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Il termitaio

ed
il TERMITODONTE

Architettura e Cooperazione: materiali, cultura, esempi, processi

LEZIONE 1.b
Innanzitutto introduciamo una parola, perchè le parole sono importanti. “Termitaio”
significa “casa dove stanno le termiti”, come il “pollaio” è la casa dove stanno i polli e la legnaia è
la casa dove si tiene la legna. Questo porta a considerarlo una sorta di nido, o dimora, di una
determinata specie animale. Il che – si vuole qui sottolineare – è un grosso malinteso.
Lo chiameremo dunque “termitodonte”, e quanto segue vuole essere la spiegazione del perchè.

Figura 1: Sezione schematica di un termitaio (o, meglio, di un “termitodonte”)

Iniziamo dunque a parlare delle termiti.


Le termiti sono comunemente considerate degli insetti appartenenti alla categoria degli “eusociali”.
Gli insetti eusociali sono creature molto particolari, una quarantina di specie in tutto. Hanno una
serie di caratteristiche peculiari che li caratterizzano come l'estrema collaboratività, la divisione in
caste, la presenza di una coppia reale, la stanzialità, l'allevamento della prole in comune,
l'insufficienza del singolo (che lasciato solo non sa badare a sé stesso e muore in pochissimo tempo)
e – per contro – l'estrema organizzazione delle comunità familiari.
Tutte queste ed altre caratteristiche straordinarie degli insetti eusociali trovano spiegazione in una
peculiarità genetica piuttosto stravagante, detta “aplodiploidia”. Prima di proseguire nel discorso,
chiariamo il concetto in modo semplice.

Figura 2: Aspetto delle diverse caste. A e B sono rispettivamente re e regina. C e D sono i vice-reali,
che in realtà solo poche specie di termiti hanno. E sono i soldati, F gli operai.
Aplodiploidia...

Agli aploidi hanno un corredo genetico unico, i diploidi ce l'hanno doppio.


Usando numeri simbolici, diciamo d'ora in poi che se un diploide ha 100 geni, allora un aploide ne
avrà 50.
Noi esseri umani siamo diploidi, quindi abbiamo (con i nostri numeri simbolici) 100 geni.
Per riprodursi, i maschi diploidi generano cellule spermatozoo con 50 geni soltanto, 50 “a caso” tra
i suoi 100. Così fanno anche le femmine, producendo cellule uovo con 50 geni. Con la
fecondazione, i 50 geni materni si legano con i 50 paterni e nasce una prima cellula con 100 geni,
da cui si evolverà il figlio. Esso è dunque imparentato con ciascuno dei due genitori al 50%.

Figura 3: Rappresentazione schematica di una famiglia diploide, costituita da padre (P), madre (M),
due figli maschi (FM1 e FM2) e due femmine (FF1 e FF2): tutti i legami di parentela sono al 50%,
tranne 0% tra i due coniugi e 100% di ciascuno con sé stesso.

Quando la stessa coppia di genitori genera un secondo figlio, questo riceverà 50 geni paterni di cui
statisticamente 25 saranno condivisi con il primogenito, ed ugualmente da parte materna. Anche tra
i due fratelli, dunque, vi è una parentela del 50% (25% da parte di ciascun genitore).
La figura 3 mostra come, in una famiglia diploide, tutte le parentele strette siano al 50%: questo è il
grado di parentela che ci lega con i nostri genitori, con i nostri fratelli e con i nostri figli, di
entrambi i sessi.

Ma come vanno le cose tra gli insetti eusociali?


Le femmine sono diploidi, mentre i maschi sono aploidi: questa è ciò che viene chiamata
“aplodiploidia”.
Funziona così: la femmina prende le cellule spermatozoo dal maschio attraverso un rapporto
sessuale, e le conserva in un'apposita vescica (detta “spermateca”). Le cellule spermatozoo
contengono 50 geni (sempre con i nostri numeri simbolici), ossia l'intero corredo genetico del padre
aploide. Con esse, la femmina feconda alcune delle sue cellule uovo, contenenti anch'esse 50 geni
(che però in questo caso corrispondono al 50% del corredo della femmina diploide). Ne risulta che
le uova fecondate avranno 50+50=100 geni e saranno dunque femmine, mentre le uova non
fecondate genereranno maschi, con solo i 50 geni materni.
Questo assetto familiare asimmetrico, padri e figli aploidi e madri e figlie diploidi, scombussola
tutti i gradi di parentela noti a noi diploidi. Il dettaglio si vede nella figura 4.
Figura 4: Schema riferito alla famiglia aplodiploide. Le frecce riportano la percentuale
di propri geni che ciascun elemento (mittente della freccia) vede in ogni altro (destinatario).

Un effetto notevole dell'aplodiploidia è la non-parentela tra padre e figlio, che non condividono
neppure un gene. Un altro effetto è la non-simmetria nelle relazioni incrociate (padre-figlia, fratello-
sorella, madre-figlio), relazioni in cui il maschio “sente” per la femmina un grado di parentela
doppio rispetto a quello con cui lei lo ricambia. Per esempio il fratello considera sua sorella parente
al 50%, ma questa vede in lui solo il 25% del suo doppio corredo genetico.
Il nostro interesse principale per l'aplodiploidia sta nella super-parentela che c'è tra sorelle, che
condividono ben il 75% dei loro geni. Significa che una formica femmina ha un grado di parentela
più stretto verso le sue sorelle che non con chiunque altro: madre, padre, fratelli e – qui sta il
nocciolo della questione – perfino figli e figlie. Significa che alle femmine “conviene” allevare le
uova della madre ed avere dunque delle sorelle (parenti al 75%), piuttosto che generare figlie
proprie (con cui avrebbero una parentela solo al 50%).

Ecco la ragione1 per cui si sarebbero evolute le caste sterili femminili, divise generalmente in
“soldato” e “operaie” (alcuni insetti eusociali hanno anche caste più specializzate): si tratta di
eserciti di donne disposte a tutto pur di permettere alla loro madre di continuare a produrre uova;
esse hanno rinunciato ad avere figlie proprie in virtù di questa stranezza biologica, che consente
loro di trarre più beneficio dall'accudire le uova-sorelle che non dal fondare una propria famiglia.
E così esse avrebbero gradualmente perso le funzioni riproduttive, per specializzarsi nei lavori utili
alla comunità familiare, e dunque alla procreazione della madre.
I soldati difendono il territorio in caso di attacco, spostano le uova se avvertono un pericolo, fanno
“ronde” periodiche, e costituiscono una minoranza della popolazione (a seconda delle diverse
specie, tra il 2 ed il 10 per mille).
Le operaie costruiscono i nidi, procacciano il cibo, nutrono le uova, e si occupano di “masticare” il
cibo per tutti, dalla regina ai soldati (i quali perlopiù non sono in grado di nutrirsi da soli).
Api, formiche, vespe, tutti gli animali eusociali hanno queste due caste sterili esclusivamente
femminili che si prendono cura del nido, mosse come abbiamo visto da un altruismo causato dalla
super-parentela tra sorelle.

1 Questo meccanismo è stato compreso per la prima volta da William D. Hamilton nel 1973
...o non aplodiploidia?

Solo una specie fa eccezione tra gli eusociali, e sono proprio le termiti: esse sono diploidi
pure, come noi esseri umani.
E allora come hanno fatto ad evolvere questi caratteri inconfondibilmente eusociali? In effetti tutti
gli altri insetti eusociali, analizzati con le moderne tecniche genetiche, risultano appartenere ad
un'unica famiglia, quella degli imenotteri, mentre le termiti sono piuttosto distanti geneticamente,
appartenendo al genere degli isotteri. Sembra proprio che sia un caso di evoluzione convergente,
ossia di due specie che, indipendentemente l'una dall'altra, hanno trovato casualmente una stessa
strategia, finendo per creare schemi simili e dunque per assomigliarsi.
I fossili di termitodonti più antichi mai ritrovati hanno più di 200 milioni di anni, e pare che le
differenze non siano molte rispetto agli esemplari odierni. Si tratta di un tempo molto lungo anche
su scala evolutiva, basti pensare che l'homo sapiens ha appena 200.000 anni, ed i mammiferi 60
milioni. Le termiti erano già lì prima dei dinosauri, hanno resistito a minacce di ogni tipo,
glaciazioni, mutamenti climatici, e sembrano piuttosto resistenti anche alla piaga umana.
Sempre uguali a sé stesse.
Ci sono stime che dicono che la loro biomassa, ossia la somma di tutte le termiti del mondo messe
su un'enorme bilancia, non è distante da quella umana. Contando invece gli individui, il loro
numero è dell'ordine di 10 milioni di miliardi.
E alla base di questo straordinario successo evolutivo e di questa stabilità nei milioni di anni, non
sembra esserci nessuna super-parentela. Se l'aplodiploidia è la causa dell'eusocialità, qual è il
segreto di questi eusociali diploidi?
L'enigma è stato risolto osservando le colonie di termiti, che possono vivere (come la sua regina)
anche più di 80 anni. Lo studio su lunghi periodi ha permesso di notare che in una prima fase di vita
la colonia non è particolarmente complessa, né la sua comunità straordinariamente solidale.
Tutti i miracoli di cui parleremo, la vera vita eusociale delle termiti, nascono... da un incesto.

Figura 5: Le super-parentele di una famiglia incestuosa. La parentela al 50% tra i genitori porta tutti gli altri rapporti al 75%.
Rimane al 50% solo quello di un figlio (maschio o femmina) con un suo eventuale figlio avuto con un estraneo.

Il maschio fertile (termite “re”) vive meno della sua compagna (la regina), appena 10 anni in media,
al massimo una ventina (le caste sterili hanno vite molto più brevi, che si contano in mesi). Quando
il re muore, viene sostituito da uno dei suoi ultimi figli, che viene iper-nutrito in modo tale da poter
sviluppare un apparato genitale funzionante (alcune specie hanno invece un viceré già pronto).
Da quel momento in poi la famiglia, pur rimanendo strettamente diploide (e dunque simmetrica
nelle relazioni faschio-femmina), sarà legata da un grado di parentela reciproca aumentato, non più
del 50% ma del 75%: lo stesso grado che lega le sorelle aplodiploidi.
Anche in questo caso, dal momento della morte del padre e del conseguente rimpiazzo con un
fratello, ad ogni individuo “converrà” geneticamente prendersi cura dei fratelli e delle sorelle
(parentela al 75%) piuttosto che tentare di avere dei figli propri, con cui condividerebbe “solo” il
50% dei geni... ed ecco dunque svelato l'indicibile segreto delle termiti.
Vai a spiegare che certe cose sono contronatura... alla natura!
Confrontando la famiglia termite incestuosa con quella aplodiploide (figura 5), si nota che la super-
parentela al 75% riguarda questa volta anche i maschi (nuovo padre, fratelli), e a ciò corrispondono
delle precise differenze nell'organizzazione della colonia rispetto per esempio alle cugine formiche.
I soldati e gli operai tra le termiti sono sia maschi che femmine (sterili, come negli gli imenotteri),
ed il padre partecipa alla vita del termitaio mentre tra le formiche esso viene ucciso dalla compagna
subito dopo l'unico rapporto sessuale della sua vita (intanto il suo contributo genetico è al sicuro
nella spermateca della regina, dove può essere custodito e centellinato anche per molti anni).
Un'altra peculiarità delle super-parentele ottenute per incesto è che possono essere aumentate oltre il
75%. Se infatti muore anche il secondo “padre”, con una nuova sostituzione tra i suoi figli il grado
di parentela sale all'87,5%, e poi ancora, tendendo al 100%.
I motivi per cui comunque non si supera mai il 98% sono due. Per prima cosa, le termiti non si
fanno scrupolo a sostituire il padre, ma di mamme... ce n'è una sola, e quando essa viene a mancare
è l'intero termitodonte a morire: la colonia si estingue in pochi giorni (la viceregina, quando esiste,
ha una funzione di complemento e non di sostituzione).
Ma anche prima della morte della madre, se molti padri si sono succeduti e dunque la parentela si è
fatta strettissima, si nota un invecchiamento fisico del termitodonte: le caste sterili diventano meno
numerose, non si producono più individui sessuati, il terreno stesso del termitaio si mineralizza e
perde umidità, la temperatura interna si abbassa.

L'incredibile vita del termitodonte

Da un termitodonte in età fertile fuoriescono periodicamente sciami di termiti alate: è il


modo principale attraverso cui esso si riproduce (l'altro si chiama “sociotomia”, una sorta di talea).
Le termiti alate, nel parallelo tra il super-organismo2 del termitodonte e l'organismo di un comune
animale, equivalgono alle cellule spermatozoo e le cellule uovo. Le alate di due colonie vicine si
cercano, si incontrano ed immediatamente si costruiscono una cella nunziale. Si tratta in effetti della
prima cellula del termitodonte, all'interno della quale si trovano per la prima volta tutti i geni
necessari per generare il super-organismo collettivo.

Figura 6: Un termitodonte in età riproduttiva (5-70 anni). La particolare altezza del camino di questo esemplare
è dovuta all'ambiente particolarmente caldo dove si trova (Valle dell'Omo, Etiopia).

2 Il primo a parlare di “superorganismo” fu W. M. Wheeler, nel 1911, osservando proprio le colonie di formiche
Costruita la cella, le due termiti si strappano le ali a morsi ed iniziano a procreare. La madre tiene
nel ventre le prime uova fecondate dal padre, mentre quest'ultimo fa le provviste per l'intera
famiglia. Nasce quindi una prima generazione di operai e di soldati. Da quando le due caste
divengono operative, la coppia reale non farà più nulla se non procreare. Gli operai di prima
generazione, senza una capo a coordinarli se non i propri geni condivisi, costruiscono una prima
struttura: il corpo del giovane termitodonte. Il suo complessissimo disegno, al pari di quello delle
termiti stesse, è custodito nel DNA della colonia.
Sopra alla cella nunziale (che si trova qualche decina di centimetri sotto il livello del suolo) viene
eretto il camino. A seconda della specie di termite, della qualità della terra disponibile sul posto e
delle condizioni climatiche, esso avrà diverse forme e proporzioni. Il diametro alla base può variare
dai 50 centimetri ai 15 metri circa, l'altezza dal metro scarso ai 12 metri, le proporzioni
altezza/diametro da ½ fino a 10 (come l'ordine Corinzio del Palladio).
Attorno al camino e all'interno di esso, vengono scavati dei percorsi a spirale piuttosto articolati,
che non comunicano direttamente con l'interno.
Dalla cella nunziale invece partono diversi passaggi che comunicano con le altre celle. In alcune si
conserva il cibo trovato in giro, in altre si iniziano a disporre le uova, farle schiudere ed accudire i
piccoli fino all'autosufficienza. Altre celle ancora vengono tenute libere, da usare in caso di
emergenza. Gli operai nutrono e tengono pulita la coppia reale, la regina nel frattempo ha deformato
il proprio ventre tanto da non poter più uscire dalle strette aperture della cella nunziale.
I soldati collaborano alla costruzione ed intervengono in caso di minacce esterne, con le loro potenti
mandibole.
In questa prima fase, mediamente il numero totale di termiti è di appena qualche migliaio.
Come si diceva, un giorno il re muore, viene sostituito da un suo figlio e da quel momento si
innescano tutte le super-parentele al 75%.
Da qui, il termitodonte subisce una muta vera e propria: il camino si fa più alto, le celle interne
diventano centinaia e nuovi organi (come gli stomaci, di cui parleremo) trovano posto all'interno del
corpo, che si fa sempre più grande e possente.
Lunghi tentacoli si estendono in profondità e sulla superficie del suolo alla ricerca di acqua e cibo, il
camino pompa aria filtrata per mantenere l'interno ossigenato, e periodicamente si aprono dei
boccaporti da cui fuoriescono termiti alate, sincronizzati con i consimili nei dintorni, a formare una
nuova generazione di termitodonti.
In questa seconda fase di vita, ossia dalla morte del primo padre in poi, le colonie arrivano a contare
anche decine di milioni di individui.

Gli apparati

L'apparato digerente fungino


Gruppi di operai esploratori si spingono fino a 2-300 metri di distanza alla ricerca di cibo o
legna. Quando ne trovano, costruiscono un lungo tunnel di terra per collegare la fonte di cibo alla
base, ed iniziano a trasportarvi il bottino. Lo fanno per poter lavorare anche di giorno, dal momento
che le termiti non possono resistere alla radiazione solare. Si calcola che un termitodonte adulto
consumi quotidianamente circa la stessa biomassa consumata da una mucca, e vi sono altri aspetti
ancora più straordinari nella sua nutrizione.
Gli operai portano la legna predigerita in apposite cavità dove l'umidità viene mantenuta molto alta
e la depositano in forma di piccole palline. Quando in una cavità c'è legna masticata a sufficienza,
gli operai vi portano le spore di Termitomyces, un fungo che prende il nome proprio dalle sue
coltivatrici. Il fungo attecchisce e cresce nella cavità umida, accudito in continuazione da gruppi che
lo tengono pulito ed umido.
Qualche etologo, per questa ragione, dice che le termiti hanno inventato l'agricoltura, milioni di
anni prima degli esseri umani. Ma è riduttivo ed improprio dire così, giacché le termiti non sono
interessate al fungo in sé: non se lo mangiano. Lo coltivano perchè esso, con le sue potenti diastasi,
digerisca la lignina liberando cellulosa ed altre sostanze nutrienti dalle palline di legno, che poi gli
operai possono rimuovere (facendo attenzione a non danneggiare il fungo) ed usare per nutrire sé
stessi, i reali ed i soldati, attraverso un rigurgito oro-orale.
Non si tratta di semplice agricoltura praticata dalle termiti. Qui siamo di fronte al termitodonte che
delega alcune funzioni digestive ad un fungo, trasformandolo così in un proprio organo interno.
L'apparato digerente del termitodonte è dunque costituito di: “tentacoli” che arrivano al cibo e lo
risucchiano, operai che lo predigeriscono e trasportano il legno nei “giardini di funghi”, il
Termitomyces che spacca la lignina, e di nuovo gli operai che ripartiscono il nutrimento “digerito”
tra le membra che ne hanno più bisogno.

L'apparato respiratorio filtrante


Gli spazi interni non comunicano direttamente con l'esterno: quando una squadra deve
entrare o uscire, si scava una piccola apertura, che viene poi sigillata nuovamente appena l'ultimo
individuo è passato. Perfino il camino è chiuso, non comunica direttamente con l'interno.
L'ingresso dell'aria (da prese collocate in basso) e la sua uscita (attraverso il camino) avvengono
attraverso delle membrane di terra, più o meno sottili, che rallentano enormemente il flusso ed
impediscono l'ingresso di qualunque potenziale invasore o parassita, anche dei batteri.
Il camino è così alto proprio per questo: per poter tirare l'aria fuori grazie al gradiente termico che si
genera al suo interno, nonostante l'assenza di prese d'aria libere: nel termitodonte la pressione è
inferiore a quella ambientale, con una differenza proporzionale all'altezza del camino.
La colonia, in base al livello di ossigeno interno, all'umidità ed alla temperatura, decide di quanta
corrente ha bisogno e dunque umidifica le membrane filtranti per far passare meno aria o viceversa
le lascia seccare per farne passare di più.

L'apparato riproduttore alato


Quando è il momento per la riproduzione, il termitodonte aumenta il numero di operai, per
poi deporre una nidiata di uova fertili, maschi e femmine, che vengono accudite da schiere di fratelli
e sorelle molto apprensive, ansiose di vedere i loro preziosi geni lasciare la sede per costituire
nuove colonie. Quando le uova si sono schiuse, le operaie – oltre a prendersi cura dei neonati –
iniziano a costruire delle vere e proprie rampe di lancio inclinate, con i boccaporti posizionati nel
camino in direzione tale da avere il vento a favore (le ali delle termiti sono deboli e piccole, non
permettono voli lunghi o controvento). Quando arriva il momento giusto, in genere verso il
tramonto, la regina lancia un segnale feromonico alla truppa e questa si avvia alle rampe: il camino
secerne così migliaia o decine di migliaia di termiti alate, alla conquista del territorio circostante.
La sciamatura dei maschi e quella delle femmine sono sfalsate di qualche giorno, in modo tale da
rendere più probabile l'incontro di un maschio alato di una colonia con la femmina alata di un'altra
colonia, cioè la riproduzione sessuata piuttosto che ermafrodita (dei termitodonti, non delle termiti).

Il sistema immunitario olfattivo


La casta dei soldati costituisce la parte fisica del sistema immunitario.
Essi sono in grado di percepire il pericolo grazie a stimoli olfattivi (feromonici) emessi da chi se lo
trova di fronte, amplificano il segnale comunicandoselo tra loro ed intervengono, anche a costo
della loro vita, per riportare il sistema alla normalità.
Se per esempio un gruppo di formiche bottinatrici dovesse avvicinarsi per cercare di sottrarre delle
uova o delle riserve di cibo, le termiti che le avvistano inizieranno a correre agitate lasciando
potenti scie di feromoni. I soldati, con le loro armi da guerra (talvolta anche chimiche),
combatteranno il nemico fino all'estinzione del pericolo. Allora il “messaggio feromonico”
cambierà, ed inviterà tutti i membri della colonia a tornare alle normali attività.
Se il pericolo non si dovesse riuscire a risolvere brevemente, i soldati possono anche “decidere” di
svuotare per sicurezza le celle più vicine, trasferendone il contenuto in altre zone più sicure.
Alcune specie di termite hanno addirittura imparato a secernere un antibiotico capace di uccidere i
batteri nocivi per il fungo, allo scopo di difenderlo.
Omeostasi

Tutti gli apparati e i sistemi cospirano, con il loro funzionamento, a quella lotta ostinata al
secondo principio della termodinamica che è chiamata omeostasi.
Caratteristica peculiare di tutti e dei soli esseri viventi, l'omeostasi è la tendenza a mantenere una
relativa stabilità (ordine) a dispetto del continuo variare delle condizioni esterne (disordine).
Qualunque sia la temperatura ambientale, per esempio, nel cranio degli esseri umani ci sono sempre
37 gradi centigradi e nelle celle di un termitodonte vivo ce ne sono sempre 41.
Che all'esterno ce ne siano di meno o di più, si attivano dei sistemi per garantire l'omeostasi, in
questo caso in termini di temperatura (ma lo stesso avviene per pressione, umidità ed altri valori).
Il termitodonte usa l'inerzia della terra umida per eliminare gli sbalzi termici, il tiraggio del camino
per diminuire la temperatura e le reazioni esotermiche del fungo-stomaco per aumentarla.
Oltre alla temperatura, ci sono altri delicati equilibri che si mantengono nel termitaio, come la
giusta proporzione tra soldati ed operai: se un grande numero di soldati dovesse morire in un assalto
o molti operai si disperdessero alla ricerca di cibo, è importante che si provveda ad un rapido
rimpiazzo, per tornare alle proporzioni ottimali per la società. Senza contare che, quando un padre
muore, si ha la necessità di un nuovo maschio fertile.
Il meccanismo che regola questi equilibri fa capo alla regina, a cui ciascuno dichiara la propria
presenza attraverso segnali chimici: quando la regina avverte l'assenza o la carenza in un segnale
specifico, fa in modo di generare gli individui di cui la colonia ha bisogno in quel momento.
Un terzo ambito in cui l'omeostasi è essenziale riguarda la geometria dello spazio interno.
Qualora un aggressore (per esempio una talpa dal basso o un facocero dall'alto) dovesse distruggere
una parte del termitodonte, esso è in grado di auto-ripararsi spedendo soldati a scacciare l'intruso e
operai a riparare la breccia. La riparazione si conclude di solito in poche ore, per quanto sia estesa.
E' notevole che alcuni operai lavorino dall'esterno per riparare le ferite nel camino, rimanendo
chiusi fuori al termine dell'operazione e andando dunque incontro a morte certa.

La terra di termitaio come materiale da costruzione

A questo punto bisogna chiarire una questione sottile ma importante.


Il mucchio di terra che si vede spuntare dal suolo non è un termitodonte. Quello, possiamo
continuare a chiamarlo “termitaio”, poiché in effetti è un monte di terra che contiene delle termiti.
Il termitodonte vero e proprio è costituito da poche parti solide: coppia reale, soldati, operai, uova e
fungo, il tutto immerso in una miscela di aria umida e feromoni, protetto da pareti di saliva. Il
“vuoto” è il vero termitodonte, non la terra che lo contiene. I cunicoli, i percorsi a spirale, i tentacoli
verso il cibo e i pozzi d'acqua, le celle di tutti i tipi, l'interno del camino e, ovviamente, tutte le
termiti che ci stanno dentro.
La terra, che gli operai modellano dentro e fuori dal suolo, è solo ciò che sta intorno al
termitodonte, il suo letto. Le pareti interne umettate di saliva delle stanze e dei tunnel sono il
confine del super-organismo, come fosse la sua pelle. Se iniettassimo in un termitaio della resina
particolarmente penetrante, che riesca ad invadere ogni passaggio ed ogni piccola apertura, se poi
lasciassimo solidificare la resina rimuovessimo con attenzione tutto il terreno intorno, avremmo
davanti ai nostri occhi una rappresentazione (e non un calco in negativo!) del termitodonte.

La terra che compone il pieno intorno al vuoto, cioè il termitaio, non è altro che il letto “sudato” su
cui giace l'invisibile corpo di aria umida del termitodonte, di cui termiti e stomaco sono le uniche
parti tangibili.
La ragione per cui questa terra viene usata dagli esseri umani per le costruzioni è la sua resistenza
superiore al normale terreno circostante. Sia resistenza meccanica che, soprattutto, resistenza
all'acqua.
La terra immediatamente adiacente al corpo vuoto (o “ad aria”) del termitodonte è così resistente
per due ragioni: la prima è che gli operai hanno selezionato accuratamente il terreno da usare,
scartando le parti più grosse (ciottoli e sabbia) e prendendo solo limo ed argilla, che hanno un
potere legante superiore. La seconda ragione è che – in questa terra – si trova anche un misto di
sostanze organiche prodotte dalle termiti, sia per via orale che anale, che ne migliorano le
caratteristiche di resistenza ed elasticità.

Figura 7: Un granaio umano costruito in mattoni di terra di termitaio

Il termitaio scavato da un termitodonte di prima generazione avrà una consistenza non ancora
ottimale, seppure già molto migliore rispetto al normale terreno di campo circostante. Inoltre un
individuo di età così giovane non si è ancora riprodotto (non ha ancora fatto sciamature di termiti
alate), sacrificarne il corpo per una costruzione appare un delitto, come uccidere un agnello da latte.
I termitai scavati da termitodonti più anziani, di seconda o terza generazione, sono in genere molto
più resistenti e più estesi, permettendo l'estrazione di molte decine di metri cubi di prezioso terreno,
e risultando perfettamente sostenibile.

La qualità del materiale varia in funzione della vicinanza ad organi vitali: attorno alla cella nunziale
si trova una terra selezionatissima ed arricchita con molta sostanza organica di prima qualità: è
praticamente indistruttibile, dura come la pietra. Altrettanto dura, anche se meno spessa, è la
corazza attorno alle celle con le uova e quelle per l'allevamento dei piccoli, mentre un composto
meno pregiato viene usato per rinforzare la zona dei cunicoli a spirale e gli altri passaggi secondari.
Il camino è poi prodotto con una grande presenza di colloidi, per evitare che si sciolga sotto la
pioggia, e talvolta sono anche impiegati inerti più grandi, per prevenire l'impatto meccanico delle
gocce di pioggia sulla superficie.
Dovendo produrre mattoni, la cosa più saggia da fare è rompere il termitaio e mescolarlo a secco il
più possibile prima dell'impasto, in modo da ottenere blocchi di qualità uniforme. Se invece bisogna
costruire una casa, suggerisco di conservare separatamente il materiale del camino (che è una parte
molto piccola del totale) per poi mescolarlo con terriccio sabbioso in proporzione 2:1 circa, ed
impiegare il materiale così ottenuto per l'intonaco esterno. Riguardo la cella nunziale, è un peccato
impiegarla per i mattoni: meglio farne un vaso o una scultura o qualcosa destinato ad essere toccato,
perchè si tratta di un materiale raro, prezioso e pregiatissimo.
Una cosa da tenere presente è l'irreversibilità della reazione chimica che la sostanza organica fa con
la terra, cementandola. Si può prendere un termitaio, romperlo e farne un mattone resistentissimo.
Questo mattone però, se viene rotto, mescolato con acqua, impastato e nuovamente formato, si
rivelerà di qualità molto inferiore al primo, proprio perchè – al pari del cemento – la terra di
termitaio può esercitare una sola volta i suoi legami chimici, e questa è una differenza grande
rispetto alla normale terra argillosa che si usa per le costruzioni: non si possono rigenerare i mattoni
rotti. Un'altra caratteristica distintiva di questa terra è il diagramma tensioni/deformazioni concavo
anziché convesso, e ricordando che l'integrale di tale funzione rappresenta l'energia elastica
accumulata dalla struttura, si capisce che la terra di termitaio risulta un materiale molto più
resistente agli spostamenti assegnati (nelle costruzioni murarie, questo significa maggior resistenza
ai sismi ed ai cedimenti differenziali delle fondazioni).

Pensieri conclusivi

Non sarà sfuggito che all'interno del termitodonte la temperatura è di 41 gradi con
un'umidità del 90%, assenza di correnti d'aria, buio assoluto e livello di ossigeno molto basso:
ambiente favorevole per termiti, uova e funghi; non proprio le condizioni ideali per gli esseri umani.
Nonostante ciò, non si contano architetti e progettisti vari che affermano di aver studiato un
controllo del microclima “ispirato alle soluzioni inventate dai migliori ingegneri del mondo, le
termiti”. Affermazioni di questo genere provengono chiaramente da architetti che non si vogliono
prendere le responsabilità delle proprie idee (buone o cattive che siano, non ha importanza) e
cercano di cavarsela riferendosi ai termitai, ipotizzando che questi funzionino in maniera
completamente diversa da come vanno le cose in realtà.

Figura 8: Eastgate Building, Arch. M. Pearce, Harare (Zimbabwe). Un (buon) edificio a risparmio energetico, i cui (buoni)
progettisti non hanno resistito alla (pessima) tentazione di citare il termitodonte a completo sproposito

Allo stesso modo, il complesso disegno delle strutture viene spesso imputato a fenomeni inesistenti
di “intelligenza collettiva”, effetto della mai provata “selezione di gruppo” o parte di una
improbabile “coscienza del mondo”.
Il terreno di termitaio, come si vede, ha un'altra straordinaria proprietà: è estremamente fertile per
mistici e ciarlatani. Si parla poco di termitodonti, e spesso del tutto a sproposito.
E' sorprendente che se ne parli poco, dal momento che sono niente di meno che i padroni del mondo
da centinaia di milioni di anni.
Ed è ancora più sorprendente che se ne parli a sproposito e ci sia bisogno di inventare teorie
strampalate per giustificarne l'esistenza, dato che la realtà supera di gran lunga qualunque fantasia.
Tutto quello che bisogna fare per accettare la sorprendente complessità delle architetture delle
termiti è proprio smettere di considerarle “architetture”, come invece possono essere considerati più
correttamente i nidi degli uccelli o le tane delle volpi, e comprendere che si tratta di esseri viventi,
che si sono evoluti darwinianamente come tutti gli altri, come gli alberi e i mammiferi, e
rappresentano un regno di natura ancora poco conosciuto: quello dei superorganismi.
Si potrebbe avere delle riserve sul fatto che le informazioni relative ad una forma di vita fatta in
gran parte di aria ed acqua (il termitodonte) possano viaggiare in qualche modo da “parassita” nel
DNA di un'altra forma di vita (la termite). Tuttavia si dovrà convenire che questo è esattamente ciò
che accade per le caste sterili, soldati ed operai: se sono sterili e quindi non si riproducono mai,
come fanno le informazioni genetiche a trasmettersi di generazione in generazione? Come hanno
fatto ad evolversi due fisiologie così distinte ed appropriate allo scopo tra i tozzi e resistenti operai
ed i forzuti soldati, se la selezione naturale non ha potuto premiare i più adatti attraverso una
maggiore prolificità?
In qualche modo tutte le informazioni importanti passano in ogni generazione attraverso le coppie
reali, che sono le uniche davvero soggette ad evoluzione. Non è ancora chiaro il sistema di feedback
attraverso il quale le variazioni casuali degli sterili possano essere valutate e quindi ritrasmesse o
meno dalla madre, ma è chiaro che le cose non possono che stare così.
Per cui, se accettiamo che le informazioni fenotipiche delle caste sterili viaggino da “parassita” nel
DNA della coppia reale (e non possiamo fare altrimenti), accettare che vi viaggino anche le
informazioni fenotipiche del termitodonte non comporta ulteriori sforzi.

I biologi non sono ancora d'accordo su una definizione unica di “vita” o di “essere vivente”,
impiegano generalmente una lista di requisiti che deve essere soddisfatta per intero.
Scorriamo questa lista e, dopo quanto sopra esposto, credo non potranno esserci dubbi sul fatto che
il termitodonte è a tutti gli effetti un essere vivente, seppur fatto di altri esseri viventi.
– Ordine (strutture riconoscibili come “tipi”, con caratteristiche ben definite)
– Crescita e sviluppo (cambiano dimensione e forma in modo prevedibile)
– Omeostasi (mantengono un ambiente interno diverso da quello esterno)
– Metabolismo (spendono energia per crescere e per ritardare il decadimento)
– Reazione a stimoli (cambiano comportamento in risposta stimoli ambientali)
– Riproduzione (clonazione o accoppiamento per la produzione di nuovi organismi e
trasferimento di informazioni genetiche da una generazione alla successiva)
– Evoluzione (la composizione genetica di una popolazione cambia nel tempo).

Sembra proprio l'ora di parlare di superorganismi non solo attraverso analogie con gli esseri viventi
veri e propri, ma accettandone l'attributo vitale sullo stesso piano di realtà rispetto a quello delle
piante o dei vertebrati. E auguriamoci di sentirne parlare, la prossima volta, da chi perlomeno li ha
visti e compresi, perchè essi possono essere da modello per molte discipline.

Figura 9: Un esercito di microcomputer chiamati I-Swarm, programmati per lavorare in rete,


con un modello teorico ispirato alla cooperazione tra le termiti. Progetto realizzato da 10 partner europei.
Figura 10: Un termitaio parzialmente escavato, alcune camere interne sono sezionate

Figura 11: Nella durata di un fine settimana, mentre la scuola di Yei (Sud Sudan) era chiusa,
è apparso questo formicaio sulla parete del portico.