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Riassunto Storia della

letteratura spagnola Vol.2 -


Alvar, Mainer, Navarro - XVIII
secolo
Letteratura Spagnola
Libera università di lingue e comunicazione (IULM)
9 pag.

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Storia della Letteratura Spagnola. L’età contemporanea
Il XVIII secolo
Fino a non molto tempo fa il XVIII secolo era il parente povero di tutte le storie della letteratura
spagnola. Alcuni lo vedevano offuscato dalla luce creativa della centuria precedente, come se la sua
creatività artistica successiva al 1650 fosse discutibile e vittima involontaria del gallicismo
francese. Ma gli studiosi liberi da decrepiti pregiudizi nazionalisti apprezzano questo secolo
spagnolo e non fanno a meno di confrontare la modestia delle realtà culturali iberiche con
l’abbagliante creazione della Repubblica delle Lettere nell’Illuminismo francese o con la libertà
creativa del secolo britannico che inizia con Locke e Hume o la vitalità italiana che produce
nomicome Vico, Goldoni e Beccaria. Goya, Moratìn, padre Antonio Soler furono grandi autori,
molto ammirati nel XVIII secolo e la Spagna anche in questo periodo continuò quindi ad essere un
paese di un certo spessore, in cui i demografi avvertono un notevole incremento della popolazione
ed anche un miglioramento nell’economia, mentre si definisce uno stato politicamente unitario e
socialmente più coerente. I sudditi valenciani, aragonesi, catalani dei Borboni, così poco influenti
nell’Età dell’oro, adesso si impegnano in compiti intellettuali ed amministrativi. Il rinnovamento
ovviamente non avvenne all’alba del 1701, ma, per quanto sia identificabile con la nuova dinastia
borbonica, il movimento di rinascita vero e proprio ebbe inizio sotto il regno di Carlo II.
Matematici, astronomi, medici, fisici, prenderanno il nome di novatores, innovatori, dal nome dl
reazionario vescovo Palanco, autore del Dialogusphysico-theologicus contra
philosophiaenovatores del 1714. Il termine anche se in origine segnato da connotazioni negative
ebbe fortuna. Non riguarda solo scienziati, ma tutti coloro che sulle orme del gruppo di gesuiti
bollandisti o i benedettini maurinos, rinnovano la storiografia smontando leggende e superstizioni e
poggiando le proprie affermazioni su documenti e fonti affidabili. Il loro successo non fu
immediato: nonostante la Censura de historiasfabulosas di Nicolàs Antonio, la
Sinopsishistorica-cronologica de Espana di Juan de Ferreras, dava ancora credito a delle
leggende ed era tuttavia già considerato un testo moderno. La passione per i novatores , per
l’autonomia della scienza e della storia non va confusa con l’Illuminismo. Buona parte degli
umanisti novatores si sentono continuatori dell’umanesimo rinascimentale dei maestri del XVI
secolo, di fronte alle esagerazioni e ai vizi dell’età barocca. L’esempio più rilevante è quello di
Gregorio Mayans, le cui prime opere rappresentano l’elogio agli umanisti del XVI secolo, contro
la moltitudine dei ridicoli scolastici. Egli non andò molto d’accordo con le autorità ecclesiastiche e
in particolare gesuite: come critico e riformista non apprezzò i cortigiani e scrisse uno dei più
significativi esempi di una retorica moderna e un serio attacco all’oratoria religiosa convenzionale.
Egli è un chiaro esempio di una continuità culturale tra la riforma umanistica e le posteriori idee
illuministe, così come rappresenta uno dei due principali tentativi di conciliare le innovazioni
internazionali con il carattere e la tradizione spagnola. Quando si parla di “siglo ilustrado”o del
“siglo de la Enciclopedia” si mescolano elementi diversi e poco simili a quelli presenti in Francia. Il
regalismo, o predominio dell’autorità del re su quella della Chiesa, fu in Spagna molto precoce,
perché legato alla tradizione di governo dei Borboni. Nel 1767 i gesuiti vengono espulsi perché
accusati di essere vincolati a una potenza straniera dal loro quarto voto (obbedienza al papa) e con
la espansione del giansenismo, si diffonde il desiderio da parte dello stato di controllare le questioni
ecclesiastiche, la necessità di riforma della religiosità e una violenta critica alla cultura non
clericale. Jovellanos è un giansenista che vuole dimostrare il proprio orrore rispetto alla
rivoluzione francese, si ribella contro i vescovi perché ritiene che un vescovo debba istruire il clero,

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ma anche promuovere l’istruzione del popolo, reputando necessaria qualche riforma di censura
laica e governativa. La stampa di “papelesperiòdicos” riflette in modo unitario e rivelatore la
volontà riformista e divulgatrice. Quando si dice che il XVIII è il secolo delle accademie, si
esprime una verità che deve essere accettata con riserva. Effettivamente la loro esistenza riflette il
desiderio di norme e di organizzazione, di associazioni e di lavoro collettivo, di controllo di idee,
ma non si deve dimenticare che ci sono pure accademie private sotto forma di associazioni letterarie
e che non tutte hanno la stessa fortuna. Quelle di fondazione reale sono le più conosciute:
l’Accademia della lingua ad esempio pubblica per la lingua spagnola delle ortografie fonetiche
ragionate e nel 1771 e 1780 nascono le due opere per le quali l’istituzione è ancora oggi conosciuta,
la Gramaticae il DIccionario. La Real Academia de la Historia inizia la sua attività nel 1736 per
depurare la storia ella Spagna dalle favole che la offuscano, proposito che però non si realizza.
Invidie politiche cancellano anche l’Academia Valenciana di Mayans, ma in cambio prospera
invece l’Academia de BuenasLetras di Barcellona, il cui primo obiettivo è quello di redigere una
storia della Catalogna e di Siviglia. Parlando sempre di istituzioni, da citare anche le
SociedadesEconòmicas forse il frutto più originale di questo spirito associativo che cercava di
tenere occupati i nobili e i proprietari terrieri, spesso inclini all’ozio, per infondere loro il gusto per
la lettura di opere utili e moltiplicare le loro idee economico-politiche. L’obiettivo principale delle
Sociedadeseconòmicas, qualcuna come quella di Siviglia si chiamò patriòtica, è quello di
promuovere le riforme tecnologiche nell’agricoltura e di incentivare proprietari e contadini in anni
che sono d’incremento demografico e produttivo. I protagonisti di tale sforzo non sono borghesi,
ma chierici secolari, militari in carriera, funzionari reali, nobili e hidalgos progressisti. Per questa e
per altre ragioni finiscono per conoscere il fallimento. Spesso le scuole navali, le giunte di
commercio, le accademie militari e alcuni collegi privati sono centri molto più aperti alla
sperimentazione e alle novità rispetto alle arcaiche università. Il grande nemico e l’ossessione dei
riformisti è la filosofia aristotelica che intrappola l’autonomia delle scienze e la solidità
dell’argomentazione nella pratica della deduzione e del sillogismo. La ribellione contro
l’aristotelismo inizia presto: Manuel Lanz de Casafonda scrive i Dialogos de Chindulza,
indirizzati contro le pratiche dei colegiosmayores dominati dalla nobiltà e sedi di ogni crudele
scherno contro la scienza e che vengono bollati di infamia dai riformatori manteistas (studenti
poveri che, non potendosi permettere la cappa, portavano il mantello). Nel 1772 il governo
istituisce un’ispezione nei colegios e cinque anni dopo inizia un piano generale e i primi decreti di
riforma per la soppressione delle arcaiche istituzioni, ma il miglioramento delle accademie non è
facile. Tutti i movimenti di riforma, timidi e vacillanti, nuotano in un oceano di pregiudizi che
spesso disanimano i riformisti. Il XVIII secolo spagnolo è quello che vede nascere il toreo a pie
(senza l’uso del cavallo) come spettacolo popolare, che applaudisce polos e tiranas (antiche canzoni
popolari) e si trraveste da manola e da chipero, personaggi popolari andalusi e madrileni,
inventando un senoritismopopulachero e diverse divozioni popolari stimolate dagli ordii religiosi
presi in giro dagli illuministi. La polemica proibizione degli autossacramentales nel 1775 non
obbedisce a criteri puramente letterari, né religiosi, ma a ragionamenti di indole morale. I legislatori
illuministi si sentono offesi dai concetti e dai ridicoli simbolismi di molti autos, dalle licenze
storiche pittoresche delle commedie agiografiche e soprattutto dalla mediocrità della loro
rappresentazione (Jovellanos ricorda ad esempio di aver visto la Vergine interpretata da una attrice
dalla nota vita irregolare). La proibizione degli autossacramentales da parte del governo è uno degli
episodi più significativi del vincolo della letteratura settecentesca al potere politico. Tuttavia ciò
non deve essere interpretato come un segnale di debolezza dell’aspetto artistico, né come un
sopruso di quello politico, ma come una parziale coincidenza negli interessi pedagogici.

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L’introduzione della commedia classicista è un impegno politico-artistico, ma anche la poesia
riceve un notevole impulso grazie ai concorsi accademici della fine degli anni settanta. E’ certo che
l’elenco bibliografico delle opere più innovatrici pubblicato tra il 1701 e il 1800 non è che una
goccia in un mare di opere pietistiche, catechismi di bassa lega, ridicole agiografie. E ciò a fianco
dei certami portici dai titoli roboanti e insignificanti occasioni di preghiera di ridicoli predicatori e
di mucchi di libri scolastici privi di originalità. l’irritazione illuminista contro tale rozzezza
collettiva non impedisce un curioso movimento di interessi e di fascino per il volgo. L’opera di
Francisco Goya è il migliore esempio di questa attrazione: i temi dei suoi Caprichos, la vanità dei
professionisti convertiti in asini, la miseria della prostituzione, la stupidità dei predicatori religiosi,
sono gli stessi della poesia satirica illuminista e si manifestano con la stessa tinta amara e moralista.
Tuttavia rivedendo le 80 acqueforti ci si sente sopraffatti dalla violenza e dalla crudeltà della
caricatura e della sotterranea compiacenza nella rappresentazione del vizio.

Feijoo, Torres, Isla

Si è soliti segnalare come inizio del secolo XVIII letterario il 3 settembre 1726 quando nell’atrio
del monastero madrileno di San Martin si inizia a vendere il primo tomo del Teatro antico
universal, di padre Benito Feijoo, primogenito di una famiglia hidalga, entrato nell’ordine
benedettino e che rifiuta Aristotele. Confessa che in gioventù ha avuto l’idea di scrivere la storia
della teologia, ma in seguito si persuade della necessità di una literaturamixta, cioè di pubblicare
lavori miscellanei non molto estesi che divulghino le novità scientifiche e riflettano sulle curiosità
della vita naturale o morale e emendino gli errori comuni. Allo stesso tempo quel tono personale e
semplice della scrittura, l’assenza di artifici e la stretta comunicazione che si raggiunge con il
lettore, gettano le basi del saggio moderno. Anche se il titolo scelto, Teatro e la designazione delle
sue parti, Discursos, rimandano a categorie ancora barocche, il motto dell’autore è moderno e cioè
che l’eloquenza è natura e non arte. In tale convinzione risiede l’aspetto più moderno di chi pensa
che senza natura non c’è stile e che non esiste geometria per misurare se una metafora è conforme
o no alle regole. In questa invenzione di un nuovo stile di comunicazione risiede il maggiore merito
di Feijoo, il quale del piacere ha un’idea comportamentale e che considera l’ultima ragione del
piacere estetico, il “non so che”, cioè la misteriosa abilità che lusinga il gusto e tormenta l’intelletto.
La sua originalità scientifica e il suo coraggio sono limitati: infatti si racconta che quando gli
regalarono un microscopio, lo regalò perché non aveva la pazienza di d’investigare gli atomi. Diego
de Torres Villaroel nasce 50 anni dopo la morte di Quevedo, che rappresenta il suo modello
letterario. Torres è un uomo moderno, in cuiun certo pessimismo barocco convive con il cinismo del
libertino intellettuale e col calcolo della coscienza borghese. Nel prologo aCorreo del otromundo,
dice di non scrivere affinchè chi legge impari o si diverta, o si faccia dotto, ma perché così egli
possa procurarsi dei soldi. Nell’almanacco del 1725 dice di conoscere bene Cartesio e Gassendi e
pare sappia spiegare anche bene la matematica, ma le sue opere non sono precisamente scientifiche,
ma parabole satiriche di stirpe quevediana. Il suo grande successo e l’opera che lo ha reso famoso è
Vida, sul modello del racconto picaresco. L’originalità di Torres sta non nella generalizzazione
morale del suo caso, ma l’affresco esatto e personale di una sentenza esecutoria che osserva con un
insieme di attrazione e rifiuto stoico, cinismo e candida autosoddisfazione. Il gesuita Josè
Francisco Isla si appella all’esempio del Don Quijote per scrivere la satira destinata a terminare
con l’inerzia del sermone barocco: la Historia del famoso predicator Fray Gerundio de
Comparas, alias Zotes, opera di straordinario iniziale successo, quello stesso anno viene
denunciata all’Inquisizione da un carmelitano, un prete, un agostiniano e un domenicano, ai quali
l’autore risponde con una Apologia. Viene proibita la ristampa e poi la vendita, ma l’opera circola

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clandestinamente. Ma Isla non è un rivoluzionario, anche se dotato di satira morale. Egli cita
Cervantes, Moliere ed è famoso anche per due scherzi, una Juventudtriunfante che si burla dei
festeggiamenti barocchi celebrati a Salamanca per la canonizzazione di due gesuiti e un Triunfo del
amor y de la lealtad y dìa grande de Navarra, dove imita con apparente serietà tutte le
esagerazioni dell’oratoria del secolo precedente. Il suo impegno antibarocco lo porta a scrivere il
Fray Gerundio con paragoni chiari e rigore teologico che ricerca i propri esempi nella storia,
nell’agiografia e non nella poesia o nella mitologia. Nonostante l’aspetto monografico, il romanzo
di Isla sa imitare non solo le iperboli e le fantasie degli oratori gerundianos, ma anche creare un
piccolo mondo di riferimenti fisici e personaggi che mostrano il volto della Spagna del XVIII
secolo.

Luzàn, Moratìn e Iriarte

La necessità di determinare una norma poetica generale alla fine genera un’opera la Poetica. Reglas
de la poesia en general y de susprincipalesespecies di Luzàn, in cui si è voluto vedere con
notevole esagerazione il codice di un nuovo secolo neoclassico. Educato in Italia, diplomatico, nella
sua Poetica, Luzàn non è un gallicista, ma un restauratore dei vecchi concetti classici, che rimette in
discussione nel libro I i criteri della imitatio e la finalità docente dell’arte, che devono portare alla
verosimiglianza della rappresentazione letteraria e alla dolcezza armoniosa dell’insieme (libro II). Il
più importante è il III libro, (il IV è dedicato alla poesia epica), dove si parla della tragedia e della
commedia: Luzàn ammira l’inventiva dei commediografi barocchi, in particolare Lope, ma
rimprovera loro la venalità estetica e la mancanza di decoro morale e di coerenza artistica, la
confusione creata dalla dimenticanza delle tre unità di tempo, luogo e azione, della precettistica
classica, necessario meccanismo di intensificazione delle emozioni e di chiarificazione della
psicologia e delle peripezie. Nel 1789 una nuova edizione postuma della Poetica preparata da
Eugenio Llaguno introduce nuove critiche alla drammaturgia barocca. Luzàn inizia il percorso di un
nuovo teatro classico di corte con un’opera sulla giovinezza di Ciro, La virtud coronada.
L’impronta di Luzàn non è stata comunque molto profonda. Nello stesso anno di pubblicazione
della Poetica, nasce Moratìn, guardasigilli della regina Isabella de Farnesio. E’ autore di una
riforma del gusto che avviene durante la Tertulia della Fonda di San Sebastiàna cui partecipano
numerosi ingegni per parlare di tori, donne e poesie. Tale gamma tematica è ben rappresentata
nell’opera di questo autore che scrive circa 40 anacreontiche (genere di poesia erotico-pastorale
derivato dalla lirica greca), alcuni sonetti petrarcheggianti, tre divertenti satire in terzine e alcuni
lunghi poemi corretti ma ampollosi. A Pedro Romero, torero insigne è un poema che insieme alle
popolari e divertenti quintillas evocano un’avventura del Cid nella Madrid musulmana e rivelano
una passione per la tauromachia e un’acuta sensibilità per la metrica e le forme popolari. Iriarte
pubblica una satira Los literatos en Cuaresma, una traduzione della Poetica di Orazio e un poema
in 5 atti, La musica di cui sono apprezzabili le idee e i gusti dei versi. Il suo prosaicismo è oggetto
di scherno da parte dei contemporanei, ma è un uomo dal vivo temperamento, provvisto di
un’intelligenza fuori dal comune, un ingegno velenoso. Iriarte è nemico di una generazione dove
abbondano le polemiche, per questo e per la sua incurabile capacità di emozione lirica, bisogna
cercare i suoi momenti migliori in qualche frammento di El egoismo. Fantasia poetica e
nell’esilarante poema narrativo Elapretòn, dove subordina il proprio godere della natura al sollievo
del ventre e soprattutto nelle 9 epistole in versi. Le migliori sono la terza A unamigo, per la sua
brillante descrizione del mondo letterario e la settima che descrive la sua vita semifilosofica e il
suo studio arredato di belle pitture. La quinta, A Cadalso mostra la sua ammirazione per la scienza.
L’opera più conosciuta di Iriarte sono le Fabulasliterarias, una raccolta di 77 brani scritti con

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un’enorme varietà metrica che possiedono l’originalità di riferirsi a questioni letterarie. Non solo la
necessità filosofica delle regole, ma i principi e i vizi osservabili nella via degli scrittori compaiono
nella querelle tra antichi e moderni, La contienda de losmosquitos. La necessità di unire il
divertimento con l’utilità è presente neEljardinero y su amo; la convenienza di apprezzare la
letteratura spagnola e la difesa del buon castigliano contro l’invasione dei gallicismi e l’obbligo di
scrivere con metodo e regole al margine dell’improvvisazione sono altri argomenti da lui trattati.
Sia MoratìncheIriarte si dedicano al teatro con l’intenzione di diffondere la buona novella
dell’ordine morale e delle regole poetiche. Il primo scrive la commedia La petimetra, preceduta da
una Disertaciòn. Iriarte si distingue nella commedia satirica di costume, Elsenorito mimato e La
senoritamalcriada. Laguardia pubblica delle Fabulas in due volumi e nonostante la dedica sia
rivolta a Iriarte i due hanno rapporti pessimi. Egli è un hidalgo che trascorre la sua vita nei paesi
baschi e nell’ambiente illuminista della Real SociedadEconomicas de Amigos del Paìs. Viene
denunciato all’inquisizione perché possiede dei libri proibiti e passa anni molto duri. E’ un sincero
e ardente illuminista e scrive delle Fabulas sulla scia di Esopo, fedro e La Fontaine per educare gli
alunni del Seminario di Vergara. Il suo stoicismo è laico e mitiga con ironia la critica ai vizi abituali
come la vanità, la sventatezza e la fretta, ma non mancano le parabole politiche sulla necessità dello
sforzo collettivo.

Cadalso e Jovellanos

Cadalso rappresenta il collegamento tra i primi impulsi classicisti e la maturità della cosiddetta
escuela poetica salmantina. Completa i suoi studi in Francia e in Spagna, si arruola nell’esercito e
muore durante l’assedio di Gibilterra. Presuntuoso e indisciplinato, è molto comunicativo e
simpatico, meraviglia il conte di Aranda con le sue satire ingegnose che lo rendono subito famoso.
Raccoglie le sue opere in Ocios de mi juventud. In molte si giustifica per non voler scrivere su
argomenti impegnati. Cadalso si mostra più vicino agli ideali riformisti nel teatro dove contribuisce
al progetto di creare una tragedia nazionale con Don Sancho Garcìa che non manca di vigore o
forza morale nella rappresentazione tra amore e ragione di stato. Solo dal 1982 conosciamo la sua
tragedia Solaya o loscircasianos, proibita dall’Inquisizione, che mette a confronto un amore
colpevole con l’onore che, a differenza del Don Sancho, qui riveste la forma di dovere patriottico
piuttosto che dinastico. Nello stesso ambiente della tertulia della duchessa de Benavente, Cadalso
concepisce le Cartasmarruecas, precedute da un opuscolo contro la visione spagnola delle
Lettrespersannes di Montesquieu, in cui egli mostrava già di voler elaborare una critica costruttiva
sul proprio paese. Nelle Cartas egli crea uno scambio epistolare tra il pessimista spagnolo Nuno e i
mori Gazel, curioso ed impulsivo e Ben Beley, anziano e ponderato che commentano con il
pessimismo del misantropo, l’innocenza del viaggiatore e la riflessione dell’esperto, le condizioni
della sua terra. Nuno ha pensato di scrivere una storia di Spagna, una riflessione patriottica della
storia gloriosa passata e quella negativa di quella presente. Cadalso passa dall’irritazione contro la
mancanza di cultura, il perseverare della scolastica, l’ozio e la vanità dei nobili a una sorta di
disinganno stoico e pessimista contenuto nel testo più attrattivo della Protesta literariadel editor
che chiude il volume delle Cartas. Pubblicate dopo la sua morte sono le Nocheslugubres, dialoghi
in prosa stampati su carta nera e lettere gialle, influenzati dallo stile lugubre di Young, con
scenografie di tombe notturne e un’atmosfera di disperazione che si fondono con l’animo sofferente
del protagonista Tediato. Jovellanos sembra riassumere le principali carattristiche dell’illuminismo
spagnolo. Pronuncia nella Sociedad Economica un Elogio a Carlos III, manifesto della politica del
gruppo illuminista, ma a causa della sua lealtà al conte de Cabarrùs, viene esiliato. Fonda l’Istituto
Asturiano de nautica y Mineralogia, centro modello di insegnamento per il quale scrive diversi testi.

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La Memoria para elarreglo de la policia de losespectaculos è uno studio sull’immagine
illuminista dell’elemento popolare e sulle ragioni che hanno provocato le polemiche nel teatro della
seconda metà del secolo. La Description del Castillo de Bellver è ricca di elementi gotici e
medievaleggianti cui gli illuministi non furono mai devoti. Le conseguenze della rivolta di Aranjuez
nel 1808 gli portano la libertà, ma anche un nuovo problema, la difficile scelta tra giurare fedeltà al
governo imposto da Napoleone (afrancesamiento), unirsi al movimento costituzionalista di Cadice
o appoggiare una Giunta centrale di continuità, che è alla fine la sua opzione, presa con fermezza,
ma non senza angoscia e timore. Il suo regalismo giansenista è evidente nei Diarios, scritti tra il
1791 e il 1804, dove ammette il proprio fastidio alla vista di tutti i paesi presidiati dal campanile
della chiesa. Non è un rivoluzionario, ma la sua idea filosofica dell’identità del genere umano lo
porta ad apprezzare il gesto di un contadino che rifiuta di riparare la carrozza dei senores, perché
l’uomo, sospirando sempre per recuperare la sua naturale uguaglianza, guarda con gusto la
sofferenza di coloro che la alterano. Nelle sue latrillas, nei romances, negli idilli o nelle odi
saffiche appare la convinzione anacreontica, ma anche il fermo sentimento dell’amicizia e la
ricerca della pace. Le migliori sono le epistole in versi: quella scritta A suo amigos de Salamanca
include un programma di riforma illuminista della tematica poetica; le cinque scritte dall’esilio
maiorchino sono splendide e malinconiche riflessioni sulla vita, sulla natura, la contemplazione e il
destino. Come Cadalso partecipa alla creazione di una tragedia nazionale con il Pelayo. L’opera più
originale è però il dramma moralizzatore in prosa Eldelincuentehonrado vicino alla moda francese
della comèdielarmoyante.

Tra illuminsmo e reazione

Fornerè un uomo odiato da tutti per il suo carattere e senza alcuna predisposizione per la creazione
poetica e teatrale, offende tutti con crudeltà, soprattutto la famiglia Iriarte, contro la quale scrive
una lunga satira intitolata Los gramàticon. Historiachinesca. Fu sostenitore della corona ed
illuminista; unisce a un nazionalismo difensivo, una certa tensione di ortodossia cattolica.
L’atteggiamento antiaristotelico e gli elogi a Carlos III sono mescolati agli attacchi alle finzioni
sistematiche del pensiero straniero e a una smisurata difesa della filosofia morale sulla ricerca
scientifica. Un’altra figura che resta prigioniera nella lotta intestina tra reazionarismo e illuminismo
è il catalano Antonio de Capmany che ha un ruolo importante nella costituzione di una scienza
produttiva illuminista. Il suo principale lascito letterario è una moderna e utile retorica Filosofia de
la elocuencia e soprattutto un’eccellente antologia critica della prosa spagnola, Teatro historico-
critico de la elocuencia castellana con un valido e realistico prologo storico. I gesuiti espulsi nel
1767, molti dei quali sono famosi intellettuali, continuano il loro lavoro nelle terre italiane che li
accolgono. Sono logicamente antigiansenisti, antienciclopedisti, ma cerano di adattare alla
tradizione spagnola una veste erudita e universale che, in mano ai frati incolti e superficiali, non ha
mai avuto.

La lirica: tra il classico e la sensibilità

La lirica è una passione degli scrittori illuministi del XVIII secolo e più di un critico si è stupito del
divario fra tale entusiasmo e la scarsità di risultati estetici. Ma ciò significa non comprendere cosa
si aspettano dalla poesia e cosa intendono per poesia gli uomini di quel secolo. Dedicarsi alla
ritualizzazione degli ambienti bucolici dell’anacreontica, alla finzione di amori petrarcheschi, alla
comunicazione amichevole di sentimenti nell’epistola o alla riflessione morale e filosofica delle odi
presuppone molto più che ozi di gioventù o riposi della maturità; in queste composizioni si plasma
la dimensione emozionale che si sente come inseparabile dalla costruzione di una valida

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personalità. Ma fare poesia è attraverso l’attenta imitatio, un riconoscimento della bellezza e della
complessità di un mondo che vedono sempre più strettamente legato alla grande catena dell’essere.
E inoltre la più insignificante composizione è retta dal principio oraziano di mescolare l’utile al
dilettevole, per cui morale e piacere estetico si riuniscono in uno stesso atto creativo. Ma in
quell’ambito sorgono anche sentimenti nuovi: la poesia bucolica si trasforma in franca e moderna
sensualità, la contemplazione del paesaggio artificioso cambia in percezione della natura come
referente della vita umana e l’osservazione dei vizi e delle virtù diventa riflessione filosofica e
politica. A proposito della poesia del XVIII secolo si parla di poesia borghese, filosofica ed
illuminista. Altri hanno voluto vedere una prima tappa di decorativismo rococò cui ne segue
un’altra di restaurazione classicista e, in mezzo, una corrente preromantica e ora si vuole
denominare romantica, anche se conviene non confondere con il romanticismo del 1830 la scoperta
della malinconia o l’inquietudine e l’apprezzamento per elementi ambientali, la notte, l’asprezza del
paesaggio, l’aspetto sepolcrale, l’esotismo, che corrispondono pienamente ai nuovi ambiti della
sensibilità illuminista. Juan MelèndezValdès è il miglior poeta dell’epoca. Extremeno, ottiene il
premio accademico e insegna all’Università, ma in seguito intraprende la carriera forense. E’
sostenitore di Godoy, in guerra è patriota, ma poi si afrancesa seguendo il destino della corte di
Giuseppe Bonaparte. Perduta la guerra non torna più in Spagna e muore esiliato. Melèndezè il
migliore degli anacreontici e il più audace in materia erotica, oltre ad essere il più innovatore, come
dimostra il ritorno alla forma narrativa in romance. Tra le sue epistole sono molto significative El
filosofo en el campo per le idee fisiocratiche. La mendiguez o La beneficencia per il tono di
fervente umanitarismo. Tra le odi filosofiche sono molto belle quelle che riflettono il suo deismo o
le sue convinzioni liberali, in cui parla dei sacrifici degli antichi egizi e indù e dell’islamismo, oltre
all’ode funebre En la desgraciadamuerte del coronelCadalso, dalla ricca scenografia lugubre. In
una di queste odi, A Jovinoel melancolico, Melèndez parla del fastidio universal, termini in cui si
è vista una denominazione spagnola del dolor romantico; ma tale inquietudine, ombra pertinace del
mondo dei Lumiilluministi, ricorre in tutta la sua opera e si avverte nei poemi dell’esilio semplici e
belli, come El naufrago e Los suspiros de un proscrito. Accanto a Melèndez si deve citare un
altro poeta della escuelasalmantina, frate Diego TadeoGonzalez, Delio nei suoi versi, più fortunato
nell’anacreontica che nel poema filosofico. Cienfuegos non viene considerato un membro della
scuola, ma con Melèndez è il miglior poeta del secolo, benchè i puristi lo disprezzino per i
neologismi e il tono alterato e drammatico. E’ contrario all’invasione francese e ordina la
soppressione di un poema dedicato a Napoleone. Due temi dominano la sua breve opera:
l’esaltazione dell’amicizia e un’acuta sensibilità per compenetrarsi con il paesaggio. NeLa
primavera, EL otono, appare l’idea di malinconia cosmica presente già in Melèndez. Quintana
dedica le sue Poesìas a Cienfuego elogiandone il valore civico, ma scrive anche una biografia
dell’afrancesadoMelèndez dove sostiene con generosità la sua decisione politica. Il patriottismo
progressista è il grande motore della cita e della lirica di Quintana, i cui poemi cantano avvenimenti
come la battaglia di Trafalgar e l’armamento delle province spagnole contro i francesi. Questo
liberalismo pugnace è ancora più evidente in poemi come A lainvenciòn de la imprenta e anche il
romance A una negrita protegida por la duquesa de Alba che diventa una requisitoria contro la
schiavitù. Questa stessa linea di pedagogia storica popolare si manifesta nelle nove Vidas de
espanolescelebres, scritte in prosa nobile e che trattano di eroi ribelli e incompresi dal potere come
il Cid, Pizarro. Quintana è uno dei dittatori del gusto poetico spagnolo nella turbolenta epoca di
Carlos IV, che vede la nascita di un altro interessante gruppo di poeti sivigliani, nati tra il 1765 e il
1775, che hanno letto con attenzione le opere del gruppo di Salamanca e si sono riuniti intorno

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all’Accademia Particular de CienciasHumanas fondata da Forner. Come i salmantini, professano
una devozione locale per Luis de Leòn.

La battaglia teatrale e gli inizi del romanzo

Il teatro del XVIII secolo nasce sotto il segno di Calderon che è fino al 1770 l’autore più
rappresentato in quei teatri madrileni che, con un certo ritardo hanno smesso di essere i vecchi
corrales de comedias dell’Età dell’Oro per passare a essere teatri all’italiana. Fino al 1720
ottengono ancora successo drammaturghi più o meno fedeli al precetto calderoniano. Il favore del
pubblico non si deve a oscure complicità con il passato barocco, ma alle trame attraenti, alla
spettacolarità delle rappresentazioni piene di artifici. Contesto di quel teatro sono anche le
esibizioni di caccia con i falchi, i giochi di prestigio, gli animali esotici e le mongolfiere, mentre la
presenza della musica porta delle novità: negli anni 60 la tonadillaescenica, breve piece cantata,
inizia a sostituire l’estremes (che veniva rappresentato tra il primo e il secondo atto delle
commedie) e i sainetesliricos includono i cantabili. Inoltre, proibiti gli autossacramentales nel 1765
ed estremamente minoritaria l’opera italiana, la zarzuela, iniziata da Calderon prende spazio come
il più attraente degli spettacoli pubblici, sia nella versione mitologica che in quella di costume. Non
deve stupire che l’intervento dello stato nel teatro abbia tanta importanza nel XVIII secolo. Si
trattadi un intervento preventivo sui divertimenti pubblici e di un fermo desiderio di introdurre sulla
scena i precetti classici e accomodare il genere drammatico al principio generale di una gradevole
mescolanza di utilità morale e piacere estetico. Nel circolo della madrilena Accademia del Buen
gusto nasce un primo tentativo di tragedia spagnola con la Virginia e l’Ataulfodi Augustin
Montiano y Luyando. L’appoggio decisivo all’egemonia delle nuove forma viene dal gruppo
intellettuale riunito attorno al conte di Aranda e dalla ricerca di una tragedia di tema spagnolo
adattata alle regole: osservanza delle unità, regolarità metrica rispetto alla polimetria ed
eliminazione dei personaggi comici e di altri contrasti che forzino il decoro. Cadalso e Jovellanosi
impegnano in questa direzione, come Lopez de Ayala autore della Numanciadestruida. Alla fine
del secolo la tragedia incorpora elementi di taglio più melodrammatico derivati dall’influenza di
Metastasio nelle quattro opere di Cienfuego e nelle due di Quintana. Non è sempre facile
discernere dove finiscono i gusti popolari e dove inizia un adattamento ai nuovi precetti. La sua
tragedia Raquel si basa su un episodio, gli amori di Alfonso VI con un’ebrea toledana che è stato il
tema di varie commedie del XVII secolo. Ma soprattutto l’opera può essere letta come una diatriba
contro i rinnovatori stranieri a favore degli aristocratici nazionali, una metafora anti-illuminista.
Non è nemmeno facile tracciare il confine tra il tradizionale e il nuovo in Ramon de la Cruz,
grande sainetista del settecento. Coltiva la zarzuela, sia mitologica che di costume (il miglior
successo è Las Segadoras de Vallecas), ma il suo capolavoro è un allegro affresco dei costumi
madrileni che a volte coincide con le preoccupazioni illuministe, La petimetra en eltocador,
Elpetimetre e la oposiciòn a cortejo, sull’estesa pratica di chiacchiericcio delle donne sposate o
semplicemente si compiace nella descrizione di un mondo di elegantoni e castizos. Il maggior
creatore del teatro spagnolo del XVIII secolo e uno dei primi scrittori è leandro Fernàndez de
Moratìn, figlio di Nicolàs e come lui, funzionario di Corte. Viaggia in Inghilterra e in Italia: di
queste esperienze lascia una testimonianza molto suggestiva in lettere e note (Viaje de Italia,
Apuntacionessueltas de Inglaterra) raccontate in una prosa di singolare freschezza e acido senso
dell’umorismo. La sua curiosità e la cultura letteraria sono enormi; ha un carattere autoritario e
orgoglioso compatibile con la timidezza e l’insicurezza. Questo spiega sia la protezione di Godoy,
sia il suo essere uno dei pontefici del gusto letterario madrileno: però dopo la collaborazione con il
governo di Giuseppe Bonaparte vive l’amarezza dell’esilio. Come poeta non scrive molto, ma è

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uno dei maggiori del suo tempo. Scrive solo 5 commedie originali, ma tutte splendide. La maggior
parte di esse riguarda un tema che interessa particolarmente una società preborghese: la relazione
preconiugale dominata dall’ipocrisia e dai pregiudizi che lascia spazio alla morale più rilassata. Le
nozze forzate di una coppia sono il pretesto di Elviejo y la nina, commedia dal finale amaro,
mentre in Elbaròn rappresenta le pretese nobiliari di una paesana che vuole sposare la figlia a un
aristocratico, ma che viene sedotta da un donnaiolo. Nel 1792 lo stesso anno in cui Moratìn
indirizza a Godoy un memoriale in cui richiede l’intervento dello stato sulla scena madrilena, viene
rappresentata La comedianueva o EL cafè, magistrale lezione di morale letteraria e dimostrazione
che l’osservanza delle regole non è nemica della modernità e del divertimento. Proprio la stretta
osservanza delle unità di tempo, e di azione, che concentrano i personaggi in un caffè in cui
seguono la rappresentazione e l’insuccesso di El gran cerco de Viena, danno all’opera una
vivacità che permette il gioco di un piccolo gruppo di personaggi splendidamente tracciati. Il
problema non è solo il fatto che la comedianuoeva (non antigua come quella del XVII secolo) sia
letterariamente brutta, quanto tutto ciò che la sua bruttezza estetica comporta e le false speranze di
vita soffocata che suscita. La comedianueva è scritta in una splendida prosa, come l’ultima
dell’autore El sì de lasninas, che è il successo di pubblico più palese della commedia regulada.
Anche qui l’osservazione dell’ambiente, una casa di campagna in una notte di caldo soffocante,
giunge a trasformarsi in un elemento tanto chiarificatore come le entrate e le uscite, i nascondigli
e le bugie dei personaggi e la naturalezza con cui ci vengono presentati i tre servi. Ancora una volta
il tema è la coppia, ma in questo caso Moratìn ha preferito arrivare al lieto fine: nelle parole del
disilluso ma lucido pretendente c’è qualcosa di più del dispetto. C’è forse un oscuro risentimento
autobiografico e soprattutto una feroce requisitoria contro il sistema educativo vigente e oltre a
ciò, la condanna implicita di quelle commedie barocche che evidenziavano la dissimulazione
erotica. Non bisogna ignorare in questa commedia, una segreta intenzione più sovversiva, perchè in
un certo modo anticipa l’essenza più liberale del XIX secolo: l’alleanza della borghesia
imprenditrice e dei funzionari di carriera contro la vacua e infeconda nobiltà. Se con Moratìn la
commedia raggiunge i vertici più alti agli inizi del XIX secolo, il romanzo è ancora molto lontano
da tutto ciò. Ma perlomeno a fine secolo conta su un pubblico che associa il piacere della lettura
alla varietà degli episodi e una nuova forma di finzione.

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