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Lezione 4 – 8 marzo Mauriello

Come abbiamo visto nel Decameron abbiamo una doppia visione di Napoli.
Abbiamo visto come dai testi in cui i tratti cortigiani sono molto forti a testi in cui si passa
poi alla piazza: il punto di raccordo è la lettera in napoletano a Franceschino di Bardi.
Vediamo cosa è rimasto di tutto questo nel Decameron.

Nel passaggio da Napoli a Firenze, Boccaccio descrive una Napoli alta, dell’aristocrazia e
dell’eros se vogliamo. Bisogna infatti ricordare che nel mondo di corte la sensualità è
sempre più presente semplicemente perché è assente quel rigido moralismo tipicamente
borghese che come ricordiamo si fonda sul matrimonio, la religione, la proprietà privata. Ivi
per cui l’alta società è molto più libera. Quindi quando Boccaccio si trasferisce a Firenze è
questo tipo di luogo qua che ha davanti, quindi deve tenere conto inevitabilmente delle
sue esigenze. Di base il Decameron è un’opera in cui si coniugano elementi della società
borghese con elementi della civiltà mercantile che in questa fase tende a nobilitarsi, quindi
a riprendere dei modelli di comportamento che di base non fanno parte del loro ceto.

La Napoli di Peronella è la Napoli dei lavoratori, più nello specifico di un artigiano e di una
filatrice, per cui ovviamente anche l’eros è più esplicito per via degli atteggiamenti che
assumono Peronella e l’amante che appartiene ad una classe sociale più alta.
Si fa però riferimento un po’ agli usi e ai costumi dell’epoca, come probabilmente il
riferimento a questa festa di San Galeone che si festeggiava solo in alcune zone di Napoli
per cui Peronella, per esempio, non poteva mai prevedere il ritorno anticipato del marito
da lavoro, quindi fu scoperta in adulterio.

Abbiamo anche visto anche come Boccaccio spesso metta in evidenza la forza della parola.
Boccaccio mette in evidenza come le donne spesso riescono a salvarsi proprio grazie
all’uso della parola e quello di Peronella è un esempio tipico di parlato proprio del popolo.
In questo caso non è un parlato napoletano – che Boccaccio conosceva egregiamente –
ma un parlato fiorentino per cui questo ha fatto parlare di elementi sociolinguistici e non
geolinguistici proprio perché si vuole mettere in evidenza il modo tipico di parlare di
alcune classi sociali e non del luogo di appartenenza. Di fatti Peronella insiste molto sui
pronomi personali tipiche del parlato fiorentino.

Dunque siamo nella rappresentazione della Napoli quotidiana e scendendo ancora più in
basso nella rappresentazione di Napoli, troviamo la novella di Andreuccio da Perugia in cui
ritroviamo diverse classi sociali: Andreuccio per esempio appartiene al ceto dei mercanti e
tutta la prima parte di svolge al mercato, poi però ci sono una serie di personaggi che
appartengono invece ad un ceto sociale più basso per dire, come la serve che Andreuccio
incontra al mercato o la prostituta Madonna Fiordaliso oppure Scarabbone Buttafuoco (un
camorrista antelitteram) che pare siano davvero esistiti nella Napoli angioina del ‘300. (Ci
sono i saggi di Sabbatini a riguardo).

Andreuccio però non è napoletano ma un giovane mercante perugino che, arrivato a


Napoli, poiché nessuno lo conosce né lui conosce nessuno, finisce per compiere un gesto
sciocco: mostra a tutti, a piazza mercato, una borsa piena di soldi. I truffatori quindi lo
avventano per derubarlo.
Inizia quindi l’avventura di Andreuccio che pur durando in realtà una sola notte, è talmente
densa di avvenimenti che sembra duri molto di più. Questo ci dimostra come spesso i
diversi generi letterari si intrecciano tra di loro e quindi anche la capacità di Boccaccio di
mettere insieme poi elementi diversi. Ci sono diversi elementi che portano poi a diversi
cambi di scena quindi potrebbe essere visto sia come un racconto di avventura che come
una commedia ante-litteram.

La rappresentazione di Napoli: Napoli è il luogo dove il provinciale si perde e viene truffato


perché non ha idea di chi gli sia vicino. E Boccaccio descrive bene poi l’itinerario del suo
personaggio: Andreuccio che prenota un albergo nelle parti del mercato e poi si sposta
perché convinto di aver fatto colpo su Madonna Fiordaliso che successivamente si
spaccerà per sua sorella. Quindi va a casa sua.
Paragrafo 14 della V novella della II giornata. (Legge) La contrada Malpertudio era una
strada che davvero c’era all’epoca. (attualmente è la Rua Catalana).
Andreuccio comunque viene truffato dalla donna che si spaccia per sua sorella, ignaro
della truffa lascia nella stanza la borsa con i soldi mentre lui va in bagno e qui cade in una
fogna. Dopo di chè tutto sporco e ignaro di essere stato truffato, bussa alla porta della
donna e solo lì inizia a rendersi conto di aver spagliato comportamento perché: la presunta
sorella fa finta di non riconoscerlo e successivamente si affacciano varie persone che gli
dicono di non insistere perché quella è la zona di Buttafuoco (una sorta di camorrista
antelitteram).

Legge paragrafo 39: qui si chiuse in qualche modo la prima parte. La seconda inizia
quando Andreuccio chiama il fanciullo.

Legge il paragrafo 50: legge – Qui Andreuccio capisce finalmente di essere stato truffato e
di star anche rischiando la vita. Qui finisce il secondo atto.
Da questo momento in poi quindi inizia la vera avventura di Andreuccio che purtroppo si
perde perché non consce le strade di Napoli. Quindi volendosi avviare verso il mare per
lavarsi e poi avviarsi nel suo albergo, sbaglia strada appunto e incontra i ladri che volevano
truffare la tomba e Andreuccio e si aggrega con loro e la storia è nota.

Inizia quindi una nuova fase dell’avventura di Andreuccio diversa dalle altre. Qui contano
molto i dettagli. Fino a questo punto infatti di Andreuccio si sottolineano i gesti: portava,
faceva certe cose. Da un certo momento in poi invece cambiano i verbi utilizzati per
sottolineare il comportamento di Andreuccio: deliberò, pensò seco, si avvisò. Verbi che
quindi fanno notare come Andreuccio sta cambiando, sta pensando: non è più il
personaggio ingenuo, ma ha finalmente capito che se vuole salvaguardarsi, deve pensare,
deve deliberarsi. Per esempio Andreuccio capisce che se dà l’anello ai ladri, questi lo
chiuderanno lì e lui morirà in quella tomba. Allora decide di mentirgli e di dirgli che l’anello
non c’è. E aveva ragione perché era esattamente quello che volevano fare i compagni.

Par 84: legge: evince proprio la metamorfosi subita da Andreuccio.


Questo ci fa pensare che tuttavia, questa visione di una Napoli negativa, a modo suo può
rivelarsi comunque positiva perché a modo suo fa crescere Andreuccio e lo costringe a
formarsi.

Quindi abbiamo parlato di una novella che diventa romanzo di avventura, che si struttura
come una commedia quasi ma potrebbe trattarsi anche di una novella che anticipa quello
che sarà poi il romanzo di formazione perché se ci pensiamo la caratteristica della novella è
proprio questo: raccontare un fatto dove alla fine i personaggi non cambiano, qui invece
Andreuccio lo fa ed è proprio quello che avviene in un romanzo.

Questa quindi è la Napoli della piazza, dei vicoli ma come abbiamo detto nel Decameron
sono presenti tutti e due i mondi di Napoli. Solo che in questo caso la Napoli “alta” non
sono ubicati strettamente all’interno della cinta urbana ma sono spostati.

Le due novelle in cui si parla di Napoli e dintorni sono:


 La sesta della III giornata
 E la sesta della X giornata
In una sorta di crescendo perché come sapete la X giornata è quella di comportamenti
iperbolici, la giornata dove la categoria del versosimile si allenta perché tutti i
comportamenti son in realtà sopra le righe.

Andiamo ora alla visione di Napoli nella 6° novella della 3° giornata

Nella 3° giornata agisce un personaggio il cui nome e cognome è inserito nell’elenco


encomiastico cortigiano che è ne “La Caccia di Diana”. Si tratta di Ricciardo Minutolo.
La descrizione di questa Napoli è totalmente diversa da quella che troviamo nella novella 5
di Andreuccio. In questa novella ritroviamo Ricciardo che è perdutamente innamorato di
Catella, la moglie di Filippello Sighinolfi, che a sua volta è molto gelosa e devota al marito.
Proprio questa gelosia diviene un’arma per Ricciardo che finge che il marito di Catella, si
fosse innamorato di sua moglie e che si sarebbero incontrati poi il giorno seguente presso
un bagno termale. Ella allora va credendo di trovare il marito col fine di sostituirsi alla
moglie di Ricciardo e invece incontra al buio Ricciardo. Alla fine dell’atto sessuale, svelato il
misfatto, i due inizieranno una vera storia d’amore adulterina.
Quello che ci interessa è l’ambientazione. La novella è ambientata in una Napoli dove si
rappresentano i modelli di vita di un ceto elevato. Tra l’altro elemento interessante è che
Ricciardo per rendere più credibile il suo stratagemma, finge di non essere più innamorato
di Catella e ne diventa amico, così finge di essere innamorato di un’altra donna
manifestandolo attraverso i modi dell’amore cortese.

Par 7: legge

L’incontro si svolge in un luogo termale e tutto si svolge al buio e soprattutto in silenzio.


Il rapporto silenzio\parola è un rapporto molto particolare nel Decameron perché spesso il
silenzio è il momento della trasgressione mentre la parola è il ritorno all’ordine morale
tipico della società mercantile.
(Con la parola si può essere riconosciuti mentre il silenzio è come se si fosse senza identità:
pensare alla novella 7 della II giornata dove Alatiel durante tutte le sue avventure sessuali
non parlerà mai e anzi chiederà alle sue ancelle di fare la stessa cosa proprio per non
essere riconosciuti e la stessa cosa fa Masetto da Lamporecchio che per tutta la prima
parte della novella non parla. Ho ritrovato l’analogia con la canzone de Il Gatto rosso- Filo
romanza Scarpati).

La novella è ambientata al mare, nelle terme, quindi una Napoli fuori da quella cerchi
urbana dove invece di muovono Peronella e Andreuccio.

L’altra novella di cui ci troviamo non è più ambientata a Napoli ma a Castellamare di Stabia
dove si trasferisce un fiorentino, Messer Neri degli Uberti. Questo luogo è un luogo di
bellezza naturale e per le cure che il proprietario di casa, Uberti, riserva al suo giardino. Il
luogo quindi ha tutte le caratteristiche del Locus amoenus.
Questa novella è raccontata da Fiammetta che attraverso un richiamo antifrastico al
proemio, dice che è vero che bisognerebbe dire certe cose quando ci sono gli studiosi
mentre lei sostiene che le donne invece a stento bastino ai lavori di cui si occupano.
In realtà nel proemio (non è l’introduzione ma quello che precede l’introduzione del
Decameron) Boccaccio dice di rivolgersi alle donne che soffrono per amore o meglio, a
quelle a cui non basta l’ago, il fuso e l’arcolaio. Quindi alle donne acculturate quindi quello
di Fiammetta è un discorso poco credibile.

Trama: Carlo I d’Angiò 1 infatti, ormai anziano, decide di far visita a Messer Neri degli
Uberti, esponente ghibellino che, lasciata Firenze dopo il trionfo delle forze guelfe di Carlo
a Benevento, si è ritirato a Castellammare di Stabia, dove ha edificato una meravigliosa villa
con giardino e una vasca per l’allevamento dei pesci. Il re si presenta a cena dall’ex nemico
e i due banchettano magnificamente all’aperto. Dopo le pietanze e del vino, i commensali
vengono raggiunti da due meravigliose fanciulle, assai giovani, come il re stesso nota ad
un primo sguardo 3. Le due, di bianco vestite, s’immergono nell’acqua del vivaio del
giardino per pescare del pesce da servire in tavola e, una volta compiuto il loro dovere,
escono dalle acque per ritirarsi in casa. Il re non può fare a meno di ammirare la loro
bellezza, mostrata attraverso le vesti bagnate. Dopo una seconda apparizione delle
fanciulle il re, ormai totalmente invaghito di una delle due, Ginevra, scopre che si tratta
delle figlie gemelle di Messer Neri. Finita la cena il sovrano e il suo seguito tornano
all’osteria dove dimorano, ma re Carlo non riesce a smettere di pensare alla bellissima
Ginevra.

(Questo giardino è il luogo dove si consuma un atto di cortesia perchè tutta l’atmosfera è
quella di un romanzo cortese.)

La passione per la giovane fanciulla s’insinua e cresce a tal punto nell’animo del re da
diventare un tormento. Egli allora decide di confidarsi con messer Neri e di chiedergli la
mano di entrambe. Messer Neri rimane alquanto stupito e sorpreso dalla proposta del re,
e rifiuta offeso, rimproverando a Carlo il mancato rispetto di quelle norme cortesi che
hanno spinto lo stesso Neri ad ospitare in casa un vecchio nemico politico, tributandogli
comunque tutti gli onori possibili.

Abbiamo quindi la conferma come all’interno del Decameron Napoli abbiamo una doppia
visione. Ci sono tutte le sfaccettature della città.

Con il Decameron nasce un nuovo genere letterario che è quello della novellistica.

La novella che è un fatto nuovo, una notizia che desta stupore e nel Medioevo ha una
funzione subordinata, per rendere più concreto ciò che veniva detto in modo articolato.

Nei trattati di retorica medievale, che ovviamente si rifanno alla retorica latina, in genere si
faceva una distinzione tra:

 Historia racconto di fatti del passato realmente accaduti


 Argumentum racconto di fatti verosimili quindi non accaduti ma che potrebbero
accadere
 Fabula racconto di fatti inventati (ha funzione di delectatio)

La novella si affaccia al mondo dei generi letterari nel 200 con un testo anonimo che dagli
editori verrà chiamato Il Novellino o Libro di novelle e del bel parlar gentile.
È un’opera che ha anche una vicenda editoria complicata perché il manoscritto originale
venne smembrato e ritrovato dopo molto tempo. La prima edizione addirittura viene
stampata dopo tre secoli:
 Una stampata a Firenze nel 1525 e stampata da Gualteruzzi ed è l’edizione che
probabilmente è quella più vicina all’originale.
 La seconda edizione è del 1572 e rimaneggia totalmente il testo per fornire poi le
100 novelle canoniche.
 Dall’edizione critica del 2001, sappiamo che la prima edizione è la più attendibile.
È un testo che non ha cornice e sono tutte novellette brevi la cui funzione è chiarita nel
prologo in cui dopo l’ossequio alla sfera celeste (si chiudono i conti con Dio), si sottolinea
l’importanza della parola per ristorare il cuore; quindi la presenza della delectatio vicino
alla funzione didattica.

Siamo nel Medioevo (seconda metà del ‘200) e quello che si sottolinea nel prologo è il
fatto che le classi elevate sono indicate come modello di comportamento. Viene quindi
messo in luce un repertorio di belle risposte, di atti cortesi, di doni che era una pratica
molto importante nell’universo cortese e di “belli amori”. C’è quindi di fatto tutto l’universo
cortese che viene rappresentato facendo in modo che chi non è nobile ma ha
un’intelligenza sottile ed è nobile d’animo, possa recepire questi modelli di
comportamento e trasmetterli a chi non li conosce.

Sono novelle comunque dove i personaggi non hanno quasi mai un’identità, questo
perché siamo nel Medioevo dove il tempo non ha nessuna funzione o importanza perché
si vive in attesa del prossimo giudizio universale. Questo quindi prevede che non siano
importanti il luogo, il posto, la professione o la carta d’identità del personaggio, ma si parla
per categorie. Nel senso che: dire re, si spiegava già da solo per esempio, la stessa cosa il
dire giullare, quindi a conti fatti non serviva dare poi un’identità ai personaggi e situarli nel
tempo e nello spazio.
Proprio per questa nozione di tempo spesso si possono mettere insieme personaggi che è
improbabile che si siano incontrati: come un giullare (medievale) o un personaggio
dell’antichità tipo Alessandro Magno.

Il Novellino però è una raccolta di novelle tenute insieme dal prologo, novelle che hanno
per lo più una funzione esemplare, quindi sono subordinata ad altro perché devono servire
a qualcosa.
Tuttavia già nel XII sec. arrivano dall’oriente i testi di novelle che i mercanti ebrei
traducevano. Questi erano trilingue infatti conoscevano il volgare, l’arabo e il latino e
quindi potevano tradurre o comunque trasmettere queste novelle in volgare o in latino.
La novellistica orientali è caratterizzata dal fatto che siano racchiuse dentro una cornice: si
trattava di racconti di viaggio, di racconti dove un filosofo educa un re, o di
allontanamento delle catastrofi come vedremo ne “Le mille e una notte” in cui
Sheherazade, che dovrebbe morire dopo una notte d’amore, ottiene di procrastinare la sua
morte raccontando novelle. Queste fiabe appassionano talmente tanto il sultano che alla
fine, dopo queste mille notti, decide si non ucciderla.
Abbiamo una morte che viene esorcizzata attraverso il racconto così come vediamo nel
Decameron in cui il racconto “esorcizza” la peste cittadina durante la fuga dalla città.
Si sta facendo strada quindi un mondo nuovo che si racconta nell’introduzione che però è
preceduta da un proemio, luogo in cui Boccaccio dialoga con il lettore. E in questo luogo
dice qual è la funzione di quest’opera e la funzione è quella di aiutare chi soffre per amore.
Cioè le novelle sono lo sfogo di chi non può trovare altre distrazioni ed è costretto a stare
a casa. Quindi si rivolge alle donne colte, donne intendenti (vocabolo molto importante
per Boccaccio) perché sono le donne che intendono, che capiscono.
Questo tipo di racconto quindi non è più subordinato ad un repertorio da cui attingere per
rendere più credibili certe cose, ma diventa un mondo a sé, la letteratura di
intrattenimento. Nasce quindi un nuovo genere letterario: la narrativa in prosa breve che
prende il nome di novellistica e nei luoghi in cui Boccaccio nel Decameron dialoga con il
lettore (proemio, introduzione alla quarta giornata e la conclusione), vengono legate alla
categoria del verosimile.
La categoria del verosimile diventerà un fattore imprescindibile nel ‘500 quando comincia a
ricircolare la poetica aristotelica.

Chi intende seguire questo modello non può non scegliere la strada della verosimiglianza,
ma la novellistica Toscana non aprirà mai le porte al fiabesco.
Quando Boccaccio parla di fabula, si riferisce in realtà al fablieau francese che era un
racconto che implicava personaggi e luoghi bassi, spesso anche di carattere osceno.
Il fiabesco non trova mai spazio nel Decameron quanto più la sua parodia del fiabesco o
del magico (novella di Clandrino) oppure c’è un fiabesco proiettato in oriente in alcune
novelle della decima giornata.

Dopo il Decameron si creano due percorsi:


 Un percorso che è quello del libro di novelle che individua il Decameron come
monumentum di libri di novelle, quindi l’opera con cui dover fare i conti.
Ergo: il D. darà il via ai libri di novelle con la presenza di una cornice.

 Un percorso che teoricamente parte dal Novellino con queste novelle che non
hanno cornice e con fine moralistico, recupera nel Decameron solo una tipologia
novellistica e poi sbocca nel ‘300 novelle di Sacchetti e continua con la spicciolata
fiorentina ‘400, continua con l’unica spicciolata di Macchiavelli (La novella di
Berfagor) e con due novelle che si definiscono novelle pratesi di un fiorentino di
Angelo Fiorenzuolo.
Ergo: una raccolta di novelle.