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DIEGO TOMASSONE

Edizioni AifoS
Coronavirus SARS-CoV-2
Profilassi omeo-nutri-biofisica

di Diego Tomassone

Proprietà letteraria riservata


©2020 Diego Tomassone
Edizioni AifoS

I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo mini-ebook può essere
utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta.

L’autore dichiara di non avere alcun conflitto di interesse (tranne che per la Giustizia e per la
Verità!), e gli eventuali prodotti consigliati sono consigliati in base all’efficacia, alla qualità ed
all’esperienza clinica maturata negli anni di esercizio della professione medica.

1
… dedico questo report a tutti coloro che hanno a cuore la Verità,
e non si lasciano intimorire dal terrorismo mediatico …

2
Indice

Premessa…………………….………………………………………………………………………….. 5

Parte Prima – la Scienza dei Coronavirus .….………………………………………….. 6

Cenni di Virologia……….…………………………………………………………………….…….. 7

I sintomi dell’infezione .……………………………………………………………………….. 9

Caratteristiche dei morti causati da nuovo Coronavirus .…………………….. 11

Bibliografia prima parte ..………………………………………………………….………….. 14

Parte Seconda – Strategie di Prevenzione …………………………………….……….. 15

Prevenzione Igienica…… ..……………………………………………………………………….. 16

Non abbiate paura……….. ..…………………………………………………………..………….. 17

Omeo-profilassi………………. ..…………………………………………………………………… 19

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Genio epidemico COVID-19 ..……………………………………………….…………………… 23

Immuno-Nutrizione e Profilassi Nutriterapica .…………….….……………….…… 24

Profilassi Nutriterapica consigliata per il COVID-19 ..………………………..….… 27

Profilassi Biofisica e Medicina Quantistica .………………………………………..…… 28

Conclusioni ……………………. ..………………………………….…………………………………… 30

Bibliografia Seconda Parte .……………………………………………………………………… 31

Postfazione………………….……………………………………………………………………………. 33

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Premessa

“Questa è l’era delle epidemie. Afta epizootica, febbre catarrale, influenza aviaria, SARS,
vie di trasmissione, zone soggette a restrizioni, aree di sorveglianza, vaccinazioni di
massa: siamo ormai avvezzi alla terminologia del contagio” [S. Youd]

Questo piccolo report è stato scritto con lo scopo di dare consigli pratici, facilmente e
rapidamente spendibili, per prevenire quanto più possibile il contagio e la diffusione del
Coronavirus che causa la sindrome influenzale di Wuhan, una sindrome respiratoria acuta,
inizialmente chiamato 2019 n-CoV, e successivamente identificato con il nome SARS-CoV-2.
In questo report, dopo una doverosa ma breve parte teorica, ci si concentrerà sulla gestione
personale dell’ ”epidemia”, fornendo strategie mirate alla prevenzione del contagio,
aggiungendo alle normali e conosciute norme igieniche e di disinfezione, consigli atti al
rafforzamento del sistema immunitario innato, grazie a profilassi effettuata tramite rimedi
omeopatici e approccio nutriterapico, e strategie per la gestione della paura, spiegando perché
non è opportuno perdere la lucidità e lasciarsi intimorire o spaventare da questa “epidemia”.
Seguirà infine una ulteriore “suggestione” di natura biofisica, dove si fornirà un file audio
elaborato tramite bio-risonanza, che rappresenta la frequenza di risonanza del Coronavirus
SARS-CoV-2 stesso, da utilizzare per la sua disattivazione ed eliminazione.
Si ricorda che le seguenti strategie e consigli, ampiamente documentate, spiegate e basate su
lavori scientifici pubblicati e su sperimentazioni ormai assodate, vanno bene per tutti, bimbi,
adulti, anziani, donne incinta e malati di malattie croniche, non ci sono controindicazioni
assolute di nessun tipo, va da sé però che per ottimizzare la prevenzione e migliorare la propria
salute, è sempre meglio completare la profilassi con indicazioni personalizzate e mirate al caso
singolo, soprattutto se si soffre di patologie croniche o se si aspetta un bambino.
Si ricorda infine che questo report è stato scritto con lo scopo di far conoscere “lo stato
dell’arte”, e far capire che, soprattutto in situazioni critiche e di emergenza sanitaria, è
opportuna una collaborazione, senza pregiudizi e false credenze, e una integrazione della
medicina convenzionale con quella che, più che alternativa, è medicina complementare; perché
non dimentichiamo mai che la medicina è UNA sola, quella che cura e guarisce!

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PARTE PRIMA

La scienza dei Coronavirus

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Cenni di virologia

I Coronavirus sono una grande famiglia di virus respiratori a filamento singolo di RNA a senso
positivo (quindi non retrovirus come l’HIV).

Possiedono un diametro di circa 80-160 nm (1 nanometro è un milionesimo di millimetro) e il


loro genoma è tra i più lunghi dei virus a RNA (conta circa 30.000 basi azotate).

Il nome “coronavirus” deriva dal loro aspetto al microscopio elettronico, dove le proteine a
forma bulbosa poste sulla loro superficie esterna creano un’immagine di corona. Queste
proteine sono proprio quelle che permettono al virus di attaccarsi alla membrana cellulare delle
cellule che poi infetteranno. Il virus poi penetra all’interno della cellula obbligandola a
codificare il suo RNA, le proteine dell’involucro esterno e quindi il virus intero che poi uscirà
dalla cellula per infettare altre cellule e così via .

I comuni Coronavirus sono responsabili di patologie in mammiferi e uccelli, nei quali provocano
diarrea (mucche e maiali) o malattie delle vie respiratorie (polli).

Nell’uomo, i comuni Coronavirus provocano infezioni respiratorie spesso di lieve entità come il
raffreddore comune, ma in qualche caso possono causare polmoniti virali non gravi (i normali
Coronavirus sono responsabili di circa il 20% di tutte le polmoniti virali), ma raramente
possono causare anche una Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS).

Come è accaduto con altri virus, anche alcuni Coronavirus specifici degli animali, e che
normalmente non infettano la nostra specie, possono fare un “salto di specie” e passare all’uomo
causando allora polmoniti molto gravi e occasionalmente potenzialmente letali.

In questo caso, la gravità della patologia dipende dal fatto che, se il virus è nuovo, il nostro
sistema immunitario non lo conosce perché non è mai venuto a contatto con lui, non sa
difendersi e subisce l’attacco che diventa particolarmente violento e pericoloso nei soggetti
immunologicamente deboli o immunodepressi, specie gli anziani portatori di patologie
croniche importanti o altri soggetti particolarmente deboli a livello immunitario,
cardiopolmonare, renale o metabolico.

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Oggi conosciamo 7 Coronavirus umani. I primi 4 dell’elenco seguente sono molto comuni (sono
detti anche “virus del raffreddore”) e sono stati identificati negli anni ’60, mentre gli ultimi 3
sono stati identificati in questi ultimissimi anni:

1. Human Coronavirus 229E (Coronavirus alpha).


2. Human Coronavirus NL63 (Coronavirus alpha).
3. Human Coronavirus OC43 (Coronavirus beta).
4. Human Coronavirus HKU1 (Coronavirus beta).
5. SARS-CoV (Coronavirus beta che ha causato la Severe Acute Respiratory Syndrome del
2002, epidemia partita dalla Cina che ha infettato circa 8.100 persone tra le quali ha
provocato una mortalità del 9,5%)
6. MERS-CoV (Coronavirus beta che ha causato la Middle East Respiratory Syndrome del
2012, epidemia partita dall’Arabia Saudita che ha infettato circa 2.500 persone tra le quali
ha provocato una mortalità del 35%).

7. CoVID-19 (nuovo Coronavirus della fine del 2019 che sta causando una sindrome
respiratoria acuta grave che in una piccola minoranza di casi può portare a morte;
l’epidemia/pandemia è partita da Wuhan, una città della Cina, dove ha infettato quasi
100.000 persone causando una mortalità stimata finora del 3%)

Il CoVID-19 è stato denominato “nuovo Coronavirus” (ribattezzato poi SARS-CoV-2), perché è


un nuovo ceppo di Coronavirus che non è mai stato precedentemente identificato nell’uomo.
Il virus è associato a un focolaio di casi di polmonite registrati a partire dal 31 dicembre 2019
nella città di Wuhan (Cina centrale). Sembra, ma non è certo, che la maggior parte dei casi abbia
avuto inizialmente un legame epidemiologico con il mercato di Huanan Seafood (Cina
meridionale), un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi.

Per informazioni sui dati epidemiologici mondiali e nazionali sempre aggiornati:

https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423
467b48e9ecf6

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

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I sintomi dell’infezione da Coronavirus

I sintomi più comuni nell’uomo sono rappresentati da: malessere, astenia, raffreddore, cefalea,
febbre, faringite e tosse. Nei casi più gravi l’infezione può causare polmonite con difficoltà
respiratoria acuta grave, insufficienza renale e raramente la morte.

Il problema è che siamo ancora nel periodo in cui è presente anche la sindrome influenzale
comune che, come sappiamo, è causata dal virus dell’influenza vera e propria ma anche da tanti
altri virus che causano dei quadri sintomatologici del tutto sovrapponibili, almeno nei giorni
iniziali a quelli in cui compare la sintomatologia dell’infezione da Coronavirus.

La diagnosi differenziale è difficile ed è permessa con certezza solo dall’esame microbiologico


di un campione prelevato con il tampone faringeo, dove in laboratorio il materiale genetico
prelevato dal paziente viene amplificato attraverso una tecnica chiamata RT-PCR (reazione a
catena della polimerasi inversa) che consiste nella sintesi di una molecola di Dna a doppio
filamento a partire da uno stampo di Rna. Semplificando molto: grazie a questa tecnica il codice
genetico del virus (se presente), viene estratto dal campione di saliva o muco e copiato
ripetutamente, rendendolo visibile. Una volta che il materiale genetico è sufficiente, i tecnici di
laboratorio vanno alla ricerca di alcune porzioni del codice genetico del Coronavirus che si
presume non cambino velocemente. Se lo trovano, il test risulta positivo. I risultati arrivano in
genere dopo qualche ora e se l'esito del test è positivo, il protocollo per il coronavirus COVID-
19 (SARS-CoV-2) prevede una seconda verifica. Per questi motivi, per ottenere i risultati, ci
vogliono in media dalle 4 alle 6 ore anche se i due centri di riferimento per le analisi hanno nelle
ultime ore intensificato l'attività, per abbreviare questi tempi ( le analisi sono solo effettuate
all’Ospedale “Sacco” di Milano, al Policlinico “San Matteo” di Pavia, e all’Ospedale “Spallanzani”
di Roma).

Mortalità dell’infezione da Coronavirus

In Italia la mortalità da sindrome influenzale stagionale sia di circa 7.000 persone all’anno.
Secondo InfluNet (il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica
dell’influenza, coordinato dal nostro Ministero della Salute con la collaborazione dell’Istituto
Superiore di Sanità), ogni anno l’influenza contagia circa 6-8 milioni di persone, cioè il 9% della
popolazione.
In Italia i virus influenzali causano direttamente all’incirca 300-400 morti ogni anno, con circa
200 morti per polmonite virale primaria, però a questi decessi, a seconda delle stime dei diversi
studi, vanno aggiunti 4-8.000 morti “indirette” causate dalle complicanze polmonari (polmoniti
batteriche) o cardiovascolari (scompenso cardiaco) dell’influenza.

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I virus influenzali possono infatti creare delle complicazioni soprattutto negli anziani o
comunque in tutte le persone che prima di ammalarsi di influenza erano già affette da patologie
gravi o da immunodeficienze.

Quindi, si stima che il nostro tasso di mortalità dell’influenza stagionale (ossia il rapporto tra
morti e contagiati) sia inferiore all’uno per mille, cioè 0,1%.

Se ora facciamo il confronto con il nuovo Coronavirus, possiamo forse dire che la nostra
sindrome influenzale stagionale è più pericolosa dell’infezione da CoVID-19, considerando che
solo in Italia i morti per la prima sono ogni anno più alti di quelli registrati finora in Cina a causa
del nuovo virus?

A livello generale la risposta, che però per ora si basa solo su dati provvisori, dovrebbe essere
“NO” perché la mortalità del CoVID-19 sembra essere intorno al 3%.

Pertanto, la mortalità attuale è certamente sovrastimata perché è calcolata solo sugli ammalati
ricoverati in ospedale, e noi sappiamo che molte persone senza o con sintomi banali non vanno
in ospedale, mentre la mortalità dell’influenza è calcolata su tutta la popolazione di uno Stato.
Insomma, non si può escludere che la mortalità del Coronavirus, alla fine, sia al massimo
simile o un po’ inferiore a quella di una comune influenza stagionale.

La differenza sostanziale tra queste infezioni è che mentre i normali virus che causano la
sindrome influenzale stagionale sono noti al nostro organismo e non possono infettare tutta la
popolazione perché molte persone sono già immunizzate (perché vaccinate o perché già
protette dagli anticorpi naturali formatisi da precedenti contatti), questo nuovo Coronavirus
invece è sconosciuto al nostro sistema immunitario, e trova le persone immunologicamente
impreparate e quindi potrebbe infettare molte più persone e potrebbe diffondersi anche più
velocemente (le misure di politica sanitaria decise in territorio italiano, seppur esagerate,
evitano di “ingolfare” gli ospedali, prevedendo uno scenario catastrofico di contagio “a tappeto”,
perché il sistema sanitario non potrebbe fronteggiare una vera epidemia).

Inoltre, va detto che la mortalità di questo virus è del 3% (dei pazienti ricoverati e trovati finora
positivi al tampone) nella Repubblica cinese, mentre da noi pare inferiore. Non dimentichiamo
che “in questo momento nel Sudest Asiatico imperversano i virus Nipah e Hendra che hanno
tassi di mortalità del 40% eppure non generano tutto questo allarme sociale”, ci ricorda il Prof.
Giorgio Palù, virologo padovano già presidente delle Società Europea e Italiana di Virologia, in
un articolo del Corriere del Veneto del 22 febbraio.

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Caratteristiche dei morti causati dal nuovo Coronavirus

Le vittime sono, come spesso capita, essenzialmente anziani (circa l’84%) e immunodepressi,
e tra questi la mortalità è sicuramente molto più elevata del 3%, ma lo stesso accade anche per
la comune influenza.

Va ricordato che i virus possono entrare e moltiplicarsi in tutte le persone che vengono a
contatto con essi causando però effetti diversi. Per quanto riguarda il Coronavirus, i dati
finora disponibili ci permettono di dire che questa infezione può causare:

• un’infezione asintomatica o quasi: è difficile dire quante persone possano essere colpite
perché, come per tutte le infezioni virali, molti soggetti sono asintomatici o presentano
i disturbi analoghi a quelli di un comune raffreddore o di una lieve e transitoria
faringite; queste persone di solito non sono anziane e hanno un sistema immunitario
molto robusto;
• un’infezione lieve: interessa circa l’81% delle persone infettate (con tampone positivo);
queste persone sono quelle che hanno un sistema immunitario sufficientemente forte
da confinare la patologia che quindi si esprimerà solo con i sintomi di una semplice
sindrome influenzale;
• un’infezione grave: interessa il 14-15% delle persone infettate; queste persone sono
quelle immunologicamente deboli che quindi sviluppano sintomi così importanti da
richiedere il ricovero ospedaliero in condizioni di isolamento;
• un’infezione molto critica o mortale: interessa circa il 3% delle persone infettate; queste
persone sono quelle così deboli da non riuscire a gestire la patologia e quindi
soccombono per insufficienza respiratoria, shock settico e insufficienza multi-organo
in un tempo molto variabile e soggettivo.

Va ricordato e sottolineato che il reale e concreto rischio dipende dalle condizioni del
sistema immunitario!

Potenzialmente, a rischio possiamo essere tutti, perché ognuno di noi potrebbe trovarsi
“momentaneamente” in una condizione di rischio “temporaneo” a causa di alcuni fattori
squilibranti e indebolenti il sistema immunitario.

Tra i principali ricordo essenzialmente:

• stress psico-fisici molto intensi e prolungati;


• alimentazione fortemente alterata (“cibo spazzatura”);
• alimentazione quantitativamente alterata (troppo scarsa o eccessiva);
• alimentazione nutrizionalmente alterata (povera cioè dei nutrienti essenziali di cui il
nostro organismo ha assoluto bisogno per i suoi processi vitali: ossigeno, acqua,
aminoacidi essenziali, acidi grassi essenziali, vitamine, minerali);
• eccessiva scarsità di bevande, specie se avviene per un tempo prolungato;
• eccessiva riduzione del riposo notturno, specie se avviene per un tempo prolungato;
• grave intossicazione esogena cronica (eccessivo consumo di droghe, alcolici, caffè, fumo,
farmaci).

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Se le condizioni immuno-squilibranti non sono state gravi, intense e troppo prolungate e se il
soggetto è abbastanza robusto e non anziano, nell’80% dei casi la patologia si manifesta in
modo lieve e quindi basta restare in isolamento/quarantena.

Il 14-15% delle persone infettate, però, a causa delle suddette condizioni può trovarsi in una
situazione immunologicamente così debole da sviluppare una patologia grave che richiede il
pronto ricovero ospedaliero in condizioni di isolamento. Effettivamente, l’infezione da
Coronavirus viene generalmente aggravata dalla presenza di alcuni fattori tra i quali ricordo
prevalentemente:

• patologie immunitarie croniche gravi: immunodeficienze o squilibri immunitari di vario


tipo come quelli che si esprimono con infezioni ricorrenti, infezioni da HIV, ecc.;
• patologie polmonari croniche gravi: asma bronchiale, bronchite cronica, bronchiectasie,
infezioni respiratorie, insufficienze respiratorie, ecc.;
• patologie cardiovascolari croniche gravi: coronaropatia ischemica avanzata, fibrillazione
atriale, miocardiopatia dilatativa, scompenso cardiaco, ecc.;
• patologie metaboliche croniche gravi: diabete mellito scompensato, pancreatite cronica,
malassorbimento intestinale, obesità grave, magrezza eccessiva, ecc.;
• patologie renali croniche gravi: insufficienza renale scompensata, ecc.;
• patologie neurologiche croniche gravi, specie quelle associate a miopatia con
insufficienza respiratoria, ecc.;
• patologie oncologiche avanzate, con interessamento di organi e centri vitali, ecc.;
• trattamenti immunosoppressivi acuti o cronici (corticosteroidi, immunosoppressori non
steroidei, chemioterapia oncologica, interventi chirurgici importanti in anestesia
generale, ecc.).

Circa il 3% delle persone infettate, a causa delle loro precarie condizioni immunitarie, può
entrare in uno stato molto critico e una parte di queste persone può addirittura andare incontro
alla morte per cedimento multi-organo nonostante i potenti ausili terapeutici oggi disponibili
in Terapia Intensiva.

I Coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra principalmente


attraverso il contatto diretto con la saliva, i colpi di tosse e gli starnuti (bisogna trovarsi entro
un raggio di 1,5-2 metri), e forse anche attraverso un contatto diretto con le mucose oro-nasali
o la mano di un malato.

Un malato può diffondere i virus durante i sintomi della malattia ma, come per tutte le virosi, lo
può fare anche nei giorni che precedono la manifestazione clinica dei sintomi (verosimilmente
anche nei 15-20 giorni precedenti) e quindi prima che si scopra che è stato realmente infettato.

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Va ricordato che nessun virus è capace di vivere e di riprodursi al di fuori di un essere vivente
(uomo o animale), perché un virus è un parassita endocellulare obbligato, ma può “resistere”
un po’ di tempo all’esterno della cellula (si ritiene che il Coronavirus non possa sopravvivere
più di qualche ora fuori dell’ospite, ma i dati sono ancora incerti dato che il CoVID-19 è un virus
nuovo e ancora non sufficientemente conosciuto e studiato).

La vera prevenzione del contagio dipende dalla probabilità che le persone hanno di entrare in
contatto con i virus emessi da soggetti malati o portatori sani (sono definiti portatori sani coloro
che sono stati contaminati dal virus senza manifestare i sintomi o perché è ancora presto per
manifestarli o perché non li manifesteranno mai essendo capaci di eliminare il virus).
Le norme di prevenzione del contagio da Coronavirus cinese sono praticamente le stesse che
valgono per tutti i virus, che qui di seguito verranno ampiamente descritte, partendo dalle
norme igieniche di base, continuando dal come gestire la paura del contagio, e via via
illustrando le profilassi omeopatica, nutriterapica e biofisica.

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Bibliografia prima parte

https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.01.22.914952v2

https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423467b
48e9ecf6

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30183-5/fulltext

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/coronavirus-roberto-speranza-abbiamo-isolato-virus-
1820158.html

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp?lingua=it
aliano&menu=notizie&p=dalministero&id=4077

http://weekly.chinacdc.cn/en/article/id/e53946e2-c6c4-41e9-9a9b-fea8db1a8f51
https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/about/transmission.html

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

https://www.who.int/news-room/detail/30-01-2020-statement-on-the-second-meeting-of-the-
international-health-regulations-(2005)-emergency-committee-regarding-the-outbreak-of-novel-
coronavirus-(2019-ncov)

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21735402

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.jsp

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

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PARTE SECONDA

Strategie di prevenzione

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Prevenzione igienica

In primissima battuta riporto qui il vademecum predisposto dal Ministero della Salute su “cosa
fare” e “cosa evitare”, riguardo la prevenzione del contagio in campo igienistico. Regole forse
banali e sicuramente ampiamente conosciute, ma molto importanti.
Aggiungo solo a quanto riportato nella figura sotto, una piccola “suggestione” riguardo l’acqua
ossigenata (perossido di idrogeno), ricordando che mettendo una semplice goccia del prodotto
al 3% all’esterno delle narici, o a inizio condotto uditivo (non è un uso interno quindi non c’è
rischio di intossicazione!), si fa una grande disinfezione sia preventiva che curativa riguardo la
sintomatologia di riniti e otiti (ricordo però che l’acqua ossigenata non va MAI usata vicino agli
occhi, per gli occhi si usa solo acqua borica o colliri dedicati!).

16
Non abbiate paura!

“L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria
paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più
coraggio ma incoscienza” [G. Falcone]

“La paura è ciò che ci fa vedere chiaramente i nostri limiti”, quindi va compresa e non
combattuta.

Partendo da questo assunto, l’unico modo per gestire efficacemente la paura, in questo caso del
contagio e della malattia, paure ancestrali e di atavica memoria, è quello di conoscerla meglio,
aumentando la consapevolezza su cosa determina nel nostro sistema immunitario
l’atteggiamento negativo e le emozioni che la paura scatena.

Ricordiamoci sempre che lo stress psichico cronico derivante da qualsiasi situazione (paura e
spavento in primis!), con disregolazione della produzione di cortisolo e catecolammine,
determina una attivazione del circuito linfocitario Th2, con produzione di citochine
infiammatorie tipiche di questo profilo immunitario e di quello del circuito Th17 (Hansen
2010).

Purtroppo questo tipo di risposta immunitaria è inadatta a combattere infezioni virali e cellule
trasformate in senso neoplastico, che invece richiedono una attivazione del circuito linfocitario
Th1.

Su “Proceedings of National Academy of Science”, un gruppo dell’Università del Wisconsin,


guidato dal neuroscienziato Richard J. Davidson, ha dimostrato che uno stato psicologico
negativo è correlato a una peggiore risposta immunitaria (nel caso specifico alla
somministrazione del vaccino antinfluenzale); cioè chi è più ansioso e depresso produce meno
anticorpi (Rosenkranz, 2003).

17
Questo risultato, che dimostra come stati emotivi quali ansia, paura e depressione influenzino
in maniera importante il sistema immunitario, non è nuovo, ma conferma di altri studi condotti
degli anni ’90 dai coniugi Glaser, dove si dimostrò che persone altamente stressate (nella
fattispecie persone dedite all’assistenza di famigliari affetti da malattia di Alzheimer),
rispondevano peggio sempre alla stimolazione immunitaria vaccinale.
L’importanza dello studio di Davidson però risiede nel fatto che per la prima volta si è cercato
di individuare anche le vie nervose che producono il deficit immunitario, scoprendo che le
persone con uno stile emozionale più negativo, presentavano una maggiore attivazione del
cervello destro, in particolare delle cortecce prefrontali e, al tempo stesso, una risposta
esagerata a stimoli somministrati per spaventarli (es. un forte suono improvviso).
Il legame tra iperattivazione delle cortecce prefrontali destre e indebolimento della risposta
immunitaria, è oggetto di una ricca letteratura scientifica, ed è ormai assodato che questa
iperattivazione porta all’attivazione dell’asse dello stress (asse HPA), con sovrapproduzione di
cortisolo e conseguente soppressione della risposta immunitaria ai virus, e cioè del circuito
linfocitario Th1 a favore dell’inefficace ancorchè pro-infiammatorio circuito Th2.
Concludo questa parte ricordando che la Febbre, meccanismo fisiologico che scatena spesso
paura e ansia, è un meccanismo di difesa che non va combattuto, ma capito e assecondato,
perché rappresenta la risposta dell’organismo all’agente infettivo. Ogni innalzamento di 1
grado di temperatura corporea potenzia del 600% l’attività del sistema immunitario, e
temperature oltre i 38 gradi disattivano la carica virale, che ha una temperatura di
funzionamento ottimale di 33-35 gradi Celsius. Quindi non bisogna avere paura nemmeno della
febbre!

18
Omeo-Profilassi

“Il più alto ideale di cura è il ripristino rapido, dolce e permanente della salute, o rimozione e
annientamento della malattia nella sua intera estensione, nel modo più breve, più affidabile e più
innocuo, su principi facilmente comprensibili” [C.F.S. Hahnemann]

L’omeopatia nasce oltre due secoli fa grazie alle intuizioni del medico tedesco Samuel
Hahnemann. La prima prova dell’efficacia dei rimedi omeopatici nelle epidemie infettive l’ha
data lo stesso Hahnemann nel 1798 durante un’epidemia di scarlattina. All’epoca non erano
stati ancora scoperti gli antibiotici e la scarlattina mieteva vittime soprattutto tra i bambini. In
base ai sintomi della scarlattina, Hahnemann scelse, sulla base della legge dei simili, un rimedio
adatto, “Belladonna” (definito il “genio epidemico” della febbre scarlatta), che si dimostrò
efficace sia nel curare chi era già malato sia nel proteggere chi era sano e veniva a contatto con
i malati.

La letteratura medica omeopatica è piena di esempi come questo e molti sono sostenuti da
numeri e statistiche. Ad esempio, in pieno secolo diciannovesimo, l’inglese Dudgeon prescrisse
sempre Belladonna in un’epidemia di scarlattina e ottenne i seguenti risultati: su 1646 bambini
esposti al contagio solo 123 si ammalarono, cioè solo il 7.4% contro il 90% dei bambini non
trattati con Belladonna. L’efficacia di questo “omeoprofilattico” fu quindi elevata, arrivando al
92,9%. Sempre in quegli anni, l’americano Eaton fronteggiò un’epidemia di vaiolo con un
rimedio, “Variolinum”, ricavato dalle secrezioni delle pustole di vaiolo e poi diluito e
dinamizzato fino ad arrivare alla trentesima potenza. Il rimedio fu somministrato a 2806
persone, di queste 547 ebbero un contagio sicuro ma 14 soltanto svilupparono la malattia. La
percentuale di efficacia fu del 97,5%.

Nel dare questi due esempi, si vede che i rimedi scelti nelle epidemie sono di due tipi: ci sono i
rimedi scelti sulla scorta della similarità dei sintomi della malattia, come Belladonna, e i rimedi
ottenuti da tessuti patologici prodotti dalla malattia, come Variolinum. In quest’ultimo caso, la
similarità tra malattia e rimedio è massima, dato che il rimedio è ottenuto da un insieme di
agenti infettanti e tessuti patologici. I rimedi di questo tipo sono detti “nosodi” e possiamo dire
che, in Omeopatia, esiste un nosode per ogni malattia infettiva.

Nei due esempi dati, il rimedio omeopatico cura i pazienti malati e protegge i sani dall’infezione.
E’ però una protezione a breve termine. Esiste, in Omeopatia, anche la possibilità di dare una
protezione più a lungo termine. Per ottenere questo, si può ricorrere a rimedi scelti sulla base
della legge dei simili oppure ai nosodi delle malattie, che somministrati secondo tempi e
scadenze precise, permettono di garantire un’adeguata difesa alle malattie infettive, senza
rischi collaterali o effetti avversi, e con una alta copertura, compresa tra l’80% e il 90%.

In tempi più recenti, sono state fatte esperienze su larga scala, soprattutto in paesi del terzo
mondo, dove non ci sono le risorse economiche per campagne vaccinali “all’occidentale” e dove
c’è un reale interesse a indagare nuove strategie di profilassi.

19
Qui di seguito, suddivisi per malattia, elenco alcune di queste campagne di Omeoprofilassi
moderne (Le informazioni che seguono sono tratte dall’articolo di Fran Sheffield 2005 – 2013
(Updated 15th Dec. 2013) “Homeoprophylaxis: Human Records, Studies and Trials” in Fran
Sheffield Homeopathy):

Chikungunya (è una malattia virale acuta, tropicale, trasmessa dalle punture di zanzara infetta,
con sintomi simili a quelli dell’influenza: febbre alta, cefalea, stanchezza e, soprattutto,
infiammazione delle articolazioni con importanti dolori che talora costringono il paziente ad
assumere una posizione piegata nel tentativo di alleviare la sofferenza (in swahili,
“chikungunya” significa “ciò che curva” o “contorce”). Nel 2006, nella regione del Kerala, in
India, un gruppo di medici somministrò, in via preventiva, il rimedio Eupatorium perfoliatum.
I risultati dello studio dimostrarono che nel gruppo non protetto i casi superarono il 73 %,
mentre nel gruppo protetto i casi che contrassero la malattia, furono il 17%.

Dengue (è una malattia infettiva tropicale causata da un virus trasmesso da una zanzara, si
presenta con febbre, dolori articolari e muscolari, esantema simile al morbillo; in alcuni casi
evolve verso una febbre emorragica che può portare a shock e morte). Nel 1996 Il Central
Council of Research in Homoeopathy indiano, durante un’epidemia di Dengue a Delhi, dispose
la somministrazione del nosode Dengueinum 30CH a 39.200 persone durante un’epidemia di
Dengue. Dieci giorni dopo, fu osservato che solo 5 persone (lo 0.125%) avevano sviluppato
sintomi lievi, mentre i restanti nessun sintomo. Solitamente, secondo le informazioni
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’incidenza media è del 50%, con picchi fino all’80%.
Nel 2001, nello stato di San Paolo in Brasile, fu somministrato Eupatorium perfoliatum 30 CH,
durante un’epidemia, al 40% della popolazione. L’incidenza dell’infezione nel gruppo delle
persone trattate, rispetto ai non trattati, scese dell’81.5%. L’uso dell’omeoprofilassi nello
scongiurare le epidemie di Dengue è stato fatto a Cuba nel 2006, nel 2007 di nuovo nello stato
di San Paolo in Brasile, nel 2008 nella contea di Macaé, vicino a Rio de Janeiro, sempre in Brasile.
In quest’ultimo caso, l’incidenza della malattia, nei pazienti trattati con l’omeoprofilassi,
confrontando i dati delle epidemie precedenti, scese del 93%, mentre tra i pazienti non trattati
salì del 123%. Negli anni dal 2008 al 2013 ci sono state altre campagne di prevenzione in
Brasile, a Cuba e in India, usando vari rimedi e sempre con ottimi risultati.

Meningite da meningococco

Riporto, per questa malattia, un esempio per tutti. Nel 1998 ci fu un’epidemia di meningite di
tipo B in Brasile. Non essendoci alcun vaccino contro il meningococco di tipo B, per
immunizzare 65.826 bambini, fu usato il nosode Meningococcinum. Altri 23.539 bambini non
furono invece immunizzati. I due gruppi furono tenuti sotto osservazione per dodici mesi.
L’efficacia dell’omeoprofilassi fu del 95% dopo sei mesi e del 91% dopo dodici mesi. Di questa
esperienza esiste un resoconto preciso pubblicato nella rivista omeopatica Homoeopathic
Links (Mroninski C, Adriano E, Mattos G (2001) Meningococcinum: Its protective effect against
meningococcal disease. Homoeopathic Links Winter Vol 14 (4); pp. 230-4).

20
Leptospirosi (è una malattia infettiva acuta sistemica di tipo vasculitico, causata da spirochete
del genere Leptospira, che sono trasmesse all’uomo da animali domestici e selvatici. I sintomi
possono variare da lievi come mal di testa, dolori muscolari e febbre a gravi con emorragia dai
polmoni o meningite; a volte c’è ittero e scompenso renale e morte). Nell’agosto 2007, il Finlay
Institute 10del L’Avana, Cuba, per affrontare le epidemie di leptospirosi che annualmente, dopo
il periodo dei tifoni e il conseguente inquinamento delle acque, e incapace, per mancanza di
fondi, di allestire una campagna di vaccinazione con vaccini convenzionali, ripiegò su una
“vaccinazione omeopatica” distribuendo due dosi di Leptospirosis nosode, da prendersi a
distanza di due settimane, a due milioni e mezzo di persone, cioè agli abitanti di due province
dell’isola.

Dopo due settimane dalla somministrazione, il numero dei contagiati scese dell’84%, mentre
nelle province dove non si era praticata l’omeoprofilassi, rimase ai valori delle epidemie degli
anni precedenti. L’effetto protettivo si mantenne anche nell’anno successivo, nonostante non si
fosse ripetuto il trattamento con il rimedio omeopatico. Anche nell’anno successivo il numero
dei casi scese dell’84%, registrando nessun decesso, mentre nello stesso anno, tra i non trattati,
salì del 22%.

Poliomielite

Il primo caso di omeoprofilassi per la poliomielite risale all’ottocento, quando il dottor Grimmer
di Chicago trattò in via preventiva 5.000 bambini con Lathyrus sativus, un rimedio ottenuto dai
semi di un legume, la cicerchia. La profilassi ebbe successo e nessun bambino si ammalò.
Partendo dalla sua esperienza, in più occasioni, Lathyrus sativus fu somministrato per
proteggere dall’infezione: nel 1850 in Sud-Africa furono trattati 82 bambini e nessuno
contrasse l’infezione; negli anni dal 1956 al 1958, il dottor Eisfelder somministrò in via
profilattica Lathyrus sativus a 6.000 bambini e di questi nessuno si ammalò o manifestò effetti
collaterali. Altre due epidemie di poliomielite, questa volta nella città di Buenos Aires in
Argentina, furono controllate sempre usando lo stesso rimedio. Nella prima, nel 1957, furono
trattati migliaia di bambini e non si ebbe nessun caso d’infezione. Nella seconda, nel 1975,
40.000 bambini furono protetti con Lathyrus sativus e nessuno di loro fu contagiato.

L’elenco delle malattie oggetto di campagne di omeoprofilassi documentate, con cifre e


statistiche, è lungo e comprende il colera, la difterite, l’influenza, la malaria, l’encefalite
giapponese, l’epatite, oltre alla scarlattina e al vaiolo.

L’omeoprofilassi infine, da un punto di vista della durata della protezione, può essere distinta
in:

- omeoprofilassi a breve termine, quando c’è un pericolo immediato d’infezione e la


necessità di ottenere una protezione in tempi brevi; gli esempi delle campagne vaccinali
omeopatiche descritte sopra riguardano essenzialmente questo tipo di profilassi, con
qualche eccezione come nel caso dell’esperienza di Cuba contro le epidemie di
leptospirosi. In quel caso la somministrazione del nosode omeopatico aveva controllato
il contagio anche nell’anno successivo;
- omeoprofilassi a lungo termine, cioè una serie d’interventi atti a proteggere per lungo
tempo.

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L’omeoprofilassi a breve termine, oltre che in corso di epidemie, è senz’altro utile quando ci si
reca in aree geografiche endemiche per certe malattie. In questi casi esistono vari tipi di
“protocolli” da seguire prima della partenza. Gli interventi utilizzano o rimedi “simili” alla
malattia o “rimedi nosodi” ottenuti dalle lesioni prodotte dalla malattia. Lo scopo è quello di
“saturare” la suscettibilità individuale alla malattia e nel caso si contragga la malattia, questa
avrà un andamento più lieve e la guarigione sarà velocizzata. Inoltre lo stesso rimedio,
impiegato per la profilassi, può essere usato come cura della malattia.

Solitamente, tutti questi interventi dovrebbero essere completati almeno un mese prima della
partenza, per poi prolungarli e mantenerli anche durante il viaggio o la permanenza nei luoghi
“a rischio”, con una cadenza, all’incirca, di una dose ogni due settimane.

La potenza e la frequenza di somministrazione dei rimedi per l’omeoprofilassi devono tener


conto di alcune variabili come il livello “energetico” della persona, delle sue capacità reattive e
dalle probabilità di esposizione e dalla virulenza della malattia.

Quindi di volta in volta si useranno dosi singole o frazionate di diverse potenze. La scelta del
rimedio e della potenza non è un qualcosa che si può fare da soli, ma c’è bisogno dell’aiuto di un
bravo omeopata.

L’omeoprofilassi a lungo termine, è atta a durare per un tempo più lungo. A questo proposito, è
importante l’esperienza dell’australiano Isaac Golden, attivo ricercatore ed ha raccolto le
osservazioni di vent’anni di uso dell’omeoprofilassi (Isaac Golden, The Complete Practitioner’s
Manual of Homeoprophylaxis, Emryss, 2013). Egli ha messo a punto un programma di
omeoprofilassi e ne ha valutato l’efficacia soprattutto nei bambini da lui trattati. Il suo
programma risulta possedere una copertura pari al 90,4%.

Come potete vedere quindi esiste una grande letteratura omeopatica in merito all’uso
dell’Omeoprofilassi, nonché fonti storiche che ne decretano l’efficacia (dal link qui di seguito
cliccando la figura è possibile leggere un interessante articolo sul ruolo dell’Omeopatia della
gestione delle pandemie).

22
“Genio epidemico” COVID-19

Sono stati sostanzialmente identificati due rimedi omeopatici atti a prevenire e curare questa
sindrome respiratoria: Eupatorium perfoliatum, e Arsenicum album (quest’ultimo
consigliato dalle autorità indiane probabilmente perché è il preventivo universale per le
sindromi influenzali, link accessibile cliccando sulla figura sotto).

Personalmente ho identificato come genio epidemico, trattandosi di virus che causa una forma
di SARS, Eupatorium perfoliatum come preventivo, riservando Arsenicum album o Gelsemium
Sempervirens come rimedio eventualmente da usare per i casi veramente contagiati e malati,
qualora i sintomi lo indicassero (come giustamente indicato dagli Omeopati indiani e cinesi, e
qualora ci fosse la reale possibilità di curare questi casi in maniera omeopatica!).
Ritengo quindi che la Omeoprofilassi consigliabile qui in Italia oggi per il COVID-19 sia:

Eupatorium perfoliatum 30CH granuli, 2 granuli 1 giorno a settimana per un


minimo di 4 settimane, arrivando anche a 8 settimane qualora i casi infetti
aumentassero (granuli da assumere preferibilmente la mattina, a secco,
lasciandoli sciogliere in bocca o sotto la lingua, marche consigliate: Cemon, Sodini,
Hering, Remedia ed Helios).

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Immuno-nutrizione e Profilassi Nutriterapica

“Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”
[Ippocrate di Coo]

Storicamente, la “lotta” fra il modello monomorfico di Louis Pasteur e quello pleomorfico di


Antoine Béchamp non è sostenuto solamente da argomenti e prove scientifiche che abbondano
in entrambe le teorie, ma si basa su due differenti visioni del mondo (una più “microbiologica”
e l’altra più “fisio-patologica”).

Mentre la teoria monomorfica considera il microbo come causa delle malattie, la teoria
pleomorfica indica come origine delle malattie i cambiamenti ambientali e la diminuzione di
vitalità di un organismo (“il terreno è tutto”).
E’ ancora presto per affermare quale delle due teorie predominerà in futuro, ma tutto lascia
ormai presagire che la teoria pleomorfica di Béchamp (ulteriormente perfezionata da Gunter
Enderlein), è quella che presenta le maggiori probabilità.
Il Maestro Hahnemann, come afferma lui stesso negli aforismi 12 e 13 dell’ “Organon dell’Arte
del Guarire”, fu sicuramente orientato verso la teoria pleomorfica, posizione ulteriormente
ribadita nel concetto di “terreno” e di “miasma” (concetto che indica la modalità di reazione di
un organismo, oggi ribattezzato FEFP, ovvero “Forza Energetica FisioPatologica”).
Quindi anche la profilassi nutriterapica, come vedremo, segue questa teoria pleomorfica di
base, volendo potenziare il sistema immunitario dell’immunità adattativa o innata (che
possiamo chiamare la “fanteria”), prima ancora dell’immunità specifica o cellulare, agendo su
una fortificazione delle caratteristiche di reazione dell’organismo ospite.

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Partendo dall’assunto che è sempre consigliabile seguire una dieta equilibrata, con cibi
energeticamente non troppo Yin (zuccheri raffinati, alcol, cibi e spezie di originale tropicale),
né troppo Yang (carni ed insaccati, formaggi e uova), perché il cibo causa sempre uno “stress
metabolico-immunitario” dopo che è stato assunto, stress e risposta infiammatoria tanto
maggiore quanto più il cibo è raffinato e contenente contaminanti che creano tossiemia e stress
ossidativo, situazioni che alla lunga, partendo dall’acidosi metabolica tessutale, portano a una
infiammazione latente cronica e quindi, in ultimo, a patologia conclamata.
Per quanto riguarda il Coronavirus e le manifestazioni influenzali in genere quindi, come
prevenzione, vale sempre la regola della sana alimentazione, magari abbinata a una
respirazione ottimale ed attività fisica regolare moderata; nel mondo moderno però, dove
l’inquinamento e gli stressors sono costanti, può essere utile consumare, come sana abitudine,
la Zupa di Miso prima dei pasti principali per “pulire e preparare” l’apparato gastroenterico
all’introduzione successiva di cibo, e assumere, anche solo per brevi periodi, una eventuale
integrazione delle Vitamine A, C, D, ed oligoelementi quali Rame, Selenio e Zinco unite
all’estratto algale Klamath ed ai probiotici.
Albert Szent-Gyorgyi, premio Nobel per la Fisiologia e la medicina nel 1937, scriveva: “una
vitamina è quella sostanza che ti provoca una malattia quando non la assumi con la dieta”, quindi
è chiaro che queste “amine vitali” devono essere presenti nella dieta, seppur in piccole quantità,
perché il nostro corpo non le sintetizza.
Analizziamo quindi nel dettaglio i vari attori di questa integrazione:
Vitamina A: conosciuta soprattutto per il suo importante ruolo svolto nella funzione visiva, e
contenuta soprattutto nel tuorlo d’uovo, nel latte, nell’olio di fegato di merluzzo, nelle carote,
zucca, albicocche e pesche, una sua carenza ha anche importanti conseguenze sia sull’immunità
innata perché riduce la funzionalità di neutrofili, macrofagi e linfociti Natural Killer, sia
sull’immunità acquisita dato che svolge un ruolo importante nello sviluppo dei linfociti Th1,
Th2 e B .
Vitamina C: o acido L-ascorbico o ascorbato, è un nutriente essenziale per gli uomini e per
alcune specie animali. Le fonti principali sono rappresentate dalla frutta e dai vegetali, quali:
peperoni verdi, peperoncini piccanti, broccoli, cavolfiori, cavoli, uva, kiwi, lattuga, limone e
arance. Inoltre è presente nel fegato animale. E’ ampiamente noto che la vitamina C svolge molte
azioni immunostimolanti e antiossidanti, nonché come cofattore della sintesi del collagene,
della carnitina e di neurotrasmettitori, nonché promuove l’assorbimento del ferro a livello
gastrointestinale. Infatti, la carenza di vitamina C provoca un’immunodeficienza con la
conseguente maggiore suscettibilità alle infezioni, mentre l’integrazione con vitamina C sembra
essere in grado di prevenire e curare molte infezioni respiratorie e sistemiche, questo perché
contribuisce, grazie alla sua capacità di regolare la sintesi di collagene, una stabilizzazione delle
barriere epiteliali, facilita la chemiotassi dei granulociti neutrofili e dei monociti verso i focolai
infettivi, e attiva la funzione linfocitaria e delle cellule Natural Killer. Va però detto che se si
desidera avere un effetto immunostimolante acuto e intenso, si devono assumere dosi molto
elevate, al giorno per molti giorni.

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- Vitamina D: questa vitamina, che può essere definita un pro-ormone visto che deriva dalla
dieta e dalla sintesi mediata dai raggi UV a livello dell’epidermide, oltre a svolgere la regolazione
del metabolismo osseo e dell’omeostasi del calcio, agisce sulla cellule immunitarie legandosi a
recettori specifici denominati VDR (polimorfismi genetici risultano importanti anche come
predisposizione a forme di asma), attiva le cellule Treg anti-infiammatorie, ed esalta la
produzione di sostanze antimicrobiche. La carenza di vitamina D (che oggi è estremamente
comune), è associata ad un aumentato rischio di infezione respiratoria acuta virale e le
metanalisi di studi clinici sulla supplementazione di vitamina D per la prevenzione delle
infezioni virali ha dimostrato effetti protettivi; infatti la vitamina D svolge innumerevoli effetti
immunostimolanti, ma per avere un effetto rapido bisogna usare elevate dosi quotidiane (non
settimanali né tantomeno mensili!). da ricordare ancora come la supplementazione in
gravidanza è utile per potenziare la risposta immune materna.

- Rame (Cu): oligoelemento essenziale per l’utilizzo della vitamina C, cofattore di numerosi
enzimi principalmente ad attività redox, contribuisce al normale funzionamento del sistema
immunitario agendo come stimolante, ed inibisce la crescita virale

- Selenio (Se): la sua piu importante funzione e come cofattore dell’enzima superossido-
dismutasi, che agisce da radical scavenger contro i radicali liberi dell’ossigeno (perossidi), e
cofattore della glutatione perossidasi, che protegge le cellule dallo stress ossidativo. Il Selenio
è un bioregolatore essenziale e la sua azione, sinergica con quella dei flavonoidi, vitamina C e
vitamina E, e degli ubichinoni, e protegge l’organismo dallo stress ossidativo, dagli effetti degli
stress cronici e dalle conseguenze biochimiche di certe intossicazioni.

- Zinco (Zn): modula i processi cerebrali di neurotrasmissione e contribuisce al normale


funzionamento del sistema immunitario contro virus e batteri ed è necessario per favorire il
corretto funzionamento del timo (attiva in circolo l’ormone timulina), dei leucociti e
specialmente dei linfociti T, agendo come immuno-stimolante a favore del linfociti Th1e cellule
NK; studi recenti hanno dimostrato che lo zinco è un potente e specifico inibitore della
segnalazione degli interferoni-lambda, che sono citochine pro-infiammatorie importanti
nell’infezione virale acuta e cronica .

- Probiotici: si conosce da molto tempo l’efficacia di numerosi probiotici nella prevenzione e nel
trattamento delle infezioni virali, e recenti studi hanno dimostrato pure che i virus vengono
eliminati attraverso la stimolazione della produzione di interferone da parte dei probiotici (che
agiscono attraverso l’attivazione delle cellule dendritiche). È stato quindi concluso che i
probiotici dovrebbero essere tra le opzioni razionali aggiuntive per il trattamento delle malattie
virali, soprattutto in caso di rischio infettivo elevato (quindi se si soffre già di patologie croniche
o si è debilitati da pregresse patologie acute recenti).

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- Estratto brevettato Klamin®: come potente immunomodulante è possibile utilizzare l’estratto
dell’alga Klamath (Aphamizomenon flos-aquae), perché la sua assunzione genera il rilascio e la
mobilizzazione generale del sistema immunitario e delle sue cellule principali: macrofagi,
cellule linfocitarie T e B, e soprattutto Natural Killer, che vengono spinte nel sangue e poi nei
tessuti colpiti da infezione, per svolgere la loro funzione di “pattugliamento” ed attacco degli
antigeni infettivi. La particolarità di questa alga e ancor più di questo estratto è proprio la loro
azione immuno-modulante e non solamente immuno- stimolante (come ad es. avviene per
l’Echinacea), quindi l’attivazione delle cellule immunitarie avviene in contemporanea con la
riduzione della loro espressione infiammatoria, rendendo quindi la risposta più efficace e
precisa, e senza conseguenze anche negli stati di auto-immunità, dove un eccesso di risposta
infiammatoria sarebbe deleterio ed è da evitare.

Profilassi nutriterapica consigliata per il COVID-19

Da quanto sopra esposto, la profilassi che consiglio è una profilassi di nutriterapia primordiale,
dove si associa una integrazione completa di vitamine ed oligoelementi, ai benefici degli estratti
algali Klamath, riservando una ulteriore integrazione di Vitamica C e di probiotici ai soggetti
più a rischio (anziani, malati di patologie croniche soprattutto respiratorie, ecc.), e di Vitamina
D alle donne in gravidanza.

Ritengo quindi che la profilassi nutriterapica consigliabile qui in Italia oggi per il COVID-19 sia:

Alimentazione equilibrata con eventuale inserimento della Zuppa di Miso prima


dei pasti principali, integratore multivitaminico con estratto algale Klamath
(Multinatural® Nutrigea, 1 misurino sciolto in acqua la mattina a digiuno,
Nimbus® gocce Nutrigea, 1ml la mattina a digiuno per bambini fino ai 12 anni);
supplementazione di vitamina C ad alto dosaggio (sotto forma di Rosa Canina,
Rose Vita C 1000 Solgar, fino a 5g/die, quindi fino a 5 capsule la mattina) e di
probiotici (NutriFlor® Nutrigea 1 capsula mattina e sera a digiuno, e FloraBus®
Nutrigea 1 tavoletta mattina e sera a digiuno per bambini fino ai 12 anni), per
soggetti affetti da patologie croniche soprattutto di natura respiratoria, o per chi
soffre di asma o allergie, e supplementazione di vitamina D per le donne in
gravidanza (Vitamina D Sygnum 6000UI, quindi 3 gocce la mattina a digiuno), il
tutto da continuarsi per almeno 1 mese e sicuramente da inserire nel periodo di
picco dei casi e nelle zone più colpite dall’”epidemia” (ricordare che è sempre
meglio essere seguiti e valutare con il proprio medico curante eventuali
integrazioni!).

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Biofisica e Medicina Quantistica

“Se vuoi scoprire i segreti dell’universo, pensa in termini di energia, frequenza e vibrazione”
[N. Tesla]

Concludo questo report con qualche piccola “suggestione” di biofisica, unendo il mio essere
medico con il mio tendere ad essere anche fisico e bioingegnere, parlando della biorisonanza e
delle sue applicazioni per “disattivare” il COVID-19.
Ricordo che la risonanza è una condizione fisica che si verifica quando un sistema oscillante
forzato viene sottoposto a sollecitazione periodica di frequenza pari all'oscillazione propria del
sistema stesso, e questo fenomeno deriva dagli studi del fisico e matematico olandese Christian
Huygens, che fu tra i primi a postulare la teoria ondulatoria della luce, il quale nel 1665 osservò
che, disponendo a fianco e sulla stessa parete due pendoli, questi tendevano a sintonizzare il
proprio movimento oscillatorio, quasi che "volessero assumere lo stesso ritmo".
Gli studi sulla risonanza dei sistemi biologici invece, e delle relative frequenze di oscillazione,
derivano invece soprattutto agli studi del dr. Royal Raymond Rife, ed in questo breve filmato
potete conoscere la storia di questo grande inventore ma poco conosciuto, che nel 1934
sviluppò l’idea della scansione di biorisonanza, dedicando la vita a studiare la correlazione tra
le frequenze elettromagnetiche di cellule, microrganismi e tessuti, e le malattie. Grazie alle sue
ricerche è stato possibile scoprire che tutti i microrganismi, come le cellule, i tessuti e gli organi,
possiedono ciascuno una propria e specifica frequenza di vibrazione unica.

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Una volta identificata questa frequenza caratteristica quindi, è possibile disattivare e
distruggere i microorganismi patogeni, senza danneggiare cellule e tessuti sani, proprio perché
la frequenza di risonanza è diversa.

Proprio su questo principio si basa questo ulteriore “consiglio” di “profilassi di biorisonanza”,


infatti la frequenza di risonanza del COVID-19 è stata trovata, ed è stata registrata in questo file
audio qui allegato e scaricabile (cliccando sull’immagine), dove la durata del file è correlata al
tempo necessario per disattivare il virus.

Fantascienza? No! Infatti è realtà già ampiamente sperimentata e utilizzata, basta considerare
che tutta la tecnologia funziona sulla base delle frequenze (pensate alla radio, al TV, alle
connessioni web, ecc.), solo questa realtà è ancora poco conosciuta come applicazione in campo
biologico e medico (a parte l’apparecchiatura per risonanza magnetica nucleare, risonanza
magnetica funzionale, ecc.), come poco conosciute sono le ricerche in campo biofisico e di
medicina quantistica.

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Conclusioni

“Il senso critico e l'atteggiamento scettico della scuola di Ippocrate gettarono le basi della
medicina moderna su larga scala“ [Sir. W. Osler]

Augurandomi che questo report sia di aiuto a chi lo legge, non solo riguardo la profilassi verso
il Coronavirus SARS-CoV-2, ma anche e soprattutto per stimolare la riflessione e il senso critico,
ringrazio tutti coloro che mi pongono domande, aiutandomi a ricercare risposte sempre più
chiare, complete ed esaustive, consentendomi di svolgere la professione di medico in modo
sempre più accurato, nel pieno rispetto del paziente e della vita.

Autore

Dott. Diego Tomassone, medico chirurgo specialista in Omeopatia hahnemanniana,


nutrizionista clinico, master in malattie pediatriche complesse, master in
psiconeuroendocrinoimmunologia, studioso e ricercatore in fisica dei sistemi complessi, biofisica
e bioingegneria.
Per qualsiasi ulteriore notizia o curiosità sull’autore potete visitare il sito/blog:
www.medicinaoh.blogspot.it

30
Bibliografia seconda parte

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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25404320

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http://old.iss.it/binary/publ/cont/15_6_web.pdf

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https://pdfs.semanticscholar.org/ed0e/9fb02c3efa467826cb199b9b40d2e781dea1.pdf

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31
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https://royalsocietypublishing.org/doi/pdf/10.1098/rspb.2013.2570

http://www.quotidianosanita.it/stampa_articolo.php?articolo_id=80672

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https://www.lens.org/lens/patent/182-080-563-955-760

32
Postfazione

Dott. Stefano Scoglio Ph.D. B.Sc.

Candidato ufficiale Premio Nobel per la Medicina 2018

E’ come grande piacere che scrivo questa Prefazione al libro dell’amico Dr. Diego Tomassone,
che stimo per vari motivi, ma soprattutto per l’integrità della sua ispirazione nella costante
ricerca della verità. Il suo libro può essere uno strumento importante in un periodo che sta
diventando drammatico causa la folle paranoia di una improbabile pandemia mondiale dovuta
ad un fantomatico Coronavirus. Come lui, anche io sono omeopata, laureato presso
un’università inglese, e integro l’omeopatia all’uso di quella Nutriterapia Primordiale che ho
messo a punto e perfezionato in oltre 25 anni di lavoro, e che anche Diego usa nella sua pratica
omeopatica.
Le infezioni, anche epidemiche, sono una costante della storia umana. Lo stesso
Hahnemann se ne occupò con grande acume, sviluppando quella teoria dei miasmi che
personalmente ritengo uno dei contributi più essenziali di Hahnemann, e che purtroppo è stata
troppo presto dimenticata dalla scienza moderna. Scienza, e medicina moderna, che ha anche
dimenticato quella fondamentale lezione tradizionale, ripresa dallo scienziato francese Claude
Bernard, secondo cui il germe è nulla e il terreno, o come diceva Bernard il milieu intèrieur
(l’ambiente interno), è tutto.
Da oltre cent’anni, invece, prevale l’approccio per cui la malattia o la salute non
dipendono da noi e dal nostro stile di vita, ma da patogeni malefici che ci aggrediscono
dall’esterno, apparentemente con una selettività puramente casuale e “sfortunata” per chi ne
viene colpito. E così anche ora, la piccola epidemia cinese di Wuhan è stata interpretata dal
mainstream medico in termini puramente virologici, per motivi non del tutto chiari. Si è così

33
lanciata una campagna mediatica mondiale che ha sollecitato una generale paranoia di una
possibile pandemia che dovrebbe addirittura decimare l’umanità!
Si tratta di esagerazioni senza alcun fondamento scientifico, dato che non esiste nessuno
studio che dimostri che il coronavirus causi i gravi problemi respiratori che gli vengono
attribuiti. Nessuno ha isolato e purificato il virus da un malato, l’ha messo in coltura e l’ha poi
iniettato a delle cavie, e verificato la presenza degli stessi sintomi della malattia da cui il virus è
stato derivato (come richiesto dai 4 postulati di Koch). Uno studio simile non esiste, e quindi
l’idea che il neo-coronavirus causi gravi sindromi respiratorie è, allo stato attuale, una mera
congettura, e la causa di tali sindromi respiratorie potrebbe benissimo essere un’altra (in Cina,
ad esempio, intossicazioni alimentari dovute alla scarsissima igiene degli alimenti utilizzati).
Quindi, tutta la paranoia planetaria sui rischi pandemici del neo-coronavirus, si fonda su una
mera congettura, su una ipotesi non dico provata ma neppure testata!
A questo si aggiunge la scarsa affidabilità del test RT-PCR, utilizzato per verificare la
presenza di virus. Si tratta dello stesso metodo che si utilizza per la genetica forense, e sappiamo
quanto criticate, perché poco affidabili, siano le identificazioni genetiche forensi. Si tratta di una
metodologia che da dei risultati solo probabilistici, quindi senza nessuna reale certezza, e lo fa
calcolando la probabilità solo di contro al novero dei virus conosciuti; e che, se fosse calcolata
nel contesto dei 400 milioni di trilioni di virus che si presume siano presenti nel nostro
organismo, avrebbe un livello di probabilità di corretta identificazione di poco superiore allo
zero!
Quindi, quello che sappiamo è che ci sono patologie infettive che uccidono persone
vecchie e molto malate, ma non sappiamo veramente, se non attraverso un test del tutto
inaffidabile, se la causa sia il virus, e dire con sicumera che il responsabile è il coronavirus,
quando non sono neppure sicuro che sia effettivamente presente, farà un ottimo servizio alla
crescita della virologia (e di Big Pharma che venderà farmaci antivirali e vaccini, ma certo non
un servizio alla verità e all’umanità).
Fatte tutte queste premesse, sulla base delle quali invito tutti a non farsi sopraffare
dall’ansia e dalla paranoia, voglio riportare il dibattito sui giusti binari. La maniacalità del voler
trovare a tutti i costi, anche a costo della verità, un patogeno responsabile, un virus, può
affliggere solo chi pensa che il germe sia l’essenza della malattia, così da dover cercare la
molecola o il vaccino che distrugga tale agente infettivo. Ma anche Pasteur, alla fine della sua
vita, sembra abbia ammesso che aveva ragione il suo amico antagonista Claude Bernard, per il
quale, dire che“il germe è nulla, il terreno, o ambiente interiore, è tutto”, non significa solo e

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tanto che se il mio sistema psicofisico è forte e sano, sarò in grado di reggere meglio l’attacco di
malefici agenti patogeni esterni (fatto in realtà abbastanza raro); ma che virus e batteri
patogeni nascono e crescono solo quando il nostro organismo sia indebolito, in uno stato di
costante infiammazione e indebolimento immunitario, con un tratto gastrointestinale abitato
da un microbiota patogeno, e magari pure una stipsi che trattiene all’interno tutte le tossine che
dovrei espellere.
Che in queste condizioni degenerate della popolazione si possa avere un ritorno delle
malattie infettive, non c’è dubbio, tanto che solo l’anno scorso sono morte in Italia circa 49.000
persone per antibiotico-resistenza, ovvero per l’incapacità degli antibiotici di arrestare lo
sviluppo di patogeni infettivi. Ma questo nuovo quadro impone di ripensare il concetto di salute,
riportando al centro, anziché la lotta antibiotica e ormai fallimentare contro presunti terribili
patogeni esterni, la salute e l’integrità del nostro sistema psicofisico.
Se si adotta uno stile di vita sano, con alimenti freschi, magari selvatici, e il meno
possibile processati industrialmente, con sufficiente esercizio fisico e livelli di stress non
eccessivi, è molto improbabile che si sviluppino infezioni e patologie (tranne quelle
miasmatiche ereditate). Certo, è difficile mantenere un stile di vita ideale nel mondo moderno,
anche perché, and esempio, i cibi anche biologici di cui ci nutriamo hanno fondamentali carenze
nutrizionali a causa dell’impoverimento dei terreni in cui crescono. Da tanto tempo parlo di
“crollo della nutrizione positiva”, ovvero dell'incapacità dei cibi moderni di nutrirci appieno
in modo completo. A questo, purtroppo, si aggiunge l’esplosione della nutrizione negativa:
pesticidi, fertilizzanti, coloranti, esaltatori di sapidità, grassi modificati, e chi più ne ha più ne
metta…tutte sostanze chimiche che quotidianamente ci avvelenano. Se a questo aggiungiamo
anche gli inquinanti ambientali e radioattivi, è chiaro che il nostro organismo e sistema
immunitario è sotto un costante stress, che si chiama anche infiammazione cronica, più o meno
sub-clinica, che è la matrice da cui nascono tutti le infezioni e tutte le patologie.
Quando questo avviene, il nostro sistema immunitario, costantemente sotto stress, si
indebolisce, e questo aumenta il rischio di infezioni. A questo si aggiunge un altro effetto di
questa degenerazione: la radicale compromissione del nostro microbiota, quello che vent’anni
fa, quando ero uno dei pochissimi a sottolinearne la centralità, si chiamava la flora batterica
amica. E questo porta ad ulteriore compromissione generale del sistema e quindi ulteriore
aumento delle probabilità di contrarre infezioni e sviluppare patologie.
Nel mondo e nella vita, tutto accade per circoli, o virtuosi o viziosi. La nostra civiltà
moderna ha intrapreso un loop, un circolo vizioso senza fine, che sta portando sempre più

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persone verso malattie sempre più profonde. Se alla degenerazione generale per via di cattiva
alimentazione e cattivo stile di vita aggiungiamo i presunti rimedi che il mainstream medico ci
propone, ovvero farmaci chemiotossici e vaccini chemiotossici a iosa, veri motori della malattia
iatrogena, il quadro della devastazione della salute umana è completo.
Come rompere questo circolo vizioso e intraprendere un ottimale circolo virtuoso?
Sicuramente migliorando alimentazione e stile di vita. Ma come ho detto sopra, questo oggi
potrebbe non bastare, e qui arriva in nostro soccorso la nutriterapia primordiale, nelle sue due
componenti di nutrizione e nutraceutica primordiali.
Partiamo dal crollo della nutrizione positiva, le carenze nutrizionali che ormai
affliggono tutti i cibi. Sappiamo che gli integratori di sintesi che ci hanno propinato per decenni
non funzionano perché non assimilabili. Occorre dunque trovare cibi naturali ad alta densità
nutritiva, e le migliori fonti da questo punto di vista sono le microalghe primordiali, quei
cianobatteri che costituiscono la base di tutta la catena vitale e alimentare: tra queste, la
microalga del Lago Klamath, in Oregon, rappresenta il meglio in assoluto, essendo di origine
selvatica e vulcanica, e avendo un profilo nutrizionale assolutamente senza paragoni: tutte le
14 vitamine, e alcune in quantità elevate; tutti i 73 minerali e oligoelementi; acidi grassi
essenziali, inclusi i rari Omega 3; e una marea di molecole nutraceutiche.
È a partire dal contenuto nutriceutico della Klamath che ho messo a punto due estratti
brevettati, Klamin® e Aphamax®, dotati ciascuno di numerose proprietà salutistiche. Da
ultimo, ho elaborato un prodotto che mette assieme entrambi gli estratti, e che sta dando
risultati straordinari, con effetti salutistici a 360 gradi. Sugli studi relativi ai due estratti e sugli
effetti del prodotto, KlamExtra, che li mette assieme, ho pubblicato un libro: Stefano Scoglio,
Straordinarie molecole cianobatteriche, Poliphylia Publishing, 2019 (acquistabile scontato e
autografato su www.klamathshop.com).
Una volta che i due estratti avevano concentrato le principali molecole nutraceutiche, il
ruolo che restava per la Klamath intera era quello nutrizionale. E allora mi sono detto: la
Klamath è un alimento quasi perfetto; perché non provare a renderlo perfetto (senza il quasi)?
Nasce così Multinatural, un prodotto che associa alla Klamath estratti di frutta e piante che
concentrano quei nutrienti, come le vitamine C, E, D e B6, o minerali come il ferro (presente in
maniera importante ma non sufficiente nella Klamath). Si ha così un prodotto che contiene tutte
le vitamine e la gran parte dei minerali per cui esiste un LARN (fabbisogno giornaliero stabilito)
in forma alimentare e dunque pienamente assimilabile. Multinatural è dunque la miglior
risposta alla crisi della nutrizione positiva.

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Venendo al secondo punto, l’esplosione della nutrizione negativa e i suoi effetti
ossidativi e infiammatori, la Klamath e i suoi estratti, specie se associati ai probiotici immortali
(di cui dirò sotto), hanno una grande capacità di chelazione ed espulsione delle tossine. E
l’estratto di AFA-ficocianine AphaMax® (presente in KlamExtra e Algozym), ha dimostrato di
essere il più potente antiossidante (normalizzando i livelli di lipoperossidazione in vivo
nell’uomo) e il più potente antinfiammatorio naturale, contribuendo così in maniera decisiva
ad eliminare quel substrato di infiammazione cronica generalizzata su cui i patogeni infettivi
possono proliferare.
Quanto al sostegno immunitario, si era scoperto, circa 20 anni fa, che la Klamath attiva i
macrofagi e rafforza l’attività generale del sistema immunitario, come fanno altre sostanze quali
l’echinacea, la vit D, etc. Ma si trovò che la Klamath faceva una cosa aggiuntiva ed essenziale,
ovvero spingeva le avanguardie più importanti del nostro sistema immunitario, le cellule NK
(Natural Killer), fuori dal midollo e verso organi e tessuti, dove le NK fanno piazza pulita dei
vari patogeni, siano essi batteri, cellule infettate da virus o cellule cancerose. Si è poi scoperto
che questa azione di stimolo alla migrazione è dovuta alla feniletilammina, che ha specifici
recettori non solo sulle NK ma anche sulle cellule T e B, e che quindi modula l’intero sistema
immunitario. Pertanto, l’estratto Klamin®, che concentra la feniletilammina,
ha un’azione molto più potente della Klamath nel modulare il sistema immunitario.
Parlo di modulazione, perché la Klamath, e soprattutto il Klamin®, sono non immuno-
stimolanti, ma immuno-modulanti. Al contrario di ciò che affermano i superficiali divulgatori
secondo cui la Klamath è sconsigliata per le patologie autoimmuni, la Klamath, e soprattutto
Klamin® (e KlamExtra), sono perfetti per l’autoimmunità. Il sistema immunitario agisce contro
i patogeni utilizzando, e quindi aumentando, l’infiammazione; e l’eccesso infiammatorio può
rivoltarsi contro i propri tessuti, come accade appunto nelle patologie autoimmuni. Ma
KlamExtra, grazie al suo più elevato contenuto di AFA-ficocianine, mentre attiva e fa migrare le
principali molecole immunitarie, ne abbassa in modo significativo la produzione di
infiammazione.
È come dire che prima le nostre molecole immunitarie, T, B ed NK, sparavano ai patogeni
con un mitra ad ampio ventaglio, potendo così colpire oltre alle cellule infette anche le cellule
sane, ed è chiaro che una sostanza che accresca questo meccanismo può esacerbare le
condizioni autoimmuni. Ma Klamin®, e ancora di più KlamExtra, agisce in modo diverso:
insegna alle cellule immunitarie a diventare dei cecchini, che invece di sparare all’impazzata col
mitra, adesso sparano con un fucile di precisione, colpendo solo patogeni e cellule infette, senza

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più danneggiare le cellule sane circostanti. Ecco perché abbiamo tante testimonianze di
patologie autoimmuni risolte con protocolli a base di KlamExtra, Algozym e Nutriflor.
E veniamo, last but not least, ai probiotici “immortali”. Il microbiota intestinale viene
riconosciuto sempre di più come centrale per la salute generale dell’organismo. Io predico tale
centralità da oltre 20 anni, anche sottolineando come l’esplosione delle patologie autoimmuni
trovi la sua base nella sempre maggiore e più diffusa compromissione della membrana
intestinale. In America, già oltre 20 anni fa, si parlava di leaky gut syndrome, tradotta da noi
come sindrome della riperfusione ischemica (o dell’intestino che perde, che cola). Si tratta di
un meccanismo che attraverso la cattiva digestione, soprattutto delle proteine, genera
macromolecole non digerite, che quindi vanno a sbattere contro la parete intestinale, e col
tempo, se il processo continua, generano micro-lesioni attraverso cui entrano nel circolo
sanguigno, diventando antigeni per il nostro sistema immunitario. Quando questo processo si
prolunga per troppo tempo, il nostro sistema immunitario non riesce più a gestire la massa di
antigeni, e si formano i cosiddetti Complessi Immunitari Circolanti (CIC), che il nostro sistema
immunitario non riesce a smaltire, e che vanno così a depositarsi nei diversi tessuti a seconda
della costituzione individuale. Nasce così il processo autoimmune, per cui il sistema
immunitario continua ad attaccare questi CIC depositati che non riesce a disintegrare, colpisce
i tessuti circostanti dando vita ad una vero e proprio processo di autodistruzione.
Le AFA-ficocianine, soprattutto in associazione alle proteasi fungine (AlgoZym),
procedono a risolvere il problema, non solo abbassando radicalmente l’infiammazione, ma
procedendo ad estrarre i CIC dai tessuti e riuscendo poi a promuoverne la scomposizione e la
successiva eliminazione da parte del sistema immunitario. Tuttavia, questo non basta se non si
va a riparare la membrana intestinale, o altrimenti la leaky gut syndrome continua ad agire.
E qui interviene la sinergia di AphaMax® e Nutriflor, o probiotici immortali: le AFA-
ficocianine hanno una elevata capacità cicatrizzante, e generano quindi la chiusura delle
microlesioni e la riparazione della membrana; i batteri amici contenuti nel Nutriflor, resi più
potenti dalla sinergia con Klamath e AphaMax®, vanno ad eliminare la flora patogena, causa di
permanenza della compromissione intestinale, e a formare quel film protettivo, formato dal
microbiota amico, che protegge la membrana da ulteriori danni.
Perché chiamiamo i nostri probiotici “immortali”? Perché abbiamo scoperto che, mentre
nelle colture ordinarie i batteri come Acidophilus e Bifidus, crescono solo per circa 48 ore, nelle
colture in cui viene immessa alga Klamath ed estratto AphaMax®, essi continuano a proliferare
indefinitamente, per oltre 10 gg, sintomo questo di una vitalità senza precedenti; e raddoppiano

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o triplicano la loro capacità di far fuori E. Coli, Candida e S. Aureus, I patogeni intestinali più
problematici. Ecco perché, quando usiamo Nutriflor, risolviamo rapidamente i problemi di
diarrea o di infiammazione intestinale, di flatulenza e gonfiore, e soprattutto teniamo sotto
controllo il rischio di leaky gut syndrome. Da aggiungere che i probiotici amici, come il DDS-1,
hanno dimostrato anche una notevole attività immunitaria contro qualsiasi tipo di patogeno.
L’altro prodotto a base di probiotici immortali, in questo caso i Bifidobatteri, Nutricol, è
una miscela complessa, e sperimentata con successo e risultati inaspettati per oltre 20 anni. E’
il non lassativo che però risolve qualsiasi tipo di costipazione meglio di qualsiasi lassativo, ma
lo fa rigenerando il colon, anziché danneggiandolo come fanno molti lassativi. Dato che il
terreno è tutto, e il germe niente, e che il germe può proliferare solo in un ambiente intossicato,
una cattiva evacuazione, o una vera e propria stipsi, promuove l’intossicazione del nostro
“ambiente interno” (Claude Bernard) trattenendo all’interno quelle tossine che le feci
avrebbero dovuto trasportare all’esterno del nostro corpo.
Voglio concludere sottolineando un altro tema che mi lega all’amico dr. Diego
Tomassone: il ruolo che i prodotti a base di Klamath possono avere in rapporto all’omeopatia.
Conosco la straordinaria efficacia dell’omeopatia sia per esperienza personale, sia per la pratica
in cui la integro regolarmente. Uno dei limiti dell’omeopatia moderna, oltre alla difficoltà a
reperire veri omeopati seguaci della tradizione Hahnemanniana (e personalmente direi anche
Kentiana) come l’amico Diego, è la caduta costituzionale dell’essere umano moderno.
L’omeopatia lavora sull’energia vitale dei pazienti, su quella forza vitale e sottile che precede e
vivifica l’aspetto fisico, e la cui alterazione genera il terreno in cui affondano le radici della
malattia, prima che essa si manifesti appieno al livello fisico. L’intervento omeopatico, la sua
grande forza, è la capacità di intervenire a questo livello più profondo e sottile. Ma con una
costituzione psico-fisica degenerata e molto compromessa, come se ne trovano sempre più
spesso oggi, la forza vitale è ridotta spesso al lumicino, e quindi anche il rimedio omeopatico fa
fatica a funzionare, non trovando un substrato vitale in grado di rispondere sufficientemente e
in tempi non troppo lunghi. Ecco perché i prodotti a base di Klamath, dal Multinatural® al
KlamExtra e al Nutriflor, possono svolgere un ruolo così importante anche per l’omeopata,
perché restaurano livelli sufficienti di terreno, e quindi di forza vitale, di modo che l’organismo
del paziente risponderà molto meglio anche allo stimolo, sottile ma profondo, del rimedio
omeopatico.

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“Dai paesi che circondano Milano, giungono le notizie delle prime morti, ma solo dopo una visita
sui luoghi della malattia, si stabilisce che si tratta di peste. Le autorità rimangono piuttosto
indifferenti al problema, anche la popolazione rifiuta l’idea del contagio. Finalmente il 29
Novembre 1629 vengono prese misure per evitare il contagio. L’epidemia si diffonde, la gente
rimane scettica e si scaglia contro i medici. Si moltiplicano le morti e diviene impossibile negare
l’esistenza del morbo,si parla però di fabbri pestilenti ciò induce a trascurare i pericoli del
contagio. I malati trasportati al lazzaretto si fanno sempre più numerosi; così si parla finalmente
di peste, ma si diffonde al tempo stesso l’idea che all’origine del male non vi sia il contatto con gli
ammalati, ma bensì quello con ungenti velenosi.” (da I Promessi Sposi capitolo XXXI)

“L’autorità cittadina si rivolge allora al governatore, ma questi nega ogni aiuto perché impegnato
nella guerra. Gli amministratori chiedono al cardinale Federigo di far svolgere una processione
per assicurarsi la protezione divina, egli inizialmente rifiuta ma dopo nuove pressioni del governo
milanese, il vescovo acconsente a far svolgere la processione e a far venerare la reliquia di San
Carlo. Il lungo corteo vede la partecipazione di popolani, di borghesi, di nobili e di ecclesiastici.
Il giorno successivo alla processione si moltiplicano i casi di peste, ma invece di cercare la causa
nel contatto tra tanta gente, si da la colpa agli untori. I lazzaretti si affollano al limite della loro
capacità e nella confusione generale si moltiplicano le violenze commesse dai birri e dai monatti.
Cresce anche la pazzia generale e la psicosi dell’unzione.”(da I Promessi Sposi capitolo XXXII)

“il contagio sarà spazzato via dal temporale provvidenziale (fine Agosto- inizi settembre
1630)” ( da I Promessi Sposi capitolo XXXVII)

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