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Il Cantico dei Cantici


Cap. 1
v-1-4

Mi baci con i baci della sua bocca!


Si, le tue tenerezze son più dolci del vino.
Per la fragranza sono inebrianti
i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano.

v1 Mi baci con i baci della sua bocca! Sembrerebbe a prima vista il titolo di un film alquanto
spinto e invece è soltanto l’inizio di un libro sull’amore coniugale che troviamo nella Sacra
Scrittura col titolo : “il Cantico dei Cantici”:
2

E nonostante parli dell’amore umano con termini molto sensuali è letto nella sinagoga nel
periodo pasquale perché Israele ritiene l’amore qui descritto come il simbolo dell’amore di
Dio(lo sposo) per Israele ( la sposa).
“(che) mi baci” è il desiderio che la donna innamorata ha del suo amato. E’ il desiderio che
l’umanità, e in particolare Israele, ha di Dio:.
“ ( che) mi baci” è godimento, è gioia piena, è unione profonda anche se tutto è per un
istante.Dio bacia l’umanità in Gesù Cristo ( E’ questo il senso dell’Incarnazione). Perché Gesù
Cristo è la gioia di Dio ( in Lui mi sono compiaciuto, ascoltatelo) ed è la gioia dell’umanità (sono
venuto perché abbiate la gioia e l’abbiate in abbondanza). E’ perché Gesù Cristo realizza una
unità profonda tra realtà che mai si sarebbero potute incontrare: Nella sua persona, in questo bimbo
che nasce in una stalla, si uniscono per sempre, non per un istante, gli inconciliabili,l’umanità e
la divinità. Egli è e resta vero Dio e vero uomo. Che mi baci.: Israele è stata esaudita,l’amato si è
chinato su di lei e l’ha esaltata.
Questo libro nella Chiesa cambia leggermente significato: lo sposo è Gesù Cristo e la sposa è
la chiesa ( la comunità dei credenti, il popolo di Dio, noi battezzati). E’ nel battesimo che siamo
baciati, è nel battesimo che diventiamo una sola cosa con Lui. S. Paolo sente così profondamente
questa unione da esclamare: non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me. E allora tu
comprendi bene il significato di queste parole: Avevo fame e mi hai dato da magiare. E’ col
battesimo che nasce nel nostro cuore la gioia di essere suoi, siam cristiani, e il desiderio
incontrollabile di stare dove stà Lui: Attirami dietro a te, corriamo! Quando ha incontrato
Gesù Cristo il battezzato sente che nessun amore umano, nessun incontro può bastare. Ogni gesto
umano, ogni espressione umana dell’amore ci sembra un abbozzo, qualcosa di incompleto, perché
l’anima nostra anela al tutto. Allora sorge il desiderio impetuoso di essere introdotto nei segreti
dell’amore: Mi introduca il Re nelle sue stanze, il desiderio di sentire la tenerezza divina che
supera ogni esperienza di tenerezza umana: Ricorderemo le tue tenerezze più del vino. A ragione ti
amano (le fanciulle).

PRIMO CANTO

Cap 1
v 5-8

La fidanzata
Bruna sono, ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l’ho custodita.
Dimmi amore dell’anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

v 5 La sposa del Cantico poi continua: Bruna sono, ma bella. Il cristiano dunque cerca il
motivo per cui Cristo lo ha amato. E’ stato amato per la sua bellezza. Si, siamo belli, non
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nell’esteriore, ma nell’intimo più profondo. C’è in noi la stessa bellezza di Dio Creatore, del
Padre, perché fatti a sua immagine e somiglianza. Ed è questa bellezza che lo ha attirato ed è per
questa bellezza che si è chinato su di noi e nel battesimo ci ha baciati.
v 6 Non state a guardare che sono bruna, poichè mi ha abbronzata il sole Una realtà tanto
entusiasmante potrebbe essere per noi motivo di orgoglio. E allora la donna sente l’esigenza di
dire alle amiche che è bruna perché il sole l’ha abbronzata. Si, la vita che abbiamo ricevuto
, quel che siamo e che abbiamo, questo nostro cuore capace , nonostante tutto, di grandi
amori e di generosi eroismi è dono del Padre, il sole che ci ha abbronzato.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me: mi hanno messo a guardia delle vigne; la mia
vigna, la mia, non l’ho custodita. La vigna è la vita. Per quanto riguarda la vita il battezzato ha il
compito di tutelare, difendere, abbellir la vita degli altri, ma per quanto riguarda la sua, allora ha un
solo anelito: stare con Dio. Dimmi o amore dell’anima . mia, dove vai a pascolare il gregge, dove
lo fai riposare al meriggio. Desidero dissolvermi ed essere con Cristo, dice san Paolo e S. Giovanni
della Croce: Muoio perché non muoio. C’è una patria che mi aspetta, c’è l’Amore da possedere in
pienezza, ci sono giorni senza fine per gustare la gioia profonda che viene da Dio E allora questa
vita non ha senso, la mia vigna, la mia, non l’ho custodita. Le cose della terra non interessano
più. Perché affannarsi, perché accumulare, perchè accumulare nei granai? Che cosa è la gloria? il
potere? e gli affetti’? no, non curerò tutto questo..Ho solo desiderio della città celeste: Dimmi,
amore dell’anima mia, dove vai a pascolare il gregge. Indicami il sentiero della vita. Non voglio
smarrirmi percorrendone altri: perché io non sia vagabonda dietro ai greggi dei tuoi compagni. Solo
Gesù Cristo sa rispondere alle domande esistenziali che ogni uomo intelligente si pone.

v 8

il coro

Se non lo sai, o bellissima tra le donne,


segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso la dimora dei pastori.

Per quanto tu possa cercare il Cristo non lo troverai mai se non segui il suo gregge. Senza la
Chiesa vagherai inutilmente sui sentieri del mondo.

cap. 1,9-17
cap. 2, 1-7

il fidanzato

Alla cavalla del cocchio del faraone


io ti assomiglio, amica mia.
Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra vezzi di perle.
Faremo per te pendenti d’oro,
con grani d’argento.

dialogo tra fidanzati


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Mentre il re è nel suo recinto,


il mio nardo spande il suo profumo
Il mio diletto
è per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
Il mio diletto
è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engaddi.
Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
Le travi della nostra casa sono cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.

Cap . 2

Io sono un narciso di Saron,


un giglio delle valli.
Come un giglio tra i cardi,
così la mia amata tra le fanciulle.
Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto tra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce è il suo frutto al mo palato.
Mi ha introdotto nella cella del vino
e il suo vessillo su di me è amore.
Sostenetemi con focacce di uva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d’amore.
La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l’amata
finchè essa non voglia.

Dopo il battesimo la vita cristiana è un susseguirsi di presenze e assenze del Cristo, quasi
Egli qualche volta volesse giocare a nascondino con noi per godere di quella gioia che è in noi
quando di nuovo vediamo il suo volto, quando di nuovo avvertiamo la sua presenza, quando
passata è la tempesta hai scoperto che è Lui che l’ha sedata. In questi versi è descritto uno dei
momenti di unità profonda tra l’anima del cristiano e Gesù Cristo. Sono quei momenti dolcissimi
di serenità e pace che solo Lui può donare. Senti che è bello vivere nonostante tutto. Che cc’è
in te una speranza tale che ti aiuta a vivere, nonostante le difficoltà. Che le vincerai. E’ quel
momento di pace in noi in cui non ti toccano gli odì e i rancori, nonostante ci siano. E’ il momento
nel quale riesci a perdonare e a dimenticare il male ricevuto. E allora che sei bello e questa bellezza
è lodata da Gesù Cristo e allora tu scopri che Egli è unico e lo lodi e la lode di questa straordinaria
coppia si serve nelle scritture di immagini che noi per mentalità non potremo mai usare: Alla
cavalla del cocchio del faraone io ti assomiglio, amica mia.
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Cap. 2, 8-17
la fidanzata

Una voce! Il mio diletto!


Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro,
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
Ora parla il mio diletto e mi dice:
Alzati, amica mia,
mia bella , e vieni!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora
ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella e vieni!
O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro.
Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perchè le nostre vigne sono in fiore.
Il mio diletto è per me ed io per lui.
Egli pascola il gregge fra i gigli,
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.

E’ una delle tante case israelite: A piano terra poche stanze munite di inferriate che
affacciano su un piccolo giardino, la camera dei genitori, quella delle figlie.. Immagino che sia
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notte. E la ragazza, la più grandicella, ha un appuntamento con l’amato. Aspetta da tempo il


momento dolcissimo dell’incontro. Non riesce a dormire per il desiderio. L’amato è lontano.
Quanto ancora ci vorrà? Nel silenzio della notte il suo cuore sembra di scoppiare. Una voce! Il mio
diletto. E’ realtà o fantasia. E allora sembra di vederlo correre come un giovane capriolo per balze e
dirupi, anch’egli desideroso di incontrarla. Una voce! La ragazza non si è sbagliata. Egli è là! Dalla
finestra guarda e invita all’ora dell’amore. L’inverno è passato. Questi giorni di separazione,per
quanti pochi, sono stati tristi e desolati. Ora siamo insieme, finalmente. E’ primavera. E’ primavera
nei cuori. Mille suoni e poi colori, sono tante le sensazioni che è difficile raccontare.
Cap. 2,8 Una voce! il mio diletto. Colei che parla qui è Israele. L’attesa dell’amato, il
Messia,è snervante. Sa che verrà, ma quando? La notte sembra non passare mai, le continue
tentazioni idolatriche, le deportazioni, l’esilio, la tirannia, il dominio romano: quanto avremo un po’
di pace? oh. Libertà! Quando alla finestra che si affaccia sul giardino saranno tolte le spranghe?
Verrà l’amato, il Salvatore, l’Unto del Signore? Ma la speranza non viene mai meno! Sembra quasi
di sentire la sua voce. Si,è lui. E’ la sua voce! Il bambino che giace nella mangiatoia dice che
l’inverno è passato. Finalmente insieme. Lo ha desiderato Israele con passione: Spandete o cieli la
vostra rugiada e dalle nubi scenda il Salvatore. Lo ha desiderato Gessù Cristo dall’eternità. S. Paolo
dice che il segreto del cuore di Dio, il mistero nascosto nei secoli anche agli angeli e ora rivelato a
tutti per mezzo della Chiesa, era il desiderio del Verbo di porre la sua tenda in mezzo a noi:
E’ finita ogni schiavitù. Abbattute le inferriate, il muro che separava l’uomo da Dio,
finalmente liberi da tutte le catene, quelle del demonio, quelle del mondo, quelle del nostro
egoismo. Invitati a uscire nel giardino della libertà per gustare i colori e gli odori della primavera:
l’amore che con lui è anche capace di donarsi, di donare, di perdonare; la gioia della vita contenuta
nelle piccole cose di ogni giorno, il senso vera dei nostri giorni che sono un cammino verso il Padre
di Lui, Il Signore Gesù, la voglia irrefrenabile di costruire il mondo nuovo dove giustizia e pace
governano per sempre. Finalmente: il mio diletto è per me ed io per Lui. E’ Natale, siamo suoi.
v 8 Una voce! il mio diletto! Ora parla la nostra anima che nel battesimo è stata baciata da
Cristo. E’ là dove siamo diventati una sola cosa con Lui. Gioia profonda. Eppure qualche volta ci
sentiamo lontani da Lui. N on lo avvertiamo più vicino. E’ la notte dell’assenza di Dio. Ti senti
solo e abbandonato da tutti, nella prova della malattia, della sofferenza, della ingratitudine, nel
fallimento degli affetti, nel tradimento degli amici.Sei nella notte. Verrà mai l’alba? Triste,
angosciato, qualche volta disperato. In una cella con le sbarre alla finestra. E’ il nostro cuore che si
sente in prigione. E’ il nostro egoismo che ci isola, ci rende incomunicabili, incapaci di
comprendere, amare, perdonare. Questa stanza nostra diventa il nostro mondo. Tutto il mondo.
Fuori c’è un giardino nel quale sarà bello passeggiare, ma ora non ci interessa. All’improvviso,
quando proprio non te lo aspetti, avverti i suoi passi e la sua voce che ti penetra nel profondo. Son
qui. Tu ti sei allontanato ed io mi son nascosto. Vicinanza e assenza, vicinanza e assenza, per il
cristiano questa è la vita. Direi un continuo gioco d’amore. E ti dice: Alzati, amica mia, mia bella e
vieni!, l’inverno è passato. Alzati dal tuo giaciglio di dolore, la tempesta è passata. Hai cambiato la
mia tristezza in una danza per me, hai sciolto il mio saio, mi hai cinto d’allegria, esulta lei in un
salmo. Esci dalla prigionia della tua solitudine. Ora è primavera. Io sono la vita, la tua vita. Io sono
la pace, la tua pace. io sono la gioia, la tua gioia. Vieni ( con me).
v. 15 Prendeteci le volpi, le volpi piccoline che guastano le vigne, perché le nostre vigne sono in
fiore. A che cosa allude la sposa proprio mentre gusta la pienezza e la dolcezza dell’amore?
Spesso la serenità che Gesù Cristo dà all’anima viene turbata dal quotidiano. Non avvenimenti
straordinari che possano devastare i sentimenti e cambiare la tua vita, sono le piccole cose di
tutti i giorni, le preoccupazioni quotidiane ,il peso della giornata,la stanchezza del lavoro, le
incomprensioni familiari, l’educazione dei figli, la paura del domani, la debolezza della salute.
Piccole cose che come le volpi piccoline nessuno, neanche tu, nota. Eppure come le volpi
piccoline distruggono e devastano. E allora l’anima chiede l’aiuto: non consentite che qualcosa si
frapponga fra me e lui. Sarebbe tremendo rovinare questi momenti.
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Terzo canto

ho cercato

Cap. 3 , 1-4

Sul mio giaciglio,


lungo la notte, ho cercato
l’amato del mio cuore;
l’ho cercato ma non l’ho trovato
Mi alzerò e faro il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore.
l’ho cercato ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrate le guardie
che fanno la ronda:
Avete visto l’amato del mio cuore?
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amato del mio cuore.

Se leggi con attenzione questo terzo canto “ sul mio giaciglio” non puoi non andare col
pensiero al momento in cui la grossa pietra è stata posta al sepolcro di Cristo e la Chiesa si è trovata
priva dello sposo. E’ la notte non solo reale ma anche e soprattutto dello spirito nella quale si
trovano tutti i discepoli del Signore. Gli avvenimenti li hanno vissuti come in un sogno quasi gli
altri fossero i protagonisti. In questo momento essi prendono coscienza che Lui non c’è. E allora è
tristezza grande. Il mondo è crollato “ noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele; con tutto ciò
son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute” Lc 24,22-24. Possibile? No, non è
possibile che tutto sia veramente finito, che ci abbia mentito. “Sciocchi e tardi di cuor nel credere
alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella
sua gloria? Lc 24,24-25. Una inconscia speranza nell’intimo ti muove. Lo cercherò! E all’alba
si recano al sepolcro per ungere il suo corpo. La tomba è vuota, le guardie sono andate via. Una
domanda pressante: Dimmi dove lo hai posto! Una voce, un abbraccio. “ Non mi trattenere, perché
non sono ancora salito al Padre; ma va dai miei fratelli e di loro: io salgo al Padre mio e Padre
vostro” Gv 2220,17.

Lo strinsi fortemente e non lo lascerò


finchè non l’abbia condotto
in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.
.
Se la sposa è la Chiesa, la madre della sposa è l’umanità. La resurrezione è dono per tutti gli
uomini ed è la Chiesa che lo annuncia : andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni
creatura. L’unico desiderio della Chiesa, la sposa, è di annunciare il vangelo del regno.Egli ha
vinto la morte, per sempre. In Lui, Dio ha manifestato il suo grande amore per noi. L’annuncio è
gioia ed è dovere: guai a me se non annunciassi il vangelo, dice san Paolo e lo ripetono quanti
vivono la vita nuova in Cristo.
Finchè non l’abbia condotta in casa di mia madre: la chiesa è una realtà complessa. Di lei non
si può dire tutto e insieme, perché ella è nel mistero di Cristo.
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In quanto genera gli uomini alla vita eterna, col battesimo, è madre amorosa; in quanto
annuncia il Regno è luce ed è maestra delle genti; ma in quanto alla nascita è figlia dell’umanità.
I padri dicono che la chiesa non ha madre, come Eva. Forgiata col costato di Cristo, nell’acqua
e nel sangue. Anche per lei si può dire. La chiamerò donna perché dall’uomo è stata tratta. E’ la
nuova Eva perché il Cristo è il nuovo Adamo. Eppure per la complessità della realtà, possiamo
anche affermare, indotti dal brano che stiamo commentando, che ai piedi della croce c’è l’Umanità
con i suoi limiti e le sue paure, soprattutto con la sua incapacità di amare, ma Cristo nel morire
soffia lo Spirito che è lo Spirito anche del Padre e dall’umanità nasce la Chiesa, rappresentata da
Maria e da Giovanni, il piccolo granellino di senapa che poi diventerà albero gigantesco come si
presenta ai nostri giorni. Dalla madre ha preso limiti e paure ma lo Spirito donato dal Padre e dal
Figlio l’ha resa capace di grande amore, testimoniato nel corso dei secoli anche col martirio.
Finchè non l’abbia condotta nella casa di mia madre: Il mondo è di Dio ma Egli lo ha creato per
l’umanità. E’ vero che il progetto di Dio è che l’umanità diventi chiesa e tutto, anche il creato, trovi
la sua ricapitolazione in Cristo, la sua unità, me nel frattempo, in cammino verso la Parusia, verso
quel giorno che vede il trionfo di Cristo, la chiesa sa di non essere proprietaria di questo
mondo e dei suoi beni perché soltanto ospite e pellegrina, una viandante, verso il monte santo
di Dio, al contrario dell’umanità, che si crede padrona del mondo, quasi eterna, e usa e sfrutta a suo
piacimento.v. 2 Il cristiano come tutti gli uomini ha un fortissimo desiderio d’amore: Mi alzerò
e faro il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore. La vita è
una continua ricerca di uno che ti ami immensamente
, che ti capisca, che ti consoli, che ti protegga, che ti aiuti, che divida con te segreti pensieri,
progetti di vita, momenti di tenerezza e in certe situazioni esprima con la danza del proprio corpo
il suo grande amore. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. Nessuno ti ama veramente, perché
anch’essi si trovano nella tua stessa condizione. Ma il battezzato sa che un amore così grande solo
Gesù cristo è capace di dartelo, e tu lo sai, ne sei certo, perché lo Spirito , che è in te, te lo attesta. E
tu senti il desiderio forte di incontrarlo, di vederlo, ed è tanto forte il desiderio che tu non riesci a
dormire. Sei irrequieto, smanioso, tormentato.Ti fai medicante. Domandi continuamente a
chiunque: dov’è? E la voce ti risponde: cercalo in casa di tua madre (la chiesa). Nelle scritture
sante trovi il suo volto e la sua voce ti seduce. Un velo cade dai tuoi occhi. Ti impediva di
vedere, di capire, nonostante tante letture e meditazioni. Poi all’improvviso una luce: il senso ti è
chiaro, il cuore ti si infiamma, finalmente lo hai incontrato e mai più lo lascerò.

il fidanzato

Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,


per le gazzelle le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l’amata
finchè essa non lo voglia.
Cercare e seguire Cristo, nei sentieri della vita, è frutto della nostra grande libertà che è il
dono più grande ricevuto da Dio. Nessuno ti può costringere a seguirlo. Deve essere una scelta di
vita. Tu devi volerlo, sapendo che è il solo a dare senso alla tua vita.

Cap. 3,6-11

Salomone il giorno delle sue nozze

Che cos’è che sale dal deserto


come una colonna di fumoso,
esalandolo profumo di mirra e d’incenso
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e d’ogni polvere aromatica?


Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prode le stanno intorno,
tra i più valorosi di Israele.
Tutti sanno maneggiare la spada, sono esperti della guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
Un baldacchino s’è fatto il re Salomone,
con legno di libano.
Le sue colonne la ha fatto d’argento,
d’oro è la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d’amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
Uscite, figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose la madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

Davanti ai nostri occhi si presenta Salomone, il re sapiente che fece grande Israele, e si
presenta in tutto il suo splendore. Viene dal deserto, il luogo della prova, e sale verso la città santa,
Gerusalemme. Un corteo veramente regale. Servi e armati tanti. Viene dal deserto che è la
desolazione. Sale verso Sion che è la città del gran Re, dov’è la pace, il monte della gioia. E’ Cristo
il re sapiente che ha fatto grande la Chiesa, che ascende nei cieli. Sale dal deserto: la morte è alle
sue spalle: l’ha vinta per sempre. Entra nella celeste Sion tra canti di gioia e schiere di angeli,
armati servitori. “Ascende il Signore tra canti di gioia” canta nella liturgia la chiesa. Altrove il
salmo dice: Dice il signore al mio Signore, siedi alla mia destra finchè io ponga i tuoi nemici a
sgabello dei tuoi piedi. E questo sedere alla sua destra è l’incoronazione regale. “ (Cristo si è fatto
per noi,obbediente fino alla morte e alla morte di croce) per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato
un nome che è al di sopra di ogni altro nome perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei
cieli, in terra e sottoterra e ogni lingua proclami che Gesù è il signore a gloria del Padre” E allora
chiesa di Dio loda il tuo Signore perché Egli è Re: Uscite, figlie di Sion,guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre, nel giorno delle sue nozze, nel giorno della gioia del suo
cuore.

il fidanzato
Cap 4, 1-3

Come sei bella, amica mia, come sei bella!


Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome come un gregge di capre,
che scendono dalle pendici di Galaad.
I tuoi denti come un gregge
di pecore tosate, che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra
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e la tua bocca è soffusa di grazia;


come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.

Seduto alla destra di Dio Gesù Cristo non dimentica la sua sposa, la Chiesa. E’ perennemente
innamorato di lei per la quale ha dato il sangue nel quale l’ha perfino lavata(la sua gelosia non
aveva permesso a nessuno di toccarla). E’ perennemente innamorata di questa donna bella di cui ora
tesse l’elogio. Come sei bella, amica mia, come sei bella! Occhi, capelli, denti, labbra, la bellezza
del volto appare attraverso il velo. Il velo è quello nuziale che celava il volto a tutti e che si toglieva
nell’intimità perché soltanto lo sposo ne godesse. La bellezza della chiesa , la sua santità è
velata. L’umanità la intravede ma solo il Signore la conosce in pienezza. E alla fine dei tmpi il
Signore toglierà il velo e tutti vedranno il suo splendore e ci accorgeremo che negli occhi di Lei
riluce il volto di Lui, il Salvatore.
.
vv. 4

Come la torre di Davide il tuo collo,


costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.

E’ una fortezza la chiesa di Dio, una roccia incrollabile, una nave sicura nella tempesta perché
è lui , il Potente , che l’ha resa salda. Tu sei la Pietra e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le
porte degli inferi non prevarranno su di essa. Mt. 16-;18
Mille scudi vi sono affissi, tutte armature di prodi. S. Paolo agli Efesini così dice: La nostra
battaglia non è contro le creature fatte di sangue e di carne, ma contro i principati e le Potestà,
contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni
celesti. Prendete perciò l’ armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare
in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità,
rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzature ai piedi lo zelo per la propagazione
del vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede e prendete anche l’elmo della
salvezza e la spada dello spirito, cioè la parola di Dio.

v.5

I tuoi seni sono come due cerbiatti,


gemelli di una gazzella,

che pascolano fra i gigli.

Seni che allattano: Il riferimento è alle scritture sante: l’ombra e la realtà. Nella sua 1 Lettera
S. Pietro 2.2 dice ai neofiti: come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia
crescere nella salvezza. Nel battesimo sei agli inizi del tuo cammino, bimbo che sa appena
balbettare, incapace di stare in piedi. Hai bisogno di latte, molto latte per diventare adulto e poi
quando sarai veramente adulto ti sarà dato un cibo più sostanzioso, l’Eucarestia: latte e pane per
tutta la vita. Se ti privi di uno di questi cibi regredisci, ritorni ad essere l’uomo carnale che mai è
piaciuto a dio,l’uomo che cammina a quattro zampe.

v.6
11

Prima che spiri la brezza del giorno


e si allunghino le ombre
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.

Lo sposo si reca sul monte della mirra e dell’incenso. E’ sul Golgota l’appuntamento amoroso.
E’ là che avvengono le nozze. Della croce si canta: La croce gloriosa del Signore risorto, albero
della nostra salvezza… poi a un certo punto…..letto di dolore, talamo nuziale…

v.8

Vieni con me dal Libano, o sposa,


con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senir e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.

Vieni con me! E’ desiderio ed è invito! Voglio che tu stia con me, sempre. Gv 14,2 Io vado a
prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con
me, perché siate anche voi dove sono io.

v.9

Tu mi hai rapito il cuore,


sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!

S.Paolo dice agli Efesini1,4-5 In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere
santi ed immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figliadottivi per
opera di Gesù Cristo.

v.10

Quanto sono soavi le tue carezze,


sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi
sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra
stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti
è come il profumo del Libano.
12

Il pensiero corre alla solennità liturgica della Chiesa. Dovunque, in tutti i momenti della
giornata, ormai nel mondo intero s’innalza la lode al Signore della Chiesa e per lui, nella potenza
dello Spirito Santo, al PADRE. Molti i riti, tante le lingue ma la lode è unica:
E’ una esultanza ddello Spirito, è una gioia interiore che ti fa cantare le meraviglie che Dio, in
Gesù Cristo e nello Spirito Santo, ha compiuto per tutti noi. E allora la lode diventa ringraziamento
(le tue labbra stillano miele vergine) e tutti questi sentimenti, la gioia e la gratitudine si innalzano
fino al trono di dio col soave profumo dell’incenso.

v.12

Giardino chiuso tu sei,


sorella mia,sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.

Nella Chiesa non c’è posto per il peccato e per l’errore.I battezzati possono anche peccare o
errare ma lei, il popolo di Dio in cammino, la comunità nella sua interezza non può sbagliare. Gli
unici frutti sono quelli della santità nelle sue molteplici forme.

v..13

I tuoi germogli
sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di Cipro con nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamomo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra ed aloe
con tutti i migliori aromi.

E sono i martiri e le vergini, son presbiteri e diaconi, e sono vescovi e laici, celibi e sposati,
ragazzini e gente anziana, avvocati, medici,regnanti, religiosi e missionari. Molti i modi di essere
santi, ma con un denominatore comune l’amore di Dio che hanno bevuto a grossi sorsi dalla fontana
che irrora il giardino, pozzo d’acqua viva e ruscelli sgorganti dal Libano.

v.15

Fontana che irrora i giardini,


pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

v.16
la fidanzata

Levati, aquilone, e tu, austro, vieni,


soffia nel mio giardino,
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

la fidanzata
13

Sono venuto nel mio giardino,


sorella mia, sposa,ùe raccolgo la mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi o cari.

In questo brano la Chiesa manifesta il vivissimo desiderio di sentire la presenza del Salvatore:
Anche noi, nel silenzio dl nostro cuore, spesso manifestiamo lo stesso desiderio poiché sappiamo
che Egli è la Pace. E tutto questo, nell’uno e nell’altro caso, non è possibile realizzare se prima
non abbiamo invocato lo Spirito: Levati, aquilone, e tu, austro,vieni, soffia nel mio giardino, si
effondano i suoi aromi. E’ lo Spirito Santo che realizza il nostro desiderio e il desiderio della
Chiesa.” Nessuno può dire Gesù è il Signore” se non nello Spirito Santo. E’ lo Spirito effuso nei
nostri cuori che mette sulle nostre labbra, per quanto riguarda Dio, la dolce parola ”papà”. E’ Lui
che nella chiesa rende presente e operante nei sacramenti il Salvatore. E’ Lui, questo vento
impetuoso che soffia sul creato, sulle nazioni, sulla chiesa effondendo doni, carismi, ministeri,
grazie perché tutto e tutti divengano una sola cosa in Gesù Cristo. Venga il mio diletto nel suo
giardino e ne mangi i frutti squisiti Che tutti siano una cosa sola in me, come io sono in Te e Tu
in me dice Gesù al Padre. Vento impetuoso che sradica e distrugge, vento di primavera che allieta e
consola, è solo lo Spirito, Amore eterno, a realizzare questo desiderio di Cristo.
Sono venuto nel mio giardino, v.5, La venuta di Cristo non è stata inutile. Egli ha già colto i
primi frutti: Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le
rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai
sepolcri, dopo la sua resurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Mt 27,51-52.
In un salmo stà scritto che nel corteo del Re vincitore che sale a Gerusalemme molti sono i
prigionieri che Egli porta con se. Anche Cristo nell’entrare nella celeste Sion ha con se molti
prigionieri, prigionieri non suoi perché Cristo non incatena nessuno, prigionieri della morte. Sono i
giusti che in vita non poterono udire ciò che noi abbiamo udito e ai quali, negli inferi volle
presentarsi per annunciare anche ad essi l’Evangelo della vita. Mangiate, amici, bevete, inebriatevi
o cari. Siamo invitati dal Salvatore ad esultare perché questo far parte del corteo regale è un dono
anche per noi.

Quarto canto

vv.2-6

la fidanzata

Io dormo,
ma il mio cuore veglia.
Un rumore!
E’ il mio diletto che bussa:
Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba,perfetta mia;
perché il mio capo è bagnato di rugiada,
i miei riccioli di gocce notturne.
Mi sono tolta la vesta;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;

come ancora sporcarli?


14

Il mio diletto
ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mira dalle mie ditta
sulla maniglia del chiavistello.
Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto già se n’era andato,
era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L’ho cercato ma non l’ho trovato,
l’ho chiamato, ma non ha risposto.

Il nostro Dio è sempre in cammino. E’ un Dio che continuamente passa, nelle stagioni e i fiori
appaiono per incanto a primavera, il mare , in estate, si muove azzurro e lento quasi al ritmo di balli
lentissimi, la pioggia di foglie morte, in autunno, mette a nudo gli alberi tutti e rivela una
loro bellezza rendendoli all’aspetto quasi di pietra, la bianca neve dell’inverno stende una candida
coperta sul dormire della natura. Dio passa nella storia e i popoli che erano nella schiavitù, proprio
quando non lo speravano più, si ritrovano liberi. Gli imperi distruttori del passato sono stati
distrutti e nessuno li ricorda più. I muri di oggi sono crollati, quelli di pietra e quelli di ferro e
crolleranno anche quelli di bambù. Dio passa nella tua anima e ti dà pace. Ma quando Dio passa la
tua accoglienza deve essere pronta altrimenti corri il rischio che, mentre ti decidi, Egli è andato già
oltre. Guarda Abramo, la sua prontezza : Era l’ora più calda del giorno che si godeva la
beatitudine del riposo quando scorge tre viandanti. Poteva continuare a oziare eppure sente che è
Dio che passa. E allora esclamando: Signor mio, non passare, ti prego, senza fermarti, senza
fermarti. Si alza e lo invita. E il desiderio diventa servizio dell’ospite, e l’accoglienza dell’ospite
diventa accoglienza di Dio.
vv.2 Io dormo, ma il mio cuore veglia. Quando ami veramente tutto il tuo essere è inte
nsione, anche quando dormi. Una canzone dice: io cammino e penso a te, io lavoro e penso a te, io
dormo e penso a te. Nei miei sogni ci sei solamente tu. Se questo è per l’amore umano, molto più
dovrebbe essere l’amore per Dio.
v.2 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. Eppure nonostante tanto amore c’è il pericolo che
Egli bussi e poi vada via perché sei stato pigro nel rispondere al suo grido d’aiuto. Aprimi, sorella
mia, perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne. Quando Egli ha
bisogno di me? E’ nel povero che Egli ha bisogno di te. Mi sono tolta la veste . E’ un periodo di
serenità nella mia vita: ricambiato negli affetti, il lavoro prospera, la salute non dà pensiero, in pace
con me stesso, perché crearmi dei problemi per gli altri? Non voglio pensare a niente se non a me
stessa, dice l’anima. Non ho intenzione di impegolarmi negli affanni degli altri. Ho gia penato
molto nella mia vita. Voglio solo riposarmi e godermi questi momenti: Mi son lavata i piedi,
perché ancora sporcarli?
Ecco stò alla porta e busso, dice l’Apocalisse. Se qualcuno ascoltala mia voce e mi apre,
cenerò con lui e lui con me. Ho ascoltato ed ho aperto. Ma tardi, quando i problemi dell’altro non
esistono più. E sono rimasto di sasso. Il mio diletto se n’era già andato vi, era scomparso. Dio passa
in fretta. Non bisogna indugiare, perché poi non torna indietro. L’ho cercato, ma non l’ho trovato,
l’ho chiamato, ma non mi ha risposto.
vv…7-8

Mi han trovato le guardie


che perlustrano la città;
15

mi han percosso, mi hanno ferito,


mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
Io vi scongiuro figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

E allora se vuoi riannodare il rapporto che avevi prima con Lui devi nuovamente metterti in
cammino, questa volta devi mendicare. Devi entrare nella situazione di povertà, ma della povertà
completa. Devi sperimentare che cosa significhi tendere la mano e non averla riempita, domandare
senza avere risposta, essere ferita nelle profondità del tuo spirito dalla nuova solitudine( mi hanno
ferito), perdere tutto delle tue sicurezze e delle tue (false) comodità, per ritrovarti completamente
nuda davanti a tutti: mi han tolto il mantello le guardie delle mura., e la tua preghiera, il tuo
desiderio, la tua voce diventino un grido: Io vi scongiuro, Figlie di Gerusalemme, se trovate il mio
diletto (ditegli) che io sono malata d’amore.
Malata d’amore! E’ una malattia che se lui non cura ti porta alla morte. E’ una infelicità che
non ha confini. E allora ti sale un grido sulle labbra: Signore ,pietà Signore, pietà! Signore, vieni!.

v. 9

il coro

Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,


o tu, la più bella tra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
perché così ci scongiuri?

Davanti a tanto patire, gli altri si pongono una domanda: perché tanto soffrire per la sua
mancanza? Che ha costui di speciale? Chi non è cristiano non può capire. E allora lei (l’anima)
parla di lui e tesse l’elogio della sua bellezza. Il cantico dei cantici è veramente una teologia che
parte dalla bellezza.
Che ha il tuo diletto di diverso sa un altro? E’ la domanda che le nazioni, i popoli, pongono
alla chiesa nel momento in cui ella incomincia a evangelizzare: le incomprensioni, la povertà, il
martirio a cui Ella va incontro nel suo camminare per il mondo, pongono ai popoli il perché di tanta
fatica e di tanti sacrifici. E allora la chiesa descrive la sua bellezza annunciando la buona notizia del
Regno che è questa: Niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù.

vv. 10-16

la fidanzata

Il mio diletto è bianco e vermiglio,


riconoscibile fra mille e mille,
Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma,
neri come il corvo.
I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte,
16

posti in un castone.
Le sue guance,
come aiuole di balsamo,
aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra:
Le sue mani sono anelli d’oro,
incastonati di gemme di Tarsi.
Il suo petto è tutto d’avorio,
tempestato di zaffiri.
Le sue gambe, colonne di alabastro,
posate su basi d’oro puro.
Il suo aspetto è quello del Libano,
magnifico come i cedri.
Dolcezza è il suo palato;
egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto,
questo è il mio amico,
o figlie di Gerusalemme.

Il mio diletto è bianco e vermiglio. Sone le parole che Jacopone da todi, se ricordo bene,
mette sulle labbra di Maria mentre piange la morte del Figlio: Figlio, bianco e vermiglio!
Che strana coppia, lui (il Cristo) , lei (la chiesa o il battezzato). Ella è bruna,
abbronzantissima, come desidererebbero le ragazze di oggi,per essere alla moda, Egli, invece, è
bianco: Abbronzata dal sole. Tutto quanto ha è grazia di Dio,il sole. A Gesù cristo l’abbronzatura
non è consentita, perchè Egli è Dio. E’ Lui che con il Padre e lo Spirito Santo abbronzano la
donna bella ricolmandola di beni
Riconoscibile fra mille e mille: Egli è unico , non c’è ne un altro come lui: Io sono il Primo e
l’Ultimo, sono il Vivente. La bellezza fisica del Cristo resta per noi un enigma per sempre perché la
scrittura non dà risposta alla nostra curiosità, anche se in un salmo è detto.Tu sei il piuù bello tra i
figli di Adamo. Ma non ha dubbi la Scrittura sulla sua bellezza divina.
vv11-14-15 Secondo alcuni autori qui la sposa paragonerebbe lo sposo per la regalità e per lo
splendore con cui la circonda alla santità e allo splendore del tempio di Gerusalemme. Se così fosse
la sposa (la chiesa o l’anima) descriverebbe lo splendore che ha Cristo in quanto Dio e che nella
vita ha fatto intravedere ai suoi discepoli sul Tabor quando per poco manifestò un barlume della sua
divinità..Oltre a questo brano c’è anche l’Apocalisse che così dice: In mezzo ai candelabri c’era
uno simile a figlio di Uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. I
capelli della testa erano canditi come la lana, come neve. Aveva gli occhi fiammeggianti come
fuoco, i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente.

il coro

Caap.6,1

Dov’è andato il tuo diletto,


o bella fra le donne?
Dove si è recato il tuo diletto,
perché noi lo possiamo cercare con te?
17

Nel momento in cui la sposa, la chiesa o l’anima,descrive la divinità dello sposo s’accorge che
questa descrizione ha fatto breccia nel core degli altri. Ora il desiderio di incontrare l’Unico è
comune anche agli altri. Tutti ora chiedono: dove possiamo incontrarlo? Dove c’è il gregge li c’è
lui. Dove c’è il suo popolo li c’è lui. v.2 (sotto)

la fidanzata

il mio diletto era sceso nel suo giardino


fra le aiuole del balsamo
a pascolare il gregge nei giardini
e a cogliere gigli.
Io sono per il mio diletto
e il mio diletto è per me;
egli pascola il gregge fra i gigli

Quinto canto

il fidanzato

Tu sei bella, amica mia, come Tirza,


leggiadra come Gerusalemme,
terribile come schiere a vessilli spiegati.
Distogli da me i tuoi occhi:

il loro sguardo mi turba.


Le tue chiome
sono come un gregge di capre
che scendono dal Galaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore
che risalgono dal bagno.
Tutte procedono appaiate
e nessuna è senza compagna.
Come spicchio di melagrana la tua gota,
attraverso il tuo velo.
Sessanta sono le regine,
ottanta le altre spose,
le fanciulle senza numero.
Ma unica è la mia colomba,
la mia perfetta,
ella è l’unica di sua madre,
la preferita della sua genitrice.
L’hanno vista le giovani
e l’hanno detta beata,
le regine e le altre spose
ne hanno intessute le lodi.
Chi è costei che sorge come l’aurora,
bella come la luna,
fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?
Nel giardino delle noci io sono sceso,
18

per vedere il verdeggiare della valle,


per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
Non lo so,
ma il mio desiderio mi ha posto
sui carri di Ammi-nadib.

In questo canto per la prima volta la sposa ha un nome: la Sulammita, che secondo alcuni
sarebbe tradotto come “ colei che appartiene a Salomone”. Allora a ragione possiamo paragonarla a
lla Chiesa, splendente come Tirza, la città capitale del nord,, affascinante come Gerusalemme,
madre amorosa di tutti i popoli, terribile per la presenza del Dio degli eserciti nel suo tempio,
unica fra i popoli chiamata a custodire l’alleanza e per questa preferita tra le nazioni.
Si la Chiesa è la Sulammita, colei che appartiene a Cristo, e non è l’appartenenza di un
oggetto tra le mie mani, non è l’appartenenza della donna nel mio letto, è l’appartenenza del mio
corpo La Chiesa è il corpo di Cristo: chi vede Cristo vede il Padre; chi vede la Chiesa, comunità di
credenti che danno i segni della fede, l’unità tra di loro e l’amore nella dimensione della croce,
vede Gesù Cristo. E proprio perché è il corpo di Cristo che è chiamata beata, ed è lodata nei
secoli.”Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come
schiere a vessilli spiegati?” Nella Chiesa tutto il creato trova la sua esaltazione. E’ il vertice della
creazione. Tutto è stato fatto per lei e in vista di lei. Nell’Apocalisse si dice: Un segno grandioso
apparve nei cieli: una donna vestita di sole, sul capo una corona di dodici stelle, sotto i suoi piedi la
luna. Era incinta e gridava per le doglie del parto.
L’universo è il dono d’amore , l’anello nuziale che lo sposo mette al dito della sposa, è la casa
regale nella quale la fa abitare. Anche gli spiriti celesti furono creati per lei. Al servizio di Cristo e
della Chiesa.

Cap. 7
v.1
il coro

Volgiti, volgiti, Sulammita,


volgiti, volgiti:
vogliamo ammirarti,

il fidanzato
Che ammirate nella Sulammita
durante la danza a due schiere?

C’è ora una festa, forse un banchetto, gli stupendi banchetti dove il vino scorre a fiumi, le
pietanze sono adorne di fantasia, la musica suona in un crescendo di note e il canto si fa corale
mentre la danza diventa vorticosa e folle. E lei danza, con arte, paga degli sguardi, seducendo tutti
con le sue grazie e le movenze del suo corpo, perciò è lodata di musici e dai cantori e, quel che più
conta, dal suo amato.

vv2-9

il coro

Come sono belli i tuoi piedi


19

nei sandali, figlia di principe!


Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d’artista.
Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gilgi,
I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella,
Il tuo collo come una torre d’avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbon,
presso la portadi Bat-Rabbim;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
Il tuo capo si erge su di te come kil Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce.

(che cosa si nota in una danza, per prima? prima i piedi agili e poi il resto.Ecco perché la
descrizione della Sulammita incomincia dal basso. E nelle scritture non sono chiamati beati i piedi
di coloro che annuncino la Pace che dicono a Sion regna il tuo Dio!)

il fidanzato

Quanto sei bella e quanto sei graziosa,


o amore, figlia di delizie!
La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
Ho detto: Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva
e il profumo del tuo respiro
come di pomi.

E’ la Chiesa nella parusia. Quando il mondo non ci sarà più.


Quando tutto sarà ricapitolato in Cristo. Quando vivremo tutti nella Gerusalemme celeste che
è nostra madre dove l’unica luce è Dio in tutti, dove non ci sarà pianto, né lutto, né affanno,
perché le cose di prima sono passate. E noi, invitati beati alla cena delle nozze dell’agnello, insieme
ai nostri che ci furono cari, ci troveremo in questa sala dove lodare Dio è gioire, dove l’esultanza
dello Spirito è vita,dove la preghiera diventa canto, dove saprai finalmente quanto è grande
l’amore di Dio per te, dove stare alla sua destra è per tutti dolcezza senza fine. E allora guarderai e
ammirerai di nuovo il tuo corpo che ti fu compagno di mille avventure, quella tenda dalla quale
fosti separato per tempi lunghissimi e lo sentirai sciogliersi in una danza corale in onore di Iawhè,
nostro Dio. E nel suo regno questa unità diventa desiderio di una maggiore intimità e il possesso
della maggiore intimità diventa desiderio ancora più forte e questo sarà possesso ancora più grande
e così desiderio e possesso,possesso e desiderio per sempre: una eternità vv.10°-14

la fidanzata

Il tuo palato è come vino squisito,


che scorre dritto verso il mio diletto
20

e fluisce sulle labbra e sui denti!


Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
Vieni, mio diletto,
andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vita,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte
c’è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te

Capitolo 8
1 Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
2 Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;

m’insegneresti l’arte dell’amore.


Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
3 La sua sinistra è sotto il mio capo

e la sua destra mi abbraccia.

Lo sposo
4 Iovi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
non destate, non scuotete dal sonno l’amata,
finché non lo voglia.

La sposa
6 Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
7 Le grandi acque non possono spegnere l’amore

né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

Chi è colei che sale dal deserto


21

,appoggiata al suo diletto?

E’ una coppia stupenda, Cristo e la Chiesa. Camminano teneramente abbracciati e lei si


appoggia a lui come a sostegno. Cristo è la forza della chiesa. E’ lui la roccia su cui ella è
edificata. Le porte degli inferi non prevarranno. Egli è conforto e protezione, torre di
salvezza, scudo e baluardo. Niente e nessuno potrà mai farle del male: 31 Che diremo

dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Egli che non ha risparmiato
il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33
Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34 Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto,
anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? 35 Chi ci separerà dunque
dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il
pericolo, la spada? 36
Indenne esce dalle persecuzioni, nonostante migliaia di martiri perché Egli combatte per lei
come un prode valoroso.

v.5
Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?
sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.

v.5
Sotto il melo dormivano. Sotto il melo siamo stati svegliati. Non ti sembra evidente il richiamo al
giardino delle origini, al momento della nostra creazione, a quando ci lasciammo convincere che dio
era di noi invidioso? E la ci addormentammo. Il peccato stese la notte sull’umanità e noi
dormimmo profondamente. E sotto il melo siamo stati svegliati. Chi dall’albero traeva vittoria,
dall’albero venisse sconfitto, canta la liturgia. Togli l’albero e metti la croce. Via il sonno. Svegliati
tu che dormi e Cristo ti libererà. Guarda che cosa dice romano il Melode, inni xl,:
Corri presto, Maria,
suona un canto di pace
alle orecchie timorose dei miei amici nascosti,
svegliali tutti come dal sonno
perché mi vengano incontro
con le fiaccole accese.
Va a dire loro:
lo sposo si è destato, uscendo dalla tomba,
e trascinando ogni cosa dalla morte alla vita.
Scacciate, apostoli, la tristezza mortale,
poiché si è ridesto colui che offre agli uomini caduti la resurrezione.
22

Sotto il melo ti ho svegliato: via la notte, ecco il nuovo giorno, il giorno che non conosce il
tramonto, il giorno che mai più sarà seguito dalla notte, il giorno vittorioso sulle tenebre: vivete
come figli della luce, dice san Paolo.

v.6
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come lla morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la gelosia:
le sue vampe sono vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque
Non possono spegnere l’amore
Né i fiumi travolgerlo.

E i figli della luce vivono nell’Amore. Il loro pane quotidiano è l’amore per Dio. Solo
l’amore ti fa varcare senza paura la soglia della morte e ti fa immergere in quell’oceano di
vita che è il cuore di Dio. Perciò l’amore è fiamma che ti brucia dentro, alimentata dal vento
potente che è il soffio di Dio perché ti incendi e perché incenda il mondo. E così era nel
piano di Dio, perché allora sei un vero uomo quando ami: allora Dio plasmò l’uomo con
polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Senza l’amore sei solo argilla che si sgretola.

L’amore è vita e viene dallo Spirito. E’ la forza che pervade l’universo e lo risveglia continuamente
alla vita. E’ la fiamma che niente può estinguere:
e grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo.
Quali acque?
“ le acque limacciose del male; le acque fredde dell’odio, dell’egoismo, dell’indifferenza; le acque
gelide della chiusura a Dio; le grandi acque delle vicende umane, i fiumi travolgenti degli
avvenimenti che sembrano trascinare tutto alla deriva. Al di sopra di tutte le catastrofi umane,
storiche, naturali, sempre emerge, saldo, libero, splendente, l’Amore.
Se meditiamo sul senso della storia, sugli avvenimenti di tutte le epoche, vediamo che davvero è
sempre stato l’amore, e solo amore, a far rinascere la vita dalla distruzione. E’ sempre questa forza
divina creatrice, che mai si stanca di ricominciare da capo, a rinnovare tutte le cose. Ciò avviene
anche, anzi soprattutto, nella storia delle anime. Dopo tante esperienze amare, deludenti, laceranti,
ecco, basta una sola scintilla di amore di Dio perché tutto riprenda vita, perché nasca un mondo
interiore più bello di prima. Per questo la sposa del Cantico, dopo essere passata attraverso dure
prove, non esita ad affermare:
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.
L’amore non ha prezzo, il suo valore è inestimabile. Quando si è dato tutto ciò che si possiede, si è
dato ben poco in confronto al tesoro che si riceve. Ce lo confermano le parabole del vangelo, come
pure l’invito esplicito di Gesù: Va, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo;
poi vieni e seguimi.
Il messaggio del Cantico trova il suo compendio in .Nessuno ha un amore più grande di
questo: dare la vita per i propri amici.” ( Anna Maria Canopi. Voglio cercare l’amato del mio
cuore. Piemme)
Chi ama vola, corre e si rallegra; è libero e non lo puoi incatenate. Libero. Non c’è legge per
chi ama. Perché l’amore non può che fare il bene.
23

Chi ama dà tutto! La generosità dell’amore è senza misura e riceve in abbondanza. Si ha


veramente solo quello che si dona. Chi ama non ha paura di esaurirsi nel dare, perché sa di
attingere alla fonte del bene che è Dio, inesauribile

L’amore conosce la fatica, ma non la stanchezza, non si lascia accasciare, è stretto dalla
necessità, ma non costretto; impressionata, ma non conturbato; mosso dal profondo, ma
come fiamma viva e ardente che erompe sempre in alto e passa sicuro, illeso, in mezzo a
tutte le difficoltà delle quali esce sempre libero, puro, più bello e più splendente. ( Anna
Maria Canopi idem)
Chi ama sappia che per il suo Diletto che deve abbracciare volentieri, spontaneamente, qualsiasi
cosa dura e amare, senza mai stancarsi.
Il cammino dell’Amore sfocia in quell’infinito mare di pace in cui il desiderio è finalmente
appagato.

APPENDICI

Due epigrammi
8 Una sorella piccola abbiamo,
e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella,
nel giorno in cui se ne parlerà?
9 Se fosse un muro,

le costruiremmo sopra un recinto d’argento;


se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro.
10 Io sono un muro

e i miei seni sono come torri!


Così sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!
11 Una vigna aveva Salomone in Baal- Hamòn;

egli affidò la vigna ai custodi;


ciascuno gli doveva portare come suo frutto
mille sicli d’argento.
12 La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:

a te, Salomone, i mille sicli


e duecento per i custodi del suo frutto!

Ultime aggiunte

13 Tu che abiti nei giardini


- i compagni stanno in ascolto -
fammi sentire la tua voce.
14 “Fuggi, mio diletto,

simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi! ”.
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IL CANTICO DEI CANTICI


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di

don Stefano De Nunzio

per le persone semplici