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Karl Marx

Karl Marx fu un grande intellettuale tedesco del XIX secolo, studiò giurisprudenza, per poi dedicarsi alla
filosofia. A Berlino il filosofo si avvicinò agli esponenti della sinistra hegeliana, ma successivamente prese le
distanze da Hegel, criticato per la sua visione astratta della realtà, e da Feuerbach, di quest’ultimo Marx
rifiutò l’interpretazione religiosa, pur riconoscendogli il merito di aver riportato la filosofia su un terreno
concreto e di aver spostato l’attenzione sull’uomo. Marx si allontanò anche dai socialisti francesi, definiti
socialisti utopisti, in quanto ritenevano di poter modificare la realtà senza ricorrere ad una rivoluzione.
Il filosofo con il “Manifesto del partito comunista”, il cui motto è “Proletari di tutto il mondo unitevi”,
esplicita l’obiettivo comunista, ovvero abbattere il dominio della borghesia, per fondare una nuova società
senza classi.
La riflessione di Marx ebbe inizio con l’analisi della situazione degli operai nel sistema di produzione
capitalistico, caratterizzata dallo sfruttamento e dalle condizioni di vita drammatiche del proletariato,
infatti gli operai lavoravano 12 ore al giorno in luoghi freddi e privi di igiene, i salari erano molto bassi e
spesso le famiglie dovevano contare sul lavoro dei bambini.
Queste condizioni conducevano gli uomini all’alienazione religiosa, secondo Feuerbach, l’idea di Dio
deriva dal fatto che l’uomo proietta fuori di sé le sue qualità più elevate e le oggettiva in un essere dotato di
ogni perfezione a cui si sottomette, perciò colui che crede in Dio assume un atteggiamento di dipendenza che
si riflette sulla vita concreta, infatti il filosofo riteneva che l’ateismo era necessario per migliorare la
condizioni di sfruttamento. Al contrario di Feuerbach, Marx riteneva che non era la religione a favorire
l’instaurarsi della dipendenza, ma era lo sfruttamento a provocare agli uomini il bisogno di Dio, perciò il
filosofo riteneva che per migliorare le condizioni della classe operaia era necessario modificare la realtà
attraverso la rivoluzione e l’ateismo era una conseguenza.
Marx individuò quattro diverse modalità di alienazione dell’operaio: alienato nei confronti del prodotto della
sua attività, in quanto produceva oggetti che non gli appartenevano; nei confronti della sua attività, poiché la
sua forza-lavoro diventava proprietà del capitalista; in relazione alla sua essenza, in quanto l’uomo è un
essere che realizza compiutamente la propria natura solo nel lavoro, ma nel sistema capitalistico il lavoro
diventava un sistema di sfruttamento in cui il lavoratore era ridotto a cosa; infine il lavoratore era alienato
in rapporto agli altri uomini, perché la sua vita sociale era ridotta alla relazione conflittuale con il capitalista.
Secondo Marx ogni forma di alienazione era legata alla divisione del lavoro, che nelle civiltà più evolute
provocò una maggiore divisione in classi della società e diede origine alla proprietà privata, considerata il
male principale della società.
L’analisi di Marx è materialistica, infatti il filosofo definiva l’uomo come un essere che diviene ciò che è in
base alle condizioni materiali in cui si trova a vivere. Il filosofo affermava che i modi di produzione
caratterizzano le varie epoche storiche, infatti esso comprende l’insieme delle forze produttive e dei rapporti
di produzione attraverso le quali cambia il sistema produttivo. Marx definì il modo di produzione come la
struttura della società, che determina la sovrastruttura, ovvero l’insieme degli aspetti culturali, che
diventano espressione della sua struttura economica (più braccia più lavoro in passato).
Secondo Marx in una situazione del genere la lotta di classe è inevitabile, poiché le forze produttive sono
espressione della classe in ascesa, mentre i rapporti di produzione sono espressione degli interessi della
classe dominante. Proletariato come borghesia durante la rivoluzione francese.
Nella società capitalistica l’operaio diventava una vera e propria merce ed il suo valore legato alla quantità
di beni necessari alla sopravvivenza sua e della sua famiglia, questo valore coincideva con il salario del
lavoratore. Quindi il capitalista compensava l’operaio solo per una parte del suo lavoro, le ore lavorative non
pagate davano origine al plusvalore, dal quale deriva il profitto del capitalista.
L’obiettivo del capitalista era aumentare il plusvalore con l’incremento della produttività. Secondo Marx
questo sistema provoca una diminuzione del profitto, perché con la meccanizzazione aumenta la
disoccupazione, di conseguenza le merci rimangono invendute e il sistema capitalistico crolla.
Marx aveva criticato la realtà e aveva indicato la vie di superamento del capitalismo, in particolare con la
rivoluzione, inoltre diede indicazioni su come deve avvenire il passaggio da una società capitalistica ad una
comunista. Secondo il filosofo, questo passaggio doveva essere graduale e gestito dalla dittatura del
proletariato, in questo periodo di transizione il proletariato, salito al potere e divenuto classe dominante,
esercita una dittatura funzionale alla realizzazione del sistema comunista.
1-) Marx riteneva che la rivoluzione da lui auspicata dovesse verificarsi nella parte più industrializzata
dell’Europa, in quanto lo scontro tra borghesia capitalistica e classe operaia era più acceso.
2-) Ma la rivoluzione comunista si attua in Russia che ha una dimensione industriale minima in cui anche
l’agricoltura era molto arretrata.
Il regime dello zar proponeva una struttura arretrata rispetto alle monarchie costituzionali che si erano
diffuse. Le proteste culminano con la domenica di sangue del 1905 in cui vennero uccisi pacifici cittadini e
ci si rende conto che l’assolutismo zarista non è più accettabile.
Le rivolte del 1917 vengono guidate dall’esercito e dai soviet, infatti sono coinvolte le città industrializzate.
Inoltre Lenin rientra in Russia, favorito dal secondo Reich, infatti sostenne la rivoluzione con il governo
comunista la Russia uscì dalla guerra con gli accordi di Brest-Litovsk, perciò la Germania doveva
combattere su un solo fronte.
3-) Vi è la guerra civile tra chi le Armate Rosse e chi si opponeva al comunismo.
4-) Con la NEP, la nuova politica economica, che consente un minimo di mercato privato la sistuazione si
assesta dopo il comunismo di guerra, ma si allontana dai principi di Marx.
5-) Successivamente si riprendono gli ideali comunisti con il centralismo democratico, la collettivizzazione
forzata, l’industrializzazione forzata, la repressione e i gulag.
6-) Non è il popolo ad avere il potere, infatti tutto è nelle mani della Nomenklatura e di Stalin.
In Europa il marxismo si diffonde in connessione con lo sviluppo dei vari partiti socialisti e comunisti. La
prima fase della sua diffusione corrisponde alle vicende della “Seconda internazionale”, in cui si assistette
allo scontro tra marxisti rivoluzionari e marxisti revisionisti.
Karl Kautsky interpretò il conflitto e assunse una posizione intermedia, infatti ammise la necessità della
rivoluzione, ma anche l’importanza delle riforme graduali e moderate.
Tra i revisionisti vi era Bernstein, secondo cui occorreva combattere l’autoritarismo con strumenti
democratici, ma il suo pensiero ottenne uno scarso successo.
In contrasto con la posizione revisionista, Lenin difese l’idea della rivoluzione da parte del proletariato,
inoltre affermava il ruolo egemone del Partito comunista, il quale doveva guidare l’azione rivoluzionaria.
Una delle personalità più significative dei socialisti rivoluzionari fu Rosa Luxemburg, la quale concorda con
Lenin sulla necessità della rivoluzione, ma dissente da lui per quanto riguarda la concezione del partito,
considerato un organismo di accentramento del potere.
Nel 1919, dopo il fallimento della “Seconda internazionale”, venne fondata la “Terza internazionale”, detta
anche “Comintern”, con lo scopo di promuovere la nascita dei partiti comunisti in tutto il mondo. La politica
del Comintern cambia completamente con l’ascesa al vertice del Partito di Stalin, il quale instaura in Russia
un rigido sistema totalitario.