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PIANO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE - COMUNE DI PESCARA / Relazione Generale 1

I - PREMESSE

1A. RIFERIMENTI NORMATIVI 4


1B. OBIETTIVI E CARATTERISTICHE DEL PIANO 7
1C. ATTIVITA’ DI PROTEZIONE CIVILE 8
1C.1 STRUTTURA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE 9
2C.1.1 Ufficio Comunale di Protezione Civile 9
1D. CONCETTO DI “RISCHIO TOTALE” E DI “DANNO ATTESO” 9

II - STRUTT URA DEL PIANO

2A. PARTE GENERALE 11


2A.1 IL TERRITORIO 11
2A.1.1 Morfologia e Ambiente 11
2A.1.2 Geologia 11
2A.1.3 Idrografia 13
2A.1.4 Clima 13
2A.1.5 Infrastrutture 13
2A.1.6 Dati logistici 14
2A.1.7 Dati demografici 14
2A.2 SCENARI DI RISCHIO PRESENTI SUL TERRITORIO COMUNALE 14
2A.2.1 Rischio idraulico 15
2A.2.1.1 – Scenario di pericolosità 16
2A.2.1.2 – Scenario di rischio 17
2A.2.1.3 – Case history: evento alluvionale del 10-11 aprile 1992 17
2A.2.2 Rischio idrogeologico da frane 18
2A.2.2.1 – Scenario di pericolosità 18
2A.2.2.2 – Scenario di rischio 19
2A.2.3 Rischio sismico 20
2A.2.3.1 – Scenario di pericolosità 21
2A.2.3.2 – Scenario di rischio 22
2A.2.4 Rischio incendi boschivi e di interfaccia 24
2A.2.6.1 – Scenario di pericolosità 24
2A.2.6.2 – Scenario di rischio 25
2A.2.5 Rischio eventi meteorologici eccezionali (neve, rovesci temporaleschi, 26
ondate di calore, freddo intenso)
2A.2.5.1 – Scenario di pericolosità 27
2A.2.5.2 – Scenario di rischio 27

DIPARTIMENTO ATTIVITA’ TECNICHE ENERGETICHE ED AMBIENTALI


Piazza Italia – 65121 Pescara – Tel. 085.42.83.868 Fax 085.42.83.315
www.comune.pescara.it – protcivile@comune.pescara.it
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2A.2.6 Rischio chimico/industriale 28


2A.2.6.1 – Scenario di pericolosità 28
2A.2.6.2 – Scenario di rischio 28
2A.2.7 Rischio incidenti vie di comunicazioni (ferroviari, aeronautici) 29
2A.2.7.1 – Scenario di pericolosità 30
2A.2.7.2 – Scenario di rischio 30

2B. PIANIFICAZIONE 31
2B.1 VIABILITA’ FUNZIONALE 31
2B.2 OPERE STRATEGICHE E RILEVANTI 31
2B.2.1 Opere strategiche 32
2B.2.2 Opere rilevanti 32
2B.3 AREE DI EMERGENZA 33
2B.3.1 Aree di attesa della popolazione 33
2B.3.2 Aree di accoglienza della popolazione 34
2B.3.2.1 – Composizione dei campi di accoglienza 35
2B.3.3 Aree di ammassamento dei soccorritori e delle risorse/mezzi 35

2C. MODELLO ORGANIZZATIVO E RISORSE DISPONIBILI 36


2C.1 STRUTTURE EXTRA COMUNALI DI PROTEZIONE CIVILE IN EMERGENZA 36
2C.1.1 Attività del Centro Funzionale Regionale Multirischio della Regione Abruzzo 37
2C.2 STRUTTURE COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE IN EMERGENZA 38
2C.2.1 Ruolo del Sindaco in emergenza 39
2C.2.2 Centro Operativo Comunale (C.O.C.) 40
2C.2.2.1 – Responsabile del C.O.C. 40
2C.2.2.2 – Funzioni di supporto secondo il “metodo Augustus” 41
2C.2.2.3 – Centro raccolta informazioni 45
2C.2.3 Volontariato 45
2C.2.4 Presidi territoriali 46

III – PROCEDURE DI INTERVENTO

3A. PIANI OPERATIVI DI EMERGENZA 47

3B. GESTIONE DELL’EVENTO EMERGENZIALE 47


3B.1 EVENTO CON PREAVVISO 48
3B.1.1 Sistema di allertamento del Centro Funzionale Multirischio 48
3B.2 EVENTO IMPROVVISO 51

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3B.3 VIABILITA’ IN EMERGENZA 51


3B.3.1 Funzione dei cancelli 51
3B.4 EVACUAZIONE DELLA POPOLAZIONE 52

3C. SUPERAMENTO DELL’EMERGENZA 52

IV – INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE

4A. FORMAZIONE DEI CITTADINI 53


4B. NORME DI AUTOPROTEZIONE 53

V - ALLEGATI E CARTOGRAFIA

5A. SCHEMI ORDINANZE SINDACALI


- Sgombero abitato
- Inagibilità e sgombero
- Demolizione
- Transennamento
- Chiusura precauzionale scuole
- Acqua non potabile
- Acqua destinata al consumo umano
- Requisizione immobile

5B. PROCEDURE PIANI OPERATIVI DI EMERGENZA

5B.1 PIANO OPERATIVO DI EMERGENZA RISCHIO IDRAULICO


5B.2 PIANO OPERATIVO DI EMERGENZA RISCHIO IDROGEOLOGICO DA FRANA
5B.3 PIANO OPERATIVO DI EMERGENZA RISCHIO SISMICO

5C. CARTOGRAFIA

Tav. 01 Aree, infrastrutture ed edifici di Emergenza


Tav.02 Rischio idraulico - esondazione Fiume Pescara
Tav.03 Rischio idrogeologico da frane
Tav.04 Rischio sismico
Tav.05 Rischi antropici

5D. PIANIFICAZIONE CAMPI DI ACCOGLIENZA

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I - PREMESSE

1A. RIFERIMENTI NORMATIVI

Protezione Civile

Legge 08.12.1970 n. 996 Norme sul soccorso e l'assistenza alle popolazioni colpite da calamità - colpite da
calamità - Protezione civile e DPR n. 66 del 06.02.1981 Regolamento di esecuzione della L. n. 996/1970
recente norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità.

DPCM del 14.09.1984 Organizzazione del Dipartimento della Protezione Civile.

Legge del 24.02.1992 n. 225 Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile, così come modificato
dalla Legge n. 100 del 12/7/2012 “disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile”.

DPR n. 50 del 30.01.1993 Regolamento concernente la costituzione e il funzionamento del Consiglio


Nazionale della Protezione Civile.

Direttiva del 11.05.1997 (“metodo Augustus”) del Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza
del Consiglio.

D.Lgs n. 112 del 31.03.1998 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni e agli
Enti Locali, in attuazione del capo I della L. n-59 del 15.03.1997.

DM n. 429 del 18.05.1998 Regolamento recante norme per l’organizzazione e il funzionamento della
Commissione Nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi.

Legge 13.07.1999 n.226 Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. n. 132 del 13.05.1999, recante
interventi urgenti in materia di Protezione Civile.

D.Lgs n. 300 del 30.07.1999 Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art. 11 della L. n. 59 del
15.03.1997.

D.Lgs n. 303 del 30.07.1999 Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell’art. 11
della L. n. 59 del 15.03.1997.

Legge 03.08.1999 n. 265 Disposizioni in materia di autonomia e coordinamento degli Enti Locali.

Legge 09.11.2001 n. 401 Conversione in legge, con modificazioni, del D.Lgs 7 settembre 2001, n. 343,
recante disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di
protezione civile.

DPCM del 12.04.2002 Costituzione della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei
grandi rischi.

DPC/CG/0035114 del 30.09.2002 Ripartizione delle competenze amministrative in materia di Protezione


Civile.

DPCM 02.02.2005 Linee guida per l’individuazione di aree di ricovero di emergenza per strutture
prefabbricate di protezione civile.

OPCM n. 3606 del 28.08.2007 Manuale operativo per la predisposizione del Piano comunale o
intercomunale di Protezione Civile.

DPCM del 03.12.2008 Indirizzi operativi per la gestione dell’emergenza.

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Legge 12.07.2012 n. 100 Conversione in legge, con modificazioni, del D.Lgs 15 maggio 2012, n. 59,
recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile.

Volontariato

OM 1676/FPC del 30.03.1989 Nuova disciplina del comitato per l’attività di previsione, prevenzione, e
soccorso, prestata dai gruppi associativi di volontariato.

Legge 11.08.1991 n. 266 Legge quadro sul Volontariato.

DPCM del 26.07.1993 Riorganizzazione del Comitato Nazionale di Volontariato di Protezione Civile.

DPR n. 613 del 21.09.1994 Regolamento recante norme concernenti la partecipazione delle Associazioni di
Volontariato nelle attività di Protezione Civile.

DPR n. 194 del 08.02.2001 Regolamento recante nuova disciplina della partecipazione delle Organizzazioni
di Volontariato alle attività di Protezione Civile.

Circolare DPC/DIP/0007218 del 08.02.2006 Norme di comportamento per l’utilizzo del Volontariato di
Protezioni Civile.

Difesa del Suolo

Legge 18.05.1989 n.183 Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo.

D.L. n. 560 del 29.12.1995 Interventi urgenti a favore delle zone colpite da eccezionali eventi calamitosi del
1995 e ulteriori disposizioni riguardanti precedenti alluvioni, nonché misure urgenti in materia di Protezione
Civile, convertito, con modificazioni nella legge 74 del 26.02.1996.

Legge 25.09.1996 n. 496 Recante interventi urgenti di Protezione Civile.

L.R. n.81 del 16.9.1998 Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo e successive
modifiche ed integrazioni.

Legge 11.10.2000 n. 365 Conversione in legge, con modificazioni, del D.Lgs 12 ottobre 2000, n. 279,
recante interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato ed in materia di protezione civile,
nonchè a favore delle zone della Regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre
ed ottobre 2000.

Dir. PCM 27.02.2004 Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento
nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile (G.U. n.59 del
7.11.2006).

Dir. PCM 25.02.2005 Ulteriori indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di
allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile,
recanti modifiche ed integrazioni alla Dir.PCM. 27 febbraio 2004.

O.P.C.M. n. 3504 del 09.03.2006 Disposizioni urgenti di protezione civile dirette a fronteggiare la crisi di
natura socio - economico - ambientale determinatasi nell'asta fluviale del bacino del fiume Aterno.

Circolare del 27.10.2006 Atto di indirizzo recante: “Indirizzi operativi per fronteggiare eventuali situazioni di
emergenza connessi a fenomeni idrogeologici ed idraulici”.

Dir. PCM del 27.10.2008 Indirizzi operativi per prevedere, prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di
emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici. (G.U. n. 268 del 15 novembre 2008).

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Sismico

OPCM n. 3274 del 20.03.2003 Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del
territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica. (G.U. n. 105 del 08/05/2003
supplemento n.72).

DPCM (Dipartimento della Protezione Civile) n. 3685 del 21.10.2003 Primi elementi in materia di criteri
generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in
zona sismica (G.U. n. 252 del 21/10/2003).

D.G.R.A. n. 438 del 29.03.2005 Approvazione della Classificazione sismica regionale.

OPCM n. 3519 del 28.04.2006 Criteri generali per l’individuazione delle zone sismiche e per la formazione e
l’aggiornamento degli elenchi delle medesime zone.

D.M. Infrastrutture del 14.01.2008 Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni del Ministro
delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Capo Dipartimento della protezione civile.

Circolare Esplicativa del Min. delle Infrastrutture e Trasporti n. 617 del 02.02.2009 alle Nuove Norme
Tecniche delle Costruzioni.

D.G.R. n. 1009 del 29.10.2008 Disposizioni regionali in ordine all'applicazione delle nuove "Norme tecniche
per le costruzioni" (D.M. 14.01.2008) ed alla "Classificazione sismica" del territorio regionale.

D.L. n. 39 del 28.04.2009 (convertito in Legge n. 77 del 24.06.2009) Interventi urgenti di Protezione Civile
in materia di prevenzione del rischio sismico.

Circolare del Capo Dipartimento n. 3147 del 2.04.2010 Istruzioni per le verifiche sismiche degli edifici e
delle opere strategiche e rilevanti e chiarimenti alla circolare.

L.R. n. 28 del 11 agosto 2011 Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo
su opere e costruzioni in zone sismiche (B.U.R.A. n. 51 del 26/08/2011) e ss.mm..

Incendio boschivo

Legge 16.07.1997 n. 228 Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. n. 130 del 19.05.1997, recante
disposizioni urgenti per prevenire e fronteggiare gli incendi boschivi sul territorio nazionale, nonché interventi
in materia di Protezione Civile, ambiente, agricoltura.

D.Lgs n. 334 del 17.08.1999 Attuazione della direttiva 96/82/CE, relativa al controllo dei pericoli di incendi
rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.

Legge 21.11.2000 n.353 Legge quadro in materia di incendi boschivi.

Decreto del 20.12.2001, P.C.M. – Dipartimento della Protezione Civile Piani anti-incendi boschivi (A.I.B.)
nelle aree naturali protette; “Linee guida relative ai piani regionali per la programmazione delle attività di
previsione, prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi”.

O.P.C.M. n. 3624 del 22 ottobre 2007 Disposizioni urgenti di protezione civile dirette a fronteggiare lo stato
di emergenza in atto nei territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Marche, Molise,
Sardegna ed Umbria, in relazione ad eventi calamitosi dovuti alla diffusione di incendi e fenomeni di
combustione

Legge 07.08.2012 n.131 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 2012, n. 79,
recante misure urgenti per garantire la sicurezza dei cittadini, per assicurare la funzionalità del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco e di altre strutture dell'Amministrazione dell'interno, nonchè in materia di Fondo
nazionale per il Servizio civile.

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Industriale

Direttiva CEE 501/82

Direttiva 96/82/CE, del Consiglio, del 9/12/1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose.

D.Lgs. n.334 del 17/8/1999 Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incendi
rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.

Decreto del P.C.M. 25/2/2005 Linee Guida per la predisposizione del piano d'emergenza esterna di cui
all'articolo 20, comma 4, del Decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334.

1B. OBIETTIVI E CARATTERISTICHE DEL PIANO


Il presente Piano Comunale di Protezione Civile, redatto sulla base del MANUALE OPERATIVO PER LA
PREDISPOSIZIONE DI UN PIANO COMUNALE O INTERCOMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE (Presidenza del Consiglio dei
Ministri, ottobre 2007), intende costituire un modello organizzativo - tecnico al fine di fronteggiare quegli
eventi che, nell’ambito del territorio comunale di Pescara, possono produrre effetti dannosi sulla
popolazione, sull’ambiente e sui beni. Il Piano, di fatto, è uno strumento (non strutturale) di previsione e
mitigazione del rischio con il quale il Sindaco, autorità massima a livello comunale in ambito di protezione
civile, informa i propri cittadini dei rischi presenti nel territorio comunale e, attraverso di esso, mette in campo
le azioni in difesa della comunità.
Il Piano, predisposto dal Dipartimento Attività Tecniche Energetiche ed Ambientali del Comune di Pescara, è
costituito dal presente documento di Relazione Generale, nel quale sono descritti, oltre agli aspetti di ordine
generale in materia di protezione civile, gli scenari di evento attesi; e dai Piani Operativi di Emergenza
che definiscono, per ogni singolo scenario di rischio ipotizzato, il modello d’intervento, cioè l’insieme delle
attività coordinate e delle procedure da attuarsi in favore dei cittadini esposti ad un evento in atto.
L’ambito di competenza, ai fini dell’applicazione del Piano comunale di P.C., è quello relativo ad eventi
definiti alla lettera a) comma1 – art. 2 della Legge 225/1992 (categoria a: “eventi naturali o connessi con
l'attività dell'uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili dai singoli enti e
amministrazioni competenti in via ordinaria”), secondo una gerarchia di interventi che si attivano sulla base
della magnitudo (intensità) dell’evento stesso:

Le linee guida di riferimento per la stesura dei Piani Operativi di Emergenza sono quelle individuate dal
criterio denominato “metodo Augustus”. Questo metodo pone al centro dell’obiettivo un’approfondita analisi
territoriale, necessaria ad individuare il contesto in cui deve operare il modello di intervento, gestendo le
risorse umane e materiali a disposizione secondo la logica del lavoro congiunto di persone competenti,
ciascuna responsabile di un settore che vanno a costituire il Centro Operativo Comunale (C.O.C.).

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I criteri di massima per la pianificazione comunale di emergenza definiti da “Augustus”, rispondono alla
necessità di definire strumenti e procedure codificate, comprensibili. Riguardano, in sintesi:
 la definizione dello scenario degli eventi attesi, inteso come rappresentazione di sintesi delle
diverse fenomenologie di eventi potenzialmente occorrenti sul territorio;
 i compiti giuridici e organizzativi che il Sindaco, in qualità di autorità di protezione civile, è tenuto
a espletare;
 il sistema di comando e operativo dei servizi di soccorso e assistenza alla popolazione.
Il Piano di protezione civile, concepito col metodo Augustus, deve, pertanto, rispondere a criteri tecnico –
organizzativi articolati nel seguente decalogo, pertanto deve:
1. informare e salvaguardare la popolazione;
2. salvaguardare il sistema produttivo locale ed i beni culturali;
3. individuare i responsabili per ogni azione prevista dal Piano;
4. prevedere chiare procedure di attivazione per ogni fase prevista dal Piano;
5. essere aggiornato;
6. assicurare la tempestiva disponibilità delle risorse necessarie in caso di emergenza;
7. assicurare un coordinamento operativo locale ed individuare una catena di comando;
8. ripristinare la viabilità, i trasporti, la funzionalità dei sistemi di telecomunicazione e dei servizi essenziali.

1C. ATTIVITA’ DI PROTEZIONE CIVILE


Con l'avvento della citata Legge 225/1992 e della successiva modifica apportata dalla Legge n. 100 del
12/7/2012, la Protezione Civile viene inquadrata, non solo in un'ottica di operatività intesa come opere ed
azioni emergenziali da svolgere per la gestione dei soccorsi alle popolazioni colpite dagli eventi (come era di
prassi nel nostro Paese fino a qualche decennio fa), ma (soprattutto) come un sistema interdisciplinare
fondamentale su cui basare l'opera previsionale e preventiva.
Le attività di protezione civile possono riassumersi in:
 Previsione (comma 2 art.3 L. 100/12), attività svolte anche con il concorso di soggetti scientifici e
tecnici competenti in materia, dirette all'identificazione degli scenari di rischio probabili e, ove possibile, al
preannuncio, al monitoraggio, alla sorveglianza e alla vigilanza in tempo reale degli eventi e dei conseguenti
livelli di rischio attesi.
 Prevenzione (comma 3 art.3 L. 100/12), attività volta ad evitare o ridurre al minimo l’intensità
(magnitudo) dei danni conseguenti ad eventi naturali o connessi con l'azione dell'uomo. Si esplica in attività
non strutturali concernenti l'allertamento: la pianificazione dell'emergenza, la formazione, la diffusione della
conoscenza della protezione civile, nonché l'informazione alla popolazione, l'applicazione della
normativa tecnica e, ove necessarie, l'attività di esercitazione.
 Soccorso (comma 4 art.3 L. 100/12), consiste nell'attuazione degli interventi integrati e coordinati diretti
ad assicurare alle popolazioni colpite dagli eventi ogni forma di prima assistenza.
 Superamento dell'emergenza (comma 5 art.3 L. 100/12), consiste unicamente nell'attuazione,
coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative necessarie e indilazionabili volte a
rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita. In presenza di eventi per cui è stato
dichiarato lo “stato di emergenza” da parte del Consiglio dei Ministri, la fase di superamento dell’emergenza
subentra allo scadere dello “stato di emergenza” che, ai sensi della Legge n. 100 del 12/7/21012, non potrà
durare oltre 90 giorni (prorogabili di ulteriori 60 giorni).
 Informazione alla popolazione (come da art. 12 L. 265/99), spetta al Sindaco che ha il dovere di
informare tempestivamente la popolazione sulle situazioni di pericolo o connesse alle esigenze di protezione
civile, preventivamente edotte circa la conoscenza dei rischi incombenti sul proprio territorio, sia sulle
corrette norme di comportamento per l’autodifesa in caso di emergenza.

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Tra queste attività appena citate quelle che rivestono maggior importanza in termini di pianificazione
comunale sono, certamente, l’attività di prevenzione e di informazione alla popolazione. La prima
riguarda la pianificazione e la preparazione all’emergenza e di tutte quelle attività volte a minimizzare il
rischio di un evento che non sarà mai nullo, definendo, in tal modo, quale sia il rischio accettabile (c.d.
rischio residuo). In tale prospettiva il concetto di sicurezza non rappresenta altro che una “soglia economica”
prestabilita, che garantisce un livello di sicurezza consono alla qualità della vita della popolazione che si
intende preservare. L’informazione alla popolazione rappresenta, invece, il vero punto di forza del Piano,
poiché essa mira a diffondere nei cittadini e negli operatori la cultura della protezione civile attraverso la
consapevolezza della necessità di convivere con il rischio. Conoscere il rischio con il quale convivere
diventa, quindi, la vera “frontiera” di una coscienza evoluta di protezione civile, quella che forma la c.d.
comunità resiliente, cioè quella comunità di cittadini che di fronte ad un disastro è in grado di attivare un
processo di adattamento alle conseguenze generate dall’evento e di sviluppare comportamenti sociali ed
organizzativi mirati a recuperare le funzioni di base essenziali.

1C.1 STRUTTURA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE


1C.1.1 Ufficio comunale di Protezione Civile
E' un organismo a carattere permanente, di cui si avvale il Sindaco. A tale Ufficio sono affidati compiti
attinenti al presente Piano:
 coadiuvare il Sindaco, nella sua veste di autorità comunale di Protezione Civile, nelle diverse
attività legate alla prevenzione, previsione e gestione dell’emergenza.
 svolgere attività previsionale circa i rischi ipotizzabili sul territorio comunale;
 svolgere attività di prevenzione volti a pianificare interventi sul territorio per la riduzione dei
rischi;
 predisporre e/o aggiornare il piano comunale di protezione civile e i relativi piani operativi di
emergenza;
 mantenere i cotatti con il volontariato;
 stabilire costanti contatti con l'ufficio di protezione civile della Prefettura e con le strutture
regionali e provinciali;
 favorire la diffusione della cultura della sicurezza e della protezione civile;
 programmare e gestire esercitazioni di protezione civile;

1D. CONCETTO DI “RISCHIO TOTALE” E DI “DANNO ATTESO”


Quando un evento calamitoso di una data intensità comporta una minaccia per la vita umana (in termini sia
di perdite che di feriti) o il danneggiamento di beni pubblici, privati e delle attività produttive si parla di
RISCHIO TOTALE - R. Il rischio totale è associato ad un particolare elemento a rischio X e ad una data
intensità I e si esprime con il seguente prodotto:
R (X,I) = H (I) ∙ V (I,X) ∙ E (X)
Il rischio totale viene definito come la combinazione di fattori che tengono conto sia delle componenti
naturalistiche (H e I), sia delle componenti antropiche (esposizione: E, vulnerabilità: V) che si esprimono
come perdite di beni d’interesse (DANNO ATTESO o POTENZIALE - D).
La pericolosità - H esprime la probabilità che un evento si ripeta, con la stessa intensità I (magnitudo), in un
calcolato tempo di ritorno. E’ un dato desunto con tecniche statistiche ricostruite sulle serie storiche degli
eventi occorsi sullo stesso territorio.
L’esposizione - E rappresenta il valore esposto economico dell’elemento a rischio presente nella
determinata area. Il valore è in funzione del tipo di elemento a rischio: E = E (X). Resta inteso che il valore di
un bene non è un concetto assoluto: es. una strada secondaria che ha scarsa importanza infrastrutturale
può costituire l’unica via di accesso ad un nucleo abitato.

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La vulnerabilità - V è il grado di perdita prodotto su un certo elemento o gruppo di elementi esposti a rischio
risultante dal verificarsi di un fenomeno di una data intensità. Viene comunemente espressa in scala da 0
(nessuna perdita) a 1 (perdita totale) ed è in funzione dell'intensità del fenomeno e della tipologia di
elemento a rischio: V = V (I,X).
Il danno atteso o potenziale - D esprime, invece, l’entità delle perdite potenziali di beni d’interesse nel caso
di un evento di una certa intensità. Si esprime con il prodotto D (X,I) = E (X) ∙ V (I,X)

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II - STRUTTURA DEL PIANO

Il Piano Comunale Generale di Protezione Civile è strutturato in tre parti fondamentali:


A – PARTE GENERALE in cui si raccolgono tutte le informazioni relative alla conoscenza del territorio, alla
popolazione ed alla elaborazione degli scenari di rischio;
B - PIANIFICAZIONE del territorio comunale inteso come l’individuazione delle reti infrastrutturali utili ai fini
di protezione civile, delle aree di emergenza destinate ad accogliere sia la popolazione, sia i soccorritori e
sia le risorse disponibili;
C – MODELLO ORGANIZZATIVO E RISORSE DISPONIBILI che consiste nell’individuazione degli Enti, dei
soggetti, delle competenze e delle risorse alle quali la “macchina comunale” di protezione civile può attingere
per fronteggiare un evento calamitoso.

2A. PARTE GENERALE

2A.1 IL TERRITORIO
2A.1.1 Morfologia – Ambiente
Il territorio comunale di Pescara disegna una figura irregolare che racchiude una superficie di circa
3.360 ettari. Esso comprendente un’ampia area alluvionale solcata dal Fiume Pescara che divide,
idealmente, la città in un settore settentrionale e meridionale. In entrambi questi settori, a nord e a sud
del fiume, sono presenti sia aree con morfologia collinare, sia aree di fascia costiera sviluppatasi
parallelamente alla linea di costa ed interrotta soltanto dalla foce del fiume stesso. Infatti, il F. Pescara,
durante la propria evoluzione, ha formato all’interno del territorio cittadino una valle larga circa 3 km
che si raccorda, in prossimità della foce, con la fascia costiera marina. Si definisce, in tal modo,
un’unica area pianeggiante di forma “T” in cui è possibile distinguere un dominio strettamente fluviale,
esteso da ovest verso est, ed un dominio costiero nordovest-sudest allineato parallelamente all’attuale
linea di costa.
La piana alluvionale del F.Pescara occupa circa il 40% del territorio comunale ed è caratterizzata, per
naturale vocazione, da insediamenti industriali (verso ovest) e da una fitta rete infrastrutturale costituita
del raccordo autostradale A25-Chieti-Pescara, dalla linea ferroviaria Pescara-Sulmona-Roma e da un
areopoprto. Quest’area oggi forma un macroquartiere molto popoloso costituito, oltre che dall’antico
quartiere di “Portanuova” (risalente agli inizi del secolo scorso), grandi insediamenti di edilizia popolare
realizzati a partire dai primi anni ’70 e nuove strutture edilizie di recente edificazione.
La fascia costiera, invece, ha visto sorgere un tessuto urbano fitto ed eterogeneo nel quale si trovano
edifici residenziali, turistici, le maggiori attività commerciali e la gran parte degli edifici amministrativi. Il
settore costiero meridionale è caratterizzato, diversamente da quello posto a nord del F., da un’ampia
area verde costituita dalla Pineta D’Avalos che, grazie ad una costante politica di tutela, oggi
rappresenta il vero “polmone verde” della città. Esso forma ampi spazi verdi serviti da strade e comodi
accessi facilmente fruibili.
Il territorio collinare, presente sia nel settore nord che in quello meridionale, ha sempre avuto una
destinazione di tipo residenziale passando, attraverso le varie fasi di espansione urbanistica, da un
contesto urbano costituito essenzialmente da abitati sparsi ad un tessuto urbano oggi densamente
abitato e interrotto soltanto da aree rese inedificabili per la sussistenza di vincoli paesistici o di natura
idrogeologica.

2A.1.2 Geologia
Il territorio comunale di Pescara è posto, per quanto riguarda il contesto geologico-strutturale su scala
regionale, al margine orientale di un sistema orogenico catena-avanfossa-avampaese vergente verso
Est che, a partire dal Neogene (circa 20 Ma) ha visto una progressiva migrazione orogenetica (sforzi
compressivi) dai settori occidentali verso quelli orientali; poi, dal Miocene superiore (circa 5 Ma), tale
settore è stata caratterizzata da una tettonica distensiva tutt’ora attiva.

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L’intero settore periadriatico, compreso all’interno dell’avanfossa (bacino subsidente), è stato colmato,
a partire dal Plio-Pleistocene (circa 2,8 Ma), da potenti coltre terrigene e marnose derivante dallo
smantellamento della catena appenninica in emersione, mentre nella fascia più orientale (nella quale è
compreso il territorio comunale di Pescara) il bacino veniva colmato da una potente successione
marina.

Schema geologico
d’Abruzzo.
(D’Alessandro L., Del
Sordo L., Buccolini M.,
Miccadei E., Urbani A;
2005)

Questi terreni, che nella parte sommitale (Calabriano superiore) sono costituiti in prevalenza da sabbie
argillose e argille siltose di origine marina (c.d. Formazione di Mutignano), rappresentano il substrato
geologico di tutto il territorio comunale (inteso anche come bedrock sismico) e si rinvengono in
affioramento lungo gran parte dei versanti collinari a nord e sud del Fiume Pescara.
In prossimità del territorio comunale di Pescara il sollevamento di tutta l’area e l’emersione del
substrato pelitico, testimoniato dalla presenza dei termini di chiusura del ciclo regressivo marino e
rinvenibili sulla sommità dei rilievi collinari con tipiche facies sabbioso-arenacee e conglomeratiche, ha
indotto un intenso processo di erosione da parte del F. Pescara e dei fossi minori, sia per effetto degli
agenti atmosferici.
Nell’ambito della piana fluviale il F. Pescara ha concentrato la propria forza erosiva principalmente in
destra idrografica al punto che in tale settore del territorio risultano quasi interamente obliterati i
terrazzi alluvionali più antichi appartenenti al I ed al II ordine (che invece si rinvengono in sinistra). La
presenza dei rilievi a Sud del Fiume (Colle Cetrullo, Colle Pizzuto, Colle Pineta) ha certamente
rappresentato un ostacolo alla migrazione verso Sud dell’alveo fluviale, così che il F. Pescara,
confinato tra i terrazzi alluvionali in sinistra idrografica e i rilievi emersi in destra, non ha potuto far altro
che incidere profondamente il proprio alveo determinando la deposizione, in un ambiente fluvio-

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palustre tipico delle aree deltizie, di ingenti spessori (circa 20 mt) di sedimenti alluvionali con
associazioni torbose che si rinvengono in tutta la zona di “Portanuova”. La scarpata morfologica, frutto
dell’intensa incisione del paleo-Pescara, è rinvenibile, con molta probabilità, in corrispondenza dell’
“ex-Aurum” ed assume un allineamento NE-SW con inclinazione N-NW. Diversamente, come appena
detto, in sinistra idrografica i terrazzamenti alluvionali del I e del II ordine sono ben conservati lungo la
base dei rilievi e si presentano come associazioni di ghiaie e limi sabbiosi discontinuamente distribuiti.
Nelle aree costiere il fronte collinare che si erge parallelo alla linea di costa definisce una “paleo-
falesia” al cui piede si ritrovano depositi sabbiosi e limosi riconducibili ad un ambiente costiero di
spiaggia sommersa prima della definitiva regressione marina olocenica.
Infine rivestono particolare importanza i terreni eluviali e colluviali derivanti da fenomeni di alterazione
e/o trasporto delle coltri superficiali dei terreni affioranti che assumono spessori di alcuni metri in
prossimità di fossi ed impluvi collinari.

2A.1.3 Idrografia
Il territorio pescarese è percorso da ovest ad est dal F. Pescara, il quale, presenta, da un punto di
vista strettamente idrologico, caratteristiche persistenti: la portata è pressoché costante con un valore
del deflusso totale medio pari a 63,5 mc/sec (misurata alla foce - bacino sotteso 3.154 Km2), di cui
48,5 mc/sec è la portata giornaliera media garantita dalle acque sorgive di Popoli e quelle provenienti
dal Tirino, 15 mc/sec rappresenta invece la stima del ruscellamento derivante dalle piogge che
mediamente cadono all’interno del bacino (depurata del valore dell’evapotraspirazione e
dell’infiltrazione).
Il F. Pescara, entrando nel territorio comunale, riceve, in sinistra idrografica, il torrente Fosso Grande
nei riguardi del quale svolge la sua più rilevante funzione di collettore. Trattasi di un corso d'acqua
che, per la limitata lunghezza e l’ampio bacino che sottende può portare a valle, in tempi brevi,
quantità d'acqua non trascurabili. Il Fosso Grande, a sua volta, drena fossi minori quali F.sso Valle
Ferzetti, F.sso Valle Furci e F.sso Mazzocco.
Nel settore meridionale del territorio comunale, a sed-est dell’asse collinare di Colle San Donato –
Colle Cetrulli – Colle Pizzuto, si ritrova il Torrente Vallelunga che drena un bacino idrografico minore e
ben distinto da quello del Pescara, sfociando direttamente in mare ad una distanza di circa 2.5 km
dalla foce del Pescara.

2A.1.4 Clima
La città di Pescara presenta un clima, mediamente, di tipo mediterraneo (estati calde e inverni miti),
ma tendenzialmente umido per via dei regimi di brezza da nord-est. In virtù, però, della propria
collocazione orografica rispetto ai rilievi appenninici presenti alle spalle, mostra fenomeni termici
estremizzati con giornate estive torride che possono superare i 35°C quando soffiano venti di foehn
provenienti da sud-ovest (c.d. “garbino”); ed incursioni fredde di venti balcanici da nord-est (minime
inferiori a 0°C) accompagnate spesso con nevosità importante, accentuata anche da una propensione
allo stau da nord-est. Tali circostanze inseriscono Pescara rispettivamente fra le più calde e le più
fredde città d'Italia. Le precipitazioni medie annue si collocano tra 600 e 700 mm/anno.

2A.1.5 Infrastrutture e rete viaria


 Rete ferroviaria: è costituita dalla linea ferroviaria adriatica Bologna-Bari, che attraversa l’area
cittadina in senso nord-sud, lungo la quale si collocano la Stazione di “Pescara Centrale”, che
rappresenta lo scalo passeggeri più importante della Regione; e la Stazione di “Pescara
Portanuova”, che invece funge da scalo merci, oltre che da raccordo con la linea ferroviaria
Sulmona-Roma (direttrice est-ovest).
 Aereoporto: unico aeroporto di livello nazionale presente nella Regione. Opera quotidianamente
con collegamenti nazionali ed europei.

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 Rete autostrade: sulla direttrice A14 Bologna – Bari sono presenti tre ingressi/uscite autostradali
“Pescara sud”, “Pescara ovest” e “Pescara nord”; sulla direttrice A25 Pescara – L’Aquila – Roma è
presente la barriera “Chieti”.
I collegamenti delle barriere autostradali con il centro cittadino sono garantiti da due raccordi
autostradali: il Raccordo Autostradale E80 Chieti-Pescara che raggiunge il centro urbano dalla A25 e
la Circonvallazione che unisce, in semicerchio, l’area sud della città con l’area nord ed i relativi
collegamenti con le barriere autostradali della A14 di “Pescara sud” e “Pescara nord” rispettivamente.

2A.1.6 Dati logistici


 Municipio e Uffici Tecnici comunali: Pescara - P.zza Italia 1
Coordinate: Lat. 42.4643 - Long. 14.2140

 C.O.C. (Centro Operativo Comunale): Pescara – Via del Circuito 26, c/o Sede del Comando di
Polizia Municipale
Coordinate: Lat. 42.4650 – Long. 14.2051

 Prefettura: c/o Palazzo della Provincia di Pescara: Pescara - P.zza Italia 1


Coordinate: Lat. 42.4652 – Long. 14.2148

 Comando Provinciale VV.F.: V.le Pindaro 2/8 Pescara


Coordinate: Lat. 42.4524 – Long. 14.2210

 Questura: Pescara - Via Caduta del Forte


Coordinate: Lat. 42.4635 – Long. 14.2123

 Ospedale Civile “Santo Spirito”: Via Fonte Romana


Coordinate: Lat. 42.4629 – Long. 14.1969

2A.1.7 Dati demografici


Dati sulla popolazione residente iscritta all'Anagrafe del Comune di Pescara alla data del 28/5/2013

Circoscrizione MASCHI FEMMINE TOTALE < 6 anni > 65 anni Famiglie

1) PORTA NUOVA 26.462 28.866 55.328 2.990 11.737 23.470

2) COLLI - VILLA FABIO 15.549 17.164 32.713 1.617 7.033 13.439

3) CASTELLAMARE 15.795 19.249 35.044 1.520 9.531 16.550

Totale 57.803 65.279 123.085 6.127 28.301 53.459

2A.2 SCENARI DI RISCHIO CONNESSI AL TERRITORIO COMUNALE DI PESCARA


La funzione fondamentale degli scenari di rischio è quella di prevedere le conseguenze di un determinato
evento sul territorio, per poter, su questa base, definire le risorse (umane e strumentali) e le procedure
d'intervento con cui farvi fronte. Lo scenario di rischio rappresenta, quindi, l'oggetto sul quale
dover pianificare la capacità di risposta all'evento dell'ente locale.

L’individuazione di uno scenario si rischio è basata innanzitutto sulla definizione di uno scenario di
evento, cioè di pericolosità, che comprende la perimetrazione dell’area che potrebbe essere interessata
dal fenomeno: per esempio, nel caso di rischio idraulico lo scenario di evento fa riferimento ai dati riportati
dal PSDA (Piano Stralcio Difesa Alluvione) regionale ed in particolare, per la perimetrazione delle aree,
alla Carta di Pericolosità Idraulica riferita a prestabiliti tempi di ritorno. Solo a questo punto è possibile

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individuare lo scenario di rischio di riferimento, che sarà quello basato sulle aree a più elevata pericolosità.
Tale indirizzo è valido per tutti gli scenari di rischio su cui sviluppare la pianificazione di emergenza.

VALUTAZIONE DEI RISCHI


Rischio Tipologia Grado Scenario

da moderato a molto
Idraulico prevedibile Esondazione, allagamenti
elevato

Idrogeologico - frane prevedibile da nulla a alta smottamenti, scivolamenti, crolli


NATURALI

Sismico non prevedibile basso crolli, danni strutture e infrastrutture

Eventi meteorologici da moderato a allagamenti, ondate di calore, freddo


prevedibile
intensi elevato intenso e nevicate eccezionali

Incendio boschivo e
prevedibile molto basso Incendio, intossicazione da fumo
d’interfaccia
ANTROPICI

Idustriale non prevedibile da minori a rilevanti esplosione, incendio, nube tossica

Incidente vie di
da moderato a molto Incendio, esplosioni, rilascio di
trasporto (aeronautico, non prevedibile
elevato sostanze pericolose
ferroviario)

2A.2.1 Rischio idraulico


Il fiume Pescara nasce dalle sorgenti “Capo Pescara” in prossimità dell’abitato di Popoli (PE), dopo un
breve tratto riceve le acque del fiume Aterno e più a valle da numerosi affluenti tra i quali i più
importanti sono: il Tirino, l’ Orta, il Lavino, l’Alba, il Cigno e il Nora.
Le sorgenti del Pescara garantiscono un quantitativo di acqua pressoché costante durante tutto l’anno
con una portata giornaliera media stimata in circa 48,5 mc/sec, che sommato al valore del
ruscellamento derivante dalle piogge che mediamente cadono all’interno del bacino (depurata del
valore dell’evapotraspirazione e dell’infiltrazione), stimate in circa 15 mc/sec, si ottiene un valore del
deflusso totale medio 63,5 mc/sec (misurata alla foce - bacino sotteso 3.154 Km2).
Il ruscellamento di base quindi non supera, mediamente, il 20% del deflusso totale mentre assume
valori trascurabili nei periodi estivi quando il deflusso è garantito quasi interamente dal contributo delle
sorgenti.
Il F. Pescara, scorrendo su terreni prevalentemente argilloso-marnosi scarsamente permeabili che
bordano tutto il bacino idrografico nel tratto terminale, si distingue, per tale caratteristica, per un
elevato deflusso superficiale la cui portata si accresce, durante il suo tragitto, per l’effetto del
drenaggio di numerosi torrenti a loro volta caratterizzati da elevati deflussi superficiali. Gli eventi di
piena lungo il F. Pescara vengono prodotte dalle precipitazioni che interessano principalmente la parte
medio-alta dei bacini montani, di conseguenza è possibile conoscere con un margine di alcune ore
l’approssimarsi di onde di piena. Viceversa per quanto riguarda i rii minori, le precipitazioni che
concorrono al formarsi delle piena avvengono direttamente sul territorio comunale di Pescara o
nell’immediato intorno, di conseguenza i tempi di allertamento e di deflusso delle piene sono
estremamente ridotti e richiedono una pronta e immediata risposta da parte della struttura comunale di
protezione civile.

Il territorio comunale è attraversato dal F. Pescara e da qualche altro corso d’acqua minore come il
Fosso Vallelunga, Fosso Grande. Oltre questi esistono anche diversi impluvi, quali ad esempio
Mazzocco, Valle Furci, delle Fornaci ed altri che si presentano asciutti per gran parte delle stagioni,
ma possono drenare notevoli quantità d’acqua durante intense precipitazioni.

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Il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale


ha redatto, sulla base delle serie storiche
pluviometriche, un elaborato cartografico di
carattere generale per l'individuazione di ambiti
territoriali caratterizzati da risposta meteorologica
e/o idrologica omogenea in occasione
dell'insorgenza del rischio. In base a tali dati sono
state individuate in Abruzzo quattro aree. Una
successiva e più fine suddivisione è stata
realizzata dal Servizio Idrografico e Mareografico
di Pescara, considerando stazioni pluviometriche
per le quali fossero disponibili serie di
osservazioni di precipitazione di forte intensità e
breve durata (cumulate in 1, 3, 6, 12 e 24 ore) di
lunghezza sufficiente a consentire attendibili
valutazioni statistiche (> 15 anni). Per ciascuna di
tali stazioni sono state determinate le
precipitazioni della durata di 6 e 12 ore, corrispondenti a tempi di ritorno di 10 e 20 anni. In base a ciò
è stato possibile individuare complessivamente 9 macroaree omogenee.
Il comune di Pescara rientra nella macroarea ZONA Abru-C1 - BACINI DI PIOMBA, TAVO-FINO-SALINE,
PESCARA, ALENTO, FORO, MORO, FELTRINO E FOSSI MINORI.

2A.2.1.1 – Scenario di pericolosità


La Carta della Pericolosità idraulica rappresenta la delimitazione delle aree soggette a
differente livello di pericolosità ed è stata realizzata dalla regione Abruzzo sulla base della
documentazione e dei dati disponibili circa la previsione degli eventi di piena e l’analisi della loro
potenziale propagazione sul territorio.
Gli elementi considerati ai fini dell’ individuazione delle aree a differente livello di pericolosità sono
definiti sulla base dell’analisi di due strumenti di pianificazione: Piano Territoriale di
Coordinamento Provinciale (di livello provinciale) e Piano Stralcio di Difesa Alluvionale (P.S.D.A.)
(livello di bacino idrografico). In particolare il P.S.D.A. (approvato con delibera di C.R. n. 94/5 del
29.01.2008) è basato su analisi e valutazioni di dettaglio riferite alla possibilità di accadimento
degli eventi di piena e sulla simulazione degli effetti conseguenti.
Di particolare importanza ai fini dell’individuazione delle aree oggetto di allagamento è risultata
inoltre l’analisi della raccolta delle informazioni sulle aree storicamente inondate ed in particolare
all’evento occorso nell’aprile del 1992, per il quale è stato dedicato un capitolo a parte nel
presente studio.

Cartografia di scenario rappresentante le aree


potenzialmente allagabili a seguito di eventi
alluvionali secondo differenti livelli di
pericolosità.

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2A.2.1.2 – Scenario di rischio


La definizione del rischio
idraulico adottata dal P.S.D.A.,
esplicitata dalla grandezza che
rappresenta la contemporanea
presenza, all'interno della
medesima area, di una
situazione di pericolosità e di un
danno potenziale, ben sintetizza
il concetto di sovrapposizione
tra ambiente naturale e attività
antropiche, rendendo così
immediata la sua
rappresentazione grafica.
In questa sede si assume quale
scenario di rischio quello
corrispondente alle aree a più
elevata pericolosità perimetrale
per i tempi di ritorno più bassi. Pertanto lo scenario di rischio di riferimento è quello che interessa
le aree perimetrate R3 ed R4 dal P.S.D.A.

2A.2.1.3 – Case history: evento alluvionale del 10-11 aprile 1992


L’esondazione del Fiume Pescara nella primavere del ‘92 fu la somma di diverse cause, sia di
origine naturale che antropica, che portarono al disastroso evento che resta ancor vivo nella
memoria dei pescaresi.
Le intense precipitazioni che precedettero il 10 aprile si concentrarono principalmente sulla parte
medio-alta del bacino del F. Pescara e solo marginalmente sulla città di Pescara. All’ingente
massa d’acqua che affluiva dal Tirino, Nora, Cigno, Orta e Lavinio si sommò quella che giungeva
dalla sversamento della diga di Alanno; l’effetto fu la generazione di un’onda di piena la cui portata
crebbe sino a circa 600 mc/sec e la tracimazione dagli argini in diversi punti dell’asta fluviale.
Giunto in corrispondenza del porto canale di Pescara l’onda di piena s’imbatté nella mareggiata
che stava spazzando l’intera costa adriatica con venti di tramontana che spingevano le onde del
mare fin dentro il porto canale. Lo scontro di queste due masse d’acqua innalzò il livello
idrometrico del Fiume al punto che, si stima, la portata transitante lungo il tratto terminale
raggiunse circa i 1.000 mc/sec.
La violenza (inusuale) con la quale esondò il fiume interessò la zona industriale ad Ovest della
città e la fascia golenale fino alla foce, causando danni ingenti agli insediamenti produttivi
(industriali, commerciali), a civili abitazioni e alla marineria locale con il danneggiamento e la
perdita di diverse imbarcazioni nonché di autovetture in sosta presso il parcheggio golenale della
sponda sinistra e (purtroppo) la morte di decine di cani che erano ospitati presso il Canile
comunale di Via Raiale.

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dati idrologici - aprile 1992

700 700
10 aprile

600 600

500 500
H altezza sullo zero idrometrico (cm)

11
400 aprile 400

q portate (mc/sec)
300 300

200 200

100 100

0 0

-100 -100

-200 -200
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30
giorni

(H) Santa Teresa (q) Santa Teresa (q med.) Santa Teresa

2A.2.2 Rischio idrogeologico da frane


Per rischio idrogeologico si intende, in questo Piano, la probabilità di subire conseguenze dannose a
persone, beni, attività agricole ed economiche e animali, in seguito al manifestarsi di fenomeni franosi.
Le cause della franosità sono molteplici, spesso interconnesse fra loro e, in genere, di complessa
parametrizzazione. La valutazione della pericolosità tiene conto non solo degli effetti del dissesto, ma
anche la distribuzione e le caratteristiche dei fenomeni d’instabilità verificatisi in passato o attualmente
in corso di evoluzione. Infatti gran parte degli eventi franosi che si verificano sul territorio comunale
rappresentano delle riattivazioni, che si succedono con tempi di ritorno irregolari e solo parzialmente
prevedibili, di eventi avvenuti in un passato più o meno recente.

2A.2.2.1 – Scenario di pericolosità


Nel territorio comunale la maggior parte degli eventi franosi occorsi sono classificabili come
scivolamenti o scorrimenti che hanno interessato le coltri detritiche o di alterazione superficiali dei
terreni per spessori di alcuni metri; solo in pochi casi si o potuto ipotizzare movimenti franosi più
profondi che interessano il terreno naturale in posto o il substrato. La causa scatenante è
generalmente da individuare nelle abbondanti precipitazioni meteoriche che creano un
appesantimento delle coltri detritiche, in taluni casi favoriti da tagli delle scarpate al limite delle
condizioni di stabilità. Infatti numerose frane, per lo più superficiali di tipo scorrimento o
scivolamento, si sono verificate in prossimità di tagli stradali o di cantieri edili.
Nel territorio comunale sono presenti forme di dilavamento prevalentemente diffuso e
prevalentemente concentrato tipico di terreni dotati di una discreta pendenza e con una discreta
percentuale di limi e argille; sono dovuti, essenzialmente, agli effetti delle acque meteoriche che
scorrono sulla superficie del versante in forma di velo diffuso o di reticolo. Questo tipo di dissesto,
solitamente indicato come “soliflusso”, per sua caratteristica geomorfologica e territoriale
(generalmente interessa vaste aree di territorio), rappresenta un aspetto della franosità del suolo
di primaria importanza ai fini di Protezione Civile.
Lo scenario di pericolosità fa riferimento ai dati riportati sia dal Piano di Assetto Idrogeologico PAI
(approvato con delibera di G.R. n.1386 del 29/12/2004), sia dall’ Inventario dei Fenomeni Franosi

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Italiani (IFFI), ed inoltre, per quanto attiene alla perimetrazione delle aree in frana o suscettibili di
dissesto, alla zonizzazione riportata nella carta di pericolosità comunale effettuata sulla base di
conoscenza e esperienze acquisite a livello locale. Infatti il P.R.G. vigente del Comune di Pescara
comprende uno studio geologico finalizzato all’individuazione delle aree considerate a “pericolosità
geologica”. Nell’ambito di questa perimetrazione (che distingue classi di pericolosita nulla, media e
alta) vengono definite aree ad alta pericolosità quelle zone dei versanti collinari in cui sono
evidenti segni morfologici di dissesti in atto su falde detritiche o coltri di terreno alterato, su
materiali di riporto o per la presenza di condizioni geologico-strutturali dei terreni in affioramento
tali che costituiscono pericolo potenziale di scivolamento. Per la definizione degli scenari di
pericolosità si prendono in considerazione, per quanto riguarda la Carta di Pericolosità Geologica
Comunale allegata al P.R.G. vigente, soltanto quelle classificate ad alta pericolosità geologica cat.
P3/3-versanti, precisando che, essendo questa in una fase di solo adozione (e non approvata)
nell’ambito della variante al P.R.G., dette aree non saranno considerate definizione dello scenario
di rischio e nel relativo Piano Operativo di Emergenza.

Stralcio- Carta del Piano per l’Assetto Idrogeologico – PAI Carta della Pericolosità su carta topografica IGM
1:25.000 (fonte: www.geoportale.regione.abruzzo.it/geoportale)

2A.2.2.2 – Scenario di rischio


I dissesti franosi sono collocati, in gran parte, in corrispondenza di aree già cartografate nella
Carta della Franosità del PAI (Piano stralcio Assetto Idrogeologico) come frane inattive, ma
quiescenti - “P2” o frane attive – “P3”. Al fine di individuare le aree di rischio nell’ambito del
presente Piano di Emergenza comunale si considerano, oltre quelle anzidette, anche le aree
ricadenti nella cartografia IFFI, evidenziando l’aspetto di dinamicità dello scenario stesso, ovvero
considerando quale area di incidenza del rischio anche quella di possibile propagazione del
movimento franoso oltre il proprio sito .
Lo scenario prevedibile è costituito da dissesti superficiali o poco profondi che possono
coinvolgere in parte o totalmente le strutture e le infrastrutture presenti con effetti di cedimenti sulle
strutture portanti, lesioni nelle murature e tamponature, disequilibrio di muri di contenimento ecc.
tali da pregiudicarne l’agibilità dei manufatti stessi.
Uno degli aspetti caratteristici degli eventi franosi che maggiormente condizionano l’efficacia
dell’intervento di protezione civile è la prevedibilità. Generalmente la prevedibilità di un evento
franoso è possibile realizzarla soltanto in presenza di una rete di monitoraggio strumentale

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appositamente istallata all’interno del volume di terreno instabile; in tal caso l’attivazione per fasi di
allerta sarebbe determinata dai risultati dei dati rilevabili dagli strumenti di monitoraggio. Il Piano
Operativo di Emergenza per questo tipo di rischio prevede, quindi, l’attivazione di procedure
d’intervento quando il fenomeno franoso è in atto, poichè manca, per ognuna delle potenziali aree
franose individuate sul territorio, un sistema di monitoraggio strumentale dei fenomeni deformativi
del terreno come pocanzi esposto. In alternativa un’azione preventiva è possibile attuarla soltanto
se sono visibili in sito (e all’occhio di un esperto geologo) forme geomorfologiche precursori di
movimenti franosi quali fessure, lesioni, variazioni topografiche della superficie del terreno ecc.

2A.2.3 Rischio sismico


La sismicità, intesa come causa del terremoto, è una caratteristica fisica del territorio misurabile
attraverso la frequenza e l’energia (magnitudo - pericolosità) associate ai terremoti che caratterizzano
quel determinato territorio ed attribuendo un valore di probabilità al verificarsi di un evento sismico di
una certa magnitudo, in un certo intervallo di tempo.
Il rischio sismico, invece, può essere misurato dal danno che ci si può aspettare, in un arco temporale
stabilito, a seguito dei terremoti. Infatti le conseguenze di un terremoto non sono sempre gravi: molto
dipende dalle caratteristiche di resistenza delle costruzioni alle azioni della scossa sismica. Questa
caratteristica, o meglio la predisposizione di una costruzione ad essere danneggiata da una scossa
sismica, si definisce vulnerabilità. Quanto più un edificio è vulnerabile (per tipologia, progettazione
inadeguata, scadente qualità dei materiali e modalità costruttive, scarsa manutenzione ecc.), tanto
maggiori saranno le conseguenze che ci si deve aspettare in seguito alle sollecitazioni cui la struttura
sarà sottoposta. Infine, la maggiore o minore presenza di beni a rischio e, dunque, la conseguente
possibilità di subire un danno (economico, in vite umane, ai beni culturali, ecc...), viene definita
esposizione (di vite umane, beni economici, beni culturali, ecc.).
Per definire il livello di rischio di un territorio occorre conoscere la sua sismicità (pericolosità), cioè
quanto spesso avvengono i terremoti e di quale magnitudo, ma anche il modo in cui l’uomo ha
costruito le sue opere, quanti e quali sono i beni esposti, quanto densamente è popolato.
La Regione Abruzzo, recependo e adottando con Atto di delibera di G.R. n. 438 del 29/3/2003 le
disposizioni di cui all’Ordinanza PCM 3274 del 20/3/2003 “Primi elementi in materia di criteri generali
per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona
sismica”, ha riclassificato il territorio abruzzese (rispetto alla precedente normativa), sicchè, oggi, il
territorio regionale risultato interamente esposto al rischio sismico sulla base di quattro classi di
sismicità (zona) ad ognuna delle quali viene associato un valore di accelerazione di picco del terreno
con probabilità di superamento del 10% in 50 anni, quindi un valore di intensità del fenomeno e di
periodo di ritorno.

PGA10% (ag)

Zona accelerazione orizzontale al suolo


attesa con probabilità di eccedenza
del 10% in 50 anni

1 0.35 g

2 0.25 g

3 0.15 g

4 0.05 g

La successiva Ordinanza P.C.M. 3519/2006 ha adottato la mappa di pericolosità sismica “MPS04”,


elaborata e proposta dall’ INGV, quale riferimento ufficiale e ha definito i criteri che le Regioni devono
seguire per aggiornare le appartenenze dei Comuni alle quattro zone sismiche. Poiché questa

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Ordinanza non obbliga le Regioni a aggiornare tali nuova classificazione, la Regione Abruzzo ha
scelto di mantenere la classificazione secondo i criteri del OPCM 3274/03.

Carta di pericolosità sismica del


territorio regionale espresse in
accelerazione massima orizzontale
del suolo PGA con probabilità di
eccedenza del 10% in 50 anni riferita
a suoli rigidi. Le aree a diverso PGA
sono distinte in base a colorazioni
diverse corrispondenti alle diverse
classi.

2A.2.3.1 – Scenario di pericolosità


Di fatto la pericolosità sismica è espressa in PGA (Peak Ground Acceleration) o ag ed ipotizza un
substrato omogeneo in roccia con associato un periodo di ritorno di 475 anni, valore
convenzionale che rappresenta l’accelerazione associata alla probabilità del 90% di non
superamento, considerato un periodo di ritorno di 50 anni.
Come si può vedere dalla carta di macrozonazione sismica della Regione Abruzzo riportata al
paragrafo precedente il Comune di Pescara ricade nella Zona 3, definita come zona a “sismicità
bassa”. L’accelerazione massima di riferimento, calcolata su suoli rigidi (Vs > 800 m/s; cat.A,
punto 3.2.1 del D.M. 14.09.2005), raggiunge valori massimi di ag pari a 0,15 g.
La recente normativa tecnica per le costruzioni contenuta nel D.M. 14.1.2008 ha modificato le
modalità di valutazione delle azioni di progetto. In particolare, l’azione sismica è valutata a partire
dalla pericolosità sismica di base, che costituisce l’elemento di conoscenza primario per la
determinazione delle azioni sismiche. Si definiscono così le forme spettrali in funzione dei tre
parametri:
 ag accelerazione orizzontale
massima del terreno;
 F0 valore massimo del fattore di
amplificazione dello spettro in
accelerazione orizzontale;
 TC* periodo di inizio del tratto a
velocità costante dello spettro in
accelerazione orizzontale.
Questi tre parametri sono definiti in
corrispondenza dei punti del reticolo di
riferimento di finaco riportato, i cui nodi
non distano fra loro più di 10 km, per
diverse probabilità di superamento in
50 anni e per diversi periodi di ritorno
(variabili tra 30 e 975 anni).

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Allo stato attuale, la pericolosità sismica su reticolo di riferimento nell’intervallo di riferimento è


fornita dai dati pubblicati sul sito http://esse1.mi.ingv.it/.

2A.2.3.2 – Scenario di rischio


Come riportato nel precedente capitolo la città di Pescara rientra nella zona macrosismica “3”.
Zona 3 - I Comuni interessati in questa zona possono essere soggetti a scuotimenti
modesti.
D’altro canto, sebbene al di sotto del territorio di Pescara non vi siano strutture sismogenetiche, la
sismicità storica della città di Pescara risulta ben documentata dai cataloghi sismici in virtù degli
effetti prodotti dai terremoti verificatisi nelle aree circostanti.

Seismic history of Pescara [lat. 42.464, long.


14.214]

Total number of earthquakes: 26


Effects Earthquake occurred:
Is Anno M G Ora Area epicentrale Np Io Mw
5 1873 03 12 20:04 Marche meridionali 196 8 5.95 ± 0.10
3 1875 12 06 S.MARCO IN LAMIS 97 8 5.98 ± 0.16
7 1881 09 10 07:00 Abruzzo meridionale 29 8 5.59 ± 0.32
3 1913 10 04 18:26 Matese 205 7-8 5.37 ± 0.11
5-6 1915 01 13 06:52 Avezzano 1041 11 7.00 ± 0.09
NF 1919 06 29 15:06 Mugello 566 10 6.29 ± 0.09
4-5 1930 07 23 00:08 Irpinia 547 10 6.62 ± 0.09
3 1930 10 30 07:13 SENIGALLIA 263 8 5.81 ± 0.09
5 1933 09 26 03:33 Maiella 326 9 5.95 ± 0.09
5 1950 09 05 04:08 GRAN SASSO 386 8 5.68 ± 0.07
F 1951 05 25 20:42 ADRIATICO 5 5.06 ± 0.32
4 1951 08 08 19:56 Gran Sasso 94 7 5.30 ± 0.14
3 1958 06 24 06:07 L'Aquila 152 7-8 5.21 ± 0.11
3 1962 08 21 18:19 Irpinia 262 9 6.13 ± 0.10
3 1972 02 29 20:54 Adriatico meridionale 21 4.82 ± 0.18
4 1972 06 14 18:55 Medio Adriatico 17 4.62 ± 0.47
4 1979 09 19 21:35 Valnerina 694 8-9 5.86 ± 0.09
5 1980 11 23 18:34 Irpinia-Basilicata 1394 10 6.89 ± 0.09
5 1984 05 07 17:49 Appennino abruzzese 912 8 5.89 ± 0.09
5 1984 05 11 10:41 Appennino abruzzese 342 5.50 ± 0.09
4 1987 07 03 10:21 PORTO SAN GIORGIO 359 5.09 ± 0.09
4 1992 02 18 03:30 ABRUZZO COSTIERO 73 5-6 4.27 ± 0.14
Appennino umbro-
5 1997 09 26 00:33 marchigiano 760 5.70 ± 0.09
Appennino umbro-
4-5 1997 09 26 09:40 marchigiano 869 8-9 6.01 ± 0.09
Appennino umbro-
4-5 1997 10 14 15:23 marchigiano 786 7-8 5.65 ± 0.09
NF 2003 06 01 15:45 Molise 516 5 4.50 ± 0.09

This file has been downloaded from INGV - DBMI11


Fonte (modificato): M. Locati, R. Camassi e M. Stucchi (a cura di), 2011. DBMI11, la versione 2011
del Database Macrosismico Italiano. Milano, Bologna, http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11.

Fra i terremoti storici dell’area pescarese, quelli di maggiore rilievo riportati nella tabella
precedente è certamente quello del 10/9/1881 con intensità all’epicentro (Io) – localizzato presso il
comune di Orsogna (CH) – pari ad VIII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) ed

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avvertito a Pescara con un’intensità macrosismica (MCS) del VII grado; invece non viene riportato
nella suddetta tabella il terremoto avvenuto il 3/11/1706 localizzato nei pressi della Maiella con
un’intensità epicentrale (Io) pari al IX-X grado della scala MCS ed avvertita a Chieti con intensità
macrosismica (Is) del VII – VIII grado, oppure del VI – VII grado a Città Sant’Angelo (PE).
In definitiva per il territorio della città di Pescara è atteso un evento sismico pari al massimo al V-VI
grado della scala MCS, di fatto non prevedibile. Secondo la scala macrosismica Mercalli, come
modificata da Sieberg (1930)

Database Macrosismico Italiano – versione


DBMI11. Milano, Bologna, dicembre 2011.
Fonte (modificato): M. Locati, R. Camassi e M.
Stucchi, 2011.

V – abbastanza forte: «Percepito da numerose persone anche da quelle impegnate nelle attività
giornaliere, in strada e, se sensibili, anche all’aria aperta. Nelle abitazioni si avverte la scossa in
seguito al movimento ondulatorio dell'intero edifici. Oggetti appesi come tendaggi, semafori,
lampade e lampadari non troppo pesanti iniziano ad oscillare; oggetti instabili possono cadere; le
porte e le imposte si aprono e si chiudono sbattendo; i vetri delle finestre si infrangono.. »
VI - forte: «Percepito da tutti con un certo panico, tanto che molti fuggono all'aperto, mentre
alcuni hanno anche la sensazione di cadere; le suppellettili, anche quelle in posizione stabile, e
perfino singole parti dell’arredamento vengono spostati se non addirittura rovesciate. Danni più
gravi, ma ancora non pericolosi, si hanno su edifici mal costruiti. Si può verificare la caduta di
qualche tegola e pietra di camino; danni strutturali minimi.»
All’interno del comunale di Pescara è possibile discretizzare, noti i lineamenti geolitologici del
territorio, macroaree con previsione di comportamento omogeneo a parità di sollecitazione
sismica. Infatti, in attesa di predisporre di specifici studi di microzonazione sismica (pericolosità
locale), è lecito prevedere, all’interno delle citate macroaree, determinati fenomeni sismici
caratteristici delle condizioni topografiche e stratigrafiche presenti in sito. E’ noto che, a parità di
tipologia costruttiva di un edificio ed a parità di magnitudo sismica, gli edifici e le strutture in genere
possono subire scuotimenti diversi in funzione del sito sul quale sono edificati.
Nell’ambito del presente Piano s’individuano aree che potrebbero essere soggette a maggior
amplificazione delle onde sismiche ed aree a minor amplificazione; oltre che aree sulle quali
possono verificarsi fenomeni di “liquefazione” dei terreni superficiali. In particolare:
 aree a pericolosità sismica locale bassa. Aree dove si ritiene che il fenomeno di
amplificazione dell’onda sismica sia poco significativo, appartengono:
- aree collinari caratterizzati dall’affioramento del substrato pliocenico litoide (c.d.
“formazione di Mutignano”) e dei terreni di chiusura del ciclo regressivo marino.

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 arre a pericolosità sismica locale alta. Aree in cui si ritiene che il fenomeno di
amplificazione dell’onda sismica sia significativo in virtù di effetti sia “topografici” sia
“stratigrafici”, appartengono:
- area alluvionale del F. Pescara e terrazzamenti morfologici delle propaggini collinari
caratterizzati dalla presenza di terreni fluvio-palustri Pleistocenici e Olocenici;
- aree in cui sono presenti fenomeni d’instabilità quiescenti o caratterizzate dalla presenza
di coltri detritiche che potrebbero subire movimenti franosi indotti per sollecitazioni
dinamiche;
- aree costiere caratterizzate dalla presenza di terreni sabbiosi saturi che potrebbero esser
soggetti al fenomeno della liquefazione dinamica dei terreni.
Lo scenario previsto dei danni, maggiormente attesi sulle aree soggette a maggior amplificazione
e quelle soggette a liquefazioni dei terreni, è il seguente:
 distacco di calcinacci, intonaci e intelaiature;
 crolli di cornicioni o di strutture già pericolanti;
 crollo e rottura muri di cinta;
 cedimento edifici, più probabili lungo le aree costiere per effetto di liquefazione delle sabbie;
 crepe o lesioni importanti nelle murature degli edifici della zona di “Pescara vecchia”;
 danni e lesioni negli edifici della zona di Portanuova e Tiburtina;
 cedimento strutturale delle chiese.
Per quanto riguarda la rete delle infrastrutture e di trasporto non si ipotizza una crisi generale
della funzionalità del sistema urbano.
Nell’ambito delle procedure di Emergenza (vedi Piano di Emergenza Rischio Sismico) sono stati
ipotizzati due scenari distinti: 1^livello - allarme e 2^ livello - emergenza, corrispondenti,
rispettivamente, ad un livello di danno pari circa al V grado MCS e al VI grado MCS.

2A.2.4 Rischio incendi boschivi e d’interfaccia


Un incendio boschivo è un fuoco che tende ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate,
comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate che si trovano all’interno delle stesse aree;
nel caso in cui il fuoco minaccia abitazioni, edifici o luoghi frequentati da persone, si parla di incendi di
interfaccia. Infatti per interfaccia si considera una zona, area o fascia, nella quale l’interconnessione
tra strutture antropiche e aree naturali è molto stretta.
Sulla base di quanto disposto dalla Legge 21/11/2000 n.353 “Legge quadro in materia di incendi
boschivi”, la Regione svolge funzioni di programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta
contro gli incendi boschivi. Essa, attraverso il Piano regionale (annualità 2011-2012 approvato con
Delibera di G.R. del 27/6/2011 n. 438) assicura l’organizzazione ed il coordinamento delle strutture
antincendio con quelle statali per il tramite della Sala Operativa Unificata (S.O.U.P.) presso Protezione
Civile Regionale dove siedono, oltre ai responsabili della P.C. regionale, anche i VV.F. ed il Corpo
Forestale dello Stato.
In linea generale lo schema degli interventi vede l’attivazione delle procedure svolte, sotto il
coordinamento C.F.S., da VV.F. e Volontariato specializzato quando l’incendio boschivo non
interferisce con attività antropiche; invece diviene di valenza comunale quando l’evento migra verso le
zone d’interfaccia o, più in generale, al verificarsi dei rischi per la pubblica incolumità e pertanto il
Sindaco, per tramite del COC, opera in sinergia con il C.F.S., i VV.F., 118, Volontariato

2A.2.4.1 – Scenario di pericolosità


La pericolosità da incendio boschivo fa riferimento alla presenza della sorgente di pericolo, boschi
e foreste, alla loro estensione superficiale e all’estensione media percorsa dagli incedi negli anni
passati. Nel caso degli incendi boschivi i fattori climatici giocano un ruolo importante sia
direttamente per effetto di periodi siccitosi alternati ad inverni miti, sia indirettamente favorendo lo
sviluppo di una copertura vegetale a maggiormente potenziale virologico, inteso come maggiore o
minore probabilità potenziale di sviluppo dell’uincendio.
In linea generale è noto che le cause di un incendio possono raggrupparsi in quattro classi:

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cause naturali: rientrano quelli provocati dalla caduta di fulmini e quelli derivanti da
autoaccensione come ad es. in presenza, nei boschi o nelle immediate vicinanze di essi, di cocci
di vetro che funzionerebbero come specchi ustori oppure in conseguenza di locali esplosioni di
bombolette abbandonate;
cause accidentali: sono quelle che non dipendono direttamente dall'azione umana, sia colposa
che dolosa, anche se sono riconducibili alla presenza e alle attività dell'uomo sul territorio,
esempio gli incendi provocati dalle scintille che si originano dall'attrito degli impianti frenanti dei
treni sui binari, dalle variazioni di tensione sulle linee elettriche e dalla rottura e conseguente
caduta a terra di conduttori di impianti ad alta tensione.
cause colpose: gli incendi colposi, o involontari, sono provocati da comportamenti umani non
finalizzati alla specifica volontà di arrecare il danno. Tali incendi si originano quando si opera con
negligenza, imprudenza o imperizia, spesso in violazione di norme e regolamenti come ad
esempio cerini e mozziconi di sigarette abbandonati o lanciati imprudentemente lungo i sentieri;
cause dolose: gli incendi dolosi sono riconducibili alla deliberata volontà di appiccare il fuoco per
recare danno all'ambiente e alle cose. Dai dati rilevati si evince come il fattore doloso sia la causa
preponderante degli incendi boschivi sul territorio nazionale.

Sulla base della carta di pericolosità relativa al Piano AIB (Antincendio Boschivo) della Regione
Abruzzo, ricavata dalla sovrapposizione dei fattori predisponenti gli incendi con le elaborazioni
statistiche delle serie storiche degli incendi pregressi, il comune di Pescara risulta classificato con
il livello di pericolosità 4 su una scala di valori che va dalla classe 1 – livello di pericolosità alto
alla classe 4 – livello di pericolosità molto basso.

2A.2.4.2 – Scenario di rischio


I fattori che determinano, in un dato territorio, la probabilità d’incendio sono essenzialmente di due
tipologie:
fattori statici - morfologia (altitudine, pendenza, esposizione), vegetazione
fattori dinamici - fattori metereologici (temperature, venti, precipitazioni),periodicità di alcune
attività umane.
L’elemento rappresentato dalla vegetazione e dall’uso del suolo costituiscono i fattori
preponderanti alla definizione delle classi di pericolosità, cioè alla suscettività dell’innesco
(infiammabilità) che è, quindi, fortemente legata alla tipologia colturale presente sul territorio. Il
territorio in esame presenta una vegetazione prettamente a carattere mediterraneo caratterizzato
da macchia mediterranea lungo la fascia costiera ed associazioni di querceti a roverella con filari
di ulivo nelle aree collinari.
Il fattore statico della vegetazione, secondo la modificazione di alcune sue caratteristiche legate
alla “stagionalità” e quindi all’evoluzione nel corso dell’anno, assume il peso maggiore
nell’assegnazione della classe di rischio. Infatti la Pineta D’Avalos, considerata l’esistenza di
alberature tipiche di una pineta naturale, assume una classe di rischio alto sia in inverno che in
estate.

Secondo la carta del rischio pirologico estivo delle tipologie forestali del PIANO REGIONALE PER
LA PROGRAMMAZIONE DELLE ATTIVITA’ DI PREVISIONE, PREVENZIONE E LOTTA ATTIVA CONTRO GLI INCENDI
BOSCHIVI, riportato in stralcio nell’immagine successiva, il territorio comunale di Pescara possiede
aree boschive classificabili da alto a basso rischio maggiormente concentrate sulle aree collinari di
Pescara Sud – San Silvestro e Pescara Nord – Zona Colli, oltre alle area comprese nella Riserva
Santa Filomena, che si estende in modo discontinuo dal confine con il comune di Montesilvano
sino al confine con il comune di Francavilla al Mare, e quelle della Riserva Naturale della Pineta
D’Avalos.
La fascia di contiguità tra le strutture antropiche e la vegetazione ad essa adiacente, intesa come
fonte di pericolosità, esposte al contatto con i eventuali fronti di fuoco, è detta “interfaccia”. La
definizione della fascia di interfaccia presuppone l’esistenza di studi specifici sulle tipologie
forestali sulle condizioni climatiche e di venti prevalenti che però, allo stato attuale, mancano. A
titolo indicativo si può assumere, in questa sede, una fascia perimetrale di 200 mt dal limite
esterno dell’area boscata.

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Stralcio- Carta del Rischio pirologico Estivo delle Tipologie Forestali – Piano AIB 17 su ortofoto Regione
Abruzzo 2007 (fonte: www.geoportale.regione.abruzzo.it/geoportale)

La gestione di questo tipo di emergenze vede in prima linea l’intervento del del C.F. e/o del
Comando Provinciale dei VV.F. di Pescara. Al C.O.C. spetta il compito di istallare e presidiare i
cancelli al fine di consentire il transito all’interno della zona interessata dall’incendio soltanto ai
mezzi di soccorso; evacuare, con l’ausilio del Volontariato, la popolazione residente in prossimità
delle aree verso le aree di accoglienza individuate dal Piano e garantire loro adeguata assistenza
medica in loco.

2A.2.5. Rischio eventi meteorologici eccezionali (neve, rovesci temporaleschi, ondate di


calore, freddo intenso)
Il rischio eventi meteorologici eccezionali è costituito dalla possibilità che, su un determinato territorio
si verifichino fenomeni naturali indotti da situazioni atmosferiche particolari che possono creare gravi
disagi o problemi per la viabilità e per lo svolgimento delle normali attività. Si tratta in genere di
fenomeni di breve durata, ma molto intensi, che possono provocare danni ingenti ed a volte coprire
estensioni notevoli di territorio.
Nello specifico i fenomeni che determinano rischio meteorologico sono:
- precipitazioni piovose eccezionali, rovesci temporaleschi e trombe d’aria
- nevicate
- grandinate
- ondate di calore o freddo intenso

Tutti i fenomeni sopra riportati sono prevedibili attraverso l’Avviso di Condizioni Meteo o Bollettini
emessi dal Centro Funzionale regionale.

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Tipo 2A.2.5.1 – Scenario di pericolosità 2A.2.5.2 – Scenario di rischio

Precipitazioni Precipitazioni molto intense alle quali si Allagamenti diffusi, in particolare nelle
piovose possono associare forti raffiche di vento, zone altimetricamente più depresse della
eccezionali, rovesci trombe d’aria e attività elettrica (fulmini). Tali città (zona Stadio e Portanuova – Via
temporaleschi e fenomeni si sviluppano in limitati intervalli di Tirino) ed in corrispondenza dei
trombe d’aria tempo e su settori territoriali piuttosto sottopassi ferroviari.
localizzati. I rovesci hanno caratteristiche
simili ai temporali, ma non presentano Fenomeni torrentizi nei bacini imbriferi
scariche elettriche. delle aree collinari, soprattutto se in
presenza di aree fortemente urbanizzate
Possono verificarsi durante tutto l’anno con (Via Di Sotto).
particolare intensità nel periodo estivo in virtù
del maggior contrasto termico tra aria calda Rottura di rami e alberi, sollevamento
ed umida stagnante al suolo per lunghi della copertura degli edifici, incendi
periodi e l’arrivo di aria fresca atlantica a causati dalla caduta di fulmini.
quote superiori.

Nevicate Le precipitazione nevose possono produrre Danni alla viabilità, interruzione ed


accumuli fino a 80/100 cm. Investono, per impraticabilità di strade.
propria caratteristica meteo-climatica, l’intero
Danni a gronde e pensiline non in grado
territorio comunale con maggiore intensità
sulle aree collinari. di sopportare il peso del carico di neve.

Soltanto nella stagione invernale, più Rotture di rami e alberi.


probabile da dicembre-febbraio. I settori più vulnerabili sono quelli
collinari ed in particolare i versanti
esposti verso i quadranti orientali: San
Silvestro, Colle Marino, Colle Scorrano.

Grandinate All'interno del cumulonembo, nello strato di Danni determinati in funzione della
nube in cui la temperatura è compresa fra dimensione del chicco di grandine, della
0°C e - 10°C, i cristallini di ghiaccio presenti durate dell’evento. I danneggiamenti
tendono ad accrescersi per effetto di correnti posso riguardare, oltre il patrimonio
di aria umida in ascesa verso l’alto. arboreo in generale, gli edifici (tetti,
L’intensità, durata e grandezza dei grani di gronde, finestre) le auto ecc., comprese
grandine sono determinate dal’energia le lesioni o traumi che possono
termica in gioco presente sul posto. coinvolgere persone non al riparo.
I fenomeni temporaleschi con grandine non Aree territoriali circoscritte e non
sono generalmente diffusi in modo localizzabili preventivamente.
omogeneo su vaste aree, bensì localizzate e
discontinue sul territorio.
Le grandinate precedono, generalmente,
piogge di forte intensità e si verificano in
prevalenza nei periodi estivi.

Ondate di calore o Le ondate di calore rappresentano folate di Causa disidratazione ed abbassamento


freddo intenso aria calda di origine africana; solitamente della pressione vascolare. Rischio
sono di breve durata ma molto intense ed generalizzato per la salute delle
accompagnate ad alti tassi di umidità relativa. persone, in particolar modo per quelle
L’effetto è la percezione di temperature anziane, non autosufficienti ed i neonati.
superiori a 40°C.
Il freddo intenso sul settore adriatico è I soggetti maggiormente a rischio sono i
generalmente causato dalla discesa di aria neonati, gli anziani e le persone dotate di
fredda continentale di provenienza siberiana ridotta mobilità. Tra questi i soggetti più
che, se incontra aria più mite ed umida, può esposti sono i senzatetto che non hanno
dar luogo a precipitazioni nevose. la possibilità di fronteggiare il freddo.

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2A.2.6 Rischio chimico-industriale


Secondo la Direttiva CEE 501/82 il rischio chimico/industriale viene definito come possibilità di
accadimento di incidenti rilevanti, cioè “un avvenimento quale emissione, un incendio o un’esplosione
di rilievo, connessi ad uno sviluppo incontrollato di una attività industriale che dia luogo ad un pericolo
grave, immediato o differito, per l’uomo, all’interno dello stabilimento, e per l’ambiente, all’esterno”. Tali
eventi calamitosi si riassumano in: esplosioni, incendi e rilasci al suolo, in acqua o in atmosfera di
sostanze tossiche e/o nocive impiegate in cicli di lavorazioni.
Il D.lgs. n.334 del 17/8/1999, “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di
incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”, detta disposizioni finalizzate a
prevenire incidenti derivanti dalla produzione/trasformazione o stoccaggio di sostanze pericolose e a
limitare le conseguenze per l’uomo e l’ambiente.
Per minimizzare le conseguenze provocate da tali eventi incidentali è prevista la redazione di appositi
piani di emergenza: interni (PEI) ed esterni (PEE) allo stabilimento industriale. I primi sono volti a
individuare le azioni da compiere, in caso di emergenza, da parte del gestore e dei suoi dipendenti,
mentre i PEE organizzano e coordinano azioni e interventi di tutti i soggetti coinvolti nella gestione
degli incidenti rilevanti, raccordandosi con i PEI.
Nel Comune di Pescara sono localizzati soltanto gli stabilimenti industriali di ABRUZZO COSTIERO
A.r.l. e di BUTANGAS S.p.A., che per la tipologia di sostanze e prodotti stoccati si ritengono a rischio
di incidente rilevante. Ai sensi dell’art. 8 del Decreto Legislativo 334/99 il gestore è tenuto a redigere
un rapporto di sicurezza, mentre il Prefetto, ai sensi dell’art. 20 del medesimo Decreto, deve
predisporre il Piano di Emergenza Esterno (PEE) che, nei più recenti aggiornamenti risultano approvati
in giugno 2008 il PEE di Butangas S.p.A. ed in settembre 2006 quello di Abruzzo Costiero A.r.l..
Questa tipologia di rischio è gestito dalla Prefettura che sulla base del PEE convoca il Centro
Coordinamento Soccorsi – C.C.S. presso la sala operativa provinciale, di cui il Comune di Pescara
concorre, per la propria parte di competenza, attraverso la regolamentazione del traffico con l’ausilio
del Comando di Polizia Municipale nei modi previsti dal PEE; e l’allertamento della popolazione
esposta oltre all’ eventuale evacuazione della stessa se ne ricorre la necessità in base delle
indicazioni del C.C.S..

2A.2.6.1 – Scenario di pericolosità


Lo scenario di pericolosità è dato dalle tipologie delle attività di impianto e dalle caratteristiche
chimico-fisiche dei materiali presenti ed oggetto di lavorazione o di stoccaggio. La riduzione dei
fattori di pericolosità è garantita dalla presenza di efficienti sistemi di sicurezza (impianti
antincendio e sistemi di rilevamento tecnologici) e dall’addestramento di figure impegnate
nell’emergenza interna.
BUTANGAS: esclusivamente attività di stoccaggio e movimentazione di GPL e relative sostanze
accessorie (propano, butano e gas liquefatti estremamente infiammabili). In riferimento al PEE
approvato l’incidente credibile ed il relativo scenario di riferimento è rappresentato dalla nube di
vapori infiammabili con incendio.
ABRUZZO COSTIERO: esclusivamente attività di ricezione, stoccaggio e travaso di prodotti
petroliferi quali benzine e gasolio. In riferimento al PEE approvato l’incidente credibile ed i
relativi scenari di riferimento sono rappresentati dal rilascio con incendio di benzina dal bacino di
contenimento e dall’esplosione di nube di vapori di benzina.
Il PEE individua tre zone, concentriche rispetto al luogo in cui si verifica l’incidente, all’interno
delle quali ci si attendono effetti diversi progressivamente decrescenti, ma condizionabili da
situazioni ambientali al contorno (essenzialmente venti).

2A.2.6.2 – Scenario di rischio


Lo scenario di rischio dipende dalla categoria di incidenti che si verificano e dagli effetti che
questa produce sell’ambiente e sulle persone. Mentre gli incidenti minori, di categoria 1 e 2
risultano privi di qualsiasi ripercussione all’esterno del deposito sia per l’uomo che per
l’ambiente, e possono essere controllati con i mezzi e le risorse dell’Azienda o dei VV.F., nel
caso di incidenti di categoria 3 (incidenti rilevanti) si possono avere ripercussioni, sia per l’uomo

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che per l’ambiente, anche all’esterno del deposito. In quest’ultimo caso è necessario l’intervento
non solo dei VV.F., ma anche di altre risorse esterne.

AZIENDA Scenario incidentale Zonizzazione del rischio Effetti sull’ambiente e


sulla popolazione

BUTANGAS Rilascio accidentale di Zona 1 – raggio mt. 75: Nessun danno ambientale
S.p.A. prodotto infiammabile a cui elevata probabilità di morte per l’inquinamento è
potrebbe seguire: dei soggetti presenti ed prevedibile data la natura
effetti distruttivi sulle delle sostanze presenti.
 dispersione in aria con strutture.
incendio Vapori debolmente irritanti
Zona 2 – raggio mt. 87: gravi per le mucose che non
 dispersione in aria con effetti sulle persone presenti, provocano effetti pericolosi
esplosione di nube di anche irreversibili, per l’uomo.
vapori – flash fire danneggiamenti alle
strutture presenti.
Zona 3 – raggio mt. 300:
disagio e turbamento sui
soggetti presenti modesti
danni alle strutture presenti.

ABRUZZO Rilascio accidentale di Zona 1 – raggio mt. 20: Effetti legati all’accumulo
COSTIERO prodotto infiammabile a cui elevata probabilità di morte di vapore ed alla sua
A.r.l. potrebbe seguire: dei soggetti presenti ed propagazione a quota del
effetti distruttivi sulle suolo. In caso di incendio,
 incendio con associata
strutture. gli effetti sono legati alla
radiazione termica formazione di idrocarburi
stazionaria (pool fire - jet Zona 2 – raggio mt. 125: incombusti (HC) e ossidi di
fire) gravi effetti sulle persone carbonio (COn).
presenti, anche irreversibili,
 esplosione di nube non danneggiamenti alle Esposizione prolungata
confinate (UVCE) strutture presenti. produce irritazioni
cutanee, agli occhi ed alle
Zona 3 – raggio mt. 550: prime vie respiratorie.
disagio e turbamento sui
soggetti presenti modesti I pericolo per l’ambiente
danni alle strutture presenti. sono legati alla formazione
di smog fotochimico
causato l’evaporazione dei
componenti che
compongono il prodotto.

2A.2.7 Rischio incidenti vie di comunicazioni (ferroviari, aeronautici)


Gli incidenti alle vie di trasporto, essenzialmente ferroviari e aerei, vengono raggruppati in un’unica
classe, sia perché non esistono allo stato attuale normative cogenti che regolamentano questi specifici
settori di intervento, sia perché si tratta di eventi che richiedono procedure e modalità operative
assimilabili; per le quali il Comune di Pescara interviene in prima istanza soltanto come supporto alle
operazioni di soccorso.
La gestione dell’emergenza derivante da incidenti aerei si articola in maniera differente a seconda che
l’evento si verifichi all’interno dell’area aeroportuale, o al di fuori. Nel primo caso si fa riferimento a
quanto previsto nel Piano di Emergenza Aeroportuale che affida all’ENAC (Ente Nazionale per
l’Aviazione Civile) il coordinamento generale dei soccorsi, la cui giurisdizione riguarda anche il
territorio comunale (esterno all’aeroporto) fino ad un chilometro dal confine aeroportuale. Nel caso di
un ammaraggio o di un incidente nel territorio cittadino sarà la Capitaneria di Porto o il Comando dei
VV.F. ad assumere, rispettivamente, il coordinamento delle operazioni.

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2A.2.7.1 – Scenario di pericolosità


Lo scenario di pericolosità per incidente aereo è connesso alla tipologia delle operazioni di volo
nonché alla tipologia di aeromobili che possono operare sull’aeroporto ed è pertanto riferibile
alle caratteristiche tecniche-operative della pista di volo; essa è anche correlata alla tipologia del
traffico aeroportuale.
In relazione alla distribuzione probabilistica degli eventi aeronautici, le diverse zone di tutela
sono individuate in settori omogenei (coni).
Analogamente per quanto riguarda la pericolosità da incidente ferroviario esso è strettamente
connesso alla tipologia dei convogli, alla velocità di transito (comunque non sostenuta poiché la
Stazione FF.S. di Pescara Centrale rappresenta una stazione di fermata per qualsiasi treno
passeggieri), alle tipologie di sostanze e materiali trasportati nel caso di convogli merci.
Tra le merci riconosciute come “pericolose” che transitano attraverso la rete ferroviaria (dati
riferiti al primo semestre ’12) vi sono gas di idrocarburi gassosi in miscela liquefatta (butano,
propano, GPL), propilene, acido fosforico, oli combustibili ecc.
I dati sul traffico settimanale di passeggeri e merci che transitano attraverso la Stazione di
Pescara sono stati forniti da RFI – Direzione Territoriale Produzione Ancona:
treni totali transitanti settimanalmente: 472
- di cui treni per il trasporto passeggeri: 406
- di cui treni per il trasporto merci: 66
- fasce orarie di maggior traffico: 07.00-09.00 13.00-15.00 17.00-19.00

2A.2.7.2 – Scenario di rischio


L’esposizione al rischio incidente aeronautico per il territorio di Pescara comprende una vasta
area del territorio cittadino, compresa l’area costiera essendo l’aeroporto di Pescara considerato
dall’ ENAC “aeroporto costiero”.
Lo scenario prevedibile riguarda:
 incendi e crolli di edifici a causa dell’impatto,
 dispersione di liquidi infiammabili e carburanti,
 fuoriuscita di carburante in mare nel caso di ammaraggi,
 feriti e perdite di vite umane.

Lo scenario per il rischio di incidenti ferroviari riguarda aree ben più circoscritte rispetto al
rischio da incidente aereo e identificabili in corrispondenza dei tracciati ferroviari. Resta inteso
che se lo scenario è costituito da rilascio di materiale tossico per il quale è necessario evacuare
la popolazione esposta, ciò dipende anche dall’entità del rilascio della sostanza, dalle
caratteristiche del territorio circostante, dalle condizioni meteorologiche con particolare
riferimento all’intensità e direzione del vento. In base al Piano di Emergenza di RFI gli scenari
incidentali prevedibili sono:
 emergenza incendio,
 emergenza sanitaria (malori, infortuni ecc.),
 emergenza ambientale (sversamenti di sostanze pericolose per l’uomo o l’ambiente, eventi
connessi al trasporto di merci pericolose, ecc.),
 eventi naturali (sisma, frane, alluvioni ecc.),
 incidenti di esercizio (deragliamento, svio, collisioni ecc.),
 rinvenimento di ordigni esplosivi.

In tutti i casi è il Corpo dei VV.F. a svolgere, in coordinamento con i soggetti di RFI incaricati
come Gestori dell’Emergenza (DCCM – Dirigente Centrale Coordinatore Movimento), gli
interventi per fronteggiare l’emergenza in quanto qualificati ad operare in specifiche situazioni di
pericolo ed anche perché in grado di valutare l’entità dei rischi al fine di un’eventuale
evacuazione della popolazione esposta. Il ruolo del Comune è soltanto quello di gestire il traffico
cittadino per favorire il passaggio dei mezzi di soccorso o di controllare il flusso della
popolazione evacuata presso le aree di attesa.

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Per quanto riguarda la modalità operativa di gestione delle emergenze attinenti i rischi antropici
(industriale, areonautici e ferroviari) e per quanto descritto in maniera conclusiva ed esaustiva nei
precedenti paragrafi (cifr. 2A.2.6 - 2A.2.6.1 - 2A.2.6.2 - 2A.2.7 - 2A.2.7.1 - 2A.2.7.2), si prende atto che
sono vigenti i relativi Piani di Emergenza redatti dagli Enti o Aziende/Gestori dirette interessate del
rischio e si stabilisce, di conseguenza, che al Comune di Pescara ed al preposto Servizio di
Protezione Civile si demanda l’osservanza pedissequa di detti Piani. Essendo, infatti, non prevedibile
l’esatta estensione e collocazione dell’evento, compresa la sua evoluzione nel tempo e nello spazio, si
prende atto e si dispone che gli organi comunali di protezione Civile preposti attueranno ogni azione
richiesta dal Direttore dell’ Operazione competente.

2B. PIANIFICAZIONE
2B.1 VIABILITÀ FUNZIONALE
Per viabilità “funzionale” s’intende quell’insieme di strade ed assi viari preferenziali per i mezzi di soccorso
(giusta Delibera di G.C. n. 786 del 30/06/2005). Nel presente Piano si è voluto distinguere una viabilità
interna al territorio comunale, che congiunge in modo capillare le aree cittadine con i principali centri
operativi e gestionali operanti in emergenza (Municipio, C.O.C., Prefettura, Questura, Comando Prov.
VV.F. ed Ospedale); ed una rete viaria esterna di accesso alla città, utile per consentire l’ingresso a
Pescara dalle zone limitrofe.
 Viabilità esterna di accesso alla città:
 da ovest – provenienza da San Giovanni Teatino (CH): SS5 Via Valeria Tiburtina e Via Tirino;
 da ovest – provenienza Santa Teresa di Spoltore (PE): SS602 V.le Europa;
 da sud – provenienza da Francavilla al Mare (CH): SS16 Nazionale Adriatica Sud e V.le Alcyone;
 da nord – provenienza da Montesilvano (PE): SS16 Nazionale Adriatica Nord, Via Verrotti, Strada
Parco (già Via Castellamare Adriatico).
 Viabilità comunale interna cittadina:
 Zona nord: C.so Vittorio Emanuele II, C.so Umberto I, Via Piave, Via Trento, Via Roma, Via Silvio
Pellico, Via mazzini, Via Nicola Fabrizi, Via Regina Margherita, Lungomare Matteotti, V.le della
Riviera, Via Leopoldo Muzii, Via J.F. Kennedy, Via Giovanni Bovio, Via Milite Ignoto, Via Caduta del
Forte, P.zza Italia, Via del Concilio, Via Bologna, Via Paolucci, Via Gobetti, Via Ugo Foscolo, Via
Venezia, Via Chieti, Via Enzo Ferrari, via Del Santuario, Via Michelangelo, Via Leonardo Da Vinci,
Via Caravaggio, Via Donatello, Via Tiepolo, Via Nazionale Adriatica Nord (tratto urbano), Via
Cavour, Via Cadorna, Via Ruggiero VII, St.da Del Palazzo, St.da Delle Fornaci, Strada Colle Marino,
Strada Colle di Mezzo, St.da Pandolfi, Via di Sotto, Strada Colle Scorrano, Via Colle Innamorati, Via
Monti di Campli, S.da vecchia della Madonna, Via Prati, Via Valle di Rose, Via Arapietra, Via
Rigopiano, Via Monte Pagano, Via Fonte Romana, Via Monte Faito, Via Pian delle Mele, Via Gole di
San Venanzio, Via Renato Paolini, Via Passolanciano Via del Circuito, Ponte delle Libertà, Ponte
D’Annunzio, Ponte Risorgimento.
 Zona ovest: Via Aterno, Via Sacco, Via Stradonetto, Via Tavo, Via Tronto, Via Saline, Via Valeria
Tiburtina, Via Tirino, Via Rio Sparto, Via Salara Vecchia, Via Fontanelle, St.da Fosso Cavone, Via
Lago di Campotosto, Via Lago di Capestrano (tracciato “Strada Pendolo”), S.da Comunale Piana,
Via Basento, Via San Donato, St.da Colle San Donato, Via Colle Renazzo.
 Zona sud: St.da Provinciale San Silvestro, Via Conte Di Ruvo, Via Orazio, Via Vittoria Colonna, Via
Italica, Via Marco Polo, Via Gabriele D’Annunzio, Via Guglielmo Marconi, Via Benedetto Croce, Via
Chiarini, Via D’Avalos, Via Vespucci, Via Bardet, Via Doria, Lungomare Cristoforo Colombo, Via
Pepe, Via Mazzarino, Via Tibullo, Via Virgilio, V.le Pindaro, V.le Della Pineta, Via Luisa D’Annunzio,
V.le Primo Vere, Via Lo Feudo, St.da Della Bonifica, Via Pantini, Via Celommi, Via Nazionale
Adriatica Sud (tratto urbano), Via Polacchi;

2B.2 OPERE STRATEGICHE E RILEVANTI

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La Regione Abruzzo con Delibera di Giunta del 29/10/2008 n.1009 ha approvato (riferimento All.1 della
stessa) l’elenco delle tipologie di opere ritenute “strategiche” o “rilevanti” ai fini di protezione civile e che
devono garantire la propria funzionalità durante gli eventi sismici.

2B.2.1 Opere strategiche


Le opere strategiche rappresentano il sistema infrastrutture ed edifici (o manufatti in genere) che
assumono rilievo fondamentale per le finalità specificate al punto precedente. A tal fine il presente
Piano individua tra le opere infrastrutturali, ricadenti nell’ elenco “A.2” punto a) dell’ All.1 alla
Delibera stessa le seguenti vie di comunicazione:
 Direttrici nord: Via Nazionale Adriatica Nord, Via Ruggiero VII (da invertire il senso di marcia),
V.le della Riviera, Lungomare Matteotti, Via Paolucci, V.le G. Bovio, C.so Vittorio Emanuele II, Via
Caravaggio, Via E. Ferrari, St.da Prati, Via Monti Di Campli, Via del Santuario, Via Michelangelo,
Via Valle Di Rose, Via Monte Faito, P.zza Italia, Via Caduta del Forte, Via A. De Gasperi, via
Martiri di Cefalonia.
 Direttrici ovest: Via Del Circuito, Via Aterno, Via Raiale, Via Tiburtina Valeria, Via Lago di
Campotosto, Via Lago di Capestrano (St.da Pendolo), Via Tirino.
 Direttrici sud: V.le Primo Vere, Via Luisa D’Annunzio, via D’Avalos, Via V. Pepe, Lungomare
Cristoforo Colombo, Via A. Doria, Via M. Polo, Via Nazionale Adriatica Sud, St.da Della Bonifica,
V.le Pindaro, Via G. Marconi, Via Conte Di Ruvo, Via G. Da Fiore, Via Lo Feudo.
 Attraversamenti:
 Ponti: Ponte Risorgimento, Ponte D’Annunzio
 Sottopassi ferroviari: Via L. Da Vinci, Via Michelangelo, Via Rigopiano, Via del Circuito,
Via Tiburtina Valeria, Via Tirino.

Analogamente tra gli edifici ritenuti strategici per il presente Piano, di cui all’elenco “A.1” punti e), g)
dell’All.1 alla citata Delibera:
 Sede di sala operativa per la gestione dell’emergenza comunale: sede C.O.C. presso il
Comando di Polizia Municipale di Pescara, Municipio.
 Edifici o opere per la gestione dell’emergenza comunale: area di ammassamento dei
soccorritori e delle risorse/mezzi: pattinodromo di Via Maestri del Lavoro, palazzetto “Ciro
Quaranta” di Via Elettra.

2B.2.2 Opere rilevanti


Le opere considerate di interesse rilevante rappresentano il sistema infrastrutture ed edifici (o
manufatti in genere) che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale
collasso.
Qui di seguito si riporta l’elenco delle scuole comunali (edifici) di cui all’elenco “B.1” punto a) dell’ All.1
alla Delibera adeguate e migliorate rispetto alla Normativa Tecnica delle Costruzioni del 2008

Importanza. Denominazione edificio Tipologia Interventi Data lavori


EDIFICIO costruttiva antisismici
Scuola elementare miglioramento
Rilevante c.a. 2011
Via Milano sismico
Scuola elementare “Largo miglioramento
Rilevante c.a. 2011
Madonna” sismico
Scuola elementare e materna adeguamento
Rilevante c.a. 2011
Via Cavour sismico
Scuola elementare miglioramento
Rilevante c.a. 2011
Via Rubicone sismico

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2B.3 AREE DI EMERGENZA


Le Aree di Protezione Civile sono aree fondamentali nella gestione dell’emergenza in quanto permettono
di accogliere la popolazione evacuata per cause di forza maggiore e di prestare loro i primi soccorsi.
Tutte le aree di emergenza devono essere luoghi sicuri rispetto ai rischi incombenti sul territorio e di facile
accesso ai soccorritori ed ai mezzi che operano durante l’emergenza.

2B.3.1 Aree di attesa della popolazione


Sono le aree simboleggiate nella cartografia di Piano con colore verde destinate per la prima
accoglienza della popolazione (possono essere utilizzate anche nelle fasi che precedono l’evento
quando questo può essere previsto) e raggiungibili attraverso un percorso sicuro possibilmente
pedonale. In tali aree, rappresentate principalmente da piazze, parcheggi, slarghi stradali, giardini
pubblici ecc., la popolazione presente riceve le prime informazioni sull’evento e i primi generi di
conforto in attesa di essere trasferita in aree di accoglienza più sicure qualora l'emergenza non termini.
La permanenza nelle aree di attesa è dell’ordine di alcune ore.
Il numero delle aree individuate è funzione della capacità ricettiva degli spazi disponibili e del numero
degli abitanti. Nel presente Piano il territorio comunale è stato suddiviso in 38 ambiti cittadini ad
ognuno dei quali corrisponde un’area di attesa che è stata individuata in modo tale che questa fosse
ubicata in posizione baricentrica rispetto all’ambito che sottende.

Codice Ubicazione - Via coordinate GPS Superficie mq. Note

AT01 Via Caravaggio Lat 42.4887, Long 14.1796 1.300,00 Parcheggio pubblico

AT02 Strada Colle di Mezzo Lat 42.4796, Long 14.1605 3.500,00 Parco pubblico

AT03 Via di Sotto Lat 42.4768, Long 14.1703 3.300,00 Parco pubblico

AT04 Strada Valle Furci Lat 42.4752, Long 14.1639 3.600,00 Parco pubblico

AT05 Strada Pandolfi Lat 42.4762, Long 14.1769 2.000,00 Piazzale fronte chiesa

AT06 Via Caravaggio Lat 42.4829, Long 14.1885 2.800,00 Parco pubblico

AT07 Via Mafalda di Savoia Lat 42.4857, Long 14.1912 4.600,00 Parco pubblico

AT08 Piazza Duca Degli Abruzzi Lat 42.4813, Long 14.1927 3.900,00 Parchi pubblici

AT09 Piazza G. Romita Lat 42.4716, Long 14.1873 1.800,00 Largo stradale

AT10 Via di Sotto Lat 42.4706, Long 14.1793 3.650,00 Parcheggio supermercato

AT11 Strada Colle di Mezzo Lat 42.4691, Long 14.1889 2.900,00 Parco pubblico

AT12 Via del Santuario Lat 42.4708, Long 14.1938 1.540,00 Parcheggio lato chiesa

AT13 Via Michelangelo Lat 42.4714, Long 14.2034 7.500,00 Parcheggio pubblico

AT14 Via Passolanciano Lat 42.4672, Long 14.2006 5.100,00 Parcheggio pubblico

AT15 Via Rigopiano Lat 42.4654, Long 14.1955 2.900,00 Parco pubblico

AT16 Via Fonte Romana Lat 42.4630, Long 14.1894 1.940,00 Aree libera (parcheggio)

AT17 Piazza I° Maggio Lat 42.4729, Long 14.2117 6.000,00 Parco pubblico

AT18 Via Pisa Lat 42.4663, Long 14.2077 1.700,00 Parcheggio pubblico

AT19 Via G. Puccini Lat 42.4673, Long 14.2177 1.800,00 Parcheggio ant.te Villa De Reises

AT20 Via V. Pepe Lat 42.4589, Long 14.2325 2.700,00 Parcheggio pubblico

AT21 P.zza dei Grue Lat 42.4600, Long 14.2228 3.300,00 Piazza

AT22 Viale V. Colonna Lat 42.4595, Long 14.2144 1.400,00 Parcheggio pubblico

AT23 Via Tronto Lat 42.4584, Long 14.2066 1.200,00 Area pedonale

DIPARTIMENTO ATTIVITA’ TECNICHE ENERGETICHE ED AMBIENTALI


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Strada Pendolo
AT24 Lat 42.4558, Long 14.1985 6.100,00 Parcheggio antis.te “GTM”
(già Vicolo Arabona)
AT25 P.zza San Luigi Gonzaga Lat 42.4549, Long 14.2211 2.200,00 Piazza

AT26 Via Cetteo Ciglia Lat 42.4552, Long 14.2106 4.100,00 Parcheggio pubblico

AT27 Via Lago di Capestrano Lat 42.4519, Long 14.2019 4.900,00 Parco pubblico

AT28 P.zza Le Laudi Lat 42.4546, Long 14.2399 700,00 Piazza

AT29 Via Tirino Lat 42.4502, Long 14.2258 1.100,00 Area pedonale e parcheggio

AT30 Celestino Quinto Lat 42.4448, Long 14.2194 950,00 Parcheggio pubblico

AT31 Via Rio Sparto Lat 42.4460, Long 14.2124 3.100,00 Piazza

AT32 Via A. Volta Lat 42.4473, Long 14.2069 2.500,00 Piazzale lato chiesa

AT33 Via A. Moro Lat 42.4435, Long 14.2075 1.900,00 Parcheggio ant.te supermercato

AT34 Viale Primo Vere Lat 42.4476, Long 14.2487 900,00 Parcheggio pubblico

AT35 Via L. Polacchi Lat 42.4430, Long 14.2455 2.700,00 Parcheggio pubblico
Strada Provinciale
AT36 Lat 42.4353, Long 14.2371 3.600,00 Piazza fronte chiesa
San Silvestro
AT37 Strada Colle San Donato Lat 42.4363, Long 14.2169 1.900,00 Area libera

AT38 Via Caduti per Servizio Lat 42.4308, Long 14.2010 2.000,00 Parcheggio pubblico

2B.3.2 Aree di accoglienza della popolazione


Sono le aree simboleggiate nella cartografia di piano con colore rosso, dove la popolazione evacuata
dalle zone a rischio verrà accolta ed alloggiata per un periodo di medio-lungo termine.
Nelle aree individuate nel Piano si potranno realizzare tendopoli, pertanto sono dotate, al contorno, di
tutti i servizi essenziali quali linee per l’approvvigionamento elettrico, idrico, gas e per lo smaltimento di
acque reflue.
Le tendopoli, pur non essendo la sistemazione più confortevole delle soluzioni per la collocazione della
popolazione, rappresenta la migliore dati i tempi stretti dell’emergenza; la permanenza in queste aree
non può superare i 90 (più 30) giorni. Nel caso in cui l’emergenza sia tale da esser necessario una
sistemazione oltre il predetto termine si dovrà prevedere, di concerto con i piani provinciali, la
realizzazione di insediamenti abitativi di emergenza (prefabbricati e/o sistemi modulari).
In alternativa, se la popolazione colpita dall’evento calamitoso è rappresentata solo da alcune decine
di famiglie si può optare per una sistemazione in strutture ricettive alberghiere.

Codice Ubicazione - Via coordinate GPS Superficie mq. Note


AC01 Via Martiri di Cefalonia Lat 42.4917, Long 14.1830 16.000,00 CAMPO PISCINE
AC02 Via Nazionale Adriatica N. Lat 42.4892, Long 14.1849 19.500,00 CAMPO ZANNI

AC03 Via Cavour Lat 42.4818, Long 14.1940 5.700,00 SCUOLA ELEMENT. E MATERNA
Via Maestri Del Lavoro
AC04 Lat 42.4723, Long 14.1915 28.200,00 CAMPO GESUITI
D'Italia
Piazza Martiri Dalmati e
AC05 Lat 42.4628, Long 14.2102 8.000,00 CAMPO RAMPIGNA
Giuliani
AC06 Lungomare C. Colombo Lat 42.4589, Long 14.2329 7.500,00 CAMPO MARE 1 E 2

AC07 Via Lago di Capestrano Lat 42.4533, Long 14.2020 10.500,00 CAMPO RANCITELLI

AC08 Via S. Marco Lat 42.4431, Long 14.2083 11.900,00 CAMPO S. MARCO

AC09 Via Elettra Lat 42.4540, Long 14.2274 9.200,00 CAMPO ANTISTADIO

Tra le aree di accoglienza sopra elencate se ne potrebbe aggiungere un ulteriore area (per ora
soltanto ipotizzata nel Piano e indicata nella cartografia della Tav.01 con il codice “AC10”) individuata
nei terreni risultanti dall’Accordo di Programma tra Comune di Pescara e Polo Universitario, ma tale
possibilità è attuabile soltanto a seguito di stipula di apposita Convenzione con l’attuale proprietà.

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2B.3.2.1 – Composizione dei campi di accoglienza


Per quanto riguarda i campi progettati per il presente Piano Comunale di Protezione Civile, il
concetto portante della scelta è stato quello di usare, in primis, aree asfaltate ed in erba di
proprietà comunale. Solo in un secondo tempo si è pensato di progettare campi di accoglienza
anche negli stadi di calcio minori, ben sapendo che, ad emergenza terminata i costi per il ripristino
sono piuttosto elevati.
Per le strutture ipotizzate il gruppo di lavoro si è orientato sull’uso del modello P.I. 88 poichè si
tratta del modulo maggiormente usato da tutti coloro che, in caso di calamità e sulla base di
quanto stabilito nel Progetto Conferenza Stato Regioni, dovessero affluire nella città di Pescara.
Infatti il modulo della tende Ministeriali P:I. 88., grazie alla sua larghissima diffusione, è quello che
è stato usato durante il terremoto dell’Aquila 2009 e che ha permesso di ospitare decine di migliaia
di persone. Sono stati previsti, inoltre, per ogni campo e in egual misura una serie di containers
(Tipo ISO 1C eli-avio trasportabile) dove alloggiare i responsabili dei servizi stessi e loro
attrezzature.
Di seguito un elenco dettagliato dei servizi presso i campi:
 Segreteria campo
 Uff. Capo Campo
 Posto di Polizia
 Controllo ingressi/uscita persone –automezzi
 Farmacia
 Posto Medico Avanzato
 Psicologi - Assistenti sociali
 Uff. Gestione Volontariato
 Distribuzione generi prima necessità
 Distribuzione materiale lettereccio
Per un miglior dettaglio della configurazione sulla programmazione dei campi di accoglienza si
rimanda alla consultazione dell’allegato 5D PIANIFICAZIONE CAMPI DI ACCOGLIENZA.

2B.3.3 Aree di ammassamento dei soccorritori e delle risorse/mezzi


Sono le aree simboleggiate nella cartografia di piano con colore giallo, rappresentano i centri di
raccolta di uomini (volontari e squadre di VV.F.) e mezzi per il soccorso della popolazione messi a
disposizione dalla colonna mobile regionale o di altre Regioni, nonché lo stoccaggio dei generi
alimentari e quant’altro occorrente a garantire la permanenza della popolazione nelle aree di
accoglienza. Tra le aree di ammassamento previste nel presente Piano, sia esse destinate al
volontariato che all’ammassamento materiali e merci, sono state incluse alcuni palazzetti sportivi ed in
particolare quelli dotati di parterre in cemento, quindi facilmente riutilizzabili nel post-evento con costi
ridotti. Un ulteriore elemento di riferimento per la scelta è stato quello della dovizia di servizi igienici e
di punti di captazione elettrica da 380Volt atti ad alimentare anche celle frigorifere di media dimensione
per lo stoccaggio di alimenti deperibili.

Codice Ubicazione - Via coordinate GPS Superficie mq. Note


Via Maestri Del Lavoro
AM01 Lat 42.4718, Long 14.1926 14.130,00 GESUITI
D'Italia
AM02 Strada Colle Di Mezzo Lat 42.4692, Long 14.1885 3.500,00 COLLE DI MEZZO

AM03 Via A. Lo Feudo Lat 42.4520, Long 14.2198 11.700,00 VV.F. 1 E 2

AM04 Via Elettra Lat 42.4539, Long 14.2281 1.400,00 ANTISTADIO

AM05 Via Tirino Lat 42.4500, Long 14.2250 7.700,00 UNIVERSITA'

Nell’ambito delle aree di emergenza, a parere degli scriventi (sebbene non previsto dalle linee guida
per la predisposizione dei piani di emergenza), risulta importante e non da sottovalutare la necessità di
dover far fronte alla sistemazione temporanea di un consistente numero di vittime che, per causa di

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eventi calamitosi piuttosto severi quali terremoti o incidenti aerei, non potrebbero essere accolte dalle
strutture sanitarie ospedaliere. A tal fine sono state individuate due aree denominate di ammassamenti
vittime (AV) che saranno attrezzate, per mezzo di Convenzione da stipularsi all’uopo, con container
dotati di celle frigorifere.

Codice Ubicazione - Via coordinate GPS Superficie mq. Note


AV01 Strada Colle Di Mezzo Lat 42.4693, Long 14.1881 3.500,00 Ammassamento vittime nord
AV02 Strada Vallelunga Lat 42.4500, Long 14.2251 2.650,00 Ammassamento vittime sud

2C. MODELLO ORGANIZZATIVO IN EMERGENZA E RISORSE DISPONIBILI


Il sistema normativo di riferimento e le prassi operative ormai consolidate prevedono una cronologia di azioni
che possono essere così riassunte:

1. Alle emergenze classificabili fra gli eventi di protezione civile deve far fronte in primo luogo il Comune
con i propri mezzi e strutture. Nel caso in cui la natura e la dimensione dell'evento calamitoso lo esigano
(eventi di tipo b e c come da legge 225/92 art.2 – co.1 e Legge n. 100/2012), il Sindaco richiede
l'intervento del Prefetto e del Presidente della Regione che cooperano per attivare in sede locale o
provinciale le risorse necessarie al superamento dell'emergenza.

2. Qualora l'evento calamitoso assuma dimensioni o caratteristiche così rilevanti e tali da dover essere
affrontate con mezzi e poteri straordinari, il Prefetto ed il Presidente della Regione richiedono l'intervento
dello Stato attraverso Dipartimento di Protezione Civile.

In ogni caso, al verificarsi di una situazione di emergenza, anche di livello comunale, il Sindaco deve
darne immediata comunicazione al Servizio Regionale di Protezione Civile, nonché alla Prefettura, e
ne informa i responsabili per tutta la durata dell'emergenza.

2C.1 STRUTTURE EXTRA COMUNALI DI PROTEZIONE CIVILE IN EMERGENZA


Al fine di garantire il coordinamento delle attività di gestione dell'emergenza, in funzione dell'intensità e
dell'estensione dell'evento, nonchè della capacità di risposta del sistema locale, si attiveranno sul territorio,
ai diversi livelli di responsabilità, i centri operativi e di coordinamento presso i quali sono rappresentate le
componenti e le strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile.
A livello provinciale il C.C.S. (Centro Coordinamento Soccorsi), convocato e presieduto dal Prefetto, o
quale suo delegato, dal Vice Prefetto, è il primo organismo operativo che si costituisce al verificarsi di un
evento calamitoso. Esso rappresenta il massimo organo di gestione delle attività di Protezione Civile a
livello provinciale e si identifica in una struttura operativa che valuta le esigenze sul territorio, impiega in
maniera razionale le risorse già disponibili, definisce la tipologia e l'entità delle risorse regionali e nazionali
necessarie per integrare quelle disponibili a livello provinciale, individuando, laddove non previsto dalla
pianificazione di emergenza, i siti destinati ad aree di ammassamento soccorsi. Nell'ambito dell'attività
svolta dal C.C.S. operano 14 Funzioni di supporto che, in coordinamento con l'area strategica ed il
responsabile dell'emergenza, determinano gli interventi di settore e globali necessari al superamento
dell'emergenza.

In relazione all'estensione dell'area interessata ed alla popolazione da assistere, per raccordare gli
interventi attuati a livello comunale (C.O.C.) con quelli provinciali, si attivano C.O.M. (Centri Operativi
Misti). L'attivazione di tali Centri è in capo all'autorità responsabile del C.C.S. a meno della nomina del
Commissario Delegato successiva alla dichiarazione dello stato di. Il C.O.M. è una struttura operativa
decentrata che svolge, su una base territoriale più ristretta rispetto al C.C.S., analoghi compiti di
determinazione del quadro di evento, di riscontro delle necessità rappresentate dai Comuni di riferimento.

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Il S.O.R. (Sala Operativa Regionale), attiva presso la Direzione Regionale di Protezione Civile, costituisce
lo strumento tecnico operativo di supporto alle determinazioni di competenza regionale e centro di
coordinamento delle Autonomie locali, dei Prefetti ed altre componenti di P.C.. In fase di Emergenza essa
si occupa:

 del coordinamento operativo delle forze di livello regionale interne ed esterne e delle Associazioni di
Volontariato che operano sul territorio della regione, oltre a coordinare la disponibilità di mezzi, materiali
e quanto previsto nei “Piani di protezione civile”;
 dell’analisi e valutazione in tempo reale di tutte le informazioni raccolte dai presidi territoriali e dal Centro
Funzionale d’Abruzzo;
 di assicurare il necessario supporto tecnico e organizzativo, in fase di allerta e emergenza, ai Servizi di
Protezione Civile per la concreta diramazione delle decisioni e delle direttive del presidente della Giunta
Regionale e per il controllo sullo stato dei conseguenti adempimenti;
 al collegamento in tempo reale, attraverso presidio permanente e continuativo, con la Presidenza della
Giunta e le Prefetture, con la Sala Situazioni Italia del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile,
con le strutture dei Settori della Giunta Regionale prioritariamente interessati alle attività di Protezione
Civile e con tutte le strutture che concorrono al Sistema di protezione civile (Provincia, Prefetture,
Comandi VV.F., Comandi CFS, C.R.I., Strutture Sanitarie, Esercito, Forze dell’Ordine, ecc);
 alla gestione di tutte le situazioni di emergenza di carattere regionale, e, ove se ne ravvisi la necessità
per tutte le emergenze di carattere provinciale e comunale.

La DI.COMA.C. (Direzione Comando e Controllo) rappresenta l’organo di coordinamento nazionale delle


strutture di Protezione Civile nell’area colpita, attivato dal Dipartimento della Protezione Civile in seguito
alla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo; è una struttura centrale mobile che viene
attivata solo a seguito di grandi eventi e rappresenta il livello decisionale dislocato sul territorio che
fornisce, direttamente nell'area interessata dall'evento, un supporto al coordinamento locale.

La Prefettura di Pescara - Ufficio Territoriale di Governo (UTG)


il Prefetto, ai sensi dell’art. 14 del Legge n.225/1992 e riconfermato nei contenuti dalla Legge n.100/12,
svolge un ruolo di raccordo strategico non solo nell’ambito della pianificazione di Protezione Civile tra gli
Enti comunali, provinciali e regionali, ma anche (ed in modo più determinante) nella direzione unitaria dei
servizi di emergenza a livello provinciale.
Il Prefetto in presenza di eventi calamitosi di tipo b. o c. (art. 2 co.1 Legge n. 225/1992), provvede:
 ad informare:
- il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile;
- il Presidente della Giunta Regionale;
- il Dipartimento dei VV.F., del soccorso pubblico e della difesa del Ministero dell’Interno
 assume, coordinandosi con il presidente della giunta regionale, la direzione unitaria dei servizi di
emergenza da attivare a livello provinciale, coordinandoli con gli interventi dei sindaci dei comuni
interessati
 adotta tutti i provvedimenti necessari ad assicurare i primi soccorsi;
 vigila sull'attuazione, da parte delle strutture provinciali di protezione civile, dei servizi urgenti, anche
di natura tecnica.

Il Prefetto, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, opera, quale delegato del Presidente del
Consiglio dei Ministri, anche a mezzo di ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente e nel rispetto dei
principi generali dell’ordinamento giuridico e nei limiti del decreto di dichiarazione dello “stato di
emergenza”.

2C.1.1 Attività del Centro Funzionale Multirischio della Regione Abruzzo


Con la Direttiva P.C.M. del 27 febbraio 2004 sono stati emanati gli “indirizzi operativi per la gestione
organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico
ed idraulico ai fini di protezione civile”. La gestione del sistema di allertamento nazionale è quindi
assicurata dal Dipartimento della Protezione Civile, dalle Regioni e dalle Province Autonome

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attraverso la rete dei Centri Funzionali, nonché le strutture regionali ed i Centri di Competenza
chiamati a concorrere funzionalmente ed operativamente a tale rete.
Il Centro Funzionale d’Abruzzo, istituito attraverso la L.R. n.34/2007 – art.22 svolge le funzioni di
accentramento di tutti i dati strumentali e di monitoraggio su scala regionale, di previsione di scenari di
rischio meteo-idrologico, ambientale e sismico, di allertamento e di supporto decisionale al sistema di
Protezione Civile regionale e nazionale per tutte le tipologie di rischio.
A partire dal 15/01/2012 la Regione Abruzzo, per mezzo del proprio Centro Funzionale, ha aggiornato
il “protocollo d’intesa” con le Prefetture territoriali. Tale protocollo prevede la diffusione di messaggi di
allerta (tramite sms, fax e mail) e relativi bollettini di criticità per il rischio idrogeologico, idraulico e
incendio.

Per quanto riguarda il rischio idrogeologico e idraulico il Centro Funzionale ha il compito di:
 assicurare la valutazione della situazione meteorologica ed idrologica attesa, con particolare
riferimento agli effetti al suolo ed il monitoraggio delle precipitazioni e dei livelli idrometrici misurati
dalle stazioni della rete regionale di monitoraggio;
 assicurare il preannuncio e l’allertamento degli eventi calamitosi attesi;
 garantire la gestione e la manutenzione dei sistemi di comunicazione per l’allertamento di tutti i
soggetti preposti alla gestione dell’emergenza (in atto o prevista), per il preavviso alla popolazione
e per la comunicazione durante le fasi di gestione dell’emergenza.

Per quanto riguarda il rischio incendi boschivi il Centro Funzionale ha il compito di:
 assicurare la risposta tempestiva ed efficace alla suscettività all’innesco degli incendi boschivi
garantendo, in funzione dei livelli di pericolosità, la diffusione dei bollettini emessi dal Dipartimento
di Protezione Civile egli Enti preposti alla gestione dell’emergenza.

La finalità di tali compiti è di fornire un servizio continuativo per tutti i giorni dell’anno e, se del caso, su
tutto l’arco delle 24 ore giornaliere che sia di supporto alle decisioni delle autorità competenti per le
allerte e per la gestione dell’emergenza.
Le Regioni e le Province Autonome, d’intesa con il Dipartimento, stabiliscono un insieme di valori degli
indicatori che, singolarmente o concorrendo tra loro, definiscono, per ogni tipologia di rischio, un
sistema di soglie articolato almeno sui due livelli di moderata ed elevata criticità, oltre che un livello
base di situazione ordinaria, in cui le criticità possibili sono ritenute comunemente ed usualmente
accettabili dalle popolazioni.

2C.2 STRUTTURA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE IN EMERGENZA


A scala comunale la protezione civile, che in situazioni ordinarie svolge le proprie funzioni attraverso
l’Ufficio Comunale di Protezione Civile (come descritto nel paragrafo § 1C.1.1.), deve poter fronteggiare le
situazioni di emergenza nell’ambito di un quadro di controllo organico. Per poter affrontare il complesso ed
articolato sistema di soccorso è indispensabile rifarsi ad un modello d'intervento adeguato alle esigenze
derivate dalla definizione degli scenari e dalla conoscenza dei compiti, ruoli e funzioni delle componenti
del sistema di protezione civile. Il Piano Comunale definisce tale modello in relazione alle risorse umane,
strumentali e finanziarie di cui dispone. In sintesi, sulla base degli schemi che vengono presentati saranno
individuati e istituiti gli organi, definiti compiti e funzioni, scelte le sedi di comando e censite tutte le risorse
disponibili.
In ogni caso, il modello di intervento, nella sua parte generale, dovrà prevedere almeno:
 l'immediata reperibilità dei Responsabili di Funzionari e attivazione del C.O.C.;
 l'attivazione dei monitoraggi dell’ evento con l'eventuale istituzione di uno stato di presidio h24;
 il controllo del territorio, la delimitazione delle aree a rischio, gli eventuali sgomberi cautelativi, la
predisposizione dei cancelli stradali e quanto d'altro di necessità per assicurare la pubblica e privata
incolumità e l'organizzazione dei soccorsi;
 l'impiego organizzato della polizia municipale assistita dalle Organizzazioni di Volontariato o da tecnici
comunali;
 l'allertamento della popolazione;

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 le procedure di evacuazione (secondo le necessità legate ai differenti scenari);


 l’organizzazione ed il presidio delle aree/strutture di attesa;
 l'allestimento delle aree/strutture di accoglienza per la popolazione.
Le schede complete delle RISORSE COMUNALI DISPONIBILI (Schede Regione Abruzzo) sono allegate al
Piano.

2C.2.1 Ruolo del Sindaco in emergenza


Il Sindaco è la figura determinante della catena operativa della protezione civile a livello Comunale ed
ha l’obbligo (non solo morale) di adottare tutti quei provvedimenti di emergenza indirizzati soprattutto
alla salvaguardia della vita umana. Egli, quale autorità di protezione civile, ha il dovere di assumere la
direzione dei servizi di emergenza che insistono sul territorio del Comune, il coordinamento dei servizi
di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite e l’adozione dei relativi provvedimenti (es.
Ordinanze Sindacali). Per perseguire tale obiettivo il Sindaco deve avvalersi dei Piani di Emergenza
Comunali.
In via generale, in riferimento all’art. 15 della Legge n. 225/1992 come modificata dalla Legge
n.100/2012, il Sindaco provvede:
 acquisire informazioni dettagliate sull’evento (sua natura ed estensione, località interessate,
entità dei danni, ecc.) dal Responsabile dell’Ufficio Comunale di P.C.;
 assume la direzione dei servizi di emergenza che insistono sul territorio, nonchè nel
coordinamento dei servizi di soccorso previsti nei Piani operativi di Emergenza comunali;
 dare immediata comunicazione, delle azione intraprese, al Prefetto e al Presidente della
Giunta Regionale;

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 l'individuazione delle situazioni di pericolo e la prima messa in sicurezza della popolazione,


anche disponendone l'evacuazione;
 l'assistenza sanitaria ai feriti;
 informare la popolazione in ordine all’evento calamitoso;
 richiedere l’intervento di altre forze e strutture al Prefetto quando l’evento non possa essere
fronteggiato con le risorse a disposizione del comune.
Per lo svolgimento di tali compiti di coordinamento generale e di direzione unitaria di tutte le operazioni
di soccorso il Sindaco si avvale di:
 Centro Operativo Comunale (C.O.C.) composto dalle Funzioni di Supporto e della Sala Operativa
Comunale
 Volontariato
 Presidi territoriali

2C.2.2 Centro Operativo Comunale (C.O.C.)


Il Centro Operativo Comunale (C.O.C.), che il Comune ha l’obbligo di costituire per rispondere alle
competenze indicate dal D.L. 112/1998, è un organismo collegiale costituito in forma provvisoria nel
quale si attua la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione
colpita, provvedendo ad organizzare gli interventi necessari per fronteggiare l’emergenza.
Il C.O.C. è presieduto dal Sindaco, ovvero per sua delega dall’Assessore alla Protezione Civile,
oppure, in caso di assenza o di impedimento dal Responsabile del C.O.C.
L’attivazione del C.O.C. avviene in caso di eventi calamitosi in atto o previsti ed è promossa dal
Sindaco attraverso un decreto Sindacale. Secondo le necessità e l’operatività d’intervento, il C.O.C.
potrà essere attivato nella totalità delle funzioni (attivazione plenaria), oppure in modalità graduale,
coinvolgendo solo le funzioni di supporto utili alla risoluzione della criticità (attivazione parziale).
Il C.O.C. del Comune di Pescara, istituito con Decreto Sindacale del 22/4/2013, è costituito, oltre che
dal Sindaco che lo presiede:
 dal Responsabile del C.O.C. e della sala operativa;
 dai Responsabili delle Funzioni di Supporto;
 dal centro di raccolta informazioni.
Il C.O.C. si riunisce presso la sede del Comando di Polizia Municipale all’interno di una sala
appositamente attrezzata per accogliere i Responsabili di Funzione, un centralino e quant’altro
necessario per coordinare gli interventi.

2C.2.2.1 – Responsabile del C.O.C.


Il Responsabile del C.O.C. è una figura di collegamento tra i Responsabili delle Funzioni ed il
Sindaco quale coordinatore delle azioni. In particolare il Responsabile del C.O.C., al
manifestarsi di una situazione di emergenza ed in base alle informazioni in proprio possesso
valuta la situazione locale e comunica al Sindaco lo stato dell’evento, quindi egli deve:
 informare il Sindaco o l'Assessore delegato dell'evento;
 avviare le attività di ricognizione e di raccolta delle informazioni anche attraverso l’attivazione
dei presidi territoriali;
 affiancare il Sindaco nel coordinamento dei soccorsi;
 coordinare e favorire la collaborazione reciproca delle diverse Funzioni del C.O.C. attivate;
 coordinare le attività di post-emergenza;
 assumere il coordinamento delle azioni e dei soccorsi alla popolazione nel caso il Sindaco o
Vicesindaco non siano presenti.

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2C.2.2.2 - Funzioni di supporto secondo il “metodo Augustus”


Le funzioni di supporto, così come previsto dal “metodo Augustus”, sono finalizzate ad
organizzare le risposte che occorre dare alle diverse esigenze che si manifestano nel corso di
un evento calamitoso. Ogni funzione, rispetto alle altre, acquisisce un rilievo differente secondo
gli effetti causati dal singolo evento. A livello comunale le Funzioni di supporto sono 9 ognuna
rappresentata da un responsabile, il quale assume la veste di operatore specializzato
nell’ambito della propria funzione di supporto durante le fasi dell’emergenza e riferisce
direttamente al Responsabile del C.O.C. circa gli sviluppi delle proprie azioni.
I responsabili di Funzione, preventivamente individuati ed incaricati dal Sindaco con
provvedimento specifico, operano in sinergia tra di loro per mezzo del Responsabile del C.O.C..
In “tempo di pace” i responsabili hanno l’obbligo di mantenere vivo ed efficace il Piano
Comunale di Protezione Civile, attraverso il periodico aggiornamento dei dati e delle procedure
in collaborazione con l’Ufficio Comunale di Protezione Civile.
F1. Tecnico-scientifica e pianificazione
F2. Assistenza sociale, sanitaria e veterinaria
F3. Volontariato
F4. Logistica
F5. Servizi essenziali e attività scolastica
F6. Censimento danni a persone e cose
F7. Viabilità
F8. Telecomunicazioni
F9. Assistenza alla popolazione

Funzione 1. Tecnico-scientifica e pianificazione


La funzione fornisce supporto decisionale al Sindaco. Il referente è il Responsabile dell’Ufficio
Comunale di Protezione Civile che si occupa di sviluppare scenari previsionali circa gli eventi
attesi, mantiene i rapporti con le varie componenti scientifiche e tecniche in caso di evento
calamitoso, in particolare deve:
 seguire l’evolversi dell’evento, interfacciandosi con i referenti Provincilai, Regionali e
Nazionali.
 attivare le opportune operazioni di monitoraggio prefigurando scenari da comunicare al
Sindaco.
 raccogliere le prime informazioni circa l’entità dell’evento in atto ed una prima stima delle
persone coinvolte e dei danni rilevati.
 produce mappe descrittive dell’evento in corso e di possibili evoluzioni.

Funzione 2. Assistenza sociale, sanitaria e veterinaria


Il referente è un rappresentante del servizio sanitario locale. Dirige e coordina, in accordo con i
rappresentanti della A.S.L. di Pescara, l’attività nel campo dell’assistenza sanitaria, sociale e
veterinaria. I principali compiti sono:
 Raccordo con la pianificazione sanitaria dell’ASL.
 Raccordo con il volontariato socio-sanitario e con la funzione “Volontariato”.
 censimento e gestione di posti letto e ricoveri.
 Istituzione del servizio farmaceutico d’emergenza.

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 Assistenza psicologica alla popolazione colpita.


 Coordinamento delle fasi di allontanamento dei cani ospitati nei canili comunale, se
necessario.

Funzione 3. Volontariato
Il responsabile coordina i gruppi di volontariato, rende disponibili uomini, mezzi e materiali da
impiegare operativamente e partecipa alle operazioni di monitoraggio, soccorso ed assistenza.
Il responsabile di funzione deve:
 Censire le risorse disponibili presso ogni organizzazione di volontariato.
 Attività in emergenza, in relazione alla tipologia degli scenari di rischio, a supporto delle altre
Funzioni.
 Approntamento e gestione degli insediamenti abitativi di emergenza e delle aree di
emergenza.

Funzione 4. Logistica
Il responsabile ha il compito di fornire l’elenco delle risorse disponibili in termini di mezzi e
materiali attraverso un costante aggiornamento (soprattutto nei periodi di “non emergenza”) e
censimento delle risorse in dotazione.
 Censisce le risorse dei materiali e dei mezzi disponibili, sia pubblici che privati, sulla base
delle esigenze connesse con gli scenari di rischio ipotizzati.
 Stipula di convenzioni per la fornitura di mezzi e materiali in emergenza.
 Gestisce il magazzino comunale e il materiale di pronta disponibilità.
 Individua le esigenze di integrazione di materiali e mezzi.

Funzione 5. Servizi essenziali e attività scolastica


Il responsabile coordina i rappresentanti dei servizi essenziali erogati sul territorio (acqua,
elettricità, gas, ecc.) attraverso le aziende Territoriali competenti (ATO, ACA, Pescara Gas,
Enel, Telecom Italia). Compiti in fase emergenziale:
 acquisire informazioni circa i danni subiti dai sistemi a rete informando i gestori competenti per
le necessarie riparazioni;
 verificare l’efficienza dei servizi a rete degli edifici stategici;
 richiedere gli interventi per il ripristino dei servizi a rete.
 Svolge una attenta opera di studio sulla validità dei piani d’emergenza predisposti dai singoli
Istituti scolastici, organizzando l’informazione con il supporto della Funzione 3.
 Accertare, di concerto con la Funzione 6, l’agibilità degli edifici scolastici, in caso di inagibilità
individua le strutture alternative dove poter svolgere le attività scolastiche.

Funzione 6. Censimento danni


L'attività ha il compito di censire la situazione determinatasi a seguito dell'evento calamitoso con
particolare riferimento a persone, edifici pubblici, edifici privati, impianti industriali, servizi
essenziali, attività produttive, opere di interesse culturale, infrastrutture pubbliche ecc. al fine di
predisporre il quadro delle necessità.
Il responsabile dovrà:
 effettuare una prima ricognizione del territorio interessato dall’evento per una prima stima dei
danni subiti;

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 raccogliere tutte le segnalazioni di danni sia da privati (attraverso la sala operativa) che da
Enti;
 definire il programma di verifica speditive dei danni;
 produrre un elenco degli edifici non agibili o crollati dando informazione sul numero di persone
eventualmente da ricoverare.

Funzione 7. Viabilità
Il responsabile, in costante contatto con il Comando del Corpo di Polizia Municipale e di Polizia,
dovrà organizzare localmente la viabilità, inibendo il traffico nelle aree a rischio, indirizzando e
regolando gli afflussi dei soccorsi:
 controllo dei flussi di traffico lungo le vie di fuga e dell'accesso ai mezzi di soccorso;
 presidiare, con l’aiuto anche del volontariato, i cancelli posti in prossimità delle aree colpite;
 coordinamento con VV.F., Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale.

Funzione 8. Comunicazioni
Egli, di concerto con i gestori locali della telefonia fissa e mobile dovrà garantire, per quanto
possibile, il funzionamento delle reti di telecomunicazioni, provvedendo agli interventi di
ripristino, o predisponendo una rete alternativa utilizzando anche organizzazioni di volontariato
(radioamatori). In particolare deve:
 organizzare preventivamente la rete dei collegamenti per l'emergenza con il Centro
Coordinamento Soccorsi, Sala Operativa Provinciale, Prefettura;
 gestire il materiale radio e di telecomunicazione.
 gestione le telecomunicazioni in emergenza.

Funzione 9. Assistenza alla popolazione


Questa Funzione si interessa di gestire il ricovero ed il censimento della popolazione colpita da
indirizzare nelle strutture, sia pubbliche che private, destinate a ricevere le persone. Svolge,
quindi, un compito essenziale ed estremamente importante in quanto agisce in stretto contatto
con la popolazione e le forze di volontariato (Funzione 2 e 3). Si occupa principalmente di:
 predisporre ed aggiornare un elenco delle persone coinvolte che necessitano di ricovero,
assumendo informazioni dal responsabile della Funzione 6, inoltre valuta il numero delle
persone che potrebbero avere bisogno di assistenza in base alle informazioni fornitegli dal
responsabile della Funzione 1;
 raccogliere informazioni circa la disponibilità di posti letto presso le strutture alberghiere –
ricettive della zona;
 provvedere unitamente al responsabile della Funzione 3 l’organizzazione dell’allestimento
delle aree di attesa e accoglienza della popolazione.

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RESPONSABILE C.O.C. E SALA OPERATIVA


Direttore Dipartimento Attività Tecniche Energetiche Ambientali
Ing. Amedeo D’Aurelio
Recapito tel. 338.67.25.510

FUNZIONE DI SUPPORTO RESPONSABILE ORGANO DI SUPPORTO

Comune di Pescara Centro Funzionale


1. Tecnico-scientifica e Geol. Lorenzo Ballone Sala Operativa regionale
Pianificazione Sala operativa provinciale
Recapito tel. 337.10.22.327 INGV
“118 – Pescara” A.S.L. Pescara
Dott. Vincenzo Lupi Ordine dei Medici
2. Assistenza sociale sanitaria
Ordine dei Farmacisti
e veterinaria
Recapito tel. 338.65.08.986 Ordine degli Psicologi
118 - C.R.I. - Misericordia
“Volontariato”
E.M.I.C. Angelo Ferri
3. Volontariato Associazioni di Volontariato
Recapito tel. 345.53.53.355

Comune di Pescara
Arch. Pierpaolo Pescara Attiva S.p.a
4. Logistica A.C.A. – A.T.O
Recapito tel. 348.14.02.784 Aziende private

Comune di Pescara Pescara Gas


Ing. Gaetano Pepe ENEL
5. Servizi essenziali
A.C.A. – A.T.O.
Recapito tel. 338.67.25.309 Pescara Distribuzione Gas

Comune di Pescara Ordini Professionali:


Ing. Massimo Di Cintio Ingegneri
6. Censimento danni Architetti
Recapito tel. 366.96.19.546 Geologi
Tecnici Provincie / Regione
Polizia Municipale
Magg. Sergio Petrongolo Polizia Municipale
7. Viabilità VV.F.
Recapito tel. 348.73.71.889 Polizia – Carabinieri – G.d.F.

Comune di Pescara
Dott. Sergio Soriano Enti gestori reti di
8. Comunicazione telecomunicazioni
Recapito tel. 366.96.19.531 Radioamatori

“Misericordie”
Sig. Fabio Di Pietrantonio Uffici Comunali
9. Assistenza alla popolazione
Uffici Provincia / Regione
Recapito tel. 349.55.21.597

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2C.2.2.3 – Centro raccolta informazioni


Il centro raccolta informazioni, indipendentemente dal numero delle funzioni attivate in relazione
alle diverse tipologie ed alla diversa importanza degli eventi, ha il compito di raccogliere le
informazioni e le richieste di soccorso da parte della popolazione e trasmetterle al Responsabile
del C.O.C.; pertanto, sarà funzionante “H24” per tutto il tempo dell’emergenza. Per svolgere tale
funzione dovrà essere dotata di connessione alla rete LAN, computer, fax, telefoni, apparati
radio per comunicare con le squadre di volontari esterne al lavoro.

2C.2.3 Volontariato
Il Volontariato specializzato in attività di protezione civile costituisce uno degli elementi cardine del
Sistema di protezione civile sia a livello locale, sia nazionale.
Le prime forme di volontariato sono state quelle che riguardavano il volontariato sanitario, dato che
l’obiettivo che ci si prefiggeva inizialmente era quello per cui il primo intervento fosse quello sanitario
piuttosto che quello di matrice tecnica. In seguito e con la maggiore organizzazione dell’allora Agenzia
di Protezione Civile, pariteticamente anche nel comune di Pescara iniziavano a costituirsi associazioni
di volontariato più organizzate e meglio strutturate anche dal punto di vista legislativo. Tale
trasformazione è proseguita sino alla nascita del Servizio di Protezione Civile che ha sancito la
formazione di una nuova forza trasversale di cittadini volontari, il cui principio motivante è sempre stato
quello della solidarietà.
Presso l’albo regionale delle Associazioni di Protezione Civile sono presenti sul territorio comunale n.
5 Associazioni legalmente costituite ed iscritte. Di seguito sono elencati i nomi e gli ambiti d’intervento
così come sono stati dichiarati all’atto della iscrizione regionale:
Associazione Sede Referente Specializzazione
Toro Francesca Nautico
INSIEME NEL BLU Pescara - Via Rio Arno, 21
tel. 329.95.15.74 Ass.Popolazione
(sede legale) Pescara - Via Colli
Ass.Popolazione
Innamorati 181 Bandini Bruno
MODAVI PESCARA Montaggio Campi
(sede operativa) Pescara - Via tel 338.49.38.180
Rifornimenti
Tiburtina, 74
SCUOLA CANI De Michele M.Angela Nautico
Pescara - Via Cetrullo, 50
SALVATAGGIO ABRUZZO tel 339.54.93.801 Cinofilo acquatico
FRATERNITÀ DI Sanitario
Pitocco Nicola
MISERICORDIE DI Pescara - Strada delle Fornaci, 2 Ass.Popolazione
PESCARA tel 347.34.20.726
Gest.Campi
ASSOCIAZIONE NAZIONALE D'Incecco Federico Sorveglianza campi
CARABINIERI PESCARA
Pescara - Via Ugo Foscolo, 49
tel 335.81.96.775 Viabilità
Logistica
(sede legale) Pescara - Via
ASSOCIAZIONE Ass.Popolazione
Venezia, 4 Ferri Angelo
VOLONTARI SENZA USAR
FRONTIERE (sede operativa) Pescara - Via tel 345.53.53.355
Gest. Campi
Fonte Romana, 19
Sala Operativa
Ass.Popolazione
VAL PESCARA Pescara - Strada Vicinale del Romano Antonio
Montaggio e
PROTEZIONE CIVILE Trappeto, 4 tel 345.39.55.812
manutenzione campi
Qui di seguito si riporta uno schema riassuntivo dei mezzi e delle risorse di tutta la struttura di
volontariato di Protezione Civile operativa nel territorio comunale.

RISORSE UMANE
TEMPI DI ALLERTAMENTO VOLONTARI UNITA’
Operatività in 180 minuti di anticipo 25
Operatività in 120 minuti di anticipo 55
Operatività in 60 minuti di anticipo 50
Operatività in 30 minuti di anticipo 15

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MEZZI

AUTOMEZZI AL DI SOTTO DEI 35 Q.LI


GANCIO
MARCA TIPO C.C TRAINO N° POSTI CARBURANTE
RAYTON FISSORE 4X4 MAGNUM 2450 SI 6 GASOLIO
PICK UP 1900 NO 5 GASOLIO
LAND ROVER DISCOVERY 2000 SI 7 BENZINA
LAND ROVER DISCOVERY 2000 SI 7 GASOLIO
FIAT DUCATO 2800 NO 9 GASOLIO
NISSAN PICK UP 2000 SI 5 GASOLIO
LAND ROVER 2000 NO 5 GASOLIO
FIAT CAMPAGNOLA 2500 SI 7 GASOLIO
FIAT SCUDO 1900 NO 9 GASOLIO
AUTOMEZZI AL DI SOPRA DEI 35 Q.LI
LANCIA ACL 75 SI 2 GASOLIO
FIAT ACM 80 SI 2 GASOLIO

MATERIALI
TIPOLOGIA QUANTITA’
MOTOPOMPA 1
IDROVORA 1
LAMA NEVE 0
GENERATORE DI CORRENTE 6
GOMMONE 3
MOTOSEGA 5

2C.2.4 Presidi territoriali


I presidi territoriali svolgono il compito di ricognizione e di sopralluogo delle aree esposte a rischio e di
comunicare in tempo reale le eventuali criticità per consentire l’adozione delle conseguenti misure di
salvaguardia. Per fare ciò gli operatori che svolgono il compito di presidio del territorio devono essere
appositamente formate o dotate di specifiche conoscenze tecniche e scientifiche.
Assume particolare importanza l’attività di presidio in presenza di criticità idraulica del F. Pescara
poiché la sorveglianza visiva del livello idrometrico del fiume consente di stimare in sito il reale pericolo
di un’eventuale esondazione. Nell’ambito del sistema di allertamento idrogeologico (frane) ed idraulico
(esondazione) il presidio territoriale può costituire un valido supporto all’attività di sorveglianza e
prevenzione, ancor più se è presente in loco un sistema di monitoraggio strumentale del fenomeno
calamitoso.
L’attivazione del presidio territoriale spetta al Responsabile del C.O.C. che, attraverso il responsabile
della Funzione 1 _ tecnico-scientifica e pianificazione, ne indirizza la dislocazione e l’azione,
provvedendo ad intensificarne l’attività in caso di criticità rapidamente crescente verso livelli elevati.
Il personale disponibile per l’espletamento delle attività specifiche del Presidio Territoriale sarà
integrato in relazione alle necessità evidenziate nella fase dei emergenza.
A tale scopo possono essere coinvolti:
 tecnici del Servizio di P.C. Comunale
 volontariato
 Polizia Municipale

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III – PROCEDURE D’INTERVENTO


In questa sezione del Piano sono descritte quelle procedure operative da effettuare in caso di emergenza, in
ordine logico e temporale fino al superamento dell’emergenza. In pratica si stabilisce quali sono le procedure
da adottare e chi deve eseguirle (“chi fa che cosa”).

3A. PIANI OPERATIVI DI EMERGENZA


Il Piano Operativo di Emergenza è il progetto finale di tutte le attività coordinate e delle procedure di
Protezione Civile di livello comunale per fronteggiare un qualsiasi evento calamitoso, probabile in un
determinato territorio.
L'elaborazione del Piano Operativo di Emergenza ha lo scopo di disporre, secondo uno schema ordinato, il
complesso delle attività operative per un coordinato intervento di prevenzione e soccorso in emergenza a
favore delle popolazioni esposte ad eventi calamitosi. Il Piano deve quindi prevedere l'utilizzo di tutte le
risorse tecniche, assistenziali e sanitarie a disposizione dell’ Ente necessarie all'adozione di tutti i
provvedimenti, compresi quelli relativi alla preparazione all'emergenza, al fine di assicurare i primi soccorsi in
caso di eventi calamitosi in ambito comunale (art. 108 lettera c. D.Lgs. 112/98).
La struttura organizzata del C.O.C. ,sulla base dell'esperienza maturata e dalla competenza dei propri
componenti responsabili ed operativi, fornisce la risposta pratica alle necessità indotte dalle calamità,
considerando i contenuti degli "scenari di riferimento".
Lo scenario altro non è che la valutazione preventiva degli effetti sul territorio, sulle persone, sulle cose e
sui servizi essenziali ingenerati da un determinato evento e da cui deriva la conoscenza dei probabili sviluppi
che tali effetti producono.

3B. GESTIONE DELL’EVENTO


Tra le diverse tipologie di rischi che possono interessare l’ambito comunale, provocando danni alla
popolazione, agli animali, alle attività socio-economiche, alle strutture e al territorio, ve ne sono alcune
prevedibili ed altre non prevedibili. I primi – eventi prevedibili – sono solitamente preceduti da segnali
precursori, ovvero fenomeni naturali tenuti sotto costante monitoraggio che ne annunciano l’accadimento,
come succede ad esempio per l’evento meteorologico o l’alluvione. Per i secondi – eventi non prevedibili
– l’avvicinarsi dell’evento non è preceduto da alcun fenomeno che ne consenta la previsione oppure i
precursori sono temporaneamente così ravvicinati all’evento da non permettere l’attuazione di misure
preventive.
Nel modello di intervento e gestione dell’evento sono definite nel presente Piano due procedure per:
 Evento con preavviso, causato da fenomeni direttamente connessi con la situazione meteorologica
(fenomeni meteorologici, rischio idraulico, frane), la cui previsione consente l'attivazione delle diverse
fasi operative, funzionali ad una crescente criticità. L’intervento di protezione civile si sviluppa per fasi
successive, che servono a scandire temporalmente l’evolversi del livello di allerta e, conseguentemente,
l’incremento delle risorse da impegnare.
 Evento improvviso, che per mancato allarme o al verificarsi di un fenomeno non prevedibile o ad
evoluzione estremamente rapida (rischio sismico, industriale, incendio, incidente sulle vie di
comunicazione), richiede l'attuazione diretta delle misure per l'emergenza e dei relativi piani.
La gestione del presente Piano Comunale di P.C. e dei relativi Piani Operativi di Emrgenza, sulla base della
tipologia di scenario di rischio atteso e dell’intensità con la quale l’evento si verifica, può essere
schematicamente riassunta come il diagramma di flusso rappresentato nella successiva immagine.
Si intuisce come l’attivazione delle procedure di emergenza per fasi discrete può avvenire soltanto quando è
possibile monitorare il fenomeno nel tempo e nello spazio; in tutti gli altri casi il Piano di Emergenza si attiva
quando l’evento è in atto.

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L’emergenza, sia che si tratti di un evento improvviso, sia che giunga in seguito ad incrementi di livelli di
criticità, si attua quando l’evento è in atto sul territorio, sulle persone e sui beni con un’intensità (magnitudo)
tale che non può essere fronteggiata e gestita con mezzi disponibili, bensì ricorrendo a misure straordinarie.
In questa fase il Sindaco, qualora la calamità non può essere fronteggiata con i soli mezzi a disposizione del
Comune, chiede l’intervento di altre forze e strutture al Prefetto.
Nella fase di emergenza si dispone, quando ne ricorre la necessità, per l’evacuazione della popolazione a
rischio presso le arre di attesa individuate dal presente Piano nei modi e attraverso il coinvolgimento dei
soggetti preposti così come specificato nei relativi Piani Operativi.

Il soccorso alla popolazione inizia quando è cessata la fase emergenziale. Gli sforzi sono indirizzati ad
assicurare il soccorso alla popolazione in particolare alle persone che abbiano riportato danni fisici e
psicologici. In questa fase si prevede il trasporto delle persone presso le aree di accoglienza fintanto che
non saranno effettuate verifiche di agibilità delle proprie abitazioni da parte delle squadre di tecnici-
professionisti appositamente individuati.

3B.1 EVENTO CON PREAVVISO


3B.1.1 Sistema di allertamento del Centro Funzionale Multirischio
La gestione del sistema di allertamento nazionale è assicurata dal Dipartimento di Protezione Civile e
dalle Regioni attraverso la rete dei Centri Funzionali, ovvero soggetti preposti allo svolgimento delle
attività di previsione, monitoraggio e sorveglianza in tempo reale degli eventi e di valutazione dei
conseguenti effetti sul territorio.
Nel caso di eventi calamitosi con possibilità di preannuncio il modello di allertamento prevede che
l’attività del Centro Funzionale si sviluppi attraverso una fase previsionale ed una di monitoraggio e
sorveglianza.
La fase previsionale è costituita dalla valutazione della situazione attesa, nonché dei relativi effetti che
tale situazione può determinare sul territorio e porta alla comunicazione di prefigurati scenari di rischio
all’autorità comunale per l’attuazione dei rispettivi Piani di Emergenza.

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I prefigurati scenari di rischio sono valutati, per ogni zona di allertamento, sulla base di prefissate
soglie di riferimento. Al superamento di ogni soglia di riferimento corrisponde un livello di allerta
(criticità).
La fase di monitoraggio e sorveglianza si configura nella raccolta dei dati rilevati dalle diverse tipologie
di sensori, nonché tramite le notizie non strumentali reperite in loco (attraverso i presidi territoriali), che
rendono possibile la previsione a brevissimo termine gli scenari previsti, oltre che di aggiornarli e/o
formularne di nuovi.

Ad ogni livello di allerta, comunicati dal Centro Funzionale attraverso i bollettini/avvisi di criticità,
corrispondono fasi di allerta che determinano la messa in atto di azioni nei modi e nei termini previsti
nei Piani di Emergenza comunali.

La procedura d’intervento in caso di rischio idraulico del F. Pescara prevede una fase di preallerta
alla quale seguono tre diverse fasi di allertamento (ATTENZIONE, PREALLARME e ALLARME),
oltre all’ EMERGENZA, rispettivamente attivate in riferimento alle soglie di criticità secondo lo schema
seguente approvato dalla Regione Abruzzo:

 La fase di normalità si verifica quando non sono stati emessi e non sono in corso avvisi.
Anche nella fase di normalità il Centro Funzionale garantisce il servizio di reperibilità h24 con
un proprio funzionario reperibile tramite telefono cellulare.

 La fase di preallerta si attiva in caso di emissione del Bollettino di criticità con previsione di
criticità ordinaria conseguente alla possibilità di fasi temporalesche intense, in considerazione
del possibile passaggio dall’allertamento al manifestarsi dell’evento. Il Centro Funzionale
garantisce il servizio h24 con un proprio funzionario reperibile tramite cellulare.

 La fasi di allerta, suddivise in attenzione, preallarme ed allarme, si attivano quando è


possibile prevedere fenomeni meteo-idrologici significativi con un anticipo di almeno sei ore
dall’evento e prevedono procedure ed azioni concordate nell’ambito della sottoscrizione del
“Protocollo di Intesa in materia di protezione Civile” del 30/11/2005.

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PREVISIONE EVENTO EFFETTO IN ATTO SUL SUOLO FASE DEL PIANO


OPERATIVO DI
SCENARIO ATTESO SUL SUOLO
Billettino / Avviso emesso Avviso di Evento in Atto emesso EMERGENZA
dal Centro Funzionale dal Centro Funzionale DA ATTIVARE

Piogge forti tali da causare danni


Avviso lievi e diffusi PRE-ALLERTA
criticità ordinaria
Allagamenti diffusi dovuti a ristagno Allagamenti localizzati ad opera di
delle acque e/o incapacità di piccoli canali, rii e/o fenomeni di
drenaggio da parte della rete rigurgito del sistema di smaltimento
A fognaria, scorrimento superficiale delle acque piovane con
nelle sedi stradali urbane ed coinvolgimento delle aree urbane
L Avviso extraurbane ed innalzamento dei più depresse, allagamenti e danni
ATTENZIONE
criticità moderata livelli idrici nei corsi d’acqua che ai locali interrati, provvisoria
L possono provocare inondazioni interruzione della viabilità.
localizzate nelle aree contigue
E all’alveo e possibilità di innesco di
frane e smottamento localizzati dei
R versanti.
Eventi meteo-idrologici in grado di Innalzamenti di livelli idrometrici
T generare innalzamenti significativi con avvicinamento e tendenza al
dei livelli idrici negli alvei e tali da superamento della seconda soglia
A provocare fuoriuscita delle acque, per ciascun asta fluviale e
erosioni spondali, rottura degli previsione di persistenza dei
Avviso
M argini, sormonto di passerelle e fenomeni. PREALLARME
criticità elevata
ponti, inondazione delle aree
E circostanti e dei centri abitati e
probabile innesco di frane e
N smottamenti dei versanti in maniera
diffusa ed estesa
T Innalzamenti di livelli idrometrici
oltre la seconda soglia con
O Avviso (estensione) avvicinamento e tendenza al
ALLARME
criticità elevata superamento della terza soglia per
ciascun asta fluviale e previsione di
persistenza dei fenomeni.
Innalzamenti di livelli idrometrici
oltre la terza soglia - esondazione
del Fiume Pescara EMERGENZA

Il Piano Operativo di Emergenza rischio esondazione del F. Pescara, costituente parte essenziale del
presente Piano, ha adottato le procedure d’intervento del “Protocollo di Intesa” che sono state, quindi,
integrate con ulteriori attività operative ed adattate alla struttura organizzativa del C.O.C.

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3B.2 EVENTO IMPROVVISO


Al verificarsi di un evento improvviso o non prevedibile o a causa dell'evoluzione estremamente rapida
di un fenomeno meteorologico o alla minaccia di eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo, che
richiedono interventi straordinari ed immediati diretti alla tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli
insediamenti o dell’ambiente, si attuano le misure per l'emergenza.

STATO DI EMERGENZA

Il Sindaco, o Assessore delegato, avvia le operazioni di soccorso della popolazione con immediata
convocazione del C.O.C in forma plenaria. Il Sindaco dovrà acquisire, per quanto possibile, di tutte le
notizie utili sull'evento e sulla situazione territoriale, anche avvalendosi di pattuglie della Polizia
Municipale e delle attività di squadre del Volontariato che dovranno essere dislocate sul territorio
(avamposti).

3B.3 VIABILITA’ IN EMERGENZA


Gli eventi calamitosi, generalmente, coinvolgono la rete viabilistica principale e locale, causando disagi
alla popolazione e difficoltà nelle attività di soccorso. In fase di pianificazione delle procedure di
emergenza è stata effettuata, per ogni scenario prevedibile, un’attenta analisi della rete stradale,
individuandone i tratti a rischio e prevedendo l’ubicazione di cancelli e posti di blocco con un duplice
scopo: regolare il traffico di afflusso/deflusso nelle aree colpite dagli eventi; consentire l’aggiramento
del blocco. E’ stata individuata la viabilità alternativa, garantendo, innanzitutto, il transito dei mezzi di
soccorso attraverso direttrici che permettono il collegamento più veloce ed nelle migliori condizioni di
sicurezza tra gli edifici considerati strategici ai fini di protezione civile: Prefettura, C.O.C., Ospedale,
Comando VV.F., aree di emergenza.

3B.3.1. Funzione dei cancelli


I cancelli consentono, durante il periodo dell’emergenza, di gestire il traffico in entrata ed in uscita
dall’intero territorio o delle zone colpite dall’evento. Nelle aree colpite dall’evento, ove si procederà
all’evacuazione della popolazione, sarà organizzato un sistema di vigilanza sia per evitare l’accesso in

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zone potenzialmente ancora a rischio e sia per evitare eventuali fenomeni di sciacallaggio. Pertanto
tale attività sarà organizzata dal responsabile della Funzione 7 “viabilità” preposta con l’ausilio di
apposite squadre di personale appartenete agli organi di Polizia Municipale o del volontariato.

3B.4 EVACUAZIONE DELLA POPOLAZIONE


L’attivazione dell’allarme e del cessato allarme verso la popolazione in caso di emergenza e dell’avvio
della procedura di evacuazione, attraverso l’ordine del Sindaco, sarà segnalato tramite altoparlante
montato sull’autovettura della Polizia Municipale, o per via telefonica e/o porta a porta, mediante la Polizia
Municipale, in coordinamento con le Forze dell’Ordine ed i Vigili del Fuoco ed il Volontariato.
Chi decide di procedere all’evacuazione.
Si tratta di una decisione che dovrà essere assunta dal Sindaco d’intesa con il Prefetto e le Strutture
Operative Locali (Vigili del Fuoco, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Polizia), salvo il caso di evento
imprevedibile ed improvviso per il quale non sia possibile informare in anticipo la popolazione.
Quando procedere all’evacuazione.
rischio sismico: secondo le indicazioni del Dipartimento della Protezione Civile
rischio idraulico: si prevede che l’evento temuto abbia un’energia tale da mettere a repentaglio la
stabilità delle abitazioni;
rischio incendio: l’incendio coinvolge o minaccia di coinvolgere aree urbanizzate con presenza di
popolazione.
Come diffondere l’ordine di evacuazione
per mezzo di altoparlanti montati su autovetture della polizia Municipale, se logisticamente possibile;
tramite i networks preposti alla diramazione dell’allarme: RAI sede regionale, RETEOTTO, RADIO DELTA
1, RADIOCALIFORNIA.
Dove dirigere la popolazione
nelle aree di attesa preventivamente individuate. La popolazione dovrà raggiungere dette aree a piedi
supportata dalla Polizia Municipale e dagli uomini del Volontariato. In particolare il Volontariato, di concerto
con la Funzione 2, si occuperà dell’evacuazione delle persone invalide e/o non deambulanti.
Revoca dell’evacuazione
Il Sindaco, d’intesa con il Prefetto, il Comandante dei Vigili del Fuoco e il Responsabile della Funzione 6,
verificata la fine del pericolo nell’area evacuata, dispone il rientro della popolazione nelle proprie abitazioni.
La comunicazione del cessato pericolo viene data dal personale dislocato nelle aree di attesa, da
altoparlanti e dai networks.

3C. SUPERAMENTO DELL’EMERGENZA


Il superamento dell’emergenza, ai sensi del comma 5 art.3 Legge n.100/12, «….consiste unicamente
nell'attuazione, coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative necessarie e indilazionabili
volte a rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita». Essa si traduce nel momento della
riattivazione e del ripristino, nella zona colpita, dell’ assetto minimo del tessuto socio-economico rispetto a
quello preesistente (ripristino della viabilità, rientro della popolazione nelle proprie abitazioni, servizi pubblici
essenziali ecc…).
La ricognizione e la valutazione dei danni, che in prima battuta è affidata alla Funzione 6, è fondamentale
per consentire allo Stato o alla Regione di stanziare una somma congrua per il ripristino delle strutture
danneggiate dall’evento e per l’eventuale erogazione di contributi a fondo perduto a favore dei cittadini o
delle imprese danneggiate. Inoltre le operazioni di controllo dei danni e di verifica di sicurezza degli edifici
pubblici e privati, che vengono eseguite in questa fase dell’emergenza col coordinamento del Responsabile
della Funzione 6, sono indispensabili per consentire il rientro della popolazione nelle loro abitazioni o nei
luoghi di lavoro.

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IV – INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE

4A FORMAZIONE DEI CITTADINI


La tutela dell'ambiente e delle persone, infatti, sono strettamente legate alla conoscenza, alla previsione e
ove possibile, alla prevenzione, ma soprattutto allo sviluppo di una cultura della resilienza, ossia alla
capacità della comunità di resistere e reagire ad eventi calamitosi costruendo, in anticipo, quella elasticità
che predispone all'impatto con un'emergenza e ne mitiga gli effetti. Le azioni necessarie per raggiungere
questo obiettivo sono: la formazione continua per chi opera in prima linea; l'informazione e la formazione dei
cittadini che possono essere una preziosa risorsa per il Sistema di protezione civile.
Con l’approvazione del presente Piano l’Amministrazione s’impegna a promuovere una campagna
informativa che vedrà tecnici dell’Ente, insieme a volontari di protezione civile, divulgare e far conoscere a
tutti i cittadini le nozioni principali sui rischi incombenti sul territorio comunale ed il giusto comportamento da
assumere in presenza di eventi calamitosi.
Il programma (da realizzarsi) prevederà giornate di incontro sia presso le sedi di quartiere, sia presso le
scuole di ogni ordine e grado presenti nel territorio comunale. Inoltre un aspetto fondamentale di conoscenza
e di verifica del Sistema sarà dato dalle esercitazioni che si svolgeranno ripetutamente durante i prossimi
anni con il coinvolgimento di altri comuni, Prefettura e associazioni di volontariato.

4B NORME DI AUTOPROTEZIONE
Il presente capitolo è rivolto principalmente ai cittadini, i quali sono tenuti ad apprendere, oltre le norme di
corretto comportamento riportate in seguito, anche i contenuti essenziali del Piano che sono
complessivamente rappresentati dalle cartografie allegate, in particolare è fondamentale conoscere quale
area di attesa (area di colore verde della Tavola 01 “Aree, infrastrutture ed edifici di Emergenza”) è
assegnata all’abitazione del proprio domicilio e quale sia il percorso sicuro per raggiungerla. Inoltre ciascun
cittadino ha il compito morale di divulgare le stesse informazioni ad altri (parenti, conoscenti ecc.) che non
sono in grado di accedere alle nozioni contenute nel Piano.
Le norme di comportamento qui di seguito riassunte si riferiscono alle indicazioni riportate nel sito web del
Dipartimento di Protezione Civile consultabili su http://www.protezionecivile.gov.it.

Si ricorda che su tutto il territorio nazionale il servizio di soccorso urgente di


qualsiasi natura reso dal Corpo nazionale Vigili del Fuoco è gratuito.

ALLUVIONI

Ascolta la radio o guarda la televisione per apprendere


eventuali avvisi di condizioni meteorologiche avverse o
di allerte di protezione civile. Ricorda che durante e
dopo le alluvioni, l’acqua dei fiumi è fortemente
inquinata e trasporta detriti galleggianti che possono
ferire o stordire. Inoltre, macchine e materiali possono
ostruire temporaneamente vie o passaggi che cedono
all’improvviso. Poni al sicuro la tua automobile in zone
non raggiungibili dall’allagamento nei tempi e nei modi
individuati nel piano di emergenza del tuo Comune.
In ogni caso, segui le indicazioni della protezione civile
del tuo Comune.

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Prima
 È utile avere sempre a disposizione una torcia elettrica e una radio a batterie, per sintonizzarsi
sulle stazioni locali e ascoltare eventuali segnalazioni utili.
 Metti in salvo i beni collocati in locali allagabili, solo se sei in condizioni di massima sicurezza.
 Assicurati che tutte le persone potenzialmente a rischio siano al corrente della situazione.
 Se abiti a un piano alto, offri ospitalità a chi abita ai piani sottostanti e viceversa se risiedi ai
piani bassi, chiedi ospitalità.
 Poni delle paratie a protezione dei locali situati al piano strada e chiudi o blocca le porte di cantine
o seminterrati.
 Se non corri il rischio di allagamento, rimani preferibilmente in casa.
 Insegna ai bambini il comportamento da adottare in caso di emergenza, come chiudere il gas o
telefonare ai numeri di soccorso.

Durante
In casa
 Chiudi il gas, l’impianto di riscaldamento e quello elettrico. Presta attenzione a non venire a
contatto con la corrente elettrica con mani e piedi bagnati.
 Sali ai piani superiori senza usare l’ascensore.
 Non scendere assolutamente nelle cantine e nei garage per salvare oggetti o scorte.
 Non cercare di mettere in salvo la tua auto o i mezzi agricoli: c’è pericolo di rimanere bloccati
dai detriti e di essere travolti da correnti.
 Evita la confusione e mantieni la calma.
 Aiuta i disabili e gli anziani del tuo edificio a mettersi al sicuro.
 Non bere acqua dal rubinetto di casa: potrebbe essere inquinata.

Fuori casa
 Evita l’uso dell’automobile se non in casi strettamente necessari.
 Se sei in auto, non tentare di raggiungere comunque la destinazione prevista, ma trova riparo
nello stabile più vicino e sicuro.
 Evita di transitare o sostare lungo gli argini dei corsi d’acqua, sopra ponti o passerelle.
 Fai attenzione ai sottopassi: si possono allagare facilmente.
 Se sei in gita o in escursione, affidati a chi è del luogo: potrebbe conoscere delle aree sicure.
 Allontanati verso i luoghi più elevati e non andare mai verso il basso.
 Evita di passare sotto scarpate naturali o artificiali.
 Non ripararti sotto alberi isolati.
 Usa il telefono solo per casi di effettiva necessità per evitare sovraccarichi delle linee.

Dopo
 Raggiunta la zona sicura, presta la massima attenzione alle indicazioni fornite dalle autorità di
protezione civile, attraverso radio, TV e automezzi ben identificabili della protezione civile;
 Evita il contatto con le acque. Sovente l’acqua può essere inquinata da petrolio, nafta o da acque
di scarico. Inoltre può essere carica elettricamente per la presenza di linee elettriche interrate;
 Evita le zone dove vi sono ancora correnti in movimento;
 Fai attenzione alle zone dove l’acqua si è ritirata. Il fondo delle strade può essere indebolito e
potrebbe collassare sotto il peso di un’ automobile;
 Getta i cibi che sono stati in contatto con le acque dell’alluvione;
 Presta attenzione ai servizi, alle fosse settiche, ai pozzi danneggiati. I sistemi di scarico
danneggiati sono serie fonti di rischio.

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FRANE

Ricorda che in caso di frana non ci sono case o muri


che possano arrestarla. Soltanto un luogo più elevato
ti può dare sicurezza.
Spesso le frane si muovono in modo repentino, come le
colate di fango: evita di transitare nei pressi di aree
già sottoposte a movimenti del terreno, in particolar
modo durante temporali o piogge violente.

Prima
 Contatta il tuo Comune per sapere se nel territorio comunale sono presenti aree a rischio di frana.
 Stando in condizioni di sicurezza, osserva il terreno nelle tue vicinanze per rilevare la presenza di
piccole frane o di piccole variazioni del terreno: in alcuni casi, piccole modifiche della morfologia
possono essere considerate precursori di eventi franosi.
 In alcuni casi, prima delle frane sono visibili sui manufatti alcune lesioni e fratturazioni; alcuni muri
tendono a ruotare o traslare.
 Ascolta la radio o guarda la televisione per apprendere dell’emissione di eventuali avvisi di
condizioni meteorologiche avverse o di allerte di protezione civile. Anche durante e dopo l’evento è
importante ascoltare la radio o guardare la televisione per conoscere l’evoluzione degli eventi.
 Allontanati dai corsi d’acqua o dalle incisioni torrentizie nelle quali vi può essere la possibilità di
scorrimento di colate rapide di fango.

Durante
 Se la frana viene verso di te o se è sotto di te, allontanati il più velocemente possibile, cercando
di raggiungere un posto più elevato o stabile.
 Se non è possibile scappare, rannicchiati il più possibile su te stesso e proteggi la tua testa.
 Guarda sempre verso la frana facendo attenzione a pietre o ad altri oggetti che, rimbalzando, ti
potrebbero colpire.
 Non soffermarti sotto pali o tralicci: potrebbero crollare o cadere.
 Non avvicinarti al ciglio di una frana perché è instabile.
 Se stai percorrendo una strada e ti imbatti in una frana appena caduta, cerca di segnalare il
pericolo alle altre automobili che potrebbero sopraggiungere.

Dopo
 Allontanati dall’area in frana. Può esservi il rischio di altri movimenti del terreno.
 Controlla se vi sono feriti o persone intrappolate nell’area in frana, senza entrarvi direttamente.
In questo caso, segnala la presenza di queste persone ai soccorritori.
 Verifica se vi sono persone che necessitano assistenza, in particolar modo bambini, anziani e
persone disabili.
 Le frane possono spesso provocare la rottura di linee elettriche, del gas e dell’acqua, insieme
all’interruzione di strade e ferrovie. Segnala eventuali interruzioni alle autorità competenti.
 Nel caso di perdita di gas da un palazzo, non entrare per chiudere il rubinetto. Verifica se vi è un
interruttore generale fuori dall’abitazione ed in questo caso chiudilo. Segnala questa notizia ai
Vigili del Fuoco o ad altro personale specializzato.

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TERREMOTO

Prima
 Informati sulla classificazione sismica del comune
in cui risiedi. Devi sapere quali norme adottare per
le costruzioni, a chi fare riferimento e quali misure
sono previste in caso di emergenza.
 Informati su dove si trovano e su come si chiudono
i rubinetti di gas, acqua e gli interruttori della
luce. Tali impianti potrebbero subire danni durante
il terremoto.
 Evita di tenere gli oggetti pesanti su mensole e
scaffali particolarmente alti. Fissa al muro gli
arredi più pesanti perché potrebbero caderti
addosso.
 Tieni in casa una cassetta di pronto soccorso, una torcia elettrica, una radio a pile, un estintore
ed assicurati che ogni componente della famiglia sappia dove sono riposti.
 A scuola o sul luogo di lavoro informati se è stato predisposto un piano di emergenza. Perché
seguendo le istruzioni puoi collaborare alla gestione dell’emergenza.

Durante
 Se sei in luogo chiuso cerca riparo nel vano di una porta inserita in un muro portante (quelli più
spessi) o sotto una trave. Ti può proteggere da eventuali crolli.
 Riparati sotto un tavolo. E’ pericoloso stare vicino ai mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero
caderti addosso.
 Non precipitarti verso le scale e non usare l’ascensore. Talvolta le scale sono la parte più debole
dell’edificio e l’ascensore può bloccarsi e impedirti di uscire.
 Se sei in auto, non sostare in prossimità di ponti, di terreni franosi o di spiagge. Potrebbero
lesionarsi o crollare o essere investiti da onde di tsunami.
 Se sei all’aperto, allontanati da costruzioni e linee elettriche. Potrebbero crollare.
 Stai lontano da impianti industriali e linee elettriche. E’ possibile che si verifichino incidenti.
 Evita di andare in giro a curiosare e raggiungi le aree di attesa individuate dal piano di emergenza
comunale.
 Evita di usare il telefono e l’automobile.
 E’ necessario lasciare le linee telefoniche e le strade libere per non intralciare i soccorsi.

Dopo
 Assicurati dello stato di salute delle persone attorno a te. Così aiuti chi si trova in difficoltà ed
agevoli l’opera di soccorso.
 Non cercare di muovere persone ferite gravemente. Potresti aggravare le loro condizioni.
 Esci con prudenza indossando le scarpe. In strada potresti ferirti con vetri rotti e calcinacci.
 Raggiungi uno spazio aperto, lontano da edifici e da strutture pericolanti. Potrebbero caderti
addosso.

INCENDI BOSCHIVI

Per evitare un incendio:


 attenersi alle disposizioni delle autorità per il divieto di accensione di fuochi nei periodi di maggiore
siccità;
 non gettare mozziconi di sigaretta o fiammiferi ancora accesi, possono incendiare l'erba secca;

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 non accendere fuochi nel bosco. Usa solo le aree


attrezzate. Non abbandonare mai il fuoco e prima di
andare via accertati che sia completamente spento;
 se devi parcheggiare l’auto accertati che la marmitta
non sia a contatto con l'erba secca. La marmitta
calda potrebbe incendiare facilmente l’erba;
 non abbandonare i rifiuti nei boschi e nelle discariche
abusive. Sono un pericoloso combustibile;
 non bruciare, senza le dovute misure di sicurezza, le
stoppie, la paglia o altri residui agricoli. In pochi
minuti potrebbe sfuggirti il controllo del fuoco.

Quando l'incendio è in corso:


 se avvisti delle fiamme o anche solo del fumo telefona al 115 per dare l’allarme. Non pensare che
altri l'abbiano già fatto. Fornisci le indicazioni necessarie per localizzare l'incendio;
 cerca una via di fuga sicura: una strada o un corso d'acqua. Non fermarti in luoghi verso i quali
soffia il vento. Potresti rimanere imprigionato tra le fiamme e non avere più una via di fuga;
 stenditi a terra in un luogo dove non c'è vegetazione incendiabile. Il fumo tende a salire e in
questo modo eviti di respirarlo;
 se non hai altra scelta, cerca di attraversare il fuoco dove è meno intenso per passare dalla parte
già bruciata. Ti porti così in un luogo sicuro;
 l'incendio non è uno spettacolo, non sostare lungo le strade. Intralceresti i soccorsi e le
comunicazioni necessarie per gestire l’emergenza.

INCENDIO Dl EDIFICIO

 Mantenere la calma e pensare alla conformazione


dell'edificio, se esistono delle scale di sicurezza
utilizzarle altrimenti cercare una via d'uscita.
 Se ci si trova intrappolati all'interno dell'appartamento
il luogo più sicuro è il bagno in quanto provvisto di
acqua e rivestimenti non infiammabili, entrarvi aprendo
tutti i rubinetti facendo defluire l'acqua sotto la
porta, bagnarla così da ritardare il calore e chiudere le
fessure con asciugamani bagnati per evitare
l'introduzione del fumo.
 Aprire la finestra, chiamare aiuto. Si tenga conto che
in città il soccorso è in grado di arrivare entro 10-15 minuti.
 Non riparatevi in ambienti privi di aperture, non fuggite in zone al di sopra dell'incendio (gallerie,
teatri).
 Non usare mai l'ascensore, in caso di blocco è esposto al calore e ai fumi nocivi presenti all'interno
del vano, se possibile raggiungete l'appartamento contiguo scavalcando il divisorio del balcone,
valutare la possibilità di scendere al piano inferiore con lenzuola annodate facendo attenzione al
grado di tenuta. Se non avete abilità per questa operazione rimanete in attesa sul poggiolo.
 Se i vestiti prendono fuoco rotolarsi sul pavimento avvolgendosi in un cappotto, tappeto o altro per
soffocare le fiamme, se disponibile usare l'acqua.
 Se dopo aver chiamato il 115 la situazione richiede un intervento a persone in pericolo si eviti di
entrare in un edificio nel quale l'incendio è ormai attivo e le fiamme sono fortemente sviluppate,
così pure non entrare dove si ritiene siano presenti sostanze tossiche derivate dalla combustione di

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plastiche, gommapiuma ed oggetti sintetici, in questi casi il personale di soccorso è attrezzato


adeguatamente con gli autoprotettori.
 Prima di aprire una porta verificare se filtra del fumo e se sfiorando, con il dorso della mano, la
maniglia risulta calda in questi casi la stanza potrebbe essere invasa dal fumo o dal fuoco, in
questo caso dalla stanza non è possibile passare. In caso contrario aprire leggermente tenendola
con il piede per evitare possibili vampate di fuoco e fumo, una volta passati richiudete la porta per
evitare correnti d'aria tali da alimentare l'incendio ed il passaggio di fumi nocivi, stesso discorso
per le finestre.
 In caso di presenza di fumo strisciare sul pavimento in quanto l'aria a pavimento risulta più
respirabile con minore concentrazione di tossicità.
 E’ buona norma tenere in casa un estintore per i casi d'emergenza.

INCIDENTE INDUSTRIALE

Informati dal Sindaco del tuo Comune se sono inseriti nell'elenco


degli impianti a rischio per i quali è previsto un piano di
emergenza in caso di incidente.
Quando il rischio di contaminazione è elevato le Autorità
responsabili dell'emergenza possono ordinare l'evacuazione
secondo il Piano di emergenza esterno prestabilito, che fornisce
anche indicazioni relative alle modalità di allontanamento e ai
luoghi di raccolta.
In caso di incidente industriale:
 Segui le indicazioni contenute nelle schede di informazione
alla popolazione distribuite dal sindaco per conoscere le
misure di sicurezza da adottare e le norme di comportamento.
 Rifugiati in un luogo chiuso per ridurre l'esposizione alle sostanze tossiche emesse dallo
stabilimento.
 Chiudi porte e finestre proteggendo gli spiragli con tessuti bagnati, spegni condizionatori ed
aeratori evitando l’interscambio di aria con l’esterno.
 Presta attenzione alle informazioni date dalle autorità attraverso impianti megafonici, altri mezzi
ed eventuali segnali: possono fornire utili indicazioni sulle misure da adottare e sulla situazione.
 Fino al cessato allarme, tieniti informato con la radio e la tv per seguire le indicazioni fornite dagli
organi competenti sulle misure da adottare e sulla situazione in atto.
 Al cessato allarme, aera gli ambienti e resta sintonizzato sulle radio locali per seguire l’evoluzione
del post-emergenza.

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