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Varcare la soglia

Il simbolismo della porta


Antropologia – Liturgia – Cultura

Prof. Ivica Zizic


Pontificio Istituto Liturgico – Roma

Giovedì 8 giugno 2017


ore 20:00 in Chiesa madre a Noci (Ba)
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Introduzione

La religione sin dai suoi esordi elabora un immaginario creativo dal quale emergono
varie dimensioni della vita culturale. Per l’homo religiosus la divinità abita i luoghi e i
tempi; si manifesta nei simboli della sua presenza. Il divino trascendente ed eterno è
allo stesso momento immanente, vicino, legato alla storia e alla terra dell’uomo.
L’emergenza dei simboli e dei riti è legata alla manifestazione del divino, alla sua
irruzione nel tempo e spazio. L’origine dei simboli, spazi, oggetti sacri va ricercata in
una manifestazione del divino nel mondo.

Il cristianesimo con i suoi simboli e riti, con le sue pratiche religiose e tradizioni, fa
parte di questa universale tradizione del sacro. Inoltre, il cristianesimo accoglie le
strutture antropologiche, le incorpora e porta l’umanità e la cultura dell’uomo
all’apertura verso Dio. In realtà, come vedremo, la verità della porta corrisponde alla
verità dell’uomo come essere storico e corporeo. Noi siamo esseri collocati nel
mondo; siamo un corpo, un tempo, una cultura. E proprio a partire da questa nostra
“casa dell’umanità” incontriamo il sacro, apriamo l’esistenza al divino. La porta è un
segno visibile di questo incontro.

Partendo da queste premesse, la riflessione sulla porta/portale intende non solo


leggere e interpretare il significato della forma simbolica, ma ripensare le strutture
che regolano dal di dentro questo simbolo nella pratica religiosa e nell’esperienza
umana. La riflessione si muove quindi su due binari: si tratta di cogliere sia le
categorie che sono di ordine teologico-liturgico (che vuol dire ‘la porta’ nella
prospettiva teologica e rituale?) sia quelle di ordine antropologico-culturale (come si
articola la simbolica della porta nell’ordine della coscienza/esperienza dell’uomo e
della sua cultura?). Ritrovare il senso dello spazio sacro e delle sue componenti – nel
nostro caso della porta/portale – significa comprendere i legami tra la struttura
dell’uomo e le strutture della religione, specialmente visibile nella simbolica rituale.
Queste coordinate tracciano l’itinerario della mia relazione: tende alla comprensione
della porta come realtà teologica includendo i suoi risvolti antropologici e culturali.

Origini e significato del tempio cristiano

L’origine dello spazio sacro e della costruzione architettonica delle chiese in generale
è legata in modo particolare al simbolismo della porta. E’ significativo però che tutta
la storia della salvezza sia collocata tra due porte: la porta del paradiso - da cui
Adamo è stato cacciato dopo il peccato originale - e la porta della Gerusalemme
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celeste, di cui parla l’Apocalisse. Ricordiamo inoltre la storia raccontata nel libro
della Genesi - sulla Torre di Babele. Babele significa “porta del cielo”. Nel tentativo
degli uomini di accedere alla casa di Dio elevandosi fino alla soglia, gli uomini hanno
tentato di costruire Babele – la porta. Tuttavia, al centro della storia si trova Cristo
che si è definito la porta. Quindi tutte le porte bibliche rimandano a lui.

Per comprendere il simbolismo della porta, occorre ritornare al concetto cristiano


dello spazio. Il cristianesimo non ha inventato lo spazio sacro: eredita, infatti, dalla
tradizione religiosa universale il concetto dello spazio sacro. Tuttavia, trae le sue
origini soprattutto nella storia d’Israele. La prima simbolica dello spazio sacro
affonda le radici nella presenza dimorante di Dio nella sekinah. La tenda nella quale -
nel suo viaggio verso la terra promessa - il popolo d’Israele incontra Dio trascendente
rappresenta la prima forma dello spazio sacro simbolicamente circoscritto. Tuttavia,
la tenda non reclude la presenza di Dio. Essa si configura piuttosto come dimora
nomade e itinerante di una presenza che resta assolutamente trascendente. In mezzo
al popolo in cammino la tenda vela e svela la presenza di Jahve.

Nei periodi successivi, il tempio in Gerusalemme sostituisce il tempio itinerante di


tenda: esso rappresenta l’unificazione simbolica per tutto Israele nel culto liturgico. Il
tempio è il punto nel quale convergono la vita e la fede d’Israele. Entrare nel tempio
significa collegarsi con la storia della salvezza, entrare nella presenza di Jahve. Gli
echi di tale ritualità si risentono nei salmi: così nel Salmo 99: “Acclamate al Signore
[....], presentatevi a Lui con esultanza [....]. Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri
con canti di lode" o nel Salmo 117: “Apritemi le porte della giustizia. Voglio entrarvi e
rendere grazie al Signore. È questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti".

Per quanto riguarda la comunità cristiana primitiva, essa vive un culto spirituale. I
primi cristiani, infatti, sono senza il tempio. Per loro è normativo il culto “nello
spirito e nella verità”. E l’ambiente nel quale celebrano il memoriale di Cristo è la
casa. La familiarità è l’atmosfera originaria nella quale i cristiani celebrano il loro
culto, il memoriale della passione e della risurrezione di Cristo. Il primo luogo
liturgico è la casa, cioè la comunità. Ciò che la costituisce è il memoriale-eucaristia.
La presenza liturgica di assemblea rappresenta così la forma della Chiesa. Il tempio è la
riunione dei fedeli attorno alla presenza sacramentale del Signore.

La chiesa come spazio materiale sorge dalla chiesa come assemblea liturgica. Così
anche la porta trarrà il suo significato non semplicemente dalla struttura
architettonica, ma dalla natura rituale. Le prime porte/portali si trovano nelle
basiliche – edifici romani secolari – trasformate in chiese. Le porte della basiliche
paleocristiane corrispondono alla natura dell’edificio: sono di solito monumentali e
solenni, ornate da simboli prevalentemente vegetali o animali o comunque da
raffigurazioni ornamentali. Il cristianesimo eredita molto dalla cultura ellenistica e
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romana, che vede nel simbolo della porta il passaggio fondamentale dal caos al
cosmos, dal noto all’ignoto, dal profano al sacro. Questo aspetto iconografico sarà
ulteriormente sviluppato nell’epoca romanica e gotica e nel barocco, nei quali la
sacralità dell’ingresso sarà particolarmente accentuata. La fisionomia simbolica della
porta avrà, tuttavia, sempre le medesime qualità fondamentali: verticalità,
profondità, dignità, fortezza… Le geometrie della porta e le sue figure metaforiche
offrono uno spazio di visione singolare. La soglia comunque resta la sede di presenze
divine con la funzione di tutelare, iniziare, trasformare e coinvolgere nella
celebrazione rituale. Tale sacralizzazione dell’ingresso esiste in tutte le epoche
culturali.

Nella cultura cristiana l’arte del costruire si declina con l’arte di strutturare
l’accoglienza. La porta non ha semplice funzione di spostamento e protezione, ma
costituisce già il passaggio, come un rito, un transito che fa accadere un senso
spirituale e realizza un legame. Nell’antichità cristiana esisteva il cosiddetto
quadriportico, attraverso cui si accedeva al sagrato. Da questo spazio è nato il
chiostro. Il quadriportico, come pure il chiostro, è il luogo che richiama la perfetta
unione tra cielo e terra. E’ lo spazio per il ristoro e la comunione, che risponde ad una
esigenza estetica di armonia, equilibrio, semplicità… Proprio in questo contesto
estetico-rituale si situano alcuni elementi antropologici che rivelano il mondo del rito
e la sua simbolizzazione architettonica e artistica.

Elementi antropologici e rituali

La costruzione dello spazio sacro trova riferimenti fondamentali nelle realtà del
corpo, del passaggio (soglia) e della presenza. L’arte di dare uno spazio al sacro trae le
proprie origini da una parte dal divino (dal rito di consacrazione, di erezione di
santuario, dalla celebrazione) e dall’altra dai gesti del corpo, con i quali l’uomo
comunica con il divino e accoglie la sua presenza. Attorno a queste tre caratteristiche
– corpo, passaggio, presenza – si rivelano aspetti propri del rituale nel quale si trova
la verità complessiva del portale.

Corpo

Ogni spazio trova nel corpo il suo codice fondamentale. Lo stesso vale anche per lo
spazio sacro. Le ragioni non sono solo antropologiche, ma anche teologiche. Per i
cristiani il corpo è “il tempio dello Spirito”, non semplicemente “la materia”
subordinata allo “spirito”. L’uomo non ha corpo; l’uomo è il corpo. La dignità e la
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verità del corpo come totalità, però, viene riscoperta nel rito in modo straordinario. Il
rito con i suoi spazi scopre il corpo alla sua verità, attua le sue potenze simboliche
originarie. E gli spazi rituali si presentano in qualche modo come un
“prolungamento” del corpo fisico e culturale.

Tutto passa attraverso il corpo. Il corpo è una cifra antropologica di esperienza


religiosa dello spazio. Il corpo, tuttavia, non ha solo una valenza materiale. E’
innanzitutto una forma culturale, che consente all’uomo di aprirsi al mondo e di stare
nel mondo come “spirito incarnato”. Il corpo è innanzitutto una situazione
esistenziale attraverso la quale l’uomo crea la cultura. Il corpo è per così dire
l’esteriorità grazie alla quale l’uomo vive il gioco tra interiore ed esteriore, sia proprio
che degli altri. Solo attraverso il corpo l’uomo può accedere all’interiorità del sacro
ripresentato nello spazio.

Lo spazio sacro ha la potenza di imprimere nel corpo le qualità spirituali e quindi di


coinvolgere il corpo nella totalità del rito. Lo spazio, articolato secondo la logica
simbolica, diventa lo sfondo e la condizione per la realizzazione dei gesti rituali. Il
camminare diventa qualcosa di più del movimento di spostarsi; il sedersi qualcosa di
più dell’accomodarsi. Il rito carica i gesti del corpo con le qualità spirituali, lo scopre
nella sua capacità di trascendenza. Lo spazio è dunque la dimensione nella quale non
viene soltanto “significato” il rapporto con la trascendenza, ma viene “realizzato”
l’incontro con Dio trascendente. Lo spazio quindi “dà casa” ai gesti e al corpo
dell’uomo, offre un contesto nel quale essi sono praticabili e riconoscibili. Questo
carattere “pratico” e “pragmatico” nel quale interagiscono il corpo e lo spazio è
particolarmente evidente nel caso della porta. La chiesa è lo spazio nel quale il corpo
- cioè l’uomo nella sua totalità personale e sociale - viene accolto, scoperto nella sua
apertura verso il trascendente. Il portale è segno efficace di tale processo.

Passaggio

Il rito attraverso gli spazi “infiamma i sensi dell’uomo” (G. Zanchi), cioè apre l’uomo,
attraverso la sua sensibilità e immaginazione, alla presenza del Signore. Lo spazio
sacro coniuga le dinamiche del corpo con le dinamiche del rito. Ritualizza il corpo, lo
coinvolge nel suo interno, trasforma il corpo in linguaggio, in forma espressiva. In tal
modo, lo stesso corpo dell’uomo fa parte della ritualità. Il primo atto con cui lo
spazio sacro ritualizza il corpo è costituito dal passaggio: varcare la soglia significa
compiere un rito.
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Ogni spazio sacro – e qui in particolar modo la porta – si struttura partendo dalla
separazione, dal passaggio. Il mondo del sacro richiede il passaggio dal profano al sacro
come una condizione indispensabile. Si tratta di un transito rituale che fa accedere
alla realtà del divino. Entrare in chiesa passando attraverso la porta significa attuare
una forma di iniziazione nel modo del sacro, destinato a coinvolgere l’uomo e fargli
vivere un’altra realtà.

Il luogo sacro è luogo del passaggio, del cambiamento, della rinascita; è accesso a un
nuovo ordine. Il simbolismo spaziale in questo processo è molto importante: la
separazione avviene attraverso un allontanamento dal mondo e allo stesso tempo la
riaggregazione ad un altro mondo. L’architettura sacra tradizionale ha espresso la
separazione per mezzo dei gradini, del sagrato, del portale, sottolineando la
liminalità e il progresso. L’entrata nella chiesa crea sempre un contesto iniziatico.

Il passaggio è gestito da vari elementi architettonici, iconografici e simbolici. Il primo


è soprattutto un elemento visuale. Il sagrato della chiesa è una sintesi visibile
dell’intera identità della Chiesa come tale: in essa si rendono presenti l’ordine, la
dignità e la bellezza della chiesa come microcosmo e luogo nel quale si compie la
storia della salvezza. Il sagrato contiene già questa “interpretazione” dell’ordine del
mondo e della storia. La grande facciata della chiesa svolge il ruolo del libro
spalancato sulla storia della salvezza. Non sorprende che proprio la facciata e il
portone siano luoghi privilegiati per immagini e rappresentazioni scultoree. Scritta
sulla pietra e fusa nel bronzo, tale teologia è fortemente collegata con le dinamiche
iniziatiche.

Presenza

Il rito dunque ricorre al corpo attraverso i suoi spazi, simboli, azioni. Ma loro essenza
è la presenza. La categoria di presenza rivela la ritualità del portale. Passare
attraverso la porta richiama le parole di Gesù: “Io sono la porta: se uno entra attraverso
di me, sarà salvato, entrerà e uscirà e troverà pascolo“ (Gv 10, 1-9). Entrare nella chiesa
significa essere coinvolti dalla presenza del Signore, situati in un legame di fede e
comunione.

Attraversare la porta significa entrare in contatto vivo con il sacro, ovvero entrare
nella sua presenza. La porta è la forma nella quale si “pratica”, si “compie” tale
incontro con la presenza del Signore. In questa dimensione un ruolo fondamentale
gioca l’immaginazione creativa: essa, infatti, ci aiuta a vivere realtà parallele. La
rappresentazione simbolica crea lo spazio per una “visione rituale”, ci consente di
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vivere la presenza “come se fosse” qui e ora. I simboli religiosi sono forme presenziali
nelle quali l’uomo vive in profondità l’evento celebrato. L’uomo è coinvolto dalla
loro dinamica simbolica, nel senso che la porta lo invita a “passare”, ma anche ad
“immaginare”, cioè a vedere quell’altra dimensione accessibile solo all’opera
dell’immaginazione creativa. Varcare la soglia della chiesa è un primo rito, che porta
verso l’incontro rituale celebrato al suo interno. E’ un vero e proprio rito iniziatico
che ci conduce verso il mondo rituale. Quest’atto attiva in noi qualcosa di originario.
Il simbolo della porta appartiene alle rappresentazioni originarie, intuitive, che
attuano emozioni originarie: richiama infatti le sensazioni di intimità e protezione,
ma anche di potenza e solennità.

L’ingresso svela e custodisce il segreto della presenza, offre un’intimità che invita
l’uomo non solo a contemplare, ma appunto ad entrare. In questo luogo si impone la
simbologia dell’acqua-segno di purificazione e trasformazione. Entrando in chiesa, ci
bagniamo la mano con l’acqua benedetta, facendo il segno della croce. Ripetiamo
quel primo passaggio attraverso il battesimo. Passare attraverso la porta significa
passare attraverso il battesimo verso l’eucaristia. L’acquasantiera è il segno di questo
intenso legame. La sua forma è spesso quella di una conchiglia appesa alle pareti,
simbolo cosmico di rinascita e vita. Tutte queste simboliche costituiscono una
risonanza nel mondo della percezione e immaginazione dell’uomo. Tuttavia, esse si
offrono come spazi per l’azione – entrare, passare, fare il segno di croce. L’inizio del
rito del battesimo ha luogo sulla porta, perché attraverso di essa l’uomo entra nella
presenza del Mistero salvifico e nel mistero della Chiesa radunata alla celebrazione.
Similmente, altri rituali, ad esempio quelli legati alla porta santa che aprono il tempo
giubilare, si presentano come vere e proprie celebrazioni iniziatiche, che inaugurano
un tempo di rinnovamento. Il rito, in riferimento all’evento fondatore, attualizza nel
qui e ora l’evento di Cristo. Da qui, da questa teofania-manifestazione del divino, il
luogo e il tempo diventano sacri.

Come si vede, nel concetto di “porta/portale” si insiste sul riferimento metaforico,


cioè su una serie di significati traslati che trovano accoglienza nel contesto corporeo,
pratico, relazionale. In tal senso, si potrebbe dire che la porta e i riti che la
accompagnano mettono in esercizio la sensibilità, i sensi nella scoperta della
“presenza” delle realtà spirituali. La porta dovrebbe essere intesa in quanto azione,
movimento che pone l’uomo a contatto con la presenza.
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Varcare la soglia – aspetti iconografici e culturali della porta

La breve discussione sul significato della rappresentazione antropologica ci porta


un’altra distinzione fondamentale, cioè quella che riguarda l’aspetto iconografico e
culturale del portale. Si è visto che la funzione iconica assume un’importanza
fondamentale nel complesso percorso di simbolizzazione culturale e rituale del
portale. Il portale si presenta come un segno culturale, che talvolta diventa il segno
della città o comunque assume il ruolo di simbolo nel quale si riconosce l’identità di
un luogo.

Il patrimonio rituale della tradizione cristiana attribuisce alla porta una simbologia
ampia. La porta è segno di separazione e comunicazione tra i due ambiti – sacro e
profano – essa articola il noto e l’ignoto, l’esterno e l’interno. La sua essenza sta nel
carattere liminale. Essa è la soglia, il luogo di confine e di passaggio. Il repertorio
iconografico della porta trae la sua ricchezza da questo carattere liminale. Ad
esempio dei “guardiani della soglia” sono molto presenti nelle diverse tipologie
(sono spesso le rappresentazioni degli animali - leone ad esempio - o altri esseri
“mitologici” che “proteggono” l’entrata).

In epoca medievale, nell’iconografia troviamo le figure di Adamo ed Eva e la


raffigurazione di Cristo che porta al Regno dei cieli. L’identificazione di Cristo con la
porta trova il suo fondamento biblico: Cristo è porta attraverso cui si passa verso la
salvezza. L’iconografia poi contiene numerosi riferimenti alla storia della salvezza,
qualche volta anche alla vita terrena e al passare delle stagioni.

Il portale è sempre solenne, nobile; la sua funzione è quella di narrare e annunciare,


di invitare ad entrare in comunione con il Mistero. La sua funzione è infatti di
metterci in connessione con il mondo rituale. Per questo, il portale è già in sé una
celebrazione. La facciata di una chiesa ha il compito di “imprimersi” nella mente,
cioè di “elevare lo sguardo su”. La porta fa parte di questa icona complessiva che
porta all’interno. Qui “icona” – immagine non porta solo alla contemplazione, ma
all’azione. Anzi, l’icona porta al suo interno, che è la celebrazione rituale. Tale
immagine e questa visibilità della chiesa attraverso la porta e il portale ha una sua
profondità. In questo senso, la valenza dell’iconografia non si trova nell’ornamento
esteriore, ma nel complesso simbolico che porta l’uomo a interagire. Si realizza così
un vero incontro tra percezione visiva e azione, che produce le immagini interne
come sentimento di purificazione e trasformazione. Tuttavia, l’iconografia del portale
assume anche il ruolo di mistagogia-introduzione ai misteri di Cristo, cioè il Mistero
celebrato. Essi non sono né ornamento né illustrazioni, ma immagini che ci rendono
con-temporanei agli eventi di Cristo. Alla luce di questa valenza teologica, si
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comprende meglio che le porte delle nostre chiese non sono costruite per essere
oggetto di letture formali-estetizzanti, ma appunto il luogo, una pagina fusa nel
bronzo o - come diceva M. Chagall - l’atlante iconografico in cui si legge il linguaggio
della fede celebrata. L’arte e l’architettura sono chiamate a rendere quanto più
visibile il mistero della porta.

Secondo la tradizione teologico-liturgica, la porta è una sintesi di storia, i cui capitoli


raccontano e propongono temi cosmologici, biblici, ecclesiologici, escatologici,
unificati tutti da Cristo che è la porta. Non per caso al centro si trova il Cristo,
mediatore unico di salvezza, l’unica porta di comunione con il Padre. Così la valenza
iconografica e quella teologica vengono assunte dal contesto liturgico-sacramentale.
Inoltre, questa iconografia liturgica si riflette nella vita cristiana, in quanto processo
continuo di passaggio all’esperienza della grazia. Così, nel suo insieme artistico,
teologico e liturgico il portale si presenta come una forma che celebra la bellezza, la
verità e la bontà di Dio e degli uomini.

La porta è una festa iscritta nella pietra, nel rito e negli sguardi. E’ un tempo/spazio
sospeso entro il tempo/spazio quotidiano nel quale è possibile vivere un'altra
dimensione della vita. In questo senso, l’iconografia artistica del portale rivela un
pathos, un’emozione del sacro, un sapore dell’eternità. L’iconografia così diventa una
forma di scoperta di ciò che è in noi, che ci precede nella nostra storia e identità e che
la rende possibile. I grandi simboli danno sostanza alla vita, rinnovano il nostro
vivere e lo rifondano in un grande disegno di senso; trasmettono il patrimonio e allo
stesso momento diventano focolai di creatività.

La porta acquisisce davvero il ruolo di rappresentazione dell’essenza della chiesa,


della città e degli uomini. Il passaggio, la porta è elemento di identificazione della
vita pubblica e privata. La vita non è altro che un continuo varcare le soglie: dalla
nascita alla morte, dal matrimonio a tutti quei momenti di celebrazioni festive e
preghiere private. Dal momento del primo ingresso, nel momento del rito di
battesimo al momento dell’ultimo transito, la nostra vita affronta la porta della chiesa
riconoscendo in essa il simbolo stesso dell’uomo e della sua trasformazione e
l’apertura al sacro.

Conclusione

“Spesso siamo entrati per esso in chiesa e ogni volta esso ci ha detto qualcosa.
L’abbiamo in vero percepito? A che scopo c’è il portale? Forse ti meravigli di questa
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domanda” Così Romano Guardini nel suo libro Santi segni interroga interlocutori di
ieri e di oggi, invitando a sentire ciò che “il portale parla”.

Il portale è veramente una “bocca” che parla, annuncia, chiama, si esprime attraverso
simboli culturali e cultuali. La porta infatti continua ancora a parlarci con la stessa
voce di Cristo. Due millenni di cristianità hanno racchiuso in esso un patrimonio di
fede e arte. Simboli e immagini sono stati e ancora sono potenti strumenti di
realizzazione di una cultura nella sua integrità. Come ogni oggetto artistico che entra
nella liturgia, cosi anche la porta è un’autentica professio fidei – l’opera che rende
visibile il mistero della Chiesa raccolta nella liturgia. In questo focolare accadono la
verità della porta e la sua intima bellezza.

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