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Lichtenberg sostiene che le deduzioni fisiognomiche non abbiano quel grado di certezza

matematica con il quale le descriveva il teologo Lavater, è vero che esistono delle
connessioni tra il mondo esteriore dell’individuo e i movimenti dell’animo a lui interiori
ma che l’uomo non sia in grado di comprenderli. Bisognerebbe spostare l’accento sulla
patognomica: c’è una correlazione tra alcune espressioni facciali, alcuni tratti esterni
temporanei e le emozioni interne di un individuo-> linguaggio del corpo universalmente
condivisibile es. volto sorridente, persona gioiosa. Si possano fare delle deduzioni circa i
sentimenti momentanei di un individuo partendo da questi tratti esteriori sempre
momentanei. Le deduzioni fisiognomiche non sono così accurate perché i tratti fissi
esteriori non sempre corrispondono allo stesso tipo di comportamento, di natura di
quell’individuo-> alcuni tratti fissi possono essere prodotti da molti altri fattori non solo
dalla natura di un individuo es. cicatrice sul viso-> ferita di guerra. Ci sono molti altri
fattori esterni che vanno a modificare l’aspetto esteriore di un individuo.

1. La forma sia dei tratti fissi che di quelli mobili dipende anche da cause esterne, il cui
effetto di solito è più rapido e intenso di quelle interne, nonostante questo l’uomo
attribuisce un senso fisiognomico a ogni impressione visibile-> il volto umano è
infatti una lavagna dove a ogni segno viene attribuito un significato trascendente
2. A ogni moto dell’anima corrisponde un moto dei muscoli facciali; siamo pertanto
portati ad attribuite anche ai volti in quiete che assomigliano a quelli in moto il
significato di questi ultimi
3. Perfino delle tracce durevoli di espressioni patognomiche passate che permangono
nel volto, bisogna fidarsi soltanto in casi estremi, cioè quando sono talmente forti
che gli individui in questione possono dirsi dei segnati. Segni patognomici più
marcati non sono un segno di una maggiore gravità del vizio, ma soltanto di una
maggiore fragilità dei muscoli, di una maggiore mancanza di educazione e di
costumi più rozzi.
4. Il fatto che il pittore e il poeta presentino come belle le loro figure virtuose e come
brutte quelle viziose non dipende da un nesso necessario e intuitivamente
riconosciuto fra queste caratteristiche, ma perché così risvegliano nell’osservatore
amore e odio con intensità doppia, dal momento che una colpisce lo spirito
dell’uomo, mentre l’altra la carne.
5. Il talento e in genere le doti spirituali non hanno segni nei tratti fissi della testa.
6. La fisiognomica è dunque estremamente ingannevole. L’agire delle passioni ha
invero i suoi segni e lascia spesso tracce percepibili, questo è innegabile e su questo
si fondo ciò che c’è di vero nella fisiognomica. Allo stesso tempo però è talmente
incerto e variabile nella maggior parte del genere umano