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Beethoven ha rappresentato un mito ma anche una minaccia ed una pesante ombra per i musicisti a lui

posteri. La sua eredità si distende minacciosa lungo tutto il Romanticismo.


Infatti fino a Brahms, un musicista prima di accingersi a scrivere una sinfonia, un quartetto o una sonata per
pianoforte, sentiva alle spalle il peso degli esempi beethoveniani a cui doveva rapportarsi.

Nonostante ciò, ben pochi musicisti ottocenteschi possono dirsi figli di Beethoven, mentre molti possono a
buon diritto essere definiti figli di Schubert. Beethoven è stato un mito forte per tutto il periodo romantico
ha condizionato ma non è stato imitabile, si è posto all’origine di una forza propulsiva ma i compositori a lui
posteri si sono discostasti al suo insegnamento. Rispetto al forte, volitivo, imperioso ed autorevole
Beethoven, ha lasciato un segno e un solco più profondo il mite, femmineo, solitario Schubert.

Per molti versi alla base della concezione beethoveniana c’è il sonatismo viennese, ereditato direttamente
da Haydn e portato alle sue estreme conseguenze, tanto che  con Beethoven la forma sonata tocca il suo
apogeo ma anche l’inizio di una profonda crisi che porterà al suo svuotamento di significato originario nei
musicisti dell’ottocento. L’idea di forma musicale rigorosamente narrativa (Haydn) e dialettica (Beethoven),
inserita in una vicenda musicalmente compiuta e coincisa, che acquista significato man mano che si svolge
il dramma del conflitto, in una tensione vettoriale verso un finale deciso e concreto è strettamente
beethoveniana. L’organizzazione sonatistica delle opere della maturità conserva un carattere affermativo e
lineare che caratterizzava il classicismo viennese e che beethoven porta alla sue estreme conseguenze. Ma
il positivismo, la stretta e logica catena causale, il meccanismo di opposizione tematico squisitamente
deterministico entrano in crisi nell’ultimo Beethoven, quando la dialettica viene superata dalla variazione
continua.
Schubert subì forse più di altri l’ombra beethoveniana perché se confrontato con il suo predecessore
potrebbe risultare unicamente come l’inventore di belle e dolci melodie, che poi spesso prolunga oltre il
dovuto con ripetizioni pressochè identiche. Ma in realtà se vogliamo capire Schubert, è necessario
svincolarlo dall’ottica del confronto con Beethoven ed allora scopriamo che egli si svincolò totalmente dal
modello beethoveniano, rappresentando una vera e propria alternativa alla concezione musicale di
Beethoven.

Schubert incarna con la sua musica il concetto del Wanderer, ossia del vagare senza scopo. Ideale
squisitamente romantico, ovvero dell’uomo che ormai ha perso le certezze e si abbandona in un oscillare
leggero: in questo wanderer i sentimenti espressi non sono volutamente gioiosi o tristi, allegri o cupi. In
Schubert non c’è allegria che non abbia in sé una nota di tristezza, non c’è abisso di dolore da cui non si
possa intravedere la speranza. Vi è quindi una specie di circolarità senza fine, in cui però non c’è ripetizione,
perché non si giunge mai allo stesso punto da cui si è partiti.
Il processo dialettico del divenire musicale viene abbandonato del tutto per trovare una nuova struttura
compositiva basata su analogie, associazioni, reminiscenze. Il tema ricompare tante volte ma non è mai lo
stesso.

Schumann: << non condurre mai troppo lontano dal ‘punto centrale e il riportasi sempre ad esso >>.
Procedere non per sviluppi lineari ma per iterazioni, associazioni, trasformazioni e sostituzioni.

Questa concezione compositiva è la grande eredità lasciata da Schubert all’Ottocento musicale e gli sono
debitori musicisti come Brahms, Dvorak, Bruckner, sino a Malher.

Sotto questi aspetti, Schubert è forse PIU’ MODERNO di Beethoven, proprio perché la sua opera ha
prefigurato atteggiamenti compositivi che si avvicinano molto di più alla nostra epoca, mentre il genio
beethoven in quest’ottica appare ancora rivolto all’illuminismo ed al Classicismo viennese.

SCHUBERT RAPPRESENTA LA FINE DELLE GRANDI CERTEZZE DEL MONDO, il Wandern al posto del giungere
a destinazione in un porto sicuro.