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Traccia 4.

Quale testo biblico sceglierebbe per affrontare il tema della vocazione per un segmento
formativo a sua scelta? Il candidato definisca i suoi destinatari, scelga un brano biblico e lo
commenti.

Spesso mi è capitato di sentire dire da bambini, anche piccoli, “io da grande voglio fare il medico, il
meccanico, l’ingegnere, il calciatore, l’astronauta e così via.
Questo ci dice che sin da piccolo ognuno di noi mostra di avere una certa vocazione. Strada facendo le
aspirazioni possono cambiare per tanti motivi, però il più delle volte permangono.
Non c’è, quindi, un’età precisa per parlare di vocazione, però se dovessi affrontare questo argomento
lo farei cominciando da una 3° classe di Scuola superiore di 1° grado.
Per affrontare l’argomento partirei dal brano Evangelico della chiamata dei dodici apostoli, cercherei
di far comprendere che la Vocazione non è solo quella religiosa, ma che vocazione è soprattutto
chiedersi che senso ha la vita e che la vita stessa è vocazione.
Una vita intesa come chiamata e risposta a un progetto che è tanto della persona quanto di Dio.
Papa Francesco nell'esortazione post sinodale Christus Vivit, rivolta in particolare a tutti i giovani,
scrive: «La parola "vocazione" può essere intesa in senso ampio, come chiamata di Dio. Comprende la
chiamata alla vita, la chiamata all'amicizia con Lui, la chiamata alla santità, e così via.
Questo ci permette di capire che nulla è frutto di un caos senza senso, ma al contrario tutto può
essere inserito in un cammino di risposta al Signore, che ha un progetto stupendo per tutti noi».
L’obiettivo è quello, quindi, di far comprendere che ogni vita è vocazione. Capire e scoprire la propria
vocazione, è capire e scoprire il senso della propria vita. Io sono nato per fare che cosa? Dio mi ha
creato per quale progetto?
I ragazzi in questo periodo sono chiamati a scegliere la scuola superiore, quindi iniziano a porsi la
domanda sul loro futuro, sulla loro vita. Il termine vocazione va qui inteso in un senso ampio, non
circoscritto ad una scelta di vita definitiva (consacrazione, matrimonio, ecc…), ma in modo che vada a
toccare la dimensione dei desideri, delle attitudini, delle scelte che già da ora, i ragazzi, possono
mettere in atto per rispondere a ciò che sono.
Come brano biblico sceglierei quello della chiamata dei primi discepoli che a mio modo di vedere è
centrato proprio sul tema della chiamata; prima di tutto porrei l’attenzione sui particolari differenti fra
i Sinottici e prenderei in esame il brano di Marco 1, 16-20.
Questo brano è meglio conosciuto come “la chiamata dei primi quattro discepoli”; Gesù “passando
lungo il mare di Galilea”, comincia a chiamare alcuni uomini e chiede loro di seguirlo, senza dire altro.
E’ un momento molto importante.
La missione di Gesù non si realizza pienamente e non ha senso senza la collaborazione di altri uomini,
senza il contributo di ciascuno di noi. Per questo Egli, lungo la strada che percorre, chiama coloro che
trova e che a loro volta stanno percorrendo una strada nella vita.
E si pone dinanzi a costoro, con una proposta secca e concisa, una proposta estremamente
interessante.
La risposta che cercavano a tanti interrogativi, a tanti vicoli ciechi, a mille domande senza speranza è
finalmente giunta, si è presentata lì dinanzi a loro nella forma concreta di un uomo che li chiama a
venir fuori dalla loro esistenza per cominciare una vita completamente nuova.
L’esperienza con Gesù inizia dunque da un incontro concreto con Lui, che spontaneamente si propone
alla nostra vita e ci chiama per nome.
È interessante che i ragazzi comprendano che Incontrare Gesù è una fortuna meravigliosa, una
occasione da non perdere, perché significa incontrare la chiave di volta per capire tutto il nostro
essere e valorizzarlo immensamente; tutto diventa secondario davanti ad una figura che orienta la
vita intera di ciascuno di noi.
Perciò i discepoli chiamati da Gesù lasciano tutto e lo seguono: percepiscono qualcosa di grande in
questa proposta, non si volgono indietro, ma guardano ad un futuro che si annuncia di una intensità
senza pari.
Ma come fa Gesù ad avere tanta forza di convinzione, senza neanche bisogno di tanti discorsi ed
argomenti, ma soltanto per mezzo di una chiamata?
I primi discepoli hanno trovato nella voce di Gesù che li chiamava: una voce rassicurante, ricca di
novità, di speranza, di nuovi orizzonti, una voce alternativa in mezzo al totale grigiore e all’ingiustizia
di una vita piatta e rassegnata. Ma la sola voce non basta. C’è di più.
C’è uno sguardo. Uno sguardo che ha qualcosa di completamente diverso dagli altri sguardi.
Lo sguardo di Gesù è tutt’altro, è qualcosa di inimitabile ed inesprimibile. I vangeli ci parlano spesso di
questo sguardo. “Vide Simone e Andrea mentre gettavano le reti”; “vide sulla barca anche Giacomo di
Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti”, e li chiamò.
Ma anche: “Vide Levi seduto al banco”. E soprattutto, nell’episodio del giovane ricco, in cui leggiamo:
“Gesù, fissatolo, lo amò”.
Il segreto profondo di questo sguardo, che lo rende così potente da indurre le persone a cambiare
vita è l’Amore.
Gesù incrocia il suo sguardo con quello dell’uomo e lo scruta nell’intimo della sua esistenza, fin nelle
profondità dell’anima dove nessun altro può arrivare: e così Egli sceglie ciascuno di noi e ci ama. E’
importante far comprendere che questo sguardo si rivolge a tutti anche a dei ragazzi che stanno per
scegliere il nuovo percorso scolastico della scuola secondaria superiore.
Accogliere coscientemente e in piena libertà quello sguardo è dunque già mettere piede in una
dimensione di vita nuova che non ha più paura di prendere scelte importanti per il proprio futuro e
per la propria realizzazione.
Occorre quindi far comprendere che non è poi tanto difficile, accogliere questo sguardo al posto di
molti altri generi di sguardi persuasivi: come ad es. quello della vita comoda e deresponsabilizzata.
E’ necessario far comprendere ai ragazzi che questa esperienza della chiamata dei discepoli ci invita a
dare una risposta cosciente, a seguire una promessa di novità e rischiare la nostra vita in un cammino
che non potrà deluderci, perché guidato da uno sguardo di amore veramente disinteressato per
ciascuno di noi.