
hanno la medesima capacità di descrivere l’elemento. 
Nel processo di determinazione dei differenti ordini di descrittività, quando per la prima volta, 1 o
più attributi (al 1° ordine) oppure 1 o più combinazioni di attributi (al 2°, …, z° ordine) isolano un
sotto-insieme di 1  solo elemento, siamo  in presenza di 1 o più  “descrittori  necessari e sufficienti” 
dell’elemento (è o sono necessari e  sufficienti ad  identificare uno specifico elemento dell’insieme 
originario). Gli attributi o le combinazioni di attributi successivi ad essi sono “descrittori sufficienti 
ma  non  necessari”  (sono  sufficienti ma non necessari ad identificare uno specifico elemento
dell’insieme originario). Gli attributi o combinazioni di attributi precedenti ad essi sono “descrittori 
necessari  ma  non  sufficienti”  (sono  necessari  ma  non  sufficienti  ad  identificare  uno specifico
elemento dell’insieme originario). 

2.Ordini di descrittività di modi e strutture

Poiché ciascun modo di ordine z è rappresentato da un ciclo di z altezze e ciascuna struttura di


ordine z è definita da una disposizione di z altezze appartenenti  all’insieme  di  n altezze che
caratterizzano un sistema di intonazione, le considerazioni del precedente paragrafo possono essere
applicate a modi e strutture.
124

Dato un insieme di k modi di ordine z o di k strutture di ordine z differenti caratterizzati dalla


presenza di z altezze appartenenti ad un insieme di n altezze, è possibile, per ciascun modo o
struttura, determinare z “ordini di descrittività” delle altezze stesse rispetto al modo o alla struttura, 
utili a descrivere il modo o la struttura con 1, 2, …, z altezze (ove dunque lo z° ordine di descrittività
descrive il modo o la struttura in maniera esaustiva, ovvero con tutte le altezze), basati sulla
capacità di ciascuna altezza (1° ordine), o di una combinazione di esse (2°, …, z° ordine), di isolare
un sottoinsieme dall’insieme originario (1° ordine) o dai sottoinsiemi isolati al precedente ordine di
rappresentatività (2°, …, z° ordine).
Il sottoinsieme  isolato da una determinata altezza caratterizzante un  modo o struttura dell’insieme 
originario è  formato  dai  modi  o  strutture  dell’insieme  originario  accomunati  dalla presenza
dell’altezza stessa.  Meno numeroso è il sotto-insieme isolato, maggiore è la descrittività di quella
altezza, ovvero la capacità di quella altezza di descrivere il modo o struttura preso in considerazione
rispetto  all’insieme  originario  cui  appartiene.  Possiamo  dunque  ordinare  le  differenti  altezze 
caratterizzanti il modo o la struttura in base alla minor numerosità dei sottoinsiemi isolati. Tale
ordinamento costituisce il “1° ordine di descrittività” delle altezze rispetto al modo o alla struttura 
(utile a descrivere il modo o la struttura con una sola altezza).
Successivamente, verifichiamo la numerosità dei sottoinsiemi isolati da ciascuna combinazione di 2
altezze caratterizzanti il modo o la struttura presa in considerazione. Possiamo quindi ordinare
queste ultime in base alla minor numerosità dei sottoinsiemi isolati. Tale ordinamento costituisce il
“2° ordine di descrittività” delle altezze rispetto al modo o alla struttura (utile a descrivere il modo o
la struttura con 2 altezze).
Reiterando il processo, definiamo i successivi ordini di descrittività fino allo z°.
Quando un’altezza o una combinazione di  j altezze è comune a tutti i modi o strutture dell’insieme 
originario, non  porterà  mai  all’isolamento  di  un  sottoinsieme  caratterizzato  da  minor  numerosità, 
fino  all’ordine  (z-1)°, nel  caso  di  singola  altezza  comune,  o  all’ordine  (x-j)°, nel caso di una
combinazione di j altezze.
Quando 2 o più altezze (al 1° ordine) oppure 2 o più combinazioni di altezze (al 2°, …, z° ordine)
isolano sottoinsiemi della medesima numerosità, tali altezze o combinazioni di altezze hanno la
medesima capacità di descrivere il modo o la struttura.
Nel processo di determinazione dei differenti ordini di descrittività, quando per la prima volta, 1 o
più altezze (al 1° ordine) oppure 1 o più combinazioni di altezze (al 2°,  …,  z° ordine) isolano un
sotto-insieme  di  1  solo  modo  o  struttura,  siamo  in  presenza  di  1  o  più  “descrittori  necessari  e 
sufficienti” del modo o della struttura (è o sono necessari e sufficienti ad identificare uno specifico 
modo o struttura dell’insieme originario). Le altezze o le combinazioni di altezze successive ad esse 
sono  “descrittori  sufficienti  ma  non  necessari”  (sono  sufficienti ma non necessari ad identificare
uno  specifico  modo  o  struttura  dell’insieme  originario).  Le  altezze  o  combinazioni  di  altezze 
precedenti ad esse sono “descrittori necessari ma non sufficienti” (sono necessari ma non sufficienti 
ad identificare uno specifico modo o struttura dell’insieme originario). 

Esempio 1: determinazione degli ordini di descrittività per ciascuno dei modi appartenenti ad un
determinato insieme di modi

Innanzitutto è necessario identificare l’insieme di modi: 

I. Si considerino i seguenti 4 modi di ordine 7 rappresentati da cicli di 7 altezze cui è attribuito


un indice che identifica la prima posizione del ciclo e dei 7 intervalli consecutivi tra le due
altezze equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi in un sistema di
intonazione rappresentato da cicli di 12 frequenze:
125

→A                                    →A                                   →A                                   →A
1 2 1 2 1 2 1 2
L C L C L C L C
2 2 2 1 3 2 3 1
J E J D I E I D
2 1 2 2 1 1 1 2
H F H F H F H F
2 2 2 2

II. Per ciascuno dei modi individuati al punto I. si considerino i 7 modi di ordine 7 distinti
rappresentati dalle 7 rotazioni del ciclo di 7 altezze cui è attribuito un indice che identifica la
prima posizione del ciclo:

→A                                   →C                                   →E                                    →F
1 2 2 2 2 1 1 2
L C A E C F E H
2 2 1 1 2 2 2 2
J E L F A H C J
2 1 2 2 1 2 2 2
H F J H L J A L
2 2 2 1

→H                                    →J                                   →L                                    
2 2 2 2 2 1
F J H L J A
1 2 2 1 1 2 2
E L F A H C
2 1 1 2 2 2
C A E C F E
2 2 1

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

→A                                   →C                                   →D                                    →F
1 2 2 1 1 2 2 2
L C A D C F D H
2 1 1 2 2 2 1 2
J D L F A H C J
2 2 2 2 1 2 2 2
H F J H L J A L
2 2 2 1
→H                                    →J                                   →L                                    
2 2 2 2 2 1
F J H L J A
2 2 2 1 1 2 2
D L F A H C
1 1 2 2 2 1
C A D C F D
2 1 2

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
126

→A                                   →C                                   →E                                    →F
1 2 2 2 2 1 1 2
L C A E C F E H
3 2 1 1 2 2 2 1
I E L F A H C I
1 1 3 2 1 1 2 3
H F I H L I A L
2 1 3 1

→H                                    →I                                    →L                                    
2 1 1 3 3 1
F I H L I A
1 3 2 1 1 1 2
E L F A H C
2 1 1 2 2 2
C A E C F E
2 2 1

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

→A                                   →C                                   →D                                    →F
1 2 2 1 1 2 2 2
L C A D C F D H
3 1 1 2 2 2 1 1
I D L F A H C I
1 2 3 2 1 1 2 3
H F I H L I A L
2 1 3 1

→H                                    →I                                    →L                                    
2 1 1 3 3 1
F I H L I A
2 3 2 1 1 1 2
D L F A H C
1 1 2 2 2 1
C A D C F D
2 1 2

III. Per ciascuno dei modi individuati al punto II. si consideri il modo di ordine 7 rappresentato
dalla traslazione del ciclo di 7 altezze cui è attribuito un indice che identifica come prima
posizione del ciclo l’altezza A.

→A                                   →A                                   →A                                    →A
1 2 2 2 2 1 1 2
L C K C K B L C
2 2 1 1 2 2 2 2
J E J D I D J E
2 1 2 2 1 2 2 2
H F H F H F H G
2 2 2 1
127

→A                                    →A                                   →A                                    
2 2 2 2 2 1
K C K C K B
1 2 2 1 1 2 2
J E I D I D
2 1 1 2 2 2
H F H F G F
2 2 1

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

→A                                   →A                                   →A                                    →A
1 2 2 1 1 2 2 2
L C K B L C K C
2 1 1 2 2 2 1 2
J D J D J E J E
2 2 2 2 1 2 2 2
H F H F I G H G
2 2 2 1

→A                                    →A                                   →A                                    
2 2 2 2 2 1
K C K C K B
2 2 2 1 1 2 2
I E I D I D
1 1 2 2 2 1
H F G F G E
2 1 2

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

→A                                   →A                                   →A                                    →A
1 2 2 2 2 1 1 2
L C K C K B L C
3 2 1 1 2 2 2 1
I E J D I D J D
1 1 3 2 1 1 2 3
H F G F H E H G
2 1 3 1

→A                                    →A                                    →A                                    
2 1 1 3 3 1
K B L D J B
1 3 2 1 1 1 2
J E J E I D
2 1 1 2 2 2
H F I G G F
2 2 1

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
128

→A                                   →A                                   →A                                    →A
1 2 2 1 1 2 2 2
L C K B L C K C
3 1 1 2 2 2 1 1
I D J D J E J D
1 2 3 2 1 1 2 3
H F G F I F H G
2 1 3 1

→A                                    →A                                    →A                                    
2 1 1 3 3 1
K B L D J B
2 3 2 1 1 1 2
I E J E I D
1 1 2 2 2 1
H F H G G E
2 1 2

Nelle seguenti tabelle vengono illustrati, per ciascuno dei modi individuati al punto III., i relativi
ordini di descrittività.
L’intestazione delle colonne indica l’ordine di descrittività.
In ciascuna colonna, dall’alto verso il basso, è possibile vedere l’ordinamento in senso decrescente
delle altezze o combinazioni di altezze in base alla descrittività di ciascuna altezza o combinazione
di altezze.
Il numero a fianco alle altezze o combinazione di altezze indica la dimensione del sottoinsieme da
essa o da esse isolato.
Le altezze o le combinazioni di altezze che isolano sottoinsiemi di uguale numerosità sono stati
raccolti insieme.
Le altezze o le combinazioni di altezze in grassetto sono i descrittori necessari e sufficienti.
129

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LF5 LJF3 LJHF2 LJHFE1 LJHFEC1 LJHFECA1
E15 LH7 LFE3 LJFE2 LJHFC2 LJHFEA1
C16 LE7 LHF4 LHFE2 LJFHA2 LJHFCA2
F18 FE7 LHE4 LJHE3 LJHEC2 LJHECA2
H18 LJ8 JFE4 LJFC3 LJFEC2 LJFECA2
J18 LC8 LJH5 LJFA3 LJFEA2 LHFECA2
A28 EC8 LFC5 LHEC3 LHFEC2 JHFECA2
LA10 LFA5 LFEC3 LHFEA2
JF10 LEC5 LFEA3 JHFEC2
JE10 FEC5 JHFE3 HFECA2
HE10 LJE6 JFEC3 LJHEA3
JH11 LJC6 LJHC4 LJFCA3
JC11 LHC6 LJEC4 LHECA3
FC11 JHF6 LHFC4 LFECA3
HF12 JHE6 LHFA4 JHFEA3
HC12 JFC6 LHEA4 JFECA3
EA15 JEC6 JHFC4 LJHCA4
CA16 HFE6 JHEC4 LJECA4
JA18 HEC6 JFEA4 LHFCA4
HA18 LHA7 HFEC4 JHFCA4
FA18 LEA7 LJHA5 JHECA4
FEA7 LECA5
LJA8 LFCA5
LCA8 FECA5
JHC8 LJEA6
HFC8 LJCA6
ECA8 LHCA6
JFA10 JHFA6
JEA10 JHEA6
HEA10 JFCA6
JHA11 JECA6
JCA11 HFEA6
FCA11 HECA6
HFA12 JHCA8
HCA12 HFCA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


C16 KJ8 KJD5 KJHD3 KJHFD2 KJHFDC1 KJHFDCA1
K16 KC8 KJC5 KJFC3 KJHFC2 KJHFDA2
D18 DC8 KDC5 KJDC3 KJHDC2 KJHFCA2
F18 JF10 JDC5 KHDC3 KJFDC2 KJHDCA2
H18 HD10 KJH6 JHFD3 KHFDC2 KJFDCA2
J18 KH11 KJF6 JFDC3 JHFDC2 KHFDCA2
A28 KD11 KHD6 KJHF4 KJHDA3 JHFDCA2
JH11 KHC6 KJHC4 KJFCA3
JD11 KFC6 KJFD4 KJDCA3
JC11 JHF6 KHFD4 KHDCA3
FD11 JHD6 KHFC4 JHFDA3
FC11 JFD6 KFDC4 JFDCA3
KF12 JFC6 JHFC4 KJHFA4
HF12 HFD6 JHDC4 KJHCA4
HC12 HDC6 HFDC4 KJFDA4
KA16 FDC6 KJDA5 KHFDA4
CA16 KJA8 KJCA5 KHFCA4
JA18 KHF8 KDCA5 KFDCA4
HA18 KFD8 JDCA5 JHDCA4
FA18 KCA8 KJHA6 JHFCA4
DA18 JHC8 KJFA6 HFDCA4
HFC8 KHDA6
DCA8 KHCA6
JFA10 KFCA6
HDA10 JHFA6
KHA11 JHDA6
KDA11 JFDA6
JHA11 JFCA6
JDA11 HFDA6
JCA11 HDCA6
FDA11 FDCA6
FCA11 KHFA8
KFA12 KFDA8
HFA12 JHCA8
HCA12 HFCA8
130

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 HB5 IHB3 IHFB2 IHFDB1 KIHFDB1 KIHFDBA1
I15 IH7 HDB3 IHDB2 KIHFD2 KIHFDA2
K16 IB7 IHD4 HFDB2 KIHFB2 KIHFBA2
D18 FB7 IFB4 KIHD3 KIHDB2 KIHDBA2
F18 KI8 HFB4 KIHB3 KHFDB2 KIFDBA2
H18 KB8 KIH5 KIFB3 KIFDB2 KHFDBA2
A28 DB8 KIB5 KHDB3 IHFBA2 IHFDBA2
IF10 KHB5 IHFD3 IHDBA2
ID10 HBA5 IFDB3 HFDBA2
HD10 FDB5 IHBA3 KIHBA3
BA10 KIF6 KIHF4 KIHDA3
KH11 KID6 KIFD4 KHDBA3
KD11 KHD6 KIDB4 KIFBA3
FD11 KFB6 KHFD4 IHFDA3
KF12 KDB6 KHFB4 IFDBA3
HF12 IHF6 KFDB4 KIHFA4
IA15 IFD6 IHDA4 KHFDA4
KA16 IDB6 IFBA4 KHFBA4
HA18 HFD6 HFBA4 KFDBA4
FA18 IHA7 KIHA5 KIFDA4
DA18 IBA7 KIBA5 KIDBA4
FBA7 KHBA5
KHF8 FDBA5
KFD8 KIFA6
KBA8 KIDA6
KIA8 KHDA6
DBA8 KFBA6
IFA10 KDBA6
IDA10 IHFA6
HDA10 IFDA6
KHA11 IDBA6
KDA11 HFDA6
FDA11 HDBA6
KFA12 KHFA8
HFA12 KFDA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LG5 LHG3 LHGE1 LHGEC1 LJHGEC1 LJHGECA1
G14 HG5 LGC3 LHGC2 LHGEA1 LHGECA1
E15 LH7 HGE3 LGEC2 HGECA1 LJHGEA2
C16 LE7 GEC3 HGEC2 LJHGE2 LJHGCA2
H18 GE7 LHE4 LJHG3 LJHGC2 LJHECA2
J18 GC7 LGE4 LJHE3 LJHEC2 LJGECA2
A28 LJ8 HGC4 LJGC3 LJGEC2 JHGECA2
LC8 LJH5 LHGA3 LHGCA2
EC8 LJG5 LHEC3 LGECA2
LA10 LEC5 LGCA3 JHGEC2
JE10 JHG5 JHGE3 LJHGA3
HE10 HGA5 JGEC3 LJHEA3
JH11 LGA5 HGEA3 LJGCA3
JG11 LJE6 GECA3 LHECA3
JC11 LJC6 LJHC4 JHGEA3
HC12 LHC6 LJGE4 JGECA3
GA14 JHE6 LJEC4 LJHCA4
EA15 JGE6 LHEA4 LJGEA4
CA16 JGC6 LGEA4 LJECA4
JA18 JEC6 JHGC4 JHGCA4
HA18 HEC6 JHEC4 JHECA4
LHA7 HGCA4
LEA7 LJHA5
GEA7 LJGA5
GCA7 LECA5
LJA8 JHGA5
LCA8 LJEA6
JHC8 LJCA6
ECA8 LHCA6
JEA10 JHEA6
HEA10 JGEA6
JHA11 JGCA6
JGA11 JECA6
JCA11 HECA6
HCA12 JHCA8
131

I° II° III° IV° V° VI° VII°


E15 KE7 KJE3 KJFE2 KJFEC1 KJHFEC1 KJHFECA1
C16 FE7 KEC3 KJEC2 KJHFE2 KJFECA1
K16 KJ8 KFE4 KFEC2 KJHFC2 KJHFEA2
F18 KC8 JFE4 KJHE3 KJHEC2 KJHFCA2
H18 EC8 KJC5 KJFC3 KJFEA2 KJHECA2
J18 JF10 FEC5 KJEA3 KJECA2 KHFECA2
A28 JE10 KJH6 KHEC3 KHFEC2 JHFECA2
HE10 KJF6 JHFE3 KFECA2
KH11 KHE6 JFEC3 JHFEC2
JH11 KHC6 KJHF4 KJHEA3
JC11 KFC6 KJHC4 KJFCA3
FC11 JHF6 KHFE4 KHECA3
KF12 JHE6 KHFC4 JHFEA3
HF12 JFC6 KFEA4 JFECA3
HC12 JEC6 JHEC4 KJHFA4
EA15 HFE6 JHFC4 KJHCA4
KA16 HEC6 JFEA4 KHFEA4
CA16 KEA7 HFEC4 KHFCA4
JA18 FEA7 KJCA5 JHFCA4
HA18 KJA8 FECA5 JHECA4
FA18 KHF8 KJHA6 HFECA4
KCA8 KJFA6
JHC8 KHEA6
HFC8 KHCA6
ECA8 KFCA6
JFA10 KECA6
JEA10 JHFA6
HEA10 JHEA6
JHA11 JFCA6
KHA11 JECA6
JCA11 HFEA6
FCA11 HECA6
HFA12 KHFA8
KFA12 JHCA8
HCA12 HFCA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


I15 IH7 KIC3 KIHC2 KIHDC1 KIHFDC1 KIHFDCA1
K16 IC7 IDC3 KIDC2 KIHFD2 KIHDCA1
C16 KI8 IHD4 IHDC2 KIHFC2 KIHFDA2
D18 KC8 IHC4 KIHD3 KIHCA2 KIHFCA2
F18 DC8 KIH5 KIFC3 KIFDC2 KIFDCA2
H18 IF10 KDC5 KICA3 KIDCA2 KHFDCA2
A28 ID10 KIF6 KHDC3 KHFDC2 IHFDCA2
HD10 KHD6 IHFD3 IHFDC2
KH11 KFC6 IFDC3 IHDCA2
KD11 KID6 IDCA3 KIHDA3
FD11 KHC6 KIHF4 KIFCA3
FC11 IHF6 KIFD4 KHDCA3
KF12 IFD6 KHFD4 IHFDA3
HF12 IFC6 KHFC4 IFDCA3
HC12 HFD6 KFDC4 KIHFA4
IA15 HDC6 IHFC4 KIFDA4
KA16 FDC6 IHDA4 KHFDA4
CA16 IHA7 IHCA4 KHFCA4
HA18 ICA7 HFDC4 KFDCA4
FA18 KHF8 KIHA5 IHFCA4
DA18 KFD8 KDCA5 HFDCA4
KCA8 KIFA6
KIA8 KIDA6
HFC8 KHDA6
DCA8 KHCA6
IDA10 KFCA6
IFA10 IHFA6
HDA10 IFDA6
KDA11 IFCA6
KHA11 HFDA6
FDA11 HDCA6
FCA11 FDCA6
HFA12 KHFA8
KFA12 KFDA8
HCA12 HFCA8
132

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 GB5 KIG3 KIGF2 KIGFB1 KIGFDB1 KIGFDBA1
G14 GF5 KGB3 KIGB2 KIGFD2 KIGFBA1
I15 KG7 IGF3 KGFB2 KIGFA2 KIGFDA2
K16 IG7 GFB3 IGFB2 KIGDB2 KIGDBA2
D18 IB7 KGF4 KIGD3 KIGBA2 KIFDBA2
F18 FB7 IGB4 KIGA3 KIFDB2 KGFDBA2
A28 KI8 IFB4 KIFB3 KGFDB2 IGFDBA2
KB8 KIB5 KGDB3 KGFBA2
DB8 GFD5 KGBA3 IGFDB2
IF10 GFA5 IGFD3 IGFBA2
ID10 GDB5 IGFA3 KIGDA3
BA10 GBA5 IFDB3 KIFBA3
KD11 FDB5 GFDB3 KGDBA3
GD11 KIF6 GFBA3 IGFDA3
FD11 KID6 KIFD4 IFDBA3
KF12 KGD6 KIDB4 GFDBA3
GA14 KFB6 KGFD4 KIFDA4
IA15 KDB6 KGFA4 KIDBA4
KA16 IGD6 KFDB4 KGFDA4
FA18 IFD6 IGDB4 KFDBA4
DA18 IDB6 IGBA4 IGDBA4
KGA7 IFBA4
IGA7 KIBA5
IBA7 GFDA5
FBA7 GDBA5
KIA8 FDBA5
KFD8 KIFA6
KBA8 KIDA6
DBA8 KGDA6
IFA10 KFBA6
IDA10 KDBA6
FDA11 IGDA6
GDA11 IFDA6
KDA11 IDBA6
KFA12 KFDA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LF5 LFD2 LJFD1 LJHFD1 LJHFDC1 LJHFDCA1
C16 LD5 LJF3 LJHF2 LJFDC1 LJHFDA1
J18 LH7 LDC3 LJDC2 LJFDA1 LJFDCA1
H18 LJ8 LJD4 LHFD2 LHFDC1 LJHFCA2
F18 LC8 LHF4 LFDC2 LJHFC2 LJHDCA2
D18 DC8 LHD4 LFDA2 LJHFA2 LHFDCA2
A28 LA10 LJH5 LJHD3 LJHDC2 JHFDCA2
JF10 LFC5 LJFC3 LJDCA2
HD10 LFA5 LJFA3 LHFDA2
JH11 LDA5 LHDC3 LFDCA2
JD11 JDC5 LDCA3 JHFDC2
JC11 LJC6 JHFD3 LJHDA3
FD11 LHC6 JFDC3 LJFCA3
FC11 JHF6 LJHC4 LHDCA3
HF12 JHD6 LJDA4 JHFDA3
HC12 JFD6 LHFC4 JFDCA3
CA16 JFC6 LHFA4 LJHCA4
JA18 HFD6 LHDA4 LHFCA4
HA18 HDC6 JHFC4 JHFCA4
FA18 FDC6 JHDC4 JHDCA4
DA18 LHA7 HFDC4 HFDCA4
LJA8 LJHA5
LCA8 LFCA5
JHC8 JDCA5
HFC8 LJCA6
DCA8 LHCA6
JFA10 JHFA6
HDA10 JHDA6
JHA11 JFDA6
JDA11 JFCA6
JCA11 HFDA6
FDA11 HDCA6
FCA11 FDCA6
HFA12 JHCA8
HCA12 HFCA8
133

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 JB5 JHB2 JHDB1 KJHDB1 KJHFDB1 KJHFDBA1
K16 HB5 KJB3 KJHB2 JHFDB1 KJHDBA1
D18 FB7 HDB3 KJDB2 JHDBA1 JHFDBA1
F18 KJ8 JDB4 JHFB2 KJHFD2 KJHFDA2
H18 KB8 HFB4 JHBA2 KJHFB2 KJHFBA2
J18 DB8 KJD5 HFDB2 KJHBA2 KJFDBA2
A28 JF10 KHB5 KJHD3 KJFDB2 KHFDBA2
HD10 JFB5 KJFB3 KJDBA2
BA10 JBA5 KJBA3 KHFDB2
KH11 HBA5 KHDB3 JHFBA2
KD11 FDB5 JHFD3 HFDBA2
JH11 KJH6 JFDB3 KJHDA3
JD11 KJF6 HDBA3 KJFBA3
FD11 KHD6 KJHF4 KHDBA3
KF12 KFB6 KJFD4 JHFDA3
HF12 KDB6 KHFD4 JFDBA3
KA16 JHF6 KHFB4 KJHFA4
JA18 JHD6 KFDB4 KJFDA4
HA18 JFD6 JDBA4 KHFDA4
FA18 HFD6 HFBA4 KFDBA4
DA18 FBA7 KJDA5 KHFBA4
KJA8 KHBA5
KHF8 JFBA5
KFD8 FDBA5
KBA8 KJHA6
DBA8 KJFA6
JFA10 KHDA6
HDA10 KFBA6
KHA11 KDBA6
KDA11 JHDA6
JHA11 JHFA6
JDA11 JFDA6
FDA11 HFDA6
KFA12 KHFA8
HFA12 KFDA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LI5 LIG2 LIGC1 LJIGC1 LJIGEC1 LJIGECA1
G14 LG5 JIC2 JIGC1 LIGEC1 LJIGCA1
E15 JI5 IGC2 IGEC1 LIGCA1 LIGECA1
I15 LE7 LJI3 LJIG2 JIGEC1 JIGECA1
C16 IG7 LGC3 LJIC2 JIGCA1 LJIGEA2
J18 IC7 GEC3 LIGE2 IGECA1 LJIECA2
A28 GE7 LIE4 LIGA2 LJIGE2 LJGECA2
GC7 LIC4 LGEC2 LJIGA2
LJ8 LGE4 JIEC2 LJIEC2
LC8 JIG4 IGCA2 LJICA2
EC8 JIE4 JICA2 LJGEC2
IE9 IGE4 LJIE3 LIGEA2
LA10 IEC4 LJIA3 LGECA2
JE10 LJG5 LJGC3 JIECA2
JG11 LIA5 LIEC3 LJIEA3
JC11 LGA5 LGCA3 LJGCA3
GA14 LEC5 JIGE3 LIECA3
IA15 JIA5 JGEC3 JIGEA3
EA15 LJE6 GECA3 JGECA3
CA16 LJC6 LJGE4 LJECA4
JA18 JGE6 LJEC4 LJGEA4
JGC6 LIEA4
JEC6 LICA4
LEA7 LGEA4
ICA7 JIGA4
GEA7 JIEA4
GCA7 IGEA4
IGA7 IECA4
LJA8 LJGA5
LCA8 LECA5
ECA8 LJEA6
IEA9 LJCA6
JEA10 JGEA6
JGA11 JGCA6
JCA11 JECA6
134

I° II° III° IV° V° VI° VII°


G14 HG5 KHG2 KJGE1 KJHGE1 KJHGEC1 KJHGECA1
E15 KG7 KGE2 KHGE1 KJGEC1 KJHGEA1
C16 KE7 KJE3 KGEC1 KJGEA1 KJGECA1
K16 GE7 KEC3 KJHG2 KHGEC1 KHGECA1
H18 GC7 HGE3 KJEC2 KHGEA1 KJHGCA2
J18 KJ8 GEC3 KHGC2 KGECA1 KJHECA2
A28 KC8 KJG4 KHGA2 KJHGC2 JHGECA2
EC8 KGC4 KGEA2 KJHGA2
JE10 HGC4 HGEC2 KJHEC2
HE10 KJC5 KJHE3 KJECA2
KH11 JHG5 KJGC3 KHGCA2
JH11 HGA5 KJEA3 JHGEC2
JG11 KJH6 KHEC3 HGECA2
JC11 KHE6 KECA3 KHECA3
HC12 KHC6 JHGE3 KJHEA3
GA14 JHE6 JGEC3 KJGCA3
EA15 JGE6 HGEA3 JHGEA3
KA16 JGC6 GECA3 JGECA3
CA16 JEC6 KJHC4 KJHCA4
JA18 HEC6 KJGA4 JHGCA4
HA18 KGA7 KGCA4 JHECA4
KEA7 JHGC4
GEA7 JHEC4
GCA7 HGCA4
KJA8 KJCA5
KCA8 JHGA5
JHC8 KJHA6
ECA8 KHEA6
JEA10 KHCA6
HEA10 JHEA6
KHA11 JGEA6
JHA11 JGCA6
JGA11 JECA6
JCA11 HECA6
HCA12 JHCA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


E15 KE7 KIC3 KIEC1 KIHEC1 KIHFEC1 KIHFECA1
I15 IH7 KEC3 KIFE2 KIFEC1 KIHECA1
C16 IC7 KIE4 KIHC2 KIECA1 KIFECA1
K16 FE7 KFE4 KFEC2 KIHFE2 KIHFEA2
F18 KI8 IHE4 IHEC2 KIHFC2 KIHFCA2
H18 KC8 IHC4 KIHE3 KIFEA2 KHFECA2
A28 EC8 IFE4 KIFC3 KIHCA2 IHFECA2
IE9 IEC4 KHEC3 KHFEC2
IF10 KIH5 KECA3 KFECA2
HE10 FEC5 IHFE3 IHFEC2
KH11 KIF6 IFEC3 IHECA2
FC11 KHE6 KICA3 KIHEA3
KF12 KHC6 KIHF4 KIFCA3
HF12 KFC6 KIEA4 KHECA3
HC12 IHF6 KHFE4 IHFEA3
IA15 IFC6 KHFC4 IFECA3
EA15 HFE6 KFEA4 KIHFA4
KA16 HEC6 IHFC4 KHFEA4
CA16 KEA7 IHEA4 KHFCA4
HA18 IHA7 IHCA4 IHFCA4
FA18 ICA7 IFEA4 HFECA4
FEA7 IECA4
KIA8 HFEC4
KHF8 KIHA5
KCA8 FECA5
HFC8 KIFA6
ECA8 KHCA6
IEA9 KFCA6
IFA10 IFCA6
HEA10 HFEA6
FCA11 HECA6
KHA11 IHFA6
KFA12 KHFA8
HFA12 KHEA8
HCA12 HFCA8
135

I° II° III° IV° V° VI° VII°


G14 GF5 IGC2 KIGC1 KIGFC1 KIGFDC1 KIGFDCA1
I15 KG7 GFC2 IGFC1 KIGDC1 KIGFCA1
C16 IG7 KIG3 IGDC1 KIGCA1 KIGDCA1
K16 IC7 KIC3 IGDA1 IGFDC1 IGFDCA1
D18 GC7 IGF3 KIGF2 IGFCA1 KIGFDA2
F18 KI8 IDC3 KIDC2 IGDCA1 KIFDCA2
A28 KC8 KGF4 KGFC2 KIGFD2 KGFDCA2
DC8 KGC4 IGCA2 KIGFA2
IF10 GDC4 GFDC2 KIFDC2
ID10 KDC5 GFCA2 KIDCA2
KD11 GFD5 KIGD3 KGFDC2
GD11 GFA5 KIGA3 KGFCA2
FD11 KIF6 KIFC3 GFDCA2
FC11 KID6 KICA3 KIGDA3
KF12 KGD6 KGDC3 KIFCA3
GA14 KFC6 IGFD3 KGDCA3
IA15 IGD6 IGFA3 IGFDA3
KA16 IFD6 IFDC3 IFDCA3
CA16 IFC6 IDCA3 KIFDA4
FA18 FDC6 KIFD4 KGFDA4
DA18 KGA7 KGFD4 KFDCA4
IGA7 KGCA4
ICA7 KGFA4
GCA7 KFDC4
KIA8 KDCA5
KFD8 GFDA5
KCA8 KIFA6
DCA8 KIDA6
IFA10 KGDA6
IDA10 KFCA6
KDA11 IFDA6
GDA11 IFCA6
FDA11 GDCA6
FCA11 FDCA6
KFA12 KFDA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 ED5 KGE2 KIGE1 KIGED1 KIGEDB1 KIGEDBA1
G14 EB5 KED2 KGED1 KIGEB1 KIGEDA1
I15 GB5 GEB2 KGEB1 KIGEA1 KIGEBA1
E15 KG7 KIG3 KIED2 KGEDB1 KGEDBA1
K16 KE7 KGB3 KIGB2 KGEDA1 KIGDBA2
D18 IG7 EDB3 KGEA2 KGEBA1 KIEDBA2
A28 IB7 KIE4 KEDB2 KIGDB2 IGEDBA2
GE7 KEB4 KEDA2 KIGBA2
KI8 IGE4 IGEB2 KIEDB2
KB8 IGB4 GEDB2 KIEDA2
DB8 IED4 GEBA2 KIEBA2
IE9 IEB4 KIGD3 KEDBA2
ID10 GED4 KIGA3 IGEDB2
BA10 KIB5 KIEB3 IGEBA2
KD11 GDB5 KGDB3 GEDBA2
GD11 GBA5 KGBA3 KIGDA3
GA14 EDA5 IGED3 KGDBA3
IA15 EBA5 IEDB3 IGEDA3
EA15 KID6 EDBA3 IEDBA3
KA16 KGD6 KIEA4 KIDBA4
DA18 KDB6 KIDB4 IGDBA4
IGD6 KEBA4
IDB6 IGDB4
KGA7 IGBA4
KEA7 IGEA4
IGA7 IEDA4
IBA7 IEBA4
GEA7 GEDA4
KIA8 KIBA5
KBA8 GDBA5
DBA8 KIDA6
IEA9 KGDA6
IDA10 KDBA6
KDA11 IGDA6
GDA11 IDBA6
136

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LI5 LIH2 LIHE1 LIHFE1 LIHFEC1 LIHFECA1
I15 LF5 LIF3 LIHF2 LIHEC1 LIHFEA1
E15 LH7 LFE3 LIHC2 LIHEA1 LIHECA1
C16 LE7 LIE4 LIHA2 LIHFC2 LIHFCA2
F18 IH7 LIC4 LIFE2 LIHFA2 LIFECA2
H18 IC7 LHF4 LHFE2 LIHCA2 LHFECA2
A28 FE7 LHE4 IHEC2 LIFEC2 IHFECA2
LC8 IHE4 LIFC3 LIFEA2
EC8 IHC4 LIFA3 LHFEC2
IE9 IFE4 LIEC3 LHFEA2
LA10 IEC4 LHEC3 IHFEC2
IF10 LIA5 LFEC3 IHECA2
HE10 LFC5 LFEA3 LIFCA3
FC11 LFA5 IHFE3 LIECA3
HF12 LEC5 IFEC3 LHECA3
HC12 FEC5 LHFC4 LFECA3
IA15 LHC6 LHFA4 IHFEA3
EA15 IHF6 LIEA4 IFECA3
CA16 IFC6 LICA4 LHFCA4
HA18 HFE6 LHEA4 IHFCA4
FA18 HEC6 IHFC4 HFECA4
LHA7 IHEA4
LEA7 IHCA4
IHA7 IFEA4
ICA7 IECA4
FEA7 HFEC4
LCA8 LFCA5
HFC8 LECA5
ECA8 FECA5
IEA9 LHCA6
IFA10 IHFA6
HEA10 IFCA6
FCA11 HFEA6
HFA12 HECA6
HCA12 HFCA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


G14 GF5 GFC2 JGFC1 KJGFC1 KJGFDC1 KJGFDCA1
C16 KG7 JGF3 KJGF2 JGFDC1 KJGFCA1
K16 GC7 KJG4 KGFC2 JGFCA1 JGFDCA1
D18 KJ8 KGF4 GFDC2 KJGFD2 KJGFDA2
F18 KC8 KGC4 GFCA2 KJGFA2 KJGDCA2
J18 DC8 GDC4 KJGD3 KJGDC2 KJFDCA2
A28 JF10 KJD5 KJGC3 KJFDC2 KGFDCA2
KD11 KJC5 KJFC3 KGFDC2
JG11 KDC5 KJDC3 KGFCA2
JD11 JDC5 KGDC3 GFDCA2
JC11 GFD5 JGFD3 KJGDA3
GD11 GFA5 JGFA3 KJGCA3
FD11 KJF6 JGDC3 KJFCA3
FC11 KGD6 JFDC3 KJDCA3
KF12 KFC6 KJGA4 KGDCA3
GA14 JFD6 KJFD4 JGFDA3
KA16 JFC6 KGFD4 JGDCA3
CA16 JGC6 KGFA4 JFDCA3
JA18 FDC6 KGCA4 KJFDA4
FA18 KGA7 KFDC4 KGFDA4
DA18 GCA7 GDCA4 KFDCA4
KJA8 KJDA5
KFD8 KJCA5
KCA8 KDCA5
JGD8 JDCA5
DCA8 GFDA5
JFA10 KJFA6
KDA11 KGDA6
JGA11 KFCA6
JDA11 JFDA6
JCA11 JGCA6
GDA11 JFCA6
FDA11 FDCA6
FCA11 KFDA8
KFA12 JGDA8
137

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 ED5 KED2 KHED1 KIHED1 KIHEDB1 KIHEDBA1
E15 EB5 HED2 IHED1 KHEDB1 KIHEDA1
I15 HB5 IHB3 HEDB1 KHEDA1 KHEDBA1
K16 KE7 HDB3 KIED2 IHEDB1 IHEDBA1
D18 IH7 HEB3 KHEB2 IHEDA1 KIHEBA2
H18 IB7 EDB3 KEDA2 HEDBA1 KIHDBA2
A28 KI8 KIE4 KEDB2 KIHEB2 KIEDBA2
KB8 KEB4 IHEB2 KIHDB2
DB8 IHE4 IHDB2 KIEDB2
IE9 IHD4 HEDA2 KIEDA2
ID10 IED4 KIHE3 KIEBA2
HE10 IEB4 KIHD3 KHEBA2
HD10 KIH5 KIHB3 KEDBA2
BA10 KIB5 KIEB3 IHEBA2
KH11 KHB5 KHDB3 IHDBA2
KD11 EDA5 IHBA3 KIHEA3
IA15 EBA5 IEDB3 KIHDA3
EA15 HBA5 HEBA3 KIHBA3
KA16 KID6 HDBA3 KHDBA3
HA18 KHE6 EDBA3 IEDBA3
DA18 KHD6 KIEA4 KIDBA4
KDB6 KIDB4
IDB6 KEBA4
KEA7 IHEA4
IHA7 IHDA4
IBA7 IEDA4
KIA8 IEBA4
KBA8 KIHA5
DBA8 KIBA5
IEA9 KHBA5
IDA10 KIDA6
HEA10 KHEA6
HDA10 KHDA6
KHA11 KDBA6
KDA11 IDBA6

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LG5 LHG3 LGDC1 LJGDC1 LJHGDC1 LJHGDCA1
G14 LD5 LGD3 LJDC2 LHGDC1 LJGDCA1
C16 HG5 LGC3 LHGD2 LGDCA1 LHGDCA1
D18 LH7 LDC3 LHGC2 LJHGD2 LJHGDA2
H18 GC7 HGD3 HGDC2 LJHGC2 LJHGCA2
J18 LJ8 LJD4 LJHG3 LJHDC2 LJHDCA2
A28 LC8 LHD4 LJHD3 LJDCA2 JHGDCA2
DC8 HGC4 LJGD3 LHGDA2
LA10 GDC4 LJGC3 LHGCA2
HD10 LJH5 LHGA3 JHGDC2
JH11 LJG5 LHDC3 HGDCA2
JG11 LGA5 LGDA3 LJHGA3
JD11 LDA5 LGCA3 LJHDA3
JC11 JHG5 LDCA3 LJGDA3
GD11 JDC5 JHGD3 LJGCA3
HC12 HGA5 JGDC3 JHGDA3
GA14 LJC6 HGDA3 JGDCA3
CA16 LHC6 LJHC4 LJHCA4
JA18 JHD6 LJDA4 JHDCA4
HA18 JGC6 LHDA4 JHGCA4
DA18 HDC6 JHGC4
LHA7 JHDC4
GCA7 HGCA4
LJA8 GDCA4
LCA8 LJHA5
JHC8 LJGA5
JGD8 JHGA5
DCA8 JDCA5
HDA10 LJCA6
JHA11 LHCA6
JGA11 JHDA6
JDA11 JGCA6
JCA11 HDCA6
GDA11 JGDA8
HCA12 JHCA8
138

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 JB5 JHB2 KJEB1 KJFEB1 KJHFEB1 KJHFEBA1
E15 HB5 JEB2 JHEB1 KJHEB1 KJHEBA1
K16 EB5 FEB2 JFEB1 JHFEB1 KJFEBA1
F18 KE7 KJE3 KJFE2 JHEBA1 JHFEBA1
H18 FE7 KJB3 KJHB2 JFEBA1 KJHFEA2
J18 FB7 HEB3 KHEB2 KJHFE2 KJHFBA2
A28 KJ8 KFE4 KFEB2 KJHFB2 KHFEBA2
KB8 KEB4 JHFB2 KJHBA2
JF10 JFE4 JHBA2 KJFEA2
JE10 HFB4 JEBA2 KHFEB2
HE10 KHB5 HFEB2 KHEBA2
BA10 JFB5 FEBA2 KFEBA2
KH11 HBA5 KJHE3 JHFBA2
JH11 EBA5 KJFB3 HFEBA2
KF12 JBA5 KJEA3 KJHEA3
HF12 KJH6 KJBA3 KJFBA3
EA15 KJF6 JHFE3 KJEBA3
KA16 KHE6 HEBA3 JHFEA3
JA18 KFB6 KJHF4 KJHFA4
HA18 JHF6 KHFE4 KHFEA4
FA18 JHE6 KHFB4 KHFBA4
HFE6 KFEA4
KEA7 KEBA4
FEA7 JFEA4
FBA7 HFBA4
KJA8 KHBA5
KHF8 JFBA5
KBA8 KJHA6
JFA10 KJFA6
JEA10 KHEA6
HEA10 KFBA6
JHA11 JHFA6
KHA11 JHEA6
HFA12 HFEA6
KFA12 KHFA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LI5 LIG2 LJID1 LJIGD1 LJIGED1 LJIGEDA1
G14 LG5 LED2 LIGD1 LJIED1 LJIGDA1
E15 LD5 LID2 LIED1 LIGED1 LJIEDA1
I15 JI5 LJI3 LJIG2 LJIDA1 LIGEDA1
D18 ED5 LGD3 LJED2 LIEDA1 LJIGEA2
J18 LE7 JID3 LIGE2 LIGDA1 LJGEDA2
A28 IG7 JED3 LIGA2 LJIGE2 JIGEDA2
GE7 LJD4 LIDA2 LJIGA2
LJ8 LIE4 LGED2 LJGED2
IE9 LGE4 LEDA2 LJEDA2
LA10 JIG4 JIED2 LIGEA2
JE10 JIE4 LJIE3 LGEDA2
ID10 IGE4 LJIA3 JIGED2
JG11 IED4 LJGD3 JIEDA2
JD11 GED4 LGDA3 LJIEA3
GD11 LJG5 JIGE3 LJGDA3
GA14 LIA5 JIGD3 JIGEA3
IA15 LGA5 JIDA3 JIGDA3
EA15 LDA5 JGED3 JGEDA3
JA18 JIA5 JEDA3 IGEDA3
DA18 EDA5 IGED3 LJGEA4
LJE6 LJGE4
JGE6 LJDA4
IGD6 LIEA4
LEA7 LGEA4
IGA7 JIGA4
GEA7 JIEA4
LJA8 IGEA4
JGD8 IEDA4
IEA9 GEDA4
JEA10 LJGA5
IDA10 LJEA6
JGA11 JGEA6
JDA11 IGDA6
GDA11 JGDA8
139

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 JI5 JIF2 JIGF1 JIGFD1 JIGFDB1 JIGFDBA1
G14 JB5 JIB2 JIFD1 JIGFB1 JIGFDA1
I15 GB5 JID3 JIFB1 JIGFA1 JIGFBA1
D18 GF5 JGF3 JIGB2 JIFDB1 JIFDBA1
F18 IG7 JGB3 JIFA2 JIFDA1 JIGDBA2
J18 IB7 IGF3 JIDB2 JIFBA1 JGFDBA2
A28 FB7 GFB3 JIBA2 JIGDB2 IGFDBA2
DB8 JIG4 JGFB2 JIGBA2
JF10 JDB4 IGFB2 JIDBA2
IF10 IGB4 JIGD3 JGFDB2
ID10 IFB4 JIDA3 JGFBA2
BA10 JIA5 JGFD3 IGFDB2
JG11 JFB5 JGFA3 IGFBA2
JD11 JBA5 JGDB3 JIGDA3
GD11 GFD5 JGBA3 JGFDA3
FD11 GFA5 JFDB3 JGDBA3
GA14 GDB5 IGFD3 JFDBA3
IA15 GBA5 IGFA3 IGFDA3
JA18 FDB5 IFDB3 IFDBA3
FA18 JFD6 GFDB3 GFDBA3
DA18 IGD6 GFBA3 IGDBA4
IFD6 JIGA4
IDB6 JDBA4
IGA7 IGDB4
IBA7 IGBA4
FBA7 IFBA4
JGD8 JFBA5
DBA8 GFDA5
JFA10 GDBA5
IFA10 FDBA5
IDA10 JFDA6
JGA11 IGDA6
JDA11 IFDA6
FDA11 IDBA6
GDA11 JGDA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LI5 LIH2 LIHD1 LIHFD1 LIHFDC1 LIHFDCA1
I15 LF5 LID2 LIFD1 LIHDC1 LIHFDA1
C16 LD5 LFD2 LIDC1 LIHDA1 LIHDCA1
D18 LH7 LIF3 LIHF2 LIFDC1 LIFDCA1
F18 IH7 LDC3 LIHC2 LIFDA1 LIHFCA2
H18 IC7 IDC3 LIHA2 LIDCA1 LHFDCA2
A28 LC8 LIC4 LIDA2 LHFDC1 IHFDCA2
DC8 LHF4 LHFD2 LIHFC2
LA10 LHD4 LFDC2 LIHFA2
IF10 IHD4 LFDA2 LIHCA2
ID10 IHC4 IHDC2 LHFDA2
HD10 LIA5 LIFC3 LFDCA2
FD11 LFC5 LIFA3 IHFDC2
FC11 LFA5 LHDC3 IHDCA2
HF12 LDA5 LDCA3 LIFCA3
HC12 LHC6 IHFD3 LHDCA3
IA15 IHF6 IFDC3 IHFDA3
CA16 IFD6 IDCA3 IFDCA3
HA18 IFC6 LICA4 LHFCA4
FA18 HFD6 LHFC4 IHFCA4
DA18 HDC6 LHFA4 HFDCA4
FDC6 LHDA4
LHA7 IHFC4
IHA7 IHDA4
ICA7 IHCA4
LCA8 HFDC4
HFC8 LFCA5
DCA8 LHCA6
IFA10 IHFA6
IDA10 IFDA6
HDA10 IFCA6
FDA11 HFDA6
FCA11 HDCA6
HFA12 FDCA6
HCA12 HFCA8
140

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 JB5 KJB3 KJGB1 KJGFB1 KJGFDB1 KJGFDBA1
G14 GF5 KGB3 KJGF2 KJGDB1 KJGFBA1
K16 GB5 JGF3 KJDB2 KJGBA1 KJGDBA1
D18 KG7 JGB3 KGFB2 KJGFD2 KJGFDA2
F18 FB7 GFB3 JGFB2 KJGFA2 KJFDBA2
J18 KJ8 KJG4 KJGD3 KJFDB2 KGFDBA2
A28 KB8 KGF4 KJFB3 KJDBA2 JGFDBA2
DB8 JDB4 KJBA3 KGFDB2
JF10 KJD5 KGDB3 KGFBA2
BA10 JFB5 KGBA3 JGFDB2
KD11 JBA5 JGFD3 JGFBA2
JG11 GFD5 JGDB3 KJGDA3
JD11 GFA5 JGBA3 KJFBA3
GD11 GDB5 JGFA3 KGDBA3
FD11 GBA5 JFDB3 JGFDA3
KF12 FDB5 GFDB3 JGDBA3
GA14 KJF6 GFBA3 JFDBA3
KA16 KGD6 KJGA4 GFDBA3
JA18 KFB6 KJFD4 KJFDA4
FA18 KDB6 KGFD4 KGFDA4
DA18 JFD6 KGFA4 KFDBA4
KGA7 KFDB4
FBA7 JDBA4
KJA8 KJDA5
KFD8 JFBA5
KBA8 GFDA5
JGD8 GDBA5
DBA8 FDBA5
JFA10 KJFA6
KDA11 KGDA6
JGA11 KFBA6
JDA11 KDBA6
GDA11 JFDA6
FDA11 KFDA8
KFA12 JGDA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LI5 JIF2 LJIF1 LJIFE1 LJIFEC1 LJIFECA1
I15 LF5 JIC2 JIFE1 LJIFC1 LJIFEA1
E15 JI5 LJI3 JIFC1 LJIFA1 LJIFCA1
C16 LE7 LJF3 LJIC2 JIFEC1 JIFECA1
F18 IC7 LIF3 LJFE2 JIFEA1 LJIECA2
J18 FE7 LFE3 LIFE2 JIFCA1 LJFECA2
A28 LJ8 LIE4 JIFA2 LJIEC2 LIFECA2
LC8 LIC4 JIEC2 LJICA2
EC8 JIE4 JICA2 LJFEC2
IE9 JFE4 LJIE3 LJFEA2
LA10 IFE4 LJIA3 LIFEC2
JF10 IEC4 LJFC3 LIFEA2
JE10 LFC5 LJFA3 JIECA2
IF10 LFA5 LIFC3 LJIEA3
JC11 LEC5 LIFA3 LJFCA3
FC11 LIA5 LIEC3 LIFCA3
IA15 JIA5 LFEC3 LIECA3
EA15 FEC5 LFEA3 LFECA3
CA16 LJE6 JFEC3 JFECA3
JA18 LJC6 IFEC3 IFECA3
FA18 JFC6 LJEC4 LJECA4
JEC6 LIEA4
IFC6 LICA4
LEA7 JIEA4
ICA7 JFEA4
FEA7 IFEA4
LJA8 IECA4
LCA8 LECA5
ECA8 LFCA5
IEA9 FECA5
JFA10 LJEA6
JEA10 LJCA6
IFA10 JECA6
FCA11 JFCA6
JCA11 IFCA6
141

I° II° III° IV° V° VI° VII°


G14 HG5 KHG2 KHGD1 KJHGD1 KJHGDC1 KJHGDCA1
C16 KG7 HGD3 KJHG2 KHGDC1 KJHGDA1
K16 GC7 KJG4 KHGC2 KHGDA1 KHGDCA1
D18 KJ8 KGC4 KHGA2 KJHGC2 KJHGCA2
H18 KC8 HGC4 HGDC2 KJHGA2 KJHDCA2
J18 DC8 GDC4 KJHD3 KJHDC2 KJGDCA2
A28 HD10 KJD5 KJGD3 KJGDC2 JHGDCA2
KH11 KJC5 KJGC3 JHGDC2
KD11 KDC5 KJDC3 KHGCA2
JH11 JHG5 KHDC3 HGDCA2
JG11 JDC5 KGDC3 KJHDA3
JD11 HGA5 JHGD3 KJGDA3
JC11 KJH6 JGDC3 KJGCA3
GD11 KHD6 HGDA3 KJDCA3
HC12 KHC6 KJHC4 KHDCA3
GA14 KGD6 KJGA4 KGDCA3
KA16 JHD6 KGCA4 JHGDA3
CA16 JGC6 JHGC4 JGDCA3
JA18 HDC6 JHDC4 KJHCA4
HA18 KGA7 HGCA4 JHGCA4
DA18 GCA7 GDCA4 JHDCA4
KJA8 KJDA5
KCA8 KJCA5
JHC8 KDCA5
JGD8 JHGA5
DCA8 JDCA5
HDA10 KJHA6
KHA11 KHDA6
KDA11 KHCA6
JHA11 KGDA6
JGA11 JHDA6
JDA11 JGCA6
JCA11 HDCA6
GDA11 JGDA8
HCA12 JHCA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 HB5 FEB2 IFEB1 KIFEB1 KIHFEB1 KIHFEBA1
E15 EB5 IHB3 KIFE2 IHFEB1 KIFEBA1
I15 KE7 HEB3 KHEB2 IFEBA1 IHFEBA1
K16 IH7 KIE4 KFEB2 KIHFE2 KIHFEA2
F18 IB7 KFE4 IHFB2 KIHFB2 KIHFBA2
H18 FE7 KEB4 IHEB2 KIHEB2 KIHEBA2
A28 FB7 IHE4 HFEB2 KIFEA2 KHFEBA2
KI8 IFE4 FEBA2 KIEBA2
KB8 IFB4 KIHE3 KHFEB2
IE9 IEB4 KIHB3 KHEBA2
IF10 HFB4 KIFB3 KFEBA2
HE10 KIH5 KIEB3 IHFBA2
BA10 KIB5 IHFE3 IHEBA2
KH11 KHB5 IHBA3 HFEBA2
KF12 HBA5 HEBA3 KIHEA3
HF12 EBA5 KIHF4 KIHBA3
IA15 KIF6 KIEA4 KIFBA3
EA15 KHE6 KHFE4 IHFEA3
KA16 KFB6 KHFB4 KIHFA4
HA18 IHF6 KFEA4 KHFEA4
FA18 HFE6 KEBA4 KHFBA4
KEA7 IHEA4
IHA7 IFEA4
IBA7 IFBA4
FEA7 IEBA4
FBA7 HFBA4
KIA8 KIHA5
KHF8 KIBA5
KBA8 KHBA5
IEA9 KIFA6
IFA10 KHEA6
HEA10 KFBA6
KHA11 IHFA6
KFA12 HFEA6
HFA12 KHFA8
142

I° II° III° IV° V° VI° VII°


L10 LG5 LED2 LHGE1 LJHED1 LJHGED1 LJHGEDA1
G14 LD5 HED2 LHED1 LHGED1 LJHEDA1
E15 HG5 LHG3 JHED1 LHGEA1 LHGEDA1
D18 ED5 LGD3 HGED1 LHEDA1 JHGEDA1
H18 LH7 JED3 LJED2 JHGED1 LJHGEA2
J18 LE7 HGE3 LHGD2 JHEDA1 LJHGDA2
A28 GE7 HGD3 LGED2 HGEDA1 LJGEDA2
LJ8 LJD4 LEDA2 LJHGE2
LA10 LHE4 HEDA2 LJHGD2
JE10 LHD4 LJHG3 LJGED2
HE10 LGE4 LJHE3 LJEDA2
HD10 GED4 LJHD3 LHGDA2
JH11 LJH5 LJGD3 LGEDA2
JG11 LJG5 LHGA3 LJHGA3
JD11 LDA5 LGDA3 LJHEA3
GD11 LDA5 JHGE3 LJHDA3
GA14 JHG5 JHGD3 LJGDA3
EA15 HGA5 JGED3 JHGEA3
JA18 EDA5 JEDA3 JHGDA3
HA18 LJE6 HGEA3 JGEDA3
DA18 JHE6 HGDA3 LJGEA4
JHD6 LJGE4
JGE6 LJDA4
LHA7 LHEA4
LEA7 LHDA4
GEA7 LGEA4
LJA8 GEDA4
JGD8 LJHA5
JEA10 LJGA5
HEA10 JHGA5
HDA10 LJEA6
JHA11 JHEA6
JGA11 JHDA6
JDA11 JGEA6
GDA11 JGDA8

I° II° III° IV° V° VI° VII°


B10 JI5 JIB2 JIEB1 JIGEB1 JIGEDB1 JIGEDBA1
G14 JB5 JEB2 JGEB1 JIEDB1 JIGEBA1
I15 GB5 GEB2 JEDB1 JIEBA1 JIEDBA1
E15 ED5 JID3 JIGB2 JGEDB1 JIGEDA2
D18 EB5 JGB3 JIED2 JGEBA1 JIFDBA2
J18 IG7 JED3 JIDB2 JEDBA1 JIGEDA2
A28 IB7 EDB3 JIBA2 JIGED2 IGEDBA2
GE7 JIG4 JEBA2 JIGDB2
DB8 JIE4 IGEB2 JIGBA2
IE9 JDB4 GEDB2 JIEDA2
JE10 IGE4 GEBA2 JIDBA2
ID10 IGB4 JIGE3 IGEDB2
BA10 IED4 JIGD3 IGEBA2
JG11 IEB4 JIDA3 GEDBA2
JD11 GED4 JGED3 JIGEA3
GD11 JIA5 JGDB3 JIGDA3
GA14 JBA5 JGBA3 JGEDA3
IA15 GDB5 JEDA3 JGDBA3
EA15 GBA5 IGED3 IGEDA3
JA18 EDA5 IEDB3 IEDBA3
DA18 EBA5 EDBA3 IGDBA4
JGE6 JIGA4
IGD6 JIEA4
IDB6 JDBA4
IGA7 IGEA4
IBA7 IGDB4
GEA7 IGBA4
JGD8 IEDA4
DBA8 IEBA4
IEA9 GEDA4
JEA10 GDBA5
IDA10 JGEA6
JGA11 IGDA6
JDA11 IDBA6
GDA11 JGDA8
143

3.Criterio quantitativo per la determinazione della differenza tra due modi o strutture

Dati due modi o strutture del medesimo ordine, il numero di altezze differenti che li caratterizza ne
misura la differenza: maggiore è il numero di altezze differenti, maggiore è la differenza tra i due
modi o strutture.

Dato un insieme di modi o strutture del medesimo ordine, è possibile valutare la differenza tra uno
di essi o una di esse e tutti gli altri modi o strutture appartenenti all’insieme stesso in base al criterio 
quantitativo sopra esposto. Tali altri modi o strutture possono così essere ordinati in base alla
differenza rispetto al modo preso in considerazione o alla struttura presa in considerazione.
Quando due o più modi o strutture sono caratterizzati dallo stesso numero di altezze differenti
rispetto al modo o alla struttura preso in considerazione, essi o esse sono egualmente differenti
rispetto al modo o alla struttura preso in considerazione.

Esempio 1: differenza tra modi appartenenti ad un determinato insieme di modi

Si  prenda  in  considerazione  l’insieme  di  modi  presentato  al  punto  III.  dell’esempio  1  relativo  al 
paragrafo sugli ordini di descrittività di modi e strutture.
Nelle seguenti tabelle viene misurata, per ciascuno dei modi appartenenti a tale insieme, la
differenza tra esso e tutti gli altri modi.
L’intestazione di ciascuna colonna, in grassetto, indica il modo preso in considerazione. 
In  ciascuna  colonna,  dall’alto  verso  il  basso,  è  possibile  vedere  l’ordinamento in senso crescente
degli altri modi in base alla differenza di ciascun modo rispetto al modo preso in considerazione.
Il numero a fianco a ciascun modo indica il numero di altezze differenti tra esso e il modo preso in
considerazione.
I modi egualmente differenti dal modo preso in considerazione sono stati raccolti insieme.

ACEFHJL ACDFHJK ABDFHIK ACEGHJL ACEFHJK ACDFHIK ABDFGIK


ACEGHJL 1 ACEFHJK 1 ACDFHIK 1 ACEFHJL 1 ACEFHJL 1 ACDFHJK 1 ABDFHIK 1
ACEFHJK 1 ACDFHIK 1 ABDFGIK 1 ACEGIJL 1 ACDFHJK 1 ABDFHIK 1 ACDFGIK 1
ACDFHJL 1 ACDFHJL 1 ABDFHJK 1 ACEGHJK 1 ACEFHIK 1 ACEFHIK 1 ABDEGIK 1
ACEFHIL 1 ABDFHJK 1 ABDEHIK 1 ACDGHJL 1 ABEFHJK 1 ACDFGIK 1 ABDFGIJ 1
ACEFIJL 1 ACDFGJK 1 ABEFHIK 1 ADEGHJL 1 ACEGHJL 2 ACDFHIL 1 ABDFGJK 1
ACDFHJK 2 ABDEHIK 1 ACDFHJK 2 ACEFHJK 2 ACDFHIK 2 ACEFHJK 2 ACDFHIK 2
ACEGIJL 2 ACDGHJK 1 ACEFHIK 2 ACDFHJL 2 ACDFHJL 2 ABDFGIK 2 ABDFHJK 2
ACEGHJK 2 ACEFHJL 2 ACDFGIK 2 ACEFHIL 2 ABDFHJK 2 ACDFHJL 2 ACDFGJK 2
ACEFHIK 2 ABDFHIK 2 ABDEGIK 2 ADEGIJL 2 ACEGHJK 2 ABDFHJK 2 ABDEHIK 2
ACDGHJL 2 ACEGHJK 2 ABEFHJK 2 ACEFIJL 2 ACEFHIL 2 ACEFHIL 2 ABEFHIK 2
ABEFHJK 2 ACEFHIK 2 ABDFGIJ 2 ACDGHJK 2 ACDFGJK 2 ACDFGJK 2 ABDEGIJ 2
ACDFHIL 2 ACDFGIK 2 ACDFHIL 2 ACDFHJK 3 ACEFIJL 2 ABDEHIK 2 ACEGIJL 3
ADEGHJL 2 ACDGHJL 2 ABDFGJK 2 ACEFHIK 3 ACDGHJK 2 ACDGHJK 2 ABEFHJK 3
ACDFHIK 3 ABEFHJK 2 ACEFHJK 3 ACDFGJK 3 ABEFHIK 2 ABEFHIK 2 ADEGIJL 3
ABDFHJK 3 ACDFHIL 2 ACDFHJL 3 ABEFHJK 3 ABDFHIK 3 ACEFHJL 3 ACDFHIL 3
ACDFGJK 3 ABDFGJK 2 ACEFHIL 3 ACDFHIL 3 ACEGIJL 3 ACEGHJK 3 ACDGHJK 3
ADEGIJL 3 ACEGHJL 3 ACDFGJK 3 ABDEGIJ 3 ACDFGIK 3 ABDEGIK 3 ACEFHIK 3
ACDGHJK 3 ABDFGIK 3 ACEFIJL 3 ACDFHIK 4 ABDEHIK 3 ACDGHJL 3 ACDFHJK 4
ABEFHIK 3 ACEFHIL 3 ACDGHJK 3 ABDFHJK 4 ACDGHJL 3 ABEFHJK 3 ACEFHJK 4
ABDFHIK 4 ABDFGIJ 3 ABDEGIJ 3 ACDFGIK 4 ACDFHIL 3 ABDFGIJ 3 ACDFHJL 4
ACDFGIK 4 ACEFIJL 3 ACEFHJL 4 ABDEGIK 4 ABDFGJK 3 ABDFGJK 3 ACEGHJK 4
ABDEHIK 4 ABEFHIK 3 ACEGHJK 4 ABDEHIK 4 ADEGHJL 3 ACEFIJL 3 ACEFHIL 4
ABDFGIJ 4 ADEGHJL 3 ACDGHJL 4 ABDFGIJ 4 ABDFGIK 4 ACEGHJL 4 ACDGHJL 4
ABDFGJK 4 ACEGIJL 4 ADEGIJL 4 ABDFGJK 4 ABDEGIK 4 ACEGIJL 4 ACEFIJL 4
ABDFGIK 5 ABDEGIK 4 ADEGHJL 4 ABEFHIK 4 ADEGIJL 4 ADEGIJL 4 ADEGHJL 4
ABDEGIK 5 ADEGIJL 4 ACEGHJL 5 ABDFHIK 5 ABDFGIJ 4 ADEGHJL 4 ACEFHJL 5
ABDEGIJ 5 ABDEGIJ 4 ACEGIJL 5 ABDFGIK 5 ABDEGIJ 4 ABDEGIJ 4 ACEGHJL 5
144

ACDFHJL ABDFHJK ACEGIJL ACEGHJK ACEFHIK ACDFGIK ABDEGIK


ACEFHJL 1 ACDFHJK 1 ACEGHJL 1 ACEGHJL 1 ACEFHJK 1 ACDFHIK 1 ABDFGIK 1
ACDFHJK 1 ABDFHIK 1 ADEGIJL 1 ACEFHJK 1 ACDFHIK 1 ABDFGIK 1 ABDEHIK 1
ACDGHJL 1 ABEFHJK 1 ACEFIJL 1 ACDGHJK 1 ACEFHIL 1 ACDFGJK 1 ABDEGIJ 1
ACDFHIL 1 ABDFGJK 1 ACEFHJL 2 ACEFHJL 2 ABEFHIK 1 ACDFHJK 2 ABDFHIK 2
ACEGHJL 2 ACEFHJK 2 ACEGHJK 2 ACDFHJK 2 ACEFHJL 2 ABDFHIK 2 ACDFGIK 2
ACEFHJK 2 ACDFHIK 2 ACEFHIL 2 ACEGIJL 2 ACDFHJK 2 ACEFHIK 2 ADEGIJL 2
ACDFHIK 2 ABDFGIK 2 ACDGHJL 2 ACEFHIK 2 ABDFHIK 2 ABDEGIK 2 ABDFGIJ 2
ABDFHJK 2 ACDFHJL 2 ADEGHJL 2 ACDFGJK 2 ACEGHJK 2 ABDFGIJ 2 ABDFGJK 2
ACEFHIL 2 ACDFGJK 2 ABDEGIJ 2 ACDGHJL 2 ACDFGIK 2 ACDFHIL 2 ABEFHIK 2
ACDFGJK 2 ABDEHIK 2 ACEFHJK 3 ABEFHJK 2 ABDEHIK 2 ABDFGJK 2 ABDFHJK 3
ACEFIJL 2 ABDFGIJ 2 ACDFHJL 3 ADEGHJL 2 ABEFHJK 2 ACDGHJK 2 ACEGIJL 3
ACDGHJK 2 ACDGHJK 2 ACEFHIK 3 ACDFHIK 3 ACDFHIL 2 ACEFHJK 3 ACEGHJK 3
ADEGHJL 2 ABEFHIK 2 ACDFGIK 3 ACDFHJL 3 ACEFIJL 2 ACDFHJL 3 ACEFHIK 3
ABDFHIK 3 ACEFHJL 3 ABDEGIK 3 ABDFHJK 3 ACEGHJL 3 ABDFHJK 3 ACDFGJK 3
ACEGHJK 3 ACEGHJK 3 ACDFGJK 3 ACDFGIK 3 ABDFGIK 3 ACEGIJL 3 ABEFHJK 3
ACEFHIK 3 ACEFHIK 3 ABDFGIJ 3 ABDEGIK 3 ACDFHJL 3 ACEGHJK 3 ACDGHJK 3
ACDFGIK 3 ACDFGIK 3 ACDFHIL 3 ACEFHIL 3 ABDFHJK 3 ACEFHIL 3 ADEGHJL 3
ABEFHJK 3 ABDEGIK 3 ACDGHJK 3 ABDEHIK 3 ACEGIJL 3 ABDEHIK 3 ACDFHIK 3
ADEGIJL 3 ACDGHJL 3 ACDFHJK 4 ADEGIJL 3 ABDEGIK 3 ACDGHJL 3 ACDFHJK 4
ABDFGIJ 3 ACDFHIL 3 ACDFHIK 4 ABDFGJK 3 ACDFGJK 3 ADEGIJL 3 ACEGHJL 4
ABDFGJK 3 ADEGHJL 3 ABDEHIK 4 ACEFIJL 3 ACDGHJK 3 ACEFIJL 3 ACEFHJK 4
ABDFGIK 4 ABDEGIJ 3 ABEFHJK 4 ABEFHIK 3 ACDGHJL 4 ABEFHIK 3 ACEFHIL 4
ACEGIJL 4 ACEGHJL 4 ABDFGJK 4 ABDEGIJ 3 ADEGIJL 4 ABDEGIJ 3 ACDGHJL 4
ABDEHIK 4 ACEFHIL 4 ABEFHIK 4 ABDFHIK 4 ABDFGIJ 4 ACEFHJL 4 ACDFHIL 4
ABEFHIK 4 ADEGIJL 4 ABDFHIK 5 ABDFGIK 4 ABDFGJK 4 ACEGHJL 4 ACEFIJL 4
ABDEGIJ 4 ACEFIJL 4 ABDFGIK 5 ABDFGIJ 4 ADEGHJL 4 ABEFHJK 4 ACEFHJL 5
ABDEGIK 5 ACEGIJL 5 ABDFHJK 5 ACDFHIL 4 ABDEGIJ 4 ADEGHJL 4 ACDFHJL 5

ACEFHIL ACDFGJK ABDEHIK ACDGHJL ABEFHJK ADEGIJL ABDFGIJ


ACEFHJL 1 ACDFHJK 1 ABDFHIK 1 ACEGHJL 1 ACEFHJK 1 ACEGIJL 1 ABDFGIK 1
ACEFHIK 1 ACDFGIK 1 ABDEGIK 1 ACDFHJL 1 ABDFHJK 1 ADEGHJL 1 ABDFGJK 1
ACDFHIL 1 ABDFGJK 1 ABEFHIK 1 ACDGHJK 1 ABEFHIK 1 ABDEGIJ 1 ABDEGIJ 1
ACEFIJL 1 ACDGHJK 1 ACDFHIK 2 ADEGHJL 1 ACEFHJL 2 ACEGHJL 2 ABDFHIK 2
ACEGHJL 2 ACEFHJK 2 ABDFGIK 2 ACEFHJL 2 ACDFHJK 2 ABDEGIK 2 ABDFHJK 2
ACEFHJK 2 ACDFHIK 2 ABDFHJK 2 ACDFHJK 2 ABDFHIK 2 ACDGHJL 2 ACDFGIK 2
ACDFHIK 2 ABDFGIK 2 ACEFHIK 2 ACEGIJL 2 ACEGHJK 2 ABDFGIJ 2 ABDEGIK 2
ACDFHJL 2 ACDFHJL 2 ABEFHJK 2 ACEGHJK 2 ACEFHIK 2 ACEFIJL 2 ACDFGJK 2
ACEGIJL 2 ABDFHJK 2 ACDFHIL 2 ACDFGJK 2 ABDEHIK 2 ACEFHJL 3 ADEGIJL 2
ABEFHIK 2 ACEGHJK 2 ABDEGIJ 2 ADEGIJL 2 ABDFGJK 2 ABDFGIK 3 ACDFHJK 3
ACDFHJK 3 ACDGHJL 2 ACDFHJK 3 ACDFHIL 2 ACEGHJL 3 ACDFHJL 3 ACDFHIK 3
ABDFHIK 3 ABDFGIJ 2 ACEFHJK 3 ACEFHJK 3 ACDFHIK 3 ACEGHJK 3 ACDFHJL 3
ACEGHJK 3 ACEFHJL 3 ACEGHJK 3 ACDFHIK 3 ACDFHJL 3 ACDFGIK 3 ACEGIJL 3
ACDFGIK 3 ABDFHIK 3 ACDFGIK 3 ABDFHJK 3 ABDEGIK 3 ACEFHIL 3 ABDEHIK 3
ABDEHIK 3 ACEGHJL 3 ACEFHIL 3 ACDFGIK 3 ACEFHIL 3 ACDFGJK 3 ACDGHJL 3
ACDGHJL 3 ACEGIJL 3 ADEGIJL 3 ACEFHIL 3 ACDFGJK 3 ABDEHIK 3 ABEFHJK 3
ABEFHJK 3 ACEFHIK 3 ABDFGIJ 3 ABDFGIJ 3 ABDFGIJ 3 ACDFHIL 3 ACDFHIL 3
ADEGIJL 3 ABDEGIK 3 ABDFGJK 3 ABDFGJK 3 ACEFIJL 3 ABDFGJK 3 ACEFIJL 3
ADEGHJL 3 ABEFHJK 3 ACDGHJK 3 ACEFIJL 3 ACDGHJK 3 ACDGHJK 3 ACDGHJK 3
ABDFGIK 4 ADEGIJL 3 ADEGHJL 3 ABDEGIJ 3 ADEGHJL 3 ACDFHJK 4 ABEFHIK 3
ABDFHJK 4 ACDFHIL 3 ACEFHJL 4 ABDFHIK 4 ABDEGIJ 3 ABDFHIK 4 ADEGHJL 3
ABDEGIK 4 ACEFIJL 3 ACEGHJL 4 ABDFGIK 4 ABDFGIK 4 ACEFHJK 4 ACEFHJL 4
ACDFGJK 4 ADEGHJL 3 ACDFHJL 4 ACEFHIK 4 ACEGIJL 4 ACDFHIK 4 ACEGHJL 4
ABDFGIJ 4 ABDEGIJ 3 ACEGIJL 4 ABDEGIK 4 ACDFGIK 4 ABDFHJK 4 ACEFHJK 4
ACDGHJK 4 ACEFHIL 4 ACDFGJK 4 ABDEHIK 4 ACDGHJL 4 ACEFHIK 4 ACEGHJK 4
ABDEGIJ 4 ABDEHIK 4 ACDGHJL 4 ABEFHJK 4 ADEGIJL 4 ABEFHJK 4 ACEFHIK 4
ABDFGJK 5 ABEFHIK 4 ACEFIJL 4 ABEFHIK 5 ACDFHIL 4 ABEFHIK 4 ACEFHIL 4
145

ACDFHIL ABDFGJK ACEFIJL ACDGHJK ABEFHIK ADEGHJL ABDEGIJ


ACDFHIK 1 ABDFGIK 1 ACEFHJL 1 ACDFHJK 1 ABDFHIK 1 ACEGHJL 1 ABDEGIK 1
ACDFHJL 1 ABDFHJK 1 ACEGIJL 1 ACEGHJK 1 ACEFHIK 1 ACDGHJL 1 ADEGIJL 1
ACEFHIL 1 ACDFGJK 1 ACEFHIL 1 ACDFGJK 1 ABDEHIK 1 ADEGIJL 1 ABDFGIJ 1
ACEFHJL 2 ABDFGIJ 1 ACEGHJL 2 ACDGHJL 1 ABEFHJK 1 ACEFHJL 2 ABDFGIK 2
ACDFHJK 2 ACDFHJK 2 ACEFHJK 2 ACEGHJL 2 ACEFHJK 2 ACDFHJL 2 ACEGIJL 2
ABDFHIK 2 ABDFHIK 2 ACDFHJL 2 ACEFHJK 2 ACDFHIK 2 ACEGIJL 2 ABDEHIK 2
ACEFHIK 2 ACDFGIK 2 ACEFHIK 2 ACDFHIK 2 ABDFGIK 2 ACEGHJK 2 ABDFGJK 2
ACDFGIK 2 ABDEGIK 2 ADEGIJL 2 ACDFHJL 2 ABDFHJK 2 ACDGHJK 2 ADEGHJL 2
ACDGHJL 2 ABEFHJK 2 ACDFHJK 3 ABDFHJK 2 ABDEGIK 2 ABDEGIJ 2 ABDFHIK 3
ACEFIJL 2 ACDGHJK 2 ACDFHIK 3 ACDFGIK 2 ACEFHIL 2 ACDFHJK 3 ACEGHJL 3
ACEGHJL 3 ABDEGIJ 2 ACEGHJK 3 ABDFGJK 2 ACEFHJL 3 ACEFHJK 3 ABDFHJK 3
ACEFHJK 3 ACEFHJK 3 ACDFGIK 3 ADEGHJL 2 ACDFHJK 3 ABDFHJK 3 ACEGHJK 3
ABDFGIK 3 ACDFHIK 3 ACDFGJK 3 ACEFHJL 3 ACEGHJK 3 ABDEGIK 3 ACDFGIK 3
ABDFHJK 3 ACDFHJL 3 ACDGHJL 3 ABDFHIK 3 ACDFGIK 3 ACEFHIL 3 ACDFGJK 3
ACEGIJL 3 ACEGHJK 3 ABEFHJK 3 ABDFGIK 3 ABDFGIJ 3 ACDFGJK 3 ACDGHJL 3
ACDFGJK 3 ABDEHIK 3 ABDFGIJ 3 ACEGIJL 3 ACDFHIL 3 ABDEHIK 3 ABEFHJK 3
ABDEHIK 3 ACDGHJL 3 ACDFHIL 3 ACEFHIK 3 ABDFGJK 3 ABEFHJK 3 ACEFIJL 3
ADEGIJL 3 ADEGIJL 3 ABEFHIK 3 ABDEGIK 3 ACEFIJL 3 ABDFGIJ 3 ACDGHJK 3
ABDFGIJ 3 ABEFHIK 3 ADEGHJL 3 ABDEHIK 3 ABDEGIJ 3 ACDFHIL 3 ABEFHIK 3
ACDGHJK 3 ADEGHJL 3 ABDEGIJ 3 ABEFHJK 3 ACEGHJL 4 ABDFGJK 3 ACEFHJL 4
ABEFHIK 3 ACEFHJL 4 ABDFHIK 4 ADEGIJL 3 ACDFHJL 4 ACEFIJL 3 ACDFHJK 4
ADEGHJL 3 ACEGHJL 4 ABDFGIK 4 ABDFGIJ 3 ACEGIJL 4 ABDFHIK 4 ACEFHJK 4
ACEGHJK 4 ACEGIJL 4 ABDFHJK 4 ACDFHIL 3 ACDFGJK 4 ACDFHIK 4 ACDFHIK 4
ABDEGIK 4 ACEFHIK 4 ABDEGIK 4 ABDEGIJ 3 ADEGIJL 4 ABDFGIK 4 ACDFHJL 4
ABEFHJK 4 ACDFHIL 4 ABDEHIK 4 ACEFHIL 4 ACDGHJK 4 ACEFHIK 4 ACEFHIK 4
ABDFGJK 4 ACEFIJL 4 ABDFGJK 4 ACEFIJL 4 ADEGHJL 4 ACDFGIK 4 ACEFHIL 4
ABDEGIJ 4 ACEFHIL 5 ACDGHJK 4 ABEFHIK 4 ACDGHJL 5 ABEFHIK 4 ACDFHIL 4

4.Criterio qualitativo per la determinazione della differenza tra due modi o strutture

Dati due modi o strutture appartenenti ad un insieme di modi o strutture del medesimo ordine, la
dimensione  del  sottoinsieme  isolato  dall’altezza o dalla combinazione di altezze che deve essere
sostituita o devono essere sostituite nel primo modo o nella prima struttura per ottenere il secondo
modo o la seconda struttura misura la differenza del secondo modo o della seconda struttura rispetto
al primo modo o alla prima struttura: minore è la dimensione del sottoinsieme isolato dall’altezza o 
dalla combinazione di altezze che deve essere sostituita o devono essere sostituite nel primo modo o
nella prima struttura per ottenere il secondo modo o la seconda struttura, maggiore è la differenza
del secondo modo o della seconda struttura rispetto al primo modo o alla prima struttura.

Dato un insieme di modi o strutture del medesimo ordine, è possibile valutare la differenza tra uno
di essi o una di esse e tutti gli altri modi o strutture appartenenti all’insieme stesso in base al criterio 
qualitativo sopra esposto. Tali altri modi o strutture possono così essere ordinati in base alla
differenza rispetto al modo preso in considerazione o alla struttura presa in considerazione.
Quando  sono  uguali  le  dimensioni  dei  sottoinsiemi  isolati  dall’altezza  o  dalla  combinazione  di 
altezze che deve essere sostituita o devono essere sostituite nel modo preso in considerazione o
nella struttura presa in considerazione per ottenere due o più altri modi o strutture appartenenti
all’insieme stesso, questi ultimi o queste ultime sono egualmente differenti rispetto al modo preso in 
considerazione o alla struttura presa in considerazione.

Esempio 1: differenza tra modi appartenenti ad un determinato insieme di modi

Si  prenda  in  considerazione  l’insieme  di  modi  presentato  al  punto  III.  dell’esempio  1  relativo  al 
paragrafo sugli ordini di descrittività di modi e strutture.
146

Nelle seguenti tabelle viene misurata, per ciascuno dei modi appartenenti a tale insieme, la
differenza tra esso e tutti gli altri modi.
L’intestazione di ciascuna colonna, in grassetto, indica il modo preso in considerazione. 
In  ciascuna  colonna,  dall’alto  verso  il  basso,  è  possibile  vedere  l’ordinamento  in senso crescente
degli altri modi in base alla differenza di ciascun modo rispetto al modo preso in considerazione.
Il numero a fianco a ciascun modo indica la dimensione del sottoinsieme isolato dall’altezza o dalla 
combinazione di altezze che deve essere sostituita o devono essere sostituite nel modo preso in
considerazione per ottenerlo (tale altezza o combinazione di altezze è indicata tra parentesi).
I modi egualmente differenti dal modo preso in considerazione sono stati raccolti insieme.

ACEFHJL ACDFHJK ABDFHIK ACEGHJL


ACEGHJL 18 (F) ACEFHJK 18 (D) ABDFGIK 18 (H) ACEGIJL 18 (H)
ACEFHIL 18 (J) ACDFHIK 18 (J) ABDEHIK 18 (F) ADEGHJL 16 (C)
ACEFIJL 18 (H) ACDFGJK 18 (H) ABEFHIK 18 (D) ACDGHJL 15 (E)
ACDFHJL 15 (E) ACDGHJK 18 (F) ABDFHJK 15 (I) ACEFHJL 14 (G)
ACEGIJL 12 (FH) ACDFHJL 16 (K) ABDEGIK 12 (FH) ADEGIJL 12 (CH)
ADEGHJL 11 (CF) ABDFHJK 16 (C) ABDFGIJ 11 (HK) ACEGHJK 10 (L)
ACEFHJK 10 (L) ACDGHJL 12 (FK) ACDFHIK 10 (B) ACDFHJL 7 (EG)
ACDFHIL 10 (EJ) ABDFGJK 12 (CH) ABEFHJK 10 (DI) ACDGHJK 7 (EL)
ACEFHIK 8 (JL) ACEFHJL 11 (DK) ACEFHIK 8 (BD) ACDFHIL 6 (EGJ)
ABEFHJK 8 (CL) ABDFHIK 11 (CJ) ACDFHIL 8 (BK) ABDEGIJ 6 (CHL)
ADEGIJL 8 (CFH) ACEGHJK 11 (DF) ABDEGIJ 8 (FHK) ACEFHJK 5 (GL)
ACDFHJK 7 (EL) ACEFHIK 11 (DJ) ACDFHJK 7 (BI) ACEFHIK 5 (GJL)
ACDGHJL 7 (EF) ACDFGIK 11 (HJ) ABDFGJK 7 (HI) ACEFHIL 5 (GJL)
ACDFHIK 6 (EJL) ACEGHJL 8 (DFK) ACEFHJK 6 (BDI) ACEFIJL 5 (GH)
ABEFHIK 6 (CJL) ABDFGIK 8 (CHJ) ACEFHIL 6 (BDK) ACDFHJK 4 (EGL)
ABDFHJK 5 (CEL) ABEFHJK 8 (CD) ACDFHJL 5 (BIK) ACDFHIK 4 (EGJL)
ACEGHJK 5 (FL) ACDFHIL 8 (JK) ACDFGIK 5 (BH) ABDEGIK 4 (CHJL)
ABDFHIK 4 (CEJL) ABDEHIK 6 (CFJ) ACEFHJL 4 (BDIK) ACDFGJK 4 (EHL)
ACDFGJK 4 (EHL) ABDFGIJ 6 (CHK) ADEGIJL 4 (BFHK) ACDFGIK 3 (EHJL)
ABDEGIJ 4 (CFHL) ACEFIJL 6 (DHK) ACDGHJK 4 (BFI) ABDEHIK 3 (CGJL)
ACDFGIK 3 (EHJL) ADEGHJL 6 (CFK) ACEGHJK 3 (BDFI) ABEFHJK 3 (CGL)
ABDEHIK 3 (CFJL) ACEFHIL 5 (DJK) ACDFGJK 3 (BHI) ABDFGIJ 3 (CEHL)
ABDFGIJ 3 (CEHL) ABEFHIK 5 (CDJ) ACDGHJL 3 (BFIK) ABDFGJK 3 (CEHL)
ABDFGJK 3 (CEHL) ACEGIJL 4 (DFHK) ACEFIJL 3 (BDHK) ABEFHIK 3 (CGJL)
ACDGHJK 3 (EFL) ABDEGIK 4 (CFHJ) ADEGHJL 3 (BFIK) ABDFHIK 2 (CEGJL)
ABDFGIK 2 (CEHJL) ADEGIJL 4 (CFHK) ACEGHJL 2 (BDFIK) ABDFGIK 2 (CEHJL)
ABDEGIK 2 (CFHJL) ABDEGIJ 4 (CFHK) ACEGIJL 2 (BDFHK) ABDFHJK 2 (CEGL)
147

ACEFHJK ACDFHIK ABDFGIK ACDFHJL


ACEGHJK 18 (F) ACEFHIK 18 (D) ABDEGIK 18 (F) ACEFHJL 18 (D)
ACEFHIK 18 (J) ACDFGIK 18 (H) ABDFGIJ 16 (K) ACDGHJL 18 (F)
ACEFHJL 16 (K) ACDFHIL 16 (K) ABDFGJK 15 (I) ACDFHIL 18 (J)
ABEFHJK 16 (C) ABDFHIK 16 (C) ABDFHIK 14 (G) ACEGHJL 11 (DF)
ACDFHJK 15 (E) ACDFHJK 15 (I) ABDEGIJ 12 (FK) ACEFHIL 11 (DJ)
ACEGHJL 12 (FK) ABDFGIK 12 (CH) ABEFHIK 11 (DG) ADEGHJL 11 (CF)
ACEFIJL 11 (HK) ACEFHIL 11 (DK) ACDFGIK 10 (B) ACDFHJK 10 (L)
ABEFHIK 11 (CJ) ABDEHIK 11 (CF) ABDFHJK 7 (GI) ACEFIJL 10 (DH)
ACDFHIK 10 (EJ) ACEFHJK 10 (DI) ACDFGJK 7 (BI) ACDFHIK 8 (JL)
ACDFGJK 10 (EH) ACDGHJK 10 (FI) ABEFHJK 6 (DGI) ABDFHJK 8 (CL)
ABDFHJK 8 (CE) ACDFHJL 8 (IK) ADEGIJL 6 (BFK) ADEGIJL 8 (CFH)
ACEGIJL 8 (FHK) ABDEGIK 8 (CFH) ABDEHIK 5 (FG) ACDFGJK 7 (HL)
ACEFHIL 8 (JK) ABDFGIJ 8 (CK) ACEFHIK 5 (BDG) ABDFHIK 6 (CJL)
ACDFHJL 7 (EK) ABEFHIK 8 (CD) ACDFHIK 5 (BG) ACEGIJL 6 (DFH)
ACDGHJK 7 (EF) ABDFHJK 7 (CI) ACDFHJK 4 (BGI) ABDFGIJ 6 (CHL)
ABDFHIK 6 (CEJ) ACDFGJK 7 (HI) ACEFHJK 4 (BDGI) ABDFGJK 6 (CHL)
ACDFGIK 6 (EHJ) ACEFHJL 6 (DIK) ACEGIJL 4 (BDFK) ACEFHJK 5 (DL)
ABDEHIK 6 (CFJ) ACEGHJK 6 (DFI) ACDGHJK 4 (BFI) ACDFGIK 5 (HJL)
ABDFGJK 6 (CEH) ACDGHJL 6 (FIK) ACEGHJL 3 (BFIK) ACDGHJK 5 (FL)
ADEGHJL 6 (CFK) ACEFIJL 6 (DHK) ACEGHJK 3 (BDFI) ABDFGIK 4 (CHJL)
ABDFGIK 4 (CEHJ) ACEGHJL 4 (DFIK) ACEFHIL 3 (BDGK) ACEFHIK 4 (DJL)
ABDEGIK 4 (CFHJ) ACEGIJL 4 (DFHK) ACDGHJL 3 (BFIK) ABDEGIJ 4 (CFHL)
ACDGHJL 4 (EFK) ABDFGJK 4 (CHI) ACDFHIL 3 (BGK) ABDEHIK 3 (CFJL)
ADEGIJL 4 (CFHK) ABDEGIJ 4 (CFHK) ACEFIJL 3 (BDGK) ABEFHJK 3 (CDL)
ABDEGIJ 4 (CFHK) ABEFHJK 3 (CDI) ADEGHJL 3 (BFIK) ACEGHJK 2 (DFL)
ABDFGIJ 3 (CEHK) ADEGHJL 3 (CFIK) ACEFHJL 2 (BDGIK) ABDEGIK 2 (CFHJL)
ACDFHIL 3 (EJK) ADEGIJL 2 (CFHIK) ACDFHJL 2 (BGIK) ABEFHIK 2 (CDJL)

ABDFHJK ACEGIJL ACEGHJK ACEFHIK


ABDFHIK 18 (J) ADEGIJL 16 (C) ACEGHJL 16 (K) ACEFHIL 16 (K)
ABEFHJK 18 (D) ACEGHJL 15 (I) ACDGHJK 15 (E) ABEFHIK 16 (C)
ABDFGJK 18 (H) ACEFIJL 14 (G) ACEFHJK 14 (G) ACEFHJK 15 (I)
ABDFGIK 11 (HJ) ACEFHIL 11 (GJ) ACEGIJL 11 (HK) ACDFHIK 15 (E)
ABDFGIJ 11 (HK) ACDGHJL 9 (EI) ACEFHIK 11 (GJ) ABDEHIK 11 (CF)
ABEFHIK 11 (DJ) ABDEGIJ 8 (CL) ACDFGJK 10 (EH) ACEGHJK 10 (FI)
ACDFHJK 10 (B) ACEFHJL 7 (GI) ABDEGIK 8 (CHJ) ACDFGIK 10 (EH)
ABDEHIK 10 (FJ) ADEGHJL 7 (CI) ADEGHJL 8 (CK) ACDFHJK 9 (EI)
ACEFHJK 8 (BD) ACDFGIK 6 (EJL) ACEFHJL 7 (GK) ACEFHJL 8 (IK)
ACDFHIK 8 (BJ) ABDEGIK 6 (CJL) ACDFHJK 7 (EG) ABDFHIK 8 (CE)
ACDFHJL 8 (BK) ACDFHIL 6 (EGJ) ACDGHJL 7 (EK) ACEGIJL 8 (FHK)
ABDEGIJ 8 (FHK) ACEGHJK 5 (IL) ABEFHJK 7 (CG) ABDEGIK 8 (CFH)
ACDGHJK 7 (BF) ACEFHIK 5 (GJL) ACDFHIK 6 (EGJ) ABEFHJK 7 (CI)
ACEFHJL 6 (BDK) ABDFGIJ 5 (CEL) ACDFGIK 6 (EHJ) ACDFHIL 7 (EK)
ABDEGIK 6 (FHJ) ACDFHIK 4 (EGJL) ABDEHIK 6 (CGJ) ACEGHJL 6 (FIK)
ACDGHJL 6 (BFK) ABDFGIK 4 (CEJL) ADEGIJL 6 (CHK) ABDFGIK 6 (CEH)
ADEGHJL 6 (BFK) ACDFHJL 4 (EGI) ABDFGJK 6 (CEH) ACEFIJL 5 (HIK)
ACEGHJK 5 (BDF) ACDFGJK 4 (EIL) ABEFHIK 6 (CGJ) ACDFHJL 4 (EIK)
ACDFGJK 5 (BH) ACDGHJK 4 (EIL) ABDEGIJ 6 (CHK) ABDFHJK 4 (CEI)
ACEGHJL 4 (BDFK) ABDEHIK 3 (CGJL) ABDFGIK 4 (CEHJ) ACDFGJK 4 (EHI)
ACEFHIK 4 (BDJ) ABDFGJK 3 (CEIL) ACEFHIL 4 (GJK) ADEGIJL 4 (CFHK)
ADEGIJL 4 (BFHK) ABEFHIK 3 (CGJL) ABDFHIK 3 (CEGJ) ACDGHJK 4 (EFI)
ACDFHIL 3 (BJK) ACDFHJK 2 (EGIL) ABDFHJK 3 (CEG) ABDEGIJ 4 (CFHK)
ACEFIJL 3 (BDHK) ABDFHIK 2 (CEGJL) ACDFHJL 2 (EGK) ABDFGIJ 3 (CEHK)
ACEGIJL 2 (BDFHK) ACEFHJK 2 (GIL) ACEFIJL 2 (GHK) ADEGHJL 3 (CFIK)
ACDFGIK 2 (BHJ) ABDFHJK 1 (CEGIL) ABDFGIJ 1 (CEHK) ACDGHJL 2 (EFIK)
ACEFHIL 2 (BDJK) ABEFHJK 1 (CGIL) ACDFHIL 1 (EGJK) ABDFGJK 2 (CEHI)
148

ACDFGIK ABDEGIK ACEFHIL ACDFGJK


ABDFGIK 16 (C) ABDEGIJ 16 (K) ACEFIJL 18 (H) ACDGHJK 18 (F)
ACDFGJK 15 (I) ABDFGIK 15 (E) ACEFHJL 15 (I) ACDFGIK 18 (J)
ACDFHIK 14 (G) ABDEHIK 14 (G) ACDFHIL 15 (E) ABDFGJK 16 (C)
ACEFHIK 11 (DG) ABEFHIK 11 (DG) ACEGIJL 12 (FH) ACDFHJK 14 (G)
ABDEGIK 11 (CF) ABDFGJK 9 (EI) ACEGHJL 10 (FI) ACDGHJL 12 (FK)
ACDGHJK 10 (FI) ADEGIJL 8 (BK) ACEFHIK 10 (L) ACEGHJL 11 (DK)
ABDFGIJ 8 (CK) ABDFHIK 7 (EG) ACDFHJL 9 (EI) ACEFHJK 11 (DG)
ACEGIJL 8 (DFK) ABDFGIJ 7 (EK) ABDFHIK 8 (CL) ACDFHIK 11 (GJ)
ACDFHJK 7 (GI) ACEGIJL 6 (BDK) ADEGIJL 8 (CFH) ABDFGIK 11 (CJ)
ABDFHIK 7 (CG) ACEGHJK 6 (BDI) ABEFHIK 8 (CL) ACEGHJK 11 (DF)
ACDFHIL 7 (GK) ABEFHJK 6 (DGI) ACDFHIK 7 (EL) ACEGIJL 8 (DFK)
ABDFGJK 7 (CI) ACEFHIK 5 (BDG) ADEGHJL 6 (CFI) ACEFHIK 8 (DGJ)
ACEFHJK 6 (DGI) ACDFGIK 5 (BE) ACEFHJK 5 (IL) ABDFGIJ 8 (CK)
ACEGHJK 6 (DFI) ADEGHJL 5 (BIK) ABDEHIK 5 (CFL) ACDFHJL 7 (GK)
ACEFHIL 6 (DGK) ACEGHJL 4 (BDIK) ACDFHJK 4 (EIL) ABDFHJK 7 (CG)
ACDGHJL 6 (FIK) ACEFHJK 4 (BDGI) ACDFGIK 4 (EHL) ACEFHJL 6 (DGK)
ADEGIJL 6 (CFK) ACDFGJK 4 (BEI) ABDEGIK 4 (CFHL) ABDFHIK 6 (CGJ)
ACEFIJL 6 (DGK) ABDFHJK 4 (EGI) ACDGHJL 4 (EFI) ABDEGIK 6 (CFJ)
ABDEGIJ 6 (CFK) ACDGHJK 4 (BEI) ABEFHJK 4 (CIL) ADEGIJL 6 (CFK)
ACEGHJL 4 (DFIK) ACEFHIL 3 (BDGK) ABDEGIJ 4 (CFHL) ACEFIJL 6 (DGK)
ABEFHIK 4 (CDG) ACDGHJL 3 (BEIK) ABDFGIK 3 (CEHL) ADEGHJL 6 (CFK)
ACEFHJL 3 (DGIK) ACEFIJL 3 (BDGK) ABDFHJK 3 (CEIL) ABDEGIJ 6 (CFK)
ACDFHJL 3 (GIK) ACEFHJL 2 (BDGIK) ACEGHJK 3 (FIL) ABEFHJK 4 (CDG)
ADEGHJL 3 (CFIK) ACDFHIK 2 (BEG) ABDFGIJ 3 (CEHL) ACDFHIL 4 (GJK)
ABDFHJK 2 (CGI) ACDFHJK 1 (BEGIK) ACDGHJK 2 (EFIL) ACEFHIL 3 (DGJK)
ABDEHIK 2 (CFG) ACDFHJL 1 (BEGIK) ACDFGJK 1 (EHIL) ABEFHIK 3 (CDGJ)
ABEFHJK 1 (CDGI) ACDFHIL 1 (BEGK) ABDFGJK 1 (CEHIL) ABDEHIK 1 (CFGJ)

ABDEHIK ACDGHJL ABEFHJK ADEGIJL


ABDEGIK 18 (H) ACEGHJL 18 (D) ABEFHIK 18 (J) ACEGIJL 18 (D)
ABEFHIK 18 (D) ADEGHJL 16 (C) ABDFHJK 15 (E) ADEGHJL 15 (I)
ABDFHIK 15 (E) ACDFHJL 14 (G) ABDFHIK 10 (EJ) ACEFIJL 11 (DG)
ABDEGIJ 11 (HK) ADEGIJL 12 (CH) ACEFHJK 10 (B) ACEGHJL 10 (DI)
ABDFGIK 10 (EH) ACEFHJL 11 (DG) ABDEHIK 10 (FJ) ABDEGIJ 10 (L)
ABEFHJK 10 (DI) ACDFHIL 11 (GJ) ABDFGJK 10 (EH) ACDGHJL 9 (EI)
ABDFHJK 9 (EI) ACEGIJL 10 (DH) ACEFHJL 8 (BK) ABDEGIK 8 (JL)
ACEFHIK 8 (BD) ACDGHJK 10 (L) ABDEGIJ 8 (FHK) ACEFHIL 8 (DGJ)
ACEFHJK 6 (BDI) ACEFHIL 8 (DGJ) ACEGHJK 7 (BF) ABDFGIJ 7 (EL)
ACEGHJK 6 (BDI) ACDFGJK 7 (HL) ACEGHJL 6 (BFK) ACEFHJL 6 (DGI)
ACEFHIL 6 (BDK) ABDFGIJ 6 (CHL) ABDFGIK 6 (EHJ) ABDFGIK 6 (EJL)
ABDFGIJ 6 (EHK) ABDFGJK 6 (CHL) ABDEGIK 6 (FHJ) ACDFGIK 6 (EJL)
ACDFHIK 5 (BE) ABDEGIJ 6 (CHL) ABDFGIJ 6 (EHK) ACDFHIL 6 (EGJ)
ADEGIJL 5 (BHK) ACDFHJK 5 (GL) ADEGHJL 6 (BFK) ABDEHIK 5 (GJL)
ADEGHJL 5 (BIK) ACDFHIK 5 (GJL) ACDFHJK 5 (BE) ABDFHIK 4 (EGJL)
ACEFHJL 4 (BDIK) ACEGHJK 5 (DL) ACEFHIK 5 (BJ) ACDFHIK 4 (EGJL)
ACDFHJK 4 (BEI) ACDFGIK 5 (HJL) ACEFIJL 5 (BHK) ACDFHJL 4 (EGI)
ACEGHJL 4 (BDIK) ABDFGIK 4 (CHJL) ACDFHJL 4 (BEK) ACDFGJK 4 (EIL)
ACDFHIL 4 (BEK) ABDEGIK 4 (CHJL) ACEGIJL 4 (BFHK) ABDFGJK 4 (EIL)
ABDFGJK 4 (EHI) ABDFHIK 3 (CGJL) ADEGIJL 4 (BFHK) ACDGHJK 4 (EIL)
ACDGHJK 4 (BEI) ACEFHJK 3 (DGL) ACEFHIL 3 (BJK) ABEFHIK 3 (DGJL)
ACDFHJL 3 (BEIK) ABDFHJK 3 (CGL) ACDFGJK 3 (BEH) ACEFHIK 3 (DGJL)
ACEGIJL 3 (BDHK) ACEFHIK 3 (DGJL) ACDFHIK 2 (BEJ) ACDFHJK 2 (EGIL)
ACDFGIK 3 (BEH) ABDEHIK 3 (CGJL) ACDGHJL 2 (BEFK) ABDFHJK 2 (EGIL)
ACDGHJL 3 (BEIK) ACEFIJL 3 (DGH) ACDGHJK 2 (BEF) ACEGHJK 2 (DIL)
ACEFIJL 3 (BDHK) ABEFHJK 1 (CDGL) ACDFGIK 1 (BEHJ) ACEFHJK 1 (DGIL)
ACDFGJK 2 (BEHI) ABEFHIK 1 (CDGJL) ACDFHIL 1 (BEJK) ABEFHJK 1 (DGIL)
149

ABDFGIJ ACDFHIL ABDFGJK ACEFIJL


ABDFGIK 18 (J) ACEFHIL 18 (D) ABDFGIK 18 (J) ACEFHIL 18 (J)
ABDEGIJ 18 (F) ACDFHJL 15 (I) ABDFGIJ 16 (K) ACEGIJL 18 (F)
ABDFGJK 15 (I) ACEFHJL 10 (DI) ABDFHJK 14 (G) ACEFHJL 15 (I)
ABDFHIK 11 (GJ) ACDFHIK 10 (L) ABDEGIJ 12 (FK) ADEGIJL 11 (CF)
ABDEGIK 10 (FJ) ACDGHJL 10 (FI) ABDFHIK 11 (GJ) ACEGHJL 10 (FI)
ABEFHIK 8 (DGJ) ACEFIJL 10 (DH) ABEFHJK 11 (DG) ACDFHIL 10 (EJ)
ABDFHJK 7 (GI) ABDFHIK 8 (CL) ABDEGIK 10 (FJ) ACDFHJL 9 (EI)
ADEGIJL 7 (BF) ADEGIJL 8 (CFH) ACDFGJK 10 (B) ACEFHIK 8 (JL)
ABEFHJK 6 (DGI) ACDFGIK 7 (HL) ABEFHIK 8 (DGJ) ACDFHIK 6 (EJL)
ACEFIJL 5 (BDG) ACEGHJL 6 (DFI) ACDGHJK 7 (BF) ACDFGIK 6 (EJL)
ACEGIJL 5 (BDF) ABDFGIK 6 (CHL) ACEGHJL 6 (BDK) ABEFHIK 6 (CJL)
ACDFGIK 5 (BJ) ABDFGIJ 6 (CHL) ACDGHJL 6 (BFK) ADEGHJL 6 (CFI)
ACEFHJL 4 (BDGI) ADEGHJL 6 (CFI) ADEGIJL 6 (BFK) ACEFHJK 5 (IL)
ACDFHJK 4 (BGI) ACDFHJK 5 (IL) ADEGHJL 6 (BFK) ABDFGIJ 5 (CEL)
ACEFHJK 4 (BDGI) ACEFHIK 5 (DL) ACDFHJK 5 (BG) ABDEGIJ 5 (CFL)
ACDFHJL 4 (BGI) ABDEHIK 5 (CFL) ACEFHJK 5 (BDG) ACDFHJK 4 (EIL)
ACDGHJL 4 (BFI) ABDFHJK 4 (CIL) ACEGHJK 5 (BDF) ABDFHIK 4 (CEJL)
ACDGHJK 4 (BFI) ABDEGIK 4 (CFHL) ACDFGIK 5 (BJ) ABDFGIK 4 (CEJL)
ADEGHJL 4 (BFI) ABDEGIJ 4 (CFHL) ACEGIJL 4 (BDFK) ACDFGJK 4 (EIL)
ACEGHJL 3 (BDFI) ACEGIJL 3 (DFHI) ACEFHJL 3 (BDGK) ACDGHJL 4 (EFI)
ACDFHIK 3 (BGJ) ACDGHJK 3 (FIL) ACDFHIK 3 (BGJ) ABEFHJK 4 (CIL)
ACEGHJK 3 (BDFI) ABEFHIK 3 (CDL) ACDFHJL 3 (BGK) ABDFHJK 3 (CEIL)
ACEFHIK 3 (BDGJ) ACEFHJK 2 (DIL) ACEFHIK 3 (BDGJ) ACEGHJK 3 (FIL)
ACEFHIL 3 (BDGJ) ACDFGJK 2 (HIL) ABDEHIK 3 (FGJ) ABDEGIK 3 (CFJL)
ABDEHIK 3 (FGJ) ABDFGJK 2 (CHIL) ACEFIJL 3 (BDGK) ABDEHIK 3 (CFJL)
ACDFHIL 3 (BGJ) ACEGHJK 1 (DFIL) ACEFHIL 1 (BDGJK) ABDFGJK 3 (CEIL)
ACDFGJK 2 (BIJ) ABEFHJK 1 (CDIL) ACDFHIL 1 (BGJK) ACDGHJK 2 (EFIL)

ACDGHJK ABEFHIK ADEGHJL ABDEGIJ


ACEGHJK 18 (D) ABDEHIK 18 (F) ACEGHJL 18 (D) ABDEGIK 18 (J)
ACDFGJK 18 (H) ABDFHIK 15 (E) ADEGIJL 18 (H) ABDFGIJ 15 (E)
ACDGHJL 16 (K) ABEFHJK 15 (I) ACDGHJL 15 (E) ABDEHIK 11 (GJ)
ACDFHJK 14 (G) ABDEGIK 12 (FH) ACEFHJL 11 (DG) ABDFGIK 10 (EJ)
ABDFGJK 12 (CH) ABDFGIK 10 (EH) ACEGIJL 10 (DH) ADEGIJL 10 (B)
ACEGHJL 11 (DK) ACEFHIK 10 (B) ACEFHIL 8 (DGJ) ABDFGJK 9 (EI)
ACEFHJK 11 (DG) ABDFHJK 9 (EI) ACDFHJL 7 (EG) ACEGIJL 8 (BD)
ACDFHIK 11 (GJ) ACEFHIL 8 (BK) ACDGHJK 7 (EL) ABEFHIK 8 (DGJ)
ACDFGIK 11 (HJ) ABDEGIJ 8 (FHK) ABDEGIJ 7 (HL) ADEGHJL 7 (BI)
ABDFGIK 8 (CHJ) ACEFHJK 7 (BI) ACDFHIL 6 (EGJ) ABDFHIK 6 (EGJ)
ACEFHIK 8 (DGJ) ABDFGIJ 6 (EHK) ACEGHJK 5 (DL) ACEGHJL 6 (BDI)
ABDEGIK 8 (CHJ) ACEFHJL 5 (BIK) ABDEGIK 5 (HJL) ACEGHJK 6 (BDI)
ADEGHJL 8 (CK) ACEFIJL 5 (BHK) ABDEHIK 5 (GJL) ABEFHJK 6 (DGI)
ACDFHJL 7 (GK) ACDFHIK 5 (BE) ACDFHJK 4 (EGL) ACEFIJL 5 (BDG)
ABDFHJK 7 (CG) ACDFHJK 4 (BEI) ABDFHIK 4 (EGJL) ACEFHJL 4 (BDGI)
ACEFHJL 6 (DGK) ACEGIJL 4 (BFHK) ACDFHIK 4 (EGJL) ACEFHJK 4 (BDGI)
ABDFHIK 6 (CGJ) ACEGHJK 4 (BFI) ABDFHJK 4 (EGL) ABDFHJK 4 (EGI)
ACEGIJL 6 (DHK) ADEGIJL 4 (BFHK) ACDFGJK 4 (EHL) ACDFGJK 4 (BEI)
ABDEHIK 6 (CGJ) ACDFHIL 4 (BEK) ABDFGIJ 4 (EHL) ACDGHJL 4 (BEI)
ADEGIJL 6 (CHK) ABDFGJK 4 (EHI) ABDFGJK 4 (EHL) ACDGHJK 4 (BEI)
ABDFGIJ 6 (CHK) ACEGHJL 3 (BFIK) ACEFHJK 3 (DGL) ACEFHIK 3 (BDGJ)
ABDEGIJ 6 (CHK) ACDFHJL 3 (BEIK) ABDFGIK 3 (EHJL) ACEFHIL 3 (BDGJ)
ABEFHJK 4 (CDG) ACDFGIK 3 (BEH) ACEFHIK 3 (DGJL) ACDFHJK 2 (BEGI)
ACDFHIL 4 (GJK) ADEGHJL 3 (BFIK) ACDFGIK 3 (EHJL) ACDFHJL 2 (BEGI)
ACEFHIL 3 (DGJK) ACDFGJK 2 (BEHI) ABEFHJK 3 (DGL) ACDFGIK 2 (BEJ)
ABEFHIK 3 (CDGJ) ACDGHJL 1 (BEFIK) ACEFIJL 3 (DGH) ACDFHIK 1 (BEGJ)
ACEFIJL 1 (DGHK) ACDGHJK 1 (BEFI) ABEFHIK 3 (DGJL) ACDFHIL 1 (BEGJ)
150

X. R E L A Z I O N E T R A M O D I E ST R U T T U R E

1. Procedimento per associare le aree strutturali ad un insieme di modi

Dato un sistema di intonazione rappresentato da cicli di n frequenze:

1. si individuino le n “classi” di altezze e le n “classi” di intervalli tra esse.

2. si  individuino  le  “classi”  di  aree  strutturali  di  ordine  z e  le  “classi”  di  strutture  che  le
compongono.

3. si individui un determinato insieme di “classi” di modi.

E’  ora  possibile  associare  a  ciascuna  delle  “classi”  di  modi  individuate  al  punto  3.  le  “classi”  di 
strutture individuate al punto 2.

Esempio 1: strutture componenti le aree strutturali di ordine z associate a ciascuno dei modi
appartenenti ad un determinato insieme di modi.

Nella seguente tabella, le strutture componenti le aree strutturali di ordine 3 in un sistema di


intonazione rappresentato da cicli di 12 altezze (vedi esempio 1 del paragrafo relativo al
procedimento per individuare le aree strutturali di ordine z) sono associate a ciascuno dei modi
presentato  al  punto  I.  dell’esempio  1  relativo  al  paragrafo  sugli  ordini  di  descrittività  di  modi  e 
strutture.

ACEFHJL ACDFHJL ACEFHIL ACDFHIL


[1+11, 2+10]
11
1 10
10 1
2 11
11 2
11 11
[1+11, 2+10, 3+9]
12 EFH, LAC CDF, LAC EFH, LAC CDF, LAC
29 FHE, ACL DFC, ACL FHE, ACL DFC, ACL
91 HEF, CLA FCD, CLA HEF, CLA FCD, CLA
3 10 EHF, LCA CFD, LCA EHF, LCA CFD, LCA
11 3 FEH, ALC DCF, ALC FEH, ALC DCF, ALC
10 11 HFE, CAL FDC, CAL HFE, CAL FDC, CAL
21 CEF, JLA ACD, JLA CEF, FHI ACD, FHI
19 EFC, LAJ CDA, LAJ EFC, HIF CDA, HIF
92 FCE, AJL DAC, AJL FCE, IFH DAC, IFH
3 11 CFE, JAL ADC, JAL CFE, FIH ADC, FIH
10 3 ECF, LJA CAD, LJA ECF, HFI CAD, HFI
11 10 FEC, ALJ DCA, ALJ FEC, IHF DCA, IHF
151

[1+11, 3+9 , 4+8]


13 LAD EFI, HIL HIL, LAD
38 ADL FIE, ILH ILH, ADL
81 DLA IEF, LHI LHI, DLA
49 LDA EIF, HLI HLI, LDA
11 4 ALD FEI, IHL IHL ALD
9 11 DAL IFE, LIH LIH, DAL
31 LCD EHI, ILA ILA, LCD
18 CDL HIE, LAI LAI, CDL
83 DLC IEH, AIL AIL, DLC
4 11 LDC EIH, IAL IAL, LDC
94 CLD HEI, LIA LIA,CLD
11 9 DCL IHE, ALI ALI, DCL
[2+10, 4+8]
22 ACE, FHJ, HJL DFH, FHJ, HJL ACE DFH
28 CEA, HJF, JLH FHD, HJF, JLH CEA FHD
82 EAC, JFH, LHJ HDF, JFH, LHJ EAC HDF
4 10 AEC, FJH, HLJ DHF, FJH, HLJ AEC DHF
10 4 CAE, HFJ, JHL FDH, HFJ, JHL CAE FDH
10 10 ECA, JHF, LJH HFD, JHF, LJH ECA HFD
[1+11, 4+8, 5+7]
14 EFJ, LAE CDH HIA, LAE CDH, HIA
47 FJE, AEL DHC IAH, AEL DHC, IAH
71 JEF, ELA HCD AHI, ELA HCD, AHI
58 EJF, LEA CHD HAI, LEA CHD, HAI
11 5 FEJ, ALE DCH IHA, ALE DCH, IHA
8 11 JFE, EAL HDC AIH, EAL HDC, AIH
41 AEF, HLA HLA AEF, HLA DHI
17 EFA, LAH LAH EFA, LAH HID
74 FAE, AHL AHL FAE, AHL IDH
5 11 AFE, HAL HAL AFE, HAL DIH
85 EAF, LHA LHA EAF, LHA HDI
11 8 FEA, ALH ALH FEA, ALH IHD
[2+10, 3+9, 5+7]
23 ACF, CEH, HJA, JLC ACF, HJA, JLC ACF, CEH ACF, DFI
37 CFA, EHC, JAH, LCJ CFA, JAH, LCJ CFA, EHC CFA, FID
72 FAC, HCE, AHJ, CJL FAC, AHJ, CJL FAC, HCE FAC, IDF
59 AFC, CHE, HAJ, JCL AFC, HAJ, JCL AFC, CHE AFC, DIF
10 5 CAF, ECH, JHA, LJC CAF, JHA, LJC CAF, ECH CAF, FDI
9 10 FCA, HEC, AJH, CLJ FCA, AJH, CLJ FCA, HEC FCA, IFD
32 CFH, EHJ, JAC, LCE ADF, CFH, JAC CFH, LCE ADF, CFH
27 FHC, HJE, ACJ, CEL DFA, FHC, ACJ FHC,CEL DFA, FHC
73 HCF, JEH, CJA, ELC FAD, HCF, CAJ HCF, ELC FAD, HCF
5 10 CHF, EJH, JCA, LEC AFD, CHF, JCA CHF, LEC AFD, CHF
95 FCH, HEJ, AJC, CLE DAF, FCH, AJC FCH, CLE DAF, FCH
10 9 HFC, JHE, CAJ, ECL FDA, HFC, CJA HFC, ECL FDA, HFC
[1+11, 5+7, 6+6]

15 LAF LAF LAF CDI, LAF


56 AFL AFL AFL DIC, AFL
61 FLA FLA FLA ICD, FLA
67 LFA LFA LFA CID, LFA
11 6 ALF ALF ALF DCI, ALF
7 11 FAL FAL FAL DIC, FAL
152

51 LEF JCD CHI, LEF CHI


16 EFL CDJ HIC, EFL HIC
65 FLE DJC ICH, FLE ICH
6 11 LFE JDC CIH, LFE CIH
76 ELF CJD HCI, ELF HCI
11 7 FEL DCJ IHC, FEL IHC
[2+10, 4+8, 6+6]:
24 FHL DFJ, FHL CEI, FHL FHL
46 HLF FJD, HLF EIC, HLF HLF
62 LFH JDF, LFH ICE, LFH LFH
68 FLH DJF, FLH CIE, FLH FLH
10 6 HFL FDJ, HFL ECI, HFL HFL
8 10 LHF JFD, LHF IEC, LHF LHF
42 FJL DHJ, FJL, LDF IAC IAC, LDF
26 JLF HJD, JLF, DFL ACI ACI, DFL
64 LFJ JDH, LFJ, FLD CIA CIA, FLD
6 10 FLJ DJH, FLJ, LFD ICA ICA, LFD
86 JFL HDJ, JFL, DLF AIC AIC, DLF
10 8 LJF JHD, LJF, FDL CAI CAI, FDL
[3+9, 6+6]
33 LCF JAD, LCF CFI, FIN, INC, NCF CFI, FIN, INC, NCF
36 CFL ADJ, CFL FIC, INF, NCI, CFN FIC, INF, NCI, CFN
63 FLC DJA, FLC ICF, NFI, CIN, FNC ICF, NFI, CIN, FNC
69 LFC JDA, LFC CIF, FNI, ICN, NFC CIF, FNI, ICN, NFC
96 CLF AJD, CLF FCI, IFN, NIC, CNF FCI, IFN, NIC, CNF
99 FCL DAJ, FCL IFC, NIF, CNI, FCN IFC, NIF, CNI, FCN
[2+10, 5+7]
25 ACH, CEJ, FHA, HJC, JLE ACH, FHA, HJC ACH, FHA ACH, FHA
55 CHA, EJC, HAF, JCH, LEJ CHA, HAF, JCH CHA, HAF CHA, HAF
52 HAC, JCE, AFH, CHJ, EJL HAC, AFH, CHJ HAC, AFH HAC, AFH
77 AHC, CJE, FAH, HCJ, JEL AHC, FAH, HCJ AHC, FAH AHC, FAH
10 7 CAH, ECJ, HFA, JHC, LJE CAH, HFA, JHC CAH, HFA CAH, HFA
7 10 HCA, JEC, AHF, CJH, ELJ HCA, AHF, CJH HCA, AHF HCA, AHF
[3+9, 4+8, 5+7]
34 CFJ, EHL, JAE ADH, CFJ EHL, FIA ADH, FIA, ILD
45 FJC, HLE, AEJ DHA, FJC HLE, IAF DHA, IAF, LDI
53 JCF, LEH, EJA HAD, JCF LEH, AFI HAD, AFI, DIL
78 CJF, ELH, JEA AHD, CJF ELH, FAI AHD, FAI, IDL
97 FCJ, HEL, AJE DAH, FCJ HEL, IFA DAH, IFA, LID
89 JFC, LHE, EAJ HDA, JFC LHE, AIF HDA, AIF, DLI
43 AEH, FJA, HLC FJA, HLC AEH, EIN, HLC HLC, IAD
35 EHA, JAF, LCH JAF, LCH EHA, INE, LCH LCH, ADI
54 HAE, AFJ, CHL AFJ, CHL HAE, NEI, CHL CHL, DIA
79 AHE, FAJ, HCL FAJ, HCL AHE, ENI, HCL HCL, IDA
87 EAH, JFA, LHC JFA, LHC EAH, IEN, LHC LHC, AID
98 HEA, AJF, CLH AJF, CLH HEA, NIE, CLH CLH, DAI
[4+8]:
44 DHL, HLD, LDH AEI, EIA, IAE DHL, HLD, LDH
88 DLH, HDL, LHD AIE, EAI, IEA DLH, HDL, LHD
153

PARTE TERZA

L’ORGANIZZAZIONE
DEL VALORE
154
155

I.PR E M ESSA

In base alla prima parte del testo, possiamo trarre alcune importanti conclusioni in merito al valore
della sensazione uditiva generata da un’onda sonora o da un silenzio:

 dipende dalla durata dell’onda sonora o del silenzio generante la sensazione uditiva stessa.


 è di natura comparativa; ovvero, l’ascoltatore non è in grado di addivenire alla misurazione 
puntuale di un singolo valore attraverso la sua traduzione in una durata specifica, ma ha la
capacità di confrontare valori differenti e di ordinarli lungo una scala ai cui estremi stanno il
lungo ed il  breve;  in  altri termini, ciascun  valore acquisisce un significato per l’ascoltatore 
solo mettendolo in relazione con altri valori.
 può essere descritto, in corrispondenza della durata dell’onda sonora o del silenzio generante
la sensazione uditiva stessa, da una funzione continua nel tempo; ovvero può assumere
infiniti  valori,  in  corrispondenza  degli  infiniti  valori  assunti  dalla  durata  all’interno  del 
“continuum” rappresentato dal tempo; dato che l’uomo è in grado di percepire, comprendere 
ed organizzare solo un numero finito, e possibilmente limitato, di elementi, è opportuno
“discretizzare”  tale  continuum,  ovvero  determinare  quali  durate  (e  dunque  quali  inizi/fini) 
tenere in considerazione. Tale intendimento è realizzato attraverso il sistema metrico.

Nella seguente trattazione si inizierà, dunque, col definire i sistemi metrici ed enunciarne le
proprietà; si analizzerà, in seguito, il significato assunto dal valore della sensazione uditiva
nell’ambito di tali sistemi; infine, si esporranno le opportune modalità di organizzare tale valore.
156

I I. SIST E M I M E T R I C I

1.Definizione

Si definisce  “sistema  metrico” una disposizione (ovvero un  insieme ordinato nel tempo) di  istanti


iniziali/finali organizzati in cicli (ovvero insiemi ordinati nel tempo che si ripetono nel tempo) di n
istanti iniziali/finali (con n numero naturale > 1).

Poiché la disposizione di istanti iniziali/finali che definisce il sistema metrico è il risultato


dell’organizzazione ciclica degli istanti iniziali/finali stessi (ovvero della ripetizione nel tempo di un
insieme ordinato nel tempo di n istanti iniziali/finali), il sistema metrico può essere rappresentato
tramite un ciclo di n istanti iniziali/finali.

Esempio 1: sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali:

Disposizione istanti: i1 i2 i3 i4 i5 i6 i7 i8 i9 i10 ...

Ordinamento disposizione istanti: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (i1 i2 i3)1 (i4 i5 i6)2 (i7 i8 i9)3 (i10 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Sistema metrico rappresentato tramite il ciclo di istanti (Ii IIi IIIi), ove i = 1, 2, 3, ...:

Ii

IIIi IIi

2.Proprietà

 gli intervalli di tempo tra gli istanti iniziali/finali consecutivi sono uguali.
 l’uguaglianza  degli  intervalli  di  tempo  tra gli istanti iniziali/finali consecutivi implica
l’uguaglianza  degli  intervalli  di  tempo  tra  gli  istanti  iniziali/finali  equivalenti  consecutivi 
(ove per istanti equivalenti si intendono istanti occupanti la medesima posizione
nell’ordinamento  dei  differenti  cicli),  l’uguaglianza  degli  intervalli  di  tempo  tra  gli  istanti 
iniziali/finali  equiparabili  (ovvero  occupanti  le  medesime  posizioni  nell’ordinamento  di 
ciascun  ciclo)  e,  in  generale,  l’uguaglianza  degli  intervalli  di  tempo  tra  gli  istanti 
iniziali/finali equidistanti (ovvero che si trovano alla stessa distanza, misurata come numero
x di  “passi”  compresi  tra  due  istanti  iniziali/finali,  ove  ciascun  passo  congiunge  istanti 
iniziali/finali consecutivi).
 a parità del numero di istanti iniziali/finali costituenti i cicli, la scelta di quali istanti
iniziali/finali  considerare  come  “inizio”  e  “fine”  del  ciclo  non  influenza  né  l’uguaglianza 
degli intervalli di tempo tra gli istanti iniziali/finali equivalenti consecutivi, né l’uguaglianza 
degli intervalli di tempo tra gli istanti iniziali/finali equiparabili, nè, in generale,
l’uguaglianza degli intervalli di tempo tra gli istanti  iniziali/finali equidistanti.
157

 il primo istante della disposizione degli istanti è detto “origine del sistema”. Tale istante, pur 
avendo una collocazione precisa nel tempo, viene convenzionalmente identificato come
origine (ovvero lo 0) nella misurazione del tempo stesso tramite le unità di misura del SI.
 i sistemi metrici si differenziano in base all’origine del sistema (con particolare riferimento
alla sua collocazione nel tempo), al numero di istanti iniziali/finali di cui ciascun ciclo è
composto, alla misura dell’intervallo di tempo tra gli istanti iniziali/finali consecutivi.

Esempio 1: sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali e intervallo di tempo tra
gli istanti iniziali/finali consecutivi =0,5s

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Intervalli di tempo tra istanti equivalenti consecutivi uguali:

I2-I1 = I3-I2 = II2-II1 = II3-II2 = III2-III1 = III3-III2 = 1,5

1,5-0 = 3-1,5 = 2-0,5 = 3,5-2 = 2,5-1 = 4-2,5 = 1,5

Intervalli di tempo tra istanti equiparabili uguali:

II1-I1 = II2-I2 = II3-I3 = 0,5

0,5-0 = 2-1,5 = 3,5-3 = 0,5

III1-I1 = III2-I2 = III3-I3 = 1

1-0 = 2,5-1,5 = 4-3 = 1

III1-II1 = III2-II2 = III3-II3 = 0,5

1-0,5 = 2,5-2 = 4-3,5 = 0,5

Intervalli di tempo tra istanti equidistanti uguali:

1 passo: II1-I1 = III1-II1 = I2-III1 = 0,5

0,5-0 = 1-0,5 = 1,5-1 = 0,5

2 passi: III1-I1 = I2-II1 = II2-III1 = 1

1-0 = 1,5-0,5 = 2-1 = 1


158

3.Unità di tempo

L’intervallo  di  tempo  tra  gli  istanti  iniziali/finali  consecutivi  appartenenti  alla  disposizione  che 
definisce il sistema metrico può essere utilizzato come unità di misura del tempo, o, più
semplicemente, come unità di tempo (u).
La posizione di ciascun istante iniziale/finale appartenente alla disposizione che definisce il sistema
metrico può essere misurata rispetto all’origine del sistema o rispetto al primo istante iniziale/finale
del ciclo di istanti iniziali/finali cui appartiene tramite un numero naturale di unità di tempo.
La distanza tra due istanti iniziali/finali appartenenti alla disposizione che definisce il sistema
metrico può essere misurata tramite un numero naturale di unità di tempo risultante dalla differenza
tra le rispettive posizioni dei due istanti iniziali/finali stessi misurate rispetto all’origine del sistema 
o rispetto al primo istante iniziale/finale del ciclo di istanti iniziali/finali cui appartengono (laddove
appartengano al medesimo ciclo) tramite un numero naturale di unità di tempo.

E’ comunque possibile misurare l’unità di tempo tramite le unità di misura del SI (per esempio:  u =
1s; u = 0,5s; u = 2s).  E’  altresì  possibile  quantificare  il  numero  di  unità  di  tempo  presenti  in  un 
intervallo di tempo pari ad una determinata unità di misura del SI; se si prende in considerazione il
minuto,  si  ottiene  l’ UPM (acronimo di Unità di tempo Per Minuto),  ovvero  un’indicazione  della 
velocità cui si susseguono le unità di tempo ( Velu ): maggiore è il numero di UPM , maggiore è la
velocità  cui  si  susseguono  le  unità  di  tempo.  Dunque,  le  misurazioni  dell’unità  di  tempo  fornite 
tramite le unità di misura del SI possono essere tradotte in corrispondenti indicazioni di velocità cui
si susseguono le unità di tempo (per esempio: u = 1s corrisponde a Velu = 60 UPM ; u = 0,5s
corrisponde a Velu = 120 UPM ; u = 2s corrisponde a Velu = 30 UPM ).

Esempio 1: sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali eVelu = 120 UPM

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):0      1       2       3      4       5       6       7       8       9   ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Posizione rispetto al primo istante


del ciclo cui appartiene (in u): (0 1 2)1 (0 1 2)2 (0 1 2)3 (0 ...

Distanza tra i due istanti evidenziati in grassetto(in u): 4–1=3

Esempio 2: sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali eVelu = 120 UPM

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...
159

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Posizione rispetto al primo istante


del ciclo cui appartiene (in u): (0 1 2)1 (0 1 2)2 (0 1 2)3 (0 ...

Distanza tra i due istanti evidenziati in grassetto (in u): 5-4=2–1=1

4.Proporzioni rispetto all’unità di tempo

Una o più unità di tempo possono essere divise in 1, 2, ..., m parti uguali. Per un quadro completo
delle possibilità a disposizione è possibile riferirsi alla “tavola delle proporzioni”(figura 1). 
Essa deriva dall’applicazione dei differenti coefficienti di divisione  1, 2, ..., m indicati in grassetto
nelle intestazioni di riga (nella seguente rappresentazione ci si è limitati ai primi 8), ai differenti
numeri naturali di unità di tempo indicati in grassetto nelle intestazioni di colonna (nella seguente
rappresentazione ci si è limitati ai primi 8).
Dunque, in ciascuna cella è riportato il risultato dell’applicazione di un determinato coefficiente di
divisione ad un determinato numero di unità di tempo: così facendo, si ottiene un intervallo di
tempo  espresso  come  proporzione  rispetto  all’unità  di  tempo.  Le  celle  del  medesimo  colore 
contengono intervalli di tempo uguali, indicati però come differenti proporzioni rispetto all’unità di 
tempo.
La tavola delle proporzioni consente di mettere in relazione i differenti intervalli di tempo non solo
con l’unità di tempo ma anche tra loro. 

Figura 1: tavola delle proporzioni

0 1 2 3 4 5 6 7 8

1 0 1/1 2/1 3/1 4/1 5/1 6/1 7/1 8/1

2 0 1/2 2/2 3/2 4/2 5/2 6/2 7/2 8/2

3 0 1/3 2/3 3/3 4/3 5/3 6/3 7/3 8/3

4 0 1/4 2/4 3/4 4/4 5/4 6/4 7/4 8/4

5 0 1/5 2/5 3/5 4/5 5/5 6/5 7/5 8/5

6 0 1/6 2/6 3/6 4/6 5/6 6/6 7/6 8/6

7 0 1/7 2/7 3/7 4/7 5/7 6/7 7/7 8/7

8 0 1/8 2/8 3/8 4/8 5/8 6/8 7/8 8/8


160

La  posizione  di  qualsiasi  istante  iniziale/finale  successivo  all’origine  del  sistema  metrico  (dunque 
non solo di quelli appartenenti alla disposizione che definisce il sistema metrico stesso) può essere
misurata rispetto all’origine del sistema o rispetto al primo istante iniziale/finale del ciclo di istanti
iniziali/finali all’interno del quale si trova tramite un numero razionale di unità di tempo. 
La distanza tra due qualsiasi istanti iniziali/finali successivi all’origine del sistema metrico (dunque 
non solo tra quelli appartenenti alla disposizione che definisce il sistema metrico stesso) può essere
misurata tramite un numero razionale di unità di tempo risultante dalla differenza tra le rispettive
posizioni  dei  due  istanti  iniziali/finali  stessi  misurate  rispetto  all’origine  del  sistema  o  rispetto al
primo istante iniziale/finale del ciclo di istanti iniziali/finali all’interno del quale si trovano (laddove 
si trovino all’interno del medesimo ciclo) tramite un numero razionale di unità di tempo.

Esempio 1: sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali eVelu = 120 UPM

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):0      1       2       3      4       5       6      7 8 9 ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Posizione rispetto al primo istante


del ciclo cui appartiene (in u): (0 1 2)1 (0 1 2)2 (0 1 2)3 (0 ...

Istanti successivi all’origine del sistema
non appartenenti alla disposizione (in s): 0,75 1,7

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):            3/2          17/5

Posizione rispetto al primo istante del


ciclo all’interno del quale si trovano (in u):                 3/2           2/5

Distanza tra i due istanti (in u): 17/5 – 3/2 = 19/10

Esempio 2: sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali eVelu = 120 UPM

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):0      1       2       3      4       5       6       7       8       9   ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Posizione rispetto al primo istante


del ciclo cui appartiene (in u): (0 1 2)1 (0 1 2)2 (0 1 2)3 (0 ...
161

Istanti successivi all’origine del sistema
non appartenenti alla disposizione (in s): 1,75 2,25

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):                  7/2 9/2

Posizione rispetto al primo istante del


ciclo all’interno del quale si trovano (in u):                                  1/2     3/2

Distanza tra i due istanti (in u): 9/2 – 7/2 = 3/2 – 1/2 = 2/2

E’  possibile  verificare  per  tutti  gli  istanti  iniziali/finali  successivi  all’origine  del  sistema  metrico 
(dunque non solo per quelli appartenenti alla disposizione che definisce il sistema metrico stesso)
l’uguaglianza degli intervalli di tempo tra gli istanti iniziali/finali equivalenti consecutivi (in questo
caso uguaglianza di distanza misurata tramite un numero razionale di unità di tempo risultante dalla
differenza tra le rispettive posizioni dei due istanti iniziali/finali equivalenti consecutivi stessi
misurate  rispetto  all’origine  del  sistema  tramite  un  numero  razionale  di  unità  di  tempo,  ove  per 
istanti equivalenti si intendono istanti occupanti la medesima posizione all’interno di differenti cicli 
misurata rispetto al primo istante iniziale/finale del ciclo di istanti iniziali/finali all’interno del quale 
si trovano rispettivamente tramite un numero razionale di unità di tempo).

Esempio 3: sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali eVelu = 120 UPM

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Posizione rispetto al primo istante


del ciclo cui appartiene (in u): (0 1 2)1 (0 1 2)2 (0 1 2)3 (0 ...

Istanti equivalenti consecutivi successivi


all’origine del sistema non appartenenti
alla disposizione (in s): 0,125 1,625 3,125

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):   1/4                      13/4                     25/4

Posizione rispetto al primo istante del


ciclo all’interno del quale si trovano (in u):        1/4                      1/4                      1/4

Distanza tra istanti equivalenti consecutivi


successivi all’origine del sistema non 
appartenenti alla disposizione (in u): 25/4 – 13/4 = 13/4 – 1/4 = 12/4

E’  possibile  verificare  per  tutti  gli  istanti  iniziali/finali  successivi  all’origine  del  sistema  metrico 
(dunque non solo per quelli appartenenti alla disposizione che definisce il sistema metrico stesso)
162

l’uguaglianza  degli  intervalli  di  tempo  tra  gli  istanti  iniziali/finali  equiparabili  (in  questo  caso 
uguaglianza di distanza misurata tramite un numero razionale di unità di tempo risultante dalla
differenza tra le rispettive posizioni dei due istanti iniziali/finali equiparabili stessi misurate rispetto
all’origine del sistema o al primo  istante  iniziale/finale del ciclo di  istanti  iniziali/finali  all’interno 
del quale si trovano rispettivamente tramite un numero razionale di unità di tempo, ove per istanti
equiparabili  si  intendono  istanti  occupanti  le  medesime  posizioni  all’interno  di  ciascun  ciclo 
misurate rispetto al primo istante iniziale/finale del ciclo di istanti iniziali/finali all’interno del quale 
si trovano rispettivamente tramite un numero razionale di unità di tempo).

Esempio 4: sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali eVelu = 120 UPM

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):0      1       2       3      4       5       6       7       8       9   ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Posizione rispetto al primo istante


del ciclo cui appartiene (in u): (0 1 2)1 (0 1 2)2 (0 1 2)3 (0 ...

Istanti equiparabili successivi


all’origine del sistema non appartenenti 
alla disposizione (in s): 0,25 0,75 1,75 2,25

Posizione rispetto l’origine del sistema (in u):   1/2      3/2          7/2     9/2

Posizione rispetto al primo istante del


ciclo all’interno del quale si trovano (in u):        1/2      3/2         1/2     3/2

Distanza tra istanti equiparabili


successivi all’origine del sistema non 
appartenenti alla disposizione (in u): 9/2 – 7/2 = 3/2 – 1/2 = 2/2

4.Ambito di applicazione

Non  è  intenzione  dell’autore  né  presentare  un  elenco  dei  differenti  sistemi  metrici  che  si  sono 
succeduti nel corso della storia o che sono comunque utilizzabili, eventualmente corredato da
un’analisi  delle  logiche  e  dei  procedimenti  che  sottendono  alla  loro  formulazione  (a  tal  fine  si 
rimanda a trattazioni specifiche in merito, di cui abbonda la letteratura scientifica musicale), né
tantomeno sostenere  la tesi della convenienza dell’utilizzo di un sistema piuttosto che di un altro, 
eventualmente  corredata  da  un’analisi  dei  vantaggi  e  degli  svantaggi  che  caratterizzano  ciascun 
sistema  (la  scelta  dell’uno  o  dell’altro  sistema risiede in ragioni di ordine storico, tecnologico ed
estetico che esulano dal presente lavoro).
La seguente trattazione potrà essere egualmente applicata ad un qualsivoglia sistema metrico.
163

I I I. I N I Z I/F I N I

1.Definizione

Si  definisce  “inizio/fine”  la  posizione  che  un  determinato  istante  iniziale/finale  successivo 
all’origine  del  sistema  metrico  occupa  rispetto  all’origine  del  sistema  stesso  misurata  tramite  un 
numero razionale x di unità di tempo.

Ogni sistema metrico è caratterizzato dalla presenza di inizi/fini differenti (ovvero differenti
posizioni occupate da differenti istanti iniziali/finali), ma, grazie all’organizzazione degli istanti in 
cicli di n istanti,  è  possibile  riferirsi,  ai  fini  della  seguente  analisi,  solo  alle  infinite  “classi” di
inizi/fini con posizione 0 ≤  x < n/1. Esse rappresentano le differenti posizioni che un istante
iniziale/finale può occupare all’interno di qualunque ciclo costituente il sistema metrico (misurate, 
dunque, rispetto al primo istante iniziale/finale del ciclo di istanti iniziali/finali all’interno del quale 
si trovano tramite un numero razionale x di unità di tempo).

Gli inizi/fini che corrispondono a istanti iniziali/finali equivalenti si dicono inizi/fini equivalenti.
Una “classe” di inizi/fini è composta di soli inizi/fini equivalenti.

Gli inizi/fini che corrispondono a istanti iniziali/finali equiparabili si dicono inizi/fini equiparabili.

Esempio 1: classi di inizi/fini relative ad un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti


iniziali/finali e Velu = 120 UPM:

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Inizi/fini (posizione rispetto


l’origine del sistema in u):                               0    1/1    2/1    3/1   4/1    5/1    6/1    7/1    8/1   9/1  ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Inizi/fini (posizione rispetto al primo


istante del ciclo cui appartiene in u): (01 1/11 2/11) (02 1/12 2/12) (03 1/13 2/13) (0 ...

Classi di inizi/fini: 0 ≤ x < 3/1


164

I V. V A L O R I

1.Definizione

Si definisce “valore” la distanza tra due inizi/fini misurata tramite un numero razionale  w di unità di
tempo risultante dalla differenza tra le rispettive posizioni dei due istanti iniziali/finali stessi
misurate rispetto all’origine del sistema tramite un numero razionale x di unità di tempo.

Ogni sistema metrico è caratterizzato dalla presenza di valori differenti (ovvero differenti distanze
tra differenti inizi/fini), ma, grazie all’organizzazione degli istanti iniziali/finali in cicli di n istanti, è
possibile  riferirsi,  ai  fini  della  seguente  analisi,  solo  alle  infinite  “classi”  di  valori  tra  le  infinite 
“classi” di  inizi/fini aventi tra loro distanza  0 ≤  w  < n/1. Esse rappresentano le differenti distanze
che possono esistere tra due inizi/fini all’interno di qualunque ciclo costituente il sistema metrico.

E’  infatti  possibile  ricondurre  un  valore  superiore  al  ciclo  (necessariamente  tra  due  inizi/fini 
all’interno di cicli differenti) al valore inferiore al ciclo stesso tra due inizi/fini equivalenti a quelli 
presi  in  considerazione  ma appartenenti allo  stesso ciclo; quest’ultima sarà  misurata, in definitiva, 
tramite un numero razionale w di unità di tempo risultante dalla differenza tra le rispettive posizioni
di due istanti iniziali/finali appartenenti al medesimo ciclo ed equivalenti ai due istanti iniziali/finali
presi  in  considerazione  misurate  rispetto  all’origine  del  sistema  tramite  un  numero  razionale x di
unità di tempo.

Tutti i valori tra due inizi/fini ciascuno appartenente ad una stessa classe di inizi/fini (e dunque
equivalenti tra loro) si dicono valori equivalenti.

E’ opportuno notare che la distanza tra due inizi/fini equivalenti consecutivi è pari ad n. Due valori


la cui somma è pari ad n si dicono “valori complementari”.

Esempio 1: classi di valori relative ad un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti


iniziali/finali e Velu = 120 UPM:

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Inizi/fini (posizione rispetto


l’origine del sistema in u): 0 1/1 2/1 3/1 4/1 5/1 6/1 7/1 8/1 9/1 ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Inizi/fini (posizione rispetto al primo


istante del ciclo cui appartiene in u): (01 1/11 2/11) (02 1/12 2/12) (03 1/13 2/13) (0 ...

Classi di inizi/fini: 0 ≤ x < 3/1

Valori: 0 ≤ w < 3/1 inferiore al ciclo


165

w ≥ 3/1         superiore al ciclo

Classi di valori: 0 ≤ w < 3/1


166

V. F I G U R E

1.Definizione

Si definisce “figura” di ordine  z (con z numero naturale > 1) una disposizione di z inizi/fini e degli y


= z-1 valori  consecutivi  (ovvero  tra  inizi/fini  consecutivi)  compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima 
fine.

Esempio 1: figura definita da una disposizione di 3 inizi/fini e dei 2 valori consecutivi compresi tra
il primo inizio e l’ultima fine in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali:

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Inizi/fini (posizione rispetto


l’origine del sistema in u):                  0 1/1 2/1 3/1 4/1 5/1 6/1 7/1 8/1 9/1 ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Inizi/fini (posizione rispetto al primo


istante del ciclo cui appartiene in u): (01 1/11 2/11) (02 1/12 2/12) (03 1/13 2/13) (0 ...

Classi di inizi/fini: 0 ≤ x < 3/1

Valori: 0 ≤ w < 3/1 inferiore al ciclo

w ≥ 3/1         superiore al ciclo

Classi di valori: 0 ≤ w < 3/1

Disposizione di inizi/fini: 1/41 2/12 1/23

Disposizione di valori: 19/4 3/2

Figura definita dalla disposizione di inizi/fini 1/41 2/12 1/23 e dalla disposizione di valori
consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine 19/4 3/2:

1/41 2/12 1/23


19/4 3/2

Ogni sistema metrico è caratterizzato dalla presenza di figure differenti (ovvero differenti
disposizioni  di  inizi/fini  e  dei  valori  consecutivi  compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine), ma,
grazie all’organizzazione degli  istanti  iniziali/finali  in  cicli di  n istanti, è possibile riferirsi, ai fini
della  seguente  analisi,  solo  alle  infinite  “classi”  di  strutture  definite  da  una  disposizione  semplice 
(ovvero senza ripetizioni di elementi) di  “classi”  di  inizi/fini e delle  “classi” di  valori consecutivi 
compresi tra la prima “classe” di inizi e l’ultima “classe” di fini.
167

Esempio 2: figure definite da una disposizione di 3 inizi/fini e dei 2 valori consecutivi compresi tra
il primo inizio e l’ultima fine in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali:

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Inizi/fini (posizione rispetto


l’origine del sistema in u):                               0    1/1    2/1    3/1   4/1    5/1    6/1    7/1    8/1   9/1  ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Inizi/fini (posizione rispetto al primo


istante del ciclo cui appartiene in u): (01 1/11 2/11) (02 1/12 2/12) (03 1/13 2/13) (0 ...

Classi di inizi/fini: 0 ≤ x < 3/1

Valori: 0 ≤ w < 3/1 inferiore al ciclo

w ≥ 3/1         superiore al ciclo

Classi di valori: 0 ≤ w < 3/1

Esempi di figure: a)1/21 1/11 2/11


1/2 1/1

b)1/21 3/21 2/12


1/1 7/2

c) 5/21 2/12 1/43


5/2 5/4

d)1/21 2/11 2/12


3/2 3/1

Esempi di classi di figure: a) 1/2 1/1 2/1


1/2 1/1

b)1/2 3/2 2/1


1/1 1/2

c) 5/2 2/1 1/4


5/2 5/4

d) 1/2 2/1 2/1 non rappresenta una classe di figure in quanto non
3/2 0 definita da una disposizione semplice di inizi/fini
168

2.Proprietà

Data una figura di ordine z definita da una disposizione di z inizi/fini e degli y = z-1 valori
consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine:

 la numerosità della figura è pari a z.


 la dimensione della figura è pari al valore tra il primo inizio e l’ultima fine.
 non esiste una relazione biunivoca tra la disposizione degli z inizi/fini e la disposizione degli
y valori  consecutivi  compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine,  ovvero  alla  disposizione
degli z inizi/fini corrisponde sempre una ed una sola disposizione degli y valori consecutivi
compresi tra il primo inizio e l’ultima fine ma non viceversa; in particolare, alla disposizione 
degli y valori consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine corrispondono infinite
differenti disposizioni di z inizi/fini, le cosiddette infinite traslazioni della disposizione degli
z inizi/fini (vedi paragrafo sulle traslazioni della disposizione di inizi/fini).
 l’insieme di tutti i valori esistenti tra tutti gli inizi/fini appartenenti alla disposizione degli z
inizi/fini che definisce la figura è detto “valoristica della figura”.
 la figura ad essa speculare è definita dalla disposizione di z inizi/fini con medesime primo
inizio ed ultima fine della disposizione di z inizi/fini che definisce la figura presa in
considerazione corrispondente alla disposizione di y valori speculare alla disposizione degli
y valori consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine che definisce la figura presa 
in considerazione.
 la figura ad essa speculare ha uguale numerosità, pari a z, essendo definita da una differente
disposizione dello stesso numero di inizi/fini.
 la  figura  ad  essa  speculare  ha  uguale  dimensione,  pari  all’intervallo  tra  il  primo  inizio  e 
l’ultima fine, essendo definita dalla disposizione speculare degli stessi y valori.
 la figura ad essa speculare ha uguale valoristica, essendo definita dalla disposizione
speculare degli stessi y valori.
 non esiste una relazione biunivoca tra la figura e la sua valoristica, ovvero alla figura
corrisponde sempre una ed una sola valoristica ma non viceversa; in particolare, se si
considerano esclusivamente le figure di ordine z, alla valoristica della figura corrispondono
le infinite figure di ordine z definite dalle infinite traslazioni delle 2 disposizioni di z
inizi/fini che definiscono la figura presa in considerazione e la figura speculare ad essa.
 se la figura è definita da una disposizione di z = n/k inizi/fini (con k numero intero compreso
tra 1 ed n/2) e degli y = z -1 valori consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine ed  
ha valoristica [1/1, 2/1, ...y/1], allora tutte le figure componenti il campo delle permutazioni
della disposizione degli z inizi/fini hanno uguale valoristica (vedi paragrafo sulle
permutazioni della disposizione di inizi/fini). In tal caso, se si considerano esclusivamente le
figure di ordine z, alla valoristica della figura corrispondono le infinite figure di ordine z
definite dalle infinite traslazioni delle z! permutazioni della disposizione degli z inizi/fini che
definisce la figura presa in considerazione.

Esempio 1: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali, data la figura

1/2 3/2 2/1:


1/1 1/2

I. La numerosità della figura è pari a 3

II. La dimensione della figura è pari a 3/2

III. Esempi di traslazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1:


169

a) 1/4 5/4 7/4 b) 3/4 7/4 9/4

IV. Valoristica della struttura: [1/2, 1/1, 3/2]

V. Disposizione di y valori speculare alla disposizione degli y valori consecutivi compresi tra il
primo inizio e l’ultima fine che definisce la figura presa in considerazione:  1/2 1/1

Disposizione di inizi/fini con medesimi primo inizio ed ultima fine della figura presa in
considerazione corrispondente alla disposizione di y valori speculare alla disposizione degli y
valori consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine che definisce la figura presa in 
considerazione: 1/2 1/1 2/1

Figura speculare: 1/2 1/1 2/1 con uguale numerosità, dimensione e valoristica.
1/2 1/1

VI. Esempi di figure definite da traslazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1:

a) 1/4 5/4 7/4 b) 3/4 7/4 9/4


1/1 1/2 1/1 1/2

Esempi di figure definite da traslazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 1/1 2/1:

a) 1/4 3/4 7/4 b) 3/4 5/4 9/4


1/2 1/1 1/2 1/1

VII. Alla valoristica della figura 1/2 3/2 2/1 corrispondono le infinite figure:
1/1 1/2

x1 x2 x3 e x1 x2 x3 ove 0 ≤ xi < 3/1


1/1 1/2 1/2 1/1

3.Traslazioni della disposizione di inizi/fini

Data una figura di ordine z definita da una disposizione di z inizi/fini e degli y = z-1 valori
consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine: 

 è possibile individuare infinite figure di ordine z distinte definite dalle infinite traslazioni
della disposizione degli z inizi/fini che definisce la figura presa in considerazione (ove per
traslazione si intende una differente disposizione di z inizi/fini cui corrisponde la medesima
disposizione degli y valori  consecutivi  compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine  che
definisce la figura presa in considerazione).
 la disposizione di z inizi/fini che definisce la figura è una delle infinite traslazioni della
disposizione degli z inizi/fini stessa.
 l’insieme  delle  infinite  figure  di  ordine  z distinte definite dalle infinite traslazioni della
disposizione degli z inizi/fini  è  detto  “campo  delle  traslazioni  della  disposizione  degli  z
inizi/fini”.
 tutte le figure componenti il campo delle traslazioni della disposizione degli z inizi/fini
hanno uguale numerosità, pari a z, essendo definite da una differente disposizione dello
stesso numero di inizi/fini.
170

 tutte le figure componenti il campo delle traslazioni della disposizione degli z inizi/fini
hanno uguale dimensione, pari al valore tra il primo inizio e l’ultima fine, essendo definite
dalla medesima disposizione di valori.
 tutte le figure componenti il campo delle traslazioni della disposizione degli z inizi/fini
hanno uguale valoristica, essendo definite dalla medesima disposizione di valori.
 l’insieme di tutti i valori esistenti tra tutti gli inizi/fini appartenenti alle figure componenti il
campo delle traslazioni della disposizione degli z inizi/fini  è  detto  “valoristica  del  campo 
delle traslazioni della disposizione degli z inizi/fini”.  Essa  coincide  con  la  valoristica  di
qualsiasi figura componente il campo delle traslazioni della disposizione degli z inizi/fini
stesso.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle traslazioni della disposizione degli z
inizi/fini e la sua valoristica, ovvero al campo delle traslazioni della disposizione degli z
inizi/fini corrisponde sempre una ed una sola valoristica ma non viceversa; in particolare, se
si considerano esclusivamente le figure di ordine z, alla valoristica del campo delle
traslazioni della disposizione degli z inizi/fini corrispondono le infinite figure di ordine z
definite dalle infinite traslazioni delle 2 disposizioni di z inizi/fini che definiscono la figura
presa in considerazione e la figura speculare ad essa.

Esempio 1: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali, data la figura

1/2 3/2 2/1:


1/1 1/2

I. Campo delle traslazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1:

x1 x2 x3 ove 0 ≤ xi < 3/1


1/1 1/2

II. Tutte le figure componenti il campo delle traslazioni della disposizione di inizi/fini
1/2 3/2 2/1 hanno numerosità pari a 3, dimensione pari a 3/2 e valoristica [1/2, 1/1, 3/2,].

III. Valoristica del campo delle traslazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1:
[1/2, 1/1, 3/2].

IV. Esempi di figure definite da traslazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1:

a) 1/4 5/4 7/4 b) 3/4 7/4 9/4


1/1 1/2 1/1 1/2

Esempi di figure definite da traslazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 1/1 2/1:

a) 1/4 3/4 7/4 b) 3/4 5/4 9/4


1/2 1/1 1/2 1/1

V. Alla valoristica del campo delle traslazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1
corrispondono le infinite figure:

x1 x2 x3 e x1 x2 x3 ove 0 ≤ xi < 3/1


1/1 1/2 1/2 1/1
171

4.Permutazioni della disposizione di inizi/fini

Data una figura di ordine z definita da una disposizione di z inizi/fini e degli y = z-1 valori
consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine: 

 è possibile individuare z! figure di ordine z distinte definite dalle z! permutazioni della


disposizione degli z inizi/fini che definisce la figura presa in considerazione (ove per
permutazione si intende una differente disposizione degli stessi inizi/fini).
 la disposizione di z inizi/fini che definisce la figura è una delle z! permutazioni della
disposizione degli z inizi/fini stessi.
 l’insieme delle  z! figure di ordine z distinte definite dalle z! permutazioni della disposizione
degli z inizi/fini è detto “campo delle permutazioni della disposizione degli z inizi/fini”.
 tutte le figure componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli z inizi/fini
hanno uguale numerosità, pari a z, essendo definite da differenti disposizioni dello stesso
numero di inizi/fini.
 le figure componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli z inizi/fini hanno
uguale  dimensione,  pari  al  valore  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine,  solo  se  definite dalla
medesima disposizione di valori o da disposizioni speculari di valori.
 le figure componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli z inizi/fini hanno
uguale valoristica solo se definite dalla medesima disposizione di valori o da disposizioni
speculari di valori.
 se la figura è definita da una disposizione di z = n/k inizi/fini (con k numero naturale
compreso tra 1 ed n/2) e degli y = z -1 valori consecutivi compresi tra il primo inizio e
l’ultima  fine  ed    ha  valoristica  [1/1,  2/1, ...y/1], allora tutte le figure componenti il campo
delle permutazioni della disposizione degli z inizi/fini hanno uguale valoristica (vedi
esempio 2).
 l’insieme di tutti i valori esistenti tra tutti gli inizi/fini appartenenti alle figure componenti il 
campo delle permutazioni della disposizione degli z inizi/fini  è  detto  “intervallistica  del 
campo delle permutazioni della disposizione degli z inizi/fini”.
 la valoristica del campo delle permutazioni della disposizione degli z inizi/fini è formata
esclusivamente da coppie di valori complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle permutazioni della disposizione degli z
inizi/fini e la sua valoristica, ovvero al campo delle permutazioni della disposizione degli z
inizi/fini corrisponde una ed una sola valoristica ma non viceversa. In particolare, se si
considerano esclusivamente le figure di ordine z, alla valoristica del campo delle
permutazioni della disposizione degli z inizi/fini corrispondono le infinite figure di ordine z
definite dalle infinite traslazioni delle z! permutazioni delle 2 disposizioni degli z inizi/fini
che definiscono la figura presa in considerazione e la figura speculare ad essa.

Esempio 1: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali, data la figura

1/2 3/2 2/1:


1/1 1/2

I. Campo delle permutazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1:

1/2 3/2 2/1 1/2 2/1 3/2 3/2 1/2 2/1 3/2 2/1 1/2 2/1 1/2 3/2 2/1 3/2 1/2
1/1 1/2 3/2 5/2 2/1 3/2 1/2 3/2 3/2 1/1 5/2 2/1

II. Tutte le figure componenti il campo delle permutazioni della disposizione di inizi/fini
1/2 3/2 2/1 hanno numerosità pari a 3.
172

III. La figura 1/2 3/2 2/1 ha dimensione pari a 3/2.


1/1 1/2

La figura 1/2 2/1 3/2 ha dimensione pari a 4/1.


3/2 5/2

La figura 3/2 1/2 2/1 ha dimensione pari a 7/2.


2/1 3/2

La figura 3/2 2/1 1/2 ha dimensione pari a 2/1.


1/2 3/2

La figura 2/1 1/2 3/2 ha dimensione pari a 5/2.


3/2 1/1

La figura 2/1 3/2 1/2 ha dimensione pari a 9/2.


5/2 2/1

IV. La figura 1/2 3/2 2/1 ha valoristica: [1/2, 1/1, 3/2].


1/1 1/2

La figura 1/2 2/1 3/2 ha valoristica: [3/2, 1/1, 5/2].


3/2 5/2

La figura 3/2 1/2 2/1 ha valoristica: [1/2, 3/2, 2/1].


2/1 3/2

La figura 3/2 2/1 1/2 ha valoristica: [1/2, 3/2, 2/1].


1/2 3/2

La figura 2/1 1/2 3/2 ha valoristica: [3/2, 1/1, 5/2].


3/2 1/1

La figura 2/1 3/2 1/2 ha valoristica: [3/2, 2/1, 5/2].


5/2 2/1

V. Valoristica del campo delle permutazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1:
[1/2, 1/1, 3/2, 2/1, 5/2].

Tale valoristica è costituita dalle seguenti coppie di valori complementari:


1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2.

Essa può dunque essere così rappresentata: [1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2].

VI. Figura speculare 1/2 1/1 2/1.


1/2 1/1

VII. Campo delle permutazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 1/1 2/1:

1/2 1/1 2/1 1/2 2/1 1/1 1/1 1/2 2/1 1/1 2/1 1/2 2/1 1/2 1/1 2/1 1/1 1/2
1/2 1/1 3/2 2/1 5/2 3/2 1/1 3/2 3/2 1/2 2/1 5/2
173

VIII. Alla valoristica del campo delle permutazioni della disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1
corrispondono le infinite figure definite dalle infinite traslazioni delle 6 permutazioni della
disposizione di inizi/fini 1/2 3/2 2/1 e dalle infinite traslazioni delle 6 permutazioni della
disposizione di inizi/fini 1/2 1/1 2/1:

x1 x2 x3 x1 x2 x3 x1 x2 x3 x1 x2 x3 x1 x2 x3 x1 x2 x3
1/1 1/2 3/2 5/2 2/1 3/2 1/2 3/2 3/2 1/1 5/2 2/1
ove 0≤ xi <3/1
x1 x2 x3 x1 x2 x3 x1 x2 x3 x1 x2 x3 x1 x2 x3 x1 x2 x3
1/2 1/1 3/2 2/1 5/2 3/2 1/1 3/2 3/2 1/2 2/1 5/2

Esempio 2: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti inizi/fini, data la figura:

3/4 7/4 11/4


1/1 1/1

I. Valoristica della figura: [1/1, 2/1].

II. Campo delle permutazioni della disposizione di inizi/fini 3/4 7/4 11/4:

3/4 7/4 11/4 3/4 11/4 7/4 7/4 3/4 11/4 7/4 11/4 3/4 11/4 3/4 7/4 11/4 7/4 3/4
1/1 1/1 2/1 2/1 2/1 2/1 1/1 1/1 1/1 1/1 2/1 2/1

III. Tutte le figure componenti il campo delle permutazioni della disposizione di inizi/fini
3/4 7/4 11/4 hanno valoristica: [1/1, 2/1].

5.Permutazioni della disposizione di valori

Data una figura di ordine z definita da una disposizione di z inizi/fini e degli y = z-1 valori
consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine:

 se nella disposizione degli y valori consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine vi 


sono solo valori differenti, è possibile individuare y! figure di ordine z distinte definite dalle
y! disposizioni di z inizi/fini con medesimi primo inizio ed ultima fine della disposizione di z
inizi/fini che definisce la figura presa in considerazione corrispondenti alle y! permutazioni
della disposizione degli y valori consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine che 
definisce la figura presa in considerazione (ove per permutazione si intende una differente
disposizione degli stessi valori); se nella disposizione degli y valori consecutivi compresi tra
il  primo  inizio  e  l’ultima  fine vi sono valori uguali, alcune permutazioni danno la stessa
disposizione. In generale, se una figura è definita da una disposizione di y valori consecutivi
compresi tra un inizio ed una fine -di cui y1 valori di un tipo, y2 valori di un altro tipo, etc.
fino a y , con y = y + y + ... + y - è possibile individuare y!/ y ! ... y ! figure di ordine z
k 1 2 k 1 k
distinte.  Tali  figure  avranno  sempre  in  comune  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine,  ma  non  gli 
inizi/fini compresi tra essi.
 la disposizione degli y valori  consecutivi  compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine  che 
definisce la figura è una delle y!/ y1! ... yk! permutazioni della disposizione degli y valori
consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine stessa.
174

 l’insieme delle y!/ y1! ... yk! figure di ordine z distinte definite dalle y!/ y1! ... yk! disposizioni
di z inizi/fini con medesimi primo inizio ed ultima fine della disposizione di z inizi/fini che
definisce la figura presa in considerazione corrispondenti alle y!/ y1! ... yk! permutazioni
della disposizione degli y valori consecutivi compresi tra il primo  inizio  e  l’ultima  fine  è 
detto “campo delle permutazioni della disposizione degli  y valori consecutivi compresi tra il
primo inizio e l’ultima fine”. 
 tutte le figure componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli y valori
consecutivi compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine  hanno  uguale  numerosità,  pari  a z,
essendo definite da differenti disposizioni dello stesso numero di inizi/fini.
 tutte le figure componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli y valori
consecutivi  compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine  hanno  uguale  dimensione,  pari  al 
valore  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine,  essendo  definite  da  differenti  disposizioni  degli 
stessi y valori.
 le figure componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli y valori
consecutivi  compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine  hanno  uguale  valoristica  solo  se 
definite da disposizioni speculari di valori.
 l’insieme  di  tutti  i  valori  esistenti  tra  tutte  gli  inizi/fini  appartenenti  a  tutte  le  figure 
componenti il campo delle permutazioni della disposizione degli y valori consecutivi
compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine  è  detto  “intervallistica  del  campo  delle 
permutazioni della disposizione degli y valori consecutivi compresi tra il primo inizio e
l’ultima fine”.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle permutazioni della disposizione degli y
valori consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine e la sua valoristica, ovvero al 
campo delle permutazioni della disposizione degli y valori consecutivi compresi tra il primo
inizio  e  l’ultima  fine  corrisponde  sempre  una  ed  una  sola  valoristica  ma  non  viceversa.  In 
particolare, se si considerano esclusivamente le figure di ordine z, alla valoristica del campo
delle permutazioni della disposizione degli y valori consecutivi compresi tra il primo inizio e
l’ultima  fine  corrispondono  le  infinite  figure  di  ordine  z definite dalle infinite traslazioni
delle y!/ y1! ... yk! disposizioni di z inizi/fini con medesime primo inizio ed ultima fine della
disposizione di z inizi/fini che definisce la figura presa in considerazione corrispondenti alle
y!/ y1! ... yk! permutazioni della disposizione degli y valori consecutivi compresi tra il primo
inizio e l’ultima fine che definisce la figura presa in considerazione.

Esempio 1: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 frequenze, data la figura

1/2 3/2 2/1 1/4:


1/1 1/2 5/4

VIII. Campo delle permutazioni della disposizione di valori 1/1 1/2 5/4 compresi tra 1/2 e 1/4:

1/2 3/2 2/1 1/4 1/2 3/2 11/4 1/4 1/2 1/1 2/1 1/4
1/1 1/2 5/4 1/1 5/4 1/2 1/2 1/1 5/4

1/2 1/1 9/4 1/4 1/2 7/4 11/4 1/4 1/2 7/4 9/4 1/4
1/2 5/4 1/1 5/4 1/1 1/2 5/4 1/2 1/1

IX. Tutte le figure appartenenti al campo delle permutazioni della disposizione di valori
1/1 1/2 5/4 compresi tra 1/2 e 1/4 hanno numerosità pari a 4.
175

X. Tutte le figure appartenenti al campo delle permutazioni della disposizione di valori


1/1 1/2 5/4 compresi tra 1/2 e 1/4 hanno dimensioni pari a 11/4.

XI. Figure 1/2 3/2 2/1 1/4 e 1/2 7/4 9/4 1/4 hanno valoristica [1/2, 1/1, 5/4, 3/2, 7/4, 11/4].
1/1 1/2 5/4 5/4 1/2 1/1

Figure 1/2 3/2 11/4 1/4 e 1/2 1/1 9/4 1/4 hanno valoristica [1/2, 1/1, 5/4, 7/4, 9/4, 11/4].
1/1 5/4 1/2 1/2 5/4 1/1

Figure 1/2 1/1 2/1 1/4 e 1/2 7/4 11/4 1/4 hanno valoristica [1/2, 1/1, 5/4, 3/2, 9/4, 11/4].
1/2 1/1 5/4 5/4 1/1 1/2

XII. Valoristica del campo delle permutazioni della disposizione di valori 1/1 1/2 5/4 compresi tra
1/2 e 1/4 : [1/2, 1/1, 5/4, 3/2, 7/4, 9/4, 11/4].

XIII. Alla valoristica del campo delle permutazioni della disposizione di valori 1/1 1/2 5/4
compresi tra 1/2 e 1/4 corrispondono le infinite figure definite dalle infinite traslazioni delle 6
disposizioni di 4 inizi/fini con primo inizio 1/2 ed ultima fine 1/4 corrispondenti alle 6
permutazioni della disposizione di valori 1/1 1/2 5/4:

x1 x2 x3 x4 x1 x2 x3 x4 x1 x2 x3 x4
1/1 1/2 5/4 1/1 5/4 1/2 1/2 1/1 5/4
ove 0 ≤ xi < 3/1
x1 x2 x3 x4 x1 x2 x3 x4 x1 x2 x3 x4
1/2 5/4 1/1 5/4 1/1 1/2 5/4 1/2 1/1

6.Criteri per la selezione delle figure

Dato un sistema metrico rappresentato da cicli di n istanti  iniziali/finali,  e’  possibile  selezionare 
tutte le figure:

 definite da una qualsivoglia disposizione di inizi/fini contenente un determinato inizio/fine o


insieme di inizi/fini.
 definite da una qualsivoglia disposizione di inizi/fini contenente un determinato inizio o
insieme di inizi/fini come primo inizio o primi inizi/fini della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di inizi/fini contenente una determinata fine o
insieme di inizi/fini come ultima fine o ultimi inizi/fini della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di inizi/fini contenente una determinata sotto-
disposizione di inizi/fini.
 definite da una qualsivoglia disposizione di inizi/fini contenente una determinata sotto-
disposizione di inizi/fini come primi inizi/fini della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di inizi/fini contenente una determinata sotto-
disposizione di inizi/fini come ultimi inizi/fini della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di valori contenente un determinato valore o
insieme di valori.
 definite da una qualsivoglia disposizione di valori contenente un determinato valore o
insieme di valori come primo valore o primi valori della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di valori contenente un determinato valore o
insieme di valori come ultimo valore o ultimi valori della disposizione stessa.
176

 definite da una qualsivoglia disposizione di valori contenente un determinato insieme di


valori ove per ciascun valore sia stabilito quante volte può apparire nella disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di valori contenente un determinato insieme di
valori ove per ciascun valore sia stabilito quante volte può apparire consecutivamente nella
disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di valori contenente una determinata sotto-
disposizione di valori.
 definite da una qualsivoglia disposizione di valori contenente una determinata sotto-
disposizione di valori come primi valori della disposizione stessa.
 definite da una qualsivoglia disposizione di valori contenente una determinata sotto-
disposizione di valori come ultimi valori della disposizione stessa.
 aventi una determinata numerosità.
 aventi una determinata dimensione.
 cui corrisponde una determinata valoristica.
 cui corrisponde una valoristica contenente un determinato valore o insieme di valori.
 appartenenti al campo delle traslazioni della disposizione di z inizi/fini.
 appartenenti al campo delle permutazioni della disposizione di z inizi/fini.
 appartenenti al campo delle permutazioni della disposizione degli y valori consecutivi
compresi tra un inizio ed una fine.
 contenute in un determinato ritmo (vedi paragrafo sui ritmi)

I precedenti criteri possono essere combinati liberamente tra loro per dar vita ad ulteriori criteri.
177

V I. R I T M I

1.Definizione

Si  definisce  “ritmo”  di  ordine  z (con z numero naturale > 1) una disposizione di inizi/fini e dei
valori consecutivi compresi tra il primo inizio e l’ultima fine organizzata in cicli di  z inizi/fini cui è
attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo e degli z valori consecutivi compresi
tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi.

Poiché  la disposizione di  inizi/fini  e  valori che definisce  il ritmo  è  il risultato dell’organizzazione 


ciclica degli inizi/fini e dei valori stessi (ovvero della ripetizione nel tempo di un insieme ordinato
nel tempo di z inizi/fini e z valori), il ritmo può essere rappresentato tramite un ciclo di z inizi/fini
cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo e degli z valori consecutivi
compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi.

Esempio 1: ritmo rappresentato da un ciclo di 2 inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la
prima posizione del ciclo e dei 2 valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che
occupano la prima posizione di cicli consecutivi in un siste ma metrico rappresentato da cicli di 3
istanti iniziali/finali:

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Inizi/fini (posizione rispetto


l’origine del sistema in u):                               0    1/1    2/1    3/1   4/1    5/1 6/1 7/1 8/1 9/1 ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Inizi/fini (posizione rispetto al primo


istante del ciclo cui appartiene in u): (01 1/11 2/11) (02 1/12 2/12) (03 1/13 2/13) (0 ...

Classi di inizi/fini: 0 ≤ x < 3/1

Valori: 0 ≤ w < 3/1 inferiore al ciclo

w ≥ 3/1         superiore al ciclo

Classi di valori: 0 ≤ w < 3/1

Disposizione di inizi/fini: 1/21 3/22 1/23 3/24 1/25 3/26 1/27 ...

Disposizione di valori: 4/1 2/1 4/1 2/1 4/1 2/1 ...

Organizzazione in cicli di 2 inizi/fini: (1/21 3/22) 1 (1/23 3/24) 2 (1/25 3/26) 3 (1/27 ...

Organizzazione in cicli di 2 valori: (4/1 2/1) 1 (4/1 2/1) 2 (4/1 2/1) 3


178

Ritmo rappresentato tramite il ciclo di inizi/fini (1/2i 3/2i+1), ove i = 1, 2, 3, ... cui è attribuito un
indice che identifica la prima posizione del ciclo e dei valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi (4/1 2/1):

→1/2i

2/1 4/1

3/2i+1

Ogni sistema metrico è caratterizzato dalla presenza di ritmi differenti (ovvero differenti
disposizioni  di  inizi/fini  e  dei  valori  consecutivi  compresi  tra  il  primo  inizio  e  l’ultima  fine 
organizzate in cicli di inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo e
dei valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di
cicli  consecutivi),  ma,  grazie  all’organizzazione  degli  istanti  iniziali/finali  in  cicli  di  n istanti, è
possibile riferirsi, ai fini della seguente analisi, solo alle infinite “classi” di modi definiti da un ciclo 
semplice (ovvero senza ripetizioni di elementi) di “classi” di inizi/fini cui è attribuito un indice che 
identifica  la  prima  posizione  del  ciclo  e  delle  “classi”  di  valori  consecutivi  compresi  tra  i  due 
inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi.

Esempio 2: ritmi rappresentati da un ciclo di 3 inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la
prima posizione del ciclo e dei 3 valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che
occupano la prim a posizione di cicli consecutivi in un siste ma metrico rappresentato da cicli di 3
istanti iniziali/finali:

Disposizione istanti (in s): 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 ...

Ordinamento della disposizione: I II III IV V VI VII VIII IX X ...

Inizi/fini (posizione rispetto


l’origine del sistema in u):                               0    1/1    2/1    3/1 4/1 5/1 6/1 7/1 8/1 9/1 ...

Organizzazione in cicli di 3 istanti: (0 0,5 1)1 (1,5 2 2,5)2 (3 3,5 4)3 (4,5 ...

Ordinamento del ciclo di istanti: (I II III)1 (I II III)2 (I II III)3 (I ...

Inizi/fini (posizione rispetto al primo


istante del ciclo cui appartiene in u): (01 1/11 2/11) (02 1/12 2/12) (03 1/13 2/13) (0 ...

Classi di inizi/fini: 0 ≤ x < 3/1

Valori: 0 ≤ w < 3/1 inferiore al ciclo

w ≥ 3/1 superiore al ciclo

Classi di valori: 0 ≤ w < 3/1


179

Esempi di ritmi:                                    →1/21
3/2 1/2
a)
2/11 1/11
1/1

→1/21
3/2 1/1
b)
2/12 3/21
7/2

→5/21
21/4 5/2
c)
1/43 2/12
5/4

→1/21
3/2 3/2
d)
2/12 2/11
3/1

Esempi di classi di ritmi: →1/2


3/2 1/2
a)
2/1 1/1
1/1

→1/2
3/2 1/1
b)
2/1 3/2
1/2

→5/2
9/4 5/2
c)
1/4 2/1
5/4

→1/2
3/2 3/2
d) non rappresenta una classe di ritmi in quanto
2/1 2/1 non definita da una ciclo semplice di inizi/fini
0
180

2.Proprietà

Dato un ritmo di ordine z rappresentato da un ciclo di z inizi/fini cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 la numerosità del ritmo è pari a z.


 la dimensione del ritmo è pari al valore tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima
posizione di cicli consecutivi.
 non esiste una relazione biunivoca tra il ciclo degli z inizi/fini cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo ed il ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due
inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi, ovvero al ciclo
degli z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo
corrisponde sempre uno ed un solo ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due
inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi, ma non viceversa;
in particolare, al ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che
occupano la prima posizione di cicli consecutivi corrispondono infiniti differenti cicli di z
inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo, le cosiddette
infinite traslazioni del ciclo degli z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima
posizione del ciclo (vedi paragrafo sulle traslazioni del ciclo di inizi/fini).
 l’insieme di tutti i valori esistenti tra tutti gli inizi/fini appartenenti al ciclo degli z inizi/fini
cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo che definisce il ritmo è
detto “valoristica del ritmo”.
 la valoristica del ritmo è formata esclusivamente da coppie di valori complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il ritmo e la sua valoristica, ovvero al ritmo
corrisponde sempre una ed una sola valoristica ma non viceversa; in particolare, se si
considerano esclusivamente i ritmi di ordine z, alla valoristica del ritmo corrispondono gli
infiniti ritmi rappresentati dalle infinite traslazioni delle (z-1)! permutazioni degli z!/ z1! ...
zk! cicli degli z inizi/fini cui è attribuito il medesimo indice del ciclo di z inizi/fini che
rappresenta il ritmo preso in considerazione corrispondenti alle z!/ z ! ... z ! permutazioni del
1 k
ciclo di valori consecutivi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di
cicli consecutivi - di cui z1 valori di un tipo, z2 valori di un altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1
+ z2 + ... + zk - che definisce il ritmo preso in considerazione (vedi paragrafi sulle
permutazioni del ciclo di inizi/fini e sulle permutazioni del ciclo di valori).

Esempio 1: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali, dato il ritmo:

→1/2
3/2 1/1

2/1 3/2
1/2

I. La numerosità del ritmo è pari a 3.

II. La dimensione del ritmo è pari a 3/1.

III. Esempi di traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1):

a) (1/4 5/4 7/4) b) (3/4 7/4 9/4)


181

IV. Valoristica del ritmo: [1/2, 1/1, 3/2, 2/1, 5/2]


Tale valoristica è costituita dalle coppie di valori complementari: 1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2].

V. 6 permutazioni del ciclo di valori (1/1 1/2 3/2):

(1/1 1/2 3/2) (1/1 3/2 1/2) (1/2 1/1 3/2) (1/2 3/2 1/1) (3/2 1/1 1/2) (3/2 1/2 1/1)

6 cicli di inizi/fini cui è attribuito il medesimo indice del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1)
corrispondenti alle 6 permutazioni del ciclo di valori (1/1 1/2 3/2):

(1/2 3/2 2/1) (1/2 3/2 0) (1/2 1/1 2/1) (1/2 1/1 5/2) (1/2 2/1 0) (1/2 2/1 5/2)

VI. 2 permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1):

(1/2 3/2 2/1) (1/2 2/1 3/2)

2 permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 0):

(1/2 3/2 0) (1/2 0 3/2)

2 permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 1/1 2/1):

(1/2 1/1 2/1) (1/2 2/1 1/1)

2 permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 1/1 5/2):

(1/2 1/1 5/2) (1/2 5/2 1/1)

2 permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 2/1 0):

(1/2 2/1 0) (1/2 0 2/1)

2 permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 2/1 5/2):

(1/2 2/1 5/2) (1/2 5/2 2/1)

VII. Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1):
→ x1
3/2 1/1

x3 x2
1/2

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 2/1 3/2):
→ x1
3/2 3/2

x3 x2
5/2
182

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 0):
→ x1
1/2 1/1

x3 x2
3/2

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 0 3/2):
→ x1
2/1 5/2

x3 x2
3/2

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 1/1 2/1):
→ x1
3/2 1/2

x3 x2
1/1

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 2/1 1/1):
→ x1
5/2 3/2

x3 x2
2/1

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 1/1 5/2):
→ x1
1/1 1/2

x3 x2
3/2

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 5/2 1/1):
→ x1
5/2 2/1

x3 x2
3/2

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 2/1 0):
→ x1
1/2 3/2

x3 x2
1/1
183

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 0 2/1):
→ x1
3/2 5/2

x3 x2
2/1

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 2/1 5/2):
→ x1
1/1 3/2

x3 x2
1/2

Ritmi definiti dalle infinite traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 5/2 2/1):
→ x1
3/2 2/1

x3 x2
5/2

VIII. Alla valoristica del ritmo

→1/2
3/2 1/1

2/1 3/2
1/2

corrispondono gli infiniti ritmi al punto VII.

2.Traslazioni del ciclo di inizi/fini

Dato un ritmo di ordine z rappresentato da un ciclo di z inizi/fini cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 è possibile individuare infiniti ritmi di ordine z distinti rappresentati dalle infinite traslazioni
del ciclo degli z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo
che rappresenta il ritmo preso in considerazione (ove per traslazione si intende un differente
ciclo di z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo al
quale corrisponde il medesimo ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi).
 il ciclo di z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo che
rappresenta il ritmo è una delle infinite traslazioni del ciclo degli z inizi/fini cui è attribuito
un indice che identifica la prima posizione del ciclo.
 l’insieme  degli  infiniti  ritmi  di  ordine  z distinti rappresentati dalle infinite traslazioni del
ciclo degli z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo è
detto “campo delle traslazioni del ciclo degli  z inizi/fini”.
184

 tutti i ritmi componenti il campo delle traslazioni del ciclo degli z inizi/fini hanno uguale
numerosità, pari a z, essendo rappresentati da un differente ciclo dello stesso numero di
inizi/fini.
 tutti i ritmi componenti il campo delle traslazioni del ciclo degli z inizi/fini hanno uguale
dimensione, pari al valore tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di
cicli consecutivi, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di valori.
 tutti i ritmi componenti il campo delle traslazioni del ciclo degli z inizi/fini hanno uguale
valoristica, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di valori.
 l’insieme  di  tutti  i  valori  esistenti  tra tutte  gli inizi/fini appartenenti ai ritmi componenti il
campo delle traslazioni del ciclo degli z inizi/fini  è  detto  “valoristica  del  campo  delle 
traslazioni del ciclo degli z inizi/fini”.  Essa  coincide  con  la  valoristica  di  qualsiasi  ritmo 
componente il campo delle traslazioni del ciclo degli z inizi/fini stesso.
 la valoristica del campo delle traslazioni del ciclo degli z inizi/fini è formata esclusivamente
da coppie di valori complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle traslazioni del ciclo degli z inizi/fini e
la sua valoristica, ovvero al campo delle traslazioni del ciclo degli z inizi/fini corrisponde
sempre una ed una sola valoristica ma non viceversa; in particolare, se si considerano
esclusivamente i ritmi di ordine z, alla valoristica del campo delle traslazioni del ciclo degli
z inizi/fini corrispondono gli infiniti ritmi rappresentati dalle infinite traslazioni delle (z-1)!
permutazioni degli z!/ z1! ... zk! cicli degli z inizi/fini cui è attribuito il medesimo indice del
ciclo di z inizi/fini che rappresenta il ritmo preso in considerazione corrispondenti alle z!/ z1!
... z ! permutazioni del ciclo di valori consecutivi tra i due inizi/fini equivalenti che
k
occupano la prima posizione di cicli consecutivi - di cui z1 valori di un tipo, z2 valori di un
altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - che rappresenta il ritmo preso in
considerazione (vedi paragrafi sulle permutazioni del ciclo di inizi/fini e sulle permutazioni
del ciclo di valori).

Esempio 1: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali, dato il ritmo:

→1/2
3/2 1/1

2/1 3/2
1/2

I. Campo delle traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1):

→ x1
3/2 1/1

x3 x2
1/2

II. Tutti i ritmi appartenenti al campo delle traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1) hanno
numerosità pari a 3, dimensione pari a 3/1 e valoristica [1/2, 1/1, 3/2, 2/1, 5/2].

III. Valoristica del campo delle traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1):[1/2,1/1,3/2,2/1,5/2].
Tale valoristica è costituita dalle coppie di valori complementari: 1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2.
Essa può dunque essere così rappresentata: [1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2].
185

IV. Alla valoristica del campo delle traslazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1) corrispondono i
ritmi al punto VII. dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle proprietà dei ritmi. 

3.Permutazioni del ciclo di inizi/fini

Dato un ritmo di ordine z rappresentato da un ciclo di z inizi/fini cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 è possibile individuare (z-1)! ritmi di ordine z distinti rappresentati dalle (z-1)! permutazioni
del ciclo degli z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo
che rappresenta il ritmo preso in considerazione (ove per permutazione si intende un
differente ciclo degli stessi inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica come prima
posizione del ciclo il medesimo inizio identificato come prima posizione del ciclo che
rappresenta il ritmo preso in considerazione).
 il ciclo di z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo che
rappresenta il ritmo è una delle (z-1)! permutazioni del ciclo degli z inizi/fini cui è attribuito
un indice che identifica la prima posizione del ciclo.
 l’insieme  degli  (z-1)! ritmi di ordine z distinti rappresentati dalle (z-1)! permutazioni del
ciclo degli z inizi/fini è detto “campo delle permutazioni del ciclo degli  z inizi/fini”.
 tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z inizi/fini hanno uguale
numerosità, pari a z, essendo rappresentati da differenti cicli dello stesso numero di
inizi/fini.
 i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z inizi/fini hanno uguale
dimensione, pari al valore tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di
cicli consecutivi, solo se rappresentati da cicli differenti degli stessi valori.
 tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z inizi/fine hanno uguale
valoristica.
 l’insieme  di  tutti  i  valori  esistenti  tra  tutti  gli  inizi/fini  appartenenti  ai  ritmi componenti il
campo delle permutazioni del ciclo degli z inizi/fini  è  detto  “valoristica  del  campo  delle 
permutazioni del ciclo degli z inizi/fini”. Essa coincide con la valoristica di qualsiasi ritmo
componente il campo delle permutazioni del ciclo degli z inizi/fini stesso.
 la valoristica del campo delle permutazioni del ciclo degli z inizi/fini è formata
esclusivamente da coppie di valori complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle permutazioni del ciclo degli z inizi/fini
e la sua valoristica, ovvero al campo delle permutazioni del ciclo degli z inizi/fini
corrisponde una ed una sola valoristica ma non viceversa. In particolare, se si considerano
esclusivamente i ritmi di ordine z, alla valoristica del campo delle permutazioni del ciclo
degli z inizi/fini corrispondono gli infiniti ritmi rappresentati dalle infinite traslazioni delle
(z-1)! permutazioni degli z!/ z1! ... zk! cicli degli z inizi/fini cui è attribuito il medesimo
indice del ciclo di z inizi/fini che rappresenta il ritmo preso in considerazione corrispondenti
alle z!/ z1! ... zk! permutazioni del ciclo di valori consecutivi tra i due inizi/fini equivalenti
che occupano la prima posizione di cicli consecutivi - di cui z1 valori di un tipo, z2 valori di
un altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - che rappresenta il ritmo preso in
considerazione (vedi paragrafo sulle permutazioni del ciclo di valori).
186

Esempio 1: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 inizi/fini, dato il ritmo:

→1/2
3/2 1/1

2/1 3/2
1/2

I. Campo delle permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1):

→1/2                              →1/2
3/2 1/1 2/1 3/2

2/1 3/2 3/2 2/1


1/2 5/2

II. Tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1) hanno
numerosità pari a 3.

III. Il ritmo         →1/2               ha dimensione pari a 3/1.
3/2 1/1

2/1 3/2
1/2

Il ritmo →1/2                   ha dimensione pari a 6/1.
2/1 3/2

3/2 2/1
5/2

IV. Tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1) hanno
valoristica: [1/2, 1/1, 3/2, 2/1, 5/2].

Tale valoristica è costituita dalle coppie di valori complementari: 1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2.

Essa può dunque essere così rappresentata: [1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2].

V. Valoristica del campo delle permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1):
[1/2, 1/1, 3/2, 2/1, 5/2].

Tale valoristica è costituita dalle coppie di valori complementari: 1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2.

Essa può dunque essere così rappresentata: [1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2].

VI. Alla valoristica del campo delle permutazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1)
corrispondono  i  ritmi  al  punto  VII.  dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle proprietà dei
ritmi.
187

4.Rotazioni del ciclo di inizi/fini

Dato un ritmo di ordine z rappresentato da un ciclo di z inizi/fini cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 è possibile individuare z ritmi di ordine z distinti rappresentati dalle z rotazioni del ciclo
degli z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo (ove per
rotazione si intende il medesimo ciclo di inizi/fini cui è attribuito un differente indice che
identifica la prima posizione del ciclo).
 il ciclo di z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo che
rappresenta il ritmo è una delle z rotazioni del ciclo degli z inizi/fini cui è attribuito un indice
che identifica la prima posizione del ciclo.
 l’insieme  degli  z ritmi di ordine z distinti rappresentati dalle z rotazioni del ciclo degli z
inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo è detto “campo 
delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini”.
 tutti i ritmi componenti il campo delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini hanno uguale
numerosità, pari a z, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di inizi/fini.
 tutti i ritmi componenti il campo delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini hanno uguale
dimensione, pari al valore tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di
cicli consecutivi, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di valori.
 tutti i ritmi componenti il campo delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini hanno uguale
valoristica, essendo rappresentati dal medesimo ciclo di valori.
 l’insieme  di  tutti  i  valori  esistenti tra tutti gli iniz/fini appartenenti ai ritmi componenti il
campo delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini è detto “valoristica del campo delle rotazioni 
del ciclo degli z inizi/fini”. Essa coincide con la valoristica di qualsiasi ritmo componente il
campo delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini stesso.
 la valoristica del campo delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini è formata esclusivamente
da coppie di valori complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini e la
sua valoristica, ovvero al campo delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini corrisponde una
ed una sola valoristica ma non viceversa. In particolare, se si considerano esclusivamente i
ritmi di ordine z, alla valoristica del campo delle rotazioni del ciclo degli z inizi/fini
corrispondono gli infiniti modi rappresentati dalle infinite traslazioni delle (z-1)!
permutazioni degli z!/ z1! ... zk! cicli degli z inizi/fini cui è attribuito il medesimo indice del
ciclo di z inizi/fini che rappresenta il ritmo preso in considerazione corrispondenti alle z!/ z1!
... z ! permutazioni del ciclo di valori consecutivi tra i due inizi/fini equivalenti che
k
occupano la prima posizione di cicli consecutivi - di cui z1 valori di un tipo, z2 valori di un
altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - che rappresenta il ritmo preso in
considerazione (vedi paragrafo sulle permutazioni del ciclo di valori).

Esempio 1: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali, dato il ritmo:

→1/2
3/2 1/1

2/1 3/2
1/2
188

I. Campo delle rotazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1):

→1/2                  →3/2                 →2/1         
3/2 1/1 1/1 1/2 1/2 3/2

2/1 3/2 1/2 2/1 3/2 1/2


1/2 3/2 1/1

II. Tutti i ritmi componenti il campo delle rotazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1) hanno
numerosità pari a 3.

III. Tutti i ritmi componenti il campo delle rotazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1) hanno
dimensione pari a 3/1.

IV. Tutti i ritmi componenti il campo delle rotazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1) hanno
valoristica: [1/2, 1/1, 3/2, 2/1, 5/2].

Tale valoristica è costituita dalle coppie di valori complementari: 1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2.

Essa può dunque essere così rappresentata: [1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2].

V. Valoristica del campo delle rotazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1):
[1/2, 1/1, 3/2, 2/1, 5/2].

Tale valoristica è costituita dalle coppie di valori complementari: 1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2.

Essa può dunque essere così rappresentata: [1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2].

VI. Alla valoristica del campo delle rotazioni del ciclo di inizi/fini (1/2 3/2 2/1) corrispondono i
ritmi al punto VII. dell’esempio 1 relativo al paragrafo sulle proprietà dei ritmi. 

5.Permutazioni del ciclo di valori

Dato un ritmo di ordine z rappresentato da un ciclo di z inizi/fini cui è attribuito un indice che
identifica la prima posizione del ciclo e degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini
equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi:

 se nel ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano
la prima posizione di cicli consecutivi vi sono solo valori differenti, è possibile individuare
z! ritmi di ordine z distinti rappresentati dagli z! cicli di z inizi/fini cui è attribuito il
medesimo indice del ciclo di z inizi/fini che rappresenta il ritmo preso in considerazione
corrispondenti alle z! permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due
inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi che rappresenta il
ritmo preso in considerazione (ove per permutazione si intende un differente ciclo degli
stessi valori); se nel ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti
che occupano la prima posizione di cicli consecutivi vi sono valori uguali, alcune
permutazioni danno lo stesso ciclo. In generale, se un ritmo è rappresentato da un ciclo di z
valori consecutivi compresi tra due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di
cicli consecutivi - di cui z1 valori di un tipo, z2 valori di un altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1
189

+ z2 + ... + zk - è possibile individuare z/ z1! ... zk! ritmi di ordine z distinti. Tali ritmi avranno
sempre in comune l’inizio/fine che occupa la prima posizione del ciclo, ma non gli altri.
 il ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la
prima posizione di cicli consecutivi che rappresenta il ritmo è una delle z/ z1 ! ... zk!
permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che
occupano la prima posizione di cicli consecutivi.
 l’insieme  degli  z!/ z1! ... zk! ritmi di ordine z distinti rappresentati dalle z!/ z1! ... zk!
permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che
occupano la prima posizione di cicli consecutivi - di cui z1 valori di un tipo, z2 valori di un
altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - è detto “campo delle permutazioni del ciclo 
degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima
posizione di cicli consecutivi”. 
 tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi
compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi
hanno uguale numerosità, pari a z, essendo definiti da differenti cicli dello stesso numero di
inizi/fini.
 tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi
compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi
hanno uguale dimensione, pari al valore tra i due inizi/fini, essendo definiti da differenti cicli
degli stessi z valori.
 tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi
compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi,
hanno uguale valoristica, essendo definiti da differenti cicli degli stessi z valori. Essa
coincide con la valoristica di qualsiasi ritmo componente il campo delle permutazioni del
ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la
prima posizione di cicli consecutivi stesso.
 l’insieme di tutti i valori esistenti tra tutte gli inizi/fini appartenenti a tutti i ritmi componenti 
il campo delle permutazioni del ciclo degli z valori compresi tra i due inizi/fini equivalenti
che  occupano  la  prima  posizione  di  cicli  consecutivi  è  detto  “valoristica  del  campo  delle 
permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che
occupano la prima posizione di cicli consecutivi”.
 la valoristica del campo delle permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i
due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi è formata
esclusivamente da coppie di valori complementari.
 non esiste una relazione biunivoca tra il campo delle permutazioni del ciclo degli z valori
consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli
consecutivi e la sua valoristica, ovvero al campo delle permutazioni del ciclo degli z valori
consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli
consecutivi corrisponde sempre una ed una sola valoristica ma non viceversa. In particolare,
se si considerano esclusivamente i ritmi di ordine z, alla valoristica del campo delle
permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i due inizi/fini equivalenti che
occupano la prima posizione di cicli consecutivi corrispondono gli infiniti modi
rappresentati dalle infinite traslazioni delle (z-1)! permutazioni degli z!/ z1! ... zk! cicli degli
z inizi/fini cui è attribuito un indice che identifica la prima posizione del ciclo corrispondenti
alle z!/ z1! ... zk! permutazioni del ciclo di valori consecutivi tra i due inizi/fini equivalenti
che occupano la prima posizione di cicli consecutivi - di cui z1 valori di un tipo, z2 valori di
un altro tipo, etc. fino a zk , con z = z1 + z2 + ... + zk - che rappresenta il ritmo preso in
considerazione.
190

Esempio 1: in un sistema metrico rappresentato da cicli di 3 istanti iniziali/finali, dato il ritmo:

→1/2
3/2 1/1

2/1 3/2
1/2

I. Campo delle permutazioni del ciclo di valori (1/1 1/2 3/2) tra gli inizi/fini 1/2i ed 1/2i+1:

→1/2                  →1/2                  →1/2               →1/2               →1/2              →1/2         
3/2 1/1 1/2 1/1 3/2 1/2 1/1 1/2 1/2 3/2 1/1 3/2

2/1 3/2 0 3/2 2/1 1/1 5/2 1/1 0 2/1 5/2 2/1
1/2 3/2 1/1 3/2 1/1 1/2

II. Tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di valori (1/1 1/2 3/2) tra gli
inizi/fini 1/2i ed 1/2i+1 hanno numerosità pari a 3.

III. Tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di valori (1/1 1/2 3/2) tra gli
inizi/fini 1/2i ed 1/2i+1 hanno dimensioni pari a 3/1.

IV. Tutti i ritmi componenti il campo delle permutazioni del ciclo di valori (1/1 1/2 3/2) tra gli
inizi/fini 1/2i ed 1/2i+1 hanno valoristica: [1/2, 1/1, 3/2, 2/1, 5/2].

Tale valoristica è costituita dalle coppie di valori complementari: 1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2.

Essa può dunque essere così rappresentata: [1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2].

V. Valoristica del campo delle permutazioni del ciclo di valori (1/1 1/2 3/2) tra gli inizi/fini 1/2i
ed 1/2i+1: [1/2, 1/1, 3/2, 2/1, 5/2].

Tale valoristica è costituita dalle coppie di valori complementari: 1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2.

Essa può dunque essere così rappresentata: [1/2+5/2, 1/1+2/1, 3/2+3/2].

VI. Alla valoristica del campo delle permutazioni del ciclo di valori (1/1 1/2 3/2) tra gli inizi/fini
1/2i ed 1/2i+1corrispondono  i  ritmi  al  punto  VII.  dell’esempio  1  relativo  al paragrafo sulle
proprietà dei ritmi.

6.Criteri per la selezione dei ritmi

Dato un sistema metrico rappresentato da cicli di n istanti iniziali/finali, e’ possibile selezionare tutti 


i ritmi:

 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di inizi/fini contenente un determinato inizio/fine o


insieme di inizi/fini.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di inizi/fini contenente un determinato inizio/fine o
insieme di inizi/fini come primo inizio/fine o primi inizi/fini del ciclo stesso.
191

 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di inizi/fini contenente un determinato inizio/fine o


insieme di inizi/fini come ultimo inizio/fine o ultimi inizi/fini del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di inizi/fini contenente un determinato sotto-ciclo di
inizi/fini.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di inizi/fini contenente un determinato sotto-ciclo di
inizi/fini come primi inizi/fini del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di inizi/fini contenente un determinato sotto-ciclo di
inizi/fini come ultimi inizi/fini del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di valori contenente un determinato valore o insieme
di valori.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di valori contenente un determinato valore o insieme
di valori come primo valore o primi valori del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di valori contenente un determinato valore o insieme
di valori come ultimo valore o ultimi valori del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di valori contenente un determinato insieme di valori
ove per ciascun valore sia stabilito quante volte può apparire nel ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di valori contenente un determinato insieme di valori
ove per ciascun valore sia stabilito quante volte può apparire consecutivamente nel ciclo
stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di valori contenente un determinato sotto-ciclo di
valori.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di valori contenente un determinato sotto-ciclo di
valori come primi valori del ciclo stesso.
 rappresentati da un qualsivoglia ciclo di valori contenente un determinato sotto-ciclo di
valori come ultimi valori del ciclo stesso.
 aventi una determinata numerosità.
 aventi una determinata dimensione.
 cui corrisponde una determinata valoristica.
 cui corrisponde una valoristica contenente un determinato valore o insieme di valori.
 appartenenti al campo delle traslazioni del ciclo di z inizi/fini .
 appartenenti al campo delle permutazioni del ciclo di z inizi/fini.
 appartenenti al campo delle rotazioni del ciclo di z inizi/fini.
 appartenenti al campo delle permutazioni del ciclo degli z valori consecutivi compresi tra i
due inizi/fini equivalenti che occupano la prima posizione di cicli consecutivi.

I precedenti criteri possono essere combinati liberamente tra loro per dar vita ad ulteriori criteri.